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Eroica Fenice

Divina Commedia

La Divina Commedia, il musical al Palapartenope

Dopo il debutto nel 2007, la più grande opera della letteratura italiana e di tutti i tempi, la Divina Commedia, è in scena al Teatro Palapartenope di Napoli dall’8 all’11 febbraio, in una monumentale opera musicale curata dall’attenta, coraggiosa e curiosa regia di Andrea Ortis e con le musiche di Marco Frisina, vera autorità nel campo della celebrazione del Sacro in musica.
Grazie ad un suggestivo gioco di luci che sfrutta le ultime tecniche di proiezione 3D, lo spettatore vive con Dante, in un’esperienza multimediale, il viaggio interiore che lo condurrà, attraverso i tre mondi ultraterreni, dalla sofferenza alla salvezza, in un percorso che è allegoria del percorso di ogni uomo e della fatica dell’espiazione del peccato, dalle bassezze del male alle profonde ed inenarrabili altezze del Divino.
L’opera racconta in due atti il dramma tutto umano dell’essere scisso tra il terreno ed il celeste, tra corpo e spirito, essere fisico e metafisico insieme, attratto e trascinato dal basso, che lo seduce con i suoi effimeri piaceri, ma naturalmente tendente verso l’alto:

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

(Inferno, XXVI)

A distanza di secoli dalla sua composizione, ancora oggi la Divina Commedia non manca di colpire per la sua profonda umanità e attualità, la capacità di parlare, a distanza di secoli, allo stesso uomo divorato dalle stesse passioni e con lo stesso desiderio di riscatto, per il suo essere, nel cammino di un uomo solo, l’allegoria del cammino dell’umanità intera, opera riproposta attraverso un’opera musicale innovativa e suggestiva, che non tradisce la Commedia dantesca neppure negli usi linguistici (notevole l’uso del volgare nei dialoghi e nel canto e dei passi più belli e conosciuti della Divina Commedia, qui ripresi con fedeltà), ma che ricrea, a partire da questa, un’esperienza nuova e di forte impatto emotivo.

La Divina Commedia: un viaggio musicale tra Inferno, Purgatorio e Paradiso

Dante Alighieri (Antonello Angiolilli), giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ha smarrito sé stesso nella selva oscura del peccato, né più riesce a trovare la luce. A indicargli la via del perdono è il poeta latino Virgilio (Andrea Ortis), che accompagnerà Dante, unico uomo vivo a compiere questo cammino e poterlo raccontare, attraverso i due regni ultraterreni dell’Inferno e del Purgatorio: oltre, non gli sarà concesso proseguire, perché nato prima di Cristo e dunque impossibilitato ad accedere ai Regni Celesti, ma sarà sua guida verso il Paradiso la candida Beatrice (Myriam Somma e Noemi Bordi).
Lo spettatore visiterà l’Inferno, a tinte fosche ed atmosfere lugubri, assieme a Dante e Virgilio e rivivrà con loro l’eterna dannazione delle anime prave, che giammai possono “isperar veder lo cielo”, perché cadute troppo in basso, irrimediabilmente lontane dalla luce. Un viaggio attraverso i vizi più perversi e le passioni più laceranti, passioni nelle quali, talvolta, è impossibile non immedesimarsi, come nel travolgente amore adultero di Paolo e Francesca, che ancor dopo la morte non li abbandona, o nella sete di conoscenza mai placata di Ulisse.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle” assieme a Dante e Virgilio, visitando il Purgatorio, il regno delle anime che possono sperare nel perdono di Dio e che attendono pazientemente l’espiazione dei loro peccati, come attende l’Italia, “nave sanza nocchiere in gran tempesta”, la via della risalita.
Nella risalita al Paradiso i colori si fanno più accesi, luminosi, com’è luminoso e limpido l’Amore Divino, raggio accecante di luce che non stanca alla vista e mostra la via. L’opera si chiude con un canto corale e nella beata e perfetta contemplazione dell’Amore che move il sole e l’altre stelle.