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Eroica Fenice

La categoria Recensioni contiene 170 articoli

Recensioni

Vladimiro mira il mare, lo smarrimento dell’essere al Napoli Teatro Festival

Arriva al Napoli Teatro Festival lo spettacolo ”Vladimiro mira il mare (dell’ingestibile smarrimento dell’essere)”, partitura per voce, corpo e contrabbasso, dal progetto Solit’aria-gestazioni sull’incontenibile andirivieni dell’essere pensante e inquieto. Con Paola Tortora nei panni di Vladimiro, la Capra Dea (Amaltea) e al contrabbasso Stefano Profeta per una messa in scena ricca di riflessioni, ma soprattutto di continui spunti tormentati dell’animo umano.  Presentato il 20 giugno 2019 presso il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli per uno spettacolo intrinseco di riflessivi pensieri che creano un rapporto singolare tra l’interprete Vladimiro e la Capra dea Amaltea, accompagnati da alcune suggestioni sonore per contrabbasso. Vladimiro ed i dilemmi più esistenziali dell’animo umano Liberamente ispirata al saggio Hamletica di Massimo Cacciari ed alcune prose di Samuel Beckett, la partitura è affidata a Vladimiro, uno dei più importanti ”easusti” del teatro Beckettiano, per una rilettura particolare e quasi radicalmente trasformata, che conserva solo lievi accorgimenti. Si immagina che il protagonista, rimasto solo, smetta di aspettare Godot e lo va a cercare sulla scena dell’impossibile traducendo il vano tentativo in un vero e proprio sogno. Lo scenario si apre in una sorta di recinto con all’interno della paglia, una capra e Vladimiro. All’esterno del recinto, il contrabbasso con il Profeta come accompagnamento dei pensieri più profondi. Inizia così lo spettacolo di circa un’ora e quindici minuti in cui l’attrice mette in scena la dualità del suo pensiero. Tra Amaltea e Vladimiro, tra l’animo e la mente, tra ragione e sentimento, all’interno di quelle che sono le più sottili sfumature dell’esistenza in rapporto con l’Universo che ci circonda e che influenza le nostre vite. Eccezionale l’interpretazione di Paola Tortora che è riuscita ad entrare pienamente nel personaggio di Vladimiro e ad assumere tutti gli atteggiamenti facendoli arrivare in maniera diretta e precisa al pubblico che aveva davanti, entrando nelle menti e nei cuori di tutti coloro che recepivano quegli spunti e creandone ognuno di propri, facendoli diventare parte integrante del rapporto intimo che si forma tra attore e spettatore. La relatività del tempo ”Vladimiro mira il tempo.” ”Il tempo è relativo, quindi non lo miro.” La relatività del tempo, la costante fuga e ricerca di se stessi: questa è una delle tematiche che viene affrontata, quella per cui il protagonista si strugge arrivando al dialogo estremo con una capra nelle vesti di un clown che sta proprio a significare il punto limite della metamorfosi grottesca. Dal confronto e dal dialogo con quella creatura che simboleggia la Natura ed il Divino, il protagonista si immerge in una dimensione spazio/temporale dilatata alla costante ricerca di nuovi paesaggi interiori. E così continua, anche se con un velo di ironia, per tutto lo spettacolo, un susseguirsi instancabile di gesti, azioni, parole seppur quasi del tutto sconnesse e frammentate, che provano a colmare vuoti interiori ed a rispondere a domande a cui, probabilmente, non si avrà mai un’effettiva risposta.

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Recensioni

La Tempesta di Shakespeare: un surreale pastiche letterario

Luca De Fusco stravolge Shakespeare e regala al pubblico di Pompei Theatrum Mundi una Tempesta sotto forma di pastiche artistico. Il 20 giugno la prima de La Tempesta di Luca De Fusco al Teatro Grande di Pompei, primo spettacolo dell’edizione 2019 di Pompei Theatrum Mundi. Dopo il debutto a Pompei, lo spettacolo andrà in scena al Teatro Romano di Verona il 28 e 29 giugno 2019  La tempesta di Shakespeare, per esplicita volontà del regista, diventa un enorme contenitore in cui si amalgamano immagini surreali, clamorosi anacronismi, arditi accostamenti, citazioni letterarie e cinematografiche. In una scenografia essenziale, ma all’occorrenza immaginifica e onirica, semovente e magica, convivono Machiavelli e Jocker, il Re Sole e la Decalcomania di Magritte; la musica si mescola alla prosa, Shakespeare incontra De Filippo, la tragedia si risolve in farsa, Giunone si veste da Marilyn, la vendetta sfuma in perdono. La Tempesta, riadattata e diretta da Luca De Fusco, va in scena nel chiuso della biblioteca di Prospero: il protagonista, interpretato da Eros Pagni ed ispirato più o meno inconsapevolmente a Renato De Fusco, padre del regista ed emerito storico dell’architettura, dalla dimensione protettiva e claustrofobica della sua biblioteca manovra come abile demiurgo ogni avvenimento, personaggio o evento per piegarli al proprio progetto di vendetta e rivalsa. Prospero, malvagio e sadico come la più vendicativa delle Medee, gioca come il gatto con il topo con i suoi personaggi: li ipnotizza con la sua “musica fatata”, sconvolge le loro menti e li fa sbandare, li piega al suo volere, li seduce, li circuisce e li raggira. Il Prospero di De Fusco si presenta fin dall’inizio come un appassionato letterato che ha votato tutto se stesso al sapere, all’arte e alla conoscenza, come un “sovrano che aliena la sovranità”, per cui “la biblioteca è un regno più che sufficiente”. Prospero è a tal punto intriso di letteratura e teatro da diventare lui stesso drammaturgo, autore di trame e personaggi: tutto ciò che accade accade perché è Prospero a volerlo, a prevederlo, a renderlo possibile, in un intreccio sapiente tra caparbia volontà e provvidenziale predestinazione. E allora i personaggi che ruotano attorno al protagonista o sono suoi complici, come l’affascinante e naïf Ariel, interpretato dalla bravissima Gaia Aprea, o narcotizzate marionette che rincorrono illusioni. Ma Prospero non vuole davvero il potere né la vendetta: ha trascurato il trono fino a perderlo e alla fine del dramma concederà al fratello usurpatore un perdono neanche richiesto. Il motore di Prospero è la volontà di autoaffermazione, il desiderio di controllo, il sadico compiacimento che prova nel manovrare e manipolare. Al centro de La Tempesta ci sono anche i torbidi e ciclici giochi di potere, in cui il tradimento genera tradimenti, l’usurpatore finisce per usurpare: in una inevitabile e perversa anaciclosi, in cui ognuno vuole essere “re di se stesso”, i vari personaggi, da Prospero al fratello Antonio fino al mostruoso Calibano (interpretato dalla stessa Aprea), tradiscono e usurpano poiché traditi e usurpati. In questi torbidi giochi si muovono, però, anche personaggi dotati di […]

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Libri

Attacco dalla Cina, il nuovo thriller di Michael Dobbs (Recensione)

Attacco dalla Cina, il nuovo libro di Michael Dobbs pubblicato dalla Fazi Editore, è il secondo capitolo de La serie di Harry Jones. Dopo Il giorno dei Lord, in questo nuovo thriller politico l’autore attinge elementi reali dalla storia recente e li rielabora per raccontare scenari di guerre cibernetiche e conflitti internazionali. Michael Dobbs è l’autore di House of Cards, trilogia su cui sono basate due famose serie televisive. Tanto House of Cards, miniserie televisiva britannica del 1990 trasmessa dalla BBC in quattro puntate, quanto House of Cards – Gli intrighi del potere, serie di cinque stagioni prodotta dal 2013 al 2018 da Netflix, sono infatti ispirate dall’omonima trilogia. Nato nel 1948, Michael Dobbs è stato il capo dello staff del Partito Conservatore durante l’ultimo governo Tatcher e dal 2010 è membro della Camera dei Lord. Riguardo il contenuto delle sue opere, Dobbs afferma: «Nei miei romanzi racconto la sola cosa che conosco bene, la politica per com’è e per come deve essere: spietata e crudele. Lì sta la sua grandezza». L’ultimo romanzo di Michael Dobbs Una serie di attacchi informatici provenienti dalla Cina rischiano di mandare nel caos il mondo occidentale. Gli attacchi  non lasciano tracce e  potrebbero mandare il mondo in “cortocircuito” perché non rendono evidente la presenza di un problema ma si limitano a produrre informazioni, valori e comportamenti errati. Se inizialmente i leader delle principali potenze occidentali possono pensare a dei banali malfunzionamenti, sul lungo termine appare evidente la presenza di una regia nemica. Per far fronte a quella che potrebbe essere una terza guerra mondiale combattuta con input informatici, i principali leader occidentali si riuniscono in gran segreto per prendere delle decisioni. Convocati con urgenza dal Primo Ministro britannico, la Presidente degli Stati Uniti d’America e il Presidente russo, accompagnati rispettivamente da un consigliere e dal genero, si riuniscono in un castello in Scozia completamente isolato dal resto del mondo dove saranno accolti ed accuditi da un’anziana signora e dal nipote. Il Premier britannico decide di farsi accompagnare da Harry Jones, integerrimo ed insolente ex militare pluridecorato già presente nel precedente romanzo, Il giorno dei lord. Mentre in Scozia i leader del mondo occidentale provano a trovare un accordo, in Cina gli informatori vengono torturati e gli ambasciatori sequestrati nell’attesa di sferrare un attacco cibernetico in grado di distruggere linee energetiche, centrali nucleari, mercati finanziari e sistemi informatici sanitari. Data la biografia di Michael Dobbs e i suoi importanti incarichi politici, è impossibile non rinvenire nelle pagine di Attacco dalla Cina tanti elementi reali del presente e del passato prossimo che rendono la lettura un gioco per capire il confine tra realtà e finzione. Certo, Dobbs ci fa conoscere personaggi frutto della fantasia, ma è comunque divertente pensare che in quella finzione ci sia qualcosa di veritiero. Il thriller di Dobbs dimostra che nell’attuale immaginario collettivo il grande nemico è la Cina e non più la Russia. Una Cina che vuole dare un colpo di spugna ad un passato di guerre, soprusi e violenze nel momento in […]

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Libri

Jacaranda di Nini Sanna, un’avventura oceanica (Recensione)

Paolo Ferrante è un abile uomo di mare, e come tale ha un forte spirito libertino e non conforme a quella stabilità che può offrire la terraferma. Per questo, sempre in viaggio, diventa se stesso solo quando è il richiamo della navigazione a coordinare la sua traiettoria di vita. Un giorno accetta l’incarico come primo ufficiale a bordo dello Jacaranda, desideroso di riprendere la via in mare e di lasciare Singapore. Su questo scapestrato mezzo di trasporto, però, ben presto capirà di essere incappato in un intrigo, che metterà a dura prova la sua moralità e il suo senso del dovere. Jacaranda è il nuovo romanzo di Nini Sanna, un giallo interessante e marinaresco, pubblicato da Il Frangente edizioni. Siamo negli anni Sessanta, quando la guerra in Vietnam è sulla bocca di tutti. D’altronde, un evento storico che viene ricordato da lontano, poiché è il mare a dominare sulla narrazione, fulcro principale delle pubblicazioni di questa casa editrice. Lo è anche per l’autore Nini Sanna, nome d’arte di Salvatore Sanna Cherchi, marinaio e scrittore. Marinaresca, poi, è anche la terminologia usata durante tutto il corso del romanzo e della navigazione, che rende molto più reali i personaggi e sorprendenti i fatti avvenuti. La storia prosegue quando Paolo, preso l’incarico sul cargo Jacaranda, impara a conoscere i colleghi a bordo: l’attraente Veronica Cowen, che scoprirà essere la figlia dell’armatore che ha ordinato la missione per il trasporto di alcune casse dal contenuto sospetto; un incompetente comandante, che sembra essere lì solo per un caso fortuito, o magari spinto da qualche aspirazione nascosta; il surveyor, un supervisore che da subito Paolo ritiene non necessario e che, proprio per questa presenza ingiustificata, sarà il primo elemento che lo inizia ad insospettire; e infine Manuel, suo compagno di bevute che determinerà lo svolgersi degli eventi successivi, e il personaggio che rispecchia più di tutti lo spirito più libertino di quel lavoro. Jacaranda di Nini Sanna, un giallo a bordo di una nave Accanto agli intrighi che alcuni componenti a bordo sembrano orchestrare, Nini Sanna ingaggia una narrazione degna di un avventuroso viaggio in mare: quando la nave salpa, tutto è nelle mani di questo elemento, e l’uomo non può nulla, soprattutto se tenta di dominarlo e di vincerlo. Dopo avere scoperto che il comandante, in accordo con altri membri dell’equipaggio, governa il buonumore dei marinai attraverso un mercato illecito di oppio, Paolo si troverà a dover prendere la situazione in mano quando la nave si ritroverà sulla traiettoria di un ciclone. La natura, forte, possente, che tutto può decidere, sarà una congiura tanto grande quanto quella che si sta consumando a bordo. Cosa succederà allo Jacaranda? All’autore Nini Sanna non sfugge qui la necessità di un deus ex machina, che sta proprio nell’esperienza del primo ufficiale, ben presto in combutta con se stesso, alle prese con la sua coscienza e a mettere sul tavolo da gioco tutte le immagini e i ricordi della sua vita oltre alle decisioni prese. Parallelamente al ricordo di una […]

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Recensioni

Peppe Servillo in scena con Amore non Amore

In occasione del Napoli Teatro Festival Peppe Servillo e Franco Marcoaldi hanno portato in scena il 10 giugno al Teatro Sannazaro Amore non Amore, un canzoniere poetico recitato sulle note delle canzoni del repertorio classico napoletano, suonate dal chitarrista Cristiano Califano. Amore non Amore, frammenti di vita quotidiana Il teatro è un hic et nunc, un qui irripetibile, calato in un momento ben preciso che rende la rappresentazione un privilegio da gustare e da assorbire nella memoria dello spettatore. Il dubbio amletico dell’”Essere o non Essere” si trasforma in un “esserci o non esserci”, la versione contemporanea di un’assenza non fisica ma mentale. Come conciliare il teatro con una società in cui tutti vivono con lo sguardo incollato sullo schermo dello smartphone? Bisogna esserci, essere presenti a se stessi, concentrandosi sul significato delle parole, sulla poesia e sulla musicalità che esprimono. Con questo invito sui generis a spegnere i cellulari inizia lo spettacolo. Sipario aperto, tre sedie posizionate al buio. Un’atmosfera che richiama i locali da flamenco, con la chitarra classica spagnola che accompagna le danze vorticose dei ballerini. A sostituire la danza c’è la poesia, le cui parole “ballano”con altrettanta musicalità grazie alla maestria di Califano che fa “parlare” la sua chitarra con grande armonia e sensibilità. Le poesie di Marcoaldi, in cui si avverte l’eco di grandi autori quali Caproni e la Szymborska, esprimono la compresenza dei due opposti, Amore e non Amore, che convivono in un perfetto equilibrio tra il discorso emozionale/romantico e quello razionale/analitico. Dalla desacralizzazione della poesia nel mondo contemporaneo si giunge così a questo canzoniere che ricompone i frammenti del quotidiano, elevandolo e conferendogli una nuova sacralità, perché Amore non Amore è, più di tutto, al fondo, una forma di canto della vita. Peppe Servillo canta il repertorio napoletano Magistrale l’interpretazione di Servillo, che ha cantato ed interpretato con pathos le musiche più note del repertorio napoletano, da Era de maggio a Reginella, coinvolgendo gli spettatori in un canto collettivo. La guerra interiore tra Amore e non Amore, Eros e Thanatos, intimità ed estraneità si concilia così in un’unica realtà che acquista senso proprio grazie alla parola cantata. Amore non Amore: medesimo il motore che ti sospinge a largo e ti riporta a riva   Fonte immagine: www.assonapoli.it

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Libri

Marcus Malte e il ragazzo: cambio di rotta per lo scrittore

Marcus Malte, pseudonimo di Marc Martiniani, è uno scrittore francese il cui successo, almeno sino ad oggi, è legato al genere poliziesco. Con “Il ragazzo”, edito da Fazi Editore, lo scrittore Malte, cambia decisamente rotta, inoltrandosi in un ambito completamente diverso. Trama e sinossi del romanzo di Marcus Malte “Il ragazzo”, è un romanzo ambientato agli albori del Novecento; ha per protagonista un ragazzo senza nome che si aggira per le campagne della Francia meridionale. Non ha mai visto altro essere umano se non la propria madre, che porta sulle spalle. La donna, moribonda, chiede che le proprie ceneri siano sparse in mare, e il figlio decide di assecondarne la volontà. Dopo ciò, il ragazzo senza nome s’incammina alla scoperta del mondo e degli uomini che lo popolano. Prova ad avvicinarsi ai suoi simili, nonostante non sappia parlare, e non conosca nessun linguaggio per comunicare con gli altri. Nel suo lungo percorso costellato di tante iniziazioni, girerà la Francia insieme a Brabek, l’orco dei Carpazi, lottatore filosofo; scoprirà i segreti del sesso grazie a Emma, che per lui sarà amante, sorella e madre al tempo stesso; conoscerà la barbarie e la follia dell’uomo durante la guerra, dove tornerà selvaggio fra le trincee e si farà un nome per la sua brutalità, indirizzata stavolta ai suoi simili. Soltanto alla fine, abbandonati gli strati di forte violenza cieca e riguadagnato il suo stato di purezza originale, potrà finalmente sentire, forte, l’odore della madre e, con esso, il richiamo del mare. Con “Il ragazzo“, Marcus Malte presenta un romanzo notevolmente profondo che in Francia è stato un grande successo: pubblicato da una piccola casa editrice indipendente, ha vinto il prestigioso Prix Fémina e ha raggiunto i vertici delle classifiche. L’autore si inserisce nella tradizione e nel mito dell’enfant sauvage con una voce originale, dando vita a un’importante riflessione su cosa significa essere uomo e ricordandoci come eravamo, come siamo stati e come potremmo tornare a essere. Una storia coinvolgente, nella quale, il protagonista, pur non parlando, si rivolge e arriva al lettore, in modo profondo e diretto. Il protagonista senza nome, “Il ragazzo”, è al contempo un animale, uno spirito della foresta, un demone, una creatura della quale non si comprendono pienamente le caratteristiche. La narrazione procede dettagliatamente, grazie all’abile penna di Marcus Malte, il quale riesce a proporre un libro, costituito da quattro capitoli, contrassegnati dalla presenza di date, diverse tra loro. Ogni capitolo rappresenta una storia, e in ognuno di essi il ragazzo senza nome prova sensazioni, emozioni differenti, in un pullulare di caratterizzazioni ambientali, sentimentali, sociali e culturali. Ovviamente, sembra quasi scontato affermarlo, il tema principale del libro: “Il ragazzo”, che ne ricorda anche il titolo; ragazzo senza nome, e senza un linguaggio, che si configura come personaggio e protagonista del romanzo. Un dualismo che consente allo scrittore di spaziare con le parole, in una cornice narrativa dinamica e variegata, nella quale   trovare risposte, analizzare le varie avventure che caratterizzano il protagonista. “Il ragazzo” è una rappresentazione e al contempo […]

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Racconti greci, il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi

Racconti greci, il nuovo libro di Alessandro Amadesi  | Recensione Racconti greci è il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi, edito da Lit Edizioni. In un momento di crisi profonda, il protagonista decide di partire alla volta di un’ isola greca: Santorini. Durante tutto il viaggio si avvicenderanno riflessioni, scoperte e ricordi. Nella seconda parte, in particolare, ci saranno riflessioni sulla donna amata, in continua lotta per questo amore che sembra impossibile. Nelle successive parti del romanzo seguiranno riflessioni sull’intera umanità. Il libro è diviso in tre grosse parti sostanziali. I tre blocchi lasciano spazio ad ulteriori squarci di riflessioni personali, in tutto cinque. Le parti principali prendono il nome di Kalimera, Kalispera e Zakynthos. Passando attraverso i tre emisferi, si avverte una sorta di crescendo emozionale. Kalimera è dedicata interamente a Santorini, il luogo in cui il protagonista sembra essere più affezionato. Kalispera parla di Agia Marina e l’ultima parte lascia spazio alla meravigliosa Zante. Il protagonista, Ale, sembra quasi reincarnare le fattezze dell’ “eroe moderno“. Non è importante avere un aspetto fisico che rientri nei canoni comuni, tanto che dietro alla piccola statura del protagonista, agli occhiali da vista e alle disavventure personali, c’è una persona  capace di grandi cose. Il protagonista appare quindi come “l’uomo della porta accanto”, che nella sua normalità affascina ed incuriosisce. Ale è totalmente innamorato di una donna impossibile, di cui non appare mai il nome. I loro dialoghi sono emozionanti e veri. Alcuni estratti sembrano essere stati estrapolati da messaggi, altri appaiono solo come lettere d’amore mai spedite. Tra i due sembrano non mancare numerosi stralci di passionalità, elementi che rafforzano l’idea di avere a che fare con personaggi in carne ed ossa, che oltre all’amor cortese sono anche alla ricerca dell’amore carnale. La storia dei due non è fitta di dettagli ma, per la sua passione e attualità, tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine, nell’attesa che vi sia un lieto fine. Racconti greci: un viaggio insieme al protagonista Per tutto il romanzo si susseguono elementi geografici. Non mancano suggerimenti sui luoghi da visitare in Grecia, come la Caldera, l’isola Aiginas, il porto del Pireo, la collina di Bohali… Insieme al protagonista e grazie ai dettagli geografici, il lettore compie un viaggio fatto di sole, persone e racconti. Anche per quanto riguarda il cibo, il protagonista parla spesso di cose che ha mangiato con gusto, come nel caso del Pasticio. I personaggi di Racconti greci sono ben caratterizzati e non cadono mai nel cliché dell’ “uomo del posto”. I greci Skaramagas, Saliveros, Nikos e Peros, saranno, infatti, per Ale, oltre che ottimi ristoratori, precisi tassisti o semplici conoscenti, anche delle figure che lo avvicineranno alla cultura greca, fino a farlo sentire finalmente a casa. Il viaggio di Ale non è la tipica “vacanza italiana” ma appare quasi come un viaggio introspettivo, che ti spinge verso la cosiddetta “calma del posto”, quella stessa calma che in Grecia sembra regalarti il tempo necessario per far tutto. Tra flashback e piccole avventure, le […]

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Shakespeare amore mio: in viaggio nell’umanità di Shakespeare con Maximilian Nisi

Shakespeare amore mio: lo spettacolo di Maximilian Nisi che mette in scena l’umanità dei personaggi shakespeariani Con “Shakespeare amore mio”, interpretato dall’attore Maximilian Nisi, si è conclusa la rassegna “Tutto il mondo è palcoscenico” diretta da Gianmarco Cesario e ambientata nel suggestivo scenario del Succorpo Vanvitelliano della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore di Napoli. La rassegna teatrale, ormai giunta alla sua quarta edizione, è un omaggio all’opera di William Shakespeare e alla sua così moderna capacità di scandagliare l’animo umano e i controversi sentimenti che lo dominano. Accompagnata dalle dolcissime note dell’arpa del maestro Gianluca Rovinello, l’emozionante voce di Nisi ci conduce per mano in un viaggio dentro i dubbi esistenziali e le travolgenti emozioni dell’animo umano. Su uno sfondo di immobili e geometriche simmetrie, prendono vita alcuni degli umanissimi drammi nati dal genio del drammaturgo inglese. Ma ad essere messi in scena non sono semplicemente i personaggi shakespeariani bensì le loro personalità, i desideri che animano le loro azioni, i drammi e i dubbi che turbano le loro coscienze. Attraverso le parole di Romeo, Amleto, Otello, Macbeth, Riccardo II e Marco Antonio, Nisi dà corpo alle loro molteplici e complesse psicologie, invitando lo spettatore a guardare nel fondo di esse. È, dunque, un percorso intimista quello proposto da Nisi, un viaggio nel poliedrico universo umano che ripercorre le “sette età della vita” e mette a nudo i più contrastanti stati dell’animo che turbano ciascuna di esse. Così sulla scena si susseguono la passione prima sublime e poi disperata di Romeo, l’esasperata ricerca della verità assoluta di Amleto, la sincerità e l’autenticità di Otello, che nutre la sua ossessione per la verità e ne arma la mano, la manipolatrice ambizione di Marco Antonio, che indossa il velo dell’affettuoso cordoglio. Ogni personaggio è uno specchio attraverso il quale lo spettatore riscopre se stesso, le sue ansie, le sue aspirazioni, i suoi sentimenti più vili e più umani. “Shakespeare amore mio” di Maximilian Nisi: una dichiarazione d’amore al grande bardo Nel dettaglio, lo spettacolo ha previsto estratti dalle opere: ‘Come vi piace’ – Atto II, Scena 7 ‘Romeo e Giulietta’ – Atto I, Scena 4 Atto II, Scena 2 – Atto III, Scena 3 ‘Amleto’ – Atto I, Scena 2 – Atto II, Scena 2 – Atto III, Scena 1 ‘Otello’ – Atto I, Scena 3 ‘Macbeth’ – Atto V, Scene 3 – 5 ‘Sonetti’ – LXVI LV CX ‘Sogno di una notte di mezza estate’ – Atto II, Scena 1 ‘Riccardo II’ – Atto IV, Scena 1 ‘Giulio Cesare’ – Atto III, Scena 2 ‘La tempesta’ – Atto V, Scena 1 ‘Sonetto CXXII’. Ne viene fuori un’appassionata celebrazione del genio di Shakespeare e della sua capacità di raccontare l’essere umano. La maestria del bardo nell’indagare la psiche umana e descriverne le infinite sfaccettature appare, nell’interpretazione di Nisi, in tutta la sua sorprendente contemporaneità. I personaggi portati in scena da Nisi si mostrano in tutta la loro umanità, così uguale alla nostra così come l’aveva immaginata Shakespeare più di 400 anni fa. Immagine: Ufficio stampa

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Ranavuottoli: nei panni delle sorellastre di Cenerentola al Piccolo Bellini

Ranavuottoli al Piccolo Bellini, dal 14 al 19 maggio: una fiaba deformata, sviscerata e stiracchiata, vista attraverso gli occhi delle due perdenti, Genoveffa e Anastasia. Ranavuottoli: il suono onomatopeico di questa parola, come per associazione istintiva, instilla nelle nostri menti il gracidare di un grosso rospo, dall’aspetto conturbante e magari piazzato sull’orlo di uno stagno. Ranavuottoli: se Cenerentola fosse nata a Napoli, e avesse passato il suo tempo a strizzare stracci e pulire i pavimenti di un vascio napoletano, le sue due sorelle sarebbero state sicuramente dei ranavuottoli, dagli occhi vuoti e velenosi, l’aspetto sgradevole e la lingua biforcuta capace di tagliare il ferro come se fosse burro. Ed è proprio da questa deformazione, che ricorda il grottesco dei cunti di Basile, che nasce lo spettacolo Ranavuottoli  di Roberto Russo e Biagio Musella, a regia di Lello Serao, con Nunzia Schiano, Biagio Musella, Vincenzo Esposito e con la partecipazione in video di Sergio Assisi, Giovanni Esposito, Niko Mucci, Carmen Pommella, Claudia Puglia. Assistere a questo spettacolo significa ritrovarsi scalzi, abbandonare l’acqua placida del mare ed entrare pian piano nelle acque paludose, stagnanti e rimorte dove si bagnano gli imperfetti, gli imprecisi e le cose spezzate. Assistere a Ranavuottoli vuol dire fare spazio alla propria parte rotta e imperfetta, prenderla per mano e farla sedere accanto a sé, nella poltrona del Piccolo Bellini, e trovare il coraggio di guardare questa nostra estensione con rispetto, ironia e brillante leggerezza, smettendo una volta per tutti di sentirci un grumo di cellule informi e senza scopo. Il rovesciamento della fiaba di Cenerentola: non più dalla parte della perfezione di Cenerentola, ma da quella di Anastasia e Genoveffa. Ranavuottoli è uno spettacolo da guardare stringendo saldamente quella parte di noi brutta, rattoppata, rattrappita, che ha sempre urlato per farsi ascoltare e che abbiamo sempre stiracchiato e deformato per cercare di farla accettare al mondo, nascondendola e indorandola come si fa con le pillole troppo dure e difficili da ingoiare. A prima vista, sembrerebbe soltanto uno spettacolo brillante, favorito anche dal linguaggio fresco, colorito e ricco di umori, ma è invece un’elegia amarognola e zuccherata al tempo stesso, di miele e di piccante, che analizza i corpi delle due sorellastre, i ranavuottoli Genoveffa e Anastasia, interpretate magistralmente da un istrionico e camaleontico Biagio Musella e da una rassicurante e quasi materna Nunzia Schiano. La loro recitazione è corporale  e dialettale, e affonda le mani nelle budella della fiaba, torcendole e strizzandole fino a farle penzolare su uno specchio incrinato, che consegna l’immagine di due sorelle che abitano in “Via delle Brutte, 2”, e che hanno fatto della bruttezza il loro stendardo e il loro vessillo, esibendola con una fierezza volgare quasi da vaiasse. Cenerentola? Diviene subito la cessa, l’antitesi dello specchio che consegna una perfezione odiosa e quasi disgustosa, una Cenerentola destinata a una vita densa di ipocrisie e storie d’amore destinate al fallimento, mentre invece la bruttezza delle due sorellastre diviene confortevole, e viene “protetta” sulla scena da una cortina abbassata e trasparente, che rende però tutto fumoso ed evanescente come una visione […]

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Quotidiana mente: il monologo da sold out di Aurora Leone a Caserta

Dopo il grande successo di Italia’s Got Talent, sbarca al Teatro Comunale ”C. Parravano” di Caserta, per una serata ricca di emozioni e divertimento, Aurora Leone con il suo monologo ”Quotidiana mente (Una famiglia a pretesto)”. L’attrice, con la collaborazione ed il patrocinio del comune di Caserta, ha voluto ringraziare la sua città per tutto il supporto ricevuto nelle intense settimane di Italia’s Got Talent, noto programma televisivo in cui Aurora è riuscita ad aggiudicarsi un posto tra i finalisti, portando in scena gratuitamente il suo monologo che ha fatto sorridere e allo stesso tempo commuovere tutti gli italiani. Un monologo da sold out Un monologo che già nel maggio dello scorso anno, per circa tre date, è stato sold out presso il Teatro Civico 14 di Caserta e che è stato il punto di partenza di un percorso che ha portato Aurora Leone davanti ad un pubblico di circa 400 persone. Il monologo inizia con il palco buio e di sottofondo la canzone di Brunori Sas ”Il costume da torero”, poi la giovane attrice casertana fa il suo ingresso in scena mettendo in evidenza, con singolare e sottile comicità, quelli che sono gli aspetti più ”quotidiani” della sua vita. A partire dal ”trauma infantile” della musica propinatale dal padre (sketch ormai famoso in tutta Italia), proseguendo poi con la sua Università, i viaggi, i ricordi d’infanzia, le avventure e le vicende più divertenti vissute con la sua famiglia, ma in particolar modo con i suoi genitori e suo fratello gemello Antonio. Aurora Leone: un mix di originalità e comicità Un mix di originalità e comicità che ha conquistato subito i cuori degli italiani, ma soprattutto dei casertani che dopo lo spettacolo erano tutti in piedi ad applaudire la giovane attrice che a soli 19 anni è riuscita a portare avanti un monologo di circa 70 minuti, coinvolgendo il pubblico e provocando in ogni spettatore tanta ilarità mista a momenti di intensa, e mai banale, riflessione su tematiche ancora oggi forti e presenti nel nostro territorio e non. Il coraggio, quello di Aurora, di mettersi in gioco e di portare avanti i suoi ideali ed il teatro, in cui lei si cimenta a pieno con il suo modo di essere trasparente e spontaneo. Un grande talento, quello dell’attrice casertana, che a piccoli passi è arrivata nel cuore di ogni persona nel modo più diretto possibile e sempre col sorriso sulle labbra. Grazie Aurora e viva il teatro, quello sincero e senza filtri. Fonte immagine: Screenshot da Youtube

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