Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Interviste

Using Bridge: intervista al gruppo grunge-stoner

Gli Using Bridge sono un quartetto rock grunge–stoner, nato nel 2002. A gennaio 2018 hanno pubblicato l’album Floatin’ Pieces. Abbiamo intervistato Manuel Ottaviani, cantante del gruppo. 1) Gli Using Bridge sono in carriera da sedici anni, quattro dischi contando anche l’ultimo: Floatin’ Pieces. Come sono cambiati il gruppo e la sua musica negli anni? Nasciamo con delle forti influenze anni ’90, con tanto grunge. Quella che si è aggiunta negli anni è la vena stoner, lì si parla più di primi 2000. Nel gruppo si sono avvicendati diversi batteristi dietro ai fusti fino ad oggi e abbiamo fatto praticamente un disco con ognuno. 2) Che fanno gli Using Bridge nella vita? Abbiamo un infermiere, Federico Arcangeli (chitarrista), Alessandro Bernabei (il batterista) lavora come tecnico audio, Simone Antonelli (l’altro chitarrista) fa il fotografo ed organizza viaggi, poi ci sono io disoccupato, figlio della crisi che attanaglia i trentenni d’Italia. Oltre a suonare live dal 2009 organizziamo concerti, eventi e feste nella zona di Rimini sotto il nome di Alternative. 3) Come mai la scelta di cantare in inglese? Parlo per me, poiché i testi al 99% li scrivo io: Federico mi aiuta a dare una sistemata. Altre volte li scrive anche lui, ad esempio in questo disco sua è Run to You. Io sono cresciuto ascoltando gruppi che cantavano in inglese: non è stata una decisione in realtà ma una cosa naturale. Mi piace molto la musicalità che ha l’inglese all’interno di un genere come il rock per il tipo di cadenza che ha: le parole inglesi, le frasi all’interno di un pezzo secondo me risultano più musicali, più facili. 4) Passiamo a Floatin’ Pieces, l’ultimo album del gruppo. I temi principali sono interiorità, ricordi, sentimenti: come mai la scelta di insistere su questi temi? Anche questa è stata una scelta più istintiva che ragionata. Quello che scrivo sono “pezzi di me”. A volte sono delle storie vere, a volte delle emozioni che traduco in storie, dei pensieri, dei ragionamenti su tutto quello che mi capita. 5) Quindi non c’è un messaggio da lanciare? Ogni brano ha un messaggio personale, che non è votato al sociale o altro ma è semplicemente un mio modo di vedere la vita, vedere le cose, e di provare emozioni, che cerco di descrivere alle persone. Succede come per pezzi di altri artisti dove il messaggio è intimo, personale. Mi ci ritrovo, mi ci rispecchio, mi fanno capire qualcosa in più di me. Su due piedi posso pensare che un messaggio, se c’è, è più intrinseco che esplicito. Un messaggio di resistenza e resilienza, di riuscire a resistere portandosi dietro tutti i pezzi che ognuno ha nella propria vita e a volte vorrebbe anche abbandonare per liberarsi di alcuni pesi. Invece portarseli dietro fa in modo che questi pezzi non vengano dimenticati ma costruiscano in realtà la tua storia, la storia di chi se li porta dietro e diventino qualcosa di importante su cui costruire il resto. 6) I pezzi dell’album hanno una loro storia diversa, quale […]

... continua la lettura
Fun & Tech

Xian: torre contro l’inquinamento atmosferico

Nella città di Xian, nella regione centrale dello Shaanxi in Cina, è stata inaugurata una torre per ripulire l’aria da sostanze inquinanti. Il complesso occupa 2580 metri quadrati, è costituita da una torre alta 100 metri e da una serie di serre: lo smog viene aspirato e convogliato in delle serre alla base della torre. Riscaldato dall’energia solare risale lungo la torre, in questa attraversa dei filtri che rimuovono gli inquinanti. Alla fine l’aria ripulita viene rilasciata nuovamente nell’atmosfera. Secondo i dati dei ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze, che hanno progettato il complesso, la torre è in grado di trattare 10 milioni di metri cubi di aria al giorno, e questo dovrebbe influenzare la qualità dell’aria in un’area di 10 chilometri quadrati. La torre di Xian è la versione ridotta di un sistema teoricamente in grado di purificare l’aria di una piccola cittadina. Il sistema completo includerebbe una torre da 500 metri d’altezza e 200 di diametro, con 30 chilometri quadri di serre. Torre di Xian: qual è l’efficacia? Ci sono però dei dubbi sull’efficacia della torre di Xian, espressi ad esempio dall’Independent. Basta considerare che l’inquinamento viene disperso nell’atmosfera a distanze notevoli mentre la torre è in grado di trattare solo l’aria prossima al suolo. Non è in grado di contrastare l’inquinamento a quote più alte che però influenza la qualità dell’aria della città dove si trova la torre. Inoltre la torre ripulisce sì una notevole quantità d’aria, ma questa è piccola se paragonata al volume di smog che avvolge una città. Ad esempio considerando una citta di 10×10 chilometri ed uno strato d’atmosfera alto 1 chilometro abbiamo un cubo di 100 km3. La torre di Xian è in grado di ripulire ogni giorno 10 milioni di metri cubi: 0,01 km3 su 100. Per questo motivo i dati sui miglioramenti della qualità dell’aria sono da prendere con il beneficio del dubbio. È ancora da dimostrare sul lungo periodo che i miglioramenti siano dovuti all’impianto per la depurazione dell’aria e non a fenomeni climatici favorevoli. Per contrastare l’inquinamento è più proficuo investire sulla prevenzione, bloccando le sostanze inquinanti prima che siano disperse nell’atmosfera. Per questo probabilmente la torre di Xian avrà lo stesso destino di altre tecnologie pensate per riassorbire l’inquinamento, abbandonate per scarsa efficienza o effetti trascurabili. Basta vedere la vernice pensata per riassorbire gli ossidi di azoto dall’atmosfera tramite una reazione chimica. Il governo inglese ha pubblicato uno studio per valutare l’efficacia di un eventuale uso a Londra: avrebbe avuto gli stessi problemi della torre di Xian (nessun contrasto all’inquinamento in quota ecc.). Per questo anche utilizzandola in quantità abnormi gli effetti sarebbero stati trascurabili. Francesco Di Nucci

... continua la lettura
Recensioni

Black Hammer volume 2: l’evento continuo di Origini segrete

Continua la serie di Black Hammer, di Jeff Lemire, Dean Ormston e Dave Stewart, stavolta con la partecipazione di David Rubìn. Torna con un nuovo volume, L’evento, pubblicato nuovamente dalla Bao Publishing, che include i volumi da 7 ad 11 ed il 13° della serie. Nel volume precedente avevamo visto un mondo rurale nel quale sono bloccati, da un decennio, cinque supereroi: Abraham Slam, Barbalien, Colonnello Weird, Golden Gail, Madame Butterfly. Con loro anche Talkie-Walkie, l’aiutante robotica del colonnello, e Black Hammer, morto poco dopo l’arrivo nel tentativo di lasciare la prigione bucolica. L’evento si apre con l’arrivo di Lucy Weber, figlia di Black Hammer e giornalista. Purtroppo non ricorda com’è arrivata alla fattoria, tantomeno come eventualmente tornare indietro. Dopo aver scoperto che il padre è morto, inizia ad indagare sullo strano mondo in cui si trovano: i supereroi le dicono quel poco che sanno, quasi rassegnati a rimanere lì. Lucy scopre molti dettagli fuori posto in quel mondo, costruito affinché chi vi capita non si faccia troppe domande. Tra i supereroi però c’è qualcuno che non vuole andare via di lì. Anzi, cerca di nascosto di ostacolare la fuga in ogni modo… Black Hammer volume 2: l’evento, continuo di Origini segrete I temi principali sono sempre l’America rurale (o l’illusione che la rappresenta per i protagonisti) ed i supereroi, visti però in una chiave atipica. Hanno infatti numerosi problemi personali: dalla vita quotidiana ad un passato difficile con cui fare i conti. Qualcuno cerca di rifarsi una vita nella “prigione”, in fuga dai fallimenti del mondo reale; altri invece hanno ottimi motivi per cercare di fuggire, e si struggono nell’impossibilità di riuscirci. Lo stile ricorda volutamente i fumetti della Golden Age statunitense, con le storie passate dei protagonisti presentate come albi dedicati. In questi continui flashback vediamo ad esempio come Golden Gail ed Abraham Slam si erano ritirati dalla lotta al crimine prima dell’ultima battaglia per Spiral City. Scopriamo anche la storia di Joseph Weber, che da assistente sociale nei bassifondi diventa Black Hammer. Un supereroe con famiglia, che ha ovvi problemi a conciliare lavoro nel sociale, famiglia e lotte per salvare il mondo. Altro tratto distintivo è la presenza di “cliffhanger”, colpi di scena per tenere alta l’attenzione. Come nel volume precedente, Black Hammer: l’evento non è autoconclusivo. Il volume si chiude infatti con un cliffhanger che sospende la narrazione ad un punto cruciale, che lascia il lettore impaziente di leggere il seguito. Seguito che non tarderà a giungere: sarà pubblicato negli USA dalla Dark Horse a partire da aprile 2018. Stavolta andrà sotto il nome di Black Hammer: Age of Doom, una sorta di nuova serie. Scelta degli autori dovuta al fatto che «Black Hammer commenta il mondo dei fumetti di supereroi. Un mondo dove gli universi dei supereroi sono ricreati e rilanciati ogni anno. Sentivamo che dovevamo trafficare con l’idea, ma mettendoci un tocco di Black Hammer». La nuova serie continuerà infatti a narrare le avventure degli eroi intrappolati dopo il salvataggio di Spiral City. Nel […]

... continua la lettura
Attualità

Le sigarette elettroniche fanno male? Risponde la New York University

Le sigarette elettroniche fanno male? Secondo una ricerca della New York University le sigarette elettroniche non sono innocue. Effettuata da un gruppo guidato da Moon-Shong Tang e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la ricerca analizza gli effetti dell’esposizione a nicotina e derivati su topi e cellule umane. Nei topi sono stati rilevati danni al DNA, in particolare nelle cellule di cuore, polmoni e vescica. In laboratorio simili effetti sono stati osservati su cellule umane di polmone e vescica, oltre ad un aumento nel rischio di mutazioni e trasformazioni in cellule tumorali. Significa che gli utilizzatori di sigarette elettroniche potrebbero avere un maggior rischio, rispetto ai non fumatori, di sviluppare malattie cardiache e tumori polmonari e/o della vescica. Le sigarette elettroniche fanno male? E il tabacco? Secondo alcuni in realtà i risultati della ricerca sarebbero fuorvianti. Per Riccardo Polosa, docente presso l’Università di Catania, fondatore e direttore scientifico della Lega Italiana Anti Fumo (Liaf) “Il metodo descritto dagli autori non mima le normali condizioni d’uso dei prodotti da svapo. Le condizioni riprodotte in questi esperimenti sono esasperate e favoriscono la produzione di sostanze tossiche alla stessa stregua di un ‘tostapane’ che viene settato per bruciare il pancarrè.” Per altri invece si tratta di osservare i risultati inserendoli nel giusto scenario. Secondo il Professor Fabio Beatrice dell’Università di Torino, Direttore della S.C. di Otorinolaringoiatria e del Centro Antifumo dell’Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino: “È necessario individuare la corretta prospettiva dalla quale analizzare lo scenario del fumo elettronico. Le sigarette elettroniche producono una quantità di sostanze cancerogene ed irritanti nettamente inferiore rispetto al fumo tradizionale. La produzione di cancerogeni nel vapore di sigaretta elettronica è stata ampiamente studiata. E quando questa grandezza viene correttamente analizzata, lo si fa mettendola a paragone con la produzione di cancerogeni delle sigarette tradizionali. In questo modo, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che le sigarette elettroniche producono sostanze nocive in misura di almeno il 95% inferiore rispetto al normale fumo da combustione dei prodotti del tabacco tradizionale”. Le sigarette elettroniche sarebbero quindi sì dannose, ma meno rispetto al tabacco tradizionale, quindi sempre secondo Beatrice “il fumo elettronico costituisce una formidabile alternativa per tutti i fumatori incalliti che non riescono o che non vogliono smettere di fumare. Si chiama riduzione del rischio”. Commenta inoltre Roberta Pacifici, Direttrice del centro farmaco e tossicodipendenze dell’Istituto superiore di sanità, che “Dobbiamo anche studiare gli effetti sui polmoni degli aromi, come quelli alla vaniglia o al cioccolato, che mandano in circolo microparticelle studiate solo come additivi alimentari e non da inalazione.” In ogni caso è meglio astenersi da ambedue i tipi di fumo, a beneficio della salute e del portafoglio. Ricordiamo infatti che da gennaio 2018 anche i liquidi per sigarette elettroniche sono sottoposti a tassazione da parte del Monopolio di stato. Francesco Di Nucci

... continua la lettura
Fun & Tech

Software libero: le alternative al software proprietario

Spesso si parla di FOSS o FLOSS, sigla dietro cui si nasconde il cosiddetto “software libero”. Un software si definisce tale se garantisce agli utenti delle libertà: libertà di utilizzo, libertà di studio del software (de facto accesso al codice sorgente), libertà di ridistribuire copie e libertà di creare e distribuire versioni modificate del software. Il software libero non coincide con software open source: quest’ultimo è software di cui è disponibile il codice sorgente (l’algoritmo che poi verrà tradotto in linguaggio macchina). Un software può essere open source ma non libero poiché non garantisce le libertà di cui prima. Esistono gli equivalenti liberi di molti software, questa ne è una lista non esaustiva. Software libero: una lista dei più conosciuti Browser I più noti sono Chrome, Opera, Safari ed il “famigerato” Internet Explorer/Edge. L’alternativa principale è Firefox, che dalla recente versione denominata Quantum propone una navigazione veloce e relativamente poco avida di risorse rispetto alla concorrenza, oltre ad una miriade di componenti aggiuntivi disponibili. Non è l’unico software libero per la navigazione: tra gli altri ci sono Iceweasel, GNU Icecat, SeaMonkey, Midori ed altri. Alcuni sono pensati per usare poche risorse, altri per essere compatibili con determinate licenze, in ogni caso hanno quote di “mercato” marginali rispetto a Firefox. Client BitTorrent BitTorrent e μTorrent sono i più noti client per il p2p su protocollo BitTorrent ma esistono numerose alternative. Ad esempio Deluge, KTorrent, qBittorent e Transmission: disponibili per vari sistemi operativi, la scelta dipende dall’utente: cambiano le interfacce, le risorse richieste, l’efficienza nel gestire le connessioni e le funzionalità extra offerte da ogni client. Grafica Bisogna ammettere che i migliori della categoria sono i software della Adobe, Photoshop ed Illustrator, e che le controparti non arrivano allo stesso livello. Nonostante questo il software libero resta un’alternativa valida ed estremamente più economica. Per la grafica raster c’è Gimp, per la vettoriale Inkscape. Se si cerca invece un’alternativa a Paint, possibilmente con più funzionalità, ci sono Paint.NET e Pinta. File compressi Creare file compressi (zip, rar, cab ecc.) permette di risparmiare spazio sul disco: tra i più noti software WinRAR, WinZip e ZipGenius. Numerose le alternative, la più famosa è sicuramente 7-Zip. Leggero, supporta numerosi tipi di archivi (anche se alcuni solo in lettura) tra cui il 7z, basato su LZMA ed estremamente efficiente nella compressione. Unico neo il supporto solo per Windows: su Linux l’equivalente è p7zip, keka su OS X. Lettore multimediale Un lettore multimediale serve a riprodurre file audio/video, ne sono esempi Windows Media Player e Winamp. L’alternativa è VLC media player, sotto licenza GNU LGPL, che consente la riproduzione di pressoché tutte le tipologie di file multimediali più comuni, dischi, flussi di rete ecc. È disponibile per i principali sistemi operativi per computer e smartphone. Sistema operativo Molti sono sorpresi quando scoprono che Windows non è l’unico sistema operativo disponibile per i computer. Esiste una miriade di sistemi alternativi, sia proprietari come OS X che liberi come quelli GNU/Linux o BSD. Fino a qualche anno fa avevano problemi […]

... continua la lettura
Fun & Tech

Bitcoin: oltre 20.000$, boom della criptovaluta

Nell’ultimo anno i bitcoin sono saliti prepotentemente alla ribalta, con un utilizzo in vari campi illeciti ed un valore che ha quasi raggiunto i 20.000 dollari. Nel 2010 un bitcoin valeva 7 centesimi di dollaro, nel 2013 ha superato i 100$ ed in quest’ultimo anno è schizzato da 1000$ a quasi 20.000$. Come si spiega una crescita così vertiginosa? Bitcoin: il funzionamento Partiamo dall’inizio: i bitcoin sono una moneta virtuale “open source”. Nascono nel 2009 per iniziativa di Satoshi Nakamoto, pseudonimo di autore ignoto. Scopo del progetto: creare un sistema monetario decentralizzato, libero da ogni controllo esterno e basato sulla crittografia. Per poter utilizzare dei bitcoin basta un software da installare sul computer e diventare così un nodo della rete. Il funzionamento è abbastanza complesso e meritevole di approfondimenti, proviamo a spiegarlo in sintesi. Le transazioni tra gli utenti sono basate sulla crittografia asimmetrica, uno scambio di criptovaluta è praticamente uno scambio di messaggi cifrati. Questo garantisce che il trasferimento possa avvenire solo tra gli indirizzi che hanno concordato lo scambio (ma non ne garantisce l’identità nel mondo reale: non è di solito possibile risalire a chi c’è dietro un indirizzo bitcoin). Poi c’è la blockchain, il libro mastro di tutte le transazioni, di cui ogni utente ha una copia. Affinché una transazione in bitcoin sia valida deve essere inserita nella blockchain, questo è un processo basato sul calcolo di hash SHA-256. Richiede numerosi calcoli ripetitivi, svolti da nodi detti miners, che ottengono una ricompensa in bitcoin se trovano la soluzione (ricompensa che si dimezza ogni quattro anni). Maggiore è il numero di miners, maggiore è la difficoltà di calcolo e quindi la quantità di energia necessaria a risolverli: attualmente i calcolatori della rete bitcoin consumano più elettricità dell’Irlanda in un intero anno. Le transazioni possono includere una commissione che sarà riscossa dal nodo che la inserirà nella blockchain, guadagno aggiuntivo per i miner. Altro fattore da tenere in conto: la criptovaluta è progettata in modo tale da permettere la creazione solamente di 21 milioni di bitcoin. Raggiunto questo limite i miner guadagneranno solamente dalla commissione, portando probabilmente ad un innalzamento dei prezzi delle stesse (le transazioni con commissione più alta avrebbero ovviamente precedenza per l’inserimento nella blockchain). Detto questo, l’idea di moneta indipendente per ora non si è realizzata: attualmente gli intermediari ed i gestori di nodi e/o pool con una notevole capacità di calcolo hanno una notevole influenza sull’andamento del bitcoin. Finiti gli aspetti tecnici si passa a quelli finanziari: da dove arriva il valore record di 20.000 dollari? Non esiste una banca centrale che possa regolare il valore del bitcoin, il cambio dipende dalla volontà degli intermediari e dalla legge della domanda e dell’offerta. Negli anni passati il prezzo del bitcoin era salito grazie all’uso su siti come Silk Road, negozi online di droga e merci illecite di ogni tipo. Un meccanismo anonimo come bitcoin era l’ideale per attività del genere, ma molto probabilmente non sono state quelle a generare l’incedibile aumento di prezzo del 2017. Infatti […]

... continua la lettura
Interviste

Ocropoiz: intervista al gruppo alternative rock

Gli Ocropoiz sono un gruppo alternative rock di Telese Terme, nel Beneventano. Quattro ragazzi tra i 17 e i 19 anni, Gianfranco e Giuseppe Aceto, Luca Ruggieri e Bruno Civitillo. Foto Post-Mortem (il nome dalla pratica fotografica d’età Vittoriana) è il loro disco d’esordio, otto tracce con la Labirinto Produzioni: rock, rabbia, disillusione ed un futuro utopico. Intervistiamo qui Gianfranco Aceto, cantante e bassista. Foto Post-Mortem, intervista agli Ocropoiz Come nasce il gruppo degli Ocropoiz? Gli Ocropoiz nascono presto, verso i nostri 16 anni, tra i banchi di scuola. Abbiamo iniziato a suonare un po’ per gioco, un po’ per metterci alla prova: all’inizio avevamo un genere più leggero rispetto a quello attuale che è invece un alternative rock molto spinto, gridato. Come siete arrivati a pubblicare l’album? C’è stato un percorso che ci ha portato dalla saletta di Telese Terme, che abbiamo visto solo noi quattro e qualche amico, a suonare al Meeting del Mare. Da lì un po’ è partito tutto: abbiamo conosciuto molte persone che ci hanno sostenuto, abbiamo avuto l’opportunità di suonare al MEI, il meeting delle etichette indipendenti, al Sicinius Fest (a Sicignano degli Alburni, Salerno), a Torino al Reset Festival… Oggi che fate nella vita? Siamo sempre studenti, uno dei due chitarristi, Giuseppe, è studente liceale; il chitarrista/tastierista, Luca, lavora in proprio; io e il batterista, Bruno, siamo al primo anno d’università: lui studia al Conservatorio, percussioni, e a Benevento, biotecnologie; io al Conservatorio studio musica elettronica, indirizzo fonico. Foto Post-Mortem è un album di esordio, come si è arrivati alla nascita di questo progetto? È un percorso: pensato dai 16 ai 17 anni, arrangiato ai 18 e suonato ai 19. Un concept album, esprime quello che significa per noi la vita. Associamo paradossalmente la morte alla vita: secondo noi senza un finale non può esistere qualcosa di “perfettamente bello”. Per questo ci sono tracce molto tristi, senza speranze, perché guardano ad una civiltà il cui problema principale è trovare lavoro, mentre dovrebbe essere cosa davvero fare in questa vita. Per noi è cercare di seguire la propria felicità, ci piace dire che alla fine vivere è semplicissimo, basta fare ciò che piace, ciò che rende tutti più contenti, senza ovviamente ledere la felicità degli altri. Siamo contrari ad un’idea di vita preimpostata: nasci, vai a scuola, al lavoro, ti sposi, muori. Crediamo che non ci sia una vera destinazione, semplicemente uno deve seguire tutto quello che lo rende felice. Pur essendo un album basato su rabbia e disillusione guarda quindi al futuro? Sì, anche se a primo impatto è un album in cui i testi non portano speranza finale. Questa risiede nel fatto che nella vita tutto può essere cambiato: la foto post mortem, un’immagine retorica, per noi prende il significato di vita, di speranza. A prima vista sembra un album con musiche rabbiose, decadenti, ma parla soprattutto di vita e della bellezza di vivere. Come ci si sente ad essere coinvolti in un progetto del genere? Più che essere coinvolti ne facciamo […]

... continua la lettura
Recensioni

Black Metal il fumetto: gemelli Stronghand vs gli Inferi

Due gemelli metallari alla conquista degli inferi: ecco la trama in sintesi di Black Metal il fumetto di Rick Spears e Chuck BB, uscito il 6 novembre per la Diabolo Edizioni. Primo volume di tre, ha per protagonisti i gemelli Shawn e Sam Stronghand, metallari da stereotipo: ragazzi appassionati di black metal, infastiditi dalla vita quotidiana, pagani, sovversivi, violenti e avversi all’igiene. Orfani, hanno un passato difficile ma in fondo sono dei bravi ragazzi, pronti a lottare per salvare il mondo, specie se è quello infernale. Infatti la loro vita prosegue nella routine quotidiana fino all’ascolto un disco dei Frost Axe, che cambierà il loro destino e li coinvolgerà nel compimento di un’antica profezia. Si troveranno così tra band metal, divinità nordiche e demoni a dover combattere contro entità demoniache varie per il controllo dell’inferno. Black Metal il fumetto: metallo per ragazzi A dispetto dei fiumi di sangue e metallo che scorrono tra teste mozzate ed esplosioni, Black Metal è un fumetto per ragazzi. Il tono è generalmente leggero, non da una storia seria: in Black Metal vediamo divinità infernali provocate con insulti infantili e concerti nel profondo dell’aldilà. Resta godibile anche da lettori “più grandi”, che ne possono cogliere il lato ironico e i tratti assurdi: è anche una parodia delle storie ambientate nelle scuole a stelle e strisce quando ne riprende alcuni punti rivedendoli in “chiave metallara”. Al posto dei ragazzi studiosi tormentati dai bulli abbiamo i due gemelli: una carriera scolastica che è una fedina penale, con il bullismo stroncato a suon di vassoi in faccia. Non possono mancare il primo appuntamento con gita in barca, ovviamente sullo Stige e in compagnia di Caronte, o il viaggio on the road, su una macchina rubata in cerca di una band di black metal. Per il resto è un coinvolgente fumetto di avventura, disegnato solo in bianco e nero, perfetto per un ambientazione da “black metal” tra primi piani di chitarre e battaglie all’ultimo sangue. Il tratto di Chuck BB è più che adatto a trasmettere al lettore il frastuono della musica metal, colonna sonora del fumetto e a disegnare scene di combattimenti coinvolgenti quanto appariscenti. La storia di Chuck Spears riesce ad essere leggera senza annoiare il lettore, anzi coinvolgendolo fino al finale con un inatteso colpo di scena. In definitiva Black Metal è un buon fumetto per ragazzi, specialmente se appassionati di musica metal e fumetti d’azione. Francesco Di Nucci

... continua la lettura
Fun & Tech

Followine, intervista alla startup innovativa di Caserta

Oggi intervistiamo Giuseppe Garofalo di Followine, startup casertana che ha ideato un sistema di tracciamento da applicare alle bottiglie di vino, per contrastare la contraffazione ed aiutare i produttori nella vendita. 1) Di preciso, come e quando nascono l’idea per Followine e la startup in sé? L’idea viene da un’intuizione di Fabio Guida, durante un suo viaggio in Inghilterra, ormai dieci anni fa. Poi grazie allo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie come NFC e smartphone è stato possibile iniziare a lavorare seriamente al progetto, con la costituzione della società a giugno 2017. 2) Da quante persone è composto il team di Followine? Ci sono già investitori interessati? Il team è attualmente composto da 8 soci più qualche collaboratore esterno con esperienze davvero molto eterogenee, riusciamo a svolgere quasi tutte le attività di ricerca e produzione dall’interno: abbiamo dal sommelier all’avvocato. Inoltre abbiamo un gruppo di piccoli investitori che ha già finanziato la prima parte della fase di startup. 3) Parte dei vostri obiettivi è diffondere la cultura delle nostre eccellenze: in che modo può una piattaforma di distribuzione contribuire? Dopo aver studiato il mercato della contraffazione per due anni e aver girato per il mondo parlando con chi la contraffazione la fa e/o l’ha fatta abbiamo capito che nessun sistema di controllo per quanto sofisticato può riuscire nell’intento di abbattere il fenomeno se non ha come obiettivo primario quello di diffondere la cultura millenaria del mondo del vino. Parlando con i produttori italiani la prima cosa che ci chiedevano era di creare una piattaforma per diffondere i loro prodotti: quindi come primo servizio abbiamo deciso di creare una piattaforma e-commerce multicanale, in grado di soddisfare le richieste dei nostri soci e di garantire loro una crescita sia in termini di immagine che di fatturato del 5-10% annuo. 4) Si può avere qualche dettaglio in più sulla tecnologia di tracciamento? Come garantire che non venga contraffatta a sua volta? Invece di parlare in termini tecnici, vi facciamo un esempio dell’efficacia del nostro sistema. Mettiamo che abbia ordinato una bottiglia di Chianti DOCG in un ristorante di New York, basta una semplice scannerizzazione per sapere se quanto scritto sull’etichetta corrisponde al vero. Ora mettiamo il caso che un contraffattore abbia creato mille copie di quella singola bottiglia (ricordiamo che i nostri codici sono univoci e in più casuali, quindi non si possono generare nuovi codici semplicemente copiando il nostro algoritmo), basta una scansione fatta al di fuori di un locale commerciale, per etichettare quella bottiglia come già venduta e invalidare tutte le altre bottiglie in copiate. 5) Dal sito Angel.co si ricava che il sistema di tracciamento è pensato per essere applicato dal rivenditore, che garanzia hanno il cliente ed il produttore sul ruolo del rivenditore? No, l’attivazione viene fatta dal produttore e né noi né altri possiamo effettuarla. Attivazione prima della vendita si riferisce a quando le bottiglie lasciano la cantina di produzione, non al rivenditore. In più tramite a controlli incrociati possiamo risalire anche a chi era presente […]

... continua la lettura
Attualità

La nuova sede EMA è ad Amsterdam, che batte Milano

A causa dell’uscita del Regno Unito dall’UE le istituzioni europee con sede a Londra dovranno lasciare il paese. Ora è toccato a EBA, Autorità bancaria europea, ed EMA, Agenzia europea per i medicinali. Le favorite erano rispettivamente Francoforte e Bratislava, eliminate però al primo turno delle votazioni. Queste si sono concluse con un sorteggio che ha premiato Parigi su Dublino e Amsterdam su Milano. Nuova sede EMA: la votazione L’Agenzia europea per i medicinali ha il compito di vigilare su tutto il mercato europeo dei farmaci, ha 900 dipendenti circa, fondi per 300 milioni di euro ed un indotto da un miliardo e 700 milioni di euro. La votazione per individuare la nuova sede dell’EMA si è svolta in tre turni a scrutinio segreto. Al primo turno ogni paese aveva a disposizione sei voti: lo hanno superato Milano (25 voti), Amsterdam e Copenaghen (parità con 20 voti). Al secondo turno un voto per paese: 12 per Milano, 9 per Amsterdam e 5 per Copenaghen. Ventisei voti su ventisette Stati: astenuta probabilmente la Slovacchia, per l’esclusione di Bratislava. Il terzo turno si è concluso con Amsterdam e Milano in parità con tredici voti. Si è passati così all’estrazione a sorte, che ha determinato l’assegnazione ad Amsterdam: da ricordare che in precedenza sia Italia che Paesi Bassi avevano criticato l’adozione di questo metodo. La modalità di scelta è stata volutamente opaca, con la scelta della votazione segreta. Scegliere la sede di un’agenzia europea non è una questione di coscienza, è una scelta che riguarda tutti i paesi membri. Nessuno di essi ha però il coraggio di rivendicare la propria politica, trincerato dietro lo scrutinio segreto. Lo scopo della votazione teoricamente era di trovare la miglior sede possibile: le candidature erano basate su solidi dossier di dati. La scelta finale non è però dovuta a criteri oggettivi ma ad un intreccio di giochi politici e casualità. Cercando di ricostruire le scelte dietro la votazione si desume che probabilmente la Slovacchia si è astenuta, mentre Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei, ha ringraziato Cipro, Grecia, Malta e Romania per il loro supporto. Ignoti gli altri votanti: secondo alcune ipotesi Francia, Germania e Spagna supportavano la candidatura di Amsterdam, mentre Svezia e paesi dell’est (tra cui la Croazia) sostenevano quella di Milano. L’Italia ha dimostrato di poter portare avanti la candidatura di una sua città, nemmeno capitale, in grado però di fronteggiare quelle europee. Ma, come ha commentato Gozi stesso, “sulla monetina non c’è influenza politica che tenga”, nonostante i buoni risultati di Milano, sia nella verifica dei requisiti che nelle votazioni. Francesco Di Nucci

... continua la lettura
Fun & Tech

Generazione Z, tra tecnologia e lavoro

Dopo la Generazione X, anni Ottanta, e la Generazione Y,anni Novanta, siamo arrivati alla cosiddetta Generazione Z, che include i nati tra 1990 e 2010, con fasce diverse a seconda di chi la definisce. Tutti nati e cresciuti tra le tecnologie digitali, che influiscono sui loro stili di vita e abitudini, e in un’epoca di precarietà economica, che ha influenzato le loro aspettative sul mondo del lavoro. La LivePerson, azienda statunitense specializzata in chatbot e piattaforme per l’assistenza clienti, ha svolto la ricerca “The digital lives of Millennials and Gen Z” sui nati 1993-1999 in diversi paesi, il loro rapporto con la tecnologia e con gli acquisti, anche rispetto alle generazioni precedenti. È incentrata soprattutto sugli aspetti commerciali, ma se ne ricavano anche altri dati interessanti, come uno stretto legame con la tecnologia. Più della metà degli intervistati preferirebbe uscire di casa senza portafoglio ma con il telefono. Tra il 50% ed il 70% degli intervistati ogni giorno comunica più virtualmente che di persona, il 70% dorme con il telefono a portata di mano. Nonostante questo la maggioranza non vorrebbe una digitalizzazione totale dei servizi: ad esempio nel rapportarsi ad un’assistenza clienti preferirebbero avere a che fare con un persona piuttosto che con un bot, oppure vorrebbero l’automatizzazione solo di compiti più semplici (come una prenotazione) ma preferirebbero il contatto umano per quelli più complessi (come spedire un pacco alle Poste). Generazione Z al lavoro La Accenture, multinazionale del settore consulenza aziendale, ha pubblicato una ricerca intitolata Gen Z Rising, riferita all’ingresso del mondo nel lavoro dei primi laureati della generazione Z (in questo caso definita come i nati tra 1993 e 1999). Ne risulta che il 60% si considera sottoccupato, impiegato in lavori al di sotto delle proprie qualifiche. Allo stesso tempo i neolaureati sono pronti a tutto pur di lavorare. L’82% non avrebbe problemi a cambiare città e/o regione per lavorare, dato questo che indica flessibilità, ma non negativo. Altre statistiche però non sono entusiasmanti: l’82% dei neolaureati si dichiara pronto a svolgere un tirocinio gratuito pur di avere la possibilità di ottenere poi un lavoro pagato. Ricordiamo che la Costituzione tutela il diritto ad una giusta retribuzione, ma non è solo un problema di diritti. Se buona parte di ogni leva di neolaureati è disposta a lavorare senza retribuzione, le aziende possono sfruttare ciò e impiegare (gratuitamente) ogni anno nuova manodopera, creando un circolo vizioso. I nuovi neolaureati sarebbero disposti a lavorare gratuitamente per un lavoro che però non vedranno mai poiché ci sarà sempre qualcun altro dopo di loro disposto a svolgerlo senza essere retribuito. Stesso problema sugli orari di lavoro: il 52% degli intervistati considera accettabile lavorare anche di sera e/o nei fine settimana. Ovviamente gli unici a guadagnarci da tutta questa disponibilità sono i datori di lavoro. D’altro canto emergono anche numerosi aspetti positivi, come una maggior confidenza con le nuove tecnologie, voglia di migliorare la propria posizione e disponibilità ad apprendere nuove conoscenze. La conclusione è ambivalente: la Generazione Z è abituata ad […]

... continua la lettura
Libri

Zucchero filato volante, truce fiaba di Fernando Camilleri

Zucchero filato volante, primo scritto di Fernando Camilleri, è stato pubblicato ad agosto 2016 per Eretica Edizioni. Il libro si apre con il misterioso incontro di Felice, undicenne che vuol diventare astronauta, con un nano in un bosco. Un’apertura da fiaba, ma ben presto i toni virano verso tutt’altro genere: efferati omicidi sconvolgono il paese di Alerte, dove abita Felice. Zucchero filato volante: fantasy angosciante di Fernando Camilleri Zucchero filato volante rientra nel genere della fiaba, visti gli elementi fantastici, ed in quello della favola per la morale esplicita, con una trama che cattura l’attenzione del lettore. Le pagine di Fernando Camilleri volano mentre si rimane intrappolati nel ritmo angosciante della narrazione e non si vede l’ora di arrivare al finale per scoprire tutti i retroscena della vicenda. Una riflessione sullo sfruttamento della natura da parte dell’uomo costituisce la morale della lettura, anche se in realtà è abbastanza scollegata dalla macabra vicenda, incentrata sulle disgrazie dovute al sogno di Felice. “Angosciante” è l’aggettivo più adatto alla trama del libro, poiché i protagonisti sono ancorati al loro destino di morte, senza poter cambiare nulla con le proprie scelte. Spesso sono persone che hanno avuto problemi nella vita e per loro non c’è redenzione: si trovano «al posto sbagliato nel momento sbagliato». Dai primi capitoli si capisce che il libro avrà un andamento tragico che alla fine lascerà con l’amaro in bocca. I personaggi sono bloccati in un meccanismo asfissiante, più grande di loro, e la narrazione sembra bloccata su dei binari. Come una locomotiva, si dirige verso l’impatto finale: solo che in Zucchero filato volante non ci sono binari morti o ingiustizie da riparare, solo persone bloccate in un destino ineluttabile, deciso da una spietata divinità. Il ritmo della narrazione è serrato, si alternano pagine necessarie alla descrizione della vicenda poche pagine descrittive necessarie ad inquadrare di volta in volta i personaggi appena introdotti, già prossimi alla morte o a qualche esperienza che segnerà il resto della loro vita. Tolta la morale che riguarda solo incidentalmente la vicenda, Zucchero filato volante si può definire un fantasy crudele, nel quale i protagonisti sono impotenti ed inchiodati ad un destino già segnato. Una fiaba senza lieto fine, che lascia allo stesso tempo turbati, dalla narrazione e dalla sua ineluttabilità, e soddisfatti, per aver raggiunto il finale ed essere stati così assorbiti dalla lettura.

... continua la lettura
Fun & Tech

Stephen Hawking: resa pubblica la tesi di dottorato

L’Università di Cambridge ha reso accessibile al pubblico la tesi di dottorato di Stephen Hawking, dietro permesso dell’astrofisico, la cui vita è stata narrata nel film La teoria del tutto. La tesi, intitolata Properties of expanding universes, era precedentemente accessibile solo recandosi fisicamente all’università oppure dietro pagamento di una quota di 65 sterline. Ora è liberamente accessibile online ed Hawking ha dichiarato “In questo modo spero di ispirare sempre più persone in tutto il mondo a guardare le stelle e a chiedersi quale sia il nostro posto nell’universo”. L’argomento non è di facile comprensione: nascita ed espansione dell’universo, con conclusioni di rilevanza tale da aver aiutato Hawking a diventare poco tempo dopo la laurea Professore al Gonville e Caius College dell’Università di Cambridge. Ma a dispetto di questo la pubblicazione ha avuto un successo inaspettato: il numero di download è stato tale da creare temporaneamente problemi ai server dell’università con ben 60.000 accessi. Ovviamente non provengono solo dal mondo accademico, ma anche dal pubblico generale: “È meraviglioso sapere quante persone hanno già dimostrato interesse a scaricare la mia tesi e spero che non rimarranno delusi ora che hanno finalmente accesso”, il commento del fisico e matematico. Stephen Hawking: Proprietà degli universi in espansione su Open Access La pubblicazione della tesi di Hawking è la parte più eclatante del progetto Open Access dell’Università di Cambridge. Scopo dell’iniziativa è convincere anche altri accademici a rendere pubblici i loro lavori, ed Hawking si è prestato a fare da “esempio” per i colleghi: “Chiunque, ovunque nel mondo dovrebbe avere accesso libero e non ostacolato non solo alla mia ricerca, ma anche a quella di qualunque grande mente che si interroga sullo spettro dell’umana comprensione”. Iniziativa non da poco, visto che come spiega Jessica Gardner, direttrice della biblioteca dell’Università di Cambridge, “La Biblioteca Universitaria di Cambridge ha una storia di 600 anni e ospita i documenti di grandi personaggi come Isaac Newton e Charles Darwin, mentre la nostra biblioteca digitale, Apollo, ospita oltre 200.000 oggetti digitali, tra cui 15.000 articoli di ricerca, 10.000 immagini, 2.400 tesi e 1.000 set di dati. Gli articoli resi disponibili sono stati scaricati da quasi tutti i paesi del mondo, ricevendo solo nel 2017 oltre un milione di download”. Un’iniziativa del genere porta vantaggi non solo a chi può accedere liberamente ai risultati delle ricerche, ma anche ai ricercatori stessi, poiché i loro lavori non sono confinati nelle riviste di settore ma ottengono una maggiore visibilità. La disponibilità dei lavori su Open Access è anche una “questione di principio”, legata alla volontà di rendere universalmente accessibili i risultati della ricerca: come è riportato sullo stesso sito istituzionale, una buona parte della ricerca nel Regno Unito è finanziata con fondi pubblici, inoltre i ricercatori non ricevono entrate in denaro dalla pubblicazione dei loro lavori, eppure la consultazione di questi è a pagamento. Francesco Di Nucci

... continua la lettura
Libri

Recensione di “Il futuro distopico in Ambrose” di Fabio Carta

Ambrose: siamo in un imprecisato futuro distopico, dove lo realtà virtuale impera, lo spazio è dominato dalle corporazioni del Libero Mercato Orbitale e la Terra è sconvolta dalla Terza Guerra Mondiale o Grande Jihad tra tra Patto Atlantico e Califfato. In questa guerra è coinvolto Kaarl, alias CA (Controllore Ausiliario), carne da cannone rinchiusa in un esoscheletro pilotato esternamente. Destinato alla morte per malattia spera di morire in guerra finché nella sua vita non entra Ambrose: a metà tra voce nella sua testa ed entità autonoma, Ambrose si presenta a CA come una rosa stillante ambra. Così CA e Combo, l’IA che lo supporta in battaglia, si troveranno coinvolti in una serie di eventi che li porteranno a mostrare una nuova utopia all’umanità. Ambrose: terzo libro di Fabio Carta Ambrose, edito da Scatole Parlanti, è il terzo libro di Fabio Carta, autore della serie Arma Infero (Il mastro di forgia e I cieli di Muareb) e del racconto lungo Megalomachia. Il libro presenta una serie di spunti interessanti sulla società contemporanea, ipotizzando l’esasperazione dei suoi problemi. I contrasti religiosi sfociano in una guerra mondiale mentre il capitalismo sfrenato finisce per creare, nello spazio, una società dove le persone coincidono con la loro vita economica. Tutto questo mentre ovunque la realtà virtuale finisce quasi per prendere il posto del mondo vero, persino al fronte, dove i combattenti sono pilotati da remoto come in una sorta di videogioco. E questa è solo una piccola parte dei problemi che affliggono l’universo di CA, coinvolto con Ambrose in una guerra lunga e sanguinaria. Pur essendo ambientato in una guerra in Ambrose non è l’azione ad avere la parte principale, quantomeno l’azione nel mondo reale. In battaglia CA è letteralmente pilotato dall’esterno assieme alla sua tuta, quindi lo svolgimento principale è nel cyberspazio della realtà virtuale o nei dialoghi tra CA e Ambrose. Dialoghi che oscillano tra realtà e follia, avvolti dal dubbio sull’identità di Ambrose. Voce nella testa di CA dovuta alla malattia o entità autonoma nata per motivi sconosciuti? E perché Ambrose è in grado di influenzare la realtà? Complici queste premesse, la trama coinvolge facilmente il lettore ed il libro si legge d’un fiato, pur di conoscerne gli sviluppi e scoprire il finale, tutt’altro che scontato. La lettura sarebbe però ancora più scorrevole se non vi fossero alcuni impedimenti. Quando CA, Combo ed Ambrose si trovano a discutere dei “massimi sistemi” dell’universo sono impiegati numerosi termini tecnici della filosofia: questo rende sì il discorso più preciso per i tecnici, ma il lettore si trova praticamente tagliato fuori da numerosi dialoghi che risultano incomprensibili senza una precedente conoscenza dei termini impiegati o l’uso di un buon vocabolario. In altre parti del libro  di Fabio Carta capita di trovare termini desueti e/o di registro elevato, insieme a termini apparentemente d’ambito tecnologico/fisico che in realtà non hanno significato e servono a dare solo una patina futuristica. Infine il ritmo della narrazione è altalenante, tra le concitate fasi di combattimento ed il lento delle “visioni” di […]

... continua la lettura
Fun & Tech

Mining di criptovalute: nuova frontiera del malware

È solo di qualche mese fa la storia di WannaCry, virus che cifrava i dati degli utenti chiedendo un riscatto in bitcoin, ma quel tipo di virus è già diventato obsoleto. Pur avendo avuto una notevole diffusione (centinaia di migliaia di computer) WannaCry aveva raccolto un ben misero bottino al confronto con i danni (poco più di centomila dollari). Tra le cause dell’insuccesso anche la difficoltà del metodo di pagamento: non è alla portata di tutti gli utenti acquistare bitcoin online e spedirli ad un dato indirizzo, anche avendo le istruzioni. Sono nati così dei nuovi malware che generano entrate sempre tramite le cosiddette criptovalute, ma in modo diverso. Criptovalute, queste sconosciute È qui necessaria una breve digressione: le criptovalute sono delle “monete virtuali” basate sulla crittografia. Non sono gestite da una banca centrale ed il loro valore è teoricamente basato sulla quantità di calcoli necessaria per forgiarne di nuove (in gergo questo processo è detto mining) e sui costi per lo svolgimento dei calcoli (hardware ed elettricità). In pratica il valore effettivo dipende fortemente da coloro che fanno da intermediari per la conversione in valute esistenti. Altro punto forte delle criptovalute è l’anonimato che offrono nelle transazioni, che non sono riconducibili ad una determinata persona, fatto che ha contribuito alla loro diffusione sul dark web per transazioni illecite. Tra le più famose abbiamo Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero, ma ne esistono centinaia ed il loro valore oscilla tra pochi centesimi e migliaia di dollari. Torniamo ora ai nuovi tipi di malware progettati per sfruttare le criptovalute. Vista la difficoltà nell’estorcere denaro agli utenti, la soluzione che è stata trovata è quella di sfruttare il loro hardware per fare mining. Il mining consiste essenzialmente nel far svolgere dei calcoli ad un computer per risolvere determinati problemi matematici. La loro soluzione rappresenta la criptovaluta, poi convertibile anonimamente in comune denaro. Teoricamente questo processo è realizzabile con una qualsiasi delle criptovalute, ma attualmente la più utilizzata è Monero, che unisce un discreto valore ad una relativa facilità dei calcoli neccessari. Ovviamente i costi in elettricità e hardware sono a carico dei malcapitati le cui macchine sono state colpite. Un altro metodo è dato dall’utilizzo di script web per effettuare mining tramite i browser dei visitatori. Software come CoinHive nascono teoricamente come alternative alla pubblicità, per permettere ai gestori di siti web di guadagnare in criptovalute tramite i calcoli svolti dagli utenti. Il funzionamento è semplice: quando gli utenti visualizzano la pagina web caricano uno script che inizia ad eseguire in background calcoli per mining di criptovaluta. I guadagni saranno poi divisi tra il gestore del sito ed il creatore del software. Questo può però avvenire anche senza il consenso dell’utente, che potrebbe ritrovarsi il pc paralizzato nello svolgere calcoli per conto di terzi all’apertura di una pagina web. Finora un codice del genere è stato incluso in siti Internet (PirateBay, come esperimento per un’alternativa alla pubblicità), estensioni per browser (SafeBrowse per Chrome, ma in questo caso si sospetta più un attacco che un […]

... continua la lettura
Fun & Tech

Ataribox: novità sulla console della Atari

Questa estate la Atari aveva annunciato di voler ritornare sul mercato delle console dopo anni di assenza. Finora della console erano noti il nome, Ataribox, l’aspetto estetico, basato sull’Atari 2600, e poco altro. Ora sono stati pubblicati altri dettagli, a partire dal prezzo che oscillerà sui i 250/300 dollari. Dal punto di vista hardware la console userà un processore personalizzato della AMD con grafica Radeon, quindi si baserà presumibilmente su un processore x86/64, simile a quelli usati nei computer. (Ricordiamo che invece negli smartphone si utilizzano processori ARM). Ataribox, altri dettagli Come sistema operativo utilizzerà un sistema basato su Linux, con un’interfaccia che secondo la Atari sarà progettata per le televisioni e di facile utilizzo. Secondo le dichiarazioni ufficiali questo permetterà all’utente di personalizzare il sistema operativo e di integrare funzioni aggiuntive come la fruizione di streaming, musica ecc. La scelta di Linux è dovuta probabilmente a ragioni soprattutto pratiche: evita di dover sviluppare da zero un sistema custom ma fornisce una base ben consolidata, inoltre permette di utilizzare le applicazioni già esistenti che sono compatibili con Linux. Infatti il comunicato stampa riporta che sarà possibile utilizzare l’Ataribox come un normale computer per accedere a social network, navigare su Internet e utilizzare anche giochi di altri rivenditori purché compatibili con Linux. Scelta che amplia notevolmente il parco titoli della console, basti guardare i giochi compatibili Linux disponibili sui noti store GOG.com e Steam. Sull’Ataribox saranno disponibili numerosi titoli storici dell’Atari aggiornati  nonché giochi prodotti appositamente per la console, anche se al momento non si hanno ulteriori dettagli. Ataribox, un progetto di crowdfunding Come già annunciato, la produzione della console sarà finanziata tramite un’operazione di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo che dovrebbe partire a breve, mentre l’uscita dell’Ataribox è prevista per la primavera 2018. Secondo la compagnia questo permetterà di coinvolgere gli acquirenti nel processo di produzione. I n pratica consente di ridurre i rischi economici tramite un finanziamento esterno e di  comprendere se c’è un interesse sufficiente da generare un ritorno economico per la compagnia. Con l’uscita di alcuni dettagli sono anche iniziate le critiche al progetto, probabilmente non del tutto infondate. Innanzitutto il prezzo è simile a quello di altre piattaforme videoludiche esistenti e al momento non sono stati annunciati giochi appositi per la console in grado di trainare le vendite. L’Ataribox è stata anche paragonata al progetto Steam Machine, potenti macchine per il gaming tramite Steam, che avrebbero dovuto rimpiazzare Windows nel settore gaming ma sono state un flop commerciale. L’obiettivo dell’Ataribox è però ben più modesto, a partire dal prezzo: una Steam Machine parte da una base di 600$. Il successo della console Atari dipenderà dall’hardware installato e dal rapporto prezzo/prestazioni, che potrebbe renderla capace di gareggiare non con le altre console ma con i computer pensati per applicazioni ludiche.

... continua la lettura
Musica

“Non ascoltare in caso d’incendio”: la trilogia di Davide Buzzi

“Non ascoltare in caso d’incendio” è l’ultimo album di Davide Buzzi, in uscita il 1° ottobre. È il suo quarto disco, primo della serie che si intitolerà “La trilogia”, con uscita prevista tra il 2017 ed il 2019. I testi sono opera di Buzzi stesso, tranne in “Canzone d’addio”, inedito del milanese Massimo Priviero e “A muso duro” di Pierangelo Bertoli. Gli arrangiamenti sono del chitarrista Alex Cambise, anche produttore dell’album, al quale hanno collaborato anche Massimo Priviero Dario Gay e Jason Kemp. Davide Buzzi: non solo rock Il rock è il genere principale dell’album con il suo suono aggressivo e “cattivo”: è il caso di “Te ne vai”, traccia di apertura del cd che parla di responsabilità nell’affrontare la vita. Ma molti dei brani hanno un ritmo più lento, dovuto anche ai testi più riflessivi, meno arrabbiati, basati su storie di vita. Per rendersene conto basta ascoltare “Alice e le ali”, storia di una donna e dei suoi sogni infranti da una vita dura oppure “Salvatore Fiumara”, storia di un trombettiere del 121° fanteria, al fronte nella I Guerra Mondiale. Suo malgrado il trombettiere diventa simbolo dei tanti giovani coinvolti in una guerra inutile, delle loro vite, emozioni e soprattutto tragedie. Notevole anche la ballata “In dra vita d’un omm”, ballata con un ritmo suggestivo dato dal testo in dialetto di Aquila, piccolo villaggio ticinese: una riflessione sulla piccolezza dell’uomo rispetto all’universo. Struggente nonostante l’utilizzo del dialetto stretto la renda di difficile comprensione. “Non ascoltare in caso d’incendio” risente anche di influenze country, in “On the road”, versione italiana (ad opera di Davide Buzzi) di un brano inedito dell’australiano Jason Kemp su di un viaggio on the road di padre e figlio. Un’esperienza fondamentale per l’autore, tale da ricordarla vividamente a distanza di anni. Con “Aspetterò” si ritorna infine al rock aggressivo, sfondo ideale per un testo basato sulle esperienze di una vita, su attese, fiducia, amicizia e rese di conti con il passato. In ordine sparso queste sono solo alcune delle canzoni dell’ultimo album di Davide Buzzi: ognuna delle mancanti meriterebbe un capitolo a sé. “Non ascoltare in caso d’incendio” è il lavoro di un artista maturo (venticinque anni di carriera): il prodotto finale è un album di 11 tracce da quattro minuti circa (cui va aggiunta la versione radio di “Te ne vai”) coinvolgenti e profonde. Un buon inizio per un progetto impegnativo come quello di una trilogia. Francesco Di Nucci

... continua la lettura