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Eroica Fenice

Recensioni

Black Metal il fumetto: gemelli Stronghand vs gli Inferi

Due gemelli metallari alla conquista degli inferi: ecco la trama in sintesi di Black Metal il fumetto di Rick Spears e Chuck BB, uscito il 6 novembre per la Diabolo Edizioni. Primo volume di tre, ha per protagonisti i gemelli Shawn e Sam Stronghand, metallari da stereotipo: ragazzi appassionati di black metal, infastiditi dalla vita quotidiana, pagani, sovversivi, violenti e avversi all’igiene. Orfani, hanno un passato difficile ma in fondo sono dei bravi ragazzi, pronti a lottare per salvare il mondo, specie se è quello infernale. Infatti la loro vita prosegue nella routine quotidiana fino all’ascolto un disco dei Frost Axe, che cambierà il loro destino e li coinvolgerà nel compimento di un’antica profezia. Si troveranno così tra band metal, divinità nordiche e demoni a dover combattere contro entità demoniache varie per il controllo dell’inferno. Black Metal il fumetto: metallo per ragazzi A dispetto dei fiumi di sangue e metallo che scorrono tra teste mozzate ed esplosioni, Black Metal è un fumetto per ragazzi. Il tono è generalmente leggero, non da una storia seria: in Black Metal vediamo divinità infernali provocate con insulti infantili e concerti nel profondo dell’aldilà. Resta godibile anche da lettori “più grandi”, che ne possono cogliere il lato ironico e i tratti assurdi: è anche una parodia delle storie ambientate nelle scuole a stelle e strisce quando ne riprende alcuni punti rivedendoli in “chiave metallara”. Al posto dei ragazzi studiosi tormentati dai bulli abbiamo i due gemelli: una carriera scolastica che è una fedina penale, con il bullismo stroncato a suon di vassoi in faccia. Non possono mancare il primo appuntamento con gita in barca, ovviamente sullo Stige e in compagnia di Caronte, o il viaggio on the road, su una macchina rubata in cerca di una band di black metal. Per il resto è un coinvolgente fumetto di avventura, disegnato solo in bianco e nero, perfetto per un ambientazione da “black metal” tra primi piani di chitarre e battaglie all’ultimo sangue. Il tratto di Chuck BB è più che adatto a trasmettere al lettore il frastuono della musica metal, colonna sonora del fumetto e a disegnare scene di combattimenti coinvolgenti quanto appariscenti. La storia di Chuck Spears riesce ad essere leggera senza annoiare il lettore, anzi coinvolgendolo fino al finale con un inatteso colpo di scena. In definitiva Black Metal è un buon fumetto per ragazzi, specialmente se appassionati di musica metal e fumetti d’azione. Francesco Di Nucci

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Fun & Tech

Followine, intervista alla startup innovativa di Caserta

Oggi intervistiamo Giuseppe Garofalo di Followine, startup casertana che ha ideato un sistema di tracciamento da applicare alle bottiglie di vino, per contrastare la contraffazione ed aiutare i produttori nella vendita. 1) Di preciso, come e quando nascono l’idea per Followine e la startup in sé? L’idea viene da un’intuizione di Fabio Guida, durante un suo viaggio in Inghilterra, ormai dieci anni fa. Poi grazie allo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie come NFC e smartphone è stato possibile iniziare a lavorare seriamente al progetto, con la costituzione della società a giugno 2017. 2) Da quante persone è composto il team di Followine? Ci sono già investitori interessati? Il team è attualmente composto da 8 soci più qualche collaboratore esterno con esperienze davvero molto eterogenee, riusciamo a svolgere quasi tutte le attività di ricerca e produzione dall’interno: abbiamo dal sommelier all’avvocato. Inoltre abbiamo un gruppo di piccoli investitori che ha già finanziato la prima parte della fase di startup. 3) Parte dei vostri obiettivi è diffondere la cultura delle nostre eccellenze: in che modo può una piattaforma di distribuzione contribuire? Dopo aver studiato il mercato della contraffazione per due anni e aver girato per il mondo parlando con chi la contraffazione la fa e/o l’ha fatta abbiamo capito che nessun sistema di controllo per quanto sofisticato può riuscire nell’intento di abbattere il fenomeno se non ha come obiettivo primario quello di diffondere la cultura millenaria del mondo del vino. Parlando con i produttori italiani la prima cosa che ci chiedevano era di creare una piattaforma per diffondere i loro prodotti: quindi come primo servizio abbiamo deciso di creare una piattaforma e-commerce multicanale, in grado di soddisfare le richieste dei nostri soci e di garantire loro una crescita sia in termini di immagine che di fatturato del 5-10% annuo. 4) Si può avere qualche dettaglio in più sulla tecnologia di tracciamento? Come garantire che non venga contraffatta a sua volta? Invece di parlare in termini tecnici, vi facciamo un esempio dell’efficacia del nostro sistema. Mettiamo che abbia ordinato una bottiglia di Chianti DOCG in un ristorante di New York, basta una semplice scannerizzazione per sapere se quanto scritto sull’etichetta corrisponde al vero. Ora mettiamo il caso che un contraffattore abbia creato mille copie di quella singola bottiglia (ricordiamo che i nostri codici sono univoci e in più casuali, quindi non si possono generare nuovi codici semplicemente copiando il nostro algoritmo), basta una scansione fatta al di fuori di un locale commerciale, per etichettare quella bottiglia come già venduta e invalidare tutte le altre bottiglie in copiate. 5) Dal sito Angel.co si ricava che il sistema di tracciamento è pensato per essere applicato dal rivenditore, che garanzia hanno il cliente ed il produttore sul ruolo del rivenditore? No, l’attivazione viene fatta dal produttore e né noi né altri possiamo effettuarla. Attivazione prima della vendita si riferisce a quando le bottiglie lasciano la cantina di produzione, non al rivenditore. In più tramite a controlli incrociati possiamo risalire anche a chi era presente […]

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Attualità

La nuova sede EMA è ad Amsterdam, che batte Milano

A causa dell’uscita del Regno Unito dall’UE le istituzioni europee con sede a Londra dovranno lasciare il paese. Ora è toccato a EBA, Autorità bancaria europea, ed EMA, Agenzia europea per i medicinali. Le favorite erano rispettivamente Francoforte e Bratislava, eliminate però al primo turno delle votazioni. Queste si sono concluse con un sorteggio che ha premiato Parigi su Dublino e Amsterdam su Milano. Nuova sede EMA: la votazione L’Agenzia europea per i medicinali ha il compito di vigilare su tutto il mercato europeo dei farmaci, ha 900 dipendenti circa, fondi per 300 milioni di euro ed un indotto da un miliardo e 700 milioni di euro. La votazione per individuare la nuova sede dell’EMA si è svolta in tre turni a scrutinio segreto. Al primo turno ogni paese aveva a disposizione sei voti: lo hanno superato Milano (25 voti), Amsterdam e Copenaghen (parità con 20 voti). Al secondo turno un voto per paese: 12 per Milano, 9 per Amsterdam e 5 per Copenaghen. Ventisei voti su ventisette Stati: astenuta probabilmente la Slovacchia, per l’esclusione di Bratislava. Il terzo turno si è concluso con Amsterdam e Milano in parità con tredici voti. Si è passati così all’estrazione a sorte, che ha determinato l’assegnazione ad Amsterdam: da ricordare che in precedenza sia Italia che Paesi Bassi avevano criticato l’adozione di questo metodo. La modalità di scelta è stata volutamente opaca, con la scelta della votazione segreta. Scegliere la sede di un’agenzia europea non è una questione di coscienza, è una scelta che riguarda tutti i paesi membri. Nessuno di essi ha però il coraggio di rivendicare la propria politica, trincerato dietro lo scrutinio segreto. Lo scopo della votazione teoricamente era di trovare la miglior sede possibile: le candidature erano basate su solidi dossier di dati. La scelta finale non è però dovuta a criteri oggettivi ma ad un intreccio di giochi politici e casualità. Cercando di ricostruire le scelte dietro la votazione si desume che probabilmente la Slovacchia si è astenuta, mentre Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei, ha ringraziato Cipro, Grecia, Malta e Romania per il loro supporto. Ignoti gli altri votanti: secondo alcune ipotesi Francia, Germania e Spagna supportavano la candidatura di Amsterdam, mentre Svezia e paesi dell’est (tra cui la Croazia) sostenevano quella di Milano. L’Italia ha dimostrato di poter portare avanti la candidatura di una sua città, nemmeno capitale, in grado però di fronteggiare quelle europee. Ma, come ha commentato Gozi stesso, “sulla monetina non c’è influenza politica che tenga”, nonostante i buoni risultati di Milano, sia nella verifica dei requisiti che nelle votazioni. Francesco Di Nucci

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Fun & Tech

Generazione Z, tra tecnologia e lavoro

Dopo la Generazione X, anni Ottanta, e la Generazione Y,anni Novanta, siamo arrivati alla cosiddetta Generazione Z, che include i nati tra 1990 e 2010, con fasce diverse a seconda di chi la definisce. Tutti nati e cresciuti tra le tecnologie digitali, che influiscono sui loro stili di vita e abitudini, e in un’epoca di precarietà economica, che ha influenzato le loro aspettative sul mondo del lavoro. La LivePerson, azienda statunitense specializzata in chatbot e piattaforme per l’assistenza clienti, ha svolto la ricerca “The digital lives of Millennials and Gen Z” sui nati 1993-1999 in diversi paesi, il loro rapporto con la tecnologia e con gli acquisti, anche rispetto alle generazioni precedenti. È incentrata soprattutto sugli aspetti commerciali, ma se ne ricavano anche altri dati interessanti, come uno stretto legame con la tecnologia. Più della metà degli intervistati preferirebbe uscire di casa senza portafoglio ma con il telefono. Tra il 50% ed il 70% degli intervistati ogni giorno comunica più virtualmente che di persona, il 70% dorme con il telefono a portata di mano. Nonostante questo la maggioranza non vorrebbe una digitalizzazione totale dei servizi: ad esempio nel rapportarsi ad un’assistenza clienti preferirebbero avere a che fare con un persona piuttosto che con un bot, oppure vorrebbero l’automatizzazione solo di compiti più semplici (come una prenotazione) ma preferirebbero il contatto umano per quelli più complessi (come spedire un pacco alle Poste). Generazione Z al lavoro La Accenture, multinazionale del settore consulenza aziendale, ha pubblicato una ricerca intitolata Gen Z Rising, riferita all’ingresso del mondo nel lavoro dei primi laureati della generazione Z (in questo caso definita come i nati tra 1993 e 1999). Ne risulta che il 60% si considera sottoccupato, impiegato in lavori al di sotto delle proprie qualifiche. Allo stesso tempo i neolaureati sono pronti a tutto pur di lavorare. L’82% non avrebbe problemi a cambiare città e/o regione per lavorare, dato questo che indica flessibilità, ma non negativo. Altre statistiche però non sono entusiasmanti: l’82% dei neolaureati si dichiara pronto a svolgere un tirocinio gratuito pur di avere la possibilità di ottenere poi un lavoro pagato. Ricordiamo che la Costituzione tutela il diritto ad una giusta retribuzione, ma non è solo un problema di diritti. Se buona parte di ogni leva di neolaureati è disposta a lavorare senza retribuzione, le aziende possono sfruttare ciò e impiegare (gratuitamente) ogni anno nuova manodopera, creando un circolo vizioso. I nuovi neolaureati sarebbero disposti a lavorare gratuitamente per un lavoro che però non vedranno mai poiché ci sarà sempre qualcun altro dopo di loro disposto a svolgerlo senza essere retribuito. Stesso problema sugli orari di lavoro: il 52% degli intervistati considera accettabile lavorare anche di sera e/o nei fine settimana. Ovviamente gli unici a guadagnarci da tutta questa disponibilità sono i datori di lavoro. D’altro canto emergono anche numerosi aspetti positivi, come una maggior confidenza con le nuove tecnologie, voglia di migliorare la propria posizione e disponibilità ad apprendere nuove conoscenze. La conclusione è ambivalente: la Generazione Z è abituata ad […]

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Libri

Zucchero filato volante, truce fiaba di Fernando Camilleri

Zucchero filato volante, primo scritto di Fernando Camilleri, è stato pubblicato ad agosto 2016 per Eretica Edizioni. Il libro si apre con il misterioso incontro di Felice, undicenne che vuol diventare astronauta, con un nano in un bosco. Un’apertura da fiaba, ma ben presto i toni virano verso tutt’altro genere: efferati omicidi sconvolgono il paese di Alerte, dove abita Felice. Zucchero filato volante: fantasy angosciante Zucchero filato volante rientra nel genere della fiaba, visti gli elementi fantastici, ed in quello della favola per la morale esplicita, con una trama che cattura l’attenzione del lettore. Le pagine volano mentre si rimane intrappolati nel ritmo angosciante della narrazione e non si vede l’ora di arrivare al finale per scoprire tutti i retroscena della vicenda. Una riflessione sullo sfruttamento della natura da parte dell’uomo costituisce la morale della lettura, anche se in realtà è abbastanza scollegata dalla macabra vicenda, incentrata sulle disgrazie dovute al sogno di Felice. “Angosciante” è l’aggettivo più adatto alla trama del libro, poiché i protagonisti sono ancorati al loro destino di morte, senza poter cambiare nulla con le proprie scelte. Spesso sono persone che hanno avuto problemi nella vita e per loro non c’è redenzione: si trovano «al posto sbagliato nel momento sbagliato». Dai primi capitoli si capisce che il libro avrà un andamento tragico che alla fine lascerà con l’amaro in bocca. I personaggi sono bloccati in un meccanismo asfissiante, più grande di loro, e la narrazione sembra bloccata su dei binari. Come una locomotiva, si dirige verso l’impatto finale: solo che in Zucchero filato volante non ci sono binari morti o ingiustizie da riparare, solo persone bloccate in un destino ineluttabile, deciso da una spietata divinità. Il ritmo della narrazione è serrato, si alternano pagine necessarie alla descrizione della vicenda poche pagine descrittive necessarie ad inquadrare di volta in volta i personaggi appena introdotti, già prossimi alla morte o a qualche esperienza che segnerà il resto della loro vita. Tolta la morale che riguarda solo incidentalmente la vicenda, Zucchero filato volante si può definire un fantasy crudele, nel quale i protagonisti sono impotenti ed inchiodati ad un destino già segnato. Una fiaba senza lieto fine, che lascia allo stesso tempo turbati, dalla narrazione e dalla sua ineluttabilità, e soddisfatti, per aver raggiunto il finale ed essere stati così assorbiti dalla lettura.

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Fun & Tech

Stephen Hawking: resa pubblica la tesi di dottorato

L’Università di Cambridge ha reso accessibile al pubblico la tesi di dottorato di Stephen Hawking, dietro permesso dell’astrofisico, la cui vita è stata narrata nel film La teoria del tutto. La tesi, intitolata Properties of expanding universes, era precedentemente accessibile solo recandosi fisicamente all’università oppure dietro pagamento di una quota di 65 sterline. Ora è liberamente accessibile online ed Hawking ha dichiarato “In questo modo spero di ispirare sempre più persone in tutto il mondo a guardare le stelle e a chiedersi quale sia il nostro posto nell’universo”. L’argomento non è di facile comprensione: nascita ed espansione dell’universo, con conclusioni di rilevanza tale da aver aiutato Hawking a diventare poco tempo dopo la laurea Professore al Gonville e Caius College dell’Università di Cambridge. Ma a dispetto di questo la pubblicazione ha avuto un successo inaspettato: il numero di download è stato tale da creare temporaneamente problemi ai server dell’università con ben 60.000 accessi. Ovviamente non provengono solo dal mondo accademico, ma anche dal pubblico generale: “È meraviglioso sapere quante persone hanno già dimostrato interesse a scaricare la mia tesi e spero che non rimarranno delusi ora che hanno finalmente accesso”, il commento del fisico e matematico. Stephen Hawking: Proprietà degli universi in espansione su Open Access La pubblicazione della tesi di Hawking è la parte più eclatante del progetto Open Access dell’Università di Cambridge. Scopo dell’iniziativa è convincere anche altri accademici a rendere pubblici i loro lavori, ed Hawking si è prestato a fare da “esempio” per i colleghi: “Chiunque, ovunque nel mondo dovrebbe avere accesso libero e non ostacolato non solo alla mia ricerca, ma anche a quella di qualunque grande mente che si interroga sullo spettro dell’umana comprensione”. Iniziativa non da poco, visto che come spiega Jessica Gardner, direttrice della biblioteca dell’Università di Cambridge, “La Biblioteca Universitaria di Cambridge ha una storia di 600 anni e ospita i documenti di grandi personaggi come Isaac Newton e Charles Darwin, mentre la nostra biblioteca digitale, Apollo, ospita oltre 200.000 oggetti digitali, tra cui 15.000 articoli di ricerca, 10.000 immagini, 2.400 tesi e 1.000 set di dati. Gli articoli resi disponibili sono stati scaricati da quasi tutti i paesi del mondo, ricevendo solo nel 2017 oltre un milione di download”. Un’iniziativa del genere porta vantaggi non solo a chi può accedere liberamente ai risultati delle ricerche, ma anche ai ricercatori stessi, poiché i loro lavori non sono confinati nelle riviste di settore ma ottengono una maggiore visibilità. La disponibilità dei lavori su Open Access è anche una “questione di principio”, legata alla volontà di rendere universalmente accessibili i risultati della ricerca: come è riportato sullo stesso sito istituzionale, una buona parte della ricerca nel Regno Unito è finanziata con fondi pubblici, inoltre i ricercatori non ricevono entrate in denaro dalla pubblicazione dei loro lavori, eppure la consultazione di questi è a pagamento. Francesco Di Nucci

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Libri

Il futuro distopico in Ambrose, di Fabio Carta

Ambrose: siamo in un imprecisato futuro distopico, dove lo realtà virtuale impera, lo spazio è dominato dalle corporazioni del Libero Mercato Orbitale e la Terra è sconvolta dalla Terza Guerra Mondiale o Grande Jihad tra tra Patto Atlantico e Califfato. In questa guerra è coinvolto Kaarl, alias CA (Controllore Ausiliario), carne da cannone rinchiusa in un esoscheletro pilotato esternamente. Destinato alla morte per malattia spera di morire in guerra finché nella sua vita non entra Ambrose: a metà tra voce nella sua testa ed entità autonoma, Ambrose si presenta a CA come una rosa stillante ambra. Così CA e Combo, l’IA che lo supporta in battaglia, si troveranno coinvolti in una serie di eventi che li porteranno a mostrare una nuova utopia all’umanità. Ambrose: terzo libro di Fabio Carta Ambrose, edito da Scatole Parlanti, è il terzo libro di Fabio Carta, autore della serie Arma Infero (Il mastro di forgia e I cieli di Muareb) e del racconto lungo Megalomachia. Il libro presenta una serie di spunti interessanti sulla società contemporanea, ipotizzando l’esasperazione dei suoi problemi. I contrasti religiosi sfociano in una guerra mondiale mentre il capitalismo sfrenato finisce per creare, nello spazio, una società dove le persone coincidono con la loro vita economica. Tutto questo mentre ovunque la realtà virtuale finisce quasi per prendere il posto del mondo vero, persino al fronte, dove i combattenti sono pilotati da remoto come in una sorta di videogioco. E questa è solo una piccola parte dei problemi che affliggono l’universo di CA, coinvolto con Ambrose in una guerra lunga e sanguinaria. Pur essendo ambientato in una guerra in Ambrose non è l’azione ad avere la parte principale, quantomeno l’azione nel mondo reale. In battaglia CA è letteralmente pilotato dall’esterno assieme alla sua tuta, quindi lo svolgimento principale è nel cyberspazio della realtà virtuale o nei dialoghi tra CA e Ambrose. Dialoghi che oscillano tra realtà e follia, avvolti dal dubbio sull’identità di Ambrose. Voce nella testa di CA dovuta alla malattia o entità autonoma nata per motivi sconosciuti? E perché Ambrose è in grado di influenzare la realtà? Complici queste premesse, la trama coinvolge facilmente il lettore ed il libro si legge d’un fiato, pur di conoscerne gli sviluppi e scoprire il finale, tutt’altro che scontato. La lettura sarebbe però ancora più scorrevole se non vi fossero alcuni impedimenti. Quando CA, Combo ed Ambrose si trovano a discutere dei “massimi sistemi” dell’universo sono impiegati numerosi termini tecnici della filosofia: questo rende sì il discorso più preciso per i tecnici, ma il lettore si trova praticamente tagliato fuori da numerosi dialoghi che risultano incomprensibili senza una precedente conoscenza dei termini impiegati o l’uso di un buon vocabolario. In altre parti del libro capita di trovare termini desueti e/o di registro elevato, insieme a termini apparentemente d’ambito tecnologico/fisico che in realtà non hanno significato e servono a dare solo una patina futuristica. Infine il ritmo della narrazione è altalenante, tra le concitate fasi di combattimento ed il lento delle “visioni” di CA, quest’ultimo tale […]

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Fun & Tech

Mining di criptovalute: nuova frontiera del malware

È solo di qualche mese fa la storia di WannaCry, virus che cifrava i dati degli utenti chiedendo un riscatto in bitcoin, ma quel tipo di virus è già diventato obsoleto. Pur avendo avuto una notevole diffusione (centinaia di migliaia di computer) WannaCry aveva raccolto un ben misero bottino al confronto con i danni (poco più di centomila dollari). Tra le cause dell’insuccesso anche la difficoltà del metodo di pagamento: non è alla portata di tutti gli utenti acquistare bitcoin online e spedirli ad un dato indirizzo, anche avendo le istruzioni. Sono nati così dei nuovi malware che generano entrate sempre tramite le cosiddette criptovalute, ma in modo diverso. Criptovalute, queste sconosciute È qui necessaria una breve digressione: le criptovalute sono delle “monete virtuali” basate sulla crittografia. Non sono gestite da una banca centrale ed il loro valore è teoricamente basato sulla quantità di calcoli necessaria per forgiarne di nuove (in gergo questo processo è detto mining) e sui costi per lo svolgimento dei calcoli (hardware ed elettricità). In pratica il valore effettivo dipende fortemente da coloro che fanno da intermediari per la conversione in valute esistenti. Altro punto forte delle criptovalute è l’anonimato che offrono nelle transazioni, che non sono riconducibili ad una determinata persona, fatto che ha contribuito alla loro diffusione sul dark web per transazioni illecite. Tra le più famose abbiamo Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero, ma ne esistono centinaia ed il loro valore oscilla tra pochi centesimi e migliaia di dollari. Torniamo ora ai nuovi tipi di malware progettati per sfruttare le criptovalute. Vista la difficoltà nell’estorcere denaro agli utenti, la soluzione che è stata trovata è quella di sfruttare il loro hardware per fare mining. Il mining consiste essenzialmente nel far svolgere dei calcoli ad un computer per risolvere determinati problemi matematici. La loro soluzione rappresenta la criptovaluta, poi convertibile anonimamente in comune denaro. Teoricamente questo processo è realizzabile con una qualsiasi delle criptovalute, ma attualmente la più utilizzata è Monero, che unisce un discreto valore ad una relativa facilità dei calcoli neccessari. Ovviamente i costi in elettricità e hardware sono a carico dei malcapitati le cui macchine sono state colpite. Un altro metodo è dato dall’utilizzo di script web per effettuare mining tramite i browser dei visitatori. Software come CoinHive nascono teoricamente come alternative alla pubblicità, per permettere ai gestori di siti web di guadagnare in criptovalute tramite i calcoli svolti dagli utenti. Il funzionamento è semplice: quando gli utenti visualizzano la pagina web caricano uno script che inizia ad eseguire in background calcoli per mining di criptovaluta. I guadagni saranno poi divisi tra il gestore del sito ed il creatore del software. Questo può però avvenire anche senza il consenso dell’utente, che potrebbe ritrovarsi il pc paralizzato nello svolgere calcoli per conto di terzi all’apertura di una pagina web. Finora un codice del genere è stato incluso in siti Internet (PirateBay, come esperimento per un’alternativa alla pubblicità), estensioni per browser (SafeBrowse per Chrome, ma in questo caso si sospetta più un attacco che un […]

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Fun & Tech

Ataribox: novità sulla console della Atari

Questa estate la Atari aveva annunciato di voler ritornare sul mercato delle console dopo anni di assenza. Finora della console erano noti il nome, Ataribox, l’aspetto estetico, basato sull’Atari 2600, e poco altro. Ora sono stati pubblicati altri dettagli, a partire dal prezzo che oscillerà sui i 250/300 dollari. Dal punto di vista hardware la console userà un processore personalizzato della AMD con grafica Radeon, quindi si baserà presumibilmente su un processore x86/64, simile a quelli usati nei computer. (Ricordiamo che invece negli smartphone si utilizzano processori ARM). Ataribox, altri dettagli Come sistema operativo utilizzerà un sistema basato su Linux, con un’interfaccia che secondo la Atari sarà progettata per le televisioni e di facile utilizzo. Secondo le dichiarazioni ufficiali questo permetterà all’utente di personalizzare il sistema operativo e di integrare funzioni aggiuntive come la fruizione di streaming, musica ecc. La scelta di Linux è dovuta probabilmente a ragioni soprattutto pratiche: evita di dover sviluppare da zero un sistema custom ma fornisce una base ben consolidata, inoltre permette di utilizzare le applicazioni già esistenti che sono compatibili con Linux. Infatti il comunicato stampa riporta che sarà possibile utilizzare l’Ataribox come un normale computer per accedere a social network, navigare su Internet e utilizzare anche giochi di altri rivenditori purché compatibili con Linux. Scelta che amplia notevolmente il parco titoli della console, basti guardare i giochi compatibili Linux disponibili sui noti store GOG.com e Steam. Sull’Ataribox saranno disponibili numerosi titoli storici dell’Atari aggiornati  nonché giochi prodotti appositamente per la console, anche se al momento non si hanno ulteriori dettagli. Ataribox, un progetto di crowdfunding Come già annunciato, la produzione della console sarà finanziata tramite un’operazione di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo che dovrebbe partire a breve, mentre l’uscita dell’Ataribox è prevista per la primavera 2018. Secondo la compagnia questo permetterà di coinvolgere gli acquirenti nel processo di produzione. I n pratica consente di ridurre i rischi economici tramite un finanziamento esterno e di  comprendere se c’è un interesse sufficiente da generare un ritorno economico per la compagnia. Con l’uscita di alcuni dettagli sono anche iniziate le critiche al progetto, probabilmente non del tutto infondate. Innanzitutto il prezzo è simile a quello di altre piattaforme videoludiche esistenti e al momento non sono stati annunciati giochi appositi per la console in grado di trainare le vendite. L’Ataribox è stata anche paragonata al progetto Steam Machine, potenti macchine per il gaming tramite Steam, che avrebbero dovuto rimpiazzare Windows nel settore gaming ma sono state un flop commerciale. L’obiettivo dell’Ataribox è però ben più modesto, a partire dal prezzo: una Steam Machine parte da una base di 600$. Il successo della console Atari dipenderà dall’hardware installato e dal rapporto prezzo/prestazioni, che potrebbe renderla capace di gareggiare non con le altre console ma con i computer pensati per applicazioni ludiche.

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Musica

“Non ascoltare in caso d’incendio”: la trilogia di Davide Buzzi

“Non ascoltare in caso d’incendio” è l’ultimo album di Davide Buzzi, in uscita il 1° ottobre. È il suo quarto disco, primo della serie che si intitolerà “La trilogia”, con uscita prevista tra il 2017 ed il 2019. I testi sono opera di Buzzi stesso, tranne in “Canzone d’addio”, inedito del milanese Massimo Priviero e “A muso duro” di Pierangelo Bertoli. Gli arrangiamenti sono del chitarrista Alex Cambise, anche produttore dell’album, al quale hanno collaborato anche Massimo Priviero Dario Gay e Jason Kemp. Davide Buzzi: non solo rock Il rock è il genere principale dell’album con il suo suono aggressivo e “cattivo”: è il caso di “Te ne vai”, traccia di apertura del cd che parla di responsabilità nell’affrontare la vita. Ma molti dei brani hanno un ritmo più lento, dovuto anche ai testi più riflessivi, meno arrabbiati, basati su storie di vita. Per rendersene conto basta ascoltare “Alice e le ali”, storia di una donna e dei suoi sogni infranti da una vita dura oppure “Salvatore Fiumara”, storia di un trombettiere del 121° fanteria, al fronte nella I Guerra Mondiale. Suo malgrado il trombettiere diventa simbolo dei tanti giovani coinvolti in una guerra inutile, delle loro vite, emozioni e soprattutto tragedie. Notevole anche la ballata “In dra vita d’un omm”, ballata con un ritmo suggestivo dato dal testo in dialetto di Aquila, piccolo villaggio ticinese: una riflessione sulla piccolezza dell’uomo rispetto all’universo. Struggente nonostante l’utilizzo del dialetto stretto la renda di difficile comprensione. “Non ascoltare in caso d’incendio” risente anche di influenze country, in “On the road”, versione italiana (ad opera di Davide Buzzi) di un brano inedito dell’australiano Jason Kemp su di un viaggio on the road di padre e figlio. Un’esperienza fondamentale per l’autore, tale da ricordarla vividamente a distanza di anni. Con “Aspetterò” si ritorna infine al rock aggressivo, sfondo ideale per un testo basato sulle esperienze di una vita, su attese, fiducia, amicizia e rese di conti con il passato. In ordine sparso queste sono solo alcune delle canzoni dell’ultimo album di Davide Buzzi: ognuna delle mancanti meriterebbe un capitolo a sé. “Non ascoltare in caso d’incendio” è il lavoro di un artista maturo (venticinque anni di carriera): il prodotto finale è un album di 11 tracce da quattro minuti circa (cui va aggiunta la versione radio di “Te ne vai”) coinvolgenti e profonde. Un buon inizio per un progetto impegnativo come quello di una trilogia. Francesco Di Nucci

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Recensioni

Ryuko volume 1: Yakuza e vendette

Il 31 agosto la Bao Publishing ha pubblicato il primo volume (il secondo uscirà ad inizio 2018) del manga Ryuko di Eldo Yoshimizu. Classe 1965, l’autore è un mangaka indipendente e Ryuko è il suo primo manga, pubblicato nel 2011 ed ora tradotto in Italia. La storia inizia con un colpo di stato nel regno di Forossyah, in Medio Oriente. Il re prima di morire affida la figlia Barrel a Ryuko, donna boss di un clan della Yakuza che ha affari nel regno, finché diciotto anni dopo le due sono costrette alla fuga dal paese. Ma il loro passato non è quello che credevano: Barrel scopre di essere di famiglia reale, Ryuko invece dei segreti sui motivi che hanno costretto la sua “famiglia” a fuggire dal Giappone: così per maestra e allieva arriva l’ora della vendetta tra intrighi internazionali, faide tra clan e ripicche incrociate risalenti fino all’invasione sovietica dell’Afghanistan. Ryuko: intreccio di bene e male Innanzitutto Ryuko è un manga di azione, il ritmo della storia è incalzante tra sparatorie, sequestri, e una continua scoperta di segreti inconfessabili. Si aggiunga che ogni personaggio ha qualcosa nel suo passato che torna per perseguitarlo: da Barrel che è orfana del re a Nikolai perseguitato dal pensiero della guerra in Afghanistan. Date le premesse, i colpi di scena non mancano e la trama coinvolge, ma la storia si interrompe ad un punto cruciale: questo è solo il primo volume e si rimane in attesa della pubblicazione del seguito. Eldo Yoshimizu è considerato un erede del gekiga, termine che indica manga con storie più introspettive, pensate per un pubblico adulto; basta guardare al tema principale di Ryuko, che secondo lo stesso autore è la complementarietà del bene e del male: nel fumetto persino spietati mafiosi della Yakuza e duri dittatori arabi possono avere una morale. Altro tema è il rapporto tra padri e figlie: sia Ryuko che i suoi nemici hanno rapporti familiari sconvolti dall’appartenenza alla criminalità organizzata, anche se va detto che il manga di Eldo Yoshimizu non è certo considerabile un documento attendibile su tale problematica. Il volume è composto da 256 pagine in bianco e nero, con un’impaginazione particolare: esso va sfogliato come un normale fumetto (normalmente i manga si leggono dalla fine del volume verso l’inizio) mentre le vignette conservano l’ordinamento giapponese e si leggono a partire dalla vignetta in alto a destra. Questo può disorientare il lettore e come effetto secondario “spezza” le vignette a due pagine su facciate diverse: è un problema tipico dei manga con impaginazione “occidentalizzata”: forse sarebbe stato meglio conservare quella originale. Però una volta compreso il metodo di lettura si viene attirati nella storia dallo stile di Yoshimizu, che sfrutta il contrasto tra i due colori per sottolineare i momenti più drammatici della storia ed il movimento nelle scene di combattimenti. Francesco Di Nucci

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Glossario tecnico su Android

Android è il sistema operativo installato sul 60% circa degli smartphone e spesso si sentono termini ad esso legati dei quali non si conosce il significato, come root, OTA, recovery, flash. Facciamo un po’ di chiarezza sui termini più oscuri con questo glossario. Attenzione: alcune procedure qui descritte possono danneggiare, anche irreversibilmente gli smartphone o invalidarne la garanzia. Nel caso decidiate di approfondire e metterle in pratica è a vostro esclusivo rischio e pericolo. Android: il glossario * ADB: strumento incluso in Android Studio, nello specifico serve ad inviare comandi allo smartphone. * Android: è un sistema operativo, del codice che gestisce l’hardware dello smartphone (ormai un vero pc in miniatura) e permette di eseguire dei programmi su di esso. * Android Studio: insieme di software per creare software per Android e fare debug, individuazione e risoluzione di difetti nei software in sviluppo. * Bootloader: software che gestisce l’avvio del telefono. Permette avvio normale, in Fastboot Mode, in Recovery Mode. * Brick: condizione di telefono che è incorso in problemi, solitamente software, tali da renderlo inutilizzabile in modo potenzialmente definitivo. * Driver: software necessario per la corretta comunicazione tra pc e smartphone. * Fastboot Mode: modalità nella quale si possono inviare dei comandi da un pc ad un telefono ad esso collegato via cavo. Richiede l’installazione di Android Studio. * Factory Mode: modalità nella quale si possono effettuare test sull’hardware, ottenere informazioni o cancellare la memoria del telefono. È utilizzata nelle fabbriche a scopo di test, di solito è solo in cinese, è vivamente sconsigliato mettervi mano. * Firmware: insieme di tutto il software installato sullo smartphone: sistema operativo, recovery e parte dedicata alla gestione dell’hardware. * Flash: installazione di una Rom su di un telefono tramite ADB e Fastboot Mode. * Modding: creazione ed uso di software modificato. Ad esempio: installazione di versioni modificate di Android, acquisizione dei privilegi di root. * OTA: Over The Air, aggiornamento del firmware del telefono, distribuito dal produttore. Permette di aggiornare il sistema senza cancellare i dati o usare la Recovery Mode. Prima di effettuarne è comunque d’obbligo un backup. * OTG: On The Go, dispositivi e software che permettono di collegare allo smartphone periferiche quali tastiere e chiavi usb. * Recovery Mode: modalità dello smartphone da utilizzare in caso di problemi. Permette di fare e caricare backup, riportare il telefono alle impostazioni di fabbrica, effettuare aggiornamenti. * ROM: termine usato impropriamente che indica i file per installare una certa versione di Android sul telefono. Può essere una versione modificata con i privilegi di root già attivati, interfaccia riprogettata o altre differenze dalle versioni di Android ufficiali. Si vedano alcuni esempi qui. Normalmente in informatica indica una Read Only Memory, memoria di sola lettura. * Root: utente che ha il controllo totale del sistema operativo e può eseguire ogni tipo di operazione. Su Android di norma non è presente un utente root per motivi di sicurezza poiché un utente root e le app da esso eseguite possono impartire ogni comando, anche dannoso, allo […]

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Ataribox: il ritorno dell’Atari

Negli anni ’70 e ’80 la Atari era una delle compagnie più importanti nell’ambito di computer e videogiochi. Tra i suoi prodotti più famosi vi sono l’Atari 2600, una delle prime console per videogiochi ad avere un’ampia diffusione, e l’Atari ST, serie di personal computer. In quegli anni ha segnato la storia del mercato dei videogiochi, ma a partire dagli anni ’90 è iniziato il declino. Una serie di investimenti andati male seguiti da vari passaggi di proprietà hanno portato l’Atari ad occupare oggi un ruolo marginale. Questo potrebbe cambiare con l’annuncio di un nuovo prodotto, l’Ataribox. Ataribox, console evanescente L’Atari ha annunciato che ritornerà sul mercato delle console con l’Ataribox, di cui però al momento non si sa quasi niente. Le uniche informazioni disponibili, ricavabili dalla newsletter ufficiale, sono relative a due versioni della console, una delle quali richiama la vecchia 2600. Si sa, inoltre, che l’Ataribox avrà una connessione HDMI, 4 porte USB ed un lettore di schede SD. Altra notizia ufficiale è che probabilmente la produzione della console, quando avrà inizio, sarà finanziata con una campagna di crowdfunding. Le informazioni sicuramente non sono molte, si passa poi alle congetture. Partiamo dall’hardware: per alcuni sarà una console in grado di rivaleggiare con Playstation 4 e Xbox One, per altri sarà più orientata verso il retrogaming (l’utilizzo di videogiochi vintage). Sicuramente sfrutta lo stesso filone “nostalgico” già usato ad esempio dalla Nintendo con le riedizioni di NES e SNES, console anni ’90 della società giapponese. Stesso ragionamento per i giochi disponibili: dalle poche notizie rilasciate si evince che la produzione sarà incentrata su riedizioni dei giochi “classici” anche se saranno disponibili titoli moderni, ma non sono stati diffusi esempi né in un caso né nell’altro. Ovviamente non sono stati annunciati data e prezzo di lancio e probabilmente nel prossimo futuro non si avranno altre notizie a proposito dell’Ataribox. Vista questa mancanza di dettagli si può pensare che, nonostante gli articoli ottimisti circolanti, finora l’Ataribox esiste solo come operazione di marketing, sospetto aumentato dal fatto che nessuno l’ha vista realizzata. Le uniche prove dell’esistenza della console sono infatti delle immagini che ne mostrano solo l’esterno e potrebbero essere solo delle “scatole” vuote. Nessuna software house ha affermato di star producendo giochi per l’Ataribox, e del resto non è possibile nemmeno volendo, dato che non sono state pubblicate le specifiche da rispettare ed i software da usare per creare giochi per la console. Se così fosse la pubblicità fatta finora all’Ataribox sarebbe un modo per capire se si tratta di un affare realizzabile e redditizio. Il sospetto diventa certezza quando nei comunicati stampa ufficiali si legge che “Le groupe Atari a annoncé la « (…) préparation d’une campagne de relations publiques et de crowdfunding pour tester la viabilité d’un nouveau produit hardware pour les jeux vidéo ». Le Groupe a depuis diffusé une vidéo dévoilant un premier design de ce nouveau produit, dont les fonctionnalités et les caractéristiques techniques seront annoncées selon l’avancement des travaux.”. Tradotto e sintetizzato significa proprio che […]

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WiFi Italia: rete nazionale gratuita

Questo mese è stato lanciato in pompa magna il progetto WiFi Italia, finanziato da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dei Beni Culturali, Agenzia Digitale e Infratel Italia. L’obiettivo è la creazione di una “federazione” di reti WiFi tramite la quale turisti e cittadini si possano connettere gratuitamente ad Internet e ad una serie di servizi utili. Secondo gli ideatori Wi-Fi Italia servirà da incentivo al turismo e diffonderà tra i cittadini la possibilità di connettersi ad Internet. Per il ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini, “La nuova app Wifi°Italia°It è uno strumento indispensabile per il turismo, settore in crescita esponenziale che può e deve essere governato tramite il digitale. Il Wifi può essere uno straordinario strumento per aiutare a promuovere un turismo diffuso, segnalando i siti sovraffollati e suggerendone altri in prossimità, e per fare sempre più dell’Italia una meta di un turismo colto, sostenibile e intelligente”. WiFi Italia: i dubbi Questa è la teoria, con WiFi Italia che è uno strumento fondamentale per il turismo ed i servizi al cittadino. Il problema è nella pratica: innanzitutto i tanto decantati servizi al momento non esistono, né per i turisti né per i cittadini. In molti casi è la stessa rete a non essere diponibile: basta controllare la mappa delle reti federate. I punti di accesso sono pochissimi anche nelle grandi città, al Sud sono praticamente inesistenti, con un solo punto d’accesso a Bari. Quindi è stato fatto un lancio in grande stile per un progetto che è quantomeno in piena fase di sviluppo. Altra problematica è nella modalità di connessione: al momento occorre installare sul proprio cellulare una app che in teoria, dopo una registrazione, ricerca gli hotspot più vicini e permette di passare da un access point all’altro senza perdere la connessione ogni volta. Significa che solo gli smartphone possono connettersi a WiFi Italia, mentre il sito dell’iniziativa recita che “Nelle versioni future della APP, renderemo possibile la registrazione con SPID e l’accesso per i PC portatili e pad”, ma al momento questa possibilità esiste solo sulla carta, come i servizi. Ci sono anche dubbi di tipo “teorico”, a partire da preoccupazioni sulla privacy. Di fatto WiFi Italia costituisce un enorme sistema centralizzato di dati sensibili poiché chi gestisce il sistema ha a disposizione i dati anagrafici dell’utente, la sua posizione e ovviamente i dati di navigazione. Il sito ufficiale rassicura che sarà effettuata solo una “analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi” ma non è possibile reperire in alcun modo le condizioni alle quali è offerto il servizio (i cosidetti TOS, Terms of Service). Altro punto oscuro è la partecipazione dei privati: mantenere una rete WiFi ha un costo. Non si capisce quindi perché dovrebbero partecipare e non è chiara nemmeno la modalità poiché sul sito è presente solo un invito a scrivere una mail per ottenere dei chiarimenti. Per ultimo il dubbio più importante: come può una connessione WiFi invogliare i turisti […]

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Edilizia abusiva ad Alessandria d’Egitto

L’abusivismo edilizio è un problema in molti paesi ma in Egitto sta assumendo dimensioni enormi. Un esempio è dato dal crollo di un palazzo nel quartiere “Azarita” di Alessandria d’Egitto. Il 31 maggio (o il 1 giugno, le notizie sono discordi) un palazzo di tredici piani si è inclinato al punto da schiantarsi nell’edificio antistante. Miracolosamente non vi sono stati né morti né feriti e i due edifici sono stati evacuati. Il palazzo crollato, una sorta di “torre pendente” alessandrina, è rimasto in tale stato per 21 giorni finché non è stato demolito da squadre dell’esercito: queste hanno affermato che è stata una delle demolizioni più difficili che abbiano mai affrontato. Secondo i residenti il palazzo è diventato instabile dopo il crollo di un edificio vicino che fungeva da supporto: la “torre pendente” era stata costruita come edificio di quattro piani, aumentati poi a tredici. Secondo l’Egypt Indipendent l’edificio era stato costruito nel 2002 e già nel 2004 era stato oggetto di un’ordinanza di demolizione per motivi di sicurezza, mai eseguita. Ora i residenti sono stati sfollati in una vicina moschea, con un sussidio per provvedere ad un alloggio temporaneo e 21 case sono state finora assegnate ai coinvolti nel crollo. La “torre pendente” di Alessandria d’Egitto Questo crollo è però solo la punta di diamante dell’emergenza edilizia egiziana. Secondo il Built Environment Observatory, gruppo di ricerca egiziano, ogni anno in Egitto ci sono circa 400 crolli, con 200 morti e 800 famiglie sfollate: nella sola Alessandria d’Egitto si stima che gli edifici non sicuri siano oltre 14,000. Le cause di questo disastro vanno ricercate nella corruzione e nell’aumento della domanda di alloggi. Da un lato la popolazione è in crescita e ciò porta ad un aumento della domanda, inoltre spinge anche gli abitanti ad ignorare eventuali illegalità pur di avere una casa. La causa principale è però la corruzione, anche secondo fonti interne agli ispettori edili governativi. In Egitto le normative sull’edilizia esistono e sono anche piuttosto stringenti, ma non vengono applicate. In particolare capita che, spesso dietro mazzetta, i funzionari decidano di infliggere una multa al proprietario dell’edificio non a norma piuttosto che emettere un’ordinanza di demolizione. Il proprietario così ripaga la multa con i soldi derivanti dall’affitto dei piani abusivi e in caso di disastri la responsabilità è del un cosiddetto kahool, un prestanome con nulla da perdere che figura come proprietario dell’edificio in cambio di denaro. Nonostante la risonanza del caso della “torre pendente” d’Alessandria d’Egitto sono però in molti a credere che non cambierà niente e che continueranno ad accadere episodi simili. Francesco Di Nucci

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Incendio sul Vesuvio, oltre 100 roghi in Campania

In queste ore un incendio divampa sul Vesuvio con violenza inaudita. Il fronte delle fiamme ha raggiunto i due chilometri, in via precauzionale sono stati evacuati degli edifici a Boscotrecase, Trecase, Torre del Greco, Terzigno. Due gli incendi principali, uno partito da Ercolano, l’altro da Ottaviano, che si sono poi uniti: si sospetta un’origine dolosa. La situazione è grave anche nel resto della regione: sono in corso circa 100 incendi, troppi per non sospettare una matrice dolosa. In totale in Campania sono schierati 600 uomini, elicotteri della regione e mezzi nazionali: Sikorsky S-64 e due Canadair su un totale nazionale di dodici. Nella zona del Vesuvio sono impiegati 200 uomini (SMA Campania e Vigili del Fuoco), due elicotteri (Protezione Civile e Regione Campania) e i due Canadair. La situazione è comunque grave e Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, invoca l’intervento del governo e l’invio dell’esercito. Incendio sul Vesuvio: cenere nell’Avellinese Sono interessati i comuni di Boscotrecase, Ercolano, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Torre Annunziata, Trecase, con effetti che vanno dal fumo che si diffonde in città all’evacuazione preventiva di edifici. Per dare un’idea delle proporzioni dell’incendio: la cenere è arrivata persino nell’Avellinese. La nube è visibile da tutte le località attorno al Vesuvio ed oggi è arrivata quasi ad impedirne del tutto la visione. In più punti sono state visibili fiammate di notevole intensità ed estensione. Finora l’incendio ha già arrecato gravi danni al parco del Vesuvio e si è esteso notevolmente, solo nei prossimi giorni sarà possibile spegnerlo e valutare i danni. Questo evento non può non portare ad alcune riflessioni sul tema della prevenzione. La causa dell’incendio è probabilmente dolosa e non sarebbe nemmeno la prima volta. Possibile che non vi sia modo di arginare il fenomeno? Quali sono gli interessi che portano a scatenare un incendio di tali proporzioni? Inoltre, visto che l’emergenza incendi si ripropone ogni estate, sarebbe forse il caso di potenziare i mezzi a disposizione di Protezione Civile e Vigili del Fuoco, con Canadair ed elicotteri, anzichè acquistare i famigerati F35. Francesco Di Nucci

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Multa da record: Google dovrà pagare 2,42 miliardi

La Commissione europea, organo dell’UE con numerose competenze tra cui quella di antitrust, ha inflitto a Google una multa di 2,42 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca. Google ora ha 90 giorni di tempo per mettersi in regola con le prescrizioni della commissione. Se non lo farà per ogni giorno di violazione dovrà pagare il 5% del fatturato giornaliero di Alphabet, società che raccoglie gli introiti di numerose attività del gruppo Google. La decisione arriva dopo un’indagine durata sette anni sul servizio ora noto come Google Shopping che permette di confrontare prodotti di ogni tipo. L’infrazione che ha portato alla multa non riguarda il servizio in sé ma il suo posizionamento all’interno delle ricerche effettuate su Google. Infatti se un utente cerca su Google un prodotto i risultati di Google Shopping sono posti in evidenza in alto, mentre altri servizi di comparazione simili si trovano nella colonna dei risultati generici, mettendo così in risalto i risultati di Google. Nelle prove effettuate dalla Commissione risulta che il primo risultato di un servizio di comparazione diverso da Google Shopping si trova a pagina 4 delle ricerche. Ed è provato che la prima pagina totalizza il 95% delle visualizzazioni, la seconda solo l’1% poi sempre a scendere. La multa non è dovuta al servizio in quanto tale ma al fatto di averlo promosso a scapito della concorrenza. La commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha infatti dichiarato: «La strategia usata da Google per i suoi servizi shopping non era solo attrarre gli utenti rendendo i suoi prodotti migliori di quelli dei rivali. Google ha invece abusato della sua posizione dominante sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust». 2,42 miliardi: multa record La multa da 2,42 miliardi ha segnato un record poiché è la più alta mai inflitta dall’UE, ma è comunque inferiore al massimo imponibile per legge. Questo è infatti il 10% del fatturato di Google, 80 miliardi nel 2016, quindi 8 miliardi. Dal canto suo Google annuncia di essere in disaccordo con la decisione europea e annuncia ricorso. Sostiene infatti che il suo servizio agevola l’utente negli acquisti rispetto agli algoritmi concorrenti e dunque merita una posizione migliore nei risultati. Si annuncia una lunga causa, anche poiché questa non è l’unica indagine europea a carico di Google: anche su Android e AdSense vi sono infattti sospetti di pratiche illecite per ottenere e mantenere una posizione dominante. In ogni caso questa multa segna la fine del web come far-west dove non esistono regole nemmeno per chi opera in ambiti legali. Francesco Di Nucci

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