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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 396 articoli

Food

Donna Luisella: pizza e fritto gourmet e senza glutine a Napoli

Domenica è stata inaugurata a Napoli Donna Luisella, in corso Secondigliano 151 dell’omonimo quartiere. Così la cucina gourmet investe anche il settore della friggitoria, facendo sue le necessità dei clienti, anche celiaci e intolleranti al lattosio. Donna Luisella è una donna forte che si è lanciata con passione insieme alla sua famiglia – i pizzaioli Mirco e Danilo Fusco, la sorella Federica e il papà Claudio – nel mondo dell’imprenditoria, in un quartiere ancora periferico e su un territorio con molte problematiche. Col tempo, tanta pazienza e perseveranza si arriva sempre più lontano, e così ora è stata inaugurata una terza sede, dopo le due precedenti sorte al corso Secondigliano 144 e al corso Vittorio Emanuele 9. Il nuovo locale nasce di fronte “Benvenuti al Sud” e si concentra prevalentemente sulla cucina da asporto, ma ricorrerà anche alla sala della pizzeria storica per far accomodare la clientela durante le degustazioni. Un’attività che si propone di valorizzare il territorio di Secondigliano e che si mette a disposizione anche per aiutare i giovani. Fabiana Costa, presidente dell’Associazione Alabarè, ha voluto presenziare all’inaugurazione in segno ringraziamento verso la famiglia Fusco, che ha messo a disposizione il nuovo locale per tenere dei corsi dedicati ai giovani e per avviarli al lavoro. Presente anche Attilo Albachiara, presidente dell’Associazione Mani D’oro ed organizzatore del Trofeo Pulcinella, per sostenere questo progetto e i fratelli Fusco, già vincitori delle prime due edizione del Trofeo Pulcinella. Donna Luisella: il senza glutine a Napoli diventa gourmet Il taglio del nastro azzurro all’ingresso ha segnato ufficialmente l’apertura di questo locale, grande quanto basta per una produzione da asporto e attento alle intolleranze. È, inoltre, provvisto di un angolo separato comprendente un forno, in modo da evitare possibili contaminazioni e produrre pizza e frittura gluten-free, senza alcun rischio per i clienti celiaci. Donna Luisella si contraddistingue per la qualità delle materie prime e il rispetto per la tradizione e i sapori di una volta, guadagnandosi tanti consensi da decidere di creare un vero e proprio marchio. La serata organizzata per far conoscere la nuova sede ha permesso anche di inaugurare le frittatine gourmet, declinate in cinque diverse versioni:  alla bolognese, con un cuore di salsiccia e friarielli, con polpette, alla genovese e con ripieno di parmigiana di melanzane. A conquistare i presenti anche buonissime pizze, tra le quali quella al baccalà, da sempre proposta come la tradizionale di Donna Luisella e quella al pesto che si distingue per l’impasto più sottile e leggero. Immancabile la pizza fritta, anche senza glutine, e una nuova prelibatezza culinaria pensata per inaugurare al meglio il locale: babà ripieni. Dall’impasto meditato per avere la giusta consistenza e il giusto sapore, con ripieni di salsicce e friarielli oppure alla genovese con polpettine, sono stati una piacevole scoperta per il palato. Tutto dà l’idea di un menù elaborato per non far mancare nulla ed offrire una scelta vasta ma non dispersiva. Un locale per farsi coccolare dal buon cibo, per tornare a casa sicuri di assaporare prodotti salutari e gustosi. Un […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Presentata Carta Bianca al Museo di Capodimonte

L’espressione “avare carta bianca” entra ufficialmente all’interno del mondo dell’arte. È stata presentata la mostra intitolata Carta Bianca Imaginaire al Museo di Capodimonte . Dieci artisti esporranno fino al prossimo 17 giugno “una congettura culturale personale” che unisce il passato ed il presente della storia dell’arte. A cura del direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger e del direttore del Museo Madre di Napoli Andrea Viliani, l’evento ha dato libera possibilità di scelta ai narratori incaricati di allestire dieci sale al secondo piano dell’edificio. Personale è la creazione delle dieci rappresentazioni visive che hanno lo scopo di trasportare i visitatori in una dimensione comunicativa innovativa e fuori dal tempo. Tra gli obiettivi di Carta Bianca c’è soprattutto quello di mettere al centro della visita museale lo sguardo degli osservatori che funge da elemento aggiuntivo all’idea.    Carta Bianca, fuori dal tempo e dentro la storia dell’arte «La nostra è una piccola rivoluzione – ha dichiarato Bellenger – la modernità sta nello sguardo del pubblico italiano. Ringrazio i miei collaboratori per aver messo in piedi questa mostra in poco tempo. All’estero avrei impiegato sicuramente maggior tempo per realizzarla». Gli artisti chiamati a compiere questa opera innovativa sono Vittorio Sgarbi, Riccardo Muti, Marc Fumaroli, Paolo Pejrone, Gianfranco D’Amato, Laura Bossi Régnier, Giulio Paolini, Giuliana Bruno, Mariella Pandolfi e Francesco Vezzoli.  Il percorso immaginifico parte dalla Sala degli Arazzi e prosegue verso dieci sale interne del Museo tra ombre, luci, tendaggi e viaggi irreali. L’architetto Pejrone ha creato una cornice contenente una finestra che si affaccia, dal centro della sala a lui affidata, sul giardino interno di Capodimonte. Un varco verso l’apertura spaziale e verso il futuro. «Il futuro dell’Italia è creare opere – ha detto Pejrone. «Abbiamo intenzione di fare del giardino di Capodimonte un vero e proprio Museo – ha aggiunto Bellenger. Laura Bossi Régnier ha scelto il tema della comunanza tra scimmie ed esseri umani. Giuliana Bruno invece ha celebrato il matrimonio tra il passato e il presente del sito museale. «Sono andata nei depositi di Capodimonte e ho realizzato, con ciò che ho trovato, un percorso narrativo che ha lo scopo di conservare la memoria di questo luogo. Cornici vuote e cocci della porcellana di Capodimonte stanno a rappresentare l’importanza del ricordo. Invito i visitatori a scoprire cosa c’è dentro ai depositi di questo Museo». Mariella Pandolfi ha scelto di trasportare un antico arazzo nella sua sala: «Noi donne di Napoli siamo andate via per scelta da questa città. Ma io, come altri artisti, sono stata catturata nuovamente dalla magia di Capodimonte». La diacronia è il fulcro del tema della Pandolfi. Al centro dello spazio descritto dalle pareti una armatura che simboleggia la materialità dell’uomo. Riccardo Muti e Vittorio Sgarbi si sono appellati alla classicità della pittura per rappresentare la propria visione atemporale. Muti ha puntato su un quadro di Masaccio, il suo preferito, mentre Sgarbi si è soffermato su una biografia storico-artistica con dipinti di Lotto, Carracci e Parmigianino. L’ultima sala è stata allestita da Francesco Vezzoli che, in […]

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Napoli & Dintorni

Pizza napoletana patrimonio Unesco e ottava meraviglia italiana

La pizza napoletana ottiene finalmente il meritato riconoscimento internazionale, divenendo Bene Immateriale del Patrimonio dell’Unesco. La notizia giunge direttamente dall’isola di Jeju nella Corea del Sud. Ad annunciarla la delegazione italiana, lì presente per il 12° Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Tra i presenti ad attendere la proclamazione il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, pioniere del tanto atteso orgoglio partenopeo. Fu lui infatti ad annunciare nel 2014, in occasione del Napoli Pizza Village, l’avvio della “World Petition #pizzaUnesco”, ossia della petizione a sostegno dell’Arte del pizzaiuolo napoletano come Patrimonio Unesco. La notizia, urlata a gran voce sui social network, sta già percorrendo le Nazioni, giungendo in tutto il mondo. E il 9 dicembre, con la conclusione dei lavori del Comitato Unesco, l’Arte del Pizzaiuolo si inscrive ufficialmente nella Lista dei Beni Immateriali del Patrimonio Unesco. Pizza napoletana: Vittoria Italiana, Orgoglio Partenopeo È la vittoria dell’Italia nel mondo. È un orgoglio tutto partenopeo. Napoli è ancora una volta in testa alla classifica delle meraviglie, raggiungendo un risultato straordinario proprio alla vigilia del 2018, proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo. Che la cucina italiana fosse già ampiamente apprezzata a livello mondiale, con i suoi genuini e tradizionali prodotti mediterranei, non è un mistero. Ma questa vittoria ne sottoscrive il primato indiscusso. È la riaffermazione di una tradizione storica, del sentimento di identità partenopea e coesione sociale. La pizza non è una pietanza comune, ma un’arte viva che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Il tradizionale forno a legna e il bancone su cui i pizzaiuoli lavorano l’impasto costituiscono il palcoscenico di questa straordinaria arte culinaria. Qualunque straniero, turista o artista di fama mondiale, resta estasiato dalla bontà e semplicità della pizza napoletana, portando con sé il calore e i colori che sciolgono il cuore, il calore verace della generosità del popolo napoletano. La pizza napoletana e la sua tradizione È già festa nel cuore di Napoli. In particolare presso alcune pizzerie tra le più rinomate sul suolo partenopeo, quale Pizzeria Sorbillo, e in particolare l’Antica Pizzeria Brandi, in via Chiaia, dove i pizzaiuoli diventano artisti, esibendosi in numeri acrobatici con il ritorno della tradizione della “pizza sospesa”, offerta a quanti non possono pagarla. Pizza napoletana offerta per le strade e nelle piazze. E la leggenda vuole che proprio presso l’Antica Pizzeria Brandi, il cuoco Raffaele Esposito nel 1889 fu convocato al Palazzo di Capodimonte, residenza estiva della famiglia reale, affinché preparasse per sua Maestà la Regina Margherita di Savoia la sua famosa pizza. Da qui la tradizionale ed unica “Pizza Margherita”, realizzata con i colori che rappresentano la bandiera italiana: il rosso fiammante del pomodoro, il bianco della deliziosa mozzarella e il verde del fresco basilico. Tre colori che simboleggiano tre peculiarità italiane, e in special modo napoletane, quali la passione, la genuinità e la speranza. E questa volta la speranza non è stata delusa. Grazie all’impegno, alla dedizione, alla bravura e alla maestria (e grazie soprattutto alla passione) che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il viaggio di luce di Annalaura di Luggo: Blind Vision a Piazza dei Martiri

Dopo l’esperienza di forte impatto impressa nelle menti e nei ricordi di coloro che hanno vissuto almeno una volta il percorso di Blind Vision presso l’Istituto “Paolo Colosimo” di Napoli durante il periodo del Maggio dei Monumenti, Annalaura di Luggo, artista napoletana di fama internazionale torna a stupire la popolazione della sua città. L’avevamo incontrata e conosciuta come l’archeologa dell’animo umano, nei suoi scavi attraverso gli occhi dei non vedenti, oltre il buio. Blind Vision, mostra tenutasi all’Istituto per non vedenti e ipovedenti presso Santa Teresa degli Scalzi, è un percorso che non può essere descritto, solo vissuto. Dopo l’immersione in un microcosmo nascosto agli occhi superficiali di un qualunque passante, Annalaura di Luggo aveva mostrato ai visitatori della mostra un documentario della sua esperienza con i non vedenti dell’Istituto. Una raccolta di toccanti interviste dalle quali traspariva quanto si cela nell’animo umano, quanto abbiano da dirci coloro che spesso per timore non abbiamo coraggio di interrogare. L’esperienza che ha segnato le menti e i cuori di coloro che ne abbiano anche solo sentito parlare, torna con un’inedita installazione a Piazza dei Martiri dal 7 dicembre fino alla fine delle festività natalizie. Grazie al supporto di quanti credono a questo progetto, dell’Assessorato alla Cultura, dell’Assessorato allo Sport, Patrimonio e Pubblica Illuminazione e dell’Assessorato ai Giovani, le ore di buio potranno essere illuminate da fari nuovi, quelli che consideriamo spenti da tempo, quelli che nascondono un prisma variopinto. Il passante, incuriosito dall’installazione in un light design alternativo alle consuete luci di Natale, avrà la possibilità di addentrarsi in un mondo di cui non avrebbe mai potuto avere percezione, interagendo direttamente con i protagonisti indiscussi dell’arte di Annalaura di Luggo. L’iride cela per l’artista tutta l’immensa potenzialità dell’individuo, ha trascorso la sua vita a fotografarlo. Dagli attori di Hollywood, ai grandi nomi della politica e dello spettacolo italiano. Famosa in America quanto in Europa, la sua attenzione si è progressivamente spostata lì dove i fari non erano mai accesi, perché in quei volti si vedeva solo buio. Annalaura di Luggo è entrato in quel buio, imparando a conoscerlo. E come rosa colta e poi donata, questo buio è offerto a noi oggi, nella speranza di poter comprendere quali grandi potenzialità si celino in esso. Come è cambiato il suo modo di osservare il mondo dall’esperienza con coloro che non possono guardarlo? Ho imparato a guardare con occhi diversi. Ho capito che i non vedenti siamo noi cosiddetti normodotati. Ho imparato tenacia, forza e determinazione nella difficoltà, ma soprattutto ho scoperto che la luce prima che fuori è dentro di noi. In che modo pensa che questa esperienza da lei offerta ai cittadini napoletani e non influirà sulla sensibilizzazione all’inclusione? Il presidente dell’UICI Mario Mirabile ha dichiarato: «noi vogliamo essere cittadini fra i cittadini». È per questa ragione sono scesa in piazza con loro e per loro… Sono sicura che durante le corse frenetiche dello shopping natalizio, questa installazione possa stimolare i passanti ad una riflessione più profonda sul senso della vita e […]

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Napoli & Dintorni

La Chiesa dell’arte della seta dei SS. Filippo e Giacomo

Attraversando le affollate vie di Spaccanapoli, frastornato da mille colori e mille voci, lo sguardo si posa di luogo in luogo fino a toccare, attirato dal suo sommesso luccichio, uno dei tanti gioielli che ornano questi vicoli, ovvero la Chiesa dell’arte della seta dei Santi Filippo e Giacomo. Insieme con altri complessi religiosi come ad esempio la Basilica della pietà dei Turchini in via Medina la Chiesa dell’arte della seta dei Santi Filippo e Giacomo costituisce parte di quel patrimonio nascosto e a lungo dimenticato che risiede a Napoli alla luce del sole. Per questo, l’opera dell’associazione Respiriamo Arte è di pregevole interesse in quanto, dal 2015, si occupa di mantenere vivo l’interesse verso questo splendido complesso, di cui alcune aree erano in pieno abbandono e chiuse al pubblico da trent’anni. Respiriamo Arte nella Chiesa dell’arte della seta L’azione dell’associazione è fondata sul concetto di recupero e di valorizzazione di quella parte del patrimonio storico e artistico napoletano che versa in condizioni di abbandono. In questo modo Respiriamo Arte si è impegnata a proporre al pubblico, in tutto il suo splendore, la Chiesa dell’arte della seta, reintegrandola nel circuito culturale volto alla diffusione del patrimonio architettonico e artistico napoletano. Il lavoro dei ragazzi di Respiriamo Arte ha reso accessibili nuovi ambienti del Complesso quali la sagrestia settecentesca, prima adibita a mero deposito; il cortile; e la parte sotterranea, da cui sono stati riportati alla luce alcuni reperti archeologici. Il tutto è valorizzato tramite l’organizzazione di visite guidate, tenute dagli stessi membri dell’associazione Respiriamo Arte, fondate su precisa basi documentarie e bibliografiche, a testimoniare proprio l’impegno dell’associazione e il valore storico della Chiesa dell’arte della seta dei Santi Filippo e Giacomo. La Chiesa dell’arte della seta: un po’ di storia La Chiesa dell’arte della seta nasce in seguito all’istituzione a Napoli della Corporazione dell’ Arte della seta nel 1477, dando così inizio alla ufficiale diffusione  dell’arte serica nel pieno Rinascimento napoletano. Questa Corporazione, a cui si deve la costruzione della chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, riunì in questo modo, sotto la sua egida, le numerose bellezze dell’arte serica meridionale. Arricchita di suggestioni barocche nel corso di tutto il secolo del Seicento, l’arte della seta è stata poi messa in secondo piano. Grazie all’attività di Respiriamo Arte, non solo la chiesa ha ripreso ad essere aperta al pubblico; ma  lo studio e lo scavo archeologico della giovane associazione ha permesso di riportare alla luce anche numerose testimonianze dell’alto livello dell’arte serica napoletana, un’arte che, seppur in precedenza dimenticata, resta sempre intrecciata nelle trame della cultura della città.

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Eventi/Mostre/Convegni

Da Raymond Carver a Gregor Samsa: un reading per l’Animale borghese

«Animale borghese» diventa quasi espressione polirematica nella prospettiva degli studiosi che il giorno 6 dicembre si sono fatti portatori di un’audace istanza al Complesso dei Santi Marcellino e Festo di Napoli. Audace perché riguarda ciò che non vorremmo mai sentirci dire: la verità brutale del perché siamo fatti così, spesso la motivazione prima delle nostre scelte e delle nostre azioni. Eppure, la Chiesa è gremita di gente, anche gli imponenti affreschi porgono l’orecchio ad ascoltare la storia dell’uomo. David Foster Wallace e Raymond Carver: Quale animale è il borghese? Steve Cutts, autore del cortometraggio Happiness, proiettato quale introduzione alle relazioni e al reading di questo pomeriggio di studi, risponde a questo interrogativo: il topo. Cavia da laboratorio per antonomasia, il topo nel video del disegnatore britannico non è più in una gabbia costantemente controllata, ma non si può di certo dire libero. Il topo è incravattato, immobilizzato tra la folla in attesa della metro, chiuso in una logica di tempi stretti e spazi angusti. Infine, il topo è nella sua decappottabile sommerso da una pioggia che lo rattrista, ed è lì che gli viene prescritta la sua dose di felicità. La giusta carica per continuare a sgobbare al computer o a mordere la coda del primo contendente di turno nel giorno del Black Friday. Francesco de Cristofaro e Giovanni Maffei, docenti di critica letteraria presso l’Università di Napoli “Federico II”, indagano da più di un anno insieme a menti affermate o in formazione in quello che è da loro definito «un lavoro nascosto, nell’ombra» sul delicato tema della borghesia. La loro analisi ha dato vita a opere di spicco, quali Il borghese fa il mondo, Borghesia. Approssimazioni (di recentissima pubblicazione), ispirati dalle analisi di Franco Moretti, e alla raccolta di saggi Borghesia disambientata. Per quanto la loro analisi sia fortemente incentrata sulla condizione borghese dell’Ottocento, l’incontro di presentazione si apre nell’eco di due grandi della letteratura di fine ‘900: David Foster Wallace e Raymond Carver. Guardando i topolini di Cutts, non si può fare a meno di riflettere su quella che Wallace ha definito «modalità predefinita». L’espressione “naturalmente” stampata sul nostro volto è quella del disappunto, della noia, della rabbia. Questo io e continuamente io è enfatico del nostro modo di stare al mondo, in luoghi claustrofobici, nella fitta folla, ma sempre soli con il nostro io. Nel suo discorso Questa è l’acqua Wallace proponeva una via di fuga, il coraggio di alzare lo sguardo e interfacciarci con l’alterità. Raymond Carver è nella mente del professore Francesco de Cristofaro quando si parla di Honoré de Balzac, dipinto in un suo scritto nella forma più animalesca, «con la testa che gli fuma» e la camicia attaccata alle cosce pelose. Balzac è animalesco, quasi come le figure da lui descritte nella Commedia umana, summa della sua esperienza letteraria. La società è fatta di tanti tipi diversi, quante sono le specie animali, l’umanità è un grande zoo. Ecco così spiegato l’«animale borghese» Il professore Giovanni Maffei illustra come Thierry Poncelet, artista della nostra contemporaneità, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

World Press Photo, Napoli ospita il fotografo turco Burhan Ozbilici

Dopo il grande successo dello scorso anno, torna a Napoli, nella suggestiva location di villa Pignatelli, il World Press Photo. Ad ospitare quello che è il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo, sarà la Casa della Fotografia (Riviera di Chiaia 200). Ieri, alle 13.30, si è svolta la cerimonia di inaugurazione nella cornice neoclassica del Museo Pignatelli, alla presenza del vincitore assoluto Burhan Ozbilici, il fotografo turco autore dello scatto “An Assassination in Turkey” in cui, ad Ankara, il 19 Dicembre 2016, il poliziotto attentatore Mevlut Mert Altintas uccise l’ambasciatore russo Andrey Karlov, immortalato da quella serie di scatti che sconvolsero l’Europa. Uno scatto irripetibile, capace di suscitare sensazioni altalenanti. Lo spavento, la rabbia e l’impotenza davanti ad un mondo che sembra legittimare sempre di più la sua permanenza cospargendola dal sentimento dell’odio. La grandezza del Primo Premio ad Ozbilici risiede nella potenza visiva di chi è riuscito, con un solo scatto, a scatenare un vero e proprio conflitto politico. La libertà d’informazione come diritto inalienabile, quello sguardo sulla realtà che solo il fotogiornalismo di qualità riesce ad alimentare. Una serie di 150 scatti, selezionati da una giuria internazionale presieduta da Stuart Franklin. Le fotografie arrivano nel capoluogo campano grazie all’impegno dell’organizzazione Cime, in collaborazione con il Polo Museale della Campania e il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, come sottolineato dalla presenza del Sindaco Luigi De Magistris. Istanti di realtà quotidiana, immagini da tutto il Mondo, selezionate da una giuria che si rinnova ad ogni edizione, e, riunita ad Amsterdam, con scrutinio segreto (finché una foto non ottiene sei preferenze) aggiudica il premio. Una selezione fotografica che racchiude momenti di vita che spesso risultano vissuti al limite, altre volte emozionano perché non te ne aspetti la straordinaria bellezza di quell’inconfutabile paradiso chiamato natura. World Press Photo, il trionfo del  fotogiornalismo Grazie al World Press Photo, il fotogiornalismo riesce ad arrivare, senza restrizioni, a quel processo di conoscenza al quale tante volte i media non danno spazio, che fa tanto breccia nelle nostre menti proprio perché troppo lontano dal nostro immaginario. Scatti che affascinano, racchiudono al loro interno tutta quella serie di opinioni raggruppate nei nostri pensieri e che, spesso, finiscono per essere archiviate in un post al quale si voglia dare l’ormai onnipresente tocco di solidarietà. Tra i vincitori del World Press Photo anche quattro italiani: Antonio Gibotta con il suo scatto “Infarinati”, Francesco Pomello con “L’isola della salvezza”, Alessio Romenzi nella sezione General news con “Non prendiamo prigionieri” e Giovanni Capriotti per la categoria Sport sezione “Storie”. Come negli anni precedenti, la mostra, aperta fino al 7 Gennaio, si ripropone come un vero e proprio festival, arricchendosi di appuntamenti che vedranno impegnati in interessanti public lecture i fotoreporter nazionali ed internazionali protagonisti del concorso.

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Food

Panettone cioccolato e rum, il nuovo nato in Pasticceria Liccardo

Il tempo delle festività natalizie è ormai alle porte e, anche dal punto di vista culinario, pasticcieri, pizzaioli e chef cercano di abbinare al clima natalizio una specialità legata al proprio repertorio culinario. È per questo motivo che sabato 2 dicembre presso la pasticceria Liccardo è stato presentato il nuovo panettone artigianale cioccolato e rum, nuovo nato dal laboratorio di casa Liccardo che vanta una tradizione ventennale nella produzione dei panettoni artigianali. Il pasticcere Antonio Liccardo accoglie calorosamente i giornalisti all’interno del suo laboratorio e non esita a far provare ai presenti anche la versione tradizionale, conosciuta come “il milanese”, insieme alle altre numerose specialità natalizie, dalle più tradizionali, come il classico rococò, a quelle più vicine alla sua passione di sperimentazione, come ad esempio il cestino delle stagioni, con pasta frolla, tuorlo d’uovo e mandorle. La tradizione rivisitata dalla Pasticceria Liccardo in un prodotto al cioccolato apprezzato da grandi e piccoli “Abbiamo pensato di fare questo nuovo panettone che però segue le regole della tradizione: lievito madre insieme questa volta al cioccolato e pasta di rum, che lo fanno diventare un dolce delicato e gradito anche ai più piccoli”, dice Antonio Liccardo.  Il prodotto di cui si fa creatore Antonio punta molto sulla qualità delle materie prime, ossia uova, tuorli, burro, zuccheri; elementi che ne elevano la qualità e lo rendono particolarmente leggero e delicato. La pasticceria aggiunge questa creazione alla selezione già presente storicamente nella pasticceria, situata in via Belvedere 178/180, tra cui, oltre il tipo Milano, che risponde alle esigenze dei più tradizionalisti, anche il veneziano, con la glassa di mandorle e granella di zucchero, pur rimanendo con canditi, scorrette d’arancia e uva sultanine, quello pera e cioccolato, ed altre versioni al semifreddo.  Non resta che assaporare tutte queste creazioni culinarie, che, nel solco della tradizione natalizia, vanno a nozze con i gusti di tutti i clienti desiderosi di assaporare un prodotto di qualità e di sapori ricercati.

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Eventi/Mostre/Convegni

Da Goya a Maradona. A Napoli arriva il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi

Follia è coraggio, sovversione, discussione, libertà. Identità. Quando abbiamo iniziato a stagnare e cementificarci nel concetto di normalità, abbiamo iniziato anche a chiudere alcuni nostri simili in manicomi e ospedali. “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento” – come alla soglie di un mondo esterno e sconosciuto, ma annidato in ognuno di noi, siamo esortati ad addentrarci nella mostra “Museo della Follia“, presentata oggi 2 dicembre a Napoli e allestita alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al prossimo 27 maggio. Una presentazione alla stampa, alla quale hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore Vittorio Sgarbi, quali  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Museo della Follia, elogio alla follia! La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento nelle forme più disparate, ha dato forma a un’arte a volte inquieta e febbrile, a volte imponente e conturbante. Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti visivi attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, forti, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui spunti suggestivi per dialogare e discutere con se stessi della propria idea di normalità. Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione al celebre dipinto L’adolescente di Silvestro Lega. Assume dimensioni colossali anche la Griglia […]

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Napoli & Dintorni

San Lorenzello, Edizioni 2000diciassette inaugura le Luci d’artista

“D’Autunno” e “Je suis chocolat”, prime produzioni letterarie firmate Edizioni 2000diciassette, sono state presentate sabato 25 novembre, nella superba cornice di Palazzo Massone, in occasione dell’inaugurazione di Luci d’artista, manifestazione che si svolge a San Lorenzello (BN) nel periodo natalizio. Durante la serata, “Luci e letteratura”, sono intervenuti il sindaco di San Lorenzello, Antimo Lavorgna, che ha evidenziato quanto la letteratura risponda all’istanza di migliorarsi propria a ciascuno, il presidente dell’Ente Culturale Schola Cantorum San Lorenzo Martire “Nicola Vigliotti”, Alfonso Guarino, per il quale la scelta di celebrare l’inizio delle Luci d’artista con una serata interamente dedicata alla letteratura è stata ponderata ed intenzionale e, infine, Maria Pia Selvaggio, direttore editoriale di Edizioni 2000diciassette, secondo cui il connubio politica-cultura permette quella che è la “qualità del vissuto”. Il Sannio nel mondo, il mondo nel Sannio a San Lorenzello  Edizioni 2000diciassette nasce l’anno scorso da un’idea di Maria Pia Selvaggio e di Maria Grazia Porceddu ed ha al suo attivo diciassette uscite, tra cui “D’Autunno” e “Je suis Chocolat”. Presidente della casa editrice è il teologo Christian D’Occhio e suo fine prioritario è quello di proiettare nel mondo voci di autori sanniti, aprendo nel contempo un varco nel territorio per la letteratura mondiale. Ospiti della kermesse di San Lorenzello sono stati alcuni tra gli scrittori che hanno partecipato alle raccolte: Flavio Ignelzi (“Le cinque fasi” in “Antologia d’Autunno” e “Il resto è mancia” in “Je suis chocolat”), Pier Luigi Carlo Antonio Perrottelli (“Un martedi” nella prima raccolta e “B&B” nella seconda), Alfredo Martinelli (“Immagini”), Patrizia Bove (“Sognando l’America”), Teresa Morone (“E se tu volessi”), Antonello Santagata (“L’odore della cioccolata”) e Anna Amalia Villaccio (“Giulia”), tutti selezionati in “Je suis chocolat”, Gioconda Fappiano (“Poi ti spiego” in “D’Autunno” e “Notturno, Amor vincit omnia” nella seconda raccolta), Maria Grazia Porceddu (“Lisabetta da Messina”, liberamente ispirato alla novella di Boccaccio nella prima antologia) ed infine Maria Pia Selvaggio, dalla cui penna nasce la narrazione che dà il titolo a “Je suis chocolat”. Entrambe le raccolte sono il risultato di un bando di selezione indetto dalla casa editrice, ma se “DAutunno” è una selezione di 17 racconti brevi, sferzanti, che esprimono 17 crepe dell’anima, proiezioni di ricordi e di vissuti, l’autunno della decadenza dello spirito e la sua rinascita, “Je suis Chocolat ” riunisce 23 racconti appetitosi e potenti, provocatori e dolci, “cioccolatosi”, con il Piacere, accattivante in tutte le sue sfumature, come protagonista indiscusso. “D’Autunno” e “Je suis chocolat ”: gli autori ed i racconti Nella discussione con gli autori, magistralmente moderata da Maria Grazia Porceddu, scopriamo che, tra le penne di “Je suis chocolat ”, Patrizia Bove e Teresa Morone scrivono perché attratte dalla sfida proposta dalla casa editrice ma mentre per la prima il tema di raccontarsi unito a quello del cioccolato dà vita ad una storia che sa di cioccolato ed amicizia in un contesto provinciale degli anni ’70, per la seconda la dolcezza del ricordo cede il passo ad una storia d’amore conturbante, con tanto eros e tanto cioccolato, perché la protagonista femminile, Olga, […]

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