Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 242 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Presentata Carta Bianca al Museo di Capodimonte

L’espressione “avare carta bianca” entra ufficialmente all’interno del mondo dell’arte. È stata presentata la mostra intitolata Carta Bianca Imaginaire al Museo di Capodimonte . Dieci artisti esporranno fino al prossimo 17 giugno “una congettura culturale personale” che unisce il passato ed il presente della storia dell’arte. A cura del direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger e del direttore del Museo Madre di Napoli Andrea Viliani, l’evento ha dato libera possibilità di scelta ai narratori incaricati di allestire dieci sale al secondo piano dell’edificio. Personale è la creazione delle dieci rappresentazioni visive che hanno lo scopo di trasportare i visitatori in una dimensione comunicativa innovativa e fuori dal tempo. Tra gli obiettivi di Carta Bianca c’è soprattutto quello di mettere al centro della visita museale lo sguardo degli osservatori che funge da elemento aggiuntivo all’idea.    Carta Bianca, fuori dal tempo e dentro la storia dell’arte «La nostra è una piccola rivoluzione – ha dichiarato Bellenger – la modernità sta nello sguardo del pubblico italiano. Ringrazio i miei collaboratori per aver messo in piedi questa mostra in poco tempo. All’estero avrei impiegato sicuramente maggior tempo per realizzarla». Gli artisti chiamati a compiere questa opera innovativa sono Vittorio Sgarbi, Riccardo Muti, Marc Fumaroli, Paolo Pejrone, Gianfranco D’Amato, Laura Bossi Régnier, Giulio Paolini, Giuliana Bruno, Mariella Pandolfi e Francesco Vezzoli.  Il percorso immaginifico parte dalla Sala degli Arazzi e prosegue verso dieci sale interne del Museo tra ombre, luci, tendaggi e viaggi irreali. L’architetto Pejrone ha creato una cornice contenente una finestra che si affaccia, dal centro della sala a lui affidata, sul giardino interno di Capodimonte. Un varco verso l’apertura spaziale e verso il futuro. «Il futuro dell’Italia è creare opere – ha detto Pejrone. «Abbiamo intenzione di fare del giardino di Capodimonte un vero e proprio Museo – ha aggiunto Bellenger. Laura Bossi Régnier ha scelto il tema della comunanza tra scimmie ed esseri umani. Giuliana Bruno invece ha celebrato il matrimonio tra il passato e il presente del sito museale. «Sono andata nei depositi di Capodimonte e ho realizzato, con ciò che ho trovato, un percorso narrativo che ha lo scopo di conservare la memoria di questo luogo. Cornici vuote e cocci della porcellana di Capodimonte stanno a rappresentare l’importanza del ricordo. Invito i visitatori a scoprire cosa c’è dentro ai depositi di questo Museo». Mariella Pandolfi ha scelto di trasportare un antico arazzo nella sua sala: «Noi donne di Napoli siamo andate via per scelta da questa città. Ma io, come altri artisti, sono stata catturata nuovamente dalla magia di Capodimonte». La diacronia è il fulcro del tema della Pandolfi. Al centro dello spazio descritto dalle pareti una armatura che simboleggia la materialità dell’uomo. Riccardo Muti e Vittorio Sgarbi si sono appellati alla classicità della pittura per rappresentare la propria visione atemporale. Muti ha puntato su un quadro di Masaccio, il suo preferito, mentre Sgarbi si è soffermato su una biografia storico-artistica con dipinti di Lotto, Carracci e Parmigianino. L’ultima sala è stata allestita da Francesco Vezzoli che, in […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Il viaggio di luce di Annalaura di Luggo: Blind Vision a Piazza dei Martiri

Dopo l’esperienza di forte impatto impressa nelle menti e nei ricordi di coloro che hanno vissuto almeno una volta il percorso di Blind Vision presso l’Istituto “Paolo Colosimo” di Napoli durante il periodo del Maggio dei Monumenti, Annalaura di Luggo, artista napoletana di fama internazionale torna a stupire la popolazione della sua città. L’avevamo incontrata e conosciuta come l’archeologa dell’animo umano, nei suoi scavi attraverso gli occhi dei non vedenti, oltre il buio. Blind Vision, mostra tenutasi all’Istituto per non vedenti e ipovedenti presso Santa Teresa degli Scalzi, è un percorso che non può essere descritto, solo vissuto. Dopo l’immersione in un microcosmo nascosto agli occhi superficiali di un qualunque passante, Annalaura di Luggo aveva mostrato ai visitatori della mostra un documentario della sua esperienza con i non vedenti dell’Istituto. Una raccolta di toccanti interviste dalle quali traspariva quanto si cela nell’animo umano, quanto abbiano da dirci coloro che spesso per timore non abbiamo coraggio di interrogare. L’esperienza che ha segnato le menti e i cuori di coloro che ne abbiano anche solo sentito parlare, torna con un’inedita installazione a Piazza dei Martiri dal 7 dicembre fino alla fine delle festività natalizie. Grazie al supporto di quanti credono a questo progetto, dell’Assessorato alla Cultura, dell’Assessorato allo Sport, Patrimonio e Pubblica Illuminazione e dell’Assessorato ai Giovani, le ore di buio potranno essere illuminate da fari nuovi, quelli che consideriamo spenti da tempo, quelli che nascondono un prisma variopinto. Il passante, incuriosito dall’installazione in un light design alternativo alle consuete luci di Natale, avrà la possibilità di addentrarsi in un mondo di cui non avrebbe mai potuto avere percezione, interagendo direttamente con i protagonisti indiscussi dell’arte di Annalaura di Luggo. L’iride cela per l’artista tutta l’immensa potenzialità dell’individuo, ha trascorso la sua vita a fotografarlo. Dagli attori di Hollywood, ai grandi nomi della politica e dello spettacolo italiano. Famosa in America quanto in Europa, la sua attenzione si è progressivamente spostata lì dove i fari non erano mai accesi, perché in quei volti si vedeva solo buio. Annalaura di Luggo è entrato in quel buio, imparando a conoscerlo. E come rosa colta e poi donata, questo buio è offerto a noi oggi, nella speranza di poter comprendere quali grandi potenzialità si celino in esso. Come è cambiato il suo modo di osservare il mondo dall’esperienza con coloro che non possono guardarlo? Ho imparato a guardare con occhi diversi. Ho capito che i non vedenti siamo noi cosiddetti normodotati. Ho imparato tenacia, forza e determinazione nella difficoltà, ma soprattutto ho scoperto che la luce prima che fuori è dentro di noi. In che modo pensa che questa esperienza da lei offerta ai cittadini napoletani e non influirà sulla sensibilizzazione all’inclusione? Il presidente dell’UICI Mario Mirabile ha dichiarato: «noi vogliamo essere cittadini fra i cittadini». È per questa ragione sono scesa in piazza con loro e per loro… Sono sicura che durante le corse frenetiche dello shopping natalizio, questa installazione possa stimolare i passanti ad una riflessione più profonda sul senso della vita e […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Da Raymond Carver a Gregor Samsa: un reading per l’Animale borghese

«Animale borghese» diventa quasi espressione polirematica nella prospettiva degli studiosi che il giorno 6 dicembre si sono fatti portatori di un’audace istanza al Complesso dei Santi Marcellino e Festo di Napoli. Audace perché riguarda ciò che non vorremmo mai sentirci dire: la verità brutale del perché siamo fatti così, spesso la motivazione prima delle nostre scelte e delle nostre azioni. Eppure, la Chiesa è gremita di gente, anche gli imponenti affreschi porgono l’orecchio ad ascoltare la storia dell’uomo. David Foster Wallace e Raymond Carver: Quale animale è il borghese? Steve Cutts, autore del cortometraggio Happiness, proiettato quale introduzione alle relazioni e al reading di questo pomeriggio di studi, risponde a questo interrogativo: il topo. Cavia da laboratorio per antonomasia, il topo nel video del disegnatore britannico non è più in una gabbia costantemente controllata, ma non si può di certo dire libero. Il topo è incravattato, immobilizzato tra la folla in attesa della metro, chiuso in una logica di tempi stretti e spazi angusti. Infine, il topo è nella sua decappottabile sommerso da una pioggia che lo rattrista, ed è lì che gli viene prescritta la sua dose di felicità. La giusta carica per continuare a sgobbare al computer o a mordere la coda del primo contendente di turno nel giorno del Black Friday. Francesco de Cristofaro e Giovanni Maffei, docenti di critica letteraria presso l’Università di Napoli “Federico II”, indagano da più di un anno insieme a menti affermate o in formazione in quello che è da loro definito «un lavoro nascosto, nell’ombra» sul delicato tema della borghesia. La loro analisi ha dato vita a opere di spicco, quali Il borghese fa il mondo, Borghesia. Approssimazioni (di recentissima pubblicazione), ispirati dalle analisi di Franco Moretti, e alla raccolta di saggi Borghesia disambientata. Per quanto la loro analisi sia fortemente incentrata sulla condizione borghese dell’Ottocento, l’incontro di presentazione si apre nell’eco di due grandi della letteratura di fine ‘900: David Foster Wallace e Raymond Carver. Guardando i topolini di Cutts, non si può fare a meno di riflettere su quella che Wallace ha definito «modalità predefinita». L’espressione “naturalmente” stampata sul nostro volto è quella del disappunto, della noia, della rabbia. Questo io e continuamente io è enfatico del nostro modo di stare al mondo, in luoghi claustrofobici, nella fitta folla, ma sempre soli con il nostro io. Nel suo discorso Questa è l’acqua Wallace proponeva una via di fuga, il coraggio di alzare lo sguardo e interfacciarci con l’alterità. Raymond Carver è nella mente del professore Francesco de Cristofaro quando si parla di Honoré de Balzac, dipinto in un suo scritto nella forma più animalesca, «con la testa che gli fuma» e la camicia attaccata alle cosce pelose. Balzac è animalesco, quasi come le figure da lui descritte nella Commedia umana, summa della sua esperienza letteraria. La società è fatta di tanti tipi diversi, quante sono le specie animali, l’umanità è un grande zoo. Ecco così spiegato l’«animale borghese» Il professore Giovanni Maffei illustra come Thierry Poncelet, artista della nostra contemporaneità, […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

World Press Photo, Napoli ospita il fotografo turco Burhan Ozbilici

Dopo il grande successo dello scorso anno, torna a Napoli, nella suggestiva location di villa Pignatelli, il World Press Photo. Ad ospitare quello che è il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo, sarà la Casa della Fotografia (Riviera di Chiaia 200). Ieri, alle 13.30, si è svolta la cerimonia di inaugurazione nella cornice neoclassica del Museo Pignatelli, alla presenza del vincitore assoluto Burhan Ozbilici, il fotografo turco autore dello scatto “An Assassination in Turkey” in cui, ad Ankara, il 19 Dicembre 2016, il poliziotto attentatore Mevlut Mert Altintas uccise l’ambasciatore russo Andrey Karlov, immortalato da quella serie di scatti che sconvolsero l’Europa. Uno scatto irripetibile, capace di suscitare sensazioni altalenanti. Lo spavento, la rabbia e l’impotenza davanti ad un mondo che sembra legittimare sempre di più la sua permanenza cospargendola dal sentimento dell’odio. La grandezza del Primo Premio ad Ozbilici risiede nella potenza visiva di chi è riuscito, con un solo scatto, a scatenare un vero e proprio conflitto politico. La libertà d’informazione come diritto inalienabile, quello sguardo sulla realtà che solo il fotogiornalismo di qualità riesce ad alimentare. Una serie di 150 scatti, selezionati da una giuria internazionale presieduta da Stuart Franklin. Le fotografie arrivano nel capoluogo campano grazie all’impegno dell’organizzazione Cime, in collaborazione con il Polo Museale della Campania e il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, come sottolineato dalla presenza del Sindaco Luigi De Magistris. Istanti di realtà quotidiana, immagini da tutto il Mondo, selezionate da una giuria che si rinnova ad ogni edizione, e, riunita ad Amsterdam, con scrutinio segreto (finché una foto non ottiene sei preferenze) aggiudica il premio. Una selezione fotografica che racchiude momenti di vita che spesso risultano vissuti al limite, altre volte emozionano perché non te ne aspetti la straordinaria bellezza di quell’inconfutabile paradiso chiamato natura. World Press Photo, il trionfo del  fotogiornalismo Grazie al World Press Photo, il fotogiornalismo riesce ad arrivare, senza restrizioni, a quel processo di conoscenza al quale tante volte i media non danno spazio, che fa tanto breccia nelle nostre menti proprio perché troppo lontano dal nostro immaginario. Scatti che affascinano, racchiudono al loro interno tutta quella serie di opinioni raggruppate nei nostri pensieri e che, spesso, finiscono per essere archiviate in un post al quale si voglia dare l’ormai onnipresente tocco di solidarietà. Tra i vincitori del World Press Photo anche quattro italiani: Antonio Gibotta con il suo scatto “Infarinati”, Francesco Pomello con “L’isola della salvezza”, Alessio Romenzi nella sezione General news con “Non prendiamo prigionieri” e Giovanni Capriotti per la categoria Sport sezione “Storie”. Come negli anni precedenti, la mostra, aperta fino al 7 Gennaio, si ripropone come un vero e proprio festival, arricchendosi di appuntamenti che vedranno impegnati in interessanti public lecture i fotoreporter nazionali ed internazionali protagonisti del concorso.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Da Goya a Maradona. A Napoli arriva il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi

Follia è coraggio, sovversione, discussione, libertà. Identità. Quando abbiamo iniziato a stagnare e cementificarci nel concetto di normalità, abbiamo iniziato anche a chiudere alcuni nostri simili in manicomi e ospedali. “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento” – come alla soglie di un mondo esterno e sconosciuto, ma annidato in ognuno di noi, siamo esortati ad addentrarci nella mostra “Museo della Follia“, presentata oggi 2 dicembre a Napoli e allestita alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al prossimo 27 maggio. Una presentazione alla stampa, alla quale hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore Vittorio Sgarbi, quali  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Museo della Follia, elogio alla follia! La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento nelle forme più disparate, ha dato forma a un’arte a volte inquieta e febbrile, a volte imponente e conturbante. Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti visivi attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, forti, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui spunti suggestivi per dialogare e discutere con se stessi della propria idea di normalità. Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione al celebre dipinto L’adolescente di Silvestro Lega. Assume dimensioni colossali anche la Griglia […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

La geografia dell’anima di Allegra Hicks

Solo un parlante di un’altra regione coglie il nostro modo di parlare. Percepisce le nostre vocali costantemente chiuse, le cadenze e i modi di dire differenti. Il suo dire “scuola” non sarà mai come il nostro, il suo dialogare sarà forse meno colorito dal continuo gesticolare. Come per la lingua, le particolarità della città si riconoscono meglio dal di fuori. Dal 2002 fino a oggi, Allegra Hicks ha avuto modo di comprendere cosa rappresentasse la città per lei, proiettando in quelle trame settecentesche che adornano le pareti della galleria d’arte contemporanea Intragallery i colori della sua essenza. Quelle carte che sono rappresentazioni geografiche della città, e la sua espressione artistica che ne è rappresentazione umana. La commistione di scelte artistiche, di interiorità ed esteriorità, è tutta nella mostra d’arte La geografia dell’anima. La Intragallery, galleria di arte contemporanea sita in Via Cavallerizza a Chiaia, ospita fino al 27 Gennaio la splendida mostra messa a punto dall’artista Allegra Hicks, torinese di nascita, londinese d’adozione, napoletana acquisita. La sua essenza multiforme si rispecchia nell’ardente spinta a sezionare il reale. Questo scavo finisce in realtà per essere maieutica di se stessa. Nell’alterità si trova così tanto confronto quanto specchio. La galleria accoglie il visitatore con tele e lightboxes. «Ognuno di noi ha il suo vocabolario creativo» afferma l’artista Allegra Hicks Il suo vocabolario è una commistione di contrari, come le sue scelte artistiche. «Il ricamo è lento, l’acquerello è veloce». Queste le due scelte realizzate nella galleria. Le sue prime opere d’arte sono in tessuto, in cotone o lana, perché il loro aspetto muta alla luce. Questa sottigliezza si è estesa dal tessuto alla scelta tematica, di forte impatto nella sua nuova creazione. Le tele sono adesso una commistione di contrari, perché il ricamo è lento e la pittura è veloce. I due tempi si combinano, con pittura di sfondo e tessuto in rilievo. I livelli delle tele si tripartiscono: alla base una stampa connessa a un carattere della geografia napoletana, geografia anche culturale, come nell’immagine della Grande Madre, viscerale origine del mondo; la pittura, talvolta stesa e talvolta grumosa; il tessuto, in rilievo, reso ancora più palpabile dal colore che lo caratterizza, più scuro per distinguerlo dalla pittura. Il motivo napoletano alla base delle tele è esplicitamente trasmesso da riproduzioni della pianta della città e dell’imponente Vesuvio del Settecento. La novità sono i colori che le costeggiano, che le sovrastano, i colori dell’anima. Dalla geografia urbana a quella tutta interiore, appunto. Napoli è punteggiata, con colori cerulei, distinti in modo detto da un rosso non vivace, ma delle viscere, uno tutto interiore, perché la città è riconosciuta come luogo dell’anima. Un’anima femminile, di cui lei vive il sentore nell’origine stessa della città, donna nata da donna. La femminilità è tutta nella sua imponenza, nel suo essere Magna Mater, nel guidarci nella conoscenza di noi, nel cullarci, ma anche nella sua estrema forza. Il ricamo è il miglior modo di rappresentare questo intreccio, perché il ricamo è donna, nella sua tradizione e nella […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Van Gogh Immersive a Napoli, che Experience!

Dal 18 novembre al 25 febbraio, la Basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli, ospiterà “Van Gogh Immersive Experience“, una mostra multimediale e interrativa, con lo scopo di far letteralmente immergere il visitatore nelle opere dell’artista olandese attraverso il 3D mapping. Van Gogh Immersive Experience, immergersi nell’arte Lo scetticismo. Nota corrente di pensiero filosofico-esistenzialista, occupa da tempo l’animo umano, diciamo dai tempi in cui ci si chiedeva se poi, alla fine, si sarebbe rivelata utile questa scoperta del fuoco. Scivoloso, liquido, esso è capace di scorrere e insidiarsi in qualsiasi mente, dalla più semplice a quella più articolata. Perché tutta questa trafila? Perché uno potrebbe pure chiederselo, mentre è in fila per vedere dei quadri proiettati su un telo, cosa sta facendo. Ad essi, si può rispondere solo in un modo: non è convenzionale ciò che vi accingete a vedere. Non applica e non sottostà a nessuna regola tipica delle mostre, né per scelte stilistiche né espositive. È colore, semplice e puro colore. Macchia il corpo, lo attraversa e lo coinvolge all’interno dell’opere e del momento,  pura catarsi artistica in cui, per pochi istanti, lo spettatore non visita le opere, nè le vive, ma le forma, le rappresenta e crea. È, esso stesso, l’opera. Una risposta contemporanea, etica ed estetica, a chi, incautamente, chiede al visitatore di possedere il famoso “background“, di portarsi da casa la propria cultura come fosse una merenda, per poter interagire con le opere e con l’autore, altrimenti di difficile digestione. Ciò di cui si necessità qui è solo il tempo. Quel tempo che ci si ripromette sempre di trascorrere a fare solo quel che si ama, che sia esso finire finalmente quel famoso libro o vedere quel film o visitare quella mostra. Ecco, si armi il visitatore di tutto quello di cui dispone, per stendersi a guardare la Notte Stellata prendere lentamente forma, come si consumasse dinanzi ad esso, accompagnata da una sottile e intensa colonna sonora. O stagliarsi sopra il Campo di grano con corvi, assaporando la stesura pittorica del maestro olandese e la sua arte proprio come se si fosse la sua tela. Tirando le somme, l’Immersive Experience non può, e non vuole, in alcun modo tentare di sostituire la magia allocata nei musei, il solo rumore delle suole che scricchiolano nel suggestivo silenzio delle sale, il piacere di poter osservare, quasi toccare, le croste di opere che son qui da molto tempo prima di noi e che ci resteranno per tantissimo altro tempo dopo ancora. Ma è una valida innovazione, una novità, un viaggio, di quelli che ti restano impressi nella mente per quanto fossero leggeri e spenseriati.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Pompei al Madre, quando l’antico incontra il contemporaneo

Nella mattinata del 18 novembre è stata inaugurata, presso il museo di arte contemporanea donnaregina MADRE, la mostra Pompei al Madre. Come si può evincere già dal nome, si tratta di un progetto che unisce due mondi all’apparenza lontani e distanti. Da un lato la solennità e il rigorismo dell’arte antica, dall’altra l’innovazione e le sperimentazioni di quella contemporanea. La “macchina del tempo” di Pompei Alla cerimonia di apertura (alla quale hanno partecipato anche il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini e il presidente della regione Campania Vincenzo de Luca) sono intervenuti il direttore generale del museo MADRE Andrea Villani e il direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna. Durante l’intervento si è evidenziata proprio questa interconnessione tra l’antico e il contemporaneo. Non a caso Villani ha paragonato gli scavi di Pompei ad una “macchina del tempo”, poiché esprimono tanto il fermoimmagine di un vita fermatasi in un preciso istante quanto la possibilità di far comunicare quel mondo lontano con quello più vicino a noi. La mostra La mostra Pompei al Madre è divisa in due parti. La prima porta il titolo de Le collezioni e non è un caso. Qui, infatti, le opere già presenti nella collezione del MADRE comunicano con elementi del mondo romano. Lo dimostra l’interconnessione che si crea tra le tombe dei Lares e dei Penates (quelli che, nell’antica Roma, venivano identificati con gli spiriti del focolare domestico) e le Capuzzelle dell’artista tedesca Rebecca Horn, o anche quella tra la critica capitalistica e consumistica delle opere di Jeff Koons e i resti delle tabernae, gli spazi commerciali della domus. La seconda parte, situata al terzo piano del museo, è invece intitolata Materia archeologica. Sono qui raccolte testimonianze relative agli scavi di Pompei, che vanno dai giornali di scavo di fine ‘700 ed inizio ‘800 alle fotografie degli scavi stessi, fino ad arrivare ai disegni di Le Corbusier sulle caratteristiche biodinamiche della domus pompeiana e alla raccolta del materiale bibliografico relativo a Pompei (dai trattati di archeologia del XVIII secolo ad una copia in DVD di Live at Pompeii dei Pink Floyd). Segue poi una sala dedicata alla campagna vesuviana, allestita con varie vedute settecentesche del vulcano in eruzione settecentesche, fino ad arrivare al celeberrimo Vesuvius di Andy Warhol. La mostra culmina in un vero e proprio mortuario dove, ai calchi di alcuni corpi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. (tra cui anche il famoso “cane di Pompei”) si alternano opere come l’ufficio fossilizzato di Jimme Durham e l’installazione Terrae Motus di Nino Longobardi. Pompei al Madre: una Domus contemporanea riuscita Con il progetto Pompei al Madre si è riuscito a raggiungere l’equilibrio (a tratti impossibile) tra l’arte classica e l’arte contemporanea. Il vedere un mosaico o una statuetta di una domus pompeiana accostata a qualche installazione contemporanea potrebbe far storcere il naso ai puristi, ma non si può negare l’originalità dell’idea. Si può tranquillamente affermare che l’idea di “Domus contemporanea”, progettata e voluta da Andrea Villani, è più che mai riuscita. […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

“Cenando sotto un cielo diverso”: street food solidale

Si è tenuta il 16 novembre la conferenza stampa per presentare “Cenando sotto un cielo diverso”. Una cena benefica che si rinnova ogni anno e che di volta in volta raccoglie i fondi per diverse cause. In quest’occasione, sono destinati ai bambini ricoverati nel reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli. L’incontro ha fornito delucidazioni sull’organizzazione dell’evento e un’anticipazione su quella che sarà la location per la cena. Cenando sotto un cielo diverso: una cena nel segno dell’inclusione e della beneficenza “Cenando sotto un cielo diverso” è un evento che viene organizzato due volte nell’arco di un anno, prevedendo un’edizione estiva, ospitata sempre dal bellissimo Castello medioevale di Lettere, e una invernale “on the road”, presso una location di volta in volta diversa per valorizzare al meglio tutto il territorio campano. Per questa settima edizione si è deciso di mostrare le bellezze dell’antica città di Pompei. La sera del 3 dicembre i piatti saranno portati sulle eleganti tavole del ristorante “Tiberius“, situato vicino i famosi scavi archeologici. Una location raffinata per gustare le migliori pietanze dello street food campano, grazie al magistrale lavoro di circa 100 chef, pizzaioli, maestri panificatori, bar tender e produttori. La kermesse punta sulla valorizzazione del patrimonio enogastronomico campano -concentrandosi sui frutti del territorio nel corso delle quattro stagioni-, e delle figure professionali che li lavorano, sulla divulgazione degli attrattori turistici della Regione e sull’inclusione sociale di soggetti svantaggiati. Con il guadagno ricavato dalla serata, verranno acquistati dei giochi per i bambini del reparto nefrologico dell’ospedale Santobono Pausillipon di Napoli. I doni saranno consegnati la settimana successiva l’evento dalle mani dell’attore, regista, autore e sceneggiatore Francesco Albanese, anche ospite della serata. Bisogna andare oltre la diversità A presenziare la conferenza, lo chef Danilo Di Vuolo e i due stellati Giovanni De Vivo e Michele De Leo, che con la loro bravura rappresentano la cucina italiana nel mondo e che hanno accettato di partecipare all’iniziativa «per un sorriso», quello che illuminerà il volto dei ragazzi diversamente abili delle associazioni coinvolte e dei bambini a cui saranno donati i giochi. Sin dal 2013 l’associazione “Tra cielo e mare” si è occupata di raccogliere fondi per i soggetti più deboli della società, quelli esclusi, svantaggiati, che vivono in condizioni di disagio difficili da affrontare. Proprio dalla marcata sensibilità alla problematica, è nata la spinta per prendere parte a questa cena e per organizzare la kermesse. Infatti “Cenando sotto un cielo diverso” fa riferimento proprio al loro cielo, che in fondo non è tanto diverso dal nostro, sostenendo molte associazioni di volontariato tra cui,  “I Disabili di Gragnano”, “L’Aliante”, “Abili alla Vita” e “Amaranta”. L’ideatrice dell’iniziativa è la psicologa ed esperta di food e beverage, Alfonsina Longobardi, che sin dall’inizio ha sempre creduto nelle potenzialità del territorio e si è battuta, anche con l’organizzazione di altri eventi, per metterlo in risalto. Riguardo il risvolto benefico della cena, dichiara: «Noi vogliamo portare luce sul territorio, sul disagio della diversità, ma una diversità intesa come persone speciali, io credo che ognuno di noi una persona speciale. Non vedo il disagio negli altri, forse lo vedo nelle […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Riparte il festival “Sorrento Incontra – M’illumino d’inverno”

Con la conferenza stampa del 14 novembre al Pan (Palazzo delle Arti Napoli) di Napoli, la città di Sorrento presenta la decima edizione del festival “Sorrento Incontra – M’illumino d’inverno“, una stagione di spettacoli che avrà luogo dal 25 novembre al 27 gennaio, fino ad uno speciale appuntamento di chiusura nel mese di marzo 2018. Nella suggestiva cornice dei luoghi più rappresentativi della città di Sorrento, tra i quali il Teatro Tasso, il Teatro Armida, la Cattedrale e la Chiesa dell’Annunziata, si alterneranno sulle scene musica, danza, performance circensi, arte e tradizione, sotto la direzione artistica del regista e coreografo Mvula Sungani. Il festival, promosso dal Comune di Sorrento, in collaborazione con la Fondazione Sorrento, la Federalberghi Penisola Sorrentina, ed organizzato dall’agenzia partenopea Arealive, si snoderà attraverso un variegato ciclo di 15 appuntamenti, al fine di trasformare la città in un laboratorio di idee ed emozioni anche nella stagione invernale, grazie all’incontro di numerosi artisti, intervistati in un’atmosfera “confidenziale” prima di ogni spettacolo, davanti agli occhi del loro pubblico. Musica e sonorità del “Festival della Luce” Numerosi gli eventi musicali che animeranno il “Festival della Luce” sorrentino, dalle note del violinista armeno-libanese Ara Malikian a quelle del pianoforte di Taskayali, astro nascente italo-turco del pianismo internazionale, fino ad arrivare alla voce raffinata e rara di Malika Ayane, in concerto al Teatro Armida il 5 gennaio, attraverso un’inedita fusione di ritmi e sonorità eclettiche. Non mancheranno importanti rappresentati della tradizione musicale partenopea. Un evento irripetibile vedrà protagonista James Senese e Napoli Centrale, in un concerto di sabato 2 e domenica 3 dicembre al Teatro Tasso, durante il quale verrà registrato live il disco celebrativo per i 50 anni di carriera dello straordinario artista napoletano. La conclusione del festival (il 17 marzo), invece, sarà affidata ad uno spettacolo che vedrà fondersi la physical dance di Emanuela Bianchini e il rap napoletano di Lucariello, ispirato al suo nuovo lavoro discografico Il Vangelo secondo Luca, un progetto che non racconta ma “evoca”, attraverso un connubio tra spiritualità e gangsta rap.  Programma “Sorrento Incontra – M’Illumino d’inverno” 2017/18 SABATO 25 NOVEMBRE, h. 19:00: Apertura con Ara Malikian al Teatro Armida SABATO 2 E DOMENICA 3 DICEMBRE, h. 21:00: James Senese e Napoli Centrale, al Teatro Tasso VENERDì 8 DICEMBRE, h. 17:00: “Squilibri – Danza Aerea, Verticalismo, Contorsionismo” con Irene Croce a Piazza Tasso SABATO 9 DICEMBRE, h. 19:00: World Spirit Ensemble in concerto alla Cattedrale di Sorrento DOMENICA 10 DICEMBRE, h. 17:00: The Fantomatik Orchestra in concerto per le strade cittadine SABATO 16 DICEMBRE, h. 19:00: Giovanni Caccamo in concerto al Teatro Tasso LUNEDì 17 DICEMBRE, h. 17:00: La Marchin’band trasformista in “Wanna Gonna Show” (realizzato da BadaBimBumBam, regia di Italo Pecoretti) per le strade cittadine MERCOLEDì 19 DICEMBRE, h. 19:00: Peppe Barra in “Natalizia” al Teatro Armida GIOVEDì 28 DICEMBRE, h. 19:00: “La Spada nella Roccia – Il Musical Rock” (compagnia Fantateatro) al Teatro Tasso SABATO 30 DICEMBRE, h. 19:00: Peppe Servillo & Solis String Quartet in “Presentimento” alla Chiesa dell’Annunziata VENERDì 5 GENNAIO, h. 19:00: Malika Ayane in concerto al Teatro Armida SABATO 13 GENNAIO, h. 19:00: Raiz & Radicanto in trio live al Teatro Tasso SABATO 20 GENNAIO, h. 19:00: “Arriva Peter Pan” (compagnia Fantateatro) al Teatro Tasso SABATO 27 GENNAIO, h. 19:00: Taskayali in concerto al Teatro Tasso Chiusura a marzo 2018, h. 19:00: “Il suono dei luoghi” con Emanuela Bianchini e Lucariello (regia e coreografie di Mvula […]

... continua la lettura