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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 255 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Il nuovo confetto Maxtris con cioccolato Caffarel: un connubio perfetto

Mercoledì 1 febbraio, presso la sede di Confindustria Napoli, Palazzo Partanna (Piazza dei Martiri 58), si è tenuta la conferenza stampa ufficiale di presentazione della nuova linea di confetti Maxtris dal sapore esclusivo e raffinato: il confetto Maxtris con cioccolato Caffarel. Da un connubio perfetto tra l’arte dei Maestri Confettieri Maxtris e la tradizione piemontese del finissimo cioccolato Caffarel nasce un confetto unico, proposto in più varianti e colori, adatto ad ogni tipo di occasione e perfetto per ogni evento. Grazie alla passione e alle materie di altissima qualità scelte dal marchio Italiana Confetti, leader nel settore della confetteria italiana, il confetto torna ad essere il vero protagonista di eventi come matrimoni e feste di laurea, riaffermando il suo ruolo di dolce portafortuna, nonché di goloso sfizio nei momenti conviviali. Il confetto Maxtris con cioccolato Caffarel: un connubio tra nord e sud all’insegna del Made in Italy La presentazione al pubblico del matrimonio tra i due marchi italiani si è aperta con i saluti di Ambrogio Prezioso (Presidente Confindustria Campania), il quale ha sottolineato che “La partership tra imprese di qualità del nord e del sud Italia è un bel segnale a livello produttivo e territoriale”. Durante la conferenza sono intervenuti Dario Prisco (Amministratore delegato di “Italiana Confetti – Maxtris”), Marco A. Villa (Amministratore delegato “Caffarel”) ed Enzo Miccio (Brand Ambassador “Confetti Maxtris”), ribadendo l’entusiasmo per il connubio tra le due aziende leader nel settore, che si configurano come l’eccellenza del Made in Italy. Italiana Confetti, infatti, leader nel settore della confetteria europea, è un’azienda in continua crescita ed evoluzione, che, grazie ai cospicui investimenti degli ultimi anni, è riuscita a decuplicare il suo fatturato e la sua produzione negli ultimi dieci anni. Non da meno, Caffarel, importante realtà dell’industria dolciaria italiana, famosa per aver inventato il celebre Gianduiotto nel 1865, è portavoce di una tradizione che vanta quasi 200 anni, dando vita a prodotti unici e raffinati attraverso l’unione del cacao finissimo delle piantagioni del Ghana e dell’Ecuador con le migliori Nocciole Piemonte IGP. Una comune filosofia unisce, infatti, i due marchi Maxtris e Caffarel: forte legame con il proprio territorio ed apertura verso i mercati esteri, nel rispetto di altissimi standard qualitativi e con una grande attenzione verso l’eco sostenibilità ambientale. Tradizione, passione e qualità al servizio dei palati più raffinati sono elementi ribaditi anche dal Brand Ambassador dei Confetti Maxtris, Enzo Miccio, il quale ha dichiarato: “Ho accettato di rappresentare i confetti Maxtris perché tengo molto alla qualità dei prodotti che scelgo per i miei eventi e questi confetti rappresentano l’eccellenza.”

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Street art, inaugurato ai Quartieri spagnoli Care of knowledge, il murales dell’artista MP5

Lo scorso 2 febbraio è stata presentata a Napoli Care of knowledge, una nuova opera di street art che va ad arricchire il già ampio patrimonio dell’arte di strada partenopea. Il murales, a cura dell’artista di origini napoletane MP5, è stato realizzato sulla facciata d’ingresso dell’ex Palazzetto Urban, in via Concezione a Montecalvario, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ed è dedicato alla matematica e filosofa greca Ipazia, vissuta tra il IV e V secolo d.C. , che fu uccisa brutalmente a causa della sua sete di conoscenza. La studiosa è divenuta simbolo del libero pensiero. Una scelta non casuale quella di ritrarre la martire Ipazia all’entrata del Palazzetto. La struttura è infatti storicamente dedicata al sostegno delle donne (prezioso il ruolo svolto dal Centro Antiviolenza) ed è sede del Centro Documentazione Condizione Donna: tra biblioteca e archivio di genere l’edificio custodisce un immenso patrimonio di conoscenza e cultura. Care of knowledge: l’artista MP5 dona un murales alla sua città d’origine Napoletana di origine, ma romana d’adozione, l’artista MP5 ha realizzato per la prima volta un’opera nella sua città natale. L’enorme murales è stato portato a termine in quattro giorni ed è stato creato a titolo gratuito. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della struttura, che aspira a divenire punto di riferimento per il territorio e centro propulsore di una rinnovata consapevolezza dei saperi e del saper fare al femminile. MP5, da sempre sensibile alle tematiche femministe, ha tratto ispirazione per la sua opera lo scorso giugno, quando ha avuto la possibilità di visitare il centro donna partenopeo ed è rimasta colpita dal vasto archivio di pubblicazioni femministe, nonchè dalle attività svolte al suo interno. Da lì la decisione di donare  un’opera alla sua città d’origine. Il progetto è stato quindi approvato nell’ambito del Regolamento per la Creatività Urbana adottato dal Comune di Napoli, ed è stato realizzato grazie al sostegno della delegata del Sindaco alle Pari Opportunità e del suo staff; della Napoli Servizi e dell’amministratore delegato, dr. Andrea de Giacomo; del Centro Documentazione Condizione Donna, delle volontarie e dei volontari del Servizio Civile impegnati nel progetto “La memoria delle Donne al Centro” e dell’Associazione Officina delle Idee. L’opera è stata presentata venerdì 2 febbraio alla  presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e della delegata alle Pari Opportunità, Simonetta Marino, oltre ovviamente che dell’artista stessa. “Ipazia è una figura simbolica che esprime anche il senso di questo luogo (l’ex Palazzetto Urban, ndr),  che è metaforicamente il centro delle donne a Napoli”,  ha commentato la delegata alle Pari Opportunità. Dal canto suo, il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, ha definito il fenomeno della street art partenopea “un motivo di orgoglio”, parlando di “rigenerazione ubana”, “è anche un modo – ha proseguito –  per riconsegnare alla bellezza pezzi di città che erano particolarmente degradati”. “Puntiamo molto su questo – ha concluso il sindaco – e siamo orgogliosi che sempre di più tanti artisti nazionali e internazionali ci chiedano di riqualificare pezzi della nostra città”  MP5, l’artista […]

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La Chiesa del Real Monte Manso e il velo di Cristo

Per la sua varietà di gioielli culturali Napoli può essere considerata un vero e proprio museo, e, come ogni museo, contiene tesori che sono celati a una prima occhiata, tesori come la Chiesa del Real Monte Manso di Scala. La Chiesa del Real Monte Manso, contenente la scultura del Cristo Svelato (commissionato nel 2010 e inaugurato nel 2011) di Giuseppe Corcione, è l’attuale sede della Istituzione del Real Monte Manso fondata nel 1608 da Giovan Battista Manso, illustre mecenate del XVII secolo che, tra l’altro, oltre a essere nominato esecutore testamentario di Giovan Battista Marino (nonché destinatario di sue numerose epistole), fu dedicatario dell’ultimo dei Dialoghi di Torquato Tasso, Il Manso overo de l’amicizia (1592) e autore della prima biografia del poeta sorrentino (Vita di Torquato Tasso, 1621) e di un volume di dialoghi di stampo tassiano (Erocallia, 1528). L’importanza della Chiesa del Real Monte Manso risiede nella costruzione al terzo piano del Palazzo d’Afflitto, proiettandosi al di sopra della Cappella San Severo, sede del mausoleo del principe massone Raimondo di Sangro e della scultura del Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino. Ciò è stato messo in luce durante la doppia visita guidata tenuta da Maria Girardo, storica dell’arte e presidentessa dell’associazione Megaride, che ha avuto come punti di interesse la Cappella San Severo e la Chiesa del Real Monte Manso. Il velo di Cristo alla Chiesa del Real Monte Manso Nella visita alla Cappella San Severo, Maria Girardo si è soffermata sull’importanza della doppia lettura dei simboli presenti nella Cappella espressi con un linguaggio contemporaneamente iconografico e iconologico di sculture, dipinti e affreschi. Circa la Cappella, che si fonda sulla base della chiesa secentesca dedicata a Santa Maria della Pietatella, Raimondo di Sangro ne trasformò nel 1740 la struttura decorativa per dar forma al suo progetto: realizzare un luogo di sepoltura dei suoi antenati e dei suoi successori e luogo di celebrazione della cultura massonica. Si tratta di una concezione illuminata della cultura, in quanto grazie alla simbologia da lui personalmente pianificata intendeva esprimere il messaggio di una forma di pensiero scevra da condizionamenti, in grado di adombrare la popolare ignoranza. Si potrebbe parlare di un senso , se non anagogico delle opere d’arte volute da Raimondo di Sangro. Testimoni di questa volontà sono per esempio il grande affresco della Gloria del Paradiso, o della famiglia di Sangro realizzato da Francesco Russo sul soffitto della Cappella, in cui si mette in evidenza la Sacra Colomba recante il simbolo triangolare, caro alla tradizione religiosa in quanto significante la trinità, ma contemporaneamente identificativo del Principe massone a cui gli affiliati devono tendere religiosamente. Circa le sculture, Maria Girardo ha posto la sua attenzione sulle sculture di Antonio Corradino (artista precedentemente impegnato presso la corte austriaca), tra le quali La Pudicizia e Il Disinganno di Francesco Queirolo, poste rispettivamente ai lati sinistro e destro dell’altare maggiore, oltre che sullo straordinario Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. La Pudicizia (dedicata alla madre) rappresenta le delicate fattezze di una matrona ricoperta da un velo, un […]

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99 Days To Help Onlus, viaggio di fotografie e solidarietà

99 Days To Help Onlus è il progetto umanitario realizzato da Rossella Notari, una giovane donna di trenta anni che di professione fa l’architetto e per indole la fotografa. Poco più di un anno fa è partita da sola alla ricerca delle Onlus che tra la Cambogia, la Thailandia, il Vietnam e il Nepal aprono le porte alle persone meno fortunate. Il suo viaggio è durato circa tre mesi, realizzato senza supporti di enti organizzati. Rossella ha vissuto a stretto contatto con la realtà di quei territori, mescolandosi con le persone del luogo. Girando con lo zaino in spalla, la Notari è diventata parte di una dimensione ai confini del mondo che l’ha trasportata in una realtà difficile ma affascinate. Ha così conosciuto e fotografato i bambini orfani della comunità Blessed Homes che opera in Thailandia. Qui i piccoli vivono immersi nella natura e hanno bisogno di avere un tetto sopra la testa. L’Asia, terra quasi sconosciuta agli occidentali, ha molte cose da raccontarci. “Quei 99 giorni sono diventati il punto di partenza di una solidarietà che intendo far proseguire – dice Rossella – la necessità è enorme. Molti villaggi hanno bisogno di cibo per sfamarsi e di vestiti per coprirsi”.  Il Ruin ospita le fotografie di 99 Days To Help Onlus “Guarda tutte le foto e poi vieni a dirmi qual è quella che ti ha colpito di più”, mi dice il proprietario del Ruin, bar nel cuore del Vomero. Le fotografie scattate dalla Notari sono disposte in maniera circolare lungo le pareti della struttura. Ognuna di essere è supportata da una piccola didascalia che racconta brevemente pensieri e considerazioni personali sugli scatti.  Karen People ritrae la landa di Mae Set, al confine con la Birbania. Qui i bambini vivono in un orfanotrofio fatiscente e sono a stretto contatto con le pattuglie di militari che sorvegliano la zona. Per loro è normale passare accanto a un soldato che sfodera un mitra. Una piccola Dzao raffigura una bambina che vive in una regione asiatica del Nord, al confine della Cina. Lei, come molte altre bambine di quell’area, ha imparato prima a ricamare e poi a camminare. Gli occhi dei vecchi  immortala uno sguardo improvviso, un incrocio di occhi tra la macchina fotografica e un anziano intento a pregare in un tempio in Cambogia. Rossella ha insegnato inglese ai giovani allievi di un tempio buddista: “Quando sono partita per questo viaggio non immaginavo che mi sarei trovata a vivere anche un’esperienza simile. Nel tempio entri a piedi nudi e ti ritrovi col cuore scalzo“.   Dopo essere rientrata in Italia in seguito ad un viaggio così intenso, l’unico scopo della fotografa è stato quello di ritornare in Asia per poter aiutare al meglio le popolazioni di quei luoghi confinati ai margini della società. “Ho avviato una raccolta fondi e mi occuperò personalmente dell’acquisto del materiale necessario. Ogni donazione viene registrata. Le foto scattate durante questo viaggio sono infatti in vendita con l’unico intento di incrementare la raccolta dei fondi”.  Quattro progetti da supportare con le nostre […]

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Exodus rivive: Anne Goyer al Pio Monte della Misericordia

Lo sguardo è una porta al mondo dell’altro. Thomas Eliot, quando parla al lettore di opere lontane nel tempo e nello spazio, gli prescrive di «stare da entrambe le parti di uno specchio». La lettura e la scrittura permettono un’opera di continua immedesimazione nell’altro, l’empatia, che sola continua a condurre le nostre menti allo studio, la quale altro non è che attraversare una soglia, penetrare uno sguardo. La scrittura può questo, certo, ma c’è una forma di comunicazione forse più antica anche delle «trite parole»: il disegno. Di arti figurative oggi ancora se ne parla, ma con un tocco nuovo, un che di ermetico e spesso poco apprezzato. Il realismo è quella tendenza atavica dell’arte che ancora cerchiamo tra le sale dei musei. Tra le opere di Francesco De Mura e degli altri geni del ‘700 napoletano nella prima sala del Pio Monte della Misericordia, si erge una nuova visione del reale, sguardi immensi nei quali è quasi impossibile non immergersi. Sono le opere di “Exodus #2016”, installazione dell’artista francese Anne Goyer. La storia dell’“Exodus” La storia dell’”Exodus” è, utilizzando le parole di Fabrizia Paternò dei Duchi di San Nicola, vice-soprintendente del Pio Monte della Misericordia,«romanzesca, al di là della nostra immaginazione, un’epopea». Eco dell’episodio biblico, l’imbarcazione “Exodus 1947” solcò i mari con a bordo le speranze di 4500 ebrei alla volta della “Terra Promessa”, la Palestina. Sotto protezione britannica per decisione delle Nazioni Unite, un provvedimento aveva vietato lo sbarco su quelle terre, così i passeggeri dell’“Exodus” furono rimandati indietro, lasciati alla totale desolazione sulle coste meridionali della Francia. Un ulteriore decreto aveva stabilito il divieto di soccorso agli ebrei dell’imbarcazione, lasciati quindi per giorni a un destino di fame e miseria. Anne Goyer, originaria di Marsiglia, città a circa 40 chilometri da Port-de-Bouc, luogo dello sbarco degli ebrei, ha voluto raccontare questa storia, che sarà aperta al pubblico da sabato 27 gennaio,“Giornata della Memoria“, penetrando negli sguardi dei tre volti presenti nelle loro imponenti dimensioni al Pio Monte della Misericordia, attraverso l’arte, perché l’arte è un mezzo per arrivare al bene. La sofferenza di un popolo è nello sguardo di Noah Klieger, l’ultimo sopravvissuto dell’equipaggio dell’”Exodus”, uno sguardo basso per la commozione di aver trovato ancora umanità, dopo Auschwitz, dopo lo sterminio, dopo il fallimento della ricerca della “Terra Promessa”. Il volto di Noah è accompagnato da quelli di Robert-Paul Vigoroux, medico di Port-de-Bouc, pronto a dare il suo soccorso ai passeggeri, e da quello del panettiere Thomas Corella, che, inondando le strade del profumo delle sue creazioni, ha donato la speranza della vita, salvando dalla fame. I loro ritratti non sono incorniciati, si presentano nelle loro imponenti dimensioni così come hanno accerchiato l’artista nel suo studio ad Avignone, dove attualmente risiede e lavora. Il visitatore sarà così maggiormente immerso in questi volti voluminosi, la prossimità all’opera non avrà ostacoli, e potrà provare il candore della loro pelle, il calore delle loro parole. Infatti, ad accompagnare la visita ci saranno tre mp3 con le tracce audio in diverse […]

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Fuga in Egitto alle antiche terme comunali di Ischia

Candele e luce azzurra soffusa, calda, a solleticare l’anima, in sottofondo la magnifica voce di Fiorenza Calogero nota artista napoletana, tornata ad Ischia dopo aver preso parte all’ultima edizione della Festa di Sant’Anna. Una suggestiva atmosfera data da un amabile gioco di luci soffuse e dall’utilizzo di candele, colora le Antiche Terme Comunali di Ischia, divenute una preziosa ed emozionante pinacoteca, resa speciale, fino al 28 gennaio – dalle opere che compongono la mostra collettiva Fuga in Egitto, ideata dall’assessorato alla cultura del comune di Ischia. «L’idea della mostra nasce dalla volontà di esplorare con un gruppo di artisti le tematiche legate ad un soggetto che ha avuto una larghissima fortuna nella storia dell’arte. Un tema, quello della Fuga in Egitto, che si inserisce in qualche modo nella scia del Natale, ma che riporta anche alla quotidianità. Con gli artisti che hanno accolto l’invito ci siamo chiesti: cosa accade quando la stella cometa, che è il simbolo del presepe, sparisce? Con essa spariscono anche le speranze? La vita di ogni giorno ci mette alla prova, come accade per la Sacra Famiglia che deve mettersi in viaggio, ma la speranza non viene meno». Queste le parole dell’assessore alla cultura del comune di Ischia, Salvatore Ronga. Fuga in Egitto: la speranza di avere un futuro migliore Ciò che alimenta la Fuga in Egitto spesso, è la speranza; la speranza di un mondo migliore, la speranza di poter avere un futuro dignitoso, la speranza di non dover combattere una guerra atroce e senza significato. Ed è allora che la speranza si riscontra nella bellezza dell’arte, che sia una fotografia, un quadro, un dipinto, una frase incisa nero su bianco o semplicemente una sinfonia. La fuga non sempre è sinonimo di codardia o mancanza di responsabilità. Spesso è l’unica via per sopravvivere e non sottostare alle stragi, e per alimentare la speranza in un futuro migliore. Come hanno fatto, di recente, tanti cristiani perseguitati nelle guerre che insanguinano l’Iraq e la Siria. Il male è la guerra, non chi fugge da essa. «Sono molto felice dell’impegno e della dedizione con la quale ogni artista ha interpretato il tema che ha scelto, all’interno di un racconto, – prosegue l’assessore Ronga – la forza e la potenza di questa mostra è il progetto sotteso. Non è una collettiva nella quale ogni artista partecipante lavora per conto proprio ignorando cosa stiano facendo gli altri.» Probabilmente è proprio questa collaborazione reciproca, il mettere insieme diversi artisti, con caratteristiche e competenze differenti, il vero segreto della suggestione che la mostra stessa emana. C’è bellezza soffusa, c’è magnificenza abilmente proporzionata, c’è gradevolezza e al contempo fiducia, auspicio. Denotazioni somatiche che narrano mescolanza di etnie, ad Ischia la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, come narrata nel Vangelo di Matteo, diventa il modo per raccontare ospitalità ed inserimento; ciò si materializza anche attraverso l’abile occhio fotografico di Lucia De Luise, fotografa estremamente brava e conosciuta, che ha fotografato alcuni ischitani con tratti somatici tendenzialmente mediorientali sul porto d’Ischia, (come richiamo degli […]

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“Pino Daniele”: il libro di Jacopo Ottenga Barattucci che riscopre Pino a partire dal sentimento

Il 13 gennaio la nota “Libreria Raffaello” a Napoli ha ospitato la presentazione del libro “Pino Daniele. Dove tutto ha senso c’è sentimento” di Jacopo Ottenga Barattucci, edito dalla casa editrice partenopea Kairós Edizioni. Il libro è il risultato degli studi dell’autore, classe 1993, in “Linguaggi della musica, dei media e dello spettacolo” e delle conoscenze musicali acquisite con il diploma in pianoforte ottenuto al Conservatorio di Pescara. Autore di racconti e collaboratore con testate giornalistiche online, Jacopo ha dato fondo a tutta la sua passione nella stesura del libro ed ha così travolto col suo entusiasmo quanti hanno avuto modo di leggerlo in anteprima. Gli interventi durante la presentazione di Jacopo Ottenga Barattucci  Desta meraviglia il beneplacito di Gino Giglio, percussionista e amico di Pino Daniele, compagno di classe di quella famosa 5C, e uno dei pochi ad aver veramente conosciuto Pino, l’uomo e non solo l’artista. Nella prefazione scrive : «In questo libro […] l’autore descrive, con attenta analisi, le ispirazioni che hanno condotto il cantautore napoletano alla stesura dei suoi brani. Con ammirevole profondità d’animo, Jacopo Ottenga Barattucci coglie l’esatto senso poetico di alcuni capolavo­ri di Daniele, che io, essendo stato suo vecchio amico, ho condiviso in pieno».   Parole lodevoli che ha pronunciato anche dinnanzi alla platea riunita per la presentazione del libro. Lieto di appoggiare il giovane capace di cogliere il sentimento che ha ispirato il cantante a scrivere le sue canzoni, si è lasciato andare anche in simpatiche confessioni ed aneddoti che ritraggono un Pino ancora giovane, dagli occhi pieni di sogni e ignaro dell’impatto che avrebbe poi avuto nel mondo della musica italiana. Alla presentazione, moderata dal giornalista Giuseppe Giorgio, ha presieduto anche Rosario Jermano, musicista e collega di vecchia data di Pino Daniele. Il suo apporto all’incontro si è incentrato maggiormente sugli aspetti tecnici della loro collaborazione e, tra vari aneddoti ambientati in studi di registrazione e risalenti alle prime tracce, ha delineato il profilo del Pino artista, ormai consapevole della strada che stava percorrendo. Gli interventi dei due musicisti hanno, quindi, raccontato Pino Daniele sia come uomo che come artista, esattamente come Jacopo Ottenga Barattucci si era ripromesso di fare con il suo libro, e a quanto pare riuscendoci. “Pino Daniele” non è una biografia né una discografia, ma un’analisi a tutto tondo del cantante, ripercorrendo il suo percorso artistico e il sentimento che lo ha guidato passo dopo passo nelle sue produzioni. Dopo una prima parte in cui viene raccontata a grandi linee la carriera del cantautore, Jacopo si sofferma sulle canzoni raggruppandole per temi. Ne risulta che il filo conduttore è il sentimento, capace di riunire le inevitabili contraddizioni dell’animo di Pino: l’amore e l’odio per la sua terra natale, i diversi sguardi destinati alla figura femminile, l’oscillazione tra appocundria e alleria. È stato un piacevole incontro dai toni pacati e sereni, che per un attimo ha fatto rivivere Pino Daniele. Una chiacchierata sincera e appassionata, che ha spazzato via le tante e vuote parole snocciolate alla morte dell’ amato cantante partenopeo, e ha ricollocato sotto la giusta luce […]

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Forcella Transit: oltre i decumani fino al 17 gennaio

Al via Forcella Transit dal 4 gennaio: durerà fino al 17 gennaio Un’iniziativa che sa di vicoli, centro storico e “napoletanità” sanguigna ha aperto le danze del 2018: il Forcella Transit, che ha avuto inizio il 4 di gennaio e durerà fino al 17. La preposizione trans, che in latino sta a significare superamento, ha il rumore dei confini valicati e delle barriere scavalcate; la Furcell napoletana è un microcosmo a sé stante, custodito nell’involucro tra Corso Umberto, via Duomo e Spaccanapoli, delimitato da regole, strettoie, vicoli e vasci che sono universi che arrivano fino al centro della terra. Ma quali sono le bellezze di Forcella? Concedersi una passeggiata in questo lembo incastonato tra i sanpietrini del centro storico, significa respirare il magma di Napoli, penetrare i cliché da cartolina folkloristica e trasferirli sulla propria pelle, per ritrovarli uguali, diversi e  interiorizzarli, in un’esperienza che è davvero difficile descrivere a parole. Nemmeno la parola più chirurgica o affilata potrebbe restituire l’esperienza singolare e drammatica di trovarsi tra i vicoli e il Pio Monte della Misericordia, tra il Trianon e il Duomo di San Gennaro, mentre tutti gli stereotipi vengono fagocitati dal gusto di un’esperienza strettamente soggettiva e personale. Forcella è vita, non è immergersi nel ventre di Napoli, ma respirare da quello stesso ventre. Da Via Vicaria Vecchia è partita l’iniziativa di Forcella Transit- Destinazione Forcella- Percorsi D’arte oltre i Decumani, organizzata dall’ats di Percorsi D’Arte con la rete di Associazioni di Forcella, il Comune di Napoli (Assessorato alla Cultura e al Turismo) e l’EPT (Ente Provinciale Turismo Napoli) il 4 gennaio, ed è mirata a reintegrare il quartiere nei circuiti turistici. Tristemente nota per i trascorsi di cronaca, e portata recentemente alla ribalta per via dell’immagine iconica di un giovane San Gennaro incarnato in un murale, Forcella ha svariate perle nel suo microcosmo. Alla scoperta di Forcella, tra Santa Maria Egiziaca e il Trianon Si potrebbe stilare un lungo elenco di bellezze e attrattive culturali che punteggiano Forcella, e che saranno oggetto dell’iniziativa: innanzitutto la Chiesa di Santa Maria Egiziaca, esempio fulgido di architettura barocca napoletana, con annesso monastero. Non tutti sanno che venne fondata per accogliere le prostitute pentite nel 1342 per volere della Regina Sancha D’Aragona, e che raccoglie opere di importantissimi artisti tra cui Luca Giordano; vi è il Teatro Trianon e qui venne anche costruita la Real Casa dell’Annunziata, voluta dalla Regina Giovanna I, centro di cura per i neonati abbandonati. Chi si intende di toponomastica, saprà che qui è nato il cognome napoletano più diffuso, ossia Esposito:  a sinistra dell’arco cinquecentesco infatti è ancora visibile la ruota degli esposti, nel cui pertugio venivano inseriti i neonati abbandonati che le madri non potevano accudire, perché illegittimi o per povertà. E per quanto riguarda i luoghi di pregio gastronomico? In via Cesare Sersale c’è poi una delle istituzioni della pizza napoletana, L’Antica Pizzeria da Michele, in Via Pietro Colletta c’è Trianon da Ciro , e per la pizza fritta L’Antica Pizzeria Le Figliole in Via Giudecca Vecchia. Il programma del Forcella Transit: gli appuntamenti da non […]

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La Smorfia del Terzo Piano Autogestito, Napoli Open Shop H24

Il Terzo Piano Autogestito ritorna a proporre La Smorfia, una mostra collettiva di indagine sociale. L’esposizione presso il porticato del rinascimentale Palazzo Gravina in via Monteoliveto 3 è ad ingresso libero e rimarrà fruibile fino alla fine di gennaio. La Smorfia si è rivolta non solo a novanta fotografi, come sua consuetudine, ma la call è stata aperta anche a sperimentazioni grafiche, fotografiche e video. Novanta artisti che si sono cimentati per rappresentare i novanta numeri della cabala napoletana, tutti con un tema in comune da perseguire. Il Terzo Piano Autogestito, collettivo che gestisce il terzo piano della sede storica della Facoltà di Architettura, ha voluto aprire un’indagine per riflettere su ciò che sta accadendo alla città partenopea. Negli ultimi anni Napoli sta subendo ciò che è possibile ritrovare in ogni città italiana che conserva elementi di forte interesse sociale e culturale. Escludendo il periodo appena trascorso, che ha sempre fatto registrare numeri da record a Napoli e alla Campania in generale, milioni di turisti raggiungono il capoluogo campano. Il trend non sembra diminuire dopo le festività natalizie, anzi le proiezioni lo danno in aumento. Le ragioni di questo incremento sono varie. Le più evidenti vanno dal maggior interesse dei media, soprattutto internazionali, alla maggior pubblicità dedicata alle ricchezze campane, della quale beneficiano i grandi poli che da sempre hanno studiato i sistemi per attrarre e agevolare i visitatori. Gli analisti hanno inoltre individuato che il maggior flusso turistico è stato dirottato verso l’Italia anche purtroppo dall’escalation terroristica subita dagli altri paesi europei, che stanno avendo una chiara e evidente inflessione nel settore dedicato al turismo. I benefici sono tanti, questo è indubbio, ma ciò che turba i cittadini napoletani sono soprattutto i disagi. Il fenomeno è stato ampiamente studiato. Ciò che accade trasforma radicalmente le identità che caratterizzano un luogo. Come in ogni edizione, La Smorfia curata dal Terzo Piano Autogestito ha un tema ben preciso dal titolo Napoli Open Shop H24 Il titolo de La Smorfia, Napoli Open Shop H24, fa da subito intendere verso quale visione si sta orientando la città partenopea. Vicoli percorribili a numero chiuso o da chi è presente “in lista”, come il caso della sfilata di D&G o le mostre presepiali di San Gregorio Armeno. C’è grande difficoltà ad accedere ai mezzi di trasporto, che inoltre lavorano poco e male, soprattutto nei periodi di maggior richiesta. Si sta sviluppando una vera e propria corsa all’evento che comporta troppo spesso una scarsità di contenuti e, a volte, anche una profonda disorganizzazione da parte dei neo pionieri culturali. Air B&B, attività Fast Food che aprono e falliscono in pochi mesi, controllate spesso anche dalla malavita. “Un Luna Park a cielo aperto” scrive il TPA, la nostra cara mamma Napoli sta diventando proprio questo? Ciò che è chiaro è l’estrema inadeguatezza dell’intero sistema ricettivo, che in poche occasioni assolve ai propri doveri. Chi subisce i disagi è chi troppo spesso dovrebbe realmente beneficiarne, quelli che si sa hanno “‘a Fune ‘nganna”. Il “cambiamento” era già stato avviato da […]

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Essere il Cambiamento con la Settimana del Cibo Semplice

Condivisione. Rispetto. Consapevolezza. Su queste tre parole chiave si basa l’operato della associazione no profit Essere il cambiamento che vuole, attraverso incontri e manifestazioni, dare un contributo alla società e alla natura a partire dall’assunto che nessun progresso può avvenire senza che ci sia una presa di coscienza da parte gli individui. Il prossimo evento di questa ONLUS con a capo Claudia Palmas rispetta a pieno questa filosofia. “La Settimana del Cibo Semplice” mira, infatti, ad una riscoperta delle nostre radici alimentari, del cibo che veniva considerato povero ma che tra gli alimenti in commercio resta senza dubbio il più sano, buono e genuino. Ce ne parla  Stefania Trabace, referente per la Campania di Essere il Cambiamento. Quali intenti e quali valori animano la associazione “Essere il cambiamento”? Ridurre la l’impronta energetica dell’uomo sul pianeta è un imperativo soprattutto negli ultimi anni. Essere Il Cambiamento è un’associazione no profit che mira a informare su quanto il livello di consapevolezza nell’uomo e le sue scelte politiche e personali trasformino la realtà fisica. È necessario quindi un cambiamento interiore per portare un’impronta positiva sul pianeta, coesione e armonia sociale, educazione e tutela ambientale. A prescindere dal luogo, età o condizione, possiamo fare la differenza, agendo consapevolmente nella nostra vita e negli ambiti di progetto della nostra esistenza. Uniti è ancora più semplice accelerare e favorire l’espansione della coscienza e la manifestazione di un mondo nuovo costruito sulla consapevolezza e sulla responsabilità, con cura e con rispetto per noi stessi e per la vita. Per portare il nostro contributo positivo ci siamo uniti in una community che scambia servizi, informazioni ed educazione per l’evoluzione umana. La nostra missione è manifestare azioni e progetti di esistenza coerenti con i più alti livelli di intelligenza e di saggezza basati sul rispetto della vita. Il nostro canale di diffusione principale è la rete attraverso i social, la webradio e Youtube. Ogni cambiamento necessita di uno stato interiore corrispondente che può essere costruito in se stessi, a prescindere dal punto di partenza, con il “Lavoro pratico in Sé”. Tutti possono praticarlo, non è necessaria alcuna preparazione. Gli strumenti sono condivisi e sono messi liberamente a disposizione gratuitamente per favorire lo scambio di esperienze e la crescita spirituale reciproca. Essere il cambiamento attraverso l’alimentazione Parlaci de “la Settimana del Cibo Semplice” Con la Settimana Del Cibo Semplice 2018 (https://www.facebook.com/events/1688633197815950/)  celebriamo la scelta della libertà di ogni percorso e di profonda connessione alla vita stessa. Durante la Settimana del Cibo Semplice dal 22 al 28 gennaio 2018, vogliamo celebrare un cibo locale e stagionale, ricco di colori, un cibo che unisce, espandendo la gioia autentica della vita. Scegliamo di manifestare nel mondo fisico la consapevolezza del potere di una scelta autentica, vissuta momento per momento nella Gioia di Essere. Ogni colore, ogni sfumatura del cibo descrive quella bellezza, quell’emozione davanti alla connessione ad ogni battito, quell’attimo di unione ad ogni respiro, quel risuonare interno della vita nella vita nel profondo contatto con noi stessi. Rinnoviamo di giorno in giorno la scelta di […]

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