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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 280 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Teniamoci per mano Onlus: clown, risate e fantasia

La salute si basa sulla felicità. La salute si basa sulla felicità: dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l’estasi nella natura delle arti. (Patch Adams) Nessun posto è come casa. Ma qualsiasi luogo può essere casa. Basta il tepore dei proprio cari, qualche oggetto a cui agganciare dolci ricordi e un sorriso. Sì, un sorriso perché tra le corsie d’ospedale, dentro quelle mura grigiastre, tra punture, attese snervanti e flebo, risulta proprio difficile spalancare le labbra e lasciarsi andare alla gioia. E se questo è complesso per gli adulti, figurarsi per i bambini. Negli ultimi anni, però, gli ospedali si sono attrezzati rendendo le stanze di degenza meno traumatiche, cercando in qualche modo di ricreare un clima di normalità. Molto del merito del successo di questo tentativo dipende da figure incredibilmente sottovalutate: i clown dottori. Quasi sempre volontari, questi piccoli grandi eroi dei nostri tempi, dedicano il loro tempo per intrattenere i pazienti con scherzi, giochi e trucchetti di magia. “Teniamoci per mano Onlus” è una delle associazioni più importanti d’Italia e sabato 21 e domenica 22 aprile ha organizzato una bellissima iniziativa, la “Festa del sorriso”. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Annamaria Tortora. Come nasce l’associazione “Teniamoci per mano Onlus”? L’associazione di clownterapia “Teniamoci per mano onlus”, nasce nel 2010 a Napoli e fonda a distanza di poco tempo altre 2 sedi operative nelle città di Roma e Bologna. Da pochi mesi hanno inaugurato una quarta sede anche a Mazara del Vallo, che è diventata al momento la sede/quartier generale in Sicilia, dove è presente una grandissima squadra di clown volontari che portano il sorriso in quasi tutte le province della grande regione. L’associazione è operativa in oltre 30 strutture sanitarie in tutta Italia e conta circa 600 volontari. Di cosa vi occupate? Su quali fronti siete operativi come “Teniamoci per mano Onlus”? La clownterapia è una terapia medica alternativa che non vuole sostituirsi alle cure tradizionali ma essere di supporto: infatti i clown attraverso il gioco e la fantasia riescono a trasformare semplici stanze di ospedale in veri e propri stanze da gioco, stimolando il buon umore dei pazienti e del personale medico. Gli studi scientifici hanno dimostrato che ridere attiva tutte le parti del corpo umano producendo beta endorfine da parte delle ghiandole surrenali che producono cortisolo, un ormone che regola la risposta allo stress e aiuta a sopportare meglio il dolore, fisico o psicologico con grandi benefici sui pazienti, in modo particolare su quelli più piccoli che possono godere, anche nelle situazioni più compromesse, di veri e propri momenti di magia.  Il riscontro che percepiamo dal nostro intervento è sempre molto positivo, sia da parte del personale medico, che approva il nostro operato diventando spesso anche nostro complice, sia da parte dei bambini e dei genitori. Un bambino ricoverato da molto tempo, ha sempre lo sguardo rivolto alla finestra…lo si legge negli occhi che vorrebbe evadere e tornare a correre con i suoi amichetti, purtroppo lì dove […]

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“Amori letterari”: Marialaura Simeone alla libreria Controvento

“Amori letterari” di Marialaura Simeone è una di quelle letture da gustare nelle ore di ozio o sotto l’ombrellone, quando la mente vuole essere coccolata da una letteratura invitante e leggera. Presentato sabato 7 aprile alla libreria “Controvento” di Filomena Grimaldi, a Telese Terme, “Amori letterari” è un vero gioiello di Marialaura Simeone, immediato e ben strutturato, e fa parte della collana “Ciliegie” (Franco Cesati Editore), che si occupa di testi che approcciano e sviluppano temi collaterali rispetto alla letteratura d’impatto.   Scritto su pagine patinate, l’opera di Marialaura Simeone si avvale di un’impostazione grafica atipica, volta a veicolare il messaggio letterario attraverso una presentazione più accattivante e infatti si mostra come un collage di citazioni, foto, poesie, telegrammi, articoli di giornale, interviste, brani scelti da opere precise, note, appunti destinati di certo ad un pubblico ristretto, nuvolette da fumetto e cambiamenti anche a livello di stile e tipo di caratteri. “L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura”. Prendendo in prestito una citazione di Manganelli riportata nel libro, si coglie immediatamente l’argomento dell’opera. In “Amori letterari” l’autrice indaga su 18 storie d’amore tra colleghi di penna. Storie reali quindi, vissute, sofferte, che inevitabilmente hanno influenzato, con l’ispirazione, la condivisione, lo scambio, i consigli, la rivalità, in maniera maggiore o minore che sia, l’attività degli amanti coinvolti. L’idea del libro nasce quando, lavorando al libro precedente, “Il Palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema”, l’autrice si imbatte nella storia d’amore tra lo scrittore siciliano e Marta Abba. Da questo momento in poi, riunisce tutta una serie di materiali raccolti durante il dottorato e decide di scrivere un libro su quanto la forza espressiva degli scrittori risulti mutuata da un sentimento di amore condiviso. Altro punto interessante che l’autrice ha voluto sviluppare con “Amori letterari” è stato quello di raccontare le scrittrici, che troppo spesso vengono ritenute subalterne al talento e alla fama dei compagni e ad essi contingenti. “Amori letterari” di Marialaura Simeone: storie di cui è difficile non innamorarsi La presentazione, organizzata in maniera informale ed amichevole, con lo scopo di accorciare la distanza tra lettore e libro, è stata moderata dalla giornalista Annalisa De Mercurio che, con l’autrice, ha letto alcuni brani significativi del libro, permettendo un confronto con il pubblico, quasi una chiacchierata tra amiche, volto a soddisfare curiosità e ad approfondire aspetti, di volta in volta messi in luce dalle letture. Si è parlato della relazione apparentemente trasgressiva tra Henry Miller e Anais Nin, in cui in realtà il legame intellettuale era molto più forte di quello erotico e che, alla luce del confronto con altre coppie più viscerali, sembra essere uno degli amori più equilibrati, per le rispettive manifestazioni di stima e il grande supporto che entrambi hanno dato all’attività dell’altro. Impossibile non citare il matrimonio morganatico tra Sartre e Simone De Beauvoir, all’insegna della totale sincerità e aperto a “relazioni contingenti”, limitate tuttavia ad un valore marginale rispetto al loro “rapporto necessario”, affettivamente solidissimo. Il […]

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Il Pio Monte della Misericordia promuove la cultura con “Sette Opere Per la Misericordia”

Sette opere. Sette borse di studio in palio. Il Pio Monte della Misericordia si dimostra anche quest’anno attento al talento dei giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti riproponendo il premio “Sette Opere Per la Misericordia”. Il vernissage è stato inaugurato venerdì 6 aprile nelle sale dedicate alle mostre temporanee della Fondazione “Circolo Artistico Politecnico” mentre la premiazione avverrà il 21 al Pio Monte della Misericordia di Napoli. In palio, non solo la possibilità di esporre, ma anche di guadagnare un premio di 1000 euro e un viaggio con soggiorno per due giorni a Torino, in occasione della fiera “Artissima“. Abbiamo intervistato a proposito Maria Cristina Antonini, docente di pittura dell’Accademia, e due partecipanti, Luca Cuccurullo e Luca Esposito. Professoressa Antonini, come nasce l’idea di istituire questo premio d’arte ispirato alle Sette Opere della Misericordia? L’idea è del Pio Monte della Misericordia, nello specifico della Contessa Maria Grazia Leonetti che lo ha inventato e che ha voluto gratificare il talento dei giovani talentuosi. Le loro opere saranno poi accostate in mostra ad altre sette di artisti famosi. Per l’Accademia è il quinto anno che i ragazzi si misurano con questo tema della Misericordia nelle categorie proposte cioè pittura, grafica, disegno, scultura, fotografia, installazione e video-proiezione. Le opere vincitrici saranno poi acquisite dal Pio Monte ed entreranno a far parte della loro prestigiosa collezione e saranno esposte ciclicamente così da dare ulteriore visibilità agli studenti. Per questi motivi e per la serietà con cui viene gestito ed organizzato, in Accademia è sicuramente l’evento più atteso dell’anno. Luca Cuccurullo, parlaci del tuo lavoro. Il lavoro è stato concepito partendo da una domanda. Perché io voglio comunicare attraverso quest’opera “la Misericordia”? Io sono mai stato misericordioso? Me come generico cittadino europeo. Cittadino di un’Europa che dovrebbe accogliere ed alloggiare queste persone in difficoltà, che scappano da fame e guerra. Coloro che arrivano vanno spesso incontro a situazioni diverse da quelle da cui scappano, ma non comunque dignitose. Vanno incontro all’astio di una popolo che ancora non è pronto ad accoglierli. L’Europa ha da offrire più i limiti della sua burocrazia, che misericordiosi interventi. In fondo cos’è l’Europa, se non ciascun cittadino che la abita? Il fenomeno è epocale, ed in una fase, se pur già decennale, comunque ai primi stadi. E comunque c’è malcontento da entrambe le parti. Rimane quindi ancora un problema irrisolto, che non sembra prendere la giusta direzione. Ho voluto rappresentare quindi il tutto come una barca fantasma, che aleggia su di noi, il quale potrà prendere corpo, solo grazie alla consapevolezza di chi li dovrebbe accogliere. Finché non accadrà ciò, rimarrà solo un chiacchiericcio, fomentato dai media. In un’Europa bianca, piatta e sterile nei confronti di questa povera gente. Luca Esposito, e invece il tuo? Ispirandomi all’opera di Misericordia “Seppellire i morti”, ho pensato ad un’immagine che avevo catturato circa un anno fa, e facente parte di un progetto più ampio che conta all’incirca trenta fotografie. Il culto per la salma di chi ci ha lasciati è la continuazione del rispetto e della venerazione […]

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Basilicata Stories, l’eccellenza della vitivinicoltura lucana

Palazzo Caracciolo ha accolto la prima edizione di Basilicata Stories, convegno sulla presentazione dell’eccellenza della vitivinicoltura lucana. Sulla scia dell’edizione passata di Campania Stories anche la terra lucana ha indossato il suo abito più bello per mostrare la qualità dei propri vini alla stampa nazionale ed internazionale, con la partecipazione di diciotto aziende vinicole lucane. Grazie alla collaborazione di Miriade & Partners, il gemellaggio tra la terra campana e quella lucana si pone come punto di partenza per il raggiungimento di una rassegna, come quella di Basilicata Stories, che nel futuro prossimo potrà fare luce sull’intera realtà enologica del Sud Italia. Basilicata Stories, una storia d’amore millenaria con la viticoltura  In Basilicata si produce vino da millenni. Gli antichi Greci piantarono le prime vigne in terra lucana lasciando alla popolazione un’eredità che oggi vale come un tesoro. La cultura del vino in questa regione si divide principalmente in due zone. La prima zona è quella della provincia di Potenza che sorge attorno al Vulture, docile vulcano inattivo e monte maestoso che abbraccia tutta la terra circostante. Qui ci sono ben quindici comuni in cui si realizzano prodotti enologici. Il vino del Vulture è creato da uomini e donne che amano la propria terra e che, nonostante i sacrifici del quotidiano, hanno deciso di non abbandonarla. L’Aglianico del Vulture è un vino prodotto in una zona vulcanica. Introdotto dai Greci, è coltivabile nel mese di ottobre. La sua uva matura in autunno e questa tempistica lo rende speciale soprattutto perché il frutto è soggetto a subire molte malattie delle piante. In passato l’Aglianico del Vulture era un vino frizzante ma oggi, grazie alle tecnologie moderne, può essere gustato in una forma più delicata. Le sue caratteristiche principali sono l’elevato tasso degli zuccheri e l’alta gradazione alcolica. Necessita di un invecchiamento lento e duraturo e per questo è tenuto a riposo per dodici mesi nel legno e dodici in bottiglia. La peculiarità più rilevante della zona del Vulture è legata alla natura della sua terra. In una sola vigna è possibile trovare sia il terreno lavico (scuro) che quello non lavico (chiaro). La seconda zona principale della coltivazione vinicola lucana si concentra nella provincia di Matera. Qui il territorio è prevalentemente idrico, segnato dai fiumi che sfociano nel mar Ionico. Nella provincia di Matera troviamo numerosi innesti di diverse tipologie di vitigni che dimostrano quanto le influenze delle colture del passato siano rappresentative per quelle del presente.   Sapori decisi e al contempo delicati esprimono la storia del vino lucano Messi a confronto i vini della provincia di Potenza e della provincia di Matera appaiono decisamente differenti tra loro. I vini bianchi di Matera infatti sono rappresentati dalla Malvasia, dal Moscato Bianco, dal Greco e dall’Aglianico vinificato in bianco. I suoi odori sono delicatissimi all’olfatto e i suoi sapori appaiono freschi al palato. Il vino rosato della Basilicata è gentile all’olfatto ed estremamente profumato. Leggermente frizzante al palato, questo vino rilascia un retrogusto armonioso. Il paragone tra l’Aglianico rosso di Matera e […]

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Pasquetta a Napoli 2018: il Nabilah vuole stupire col “Taste – Nic”

Pasquetta a casa o al ristorante? Braciata con amici o relax fuoriporta? Questi sono i dubbi che attanagliano un po’ tutti alla vigilia Pasquetta. Una nuova e interessantissima alternativa vuole darcela il Nabilah, uno dei club più belli d’Italia secondo il “The Guardian”, dove verrà inaugurato un nuovo format, il “Taste – Nic”. Il “Taste – Nic” rivela fin dal nome la sua natura ibrida tra il classico pranzo al sacco e i sapori raffinati della cucina gourmet. Sono previsti, infatti, diversi “Gourmet Points” sparsi per tutta la struttura e che saranno in grado di soddisfare anche la clientela più esigente. Dal tradizionale all’innovativo, dal vegetariano alla carne passando per dolci, centrifughe e vino, il Nabilah diventerà un arcipelago di delizie da non perdere, anche perché a preparare i piatti saranno chef provenienti da tutta la Campania. Tra questi spicca il nome di Vincenzo Guarino, una stella Michelin con il ristorante “Il Pievano”, che sarà dietro i fornelli per uno show cooking dove illustrerà a tutti la sua “cucina creativa mediterranea“. Come colonna sonora della giornata si alterneranno alla console, dalle 11 in poi Vox Inside Live, Lunare Project, Bonky, Cerchietto e Paulus. Un occhio di riguardo lo avranno anche i bambini dato che sarà riservata loro un’intera area. Divertimento, musica e gastronomia, il tutto in un ambiente curato nei minimi dettagli e che ha come cornice il mare di Bacoli… la ricetta per la Pasquetta perfetta è servita! Pasquetta a Napoli 2018: Gli chef coinvolti e i piatti del “Taste – Nic” – Chef Vincenzo Guarino (“Il Pievano”, Toscana) – Gnocchi farciti con provola su crema di piselli, gambero rosso crudo, latte cotto affumicato, pane saporito e i suoi germogli. – Chef Ray Arthey (Hadel Pask , Napoli)   – Piatto unico composto da moro (riso con guandules e cocco) e secondi a scelta tra cotoletta di funghi, bistecca di soia alla genovese, o bocconcini di saitan e verdure. – Chef Marco Iavazzo  – Panino con misticanza, agnello, piselli al lime e menta, crema di ricotta salata e granella di fava fritta. – Pasticciere Vincenzo Ferrieri (SfogliateLab , Napoli) – Sfogliatella rustica (3 gusti: fave e pancetta, melanzane e provola, e salsiccia e friarielli) e sfogliatella classica (3 gusti: limone, pistacchio, ricotta e pere). – Chef Vincenzo Ruggiero (ristorante “Il Falangone”, San Giuseppe Vesuviano)  – Riccioli di seppia grigliata agli agrumi della costiera su passatina di piselli e praline di patata allo zafferano. – Chef Marco De Cesare (ristorante “Amabile”, Cercola) – Due proposte: mezzo spaghettone ondulato al soffritto di polpo verace, oppure mantecato di baccalà e patate con scarola napoletana e pane carasao. – Chef Umberto Ventriglia – Crostone di pane ai cereali con misticanze orientali, burrata, champignon marinati, cipolla di Alife caramellata e bufalo affumicato. – Scuola Dolce & Salato (Maddaloni) – Gateau con salsicce e friggitelli e pizza rustica ripiena. – Maestro pasticciere Aniello Di Caprio (pasticceria Lombardi) – Dolce: Lingotto Rocher. – Chef Vittorio Zigarelli (Panamar, Napoli)  – SantanTonno: tonno rosso, maionese alle acciughe, friarielli in doppia consistenza. – Chef Rosario Matina (Serafino, Napoli)  – Arancine, panelle  e cannoli siciliani. – Spain – Burritos di pollo. E tante altre leccornie per grandi e piccini…

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ASocialdinner, una serata disconnessi dal mondo

383 milioni di smartphone venduti nel terzo trimestre del 2017. 1.8 miliardi di iscritti a Facebook e 800 milioni attivi su Instagram. Storie, boomerang, like, followers. I social hanno modificato drasticamente le modalità con cui ci interfacciamo alla realtà e interagiamo con l’altro. Essere connessi è diventata la conditio sine qua non per una comunicazione efficace e ciò ha indebolito ulteriormente le nostre skills sociali e aumentato l’imbarazzo nell’affrontare vis a vis gli sconosciuti. Da qui, da questa constatazione nasce l’esigenza di ristabilire i rapporti di forza tra reale e virtuale alla ricerca di modalità più sane di reciprocità. Con questo intento la PL Management di Fabio Ummarino ha ideato il format delle Asocialdinner, cene dove ogni forma virtuale di interferenza è bandita. La seconda, che ha visto un grandissimo riscontro di pubblico, ha avuto luogo ieri sera nella splendida Villa Mazzarella (Via Francesco Petrarca, 115). ASocialdinner, un piccolo viaggio nel tempo “Lasciate i telefoni o voi che entrate”. Il portale per il nostro viaggio nel tempo parte da qui. Nessun marchingegno strano o scienziato pazzo, soltanto un gesto semplice, e si parte. Si scendono pochi gradini ma sembra già di essere altrove. Gli occhi, giunti nel salone, sono timorosi ma pieni di entusiasmo. La meravigliosa veduta sul golfo, la musica, un lauto buffet e una selezione di cocktail, ma soprattutto persone che parlano, scherzano, ballano. In un attimo è tutto diverso, tutto sembra tornato ai primi anni ’90. La tentazione di condividere quel momento con i nostri amici dei social network è forte, ma resistiamo. Ci accomodiamo ad un tavolo, interagiamo con una signora che ci racconta del suo problema con il fumo e poi con un gruppo di ragazzi con cui si instaura subito un’ottima alchimia. La serata è un susseguirsi di piatti prelibati, persone e chiacchiere, di sorrisi nuovi e potenziali amicizie. Dopo un po’, anche quelli che inizialmente sembravano più timidi e restii, li vediamo conversare con qualcuno ai margini del buffet o sulla meravigliosa terrazza. I più coraggiosi si lanciano in pista e si danno alle danze. Il muro di diffidenza con il quale ciascuno aveva varcato quella porta è ormai stato abbattuto e ci si gode la serata tra un drink e quattro chiacchiere tra sconosciuti. Un successo vero e proprio, una serata che rimette al centro l’interazione sociale diretta, il contatto umano e la convivialità, troppo spesso penalizzati dalle connessioni virtuali offerte dalla tecnologia di ogni giorno. È ormai ora di andare e, solo allora, ricordiamo di dover riprendere i telefoni all’uscita… Se non è una vittoria questa?!

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MontesantoArte: la riscoperta del territorio grazie alla Fondazione Donnaregina

MontesantoArte, programma promosso dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, in collaborazione  con Quartiere Intelligente  attrattore e attivatore di pratiche ecologiche, culturali e partecipative, grazie al bando “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” promosso dalla SIAE Società italiana degli autori e degli artisti, è riuscita a dare un nuovo volto al quartiere Montesanto. Nel progetto sono state coinvolte quattro giovani e brillanti artiste, Mariangela Bruno, Francesca Borrelli, Elena Mazzi e Valentina Miorandi, le quali hanno avuto come fulcro del progetto il rapporto tra natura-cultura. Ognuna di loro con idee e progetti molto diversi, usando linguaggi e mezzi molto diversificati e trasversali, hanno dato voce e risalto al quartiere in cui si trovavano. La Fondazione Donnaregina promuove la cultura attraverso quattro artiste Mariangela Bruno ha progettato l’istallazione site-specific “The Dot” ossia una sfera tridimensionale posta sul tetto della sede di Q.I. realizzata fondendo due arti tradizionali locali, le luminarie e l’antica tradizione artigianale. Francesca Borrelli ha realizzato un site-specific Fern’Bookcese fondendo insieme due concetti semplici ma essenziali: natura e cultura. Elena Mazzi ha ideato il progetto Speech “Karaoke. A che serve parlà si nisciuno te dà aurienza?” utilizzando il confronto Vdiretto con gli abitanti del quartiere, raccogliendo materiale audio visivo mostra gli elementi principali della comunità che costituiscono l’identità di un popolo. Valentina Miorandi, con il Video-sequel Conkè, realizzato con la diretta partecipazione degli abitanti, fa emergere la vera anima del quartiere e  più in generale della città di Napoli. Adempiendo a pieno a quello che era l’obiettivo del progetto, le artiste attraverso le loro opere sono riuscite a dare vita a lavori che sono nati sul territorio, con il territorio e per il territorio. Inglobando il territorio, i luoghi ma prima di tutto le persone si è riusciti a compiere quello che è l’aspetto più difficile dei progetti, ossia far in modo che essi siano sentiti.

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Luciano Canfora racconta Aristofane al MANN

Dopo lo splendido concerto di Roberto Vecchioni, continua la otto giorni di arte, cultura e spettacolo del FestivalMANN – Muse al Museo con una imperdibile lectio. Luciano Canfora, filologo, storico e saggista italiano, ha tenuto giovedì 22 marzo una lectio al MANN  dal titolo “Tucidide e Aristofane: dal 411 al 404 la metamorfosi del comico – e del suo rapporto con il politico” in occasione, della rassegna Fuoriclassico2. La contemporaneità ambigua dell’antico. Un argomento mai cosi attuale quello che Canfora nella sala del Toro Farnese ha analizzato a partire dalla struttura politica ateniese, in cui la figura del commediante aveva un ruolo preminente rispetto a quello del politico. Si era più partecipi e presenti al teatro, ad assistere a tutte le forme di rappresentazione teatrali, in particolare a quelle della tragedia, rispetto a tutte le forme di manifestazione della vita politica. Al MANN la lezione di Luciano Canfora I Demo (ossia coloro che partecipavano alla vita politica) erano per di più bersaglio della commedia, come della satira di  Aristofane, commediografo greco massimo rappresentante della commedia attica “antica”, nella quale un ruolo fondamentale era svolto dalla denuncia. Ciò dimostra come la missione educatrice del teatro avesse un’importanza fondamentale. Questa sua missione è ancora più chiara ed evidente quando Aristofane redige e mette in scena la tragedia Lisista, grazie alla quale dà un segnale di rifiuto del modello democratico ateniese a cui, suo malgrado, era era collegato; La scelta di dare il ruolo di protagonista ad una donna, un’eroina positiva, in netto contrasto con l’idea della donna al tempo, era un chiaro segnale di disaccordo con la scelta del regime di ergersi su basi ristrette, lasciando fuori persone che facevano parte della polis come le donne o gli stranieri. Una lezione, quella del filologo Luciano Canfora, che ha lasciato molti spunti di riflessione, soprattutto sulla democrazia e sulla necessità di capire cosa abbiamo ricevuto in eredità dal passato e cosa siamo noi pronti a dare per le generazioni future. “Gli antichi ci parlano mentre viviamo, non occorre uno sforzo per sapere cosa ci dicono”.

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8 Sfumature di Giulietta per il Festival Mann

8 Sfumature di Giulietta, con la regia di Riccardo Rombi e, sul palco, Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi e Alba Grigatti nei panni caleidoscopici di Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, gli amanti morti e immortali della tragedia di Shakespeare. La messinscena rientra nel programma del Festival Mann, una tradizione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per una settimana diventa mecenate di artisti, letterati, musicisti, attori. Nella Sala del Teatro, piccola ed accogliente, gli spettatori osservano incuriositi questo innovativo esperimento centrifugo e centripeto nei confronti del canone tradizionale. 8 quadri di 8 autori La pièce mostra al pubblico otto quadri, otto varianti di uno stesso momento colmo di tensione, interpretandoli alla luce di altrettanti autori teatrali della storia delle arti: la scena del balcone, la riflessione sul nome, il desiderio di aversi, la forza dell’abbandono, una consapevole follia, una diatriba dell’anima fra onore e sentimento. Tutto questo emerge in 8 Sfumature di Giulietta, otto versioni differenti che si concentrano in particolar modo sul personaggio femminile interpretato da Billi-Calandrini-Grigatti. È la donna a guidare le redini di questi dialoghi che, partendo dalla celeberrima scena del balcone di Shakespeare, viaggiano nel tempo e assumono nella forma, ma non nella sostanza, linguaggi, movenze, pensieri di nuovi intellettuali di ogni tempo. Ogni quadro di 8 Sfumature di Giulietta attraversa il tempo e le fucine intellettuali del mondo: le tracce inconfondibili di Beckett, che lasciano lo spettatore spiazzato nell’eterna domanda “Sono io eternamente ignorante o questo è del tutto incomprensibile?”; le impossibili domande esistenziali di Pirandello; un’aggressività di toni e movimenti invece assolutamente più moderni e graditi al pubblico più giovane; per arrivare a quadri che sembrano una parodia vera e propria, annoiata, di una retorica trita e ritrita che trova la sua giusta applicabilità, e si esaurisce, nel momento shakespeariano. 8 Sfumature di Giulietta, un momento introspettivo Sulla scena sono pochi gli oggetti: per 8 Sfumature una rosa, un blocco scuro che diventa all’occorrenza armadio, balcone, prigione, nascondiglio, luogo di soliloquio e corrispondenza fra gli amanti. Giulietta si trasforma in donna sofferente, femme fatale, eroina disturbata, coraggiosa predatrice, e a questo mondo femminile caleidoscopico corrisponde un Romeo rude, gentile, sottomesso e in un quadro addirittura ribelle contro il topos rinnega-il-tuo-nome. 8 Sfumature di Giulietta imita, ribalta, trasforma, innova, distrugge di volta in volta quei dialoghi che sono entrati nella coscienza collettiva degli spettatori. Il Festival Mann continua fino alla sua ultima giornata ad accogliere turisti, spettatori, amatori di tutta Italia, ma girando per il Museo Archeologico non è raro ascoltare lingue di tutto il mondo, provando un orgoglio tutto partenopeo per la macchina messa in moto in modo magistrale. E 8 Sfumature di Giulietta, col suo caleidoscopio fra antico e moderno, si inserisce a pieno titolo nello spirito della manifestazione. regia Riccardo Rombi con Virginia Billi, Giorgia Calandrini, Rosario Campisi, Francesco Franzosi, Alba Grigatti luci Laura De Bernardis scene Beatrice Ficalbi assistente alla regia Ulpia Popa progetto video Andrea Santese produzione Catalyst

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Donne di camorra nel nuovo libro di Maria Pia Selvaggio

Le donne irrompono sulla scena letteraria telesina togliendo il velo dell’ignoranza dei molti e accendendo un dibattito su uno degli aspetti più peculiari della camorra: il suo volto femminile. Questo l’argomento, complesso, intrigante, inedito dell’ultima opera letteraria di Maria Pia Selvaggio, “Le Padrone di casa” (Edizioni 2000diciassette), presentata sabato 24 marzo nella Sala Goccioloni delle Terme di Telese (BN), alle ore 18,00, con il patrocinio morale del Comune di Telese Terme e un parterre d’eccezione, che ha incluso il Sindaco della città, Pasquale Carofano; il Consigliere delegato alla Cultura, Giovanni Liverini; l’Assessore con delega alle Pari Opportunità, Filomena Di Mezza; Lucia Minauro, Magistrato, Consigliere presso Corte d’Appello di Napoli; Giovanna Salerno, dirigente Digos della Questura di Benevento; Alessandro Puel, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Benevento. La voce, ammaliante, del mezzosoprano Cira Scoppa, accompagnata al violino da Mariarosaria Improta, e le letture drammaturgiche ed energiche di Esther Riccio hanno concorso a rendere ancora più ricca la serata. Dopo la visione del trailer promozionale, ad opera di Gaia Studio – di Gennaro Sebastianelli – che racconta in maniera immediata il senso del romanzo il quale unisce cronaca e fantasia, e i saluti istituzionali, si è entrati nel vivo del dibattito, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, sviscerando l’opera nella sua doppia prospettiva, narrativa e sociale. Le padrone di casa di Maria Pia Selvaggio: femmine di rispetto Il romanzo si apre con un omicidio, caso giudiziario realmente accaduto, che fa da premessa all’intreccio perché impulso narrativo del racconto e marchio inequivocabile del milieu entro cui si svolge la vicenda. In una sera di novembre viene ucciso un boss e per una decina di anni gli inquirenti non trovano il filo che lega l’omicidio alla camorra. Non essendoci eredi, infatti, gli “affari di famiglia” erano passati sotto il controllo delle quattro sorelle del boss, le “padrone di casa”. Donne ricche, laureate, che innestano le loro attività e l’educazione ricevuta e lo fanno ferocemente, con un’attenzione e una spietatezza che lascia sbigottiti. Ma il libro va oltre. Maria Pia Selvaggio entra nell’animo delle sue protagoniste, saggiandole e attraversandole nelle loro debolezze. Ne risulta un quadro imprevisto, con donne sensibili che vogliono essere belle, che non desiderano sfiorire, che vogliono amare e essere amate e che si preoccupano di vanità come vene varicose, evidenziando quella diversità di genere con l’universo maschile che esiste ed è innegabile. Questo romanzo rappresenta un crescendo narrativo per la scrittrice, che su nove libri all’attivo, sceglie di incentrarne cinque su figure femminili particolarmente forti, controverse e discutibili sotto diversi aspetti, fino ad arrivare alle feroci padrone di casa di quest’ultimo lavoro. Un eloquio seducente per una realtà spietata Con l’intervento dell’avvocato Di Mezza, scopriamo che la camorra da tempo conosce le cosiddette “femmine di rispetto”, perché ha un sistema organizzativo orizzontale che consente un avvicendamento, una successione non formalizzata tra capi e che può prevedere, se necessario, anche leaders femminili, talvolta più determinati e più efferati dei maschi e che, contrariamente agli uomini, non si pentono mai. Da qui la considerazione che, […]

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