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Eroica Fenice

Allegra Hicks

La geografia dell’anima di Allegra Hicks

Solo un parlante di un’altra regione coglie il nostro modo di parlare. Percepisce le nostre vocali costantemente chiuse, le cadenze e i modi di dire differenti. Il suo dire “scuola” non sarà mai come il nostro, il suo dialogare sarà forse meno colorito dal continuo gesticolare. Come per la lingua, le particolarità della città si riconoscono meglio dal di fuori. Dal 2002 fino a oggi, Allegra Hicks ha avuto modo di comprendere cosa rappresentasse la città per lei, proiettando in quelle trame settecentesche che adornano le pareti della galleria d’arte contemporanea Intragallery i colori della sua essenza. Quelle carte che sono rappresentazioni geografiche della città, e la sua espressione artistica che ne è rappresentazione umana. La commistione di scelte artistiche, di interiorità ed esteriorità, è tutta nella mostra d’arte La geografia dell’anima.

La Intragallery, galleria di arte contemporanea sita in Via Cavallerizza a Chiaia, ospita fino al 27 Gennaio la splendida mostra messa a punto dall’artista Allegra Hicks, torinese di nascita, londinese d’adozione, napoletana acquisita. La sua essenza multiforme si rispecchia nell’ardente spinta a sezionare il reale. Questo scavo finisce in realtà per essere maieutica di se stessa. Nell’alterità si trova così tanto confronto quanto specchio. La galleria accoglie il visitatore con tele e lightboxes.

«Ognuno di noi ha il suo vocabolario creativo» afferma l’artista Allegra Hicks

Il suo vocabolario è una commistione di contrari, come le sue scelte artistiche. «Il ricamo è lento, l’acquerello è veloce». Queste le due scelte realizzate nella galleria. Le sue prime opere d’arte sono in tessuto, in cotone o lana, perché il loro aspetto muta alla luce. Questa sottigliezza si è estesa dal tessuto alla scelta tematica, di forte impatto nella sua nuova creazione. Le tele sono adesso una commistione di contrari, perché il ricamo è lento e la pittura è veloce. I due tempi si combinano, con pittura di sfondo e tessuto in rilievo. I livelli delle tele si tripartiscono: alla base una stampa connessa a un carattere della geografia napoletana, geografia anche culturale, come nell’immagine della Grande Madre, viscerale origine del mondo; la pittura, talvolta stesa e talvolta grumosa; il tessuto, in rilievo, reso ancora più palpabile dal colore che lo caratterizza, più scuro per distinguerlo dalla pittura.

Il motivo napoletano alla base delle tele è esplicitamente trasmesso da riproduzioni della pianta della città e dell’imponente Vesuvio del Settecento. La novità sono i colori che le costeggiano, che le sovrastano, i colori dell’anima. Dalla geografia urbana a quella tutta interiore, appunto. Napoli è punteggiata, con colori cerulei, distinti in modo detto da un rosso non vivace, ma delle viscere, uno tutto interiore, perché la città è riconosciuta come luogo dell’anima. Un’anima femminile, di cui lei vive il sentore nell’origine stessa della città, donna nata da donna. La femminilità è tutta nella sua imponenza, nel suo essere Magna Mater, nel guidarci nella conoscenza di noi, nel cullarci, ma anche nella sua estrema forza. Il ricamo è il miglior modo di rappresentare questo intreccio, perché il ricamo è donna, nella sua tradizione e nella sua estrema metodicità, che supera le vicissitudini e i violenti colpi della vita, con la delicatezza di un intreccio.

Il mondo reale vede una sua rappresentazione astratta, gli elementi della natura si fanno macchia

Il mare è rappresentato come un grande occhio azzurro, profondo, posto al livello del Vesuvio, perché questa è la sua reale posizione nel nostro territorio. Il tema marino non è abbandonato nei lightboxes, tessuti ricamati e traforati che reagiscono all’effetto della luce. L’astrattismo è eloquente, nella mente di Allegra Hicks connesso a diversi scorci di Napoli.

L’iconografia predominante è quella della goccia. La goccia del mare, onnipresente nella storia di Napoli; la goccia di sangue, come quello della nostra tradizione sacra di San Gennaro; la goccia che scava il ventre di donna, generatrice della nostra città. Inondata di luce, la goccia è una lanterna magica che ci accompagna alla scoperta di un mondo nel quale siamo immersi, ma che solo un occhio esterno può davvero comprendere. Da esterna, Allegra Hicks vede la città inondata non solo d’azzurro, ma anche di verde, di fiori che ricama sui suoi lightboxes. Con curiosità guarda alla tradizione degli Ex Voto, che fa ricamare nel grigio delle originali piastrelle sulla tela dallo sfondo cittadino.

Nella legenda della pianta della città, su una delle prime tele offerte al visitatore dell’Intragallery, Allegra Hicks ha evidenziato tramite il colore acceso la scritta bellezza. Bellezza di donna, bellezza di città. La bellezza di un opening colmo di curiosi, accolti dalle eloquenti parole di Mario Codognato: «Sensualità e violenza, creazione e distruzione in un ciclo continuo, riprodotto dal gesto artistico sulle mappe, ora cornice raziocinante, ora ferita aperta e da riaprire».