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Eroica Fenice

massimo troisi

Ancora al Massimo dopo vent’anni

Una vita vissuta per l’arte. Ecco cos’è stata l’esistenza di Massimo Troisi che, nei suoi 41 anni, ha portato in scena l’umiltà della vera intelligenza, senza mai dimenticare da dove questa provenisse e cosa mirasse a migliorare. In punta di piedi ha calcato palchi e set con quel suo personaggio a metà tra il comico e il sarcastico, con quella sua figurina esile nel corpo, ma sostanziosa nello spirito. Alla recitazione ha dato tutto: ha speso gli ultimi battiti per realizzare il film Il Postino” nel 1994 quando, dopo aver dato da mangiare alla macchina l’ultimo morso di pellicola, il 4 giugno se n’è andato, in punta di piedi com’era venuto.

E Napoli, dopo vent’anni, continua a sentirsi orfana di qualcuno che la capisca, la interpreti e la faccia vedere al mondo come palcoscenico della vita, in tutta la sua tragicomica vitalità tanto da decidere di ricordarlo ancora una volta riportando nella sala del Metropolitan uno dei lavori meglio riusciti e più conosciuti di Troisi, l’irriverente commedia che ha per titolo la massima Non ci resta che piangere” in cui, prendendo in giro la storia, ha cercato, con l’inarrestabile Roberto Benigni, di imprimere un nuovo moto alla storia stessa. Indimenticabili gli sketch degli incontri con i protagonisti gloriosi del Rinascimento italiano da Vitellozzo a Savonarola, da Leonardo da Vinci a Cristoforo Colombo, appena salpato verso la modernità.

La forza del film, ambientato “nel 1492, quasi 1500”, è la dirompenza comica del duo Benigni – Troisi frutto di una comicità mai ricercata, ma talmente reale che a farne le spese fu la stessa produzione dal momento che, dopo mesi di riflessione prima a Cortina d’Ampezzo, poi al mare, infine in Val D’Orcia, i due attori ritornarono con soli due spunti: perdersi nel medioevo e fermare Cristoforo Colombo. Non passò inosservato, inoltre, il divertimento suscitato nella tanto famosa scena della dogana che fu girata più volte proprio perché era impossibile trattenere le sincere risate dei due attori. A braccetto il duo ha affrontato il film, come se si trattasse di due vecchi compagni di scorribande, senza che fosse possibile distinguere tra la prima donna e la spalla.

Dopo la morte dell’amico Massimo, Benigni ha voluto rendergli omaggio in molti modi a cominciare dalla sua poesia che recita “morto un Troisi non se ne fa un altro” per finire alla citazione del film “Ricomincio da tre” nella scena, tratta da “La vita è bella”, in cui Benigni cerca di far girare la maestra con l’uso della telepatia ripetendo il mantra “voltati, voltati” così come Troisi, nel tentativo di far avvicinare un vaso, aveva fatto.

Insomma, tutto questo è per dire che volevamo e vogliamo tanto bene a Massimo. E anche lui deve avercene voluto per donarci una comicità così delicata eppure così fortemente rappresentativa della napoletanità; lui così lontano dal cliché del napoletano medio; lui timido, impacciato, mai eccessivo, turlupinato più che turlupinatore, il Pulcinella senza la maschera, l’essenza di Napoli spogliata dei suoi eccessi.

– Eroica Fenice – Ancora al Massimo TRoisi dopo vent’anni 

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