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Eroica Fenice

Culturalmente

Hybris: Tra mitologia e sindrome psicologica

Dal folle volo di Ulisse alla tela di Aracne, sono molti gli episodi della cultura greca che ruotano intorno all’Hybris, il difetto fatale che caratterizza la maggior parte degli eroi dei miti che tanto amiamo. Tracotanza, orgoglio, trapasso dei limiti umani: nella cultura attuale sono molte le denominazioni con cui si è cercato di spiegare il significato di questa parola. Tuttavia, prima ancora di essere utilizzato all’interno della cultura letteraria, nell’Atene classica assumeva il ruolo di termine giuridico, il quale andava a classificare un tipo di reato -o di affronto- di particolare gravità, ma senza specificare quale tipo di reato fosse. In ambito giuridico, si andava a condannare un atto nato dal piacere di umiliare una persona considerata inferiore, dimostrando tutta la propria forza e superiorità. Col tempo, però, è andata a caratterizzare anche fortemente la mitologia del mondo classico, ponendosi come uno degli affronti maggiormente puniti dagli dei. Parlando di prevaricazione, infatti, nella cultura greca, la hybris si definisce come tentativo di superare i limiti umani, ponendosi al pari o al di sopra delle divinità stesse. Gli eroi protagonisti delle storie di guerre e amori, sopravvalutano sempre le proprie forze al punto da credere di poter sfidare quelle divinità che li hanno creati e consentono loro una vita tranquilla. Un affronto di tale genere, quasi sempre, una vendetta da parte di quelle stesse divinità che sono state oltraggiate dal comportamento umano. Ed è per questo motivo che, all’interno dei miti greci, la figura della Hybris viene sempre affiancata a Nemesis come diretta conseguenza delle proprie azioni, e a Dike, sua contrapposizione, ovvero la Giustizia divina che mette in atto la vendetta nei confronti dell’eroe. L’Hybris affonda le sue radici sin dall’inizio dei tempi, almeno secondo la mitologia classica. Attraverso la condivisione e la diffusione dei miti, venivano insegnati agli uomini anche i caposaldi e i valori della società in cui vivevano. Pertanto, come una sorta di scuola di pensiero, essi venivano istruiti su ciò che si considerava giusto fare e su ciò che era visto in maniera peccaminosa dagli dei. Il primo a essersi macchiato di tale colpa, infatti, non sarebbe altro che Prometeo, il potente Titano portatore del fuoco all’umanità. Prometeo, infatti, che era stato incaricato di plasmare l’umanità, aveva dato loro qualità che garantissero il progresso degli uomini stessi, cosa malvista da Zeus e dagli altri dei, i quali temevano che le sue creature potessero diventare troppo intelligenti. Motivo per cui, il re degli dei privò gli uomini del fuoco divino, che fu ritrovato e consegnato all’umanità da Prometeo stesso, garantendogli una punizione esemplare. Per aver posto gli uomini nella condizione di peccare di superbia, infatti, Prometeo venne legato a una roccia mentre delle aquile divoravano ogni giorno le sue viscere, le quali venivano rigenerate il mattino seguente. Secondo la mitologia, quindi, è stato lo stesso Prometeo ad aver messo gli uomini in condizione di sopravvalutare le proprie forze e di sfidare di volta in volta gli dei, in numerosi altri miti. Basti pensare ad Aracne, trasformata in un […]

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Libri

Come la Mondadori ha conquistato Frattamaggiore

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per la cultura. Questo il pensiero che imperversa da giorni per le strade di Frattamaggiore per l’apertura del nuovo punto vendita Mondadori, il quale giunge come una novità inaspettata ma sicuramente piacevole per tutti gli amanti della lettura. “Abbiamo iniziato dal nulla, con una piccola cartolibreria di 20 m quadri”, queste le parole di Daniele Onorato, proprietario e responsabile della nuova Mondadori sita in Frattamaggiore, in via Massimo Stanzione, numero 48. La cartolibreria a cui lo stesso Daniele fa riferimento era la rinomata YUME, da sempre caposaldo per gli studenti di Frattamaggiore e dintorni, alla costante ricerca di manuali scolastici e cancelleria. Dopo anni di attività, Daniele ha deciso di investire in un progetto più ambizioso e ha dato avvio alle pratiche per poter ottenere il marchio Mondadori e creare un nuovo punto di riferimento per gli amanti della lettura. Il percorso è stato lungo e faticoso, senza contare una buona dose di preoccupazione per questo salto nel vuoto. Il timore era tanto, spiega Daniele, anche e soprattutto per la nuova generazione, molto distante dal mondo dei libri e legata ormai esclusivamente alle tecnologie emergenti, che li rendono sempre più estranei alla narrazione e alla scrittura. L’idea della Mondadori a Frattamaggiore Per Daniele, l’idea è nata osservando i suoi nipoti e spiega come nel vederli così lontani dalla cultura e dalle pagine dei manoscritti che hanno formato intere generazioni, abbia deciso di dare una svolta a questa situazione di stallo e cambiare qualcosa. Superato, quindi, lo scetticismo iniziale e i freni generati dalla paura di avere un basso riscontro nei giovani, Daniele ha deciso di investire in questo nuovo progetto e di dare spazio a una ristrutturazione e ampliamento del suo stabile per renderlo adatto a ospitare una libreria. Da cartolibreria di 20 m quadrati, il 1° settembre 2019, il bozzolo si è schiuso per dare luce a un punto Mondadori nuovo di zecca. Lo spazio, seppur piccolo, si è rivelato essere accogliente e ben organizzato, con il piano inferiore dedicato alla letteratura, musica e cinema e quello superiore con un soppalco di 40 metri quadri, adibito a reparto scolastico e cartoleria. Tuttavia, non sarà così per sempre. “Daniele è una persona molto ambiziosa” ha confermato Domenico Costanzo, responsabile della comunicazione mediale, spiegando come l’idea portante sarebbe quella di trasformare il soppalco in un vero e proprio salotto letterario. Al piano superiore sarà possibile, infatti, non solo consultare i libri prima di acquistarli, ma anche dar vita eventualmente a un circolo di discussione letteraria per coinvolgere i giovani in un mondo di carta fatto di storie, opinioni ed espressione. Senza contare la possibilità di ospitare eventi e presentazioni di autori, anche locali, che sono già entrati in contatto con il proprietario stesso. Daniele, infatti, sembra essere propenso a dare priorità all’aspetto culturale di questo progetto a Frattamaggiore, piuttosto che quello commerciale e ha intenzione di trasformare questa Mondadori in un vero e proprio luogo d’incontro per i giovani, così da permettere […]

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Culturalmente

Leptis Magna, storia dell'antica città dell'Africa

Leptis Magna è un’antica città della Libia, fondata dai nemici nel 1° millennio a.C e dove nacque Settimio Severo, il quale le si dedicò totalmente. Probabilmente è il nucleo fenicio su cui si sviluppò, in seguito, la città di Roma. Le rovine di Leptis Magna si trovano a circa 130 km a sud-est di Tripoli. L’antica città dell’Africa settentrionale entrò poi sotto il dominio dei Cartaginesi come importante emporio commerciale. Dopo la II guerra punica passò in dominio di Massinissa, per poi recuperare la sua autonomia con la guerra di Giugurta, ma venendo successivamente inglobata nella provincia romana d’Africa. Promossa a colonia da Traiano, assunse a grande prosperità con Settimio Severo che vi ebbe i natali e l’arricchì di enormi monumenti, di cui restano imponenti resti. Con Diocleziano divenne capitale della provincia Tripolitana, ma successivamente declinò per essere occupata dai Vandali nel 455 d. C. Si riprese con Giustiniano, che la recinse di nuove mura. Nel sec. XI era caduta del tutto in rovina. La città ebbe varie fasi di espansione, partendo dal nucleo primitivo intorno al Foro vecchio, che ricevette una prima sistemazione con Augusto. Nei primi anni del sec. III d. C. fu costruito, presso la riva del fiume, il grandioso Foro severiano, con il tempio dedicato alla gens Septimia e la basilica con la splendida decorazione scultorea attribuita alla scuola di Afrodisia. Tra i molti monumenti sono da ricordare anche le terme, gli impianti del porto, l’Arco dei Severi, i numerosi templi, la via colonnata. Ben rappresentata è pure l’architettura paleocristiana, con chiese e battisteri. Durante il dominio romano Leptis acquisì l’appellativo di “Magna” perché divenne ben presto una delle principali città romane d’Africa grazie al fiorente commercio marittimo di spezie, schiavi ed animali provenienti dall’Africa subsahariana. Nel III secolo essa subì un declino spaventoso a causa dell’insabbiamento del porto, la quale portò alla riduzione delle capacità commerciali della Necropoli e al conseguente regno di Teodosio, il quale mise in atto un’ottima ripresa. Leptis magna divenne la capitale dell’Impero Romano d’Oriente, ma questo non riuscì a risollevarla, al punto che durante la conquista araba nel 650 era completamente disabitata e lasciata a se stessa. Il progetto di trasformazione della città attuato da Settimio Severo prevedeva anche la revisione della struttura del centro cittadino, che fu da lui trasferito dal vecchio foro ad uno nuovo, battezzato con il nome della dinastia imperiale. Alcuni degli elementi più importanti sono, di sicuro, il foro, caratterizzato da una piazza pavimentata in marmo, circondata da portici, su cui gli archi erano di pietra calcarea, mentre le teste erano scolpite in marmo. Davanti alle colonne dei portici erano basamenti per statue, che conservavano le iscrizioni dedicatorie. Sul lato sud-occidentale del foro sorgeva il tempio dedicato alla dinastia dei Severi, del quale rimangono soltanto la scalinata, il podio e un magazzino sotterraneo. Ad esso appartenevano pure alcuni fusti di colonna in granito rosa che si trovano sparse per il foro. Il foro più antico di Leptis Magna (detto “Foro vecchio”) era al centro della […]

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Culturalmente

Simmel e la vita come trascendenza

Simmel ed il suo saggio “La vita come trascendenza” | Recensione “That man overcomes himself means that he reaches out beyond the bounds that the moment sets for him. There must be something at hand to be overcome, but it is only there in order to be overcome. Thus even as an ethical agent, man is the limited being that has no limit.“ Questo è il punto focale intorno cui ruota il primo saggio di Georg Simmel, “Life as trascendence“, il quale vede l’uomo al centro di una delle riflessioni più importanti del suo pensiero: i limiti umani. Georg Simmel nasce il 1° marzo del 1858 da una famiglia ebrea e muore a Strasburgo il 28 settembre 1918. La prima fase del suo pensiero è caratterizzata dalla tradizione kantiana per poi avvicinarsi al neokantismo, a causa della crisi del positivismo. In questa fase Simmel sviluppa una concezione vitalistica, una vera e propria filosofia della vita intesa come accettazione rassegnata dell’eterno conflitto tra soggetto e oggetto. Secondo Simmel, la vita si manifesta come contrasto tra lo spirito e le sue stesse forme e l’unica risoluzione è riscontrabile nel mondo dell’arte. Il contrasto, infine, costituisce ciò che Simmel chiama la “tragedia della cultura”, cioè la tendenza sempre perdente delle forme culturali a conservarsi rispetto alla vita, che le ha prima incorporate e poi superate. Nel mondo contemporaneo, la resistenza delle forme si riduce progressivamente: l’individuo rifiuta sempre più di sottomettersi passivamente alle forme e alle istituzioni sociali, le quali generano una conflittualità che si pone alla base del processo stesso di socializzazione. Un’idea, questa, che Simmel sviluppa maggiormente all’interno de “La filosofia del denaro“, dove pone quest’ultimo come simbolo dell’epoca moderna, epoca caratterizzata dall’impersonalità dei rapporti umani, sempre più freddi e distaccati. Gli effetti che suscita nell’individuo vengono studiati ne “La metropoli e la vita mentale“, dove l’uomo diventa un piccolo ingranaggio, rispetto all’enormità di tutto il sistema, ed è costretto ad aumentare la sua attività nervosa per adattarsi ai veloci cambiamenti tra sensazioni esterne ed interne. Simmel e l’uomo e il suo limite Per il sociologo tedesco l’individuo moderno è mobile, fluido, plasmabile, un intreccio variabile di realtà date e di possibilità costruite.  L’individuo diventa, così, tanto più se stesso, quanto più ingloba tratti di universalità condivisi con altri e quanto più allarga il ventaglio delle combinazioni possibili. Oscillando tra processi di socializzazione e di personalizzazione, ciascuno ha ora l’opportunità di realizzarsi. Dare senso alla propria vita quando la centralità dell’individuo non è più garantita dalle istituzioni è tuttavia un’impresa ardua. La diffusione delle macchine consente di evitare mansioni più pesanti o che richiedono maggior tempo, ma la prestazione si paga, persino nel campo dei lavori domestici. Alla donna di determinati ceti si spalanca infatti, all’improvviso, un inatteso spazio di virtualità, di tempo libero, di cui essa però non ha ancora appreso a godere. La liberazione dalle fatiche non si traduce così in una maggiore soddisfazione personale, in un “aumento sensato del tempo di una vita sensata“: moltissime donne della classe […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Comicon 2019: eventi, ospiti e tante sorprese

Comicon 2019: la XXI edizione del Salone Internazionale del Fumetto Neanche quest’anno è mancato l’appuntamento annuale con la XXI edizione del Salone Internazionale del Fumetto, il Comicon 2019. Ogni anno si ripete, ma con particolari nuovi ed esaltanti di prim’ordine che lo rendono un’attrattiva invitante anche per coloro che ormai sono stati presenti a più di un’edizione. Esattamente come ogni anno, infatti, migliaia di persone sono accorse in massa per partecipare a uno degli eventi più attesi della Mostra D’Oltremare per restarne piacevolmente stupiti sotto molti punti di vista. Nonostante, infatti, non vi sia stato un sold out totale dei biglietti, l’afflusso è stato decisamente notevole. L’organizzazione degli spazi comuni è stata suddivisa in sette padiglioni, senza contare l’Arena Flegrea, il teatro e Neverland, ognuno dei quali ha ospitato un numero spropositato di stand espositivi ed eventi ricreativi e interattivi, per coinvolgere i partecipanti. Non sono mancati, inoltre, i firmacopie e meeting con fumettisti e ospiti provenienti da tutto il mondo. Senza considerare una suddivisione degli spazi spesso poco ottimale alla circolazione dei partecipanti, l’organizzazione è stata come al solito impeccabile per un evento di tale portata. Comicon 2019: il programma del Salone Internazionale del Fumetto All’interno dei primi padiglioni è stato allestito un percorso interamente incentrato su The Art of PUGNI per celebrare l’immagine simbolo del pugno all’interno del mondo fumettistico. Le pareti completamente tappezzate di immagini provenienti da alcune scene iconiche,  conducevano a uno spazio-foto dedicato all’esposizione de Il guanto dell’infinito proveniente dall’universo Marvel e omaggio ad Avengers: Endgame, film conclusivo della saga. Sullo sfondo di una New York completamente rasa al suolo, era possibile indossare il guanto di Thanos e fare una foto ricordo. Il percorso proseguiva, inoltre, con una mostra dedicata alla Vignetta (sexy) più copiata di sempre, in cui una stessa rappresentazione di donna in déshabillé veniva ripresa più volte all’interno di svariati e diversi fumetti. Fino a giungere alla sezione dedicata Gipi irreale, un viaggio all’interno delle rappresentazioni di sogni e futuri nell’opera di Gipi. Un percorso curato in maniera eccelsa e che ha affascinato anche coloro che di fumetti se ne intendevano davvero poco. I padiglioni 5 e 6, come al solito, sono stati con diverse aree giochi dove era possibile sedersi al tavolo, da soli o in compagnia, per sperimentare una serie di vecchi e nuovi giochi da tavolo, senza contare le diverse escape room a tema, allestite per l’occasione. E mentre l’Asian Village è stato allestito e usufruito come ogni anno come palco per esibizioni e gare cosplay, nel padiglione 10 ci si poteva lasciar affascinare da una mostra dedicata alla storia del videogioco con una sezione piena di postazioni-gioco, appositamente dedicata ai player più accaniti. Per gli appassionati di giochi di ruolo, invece, l’area Neverland era esclusivamente dedicata a un’esperienza di gioco dal vivo, con stand del mondo medievale e arene in cui era possibile cimentarsi in scontri e battaglie per la vita. Per gli appassionati di Game of Thrones, inoltre, quest’anno è stata resa possibile un’esperienza fuori dal comune. […]

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Culturalmente

I nomi delle stelle e le loro attribuzioni

Fin dall’antichità, i popoli osservavano affascinati quei pulviscoli di luce, chiedendosi cosa mai illuminasse la volta celeste e che solo successivamente presero il nome di “stelle”. Ma quando e come nascono i nomi delle stelle? I nomi delle stelle: ieri e oggi   Quando ancora non esisteva la televisione e non ci si poteva dilettare nella lettura di romanzi per trascorrere il tempo, i fenomeni naturali possedevano il primato dell’intrattenimento tra le primigenie popolazioni. Le stelle e, con loro, le costellazioni erano uno degli spettacoli più attesi tra i fenomeni naturali osservati e finirono con l’essere fonte di grande interesse per i primi uomini, i quali finirono col denominarle per distinguerle e per legare a loro miti e leggende. Furono i Babilonesi a dare per primi a dare dei nomi alle stelle che costituivano le costellazioni più grandi e significative. A loro seguirono gli arabi e i greci, i quali spesso le legavano ai nomi di divinità del cielo ed eroi. L’interesse dimostrato da più popolazioni verso le stelle ha fatto sì che le stelle finissero col possedere un diversificato numero di denominazioni, derivanti da culture diverse, e ciò rese necessario aggiungere ulteriori informazioni per poterle classificare e distinguere. All’interno dei cataloghi stellari, infatti, oltre ai nomi, è possibile ritrovare non solo il nome della costellazione di cui quella stella fa parte, ma anche le indicazioni relative alla posizione occupata all’interno della costellazione stessa. Le coordinate venivano e sono tutt’ora scritte in latino per garantire che chiunque, a dispetto della lingua parlata, potesse ben interpretare e leggere correttamente le mappe del cielo. Se tuttavia, nell’antichità si davano nomi solo alle stelle più famose, oggi con l’utilizzo di telescopi sempre più potenti, sono state scoperte e denominate molte più stelle che in passato, permettendone la catalogazione in maniera più precisa. Oltre al proprio nome, alle stelle viene affibbiato un appellativo in base alla loro luminosità, con l’utilizzo di una lettera appartenente all’alfabeto greco. In maniera progressiva, dall’alfa all’omega, la denominazione indica una luminosità maggiore o minore. Di conseguenza, i nomi delle stelle erano preceduti dalla lettera greca che ne definiva la luminosità. Tuttavia, non tutte le stelle hanno un nome, soprattutto se si tratta di stelle isolate, escluse dalle costellazioni più famose oppure stelle poche luminose. Per questo motivo, è diventata una prassi non poco comune di acquistare una stella e conferirle il proprio nome o quello del proprio partner per un regalo atipico e inusuale. Le stelle che vengono denominate non appartengono a nessun ente e sono registrate in un libro presso l’Ufficio della Tutela dei Diritti D’autore, negli Stati Uniti. Ogni stella viene denominata e registrata una sola volta; nonostante ciò, l’atto in sé non garantisce la proprietà esclusiva di una stella, in quanto insieme di gas e pulviscolo, lontani milioni di anni luce. Al di là delle stelle minori, quelle che invece fanno parte di costellazioni rinomate molto spesso posseggono nomi che rimandano a miti o leggende famose. A partire dal Sole, la più grande stella all’interno della […]

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Attualità

La crisi del '29: un approfondimento storico

“La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco”. È con queste parole che Franklin Delano Roosevelt getta le basi per porre fine alla crisi economica più famosa della storia americana: la crisi del ’29, così chiamata poiché verificatasi nel 1929, con il crollo della borsa di Wall Street. Durante i “Ruggenti anni ‘20”, nonostante la stabilità politica e sociale seguita alla Prima Guerra Mondiale, sull’America si abbatté la prima catastrofe di ordine economico. Evento catastrofico, sì, non solo per la devastazione che si lasciò dietro, ma anche per essere stata una delle fautrici, insieme al totalitarismo, della Seconda Grande Guerra. La crisi e i successivi eventi che ne derivarono presero il nome di Grande Depressione e furono testimonianza del più grande economico mai visto fino a quel momento, in una società dove il progresso si era succeduto senza ricadute sin dalla Rivoluzione Industriale. Politicamente parlando, il potere si riversò totalmente nelle mani del partito repubblicano, con Harding e in seguito Coolidge, i quali sostenevano l’accumulo della ricchezza privata, a scapito delle classi più povere. Nonostante le discriminazioni delle classi inferiori, l’ottimismo generale non subì una battuta d’arresto, anzi vide il fulcro del suo sviluppo in Wall Street, sede della Borsa di New York. Ma cosa generò la crisi? Il periodo di benessere che investì gli Stati Uniti, aveva portato a un aumento della domanda di consumo, al punto tale da generare una produzione senza precedenti. Tuttavia, il mercato interno non fu in grado di assorbire la grande mole di prodotti, portando a un crollo dei prezzi e ad un conseguente crollo della produzione, nonché la presenza di materiale in eccedenza, incapace di essere smaltito. Il 24 ottobre 1929, conosciuto come il giovedì nero, sancì l’inizio della catastrofe con la svalutazione di 13 milioni di azioni che vennero vendute senza limite di prezzo e il crollo del valore dei titoli. Tuttavia, il crollo vero e proprio della Borsa di Wall Street si verificò il 29 ottobre, che passò alla storia come “martedì nero”, quando circa 16 milioni di azioni vennero vendute in un solo giorno. A questo evento seguirono numerosi suicidi da parte di speculatori e azionisti, per non parlare delle conseguenze che si riversarono sui ceti meno abbienti, generando una disoccupazione di massa. La crisi del ’29 produsse una ferita ingente che sfregiava il volto dell’America ricca di sogni, che era stata il sostegno economico della maggior parte dei paesi. L’approccio protezionistico che aveva portato alla sovra-produzione durante la crisi del ‘29, proseguì anche dopo il crollo della borsa, e la sua estensione a tutti gli altri paesi produttori, generò un collasso del commercio internazionale. Per quanto riguarda l’America, in particolare, si registrò un vertiginoso incremento della disoccupazione e una contrazione del reddito. A coronare il tutto, gli Stati Uniti si videro costretti a richiamare i prestiti che avevano erogato ai paesi esteri in difficoltà, incrementando in questo modo la crisi internazionale. La […]

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Attualità

Disturbo comportamentale: un approfondimento psicologico

Disturbi comportamentali: come è possibile riconoscere i principali “malfunzionamenti” della psiche umana? Quali comportamenti adottare? La psiche umana rappresenta uno degli argomenti più stimolanti e affascinanti in cui capita più spesso di imbattersi, così come tutto ciò che riguarda il suo funzionamento…e malfunzionamento. E il disturbo comportamentale si annovera tra quei problemi della psiche che modificano il comportamento dell’individuo al punto da non renderlo conforme alla società a cui appartiene. Tuttavia, prima di scendere nel dettaglio su cosa sia effettivamente e su come si manifesti, è necessario fare una digressione su cosa sia il disturbo psicologico e cosa la personalità, che ne viene automaticamente influenzata. Per definire cosa sia la personalità è opportuno distinguere tra temperamento e carattere, che ne sono le componenti caratterizzanti.  Con temperamento, intendiamo l’insieme delle tendenze innate e geneticamente trasmesse che ci permettono di reagire agli stimoli esterni; mentre il carattere è il risultato dell’interazione dell’uomo con l’ambiente circostante. L’insieme di queste due componenti genera la personalità dell’individuo, la quale può essere generalmente soggetta a dei disturbi che vengono definiti come una disfunzione dannosa della psiche dalle correlazioni neurobiologiche. Solitamente, i disturbi causano danno all’individuo e possono essere caratterizzati da deficit e/o incapacità di adattamento. Tra questi, il disturbo comportamentale può manifestarsi nei primi anni di vita oppure nelle prime fasi dell’adolescenza, ma -in entrambi i casi- comprendono tre categorie principali: Disturbo da deficit dell’attenzione/Iperattività (ADHD); Disturbo oppositivo/provocatorio (DOP); Disturbo della condotta  (DC). Tutti e tre hanno in comune una parziale o totale incapacità di controllare le proprie emozioni in funzione di esigenze esterne. DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ Il bambino affetto da ADHD, manifesta spesso disattenzione e non è in grado di concentrarsi in maniera appropriata sull’attività che si trova a svolgere. Spesso  accompagnata da frequente iperattività che trova riscontro in un’eccessiva attività motoria, in momenti poco opportuni. Il tutto, spesso, è contornato da un’attiva impulsività che porta il bambino a non riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni prima di compierle. Tale tendenza spesso nasce da un’incapacità di ritardare una gratificazione o dal desiderio di ottenere un soddisfacimento immediato. Emergendo, in particolar modo, uno dei tre aspetti, riscontreremo un disturbo “prevalentemente  iperattivo-impulsivo” con una tendenza a essere continuamente in movimento o in stati di agitazione, oppure a parlare in maniera eccessiva. A ciò si aggiunge una sviluppata incapacità di attendere il proprio turno in qualsiasi circostanza. Si riscontra un disturbo “prevalentemente disattento”, invece, quando il bambino presenta minori problemi dal punto di vista comportamentale, ma maggiore incapacità nel prestare attenzione. Tra i sintomi si riscontrano la facilità ad annoiarsi o focalizzare la propria attenzione su un’attività per lungo periodo di tempo, la facilità a distrarsi per mezzo di stimoli esterni o difficoltà nel seguire le istruzioni. Per far fronte a questo disturbo comportamentale, è consigliabile organizzare una routine affinché il bambino sappia sempre cosa aspettarsi nel corso della giornata. Mettere in atto rituali semplici e immediati che possano far fronte al suo disturbo, impostando delle regole chiare e sempre ben visibili, a cui associare eventuali ricompense […]

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Attualità

Ciro Savarese e la "Quattro Latti" che conquista Arzano

Sin dal 2002, Anema & Pizza di Ciro Savarese ha conquistato il cuore dei cittadini di Arzano e dintorni. Nata esclusivamente come pizzeria d’asporto, negli ultimi anni con un’espansione di due sale e una ristrutturazione completa, la pizzeria si presenta alla stampa locale con un nuovo nome e un aspetto totalmente rinnovato, menù compreso. Il 6 febbraio, Ciro Savarese ha presentato il nuovo design della pizzeria e la sua nuova specialità: La pizza “Quattro latti”, una versione della Quattro formaggi ideata con i soli formaggi campani. Il locale  – che è stato battezzato con il nome del titolare in seguito alla ristrutturazione – si presenta sotto una luce del tutto diversa, con un’aria di raffinata eleganza che richiama più l’idea di un ristorante che di una pizzeria, in particolare, l’ambiente denota un’atmosfera tipicamente giapponese. Un’idea di Ciro, il quale ha in programmare di collaborare con un rinomato chef di cui, pero, non ha voluto fare il nome. Inizialmente la pizzeria era costituito da un unico spazio, riservato ai forni, solo in seguito sono state aggiunte due sale, attrezzate di pannelli fono assorbenti per risolvere il problema del riverbero della voce. Per quanto concerne i forni, invece, sono stati spostati in un ambiente diverso dalla sala, adibito unicamente alla preparazione dei prodotti. Ulteriori cambiamenti si riscontrano nell’eliminazione del servizio d’asporto, per la ricerca di una clientela differente e la riduzione dei posti in sala dagli 80 ai 70 per una maggiore comodità. In aggiunta, un piccolo spazio è stato riservato esclusivamente all’angolo bar, dove è possibile trovare un’ampia scelta di amari e whisky. Il gusto per l’artigianale si riscontra nell’accurata selezione dei prodotti e il rifiuto di utilizzare alimenti surgelati. Sin dall’antipasto con una scelta di due montanarine d’eccezione, una farcita con ragù napoletano e provola d’Agerola, e l’altra condita con ricotta, mortadella e granella di pistacchio, si rileva la cura con cui Ciro Savarese sceglie i suoi prodotti. L’immancabile “Regina Margherita” con pomodori di S. Marzano Dop, rigorosamente schiacciati a mano e mozzarella di bufala, per rendere orgoglioso anche il napoletano più incallito. E la “Quattro latti”  che vede la sua nascita in questo rinomato locale di Arzano -su ideazione del pizzaiolo Ciro Savarese- proprio per ridare lustro alla famosa Quattro formaggi, creando una versione totalmente campana. La scelta è ricaduta su quattro prodotti caseari, ottenuti da quattro specie diverse (bufala, capra, vacca e pecora), per portare alla ribalta una pizza con prodotti di prima scelta. A fare da condimento alla nuova protagonista della pizzeria Ciro Savarese, sono fior di latte di Agerola, blu di bufala, cacioricotta del Cilento e conciato romano, distesi separatamente sul sottile disco di pane. Tuttavia, le sorprese non si limitano al rilancio di quest’unica pizza, ma le novità si riscontrano anche nella così chiama “Aurora” – condita con vellutata di zucca e provola di Agerola-e nel “Maialetto infuocato” – ode alla pizza piccante con uso smodato del peperoncino- le quali vedono come protagonista due diverse varianti della salsiccia di Castelpoto (rispettivamente dolce e piccante). Un’esplosione […]

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Culturalmente

Fuoco fatuo: tra chimica e leggende

Tra mito e realtà, il fuoco fatuo è uno di quegli elementi che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo, spesso però sotto forma di leggenda più che di fenomeno a sé stante, completamente privo dell’alone misterioso che lo circonda. Se da bambini, la storia di questo fuoco ci è sempre stata presentata come legata ad alcune leggende popolari, molti ne ignorano la componente puramente chimica che colloca il fuoco fatuo tra i fenomeni più affascinanti sinora conosciuti. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa genera questa fiamma dal colore bluastro: il fuoco fatuo Generalmente si tratta di un fenomeno chimico provocato dalla combustione di metano e fosfano, fuoriusciti dalla decomposizione di sostanze organiche: ad esempio resti umani di corpi le cui bare, come avveniva spesso in passato, non siano state sigillate correttamente, causando la fuoriuscita del metano che col fosfano origina fiammelle di colore verde-blu. I due gas interagiscono tra loro per effetto della combustione, e le molecole sovreccitate dal calore danno origine a fotoni con una particolare frequenza e lunghezza d’onda. All’interno di uno spettrometro, si può rilevare come a una certa lunghezza d’onda e frequenza -di questi fotoni- corrisponda il particolare colore della fiamma. Questo è il motivo per cui è possibile riscontrare la presenza di fuochi fatui, fluttuanti a livello del terreno, in luoghi quali cimiteri o brughiere. Il misterioso fascino di questo fenomeno, unito ai luoghi in cui generalmente si riscontrava, ha generato una serie di leggende e storie popolari legate al fuoco fatuo, termine italiano che non regge il confronto con la denominazione elargita in altri paesi e strettamente legata alle leggende tramandate. Tra le più comuni, e certamente più scabrose, c’è la leggenda di Will-o’-Wisp, diffusa nella contea inglese Shropshire, che narra del malvagio fabbro Will, il quale fu condannato a vagare sulla terra con in mano un carbone ardente, in cerca della via della Redenzione. Tuttavia Will se ne servì per attirare ignare vittime in foreste fittissime e paludi sconosciute dalle quali non sarebbero più state in grado di uscire. Allo stesso modo, la storia di Jack O’ Lantern narra dell’alcolizzato Jack che fu costretto a vagare per l’eternità sulla terra con una lanterna, escluso sia dal Paradiso che dall’Inferno per aver tentato di ingannare il diavolo. Sostanzialmente, tutte le leggende della Gran Bretagna legano il fenomeno del fuoco fatuo alla malvagità della luce o del personaggio che la trasporta. Di differente stampo sono invece le tradizioni degli altri paesi Europei, tra i quali la Scandinavia e la Francia. Nei paesi scandinavi, infatti, il fuoco fatuo è legato alla storia di un folletto che accende una lanterna in prossimità dei luoghi in cui ha nascosto i suoi tesori, portando ricchezza a chi si avventurava in queste zone. Mentre in Francia, le Feau Boulanger rappresenta lo spirito di una persona morta senza battesimo e per la quale bisognava pregare affinché fosse in grado di uscire dal Purgatorio e ottenere la pace. Se ci avviciniamo all’ambiente fantastico, rileviamo come queste leggende […]

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Culturalmente

Sonetti: i 5 più famosi e belli della storia

5 sonetti che devi conoscere, e la loro storia  Il sonetto nasce con la lirica siciliana a opera di Giacomo da Lentini e con una struttura ben precisa che ne definirà il modello nei secoli a venire. Esso si affermerà, pertanto, sia in Italia che all’estero, come elemento portante della cultura poetica. Il termine provenzale “Sonet” -da cui trae origine il nome della forma metrica- era associato al significato di “melodia” e ciò induceva gli studiosi a pensare che i sonetti venissero solitamente declamati con un accompagnamento musicale. L’origine del sonetto appare, d’altronde, ancora incerta per molti motivi. Alcuni studiosi, infatti, erano convinti che il sonetto derivasse dallo strambotto siciliano, ovvero un breve componimento popolare di carattere amoroso, consistente in otto versi endecasillabi e che si sarebbe diffuso in Italia a partire dal XIV secolo. Tuttavia, la struttura convenzionale del sonetto ne lega l’invenzione a una natura maggiormente colta, considerandolo il derivato della stanza di una canzone, la quale si distingueva per la presenza di quattordici versi endecasillabi, organizzati in due quartine e due terzine, con un schema rimico solitamente alternato e incrociato, in seguito, grazie agli Stilnovisti. Da Dante Alighieri a Foscolo, passando per Shakespeare con il sonetto elisabettiano, sono molti gli autori a essersi cimentati in questa impresa poetica, ottenendo come risultato autentici capolavori. Eccone cinque tra i più famosi. Sonetti, da Giacomo da Lentini a Foscolo Giacomo da Lentini – Amor è un desìo che ven da’ core Amore è uno desio che ven da’ core per abondanza di gran piacimento; e li occhi in prima generan l’amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so ’namoramento, ma quell’amor che stringe con furore da la vista de li occhi ha nascimento: ché li occhi rapresentan a lo core d’onni cosa che veden bono e rio com’è formata naturalemente; e lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e li piace quel desio: e questo amore regna fra la gente. Il primo tra i sonetti presi in considerazione è appunto quello dell’ideatore di tale forma metrica, Giacomo da Lentini. Nel suo componimento, l’autore cerca di spiegare come amore e bellezza siano indissolubilmente legati e come, appunto, tale sentimento nasca prima di tutto dagli occhi. Il poeta sottolinea, inoltre, il motivo di questo fenomeno spiegando come la bellezza alberga solo in un cuore gentile e che la bontà si manifesta esteticamente. Ed è questo che accende la miccia dell’innamoramento, la quale in seguito verrà alimentata dalla conoscenza della persona amata e dei suoi pregi. Guido Cavalcanti – Voi che per li occhi mi passaste ‘l core Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore, che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfatto da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro […]

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Culturalmente

Frasi sul tempo e la vita: 6 da non perdere

Frasi sul tempo e la vita, 6 su cui riflettere Passiamo la maggior parte della nostra vita senza renderci conto di quanto quest’ultima sia importante e sprechiamo il tempo che ci viene concesso assillando noi stessi con inutili preoccupazioni e problemi che non meritano la nostra attenzione. Diamo poco peso al fatto che il nostro tempo su questo mondo è limitato e per questo motivo dovremmo sfruttarlo pienamente, cercando di vivere più esperienze possibili e apprendendo tutto quello che possiamo. Invece, presi dai nostri impegni e dalle nostre occupazioni quotidiane, dimentichiamo di apprezzare i piccoli e brevi momenti che rendono la vita migliore. Una schiera di filosofi, scrittori ed eminenti personaggi hanno scritto frasi sul tempo e la vita, hanno concentrato la loro attenzione sulla caducità del tempo e sull’importanza di afferrare l’attimo prima che quest’ultimo svanisca nel nulla. Testimoni imperituri di quanto sia importante non sprecare le proprie energie dietro inutili facezie e sottolineando quanto sia importante concentrarsi su quello che ci permetterà di affermare di aver vissuto una vita piena e ricca di avventure. Da Orazio con il suo celeberrimo “Carpe Diem” a Oscar Wilde, ecco una serie di frasi sul tempo e la vita che sottolineano la necessità di non sprecare nemmeno un attimo del nostro tempo.  Parole che non hanno bisogno di altre spiegazioni, ma che necessitano di essere prese come suggerimenti da seguire per ottimizzare il nostro tempo. Frasi sul tempo e la vita, le nostre preferite “La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri” [OSCAR WILDE] A quanti di noi sarà capitato, a un certo punto della nostra vita, di non sapere cosa farne e, nel tentativo di darle una direzione certa, abbiamo finito col seguire i consigli altrui su quale fosse la scelta più giusta per noi. Studiare Medicina perché lo volevano i nostri genitori. Iscriversi a quel corso di studi perché c’erano tutti i nostri amici. Intraprendere un percorso per non deludere i parenti. Niente di più sbagliato. Perseguire i sogni altrui, contribuirà solo a farvi sentire insoddisfatti. Quindi prendete le vostre scelte autonomamente, sbagliate, tornate sui vostri passi e capite quello che volete davvero. E soprattutto inseguite i vostri sogni, invece di quelli altrui, e darete un significato alla vostra vita. “Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una” [CONFUCIO] La vita è breve. Il tempo scorre in maniera inesorabile, a volte senza che noi facciamo nulla per ottimizzarlo. Sprechiamo opportunità, perdiamo treni e occasioni, convinti che ci sia tutto il tempo per accettare quel lavoro, fare quel primo passo e lanciarsi nel vuoto. Nel momento in cui ci rendiamo che questo tempo è limitato, solo allora, iniziamo a vivere davvero: senza più camminare in punta di piedi. “Si vive un volta sola. Ma se lo fai bene, una volta è abbastanza” [MAE WEST]. Procrastiniamo costantemente le nostre decisioni, rimandiamo esperienze, attività, doveri, convinti di poterlo sempre fare domani. Eppure il tempo che abbiamo […]

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Fun e Tech

Truffe online: 5 consigli per evitarle

Tutti, usando internet per diversi scopi, siamo vittime inconsapevoli (spesso) di truffe online. Ecco come difendersi! Nel bene o nel male, tutti utilizziamo internet e tutti siamo vittime inconsapevoli, spesso, di truffe online. Risulta ormai possibile svolgere ogni tipo di operazione in rete, dalla condivisione di pensieri personali, alla lettura di articoli di giornale, passando per lo shopping online. Anzi, quest’ultimo sembra essersi sviluppato in maniera esponenziale negli ultimi anni, al punto che in molti preferiscono acquistare, seduti comodamente sul proprio divano, invece di andare in giro per negozi, alla ricerca dell’abito perfetto. Tuttavia, se da un lato questa evoluzione ha portato a notevoli vantaggi, permettendo di svolgere una serie di attività con un minore dispendio di energie, dall’altro ci ha reso vulnerabili a un fenomeno che aumenta in maniera direttamente proporzionale alla comodità sopraccitata: la truffa. Tra i principali tipi di truffa, il falso annuncio è sicuramente quello più diffuso e consiste nella vendita di un oggetto  che sostanzialmente non esiste. O al cui pagamento, non corrisponde una reale spedizione dell’oggetto in considerazione. Generalmente queste queste truffe beneficiano di un pagamento anticipato attraverso un sistema non tracciabile, che permettono all’acquirente di sparire nel nulla con l’incasso. Come evitare, quindi, questi raggiri informatici. Ecco cinque consigli utili da seguire.  1. Acquistare su siti ufficiali. Sono molte le offerte vantaggiose che attirano la nostra attenzione in rete, ma non è tutto oro quel che luccica. Anzi, spesso, se un’offerta si presenta troppo conveniente, paragonata all’offerta di mercato, allora quasi sicuramente si tratta di una truffa. Motivo per cui si consiglia di acquistare unicamente su siti ufficiali e non dai singoli venditori. 2. Leggere le recensioni. Una sicurezza è data da commenti e feedback dei precedenti acquirenti, i quali possono risultare una garanzia contro le truffe online. Solitamente, infatti, se il sito non risulta affidabile, sarà sicuramente travolto da una mole di recensioni negative. Le voci circolano in fretta. 3. Utilizzare le app ufficiali. Per completare l’acquisto, si consiglia di scaricare le app ufficiali dei grandi negozi online e così evitare di essere reindirizzati a siti di dubbia provenienza, che potrebbero facilitare il pericolo di incappare in una truffa. 4. Limitarsi nel fornire dati personali.  Si consiglia, inoltre di non divulgare mai dati che non siano strettamente necessari per portare a termine l’operazione. Limitarsi quindi a fornire unicamente numero di carta, data di scadenza e indirizzo per il recapito del pacco. Le truffe online spesso risultano essere anche un modo per impossessarsi dei dati personali dell’acquirente. Pertanto, qualsiasi tipo di informazione privata non deve essere divulgata per nessun motivo. 5. Spedizione tracciabile. Assicurarsi sempre di scegliere una spedizione che sia possibile rintracciare in seguito al pagamento, anche se quest’ultima comporta l’aumento del costo del prodotto.    

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Culturalmente

5 ottime idee per Capodanno, non è mai troppo presto per organizzarsi!

Ogni anno, la stessa domanda ci angoscia in maniera inesorabile: Cosa fare l’ultimo giorno dell’anno? Bene, ora vi daremo 5 splendide idee per Capodanno! Mentre per i più tradizionalisti si prospetta un inizio di anno nuovo all’insegna del solito cenone festivo e un brindisi allo scoccare della mezzanotte, c’è chi già pensa alla meta verso cui dirigersi per un Capodanno fuori dal comune. Tuttavia, per chi non sapesse ancora come trascorrere le festività, ecco alcuni semplici consigli da prendere come spunto. Capodanno in Val d’Orcia Per chi crede che sia importante cominciare l’anno con un brindisi coi fiocchi, non c’è niente di meglio del trascorrere la sera di Capodanno pregustando alcuni dei migliori vini in Val d’Orcia. Alla Fattoria del Colle, nelle Crete Senesi, è possibile infatti partecipare a una visita guidata con degustazione a base di vino. Inoltre, a fine visita, ci si può improvvisare “Enologo per un giorno” creando la propria personale varietà di vino da portare a casa come souvenir. Il tutto coronato da una rilassante vinoterapia, in attesa dell’inizio del nuovo anno. Per gli amanti del vino, non c’è niente di meglio. Rock a Dublino Trascorrere le festività all’insegna del rock, invece, non risulta un’idea tanto stramba se si ama il trambusto e l’atmosfera festiva. E quale capitale migliore di Dublino? Gli Irlandesi, infatti, adorano trascorrere questa festività e attendono con ansia il New Year’s Festival, il quale consiste in due giorni di concerti rock accompagnati da spettacoli d’animazione e acrobati che volteggiano sulle acque del fiume Liffey, a ritmo di musica. Al termine dello spettacolo, l’arrivo del nuovo anno viene salutato con spettacolari fuochi d’artificio. Tre le idee per Capodanno, questa è la più rock! Capodanno alle terme Se non si è abituati a sopportare il freddo invernale, le terme di Ischia potrebbero essere la soluzione adatta per questo Capodanno. Il binomio “capodanno Ischia” non è tra i più conosciuti ma tra magia, benessere e musica, quest’Isola Flegrea è il posto adatto per chi desidera allontanarsi dalla routine cittadina senza dover rinunciare all’atmosfera del Natale napoletano. Oltre alla possibilità di concedersi dei trattamenti nei centri estetici più in voga, anche il Presepe vivente di Campagnano è un’attrazione unica nel panorama ischitano. Per non parlare della tradizionale festa in piazza che conferisce un’aria di accoglienza a questa esperienza indimenticabile, per aspettare insieme il nuovo anno e scambiarsi brindisi e auguri allo scoccare della mezzanotte. Hogmanay Per chi è stanco, tuttavia, del tradizionale Capodanno, può sempre recarsi in Scozia per festeggiare la festa pagana dell’Hogmanay. Una festività che si dilunga per quattro interi giorni, all’insegna di concerti rock, spettacoli pirotecnici e tanto divertimento. Non c’è niente di meglio di un festival folcloristico per trascorrere un Capodanno fuori dal comune e coronare il tutto con una delle tradizioni scozzesi più famose: The Loony Dook, il tradizionale bagno nelle gelide acque del River Forth. Aurora boreale in Islanda Se siete invece alla ricerca di un viaggio senza precedenti e avete voglia di allontanarvi dal trambusto generato dalle feste natalizie, forse l’Islanda […]

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Attualità

Non siete donne impegnative. Siete solo stimolanti.

Dostoevskij non mentiva quando diceva che “L’esser troppo consapevoli è una malattia” e non era l’unico. Qualsiasi filosofo che si rispetti considerava l’intelligenza sinonimo di infelicità, in quanto l’uomo intelligente era consapevole dei suoi limiti, ma soprattutto era consapevole dei limiti dell’esistenza umana e questo lo portava inevitabilmente all’angoscia. Essere troppo consapevoli di sé, spesso è causa d’angoscia anche nelle donne. Ma cosa succede quando l’intelligenza mina persino i tuoi rapporti sociali? Quando finisce per essere avvertita come un difetto invece di un pregio? Per noi donne è sempre stato difficile inserirci in una società che sostanzialmente ci rigettava come un organo trapiantato e non compatibile: che ci vedeva come il sesso debole, la principessa fragile in attesa di qualcuno che venisse a salvarla, il soggetto incapace di fare pensieri troppo complessi e che si dedicava a occupazioni frivole e prive di importanza. Tuttavia, questi sono solo stereotipi che col tempo sono venuti a crollare, con l’emancipazione femminile e l’acquisizione di pari diritti da parte delle nostre antenate. Eppure, siamo davvero così sicuri di questo? Siamo ormai in una società evoluta, è vero. Una società che vede uomini e donne sullo stesso piano, con gli stessi diritti, le stesse opportunità, gli stessi ruoli di potere. Ciononostante ci sono ancora uomini che vedono la propria virilità a rischio quando si trovano di fronte una donna fuori dagli schemi o al di sopra delle aspettative. A qualcuna di noi è capitato. Di essere definita troppo impegnativa. E di sentirsi in difetto per questo motivo. Da bambine spesso ci hanno riempito di complimenti per la nostra intelligenza, la nostra curiosità e voglia di apprendere. Eravamo l’orgoglio dei nostri genitori quando tornavano da scuola contenti per le parole dette dai nostri professori. A un certo punto, però, le cose sono iniziate ad andare male. Quando preferivamo restare a casa, invece di uscire e questo faceva stranire nostra madre e nostro padre. Quando le nostre punizioni consistevano nella privazione del libro appena acquistato e del divieto di leggerlo. Quando abbiamo sviluppato una capacità di pensiero autonoma e iniziato a pensare in maniera differente da come ci veniva imposto. Quando abbiamo deciso di non porre un freno al nostro desiderio di conoscenza. Più crescevamo, più questa consapevolezza di noi stesse cresceva con noi e soprattutto si mostrava agli altri. E incideva nei nostri rapporti. Abbiamo iniziato a essere più selettive, a relazionarci a  pochi perché non ci stimolava ciò che per altri era routine. Perché non ci piaceva parlare del tempo o dell’ultima notizia di gossip sul giornale. Anelavamo discussioni profonde e piene di significato sul mondo, sulla vita, sull’Universo. Amavamo le lunghe camminate, le esperienze che ti cambiano la vita e le emozioni estreme. Cercavamo di apprendere  il più possibile, perché mai nessuna conoscenza era abbastanza. E questo non era da tutti. Era impegnativo. E questo iniziò a riversarsi nei nostri rapporti. A lasciare persone per strada, da  un lato, e perderle dall’altro. Ma iniziò a incidere anche su quello che ci aspettavamo dalle persone. […]

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Riflessioni culturali

Ruoli di genere: perché la donna di potere intimidisce?

Che la nostra sia sempre stata una cultura fondata sul patriarcato non è certo un mistero. Anzi, sin dagli albori il ruolo della donna è stato visto come marginale e subordinato alla figura del capo famiglia, il quale doveva provvedere ai bisogni delle persone che facevano parte del proprio nucleo familiare. I ruoli erano definiti: Il padre cacciatore, procacciava la cena, mentre la madre, allevatrice, si occupava di accudire i figli e la casa. Per secoli, le cose si sono svolte in questo modo. Le bambine erano vestite di rosa, venivano dati loro giocattoli che richiamassero il ruolo della donna all’interno della casa, la loro educazione girava intorno l’apprendimento delle buone maniere e la ricerca di un marito. Gli unici compiti che dovevano assolvere erano interni alle pareti domestiche e tale propensione per la cura degli altri ha fatto sì che nel mondo del lavoro le donne riprendessero queste stesse mansioni. Quando quest’ultime si sono conquistate un ruolo nel mondo del lavoro, in seguito alla prima guerra mondiale, le loro occupazioni sono sempre state legate essenzialmente alla cura degli altri. Dall’infermiera alla segretaria, la donna è sempre stata relegata a ruoli marginali, lontana dal potere. Fatto sta che, negli ultimi decenni, con l’emancipazione, la donna ha mosso i primi passi che l’hanno portata a uscire dal suo bozzolo e ad affermarsi anche in ruoli considerati “impegnativi” e tipicamente “maschili”. Nonostante questo, però, c’è chi continua a vederla come emblema della figura fragile e debole, e ciò porta gli uomini -ma soprattutto le donne- a guardare la donna potente e in carriera con disprezzo. La domanda che ci poniamo qui è: perché? Secondo alcuni studi sociologici, questa struttura totalmente asimmetrica -generata nella suddivisione dei lavori- nasce principalmente dall’affermazione del dominio maschile in quasi tutti i campi sociali, nell’epoca in cui alle donne non era consentito di partecipare alla vita cittadina, di votare o di accedere alle università. Questo ha fatto sì che anche la donna vedesse sostanzialmente se stessa unicamente come moglie e madre, incapace di aspirare a qualcosa di completamente diverso per sé. E se per gli uomini la donna potente, stravolge completamente i ruoli di potere, relegando l’uomo a sentirsi minacciato nella sua posizione di capo branco; per quanto riguarda le donne, quest’ultime non si sentono orgogliose della loro coetanea, ma la guardano con disprezzo per ben altri motivi.    

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Culturalmente

Tribunale dell'Inquisizione: nascita e storia della pratica

Innumerevoli storie ruotano intorno al tribunale dell’Inquisizione, non tutte -anzi quasi nessuna- considerate positive. In particolare, per le leggende che hanno alimentato questa parte oscura della nostra storia. Oscura, in quanto, da semplice metodo per combattere l’eresia, l’Inquisizione diventa, col tempo, uno strumento di persecuzione ai danni di coloro che non condividevano l’ortodossia cattolica. Il tribunale dell’Inquisizione nasce ufficialmente nel 1184, quando papa Lucio III, durante un’assemblea svoltasi a Verona, presenta il problema dei catari all’attenzione dell’Imperatore, convenendo l’attuazione di una decisione drastica: la creazione di un tribunale a cui fosse affidato il compito di ricercare e reprimere gli eretici.  Essenzialmente, il tribunale dell’Inquisizione si sviluppava, quindi, con lo scopo unico di reprimere i catari, i quali stavano diffondendo la loro dottrina presso i predicatori cattolici. Inizialmente il compito di giudicare i delitti degli eretici era affidato a un vescovo, opportunamente affiancato da un legato e un esperto teologo, scelto personalmente dal papa. Tuttavia, questo primo tentativo fallisce miseramente, in quanto gli eretici non mancavano di mettere in pratica vendette e agguati nei confronti dei vescovi incaricati di perseguitarli. Motivo per cui, in seguito, il testimone viene passato a due ordini monastici: Domenicani e Francescani. Dando così origine alla cosiddetta “Inquisizione monastica” e alla decimazione dei catari sul territorio nazionale. Quest’ultima, tuttavia, era lontana dall’alone crudele e spietato che aleggia oggi intorno all’istituzione inquisitoria e che, invece, si adatta particolarmente all’immagine dell’Inquisizione spagnola e di quella romana, in seguito. In Spagna, il metodo inquisitorio raggiunge il suo apice nel 1482, quando ormai non era più sotto il controllo dell’autorità cattolica. Il re Ferdinando, infatti, aveva attuato questo cambiamento sulla base del fatto che il numero degli eretici era aumentato da quando il compito era stato affidato nelle mani del Papa. Pertanto, aveva stabilito la necessità di un drastico cambiamento. L’Inquisizione spagnola è considerata la più crudele e spietata nella storia delle repressioni ai danni degli eretici, in quanto non si limitava a giudicare solo coloro che non perseguivano l’ortodossia cattolica, ma anche omosessuali, luterani e persino donne accusate di stregoneria. Si stima che almeno 20.000-30.000 donne siano state processate e giustiziate per presunti “patti col diavolo”. Tuttavia, come si svolgeva un processo del Tribunale dell’Inquisizione? Lontano dalle credenze popolari che hanno alimentato la storia dell’Inquisizione, i processi non si articolavano all’insegna della tortura e del terrore. Persino la condanna al rogo non era sempre considerata come la soluzione migliore per depennare l’eresia. Ma procediamo per fasi. In seguito a maldicenze o testimonianze, l’eretico veniva solitamente convocato di fronte al tribunale per rispondere delle accuse. In caso di mancata presenza di fronte alla commissione giudicante, l’imputato veniva automaticamente condannato colpevole. In caso contrario, invece, l’eretico aveva diritto a un difensore che, informato delle accuse mosse all’imputato, poteva aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. La tortura, solitamente non veniva applicata per casi di eresia, ma per crimini più gravi, in quanto i vescovi non credevano nella sua efficacia: erano dell’opinione che qualsiasi uomo avrebbe confessato anche i crimini più nefandi per far […]

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