Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Riflessioni culturali

Come dimenticare un ex? Ecco cinque proposte

Come dimenticare un ex?  La risposta che tutti vorremmo avere, ma che nel momento del bisogno puntualmente tarda ad arrivare.  La fine di una relazione è un momento in cui il dolore ci paralizza, rendendoci fragili emotivamente e fisicamente, si perde la volontà di progettare, di prendere decisioni, perdiamo il senso di sicurezza e calore affettivo; ci crogioliamo in un circolo vizioso che ci risucchia in una fase di negativizzazione emotiva senza riuscire a superare la delusione delle aspettative e delle proiezioni con cui avevamo vestito l’altra persona.  Nasce una lotta quotidiana in cui bisogna sopravvivere a se stessi, al mondo che minaccia di crollarci addosso, ai ricordi delle emozioni passate che riaffiorano e spuntano nei momenti più improponibili del giorno e della notte, torturandoci senza darci tregua, alle emozioni non vissute, quelle che restano incastrate tra i sogni trattenuti dal cuscino.  Senza ombra di dubbio non è stato ancora inventato alcun farmaco capace di cestinare tutti i momenti trascorsi con una persona che adesso non fa più parte della nostra vita, e allora come bisogna agire? Come superare una delusione? Come uscire indenni da una relazione finita male? Come dimenticare un ex? Non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire alla fine di una relazione, e rimettere insieme i pezzi di un cuore rotto non è così semplice come nei film, ma il tempo e una buona dose di lavoro su se stessi possono indubbiamente aiutare ad aumentare la nostra autostima, la fiducia verso gli altri, la consapevolezza sulle cose che cerchiamo e che soprattutto non vogliamo si ripropongano più in un’esperienza futura.  Innanzitutto dobbiamo imparare a convivere con la certezza che nessuno è perfetto: l’imprevedibilità delle relazioni ci dimostra che non possiamo avere pieno controllo su tutto, né permettere a qualcun altro di averne sulla nostra vita, e che a volte è meglio lasciar andare una persona piuttosto che restare ingabbiati in una relazione tossica.  Però mentre le pagine del calendario appeso alla parete cadono ed il tempo gira pigramente le lancette dell’orologio, ci rendiamo conto che dobbiamo riprendere in mano le redini della nostra vita e che possiamo farlo solo noi, senza ritrovarci così in balìa dei comportamenti altrui.   Cinque proposte su “come dimenticare un ex” (o almeno ci proviamo!)  1) DARE SPAZIO AL DOLORE nell’immediata fase della rottura, l’unica cosa che probabilmente siamo in grado di fare senza troppi sforzi è abbandonarci al pianto: il processo necessario per guarire le ferite di un cuore spezzato.  Piangere aiuta a metabolizzare il dolore, e scientificamente si dimostra che è di gran lunga preferibile per la mente ed il corpo gestire piccole dosi di sofferenza quotidiana rispetto ad evitare il dolore, che prolungato può incappare in forti forme di stress, ansia e aggressività.  Eludere un dolore quando si verifica l’allontanamento di una persona o la perdita di fiducia verso qualcuno che è stato un pilastro fondamentale nella nostra vita, può fortemente minare a lungo termine il nostro essere interiore. Il dolore va affrontato, elaborato, per imparare a possedere la sottile […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Torre del Greco: città simbolo di distruzione e rinascita

Tra le rigogliose pendici del Vesuvio ed il golfo napoletano si staglia la città di Torre del Greco, anticamente chiamata Turris Octava poiché distante otto miglia romane dalla città di Napoli, un nome modificato in seguito per la peculiare produzione di vino ricavato da un tipo di uva greca. Una città che nel corso dei secoli è divenuta simbolo di rinascita, fragile ma al contempo indistruttibile, capace di rialzare sempre la testa dopo avversità di ogni genere e che con la sua invidiabile bellezza ha sedotto e accolto uno dei poeti più importanti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi. Torre del Greco nasce nel calore dell’abbraccio di uno dei vulcani più pericolosi al mondo, lo “Sterminator Vesevo“, come cita il poeta nel suo celeberrimo componimento “La Ginestra” scritto nel 1836 presso Villa Ferrigni (attualmente chiamata Villa delle Ginestre), esaltando la semplicità ed il buon profumo del “fiore del deserto”, che senza opporre resistenza china il capo sotto il peso della distruzione, ma sempre pronta a germogliare invincibile nella sua delicatezza. Sebbene le innumerevoli eruzioni del Vesuvio abbiano di volta in volta annientato il suolo, i Torresi con forte fede non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi altrove ed abbandonare la propria terra in cambio di un’altra ubicazione: si rimboccano le maniche e ricostruiscono la loro città attribuendole il motto della fenice, uccello sacro agli antichi Egizi, “Post fata resurgo” (”Dopo la morte risorgo”). Le date che hanno segnato Torre del Greco Due sono le date delle eruzioni più importanti che hanno segnato il destino della città di Torre, quella avvenuta nel 1794 che troncò la cima del Vesuvio a causa della violenza eruttiva, e quella del 1861, anno che lega i Torresi ad una delle tradizioni più importanti, rimasta in vigore ancora oggi. Nel giugno del 1794 violente scosse di terremoto, seguite da un boato assordante, diedero inizio ad una delle eruzioni più devastanti per la città: sul versante occidentale del cono si formarono nuove fessure: alcune sputavano fuoco, altre invece pietre incandescenti e altro materiale piroclastico, mentre sui fianchi del vulcano scendeva lenta la lava viscosa che imponente si faceva spazio, annientando tutto ciò che trovava sul suo cammino per poi inghiottire lentamente la città nascosta sotto ad una nube densa di cenere. Arrivata al centro storico nel giro di sette ore, la lava vulcanica seppellì sotto di essa gran parte della città, eccetto il campanile della basilica di Santa Croce, che fu sotterrato dalla lava per 14 metri. Successivamente fu presa dai Torresi superstiti (circa 15000 riuscirono a mettersi in salvo con la fuga) e dall’allora vice parroco Vincenzo Romano (attualmente Santo) l’iniziativa di ricostruire la basilica e di innalzare il nuovo campanile partendo dai resti di quello precedente. Ancora oggi il vecchio campanile che per un terzo fu inghiottito dalla colata lavica è conservato all’interno di quello attuale, con l’orologio fermo alle tre del mattino, l’ora che segnò l’inizio di un incubo che finì dopo nove interminabili giorni. Anche quella del 1861 fu un’intensa eruzione distruttiva, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Le scale che portano al paradiso: Conca dei Marini

Tra le sfumature del blu, nel cuore della costiera amalfitana, si estende lungo tre chilometri di costa il quarto paese più piccolo d’Italia per superficie, anticamente “Cossa dei Tirreni”, successivamente viene denominata Conca dei Marini, a causa delle frastagliate insenature della costa rocciosa. Detta anche il “borgo delle scalinatelle” (circa 300 gradini per raggiungere la spiaggia sottostante) dal 1997 Conca è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: un vero e proprio paradiso terrestre! Radici storiche  Di origine incerta, nel 481 a.C. diviene una colonia romana, occupando un importante rilievo durante la seconda guerra punica, per poi passare sotto la protezione della Repubblica Marinara di Amalfi. Il paese conobbe un periodo florido grazie anche alla dominazione degli Aragonesi, degli Asburgo e dei Borbone, che consentirono e intensificarono nel corso dei secoli prosperi scambi commerciali via mare; sebbene nel 1543 fu saccheggiata e distrutta dalle navi dei pirati Turchi. Sotto il periodo della dittatura fascista invece, per un breve periodo, Conca fu unita al paese di Furore, ma già dal secondo dopoguerra, i due comuni furono separati. Tutt’oggi il piccolo angolo di paradiso di Conca resta popolato da simpatici marinai e pescatori che imperniano ancora la propria economia sull’attività ittica locale, è noto infatti che questo sia l’unico borgo in tutta la costa ad avere adottato la “tonnara”: un elaborato sistema di reti per la cattura dei grossi tonni. Tra i sentieri del paradiso di Conca Lungo il paese troviamo diverse chiese, tra le quali spicca l’imponente Convento di Santa Rosa, luogo in cui anticamente l’ordine di suore domenicane inventò la famosa “Sfogliatella di Santa Rosa”, un dolce ripieno di squisita crema ancora apprezzato oggigiorno ed esportato in tutto il mondo. Per chi ama dedicarsi al trekking ci sono infiniti sentieri, ma senza dubbio il sentiero più affascinante è quello del Capo di Conca, che porta ad una roccia a picco sul mare in cui sorge la Torre Saracena, detta anche Torre Bianca, antica torre di guardia cinquecentesca oggi contesa dalle onde più impetuose e dai gabbiani. Capo di Conca è il punto più incantevole, un promontorio proteso verso il mare, immerso nella fitta vegetazione ed incastonato nelle rocce, dove i colori del cielo e del mare si confondono in un unico anelito. Altra meta da non perdere è la misteriosa Grotta dello Smeraldo, così chiamata per il mozzafiato gioco della luce solare che filtra nella grotta e che quando incontra il blu cobalto del mare si fondono l’una all’altro dando vita al verde smeraldo delle acque. Nel corso dei secoli Madre Natura ha lasciato tracce indelebili all’interno della grotta: la formazione di colonne di stalattiti e stalagmiti. Inoltre negli anni cinquanta del novecento, una squadra di sub ha realizzato un piccolo presepe in ceramica vietrese dipinto a mano, posto a 4 metri di profondità, visibile grazie a brevi escursioni in barca organizzate dai marinai del paese. D’estate la piccola spiaggia si arricchisce di ristoranti dove è impossibile non subire il fascino della devozione degli abitanti verso le prelibatezze che l’acqua cristallina offre: […]

... continua la lettura
Attualità

I distributori automatici: l’evoluzione del vending

Negli ultimi anni, in Italia, il mercato dei distributori automatici risulta essere uno dei più redditizi che sta dilagando e raggiungendo notevoli sviluppi. I distributori automatici rappresentano un vero e proprio sostegno per tutti coloro i quali vogliono fermarsi un attimo a sorseggiare un caffè o mangiare uno spuntino al volo prima di dedicarsi ai propri impegni: può trattarsi di un’agevolazione per i clienti o per i propri dipendenti in quanto consente di gestire in maniera flessibile impegni ed orari, con il beneficio di far combaciare anche un breve break. Le origini dei distributori automatici La storia della distribuzione automatica affonda le sue radici nell’antica Grecia grazie al noto matematico ed ingegnere Erone di Alessandria, che realizzò tramite diversi congegni meccanici il primo erogatore d’acqua santa, posto all’ingresso dei templi, il cui funzionamento era consentito in seguito all’inserimento di una moneta. Una storia di uomini e “macchinette” che giungono in Italia intorno agli anni ’40 dello scorso secolo per installare prima i distributori automatici della “Coca-Cola” per poi trasformarsi successivamente in pionieri del caffè in grani e infine stabilizzarsi con il principio dell’infusione tramite il quale si ottiene l’estrazione delle sostanze aromatiche del caffè Le sane abitudini nella selezione dei prodotti Ad oggi il grande mondo della distribuzione automatica spazia anche sul vasto tema della corretta alimentazione; ha invogliato le persone a nutrirsi con una consapevolezza maggiore, sperimentando e sensibilizzando le abitudini alimentari più sane: oltre alle classiche barrette di cioccolato e patatine in busta, si propongono prodotti biologici come frutta e verdura fresca, frutta essiccata o yogurt da bere, al di là di prodotti appositi per celiaci o qualsiasi altro tipo di intolleranza. Il settore del vending è stato approvato a pieni voti anche dagli psicologi, i quali hanno constatato che avere vicina un’area di ristoro a disposizione influisce positivamente sullo stato mentale delle persone. La capacità di prendere decisioni è infatti influenzata dalla stanchezza, nel corso della giornata lavorativa, inoltre, concedersi un caffè o uno spuntino aiuterebbe il cervello a ritrovare la giusta motivazione e di conseguenza a lavorare meglio. La risposta del vending al covid-19 Le macchinette svolgono inoltre nel particolare contesto “covid-19” un sostegno indispensabile, poiché azzerano al massimo quelli che sono i contatti umani: grazie ai distributori automatici vengono evitate le lunghe folle che si accalcano ai bar, dimezzando così le interazioni tra persone. Alcune aziende di vending infatti hanno deciso di attrezzarsi al meglio per garantire ai propri clienti una pausa più sicura, tramite un apposito programma di igienizzazione. Al passo con i nuovi sviluppi tecnologici, il vending non è solo relegato all’ambito di uffici, aziende o strutture pubbliche, ma diventa un vero e proprio motore di nuove applicazioni: ai classici pulsanti vengono sostituiti tablet touch screen che agevolano la selezione dei prodotti; veri e propri computer che segnano il passaggio della nuova era di questo settore. Eppure questa attività che di giorno in giorno compie passi da gigante è ancora poco conosciuta, occorre dunque far emergere l’affascinante forza imprenditoriale della distribuzione automatica e […]

... continua la lettura