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Eroica Fenice

Cinema e Serie tv

Al Pacino: caposaldo della cinematografia

Tra le colonne portanti di Hollywood rientra senza ombra di dubbio il mitico Al Pacino, caposaldo della cinematografia. Nato a Manhattan il 25 Aprile 1940, di origini siculo-americane (il padre di Messina, mentre la madre statunitense, figlia di immigrati originari di Corleone) ebbe un approccio difficile alla vita quando il padre, andandosene, abbandonò lui e la madre in una grave situazione di povertà.  Cresciuto nel South Bronx decise di abbandonare gli studi destreggiandosi tra vari mestieri per guadagnarsi da vivere e dedicarsi alla vita teatrale fino alla soglia dei trent’anni, momento in cui viene accettato nell’Actors Studio, prestigiosa scuola di teatro della quale attualmente è co-presidente.    L’inizio della carriera di Al Pacino Adocchiato dal regista Francis Ford Coppola, probabilmente per le sue origini siciliane, viene ingaggiato nonostante il disaccordo degli altri produttori, per la parte di Michael Corleone, figlio del boss mafioso: Il Padrino riscosse molto successo decretando così l’inizio della sua carriera negli anni Settanta, con una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista.  Un attore poliedrico che ha caratterizzato con i suoi grandi occhi neri e con le sue mille sfumature una bravura innata nel mondo del cinema, diventando protagonista monumentale in altri film come Serpico, poliziotto italo-americano che rischia la pelle denunciando i colleghi corrotti, o ancora Quel pomeriggio da cani basato sulla vera storia di un rapinatore.  Nel 1974 Pacino riprende il suo ruolo nel sequel Il padrino – Parte II di cui sarebbe stato il protagonista: il personaggio di Michael Corleone si trova all’11º posto nella classifica dei migliori 50 cattivi di tutti i tempi.  Tra gli anni Ottanta/Novanta, Al Pacino segna la storia grazie alle sue inimitabili ed inarrivabili interpretazioni, diventando ufficialmente uno dei capisaldi del cinema americano: ne è una conferma Scarface, film diretto da Brian De Palma nel 1983, in cui l’attore veste i panni di Tony Montana, un malavitoso cubano ossessionato dalla rapida escalation del potere e dall’altrettanto rapido declino dovuto al suo eccesso.  Dopo una breve pausa dedicata al palcoscenico teatrale, ritorna sul set nel 1989 con Seduzione Pericolosa, in lingua originale il titolo “Sea of love” fa riferimento all’omonima canzone degli anni ‘50 di Phil Phillips, che fa parte della colonna sonora. Un thriller che s’intreccia a una particolare storia d’amore, in cui Al interpreta il detective Frank Keller ingaggiato per lavorare a dei casi di omicidio che misteriosamente conducono alla donna di cui s’innamora; la pellicola inoltre ha avuto una nomination ai Golden Globe per Al Pacino come miglior attore in un film drammatico.  All’inizio degli anni ‘90 conclude la trilogia de Il Padrino III, che però non ebbe lo stesso successo dei precedenti due film.  Con un’interpretazione diversa dalle solite, l’anno successivo è sul set di Paura d’amare, impersonando un giovane cameriere innamorato di una sua collega di vecchia data, Michelle Pfeiffer.  Ma il primo ed unico agognato oscar come miglior protagonista arriva nel 1992 con il film Scent of a Woman- Profumo di donna, in cui Al Pacino s’immedesima nelle vesti di Frank Slade, un ex tenente colonnello cieco ed arrogante in […]

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Viaggi e Miraggi

Il borgo di Palomonte: ancestrale e bucolico

Tra il territorio dell’Alto Sele e Tanagro, nella provincia di Salerno, sorge sulla roccia (a 550 m s.l.m) fino ad estendersi lungo i fianchi della vallata, il borgo di Palomonte: caratteristico per la sua bellezza naturale e per la forma conica su cui è ubicato il paesino, che si distingue per la tranquillità e l’armonia dei colori che il paesaggio bucolico offre.  Tra le forme tozze degli alberi d’ulivo che sfilano una dopo l’altra sullo sfondo di un cielo che conserva intatta la sua luce, serpeggiano margini di strade che s’inerpicano sui pendii coltivati: un susseguirsi di elementi naturali e antropici per un totale di circa 28 km² suddiviso nelle 7 frazioni che caratterizzano il paese.  Anticamente fu chiamata Polo, nome modificato in seguito (per differenziazioni di pronuncia) in “Palo” fino al 1861, poiché dopo l’Unità d’Italia venne aggiunto “monte” su decreto di Vittorio Emanuele II per distinguerlo da altri paesi.  La piccola comunità sorgeva nei pressi di un lago di circa 2 miglia appartenente fino alla fine del Settecento esclusivamente ai Palomontesi, ma con l’arrivo dei francesi ci fu una rivendicazione territoriale da parte del Comune di Colo (attualmente Colliano), mosso da interessi economici legati alla pesca delle acque interne; tuttavia vi era un diritto di prelazione sul pesce, secondo il quale doveva esser venduto prima ai Palomontesi. Prosciugatosi il lago a fine Ottocento, gli abitanti di Colo si appropriarono definitivamente dei terreni per praticare l’agricoltura e l’allevamento e così i territori conservarono la suddivisione che ancora oggi riscontriamo.  I luoghi di culto del borgo di Palomonte Due dei luoghi di culto più importanti del borgo di Palomonte sono la Chiesa di S. Croce, in quanto chiesa madre e la Chiesa di S. Maria della Sperlonga.  La chiesa di S. Croce si erge nella parte alta del paese, costituita da un’unica navata azzurra e bianca, arricchita da semicolonne incassate nelle pareti laterali che presentano elaborati capitelli corinzi. La torre campanaria è posta nella piazzetta quadrangolare sottostante, dalla quale è apprezzabile un’ampia veduta generale del paesino; inoltre l’edificio presenta un ingresso laterale sul quale è possibile vedere un antico simbolo fallico, segno di fertilità.  La chiesa fu fortemente danneggiata dai terremoti che si susseguirono nel corso dei secoli, in particolare quello del 1980 che causò il crollo del timpano (frontone) dell’edificio.  Alle spalle della chiesa, in cima al colle, si scorgono poche mura dell’antico castello di origine longobarda probabilmente innalzato come torre d’avvistamento (durante l’incastellamento del X secolo circa), completamente distrutto anche quest’ultimo dal sisma del 1980.  La Chiesa di Santa Maria della Sperlonga è invece situata nella zona periferica della campagna: il suo nome deriva dal latino spelunca, “grotta”, tra le quali spicca la più importante: “Grotta Palomba”, antropizzata dalla preistoria e superstite del passaggio di insediamenti umani ravvisabili nei graffiti.  Sulla parete dell’abside sono presenti degli affreschi di arte bizantina, databili intorno all’XI secolo d.C. raffiguranti vari santi, patrono del paese compreso (San Biagio) e un importante affresco della Madonna Odigitria (dal greco bizantino “colei che indica la via”) che era venerata a Costantinopoli e dai monaci del sud […]

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Riflessioni culturali

Come dimenticare un ex? Ecco cinque proposte

Come dimenticare un ex?  La risposta che tutti vorremmo avere, ma che nel momento del bisogno puntualmente tarda ad arrivare.  La fine di una relazione è un momento in cui il dolore ci paralizza, rendendoci fragili emotivamente e fisicamente, si perde la volontà di progettare, di prendere decisioni, perdiamo il senso di sicurezza e calore affettivo; ci crogioliamo in un circolo vizioso che ci risucchia in una fase di negativizzazione emotiva senza riuscire a superare la delusione delle aspettative e delle proiezioni con cui avevamo vestito l’altra persona.  Nasce una lotta quotidiana in cui bisogna sopravvivere a se stessi, al mondo che minaccia di crollarci addosso, ai ricordi delle emozioni passate che riaffiorano e spuntano nei momenti più improponibili del giorno e della notte, torturandoci senza darci tregua, alle emozioni non vissute, quelle che restano incastrate tra i sogni trattenuti dal cuscino.  Senza ombra di dubbio non è stato ancora inventato alcun farmaco capace di cestinare tutti i momenti trascorsi con una persona che adesso non fa più parte della nostra vita, e allora come bisogna agire? Come superare una delusione? Come uscire indenni da una relazione finita male? Come dimenticare un ex? Non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire alla fine di una relazione, e rimettere insieme i pezzi di un cuore rotto non è così semplice come nei film, ma il tempo e una buona dose di lavoro su se stessi possono indubbiamente aiutare ad aumentare la nostra autostima, la fiducia verso gli altri, la consapevolezza sulle cose che cerchiamo e che soprattutto non vogliamo si ripropongano più in un’esperienza futura.  Innanzitutto dobbiamo imparare a convivere con la certezza che nessuno è perfetto: l’imprevedibilità delle relazioni ci dimostra che non possiamo avere pieno controllo su tutto, né permettere a qualcun altro di averne sulla nostra vita, e che a volte è meglio lasciar andare una persona piuttosto che restare ingabbiati in una relazione tossica.  Però mentre le pagine del calendario appeso alla parete cadono ed il tempo gira pigramente le lancette dell’orologio, ci rendiamo conto che dobbiamo riprendere in mano le redini della nostra vita e che possiamo farlo solo noi, senza ritrovarci così in balìa dei comportamenti altrui.   Cinque proposte su “come dimenticare un ex” (o almeno ci proviamo!)  1) DARE SPAZIO AL DOLORE nell’immediata fase della rottura, l’unica cosa che probabilmente siamo in grado di fare senza troppi sforzi è abbandonarci al pianto: il processo necessario per guarire le ferite di un cuore spezzato.  Piangere aiuta a metabolizzare il dolore, e scientificamente si dimostra che è di gran lunga preferibile per la mente ed il corpo gestire piccole dosi di sofferenza quotidiana rispetto ad evitare il dolore, che prolungato può incappare in forti forme di stress, ansia e aggressività.  Eludere un dolore quando si verifica l’allontanamento di una persona o la perdita di fiducia verso qualcuno che è stato un pilastro fondamentale nella nostra vita, può fortemente minare a lungo termine il nostro essere interiore. Il dolore va affrontato, elaborato, per imparare a possedere la sottile […]

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Napoli e Dintorni

Torre del Greco: città simbolo di distruzione e rinascita

Tra le rigogliose pendici del Vesuvio ed il golfo napoletano si staglia la città di Torre del Greco, anticamente chiamata Turris Octava poiché distante otto miglia romane dalla città di Napoli, un nome modificato in seguito per la peculiare produzione di vino ricavato da un tipo di uva greca. Una città che nel corso dei secoli è divenuta simbolo di rinascita, fragile ma al contempo indistruttibile, capace di rialzare sempre la testa dopo avversità di ogni genere e che con la sua invidiabile bellezza ha sedotto e accolto uno dei poeti più importanti della letteratura italiana: Giacomo Leopardi. Torre del Greco nasce nel calore dell’abbraccio di uno dei vulcani più pericolosi al mondo, lo “Sterminator Vesevo“, come cita il poeta nel suo celeberrimo componimento “La Ginestra” scritto nel 1836 presso Villa Ferrigni (attualmente chiamata Villa delle Ginestre), esaltando la semplicità ed il buon profumo del “fiore del deserto”, che senza opporre resistenza china il capo sotto il peso della distruzione, ma sempre pronta a germogliare invincibile nella sua delicatezza. Sebbene le innumerevoli eruzioni del Vesuvio abbiano di volta in volta annientato il suolo, i Torresi con forte fede non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi altrove ed abbandonare la propria terra in cambio di un’altra ubicazione: si rimboccano le maniche e ricostruiscono la loro città attribuendole il motto della fenice, uccello sacro agli antichi Egizi, “Post fata resurgo” (”Dopo la morte risorgo”). Le date che hanno segnato Torre del Greco Due sono le date delle eruzioni più importanti che hanno segnato il destino della città di Torre, quella avvenuta nel 1794 che troncò la cima del Vesuvio a causa della violenza eruttiva, e quella del 1861, anno che lega i Torresi ad una delle tradizioni più importanti, rimasta in vigore ancora oggi. Nel giugno del 1794 violente scosse di terremoto, seguite da un boato assordante, diedero inizio ad una delle eruzioni più devastanti per la città: sul versante occidentale del cono si formarono nuove fessure: alcune sputavano fuoco, altre invece pietre incandescenti e altro materiale piroclastico, mentre sui fianchi del vulcano scendeva lenta la lava viscosa che imponente si faceva spazio, annientando tutto ciò che trovava sul suo cammino per poi inghiottire lentamente la città nascosta sotto ad una nube densa di cenere. Arrivata al centro storico nel giro di sette ore, la lava vulcanica seppellì sotto di essa gran parte della città, eccetto il campanile della basilica di Santa Croce, che fu sotterrato dalla lava per 14 metri. Successivamente fu presa dai Torresi superstiti (circa 15000 riuscirono a mettersi in salvo con la fuga) e dall’allora vice parroco Vincenzo Romano (attualmente Santo) l’iniziativa di ricostruire la basilica e di innalzare il nuovo campanile partendo dai resti di quello precedente. Ancora oggi il vecchio campanile che per un terzo fu inghiottito dalla colata lavica è conservato all’interno di quello attuale, con l’orologio fermo alle tre del mattino, l’ora che segnò l’inizio di un incubo che finì dopo nove interminabili giorni. Anche quella del 1861 fu un’intensa eruzione distruttiva, […]

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Culturalmente

Le scale che portano al paradiso: Conca dei Marini

Tra le sfumature del blu, nel cuore della costiera amalfitana, si estende lungo tre chilometri di costa il quarto paese più piccolo d’Italia per superficie, anticamente “Cossa dei Tirreni”, successivamente viene denominata Conca dei Marini, a causa delle frastagliate insenature della costa rocciosa. Detta anche il “borgo delle scalinatelle” (circa 300 gradini per raggiungere la spiaggia sottostante) dal 1997 Conca è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità: un vero e proprio paradiso terrestre! Radici storiche  Di origine incerta, nel 481 a.C. diviene una colonia romana, occupando un importante rilievo durante la seconda guerra punica, per poi passare sotto la protezione della Repubblica Marinara di Amalfi. Il paese conobbe un periodo florido grazie anche alla dominazione degli Aragonesi, degli Asburgo e dei Borbone, che consentirono e intensificarono nel corso dei secoli prosperi scambi commerciali via mare; sebbene nel 1543 fu saccheggiata e distrutta dalle navi dei pirati Turchi. Sotto il periodo della dittatura fascista invece, per un breve periodo, Conca fu unita al paese di Furore, ma già dal secondo dopoguerra, i due comuni furono separati. Tutt’oggi il piccolo angolo di paradiso di Conca resta popolato da simpatici marinai e pescatori che imperniano ancora la propria economia sull’attività ittica locale, è noto infatti che questo sia l’unico borgo in tutta la costa ad avere adottato la “tonnara”: un elaborato sistema di reti per la cattura dei grossi tonni. Tra i sentieri del paradiso di Conca Lungo il paese troviamo diverse chiese, tra le quali spicca l’imponente Convento di Santa Rosa, luogo in cui anticamente l’ordine di suore domenicane inventò la famosa “Sfogliatella di Santa Rosa”, un dolce ripieno di squisita crema ancora apprezzato oggigiorno ed esportato in tutto il mondo. Per chi ama dedicarsi al trekking ci sono infiniti sentieri, ma senza dubbio il sentiero più affascinante è quello del Capo di Conca, che porta ad una roccia a picco sul mare in cui sorge la Torre Saracena, detta anche Torre Bianca, antica torre di guardia cinquecentesca oggi contesa dalle onde più impetuose e dai gabbiani. Capo di Conca è il punto più incantevole, un promontorio proteso verso il mare, immerso nella fitta vegetazione ed incastonato nelle rocce, dove i colori del cielo e del mare si confondono in un unico anelito. Altra meta da non perdere è la misteriosa Grotta dello Smeraldo, così chiamata per il mozzafiato gioco della luce solare che filtra nella grotta e che quando incontra il blu cobalto del mare si fondono l’una all’altro dando vita al verde smeraldo delle acque. Nel corso dei secoli Madre Natura ha lasciato tracce indelebili all’interno della grotta: la formazione di colonne di stalattiti e stalagmiti. Inoltre negli anni cinquanta del novecento, una squadra di sub ha realizzato un piccolo presepe in ceramica vietrese dipinto a mano, posto a 4 metri di profondità, visibile grazie a brevi escursioni in barca organizzate dai marinai del paese. D’estate la piccola spiaggia si arricchisce di ristoranti dove è impossibile non subire il fascino della devozione degli abitanti verso le prelibatezze che l’acqua cristallina offre: […]

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Attualità

I distributori automatici: l’evoluzione del vending

Negli ultimi anni, in Italia, il mercato dei distributori automatici risulta essere uno dei più redditizi che sta dilagando e raggiungendo notevoli sviluppi. I distributori automatici rappresentano un vero e proprio sostegno per tutti coloro i quali vogliono fermarsi un attimo a sorseggiare un caffè o mangiare uno spuntino al volo prima di dedicarsi ai propri impegni: può trattarsi di un’agevolazione per i clienti o per i propri dipendenti in quanto consente di gestire in maniera flessibile impegni ed orari, con il beneficio di far combaciare anche un breve break. Le origini dei distributori automatici La storia della distribuzione automatica affonda le sue radici nell’antica Grecia grazie al noto matematico ed ingegnere Erone di Alessandria, che realizzò tramite diversi congegni meccanici il primo erogatore d’acqua santa, posto all’ingresso dei templi, il cui funzionamento era consentito in seguito all’inserimento di una moneta. Una storia di uomini e “macchinette” che giungono in Italia intorno agli anni ’40 dello scorso secolo per installare prima i distributori automatici della “Coca-Cola” per poi trasformarsi successivamente in pionieri del caffè in grani e infine stabilizzarsi con il principio dell’infusione tramite il quale si ottiene l’estrazione delle sostanze aromatiche del caffè Le sane abitudini nella selezione dei prodotti Ad oggi il grande mondo della distribuzione automatica spazia anche sul vasto tema della corretta alimentazione; ha invogliato le persone a nutrirsi con una consapevolezza maggiore, sperimentando e sensibilizzando le abitudini alimentari più sane: oltre alle classiche barrette di cioccolato e patatine in busta, si propongono prodotti biologici come frutta e verdura fresca, frutta essiccata o yogurt da bere, al di là di prodotti appositi per celiaci o qualsiasi altro tipo di intolleranza. Il settore del vending è stato approvato a pieni voti anche dagli psicologi, i quali hanno constatato che avere vicina un’area di ristoro a disposizione influisce positivamente sullo stato mentale delle persone. La capacità di prendere decisioni è infatti influenzata dalla stanchezza, nel corso della giornata lavorativa, inoltre, concedersi un caffè o uno spuntino aiuterebbe il cervello a ritrovare la giusta motivazione e di conseguenza a lavorare meglio. La risposta del vending al covid-19 Le macchinette svolgono inoltre nel particolare contesto “covid-19” un sostegno indispensabile, poiché azzerano al massimo quelli che sono i contatti umani: grazie ai distributori automatici vengono evitate le lunghe folle che si accalcano ai bar, dimezzando così le interazioni tra persone. Alcune aziende di vending infatti hanno deciso di attrezzarsi al meglio per garantire ai propri clienti una pausa più sicura, tramite un apposito programma di igienizzazione. Al passo con i nuovi sviluppi tecnologici, il vending non è solo relegato all’ambito di uffici, aziende o strutture pubbliche, ma diventa un vero e proprio motore di nuove applicazioni: ai classici pulsanti vengono sostituiti tablet touch screen che agevolano la selezione dei prodotti; veri e propri computer che segnano il passaggio della nuova era di questo settore. Eppure questa attività che di giorno in giorno compie passi da gigante è ancora poco conosciuta, occorre dunque far emergere l’affascinante forza imprenditoriale della distribuzione automatica e […]

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