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Eroica Fenice

Recensioni

Tato Russo e il suo Pirandello arrivano al Teatro Bellini con “La ragione degli altri”

Tato Russo e il grande ritorno a Napoli. Grande debutto al Teatro Bellini de La ragione degli altri, commedia di Pirandello in tre atti, riscritta, diretta e interpretata dal regista e attore Tato Russo, in scena dal 2 all’11 febbraio. Una lettura del tutto inedita de La ragione degli altri, titolo attuale della commedia nata dalla novella Il nido, poi diventata Il nibbio ed infine messa in scena nel 1915 come Se non così, è quella proposta da Tato Russo, il quale, filtrando il dramma pirandelliano attraverso la sua idea personale dell’autore, lascia emergere ‘la carne viva‘ dei personaggi, liberandoli dalle maschere borghesi e grottesche nelle quali essi sono intrappolati. La commedia racconta di Livia (Giulia Gallone), ricca donna borghese, che un giorno scopre la relazione che il marito Leonardo (Armando De Ceccon), giornalista squattrinato, ha avuto con Elena (Giorgia Guerra) e come da questo adulterio sia nata una figlia. Nonostante la dolorosa scoperta, tuttavia, la donna decide di perdonare il marito, mentre l’amante Elena, a sua volta, accetta il ritorno di Lorenzo dalla moglie. Ma il corso delle vicende è stato ormai irrimediabilmente compromesso: Lorenzo non sarà mai più solo il marito di Livia, ora che, diventato padre, una parte di lui sarà inevitabilmente legata a sua figlia, e dunque ad Elena. Le ragioni degli altri di Tato Russo: da Maschere nude a ‘Corpi nudi’ Le ragioni degli altri sono le vere protagoniste della commedia pirandelliana, in cui ciascuno dei personaggi, indossando una maschera necessaria per superare inganni ed egoismi reciproci, non è altro che una pedina del mondo retorico e filosofico creato dall’autore stesso. Ma è proprio tali maschere che la rilettura di Tato Russo intende strappare, lasciando emergere umanità, fragilità ed egoismi che dietro di esse si celano. «Più che rileggere in chiave critica o contestuale, metto in gioco la mia idea sull’autore, eliminando le sovrastrutture […] per far emergere, come dicevo, la carne viva dei personaggi.» Una rielaborazione, dunque, che mira alla dimensione concreta e reale dell’uomo, mediante un percorso che, partendo da Maschere nude (titolo della raccolta pirandelliana nella quale è confluita poi la commedia) mira a giungere a ‘Corpi nudi’. Tato Russo e ‘Pirandello contro Pirandello’ Attraverso la scomposizione della commedia con un procedimento metateatrale che, più che teatro nel teatro, si configura come teatro sul teatro, il primo atto mette lo spettatore dinanzi a una rappresentazione scenica in fieri, denudando gli ingranaggi della macchina treatrale e svelandone la lenta ed intricata gestazione, durante la quale gli attori, insofferenti alle maschere con le quali sono costretti a recitare, uno dopo l’altro se ne liberano, squarciando il velo della finzione scenica e rivelando la dimensione umana di ognuno dei personaggi in gioco. Tale umanità esplode finalmente sulla scena con un secondo atto dal forte pathos e coinvolgimento emotivo, nel quale avviene l’incontro tra Livia ed Elena, un momento cruciale in cui le due donne si scontrano faccia a faccia, ognuna portatrice delle proprie ragioni. Un finale inaspettato, tuttavia, suggella la definitiva trasformazione delle maschere pirandelliane in […]

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Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini: gli Adelphoe secondo Nicola Laieta

Luci, penombre, tuniche svolazzanti. Con un salto indietro nel tempo, debutta mercoledì 31 gennaio sul palco del Piccolo Bellini Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini (Adelphoe), regia di Nicola Laieta, uno spettacolo (in scena fino al 1 febbraio) che fa parte della programmazione 2018 dell’Associazione Maestri di strada presieduta da Cesare Moreno per raccogliere fondi necessari alla nascita della Fondazione Maestri di Strada. Da una libera rivisitazione della commedia di Terenzio, gli Adelphoe, con contaminazioni shakespeariane, porta sulla scena la complessa rete di relazioni che intercorre tra genitori, figli e fratelli in uno spettacolo dal ritmo concitato e dalla straordinaria quanto spontanea vis comica, grazie al numeroso e giovanissimo cast dell’Associazione Maestri di Strada della periferia est della città, in collaborazione con gli educ-attori dell’Associazione Trerrote. Una scenografia minima e l’assenza del sipario catapultano subito lo spettatore sulla scena, tra le pieghe della storia di due fratelli, Eschino e Ctesifone, entrambi figli di Demea, ma educati secondo modelli e valori del tutto diversi: Eschino, affidato alle cure dello zio Micione, vive un’esistenza da bagordo, assecondando, in totale libertà, ogni capriccio e desiderio della sua indole irrequieta; Ctesifone, allevato dal padre Demea con un’educazione rigida e conforme al mos maiorum, è un giovane dalla condotta irreprensibile che dedica la sua vita allo studio e al rispetto dei valori tradizionali. Gli Adelphoe di Terenzio: due modelli educativi a confronto Ma non appena l’amore fa il suo ingresso sulla scena, tali sottili equilibri, fatti di smodate libertà ed eccessive rinunce, si sgretolano, lasciando emergere tutte le vulnerabilità del complesso legame tra i due fratelli Eschino e Ctesifone, riflesso distorto del difficile rapporto tra i loro rispettivi precettori. Ctesifone incontra Bacchide, una giovane prostituta del soldato Sannione, ma, giovane poco intraprendente, non sa come liberarla. Ecco, dunque, entrare in scena Eschino, ben più avvezzo a risse e malefatte, che decide di fare le veci di suo fratello in questa impresa rocambolesca. Il corso degli eventi, tuttavia, segue un percorso inaspettato: i due fratelli si scontrano per il possesso di Bacchide, mentre le vicende di altri personaggi ed innumerevoli colpi di scena si intrecciano alla loro storia. Due giovani apparentemente molto diversi, eppure così simili, intraprendono un cammino che li porterà alla scoperta di se stessi, dei loro limiti e delle loro forze, evadendo da quella prigione nella quale, da sempre, sono stati intrappolati dalle loro rispettive educazioni. Rapporti familiari e vis comica: gli Adelphoe di ieri e quelli di Nicola Laieta Equivoci, scambi di persona e la presenza del servus callidus sono solo alcuni degli espedienti comici della commedia terenziana, che, brillantemente rielaborati dai giovani attori, garantiscono una fresca e genuina comicità. Il lieto scioglimento della vicenda, con il riconoscimento da parte degli adulti Demea e Micione delle loro rispettive colpe, è infine suggellato dalla conclusione rap (di Ciro Caruso, Luca Esposito, Salvatore Iannaccone, Francesco Morra) in un clima di generale festeggiamento. Temi sempre attuali, come il rapporto tra genitori e figli, l’incontro-scontro tra fratelli ed il percorso di crescita di due giovani uomini sono proiettati all’interno […]

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“Desideri Mortali” di Ruggero Cappuccio al San Ferdinando: il mondo de Il Gattopardo

Sicilia, caldo asfissiante, immobile sterilità. Undici attori sul palco del Teatro San Ferdinando per rievocare il mondo poetico de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa con lo spettacolo Desideri mortali, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale. Protagonista della scena è un oratorio profano composto e diretto da Ruggero Cappuccio, che torna per il terzo anno consecutivo allo Stabile di Napoli e porta sulla scena atmosfere e suggestioni del mondo de Il Gattopardo, attraverso desideri che ritornano a galla anche dopo la morte. Il romanzo di Tomasi di Lampedusa, pubblicato solo postumo nel 1958, prende forma tra le voci di un coro discorde (composto da Gea Martire, Marina Sorrenti, Nadia Baldi, Antonella Ippolito, Ilenia Maccarone, Rossella Pugliese, Simona Fredella, Martina Carpino, Piera Russo), che si sovrappongono e s’intrecciano l’una all’altra in un ritmo scandito dal pianoforte di Luca Urciuolo e dalle percussioni di Gianluca Scorziello. In un’atmosfera di litania e movenze che ricordano le rappresentazioni dei famosi pupi siciliani, sono portate sulla scena le vicende di Tancredi Falconeri (Claudio di Palma), nipote del principe Fabrizio, e quelle di altri personaggi, tra i quali il sacerdote della famiglia dei Salina (Ciro Damiano), nelle voluttuose dimore di Palazzo Salina e Donnafugata. Esse non sono altro che i teatri di smodate raffinatezze e decadenze, in cui ciascun uomo conduce una vita falsa ed inutile, destinata al fallimento, mentre la commistione tra i dialetti napoletano e siciliano riflette sogni e voluttà del Regno delle due Sicilie, due terre ferme in una condizione di immobilità quasi astorica, in cui “le novità attraggono solo quando sentite ormai defunte”. Sterilità e Desideri Mortali ne Il Gattopardo secondo Ruggero Cappuccio “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. La frase, pronunciata da Tancredi Falconeri, riassume in sé lo spirito siciliano degli anni del Risorgimento italiano, e non solo. Tale immobilità asfissiante non è altro che il frutto di secoli di dominazione straniera che ha spento ogni vitalità di una terra ormai sepolta dall’inerzia e coperta dalla polvere del tempo. Anche con le mutate condizioni storiche, poco dopo lo sbarco in Sicilia di Garibaldi, il popolo siciliano non può e non vuole abbandonare quel sonno di morte in cui giace da secoli, rievocato sulla scena attraverso i pensieri e le voci dei personaggi de Il Gattopardo, rappresentati dopo la loro morte, ancora incapaci di liberarsi dei loro desideri mortali. Vagheggiamenti ormai inutili, la loro rievocazione assume i tratti di un delirio febbrile, accompagnato dai suoni del mare e dall’arsura, due immagini di vita cristallizzate per sempre dall’immobilità della morte.

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Tempo che fu di Scioscia al TRAM: le voci degli invisibili

In scena sabato 13 e domenica 14 gennaio al Teatro TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica) Tempo che fu di Scioscia, uno spettacolo, tratto dalla recente e omonima raccolta di racconti di Enzo Moscato, che dipinge alcuni affreschi delle Quattro giornate di Napoli. Una produzione NTS Nuovo Teatro Sanità, con la regia di Mario Gelardi, lo spettacolo mette in scena quattro delle undici storie raccontate da Moscato, che rivivono sul palcoscenico attraverso le parole e la voce di Tina Femiano e Carmen Femiano, in una lingua arcaica e modernissima che illumina le zone d’ombra di un mondo dilaniato dalla guerra, ben al di là della distinzione tra buoni e cattivi, vittime e carnefici, oppressi e oppressori. Il tempo che fu di Scioscia: storie quotidiane in un’atmosfera onirica In un’atmosfera rarefatta e quasi onirica, prendono vita i racconti che narrano di scene quotidiane e vicende di quei giorni di rivoluzione. Tutto si svolge nel “tempo che fu” di Scioscia, quel personaggio di cui, per dirla con le parole di Moscato, «tutti sentono dire, sentono parlare, ma che nessuno ha mai conosciuto o visto, concretamente, nella vita. Le gesta di Scioscia sono, di fatto, temporalmente come relegate dentro una distanza siderale. Come ammantate di un fiabesco, leggendario alone. Ma sono anche – e sempre di più, al giorno d’oggi – come circonfuse dalla malinconia di un progressivo, inarrestabile cader nell’oblio». Le note delle romantiche canzonette dell’epoca di quella parte dell’Italia quasi ignara della guerra, come Silenzioso slow, Ma l’amore no, Tornerai e Signora illusione, interpretate da Carmen Femiano, rievocano un mondo lontano e quasi irreale, estraneo alle vicende di quei giorni di rivoluzione e guerriglia. In forte contrasto con tale cornice romantica, i quattro racconti si snodano attraverso le parole dense e commosse di Tina Femiano, ripercorrendo storie partenopee di quotidianità di quei giorni di rivoluzione. La voce degli invisibili Dalla storia di una madre straziata dalla perdita dei propri figli ed imprigionata nell’ossessiva ripetizione dei gesti legati a quei giorni, alla morte di una giovane prostituta a causa di un malinteso, passando per la romantica storia della cantante cieca Zwdi Taiblék Waise e culminando nella vicenda di Tizzano nella cornice di piazza Dante, all’ombra della statua del poeta fiorentino, è la storia la vera protagonista, ma non quella che racconta di guerre e battaglie, vincitori e vinti. La storia di Enzo Moscato è quella di uomini e donne “invisibili” con i loro drammi e le loro fragilità, i veri protagonisti, con le loro piccole rivoluzioni, di quei giorni di guerra e violenza. Volti sconosciuti di quella massa indistinta, da sempre al margine della narrazione storica, prendono finalmente la parola per raccontare episodi di una quotidianità nella quale la realtà bellica irrompe con violenza, e che, tramandati di bocca in bocca, sfuggono all’oblio grazie alla memoria collettiva, nella consapevolezza che «’E libr’, si parlan’ d’a storia, si scordan’ d’a vita».

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Food

Sfogliatelab: Nasce la Sfogliacampanella al gusto “panettone”

Da un connubio perfetto tra la tradizione partenopea della Sfogliacampanella e un dolce tipicamente milanese, il panettone, nasce la versione tutta natalizia della Sfogliacampanella al gusto “panettone”, la nuova arrivata in casa SfogliateLab. Sabato 23 dicembre, nel locale sito in Piazza Garibaldi 82/84, angolo Corso Novara, 1a, lo storico marchio della pasticceria partenopea ha presentato al pubblico la nuova creazione di Vincenzo Ferrieri, una variante della già nota Sfogliacampanella, la sfogliatella riccia a forma di campana con cuore di morbido babà, che coniuga in sé due grandi classici napoletani in una nuova e sorprendente armonia. Dopo la degustazione di golose sfogliatelle salate al gusto di zucchine e gamberetti, aperitivo ideale per le festività natalizie ed ulteriore novità tra le già note sfogliatelle rustiche di SfogliateLab (come quella inimitabile al gusto di salsicce e friarielli), segue la presentazione delle nuove creazioni, sfogliatella e la Sfogliacampanella al gusto “panettone”.  La Sfogliacampanella di Sfogliatelab: un’eccellenza campana Con una contaminazione del tutto inedita la Sfogliacampanella incontra la tradizione milanese del panettone: la croccante sfoglia esterna racchiude un babà mignon, circondato da una morbida mousse di ricotta al gusto di panettone, il tutto condito da cioccolato bianco, canditi ed uvetta.  Un dolce perfetto per le festività natalizie, la Sfogliacampanella al panettone rappresenta solo una delle varianti in cui è possibile gustare un dolce riconosciuto ormai come eccellenza campana per la qualità delle materie prima e per la maestria con la quale esse si sposano tra loro. Con un’antica ricetta di Salvatore Ferrieri e una lunga tradizione di famiglia, essa si colloca ormai a pieno titolo tra i dolci della tradizione partenopea, con una vasta gamma di gusti in grado di soddisfare tutti i palati, da quelli più tradizionalisti a quelli più aperti alla sperimentazione. La Sfogliacampanella tra tradizione e innovazione Ideali per una dolce pausa durante le festività natalizie, ma anche tra i dolci classici, da sempre protagonisti del Natale, per dare un tocco di novità e golosità alle cene tra parenti ed amici, ciò che colpisce della nuova Sfogliacampanella al gusto “panettone” è la perfetta armonia tra sapori e profumi della tradizione, oltre al piacevole contrasto tra la consistenza croccante della sfoglia ed il cuore morbido del babà e della crema alla ricotta, interrotta qui e lì da freschi canditi.  Dopo i classici gusti di cioccolato, cioccolato bianco, caffè, pistacchio, arancia e croccantino, insieme a numerose varianti stagionali tutte da scoprire, la nuova creazione di SfogliateLab rappresenta un esperimento perfettamente riuscito, un delizioso equilibrio tra tradizione e innovazione che lascia piacevolmente sorpresi.

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Teatro

Ragazze sole con qualche esperienza: solitudini eccentriche al San Ferdinando

Al Teatro San Ferdinando un mix irresistibile di eccentricità e umorismo con Ragazze sole con qualche esperienza, in scena da mercoledì 20 dicembre. Storie di solitudini emarginate, in cui farsa e superstizione popolare si confondono con la realtà della Napoli degli anni ’80, quella dei Quartieri Spagnoli, tra le intercapedini di mura ancora segnate dal terremoto e l’incontenibile vita che esplode tra i vicoli affollati. Storie di solitudini “eccentriche” Da un testo teatrale del 1985 di Enzo Moscato, lo spettacolo, diretto dal regista Francesco Saponaro, ruota intorno a due coppie di personaggi ai limiti della società, dal cui incontro/scontro si sviluppa l’azione teatrale. Grand Hotel e Bolero Film, interpretate rispettivamente da Lara Sansone e Veronica Mazza, sono due femminielli napoletani con atteggiamenti e sogni di dive da copertina. Due ragazze sole con qualche esperienza, che, nella loro fatiscente casa dei Quartieri Spagnoli, attendono un appuntamento d’amore con Gennarino Scialò (Salvatore Striano) e Gennaro Cicala (Carmine Paternoster), un’altra coppia di personaggi fuori dagli schemi, ex detenuti che si sono pentiti ed hanno “fatto l’infamità”, grazie alla quale sono stati rilasciati in anticipo. Galeotto fu un annuncio su Cronache emarginate, che portò all’inizio di un amore epistolare, nell’attesa del fatidico incontro. Ma le cose non andranno come previsto. La scena si trasforma in un microcosmo – con momenti di rottura della quarta parete – animato da caos, eros e violenza. Una sorta di bunker nel quale rifugiarsi dai sicari che vogliono uccidere i due pentiti, mentre le speranze e le attese di Grand Hotel e Bolero Film svaniscono dietro la barricata fatta di sedie, tavoli e suppellettili.  Ragazze sole con quale esperienza: tra la farsa e il delirio Farsa e saggezza popolare si mescolano e sfociano in un umorismo irresistibile, incalzato da situazioni rocambolesche e dalla vivacità del dialetto napoletano che la fa da padrone. Spinte centrifughe, che sembrano condurre verso l’esterno della casa, finiscono per collassare su se stesse sempre nello stesso punto, e segnano il passaggio dalla comicità del primo atto alla maggiore riflessione che caratterizza il secondo. Proprio quella casa, il porto sicuro ed inoppugnabile dentro il quale Gennarino e Gennaro si rifugiano, si trasforma essa stessa in un aguzzino più spietato dei primi. Puniti con un regime di digiuno ed obbligati al sesso, i due pentiti sono ridotti allo stremo dalle due ragazze sole, mentre le scoppiettanti battute lasciano il posto a momenti patetici – e quasi lirici – di delirio e insofferenza. Ragazze sole con qualche esperienza, uno spettacolo tragicomico Ma dietro il travestimento e il comportamento di Grand Hotel e Bolero Film si cela una realtà diversa, fatta di sentimenti e doveri di fronte ai quali non è possibile tirarsi indietro. Quel microcosmo ai margini della società, fatto di oscenità e ridicola ostentazione, costituiva davvero l’unica ancora di salvezza e proprio la fuga verso la realtà esterna sarà la vera causa che porterà alla rovina.  Uno spettacolo tragicomico che mostra, come dal buco di una serratura, storie di emarginazione e solitudini apparentemente diverse, ma affini, nello spaccato sociale di una Napoli di […]

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Food

Il ristorante Iberico approda a Napoli

Siamo stati all’inaugurazione di Iberico, un nuovo ristorante spagnolo a Napoli. Giovedì 14 dicembre 2017 ha aperto le sue porte a Napoli il ristorante Iberico, la novità culinaria spagnola nel quartiere del Vomero-Arenella, situato in Traversa privata San Severino, 10. In uno dei quartieri più ricchi dal punto di vista dell’offerta gastronomica, il ristorante Iberico si propone di diversificare ulteriormente quest’ultima, offrendo un punto di riferimento in città per la tipica cucina spagnola. Attraverso il sodalizio tra la tradizione culinaria della penisola iberica e l’arte della cucina partenopea, Iberico nasce dal progetto ideato dal giovane imprenditore Stefano Scarpa e da Giorgio Maddaluno, chef legato da lungo tempo a questo tipo di cucina, grazie all’esperienza in uno dei ristoranti spagnoli più importanti della Campania. Con una filosofia che va ben al di là del solo interesse culinario, Iberico rappresenta il tentativo di trasmettere una grande passione per la Spagna, non solo dal punto di vista gastronomico, ma soprattutto culturale e tradizionale, unendo due realtà, quella partenopea e quella iberica, storicamente e culturalmente molto vicine tra loro. Circondati dall’ambiente tipico di una taberna española, dall’atmosfera da “osteria” al clima accogliente e conviviale, sarà possibile immergersi in un viaggio attraverso sapori e profumi tipici, declinati secondo la maestria e l’arte della tradizione locale partenopea. Il ristorante Iberico e l’idea di una Spagna unita Al di là dell’aspetto culinario, tuttavia, Iberico si propone di essere ben più di una tradizionale taberna spagnola. Esso rappresenta la volontà di rappresentare una Spagna unita, al di là di separatismi interni, attraverso la riproposizione di un menù variegato ed eterogeneo che comprende piatti tipici castigliani, valenciani, baschi, catalani, andalusi e molto altro. Dalla tradizionale paella al Jamon iberico, prosciutto tipico dell’alta cucina spagnola, passando per formaggi, vini e birre tutti di tradizione iberica, il menù riunisce in sé sapori e colori dell’intera Spagna, proponendo una forte idea di “unione” in un momento storico e politico particolarmente agitato da spinte separatiste. Puntare sulla cucina come possibilità Ma il ristorante Iberico nasce anche come occasione di riscatto e possibilità di investimento in un momento economico delicato, nel quale, tuttavia, è necessario che i giovani propongano nuove idee e progetti, assecondando i loro interessi e le loro passioni. In questa prospettiva, una nuova realtà come quella di Iberico rappresenta l’ottimismo di due giovani che hanno deciso di crederci e darsi una possibilità, mettendo in campo la loro esperienza e la passione per la Spagna, che accomuna entrambi, e coniugandola abilmente con la tradizione e la realtà locale partenopea.

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Musica

Maldestro al Teatro Sannazaro: musica che abbatte i muri

Il cantautore napoletano Maldestro apre al Teatro Sannazaro, il 15 novembre, la rassegna “Sound of the City” a cura dell’etichetta Jesce sole, scegliendo di concludere proprio a Napoli, la città che per lui è “casa”, il tour “I Muri di Berlino” che lo ha visto impegnato nel 2017 in giro per l’Italia. A fare da cornice al grande ritorno di Maldestro (nome d’arte di Antonio Prestieri) nella città che lo ha generato, è un palcoscenico d’eccellenza, quello del Teatro Sannazaro, conservando dentro di sé le tracce di nomi che hanno fatto la storia del teatro e calando le note del giovane cantautore napoletano in un’atmosfera intensa e suggestiva. Dopo la voce calda e graffiante di Irene Scarpato che apre il concerto, la musica e le parole di Maldestro guidano il pubblico attraverso un vortice di emozioni, per abbattere i muri e demolire ogni barriera che opponiamo – o ci è opposta – nella vita di tutti i giorni. Con l’accompagnamento di Diego Leanza (chitarre), Luigi Pelosi (basso), Roberto Porzio (tastiere) e Andrea De Fazio (batteria), si passa dal ritmo concitato di “Sopra al tetto del comune”, alle note ebbre di “Dannato amore”, tratte dal disco d’esordio “Non trovo le parole” del 2015, con le quali Maldestro regala parole e sensazioni che avvolgono il pubblico come un abbraccio, in cui ciascuno inevitabilmente si ritrova. Maldestro il cantante delle storie che raccontano di noi Tra racconti di convivenze sbagliate, false partenze ed aspettative future, la musica di Maldestro racconta di noi e delle peripezie emotive che ogni uomo si trova ad affrontare. Storie quotidiane, situazioni in cui ciascuno si imbatte nel corso della propria vita, dubbi ed angosce tutte “umane”, ma anche canzoni di speranza e di rinascita, come “Canzone per Federica“, con la quale ha esordito allo scorso Festival di Sanremo, classificandosi secondo tra le Nuove Proposte e ricevendo il Premio della critica “Mia Martini”, ed il grande successo “Abbi cura di te“, tratto dall’ultimo album “I Muri di Berlino”. Ma in questa atmosfera densa di emozioni c’è spazio anche per momenti di spontanea comicità, grazie all’ingresso in scena di Alessio Sollo e Claudio Gnut, che, insieme con Maldestro, con chitarre acustiche e pianoforte, eseguono un’insolita versione della sigla del cartone animato Candy Candy, tra la generale ilarità del pubblico. E dopo l’uscita di scena dell’artista ed il consueto rientro per il bis, gli ultimi brani proposti da Maldestro sono canzoni mai eseguite dal vivo, un regalo che il cantautore decide di fare al pubblico di Napoli, per festeggiare il suo ritorno a casa.              

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Eventi/Mostre/Convegni

Riparte il festival “Sorrento Incontra – M’illumino d’inverno”

Con la conferenza stampa del 14 novembre al Pan (Palazzo delle Arti Napoli) di Napoli, la città di Sorrento presenta la decima edizione del festival “Sorrento Incontra – M’illumino d’inverno”, una stagione di spettacoli che avrà luogo dal 25 novembre al 27 gennaio, fino ad uno speciale appuntamento di chiusura nel mese di marzo 2018. Nella suggestiva cornice dei luoghi più rappresentativi della città di Sorrento, tra i quali il Teatro Tasso, il Teatro Armida, la Cattedrale e la Chiesa dell’Annunziata, si alterneranno sulle scene musica, danza, performance circensi, arte e tradizione, sotto la direzione artistica del regista e coreografo Mvula Sungani. Il festival, promosso dal Comune di Sorrento, in collaborazione con la Fondazione Sorrento, la Federalberghi Penisola Sorrentina, ed organizzato dall’agenzia partenopea Arealive, si snoderà attraverso un variegato ciclo di 15 appuntamenti, al fine di trasformare la città in un laboratorio di idee ed emozioni anche nella stagione invernale, grazie all’incontro di numerosi artisti, intervistati in un’atmosfera “confidenziale” prima di ogni spettacolo, davanti agli occhi del loro pubblico. Musica e sonorità del “Festival della Luce” Numerosi gli eventi musicali che animeranno il “Festival della Luce” sorrentino, dalle note del violinista armeno-libanese Ara Malikian a quelle del pianoforte di Taskayali, astro nascente italo-turco del pianismo internazionale, fino ad arrivare alla voce raffinata e rara di Malika Ayane, in concerto al Teatro Armida il 5 gennaio, attraverso un’inedita fusione di ritmi e sonorità eclettiche. Non mancheranno importanti rappresentati della tradizione musicale partenopea. Un evento irripetibile vedrà protagonista James Senese e Napoli Centrale, in un concerto di sabato 2 e domenica 3 dicembre al Teatro Tasso, durante il quale verrà registrato live il disco celebrativo per i 50 anni di carriera dello straordinario artista napoletano. La conclusione del festival (il 17 marzo), invece, sarà affidata ad uno spettacolo che vedrà fondersi la physical dance di Emanuela Bianchini e il rap napoletano di Lucariello, ispirato al suo nuovo lavoro discografico Il Vangelo secondo Luca, un progetto che non racconta ma “evoca”, attraverso un connubio tra spiritualità e gangsta rap.  Programma “Sorrento Incontra – M’Illumino d’inverno” 2017/18 SABATO 25 NOVEMBRE, h. 19:00: Apertura con Ara Malikian al Teatro Armida SABATO 2 E DOMENICA 3 DICEMBRE, h. 21:00: James Senese e Napoli Centrale, al Teatro Tasso VENERDì 8 DICEMBRE, h. 17:00: “Squilibri – Danza Aerea, Verticalismo, Contorsionismo” con Irene Croce a Piazza Tasso SABATO 9 DICEMBRE, h. 19:00: World Spirit Ensemble in concerto alla Cattedrale di Sorrento DOMENICA 10 DICEMBRE, h. 17:00: The Fantomatik Orchestra in concerto per le strade cittadine SABATO 16 DICEMBRE, h. 19:00: Giovanni Caccamo in concerto al Teatro Tasso LUNEDì 17 DICEMBRE, h. 17:00: La Marchin’band trasformista in “Wanna Gonna Show” (realizzato da BadaBimBumBam, regia di Italo Pecoretti) per le strade cittadine MERCOLEDì 19 DICEMBRE, h. 19:00: Peppe Barra in “Natalizia” al Teatro Armida GIOVEDì 28 DICEMBRE, h. 19:00: “La Spada nella Roccia – Il Musical Rock” (compagnia Fantateatro) al Teatro Tasso SABATO 30 DICEMBRE, h. 19:00: Peppe Servillo & Solis String Quartet in “Presentimento” alla Chiesa dell’Annunziata VENERDì 5 GENNAIO, h. 19:00: Malika Ayane in concerto al Teatro Armida SABATO 13 GENNAIO, h. 19:00: Raiz & Radicanto in trio live al Teatro Tasso SABATO 20 GENNAIO, h. 19:00: “Arriva Peter Pan” (compagnia Fantateatro) al Teatro Tasso SABATO 27 GENNAIO, h. 19:00: Taskayali in concerto al Teatro Tasso Chiusura a marzo 2018, h. 19:00: “Il suono dei luoghi” con Emanuela Bianchini e Lucariello (regia e coreografie di Mvula […]

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Recensioni

Il viaggio di Ecuba tra mito e attualità al Teatro Elicantropo di Napoli

Una rivisitazione in chiave moderna della figura di Ecuba prende vita sulle scene del Teatro Elicantropo di Napoli, dal 9 al 12 novembre, attraverso lo spettacolo Il viaggio di Ecuba di Gianni Guardigli, con la regia di Francesco Branchetti e presentato da Foxtrot Golf di Roma.  “L’animale che sbrana il suo simile ha finito il suo ciclo”. Le parole di Isabella Giannone, nei panni dell’eroina del mito, sferzano il pubblico e ripercorrono la vicenda universale di una madre disperata, in viaggio fra i binari dell’Europa, tra muri di filo spinato. Ecuba ha perso tutto: i suoi figli, la sua casa, la sua patria. Esule ed emarginata, la donna rievoca gli episodi del disfacimento del suo mondo, la prevaricazione  e le ingiustizie che è costretto a subire chi, come lei, non ha più nulla e, ovunque vada, è condannato a vivere da “ospite”, disprezzato e mal tollerato. La musica di quelle terre, straziate da guerre e conflitti, accompagna il pubblico in un viaggio che approda proprio lì, tra le storie di milioni di uomini e donne costretti a vivere nella condizione di profughi, e attraverso il monologo di Ecuba, tra momenti di lirismo e ricordi di vita passata, affronta gli interrogativi che tormentano chi non si rassegna a questa vita di soprusi ed affronta un futuro di incertezze e paure. Il viaggio di Ecuba verso un destino universale di perdita ed emarginazione al Teatro Elicantropo di Napoli Colei che una volta era la “regina”, rispettata ed ammirata da tutti, nella sua meravigliosa casa inebriata dal profumo dei gelsomini, si trova faccia a faccia con la storia spietata e inesorabile. Ma Ecuba non si piega e le sue parole di dolore invitano a riflettere su ciò che significa “essere umani’” ed “agire da umani” in un mondo che sembra ormai averlo dimenticato, disprezzando e profanando ogni giorno la sacralità della vita. La follia dell’Ecuba del mito greco, straziata per la morte dei suoi figli, non è altro che la follia di tutte le madri costrette a fare i conti con malvagità dell’uomo che, sovvertendo l’ordine naturale delle cose, costringe i genitori a seppellire i propri figli, che da sempre sono per loro “la speranza che il mondo non finisca”. La vicenda di Ecuba madre, donna ed esule, al di sopra del tempo e dello spazio, è un destino universale di perdita ed emarginazione che dimostra, ancora una volta, che “attingere al patrimonio immenso della tragedia greca è vitale come attaccarsi a una bombola di ossigeno, quando il respiro non basta”.

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Comunicati stampa

“Giù il cappello 2.0”: la nuova stagione dello spazio teatrale ZTN

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, i Naviganti InVersi e lo Spazio ZTN tornano con la nuova stagione teatrale Giù il cappello 2.0. Da ottobre fino a maggio 2018, accanto ai Naviganti InVersi, otto compagnie esterne saranno pronte a tirarsi giù il cappello e ad affidarsi alla fiducia del loro pubblico, il quale, senza acquistare alcun biglietto, deciderà la somma con la quale “ricompensare” gli attori per le emozioni regalate durante la loro performance. Si parte il 5 ottobre con lo spettacolo Unico Teatro, due corti per il teatro e sul teatro, attraverso un percorso che viaggia da Il teatro comico di Carlo Goldoni alle suggestioni di Pinter, con Follie tra coniugi e Game over, passando per la comicità natalizia in stile “teatro-panettone” di Questo paradiso è un inferno, ma anche per tematiche attuali ed impegnative, come la logorante guerra di confine israelo-palestinese, con Inshalom (o L’Assurda Partita). Storie di equivoci e follie, testi inediti e bauli dai quali ripescare spettacoli già messi in scena saranno i protagonisti dei prossimi otto mesi allo spazio ZTN, per una nuova stagione teatrale tutta da scoprire, insieme ai corsi di Teatro Zero organizzati, per adulti e bambini, dai Naviganti InVersi e tenuti dagli insegnanti Antonio De Rosa (recitazione, regia e prossemica per l’attore), Rosa Andreone (canto), Ursula Muscetta (movimento corporeo), Ilaria Incoronato (storia del teatro), Maurizio D. Capuano (dizione, educazione vocale e lettura espressiva).   SPETTACOLI 5-6-7-8 OTTOBRE: “Unico Teatro” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Maurizio D. Capuano e Gennaro Monforte) 13-14-15 OTTOBRE: “Ferdinandeide” della compagnia Luna e Vulcani (regia di Emilio Massa) 21-22 OTTOBRE: “Encefalo” del duo Encefalo (regia di Federica Palo e Silvia Romano) 27-28-29 OTTOBRE: “La mia musa” dell’associazione culturale NonsoloArt (regia di Riccardo Citro) 4-5 NOVEMBRE: “Game over” della compagnia Home Made Prod. (regia di Sergio Savastano e Federico Torre) 11-12-18-19-25-26 NOVEMBRE: “I racconti del baule” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Gennaro Monforte) 1-2 DICEMBRE: “A porte chiuse” della compagnia Teatro Rostocco (regia di Ferdinando Smaldone) 9-10-16-17-22-23 DICEMBRE: “Questo paradiso è un inferno” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Maurizio D. Capuano) 13-14 GENNAIO: “Follie tra coniugi” della compagnia teatrale Comic Art (regia Mauro Palumbo) 20-21-27-28 GENNAIO: “Inshalom” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Maurizio D. Capuano) 24-25 FEBBRAIO, 3-4-10-11 MARZO: “Sitcom” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Maurizio D. Capuano) 17-18 MARZO: “Festa di compleanno” della compagnia Uno spazio per il teatro (regia di Vincenzo Borrelli) 7-8-14-15-21-22 APRILE: “Il teatro comico di Carlo Goldoni” della compagnia Do.Te. Teatro (regia di Ciro Fiengo) 28-29 APRILE: “Dai Demoni agli Dei” della compagnia Eventi Mediterranei (regia di Stefano Ariota) 5-6-12-13-19-20 MAGGIO: “Delitto diletto in teatro” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Maurizio D. Capuano e Gennaro Monforte) 24-25-26-27 MAGGIO: “Volgarità gratuite ad un prezzo ragionevole” della compagnia Naviganti InVersi (regia di Gennaro Monforte) CORSI DI TEATRO ZERO: Corso pomeridiano, due incontri a settimana Corso serale, un incontro a settimana CONTATTI Naviganti InVersi, Vico Bagnara 3/a – Piazza Dante – Napoli Info e prenotazioni : 339 28 05 777 E-mail: [email protected] Whatsapp: 3398120927 Facebook: navigantiinversi – ZonaTeatroNaviganti […]

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“Né serva né padrona”: le donne e la Commedia dell’Arte alla Basilica dello Spirito Santo

Nella seconda settimana del Festival internazionale di Commedia dell’Arte I viaggi di Capitan Matamoros – Storie di migranza, la sera di giovedì 21 settembre è tutta al femminile, con lo spettacolo Né serva né padrona, un vero e proprio One Woman Show all’interno della sagrestia della Basilica dello Spirito Santo, sede dell’Associazione Culturale Medea Art. Italia, Sedicesimo secolo: divieto per le donne di calcare le scene e severe condanne da parte della Chiesa verso le eretiche che osavano trasgredire e dedicarsi a quelle forme d’arte ‘scandalose’ e indegne. In tali temperie culturali, donne coraggiose e intraprendenti si distinsero per i loro meriti nell’arte oratoria, poetica, musicale e persino comica, come l’attrice padovana Isabella Andreini e la famosa cantante napoletana Adriana Basile.  Le personalità di queste brillanti figure femminili rivivono sulla scena con Claudia Contin Arlecchino, autrice, attrice, regista e artista figurativa, nonché prima donna ad interpretare il personaggio di Arlecchino, e grazie alle musiche di Luca Fantinutti. Claudia Contin Arlecchino, spogliandosi dei tradizionali panni della maschera del buffo Arlecchino, con i quali fa il suo ingresso sulla scena, svela al pubblico tutti i retroscena del mestiere di attrice, con grande autoironia e comicità, passando attraverso l’interpretazione dei diversi ruoli femminili della Commedia dell’Arte (dalla servetta, all’innamorata, alla cortigiana) e mostrando le movenze tipiche e la gestualità che contraddistingue tali figure, in un continuo coinvolgimento degli spettatori che crea un clima di ilarità ed improvvisazione. Donne e teatro: dalla Commedia dell’Arte al Terzo Millennio alla Basilica dello Spirito Santo Dall’aperitivo a base di polenta, al ‘punzecchiamento’ giocoso degli uomini presenti nel pubblico, Claudia veste e sveste i panni dei suoi personaggi, con un viaggio attraverso i secoli, il cui trait d’union è l’emancipazione della figura femminile e la rivoluzione portata dall’ingresso della donna sulle scene. Attraverso due coraggiose donne del Cinquecento, Isabella Andreini ed Adriana Basile (baronessa per ‘meriti d’arte’), simboli di tale emancipazione, si arriva fino alle donne del Terzo Millennio, con la stessa Claudia. In una ‘confessione scritta’, l’attrice spiega le ragioni che si nascondono dietro la scelta della maschera di Arlecchino e la convivenza con questo personaggio, chiudendo la sua performance con una riflessione che si ricollega al titolo e all’essenza stessa di tale spettacolo: “Né serva né padrona, ma libera persona”.

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“I viaggi di Capitan Matamoros – Storie di Migranza”: la quarta edizione del Festival della Commedia dell’Arte

Giunge alla quarta edizione il Festival Internazionale della Commedia dell’Arte “I viaggi di Capitan Matamoros – Storie di Migranza”, tre settimane all’insegna di spettacoli e meeting nei luoghi storici più suggestivi della città di Napoli, dalla Basilica dello Spirito Santo, alla Chiesa di San Gennaro all’Olmo, alla Sala delle Colonne, fino alla Basilica dell’Annunziata. “Storie di Migranza”, un progetto di Coop En Kai Pan, sotto la direzione artistica del regista, formatore e attore Luca Gatta, parla di confronto e dialogo tra le culture, che si incontrano e sperimentano nuove forme di convivenza attraverso la Commedia dell’Arte, nella consapevolezza che «…fare teatro significa soprattutto trovare l’altro dentro di sé. È questo, infine, il messaggio che vogliamo passare», come sottolineano le parole di Luca Gatta. Un festival dell’incontro e della comunicazione Un festival all’insegna della comunicazione tra i popoli, con eventi di grande spessore, fra i quali lo spettacolo “Nè serva nè padrona”, una riflessione sul ruolo del teatro nell’emancipazione della donna tra ‘500 e ‘700, con il ritorno sulla scena, dopo la partecipazione all’edizione precedente, di Claudia Contin Arlecchino, primo Arlecchino donna d’Italia. A seguire, lo spettacolo “Jabberjoyce“, ispirato ai romanzi Finnegans Wake di James Joyce e Alice nel paese delle meraviglie e Oltre lo specchio di Lewis Carroll, e che sarà protagonista dell’incontro “La maschera nella contemporaneità”, organizzato in collaborazione con il Conservatorio di San Pietro a Majella. Tra le novità di quest’anno, vi è la creazione di una sezione dedicata ai ragazzi e le famiglie, con lo spettacolo di burattini “Un Babalào mi raccontato che” di Bottega Buffa Circo Vacanti e I burattini di L. Gottardi, ispirato alla danza degli Orixà brasiliana, e, dall’incontro tra la Commedia dell’Arte e la fiaba Hansel e Gretel, “La fattura della cipolla” di Associazione Teatrale Aisthesis e Ilaria Scarano. Nell’ultima settimana di programmazione del festival, è previsto, invece, il debutto dello spettacolo “Dentro la tempesta” (regia di Luca Gatta) dell’Associazione Teatrale Aisthesis, nato all’interno del progetto Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro, dall’esperienza dell’Associazione Teatrale Aisthesis ad Avellino con ragazzi migranti provenienti dal Mali, Costa d’Avorio, Camerun e Gambia. Un’altra novità di quest’edizione è il coinvolgimento delle associazioni che si occupano della valorizzazione e della diffusione del patrimonio artistico della città e che accompagneranno il pubblico, prima degli spettacoli, in passeggiate e visite guidate nelle location del Festival, grazie alla collaborazione con le associazioni napoletane Curiosity Tour, Medea Art e Insolita Guida. ACCORDI DI PARTENARIATO La quarta edizione del Festival è stata organizzata anche grazie ai nuovi accordi di partenariato con l’Arlecchino Errante di Pordenone, ventennale Festival di Commedia dell’Arte, con LegaCoop Campania, e Fondazione Idis – Città della Scienza, e grazie al riconoscimento internazionale dell’EFA (European Festival Association) con il bollino di qualità EFFE Label 2017-2018. In particolare, grazie al partenariato con Fondazione Idis – Città della Scienza vi sarà l’inserimento all’interno del Festival dell’excursus eno-gastronomico “La tavola di Matamoros: il cibo e la fame nell’epoca Rinascimentale e Barocca della Commedia dell’Arte”. A chiusura del Festival, quest’anno a Bagnoli, andrà in scena “El […]

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Al via la rassegna teatrale “Vissidarte”: un viaggio attraverso “I diari di Munch”

Un inizio ex abrupto coglie di sorpresa gli spettatori, ancora in fila per accedere alla sala nella quale sarebbe avvenuta la rappresentazione. Comincia da qui, attraverso le voci che si sollevano tra la gente, lo spettacolo “I diari di Munch”, in scena il 29 agosto, in apertura della terza edizione della rassegna teatrale “Vissidarte – Il teatro racconta i pittori” del teatro TRAM (Teatro, Ricerca, Arte e Musica). Nella suggestiva location della Sala del Capitolo, nel Complesso monumentale di S. Domenico Maggiore, prende forma la travagliata esistenza del pittore Edvard Munch, con uno spettacolo (scritto e diretto da Gianluca Bottoni) che attraversa memorie e conflittualità insite nei quadri e nei diari del pittore norvegese. Calato all’interno di una scenografia minima, tra luci e musica che seguono le oscillazioni dello stato d’animo, lo spettatore è guidato dagli attori (Gianluca Bottoni, Mara Roberto e Francesca Sarnataro) lungo un viaggio che attraversa i quattro momenti fondamentali della vita dell’artista, dai lutti familiari giovanili al rapporto con lo scrittore Henrik Ibsen, acuto osservatore dei suoi quadri, alla relazione malata con Tulla Larsen, conclusasi con un colpo di pistola che costò ad Edvard la perdita di un dito, fino al ricovero nella clinica psichiatrica di Copenaghen. L’arte di Munch come “benefica liberazione” per Vissidarte Percorrendo le tappe del travaglio emotivo e personale dell’artista, attraverso una scena “in divenire” che si avvale dell’ausilio di oggetti semplici, come sedie e fogli sparsi sul pavimento, lo spettatore assiste alla genesi spirituale dei maggiori capolavori del pittore norvegese, in uno spettacolo che si sviluppa non “davanti” ma “intorno” al pubblico, il quale non può sottrarsi ad un totale coinvolgimento, fino a fondersi emotivamente con l’oggetto della rappresentazione. L’arte di Munch è uno strumento di autoconfessione e catarsi, come si legge nei sui stessi diari: “Quando dipingo la malattia e la sofferenza, solo allora io avverto una benefica liberazione”. Essa non è altro che la raffigurazione visiva dei solchi lasciati dalla malattia e dalla sofferenza nella vita dell’artista, come la morte della sorella e della madre, momenti della messa in scena dal forte impatto emozionale, ed i suoi diari costituiscono la riorganizzazione e la messa per iscritto di tale turbe psichiche. Tra predestinazione e libero arbitrio a Vissidarte Ma la vita di Munch introduce anche il complesso tema della predestinazione dell’uomo, quel fil rouge che lega intere generazioni come anelli di una catena, attraverso la quale si tramanda, di uomo in uomo, il peso familiare delle sovrapposizioni psichiche ed emotive, e ne provoca, come nel caso del pittore, l’autodistruzione. Dopo aver assistito alla rappresentazione, lo spettatore ritorna a casa accompagnato da quella riflessione che riguarda, in prima persona, ciascun essere umano: continuare a portare comodamente avanti quella catena o decidere di spezzarla, con i rischi che ne conseguono?

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Musica

I Marlene Kuntz chiudono la terza edizione del NaDir

Con la giornata del primo luglio si conclude la terza edizione del festival indipendente NaDir\Napoli Direzione Opposta Festival nella Polifunzionale di Soccavo, dopo tre giorni di incontri, dibattiti e musica organizzati dal NaDir Collective e dagli attivisti della Rete Scacco Matto, in collaborazione con altre realtà sociali attive sul territorio. Un’iniziativa all’insegna della socialità e dell’aggregazione, con eventi e manifestazioni culturali trasversali, all’interno di una location ben precisa, la Polifunzionale di Soccavo, grazie alla concessione del Comune di Napoli di utilizzo del suolo pubblico, per ripartire dalla rivitalizzazione di una struttura a lungo dimenticata, all’interno di uno dei quartieri della periferia di Napoli. Tra cultura e musica emergente al NaDir Dopo un pomeriggio dedicato alla cultura kurda, tra dibattiti e laboratori di danze, in un importante momento di incontro e confronto con la complessa realtà del Kurdistan, la scena del NaDir si popola di musica emergente partenopea con i Travel Gum, band formatasi nel 2014 dal rock sperimentale e psichedelico, seguiti da la bestia Carenne, già ben noti e apprezzati dal pubblico per il loro ambizioso album Coriandoli, mentre l’atmosfera comincia a riscaldarsi ed il festival a popolarsi. Scoppiettante è la performance dei Sula Ventrebianco, che, con il loro potente sound ed un rock che non fa sconti, infiammano il pubblico tra ruggiti di chitarre e amplificatori. Ma prima di lasciare la scena agli headliner della serata, il cantante si abbandona ad un’ultima follia e scende tra il pubblico a pogare, tra l’entusiasmo generale dei fans. I Marlene Kuntz: vent’anni di rock I Marlene Kuntz si fanno attendere e, prima della loro comparsa, viene chiesto al pubblico di fare spazio ad un ultimo momento dedicato alla cultura kurda, con danze e costumi tipici del folklore locale ed il rinnovato invito di apertura e confronto verso questa minoranza e la sua cultura. L’attesa è ormai finita ed il pubblico è in fibrillazione, quando compare sulla scena lo storico quartetto di Cuneo tra i fumi del palcoscenico e le urla dei fans. Sulle note di Bellezza, l’inizio è da capogiro, con la voce e la chitarra di Cristiano Godano che non risparmiano nulla. Vent’anni non sembrano di certo trascorsi  e la rabbia sembra ancora quella del lontano esordio con Catartica, con una scaletta che si muove tra un album e l’altro, dai pezzi meno conosciuti, che ipnotizzano il pubblico, alle famosissime Nuotando nell’aria e Festa mesta, accompagnate da cori e generale delirio. La maestria delle chitarre di Godano e di Riccardo Tesio, insieme con quella del basso di Luca Saporiti, offrono al pubblico uno spettacolo di altissimo livello, il tutto abilmente orchestrato dalla batteria di Luca Bergia, che culmina, dopo la terza entrata della band sul palco, con Sonica e La canzone che scrivo per te, concludendo una performance degna di uno dei gruppi storici della scena rock italiana.

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Enzo Decaro racconta il principe De Curtis con”In arte…Totò” al Festival MANN

Enzo Decaro porta sulla scena la vita di Totò al MANN Tra gli eventi promossi dal “Festival MANN”, un posto particolare è occupato dallo spettacolo dedicato al grande comico napoletano, “In arte…Totò”, in scena la sera del 24 aprile nel suggestivo e maestoso Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In occasione del cinquantenario della scomparsa del principe Antonio De Curtis, Enzo Decaro porta sulla scena la vita di Totò, ma attraverso una prospettiva inusuale, quasi di scorcio, mettendo in luce quegli aspetti della personalità del poeta che si nascondono dietro la maschera di attore e comico, da sempre amato e celebrato. «È stato il primo evento al quale abbiamo pensato», spiega il direttore artistico Andrea Laurenzi, raccontando l’organizzazione del Festival al MANN, il posto giusto in cui collocare Antonio De Curtis, nel momento in cui il Museo si apre alla città, quella città che è stata la culla e l’ispirazione di Totò e che a cinquant’anni dalla sua scomparsa celebra la sua memoria. Dalla collaborazione del noto regista napoletano, Enzo Decaro, con la figlia e la nipote di Antonio De Curtis, Liliana ed Elena, nasce l’idea di uno spettacolo che racconta al pubblico la vita poetica e la visione del mondo del grande artista, mostrando il processo creativo ed ispirativo che si nascondono dietro il personaggio Totò. Enzo Decaro, dietro la “maschera” di Totò  Attraverso il linguaggio del reading musicale, sulle note di Riccardo Cimino, Enzo Decaro ci guida in un viaggio nel mondo poetico e musicale dell’artista, all’interno del “pensatoio” nel quale egli trovava rifugio quando si allontanava dal pubblico e riponeva la maschera di burattino tanto amata ed acclamata. Dalle riflessioni registrate al suo magnetofono, dalle poesie e dalla musica conservate nei rari documenti della famiglia De Curtis, emerge quell’aspetto poco indagato della personalità di Totò, più intimo e sensibile, non sempre in accordo col suo alter ego, buffo e saltimbanco. E proprio l’esplorazione di questo “laboratorio”, nel quale i suoi pensieri prendevano forma e diventavano parole, mostra al pubblico l’immagine inedita di un artista-filosofo che, al buio e in solitudine, appuntava emozioni e riflessioni su quel mondo al quale non sempre sentiva di appartenere, ma che fu a lui indissolubilmente legato. Enzo Decaro descrive la complessità dell’artista Grazie alla testimonianza diretta della figlia Liliana e alla proiezione di alcune delle scene della vicenda artistica di Totò, le letture di Decaro ci rendono partecipi di una piccola parte della vasta produzione poetica dell’artista, in parte ancora inedita, e delle fasi di composizione di alcuni dei più celebri capolavori, come Malafemmina, per omaggiare, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, uno dei personaggi dello spettacolo più complessi del ‘900, esplorando la vena poetica e la vicenda umana che diedero alla luce la “maschera” di Totò.

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Eventi/Mostre/Convegni

“La lingua geniale” al Festival MANN: intervista ad Andrea Marcolongo

Continua la rassegna di eventi del Festival MANN/Muse al Museo, all’insegna di letteratura, musica e teatro nella suggestiva cornice del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Ieri 21 aprile, terza giornata del festival, nella Sala Letteratura, ha visto tra gli ospiti Andrea Marcolongo, autrice del bestseller La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, un libro dal successo immediato – quanto inaspettato – che ha venduto milioni di copie in pochissimi mesi, raggiungendo un pubblico ben più vasto di quanto ci si aspetterebbe da un libro dedicato al greco antico. «Una grammatica sentimentale», come lo definisce l’autrice stessa, dedicata a quella lingua che alcuni hanno già avuto modo di studiare, tra i banchi di scuola, spesso con il terrore di declinazioni e paradigmi. Ma l’intento del libro della Marcolongo è quello di presentare il greco antico al di là della sua veste mnemonica e passiva, dove si nasconde in realtà «una lingua generosa, che parla di noi, di libertà e responsabilità». Alla domanda su come sia possibile far comprendere, al giorno d’oggi, la genialità del greco, Andrea risponde che basta semplicemente raccontarne il senso. «Una statua non è solo un pezzo di marmo, ma dietro c’è una visione del mondo, come dietro ogni parola. C’è più storia nelle storie delle parole, che in tanti manuali di storia. E non può esserci un futuro senza conoscere il proprio passato». “La lingua geniale” e la riflessione sullo studio delle lingue classiche In una società cosmopolita, dominata dalla tecnologia e dai social network, La lingua geniale si inserisce pienamente all’interno della riflessione sullo studio delle lingue classiche, così lontane dalle giovani generazioni, eppure sempre così attuali. «Questo libro nasce da una domanda di un ragazzo di quindici anni: perché imparare i paradigmi di greco? Una domanda bellissima, chiedere sempre il perché. È una ricerca di senso» spiega l’autrice, raccontando la genesi del libro e mostrando, tra le sue pagine, il senso che sta dietro lo studio di una lingua antica come il greco. Un senso che viene tanto più alla luce in un mondo ormai aperto e privo di confini, ma nel quale, allo stesso tempo, ancora esistono muri e chiusure verso ciò che è altro e diverso. «Non esiste rapporto con l’altro se non si è, innanzitutto, consapevoli di se stessi. Il greco ci aiuta a fare i conti con noi stessi, col nostro modo di pensare e poi quindi a comunicare con l’altro. Mi chiedo quanto oggi ancora ci sia un sentire comune europeo e perché non partire proprio da quella grecità e da quella Grecia che oggi sembra proprio lasciata al margine.» L’immagine di una lingua “più leggera” Ma dinanzi all’intento divulgativo di un tale libro, che si propone di raggiungere un pubblico ben più ampio dei soli studiosi e cultori, il rischio di una banalizzazione e di un depauperamento della lingua e del mondo ad essa sotteso è dietro l’angolo. Di fronte al pericolo che, pur di raggiungere un maggior numero di utenti e “fruitori”, si possa mettere da parte precisione e accuratezza, […]

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