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Eroica Fenice

Musica

Francesco Renga all’Augusteo con L’altra metà Tour

Ha iniziato il suo lungo e fortunato viaggio venerdì 11 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano “L’altra metà tour“, il nuovo tour di Francesco Renga, che conterà oltre 50 date ed approderà in Europa a maggio 2020, e che nella serata del 18 novembre ha inaugurato la stagione di concerti del Teatro Augusteo di Napoli, dove si esibirà anche nella serata del 19. L’altra metà tour di Francesco Renga, una nuova stagione per un grande artista Accompagnato sul palco dai suoi musicisti Fulvio Arnoldi (chitarra acustica e tastiere), Vincenzo Messina (pianoforte e tastiere), Stefano Brandoni (chitarre), Heggy Vezzano (chitarre), Phil Mer (batteria) e Gabriele Cannarozzo (basso), Francesco Renga presenterà al pubblico in tour il nuovo album, “L’altra metà” (2019), l’album da cui è tratto Aspetto che torni, il brano che Francesco Renga ha presentato al 69° Festival di Sanremo. L’altra metà è stato prodotto da Michele Canova Iorfida e contiene 12 brani dal sound e dal linguaggio contemporaneo, volti a rappresentare l’altra metà della sua vita e carriera artistica trentennale, carriera già costellata di grandi successi come Uomo senza età, Angelo, La tua bellezza, Vivendo adesso, Meravigliosa, Era una vita che ti stavo aspettando e Il giorno più bello del mondo, classici intramontabili dell’artista. L’altra metà, sulla scia già di Tempo Reale (2014), si propone come un nuovo album dal sound e dai linguaggi contemporanei e che ha quasi il sapore di un bilancio, caratterizzato da una nuova consapevolezza, presentato in un live che ha il pregio di saper spaziare tra passato e presente con continuità ed innovazione. «Il fascino e la bellezza del teatro, la vicinanza fisica con il pubblico. Poterlo guardare in faccia, toccarlo, sentirlo. E sapere che loro possono fare altrettanto. Lo spettacolo che andrà in scena è pensato proprio per questo, per vivere una serata ricca di grande magia».  Un tour coinvolgente, che sfrutta a pieno le potenzialità del teatro e la possibilità di reale interazione col pubblico, che è l’altra metà dell’artista -quella in cui l’artista, come in uno specchio, può rispecchiarsi e nel quale, a sua volta, anche il pubblico si rispecchia- , e che porta in scena, insieme ai brani inediti del nuovo album, i più grandi successi del cantautore udinese, che emozionano ogni volta la platea come fosse la prima, perché raccontano un sentimento che, nella sua semplicità, è complicato come null’altro ed è il vero motore del mondo: l’amore, in tutte le sue sfumature. Quello che resta, quello che se ne va, quello che non è mai iniziato ma è stato a lungo desiderato, quello verso i propri familiari, quello verso gli amici ed il proprio compagno. L’altra metà della mela, o, se si preferisce, l’altra metà del cielo. Quell’altra metà che pochi cantautori italiani contemporanei sanno cantare e celebrare bene, con spontaneità e poesia, quanto Francesco Renga. – Foto di Toni Thorimbert in comunicato stampa.

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Libri

Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

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Teatro

Gianfelice Imparato in Ditegli sempre di sì al Teatro Diana

Dal 13 fino al 24 novembre Gianfelice Imparato e Carolina Rosi saranno al Teatro Diana con Ditegli sempre di sì, con la regia di Roberto Andò e prodotto da Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo diretta oggi da Carolina Rosi. Si tratta di uno dei primi testi di Eduardo De Filippo (una prima stesura dell’opera risale al 1925), portato in scena dal grande drammaturgo napoletano per la prima volta nel 1932 assieme ai fratelli Titina e Peppino e nel 1997 dal figlio Luca. Opera coinvolgente e divertente, di straordinaria fortuna, e la prima in assoluto in cui Eduardo De Filippo affronta la tematica della follia. Non è mai semplice misurarsi e rendere omaggio ad una delle personalità simbolo della cultura napoletana nel mondo, ma l’impresa è senz’altro riuscita al regista Roberto Andò, alla sua prima esperienza con il teatro di Eduardo, e all’interpretazione magistrale di Gianfelice imparato e Carolina Rosi, in virtù della loro lunga e vasta esperienza teatrale, di una profonda conoscenza del teatro di Eduardo e dei rapporti lavorativi e personali con Luca De Filippo, del quale Carolina Rosi è stata per oltre vent’anni compagna. Ditegli sempre di sì: il Michele Murri di Gianfelice Imparato ci mostra il labile confine tra follia e sanità La scena si apre in un tipico salotto borghese napoletano: erroneamente dimesso come ormai guarito dal manicomio nel quale era stato rinchiuso, grazie all’ottimismo di uno psichiatra fin troppo fiducioso che rassicura la sorella Teresa circa l’ottima salute del fratello e la incoraggia a non contrariarlo in nulla (da qui il titolo dell’opera), Michele Murri (Gianfelice Imparato) torna a casa dalla sorella Teresa (Carolina Rosi), una vedova che vive con la sua cameriera in un appartamento in affitto e subaffitta la stanza del fratello ricoverato ad uno stravagante studente con velleità poetiche. Michele non è, tuttavia, un pazzo furioso, ma un perfetto gentiluomo, uomo d’affari socievole, cordiale e brillante, la cui difficile esperienza del manicomio viene nascosta a tutti, affinché non si comprometta, affinché la società dei sani non lo etichetti come un uomo pericoloso e lo escluda dalla propria realtà, impedendogli di reintegrasi in essa come uomo d’affari e di rivestire adesso il ruolo di marito, giudicato con razionalità da Michele Murri come funzionale e quasi propedeutico al suo rientro nella società borghese, fondamentale per ottenere tranquillità e rispettabilità. Ma Michele Murri, sebbene le apparenze dicano il contrario, pazzo lo è davvero: è un maniaco ossessivo della precisione e, prendendo puntualmente ed eccessivamente alla lettera tutto ciò che gli viene detto dagli inquilini del palazzo dove vive, una serie di bizzarri tipi umani, ne distorce le parole smascherandone i piani segreti, le ipocrisie e le vanità, fino a creare una fitta trama di equivoci e fraintendimenti che ci condurranno con vivacità fino alla conclusione, lapidaria e beffarda, dell’opera: la confessione disincantata che il confine tra follia e sanità è in realtà ben più sottile di ciò che s’immagina, che l’insensatezza regola i rapporti umani e che i presunti sani, in […]

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Cinema e Serie tv

Sono solo fantasmi, l’ultimo film di Christian De Sica presentato al Metropolitan

È stato presentato in anteprima al Cinema Metropolitan di Napoli, sito in via Chiaia, 149, Sono solo fantasmi, il nuovo film di e con Christian De Sica, Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi: un cast stellare che si cimenta nel genere, pioneristico in Italia, dell’horror-comedy, una assoluta novità che dal 14 novembre verrà proposta in tutte le sale cinematografiche italiane e che ha visto impegnarsi nella produzione anche il figlio di De Sica, Brando, attore e regista, passione che unisce i De Sica e che si tramanda da generazioni, tre generazioni che s’incontrano e si ricongiungono in questo nuovo film. Napoli ancora una volta set a cielo aperto, città promossa a simbolo, in Sono solo fantasmi, del “non è vero, ma ci credo“: una Napoli lontana dalle cronache e dai luoghi comuni che la vogliono intrappolare nel ruolo, senz’altro svilente e riduttivo, di città della Camorra, com’è De Sica stesso a sottolineare in conferenza stampa, ma una Napoli magica e meravigliosa, che abbraccia, invece, l’esoterico, l’ultraterreno. Perché, si sa, “a Napoli ci sono più fantasmi che a Milano“: in poche altre città italiane come nella bella Partenope è vivo il culto dei morti, che parlano attraverso i sogni, vivono e rivivono nelle leggende metropolitane e nutrono la superstizione dei cittadini. Sono solo fantasmi: un Christian De Sica lontano dai cliché si misura con l’ombra del padre Al centro delle vicende narrate, Thomas, Carlo ed Ugo: un trio di fratelli al verde che, alla morte del genitore, riallacciano i rapporti per dividersi l’eredità di un padre assente, donnaiolo, ricco ed inaffidabile, per poi scoprire che nulla è rimasto loro, tutto è stato perduto al tavolo da gioco, ad eccezione di un’antica casa (da riscattare entro 40 giorni, pena la messa all’asta dell’immobile) nel centro storico di Napoli, infestato, a quanto pare, da misteriose presenze. Di lì, l’idea: perché non fare della superstizione dei napoletani un business, in grado di dare una svolta alle loro vite? Tra il serio (da parte di Ugo, grande appassionato dell’occulto) ed il faceto, i tre fratelli si cimenteranno nella sottile arte del ghost busting in salsa partenopea, guadagnandosi la stima dei sempre più numerosi clienti che faranno ricorso alle loro prestazioni per liberarsi di indesiderate presenze, imbattendosi nello spirito senza requie della temibile Janara del Vesuvio che, offesa per la poca considerazione mostrata dai tre acchiappafantasmi, minaccia l’incolumità della città. Un cast di attori a tutto tondo, quello di Sono solo fantasmi, che funziona e propone un’idea innovativa di comicità, che mescola le caratteristiche del genere horror alla commedia all’italiana. Un De Sica calato in un ruolo comico, ma quanto mai lontano dai cliché che legano la sua immagine all’immancabile cinepanettone natalizio,  è affiancato qui da Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi, che nella finzione cinematografica prende il nome del padre Ugo: e non è soltanto l’unico richiamo dei due figli d’arte ai genitori. L’intero film, difatti, vede Christian De Sica misurarsi costantemente con l’ombra -in tutti i sensi- del padre Vittorio, con sé stesso e […]

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Teatro

Che disastro di commedia, la pièce di Mark Bell debutta all’Augusteo

“Che disastro di commedia“, la disastrosa pièce tragicomica ideata dal regista inglese Mark Bell e prodotta da AB Menagement, debutta all Teatro Augusteo di Napoli e ne apre col botto la stagione teatrale venerdì 25 ottobre, dove resterà fino al 3 novembre. Lo spettacolo, nato nel 2012 nel pub londinese “The Old Red Lion”, un massimo di 60 spettatori a serata, una scenografia costruita (e poi distrutta) dagli attori stessi ed il titolo originale di “The play that goes wrong“, ovvero, letteralmente “La commedia che va storta“, riesce, pur andando puntualmente storta (come nei piani), a conoscere uno straordinario successo ovunque giunga, successo che, dalla sala del pub, l’ha condotta al Duchess Theatre di Londra nel 2014 e da lì in tutto il mondo, aggiundicandosi anche alcuni importanti riconoscimenti, come il Best New Comedy agli Olivier Awards nel 2015. Non fa eccezione il Teatro Augusteo, dove Che disastro di commedia ha intrattenuto piacevolmente il pubblico, regalando qualche ora di genuino divertimento. Che disastro di commedia: quando tutto va storto, ma va alla grande così Difficile a credersi, ma qualche volta tutto va storto eppure va bene così: ce lo mostra Che disastro di commedia, un irresistibile spettacolo comico metateatrale nel quale tutto, ma davvero tutto, riesce ad andare storto, finanche quando il pubblico non riuscirebbe più, ormai, ad immaginare un esito peggiore. La compagnia, in un gioco metateatrale che coinvolge anche il pubblico, mette in scena quello che viene presentato come il miglior lavoro, il più riuscito ed il più completo, dal punto di vista del cast e delle risorse impiegate, il primo vero e proprio spettacolo teatrale della sfortunata e sgangherata compagnia Sant’Eufrasio Piedimonte, che si cimenterà nella pièce tragica Delitto a villa Haversham, un misterioso omicidio avvenuto negli anni ’20 nel West End, ambizioso progetto che, con risolvi esilaranti ed innumerevoli gag, da tragedia si trasformerà in una vera e propria commedia degli equivoci e degli errori. Al centro della scena, l’investigatore Carter che dovrà fare chiarezza sulla improvvisa e misteriosa morte di Cecil Haversham, aiutato (ed avversato) dal fratello fidanzata Florence, il suo amante e fratello della vittima, il più caro amico della vittima ed il suo maggiordomo. Si tratterà di omicidio o suicidio? Chi avrebbe potuto giovarne? Che disastro di commedia propone un tipo di comicità semplice, ma davvero efficace, basata su un’incredibile sovrabbondanza degli effetti comici tradizionali: tra battute dimenticate, palesi errori di regia, un cadavere che a tratti si muove e ricompare da vivo sulla scena, repentini cambi di attori, gag e ripetizioni, oggetti che scompaiono e ricompaiono altrove, giochi di luci, musiche e colori volti ad enfatizzare gli attimi più grotteschi e paradossali dell’esibizione, e soprattutto una traballante scenografia che crolla in pezzi sotto gli occhi del pubblico mentre gli attori, stoici eroi, cercano di portare avanti lo spettacolo, il pubblico non può che sentirsi coinvolto e genuinamente divertito da una pièce che risulta esilarante ed originale pur sfruttando quelli che sono gli elementi più tradizionali della comicità di ogni tempo. Una disaster […]

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Food

Pastars apre nel cuore di Napoli: al via nel giorno di S. Gennaro

Nel giorno di S. Gennaro, anche Pastars ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis per tutti! Nel giorno di S. Gennaro, l’inaugurazione di Pastars in via Benedetto Croce, 48, un format di fast food innovativo che sceglie di puntare su un piatto della nostra tradizione, la pasta, e fin dal suo esordio promette di essere tappa fissa degli avventori -turisti, ma anche studenti e lavoratori- che percorrono quotidianamente le vie del centro storico, ci regala un piccolo miracolo: pasta gratis a pranzo ai primi 100 visitatori, che dovranno successivamente lasciare una recensione e/o un selfie sui canali social di Pastars. Non c’è niente che gli italiani amino di più della pasta: piatto ricco e tradizionale della nostra cucina, che unisce nord e sud, non manca mai a mezzogiorno nelle case degli italiani e la nostra fantasia ha saputo inventare mille diverse ricette, dalle più semplici ma gustose alle più complesse ed elaborate, per soddisfare i palati più esigenti. Menù tradizionale, format innovativo: Pastars propone una vasta scelta di piatti tipici della tradizione culinaria napoletana, dal ragù alla genovese, dalla pasta e patate fino al classico scarpariello, passando per un pesto arricchito con mandorle e un ottimo pomodorino giallo con ceci, dando al cliente la possibilità di scegliere non soltanto la propria ricetta preferita ma finanche il formato di pasta che preferisce tra una decina di opzioni differenti, scelta che spazia dai rigatoni alle penne e dai paccheri fino ai fusilli freschi, con una particolare attenzione alla qualità delle materie prime, 100% made in Italy: la pasta utilizzata è infatti quella prodotta a Gragnano, dallo storico pastificio “Antiche Tradizioni di Gragnano“, luogo rinomato e conosciuto fin dal XVI secolo proprio per la qualità dei propri pastifici. Pastars, un progetto nato da imprenditori campani legati alle proprie origini, alla propria terra e a ciò che essa può offrire, offre un servizio eco-solidale e sostenibile ad un prezzo contenuto e popolare, che guarda alla qualità, alla tasca e all’ambiente: lì potrete trovare un ricco menù da asporto servito (entro soli 120 secondi dall’ordinazione!) con posate biodegradabili, vassoio, bicchieri e piatto in cartone, pronto per essere consumato in loco o altrove, trasportabile comodamente con un pratico vassoio in cartone con due cavità per inserire il piatto di pasta e la bibita scelta. L’attività è del tutto plastic free e si propone di utilizzare soltanto materiali riciclabili: finanche l’acqua è servita in lattina o in vetro. Nella stessa direzione va anche la scelta di variare il menù in base alla disponibilità stagionale delle materie prime, in modo da favorire la scelta di prodotti naturali a km 0, con un ridotto impatto ambientale e la possibilità di privilegiare i prodotti del territorio campano nelle diverse stagioni.  

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Libri

Nestor Burma e la bambola: un altro successo di Léo Malet edito Fazi

Le avventure del detective privato Nestor Burma ritornano in libreria con “Nestor Burma e la bambola”, un nuovo successo dell’inconfondibile penna di Léo Malet per Fazi Editore.  Ancora una volta, ritroveremo l’irriverente e perennemente al verde Nestor Burma, il celebre investigatore privato nato dalla fantasia del maestro del noir francese Léo Malet, che, armato di pipa, impermeabile e lingua affilata, sventa il crimine nella fredda e piovosa città di Parigi; questa volta impegnato in un difficile caso che vede per protagonisti due anziani signori, che promettono al nostro squattrinato detective una cospicua somma di denaro in cambio del suo aiuto a smascherare un medico abortista che ben tre anni fa si è reso colpevole della morte della loro giovane nipote, un’avvenente diciottenne, una vera “bambola”, citando Burma, da sempre piuttosto sensibile alle attrattive del fascino femminile. Una “bambola” che merita giustizia, per la sua troppo giovane età, per la compassione che suscitano i due fiduciosi vecchietti, disposti a sacrificare tutto il loro patrimonio per dare giustizia al ricordo dell’amata nipotina e, perché no, per il lauto pagamento che spetterà al detective, su cui già pregusta di mettere le mani, assillato dai creditori. Riuscirà il nostro detective a risolvere brillantemente il caso? Un’altra brillante avventura: Léo Malet si conferma il maestro indiscusso del noir francese   Ma non sarà soltanto per il suo atavico bisogno di soldi che Nestor Burma si offrirà di aiutare l’anziana coppia di coniugi: i due riporranno in lui una tale commovente fiducia e dimostreranno un tale desiderio di giustizia (e forse vendetta) che l’uomo non potrà esimersi dall’accettare l’incarico, tanto più se questo vede per protagonista una così bella e giovane ragazza e se si preannuncia un caso difficile ed interessante: come dimostrare qualcosa che è accaduto così tanto tempo fa e sulla base di pochi e deboli indizi, forniti da due vecchietti che si affidano al polveroso diario di una ragazzina e al loro fiuto? Quale occasione migliore per riportare l’Agenzia Fiat Lux in auge, farsi pubblicità, ritornare a far parlare di sé e così ritornare a far quadrare il bilancio? Il movente che spingerà Nestor Burma ad accettare questo incarico non sarà soltanto il bisogno economico, ma la vanità stuzzicata di un uomo abituato ad essere dipinto come “il detective che mette k.o. il mistero” e che da troppo tempo, ormai, sente la nostalgia delle prime pagine dei giornali, con tutto ciò che ne consegue, anche dal punto di vista economico. Ancora una volta, in questo romanzo di Léo Malet le attitudini e le capacità che abbiamo imparato ad apprezzare in Burma saranno utili allo scioglimento del caso: un innato fiuto per gli intrighi (e per le belle donne), una mente acuta e veloce, sarcasmo e perspicacia, la capacità di servirsi dell’aiuto di poliziotti e giornalisti per arrivare ai suoi scopi, facendo creder loro di star rendendo loro dei servigi e continuando invece a mantenere una propria autonomia di pensiero e di azione sfruttando le occasioni che queste collaborazioni possono rendere, una intelligente (e […]

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Teatro

L’amico ritrovato all’Orto Botanico: intervista a Paolo Cresta

“Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico… Ma sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia.” (Hans Schwarz) Nella calda serata del 7 luglio, per la rassegna Brividi d’Estate di Il Pozzo e il Pendolo, il Real Orto Botanico di Napoli ha ospitato L’amico ritrovato, il celebre e toccante romanzo di Fred Uhlman riletto ed interpretato dall’attore Paolo Cresta, accompagnato da Giacinto Piracci alla chitarra elettrica, che ha evidenziato i momenti più toccanti del romanzo di Uhlman, che racconta un incontro, quello tra Hans Schwarz, figlio di un medico ebreo, e il conte Konradin von Hohenfels, giovane rampollo di una nobile famiglia ariana nella Stoccarda degli anni ’30, che ha i caratteri di un’epifania. L’incontro casuale tra i due sedicenni tra i banchi di scuola, raccontato dalla voce di Paolo Cresta, si rivelerà per entrambi illuminante e quasi salvifico: anime solitarie e sorprendentemente simili, con un altissimo senso dell’amicizia ed un innato senso di lealtà, i due si scopriranno complementari e reciprocamente necessari ed il loro rapporto, pur consumandosi nel breve tempo di un anno, non si esaurirà mai davvero, tanto che, a 30 anni dalla loro separazione, Hans afferma che Konradin entrò nella sua vita in un giorno di scuola del 1932, “per non uscirne mai più“. Di Hans e Konradin, della potenza delle parole e del sempre attuale testo di Uhlman abbiamo parlato con Paolo Cresta. L’amico ritrovato è un grande classico. In che modo ha lavorato sul testo di Uhlman per adattarlo allo spettacolo? Da alcuni anni, nella mia attività di narratore ho voglia di portare in teatro la Letteratura, quei libri che mi hanno emozionato e lasciato qualcosa, o che spesso mi sono stati consigliati da persone a me care. Il lavoro è nel trasformare un testo che è nato per essere letto e va quindi traslato, viene “tradotto” in un altro linguaggio espressivo, in una nuova forma. Si tratta di impossessarsi di un testo, farlo vibrare, renderlo tridimensionale. Che ruolo ha la musica in questa operazione? La musica, insieme al testo, ha la capacità di raccontare. Sono fortunato, perché lavoro con grandi musicisti, come Giacinto Piracci, che è stato accanto a me questa sera. Musicisti di grande talento che sono in grado di far raccontare alla musica non soltanto ciò che dice il testo, ma ciò che, nella nostra interpretazione, siamo noi a voler tirare fuori. La musica legge tra le righe. La composizione della musica di questa sera è frutto del lavoro di Giacinto Piracci, è tutto originale e pensato per questo spettacolo ed è fantastico. L’amico ritrovato è non soltanto un grande classico, ma uno dei testi cardine della letteratura per ragazzi. Le è già capitato di proporlo a gruppi di giovani e giovanissimi? È da una decina d’anni che mettiamo in scena L’amico ritrovato. Lo abbiamo fatto anche per le scuole, con risultati straordinari, ottenendo dagli studenti silenzio ed attenzione. È […]

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Riflessioni culturali

Young adult: cosa leggono oggi gli adolescenti?

Fenomeno interessante che tocca l’universo – o, più correttamente, il mercato – letterario negli ultimi anni è l’invasione dei romanzi etichettati come young adult. Più che un genere letterario, si tratta di una categoria di mercato, in quanto ingloba nel termine decine di generi, che vanno dal romance al fantasy distopico. Letteratura adolescenziale, giovanile, o che dir si voglia: sempre di più i romanzi appartenenti a questa categoria di mercato affollano le librerie, grazie all’interesse delle piccole e grandi case editrici italiane, in primis Newton Compton, ma anche DeAgostini e Rizzoli. Young adult: il fenomeno tra fine anni ’90 e inizio anni 2000 In principio fu Harry Potter, dalla penna dell’autrice inglese J.K. Rowling, una saga di 7 romanzi sulle avventure del mago Harry e dei suoi amici Ron ed Hermione. Sette romanzi i cui temi centrali erano l’amicizia, il coraggio, e la perenne lotta del bene contro il male, incarnato nella saga dal personaggio di Lord Voldemort. Sette romanzi che, in qualche modo, trasmettevano valori positivi attraverso letteratura d’evasione. Romanzi apprezzati in tutto il mondo per gli intrecci complessi e ricchi di personaggi tanto ben caratterizzati da sembrare reali, e per la descrizione di un mondo magico che ha fatto sognare bambini e adulti. Romanzi per ragazzi apprezzati anche dai grandi perché rispondono all’innato bisogno di magia del bambino che c’è in ogni adulto. Twilight, di Stephanie Meyer, inaugura il fenomeno editoriale della letteratura paranormal romance, che vede come protagonisti di sofferte storie d’amore (storie, in verità, tutte piuttosto simili) esseri umani, di solito fanciulle indifese, e esseri paranormali, come vampiri e licantropi. Rispetto ad Harry Potter, la saga di Twilight interessa un pubblico prevalentemente femminile, manifestando così una tendenza tipica dello young adult moderno. Young adult oggi: quanto è difficile raccontare l’adolescenza? Non è una novità esclusiva degli ultimi anni l’interesse degli autori per gli adolescenti: grandi classici della letteratura come Oliver Twist e David Copperfield di Dickens, L’isola del tesoro di Stevenson e Lo Hobbit di Tolkien sono stati scritti per avvicinare i giovani alla letteratura e offrir loro racconti avventurosi e di fantasia che li appassionassero, che fossero di qualità e allo stesso tempo alla loro portata. Ciò che viene meno oggi rispetto a ieri non è tanto l’interesse al mondo giovanile, ma la qualità dell’offerta. Il mercato dei romanzi young adult odierno offre romanzi tutti molto simili tra loro, dal finale prevedibile e dai personaggi stereotipati, trattando con estrema superficialità argomenti come la droga, il sesso, la malattia. Non è già abbastanza difficile raccontare l’adolescenza senza cadere nel ridicolo toccando argomenti così delicati in modo frettoloso? Facile imbattersi nel bello e dannato, che fa perdere la testa alla giovane fanciulla ingenua, che accetta passivamente la sofferenza, i maltrattamenti subiti, sempre pronta al perdono e all’abnegazione. Schema narrativo che ricorda quello già noto di Twilight: storie trite e ritrite, rilette oggi in chiave erotica o fantasy negli young adult moderni. Decine di giovani donne affermano di non sentirsi rappresentate da queste eroine così deboli e sciocche, sempre pronte a fare la scelta sbagliata, sole ed […]

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Food

Tre Coni 2019: la degustazione con i migliori maestri gelatai d’Italia a Napoli

Tre Coni 2019: un’esplosione di gusto e dolcezza Sulla splendida terrazza panoramica Angiò dell’Hotel Reinassance Mediterraneo di Napoli, giovedì 30 maggio si sono riuniti i migliori maestri gelatai d’Italia per l’evento Tre Coni 2019, premiati dalla guida Gelaterie d’Italia, seconda edizione dell’evento firmato Città del Gusto Napoli Gambero Rosso. L’evento, davvero imperdibile per i più golosi, riunisce l’eccellenze d’Italia insignite del premio Tre Coni 2019 ed offre una prelibata degustazione di gelato artigianale, prodotto non più stagionale ma vero e proprio evergreen, adatto a tutte le stagioni, tutte le occasioni e a tutti i palati: si stima un consumo annuale di almeno 7 kg di gelato pro capite! Alimento sano, nutriente e completo, vantando materie prime di qualità e venendo incontro alle esigenze di tutti, il gelato si conferma uno dei prodotti dolciari (e non solo, come a breve scopriremo!) preferiti dagli italiani, in grado di soddisfare finanche specifiche esigenze o intolleranze alimentari, nelle versioni vegan, gluten free e senza lattosio, che ne mantengono tuttavia inalterato il gusto e la freschezza. La serata evento Tre Coni 2019 offre un perfetto connubio di gusti della tradizione e nuove tendenze e sperimentazioni: è stato possibile assaggiare varianti innovative e rivisitazioni dei gusti più tradizionali e gelati dai gusti davvero inediti ed insoliti, in grado di stuzzicare la fantasia oltre ogni immaginazione, oltre che il palato. Troviamo infatti più varianti del classico ed intramontabile gelato al cioccolato (Cioccolato sgarbato di Stefano Roccamo – “Stefino” da Bologna, con latte di capra, ma anche la meravigliosa Spiaggia Nera di Maratea di Emilio Panzardi – “Gelateria Emilio” da Maratea, PZ, con rosmarino, ed il delicatissimo Cioccolato di Gianfrancesco Cutelli – “De’ Coltelli” da Pisa, il cioccolato bianco affumicato di Alessandro Scian – “L’insolito Gelato” – Cordenons, PN e quello proposto da Claudio Zanette – “Chocolat” da Mestre, VE), creme deliziose ed innovative come quella alla meliga e lime (Alberto Marchetti – “Alberto Marchetti da Torino), ai fiori di tassaraco e salsa ai petali di rosa antica (Giancarlo Timballo – “Fiordilatte” da Udine), al timo e limone (Dario Benelli – “La Gourmandise” da Roma) e la superba Bufaletta, a base di bufala e fragole, gustosa come una cheesecake (Davide Frainetti – “Caffè del Duomo” da Terracina, LT). Chi ha voglia di freschezza e di frutta, potrà trovare la leggerezza e la delicatezza di un sorbetto nei gusti Yozu delle sei servito con chips di polenta (Antonio Mezzalira – “Golosi di natura” da Gazzo, PD) e Fiori d’arancio (Candida Pezzolli – “Oasi American Bar” – Fara Gera d’Adda, BG), o il gelato alla mandorla e mandarino di Raffaele Del Verme – “Di Matteo” da Torchiara, (SA). Notevoli ancora il gelato al chinotto di Maurizio Profumo – “Profumo” da Genova, allo zabaione di Marco Serra – “Marco Serra Gelatiere” di Carignano (TO) e la mitica brioche “con un pensiero stupendo di Raffaele Cuomo – “Cremeria Gabriele” di Vico Equense (NA), il gelato asparagi e mandorle di Guido Rocci e Emanuele Monero – “Ottimo! Buono non basta” da Torino, “La […]

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Food

La pizzeria Lombardi a Santa Chiara ospita Wine & The City

Wine & The City nella pizzeria Lombardi a Santa Chiara: i sapori della tradizione impreziositi dall’ottimo vino delle cantine Terredora di Paolo Pizza e vino, si sa, è un connubio vincente. Il 15 maggio la pizzeria Lombardi a Santa Chiara ha ospitato un evento di Wine & The City, la rassegna di eventi dedicati a Napoli e al suo buon cibo, che celebra “l’ebrezza creativa”: si è tenuto un laboratorio per tutti gli appassionati di pizza, che hanno potuto apprendere dal maestro, e cimentandosi loro stessi, mani in pasta, l’arte della preparazione di un buon impasto, che sia leggero, digeribile e gustoso. Merito del maestro pizzaiolo, senz’altro, ma indubbiamente anche della materia prima utilizzata: le farine del Mulino Caputo, di due tipologie diverse (la blu, più adatta alla pizza, e la rossa, per altri impasti) ed il lievito secco 100% italiano di Mulino Caputo, presentato in quest’occasione e donato ai partecipanti al laboratorio, per provare a riprodurre tra le mura domestiche le tecniche osservate in pizzeria. Al laboratorio è seguita una degustazione che ha dato modo ai visitatori di conoscere ed apprezzare il nuovo menù e gli interni rinnovati della pizzeria Lombardi, di recente rinnovata nel design e nella gestione. Ciò che non cambia negli anni, quando si tratta della pizzeria Lombardi, tra le più antiche e prestigiose della città (la sua fondazione risale al 1922), è la qualità degli ingredienti e la capacità di mescolare abilmente tradizione ed innovazione, attingendo a piene mani al patrimonio culinario ed agronomico della nostra terra. Sono infatti state offerte le tradizionali montanare al ragù, ma anche quelle al pesto e alla genovese, piatto principe della tradizione napoletana, e ben quattro tipologie differenti di pizza: la Marinara rivisitata, che coniuga pomodoro del piennolo e pomodoro san Marzano, la Margherita con Bufala, la Lombardi, specialità della pizzeria condita con pomodorini gialli, pomodoro del piennolo, provola affumicata e pancetta arrotolata, ed infine la Bresaola e Burrata, che ai due ingredienti aggiunge rucola, dell’ottimo Grana e l’aroma dei limoni di Sorrento. Le pizze sono state seguite da due dolci simbolo di Napoli, la Pastiera, dolce tradizionale pasquale ma che, in fondo, non è mai fuori stagione, ed un delicato Babà farcito con crema e fragoline, Ad accompagnare le pizze e ad esaltarne i sapori, tre vini delle cantine Terradora di Paolo, frutto della sapiente tradizione vitivinicola irpina: il rosato Rosaenovae Irpina DOC, un ottimo Greco di Tufo DOC ed un Aglianico DOC. – Fonte immagine: pagina Facebook ufficiale della Pizzeria Lombardi a Santa Chiara

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Libri

La donna scomparsa di Sara Blaedel: il nuovo giallo firmato Fazi (Recensione)

Sara Blaedel ritorna in libreria con La donna scomparsa, il quarto romanzo edito Fazi Editore di una delle voci danesi più interessanti del panorama letterario attuale, decisamente imperdibile per i lettori di noir e thriller. Protagonista è ancora una volta l’investigatrice Louise Rick, del Servizio Investigativo Speciale di Copenhagen, dove si occupa di persone scomparse insieme al collega e ormai convivente Eik Nordstrøm: lavorare a stretto contatto col proprio partner, mescolando carriera e vita privata, non è mai una cosa semplice, tantomeno lo è se si svolge un lavoro ad alto tasso di rischio e di stress come quello in polizia. Ma come giustificare la sparizione improvvisa di Eik, che lascia l’ufficio per una rapida commissione senza però farvi più ritorno, gettando Louise nel panico? Ma non finisce qui. Eik non è certo una donna e il titolo del romanzo di Sara Blaedel allude alla sparizione di una donna: nelle stesse ore, nella campagna inglese una donna danese, Sophie Parker, viene uccisa da un colpo di fucile che trapassa la finestra della villetta nella cucina di casa sua, intenta a preparare la cena assieme alla figlia adolescente. Il più classico incipit dei gialli: uno sparo misterioso nel buio, un cadavere, le indagini che cercano di far luce sull’accaduto. Se non fosse che, però, la donna uccisa risultava da anni, in Danimarca, nell’elenco delle persone scomparse: e a denunciarne la scomparsa, sedici anni prima, risulta essere stato Eik, il compagno di Louise: una sovrapposizione di casi che vedrà Louise districarsi pericolosamente tra lavoro e sentimenti. Chi è questa donna e perché è stata uccisa? E soprattutto, perché Eik è scomparso? Quale sarà il rapporto tra i due casi? La donna scomparsa di Sara Blaedel: al di là del bene e del male Ci sono azioni e temi ampiamente discussi e dibattuti dal punto di vista etico, temi che non riescono a mettere d’accordo le coscienze e che, semplicemente, per la loro stessa natura vanno al di là del bene e del male: il suicidio assistito, non ammesso in Danimarca, è uno di questi temi ed è sicuramente un azzardo trattare un argomento così spinoso e delicato in un romanzo: chi ne ha diritto? Che diritto ha l’uomo di togliersi la vita, se questa è divenuta troppo dura e fonte di sofferenza a causa di malattie gravissime ed inguaribili, e che diritto ha la medicina di aiutare un uomo a farlo, a darsi una morte dignitosa laddove ci si renda conto che la propria vita non lo è più? Ma quella di Sara Blaedel è un’operazione che non ha nulla di superficiale e che anzi, offre diverse prospettive sul medesimo argomento: quella medica, quella teologica, quella della legge, quella del paziente e quella dei suoi cari, che possono o meno comprendere ed accettare, per quanto possibile, una decisione che libererà il paziente dalle sue sofferenze ma le cui conseguenze si ripercuoteranno sull’intero nucleo familiare: il romanzo tratterà, infatti, la tematica anche e soprattutto dal punto di vista di chi resta e che […]

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Culturalmente

India: libri in viaggio per diffondere la cultura

Un furgone carico di oltre quattromila libri attraversa l’India, in un itinerario di oltre diecimila km, dalle grandi città ai più piccoli borghi rurali. A bordo, una coppia d’amici, Akshaya Ravtaray e Satabdi Mishra. Libri in viaggio per diffondere la cultura, in un paese che è in via di sviluppo ma che presenta ancora un numero di analfabeti troppo elevato, legato anche ai costi troppo alti dell’istruzione. Libri in viaggio per promuovere la lettura I due ragazzi hanno dato il via al progetto nel dicembre 2015 da Bhubaneswar nello stato di Orissa, dove posseggono una piccola libreria nella quale applicano sconti fino al 30% su ogni volume, per facilitare ai compratori l’acquisto, spesso troppo costoso, dei libri. Sono stati di recente intervistati dalla BBC a Uttar Pradesh, sedicesima tappa del loro lunghissimo viaggio per diffondere la passione per la lettura in un Paese in cui pochi sono nella condizione di potersi permettere di acquistare libri; promuovendo così un’ampia diffusione culturale perfino nei luoghi meno urbanizzati e nei piccoli villaggi rurali indiani, che la coppia d’amici non manca di visitare col suo furgoncino delle meraviglie. “Più indiani hanno bisogno di leggere libri e non possono permetterselo. I libri diventano una merce sempre più costosa e le librerie indipendenti sono costrette a chiudere, specialmente nei villaggi più piccoli”, raccontano così i due ragazzi le ragioni della loro avventura ai microfoni della BBC. Non mancano tappe nelle grandi città, dove i due si riforniscono di libri da vendere e, più spesso, da prestare. Fino ad ora, Akshaya Ravtaray e Satabdi Mishra hanno venduto oltre duemila libri a prezzi bassissimi e ne hanno dati molti di più in prestito, perché non è loro obiettivo vendere i libri quanto piuttosto assicurarsi che vengano letti e circolino, diffondendo il genuino piacere della lettura in un paese che ne ha estremo bisogno. Libri in viaggio: la cultura su quattro ruote anche in Italia Progetti simili sono stati realizzati anche altrove. Sempre più spesso si sente parlare di iniziative di Book Sharing, condivisione di libri, anche su quattro ruote, e Book-mob, eventi in cui ci si riunisce per scambiarsi libri tra sconosciuti. Lo scopo è sempre quello di realizzare una circolazione della cultura e di combattere con l’arma della lettura la sempre più frequente chiusura delle piccole librerie indipendenti, che spesso si vedono soppiantate dalle grandi multinazionali e dagli store online, oltre che dai più economici, ma senz’altro meno poetici, e-book. Forse i costi dei libri potranno scoraggiare i lettori meno facoltosi, ma non basteranno certo a prosciugare la sete di conoscenza e il bisogno d’arte e di poesia intrinseco nell’animo umano, bisogno che va in qualche modo soddisfatto. Leggete libri nuovi, leggete libri usati, leggete libri prestati, leggete libri in viaggio, leggete libri scambiati, leggete libri digitali. Leggete.

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Notizie curiose

A lezione d’empatia con i bambini danesi

Dal greco “εμπαθεία”, la parola empatia, composta da en-, “dentro”, e pathos, “sentimento”, “sofferenza”, indicava il rapporto di condivisione e coinvolgimento emozionale che legava un cantore al suo pubblico. Empatia significa “sentire dentro”, “sentire con l’altro”. Oggi il termine indica la capacità d’interagire con l’altro, mettersi nei suoi panni, di condividere le proprie emozioni, che si tratti di gioie o dolori, e soprattutto di comprendere quelle dell’altro. Empatia come condivisione, e condivisione come ricetta della felicità, perché l’uomo è un animale sociale e l’empatia è, o dovrebbe essere, una sua capacità innata, connaturata. Ma, riflettendoci, quanto poco spesso ci accade di poter definire una persona empatica? Le occasioni di condivisione con l’altro non mancano, il problema è evidentemente nel non saper cogliere le opportunità che ci vengono offerte. Quante volte abbiamo sprecato nello studio o nel lavoro, ad esempio, l’occasione di conoscere meglio i nostri colleghi, o di scambiare quattro chiacchiere con i vicini di casa? Quante volte abbiamo sottovalutato l’effetto benefico di un caffè e una chiacchierata al bar con un amico? Quante volte l’ennesima occhiata allo smartphone ha vinto sulla possibilità di confrontarsi con l’altro? Se c’è una correlazione tra la condivisione d’emozioni e la felicità, allora si comprenderanno le ragioni che portano la Danimarca ad essere considerata il paese più felice al mondo. In Danimarca l’empatia si sviluppa anche a scuola Si chiama Klassens Tid l’ora settimanale scolastica nella quale in Danimarca i bambini si esercitano a sviluppare le loro capacità empatiche. In queste ore, i bambini imparano a condividere problemi ed emozioni, sia positive che negative, con i loro compagni e con gli insegnanti e, quanto di più importante, imparano ad ascoltare cosa gli altri bambini hanno da dire e si sforzano di trovare tutti insieme delle soluzioni efficaci ai loro problemi. Nel mentre, i bambini mangiano ognuno una fetta di torta al cioccolato, la Klassens Tid Kuge, preparata con le loro mani. La preparazione della torta spinge i bambini a trascorrere più tempo insieme, attraverso un’attività che li impegna e diverte. L’obiettivo di queste lezioni d’empatia è quello di creare un ambiente sicuro ed accogliente nel quale i bambini si sentano a loro agio e possano esprimersi liberamente, al fine di migliorare la loro qualità di vita, in quanto le relazioni con gli altri influenzano decisivamente la possibilità di essere felici, e di renderli adulti empatici e in grado di saper gestire i problemi che incontreranno sul loro cammino. Come ha dimostrato un recente studio effettuato in Michigan su un campione di 14.000 studenti, oggi siamo tutti meno empatici, e ancor meno lo sono i giovani, tra i quali si registrano altissimi tassi di depressione giovanile dovuti, stando allo studio, alle scarse capacità relazionali delle nuove generazioni. Bambini più empatici diventeranno adulti più felici.

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Culturalmente

In Belgio a caccia di libri come di Pokémon

Aveline Gregoire, una preside belga, già insegnante di una scuola primaria, si è ispirata al recente successo dell’app per smartphone Pokémon Go per sviluppare un gioco online il cui obiettivo è catturare non Pokémon, ma libri, per incoraggiare e diffondere la lettura attraverso l’utilizzo dei social. Il gioco sta avendo un tale successo che potrebbe forse tramutarsi perfino in un’app. Come nel caso del celebre gioco Pokémon Go, diventato famosissimo grazie al web, anche questa particolarissima versione belga del gioco deve la sua popolarità alla rete, e in particolar modo a Facebook, dove conta oltre 40.000 adesioni. Scopriamo insieme come andare a caccia di libri come di Pokémon. A caccia di libri come di Pokémon: gotta read them all L’idea alla base del gioco online nasce da un problema abbastanza comune tra i lettori, ovvero la perenne mancanza di spazio disponibile ove riporre i nostri libri. Aveline Gregoire stava infatti riordinando la sua biblioteca personale quando si è resa conto di non aver spazio a sufficienza e, avendo giocato più volte a Pokèmon Go con i suoi figli, ha avuto un’illuminazione. Pokémon Go sfrutta la recente tecnologia della realtà aumentata, attraverso il GPS e la fotocamera di uno smartphone, per individuare e catturare mostriciattoli virtuali tra le strade delle nostre città. Il gioco belga nasce invece dal gruppo Facebook “Chasseurs de livres“, cacciatori di libri, i cui membri si scambiano indizi e informazioni circa i luoghi dove hanno nascosto un libro nella città di Bruxelles o nei dintorni, scatenando una vera e propria caccia di libri come di Pokémon. Chi trova un libro, può leggerlo e rimetterlo in circolazione una volta terminato, o scegliere di nasconderne un altro a piacere o finanche più d’uno. Si tratta  dunque di una sorta di book-sharing interattivo, che inserisce i partecipanti in una rete virtuale, e che si sta diffondendo anche in altri paesi. Il gioco belga appare divertente come una caccia al tesoro e permette ai suoi membri di scambiarsi libri in modo gratuito e di commentare con gli altri membri del gruppo i tesori scovati tra le strade della città, accuratamente avvolti in pellicole di plastica o conservati in contenitori, per proteggerli dalla pioggia e dall’inquinamento, libri il cui genere può spaziare dalla favola per bambini al thriller. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Gotta read them all.

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Libri

Il ladro di nebbia di Lavinia Petti: tra realtà e fantasia

Lavinia Petti, classe 1988, è una giovane e talentuosa autrice napoletana che col suo primo romanzo, Il ladro di nebbia, edito Longanesi (2015), ha scalato le classifiche e conquistato i lettori per la forza e la grande potenza immaginativa, una narrazione che ricorda i più riusciti romanzi dello spagnolo Carlos Ruiz Zafón senza tuttavia perdere in originalità e creatività. Elementi del fantasy e del giallo si mescolano in questa narrazione fluida, scorrevole e ricca di avvenimenti, che si susseguono nell’arco di pochi minuti oppure nell’arco di una vita intera, perché in questo romanzo il tempo non è che una questione relativa. Così come lo sono la verità e il labile confine tra realtà e immaginazione, tra vita e storia. Chi è il ladro di nebbia? Antonio Maria Fonte è uno scrittore napoletano. Vive in una scalcagnata palazzina dei Quartieri Spagnoli con la sua gatta Calliope, cui dedica tutti i suoi fortunatissimi romanzi, per i quali si è conquistato fama e ricchezza. Ma per il burbero e sociopatico scrittore fama e ricchezza non sono che parole vuote, che hanno poco a che fare col suo mondo fatto di storie, di fantasie. Egli vive fuori dal mondo, e con esso non vuole contatti. La realtà appare piatta e decisamente meno poetica ed interessante. Il meglio di Antonio Maria Fonte risiede nelle sue storie. Tra le lettere dei suoi ammiratori, che egli è solito buttare senza neppure aprire, ne capita però una che lo scrittore non riuscirà ad ignorare: la lettera è datata quindici anni prima e a scriverla è stata lui stesso, ad una donna che tuttavia egli non ricorda di aver mai conosciuto, così come non ricorda alcuno degli avvenimenti a cui la lettera fa riferimento. La lettera accenna ad un ricordo smarrito, ad un assassinio, ad una terra che si chiama Tirnaìl e che conserva tutto ciò che perdiamo: persone, oggetti, ricordi, storie, speranze, sogni dimenticati. Accenna a ricordi che Antonio Maria Fonte ha ormai perduto, a un travolgente amore di una notte che ha dimenticato, perfino ad un uomo che ha forse ucciso. L’inaspettato e causale incontro, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, con il misterioso Collezionista di Cose Perdute, lo sprona a far luce sulla lettera e sugli avvenimenti a cui essa allude e sui ricordi che, a dire del Collezionista, Antonio Maria Fonte ha deliberatamente scelto di perdere. Cosa ha spinto lo scrittore alla scelta di cancellare ogni ricordo del suo passato, ogni avvenimento, ogni incontro, come se nulla fosse mai esistito? Sarà la misteriosa ed enigmatica terra di Tirnaìl, indomita e quasi dotata di volontà propria, a dare allo scrittore le risposte che cerca.  Ci addentreremo così in una sorta di perverso “Paese delle Meraviglie” in cui tutto è l’esatto contrario di ciò che sembra, un mondo difficile ed insidioso, fortemente allegorico, che non è che una metafora del mondo reale, o presunto tale, fatto di sogni dimenticati, speranze, piaceri effimeri, illusioni. Tirnaìl stessa potrebbe esserlo: si tratta di un viaggio reale, di avventure reali ed incontri reali, o […]

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Musica

Enzo Avitabile porta Acoustic World al Teatro Cilea

Acoustic World: un viaggio nella Wold Music con Enzo Avitabile Il maestro Enzo Avitabile è al Teatro Cilea di Napoli con Acoustic World dal 14 al 17 marzo, un concerto che ripropone in chiave acustica (formazione in trio, con Gianluigi Di Fenza alla chitarra, il fratello Carlo Avitabile alle percussioni e con la collaborazione di Emilio Ausiello al tamburo) parte del suo vasto repertorio, proponendo brani tratti dai suoi lavori dal 2003 ad oggi, attingendo dagli album “Salvammo o’ Munno“, “Sacro Sud“, “Festa farina e forca“, “Napoletana” e “Black Tarantella“. In una serata d’incantevole poesia, Enzo Avitabile (voce, arpina, fiati e tamburo) guida il suo pubblico in un lungo percorso fatto di tradizione ed innovazione attraverso la World Music, della quale Enzo Avitabile, abilissimo sperimentatore e contaminatore di generi, è probabilmente il più grande interprete italiano, mescolando tendenze jazz, tradizione napoletana, blues e soul in una carriera lunga un trentennio e costellata di successi, che ha visto collaborazioni con i più grandi artisti della musica nera, come James Brown, Tina Turner, Randy Crawford e Afrika Bambaataa. Enzo Avitabile, esibendosi su un palco disadorno e adorno solo della bellezza della musica, diverte e coinvolge il pubblico con grandi classici ormai iconici come Soul Express e Napoli Nord (Megl’ na tammurriat’ ca na guerr’), ma con uno sguardo sempre al sociale e agli ultimi della terra, dei quali Enzo Avitabile è stato definito il poeta, con brani di grande impatto emotivo ed impegno come Tutt’egual song e criatur’, dedicata a tutti i bambini che vivono e soffrono situazioni di degrado e disagio, A nomm’ e’ Dio, che ci racconta le innumerevoli vittime cadute in nome di Dio, Man e man, una bellissima richiesta di solidarietà e fratellanza, e Attraverso l’acqua, un brano mai come oggi di grande attualità, scritto con Francesco De Gregori, che racconta la tragedia delle migrazioni, Don Salvatò, poesia in musica che vincitrice del Premio Luigi Tempo e definita “a metà tra preghiera laica e canto randagio“. Trovano spazio, come componente fondamentale della nostra cultura, il canto devozionale, con Faccia gialla, che racconta del Santo Patrono della città di Napoli, San Gennaro, il cui sangue “nun è acqua” e rinnova ogni anno il miracolo e, con esso, la speranza del suo popolo. In chiusura, un doveroso omaggio a Pino Daniele, con Terra Mia, e a Sergio Bruni, grande interprete della canzone classica napoletana, con Carmela. Enzo Avitabile canta il sud, non come ubicazione geografica ma come stato dell’anima, condizione umana: cantore del sud d’Italia e delle periferie, nato e cresciuto nel difficile quartiere di Scampia, ma anche cantore del sud del mondo, delle sofferenze ma anche delle speranze umane che non hanno colore: una musica che, veicolo da sempre di messaggi e tradizioni, si apre al prossimo, attraverso la contaminazione di stili e generi e, perché no, finanche attraverso il plurilinguismo, con un sentimento di solidarietà e fratellanza, nella comune ricerca della pace. – Foto tratta da: Avvenire

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