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Eroica Fenice

Libri

Il silenzio di Laura, di Paula Fox: un nuovo successo Fazi Editore (recensione)

Tra le recenti uscite Fazi Editore consigliamo la lettura de “Il silenzio di Laura“, dell’autrice statunitense Paula Fox, ripubblicato dalla casa editrice dopo una prima edizione italiana del 2004. Un libro tanto breve quanto crudo ed incisivo, caratterizzato da dialoghi secchi e frasi spezzate, una straordinaria attenzione per i mille dettagli e le più intime riflessioni dei personaggi che incontreremo in queste pagine. Personaggi che ci raccontano che, talvolta, la famiglia può essere il peggiore degli incubi, la gabbia da cui fuggire ma da cui non sempre si ha la forza di scappare. Il silenzio di Laura di Paula Fox: la lucida analisi di una famiglia disfunzionale Il romanzo si apre in medias res: Laura Maldonada e suo marito Desmond Clapper, si accingono a preparare un party d’addio in una stanza d’albergo di New York nel giorno della vigilia della loro partenza per un lungo viaggio in Africa. Invitati, la figlia di Laura, Clara, l’eccentrico fratello omosessuale della donna, Carlos, e il malinconico editor Peter, amico di famiglia della coppia. Le apparenze rimandano ad una normale cena di famiglia, ma nulla è come dovrebbe essere: l’impressione è quella di assistere all’imbarazzante e freddo primo incontro tra estranei, impressione che si fa certezza quando Paula Fox, attraverso un sapiente uso del discorso indiretto libero, immette il lettore nelle riflessioni dell’uno e dell’altro personaggio, sorvolandoli tutti e senza rivelare mai troppo di ognuno: i membri di questa bizzarra e disfunzionale famiglia non s’incontrano, infatti, da anni. Non mostrano alcuna confidenza, alcuna empatia. Sembrano galleggiare nell’aria frasi sospese, mezze parole che rimandano ad un vissuto comune, lontano. Grande assente alla riunione di famiglia, ma non per questo meno presente dei personaggi sulla scena, Alma, l’anziana madre cubana di Laura e nonna di Clara. Minimo comun denominatore di questi personaggi è senz’altro Laura, che Paula Fox tratteggia come una donna singolare e piena di contrasti, fredda ed egoista, appassionata ed irascibile, un mostro dalla quale nessuno, ineluttabilmente, riesce a sottrarsi: il “silenzio” evocato nel titolo è il silenzio di chi non riesce più a comunicare davvero neppure a sé stesso, come dà mostra di fare la donna, che trattiene chiuse dentro di sé per tutta la serata le emozioni -qualsiasi esse siano- suscitate dalla telefonata che riceve in apertura del romanzo. Il microcosmo della stanza d’albergo, del quale l’autrice ci fa avvertire finanche la sensazione di claustrofobia provata dai personaggi, si fa metafora dell’isolamento: ognuno ripiegato su sé stesso, senza lasciare alcun margine di apertura verso l’altro. Ognuno sembra insofferente alla presenza dell’altro e non sembra desiderare altro che fuggire, scappare lontano, perché “le famiglie si stringono fra di loro in una morsa di ferro che definisce. In qualche modo, bisogna rompere la morsa.” Lontano da Laura, che li tiene legati ed avvinti con la sua forza, lontani da un’assenza fin troppo presente, quella di Alma, lontano probabilmente da sé stessi, il “luogo” da cui più di tutto questi personaggi desiderano fuggire, ricreando illusorie identità da dare in pasto ai familiari, per riempire chiacchiere e silenzi […]

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Culturalmente

Poesie d’amore famose, le 7 più belle della letteratura italiana

Poesie d’amore famose, le migliori 7 di poeti italiani. Fin dai tempi più antichi, l’amore ha ispirato, più di ogni altro sentimento, ogni espressione artistica: musica, pittura ma soprattutto letteratura e poesia. Sono innumerevoli, nella tradizione letteraria non soltanto italiana ma europea, le poesie sull’amore, e le più belle sono forse proprio le poesie d’amore italiane: dai trovatori provenzali ai rimatori siciliani e poi toscani dello Stilnovo, fino alla Vita Nuova di Dante, dalle rime d’amore del Petrarca – così spesso richiamate, nello stile, nelle poesie d’amore italiane e finanche nelle altre letterature europee fino alla prima età moderna- fino a quelle del Leopardi, per arrivare ai più moderni Montale ed Ada Merini, il sentimento amoroso ha ispirato generazioni e generazioni di poeti e ci ha regalato alcune tra le poesie più belle di ogni tempo. Scopriamo insieme 7 tra le le più belle poesie d’amore. Le più belle poesie d’amore di poeti famosi: 7 meravigliose dichiarazioni d’amore La nostra carrellata di poesie d’amore di poeti famosi non può che cominciare con Cavalcanti e Dante. Voi che per li occhi mi passaste ‘l core, Guido Cavalcanti Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore, che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfatto 10da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro dal fianco. Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ’l cor nel lato manco. La poesia non ha sempre cantato gli effetti positivi di Amore – qui personificato – sull’amante: i dardi infuocati che colpiscono l’io lirico nella poesia del Cavalcanti, con un’immagine topica nella letteratura stilnovista ma non soltanto, che vede negli occhi dell’amata la sua più crudele arma ma anche la sua più efficace arma di seduzione, lasciano il povero amante trafitto e sofferente, senza possibilità di salvezza. Salvezza che potrebbe arrivare soltanto dall’amore della donna amata, invece impietosa ed insensibile alle lusinghe di Cupido. Tanto gentile e tanto onesta pare, di Dante Alighieri Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: sospira Dante, padre della lingua e della letteratura italiana, è tra gli autori di poesia d’amore migliori di sempre. Il sonetto, tra le rime della Vita Nuova (1292 circa) in lode di Beatrice, ci descrive una donna-Angelo caratterizzata da una grazia ed un’umiltà quasi ultraterrene: […]

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Cucina e Salute

Pane e cioccolato: alcune gustose varianti

Merenda preferita di adulti e piccini, il pane e cioccolato non passa mai di moda. Ecco qualche suggerimento per gustarli al meglio! Pane e cioccolato: una merenda semplice e gustosa, che non passa mai di moda. Da sempre la merenda preferita di tutti i bambini e, diciamocelo, anche dei grandi, che di sovente cedono al piacere di gustare una fetta di pane con della crema spalmabile al cioccolato dopo una giornata stressante (o, per chi è a dieta e preferisce evitare i carboidrati, un cucchiaio di Nutella direttamente dal barattolo. Per la linea!) o, al contrario, per iniziare una giornata col ritmo giusto. Perché, come confermano gli studi (ed anche, empiricamente, il nostro umore), poche cose ci tirano su quanto il cioccolato: il cacao attiva infatti il cosiddetto “ormone della felicità”, la serotonina, che induce sensazioni di piacevole benessere pari a quelle di un soddisfacente rapporto sessuale, l’endorfina, che combatte il dolore, la feniletilamina, che il cervello produce quando ci innamoriamo. Insomma, il cioccolato è un vero e proprio elisir del buonumore. Invitiamo allora i più golosi a prendere spunto da queste fantasiose varianti del classico pane e cioccolato per rendere più gustosa la vostra pausa. Pane e cioccolato: oltre la Nutella, un mondo di idee La Nutella è senz’altro la più nota crema spalmabile a base di cioccolato e nocciola ed anche la preferita dai consumatori di tutto il mondo. Deliziosa sul pane in cassetta, sul pan brioche e finanche sul pane cafone, pane tipico napoletano, non manca mai nella dispensa dei golosi ed è la prima scelta che ci viene in mente quando si ha voglia di pane e cioccolato. La prima, ma non la sola. Infatti la Ferrero non è la sola casa ad aver prodotto creme spalmabili: ottime le spalmabili della gelateria e cioccolateria Casa Infante, come la Nocciobiancolato (cioccolato bianco e nocciola), la crema al pistacchio Pistacchiato o la Noccioinfante, tutte senza olio di palma e reperibili presso i punti vendita e ottime varianti al classico pane e cioccolato. In alternativa, tra le creme industriali è deliziosa la crema spalmabile Novi, senza olio di palma e col 45% di nocciole. Ma perché non provare a preparare personalmente la crema spalmabile al cioccolato, con questa ricetta? Ingredienti per due vasetti da 200 grammi: 250 g di cioccolato al latte 195 g di pasta di nocciole 10 g di cacao amaro in polvere 20 g di olio di semi un pizzico di sale fino un baccello di vaniglia Per preparare la vostra crema spalmabile al cioccolato, mescolate in una ciotola la pasta di nocciole, l’olio di semi, un pizzico di sale e la vaniglia, incidendo il baccello per tutta la lunghezza, fino ad amalgamare tutti gli ingredienti. Nel frattempo, fate sciogliere a bagnomaria (o nel microonde) il cioccolato, dopo esserlo fatto a pezzi con l’ausilio di un coltello. Una volta sciolto, unire il cioccolato fuso al cacao amaro e alla pasta di nocciole e mescolare bene fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea, priva di grumi (in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Klimt Experience a Napoli: l’esperienza immersiva alla Basilica del S. Spirito

Klimt Experience a Napoli: la mostra multimediale realizzata da Crossmedia Group e Time4Fun, dopo il successo conosciuto a Roma, Milano, Firenze e Shangai, con oltre 600.000 visitatori, sarà ospitata dalla Basilica del S. Spirito in via Toledo, 402, suggestiva location che conosce con questa mostra un nuovo modo di vivere l’arte, e che è stata già scelta come ospite di un’altra mostra di successo,  L’Esercito di Terracotta. Ma non chiamatela “mostra”: a chiederlo a gran voce e spiegarne le ragion è il regista, Stefano Fake Fomasi. “È sbagliato chiamarla mostra: il nome più corretto è esperienza immersiva. Non è in contrasto con le opere tradizionali, è qualcosa di diverso e di nuovo. Dovete pensare all’impatto che ebbe il cinema ai suoi esordi sugli spettatori, abituati al teatro: l’immagine è filmata e riprodotta su uno schermo, ma emoziona ugualmente.” Questo è ciò che Klimt Experience a Napoli si propone di fare: offrire un nuovo modo di guardare l’arte, una nuova prospettiva. Un nuovo modo di divulgare la bellezza, che sfrutta tutte le nuove potenzialità offerte dall’era della tecnica, inserendo lo spettatore all’interno dello spettacolo, in un affascinante gioco di luci e musiche, in grado di attrarre soprattutto il pubblico più giovane e di dare a questo occasione di venire in contatto con le opere di uno dei pittori più amati e conosciuti. Un modo diverso, non migliore o peggiore, solo diverso, che non rinneghi la bellezza delle opere ma che anzi, faccia venire al pubblico voglia di imbarcarsi sul primo aereo per Vienna e vederle dal vivo. “È un vero show: è come realizzare uno spettacolo teatrale ma mettendo gli spettatori sul palcoscenico, al centro dello spettacolo” aggiunge il regista. Klimt Experience a Napoli: “Se volete sapere tutto di me, dovete guardare i miei quadri attentamente. Non c’è niente oltre questo.” Klimt Experience si propone di raccontare il pittore viennese attraverso le suggestioni delle sue opere, com’è lui stesso a chiederci: conoscere l’arte per conoscere, attraverso di essa, l’artista, che è tra quelli che meglio hanno rappresentato il delicato passaggio tra Ottocento e Novecento. Ritroviamo così le opere più celebri, come il Bacio, l’Albero della Vita e Giuditta I, accanto a quelle meno note: è un trionfo di ori e colori accesi dove spicca su tutte la figura femminile, simbolo della potenza dell’eros. La sala immersiva, dov’è possibile ammirare in piedi, seduti sui pouf o finanche sdraiati sui tappeti le opere proiettate sulle pareti e sui soffitti della Basilica, è paragonata dal regista alla “Woodstock dell’arte“: “Scegliendo il proprio punto di vista, ognuno potrà godere di un’esperienza immersiva collettiva, accompagnata dalla musica di Beethoven e dei più grandi artisti del tempo, in grado di riportarvi nella Vienna di Klimt.” La sala più immersiva e “selfie friendly“, come viene definita con ironia, è la sala degli specchi, dove le pareti, il soffitto ed il pavimento proiettano in sequenza le opere più caratteristiche, fasci di luce e colori. Il visore Samsung Gear VR promette, invece, un ingresso più che realistico ed immersione virtuale totale all’interno delle […]

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Cinema e Serie tv

Gli Incredibili 2: il ritorno di Mr Incredible e della sua “normale” famiglia di supereroi (Recensione)

Mr Incredibile e la sua stupefacente famiglia sono tornati sul grande schermo. Questa è la nostra recensione di Gli Incredibili 2. A 14 anni dall’uscita de Gli Incredibili, il film d’animazione prodotto dalla Pixar e diretto da Brad Bird, esce nelle sale il sequel tanto atteso da grandi – gli ex piccini del 2004 – e piccini, Gli Incredibili 2. Ritornano sul grande schermo le avventure della coppia di coniugi Bob ed Helen Parr, esattamente al punto in cui li si lascia nella conclusione del primo film: dismessi i panni di supereroi al servizio dei cittadini e le identità parallele di Mr Incredible e Elastigirl, i due conducono una “normale” ed ordinaria in un contesto di vita borghese, insieme ai tre figli Violetta, Flash e Jack-Jack, che, esattamente come i loro genitori, sono costretti a celare i propri superpoteri ed integrarsi in società da un esplicito divieto del governo, preoccupato dagli ingenti danni che le azioni eroiche ed i loro superpoteri causano ad edifici infrastrutture. Tuttavia, esattamente come accade nel primo film, anche in questo secondo capitolo qualcuno promette ai due coniugi, intenzionati a non rinunciare alla propria identità per uniformarsi a ciò che la società chiede loro di essere, l’occasione per ritornare i supereroi amati e rispettati che sono stati in gioventù, occasione fin troppo ghiotta per i due ex supereroi in pensione, padre e madre di famiglia rimasti senza una casa e senza un lavoro, ancor prima che supereroi. Dimenticate gli Avengers: tra divertimento, azione e riflessione Gli Incredibili 2 porta sullo schermo una famiglia davvero straordinaria, e non soltanto per i superpoteri A proporre a Bob ed Helen una soluzione ai loro problemi è Winston Deavor, ammiratore delle loro gesta e vero fanatico di supereroi, proprietario, insieme alla sorella, dell’azienda di telecomunicazioni DevTech, convinto che, nell’era in cui tutto diventa reale solo quando viene condiviso e proiettato su uno schermo, il solo modo per convincere l’opinione pubblica della necessità dei supereroi sia coinvolgere il pubblico, mediante riprese in diretta, nelle loro imprese. Testimonial designata di quest’impresa è Helen, spinta così a indossare nuovamente i panni di Elastigirl, che, come suggerisce il nome, ha il superpotere di poter plasmare, allungare ed attorcigliare il proprio corpo a suo piacimento, come se fosse fatto di gomma elastica. La donna, ormai rassegnata, a differenza del marito, a condurre la vita di un’ordinaria casalinga, accetta la proposta affinché i suoi figli, dotati di superpoteri così come i genitori, possano vivere in una società più giusta, nella quale non doversi nascondere e vergognare di ciò che sono. Accetta così di separarsi da loro per tornare ad essere un’eroina full time come un male necessario, lasciando la gestione totale della casa e della vita familiare al marito Bob, che si barcamena con difficoltà tra le prime pene d’amore di Violetta, i compiti di Flash e l’esplosione, inaspettata e precoce, dei superpoteri nel piccolo Jack-Jack, scoprendo che al confronto, tutto sommato, non era poi così difficile salvare il mondo. Gli Incredibili 2 è un film d’animazione ben […]

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Food

Dove mangiare a Napoli spendendo poco: 5 invitanti proposte

Sei appena arrivato e non sai dove mangiare a Napoli e spendere poco? Scoprilo con noi! Tra pizzerie e tipiche trattorie, ecco le nostre 5 invitanti ed economiche proposte. Napoli è famosa nel mondo per la sua antichissima tradizione culinaria e presenta in ogni strada e vico della città, specialmente nel centro storico, numerosi localini adatti a tutte le tasche che offrono piatti tradizionali a prezzi ragionevoli: dal raffinato ristorante di pesce allo street food, del quale è regina la pizza a portafoglio, la cucina napoletana non può che soddisfare ogni palato ed ogni esigenza; è quasi impossibile trovare un locale dove non si mangi più che bene. Ma quali sono i migliori ristoranti economici a Napoli? Abbiamo selezionato per voi cinque tra i migliori ristoranti economici della città, di altissima qualità ma con un costo medio al di sotto dei 20 € a persona, dove appagare a pieno il gusto senza far soffrire il portafogli. Dove mangiare a Napoli e spendere poco (meno di 20 euro) Da Nennella, vico Lungo Teatro Nuovo, 103/104/105 Non potevamo che cominciare la nostra lista dei ristoranti dove mangiare a Napoli spendendo poco se non con Da Nennella. Sita nei Quartieri Spagnoli, questa trattoria è una istituzione della cucina napoletana fin dal dopoguerra e abituale ritrovo non soltanto degli affezionati avventori, ma anche dei turisti, attirati dalla fama del locale, noto non soltanto per la sua superlativa pasta e patate con la provola, ma anche per la divertente e folkloristica accoglienza dei gestori del locale, che sono soliti scherzare con i clienti fino ad insultarli. Con appena 15 € a persona, gusterete un pranzo completo di antipasto, con soli 12 € lo stesso pranzo, eccetto l’antipasto. Il menù varia ogni giorno a seconda della fantasia e della disponibilità dello chef. Caldamente consigliata la prenotazione, il locale è sempre molto affollato. Il luogo adatto se siete persone che sanno stare allo scherzo ed amano la buona cucina. Astenersi permalosi! Tandem Ragù, via Paladino, 51 Tandem Ragù è senz’altro il locale preferito degli studenti universitari: situato infatti in zona universitaria, nei pressi delle sedi del centro storico della Federico II e dell’Orientale, il locale è ogni giorno preso d’assalto da decine di studenti. Dicasi lo stesso della sede di Tandem situata a via Mezzocannone. La specialità è il ragù napoletano, preparato secondo la tradizione delle nostre nonne. Le porzioni sono molto abbondanti, oltre che gustose, ed in media si spendono 6 € per un piatto di pasta al ragù e 12 € per un primo e secondo accompagnato da vino rosso e caffè. Antica Pizza Fritta di zia Esterina Sorbillo, piazza Trieste e Trento, 53 Napoli è indubbiamente la patria dello street food. Lo vedete quel localino sempre affollato nei prezzi di piazza del Plebiscito? Entrate, non lasciatevi scoraggiare dalla fila: qui potrete gustare per 3 € o poco più la migliore pizza fritta della vostra vita, servita con la classica ricetta tradizionale napoletana. Sorbillo, come sempre, si rivela garanzia di qualità. Antica Pizzeria Da Michele, via Cesare Sersale, […]

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Food

Pizzerie d’Italia 2019, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Giovedì 20 settembre è stata presentata al Palazzo Caracciolo di Napoli la guida “Pizzerie d’Italia 2019”, le migliori pizzerie del paese secondo il Gambero Rosso, nelle parole del direttore generale Luigi Salerno “sinonimo di qualità e di diffusione della cultura dell’arte della pizza nel mondo“, ben conscio della portata ormai globale di un cibo come la pizza, ma anche della responsabilità dell’Italia, ed in particolar modo della città di Napoli che alla pizza ha dato i natali, di testimoniare una tradizione millenaria e, al contempo, aprirsi all’innovazione, come hanno dato prova di saper fare i pizzaioli in gara, realizzando con i prodotti della tradizione culinaria italiana prodotti gourmet originali e saporiti. Pizzerie d’Italia 2019: il podio La competizione ha visto contendersi il podio pizzaioli di tutte le età e di tutte le regioni d’Italia, che, per l’accesso alla guida Pizzerie d’Italia 2019, sono stati giudicati sulla base di tre voci fondamentali: la qualità della pizza (impasto, lievitazione ed ingredienti utilizzati), il servizio (che include non soltanto il menù culinario ma anche la carta dei vini) e l’ambiente. Non mancano new entries nella guida Pizzerie d’Italia 2019: il mestiere è infatti in espansione e le nuove leve, più volte premiate nella guida, fanno certamente onore a quella che sta diventando una mansione di prim’ordine e di gran prestigio nella ristorazione, al pari del lavoro dello chef. Sul podio, insigniti con il prestigioso riconoscimento Tre Spicchi, con un punteggio di 96/100, ci sono a pari merito Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo, CE) e Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio, VR), cui seguono Enzo Coccia (La Notizia, Napoli) e Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo, VR), entrambi con punteggio 94/100. Vince il primo posto riservato alla pizza in teglia, con un punteggio di 95/100, Gabriele Bonci (Bonci Pizzarium, Roma). Inoltre, nelle categorie dei Premi Speciali, il Gambero rosso ha premiato Gennaro Battiloro, allievo di Franco Pepe (Battil’oro, Querceta, LU), che ha presentato una pizza con baccalà islandese mantecato, riduzione di pomodoro verde alla vaniglia e chips di mela annurca, e Francesco e Salvatore Salvo (Salvo, San Giorgio a Cremano, NA) come “maestri d’impasto”, come “pizzaioli emergenti” i giovanissimi Luca Mastracci (Pupillo a Priverno, LT), che ha presentato una pizza con fiordilatte pontino, cicorietta selvatica, ragù di carni bufaline, ricotta salata di bufala e olio extravergine d’oliva, e Valentino Tafuri (3Voglie in Centro, Battipaglia), come “pizze dell’anno” Alberto Morello (Gigi Pipa, Este, PD), Gianluigi Di Vincenzo (Giangi’s Pizza, Arielli, CH), Guglielmo Vuolo (Verona), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati, Roma) con la sua pizza dolce al gusto di fior di fragola e croccante, mentre per la “migliore carta delle bevande” sono stati premiati Stefano Bonamici e Ciro Oliva. Non sono mancati i pluripiemiati nomi della tradizione classica napoletana come Gino Sorbillo, Enzo e Cristiano Piccirillo della Masardona, Antonio Starita, che hanno esportato la tradizione napoletana anche nel resto d’Italia (molto rinomate le pizzerie Sorbillo e Starita, rispettivamente, a Milano e Torino); le distanze si accorciano così nei confini nazionali, permettendo di gustare la vera […]

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Cinema e Serie tv

The Good Doctor: successo la prima stagione, al via la seconda

Nulla di interessante da guardare stasera? Vi consigliamo caldamente d’iniziare questa nuova serie! The Good Doctor è un nuovo medical drama statunitense, di 18 episodi, targato ABC e ideato da David Shore (su riadattamento di una serie tv coreana), famoso per aver dato vita ad una delle più note ed apprezzate serie tv di argomento medico, Dottor House, trasmesso nella prima serata del martedì di Rai 1 dalla fine di luglio alla metà di settembre. Nonostante il periodo scelto per la trasmissione tv non sia stato dei più favorevoli, The Good Doctor, complice la straordinaria interpretazione di Freddie Highmore nel ruolo del protagonista, ha letteralmente conquistato il pubblico e ha collezionato oltre 4 milioni di spettatori, che ora chiedono a gran voce una data per la trasmissione della seconda stagione, che prenderà il via negli Stati Uniti il 30 settembre. La serie tv, realizzata nel 2017 ma approdata in Italia soltanto un anno dopo, segue le vicende di Shaun Murphy (Freddie Highmore, l’attore protagonista de La fabbrica di cioccolato), un ragazzo autistico, con la Sindrome del Savant, specializzando in chirurgia nel San José Sn. Bonaventure Hospital, nella Carolina del Nord. The Good Doctor: un genio silenzioso Un genio silenzioso è il titolo della prima delle 18 puntate della prima stagione, trasmessa in questo momento su Rai 1, definizione che si adatta a pieno a Shaun Murphy: il giovane, laureatosi a pieni voti in medicina e chirurgia, si trasferisce, dalla cittadina del Wyoming dov’è nato, nella Carolina del Nord per inseguire il suo sogno, sotto la guida dell’anziano mentore, il dottor Glassman (Richard Schiff), con il quale il ragazzo ha un rapporto tanto profondo da essere simile a quello di un figlio col padre. Nulla d’insolito fin qui, se si trattasse di un ragazzo neurotipico: ma Shaun è un giovane autistico, con serie difficoltà nell’interazione sociale, una spiccata e talvolta ossessiva attenzione per i dettagli, un’indole timida e riflessiva ed intuizioni geniali, tali da permettergli di arrivare prontamente alla soluzione dei problemi che gli si pongono, anche più rapidamente rispetto ai colleghi neurotipici (Antonia Thomas e Chuku Modu nel ruolo, rispettivamente, degli specializzandi Claire Brown e Jared Kalu, e Nicholas Gonzalez nel ruolo del dr. Melendez), dai quali è accolto in ospedale con un misto di curiosità e timore legato alla sua condizione, condizione che lo porta ad essere molto diverso dai suoi colleghi e ad incontrare numerose difficoltà nell’interazione con questi e con i pazienti. Ma quello che di Shaun, più di ogni altra cosa, viene messo in luce, è la genialità, la rapidità nel ragionamento e nella risoluzione dei casi che lo porta a primeggiare in reparto, tanto quanto la timidezza e l’atteggiamento goffo ed impacciato lo portano invece a chiudersi in sé e sfuggire ai contesti sociali, scegliendo invece come proprio nido e rifugio sicuro il dipartimento di chirurgia del Sn. Bonaventura. E tuttavia, la storia di Shaun è quella di un giovane che, con fatica e timore, sceglie di farsi strada in un mondo del quale talvolta stenta a capire […]

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Napoli e Dintorni

Piedigrottissima di Ciro Giorgio: terza edizione del Festival del Sud al Maschio Angioino

Serata di musica tradizionale napoletana e balli folkloristici il 27 agosto sotto le stelle, nel cortile del Maschio Angioino di Napoli, con lo spettacolo musicale “Piedigrottissima”, per la terza edizione del Festival del Sud, Orgoglio Meridionale, organizzata dal Centro Teatro Studi, con l’organizzazione e la regia del noto cabarettista, cantante e uomo di spettacolo Ciro Giorgio, già direttore artistico di altre manifestazioni di successo tenute in altri siti storici di Napoli. Una serata, questa, volta a riportare in auge e far rivivere le suggestioni e l’atmosfera senza tempo del Festival di Napoli, che fece grande la musica tradizionale napoletana in Italia e nel mondo, con una delle tipologie più note nella tradizione del folklore partenopeo, la Piedigrotta. A raccontarci le origini di questo spettacolo è il maestro Claudio Esposito, che dirige l’orchestra dei Professionisti (Claudio Esposito, Gianni Sepe, Mario Todaro, Enzo Desiato e Luciano Esposito). «Oggi, se si pensa alla Piedigrotta, si pensa alla festa di balli e canti tradizionali che tutti conosciamo, quella che fu, in passato, festa nazionale del Regno delle Due Sicilie. Ma la Piedigrotta ha in realtà origini molto più antiche, che si fanno risalire al mondo greco, che ha dato origine alla città di Napoli, e al culto di Dionisio.» In onore della divinità, il cui corrispettivo romano è Bacco, erano infatti indette in autunno delle celebrazioni volte a festeggiare la vendemmia, e la tarantella, inventata più tardi e riproposta non soltanto nella tipologia di spettacolo che oggi chiamiamo Piedigrotta, ma in ogni altra manifestazione del folklore partenopeo, ricorda e ripete i passi di danza di queste celebrazioni. Piedigrottissima di Ciro Giorgio riporta in città la magia del Festival di Napoli Simbolo della canzone partenopea nella seconda metà del Novecento, il Festival di Napoli nasce nel ’52 e s’interrompe nel 2004: è la conclusione dell’epoca d’oro della musica tradizionale napoletana, quella apprezzata e conosciuta in tutto il mondo, quella eterna, che racconta il nostro popolo oggi come ieri. È a questa tradizione che si rifà il grande spettacolo di musica e danze folkloristiche portato in scena da Ciro Giorgio, che vanta la presenza di numerosi artisti che hanno partecipato allo stesso Festival di Napoli, alternando brani commuoventi e toccanti, magistralmente interpretati, a ballate leggere, melodiose ed ironiche, in uno spettacolo volto a rappresentare le due facce della dolce-amara Napoli ed ad esprimere le mille sfumature della napoletanità. Ad introdurre il pubblico nell’atmosfera della serata, con balli e canti tradizionali, è Carmen Percontra e il gruppo dei Ritmi del Sud, ma ad aprire la serata canora è la cantante Giusy Ciano, con un grande ritorno, lontana dalla scena per alcuni anni che con la forza espressiva e presenza scenica che la contraddistingue, propone pezzi di Libero Bovio e Salvatore Di Giacomo; seguita da Angelo dei Visconti, noto cantante di successo degli anni ’60, che col suo entusiasmo trascina il pubblico a cantare e ballare sulle note di Napule ca se ne va. La toccante esibizione della giovanissima Giusy Tuccillo nel grande classico Indifferentemente, Antonio Di Castaldo, spesso presente nelle […]

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Cinema e Serie tv

Film tratti da libri: i 10 più belli di sempre

Il legame tra letteratura e cinema è profondo e trova una giustificazione radicata nell’animo umano, che da sempre ha la capacità di creare e ricreare nella propria mente, attraverso la fantasia, la memoria ed il racconto, non soltanto immagini di situazioni realistiche o possibili, ma anche di situazioni fantastiche ed irrealistiche, dando libero sfogo all’immaginazione, oppure lasciare che le immagini sorgano dalla parola scritta: è quello che fanno i registi che cercano di riportare sul grande schermo, secondo la propria immaginazione e sensibilità, le parole su carta dei libri più belli e di successo, in maniera più o meno fedele al testo letterario, a seconda dei casi. Se c’è un gruppo di lettori che affermerà sempre e comunque, a prescindere dal film in questione, che il libro è senz’altro “migliore”, spesso perché in realtà semplicemente il film non corrisponde all’immagine mentale che il lettore si era costruito da sé del libro al punto da vivere come un “tradimento” personale il tentativo altrui di creare un’immagine che, una volta giunta sullo schermo, diventa quella “canonica”, una schiera nutrita di lettori conta invece i giorni che li separano dall’uscita nelle sale cinematografiche del film tratto dal proprio libro preferito. Ecco dunque una rassegna dei 10 film tratti da libri più belli ed appassionanti, quelli che, a prescindere dall’aver letto il libro o meno, vale la pena guardare, e che forse potrebbero convincere anche i meno avvezzi alla lettura ad immergersi in un buon libro. Una rassegna (in ordine sparso) dei più appassionanti 10 film tratti da libri: da successi letterari a successi cinematografici Saga di Harry Potter (J. K. Rowling) Durante tutto il primo decennio del 2000 gli otto film tratti da libri della saga di Harry Potter, maghetto più famoso di tutti i tempi, hanno trascinato al cinema (e, in conseguenza, in libreria) ben più d’una generazione di bambini ed adolescenti: come resistere al fascino dell’eterna lotta fra bene e male, in chiave fantasy? Si tratta infatti della saga cinematografica col maggior numero di incassi. Quattro sono i registi che hanno lavorato ai film della saga: Chris Columbus ai primi due (senz’altro i più fedeli ai romanzi della Rowling), Alfonso Cuaròn al terzo, Mike Newell al quarto e David Yates dal quinto all’ottavo, tre i giovanissimi protagonisti che devono la loro fama al ruolo interpretato nella saga di Harry Potter: Daniel Radcliffe nel ruolo di Harry Potter e Rupert Grint e Emma Watson nei ruoli dei suoi amici, rispettivamente Ron Weasley e Hermione Granger. The Help (K. Stockett) Il film, uscito nel 2012 con la regia di Tate Taylor, è ambientato nel Mississipi degli anni ’60 e racconta le vicende della giovane aspirante scrittrice Skeeter (Emma Stone), interessata a documentare, con l’aiuto di alcune domestiche di colore, la dura vita delle nere nel suo paese, segnata dal pregiudizio, dal sopruso e dalla tirannia operata dalle signore bianche ai danni delle domestiche di colore. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, come il premio Oscar a Octavia Spencer, nel ruolo della domestica Minny […]

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Attualità

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Il reddito di cittadinanza, l’aiuto economico che verrà destinato dal governo a 9 milioni di famiglie italiane in stato di indigenza, prive di reddito o con un reddito troppo basso, è stato al centro del dibattito politico e della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle che alle scorse elezioni del 4 marzo 2018, col 32% dei voti, è divenuto la prima forza politica del paese (e c’è chi addebita proprio alla promessa del reddito di cittadinanza la vittoria del Movimento 5 Stelle, che ha conquistato una schiacciante maggioranza proprio nelle regioni del centro-sud maggiormente colpite dalla piaga della disoccupazione), stringendo un patto di governo con la Lega, capitanata da Matteo Salvini, il partito che, all’interno della coalizione di centro-destra, ha totalizzato il maggior numero di voti (17%). Ben oltre la campagna elettorale, il leader politico del Movimento 5 Stelle e attuale Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nonché vicepremier, Luigi Di Maio, definendo il reddito di cittadinanza una necessaria misura di contrasto della povertà, lo ha inserito con priorità tra gli obiettivi del contratto di governo, sottoscritto dai leader delle due forze politiche al governo, e potrebbe forse vedere la luce già nel 2019, contro le previsioni di chi credeva che l’argomento, per mancanza di fondi, non potesse entrare davvero nel dibattito politico e restasse dunque legato alla campagna elettorale e agli slogan di piazza. Ma vediamo subito di cosa si tratta, a chi spetterà e come funziona il reddito di cittadinanza. Reddito di cittadinanza: chi potrà richiederlo e secondo quali criteri? Il reddito di cittadinanza è una misura economica che cercherà da un lato di sostenere economicamente i nuclei familiari più fragili e vessati dalla povertà, dall’altro di ridare dignità al lavoro e favorire la formazione professionale attraverso corsi professionalizzanti, per combattere l’emarginazione e l’esclusione dei disoccupati e favorirne l’inclusione nel mondo del lavoro. Ma chi potrà beneficiarne? Secondo i dati ISTAT, si può parlare di povertà in Italia al di sotto dei 780€ al mese di reddito. Tale cifra varia, naturalmente, al variare del numero dei componenti del nucleo familiare e, all’aumentare del numero dei componenti del nucleo familiare -in particolar modo nel caso in cui ci siano minori a carico-, aumenta la cifra sotto la quale si possa parlare di povertà. Il reddito di cittadinanza prevede dunque l’erogazione di un contributo economico tale che ogni famiglia possa raggiungere questa cifra. Potrà richiederlo qualsiasi maggiorenne, che sia disoccupato o inoccupato, con un reddito mensile inferiore ai 780€, e ciò vale, naturalmente, anche per i pensionati con la minima pensione prevista, per i quali si parlerà dunque di “pensione di cittadinanza”. Ancora, il reddito di cittadinanza verrà in aiuto di quei lavoratori, part-time o full-time, che siano sottopagati, erogando loro la somma sufficiente a raggiungere la cifra di 780€ mensili, e saranno previsti vantaggi per le aziende che decideranno di assumere lavoratori beneficiari del reddito di cittadinanza. Per ottenere il reddito di cittadinanza, occorrerà essere iscritti ad un Centro per l’impiego e rendersi subito disponibili al lavoro, iniziare […]

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Libri

Il fiume della colpa di Wilkie Collins per Fazi Editore (Recensione)

Se la fama di Wilkie Collins (1824-1889), autore inglese, è legata principalmente ai suoi romanzi polizieschi e all’invenzione ne La pietra di Luna del fair-play, ossia l’opportunità data al lettore di sciogliere le fila del mistero attraverso gli indizi che lo scrittore dissemina sapientemente ed oculatamente nel testo, è da considerarsi ammirevole la scelta editoriale della casa editrice Fazi di riprodurre una nuova edizione non dei gialli che lo hanno reso celebre ma di altre opere forse meno visitate, che svelano un’accurata attenzione dell’autore, amico di Dickens, per le dinamiche sociali. È evidente infatti in questo romanzo il legame con l’autore del grande romanzo sociale inglese – verso le classi sociali ed i rapporti tra queste, al centro della trama de Il fiume della colpa, che racconta il ritorno del giovane ereditiero Gerard Roylake in patria in seguito alla morte del padre, dopo anni di forzata lontananza dalla sua famiglia e dai suoi possedimenti in Inghilterra, e della sua attrazione per la bella, ma ben più umile, Cristel, la figlia del mugnaio della sua tenuta, che ridesta nell’uomo dolci ricordi d’infanzia e al contempo un’inarrestabile passione. Il fiume della colpa: Wilkie Collins tra attenzione al sociale e mistero Fanciulle in pericolo, amori a prima vista, rigidi codici di comportamento, ferrea ed inflessibile moralità, padroni e servi, duelli e rivalità amorose: nel romanzo di Wilkie Collins ritroviamo tutti gli elementi della narrativa inglese ottocentesca, volta a disegnare con tratto preciso e sicuro e da un’ottica realista la società contemporanea. È il denaro a stabilire il peso e la rispettabilità di un uomo nelle campagne dell’Inghilterra vittoriana, che a tratti ricorda quella dipinta da Jane Austen. Se ne accorgerà ben presto il giovane Mr. Roylake, cresciuto ed educato in Germania, secondo un codice sociale meno rigido ed opprimente, notando con crescente stupore il peso del suo nome ed il modo in cui questo influisca nei rapporti con gli altri, al punto da impedirgli di frequentare il mugnaio e la sua incantevole figlia senza incorrere nelle chiacchiere e nel disappunto degli abitanti del villaggio. Consiste in questo la colpa, espiata nelle lunghe passeggiate lungo il tetro fiume che collega la tenuta al mulino: amare è una colpa laddove l’oggetto dell’amore non è quello previsto dalle aspettative sociali, che avrebbero voluto il giovane Mr. Roylake legato ad una donna del suo rango, quella designata per lui dalla famiglia.  È proprio l’incontro con Cristel che porterà Gerard ad imbattersi in un uomo affascinante e misterioso, il cui nome è sconosciuto a tutti: noto piuttosto come “L’Inquilino“, l’uomo è ospite del mulino, è sordo, infido e fin troppo interessato a nascondere la sua identità e la sua storia. La sua presenza inquieta e preoccupa la giovane, verso la quale l’uomo ha sviluppato un’insana ossessione, che mette la donna in una posizione di pericolo, ma ancor di più Mr. Roylake, percepito dal misterioso Inquilino come un pericoloso rivale in grado di portargli via l’unico sollievo alle sue sofferenze. Qui Wilkie Collins, attraverso la voce di Gerard, che […]

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Eventi/Mostre/Convegni

TuttoPizza 2018 alla Mostra d’Oltremare di Napoli

Dove, se non a Napoli, capitale mondiale della pizza, poteva tenersi Tuttopizza, il salone internazionale della pizza, che presenta tutte le novità e le innovazioni in questo settore? Dal 21 al 23 maggio la Mostra d’Oltremare di Napoli ospita Tuttopizza 2018, la terza edizione del salone internazionale della pizza organizzata da Raffaele Biglietto, che può vantare una lunghissima esperienza nel settore fieristico e Sergio Miccu, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani, che compie 20 anni, dedicato agli operatori del mondo Ho.Re.Ca. (hotellerie-restaurant-catering) specializzati nel ramo pizzeria. La terza edizione di quest’anno, oltre a riconfermarsi come un valido punto d’incontro tra appassionati, venditori ed addetti ai lavori, ha promosso le novità legate al mondo della pizza, forte dallo scorso anno del titolo di patrimonio dell’Unesco, presentando elaborate pizze gourmet, accostamenti audaci e nuove tecniche di lavorazione, senza però dimenticare quella che è la tradizione italiana ed in particolare campana: molto spazio è stato infatti dedicato agli espositori di prodotti locali come la mozzarella di bufala, il fiordilatte di Agerola, l’olio extravergine di oliva, alcune tipologie di pomodori e di farine tipicamente napoletane. Presenti alla fiera nomi del calibro di Perrella, Molino Caputo e Rosso Pomodoro, la Torrente, Birra Poretti, Nastro Azzurro e tantissime altre eccellenze campane ed italiane. Nel corso dell’evento, della durata di tre giorni, si susseguiranno seminari, masterclass, cooking  show con i nomi più noti dell’ambiente, incontri di confronto e di aggiornamento professionale. Nell’ambito della fiera si svolgerà, inoltre, il Trofeo Tuttopizza, quest’anno duplicato rispetto alle precedenti edizioni perché alla gara classica riservata a team composti da 5 persone, che si terrà il 22 maggio, si terrà il 23 maggio quella a tema Gluten Free, tema a cui è dedicata un’area intera all’interno della mostra. Tuttopizza 2018, gli Artigiani del Gusto protagonisti al Villaggio del Gusto di Perrella Tra le numerosissime novità -come la cola piemontese Molecola, totalmente italiana, offerta e presentata nello stand di Perrella nelle varianti classica, senza zucchero e decaffeinata- e le innovazioni presentate nel salone, notevoli le proposte degli Artigiani del Gusto al Villaggio del Gusto di Perrella, prodotti d’eccellenza campana: come pomodori sia rossi che gialli, olio extravergine d’oliva, formaggi e salumi e conserve, presentati agli operatori della ristorazione. Vero motivo di vanto e fiore all’occhiello del progetto è la Farina Intera realizzata dal Molino Varvello, in collaborazione dell’Università degli Studi di Bologna, la sola farina bianca che, grazie alla Lavorazione Fedele, riesca a mantenere le parti più nobili del chicco di grano. A presentare al pubblico questa portentosa e salutare novità, che ha anche il beneficio di ridurre la glicemia postprandiale sia in soggetti sani che in sovrappeso, è Diego Vitagliano, promotore della Farina Intera in Campania, nel giorno d’apertura, lunedì 21 maggio alle 12:00, in un’incontro moderato dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta e da Giuseppe Gargiulo. Ciascuno dei sei momenti denominati “Incontri di Gusto” sarà poi seguito da un momento di “Mani in pasta” che vedrà protagonisti i più noti pizzaioli del momento, accanto a Laura Gambacorta, e da numerosi cooking show.

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Teatro

I Miserabili, da Victor Hugo a Luca Doninelli, al Mercadante

I Miserabili di Victor Hugo, grande romanzo storico ambientato a Parigi negli anni successivi alla Restaurazione, va in scena in prima nazionale dal 25 aprile al 6 maggio al Teatro Mercadante di Napoli, nell’adattamento teatrale di Luca Doninelli e con la regia di Franco Però. “Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa è un’impresa temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre. Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte o Guerra e Pace.” afferma Luca Doninelli a proposito dell’audace impresa di portare in scena il capolavoro di Victor Hugo, attuale come non mai, com’è proprio di ogni grande classico, nel portare in scena il labile confine tra ciò che è bene e ciò che è male, il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla, tra chi ha il suo ruolo nella società e chi vive ai margini di essa, emarginato, escluso, miserabile. “I Miserabili” di Luca Doninelli, specchio di una società dilaniata dai contrasti Miserabile è chi non riesce ad integrarsi in una società per cui è un reietto, un escluso, un emarginato. Un miserabile non è mai al suo posto, mai al posto giusto, perché non esiste un posto giusto. Miserabile è chi fugge da tutto e da tutti, ma soprattutto da sé stesso. Miserabile è Jean Valjean (Franco Branciaroli), un uomo che ha passato vent’anni in carcere per aver rubato poco più che bambino, in preda ai morsi della fame, una pagnotta. Miserabile è Jean Valjean, che miserabile nell’animo lo è diventato nel corso di vent’anni di lavori forzati, che lo hanno cambiato e reso un uomo diverso. Miserabile è Jean Valjean che, una volta riconquistata la libertà con appiccicata addosso un’etichetta che non gli apparteneva, non ha trovato altra via che il furto, ma un vescovo (Alessandro Albertin), donandogli dell’argento da rivendere, con la sua generosità gratuita lo ha riammesso al mondo. Miserabile è Jean Valjean, che, rinnegato il suo nome ed il bagno penale, costruitosi una nuova identità di sindaco e uomo giusto, vero benefattore, trema tuttavia dinnanzi alla miseria che ben conosce e all’ipotesi che questa possa tornare a perseguitarlo. I Miserabili è una storia di peccato e redenzione, che indaga la miseria insita non soltanto negli stadi più bassi della società di metà ottocento francese, tra galeotti ex-prostitute, accattoni, modelli di strada e studenti squattrinati, ma anche negli stadi più alti. Forse miserabile è il commissario Javert (Francesco Migliaccio) che, dall’alto della sua posizione sociale, guarda con disdegno la miseria umana attorno a sé ossessionato dalla figura di Jean Valjean, ne fa l’emblema della criminalità e, credendolo capace di ogni nefandezza, nella cieca ricerca di giustizia a tutti i costi dedica la sua intera vita alla persecuzione di quest’uomo che, tra mille cambi d’identità, fugge per non dover fare i conti con sé stesso. Miserabile è, forse, chi non crede nella redenzione e […]

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Teatro

Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo al Palapartenope

Dopo due anni di assenza dal palcoscenico, torna al Teatro Palapartenope di Napoli il musical “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo” di David Zard, produttore discografico italiano recentemente scomparso, noto al grande pubblico per il successo planetario del musical “Notre-Dame De Paris“, ispirato all’omonima opera di Victor Hugo, successo replicato con “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo”, che, anche in questa nuova tournée, non smette d’incantare ed emozionare, come se fosse la prima volta, l’affezionato pubblico con il tragico amore degli sventurati amanti veronesi nella più celebre e romantica opera di Shakespeare, portata in scena in un’opera ricca di pathos e di fortissimo impatto scenico, garantiti dalla straordinaria equipe di attori, ballerini ed acrobati e dalle musiche di Gérard Presgurvic, curate da Vincenzo Incenzo nell’adattamento italiano. Ama e cambia il mondo, il monito di Romeo e Giulietta La scena si apre nella Verona rinascimentale, dilaniata dai conflitti tra le due potenti famiglie Montecchi e Capuleti, in antica tenzone. Alla prima appartiene Romeo (Davide Merlini), alla seconda la giovane Giulietta (Giulia Luzi), innamorati fin dal primo sguardo, scambiato fugacemente durante un ballo in maschera organizzato dal padre di Giulietta, il Conte Capuleti (Graziano Galatone, il Febo di Notre-Dame De Paris) per presentarle il suo promesso sposo, il conte Paride. Un amore travolgente, che sfida le rivalità familiari stringendo un’unione segreta e si consuma, fugace, nel tempo di pochi giorni: durante l’ennesima scorreria, Tebaldo (Gianluca Merotti) cugino di Giulietta, uccide Mercuzio (Luca Giacomelli Ferrarini), amico fraterno di Romeo che, per vendicarlo, ne uccide l’assassino ed è per questo esiliato dalla città su ordine del Principe Escalus (Leonardo Di Minno). Ancora una volta, è l’odio a separare due famiglie e due giovani colpevoli solo d’amarsi: Giulietta, pur essendo in segreto sposata con Romeo, è promessa ormai a Paride, e con la morte nel cuore guarda Romeo andar via e con lui i loro sogni. Verrà loro incontro Frate Lorenzo (Emiliano Geppetti) che, grazie ad un filtro che simula morte apparente, permetterà a Giulietta di sfuggire al matrimonio con Paride ed attendere il ritorno di Romeo e ricongiungersi con lui, prontamente avvertito. Celebre la tragica conclusione di un piano perfetto guastato dalla sorte avversa ad un amore nato sotto una cattiva stella, piano mandato a monte da una lettera mai arrivata: credendola morta davvero, Romeo si dà la morte un attimo prima che lei si risvegli e possa, a sua volta, non trovare altro modo per riunirsi a lui se non attraverso il pugnale. L’ardente amore di Romeo e Giulietta, magistralmente interpretato da Davide Merlini e Giulia Luzi, non smette di commuovere ed emozionare con la freschezza della loro gioventù ed  irrompe sulla scena con la portata rivoluzionaria di un messaggio universale: ama, e cambia il mondo. Il cambiamento, se c’è, è possibile solo attraverso l’amore, incarnato qui da Romeo e Giulietta, martiri dell’odio atavico che ha diviso Montecchi e Capuleti per secoli, adesso stretti in un unico, immenso ed ormai irreparabile dolore. Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo: le […]

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Cinema e Serie tv

Puoi baciare lo sposo: le unioni civili al cinema

Puoi baciare lo sposo, commedia diretta da Antonio Genovesi, è in tutte le sale dal primo marzo 2018. Leggera, ironica e molto attuale, la commedia porta al cinema la tematica delle unioni civili (regolamentate dalla cosiddetta “Legge Cirinnà” , entrata in vigore nel giugno 2016) che, contrariamente a quanto oggi accade negli altri paesi europei, ha diviso gli italiani e li divide tutt’ora. Puoi baciare lo sposo… senza dover espatriare L’amore ti coglie improvvisamente e stravolge i piani, mette tutto in discussione. È quel che accade ad Antonio (Cristiano Caccamo), ragazzo italiano che, come tanti, ha cercato fortuna e realizzazione personale all’estero e, probabilmente, anche la possibilità di esprimere il proprio io e vivere la propria normalità senza censure, senza timore del giudizio. L’incontro fortuito con Paolo (Salvatore Esposito, smessi i panni di Genny Savastano della serie Gomorra) cambia le priorità e combatte la paura di mostrarsi: la voglia di unire indissolubilmente la propria quotidianità, il proprio vissuto e il proprio destino, nella buona e nella cattiva sorte, alla persona che si ama, supera perfino – sebbene con qualche timore ed ostacolo – la paura di dover, finalmente, presentarsi alla propria famiglia per chi si è davvero e vivere in Italia la propria omosessualità. Perché, come dice Paolo, “a fare i gay a Berlino sono bravi tutti”, la vera sfida è esserlo in Italia, e ancor di più esserlo col beneplacito delle rispettive famiglie di origine. La giovane coppia si ritroverà dunque costretta ad affrontare il viaggio di ritorno in Italia, per comunicare alle due famiglie il progetto, in compagnia dei bizzarri coinquilini Donato (Dino Abbrescia), uomo cui la crisi di mezz’età ha dato modo di scoprire il femminile dentro di sé, e la svampita Benedetta (Diana Del Bufalo). Giunti nel paese d’origine di Antonio, Civita di Bagnoregio, un affascinante borghetto semi disabitato in provincia di Viterbo, la coppia incontrerà le resistenze dei genitori di Antonio ed in particolare del padre, un Diego Abatantuono qui nei panni di sindaco progressista, accogliente e di larghe vedute, fin quando non si tratta però di suo figlio: se si è mostrato disposto ad accogliere immigrati per ripopolare Civita, e a favorire l’integrazione di questi nel tessuto sociale, presentando Civita come “il paese che accoglie tutti“, mostra totale chiusura di fronte all’omosessualità del figlio, che ha sempre rifiutato di vedere, ed in particolar modo di fronte alla sua scelta di unirsi civilmente ad un altro uomo, uomo che Antonio, aspirante attore, ha conosciuto sul set di un musical, definito da suo padre “la versione gay del teatro“. Rifiutando il suo dovere di sindaco di unirli in matrimonio, si dimostra sindaco (solo apparentemente) progressista, padre omofobo. Ad accondiscendere ai desideri di Antonio, dopo iniziali resistenze, è soltanto sua madre (Monica Guerritore), che pone però alcune condizioni: il matrimonio dovrà esser celebrato in una pittoresca chiesa di Civita – interessante a questo proposito il ruolo della Chiesa, nel film tollerante e aperta all’amore in ogni sua forma -, dovrà esser presente anche la madre di Paolo e, soprattutto, […]

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Teatro

La Divina Commedia, il musical al Palapartenope

Dopo il debutto nel 2007, la più grande opera della letteratura italiana e di tutti i tempi, la Divina Commedia, è in scena al Teatro Palapartenope di Napoli dall’8 all’11 febbraio, in una monumentale opera musicale curata dall’attenta, coraggiosa e curiosa regia di Andrea Ortis e con le musiche di Marco Frisina, vera autorità nel campo della celebrazione del Sacro in musica. Grazie ad un suggestivo gioco di luci che sfrutta le ultime tecniche di proiezione 3D, lo spettatore vive con Dante, in un’esperienza multimediale, il viaggio interiore che lo condurrà, attraverso i tre mondi ultraterreni, dalla sofferenza alla salvezza, in un percorso che è allegoria del percorso di ogni uomo e della fatica dell’espiazione del peccato, dalle bassezze del male alle profonde ed inenarrabili altezze del Divino. L’opera racconta in due atti il dramma tutto umano dell’essere scisso tra il terreno ed il celeste, tra corpo e spirito, essere fisico e metafisico insieme, attratto e trascinato dal basso, che lo seduce con i suoi effimeri piaceri, ma naturalmente tendente verso l’alto: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI) A distanza di secoli dalla sua composizione, ancora oggi la Divina Commedia non manca di colpire per la sua profonda umanità e attualità, la capacità di parlare, a distanza di secoli, allo stesso uomo divorato dalle stesse passioni e con lo stesso desiderio di riscatto, per il suo essere, nel cammino di un uomo solo, l’allegoria del cammino dell’umanità intera, opera riproposta attraverso un’opera musicale innovativa e suggestiva, che non tradisce la Commedia dantesca neppure negli usi linguistici (notevole l’uso del volgare nei dialoghi e nel canto e dei passi più belli e conosciuti della Divina Commedia, qui ripresi con fedeltà), ma che ricrea, a partire da questa, un’esperienza nuova e di forte impatto emotivo. La Divina Commedia: un viaggio musicale tra Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante Alighieri (Antonello Angiolilli), giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ha smarrito sé stesso nella selva oscura del peccato, né più riesce a trovare la luce. A indicargli la via del perdono è il poeta latino Virgilio (Andrea Ortis), che accompagnerà Dante, unico uomo vivo a compiere questo cammino e poterlo raccontare, attraverso i due regni ultraterreni dell’Inferno e del Purgatorio: oltre, non gli sarà concesso proseguire, perché nato prima di Cristo e dunque impossibilitato ad accedere ai Regni Celesti, ma sarà sua guida verso il Paradiso la candida Beatrice (Myriam Somma e Noemi Bordi). Lo spettatore visiterà l’Inferno, a tinte fosche ed atmosfere lugubri, assieme a Dante e Virgilio e rivivrà con loro l’eterna dannazione delle anime prave, che giammai possono “isperar veder lo cielo”, perché cadute troppo in basso, irrimediabilmente lontane dalla luce. Un viaggio attraverso i vizi più perversi e le passioni più laceranti, passioni nelle quali, talvolta, è impossibile non immedesimarsi, come nel travolgente amore adultero di Paolo e Francesca, che ancor dopo la morte non li abbandona, o nella sete di conoscenza mai placata di Ulisse. “E quindi uscimmo […]

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