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Eroica Fenice

Comunicati stampa

Markett: grande successo per il format innovativo della night life partenopea

Il Markett delle sensazioni, delle persone, ma, soprattutto, dei personaggi più eccentrici della notte Ogni sabato ore 22:30 in provincia di Napoli La night life partenopea si impreziosisce grazie a Markett, un nuovo format concepito per il sabato sera. La nuova apertura avvenuta sabato 14 ottobre ha appassionato i clubbers di tutta Napoli. Grande attenzione per Markett c’era già stata grazie al video spot, apparso sulla pagina Fb del format, che ha ottenuto un numero elevato di visualizzazioni. “L’idea nasce dall’esigenza di creare uno nuovo format- spiega il direttore artistico Giovanni Setola – capace di attirare e divertire in modo innovativo e puntando sempre sulle emozioni.”   Il format Naming concepito dalla fusion con la parola “market”: luogo che esprime un concetto molto più ampio del superficiale “acquistare prodotti“. Il market è un posto dove è possibile fare conoscenza, oltre ad essere un luogo di ritrovo per chi ha voglia di organizzare una cena tra amici, o con il proprio partner. Luogo per gli acquisti notturni grazie ai nuovi market h24. La fusion incorpora in maniera foneticamente subliminale anche la parola “marchetta“: termine chiave degli ultimi fatti di cronaca riguardanti lo spettacolo e la politica italiana. In definitiva “MARKETT” è un market di sensazioni, persone ma soprattutto personaggi, che ironicamente si “vendono” in modo creativo, visivo e sempre sopra le righe durante tutto il party. Persone e personaggi che interagiscono e si integrano perfettamente con la clientela, quasi creando un unico spettacolo con la platea, abbattendo la barriera: performer / clienti.   Il Claim “Benvenuti nel markett delle sensazioni, delle persone, ma, soprattutto, dei personaggi più eccentrici della notte Attenzione: Non è aperto tutti i giorni, ma solo il sabato.”- si legge nella nota apparsa sui social network. Info Quando: ogni sabato 22:30 alle ore 4:30 Dove: Via Appia, 80029, Sant’Antimo (Na)  

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Un Principe in frac: spettacolo teatrale ispirato alla vita di Totò

Uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Aldo Manfredi Protagonista dello spettacolo Yari Gugliucci Martedì 10 ottobre ore 21:00 al Teatro Troisi Spettacolo patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione. “Un Principe in frac”, spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Antonio De Curtis in arte Totò debutta a Napoli, martedì 10 ottobre ore 21:00 al Teatro Troisi di Fuorigrotta. Una commedia scritta e diretta da Aldo Manfredi, esperto di napoletanità e allievo della Scuola del Cinema di Napoli. Lo spettacolo La pièce ripercorre la storia di Antonio De Curtis dalla gioventù fino a pochi anni prima della sua morte, con citazioni, interpretazioni legate alla sua carriera e con gli incontri più importanti della sua vita, da Peppino De Filippo a Liliana Castagnola, da Franca Faldini a Mario Castellani, suo fidato amico. Ad interpretare Antonio De Curtis sarà Yari Gugliucci, attore salernitano di spessore internazionale, recentemente protagonista al cinema nei film “Noi eravamo” di Leonardo Tiberi e “Mister felicità” di Alessandro Siani nonché al fianco del grande Woody Allen durante i suoi show dal vivo a New York. “Per me è un onore interpretare Antonio De Curtis – ha dichiarato Gugliucci – Ho accettato la sfida proprio perché si parla della persona, non del personaggio. Totò è inimitabile. Antonio era un uomo sensibile e generoso ma come tutti gli uomini – nel suo privato – ha anche sofferto”. L’attore Protagonista Attore di teatro e cinema, esordisce nel 1996 con il film “Isotta” di Maurizio Fiume. Vanta collaborazioni con grandi registi come Lina Wertmuller e i fratelli Taviani e grandi attori come Michelle Pfeiffer e Kevin Kline. Recentemente viene diretto dal grande Woody Allen nel monologo d’apertura dei concerti dello stesso Allen e della Eddy Davis New Orleans band al Carlyle Hotel. È autore del romanzo Billy Sacramento. La compagnia teatrale Oltre a Yari Gugliucci la compagnia è composta da Giuseppe Abramo, Francesca Romana Bergamo, Giulia Carpaneto e Gianluca D’Agostino, e in aggiunta agli attori ci saranno due giovani ballerini, Emilio Caruso e Doriana Barbato, coordinati dal noto coreografo Roberto D’Urso, già primo ballerino dello show di Massimo Ranieri. I costumi sono di Roberto Conforti, la scenografia di Gianluca Franzese e la colonna sonora è di Luca Napolitano. Lo spettacolo è prodotto dalla Alfiere productions di Daniele Urciuolo che ha dichiarato: “Abbiamo messo in piedi uno spettacolo di qualità con molta umiltà e rispetto nei confronti del mito che è il principe Antonio De Curtis. Sono emozionato per il debutto napoletano visto che lo spettacolo è già stato presentato con successo al Festival internazionale di Edimburgo, a Cava de Tirreni e a S. Egidio del Monte Albino, dove l’attore Yari Gugliucci ha ricevuto vari special awards per il suo indiscusso talento. Ringrazio il regista Aldo Manfredi per il suo grande impegno e mi auguro una piacevole accoglienza qui a Napoli. Il 12 novembre saremo al Teatro Orione di Roma“. Lo spettacolo è patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione del Comune di Napoli […]

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Food

SfogliateLab, presentate le nuove sfogliatelle autunnali

Con un richiamo irresistibile per golosi e non, SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri, sito nella centralissima piazza Garibaldi, offre con maestosità le proprie leccornie agli occhi e al palato. Il locale luminoso e accuratamente pensato per sbalordire i sensi di chiunque, dai viaggiatori ai napoletani stessi, si è arricchito con nuove proposte squisitamente autunnali. Nell’ampio ventaglio di gusti accattivanti che si propongono agli occhi dei visitatori, le due nuove sfogliatelle, presentate il 4 3ottobre alla stampa, risulteranno davvero imperdibili: una di queste ha un cuore di castagne, avvolgente e autunnale, che stuzzica papille e curiosità ad ogni morso; l’altra, dal sapore rustico e universalmente amato, ha un ripieno sorprendente di risotto ai funghi. SfogliateLab, sfogliatelle e non solo! L’inventore dei nuovi gustosi accordi è, infatti, Vincenzo Ferrieri, che ha da tempo reso obbligatoria la propria presenza nella lista dei migliori pasticceri di Napoli, catturando a pochi passi dalla stazione l’attenzione di turisti e partenopei. “Tutelando i dolci napoletani – spiega Vincenzo – , tuteliamo i diritti e la storia delle potenzialità gastronomiche e, più in generale, artigianali del popolo napoletano”. Ciò non è un freno per la sua fantasia, che tra tradizione e innovazione ha dato vita alla Sfogliacampanella, ovvero la sfogliatella con il cuore di babà immerso in un goloso ripieno di ricotta (declinato in 13 gusti: classico, caffè, croccantino, panettone, pistacchio, arancia, cioccolato bianco, bacio, limone, pesca, frutti di bosco, cocco e fragola) e che da più di un anno è entrata a far parte a pieno titolo del panorama dei dolci più amati della città. Insieme alle sue nuove creazioni che solleticano palato, cuore e ricordi, ha offerto nella frizzante e generosa serata di presentazione anche numerose delizie dolci e salate, tra cui sfogliatelle rustiche ripiene con salsiccia di Norcia e funghi, con cioccolato al latte in pezzi e cioccolato bianco, ricotta, gelato e ogni possibile prelibatezza che si possa trovare in quest’angolo di dolcezze. Nella cornice ideale a questo tripudio di sapori c’è la disponibilità del personale, la cui cordialità e i cui sorrisi renderanno una felice esperienza ogni visita da SfogliateLab, perché è garantito il ritorno in un luogo dove la tradizione è un tesoro e la gentilezza un valore, il gusto una garanzia e le materie prime una priorità.

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Dentro la tempesta: l’altro nello sguardo dell’altro

I VIAGGI DI CAPITAN MATAMOROS – STORIE DI MIGRANZA presenta Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro di Associazione Teatrale Aisthesis 28 e 29 settembre 2017 Sala delle Colonne della Real Casa dell’Annunziata Doppio appuntamento per Dentro la Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro, di Associazione Teatrale Aisthesis, per la regia di Luca Gatta, direttore artistico de I viaggi di Capitan Matamoros e la drammaturgia di Stefania Bruno, che andrà in scena il 28 e 29 settembre alle ore 21.00 nella prestigiosa Sala delle Colonne del Complesso dell’Annunziata, nel cuore antico di Napoli: uno spettacolo multilingue – italiano, inglese e francese ma anche bambara, ewandu e mandingo – la cui drammaturgia nasce dal lavoro di traduzione e, in alcuni casi, di riscrittura del capolavoro shakespeariano “La Tempesta”. Lo spettacolo è frutto di un progetto di integrazione attraverso formazione e teatro, ideato da Stefania Bruno e Luca Gatta, partito nel mese di maggio 2017 sul territorio campano con un gruppo di migranti, realizzato grazie alla sinergia tra diverse realtà: l’Associazione Teatrale Aisthesis, che da dieci anni si occupa di formazione e produzione teatrale sotto la guida del regista, attore e formatore Luca Gatta, C.U.L.T. Factory, Centro per gli Studi Teatrali Transculturali, inaugurato a Bellizzi Irpino (frazione di Avellino) nel mese di novembre 2016 e cofinanziato nell’ambito del Piano di Azione e Coesione “Giovani no profit” del Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale, e la coop. En Kai Pan, con sede a Napoli, che ha nella sua mission l’integrazione attraverso la formazione e il lavoro in ambito artistico e culturale. “La tempesta” di Shakespeare, è stata scelta per la sua grande densità tematica (il naufragio, l’incontro con l’altro, il conflitto tra natura e cultura) e per il suo forte legame con il territorio campano grazie alla celebre riscrittura di Eduardo De Filippo, ma la sua struttura drammaturgica è stata fortemente manipolata nel corso dei laboratori attraverso le esperienze e le scritture dei partecipanti. Ci ritroviamo, così, con una corte di Napoli in cui il re e i suoi consiglieri portano nomi spagnoli, parlano francese e sono interpretati da ragazzi africani, mentre il duca di Milano Prospero si esprime spesso in napoletano. Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro è, nelle intenzioni dei suoi ideatori, un progetto pilota, da prolungare nel tempo e da estendere in altre province della Campania, ampliando altresì l’offerta laboratoriale, includendo anche materie tecniche (scenografia, fonica, costumistica ecc.), in modo da favorire l’inclusione scolastica e lavorativa dei giovani migranti. Insomma il primo atto di quella che, si spera, diventerà una vera e propria scuola di teatro per l’integrazione. Il giorno 29 settembre, lo spettacolo sarà preceduto alle ore 18.30 da una visita guidata nel Complesso dell’Annunziata (Basilica, Ruota degli Esposti, Madonna delle Scarpette) a cura di Curiosity Tour. La prenotazione è obbligatoria. Approfondimenti sullo spettacolo: https://goo.gl/4RS5BZ Info e prenotazioni: biglietti: 12,00 € intero, 10,00 € ridotto (studenti e over 65) per il 29 settembre: visita + spettacolo 15,00 € (prenotazione obbligatoria) web: www.iviaggidicapitanmatamoros.com mail: [email protected] tel: 339 623 52 95 (anche whatsapp)

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Teatro

“Le briciole sulla tavola” al Convento San Domenico Maggiore: una finestra sull’anima

“Chi sono i prossimi viaggiatori?”. La nostra esplorazione nella “casa” ha avuto inizio con questa domanda. Al nostro assenso, la guida spirituale ci ha poi accompagnato, a passi lenti, verso la Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore, dove è cominciato il viaggio vero e proprio. Un viaggio che somiglia più ad una discesa, in realtà, perché l’intento della messa in scena è proprio quello di condurre le coppie di partecipanti verso i meandri più profondi del loro animo. E se la strutturazione del laboratorio, atta a ricreare, stanza dopo stanza, suggestioni, ambienti e sensazioni legate ai primi anni dell’infanzia del visitatore, non è particolarmente complessa, la cura dei particolari e il talento degli attori coinvolti fanno si che il senso di immersività e di coinvolgimento emotivo siano totali. Non si può rimanere indifferenti ai ricordi che, passo dopo passo, le situazioni proposte riescono a rievocare, scavando efficacemente dentro il libro, la storia di ogni ospite, i cui sensi, una volta privati della vista, vengono risvegliati, stuzzicati e alimentati di continuo. Memoria sensoriale La nostra anima è una dimora e, ricordandoci delle “case” e delle “camere”, noi impariamo a “dimorare” in noi stessi. Gaston Bachelard – La poetica dello spazio L’odore della colla. Le Rossana. Il ruvido guscio delle conchiglie. Un album di foto da sfogliare. Il rumore dell’acqua. La terra tra le dita.  Le briciole sulla tavola è uno splendido tuffo nel subconscio, in quell’atrio della memoria che spesso viene lasciato alla polvere ma che ha una importanza fondamentale nell’edificio dell’io presente. La regia di Susanna Poole è riuscita a pieno nel suo intento e continua quanto di buono fatto in precedenza da questa talentuosa quanto originale compagnia. L’impronta de il Teatro dei Sensi Rosa Pristina è stata, infatti, evidente sin dagli esordi. Gli spettacoli messi in scena, tra cui ricordiamo Il vecchio Fargo, Quando eravamo lupi, A passeggio nel buio, hanno, nella ricerca della memoria e dell’identità dell’io, una matrice comune. Come è comune, e Le briciole sulla tavola in questo non fa certo eccezione, la capacità di stupire, toccando le corde più delicate, facendo luce sugli angoli più bui. Ed ogni esperienza, in questo modo, risulta unica, intima. È il teatro che – finalmente – si fa vita, e la vita che diventa, a sua volta, il più bello dei palcoscenici. Le Briciole sulla Tavola Drammaturgia: TDS Rosa Pristina Abitanti: Rosaria Bisceglia, Manila Cipriano, Roberta di Domenico De Caro, Fabiana Esca, Davide Giacobbe, Marzia Macedonio, Diana Magri, Salvatore Margiotta, Carlo Melito, Susanna Poole, Maria Francesca Stamuli Suoni: Davide d’Alò, Antonio Aiese Allestimento Scenico: Giuseppe d’Auria Regia: Susanna Poole

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Recensioni

Il cadavre exquis: l’amore al tempo dei surrealisti

Il cadavre exquis, recensione dello spettacolo con Cesare Cesarini e Camilla Ribechi 1924. Le teorie freudiane della psicoanalisi e dell’interpretazione dei sogni, dopo aver rivoluzionato l’approccio alla psicologia e portato alla luce l’esistenza di vari strati di consapevolezza dell’essere, diventano linfa vitale per un nuovo movimento artistico. Nel manifesto surrealista, infatti, il fondatore dell’avanguardia, Andrè Breton, teorizza un innovativo modo di far pittura, che vede la voce dell’inconscio e la trasposizione su tela dell’irrazionale e del sogno come centrali. Tra gli esponenti di spicco della corrente troviamo l’inglese Leonora Carrington e il tedesco Max Ernst. Parte proprio dalla loro travagliata storia d’amore Il cadavre exquis, spettacolo andato in scena ieri, 31 agosto, nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore. Dopo lo splendido I Diari di Munch e Zefiro torna, la rassegna Vissi D’arte continua a regalare piccole perle. Non fa eccezione questa surreale pièce di Camilla Ribechi che, in sessanta minuti e quattro scene, riesce nell’intento di ricreare le atmosfere e gli umori degli anni che hanno preceduto la seconda guerra mondiale e che trovarono nel dadaismo e nel surrealismo le espressioni più autentiche dell’esigenza di evasione e di rinnovamento artistico e morale. Il cadavre exquis, un gioco surrealista “L’arte è l’unica capace di salvarsi, l’unica capace di aiutare i sopravvissuti a rinascere e continuare a vivere.” Pochi ma ben realizzati oggetti di scena accompagnano Cesare Cesarini e Camilla Ribechi in questo breve ma intenso viaggio che è possibile raccontare partendo proprio dal titolo dello spettacolo stesso. Il cadavre exquis era una tecnica collettiva surrealista che prevedeva la composizione di una frase da parte di più persone, senza conoscere la parola altrui. E la prima proposizione che venne fuori da questo intreccio di automatismi fu le cadavre exquis boira le vin nouveau («il cadavere squisito berrà il vino nuovo»). Allo stesso modo, collegati dal fil rouge della storia, le vicende dei due amanti vengono presentate al pubblico in maniera originale, sopra le righe, in un trionfo di canto, danza, e originali trovate sceniche. A chiudere la fantomatica quadratura del cerchio ci hanno pensato poi l’indiscusso talento e il carisma dei due attori che hanno divertito ed emozionato un pubblico che si è sentito parte integrante dello spettacolo. Programma dei prossimi spettacoli della rassegna Vissi D’arte: Venerdì 1 settembre 2017 Teatro TRAM LA GIOCONDA CHI scritto e diretto da Mirko Di Martino con Titti Nuzzolese produzione Teatro dell’Osso in collaborazione con Vissi d’arte — Sabato 2 settembre 2017 Teatro TRAM INCONTRI A MURNAU Kandinsky -Schönberg -Münter di Nina Anna Franca Borrelli con Nina Borrelli, Fabio Rossi, Marco Palumbo con la partecipazione di Vincenzo Giordano regia Michela Ascione produzione Tingel Tangel — Domenica 3 settembre 2017 Sala del Capitolo OSCAR W. liberamente ispirato alla vita e all’opera di Oscar Wilde di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni con Mariagrazia Torbidoni regia Andrea Onori Cadavre exquis, testi di riferimento [amazon_link asins=’2070444953,887622114X,2913714641,B07D4J4L7L,B000E0VWGW,B016MC9N1G’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’68f0296d-6759-11e8-83da-07e291861ea6′]

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Recensioni

Classico Contemporaneo, le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò Una campana tibetana. Il rullo di tamburi si fa fragoroso mentre prende vita un coro di voci. Il suo canto sale e arriva l’infausto presagio. Īlĭŏn sarà presto testimone di una atroce guerra che porterà con sé sventure, lutti e sofferenza. Si apre così, Iliade, spettacolo della compagnia milanese Scimmie Nude, che apre Classico Contemporaneo, una rassegna teatrale che da martedì 8 agosto a domenica 27 vedrà avvicendarsi attualizzazioni di opere classiche. Location d’eccellenza, il chiostro di San Domenico Maggiore di Napoli, i cui porticati sentiranno risuonare l’eco di grandi tragedie del passato ma anche omaggi a capolavori a noi più vicini, come “Mettiteve a fa l’ammore cu mme” di Scarpetta o “Coppia aperta, quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame. Le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade Su una scenografia neutra, fondale perfetto per l’ottimo disegno luci, i corpi dei giovani attori, le lori voci e gli strumenti presenti sul palco sono riusciti a creare una atmosfera vivida ed immersiva, nella quale dipanare l’intricato gomitolo di Omero con i giusti tempi e con una efficace scelta degli episodi da raccontare.  Non ci sono ruoli fissi sulla scena e questo accelera notevolmente la narrazione, che non ha soste ed è un continuo quanto piacevole fluire di azione coreografata, alternanza e accostamento di tonalità canore e musicali diverse. Il migliaio di versi scelti risultano, così, sufficienti ad inquadrare le tematiche e il pathos del poema che, attraverso il linguaggio teatrale, ha assunto sfumature ancor più drammatiche. Nulla è stato lasciato al caso in questo lavoro corale d’indagine (regia di Gaddo Bagnoli), in cui le Scimmie Nude hanno saputo restituire al pubblico contemporaneo, spesso disinteressato ai classici latini e greci; una Iliade quindi non banale, non stereotipata ma ricca di contrasti e sfumature, estremamente fisica e appassionata. Tram, tra classico contemporaneo e ritratti d’arte Da Edipo Re all’Antigone, passando per Medeae e Cyrano, la rassegna organizzata dal TRAM, con la direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, ci terrà compagnia fino al 27 agosto. Sarà uno spettacolo dedicato a Eduardo a chiudere il sipario sulla venti giorni, alla quale subentrerà, dal 29 agosto,  la terza edizione del festival Vissi D’Arte – Il teatro racconta i pittori. Per info e prenotazioni: (Classico Contemporaneo) (Vissi D’Arte)

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Food

Terrazza Maresca Restaurant, arte e tradizione brillano a Capri

Bellezza. Cura per i dettagli. Bianco predominante come nel resto dell’incantevole isola di Capri, quasi a richiamare un glorioso passato e ad abbracciare le menti in un’atmosfera ellenica. Delle rose sospese a mezz’aria sui tavoli ad imprevedibili cadenze donano i propri petali al tempo, posandosi sui tessuti sottostanti. Sono questi i primi elementi che catturano di Terrazza Maresca Restaurant, nuovo polo d’eccellenza della cucina italiana che nasce da un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano, in collaborazione con lo chef Corrado Parisi. Si tratta di un progetto che propone un’esperienza culinaria unica la quale, unita all’interior design di lusso, offre all’esclusivo pubblico di Capri una cucina gourmet inusuale, controcorrente, ma che ammicca dovutamente alla tradizione. Nel menù non mancano eccellenti proposte di mare e di terra, con un’attenzione particolare rivolta alla qualità, nonché alla valorizzazione della tecnica e dei piatti italiani che miscelano semplicità e legame con il territorio. Su una delle più belle terrazze di Capri, all’esterno del Relais Maresca, lo chef Parisi, nato in Sicilia, cresciuto in Germania e con un’esperienza e una formazione internazionale, porta le tradizioni culinarie del “Regno delle due Sicilie” sull’isola azzurra. “È stata complicità al primo sguardo con Antonella, un incontro fortuito che ha portato alla nascita di questo nuovo concept restaurant. Siamo pronti per proporre, su questa straordinaria isola, un’esperienza culinaria unica e che difficilmente si potrà trovare altrove”, riferisce Parisi. Terrazza Maresca Restaurant, sinergie e creatività Con una significativa presenza in questo settore da lungo tempo, e con due ristoranti a Cannes e in Costa Azzurra, Antonella Tizzano ha incontrato Parisi durante la kermesse gastronomica “Festa a Vico”. Dall’unione di queste due vive creatività, è nato il progetto del nuovo ristorante gourmet. Tutte le materie prime utilizzate sono a km 0, provenienti dal territorio, l’ispirazione della cucina resta prevalentemente mediterranea ma con una forte influenza sicula, che accarezza il palato confermandosi nella propria ricercatezza ed alta qualità. Nulla di ciò che viene servito resta oggetto di minor attenzione: dall’eccellente lavorazione e lievitazione del pane, all’accuratezza degli assaggi di mousse di tonno guarnita con fragole, fino alla freschezza di ostriche, ricci e frutti di mare, tutto stupisce facendosi accompagnare da notevoli taglieri di salumi e formaggi di primissima scelta. Lo chef Parisi, a conclusione dell’accogliente serata di inaugurazione, offre al proprio pubblico un coinvolgente show cooking nel quale mostra la preparazione del delicato dolce con panna e frutti di bosco che verrà poi servito. In una delle più incantevoli isole del mondo, una nuova eccellenza rende orgogliosa l’Italia e offre indimenticabili delizie che non deluderanno alcun ospite.  

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In attesa di giudizio, un processo al processo

«Che cos’è la verità?» Nessuno rispose a Pilato. Su questo silenzio e su tutto ciò che ne consegue indaga Roberto Andò nel suo ultimo spettacolo, “È una commedia? È una tragedia?/ In attesa di giudizio”, andato in scena ieri 17 giugno nella storica cornice del Maschio Angioino di Napoli. Dopo la disamina sulla modernità di Cristina Comencini in Tempi Nuovi, il Napoli Teatro Festival propone una piéce fortemente carismatica, che mira ad aprire un dialogo sui significanti e sui significati che l’uomo ha attribuito alla giurisprudenza. E sceglie di farlo a partire dalla rilettura di uno dei più famosi racconti di Thomas Bernhard e de Il mistero del processo, raccolta di saggi di Salvatore Satta. Questo comporta che lo spettacolo – installazione sia diviso in due parti, che si susseguono tra loro senza che, però, il fil rouge venga divelto. Anzi, la sensazione che si ha è quella di una naturale continuità tra i due atti che trovano nell’inseguirsi di riflessioni del giurista (Fausto Russo Alesi) un forte punto di raccordo. La sua analisi parte da due assunti fondamentali: il mondo intero è un’unica giurisprudenza e una galera, il processo non ha alcuno scopo. Di quest’ultimo, infatti, “(…) non si dica, per carità, che ha come scopo l’attuazione della legge, o la difesa del diritto soggettivo, o la punizione del reo, e nemmeno la giustizia o la ricerca della verità: se ciò fosse vero sarebbe assolutamente incomprensibile la sentenza ingiusta, e la stessa forza del giudicato, che copre, assai più che la terra, gli errori dei giudici”. In attesa di giudizio e il presepe rovesciato Uno degli elementi più interessanti dello spettacolo è senza dubbio la scenografia di Antonio Esposito e Alfonso Raiola. Essa si presenta come una enorme istallazione in cui scene di delitti, colte nel momento che precede il misfatto, sono disposte sotto lo sguardo impietoso di giudici e affiancate ad importanti personaggi storici, come Socrate o Voltarie. In questo presepe rovesciato, manifesto dell’efferatezza insita nell’animo umano, si muove l’ingranaggio drammaturgico che, nella sua complessità, regala numerosi spunti di riflessione. Uno di questi è il rapporto tra ferino e umano, esemplificata dalla danza del gorilla sotto le note di Gaber – che vedeva la giustizia come una macchina infernale – e lo scontro dialettico tra Gesù e Pilato che, come detto pocanzi, riassume l’incapacità delle società umane di trovare un corrispettivo legislativo al concetto di verità. In attesa… dello spettacolo! L’inaspettata pioggia ha ritardato notevolmente – circa di un’ora e un quarto – l’inizio dello spettacolo e causato un forte malumore tra un gruppo di spettatori che, data l’inefficace e a tratti contraddittoria comunicazione, ha lasciato prematuramente il Maschio Angioino. Un vero peccato, dato ciò che poi “In attesa di giudizio”, nel suo realistico ma cinico ritratto della condizione umana, avrebbe regalato ai presenti. È UNA COMMEDIA? È UNA TRAGEDIA? di Thomas Bernhard con Fausto Russo Alesi, Giovanni Esposito vocalist Simona Severini e con (in o.a.) Margherita Romeo, Giuseppe Russo regia Roberto Andò IN ATTESA DI GIUDIZIO di Roberto Andò da Il mistero del processo di Salvatore Satta (edizione Adelphi) Maschio […]

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“Perfetti sconosciuti”, i “biodinamici” alla Galleria Toledo

Paolo Genovese con il suo “Perfetti Sconosciuti” ha immortalato con lucidità e disincanto il ruolo che oramai gli smartphone hanno nella nostra vita: quello di scatola nera. Tradimenti, bugie, speranze, frustrazioni, tutto rimane intrappolato nei megabyte di quelle fantastiche diavolerie, che sono rifugio e diario di spesso inconfessabili peccati. E cosa succederebbe se, per sua sola sera, ogni messaggio e ogni chiamata fosse alla mercé dei convitati? Proprio a questa domanda cerca di dare una risposta il regista romano in uno dei migliori film italiani – secondo solo a “La pazza gioia” – degli ultimi 5 anni. Un film che nelle sue dinamiche, dialoghi e scenografie è quasi una piecé teatrale su pellicola. Lo hanno capito bene i giovanissimi “biodinamici” che ieri ne hanno portato in scena, al teatro Galleria Toledo, una riproposizione ridotta ma non edulcorata. Il loro “Perfetti sconosciuti” non ha, quindi, grandissime differenze con l’originale. Perfetti sconosciuti: una cena senza segreti La scenografia e il disegno luci sono essenzialmente un pretesto per mettere le tre coppie di amici (Eva e Rocco – Cosimo e Bianca – Lele e Carlotta) e Peppe (Andrea Lucchetta) ad un tavolo, in una “cena dei cretini 2.0” dove, tra prime portate e dolce, ci sarà uno piccolo ma significativo spaccato degli italiani d’oggi. Italiani ancora restii ad accettare l’omosessualità ma avvezzi all’adulterio e all’insoddisfazione cronica che li porta ad instaurare relazioni virtuali con sconosciuti per sentirsi ancora vivi, ancora giovani. E questo, si traduce, dal punto di vista teatrale, in una necessaria alchimia tra gli attori che devono saper essere credibili nel loro essere estremamente sinceri. E questo ieri sera è emerso con la giusta prepotenza. I ragazzi della compagnia, infatti, sono stati in grado di interpretare con carattere e disinvoltura dei ruoli non certo semplici. I personaggi sono tutt’altro che piatti e presentano, per di più, notevoli sfumature e almeno un lato oscuro che, messaggio dopo messaggio, verrà fuori. Ogni squillo ha quasi una funzione epifanica nell’economia drammaturgica ed è  utile a rendere la messa in scena brillante, mai banale, anzi, ricca di colpi di scena. I biodinamici, capitanati da Matteo De Luca e Sissy Brandi (aiuto regia -Federica Morra), sono, in definitiva, riusciti nell’ardua impresa di non far rimpiangere il film, hanno divertito e commosso una platea intera, dimostrando, nel contempo, di avere tutte le carte in regola per portare il loro talento in giro per l’Italia, così da non essere più “perfetti sconosciuti”. —————————————— Perfetti sconosciuti, Galleria Toledo Sabato 17 giugno alle 17.30 Con Eva Federica Morra, Francesco Serpico, Claudia Napolitano, Raffaele Cosentino, Sara Coppola, Matteo De Luca, Andrea Lucchetta e Sissy Brandi

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Eventi/Mostre/Convegni

Eye Contact Experiment: Castellammare si guarda negli occhi

Dopo l’incredibile successo delle quattro edizioni precedenti, torna a Napoli, a Castellammare di Stabia, l’eye contact experiment. Abbiamo intervistato Salvatore  Longobardi, uno degli organizzatori. Salvatore, ci spieghi cos’è e come nasce questo esperimento? L’Eye Contact Experiment è un esperimento sociale nato in Australia nel 2015 e ha il principale obiettivo di far connettere profondamente le persone tra loro, motivandole a superare le barriere dell’ansia, della paura e del pregiudizio, a guardare oltre ogni pesante apparenza. Grazie al contatto visivo è possibile riacquistare il linguaggio sottile e naturale che l’era moderna ci ha fatto ormai perdere: l’empatia. Praticandolo ci si rende, così, capaci di riconoscere infiniti stati d’animo, infiniti mondi di vari colori e non c’è bisogno di ulteriori parole per conoscersi meglio, risulterebbero superflue. Tu, prima di diventare un organizzatori, sei stato un semplice partecipante dell’evento. Che sensazioni hai provato? Beh, sono stato partecipante in ordine cronologico agli Eye Contact di Napoli, Portici e Sant’Antonio Abate, quest’ultimo organizzato da me e il mio grande amico Emanuel. Se dovessi elencare tutte le sensazioni che ho provato durante i vari eventi scriverei un libro, poiché per ogni persona vi sono state emozioni e sensazioni completamente diverse: potevi notare la rabbia accesa negli occhi di una madre che aveva perso il proprio figlio di pochi anni, la tristezza di un uomo che si era lasciato con la propria moglie, la gioia di un bambino, l’immensa tenerezza di alcune ragazze.. insomma, ogni persona riesce a donarti un qualcosa di unico, a seconda dei segni che la vita ha lasciato sulla sua anima. Hai qualche aneddoto da raccontare delle precedenti edizioni? L’aneddoto più bello che ricordo dell’Eye Contact, oltre ai tanti che ho fatto con la mia ex, nei quali mi sono profondamente commosso più e più volte, riguarda l’Eye Contact di Napoli del 20 dicembre 2015. Dopo quasi un’ora dall’inizio dell’evento mi si avvicina una ragazza, mora e alta, e iniziamo il contatto visivo. Ci stiamo talmente dentro che il tempo scorre veloce, attraversiamo tanti stati d’animo: un’ iniziale intesa inspiegabile, poi momenti di ilarità, poi la commozione e poi un ritorno a casa, la sensazione di esserci conosciuti da sempre, la tenerezza. Sono passati circa quaranta minuti, ci abbracciamo. Lei mi sussurra ‘Sei stato il mio più bel regalo oggi’, mi sorride e ci congediamo. Sono stato giorni e giorni a pensare e ricordare questo magico evento. È miracoloso come uno sguardo può donare tutto ciò. Ognuno merita di provare emozioni così forti. Spero vivamente che Castellammare si faccia trasportare dalla bellezza di questo evento e si lasci contagiare dalla gioia che le sue vibrazioni emanano. Guarda il nostro video sull’Eye Contact Experiment!

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Teatro

La Morte Rinata, intervista a Diego Maht

Sabato 6 e domenica 7 maggio, andrà in scena allo ZTN (Zona Teatro Naviganti) lo spettacolo La Morte Rinata, prima regia del giovanissimo Gennaro Esposito, in arte Diego Maht. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui. La domanda più difficile: chi è Diego Maht? Bella domanda. Diego Maht, a conti fatti, nemmeno esiste, quindi potrebbe essere chiunque. Dallo studente senza soldi ma pieno di talento o al vecchio navigatore, giunto, dopo tanti viaggi, ad assolute certezze e pronto a condividerle col mondo intero. Per ora, possiamo dire che è un giovane autore e regista che cerca di barcamenarsi in un realtà esistente da molto prima di lui e che, con tutta probabilità, resterà molto dopo. Come nasce la tua passione per il teatro? Ho sempre profondamente mal sopportato l’istituzione scolastica. Tra elementari e medie, ho collezionato tantissime assenze, troppe, e in quelle lunghe mattinate in solitaria passavo le ore davanti alla TV. Nella metà degli anni ’90, le reti private mandavano a ripetizione ogni tipo di opera o film di successo, soprattutto quelli partenopei. Sono letteralmente cresciuto con i classici di Eduardo De Filippo, con la mimica di Totò, con l’ironia della Smorfia di Decaro, Troisi e Arena e con l’estro di alcuni dei più grandi interpreti del novecento. Questo mi ha portato a scrutare quel mondo più in profondità e così ho “incontrato” Shakespeare, Beckett, Ibsen, Sofocle, Eschilo ecc ecc. Per anni, ho abbandonato il teatro e la sua realtà quasi del tutto, concentrandomi su altre forme artistiche. Poi, una sera, in tarda adolescenza, decisi di andare a vedere uno spettacolo con alcuni amici e si può tranquillamente dire che da quella sera non sono mai più tornato a casa. Parlaci de “La Morte Rinata” Molti descrivono le opere come “necessità”,  “La Morte Rinata” non si assume questo gravoso compito, né si prende tale responsabilità. È una possibilità, un ulteriore sguardo su ciò che la morte è per tutti noi, soprattutto in questa epoca moderna in cui i media ci bombardano di morti ammazzati a tal punto da renderci insensibili, e su come, nonostante l’avvento di molti filosofi e pensatori su di essa dai tempi greci, la maggior parte degli uomini sia ben lontana da una sua accettazione o da una degna convivenza con essa. Questa è la tua prima regia. Quali difficoltà hai incontrato nell’organizzazione di questo spettacolo? L’età è stato un ostacolo pesante, soprattutto all’inizio. In questo paese, si parla di “giovane autore” o “giovane regista” quando il tale ha compiuto più di quarant’anni al momento della lavorazione. Io, che secondo questa mentalità sono or ora uscito dall’utero materno, sono guardato con assoluto sospetto. Ma devo dire di aver avuto la fortuna di incontrare attori a dir poco fantastici, che hanno reso questo viaggio molto più facile e piacevole di quanto immaginassi. Molti dicono che il teatro è ormai morto: un tuo parere a riguardo.  Non posso esserne certo, non c’ero personalmente, ma credo in tutta sincerità che si sia cominciata a diffondere tale drammatica notizia sul teatro nel […]

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Comunicati stampa

Al via la VIII Edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale al Teatro Augusteo

Domenica 30 aprile alle ore 18:00 prenderà il via a Napoli la VIII Edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale del Teatro Augusteo, che ogni anno offre l’opportunità agli artisti non professionisti di mostrarsi al grande pubblico e sognare di vincere il premio più ambito: l’inserimento della loro opera nel cartellone teatrale ufficiale dell’Augusteo. Sul palcoscenico della sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263 si alterneranno alcune delle più importanti compagnie italiane di teatro amatoriale: ben 57 le domande di partecipazione ricevute, tra queste sono state scelte 25 per la valutazione finale, fino alle attuali 9 selezionate: andranno in scena in una rassegna artistica che prevede l’ingresso gratuito per gli abbonati fino a esaurimento posti, per tutta la sua durata.  Questi gli appuntamenti in cartellone: Domenica 30 aprile alle ore 18:00 – La compagnia Incontri porterà in scena “Ferdinando” di A. Ruccello. Lunedì 1 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Imprevisti e probabilità porterà in scena “Filumena”, tratto da “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Mercoledì 3 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Quartieri Seplasia porterà in scena l’opera inedita “Forza Napoli, a due passi dal cielo” di Luigi Rilletti Giovedì 4 maggio alle ore 21:00 – La compagnia In Arte porterà in scena “Tesoro, non è come credi” di Paolo Caiazzo. Venerdì 5 maggio alle ore 21:00 – La compagnia La carretta dell’arte porterà in scena “Caviale e lenticchie” di Scarnicci, Tarabusi, Taranto. Martedì 9 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Car Ma porterà in scena “1861, la brutale verità” di Michele Carilli. Mercoledì 10 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Scacciapensieri porterà in scena “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Giovedì 11 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Costellazione porterà in scena “Il gioco delle rose” di Roberta e Roberto Costantini. Venerdì 12 maggio alle ore 18:00 – La compagnia Gli Art&Fatti porterà in scena “‘O scarfalietto” di E. Scarpetta. La serata di premiazione si svolgerà giovedì 25 maggio 2017 a partire dalle ore 17:30. Oltre ai premi in palio per i vincitori, una delle opere rappresentate, scelta a insindacabile giudizio della direzione artistica del Teatro Augusteo, sarà inserita nella programmazione del cartellone 2018/2019 e destinata gratuitamente agli abbonati. Nel cartellone 2017/2018 sarà offerto infatti lo spettacolo “I dieci comandamenti” di Raffaele Viviani, della Compagnia Luna Nova di Napoli, in quanto vincitore della VII Rassegna di Teatro Amatoriale.

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Libri

“Janare”: intervista a Rossana Lamberti e Tonino Scala

Il 20 aprile si è svolta, presso “L’officina”, la prima presentazione di “Janare”, libro scritto a 4 mani da Rossana Lamberti, avvocato e scrittrice, e Tonino Scala, giornalista. Alla presentazione, moderata da Laura Viggiano, hanno preso parte anche l’architetto Adele Di Maio, Patrizia Bruno, presidente di “Amnesia”, la scrittrice Angela Procaccini, e Stefania Spisto, presidente de “Il quaderno edizioni”. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con i due autori: Come nasce questa collaborazione? R: L’idea del libro nasce seduti a tavolino in un bar della provincia salernitana. Ci stavamo confidando quando Tonino mi rivelò che stava scrivendo un libro sulle donne. Io stavo, nello stesso momento, facendo lo stesso. Dall’unione dei due lavori, epurati e sfrondati, è nato Janare. Questo è stato possibile, però,  data la profonda stima e amicizia che ci legava. T: Leggendo il libro può sembrare che la parte di Rossana sia un racconto storico quando, nella realtà dei fatti,è proprio il contrario perché lei parla di Medioevo come metafora dei tempi moderni. Io, invece, racconto dei pezzi di storia contemporanea e enfatizzo quanto ancora di medievale ci sia nella nostra società dove si considera la donna ancora una pertinenza dell’uomo. Chi sono oggi le janare? R: Sono tutte quelle che non riescono ad essere indipendenti ma non per propria volontà ma perché c’è qualcuno che le opprime. Sono quelle che riesco a ribellarsi ma vengono violentate, vengono sfregiate, picchiate, ammazzate. Quelle sono le janare. Da questo punto di vista, allora, è ancora in corso una caccia alle streghe? T: Purtroppo sì, è ancora in corso e lo sarà fino a quando non ci sarà una vera e propria educazione sentimentale nella nostra società. C’è ancora un gap tra uomo e donna nei tempi attuali anche se sulla carta non c’è. Progetti per il futuro? T: Non ci abbiamo ancora pensato. Questa prima presentazione depone molto bene e chissà, magari ci saranno altre collaborazioni.  ————————————————– Janare è disponibile su Amazon. Clicca qui per acquistarlo!   Jundra I. Elce

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Teatro

Sister Act, il Teatro Augusteo è divino!

Adrenalinico. Coinvolgente. Esilarante. Sister Act di Saverio Marconi, andato in scena ieri 17 marzo al Teatro Augusteo di Napoli, è un musical fortemente carismatico che enfatizza, senza stravolgere, l’iconica omonima pellicola del 1992. La trama, infatti, rimane la medesima. Deloris Van Cartier è una cantante di night che si rifugia nel convento “Regina degli Angeli” dopo essere diventata, suo malgrado, testimone di un omicidio. Assunta la direzione del coro e l’alias di suor Maria Claretta, la donna sarà in grado di risvegliare l’entusiasmo sopito delle consorelle, infondendo loro coraggio e consapevolezza nei propri mezzi. Elemento portante, leitmotiv di questa rinascita, è la musica, che in tutte le sue forme può diventare fonte di celebrazione della grandezza di Dio (e dell’uomo) e strumento utile a riavvicinare al culto i fedeli. E proprio su questo punta la nuova riscrittura, che è un vero e proprio musical,  in cui vi sono pochi dialoghi e moltissimo spazio è lasciato agli splendidi brani musicali scritti dal premio Oscar Alan Menken, i cui testi sono stati tradotti da Franco Travaglio. Dal funky alla disco, passando per il soul e il pop, il ventaglio di generi che viene proposto è impressionante, così come il coinvolgimento del pubblico che, specialmente nella parte centrale dello spettacolo, ha accompagnato, canticchiando, applaudendo o muovendo a tempo i piedi, i cori e le coreografie delle sorelle, in un crescendo di groove, assoli, paillettes e divertimento. Sister Act, that’s 70s Rispetto alla pellicola interpretata da Whoopi Goldberg, ci sono alcune interessanti variazioni. Cambia l’ambientazione, da San Francisco a Philadelphia, ma soprattutto la collocazione temporale, che viene anticipata di ben 20 anni. La scelta non è certo casuale. Gli anni ’70 sono, infatti, la culla di tutti i generi musicali proposti ed era giusto far loro omaggio. Per quanto riguarda il cast, invece, la madrilena Belia Martin – il gap lingustico è giustificato nella recita dando origini sudamericane a Deloris –  non ha fatto rimpiangere, per vitalità e abilità canore, quel ciclone di attrice che è Whoopi Goldberg. Discorso simile può essere fatto anche per le altro sorelle, soprattutto per Manuela Tasciotti, nei panni dell’esuberante Suor Maria Patrizia, per la guest star Suor Cristina, nel ruolo della timida Suor Maria Roberta, e Jacqueline Maria Ferry, che ha dato nuove sfumature al personaggio della arcigna Madre Superiora. La partecipazione del conduttore televisivo Rai, Pino Strabioli, è una nota piacevole anche perché (re)interpreta in modo convincente Monsignor O’Hara. La componente comica è affidata, invece, ai tre scagnozzi di Curtis Jackson (un fenomenale Felice Casciano), un po’ Gomorroidi, un po’ Bee Gees. Sister Act, tecnicamente divino! Tecnicamente, Sister Act è un trionfo. Il gioco di scenografie, luci e cambi d’abito, è maestoso e degno delle più grandi produzioni teatrali. Nulla viene lasciato al caso e ciò si percepisce, scena dopo scena, nei repentini cambi d’ambientazione, che rendono il ritmo narrativo piacevolmente frenetico, un delizioso e colorato viaggio senza fermate. Un vero e proprio tour de force, in giro per l’Italia, in questo caso, è stato quello affrontato dal cast che, data l’enorme richiesta e l’incredibile successo, ha raggiunto le quasi 200 repliche e, […]

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Recensioni

Le Troiane: Euripide secondo Valery Fokin e Nikolay Roshchin al Teatro Mercadante

Le Troiane, da Euripide a Valery Fokin e di Nikolay Roshchin. Il rumore dei passi dei soldati in ronda riempie l’aria di tensione. Come api con il loro alveare, i militari gravitano intorno ad una lunga tavolata in attesa di un cenno di Taltìbio che arriva poco dopo dando inizio allo spettacolo. I troiani sono appena stati sconfitti e il superbo Ilïón fu combusto. Come prassi le donne della città vengono assegnate ai vincitori della guerra: Cassandra ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo, figlio dell’assasino di suo marito, Ecuba ad Odisseo. Sulla scena le tre donne e altre sette troiane sono condotte dai loro aguzzini con la forza. Il fetido odore dei cadaveri, trasportati in sacchi grigiastri proprio sotto il loro naso, è premonizione dell’infausto destino che le attende. Le Troiane, andato in scena ieri al Teatro Mercadante, parte da qui, dalla tragedia di Euripide messa in scena per la prima volta nel 415 a.C., ma qui non si ferma. La volontà di attualizzare le vicende, rendendole più attinenti alla realtà odierna, è evidente fin dalla prima scena. I soldati achei (interpretati dai giovani attori della Scuola del Teatro Stabile di Napoli) infatti posano gli elmi con cresta e si rivelano come poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno il compito di tenere le prigioniere in un campo militare che ricorda un lager. Le troiane, focalizzazione interna ed esterna Per quanto non ci siano variazioni degne di nota nella trama – il testo, invece, è stato notevolmente ridotto e semplificato – la pièce riesce grazie alla notevole inventiva scenografica nell’intento di fornire una chiave moderna di lettura e di visione della tragedia, l’unica del ciclo troiano dell’autore giuntaci nella sua interezza. Il pannello, posto in cima ad una scala antincendio, su cui si proiettano in bianco e nero i primi piani delle donne, ne è emblematico esempio. Il pubblico è infatti spettatore delle drammatiche vicende, che vedono protagoniste le barbarie dei soldati – dopo aver perso l’elmo, essi sono privati dei vestiti e tornano allo stato ferino – che tirano i fili di troiane ormai marionette nelle loro mani sia dal punto di vista dei vincitori che attraverso gli occhi affranti delle sconfitte. Una doppia focalizzazione questa, che si innesta su un allestimento scenico non privo di citazioni e simbolismi. La grande tavolata, su cui troiane e soldati bevono in modo sincronico e quasi robotico vino, ricorda quella dell’ultima cena, che precede la cattura e la crocifissione dell’egualmente innocente Cristo. Elena e Menelao, seduti a capotavola ai due estremi opposti, sono coloro che quella tavola l’hanno imbandita e hanno determinato con le loro scelte il destino delle loro convitate. Euripide secondo Valery Fokin e Nikolay Roshchin Questo spettacolo porta la firma di Valery Fokin e di Nikolay Roshchin (curatore anche di scene e costumi insieme ad Andrei Kalinin) e nasce in Russia; in Italia è stato tradotto da Monica Centanni, che ha lasciato inalterati i dialoghi e i monologhi rivestiti di una patina di antichità, atta a non sminuire la portata tragica delle quattro protagoniste. La follia delirante di Cassandra (Autilia […]

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Attualità

Giuseppe Cossentino, tra “Passioni Senza fine” e “Neapolis in Fabula”

Passione e talento. Dedizione e umiltà. Questo è Giuseppe Cossentino, autore e sceneggiatore napoletano, che si sta facendo lentamente strada nel mondo dello spettacolo. Nonostante la giovanissima età, Giuseppe può già contare su un palmares di tutto rispetto con collaborazioni eccellenti e un carico di idee innovative che lo condurranno sicuramente ad una brillante carriera..  La domanda più difficile: chi è Giuseppe Cossentino? È un modesto e semplice lavoratore dello spettacolo che cerca di  fare il suo mestiere di  autore e sceneggiatore, con correttezza, professionalità e tanti sacrifici.  Tessendo trame, come un artigiano delle parole che possano sempre di più  emozionare un pubblico sempre più vasto. Il mio lavoro non si ferma al web  alla radio o al cinema, ma ultimamente sto collaborando anche a progetti televisivi, teatrali e ad importanti pubblicazioni per case editrici. Ancora oggi studio alla Scuola Internazionale di Comics,  l’Accademia delle Arti figurative e digitali alla quale sono iscritto ed ho concluso il primo anno di corso di sceneggiatura per Media Entertainment con sceneggiatori dal calibro come Alessandro Bilotta, lo sceneggiatore del celeberrimo fumetto Dylan Dog,  Davide Aicardi, che ha firmato la sitcom  Camera Cafè e  Dario Carraturo, story editor della storica soap opera di Raitre Un posto al sole. Li studio anche giornalismo con Giuseppe Porcelli. Alla mia formazione si aggiunge anche un Workshop intensivo di sceneggiatura cinematografica con Heidrun Schleef, sceneggiatrice di punta nel panorama del cinema d’autore italiano che vanta una serie di copioni di successo e collaborazioni con alcuni dei migliori registi italiani: Gabriele Muccino, Nanni Moretti, Michele Soavi, Michele Placido per citarne alcuni. Come è nata la tua passione per la scrittura? Quanto i tuoi studi universitari hanno influito sul tuo percorso artistico? La passione per la scrittura è nata per caso quando mio fratello  Sante, di notte mi raccontava storie e l’ho coltivata nell’età dell’adolescenza nella quale ho sempre scritto su quaderni per poi passare al  computer. Mi incuriosiva e mi affascinava il fatto di creare o inventare storie soprattutto attraverso la  lunga serialità. Credo che è li che ti metti proprio in gioco costruendo col tempo la psicologia dei personaggi. È divertente… Faticoso… Ma lo sceneggiatore è il lavoro più bello del mondo.  E non lo cambierei con niente. Per quanto riguarda gli studi,  sono laureato in legge. Certo,  lo so,  non c’entra nulla la facoltà di Giurisprudenza in ambito artistico anche se mi ha dato un’ottima preparazione per un linguaggio più ricercato anche nella preparazione dei dialoghi di un copione. Mi ha dato l’opportunità di acquisire un linguaggio fluido e di arrivare a tutti. Parlaci di Neapolis in Fabula. “Neapolis in Fabula” è un grande programma radiofonico sulla città di Napoli,  del quale  con grande orgoglio sono l’autore del programma. In onda ogni sabato  dalle 17 alle 18 in replica la domenica dalle 10 alle 11 su Radio Amore i Migliori anni. I testi del programma che firmo prendono vita attraverso due conduttori di grande talento e professionalità come Francesco Palmieri e Stefania De Francesco. All’interno della trasmissione, […]

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