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Eroica Fenice

Recensioni

Harold Pinter, l’assurdo al Teatro Nuovo di Napoli

Il teatro dell’assurdo di Harold Pinter è tornato a Napoli con lo spettacolo “C’è qualcuno alla porta” di Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa. Scopri come è andata! L’incomunicabilità, la distorsione dei ricordi, l’assuefazione da dinamiche perverse e ridondanti. I testi di Harold Pinter sono colmi di paradossi, illogicità, beffe, ed è proprio questo a renderli moderni, specchi circensi di un mondo distopico e multiforme. Oggi come ieri, ieri come domani, gli abitanti della Terra si muovono dentro cerchi concentrici e viziosi, dalla quale potrebbero fuoriuscire soltanto in due modi: tenendosi per mano o guardandosi dentro. Entrambe le prospettive risultano troppo complesse, quasi perverse, e questo comporta una cronica assuefazione al nulla. In ambo gli atti, in ambo i racconti di Harold Pinter portati brillantemente in scena ieri sera al Teatro Nuovo di Napoli, questa defezione morale risulta centrale. Nel primo,  “Il Calapranzi”, i due killer (Marco Fanizzi e Vincenzo Grassi) non sanno dare un nome e una forma al luogo in cui si trovano per compiere il loro lavoro. Attendono, quasi come Didi e Gogo con Godot, qualcuno che non conoscono, che dovrà pagare per qualche motivo con la morte. A loro non spetta fare domande, solo eseguire. E nel frattempo vagano in quello spazio quadrato, una cucina priva di cibo ed utensili, e hanno come unico contatto con il mondo un “paniere” contenente ordinazioni che non potranno soddisfare e un telefono meccanico, emblema di una comunicazione interrotta con l’esterno. Harold Pinter secondo Andrea Lucchetta e Luigi Siracusa Le difficoltà e le incomprensioni sono, invece, il perno di “Vecchi Tempi”, testo più maturo del premio Nobel Harold Pinter e che ha visto in scena Cecilia Bertozzi, Michele Enrico Montesano e Sofia Panizzi. Il triangolo amoroso tra Kate, Deeley e Anna è scaleno. Nessuno dei lati, nessuna delle prospettive combacia con l’altra. Un cortocircuito di ricordi, accompagnati da versi di canzoni accennate, costituisce un intreccio narrativo pregno di note silenti, di non detto, di lasciato intendere. Non c’è un solo svolgimento, ma un fiume di ricordi ad estuario, non c’è un solo finale possibile, ma una serie di copia e incolla confusi che denotano il dramma delle società attuali. La domanda che lo spettacolo, con l’ottima regia del duo Lucchetta – Siracusa, lascia sottintesa è:” c’è speranza?”. A questa domanda Harold Pinter non risponde, così come gli spettatori dei suoi drammi.

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Recensioni

“L’Inferno di Dante” al Museo del Sottosuolo di Napoli | Recensione

Il Museo del Sottosuolo di Napoli per una notte si è trasformato nell’inferno di Dante. Scopri come è andata. “…Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate” Dopo aver incantato oltre 700mila spettatori nelle edizioni realizzate nelle Grotte di Pertosa e di Castelcivita, lo spettacolo L’Inferno di Dante, ideato e coordinato da Domenico Maria Corrado, è tornato in scena ieri sera al Museo del Sottosuolo di Napoli. In questo luogo senza tempo che nasce come acquedotto greco – romano per poi essere riscoperto come rifugio antiaereo durante il secondo conflitto mondiale, le porte dell’eterna dannazione hanno accolto oltre 50 persone per uno spettacolo che non ha certamente deluso le enormi aspettative. C’era comunque da aspettarselo perché l’associazione Tappeto Volante è specializzata proprio nel mettere in scena rappresentazioni teatrali che si coniugano in maniera armoniosa con gli ambienti. Ma andiamo con ordine. L’Inferno di Dante è uno spettacolo itinerante turistico-divulgativo basato sulla prima cantica della Divina Commedia e racconta, quindi, della discesa del Sommo Poeta tra i cerchi infernali. Durante il suo cammin tra la perduta gente, con la guida del suo fido maestro Virgilio, il fiorentino incontrerà (e noi con lui) indimenticabili personaggi le cui gesta vivono ancora oggi grazie al suo capolavoro. Museo del Sottosuolo di Napoli: dal buio alle stelle  Sono tre gli atti e altrettante le sale del Museo del Sottosuolo in cui l’azione scenica prende vita. Superati i 106 gradini, il pubblico viene accolto da una spettacolare coreografia a cui segue l’ingresso di uno smarrito Dante. Il suo senso di angoscia acuito dalla presenze delle tre fiere viene spazzato via dall’arrivo di Virgilio che indica agli stanti la strada che conduce alla porta infernale. Da qui in avanti, il susseguirsi di emozioni contrastanti si fa tambureggiante. Amore e speranza, nell’ascoltare Beatrice, timore reverenziale nei confronti di Minosse e Caron, “Dimonio dagli occhi di bragia”, e poi pietà nel vedere Francesca abbracciata a Paolo. I due cantano stretti l’uno all’altro e stringono il cuore dei presenti e quello del poeta. Nella sala “Delle Riggiole”, la situazione si fa più angosciante e claustrofobica. Cerbero e Medusa cercano di ostacolare il cammino al gruppo, senza riuscirci. Il volere divino è troppo forte. La terza sala, invece, ha tre indiscussi protagonisti: Ulisse, il Conte Ugolino e il male incarnato, Lucifero. Interessante è la caratterizzazione che viene fatta di quello che fu l’angelo più bello di Dio. Egli, infatti, non compare in scena, ma viene rappresentato con un filmato che mostra l’olocausto, il fungo atomico e molte altre tragiche vicende che hanno avuto come protagonista l’assenza di umanità. L’inferno di Dante, in conclusione Un viaggio, un incredibile viaggio quello di ieri sera al Museo del Sottosuolo di Napoli. Lo spettacolo itinerante “L’Inferno di Dante”  non può che essere riassunto così. Tutto, dall’umida quanto affascinante ambientazione, agli attori e figuranti che hanno saputo incarnare con realismo e vitalità i loro ruoli, dalle musiche di Enzo Gragnaniello alla scelta di attenersi fedelmente al testo, tutto è stato funzionale alla buona riuscita di questa discesa mano nella mano con Dante Alighieri […]

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Food

FaceFood, tra social, risate e gusto

È stato presentato venerdì 21 settembre FaceFood, nuovo interessante format che punta sul binomio eccellenze gastronomiche – spettacolo Dall’esperienza decennale della giornalista ed esperta di food Laura Gambacorta e dal genio di uno dei comici partenopei più amati, Lino D’Angiò, nasce FaceFood, un concept rivoluzionario che punta sui social e sui suoi strumenti di condivisione e streaming per regalare ai clienti dei ristoranti dove verrà ospitato un’esperienza culinaria fuori dagli schemi. Il suo funzionamento è semplice quanto innovativo. Nelle serate FaceFood il ristorante si trasforma, attraverso una serie di telecamere e di sofisticati software, in uno studio televisivo virtuale che vedrà padroni di casa la giornalista e lo showman col il suo enorme bagaglio di personaggi e parodie che volta per volta “disturberanno” il programma. Tra i vari sketch, ideati ad hoc per ogni serata così da essere sempre coerenti con le peculiarità del locale ospitante, non mancheranno gag e rubriche che vedranno protagonisti, tra gli altri, Maurizio Costanzo, che si cimenterà in improbabili ricette per la sua Maria, un sempre affamato Carlo Ancelotti e un irriverente ed accattone Presidente De Laurentis. Ci sarà poi l’imitazione di Antonino Cannavacciuolo, trasformato dal mattatore di TeleGaribaldi e Made in China, nel divertentissimo “Caccavacciuolo” con il suo show “Cucino da incubo”. Diretta dopo diretta, lo spettacolo in divenire, trasmesso in diretta Facebook, coinvolgerà i titolari del locali, gli chef ma anche il pubblico da casa che potrà interagire a suon di like e di commenti allo streaming. FaceFood, non solo “dirette”  FaceFood è intrattenimento, quindi, ma anche – e qui entra in gioco l’esperienza di Laura Gambacorta – food di qualità, marchio di fabbrica degli eventi organizzati dalla giornalista. Un binomio particolare, una coppia tutta da sperimentare, certo, ma che potrebbe rivoluzionare un mercato saturo di proposte ma povero di idee. Queste sono le nostre prime impressioni sul format che è stato presentato alla stampa e agli addetti ai lavori venerdì 21 settembre alla Locanda del Profeta (Vico Satriano 8c), dove abbiamo avuto il privilegio di testare in prima persona le potenzialità del format e poi di assaggiare alcune splendide creazioni dello Chef Simone Profeta. Questo è il menù che ci è stato gentilmente offerto, che rispecchia l’inventiva e il talento del suo patron: Finger Spaghetti di zucchine con spuma di provolone del Monaco e centrifuga di basilico Pancetta, vellutata di friarielli e mandorle tostate Patata quadrata, alici, ricotta di bufala al limone e lattuga di mare Antipasto Cupola di gamberi blu della Nuova Caledonia ripiena di tartara di tonno, mozzarella, olive verdi e salsa di blu curacao Primo Tagliolini, burro e tartufo nero Secondo Cotoletta alla milanese Dolce Babà sferico con zuppetta di frutta esotica Vini Pietrafumante caprettone spumante metodo classico Casa Setaro Primitivo since 1923 Torrevento I panini e i grissini contenuti nel cestino del pane vengono impastati con acqua di mare purificata Steralmar

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Notizie curiose

Il decalogo dei saldi

Anche questa estate è arrivato il tanto atteso momento dei saldi: ufficialmente iniziati il 7 luglio, avranno poi termine il 30 agosto. C’è dunque tutto il tempo per lanciarsi a caccia delle migliori occasioni presentate sia dai negozi fisici, sia dagli shop online. Le previsioni fatte dagli studi di settore confermano che, anche questa volta, si tratterà di un’estate bollente in quanto a rapporto fra italiani e saldi. Lo sostiene l’ultimo report di Confesercenti, secondo cui gli italiani spenderanno circa 165 euro a testa. Inoltre, l’85% degli italiani si dimostra interessato agli sconti proposti dai saldi: solo il 34% sa già per certo che comprerà durante questo periodo, mentre il 51% dei consumatori prenderà questa decisione solo in base alle occasioni che troverà. La maggior parte degli appassionati di saldi punteranno al low cost: al contrario, il 28% punterà esclusivamente sulla qualità della merce. Dove e come fare shopping? Lo shopping conosciuto dai più è quello che si rende accessibile attraverso gli acquisti presso gli shop fisici: è un grande classico che non passerà mai di moda, in quanto fa oramai parte delle tradizioni delle famiglie italiane. Di contro, saranno tantissimi gli italiani che approfitteranno dei saldi via Internet: non va infatti dimenticata la convenienza degli acquisti online, ancora maggiore in periodo di saldi. È la soluzione perfetta per chi vuole evitare di andare in giro con questo caldo, risparmiando anche parecchi soldi: non a caso, ci sono tanti siti web di abbigliamento online, come ad esempio YOOX, che in questo periodo offrono sconti fino al 70% e merce in esposizione di grandissima qualità. Poi, volendo, è possibile sfruttare le nuove tecnologie per avvantaggiarsi ancor di più: si parla nello specifico delle app utili per i saldi. Shopsavvy, ad esempio, permette di reperire gli sconti migliori su un singolo prodotto, tramite la scansione del codice a barre. Esistono  anche app più classiche come DoveConviene: un vero e proprio raccoglitore di sconti. Inizio saldi estivi, come evitare le truffe? I saldi vengono regolati in Italia da una vera e propria normativa, che agisce a tutela dei consumatori: il DL 114/98. Per evitare le truffe, però, si consiglia di informarsi e di prendere spunto dai migliori consigli del Codacons. Ad esempio, il consumatore dovrebbe sempre stare attento alle scontistiche eccedenti il 50%: come spiegato dal Codacons, spesso si tratta di capi non di fine stagione, dunque più vecchi e di un valore molto basso. Si consiglia poi di verificare il prezzo di partenza, anche informandosi in rete: alcuni negozianti approfittano dei saldi per gonfiare questo prezzo, e per rendere più attrattivo il successivo sconto. Un altro suggerimento utile è il seguente: mai buttare lo scontrino, perché anche i prodotti acquistati in saldo possono essere cambiati o rimborsati. Infine, attestate sempre l’affidabilità di un e-commerce prima di approfittare dei saldi online.

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Eventi/Mostre/Convegni

Concerto al buio, un viaggio intimistico alla Galleria Borbonica

La sirena. Piedi che si affrettano sulla precaria rampa di scale. Urla. Pianto. Terrore. La Galleria Borbonica durante il periodo bellico è stata rifugio e testimonianza del non senso che porta con sé la guerra. Un non senso coperto da un cumulo di spazzatura e detriti, sversati ogni notte con il beneplacito del vecchio custode del Parcheggio Morelli, fin quando nel 2008, dopo interminabili lavori, che tuttora proseguono, fu riaperta al pubblico e restituita alla comunità grazie a Gianluca Minin, Enzo De Luzio e i loro collaboratori. Ma al di là dei percorsi, tra cui spiccano quello “speleo” e quello “avventura” a bordo di una zattera, e delle attività pensate per le scuole, questo incredibile luogo, impregnato di vicende, aneddoti e racconti che si nascondono dietro ogni angolo, è diventato ora un importante polo di attrazione culturale. Spettacoli teatrali, rassegne jazz e mostre. Il tufo della Galleria Borbonica non trasuda solo storia ma anche di arte. Forse uno degli esempi più belli, proprio perché in estrema antitesi con cioè che è accaduto durante il secondo conflitto mondiale, è il concerto di violino e piano, andato in scena ieri sera. Dopo il sold-out registrato dai precedenti appuntamenti, la magica commistione di buio e musica ha nuovamente inebriato gli spettatori che, dopo una breve visita per gli ambienti simbolo della Galleria, sono stati accompagnati nella più grande cisterna, che privata della luce artificiale viene completamente inghiottita dalle tenebre. Qui il violino di Edo Notarloberti e il pianoforte di Martina Mollo si sono inseguiti, alternati, presi per mano, suscitando un caleidoscopico vortice emotivo che ha travolto i presenti, i quali, dopo i selfie di rito, si sono trattenuti nello shop per discutere dell’incredibile esperienza appena vissuta. Una esperienza difficile da raccontare perché estremamente intima e personale. Privati della vista, si rimane da soli, assaliti da pensieri, sensazioni e ricordi. La musica, in certi momenti, è delicata come un abbraccio, in altri, prorompente come un pugno. E ciò che meglio esemplifica il viaggio emotivo a cui questo concerto conduce sono le lacrime di gioia di una delle spettatrici, che echeggiavano nell’oscurità. Il concerto al buio alla Galleria Borbonica Concerto al Buio è frutto della simbiosi di Localemotions.com – piattaforma online finalizzata a mettere in contatto la domanda con l’offerta di esperienze – e Galleria Borbonica, un binomio che si sta dimostrando vincente, sia nei numeri che nei feedback estremamente positivi. Tutte le repliche, anche quelle nell’antica basilica di San Crisogono a Roma e nell’Arsenale della Repubblica in Piazza Flavio Gioia ad Amalfi, infatti, sono state premiate in termini di pubblico – anche ieri non c’erano sedie vuote – e hanno ricevuto commenti estremamente positivi sui social. Tra gli altri interessanti eventi che il portale propone segnaliamo: “lezione di pizza”, un corso veloce e divertente dove saranno svelati ai partecipanti i segreti per una pizza napoletana perfetta, e “visita vini e vigneti”, un tour dei vigneti alle pendici del Vesuvio, una piacevole passeggiata (a cui segue un pranzo) tra gli odori ed i sapori tipici dell’Ars Vinearia campana.

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Teatro

“Il Seme della Tempesta” di Cesare Ronconi, tra giuramento e ribellione

“Questo chiedo: avere in me il seme della tempesta. Spazzare via la calma apparente della generazione mia destare la rivolta”. Riscoprire la forza evocatrice e catartica del teatro attraverso la solennità di parole, musica e danza. “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, il secondo spettacolo andato in scena per il Napoli Teatro Festival, è un inno vitalistico, violento e magnetico, che ha turbato – e a tratti shockato – gli spettacoli accorsi al Teatro Bellini. Il tessuto spirituale e drammatico che imperniava l’esperimento scenico celebra l’assunto che ci possa ancora essere un ritorno alle origini della vita. Scandagliata attraverso un ricerca che vede centrale il tempo e il nostro caotico muoversi in esso, l’esistenza riacquisisce la sua basalità ferina ed è pronta a stipulare un nuovo e più sincero giuramento. Giuramento verso il mistero, un patto di fede stretto con l’ignoto, ma soprattutto con le arti, che da sempre sono il collante dell’umanità in toto. Il tempo e il teatro secondo Cesare Ronconi “Spaccare voglio questa convinzione di concretezza, la dittatura dell’apparenza, della misura, della materia dominante, del vendere e acquistare. Dell’avere. Quell’agio superiore che ripete “è tutto qui, cosa vai a cercare”. Lo spettacolo, che vede un allestimento scenico che prende tutto il palco e sottopalco, è diviso in tre parti contigue e senza interruzioni. La prima, Non ancora, è incentrata sul potenziale, sull’attimo che antecede e prepara la tempesta (e il pubblico all’attenzione). Il concerto di Enrico Malatesta alle percussioni e Attila Faravelli al suono, e le immagini che si proiettano sui due pannelli sul palco, quindi, scandagliano nel non verbale, nel pre verbale, così da permettere una maggiore esasperazione a ciò che seguirà.  Discorso ai vivi e ai morti non è altro che il testamento di una figura arcaica (Mariangela Gualtieri) che è costretta a rifugiarsi nel mistero, nelle inquietanti braccia di un angelo dall’anima nera, abbandonando, suo malgrado, le certezze del presente. La terza e ultima parte, Giuramenti, sintetizza, invece, l’esplosività emotiva e creativa che il teatro è in grado di emanare. 32 tra attori, danzatori, cantanti e allievi, hanno invaso la scena e celebrato, infine, con i loro corpi impetuosi, spogliati di cliché e abitudini, le loro voci ruggenti ma intonate, e con passi leggeri e perfettamente ritmati, l’anima primordiale del teatro. Teatro che, con “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, ha toccato vette di rara altitudine.

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Recensioni

“TFR” di Lello Marangio e Lucio Pierri, risate di fine rapporto all’Augusteo

Una commedia ben scritta e ben interpretata da un talentuoso cast. Risate e riflessioni. Un finale a sorpresa davvero geniale. Questo è il bagaglio di intrattenimento che ci ha lasciato ieri sera TFR – Trattamento di Fine Rapporto, spettacolo scritto da Lello Marangio e Lucio Pierri, andato in scena al Teatro Augusteo di Napoli. La storia, di grandissima attualità, segue le tragicomiche vicende di una azienda di pannelli fotovoltaici che, in seguito a manomissioni al fatturato della sua direttrice, la Dottoressa Borromeo (Rosaria De Cicco), rischia la chiusura. Un Euro Parlamentare (Massimo Carrino) colluso con la camorra e un imprenditore cinese (Davide Marotta) tenteranno di approfittarne. Ultimo baluardo degli operai a rischio licenziamento saranno tre sgangherati rappresentati sindacali – oltre che lavoratori della fabbrica – Michelangelo (Lucio Pierri), Francesco (Ernesto Lama) e Karina (Yuliya Mayarchuk) tenteranno ogni possibile escamotage per far fronte alla bancarotta. Ci riusciranno? Questa è la domanda che scena dopo scena viene posta allo spettatore mentre gli si palesano di fronte tutte le malsane dinamiche che inquinano le già malsane acque in cui versano le aziende italiane. La corruzione della politica, che non è immune dallo scendere a compromessi, gli appalti truccati e gli accordi con i rappresentati della malavita, gli acquirenti stranieri dal denaro facile, che vogliono conquistare e monopolizzare.  I sogni, le paure e gli amori tra operai, nello specifico, infondono una verve di leggerezza e ironia alla commedia, in cui ogni dialogo è chiuso da una battuta, una gag o un gioco di parole. Lello Marangio e Lucio Pierri descrivono un malcostume tutto italiano Nello scacchiere, che ricorda molto i gialli americani in cui tutti i personaggi, in fondo, sono colpevoli, che il duo presenta sulla scena, non mancano sorprese e colpi di scena. Gli ultimi dieci minuti dello spettacolo, come accennato in precedenza, sono un vero e proprio capolavoro drammaturgico e donano uno spessore notevole ad una recita che era stata comunque fluida, sagace e interessante fino a quel momento, anche per l’ottima sinergia tra gli attori che hanno dato carisma, identità e sfumature ai loro personaggi. TFR – Trattamento di Fine Rapporto sarà in scena fino a domenica 6. E noi non possiamo che consigliarvelo.   

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Eventi/Mostre/Convegni

Pasquetta a Napoli 2018: il Nabilah vuole stupire col “Taste – Nic”

Pasquetta a casa o al ristorante? Braciata con amici o relax fuoriporta? Questi sono i dubbi che attanagliano un po’ tutti alla vigilia Pasquetta. Una nuova e interessantissima alternativa vuole darcela il Nabilah, uno dei club più belli d’Italia secondo il “The Guardian”, dove verrà inaugurato un nuovo format, il “Taste – Nic”. Il “Taste – Nic” rivela fin dal nome la sua natura ibrida tra il classico pranzo al sacco e i sapori raffinati della cucina gourmet. Sono previsti, infatti, diversi “Gourmet Points” sparsi per tutta la struttura e che saranno in grado di soddisfare anche la clientela più esigente. Dal tradizionale all’innovativo, dal vegetariano alla carne passando per dolci, centrifughe e vino, il Nabilah diventerà un arcipelago di delizie da non perdere, anche perché a preparare i piatti saranno chef provenienti da tutta la Campania. Tra questi spicca il nome di Vincenzo Guarino, una stella Michelin con il ristorante “Il Pievano”, che sarà dietro i fornelli per uno show cooking dove illustrerà a tutti la sua “cucina creativa mediterranea“. Come colonna sonora della giornata si alterneranno alla console, dalle 11 in poi Vox Inside Live, Lunare Project, Bonky, Cerchietto e Paulus. Un occhio di riguardo lo avranno anche i bambini dato che sarà riservata loro un’intera area. Divertimento, musica e gastronomia, il tutto in un ambiente curato nei minimi dettagli e che ha come cornice il mare di Bacoli… la ricetta per la Pasquetta perfetta è servita! Pasquetta a Napoli 2018: Gli chef coinvolti e i piatti del “Taste – Nic” – Chef Vincenzo Guarino (“Il Pievano”, Toscana) – Gnocchi farciti con provola su crema di piselli, gambero rosso crudo, latte cotto affumicato, pane saporito e i suoi germogli. – Chef Ray Arthey (Hadel Pask , Napoli)   – Piatto unico composto da moro (riso con guandules e cocco) e secondi a scelta tra cotoletta di funghi, bistecca di soia alla genovese, o bocconcini di saitan e verdure. – Chef Marco Iavazzo  – Panino con misticanza, agnello, piselli al lime e menta, crema di ricotta salata e granella di fava fritta. – Pasticciere Vincenzo Ferrieri (SfogliateLab , Napoli) – Sfogliatella rustica (3 gusti: fave e pancetta, melanzane e provola, e salsiccia e friarielli) e sfogliatella classica (3 gusti: limone, pistacchio, ricotta e pere). – Chef Vincenzo Ruggiero (ristorante “Il Falangone”, San Giuseppe Vesuviano)  – Riccioli di seppia grigliata agli agrumi della costiera su passatina di piselli e praline di patata allo zafferano. – Chef Marco De Cesare (ristorante “Amabile”, Cercola) – Due proposte: mezzo spaghettone ondulato al soffritto di polpo verace, oppure mantecato di baccalà e patate con scarola napoletana e pane carasao. – Chef Umberto Ventriglia – Crostone di pane ai cereali con misticanze orientali, burrata, champignon marinati, cipolla di Alife caramellata e bufalo affumicato. – Scuola Dolce & Salato (Maddaloni) – Gateau con salsicce e friggitelli e pizza rustica ripiena. – Maestro pasticciere Aniello Di Caprio (pasticceria Lombardi) – Dolce: Lingotto Rocher. – Chef Vittorio Zigarelli (Panamar, Napoli)  – SantanTonno: tonno rosso, maionese alle acciughe, friarielli in doppia consistenza. – Chef Rosario Matina (Serafino, Napoli)  – Arancine, panelle  e cannoli siciliani. – Spain – Burritos di pollo. E tante altre leccornie per grandi e piccini ci aspettano al Nabilah Napoli

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Food

Pasticceri&Pasticcerie, il Gambero Rosso Napoli non sbaglia un colpo!

Grande successo per la seconda edizione della manifestazione più golosa di Città della gusto – Gambero Rosso Napoli. Ieri sera, giovedì 8 marzo, un tripudio di colori, sapori ma soprattutto dolcezza ha avvolto l’androne e il salone del prestigioso Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli. Fin dalle premesse l’evento Pasticceri&Pasticcerie 2018 si prospettava come uno di quegli eventi da non perdere, data la qualità delle pasticcerie e delle aziende vinicole annunciate, e così è stato. I migliori maestri pasticceri d’Italia, premiati dal Gambero Rosso, e presenti nella omonima guida, hanno dato spettacolo mostrando il meglio del loro repertorio dolciario. Praline, cheesecake, sachertorte, ma anche tutti i dolci più buoni della tradizione italiana, con un occhio alle novità pasquali, sono stati oggetto di degustazione e di estasi per i presenti. Pasticceri&Pasticcerie de Il Gambero Rosso Napoli: dolci, vino e fantasia A completare l’atmosfera onirica ci hanno pensate le proposte liquoristiche, oltre a vini e bollicine d’eccellenza, come il “Bel Plasí” della Cascina Fonda Produttore Moscato d’Asti Piemonte e il “Sangue di Guida Oltrepò Paves” della Calatroni vini Lombardia. Tra tutte le proposte non possiamo non annoverare Gerardo Di Dato, dell’omonima pasticceria, che ha proposto una degustazione di zeppole fritte e al forno, Gian Luca Forino della pasticceria “La portineria” con la sua deliziosa cheesecake al lampone, e i “Capricci” di Raffaele Capparelli. Dopo questa magnifica kermesse Città del gusto Napoli non sembra volersi fermare. La prossima settimana, nello specifico mercoledì 14 marzo, infatti, presso il famoso Hotel Royal Continental, si terrà “Anteprime Fiere Vino“, un evento nel quale saranno  presentati i trend vinicoli delle prossime fiere internazionali del vino del Gambero Rosso, con ben 180 le etichette in degustazione. Non resta quindi che preparare i calici e aspettare qualche giorno per poter brindare insieme ad un altro splendido evento targato Gambero Rosso. NAPOLI Location: ROOF HOTEL ROYAL CONTINENTAL |Indirizzo: via Partenope 38/44 – Napoli Data: 14 marzo 2018| Ore: 19:00 – 23:00 Per info: 081 3119800/13 e 3381691727

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Teatro

Marilyn – segreti di una borderline, intervista a Sara Coppola

“Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare.” Marilyn Monroe era – ed è tuttora – considerata come l’emblema, il correlativo oggettivo della bellezza femminile. Un personaggio rimasto iconico, incastonato nella memoria collettiva per le sue interpretazioni ma soprattutto per uno stile e un portamento rimasti inimitabili. La sua storia, in tutte le sue sfumature, soprattutto quelle più oscure, ce la proverà a raccontare Antimo Buonanno con il suo spettacolo “Marilyn – segreti di una borderline” che andrà in scena domenica sera allo spazio artistico Comic Art di Orta di Atella.  Ce ne ha parlato Sara Coppola, assistente alla regia della pièce. Intervista a Sara Coppola Per cominciare, dicci un po’ di te, cosa ti ha spinto a voler dedicare la tua vita all’arte teatrale? Fin da piccola ho provato attrazione per il fantastico mondo del teatro, tutto mi affascinava, e tuttora accade. Adoro le emozioni che mi provoca il palcoscenico e anche dietro le quinte. Sicuramente la passione e l’amore per questa antica arte mi spinge a voler dedicare la vita ad essa. Cosa ci dobbiamo aspettare da Marilyn – segreti di una borderline? Lo spettacolo, scritto dall’autore Antimo Buonanno, riporta in vita una Marilyn mai vista, lontana dalla luce dei riflettori. I segreti di una borderline fanno da sfondo ad un’atmosfera hollywoodiana e al contempo misteriosa. Una bambina mai cresciuta, una donna divorata dalle sue paure. Una diva smascherata dall’amore. Marilyn Monroe è il capolavoro più grande a cui Norma Jeane ha dedicato interamente la vita. Marilyn l’unica attrice del cinema in grado di fare la più grande entrata quando esce. Secondo te perché Marilyn Monroe è rimasta una figura così iconica? Nessuna è mai riuscita ad avvicinarsi Marilyn, l’equilibrio perfetto tra il vento e la fiammella di una candela. Progetti per il futuro? Ad aprile, andrò in scena con “teatro o cabaret? La sfida continua” e “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”. Sicuramente mi piacerebbe ancora lavorare di nuovo come assistente alla regia di Antonio Vitale, che ha curato “Marilyn segreti di una borderline”, interpretata dalla bravissima Rossella di Lucca. E poi chissà, anche fare esperienza in campo scenografico, corso di studio che attualmente frequento. Facciamo a Sara Coppola e agli altri ragazzi del cast il nostro in bocca al lupo!  

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Recensioni

Il Mercante di Venezia, riflessi d’acqua al teatro Galleria Toledo

Un palco inondato d’acqua. Riverberi e giochi di specchi vengono rotti dalle figure in scena. Tra gli stivali, due sono più fradici degli altri: quelli dell’ebreo Shylock. Laura Angiulli e il suggestivo impianto scenico di Rosario Squillace tornano al Teatro Galleria Toledo dove, oramai, “Il mercante di Venezia” è una bella consuetudine. E lo fan con il suo cast di sempre – Caterina Pontrandolfo e Paolo Aguzzi sono le uniche novità – e la solita voglia di stupire lo spettatore. La sinossi della piecé di Shakespeare è abbastanza semplice ma rivela diversi e interessanti nodi critici che via via si dipanano: Bassanio, innamorato di Porzia, chiede in prestito all’amico Antonio, di lui segretamente invaghito, 3.000 ducati per poter tentare la sorte e provare a conquistare la donna; il mercante, avendo investito tutto nei suoi traffici marittimi, non potendolo aiutare direttamente, si affida a Shylock, usuraio ebreo, il quale, pur disprezzandolo per le ripetute vessazioni e discriminazioni, concede il prestito allo  squattrinato gentiluomo. Shylock, però, pone una condizione: in caso di mancata restituzione dei soldi avrebbe prelevato una libbra della carne, il più vicino possibile al cuore, di Antonio. Nonostante Bassanio cerchi di  far desistere l’amico, il mercante di Venezia si dichiara pronto a saldare il debito pecuniario anche in anticipo, confidando nell’arrivo a destinazione di tutte le sue navi cariche di ricchezze. Giunge tuttavia la notizia che queste navi sono disperse in mare e Shylock, che aveva appena assistito alla fuga della figlia Jessica di casa con tutti i suoi averi, pretenderà dal doge il rispetto del contratto precedentemente siglato. L’impianto drammaturgico dello spettacolo rimane fedele all’originale e, qundi, ne preserva ambiguità e dicotomie. Lo scontro tra ebrei e cristiani, ad esempio, che si gioca non solo sul piano religioso ma anche ideologico ed economico, propone il paradosso di una Venezia accogliente e cosmopolita in cui, però, la maggioranza cristiana disprezza e ghettizza la componente ebraica.  E proprio la sconfitta e la conseguente umiliazione del “malvagio”, dell’avido Shylock, determina il cambio di registro e di genere di un’opera che, fino a quel momento, era stata fondamentalmente tragica. Stivali e lagune al Teatro Galleria Toledo Tornando allo spettacolo, è stato fin da subito evidente come la scelta di un impianto scenografico così particolare fosse frutto di uno studio atto a donare un valore ancora più simbolico alla recita. L’acqua non è solo mera scenografia, utile a ricreare la laguna veneziana, ma condizione esistenziale di tutti i protagonisti che sono stati – o lo saranno presto – colpiti da una tempesta. E con quegli stivali camminano a fatica, trascinando con sé passi pesanti, figli di un destino non sempre benevole. In questa situazione di malinconia, solo la giustizia – per quanto fittizia e iniqua – e l’amore saranno in grado di instradare gli animi verso un principio di felicità. La stessa provata dallo spettatore a fine rappresentazione. Il cast della Angiulli, con le sue calzature alta, i continui e quasi meta teatrali cambi di personaggio e il suo talento, è stato, infatti, in […]

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Comunicati stampa

Treni Strettamente Sorvegliati

COMUNICATO STAMPA Spettacolo teatrale T.s.s. TRENI STRETTAMENTE SORVEGLIATI Progetto, adattamento e regia di Massimiliano Rossi dal 19 Gennaio 2018 19/20/21 – 25/26/27/28 Gennaio 2018 Teatro La Giostra/Speranzella 81 – Via Speranzella, 81 (scalette piazzetta Augusteo, a sx) – Napoli   TaRatatà prod. presenta lo spettacolo “TSS – Treni Strettamente Sorvegliati”, in scena presso il Teatro La Giostra/Speranzella81 dal 13 al 28 Gennaio 2018 (13/14 – 19/20/21 – 26/27/28 Gennaio 2018); regia Massimiliano Rossi; interpreti (personaggi): Giovanni Buselli (Milosh Hrma), Angela Rosa D’Auria (I°/ II°mamma-Sig.ra Laskà), Pietro Juliano/Massimiliano Rossi (capomanovra Hubicika), Giuseppe Villa (facchino Novak), Giuseppe Fiscariello (capostazione), Adele Vitale (Viktoria Freie-contessa Kinskà), Antonio Clemente (caposervizio Slushny); Noemi Giulia Fabiano (Masha), Sara Lupoli (Zdna Svatà), Marco Aspride (macchinista Knigè), Michele Capone (I° SS-soldato), Valerio Lombardi (II° SS). Scene-luci Davide Carità, costumi Claudia Citarella, sound design red pecky studio sound design, movimenti di scena Sara Lupoli, grafica Malive, foto Alessandro Palumbo, trucco Rosa Falco, ufficio stampa Gabriella Galbiati, aiuto regia Vincenzo Capaldo, assistenti alla regia Noemi Giulia Fabiano, Valerio Lombardi, aiuto scenografo Giordana Innocenti In concomitanza dello spettacolo il regista Massimiliano Rossi terrà il WORKSHOP per attori: Dal testo alla scena – il lavoro dell’attore, dal 26 al 28 gennaio presso il Teatro La Giostra/Speranzella81 (26 e 28 gennaio dalle ore 10 alle ore 17, 27 gennaio dalle ore 14 alle ore 19). Presentazione “Treni strettamente sorvegliati” è un romanzo dello scrittore Ceco Bohumil Hrabal, da cui fu tratto anche un bellissimo film che nel 1967 vinse l’Oscar con la regia di Jiri Menzel. Questo è il suo primo adattamento per il teatro. Adattare per il teatro il romanzo di Bohumil Hrabal può rappresentare una vera e propria sfida. La prosa di Hrabal, di straordinario impatto immaginifico, proprio perché profondamente visiva rende ardita la sua eventuale trasformazione in flusso di immagini. Milosh, Charlot boemo, diventa adulto tra i propri insuccessi amorosi e gli scintillanti successi del capo-manovra Hubicka (che stampa timbri sulle chiappe della telegrafista), tra il ricordo del nonno che voleva fermare i tank con l’ipnosi e quella bomba, quella “cosina” che lui, Milosh, deve infilare nel treno dei nazisti. Treni strettamente sorvegliati è una delle opere attraverso le quali il genio di Bohumil Hrabal è stato conosciuto nel mondo. Rispetto al bellissimo libro e all’altrettanto bellissimo film, si vorrebbe riuscire a non perdere – ma semmai amplificare – quell’erotismo giocoso e anarchico che contrassegna l’originale scritto. Eros e Thanatos, afferma Freud, sono in lotta continua e l’evoluzione civile è un costante impegno volto a impedire alla seconda di mandare in rovina la società, che nasce dalla tendenza aggregativa della prima. Imperniare tutto il racconto sul contrasto tra l’istinto alla vita e l’istinto alla morte sembra dare un senso psicologico alla follia distruttiva nei decenni dalla prima alla seconda guerra mondiale. Tutti i personaggi del testo rappresentano queste pulsioni primarie: vita, morte, principio di realtà. È con l’interazione di queste due forze contrapposte Eros e Thanatos che si producono i cambiamenti nella vita umana, due principi dinamici della psiche umana. Milosh, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Da Goya a Maradona. A Napoli arriva il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi

Museo della follia, storia e curiosità sulla mostra allestita da Vittorio Sgarbi   Follia è coraggio, sovversione, discussione, libertà. Identità. Quando abbiamo iniziato a stagnare e cementificarci nel concetto di normalità, abbiamo iniziato anche a chiudere alcuni nostri simili in manicomi e ospedali. “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento” – come alla soglie di un mondo esterno e sconosciuto, ma annidato in ognuno di noi, siamo esortati ad addentrarci nella mostra “Museo della Follia“, presentata oggi 2 dicembre a Napoli e allestita alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al prossimo 27 maggio. Una presentazione alla stampa, alla quale hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore Vittorio Sgarbi, quali  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Museo della Follia, elogio alla follia! La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento nelle forme più disparate, ha dato forma a un’arte a volte inquieta e febbrile, a volte imponente e conturbante. Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti visivi attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, forti, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui spunti suggestivi per dialogare e discutere con se stessi della propria idea di normalità. Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione […]

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Viaggi e Miraggi

Nizza: le cose da vedere nella capitale della Costa Azzurra

Il luogo simbolo della Costa Azzurra dove mare e collina si incontrano. Nizza accoglie i suoi visitatori con una vita notturna dinamica, spiagge da sogno e tesori culturali inaspettati. Che la visita di una città possa cominciare da un albergo può sembrare strano, ma l’Hotel Negresco di Nizza affacciato sulla Promenade des Anglais vanta una storia centenaria e affascinante come quella del suo fondatore il romeno Henri Negresco. Fuggito dalla sua patria dopo alterne vicende riuscì a diventare direttore del casinò municipale e successivamente grazie alla sua determinazione coronò il sogno di costruire un albergo di lusso degno di un re. E sono stati molti i personaggi celebri ad aver soggiornato nelle suite dell’hotel, ma questa è la storia di Nizza, meta indiscussa del jet set internazionale. La storia della città passa infatti attraverso le biografie dei personaggi che vi hanno abitato come Henri Matisse le cui opere sono esposte nel museo a lui dedicato: 236 disegni, circa 70 sculture, alcune ceramiche e bozzetti di scena. Altrettanto conosciuto il Museo Chagall dedicato all’artista bielorusso che per molti anni soggiornò in Provenza. Gli appassionati di storia e antropologia troveranno nel Museo archeologico di Nizza uno spazio espositivo ricco di reperti e utile per comprendere la storia più antica del territorio. Uscendo all’aperto troviamo il mercato dei fiori di Cours Saleya, vera e propria istituzione cittadina che accoglie i visitatori tutti i giorni eccetto il Lunedì e la Domenica pomeriggio. La via che ospita le bancarelle e gli stand (Cours Saleya) è fin dal ‘700 una delle passeggiate storiche di Nizza, un tempo luogo di incontro dell’alta borghesia cittadina. Non lontano incontriamo il Giardino Alberto I, celebre spazio dove in Luglio si svolge il Nizza Jazz Festival: appuntamento a livello internazionale per artisti e appassionati del genere. Entrando nel centro storico scopriamo una Nizza inaspettata fatta di vicoli stretti ed edifici che testimoniano la grandezza e l’opulenza della città durante il periodo barocco. Ad est della vecchia Nizza sorge la Collina del Castello dove i Savoia costruirono la loro fortezza poi distrutta da Luigi XIV e non lontano da qui il porto, con i suoi caffè e i suoi caratteristici ristornati all’aperto. Uno dei vanti della città è rappresentato dai suoi casinò, edifici eleganti e raffinati famosi in tutto il mondo e spesso immortalati in celebri film. Una serata al casinò significa immergersi in un’atmosfera da Belle Époque in sale da gioco come il Casinò Barrière Nice Le Ruhl che si affaccia sulla splendida Promenade des Anglais. Al suo interno l’immancabile roulette anglaise che nome a parte è semplicemente una roulette europea con una ruota di 37 caselle e varie possibilità di puntata; per chi poi volesse assistere a degli spettacoli di varietà può spostarsi nelle sale del Cabaret du Casino Ruhl. Ovviamente non ci siamo dimenticati delle spiagge, che rappresentano una delle attrazioni principali della città, sia in estate che in inverno. Quella di Ruhl Plage è una delle più conosciute e vanta lo stabilimento balneare più antico di Nizza che […]

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Food

BEREBENE 2018, il diVino evento del Gambero Rosso

Una location eccezionale. Una magnifica selezione di vini da degustare. Le proposte gastronomiche delle migliori aziende campane.  Questo è molto altro è ciò che ci aspetta venerdì 24 novembre dalle ore 19.00. Dopo “Tre Bicchieri 2018”, il Gambero Rosso ci proporrà – nella splendida location di Palazzo Caracciolo (Via Carbonara 112, Napoli) – una nuova imperdibile serata per tutti gli appassionati di food. L’occasione è l’uscita della 28° edizione della guida BEREBENE 2018, raccolta che premia le etichette dal sotto i 13 euro e, quindi, il miglior rapporto qualità/prezzo del Bel Paese. Le segnalazioni presenti nel volume sono 773, di cui ben 50 saranno presenti venerdì sera pronte, come al solito, ad essere assaggiate con il calice fornito all’ingresso. Oltre al vino, sarà possibile degustare – in un percorso culinario in cui salato e dolce andranno a braccetto – diverse specialità, che faranno felici i cultori del buon cibo. Tra questi, spiccano alcune interessanti novità. Una di queste è sicuramente “O’ Cuzzetiello“, take away di recente apertura al Vomero, che presenterà il suoi cuzzetielli farciti con salsicce e friarielli, polpette, melanzane, zucchine e molto altro. Sarà inoltre presente il Consorzio di tutela della Finocchiona IG che proporrà i suoi migliori tagli, sia in purezza che con particolari abbinamenti. Il dolce, invece, sarà affidato ad un ospite d’eccezione. Saranno le prelibatezze natalizie e quelle classiche della tradizione dolciaria amalfitana di Andrea Pansa a deliziare, in conclusione dell’evento, i palati degli ospiti. Tornando al vino, vero protagonista della serata, ad ogni banco d’assaggio saranno presenti sommelier della AIS Campania che, con la loro competenza, renderanno ancora più ricca l’esperienza. BEREBENE 2018, in definitiva, ha tutti gli ingredienti per essere un evento da non perdere, come d’altronde tutti quelli del  organizzati da La Città del gusto di Napoli Berebene  2018 (Gambero Rosso) – Informazioni Venerdì 24 novembre, dalle ore 19.00. Napoli, Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112 Prezzo del biglietto 25 €  Prezzo Soci AIS e Wine Club 20.00 € Per informazioni e prenotazioni:  Città del gusto Napoli Tel. 0813119800/13 – 338.169.17.87 Email [email protected][email protected] Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/295019864235280/

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Recensioni

Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori

Una gabbia. Due uomini si spalmano la schiuma da barba in modo compulsivo. I loro sguardi sono truci, disillusi, spenti. Si apre così “Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori“, spettacolo andato in scena al teatro Piccolo Bellini di Napoli ieri 8 novembre. L’opera è un fragoroso e coinvolgente susseguirsi di echi spezzati, di represse e rauche urla, che hanno come comun denominatore l’amore e le conseguenze devastanti che esso ha sull’animo umano. L’impianto drammaturgico è costruito sulla concatenazione e alternanza dei testi degli autori napoletani più celebri del 900’. Roberto Solofria e Sergio Del Prete, ideatori e impeccabili interpreti della piecé, hanno, infatti, intrecciato con disinvoltura e carisma Ragazze sole con qualche esperienza – Schiume (in Partitura) – Occhi gettati di Enzo Moscato, Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi, Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello e Streghe da Marciapiede di Francesco Silvestri. Una sinfonia stridente di malinconie, umori e pensieri squilibrati di reietti, ha trovato nelle voci e nella fisicità del duo un baricentro perfetto, il che ha permesso allo spettacolo di avere un eccellente ritmo narrativo. Pochi sono gli oggetti di scena – una gabbia, una striscia a led, uno stereo e due vesti – utilizzati, più che altro, per diversificare le situazioni proposte. Situazioni che vanno a comporre gradualmente quello che sarà un desolante quanto disilluso mosaico finale. Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, Napoli come bordello A far sfondo alla vicende è la Napoli degli anni 80’, che è descritta come uno squallido bordello in cui il confine tra amore, sesso e prostituzione, è assai labile. Un forte senso di precarietà mista ad inettitudine avvolge, soffoca tutti. Dai travestiti Grand Hotel e Bolero Film, che cercano nei fondi del bicchiere un carcerato che le possa sistemare, a Rosalinda Sprint e Jennifer, le quali aspettano invano un cenno dai loro amanti lontani, nessuno riesce a trovare un vero appagamento e si riducono ad aspettare così un “Godot” che mai arriverà. “Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori” è uno spettacolo struggente, un piccolo orgasmo teatrale che ha saputo valorizzare gli splendidi passi selezionati e trasformarli in un unico affascinante percorso in grado di coinvolgere, emozionare e stupire. ——————————————————————— Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori da Enzo Moscato, Giuseppe Patroni Griffi, Annibale Ruccello, Francesco Silvestri diretto e interpretato da Roberto Solofria e Sergio Del Prete assistenti alla regia Ilaria Delli Paoli e Antimo Casertano musiche originali Paky Di Maio costumi Alina Lombardi elementi scenografici Francesco Petriccione foto di scena Marco Ghidelli organizzazione Napoleone Zavatto

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Food

Totò Sapore, il perfetto connubio tra tradizione e innovazione

A pochi passi dall’imponente bellezza del lungomare di Napoli, in Viale Antonio Gramsci, 18, c’è il Ristorante Pizzeria Totò Sapore, il quale è solo uno dei vanti dell’ormai celebre chef e pizzaiolo Angelo Ranieri. Ranieri è infatti campione del mondo 2017 del Trofeo Caputo nella categoria “Pizza di stagione”, e lo scorso 19 ottobre il suo ristorante ha ospitato i relativi festeggiamenti, offrendo una magnifica selezione di assaggi delle sue migliori pizze. “È stata una grande soddisfazione per me vincere il Trofeo Caputo dopo tutti gli anni di passione messi in questo lavoro, e sto avendo anche molto riscontro da parte di turisti che vengono da tutto il mondo, i quali rimangono increduli davanti alla semplicità degli ingredienti unita alla straordinarietà del gusto”, ammette con modestia il vincitore. Totò Sapore, il menù degustazione per la stampa Il ricco menù di degustazione si è aperto con la presentazione al pubblico della sua più recente invenzione, la pizza Autunno in costiera, fatta con provola di Tramonti, pomodorini gialli, pomodorini rossi, funghi porcini, Provolone del Monaco e noci di Sorrento. “Tutti prodotti della costiera, tra i quali spicca il Provolone del Monaco, quello principe, insieme alle noci. In più, ho sempre utilizzato prodotti a km 0 e questo fa la differenza”, fa notare orgogliosamente il pizzaiolo. Segue la pizza vincitrice del Trofeo Caputo, anch’essa realizzata con provola di Tramonti, pomodorini gialli, pomodorini rossi e Provolone del Monaco che fanno da letto ai peperoncini verdi, i quali si controbilanciano armoniosamente con gli altri ingredienti. Una prelibatezza dopo l’altra, viene presentato un assaggio anche di quello che è considerato il cavallo di battaglia della famiglia Ranieri: la Genovese, quella classica, tramandata in famiglia da più di cinquant’anni con amore per la genuinità e con il rigore dell’esperienza. E dopo la pizza Totò Sapore, si fa notare la famosa pizza Mammà, che impera come concentrato di bontà della cucina napoletana quali melanzane, provola, ragù, polpette e ricotta, queste ultime anche come ripieno all’interno del cornicione; sul tutto, cadono scaglie di Parmigiano. Infine, il dolce non poteva che essere un connubio di tradizione e novità frutto di una lunga ideazione da parte dello stesso Angelo Ranieri. Si presenta con l’aspetto di una classica pastiera, ma è uno scrigno che racchiude anche scaglie di cioccolato fondente, ricotta e castagne frullate: è la Castagnata, destinata ad avere successo tra i palati che accarezzerà. Pizze e non solo Il tutto è stato accompagnato da un’attenta scelta di vini e birre artigianali, queste ultime provenienti dal birrificio beneventano Alkimia, di Roberto Paolo, già vicedirettore del quotidiano Roma. “I nomi delle nostre birre, venendo da Alkimia, sono legati al tema della magia, e sono simili perché si basano più sui malti che sui luppoli, ma la Abracadabra che assaggerete stasera è particolare poiché ha un aroma agrumato, originato da un luppolo americano. La Cagliostro è più scura perché, tra gli altri, utilizziamo un malto caramellato che le conferisce un gusto più morbido e maltato. Le altre due sono birre di frumento: una […]

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