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1000lire, io sono Peggenda: intervista al rapper

Giuseppe Rinaldi, in arte 1000lire, è un rapper nolano che ha da poco pubblicato il suo album “Io sono Peggenda” per l’etichetta Hydra Music disponibile dal 22 gennaio su Spotify, Itunes e Amazon. Si esibirà e presenterà il disco il 26 Febbraio al Dog Town cafè di Pomigliano d’Arco, il 27 febbraio al Borderline di Nola e il 4 Marzo al CHECK the MIC all’Amn Esia a Pomigliano d’Arco. In questi giorni, ha accettato di rispondere ad alcune domande raccontandoci le sue opinioni e le sue esperienze nel mondo della cultura Hip-Hop perché non importa se sei la peggiore delle leggende, l’importante è rialzarsi.

Due chiacchiere con 1000lire: intervista alla “peggenda” dei rapper

Come nasce 1000lire?
Da un sogno. Sognai che ero nella tipografia di un mio amico dove stampavamo biglietti falsi da mille lire con la mia faccia sopra, al posto di quella di Marco Polo. Così, tutte le persone iniziarono a chiamarmi “Peppe 1000lire”. Una volta sveglio, l’idea mi piacque e decisi di trasformare in realtà questo sogno. Era il 1998, allora già facevo rap, con un nome diverso però, mi chiamavo Temka, nome di un guerriero Apache.

Come nasce ,invece, il tuo album “ Io sono Peggenda”?
Il riferimento al film “Io sono leggenda” è chiaro ma, più che essere una citazione è un gioco di parole. Mi sono infatti ispirato a Sean Price, uno dei miei idoli, che amava storpiare nomi di canzoni e film per creare giochi di parole. Nonostante faccia rap da tanti anni, non sono mai riuscito a fare qualcosa di concreto nella musica per il semplice motivo che ho sempre messo da parte questa passione per diversi problemi. Ho visto però che chi è partito insieme a me, per esempio Clementino, è riuscito a fare quello che sognavamo. Io, invece, sono sempre rimasto indietro, un po’ ghettizzato. Quindi, tra me e me, mi sono detto che sono la peggiore delle leggende, sono Peggenda appunto.

Nei tuoi testi c’è una forte nostalgia verso il passato ma anche una forte carica polemica verso la scena rap attuale, sia Underground che Mainstream, perché?
È un discorso molto lungo. Organizzo serate Hip-Hop dal 1998 ed ho sempre cercato di promuovere questa cultura per un pubblico più ampio, di condividere la mia passione con persone che non appartenessero a questo mondo. Questa cosa non era molto gradita nell’ambiente rap di allora. Io e altri miei amici siamo stati denigrati da quelle stesse persone che ora cercano il successo riproponendo serate uguali alle nostre. Mi chiedo, ero io ad essere avanti o sono loro ad essere tornati indietro? Per quanto riguarda il Mainstream e la musica attuale, credo che si stiano perdendo i valori di questa cultura, soprattutto sta venendo meno il senso di ricerca. Le produzioni e le rime sono sempre meno elaborate.

Come si potrebbero riacquistare questi valori?
Non so darti una risposta precisa. Di certo se c’è stata e c’è tuttora una perdita di valori è perché le cose non vengono più sudate e, se le cose non vengono sudate, non acquistano valore. Magari non affidarsi a Internet e riscoprire il senso di ricerca degli inizi potrebbe aiutare.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro nel mondo della musica?
Sto già lavorando al secondo album perchè ho già perso diverso tempo e quindi voglio recuperare. Chi si ferma è perduto, come dice il mio amico Maik Brain. Comunque, la musica l’ho sempre trattata come un hobby, una passione, quindi non ho la necessità che diventi un lavoro. Ovviamente se quest’album dovesse portare a dei risultati importanti, ben venga, ci proviamo!

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