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Eroica Fenice

«La cultura è l'unica possibilità»: l'Ermitage incontra il MANN

«La cultura è l’unica possibilità»: l’Ermitage incontra il MANN

MANN (Museo Archeologico Nazionale Napoli) che incontra il Museo Ermitage. 28 marzo 2019. La “Danzatrice”. Il “Genio della Morte”. “Ebe stante”. “Amorino alato”. “Amore e Psiche stanti”. “Le Tre Grazie”. Una data attesa come un conto alla rovescia, una location di nicchia, a dir poco perfetta, nomi di opere immortali dell’artista che – dalla prossima primavera e fino al 30 giugno – sarà soggetto e oggetto della mostra dell’anno da tutto esaurito, dal titolo sintomatico, nitido come il marmo che scolpiva, pulito come le mani di cera che ad esso dava: «Canova e l’antico».

Una collaborazione più che promettente, quella tra Museo Archeologico partenopeo e il Museo Ermitage di San Pietroburgo, suggellata dal vivace e fecondo incontro tra i due rispettivi direttori: Paolo Giulierini, etruscologo di fama e formazione classica, da tre anni alla guida di un MANN in una crescita priva d’affanno, e Michail Piotrovsky, figlio d’arte, saldo nella sua posizione dirigenziale dal 1992 e da allora capo indiscusso di un colosso da quasi 5 milioni di visitatori l’anno.

Museo Ermitage e Mann, San Pietroburgo e Napoli

«San Pietroburgo rappresenta la porta della Russia sull’Europa. Napoli è il porto dell’Europa sul Mediterraneo»: suona così un passaggio tratto dalla conversazione tenutasi venerdì 13 luglio alle 17, alla quale partecipa un nutrito gruppo di amanti dell’arte, addetti ai lavori, curiosi astanti. «ERMITAGE/MANN – MANN/ERMITAGE. Il patrimonio della storia e i grandi musei: esperienze e idee a confronto». Piotrovsky e Giulierini sono alla sinistra di chi guarda, entrando in contemplazione de “Il supplizio di Dirce”, meglio conosciuto come “Toro Farnese”,  la più grande scultura dell’antichità mai ritrovata e che per le sue dimensioni dà il nome alla sala prescelta come cornice per l’incontro del giorno. Sulla destra tre giornalisti invitati ad intervistare i due protagonisti: Davide Cerbone de “Il Mattino“, Antonio Ferrara de “La Repubblica – Napoli” e Vincenzo Esposito del “Corriere del Mezzogiorno“.

«Sono felice di essere qui, in questa meravigliosa sala: mai avrei immaginato di sedermi un giorno davanti al “Toro”, capolavoro assoluto della Collezione Farnese […]. Siamo un museo enciclopedico: rappresentiamo un monumento per la memoria e la cultura russa e custodiamo capolavori da tutto il mondo»: è dal tesoro senza eguali dell’Ermitage che infatti arriveranno, in prestito, le sei opere succitate del Canova, nonché la grande statua romana dell'”Ermafrodito dormiente” del III-I sec. a.C. ed il gruppo bronzeo di “Ercole e Lica“. La mostra «Canova e l’antico» porrà l’accento sul dialogo stesso che essa nomina, ponendo il genio del Neoclassicismo accanto alle epiche opere classiche che egli soleva “imitare, ma non copiare“. Lo scalone monumentale del MANN presenta già la grandi statue canoviane di “Ferdinando di Borbone” e “Minerva“, a riprova del fatto che un tempio dell’antico quale il Museo Archeologico si qualifichi da sé come sede ideale più che mai pronta ad ospitare ulteriori capolavori del grande scultore.

La parola chiave del MANN è “sperimentazione”

Dopo un filmato sull’Ermitage, in lingua inglese, è la volta di un video targato “MANN“, ideato da Ludovico Solima. Il titolo lo si scopre soltanto alla fine, e suona lapidario: “Della perdita“. Un po’ stride vederlo dopo il primo, in sé un inno alla magnificenza e alla grandeur russe, volte ad esaltare un concetto di polo museale in continua espansione. Parola-chiave del MANN si propone, invece, essere «sperimentazione»: presentando il ruolo del Museo, Giulierini si sofferma sul suo credo professionale, fatto di dinamismo, rigore, evoluzione. «Il MANN è molto piccolo di fronte all’Ermitage. Pur insieme a Capodimonte, insieme non ne coprirebbero nemmeno una porzione. Ma è più importante la volontà di rimettersi al passo con le grandi realtà internazionali […], la volontà di misurarsi con i grandi del pianeta».

Non c’è idealismo nelle parole del giovane direttore, che, numeri alla mano, elenca i primi traguardi raggiunti, al di là del grandioso “Protocollo Quadriennale” con il gigante russo: un ottimo +27% in termini di visitatori, al momento quantificati come circa 500mila ma destinati a salire a un milione per il 2020; la riapertura della “Sezione Egizia“, quella della “Magna Grecia” prevista per l’anno prossimo, poi la “Statuaria Campana“, insieme al cosiddetto “Terzo Giardino” e a tutta un’inedita area-ristoro, la cui ritardata inaugurazione si deve, paradossalmente, ad una proposta statale che avrebbe dovuto accelerare le procedure ed invece, da un anno e mezzo, le è riuscite solo a ritardare.

Museo Ermitage e MANN: la parola ai due direttori

Le domande poste dai tre giornalisti ai due direttori colpiscono nel segno: Qual è il ruolo della Bellezza, che sviluppo e vantaggi essa può portare? Per far crescere un museo, conta più una solida competenza artistica o una brillante gestione manageriale? MANN ed Ermitage furono entrambi fondati nella seconda metà del XVIII secolo, ed hanno salvaguardato la contaminazione tra Oriente ed Occidente: come si concilia il carico di storia con le esigenze della nuova museografia?

Il dialogo dei due colleghi assiste, ad ogni risposta, al veder spesso nominate le stesse parole scottanti, segno di una non casuale comunità di intenti. Acquista un valore particolare la nozione di memoria, che va preservata come via regia per il prestigio del patrimonio culturale. «Und dieses einen Weges kamen sie». Il protagonista del video “Della perdita” mostrato all’inizio, un impiegato del MANN che accompagna i visitatori all’uscita non appena scatta l’allarme del “closing-time“, concede di trattenersi per qualche minuto in più ad un turista tedesco che recita versi di Rilke, dinanzi al bassorilievo che incantò il poeta di Praga, gioiello del MANN: Orfeo, Euridice, Hermes. «E quell’unica strada era la loro». Piotrovsky e Giulierini sono concordi nel parlare di una unicità: sarà il caso della mostra su Canova, compito e dono stesso della cultura. È la sinergia tra San Pietroburgo e Napoli, anime di due città che nell’arte vedono ancora la più ricca ed imperdibile delle possibilità.