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Omosessualità e servizio militare

“Io sono un duro, però sono giusto: qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani! Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno!”

Queste le parole del Sergente Hartman dal film Full Metal Jacket. Secondo Hartman, all’interno della forza armata tutti non contano niente, o meglio, tutti dovrebbero essere uguali. Nei fatti però un elemento che sembra essere di discriminazione per l’individuo, è la sua preferenza sessuale: l’omosessualità in alcune forze armate può portare a vere e proprie vessazioni, quando probabilmente all’atto pratico, la preferenza sessuale non inficia in nessuna maniera l’operatività di una persona in divisa, se questa espleta il proprio dovere con serietà e passione.

Negli Stati Uniti sotto la presidenza Clinton venne varata la norma del DADT – Don’t ask Don’t Tell, ossia non chiedere, non dire, che sostanzialmente vietava di discriminare i militari omosessuali ma allo stesso tempo li obbligava a non fare coming outNel 2011 il Presidente Obama abrogò questa norma; durante il lasso di tempo precedente le forze statunitensi sono state sottoposte a dei corsi per accogliere il coming out di parte dell’organico, come porsi senza discriminazione davanti a situazioni come ad esempio la frequentazioni dei bar gay. A completare il quadro dei diritti in questo campo negli Stati Uniti, è la notizia diffusa a metà luglio dal Pentagono: le forze armate entro gli inizi del 2016 accoglieranno nei propri reparti anche i transgender, facendo cadere l’ultimo tabù in materia sessuale per l’arruolamento. Nel frattempo verrà regolarizzata la posizione di quei trans che in sordina già prestano servizio, purtroppo costretti a nascondersi.

L’Esercito Israeliano si sa non fa sconti sul servizio militare dei propri cittadini, leva obbligatoria valido sia per uomini che per donne. Gli omosessuali hanno il “pieno supporto” dell’IDF a partire dal 2012, quando sulla pagina del Ministero della difesa comparì la foto di due militari che si stringevano la mano. Subito la notizia rimbalzò sulla rete ricevendo il plauso degli utenti, anche secondo la presunta veridicità della foto scattata ad una coppia di militari volontari.

In Europa le cose sono leggermente diverse. Nel 2000 la Royal Army, l’Esercito Inglese, ha depennato l’omosessualità dalle cause di inidoneità al servizio militare e a partire dai prossimi concorsi di arruolamento nei questionari sarà presente una domanda che indicherà l’orientamento sessuale, se l’aspirante militare avrà volontà di rivelarlo. Questi dati non verranno comunque divulgati alle catene di comando, ma serviranno all’esercito inglese per conoscere umanamente meglio la costituzione del proprio organico.

In Germania già dal 1999 i gay possono prestare servizio militare senza problemi. A regolarizzare la loro posizione ci pensò una sentenza del tribunale di Lueneburg che citando la Carta Costituzionale reintegrava un militare di carriera, con ottime preferenze che era stato congedato per il proprio orientamento sessuale.

In Italia la situazione riguardo l’arruolamento e l’omosessualità convivono in una zona grigia. Ufficialmente non esistono discriminazioni nei riguardi di chi è dichiaratamente omosessuale. Ma può essere motivo di esclusione in fase di arruolamento. Secondo il regolamento del dpr 15 marzo 2010 numero 90 articolo 582, comma 1, lettera r, punto 4, i disturbi dell’identità di genere possono essere motivo di inidoneità per espletare il servizio nelle forze armate, perchè all’interno dei disturbi d’identità di genere può ricadere l’omosessualità. Possono rientrare nelle cause d’inidoneità solo quando questo determina una condizione di disagio soggettivo o nelle relazioni sociali. Quindi nel caso l’omosessualità sia sintomo di disagi primari, ricade nel predetto comma. Esistono naturalmente diverse scuole di pensiero in Parlamento tra chi vuole o meno eliminare questa linea grigia all’interno della normativa. Ricordiamo ad esempio che l’attuale Ministro della Difesa, Pinotti, già nel 2009 si era espressa a favore all’eliminazione di ogni tipo di discriminazione. Tra l’altro all’interno del “Testo Unico Regolamentare del Codice dell’Ordinamento Militare”, all’articolo 1468 Discriminazioni e molestie si indica come siano “vietate le discriminazioni per motivi politici, ideologici, religiosi, razziali, etnici, per l’orientamento sessuale o per la differenza di genere“.

All’avanguardia in Europa c’è senza dubbio la Svezia. Il Paese scandinavo ha varato ultimamente una nuova campagna per l’arruolamento anche del bacino di utenza LGBT. Il manifesto della campagna mostra un militare che cerca di mimetizzarsi e sulla spalla ha la bandiera arcobaleno; l’intento della campagna è quello di mostrare l’uguaglianza, elemento alla base di ogni democrazia.

Tra tanti buon esempi di apertura ci sono anche quelli di chiusura. La Turchia basa la propria capacità militare sull’esercito di leva obbligatoria per tutti gli uomini (le donne non sono ammesse), non esiste l’obiezione di coscienza e le uniche agevolazioni sono per chi è iscritto all’università. Le sole maniere per non svolgere il servizio militare sono essere gravemente malati o dichiarare la propria omosessualità. Davanti la commissione militare, i giovani devono mostrare idoneo materiale che dimostri la propria preferenza sessuale ( in genere fotografie esplicite) e essere riformati. Se non avviene l’esclusione, il ragazzo rischia spesso discriminazioni e aggressioni da parte di colleghi e superiori durante il periodo di leva. 

L’Argentina è stato il primo paese dell’America Latina ad accogliere i gay nel proprio esercito. Nel 2009 la Presidente Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, ha rimosso l’omosessualità come causa di inidoneità. In Uruguay, l’amatissimo presidente Jose Mujica dal 2013 si è fatto promotore della legge per il riconoscimento dell’integrazione dei gay dichiarati all’interno delle forze armate.

Il portale Lgbt Military Index permette di analizzare il livello di integrazione al livello mondiale del mondo LGBT nelle varie forze armate. Inutile dire che i paesi dove c’è minore integrazione sono quelli dove ad esempio è applicata la legge islamica che sanziona fortemente le identità di genere considerate “deviate”, e paesi dove l’omosessualità è fortemente sanzionata, come la Russia che ha recentemente varato una serie di normative in questo senso.

Citando uno spot di diversi anni or sono sull’argomento, che mostrava medici e paramedici che chiedevano se importasse al paziente l’orientamento sessuale di questi, se un uomo o una donna servono il proprio Paese o aiutano il compagno in difficoltà, non conta l’orientamento sessuale, ma bensì come svolge il proprio lavoro e se lo fa bene.

– Omosessualità e servizio militare –

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