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Eroica Fenice

Paolo Sorrentino alla Federico II

Paolo Sorrentino, noto regista, scrittore e sceneggiatore, ha ricevuto in data 5 giugno 2015 la laurea honoris causa in Filologia Moderna, presso l’Università Federico II di Napoli.

Il Rettore nel suo discorso introduttivo racconta la vita dell’Università laica più antica: l’ateneo festeggia in questo giorno il suo 791esimo compleanno. Fondata nel 1224 su decreto dell’imperatore svevo, la Federico II nasce per creare una classe dirigente per il Sud Italia in una realtà sempre più multiculturale, oggi come allora. 80000 studenti si rivolgono all’ateneo del Sud per raggiungere il traguardo della cultura ed il trampolino di lancio nell’Europa del lavoro, motivo per il quale il Rettore ha sancito l’esigenza di festeggiare il compleanno di questa macchina del sapere, anno dopo anno. Al 1592 risale il decreto che di fatto stabilisce l’esistenza della laurea honoris causa per “meritata fama di singolare perizia”, istituto che ad oggi vanta fra i vari nomi quelli di Riccardo Ricciardi e Riccardo Muti. Il dipartimento di Studi Umanistici, diretto dal professor Massimilla, si apre sempre più all’arte del cinema e del teatro, e onora Paolo Sorrentino con la laudatio accademica del professor Corrado Calenda: l’ordinario di Filologia Dantesca ripercorre la strada del regista dal primo lungometraggio, L’uomo in più, attraversando le fasi del suo talento (This must be the place, La Grande Bellezza) fino a toccare Youth. L’emozione palpabile del relatore tiene la folla in religioso silenzio e i giornalisti incapaci di poter replicare La Grande Bellezza delle sue parole.

Dopo il magistrale discorso del relatore, un emozionato Paolo Sorrentino raggiunge il palco per ritirare la Laurea e onorare i presenti con un discorso circa il suo particolare modo di sentire il cinema, per quanto non sia mai facile e sempre limitativo definire ciò che si ama.
Il cinema per Paolo Sorrentino è suggestione, immagine eterea e irraggiungibile. È il tarlo dell’esistenza, il continuo interrogarsi degli uomini che hanno sete di sapere.
Come diceva Jep Gambardella “È solo un trucco, finisce tutto così con la morte… ma prima della morte c’è stata la vita. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura… “
Quel trucco è il cinema. La finzione intrinseca alla settima arte, il copione, il canovaccio che l’attore deve seguire, indossando così una maschera che non gli appartiene.
Il cinema è finzione, ma è dietro quella finzione che si cela l’interrogarsi vero dell’uomo che diventa soggetto pensante.
L’uomo che pensa si interroga continuamente sulla vita che ha davanti e dal trucco nasce la sete di sapere. Se il cinema è finzione, è dalla finzione che scaturisce il pensiero dell’uomo. Il trucco è vita. Il cinema è vita.

“Trucchi ed espedienti possono sembrare bassezze. Ma è tutto ciò che abbiamo per vivere e per scrivere e per fare film. I trucchi sono tutto ciò che ho per sopravvivere.”

Ma Paolo Sorentino non può parlare di cosa significhi per lui scrivere di cinema, senza collegarsi alla sua terra, Napoli, e alle sue radici.
“Tutto ciò che so l’ho appreso durante i miei primi anni di vita. Il mio cinema nasce dalla perdita prematura della fanciullezza, dalla malinconia e dalla frustrazione.”
Sorrentino racconta di un bambino timido che amava già il cinema visceralmente, e quando iniziò ad avvicinarsi alla telecamera decise che i suoi personaggi sarebbero dovuti essere come lui, e ancora di più, migliori di lui,  per avviare quel transfert che permette all’uomo di scoprirsi.

“La verità è che un giorno decisi che i miei personaggi dovevano essere migliori di me. Dovevano avere sempre la risposta pronta.”

Così si scopre l’arte che vive nell’uomo e che si nutre nella sua vita.
Il cinema per Paolo Sorrentino è vita e pensiero. È
 il male di vivere, l’ansia di vivere, l’interrogarsi.

Il rifugio nel quale l’artista si reca per trovare le  risposte che il mondo rumoroso, indaffarato, non può dargli, metafora del pensiero, il Cogito ergo sum che diventa immagine.
Così il film, nonostante il suo carattere menzognero, diventa linfa vitale per l’uomo, oggetto che fornisce interrogativi sempre nuovi e che lo fa sentire vivo. È questo ciò che Paolo Sorrentino ha sperimentato sulla sua pelle.

“Il cinema per me è come ‘o munaciello a Napoli, ridicolo e autoritario. Molti dicono di averlo visto ma probabilmente non esiste. 
Questo per me è il cinema. Il ridicolo. Il fallimento. Il continuo rovescio della medaglia.Tra il sublime e il ridicolo c’è solo un passo.”

Il cinema è finzione e dunque non può fornire nessuna risposta, ma il senso del viaggio sta nella ricerca
La vita è interrogarsi e da questo interrogarsi riscoprirsi nuovi.
Le parole chiave sono speranza e desiderio, afferma Paolo SorrentinoSperanza di poter conoscere sempre, e di illudersi talvolta di poter raggiungere anche ciò che è irrangiungibile, e desiderio perché è la volontà che rende l’uomo unico.

“Il cinema è il motore che tutto accende. È l’incognita della vita che si cerca a tutti i costi di capire, e allora si comincia da capo. La speranza è l’ultima a morire, diceva mia madre. Io ho sostituito la parola speranza con la parola desiderio. Il cinema sta in quella speranza. Il cinema è suggestione.”

-Paolo Sorrentino alla Federico II-

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