Le parole dell’anno 2023 secondo Treccani

Le parole dell'anno 2023 secondo Treccani

Nel Libro del 2023, Treccani ha individuato i neologismi e le parole che nel corso dell’anno sono diventate di uso corrente. Da armocromista a famiglia queer, passando per la transilienza e il digiuno intermittente.

Parole che sono segni di quello che siamo, di quello che siamo stati e di quello che saremo. Parole che ci raccontano il nostro tempo. «Non trovo le parole, eppure ho ben chiaro in mente che cosa voglio dire». Le parole contano.

Il Libro dell’anno Treccani

Che rumore fa il mondo in cui viviamo? Quali sono le parole giuste per raccontarlo? Le ha individuate, come ogni anno, Treccani nel Libro dell’anno 2023.

Il Libro dell’anno è una sorta di racconto giorno per giorno dell’anno appena trascorso. Trecentosessantacinque giorni di fatti ed eventi salienti dal mondo della politica, della cultura, dell’arte, della scienza, dell’economia commentati dalle più autorevoli penne del giornalismo e della cultura e affiancati da grafici, mappe e approfondimenti. Ma anche un’appendice con le parole dell’anno, quelle che abbiamo inventato, scoperto o semplicemente ricominciato a usare.

Le parole dell’anno

Quest’anno la direzione del libro è stata affidata al giornalista Marcello Sorgi, mentre l’appendice è a cura del lessicografo Silverio Novelli.

Un’appendice che non è soltanto un elenco delle parole più usate nelle ultime dodici lune, ma «uno strumento in grado di analizzare da ogni punto di vista, con martellante incisività, quella energia spietata che muove la storia, quel movimentato spettacolo del Mondo», ha spiegato il Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Franco Gallo.

Armocromia: «Nel campo della moda e della consulenza dell’immagine, la teoria e l’analisi che mirano a individuare le tinte dei capi di vestiario e dei cosmetici che si armonizzino con la carnagione della pelle, il colore degli occhi, delle labbra e dei capelli, valorizzando l’aspetto della persona». Si tratta di un tecnicismo tirato in ballo dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha confessato candidamente di rivolgersi ad un’armocromista per scegliere tinte e outfit più adatti a lei. Una parola che, dopo l’intervista della Schlein, è diventata – ironicamente o meno – di pubblico dominio.

Tutti scettici e sdegnati da questa rivelazione, come se la politica fosse incompatibile con un aspetto tanto superficiale – ma quando mai? – come l’attenzione al proprio aspetto. Molti di noi devono accontentarsi dei consigli dell’amico o dell’amica di turno, ma ben venga chi può permettersi i consigli di un’esperta.

Per par condicio – dove vai senza, soprattutto ora che in Italia anche la cultura è teatro di rappresentatività? – entra nel dizionario anche il termine con cui Giorgia Meloni, nel 2022, si è presentata alla Camera e ai suoi elettori, underdog, parola dell’anno in tutti i sensi. «Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog, lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Intendo farlo ancora, stravolgere i pronostici», asseriva.

Il linguaggio come fotografia dei mutamenti sociali

Entrano nel dizionario anche granchio blu, ormai fin troppo noto a tutti, e Barbienheimer, che nasce dalla crasi tra i due fenomeni cinematografici dell’anno scorso (Barbie ed Oppenheimer); sempre più ricorrenti, soprattutto nel linguaggio giornalistico, sono le espressioni ebollizione globale (“Il riscaldamento globale planetario”), deplastificazione e eco-talebano, legate alla crisi ambientale.

Tra le parole dell’anno c’è anche Famiglia queer, invece, è l’espressione sdoganata da Michela Murgia e descrive «La comunità di persone che, indipendentemente dal genere di appartenenza o dall’orientamento sessuale, vivono insieme per scelta e sono legate da affinità elettive». Tra le parole del 2023 figura anche transilienza, termine coniato dal leggendario scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, e meno nota delle precedenti perché maneggiata perlopiù dagli HR manager in ambito aziendale.

«La transilienza – spiega Eva Campi su Il Sole 24 ore– permette di sviluppare competenze trasferibili, cioè set di abilità che non appartengono a specifiche professioni o rami dell’industria, bensì capacità generali crossoccupazionali, multisettoriali e interconnesse». Non soltanto una parola, ma un mindset differente richiesto ai dipendenti e che ha a che fare con la flessibilità.

Più che semplici nuove parole in circolo, queste espressioni identificano una cultura che stiamo cercando di decostruire e ricostruire con fatica, con nuove strutture di pensiero e di valori e nuovi obiettivi.

Per il momento, la parola individuata da Treccani come fotografia dell’anno 2023 è (tristemente) femminicidio.

Immagine in evidenza: pixabay.com

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