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Eroica Fenice

Calipso, la misteriosa dea greca innamorata di Ulisse

Calipso fu la dea che, nel V libro dell’Odissea di Omero, accolse Ulisse sulla sua isola, Ogigia, tenendolo “nascosto” in questo paradiso perduto per sette anni. Nell’etimologia greca del nome è infatti racchiuso il suo ruolo all’interno della vicenda omerica: Calipso deriva dal verbo “nascondere”; per amore, trattenne Ulissa sull’isola contro la sua volontà, fino al definitivo abbandono dovuto a un comando dato direttamente dal padre degli dèi, Zeus, il quale va solo assecondato, come affermerà Ermes, il messaggero, incaricato di avvertire la dea innamorata dell’infausta decisione divina.

Le incerte origini di Calipso e la misteriosa dimora

La dea Calipso, secondo quanto tramandato da Omero, fu la figlia di Atlante e Pleione. Altre leggende la vogliono invece dea del mare, o Nereide, ma in alcuni appare anche tra le Oceanine, figlie del titano Oceano e della titanide Teti.
Le vicende della dea sembrano prendere spunto dal topos del viaggiatore che, lontano dalla patria, gode dell’amore di una figura sovrannaturale, come avviene anche con la maga Circe. Ma Calipso, date anche le scarse apparizioni letterarie, sembre essere un’invenzione omerica, più che una leggendaria figura divina. La stessa dimora della dea, l’isola di Ogigia non è facilmente localizzabile.
La narrazione suggerisce la sua collocazione nell’ignoto mar occidentale, forse nei pressi di Ceuta o Gibilterra, in un luogo remoto e lontano dagli uomini, e ciò fa pensare a una sorta di luogo d’esilio e di castigo per qualche peccato commesso dalla ninfa. L’isola però viene descritta da Omero come una sorta di Eden, grazie alla rigogliosa natura che l’adorna, dove troviamo Calipso spesso intenta a tessere, ma al contempo diviene paradossalmente la gabbia dorata della dea, secondo alcuni a causa del fatto che si schierò dalla parte del padre nella Titanomachia.

L’arrivo di Ulisse e l’amore non corrisposto

All’inizio del V libro dell’Odissea, Ulisse approda sulle sponde dell’isola, unico superstite in seguito alla perdita dei compagni di viaggio, puniti per aver trasgredito all’ordine divino di non uccidere le vacche sacre della Trinacria.
Qui, l’eroe incontra la dea che se ne innamora. Le sorti di Calipso sembrano però essere destinate a una continua e infinita sofferenza; oltre a vivere in questo luogo incantato, ma desolato, non viene ricambiata dall’eroe, che anzi non desidera altro che tornare in patria, dalla moglie.
In questo modo Calipso risulta essere sicuramente un’amante instancabile, che non si arrende e per sette lunghi anni continua ad amare un uomo, nonostante i suoi rifiuti. Al contempo però è un personaggio destinato all’infelicità. Gli dèi riunitisi, infatti, stabiliscono che Ulisse è pronto a tornare in patria, e inviano il loro messaggero Ermes, che pur malvolentieri, reca l’infausta notizia alla dea.
Calipso non nasconde la sua sorpresa di fronte all’insolito arrivo di Ermes e non perde occasione per lamentare l’ingiusto maschilismo degli dèi che non consentono le unioni, seppur fedeli, di dee con esseri umani, ma per i quali non vale lo stesso divieto. 
Ulisse, per quanto caparbio e deciso a voler tornare in patria, arrivando a rifiutare il dono dell’immortalità concessogli dall’innamorata Calipso, appare in questo episodio come un eroe che non ha nulla di eroico, ma che è assoggettato a un destino che non gli permette di scegliere e di prendere in mano la sua vita, nonostante si trovi in un paradiso, che lo stesso Ermes non può evitare di riconoscere in quanto tale, date le suggestioni visive e olfattive con le quali viene a contatto all’ arrivo.
Inoltre questo luogo edenico è abitato da una splendida dea che non chiede nulla all’infuori dell’amore, e anzi offre all’eroe il dono più anelato: l’immortalità. Ulisse però trascorre i suoi giorni a piangere sulle rive dell’isola e a rivolgersi a quel mare che è il solo, immenso ostacolo alla sua felicità; il suo destino non è quello che Calipso gli offre. La dea infatti accetterà, non avendo altra scelta, di aiutare l’eroe a costruire una zattera per tornare in patria, e solo in questo momento Ulisse tornerà ad assumere la vitalità tipica dell’eroe.
La dea “Nasconditrice”, come venne poi in seguito soprannominata dal Pascoli nei “Poemi conviviali/L’ultimo viaggio”, riuscirà a nascondere Ulisse dallo sguardo umano per lunghi anni, ma nulla potrà contro gli dei, che tutto vedono.
Secondo una leggenda non riportata da Omero dall’unione di Ulisse e Calipso nacque Ausonio, dal cui nome deriverebbe l’antico nome dell’Italia, ovvero Ausonia.

Fonte immagine: Wikipedia

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