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The Ghetto Tarot

The Ghetto Tarot: i tarocchi di Haiti

The Ghetto Tarot è il nome un po’ bizzarro di un progetto fotografico molto particolare realizzato dall’artista belga Alice Smeets. Questa fotografa, che però definisce se stessa con altre professionalità tutte legate al mondo della cultura come giornalista, insegnante, studentessa e viaggiatrice, ha presentato al concorso Fuoco Sacro – ideato dal festival Photolux in collaborazione con la rivista Gente di Fotografia – uno shooting di fotografie scattate nell’isola di Haiti, vincendo il primo premio. La serie di fotografie è stata esposta dal 21 novembre al 13 dicembre durante la biennale di Lucca. Alice Smeets ha riprodotto le 78 carte dei tarocchi, cogliendo i protagonisti del progetto fotografico, uomini e donne degli slum dell’isola di Haiti, nelle pose dei tradizionali personaggi delle note carte da gioco, la cui origine- pare- risalga addirittura al XV secolo nell’Italia settentrionale e la cui maggiore diffusione a livello mondiale avvenne tra il XVII e il XVIII secolo. Alla fine del 1700, i tarocchi furono associati alla cabala (ad esempio, l’occultista Eliphas Lévi, ne indicò l’origine nella cabala ebraica) e alle tradizioni mistiche, e nel ‘900 la scuola francese dei tarocchi fu soppiantata dalla scuola inglese, nata nell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata.

The Ghetto Tarot ripercorre la storia di un antico gioco da tavolo: i tarocchi

Il mazzo tradizionale di tarocchi era composto, in origine, da un mazzo tradizionale di carte dette “arcani minori”, da 21 carte illustrate raffiguranti figure mitologiche, dette Trionfi e ordinate con numeri romani e dalla carta de il Matto, che nella terminologia connessa all’esoterismo sono detti “arcani maggiori”. Questo mazzo era diviso in 4 semi (diversi nei mazzi di carte italiane e francesi) di 14 carte (dall’asso al 10 cui si aggiungevano le 4 figure- “onori” o “carte di corte”: Re, Regina, Cavaliere e Fante). Le carte erano giocate in una sequenza di mani (gioco da presa) in cui i trionfi comandano sulle carte numerate, sulle figure e sui trionfi inferiori. La carte de Il Matto era generalmente usato per evitare di dover giocare una carta dello stesso seme o uno dei trionfi. Inizialmente i trionfi non erano ancora numerati e i giocatori dovevano memorizzare l’ordine di precedenza e tener conto delle differenza tra una città e un’altra: a Bologna, ad esempio, la carta di maggior valore era l’Angelo, seguito da Il Mondo e quindi dalle tre virtù (Giustizia, Temperanza e Forza), mentre a Ferrara la carta di maggior valore era il Mondo, seguito dalla Giustizia, che aveva un valore superiore alle altre due virtù. Fu solo nei secoli successivi al ‘700 che i tarocchi cominciarono a essere usati come carte “da leggere” per capire il carattere e il futuro di una persona, e spesso nelle corti erano “appropriate” (cioè associate alle nobildonne e agli aristocratici che partecipavano alle feste cortigiane).

I tarocchi di The Ghetto Tarot di Alice Smeets rivivono negli sguardi di uomini e donne di Haiti

Nel mazzo di tarocchi di Alice Smeets, fra gli arcani maggiori rappresentati, La Morte (n. 13) ha in testa un cilindro, il volto color cera e il bastone con un teschio in cima; La Stella (n. 17) mostra una donna nuda in ginocchio davanti ad una parete spoglia adorna solo di cinque stelle dorate, con due stelle azzurre tra le mani; Il Sole (n.19) mostra un bambino sorridente dalla pelle scura a cavalcioni di una testa di cavallo bianco e un sole dipinto sulla parete alle sue spalle; La Giustizia è rappresentata da un uomo in jeans che, seduto su una scala di pietra, regge una spada finta e un quadro raffigurante una bilancia. Sono solo alcune rappresentazioni dei tarocchi ideati dall’artista che ha lavorato con il gruppo di artisti haitiani Atis Rezistans (“artisti resistenti”) nelle baraccopoli di Port-au Prince, la capitale dell’isola.

«L’obiettivo era creare il mio personale mazzo di carte senza perdere lo spirito dei Tarocchi», ha dichiarato la Smeets; e così, combinando il mondo spirituale, la cultura e le persone di Haiti, ha dato vita ad un progetto che intendeva ispirarsi alle scene dei tarocchi di Rider Waite, ideati dal mistico ed esoterista statunitense Arthur Edward Waite e disegnati da Pamela Colman Smith nel 1909, e al simbolismo Voodoo.

Nelle scene scattate dalla Smeets c’è la disperazione della distruzione (si pensi alla carta del Cinque di Coppe) e la forza del cambiamento, la “profonda miseria del ghetto“, menzionata nelle motivazioni della giuria del concorso Fuoco Sacro (si veda La Regina di Bastoni), il coraggio, la ricchezza culturale dell’isola e la contaminazione delle culture coinvolte. Elementi questi che, uniti alla pienezza e alla consistenza materica del colore rosso, che ispira gioia e violenza, e all’ironia con la quale sono “copiate” le figure delle carte, conferiscono originalità al progetto, che a coppie presenta l’immagine tradizionale affiancata dall’immagine reale dal forte impatto emozionale e dall’intensa carica comunicativa.

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