Eroica Fenice

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Musica

Giovanni Block in quartetto per il Sunset [email protected]

Il 16 giugno, il Sunset [email protected] (alla sua V Edizione), rassegna di musica al tramonto organizzata dall’Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano, porta sulla meravigliosa terrazza del Museo Nitsch, in Vico Lungo Pontecorvo 29/d, Giovanni Block in quartetto. Una visita libera alla mostra della sanguinolenta arte della complessa personalità di Hermann Nitsch- dinanzi alla quale è difficile restare indifferenti- e del buon vino offerto dal “Consorzio e Tutela Vini del Vesuvio” sono gli elementi che fanno da anteprima a quella che sarà una serata all’insegna della magia. Ci si ritrova in un puzzle di volti entusiasti e occhi incantati, dinanzi al panorama spettacolare di Napoli che vanta la terrazza del Museo con affaccio sul “Cavone”. Un panorama luminoso che dice ormai addio alla nebbia, all’umidità e al grigiore della fredda e lunga stagione trascorsa. L’emozione è palpabile nell’aria. Giovanni Block in quartetto, il concerto Giovanni Block. Laureato in Composizione e in Musica applicata ai Contesti Multimediali al conservatorio di Napoli, è un cantautore, chitarrista, compositore e produttore discografico napoletano, classe ’84. La sua è una storia ricca di riconoscimenti, importantissimi premi e collaborazioni con artisti del mondo musicale e teatrale italiano. Una storia ricca di passione e amore viscerale per la musica e il teatro. All’imbrunire, Giovanni imbraccia la sua chitarra e si fa spazio tra la gente. Viene raggiunto da Dario Maiello al basso elettrico, Giuseppe Donato alla batteria ed Eunice Petito al piano. La loro musica si srotola nell’aria e la serata si trasforma in un brindisi alla bellezza, con il naso all’insù, verso una luna piena bellissima che avvolge i presenti nel suo fascino silenzioso, per permettere alla mente di errare insieme alle note del sublime quartetto. È un sogno consapevole. Sembra di riuscire ad ascoltare il cuore pulsante di Napoli. Si chiude, così, il viaggio di S.P.O.T (Senza perdere ‘o tiempo), in attesa del nuovo album di Giovanni Block. Una chiusura impreziosita dalla presenza dei musicisti Roberto Trenca e Alessio Arena, con il quale Block emoziona tutti cantando “Tiempo e’Viento”. “‘O mare va truann’ ‘e forte”… a un certo punto riecheggiano queste parole, e hai la possibilità di tuffare letteralmente lo sguardo nel blu delle onde. Vai lontano. Cerchi quel gabbiano che sorvola le acque libero, finché un blues rugginoso non torna a prenderti per abbozzarti un sorriso spiritoso in viso e buttarti “Dint all’underground”. È tutto un ping pong tra lo struggente, l’irriverente, l’adrenalina e l’ironia. S’intrecciano originalità e freschezza in un vero calderone d’imprevedibilità, che tanto caratterizza la personalità inquieta di Block, autore e compositore lontano da ogni clichè. Attraverso le sue canzoni non si esplorano solo sentimenti e sensazioni, ma anche controversie attuali, dilemmi sociali e privati, e ideali. Giovanni Block racconta la solitudine degli artisti e dei folli nonostante viviamo in un mondo iperconnesso, e prende per mano chi lo ascolta per andare in una sola direzione, quella “Ostinata e Contraria”, così come i suoi maestri gli hanno insegnato a fare. Il terzo appuntamento del Sunset [email protected] sarà […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Sunset [email protected]: Sollo&Gnut in apertura

Sollo&Gnut in trio e L’orso ‘nnammurato sono i protagonisti della prima serata del Sunset [email protected], tenutasi domenica 2 giugno. Alessio Sollo. Napoletano nato nel quartiere di Bagnoli ai tempi dell’Italsider. Musicista e cantante di estrazione punk da sempre, scopre da qualche anno la vocazione alla poesia, sia in vernacolo che in italiano. Claudio Domestico (in arte, Gnut). Cantautore napoletano, chitarrista, produttore e compositore di colonne sonore. Spazia dal folk inglese al blues, dalla musica napoletana alle melodie africane del Mali. Insieme formano i SolDo, e si tratta del nome di una vera e propria fratellanza umana e artistica. Ad accompagnarli Michele Signore al violino, mandolino e mandoloncello. Sunset [email protected], il via alla IV Edizione La Salita Pontecorvo. Una passeggiata tra vicoli, chiese, palazzi e meravigliosi scorci. Un cielo che si colora di tonalità pastello. Il Museo Nitsch. Buona musica. È di questi elementi che qualcuno ha deciso di arricchire il momento più evocativo della giornata del 2 giugno, quello del tramonto. Una volta giunti sul terrazzo del Museo, lo sguardo è portato ad addentrarsi tra i palazzi e le stradine di un panorama napoletano spettacolare. Si riesce quasi a immaginare di sentire il vociare dei bambini che giocano nei quartieri, di captare l’odore del caffè dei bar del centro storico o il profumo del ragù fatto in casa, e di gustare la poesia di un “cuoppo” fritto, il cui profumo esala da botteghe, taverne e piccole bancarelle. Se a tutto questo ci aggiungiamo i suggestivi accordi di “Ciaccarella” (è questo il nome che Claudio Domestico ha detto di aver dato alla sua chitarra!) uniti alle voci dei due musicisti e a un po’ di vino, la sensazione che si prova è quella di diventare un tutt’uno con la folle armonia di sapori, voci, mare, palazzi antichi e chiese, che rende questa città magica e pazza di energia. Dopo la prima pioggerella, l’impasto di emozioni culmina presto in sette colori disposti in cielo, ad arco luminoso. È in quest’atmosfera incredibile che, inizialmente, Sollo e Gnut hanno modo di suonare le prime tre canzoni della scaletta. Illuminati da ben sette colori. Il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, il violetto, l’indaco. Sette colori in piena coerenza con le sette note della loro musica suggestiva, espansa dal terrazzo. Sollo&Gnut in trio: uno spettacolo di musica e parole Riprende a piovere e la magia si trasferisce, per forza di cose, all’interno del Museo. Un laboratorio aperto, affascinante tanto quanto inquietante, in perfetta coerenza con la misterica identità della città di Napoli, intrisa di peccato, speranza e redenzione. Ci si lascia nuovamente trasportare dalle note de L’orso ‘nnammurato di Sollo&Gnut, accennate poco prima fuori sul terrazzo, e dal ping-pong di canzoni di un artista prima e dell’altro dopo. Tutti a gambe incrociate, seduti sul pavimento ad ascoltarli. Tutti al cospetto delle opere di Nitsch, il messaggero di un pensiero che traduce il dramma umano in gioia di vivere ed esultanza, concetto strettamente connesso al volto labirintico della città di Napoli e alla sua esuberanza. […]

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Comunicati stampa

Take me to Church presenta gaLoni

Sabato 30 marzo alle 20.30 ritorna Take Me To Church, rassegna musicale organizzata da Apogeo Records in una secret location del Rione Sanità di Napoli. Ospite di questo secondo appuntamento è gaLoni che presenterà il suo ultimo disco Incontinenti alla deriva. “Nell’accezione dantesca gli incontinenti sono coloro che non riescono a contenere il desiderio morboso del vizio perché danno poco spazio alla ragione. Ed in questo cerchio abita la maggior parte di noi, me incluso.” (gaLoni) L’artista della provincia romana continua il percorso narrativo iniziato con Greenwich (2011) e Troppo Bassi Per I Podi (2014), affrontando tematiche attuali, questioni sociali e geografie sentimentali. Undici tracce folk che guardano alla tradizione del cantautorato italiano ed alle sonorità del nord Europa. Incontinenti alla deriva è un disco che tira le somme, riflette sulle anomalie del periodo storico attuale e sulla omologazione del tempo. “Difficilmente riusciremmo a distinguere un 2004 da un 2013. Oltre alla moda, al costume, all’arte, al cibo o al suo modo di vivere, l’uomo è riuscito a massificare anche il tempo. Contrariamente al secolo scorso, quando gli eventi storici particolari, le innovazioni artistiche, le resistenze culturali riuscivano a dare una identità ad ogni singola pagina del lunario.” Il disco si avvale della produzione artistica di Emanuele Colandrea con cui Galoni ha lavorato già nei dischi precedenti. Il sound attinge dalla matrice folk già presente in Greenwich e Troppo Bassi Per I Podi, mantenendo una radice sonora tipica della tradizione cantautorale italiana ma aprendosi anche a contaminazioni moderne di carattere nordeuropeo. Info evento Prenotazione obbligatoria compilando il form sul sito Apogeo Records Costo del biglietto €10,00 da pagare in loco. La quota include: ingresso al concerto + calice di vino e panino con soffritto della storica Macelleria Vittozzi + visita guidata della location La location sarà comunicata ai prenotati qualche giorno prima dell’evento

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Musica

“Je sto vicino a te” 64: l’amore senza fine

Martedì 19 Marzo, giorno in cui Pino Daniele avrebbe compiuto 64 anni, si è tenuto al Palapartenope la quinta edizione di “Je sto vicino a te”, l’evento in omaggio dell’immenso cantante partenopeo. Fortemente voluto dal sindaco Luigi De Magistris, ancora una volta regalato a cittadini e turisti dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Nino Daniele, il memorial è stato realizzato da Nello Daniele con la direzione artistica di Federico Vacalebre, giornalista musicale e amante della musica di Pino. In un’unica grande organizzazione confluiscono tante energie e tanti artisti pronti a celebrarlo in un omaggio sincero per forma e contenuto. Come Pino, inizialmente rifiutato dai signori della musica napoletana “perché sporco, brutto, coi capelli lunghi e di sinistra”, scommetteva su giovani talenti, così anche al Palapartenope artisti emergenti rileggono emozionati le canzoni del Nero a metà come in un rito laico, davanti ad un pubblico-famiglia. Anche quest’anno un cast di alto livello: artisti napoletani e del resto d’Italia che hanno lavorato o che semplicemente amano la musica di Pino Daniele si sono alternati sul palco intorno alla figura centrale dell’evento, il fratello dell’uomo in blues, Nello Daniele, che arriva sul palco vestito in nero e visibilmente emozionato. Je sto vicino a te,  la serata Apre la serata la figura del Pazzariello, simbolo di un forte legame con la tradizione napoletana, interpretato da Angelo Picone, che aveva aperto l’ultimo concerto di Pino Daniele. Sul palco Nello Daniele con la sua Band inizia a suonare, più che cantare, “Je so pazzo” e “Je sto vicino a te”. Dopo l’esibizione di Sara Tramma, carismatica cantautrice che aveva debuttato come voce solista nei Musicanova,  sul palco arriva una delle più grandi artiste poliedriche viventi, Lina Sastri. Una donna che non ha bisogno di presentazioni, un’ attrice che ha lavorato da giovanissima con Eduardo De Filippo e Peppino Patroni Griffi, una grande voce che portato in tutta Italia le canzoni della sua terra d’origine, vittima anche lei, come la sua città, di numerosi cliché. Canta infatti la canzone “Sud scavame ‘a fossa”, con un potente carico drammatico e “Assaje”, il brano scritto da Pino Daniele e affidato alla voce di Lina Sastri per la colonna sonora del film di Nanni Loy “Mi manda Picone”. Importante la presenza di un altro Uomo in Blues, Antonio Annona e di un rapper americano di Napoli nel segno della linea rossa che porta da Carosone a Liberato, passando per zio Pino: Speaker Cenzou con Il Nucleo, che portano sul palco un movimentato remake di “A testa in Giù” e tutta la riconoscenza della nuove generazione ad un idolo che ha toccato il cuore e steso la mano anche ai più giovani. E poi il trio Suonno d’Ajere, risultato di un progetto di tre giovani ragazzi nato dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale; Manuela Zero, in arte La Zero, protagonista di Sanremo Giovani 2019, canta tremante sul palco “Anna Verrà”. Problemi di audio, trascinati per tutta la serata, disturbano […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Orchestra Filarmonica conquista Benevento: “In punta di cuore”

Orchestra Filarmonica di Benevento: trionfo al concerto inaugurale della V stagione concertistica  L’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) ha inaugurato mercoledì 23 gennaio, presso il Teatro Massimo di Benevento, la sua V stagione concertistica con lo spettacolo In punta di cuore, registrando il tutto esaurito ed un applauso della durata di cinque minuti che ne ha confermato il trionfo. Sul palco, l’Assessore alla Cultura, la Dott.ssa Rossella Del Prete, ha introdotto il concerto, leggendo il saluto del Ministro alla Cultura Alberto Bonisoli, che ha espresso un apprezzamento per l’importante lavoro svolto dall’OFB, con particolare riguardo ai giovani orchestrali, la cui passione ed entusiasmo rappresentano il «meglio del nostro futuro». L’Assessore Del Prete ha lodato i ragazzi dell’OFB per la scelta, da loro compiuta, di fare della musica un lavoro, ritagliandosi con tenacia ed entusiasmo, nonostante le difficoltà, uno spazio all’interno della nostra società, che non sempre consente di seguire le proprie passioni. Nasce così questa orchestra giovanissima, che si rinnova continuamente e con un curriculum invidiabile, che ha deciso di valorizzare la città di origine inserendola anche nella denominazione ufficiale di Orchestra Filarmonica di Benevento. Il concerto inaugurale dell’OFB ha permesso la divulgazione di un’altra iniziativa, questa volta sociale, impegnata, condotta e spiegata dal Dott. Scherillo, direttore del Reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera “Gaetano Rummo” di Benevento, che si è detto emozionato, perché «vedere il teatro pieno a metà settimana toglie il fiato». Il Dott. Scherillo ha reso noto che, durante la settimana di febbraio in cui cade il 14, giorno dei cuori per antonomasia, si svolgerà una rassegna di prevenzione cardiovascolare denominata Cardiologie aperte-La settimana del cuore, realizzata grazie alla sensibilità dell’Azienda Ospedaliera “G. Rummo”, nella persona del suo Direttore Generale Renato Pizzuti. Il Dott. Scherillo ha concluso l’intervento, augurandosi che la cifra della grande partecipazione della comunità al concerto inaugurale dell’Orchestra Filarmonica sia da stimolo per una maggiore vicinanza ai giovani musicisti dell’Orchestra Filarmonica. In punta di cuore La serata inaugurale dell’OFB ha proposto l’unico “concerto per violino ed orchestra, in tre movimenti” (Allegro Moderato, Moderato assai; Canzonetta, Andante; Finale, Allegro vivacissimo), di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la “sinfonia n.8 in sol maggiore” (Allegro con brio; Adagio; Allegretto grazioso, Molto vivace; Allegro ma non troppo) di Antonin Dvořak. Per l’occasione, l’OFB è stata diretta dal M° Francesco Ivan Ciampa. Il concerto di Čajkovskij, ad oggi forse il più famoso ed ascoltato per questo strumento, prevede la presenza di un solista che intrattiene un costante dialogo con l’orchestra, conciliando tecnica e virtuosismo, fino a raggiungere uno slancio di imprevedibile carica ed energia nel Finale. Ospite della serata, come solista d’eccezione, è stata Anna Tifu, talentuosissima musicista che ha legato la sua esistenza a quella del suo Antonio Stradivari “Marècheal Berthier” 1716 ex Napoleone della Fondazione Canale di Milano. L’illustre musicista sarda ha iniziato lo studio del violino a sei anni, sotto la guida paterna, e si è esibita con alcune tra le più prestigiose orchestre nazionali ed internazionali. Ha debuttato da poco in un duo col pianista Giuseppe Andaloro per la […]

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Cinema e Serie tv

Springsteen on Broadway, la voce del Boss

Springsteen on Broadway, storie per voce, pianoforte e chitarra Da pochi giorni è disponibile su Netflix un documentario imperdibile per tutti gli appassionati del rock’n’roll e non solo. Springsteen on Broadway, ovvero lo spettacolo che The Boss ha portato in scena al Walter Kerr Theatre di New York dal 12 ottobre 2017 fino allo scorso 15 dicembre. Un one man show estremamente intimo e riflessivo di uno dei cantautori e musicisti più apprezzati e amati del panorama musicale internazionale. “Sono qui per dimostrarvi che siamo ancora vivi”. Si apre così lo spettacolo di Bruce Springsteen, accompagnato sul palco, per le due ore e trenta di visione, solo da una chitarra e un pianoforte. Un uomo al centro del proscenio, le sue canzoni e i suoi ricordi, con quello spirito agrodolce che caratterizza da sempre la produzione del cantautore  di Freehold. Springsteen racconta così la sua infanzia così sofferta, in un paesino del New Jersey, desideroso di scappare sin dalla più tenera età. Proprio lui che, nato per correre, per citare una delle sue canzoni più famose, ora vive a dieci minuti dalla sua città natale. Emerge così lentamente il suo rapporto controverso con la famiglia, in particolare con un padre burbero e alcolista. Perché vedere Springsteen on Broadway Lo spettacolo concede poco alla spontaneità delle esibizioni. C’è infatti un vero e proprio copione, esaltando così le doti di intrattenitore e di comico di Springsteen. Il testo è basato sull’autobiografia del cantautore, uscita nel 2016 con il titolo Born to Run. Il filone è sempre dolceamaro, carico di una certa malinconia, ma non mancano gli aneddoti dotati di una forte autoironia. La prima chitarra comprata all’età di sette anni, i primi contratti discografici fino al successo planetario. Musicalmente Sprinsteen on Broadway è uno spettacolo fatto da voce, chitarra e pianoforte. Più che la spettacolarizzazione o la potenza sonora, viene così ricercata l’intensità emozionale. Springsteen commuove sulle note dei suoi più grandi successi, da Thunder Road a The Promised Land. Un pezzo da stadio come Born in the U.S.A viene così scavato fino all’osso, e ricondotto alle sue fattezze originarie, diverse da quelle di un successo radiofonico. Ovvero lo straziante racconto di un reduce del Vietnam che non riesce a trovare il suo posto, anche se è nato negli U.S.A. Come on with me, tramps like us Baby we were born to run Non mancano riferimenti all’attualità. Nell’introduzione a The Ghoast of Tom Joad, Springsteen, ricordando il dramma delle famiglie separate dalle famiglie razziste, cita Martin Luther King. ”L’arco dell’universo morale è lungo, ma inclina verso la giustizia”. Quasi a sottolineare l’amministrazione Trump non è altro che l’ennesimo capitolo per ricompattare l’anima di una nazione. Sono tanti i passaggi che emozionano e colpiscono di questo straordinario spettacolo, tra i migliori prodotti visibili su Netflix in assoluto. Il ricordo commovente di Clarence Clemons, il sassofonista della E Street Band scomparso nel 2011, a cui Springsteen dedica Tenth Avenue Freeze Out. La breve apparizione di Patty Scialfa, moglie del Boss. “Una delle voci più belle che […]

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Musica

Francesco Di Bella, un diavolo rock in dub style al Sannazaro

Si è tenuto mercoledì, 12 dicembre il concerto per la presentazione del nuovo album “O’ Diavolo” del cantautore napoletano Francesco Di Bella al Teatro Sannazaro. Il cantautore ha tenuto sotto scacco emotivamente il pubblico per un’ora e mezza, nella quale non si è potuto fare a meno di ballare e sciogliersi in un tripudio di ritmo e sonorità incalzanti. È stata l’occasione giusta per presentare, tra l’altro, i nuovi componenti della band: Salvatore Rainone alla batteria e Roberto Porzio alle tastiere. In scaletta anche i vecchi brani, tratti da “Ballads Café” del 2014 e “Nuova Gianturco” del 2016, che hanno avuto una forma diversa. Il nuovo album di Francesco Di Bella “O’ Diavolo” Il suono tagliente di una chitarra, un ballo tribale cadenzato, lo scoppio fulgido di luci rosse offuscate, in un’amalgama di atmosfere ancestrali, una maschera a sancire l’apertura di uno spettacolo al cospetto di Ade e i movimenti scomposti di un ragazzo che si appresta a condividere la sua catabasi in un clima di tragedia euripidea. È la tappa napoletana del “O’ Diavolo” tour al teatro Sannazaro del cantautore napoletano Francesco Di Bella che ha presentato il suo ultimo album “O’ Diavolo”. Il cantautore è salito sul palco con una maschera, ha dato vita ad una danza irregolare, rapito da un suono ritmico, ha sancito l’epifania di una nuova sonorità, un lavoro divergente rispetto ai suoi ultimi due album. I suoni affilati e secchi della chitarra hanno spezzettato l’atmosfera, hanno preso forma divenendo i caratteri di un manifesto di una nuova sonorità, una sonorità pungente, ma allo stesso tempo malinconica, anche un certo ritorno al vecchio sound dei 24 Grana. Il singolo ” O’ Diavolo”, il brano che apre l’album, ha aperto il sipario. Si sono manifestate, già dai primi battiti della cassa, emozioni velenose, grumi di emozioni che si sono fuse immediatamente in toni rabbiosi, in un messaggio chiaro: «O Diavolo sona, o’ diavolo canta, ‘o diavolo piace a tutte quanta». Ecco la tornada del brano che ci ricorda una presenza, senza tempo che scorrazza tra noi mortali. Il diavolo è emblema di questo ultimo lavoro di Francesco Di Bella. Il diavolo porta con sé la zavorra del piacere, la dona a coloro che vogliono fare di ciò una virtù. Ti invita ai suoi banchetti prelibati, si fonde nei meandri della esistenza di ognuno di noi divenendo fumo dolciastro, che ottenebra i cuori e l’amore e distilla odio, competizione, denaro, piacere nei beni materiali. Su ciò il cantautore vuole porre l’accento: sulla contemporaneità, sull’annichilimento dell’epoca contemporanea. Lungi dall’essere solamente figura negativa, il diavolo ha costantemente rappresentato nelle nostre esistenze anche il piacere sano della vita, incarnandosi, tuttavia, divenendo il corpo di tutto ciò che è piacere. In questo lavoro Di Bella, però ce lo presenta come la materializzazione di un certo nichilismo e dell’edonismo consumistico. Il diavolo striscia, è in una costante frizione con la nostra anima, crea solchi indelebili: non si può rinunciare al piacere dell’amore, della musica, dell’erotismo, ma il cantante ci ammonisce, bandisce un certo […]

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Musica

Frances P., intervista ad una giovanissima musicista sarda col blues nel sangue

Intervista a Frances P., giovane musicista: dalla Sardegna ai sogni, da dietro le quinte fino al palcoscenico. Frances P. è un nuovo fresco germoglio di musica, sgorgato dalla realtà di un’isola misteriosa e misterica. Frances P. viene dalla Sardegna, il suo ep d’esordio, “No Regrets” è composto da quattro canzoni per voce e chitarra ed è semplice e istintivo come lei, una ragazza giovanissima che ha come stelle polari Ed Sheeran, Stevie Wonder e Paolo Nutini. Un po’ r’n’b, decisamente blues, questa ragazza farà sicuramente parlare molto di sé. Entriamo nel mondo di Frances P., dando la parola direttamente a lei e alla sua musica. Ciao Francesca. Grazie per la disponibilità. Innanzitutto, chi è Frances P.? Da brava amante dei Nirvana, il tuo nome mi fa pensare alla canzone “Frances Farmer Will have her revenge on Seattle”. Frances P. è un nomignolo che mi diede mia sorella quando iniziai a far sentire le mie canzoni alla famiglia. A dire il vero inizialmente era “Francis” ma poi il mio migliore amico proprio per quella canzone mi consigliò di mettere la “e” al posto della “i” ! Chi è Frances P. deve ancora scoprirlo appieno la stessa Frances! Sono una persona molto semplice e questa semplicità la porto anche nella mia musica, non sono una che usa paroloni o fa cose spaziali con la voce. Nei miei testi scrivo come vanno le cose e con la voce esprimo come mi sento, mi sfogo e quando mi esibisco lo racconto agli altri. Come hai capito di voler fare la musicista? Mi è sempre piaciuto il mondo della musica ma preferivo sempre stare dietro le quinte, non amavo mettermi in mostra perché è sempre stata una cosa molto personale. Dopo aver visto la reazione degli altri riguardo la mia voce e le mie canzoni sono rimasta spiazzata, non avrei mai creduto che sarei potuta piacere o che potessi essere “brava”, ma ciò mi ha fatto pensare che forse non era solo una pazzia o un qualcosa da sognare la notte, bensì una possibilità. Il tuo album come è nato? Quali sono le tue influenze maggiori? Le canzoni contenute nell’ep appartengono tutte a periodi diversi della mia vita, alcune canzoni son state scritte qualche anno fa, altre nel 2018, ho voluto racchiudere quelle in cui credo di più in questo cd. Sicuramente la canzone scatenante è stata “No regrets like mama”, la prima composta. Questa canzone mi ha fatto davvero credere che io ce la potessi fare, mi ha fatto credere nelle mie capacità; è sicuramente la mia preferita. Le influenze maggiori son date da Paolo Nutini e Stevie Wonder, i quali sono stati fondamentali per il primo brano, e Ed Sheeran. Parlaci della situazione culturale e musicale in Sardegna. La Sardegna è ricca di cultura e musica, purtroppo le possibilità per chi vuole sfondare nel mondo musicale non son troppe. Ogni cosa della mia terra mi aiuta a trovare ispirazione, fra tradizioni e paesaggi. Spesso quando compongo penso alla musica folk sarda, alle armonie […]

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Musica

Edoardo Bennato gira l’Italia con “Pinocchio & Company Tour 2018”

Il 20 novembre il “Pinocchio & Company Tour 2018” di Edoardo Bennato ha fatto tappa al Teatro Palapartenope di Napoli. Non serve raccontare dell’entusiasmo con cui il cantante napoletano originario dei Campi Flegrei è stato accolto dai suoi concittadini ai piedi del palco. “Pinocchio & Company Tour 2018” con gli arrangiamenti del “Quartetto Flegreo” Un concerto che ha racchiuso tutta una carriera ma con una marcia in più grazie alle collaborazioni degli altri musicisti che lo hanno accompagnato. Le prime musiche sono state magistralmente eseguite dal “Quartetto Flegreo“, due uomini e due donne che muniti di viola, violini e violoncello si sono esibiti adattando alla musica classica il primo repertorio cantato da Bennato. Un connubio interessante e sorprendentemente funzionante che ha non ha escluso la riproduzione di brani più rock grazie alla bravura, alla carica espressiva e alla grinta dei musicisti. Lo show si è aperto con un assaggio delle ultime canzoni e qualcuna storica prima di immergersi completamente nell’approfondimento dell’ultimo album. La platea mista. Sono giunte persone di tutte le età ad ascoltare il concerto. I più grandi d’età, i fedelissimi, non potevano mancare, lo hanno seguito quando erano alle prime armi con la vita e lo sostengono ancora tornando a cantare i successoni del tempo e accompagnandolo con lo spirito eternamente giovane che caratterizza il cantante. I più giovani erano giunti spinti da tanti condizionamenti, chi ascolta solo musica di una generazione passata, chi nella crescita si è lasciato influenzare dai gusti musicali dei genitori, ma anche chi ha riscoperto Edoardo Bennato e gli è piaciuto, perché la musica non ha età e i messaggi sono sempre validi. Ha sorpreso molto anche la presenza dei giovanissimi, adolescenti con un tifo da stadio che hanno supportato il cantante e si sono lasciati andare sulle note delle sue canzoni. Edoardo Bennato, dalle canzoni di Collodi ai testi attuali di “Pronti a salpare” Lo show è proseguito con l’esecuzione dell’album “Burattino senza fili 2017” che comprende una seconda registrazione dei successi legati al racconto di Collodi con l’aggiunta di qualche brano legato ad altri personaggio, come “Mastro Geppetto”, “Lucignolo” e “Che comico il Grillo Parlante”. Un viaggio nella vita e nella musica di Edoardo Bennato dagli intramontabili ai nuovi successi come “Pronti a salpare”; dalle leggere ed ironiche “canzonette” all’analisi del comportamento umano, dalle denunce sociali agli omaggi alla terra napoletana. Sul palco ad accompagnarlo Giuseppe Scarpato (chitarre), Raffaele Lopez (tastiere), Gennaro Porcelli (chitarre), Roberto Perrone (batteria) e Arduino Lopez (basso). Tra le diverse esecuzioni è stato lasciato spazio ai musicisti, che si sono esibiti in sorprendenti assoli di chitarra, basso e percussioni mandano in visibilio la platea. Le canzoni, i racconti, le spiegazioni dei brani e le esecuzioni musicali si sono alternati intrattenendo piacevolmente il pubblico per tutta la durata del concerto fino all’arrivo di “Pronti a salpare”. Questa canzone ha ricevuto molti riconoscimenti e in particolare il Premio Lunezia 2016 e il Premio Amnesty International Italia 2016. “Pronti a salpare” non si rivolge, come si potrebbe pensare, a chi fugge dalle guerre, dalla fame e […]

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Musica

Fabrizio Moro, il concerto all’Arenile è un successo!

Dopo aver inaugurato il Pizza Village, Fabrizio Moro torna a Napoli: sabato 28 luglio 2018 il cantautore romano si è esibito a Coroglio, nello splendido Arenile Reload, per l’ennesima tappa di una tournée che lo sta portando in giro per l’Italia. Fabrizio Moro, accompagnato dalla sua consolidata band di talentuosi musicisti, ha cantato per i fan – in uno spettacolo di oltre due ore – i suoi più grandi successi, tratti da ben 12 fortunati album di una carriera in crescendo, iniziata ormai più di 20 anni fa. Brano di apertura è stato “Tutto quello che volevi“, tratto da “Pace“, raccolta di brani in cui il cantautore racconta sé stesso, le sue paure e le angosce che attanagliano l’umanità intera, portate alla luce anche nel singolo “Sono anni che ti aspetto“, canzone tanto apprezzata dal pubblico. Ma il romano ha portato sul palco anche le sue gioie e le sue aspirazioni che si ritrovano specialmente nella canzone più bella di Sanremo del 2017, “Portami via”, nella quale prega la figlia di essere condotto per mano dall’amore, “da qui all’eternità“. Altro storico pezzo eseguito, simbolo del suo impegno sociale e civile, è “Pensa“, dedicato alle vittime di Mafia e Camorra, con il quale ha vinto la cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo nella categoria Giovani, e che ieri è stato cantato a squarciagola da tutti; L’attualità è al centro dei suoi testi, così come appare evidente in “Fermi con le mani“, che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, morto in circostanze ancora poco chiare durante la custodia cautelare al carcere Regina Coeli, e “Non mi avete fatto niente“, denuncia nuda e cruda della condizione esistenziale che la società post attentati sta affrontando, che gli ha permesso di trionfare ancora, insieme con il cantautore Ermal Meta, al Festival. Fabrizio Moro e il suo viaggio all’Arenile di Napoli Un concerto, quello di ieri sera, intimo e suggestivo, un viaggio che scava sia nelle fragilità costitutive dell’essere  sia nei nodi problematici della realtà che vengono dipanati e portati alla luce nelle sue strofe con semplicità ed efficacia. Fabrizio Moro, che punta a diventare un riferimento per la musica italiana così come Ligabue e Vasco Rossi, non è solo politica e impegno. Ma anche amore, gioia e rock. Un cantante e un autore che non si inserisce – per sua fortuna – nell’attuale offerta musicale nazionale dove prevale la banalità e la ricerca del rapido quanto inutile successo commerciale a “tempo determinato”, avvicinandosi, invece, alla grande tradizione cantautorale italiana. Il viaggio di ieri sera si è concluso con la canzone “Pace” appartenente all’omonimo album, che ci restituisce il riflesso di chi è oggi Fabrizio Moro. “Cerco solo il modo di trovare la Pace che non ho“, bisbiglia mentre la cerca ma nel contempo vaga. “Ho programmato la mia dieta e gli impegni/che da domani avrò/Faccio la spesa dentro a un centro commerciale/mentre osservo la bellezza e mi ripeto/dovrei approfondire quello che non so”. Ma senza pace interiore non si va da nessuna parte, non si […]

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