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Eroica Fenice

La Tag: cultura contiene 84 articoli

Cinema e Serie tv

Alberto Angela racconta le Meraviglie di Ischia

Alberto Angela, il noto paleontologo e divulgatore scientifico, al timone di Ulisse, riparte per la nuova stagione di Meraviglie, da Ischia, dal Castello Aragonese, l’antico e suggestivo maniero dell’isola. La prima tappa dopo il Covid-19, una vera e propria ripartenza. Si torna sul set, con una puntata, che secondo le prime indiscrezioni, sarà carica di bellezze. La penisola dei tesori andrà in onda il prossimo autunno partendo dalle bellezze di Ischia. Alberto Angela, con Meraviglie, accompagna i telespettatori in un viaggio alla scoperta delle “Meraviglie” italiane. Un itinerario fra arte e bellezze naturali nei siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Le bellezze d’Italia, i tantissimi musei, luoghi d’arte, cultura, i siti archeologici, ma anche le tante meraviglie naturali ed ambientali, architettoniche ed artistiche, non smettono di stupire; il noto ed amatissimo divulgatore, Alberto Angela, lo ha più volte sottolineato, durante i programmi condotti, ed infatti, anche ai giornalisti dell’isola d’Ischia, ha dichiarato: «Sono contento di ripartire, dopo un anno di stop, terribile, proprio dalle perle del Golfo di Napoli; tra queste appunto Ischia: un posto che fa sognare e dà anche molta voglia di buttarsi in mare anche se noi siamo qui per lavorare.» Alberto Angela e l’amore per la Campania Ricordiamo che il noto divulgatore, figlio dell’altrettanto celebre Piero Angela, ha sempre dichiarato il proprio amore per Napoli e la Campania, raccontandone le bellezze e la storia con intensità e bravura. Non è un caso, infatti, che lo stesso Alberto Angela, su proposta del sindaco Luigi de Magistris, abbia ricevuto la cittadinanza onoraria. Durante le scorse settimane, la tappa ad Ischia; sul Pontile aragonese, che conduce poi al Castello, ad Ischia Ponte, Alberto Angela, non si è sottratto all’abbraccio dei tanti, tantissimi fans. Con gentilezza e profonda umiltà, ha accettato di farsi fotografare, in una splendida location, all’ombra del Castello Aragonese e con le onde del mare in sottofondo. Il celebre presentatore televisivo, ma anche scrittore, paleontologo, da sempre affascina milioni di telespettatori, regalando perle di saggezza e storia, in un unicum che non smette mai di ammaliare. Alberto Angela è ritenuto un vero e proprio “simbolo” del palinsesto culturale Rai, volto noto sin dal 1993. Diffondere analiticamente e al contempo in modo semplice la cultura scientifica vuol dire garantire consapevolezza in chi guarda o ascolta. Sicuramente nel corso del tempo, il ruolo della tecnologia e delle cosiddette forme di comunicazione di massa ha influito, condizionandola, la diffusione scientifica, divenuta più minuziosa, attenta e ricca di particolari. Oltre alla bellezza, oggettivamente visibile, di un determinato luogo, ciò che importa è scoprirne gli aspetti culturali, le fondamenta storiche e le radici su cui esso si fonda. È così anche per Ischia, dove Alberto Angela, ha girato la puntata che i telespettatori vedranno in autunno. Non sarà solo la bellezza del Castello Aragonese ad affascinare, ma quanto quelle immagini, quelle riprese, grazie alla magistrale bravura di Angela, riusciranno sicuramente ad evocare. Meraviglie non mostrerà soltanto dei luoghi belli, ma quegli elementi che rappresentano la nostra identità; è un po’ come mettere una […]

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Attualità

Nomadland: la strada verso la guarigione dello spirito

Nomadland è un film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao, che riporta sullo schermo l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta (2017). L’articolo da cui inizia la storia venne pubblicato su Harper’s Magazine e si intitolava “La fine della pensione: quando non puoi permetterti di smettere di lavorare” e raccontava la storia di alcune persone – in particolare di una certa Linda May – dalla vita nomade, che si spostavano da un posto all’altro a bordo di veicoli in cui vivevano anche, per risparmiare mentre facevano lavori spesso stagionali. Nomadland è un film drammatico che ha un approccio quasi documentaristico e riesce a mettere nella finzione una buona dose di realtà. Ha vinto il Leone d’oro alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stato presentato in anteprima. Nei mesi successivi ha ricevuto altri premi tra i quali il Golden Globe per il miglior film drammatico e per la miglior regista, oltre a tre Premi Oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice protagonista. Trama di Nomadland La protagonista della storia, Fern ( interpretata da Frances McDormand), è una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e il suo lavoro durante la Grande recessione che ha colpito gli Stati Uniti tra il 2007 e il 2013, periodo durante il quale la città mineraria in cui viveva si è sostanzialmente dissolta. In seguito alle grandi perdite la donna carica i bagagli sul suo furgone e decide di viaggiare per gli Stati Uniti vivendo nel suo veicolo. Durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita, grazie all’incontro con una comunità di raduni tra nomadi, dove conosce Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), instaura una forte amicizia con Dave e si lega ad altre persone che incrocerà nel suo viaggio. Un interminabile viaggio Il ritratto dello spirito nomade americano è messo in scena in questo road movie focalizzando l’attenzione sullo splendore dell’Ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Luoghi sconfinati e deserti che lo spettatore guarda attraverso gli occhi della protagonista percorrendo un viaggio non solo fisico ma anche emozionale. Quella di Fern non può definirsi fuga dalla “realtà”, né l’adozione di uno stile di vita tribale e anticonformista; il continuo errare nasconde qualcosa di più profondo e ad emergere è il desiderio di esorcizzare il dolore. Si tratta di una  reazione ad un evento traumatico che accomuna la vita di Fern e degli altri nomadi della comunità, nessuno resta a lungo e dopo un incontro il flusso migratorio continua. Da sottofondo ai viaggi di Fern le musiche di Einaudi: qualcosa di poetico che accompagna la regia documentaristica della Zhao, quasi alla ricerca di un realismo incentrato su espressioni facciali, dialoghi brevi e lunghe pause scandite dal silenzio, interrotte dai suoni della natura. Il paesaggio predomina in tutta la sua forza come elemento principale del racconto e rappresenta […]

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Riflessioni culturali

Anabattisti: storia del movimento religioso

Gli Anabattisti furono i componenti di un movimento religioso nato nell’ambito della Riforma Protestante; il nome dei membri del movimento nasce dall’uso di ribattezzare gli adepti. Storia dell’anabattismo: elementi cardine e caratteristiche  In Italia, l’Anabattismo si diffuse a partire dal 1549, espandendosi rapidamente soprattutto nei territori del centro Italia. Ciò accadde soprattutto perché dal punto di vista prettamente religioso, proprio nel nostro Paese, la Riforma Protestante giunse molto precocemente; già dagli anni Venti del Cinquecento, infatti, circolavano i libri dei riformatori.  La predicazione di Martin Lutero non rimase circoscritta esclusivamente alla Germania ma si estese a tutta l’Europa ed ebbe due conseguenze principali: la nascita di nuove dottrine e l’adozione di quest’ultime in diversi Stati. Tra le nuove dottrine, spicca l’Anabattismo, diffuso inizialmente soprattutto in Svizzera e anche in Germania, con un andamento diverso.  I primi anabattisti, furono guidati a Zurigo da Conrad Grebel e si opposero fortemente alle idee del riformatore Ulrich Zwingli. Una serie di questioni, di cui almeno quattro rintracciabili, riguardano vari fattori. La prima si concentrava sul rifiuto del battesimo dei bambini, ritenuto “sbagliato” poiché un bambino non ne comprende il significato vero e proprio e quindi in un certo senso è “costretto” a riceverlo. La seconda opposizione, invece, riguardava la netta separazione tra l’autorità dello Stato e quella della chiesa; la terza sosteneva un più rapido e radicale processo di de-cattolicizzazione, rispetto ai tempi proposti da Zwingli e dai suoi collaboratori. Infine, la quarta questione riguardava la non violenza, e il rifiuto di qualsiasi azione armata. Si trattava certamente di persone colte, intellettuali, per quanto concerne i gruppi formatisi in alcune città; nelle campagne invece, andò concretizzandosi un profondissimo settarismo che condusse poi ad una vera e propria riforma sociale. Ovviamente questo dualismo tra cosiddetti colti e popolo, giustifica le diverse e tante contraddizioni che caratterizzano il movimento Anabattista. In modo molto simile a quello dei luterani, gli Anabattisti sottolineavano l’importanza della fede personale in Dio opponendosi a ogni ritualismo; si organizzarono in comunità di convertiti dal nuovo battesimo con connotazioni fortemente egualitarie e antigerarchiche. Forti della loro condizione di veri credenti, puri e incontaminati, gli anabattisti rifiutavano di riconoscersi cittadini d’uno Stato e di riconoscere a esso un qualsiasi potere in materia religiosa. Anabattisti: diffusione rapida ma “a macchia d’olio” Mentre si diffondeva velocemente in questi territori, alcuni anabattisti abbandonarono gradualmente il concetto della non-violenza, impadronendosi con la forza della città di Münster dove fu imposto il battesimo a tutti i cittadini adulti. Coloro che rifiutavano il sacramento vennero cacciati dalla città. Ricordiamo che il movimento anabattista fu duramente perseguitato dalle classi aristocratiche e dai primi riformatori; Lutero e Zwingli utilizzarono la stessa parola “Anabattista” come termine spregiativo per indicare ogni gruppo protestante radicale di tendenza eterodossa (ossia riguardanti gruppi di persone che professano dottrine ma anche opinioni, diverse da quelle accolte come vere e quindi giuste). La parola Anabattista col tempo perse il reale significato, e da esso nacquero altre chiese come quella degli Amish, dei Mennoniti. La posizione degli anabattisti comportava una frattura […]

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Culturalmente

Diamanti di Gould: gli uccelli dai colori dell’arcobaleno

I diamanti di Gould sono piccoli uccelli passeriformi, apprezzatissimi per la vivace livrea dai colori dell’arcobaleno. Appartenente alla famiglia degli Estrildidae, il nome autentico, proprio della sua tassonomia, è Erythrura gouldiae. Tale esemplare viene scoperto infatti dall’ornitologo e naturalista britannico John Gould, nel corso dei suoi viaggi in Australia insieme a sua moglie Elizabeth dal 1838 al 1840. Proprio a lei dedica il nome, onorandola dopo la sua morte, battezzando così l’uccellino caleidoscopico più bello che avesse mai visto. Il diamante di Gould è l’uccello esotico per antonomasia, considerato dalla maggior parte degli appassionati e degli ornicoltori il più bell’uccello esotico del mondo, il più elegante e il più colorato. Diamanti di Gould. Caratteristiche, habitat e riproduzione Le piccole e affascinanti creature australiane misurano all’incirca 15 cm di lunghezza, compresa la coda, e pesano circa 15 grammi. Le femmine della specie generalmente si presentano più piccole e snelle rispetto ai maschi. L’aspetto è vistoso, con becco conico e tozzo. Ma è sicuramente la colorazione della livrea a destare maggiore interesse e stupore per i diamanti di Gould: nella forma ancestrale il dorso, le ali e la nuca sono tinti di verde brillante, il petto è viola, il ventre è giallo, il sottocoda è bianco, la faccia presenta una sorta di mascherina di colore rosso con orlo nero a formare una bavetta sotto il becco, e un ulteriore bordo di colore azzurro che sfuma nel verde del dorso. La coda è nera, il becco è color perla negli esemplari maschi e grigio nelle femmine, spesso con punta nera o gialla. Le zampe di color carnicino e gli occhi bruno scuro. Generalmente il sesso di tali esemplari si riconosce proprio per i caratteristici colori: nei maschi risultano molto brillanti, con petto ampio e mascherina estesa; nelle femmine il viola del petto si presenta invece tenue e sfocato, e gli stacchi da un colore all’altro sono meno evidenti e marcati rispetto ai maschi. Inoltre le femmine sono prive delle due timoniere filiformi allungate alla coda, tipiche invece del maschio. Tutti gli altri colori caratterizzanti i diamanti di Gould e le loro combinazioni, che esulano da quelli descritti, sono frutto di selezione umana in cattività. Il canto dei diamanti di Gould è molto raffinato, leggero e godibile. Proprio come i colori del piumaggio gli donano importanza e particolarità, ciò vale anche per il carattere, talvolta stravagante e lunatico, specie nel periodo dell’accoppiamento. Ciononostante, il diamante di Gould ha generalmente un carattere abbastanza tranquillo, risultando inoltre di indole socievole. Tende infatti a vivere in gruppi numerosi, talvolta anche in comunità con altre specie. Gli stormi si muovono tra le foreste e il suolo, se alla ricerca di nutrimento. Comunque sono generalmente stanziali, dal momento che i loro spostamenti avvengono in aree circoscritte (circa 40 Km quadrati) e lasciandole solo se c’è penuria di acqua e nutrimento. Il diamante di Gould è un uccello prevalentemente granivoro, nutrendosi di tutti i piccoli semi che il forte becco è in grado di tagliuzzare. Durante la stagione delle piogge […]

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Culturalmente

Satanismo razionalista. Caratteristiche e fondamenti

Si è parlato spesso di satanismo e delle pratiche occulte e liturgiche ad esso connesse. Meno forse di “satanismo razionalista”. Ma procediamo per grado. Col termine “satanismo” si intende un atteggiamento di ribellione a Dio, alla Chiesa e ai suoi dogmi, tradotto nell’adorazione della figura dell’Anticristo per eccellenza: Satana. Tale venerazione viene praticata da piccoli gruppi organizzati in forma di movimenti (conosciuti spesso come “sette”), attraverso pratiche culturali e cerimoniali, in netta opposizione all’osservanza dei precetti cattolici, che pertanto non vengono seguiti, commettendo i peccati che Dio maledice. Ma esistono diverse tipologie di satanismo, tutte accomunate dal medesimo rifiuto del controllo della propria vita da parte di terzi, abbracciando invece la concezione di una vita vissuta in maniera responsabile e autonoma, mirando alla realizzazione e alla libertà. Ciò che invece differenzia sostanzialmente le tipologie di satanismo è il diverso modo di concepire la figura di Satana. Per il “Satanismo occultista” è un’entità spirituale preternaturale, protagonista della corrente più “nera” del satanismo. La tendenza comune è quella di venerare Satana compiendo rituali magici finalizzati ad ottenere il suo aiuto e la sua protezione. Viene considerato invece come una divinità a tutti gli effetti nel “Satanismo spirituale”, che simpatizza per le religioni pagane, in particolare quelle sumero-babilonesi, rifiutando quelle ebraica e cristiana. Viene qui esaltata la meditazione, la cartomanzia, la numerologia, l’utilizzo dell’ouija e la pratica voodoo, propedeutiche per l’unificazione a Satana. Ancora, questi viene considerato come archetipo di uno stato di coscienza superiore dell’uomo nel “Satanismo gnostico”. Qui Satana è concepito come una divinità che ha dato all’uomo la capacità di evolversi, tornando al suo stato divino originario. E l’ignoranza, dunque, intesa come assenza di conoscenza, è concepita come peccato, condizione da cui l’uomo ha il dovere di riscattarsi, mediante lo studio approfondito e facendo tesoro delle esperienze di vita. E alcuni di tali princìpi risultano molto simili a quelli predicati e propugnati dal “Satanismo razionalista”, secondo la cui visione Satana non rappresenta una reale divinità da adorare e servire, ma il simbolo di autodeterminazione personale. Andiamo ad approfondire il concetto. Satanismo razionalista. Definizione e caratteristiche Il satanismo razionalista, meglio noto come “Satanismo di LaVey” o “Satanismo laveyano”, è una particolare visione del mondo e della vita, ufficialmente praticata dalla Chiesa di Satana, fondata dal teorizzatore esoterista, scrittore e musicista statunitense Anton Szandor Artur LaVey, vero nome Howard Stanton Levey, da cui il movimento trae nome. A capo dell’organizzazione c’è un “sommo sacerdote”, assistito dalla “gran sacerdotessa” legatagli sentimentalmente, e il sacerdote fu ovviamente LaVey dal 1966 al 1997. Attualmente è Peter Howard Gilmore, insieme alla moglie Peggy Nadramia. Tale Chiesa di Satana non fa affatto mistero della propria esistenza, tanto che il 6 giugno 2006 ha tenuto il suo primo rituale pubblico a Los Angeles. Il satanismo razionalista è ateo e concepito in chiave materialista, edonista, anticristiana e umanista. Si concentra sulla conoscenza, sull’esperienza diretta, sulla fiducia e sul sostegno delle scienze empiriche, sul libero pensiero, sulla creatività e la libertà personale, insieme alla crescita autonoma dell’individuo. Ma la differenza […]

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Culturalmente

Pareidolia: vedere ciò che non esiste

Si parla di pareidolia per indicare quell’illusione subcosciente che tende a ricondurre oggetti dalle forme casuali a immagini note. Perché vediamo nella casuale forma delle nuvole immagini di animali e oggetti già presenti nella nostra memoria? L’illusione della pareidolia La parola pareidolia viene dal greco eidon (=immagine) e parà (=vicino) ed è autoesplicativa: l’illusione porta l’uomo ad associare forme casuali a immagini già note e presenti nella nostra memoria. Quest’illusione altro non è che la tendenza istintiva a trovare delle strutture e forme ordinate in immagini caotiche. Ad esempio, uno degli episodi che si verificano più spesso nella vita di tutti i giorni è ricondurre una forma astratta ad un volto umano: basti pensare ad una macchia di caffè nel cappuccino che ci ricorda un fiore o alla forma di una foglia che ci ricorda un cuore. Ma la pareidolia non interessa solo le immagini casuali: un esempio di applicazione, seppure in maniera appositamente studiata, sono le emoticon. Queste faccine altro non sono che elementi grafici assemblati per trasmettere una reazione, un’emozione. L’essere umano non impiega più di un attimo a ricondurre alle emoticon il suo significato, proprio perché riconoscere il volto umano è per l’uomo un fenomeno quanto più istintivo possibile. Si ritiene inoltre che questa tendenza sia stata favorita dall’evoluzione, perché consente ad esempio di individuare una situazione di pericolo da pochi indizi; si tratta appunto di istinto. Questa capacità innata che avevano già i nostri antenati preistorici consentiva loro di riconoscere un predatore mimetizzato nella natura: oggi, tutto ciò, si tramuta in una naturale attitudine che l’uomo manifesta ogni giorno. Illusioni pareidolitiche nell’arte Nel corso della storia troviamo molti esempi di pareidolia nell’arte. Molti artisti si sono divertiti a nascondere, tra gli alberi o nelle nuvole, volti umani e significati vari. Ad esempio, nella Basilica di Assisi del XIII secolo è stato trovato nell’affresco di Giotto il volto di un demone, nascosto tra le nubi. Lo stesso episodio accade con ricorrenza in diverse opere di Andrea Mantegna, dove tra le nuvole possiamo scorgere dei volti umani o animali. Un altro brillante esempio di pareidolia è dato dal famosissimo Arcimboldo, che creava nel XVI secolo volti umani con zucchine, carote e cipolle. Nel suo dipinto L’Ortolano (1590) capovolgendo un cesto di verdure il significato dell’opera cambia completamente proponendoci il viso di un uomo: in questo caso il fenomeno ci mostra come, a seconda del punto di vista, l’uomo riconduce due significati diversi alla stessa composizione. Tante illusioni ottiche giocano proprio su questa tematica. Il maestro della pareidolia nell’arte è senza dubbio Salvador Dalì, che crea con accostamenti, ombre, profondità e distorsioni dei giochi ottici incredibili, per lo più in un periodo storico in cui la scoperta dell’inconscio è al centro della produzione artistica-letteraria e tutte le espressioni della mente assumono un certo valore e interesse. C’è poco da fare: i neuroni del cervello estraggono il significato delle cose anche nel caos. Nel quadro Madonna of the Birds (1943) di Dalì, uno stormo di uccelli compone il volto di […]

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Culturalmente

Armocromia: cos’è e come ha influenzato la body positivity

È proprio vero che il nero sta bene a tutti e che ognuno dovrebbe tenere nel proprio armadio un capo salvavita di questo colore? Beh, secondo l’armocromia non è proprio così. Questa pratica non è altro che un’analisi sulle proprie caratteristiche fisiche: incarnato, occhi e capelli (selezionati nell’ordine di importanza). A cosa serve, però, quest’analisi? Il senso è quello di individuare una palette di colori che consenta di esaltare i punti di forza e celare i piccoli difetti che si desidera nascondere. La nascita dell’armocromia A dispetto di quanto si possa pensare, le analisi dei propri colori hanno radici abbastanza profonde. All’inizio del XX secolo, infatti, Johannes Itten, artista e insegnante alla Bauhaus School of Art in Germania, ha scritto un libro intitolato The Art of Color. Questo testo, incredibilmente all’avanguardia per le nozioni presenti all’epoca, ha segnato il profondo cambiamento nella teoria del colore fino ad allora dominante. La nuova teoria che Itten presentava prevedeva delle variabili da considerare durante l’analisi di un colore, quali: La temperatura: i colori possono essere caldi o freddi; Il valore: i colori possono essere molto intensi o avere una bassa intensità. Di cosa si tratta e come individuare la propria stagione cromatica Come già anticipato, dunque, l’analisi armocromatica è semplicemente una valutazione delle proprie caratteristiche al fine di inserirsi in una stagione cromatica. Le stagioni cromatiche sono identiche a quelle dell’anno: primavera, estate, autunno e inverno e a ognuna di queste corrisponde una sottocategoria: Le sottocategorie della primavera sono: Light (chiaro); Warm (caldo); Bright (brillante); Puro; Quelle dell’estate sono: Light (chiaro); Cool (freddo); Soft (tenue); Puro Quelle dell’autunno, invece: Deep (profondo); Warm (caldo); Soft (tenue); Puro Infine, quelle dell’inverno: Deep (profondo); Cool (freddo); Bright (brillante); Puro Ad ognuna di queste stagioni cromatiche è abbinata una palette di “colori amici”. Questa tavolozza ci permetterà di illuminare il nostro viso, esaltarne le qualità, minimizzarne i difetti e le imperfezioni. Come l’armocromia ha influenzato il concetto di body positivity Questo genere di analisi, per quanto frivola possa apparire al primo sguardo, poggia su solide basi di body positivity. L’armocromia, infatti, ha adottato come leitmotiv il concetto secondo cui nessun essere umano può essere considerato “brutto”. Uno straordinario modello di self love della quale, in Italia, si fa prima portavoce Rossella Migliaccio, consulente d’immagine nata all’ombra del Vesuvio. Questa pratica, infatti, è un mezzo d’inclusività. C’è un importante cambio di paradigma che dice alle persone: non è il corpo che deve adattarsi all’abito alla ricerca di un ideale astratto e, spesso, irraggiungibile, ma è l’opposto. In base al corpo sceglieremo l’abito giusto. Questi piccoli accorgimenti aiutano a fare in modo che gli altri ci vedano migliori, ma principalmente aiutano a migliorare consapevolezza e autostima. Fonte immagine: cloeshop.it

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Attualità

Artisti 7607, uniti in lotta per un equo compenso

Contro lo sfruttamento delle piattafome streaming, il grido di denuncia della Cooperativa Artisti 7607 «Gli stati membri provvedono a che gli autori e gli artisti (interpreti ed esecutori), se concedono in licenza o trasferiscono i loro diritti esclusivi per lo sfruttamento delle loro opere o altri materiali, abbiano il diritto di ricevere una remunerazione adeguata e proporzionata. Gli stati membri provvedano a che gli autori e gli artisti (interpreti o esecutori) ricevano, almeno una volta all’anno e tenendo conto delle specificità di ciascun settore, informazioni aggiornate, pertinenti e complete sullo sfruttamento delle loro opere ed esecuzioni da parte di coloro ai quali hanno concesso in licenza o trasferito i diritti oppure da parte degli aventi causa, in particolare per quanto riguarda le modalità di sfruttamento, tutti i proventi generati e la remunerazione dovuta.» Questo è quanto si legge negli articoli 18 e 19 della Direttiva UE 2019/790 sui diritti d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale. Parole che dovrebbero garantire remunerazione adeguata, proporzionata e obbligo di trasparenza. Dovrebbero.  A tutela delle infrazioni perpetrate ai danni di interpreti ed esecutori, la Cooperativa italiana degli Artisti, ARTISTI 7607, che dal 2013 svolge attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi ai diritti d’autore spettanti agli artisti interpreti ed esecutori, fa sentire la propria voce, denunciando lo sfruttamento delle piattaforme streaming che, nonostante la loro crescita esponenziale, omettendo i dati completi degli utilizzi, concedono compensi irrisori, non corrispondendo i diritti connessi degli artisti. Per diritti connessi al diritto d’autore si intende il

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Comunicati stampa

Documentario La gente di Napoli: fruizione gratuita

Il documentario La gente di Napoli si inserisce come la prosecuzione naturale di un progetto interessante di indagine sociale condotto da alcuni giovani studiosi che ho avuto modo di conoscere qualche anno fa. Ho seguito personalmente alcune delle fasi salienti che hanno interessato le ricerche di Vincenzo De Simone e del suo gruppo di colleghi collaboratori, attenti alle dinamiche psico-sociali dei napoletani e di Napoli. Mi trovo qui, a distanza di qualche tempo, a riparlarne, questa volta in occasione di un’appendice – per così dire – al progetto fotografico: un documentario complesso realizzato con gli stessi intenti che avevano mosso il progetto fotografico prima e la pubblicazione del libro illustrato poi. Ecco di seguito il comunicato stampa e il collegamento ipertestuale per la fruizione del documentario: Dall’omonimo progetto fotografico e di indagine psicosociale di Vincenzo De Simone, La gente di Napoli – Humans of Naples è un viaggio esclusivo tra cibo, arte, musica, teatro e calcio: l’obiettivo è quello di rafforzare e rilanciare l’immagine della città di Napoli sullo scenario internazionale attraverso gli occhi e le parole di chi la vive, soprattutto attraverso i volti di chi decide di restare o di chi è stato costretto a lasciarla. Nello svolgersi di una giornata a Napoli, i suoi personaggi raccontano le storie e le contraddizioni della loro città: tra questi Enzo Avitabile descrive la città come una casa madre, un punto da cui si parte per poi ritornarvi inesorabilmente; Laura Bouchè, emigrata a Londra, della capacità del napoletano di adattarsi a nuovi contesti; ancora Cristina Donadio sottolinea come Napoli sia avvolta da luci e ombre che spesso cerchiamo di nascondere; infine Christian Giroso, nato e cresciuto a Scampia, racconta del laboratorio teatrale Arrevuoto al quale partecipano i ragazzi della periferia di Napoli.               La carica innovativa di questo documentario rappresenta un occhio permanente sulle diverse sfaccettature della città, un sistema di connessioni tra le persone e il territorio con l’ambizione di metterli in correlazione, studiare in particolare un luogo ricco di risorse, al fine di migliorarle e di non disperderle. Si vogliono rafforzare così i rapporti d’interazione e di scambio con chi continua a impegnarsi e ad investire nella crescita di Napoli, una straordinaria possibilità per “la gente di Napoli” di essere finalmente altro rispetto agli stereotipi che la affliggono. L’amore del napoletano per la sua città è unico al mondo.               Il cast è composto da Carlo Alvino, Enzo Avitabile, Laura Bouchè, Sara Caiazzo, Sal Da Vinci, Luigi de Magistris, Cristina Donadio, Marco Ferrigno, Luciano Filangieri, Sara Gentile, Christian Giroso, Emanuela Marchese, I Nati con la Camicia, Gianni Parisi, Teresanna Pugliese, Luigi Reale, Patrizio Rispo, Pasquale Ruocco, Mario Scippa, Veronica Simioli, Ciro Vitiello.                 Le musiche di Enzo Avitabile, Andrea Sannino, LePuc, Roberto Ormanni & Il Quartet. Il documentario è disponibile sul canale YouTube e sul sito del progetto “La gente di Napoli” poiché è nostra volontà renderlo gratuito e accessibile a tutti, per sempre: un segnale positivo per dimostrare che Napoli è viva e sogna ancora nonostante le problematiche affrontate […]

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Attualità

Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni

Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni Il principe d’Inghilterra Filippo, precedentemente duca di Edimburgo, vanta una storia personale di grande interesse. Nato a Corfù in Grecia, imparentato con tutte le famiglie reali d’Europa, 73 anni fa per sposare la futura regina d’Inghilterra Elisabetta II rinunciò alla successione al trono e si allontanò dalla carriera della Marina Militare. Uomo severo e di principi saldi, nonostante non fosse cittadino inglese di nascita, ebbe la cittadinanza britannica e si convertì alla religione anglicana. Padre di 4 figli, il primo figlio Carlo, principe di Galles, e futuro erede al trono nacque nel 1948. Dopo il principe Carlo la figlia Anna classe 1950, Andrea classe 1960 ed Edoardo classe 1964. Tutti credono che il principe Filippo abbia nobili origini britanniche, giusto? In realtà il principe Filippo ha subito la perdita della sua famiglia in giovane età. Figlio del principe Andrea di Grecia e della principessa Alice di Battenberg per eredità sin da giovane ha ottenuto il titolo di principe di Grecia e Danimarca. Per essere accolto dalla Chiesa d’Inghilterra converte il suo cognome con quello dello zio materno, Mountbatten. Da principe di Danimarca a principe d’Inghilterra Il principe Filippo ha ottenuto con grande onore e orgoglio il suo titolo nel 1957 ed è proprio la regina Elisabetta II, dopo 18 anni di matrimonio, che gli assegna il titolo con una cerimonia regale. Il principe d’Inghilterra Filippo Mountbatten è stato anche patrono di una serie di organizzazioni tra cui The Duke of Edinburgh’s Award, ed è stato uno dei membri fondatori della Cambridge University di Edimburgo. Nel 1961 (esattamente 60 anni fa) divenne presidente del WWF per il Regno Unito. Durante il giubileo d’oro di Elisabetta II, 19 anni fa nel 2002 il ruolo del principe del Regno Unito Filippo Mountbatten è stato fondamentale, infatti gli attribuirono l’onore di essere principe per 50 anni come consorte della Regina Elisabetta II. Nel 2013 è stato proclamato Compagno straordinario dell’Ordine del Canada, poiché è storicamente riconosciuto abbia avuto rapporti stretti con le Forze Armate del Canada. Attraverso le sue numerose visite in Canada, sia da solo sia in compagnia di sua moglie, ha mostrato la sua cura per lo sviluppo del Canada. Il 4 Maggio 2017, dopo ben 65 anni di servizio e circa 22.000 impegni ufficiali, il principe Filippo si congeda dalla vita politica reale con una cerimonia nei giardini di Buckingham Palace. Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni – Lutto per il  popolo inglese Tutti i cittadini inglesi erano pronti a festeggiare i 100 anni di Filippo Mountbatten il 10 Giugno 2021. Nel suo castello di Windsor era già in corso l’organizzazione di una cerimonia in grande stile in suo onore. Il principe d’Inghilterra oltre che per il suo prestigio sempre accanto alla moglie Regina Elisabetta II per oltre 60 anni di regno è conosciuto da tutto il mondo per essere un amante di corse equestri e di polo e per essere definito il Principe Gaffeur. Ha fatto spesso notizia […]

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