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Eroica Fenice

La Tag: eventi in campania contiene 199 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Troisi e Ricomincio da 25: l’omaggio al genio

Nel venticinquesimo anno dalla morte di Massimo Troisi (4 giugno 1994) il magazine digitale Hot Corn si è unito a Casa Lavazza per realizzare l’evento unico Ricomincio da 25, con lo scopo di rendere omaggio a un attore senza tempo Mercoledì 17 aprile proprio a Casa Lavazza, a Palazzo Marigliano Frank Matano, star giovane dal web al grande schermo, ha raccontato la sua immensa passione per Troisi prima di presentare al Cinema Modernissimo la proiezione del film Ricomincio da tre. Il dibattito, moderato da Andrea Morandi, direttore di Hot Corn, è stato impreziosito dall’intervento dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele. «Massimo è la comicità, è vero, – dice Nino Daniele – ma per me è sempre stato la poesia. Penso che la comicità era per lui indispensabile per sdrammatizzare l’enorme emozione della vita. Massimo dice ai giovani: dovete essere voi stessi, cercare il vostro linguaggio». A Frank Matano il compito di raccontare, attraverso vicende biografiche e curiosi aneddoti, il «suo» Troisi, uomo e artista, poeta e filosofo in un confronto sul tema della comicità al cinema tra passato e presente. «La comicità di Troisi è meravigliosa perché fa ridere, ma non troppo e non diventa mai patetica. Ci sono personaggi che prescindono il tempo e lo spazio e si proiettano nell’infinito». Ricomincio da tre di Massimo Troisi torna sul grande schermo Subito dopo il talk, il ritorno sul grande schermo di Ricomincio da tre, film di esordio di Troisi con Lello Arena e Lorenza Marchegiani al Cinema Modernissimo. «Invidio molto chi vedrà il film per la prima volta» – dice Frank Matano. La risposta dei napoletani non tarda: è subito sold out, cinquemila mail in una settimana, tutto per rivedere un vecchio film datato 1981, praticamente un’era geologica fa. Ricomincio da tre fu un grande successo di pubblico e di critica, premiato con due David di Donatello per il miglior film e il miglior attore, diventato un film cult per la sua comicità irresistibile. Massimo Troisi ancora una volta tratta in modo leggero tematiche importanti, come il tradimento o la gelosia. Alcune trovate del regista e dell’attore hanno fato la storia del cinema, come la scena della corsa a perdifiato attorno al palazzo di Firenze per incontrare Marta, la ragazza di cui Getano era innamorato: scena che , infatti, è stata citata e ripresa anche la Roberto Benigni ne La Vita è bella. In sala si ride come fosse la prima volta, accompagnati da un pizzico di nostalgia per la scomparsa prematura di uno dei più grandi attori italiani. Una risposta prevedibile quella dei napoletani, ma non scontata. Massimo Troisi è un eroe popolare, riflesso di una città e di un popolo, ma non un fenomeno unicamente napoletano. Massimo Troisi non ha etichette, non ha confini, né limiti. Nella sua carriera, purtroppo breve (muore a 41 anni) ha giocato un campionato a parte , come top player assoluto, degno compare di altri due grandi fuoriclasse della Napoli degli anni ottanta: Diego Armando Maradona e Pino Daniele. Troisi non […]

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Cinema e Serie tv

Voce ‘e Sirena: intervista a Sandro Dionisio

Voce ‘e Sirena è il recente lungometraggio (prodotto da C.eT.R.a nel 2017) girato dal regista Sandro Dionisio e interpretato da Cristina Donadio, Rosaria De Cicco e Agostino Chiummariello. In occasione della proiezione del lungometraggio al cinema Delle Palme, abbiamo intervistato il regista. Voce ‘e Sirena: intervista a Sandro Dionisio Il filo narrativo lungo cui si svolgono le vicende di Voce ‘e Sirena è l’episodio dolorosissimo dell’incendio a Città della Scienza. In quali termini il bisogno d’espressione emotiva ha preso forma e corpo nella trama registica del lungometraggio? Lo shock visivo ed emotivo che ha provocato in me il bisogno di realizzare Voce ‘e Sirena si è presto tramutato nel  bisogno di  cercare una ragione alla ciclica necessità che Napoli ha di mortificare la propria invincibile bellezza. Ho pensato così ad un dialogo filosofico tra due anime della città, quella popolare borghese, per porre domande più che dare risposte e, nel contempo, tracciare una narrazione non convenzionale della storia di Partenope attraverso le sue icone e le sue voci nobili. Ovviamente altro protagonista del mio racconto sono state le rovine ancora fumanti del rogo: un teatro di allucinata bellezza che ha distanziato il mio racconto oltre che dare alle performance di tutta la troupe un pathos ed una potenza imprevedibile nel kì momento della scrittura del progetto. In Voce ‘e Sirena scorrono, parallele e intrecciate a un tempo, i vissuti di due donne (impersonate da Cristina Donadio e Rosaria De Cicco) e testimonianze “dal vero”; come ha fuso insieme, il disegno registico, queste voci alle «voci più nobili e antiche della storia millenaria della città»? Da anni il mio percorso artistico mi ha portato a sperimentare la contaminazione linguistica e semantica alla ricerca di un nuovo modello di cinema che io chiamo “crossover” più aderente, rispetto al racconto classico, alle realtà meticce della contemporaneità. Il concetto codificato negli anni della nouvelle vague di cinema antitrama mi è sembrato particolarmente attuale e declinabile in contesti di un cinema d’autore low budget volto a pedinare e stanare il reale in vorticoso movimento. Reale, quotidiano, mitologico: come trovano voce e armonia nel suo lungometraggio queste grammatiche del Vero? Da Basile a De Simone a Moscato, Partenope è patria del realismo magico e ogni manifestazione del reale nasconde e comprende nel racconto della Città elementi mitologici o ancestrali: così ho dato voce a progressivi svelamenti dei miei personaggi che rivelassero dietro le fattezze realistiche l’anima misterica e mitologica della città che prende il suo nome da una Sirena. Qual è stato il rapporto che si è creato fra regista e attore durante le riprese? Quali le emozioni profonde che vi hanno legati? Voce ‘e Sirena è stato scritto pensando ai volti ed al temperamento degli attori che lo hanno interpretato; senza la preziosa disponibilità di Rosaria De Cicco, Cristina Donadio e Agostino Chiummariello il film non sarebbe mai stato realizzato. Tutti amici e collaboratori delle mie imprese cinematografiche da  anni: con i tre protagonisti abbiamo rinnovato e saldato un sodalizio umano oltre che artistico grazie […]

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Eventi/Mostre/Convegni

A Palazzo Pennese di Portici si festeggia Ottocento Napoletano

In occasione della sua riapertura, Ottocento Napoletano di Portici festeggia tra storia e buona musica nello splendido Palazzo Pennese Il 5 aprile è un giorno memorabile per Ottocento Napoletano. Cuore di un progetto nato nel 2011, lo storico Palazzo Pennese di Portici, piccola e accogliente cittadina in provincia di Napoli, è stato rivitalizzato sotto la guida dell’amministratore Stefano Silvestro con un’apertura all’insegna della novità. Nessuna melodia di apertura migliore che il sottofondo dell’Ave Maria di Franz Schubert, intonata dal canto lirico, con accompagnamento di clavicembalo e del violino del Maestro Antonio Mazza nella storica cappella del Palazzo Pennese. La musica è infatti una delle componenti della storia di Ottocento Napoletano. Nella cappella del Palazzo di Portici, infatti, ha sede l’Orchestra della “Compagnia degli Artisti”. Quello della cappella, solo uno degli ambienti dell’imponente Palazzo sito in una delle strade principali di Portici. Visitando i suoi interni si resterà sorpresi dagli spazi adibiti all’accoglienza tanto per la ristorazione quanto per il pernottamento. Due sale congresso, rispettivamente di 200 e 70 posti, eventualmente fruibili dalle scolaresche per convegni e proiezioni. Sale di intrattenimento e da pranzo, con eleganti decorazioni floreali e ambienti adibiti a cene spettacolo, come l’imponente sala ovale, esempio di sublimità e compostezza. Senza dimenticare la Terrazza, da sempre luogo di ritrovo dei porticesi, con il suo Lounge Bar ed eventi esclusivi. Infine, il piano del laboratorio e delle classi. Ottocento Napoletano rifugge nella sua poliedrica natura da ogni categorizzazione. Il progetto ha la sua matrice primaria nel supporto nel sociale, tema di estrema importanza per uno dei principali fondatori, venuto a mancare recentemente: Monsignor Carlo Pinto. A farsi portavoce del suo ideale, una storica colonna portante, l’avvocato Riccardo Russo. La Fondazione Istituto Pennese nasce da un sogno di resistenza. L’Ottocento Napoletano Accademia è la scuola di enogastronomia che ha preso corpo da questi ideali. L’avvocato Russo nel pieno della commozione parla di un connubio di formazione e bellezza, di un’alternativa al degrado malavitoso, una possibilità che i giovani devono conoscere. Da quest’anno partono così nuovi corsi di pasticceria, gastronomia, pizzeria, panificazione. Il tutto al Palazzo Pennese, fornito degli strumenti adatti a una formazione completa. Imperativo categorico, la trasparenza. Gli ingranaggi di questo sofisticato meccanismo continuano a girare grazie all’iniziativa privata. Obiettivo, cercare di dare alle istituzioni pubbliche un esempio di isola felice e possibile anche su un territorio che conosce bene il male della Camorra. Il sindaco Vincenzo Cuomo ha tagliato il nastro sulle note della fisarmonica del Maestro Sasà Piedepalumbo. Il primo cittadino definisce l’Istituto Pennese un «ente morale», un luogo di formazione e accoglienza. Da questa sinergia prosegue infatti l’attività dei volontari della Mensa del Buon Samaritano per contrastare la povertà che tocca in maniera ravvicinata Portici e i comuni limitrofi di San Giorgio a Cremano, Ercolano e Torre del Greco. Un’iniziativa che riempie il cuore, nella speranza che ci siano altre strade possibili da tracciare per il futuro. L’anima della Portici ridente aleggia nella struttura del Palazzo Pennese, allargata e aperta al pubblico in tutti i suoi […]

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Food

Nocciole Papa: il primo store consacrato alla nocciola

Nocciole Papa: il primo store interamente dedicato alla nocciola | Opinioni A San Vitaliano, un paesino della provincia napoletana, “Nocciole Papa store”, il primo store interamente dedicato alla nocciola, frutto tipico di questa zona e prodotto d’eccellenza campano, festeggia i primi 6 mesi di attività. Siamo stati lì per celebrare questo lieto evento e per conoscere meglio questo frutto, tipico delle nostre zone e delizioso in tutte le sue sfaccettature. Veniamo accolti da Pasquale Papa, l’ideatore dello store, nonché nipote del produttore primo, quindi terza generazione di produttori, dal 1970 siti a Roccarainola, che dopo il proseguimento dell’attività da parte del padre, sta dando un nuovo volto all’azienda, al passo con le nuove tecnologie e con il fine ultimo di diffondere il prodotto campano, nonché valorizzarlo nella terra  dalla quale trae le sue remote origini. Infatti Pasquale Papa ci tiene a sottolineare che il nome originario dell’albero da frutto è Corylus avellana, conservando nell’etimologia l’origine della pianta stessa, ovvero Avella, un paesino della provincia di Avellino, a scapito della falsa attribuzione piemontese. La passione della famiglia e la volontà, al contempo, di preservare e diffondere il valore di questo prodotto traspare in tutte le scelte attuate dall’ideatore. L’attenzione è al minimo dettaglio, come è evidente varcando la soglia dello store, che ci conduce in una dimensione al contempo naturalistica e di design ultra moderno, conciliando, dunque, tradizione e contemporaneità; l’arredamento infatti richiama la pianta originaria del nocciolo, con una ramificazione in legno che, partendo dalle radici, del parquet, si dirama fino al soffitto, per culminare in due rami che, esattamente come in natura, sorreggono il frutto. Il verde e il legno sono i colori dominanti e la sensazione è esattamente quella di penetrare in un vero e proprio noccioleto. Nonostante il trascorrere delle generazioni, tale scelta dimostra l’attaccamento del nipote alla propria famiglia. Nulla è lasciato al caso e, per rimarcare l’origine della nocciola, la linea dei prodotti in box reca sul fronte, con un logo fine ed elegante, la regione d’origine del prodotto stesso, la nostra Campania. Le nocciole Papa appartengono a diverse varietà, tutte campane appunto, delle quali la più famosa nonché certificata è la Giffoni e si sta lavorando per certificare anche le altre varietà. Nocciole Papa: tra gusto e salute L’idea dello store non è solo quella di rimarcare e dunque valorizzare le origini del prodotto ma vi è anche la volontà di proporre un prodotto nostrano e soprattutto a km 0, che ha notevoli vantaggi sulla salute, come ci ricorda il medico chirurgo Antonio Notaro, riportando studi condotti su centenari che consumavano prevalentemente prodotti provenienti dal proprio paese d’origine. La frutta secca in particolare, nelle giuste dosi, è un prodotto che può essere consumato e declinato a tutto pasto, oltre che per la sua duttilità e capacità di adattarsi a pietanze dolci e salate, anche per i nutrienti che contiene. Abbiamo inoltre avuto l’occasione di avere un saggio di tale peculiarità della nocciola, grazie alla bravura dello chef Marco C. Merola, della nuova Pasticceria Contemporanea di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Rido dunque sono: intervista a Rodolfo Matto

Rido dunque sono. Degli umani aspetti del ridere: dalla risata incondizionata al Clown di Rodolfo Matto è un libro scritto da Rodolfo Matto e pubblicato su Amazon. In occasione della sua presentazione (che si terrà a Napoli nell’ambito della “festa di riapertura della libreria IoCiSto”), abbiamo intervistato l’autore. Rido dunque sono: intervista a Rodolfo Matto Gentile Rodolfo, lei è attore, regista, Clown, insegnante di yoga della risata, gelotologo. Vuol parlarci nel dettaglio delle sue attività di ricerca e sperimentazione? Come dico sempre “Io nacqui Clown”. Come del resto tutti gli esseri umani, siamo nati liberi, senza condizionamenti, maestri dell’empatia e con lo stupore come porta di conoscenza del mondo. Poi con la crescita cominciamo a controllare e a controllarci per difenderci e ne perdiamo in leggerezza ed equilibrio. Dopo aver vissuto un momento estremamente forte, come il terremoto dell’Ottanta, ho deciso di non voler rinunciare alla leggerezza come stile di vita, e da allora è iniziato il mio divertente percorso. Prima la scoperta del mio Clown, poi l’incontro con i temi del sociale, e poi la mia ricerca sul benessere attraverso il ridere, dalla Clownterapia allo Yoga della Risata. Un percorso scandito dalla straordinarietà, quella degli incontri e quella dei luoghi. Condividere la leggerezza e lo straordinario potere dello spirito della risata con chi sta vivendo una condizione difficile, mi ha portato a vivere la gioia in contesti apparentemente lontani, dagli ospedali alle carceri, dalla scuola ai centri anziani, dai dipartimenti di salute mentale ai centri di accoglienza per profughi. E la costante che mi ha sempre guidato è lo stupore dell’incontro, è la bellezza di permettere all’altro di vivere il “qui ed ora” di incontrare se stesso per quello che in realtà è, senza sintomi, pesi ed aggettivi. Creare incontri nel territorio del “non inferno” come diceva Italo Calvino. In questi anni ho scoperto che ridere ci rende liberi, liberi dai vincoli, dalle paure e dal dolore, perché ridere è di quanto più umano possiamo fare nella nostra vita. È innato ed è il primo atto che compiamo nella nostra vita quando da neonati ci accorgiamo di essere vite a loro stanti, di essere individui. Solo noi uomini ridiamo, siamo sul vertice della scala evolutiva perché abbiamo la posizione eretta, perché siamo capaci di articolare un linguaggio strutturato e perché ridiamo. Ridere è una cosa seria, concreta che ci trasforma sia da un punto di vista psicologico sia, soprattutto, da un  punto di vista fisico e fisiologico, come è ampiamente dimostrato dalla PNEI (PsicoNeuro Endocrino Immunologia). Quello che faccio oggi è occuparmi di ben-essere attraverso il ridere, utilizzando la clownterapia, la terapia del ridere, lo Yoga della risata, tenendo gruppi che lavorano sulla “Sostenibile leggerezza dell’essere”, vivendo la sottile utopia di una reale rivoluzione ridanciana. Perché solo in un mondo fatto di relazioni autentiche nutrite dalla profondità della leggerezza, in un mondo in cui si potrà affermare una civiltà fondata sull’empatia, in cui tutti hanno la consapevolezza della propria umanità, tutti avremo la speranza di vivere la nostra propria […]

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Teatro

Saverio Raimondo, incontro del terzo tipo al Kestè

Come anticipato nella precedente intervista, Saverio Raimondo si è esibito al Kestè, domenica sera 17 marzo. L’umanità è sommersa da miriadi di dubbi e, probabilmente, molti di questi non li risolveremo mai. Allora ci armiamo di pazienza e facciamo filosofia e ci serviamo del potere dell’immaginazione e ricorriamo alla scienza o alla religione, ma molti sono i quesiti a cui non siamo riusciti a dare ancora una risposta: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Esistono gli extraterrestri? Sapete, con l’approdo di Saverio Raimondo a Napoli, alla luce di quanto assistito domenica al Kestè, sono pronta a fornirvi le prove di vita aliena nel cosmo. Agli scettici mi sento di dire:«Vi tengono nascosta una verità indicibile, le testimonianze dell’esistenza aliena sono inopinabili e dovreste seguire Saverio Raimondo per convincervene». Non ho ben capito da quali viaggi interstellari provenga questo straniero, ma certo è che lui non appartiene al pianeta Terra. Non è verde e non è dotato di navicella spaziale. Possiede ben tre occhi, di cui uno grandissimo, che è quello comico. È lungo di poco, ha una voce buffa ed è alquanto indisciplinato, ma la sociologia aliena è materia ancora tutta da esplorare e non sono riuscita a redigere una tesi psicosociale in merito per spiegare la genialità che si cela nella sua irriverente comicità. Saverio Raimondo e il suo spettacolo Ad aprire lo spettacolo del 17 marzo ci pensano Maristella Losacco, con la sua irriverente comicità al femminile e un’adolescenza travagliata alle spalle, e Vincenzo Comunale, un giovanissimo talento partenopeo della comicità che, con sguardo vigile nei confronti della realtà, riesce con maestria a scaldare il pubblico di Saverio Raimondo. Quella di Vincenzo è una personalità artistica luminosa, dall’anima zen e il senso dell’umorismo trascinante. La sua positività è contagiosa. A breve, tra l’altro, sarà in scena il suo primo spettacolo al Kestè. Saverio Raimondo si è presentato al pubblico coniugando i congiuntivi, a causa del suo timore di essere scambiato per Di Maio, considerata l’innegabile somiglianza. Stiamo parlando di un’eccellenza della satira odierna, ma prima ancora Saverio Raimondo è un ansioso, sin dalla nascita, grazie a una madre apprensiva. L’ansia è, praticamente, la sua forza. Saverio ha scritto un libro su di essa (dal titolo Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia) perché ritiene che l’ansia meriti di trionfare su una civiltà che vive un’epoca di deresponsabilizzazione collettiva. Così ha imparato a convivere e a scherzare su questo sentimento, che per lui rappresenta ormai la forza motrice che lo spinge a migliorarsi. Nel suo tipico stile americano e senza mai prendersi sul serio, in un cocktail di humour surreale, comicità demenziale e paradossi, il nostro satiro offre il suo punto di vista politicamente scorretto sulle contraddizioni più profonde della società. Ci parla di disabilità, di Chiesa, di donne, di sesso, di perversioni feticiste (e di cunningulus!) con uno spirito estremamente romantico e sentimentale, ma a questo punto mi limiterei a mostrarvi una foto, perché ogni mia parola non sarebbe abbastanza. La satira di […]

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Attualità

Mafie e orizzonti di giustizia sociale, il 21 marzo di Libera

Mafie e orizzonti di giustizia sociale: il 21 marzo la manifestazione di Libera | Riflessione Mafie, camorra, criminalità: Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) si prepara alla “XXIV Giornata della memoria e dell’impegno“, in ricordo di tutte le vittime innocenti del crimine organizzato. La data, come ogni anno, sarà il 21 marzo, primo giorno di primavera. “Orizzonti di giustizia sociale“, il titolo scelto per la manifestazione di quest’anno. Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta ma soprattutto “per” la giustizia sociale, la ricerca di verità, la tutela dei diritti, una politica trasparente, una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, una memoria viva e condivisa, una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Tra le attività principali di Libera c’è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, frutto di una legge per la quale la rete ha promosso nel 1995 una petizione che raccolse un milione di firme. Un primo censimento delle esperienze positive di uso sociale dei beni confiscati registra oltre 650 associazioni e cooperative assegnatarie di beni in Italia, che si occupano di inclusione e servizi alle persone, di reinserimento lavorativo, di formazione e aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana e culturale, di accompagnamento alle vittime e ai loro familiari. Per Libera, infatti, è importante mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime innocenti delle mafie. Una memoria condivisa e responsabile grazie alla testimonianza dei loro familiari che si impegnano affinché gli ideali e i sogni dei loro cari rimangano vivi. Da qui nasce la Giornata della memoria e dell’impegno. Quest’anno, Padova sarà la piazza principale, scelta per l’evento. Simultaneamente, nel resto d’Italia, d’Europa e in America Latina, altre piazze, organizzate, ospiteranno momenti di riflessione e di approfondimento, oltre che la lettura dei nomi delle più di 900 vittime innocenti della criminalità: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. L’impegno di Libera nell’organizzazione del 21 marzo è iniziato nel 1996 con una sola grande manifestazione nazionale. Dal 2017, la Giornata della Memoria e dell’Impegno è stata istituzionalizzata dalla Legge n.20 dell’8 marzo del 2017 e, per rendere questo momento ancora più partecipato, Libera ha voluto intraprendere un percorso che rendesse protagoniste tutte le città. In Campania, la Giornata avrà luogo ad Avellino, con una manifestazione regionale, per accendere i riflettori su una città dove non è semplice parlare di fenomeni camorristici e di corruzione. Il corteo partirà dal Piazzale dello Stadio per raggiungere la piazza principale della città, Piazza Libertà. Una giornata che è un simbolo, ma non solo: è un impegno delle comunità nel contrastare le mafie, a partire dalle Istituzioni.

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Eventi/Mostre/Convegni

Arash Radpour: Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery

Dal 14 marzo al 14 maggio, Ten Thousand Names dell’artista iraniano Arash Radpour ospite alla DAFNA Gallery L’artista vive nel contatto con la materia un’esperienza di creazione. La trasfigurazione dell’idea dall’iperuranio al mondo fisico è veicolata dal tocco ora delicato ora deciso delle sue mani. Arash Radpour, deviando (ma non completamente) dal percorso artistico all’insegna della bidimensionalità che lo aveva visto fotografo di rilievo, tocca oggi cocci di vetro, cera e smalto, una pittura di vivo rosso. Ciò che l’artista crea rappresenta il compimento del desiderio, l’appagamento di un’aspettativa, alla pari di quella materna nei confronti del figlio che riposa nel suo grembo, palpitante di quella vita dalla quale è però ancora misteriosamente escluso. La figura della donna-madre è centrale nell’esposizione Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery. Arash Radpour tematizza il concetto di ispirazione creatrice, soffermandosi sull’essenza generatrice per eccellenza, su quell’origine del mondo che silenziosamente avviene ogni giorno. Da uomo persegue un esercizio di empatia nei confronti dell’universo femminile, non assumendo le veci di portavoce delle istanze del sesso opposto, bensì indagandone le viscere. L’Universo Utero di Arash Radpour L’immagine dell’utero richiama nell’immediato la potenza vivificante della donna, tappa prima della vita dell’uomo. Ten Thousand Names è una installazione in sospensione di cocci di vetro rosso. Pensata inizialmente da Arash Radpour come una cascata informe, l’opera ha assunte le sembianze di un imponente utero rosso. La scelta del vetro rosso come materia prima dell’opera non è casuale. «L’ispirazione prima» afferma Arash Radpour «è la pellicola di Ingmar Bergman Sussurri e grida, un film interamente sul dolore femminile. Il primo film a colori in cui Bergman ha studiato tutto il linguaggio del colore. Quattro storie di donne all’interno di una casa rossa. Bergman stesso disse: “questa casa è per me la metafora dell’anima”». Il colore rosso macula gli ambienti della DAFNA Gallery nella sua simbologia positiva di trionfo del calore vitale, della fiamma creatrice. Ten Thousand Names, l’opera cardine che dà il nome al percorso, è la macchia più distesa. Da essa deriva un discorso sulla creazione che si declina nelle fattezze più svariate. L’utero immenso porta con sé il senso della passione mensile vissuta dalla donna, immagine di potenza creatrice così come di fragilità e sofferenza che si erge nella sala come un Christus patiens, o, per meglio dire, come il suo stesso antesignano. Arash Radpour pone l’accento sul lento momento della gestazione della vita nella rappresentazione delle nove fasi della gravidanza, dalla pienezza al definitivo svuotamento del grembo materno. Le serie di illustrazioni di uteri, da lui stesso considerate le opere più socialmente impegnate, recano quella nota di colore come ferita, lacerazione, simbologia fallica o fuoco purificatore, tentativo di oltraggio a una femminilità inestinguibile. Così l’illustrazione da manuale di anatomia dell’utero diventa oggetto di lapidazione, ma persiste e si erge nelle sue fattezze, mai offuscando la sua inalienabile natura benefica. Dal film di Bergman Sussurri e grida però, anche la suggestione del vetro. Una delle protagoniste, incastrata in un matrimonio infelice, «si ferisce tra le gambe con un […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ernest Pignon-Ernest torna a Napoli con la mostra Extases

Dal 2 marzo al 28 aprile, la mostra Extases al Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è il segno del grande ritorno a Napoli dell’artista francese Ernest Pignon-Ernest Con lo spirito, mai Ernest Pignon-Ernest aveva abbandonato questa città palinsesto. Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, parlando della città partenopea non fa mai a meno di ricordare l’etimo stesso del suo nome. Neapolis, perché per quanto antica, la città è continuamente rinnovata negli occhi degli artisti, e restituita in forme nuove dalle loro voci. La dimensione in cui si muovono infatti è quella di un Grand Tour permanente, a partire da François-René de Chateaubriand e Alphonse de Lamartine fino ad artisti contemporanei come Anne Goyer e lo stesso Ernest Pignon-Ernest. Il primo viaggio a Napoli lo aveva compiuto nel 1988, travolto dalla compresenza di contrari, decidendo di tornarvi periodicamente fino al 1995. Ispirato dalla pittura caravaggesca e dalle sinuose curve del Sanmartino, l’artista nizzardo sparge per la città il frutto delle calde suggestioni napoletane. La strada diventa lo studio dell’artista: Ernest Pignon-Ernest dissemina disegni e serigrafie nei luoghi simbolici della città. In quelle installazioni, grazie alle quali l’artista francese si era dimostrato degno precursore dello street art, confluivano le due istanze di spazio e tempo. Opera e luogo si fondono, lo spettatore passa dal mondo dell’apparenza a quello dell’essenza. I disegni di Ernest Pignon-Ernest sono manifesto di un’arte figurativa volta alla rappresentazione della tragedia del reale. La seconda dimensione, quella temporale, è oggi palesata dalla scomparsa di quelle installazioni. Le uniche testimonianze della loro esistenza sono le fotografie di quegli anni memorabili, scattate per la maggior parte da Alain Volut. L’intento dell’opera non era quello di permanere, piuttosto quello di esemplificare la stessa identità napoletana, in costante mutamento. Un progetto che era il trionfo dell’effimero. Il ritorno di Ernest Pignon-Ernest a Napoli «Il tempo fa parte della mia paletta, rappresento la fragilità stessa» ha affermato Ernest Pignon-Ernest al rendez-vous tenuto presso l’Institut Français di Napoli. Sulla fragile carta ha rappresentato una possanza marmorea, tra i protagonisti dei dipinti di Caravaggio e altri uomini eterni. Famosa la Pietà di Pier Paolo Pasolini incastonata tra le vele di Scampia. Proprio l’Institut Français rende omaggio alla storia d’amore iniziata nel 1988 con la mostra Ernest Pignon-Ernest a Napoli, in occasione del suo ritorno con Extases presso il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Il ricordo delle anime pezzentelle aleggia ancora negli ambienti della chiesa di Via dei Tribunali, un luogo di culto che chiede all’uomo terreno di compiere con la preghiera un percorso di astrazione dalle sue spoglie mortali. Lo sguardo si eleva: dall’immagine mortifera del teschio sdentato con le ali spiegate, inquietante memento mori, all’imponente quadro di Massimo Stanzione raffigurante le anime del Purgatorio, fino alla volta celeste, con la rappresentazione del trionfo della Madonna, grazie alla quale saranno aperte le porte del Paradiso. Questa ascensione graduale vive però di un primo momento tutto fisico, quello di un’anima che scalpita nel suo carcere […]

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Eventi/Mostre/Convegni

WhyNot e Poseidone, De Magistris al Modernissimo

WhyNot e Poseidone, 10 anni dopo Si è svolta nella mattina di sabato 9 marzo l’incontro pubblico al Cinema Modernissimo con Luigi De Magistris, Marco Lillo e Marco Travaglio. Il dibattito tra tre personalità estremamente influenti nel campo amministrativo e giornalistico che ha avuto come tema centrale le inchieste “WhyNot” e “Poseidone”. La discussione, moderata dalla giornalista Fabiola Conson, è stato moderato da numerose video e testimonianze dirette. Luigi De Magistris racconta così il suo passato professionale, forte anche dei recenti sviluppi giudiziari relativi alla vicenda. L’inchiesta, come dimostrato dalla Corte d’Appello di Salerno, fu infatti illegittimamente revocata all’allora PM della Procura di Catanzaro. Oggi attuale sindaco di Napoli. Alla base dell’indagine vi fu l’ipotetica esistenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come “La Loggia di San Marino”. La vicenda, particolarmente controversa, viene raccontata nei minimi particolari nel corso della mattinata. Emerge così una storia incrinata fatta di rapporti tra stato e criminalità organizzata. Una vicenda, che nonostante gli interessanti sviluppi giudiziari, ha vissuto numerosi arresti. Come quando il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinviò a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l’accusa di aver acquisito nel 2009 e in modo illegittimo, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari.  Inoltre, nel 2014 lo stesso De Magistris, già sindaco di Napoli,  fu condannato, insieme a Gioacchino Genchi, dal Tribunale di Roma a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio non patrimoniale. “WhyNot e Poseidone” e De Magistris. Storia di una toga strappata Marco Lillo e Marco Travaglio incalzano poi la questione sull’inchiesta Poseidone. La vicenda riguarda un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 e avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico. Soldi allora provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione. L’iniziativa viene frequentemente moderata dagli interventi dei giornalisti de Il Fatto Quotidiano. L’esperienza di Lillo e Travaglio permette di scavare a fondo nel passato professionale dell’attuale sindaco di Napoli. Le inchieste “WhyNot” e “Poseidone” non sono vicende relative ad episodi singolari. Esse permettono di comprendere quel complesso rapporto tra Stato e criminalità che spesso riempe i vuoti di potere nel nostro paese. Il dibattito viene integrato inoltre dalle letture delle sentenze delle attrici Rosaria De Cicco e Pina Turco. Parole profondo che ricostruiscono le vicende di quei giorni. Numerosi anche i contributi video, in particolare di Sandro Ruotolo, giornalista da sempre in prima linea sul fronte criminalità organizzata.

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