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Eroica Fenice

La Tag: eventi in campania contiene 197 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane al Madre

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane dal 31 ottobre all’1 febbraio in mostra al Madre. Gli ambienti del Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, ospitano oggi le opere di Alessandro Mendini, architetto e designer. Napoli omaggia una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale con la prima esposizione in un museo pubblico italiano dalla sua scomparsa nel 18 febbraio 2019. Un momento decisivo questo per Napoli, città amata da Mendini, e per il museo stesso, per la prima volta luogo espositivo di una mostra dedicata al design, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica. L’opera di Alessandro Mendini ha rappresentato fin dagli esordi negli anni ’70 un momento di espressione ideologica dalla funzione sociale (e non solo culturale) vivacemente controcorrente. Il concetto di design per Mendini esce dai severi ranghi imposti dalla logica positivista. Le radici del suo lavoro affondano nella critica al funzionalismo, al quale viene contrapposta la creazione di oggetti disfunzionali. Il manufatto diventa opera d’arte, in quanto luogo possibile in cui vivere un’esperienza straniante. Il design esce dagli spazi chiusi convenzionalmente immaginabili, aprendosi alla dimensione naturale e, ancora, a quella interiore di chi crea e di chi “utilizza”. La performatività degli oggetti è infatti data non solo dalla tridimensionalità che li rende inevitabilmente presenze attive, ma anche dalla richiesta fatta allo spettatore di prendere parte al processo di evenemenzialità dell’opera. Quest’ultima esiste in quanto prodotto (e spesso prodotto collettivo), ma anche in quanto oggetto di fruizione attiva. Alessandro Mendini era, e continua ad essere grazie alle opere oggi esposte al Madre, un animatore culturale e un artista a tutto tondo. La sperimentazione attraverso il corpo diventa momento necessario per la creazione, nonché oggetto di studio cardine insieme allo spazio e al rapporto tra gli elementi presenti in esso. Uno dei luoghi ideali di lavoro è stato per lui il suolo napoletano. Mendini ha collaborato con il progetto Metro Art nella realizzazione delle stazioni di Materdei e Salvator Rosa, e si è occupato del rifacimento della Villa Comunale. Il museo Madre attraverso il suo ultimo progetto espositivo intende ricalcare un legame emotivo forte, che è stato in grado di decorrere l’intera esperienza dell’artista milanese. Napoli velatamente compare in ogni tappa di Mendini: dal primo periodo di Radical design, a quello di Alchimia Futurismo, quando la ripresa di colori dalla solarità mediterranea dimostra la persistenza della suggestione data dalla frequentazione del territorio partenopeo. Alessandro Mendini ha vissuto la creazione come un momento ludico di sperimentazione continua di materiali, dalle stoffe all’oro, con il recupero della dimensione artigianale che il design di fine Novecento aveva sacrificato a favore di un piano funzionalista. Il Madre celebra un artista completo, grazie all’esposizione di alcuni disegni fino a oggi mai presentati al pubblico. Tra le opere principali dell’esposizione, il Mobile infinito: apparente pezzo da mobilio dalla forma bizzarra, il tavolino ospitato oggi negli ambienti museali del Madre rappresentava un punto di ritrovo per artisti diversi. Un aneddoto della vita di Mendini vuole infatti che l’artista avesse deciso di far recapitare questo oggetto-progetto nei […]

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Libri

In-Chiostro: un ping pong per le proposte di Valtrend

Il secondo weekend della rassegna letteraria In-Chiostro, che si svolgerà fino al 26 Settembre nel Chiostro di San Domenico Maggiore, propone in scaletta un intrigante ping pong storico-letterario a firma Valtrend Editore. Sul palco tre autori, introdotti dall’editrice Mara Iovene, si scambiano domande e curiosità provando a descrivere, attraverso reciproche suggestioni e impressioni, l’essenza delle rispettive opere. Tre diverse epoche, tre diverse ispirazioni ma ad unirli il tema della memoria dei luoghi, tanto caro alla casa editrice Valtrend che ha nel suo DNA la divulgazione e promozione del patrimonio storico-culturale partenopeo. Rompe il ghiaccio Mariagrazia Giuliani che presenta il giallo Il Segreto del castello, pubblicato poco prima della forzata clausura dovuta al Covid-19 e presentato per la prima volta al pubblico attraverso la rassegna In-Chiostro. L’autrice condivide la genesi della sua opera, ispirata da una visita al Castello di Baia che le ha offerto il suggestivo scenario per un racconto denso di suspense e mistero. Protagonista del romanzo è un giovane fotografo che, in procinto di presentare una personale a Parigi, decide di trascorrere una breve pausa di concentrazione nel castello che domina il Golfo di Pozzuoli. Lungi dall’essere occasione di relax e diversione, la permanenza nel Castello si animerà di misteriose apparizioni ed efferati delitti, spingendo il protagonista ad una corale ricerca della verità e del senso di giustizia che quasi sempre le fa eco. Scambio di microfono e la scena si sposta nel tempo e nello spazio riportandoci fino al lontano VII secolo a.C., in una Gesualdo abitata dalla popolazione italica degli Osci. Protagonista del romanzo storico L’Osco di Stefano Cortese è Virdasche che, sfuggito miracolosamente ad un’incursione degli Hyrpini, intraprende un viaggio verso Occidente fino ad approdare nell’antica Partenope. Il viaggio di Virdasche sarà un viaggio di conoscenza e di sperimentazione, portando il protagonista a confrontarsi con popoli e culture differenti, ma sarà soprattutto un viaggio di consapevolezza. Attraverso le esperienze che vive lungo il cammino, Virdasche prenderà sempre più consapevolezza della sua natura e del suo destino: essere testimone di un mondo arcaico, dominato dal Fato e da un’intima connessione con la natura che tenta di resistere sotto i colpi dello sfrenato antropocentrismo ellenico. Virdasche sarà la memoria di un mondo che si arrende al potere incontrollato e incontrollabile della natura, un mondo che vive l’oblio come ineluttabile e salvifica casualità. E di viaggi e migrazioni si parla anche nei racconti di Kitty Magliocca Mi piacciono i film di Frank Capra. Una raccolta di racconti che con leggerezza e positività affrontano tempi delicati, storie di cambiamento e di opportunità che hanno spesso un volto femminile. Nei racconti di Kitty Magliocca il viaggio diviene occasione, opportunità di cambiamento e riscatto e anche quando assume le tinte più meste dell’emigrazione viene declinato nelle sue sfumature più vive. Il viaggio è quindi la voglia di rivincita e successo di chi parte e si trasforma in desiderio di ritorno per restituire attraverso l’amore per la propria terra tutto il bene che il viaggio ci ha regalato. Il messaggio di Valtrend, […]

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Teatro

Lanificio 25: live del trio comico Ravenna, Tinti e Rapone

Luca Ravenna, Daniele Tinti e Stefano Rapone il 21 luglio al Lanificio 25. La stand up comedy non si ferma, nonostante le norme anti-covid e l’estate più strana da tanti anni a questa parte. Questo è il titolo che potrebbe giungere, senza particolari difficoltà, dalla serata di martedì 21 luglio, in cui il comico Luca Ravenna torna a Napoli, a distanza di mesi dal suo ultimo spettacolo. Milanese, ma romano d’adozione, lo stand up comedian è ormai un habitué del capoluogo partenopeo e dei suoi locali notturni, sempre più propensi a promuovere un genere che in Italia sta trovando una crescente diffusione. Accompagnato  stavolta da una coppia d’eccezione, Daniele Tinti e Stefano Rapone, colleghi ma prima di tutto amici accomunati dalla medesima passione e talento. La splendida cornice del Lanificio 25 ha ospitato lo spettacolo di Ravenna, Tinti e Rapone nell’ambito delle iniziative promosse dall’innovativa agenzia di promozione “The Comedy Club”. Un progetto che negli ultimi anni ha promosso in maniera sempre più vigorosa il genere della Stand Up Comedy a Napoli, ospitando i maggiori esponenti ed interpreti di questa comicità di origine anglosassone. Tra i prossimi appuntamenti di stand up comedy a Napoli,  da non perdere Venia Lalli, il 9 agosto ancora allo storico Lanificio 25, e Filippo Giardina, il 28 luglio nel cortile di San Domenico Maggiore. Luca Ravenna è tra i maggiori comici italiani della scena. Una satira dissacrante, la sua, che trae linfa vitale dalla vita quotidiana e che non presenta alcun tipo di filtro o di censura. Il comico milanese ha partecipato a due edizioni di Natural Born Comedians e due di Stand Up Comedy su Comedy Central. È stato protagonista della web-serie Non c’è problema su Repubblica.it, collaborando successivamente con il collettivo The Pills. È stato poi componente del cast della trasmissione Quelli che il calcio ed autore di podcast molto seguiti sulle varie piattaforme di ascolto, in particolare il varietà calcistico Tintoria ISS PRO 98, in collaborazione proprio con Daniele Tinti. Un curriculum corposo nell’ambito del mondo umoristico che farebbe invidia a molti. Come da tradizione, Ravenna, Tinti e Rapone hanno portato sul palco del Lanificio 25 il loro vissuto: quelle emozioni, incertezze e paure che viviamo tutti i giorni che il talento e la genialità di autori così brillanti permettono di trasformare in uno spettacolo esilarante. L’età adulta, il razzismo all’italiana, scoprire di avere un fratello brasiliano adottato e la paura di mettersi a nudo. Una vita sentimentale disastrosa e lo splendido appuntamento con una delle grandi protagoniste della Seconda Guerra Mondiale. E poi la famiglia e il rapporto con la droga, tema da cui sono stati tratti spezzoni già seguitissimi su Internet; la scoperta dell’amore nel letto di fianco al suo; l rapporto della madre con il tema della droga; la vita di un trentunenne che vede nascere i figli degli amici; la paura delle emozioni; un’analisi piuttosto suggestiva sulle differenze di genere delle funzioni cerebrali degli uomini e delle donne. Il trio si conferma così un talento satirico unico nel panorama […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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Teatro

Il concorso Le Cortigiane torna quest’anno in modalità online

Abbiamo intervistato la compagnia La Corte dei SognatTori che organizza il concorso “Le Cortigiane” per scoprire le novità dell’edizione 2020, come partecipare e soprattutto come si svolge un concorso di teatro fuori dal teatro. Torna anche quest’anno Le Cortigiane, il concorso per corti teatrali a tema femminile ideato e diretto da Tiziana Tirrito con la compagnia teatrale La Corte dei SognatTori, fondata nel 2001 dalla Tirrito e dai professionisti dello spettacolo Vincenzo Borrelli, Cristina Casale, Domenico Orsini e Barbara Risi. Le prescrizioni di distanziamento sociale dovute al Covid 19 hanno portato gli organizzatori a spostare il concorso dal palco del teatro al web: in adesione alla campagna Mibact #iorestoacasa, quest’anno Le Cortigiane sarà online, ma come sempre gratuito, aperto ad entrambi i sessi senza limiti di età o nazionalità, e valuterà lavori che siano necessariamente incentrati sull’universo femminile. Le modalità di partecipazione e la deadline Storie edite o inedite, originali o liberi adattamenti di un testo letterario esistente, in italiano o in vernacolo, di durata della pièce di 10 minuti: le candidature per Le Cortigiane devono pervenire agli organizzatori entro il 30 giugno 2020, secondo le modalità indicate nel bando. I corti pervenuti saranno selezionati dalla Giuria Tecnica e il 15 luglio saranno caricati sul canale Youtube del concorso, dove il pubblico potrà votare il corto preferito attraverso i “like” fino al 31 agosto. Il 15 settembre saranno svelati i nomi dei finalisti, in vista del match finale a fine mese con l’auspicio che possa svolgersi dal vivo. I Premi de Le Cortigiane Il premio per l’attrice o attore vincente è un manufatto artistico della linea “SHIT by Chreo” realizzato dall’orafa Daniela Montella. Sarà premiato anche l’autore del miglior testo con un’opera di arte grafica realizzata da Daniela Montella. Infine la direzione artistica de “I Corti della Formica“, tra i più longevi e accreditati festival di corti teatrali, selezionerà, a sua insindacabile discrezione, una o più opere che entreranno di diritto nella prossima edizione festival. Abbiamo intervistato gli organizzatori de Le Cortigiane per farci descrivere il nuovo scenario di un concorso teatrale fuori teatro e per avere qualche consiglio per gli aspiranti candidati. Alla fine dell’intervista troverete i link ai canali ufficiali de Le Cortigiane. L’intervista alla compagnia La Corte dei SognatTori Le Cortigiane è già alla sua terza edizione. Che cosa si propone l’edizione 2020? L’intento della manifestazione è quello di dar vita a sinergie e sodalizi artistici e nel contempo di dar spazio ad un repertorio, originale e innovativo, che sia appetibile anche per un pubblico non prettamente teatrale, ma sensibile al fascino delle tematiche e del clima culturale che si intende promuovere dentro ed intorno al teatro. Le Cortigiane ha sempre cercato, inoltre, di rispondere all’impellente bisogno di trovare nuovi spazi ed opportunità perché il teatro possa continuare a fare la propria parte nel contesto socio-culturale del nostro Paese. In tal senso, vista l’attuale situazione di emergenza e in adesione alla campagna del Mibact #iorestoacasa, abbiamo pensato ad una terza edizione 2020 che si svolga on-line… Sappiamo […]

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Cucina e Salute

Food delivery in Campania: un’idea di Giuseppe Maglione

Giuseppe Maglione, titolare delle pizzerie Daniele Gourmet e Daniele Urban (ad Avellino), ha messo a punto un’idea particolare di food delivery in Campania: Instanteat. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, nell’intervista che segue. Giuseppe Maglione e l’idea delle pizze d’eccellenza surgelate per il food delivery in Campania Giuseppe, vuole descrivere la sua idea ai nostri lettori? Com’è nata l’impresa? L’idea è nata nello stesso modo con cui creo una nuova pizza: dalle mie esperienze, il mio vissuto, la mia quotidianità. Ero chiuso con il ristorante da alcuni giorni a causa del decreto e mi stavo dedicando alla spesa per la mia famiglia in un supermercato. L’occhio è caduto sulle pizze surgelate, o meglio sulle consegne delle pizze surgelate. Ho pensato che potevo farlo anche io, ma garantendo la massima qualità del prodotto. Qual è stato l’iter da seguire per poter avviare la produzione? Ho dovuto chiedere l’ampliamento delle licenze che mi permettevano di esercitare in questo momento. Ho fatto domanda agli enti di competenza e avendo tutti i requisiti ho ottenuto i codici Ateco che mi consentono di lavorare come laboratorio e effettuare la vendita così come accade per gli alimentari e i minimarket. Com’è possibile ordinare le pizze sfornate e surgelate? Quale numero contattare e fino a quale distanza, in chilometri e raggi territoriali, saranno effettuate le consegne? Le pizze si possono ordinare tramite un’ applicazione, Instanteat, che permette di scegliere i vari prodotti a disposizione compreso gastronomia e enoteca. Dalla prossima settimana sarà possibile effettuare anche l’acquisto con carta di credito. Inoltre, per qualche giorno, è ancora possibile ordinare chiamando direttamente al ristorante. La distribuzione copre la città di Avellino e i comuni limitrofi, ma le idee iniziano a guardare al resto d’Italia e – perché no? – all’estero. Abbiamo avuto subito tante proposte, già alcune gastronomie di lusso hanno richiesto le mie pizze. Vuole descrivere ai lettori di Eroica Fenice quali sono (e quali saranno, prossimamente) i condimenti e i gusti delle pizze che potranno assaporare a domicilio direttamente dalle sue pizzerie? Per ora abbiamo deciso di tenere in carta le nostre pizze più gettonate: Porcini e provola, Violetta, Margherita, Pepe verde, Mortazza e pistacchi. È possibile ordinare l’opzione senza glutine, ma per ora soltanto per Margherita e bianca. Le pizze arriveranno a casa del consumatore con l’apposito kit. Basterà seguire le indicazioni e il gioco è fatto.   Quali sono i suoi progetti futuri? Come pensa di sviluppare il progetto a latere dell’ordinaria attività di ristorazione in loco? Nel frattempo stiamo lavorando per la riapertura, abbiamo già a disposizione un’applicazione, Istanteat dove è possibile visualizzare il menù digitale adattabile a tutte le lingue del mondo, in questo modo eliminiamo il menù cartaceo che potrebbe essere fonte di batteri. Sempre tramite smartphone si potrà pagare anche il conto. Inoltre, ho ordinato delle lampade speciali che si utilizzano in sala operatoria in modo da distruggere tutti i batteri all’interno dell’ambiente. Posate e bicchieri saranno riposti in vari contenitori sterili e all’ingresso ci sarà tutto il materiale che occorre per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Alfredo Maiorino in mostra: Giallo camera

La personale di Alfredo Maiorino, Giallo camera, in mostra dal 14 febbraio al 30 marzo presso lo Studio Trisorio di Napoli. Nella sospensione del biancore espositivo della galleria sulla Riviera di Chiaia, Alfredo Maiorino rafferma dietro superfici opache le figure geometriche della mobilità. La tridimensionalità freme nel suo galleggiare lontano nel tempo, resa imprendibile e seducente da tratti di accennato nitore. La provocante evidenza della tensione alla superficie che alcune geometrie anelano in un contatto sempre più ravvicinato con lo spettatore è un viaggio spazio-temporale possibile solo nell’attimo, tra l’oblio eterno del buio e l’ardita messa a fuoco del puntuale. Artista affermatosi nell’ambiente internazionale tra personali e collettive, dalla Biennale di Venezia alle esposizioni di Seoul, Alfredo Maiorino concentra in Giallo camera un’esperienza artistica che vive del nesso tra le rappresentazioni pittorica e architettonica, nella plasticità che uno studio delle forme primarie tanto nell’una quanto nell’altra può rendere evidente e percettibile. Lo spazio è pensato, afferrato in un’esperienza sensoriale poliedrica, agitandosi costantemente nella bidimensionalità della materia. Nel 2015 lo Studio Trisorio aveva accolto il primo stadio della ricerca di Maiorino con la mostra Ri-Velare. Giallo camera è manifesto di un’evoluzione che affonda le sue radici nella prima esposizione presso la galleria d’arte napoletana. Alfredo Maiorino e Giallo camera: qui e altrove Figure geometriche dell’esattezza si piegano in uno spazio di non necessaria flessione, perse in una tridimensionalità atavica che discute vivacemente con i capisaldi del positivismo. La straordinaria tensione immersiva scaturita dall’opera è allo stesso tempo consapevolezza della distanza tra l’ici e l’ailleurs. La scelta cromatica trasmette una luminosità effimera e caduca, autentica solo in un attimo soffiato via dal suo progressivo opacizzarsi. I blocchi materici protetti nelle loro teche sono resi inscalfibili dalla rassicurante lontananza, forme perfette di un evento artistico inquieto. Marcello Francolini, nella sua lettura critica di Giallo camera, scrive che la ricerca artistica di Alfredo Maiorino «mira a colmare quel famoso “Horror Pleni” diagnosticato come ultima malattia da quel medico dell’estetica che era Gillo Dorfles, che ammoniva la necessità di pausare, eletto a strumento di ribellione dell’uomo del Duemila». La lontananza protettiva suggerisce nella sua tensione alla perfettibilità il bisogno di sostare, inibendo la ricerca dell’esperienza per il tramite dell’oggetto artistico, di per sé considerabile l’esperito ante litteram. Riecheggiano in questi intenti le parole di Mark Rothko, tra i massimi esponenti dell’espressionismo astratto. Le teche di Maiorino vivono in rapporto con il pittore statunitense una comunione cromatica quasi perfetta. Comparando l’esposizione delle tele di Rothko, conservate nell’ambiente permanente della Tate Modern di Londra, con le scelte adottate nel percorso narrativo dello Studio Trisorio, si rende evidente il buio delle sale del primo in contrasto con la luminosità della galleria napoletana. Se infatti le forme dell’artista statunitense pretendono un impatto visivo dal nitore lancinante della violenta contingenza, con i loro contorni in dissolvenza tra sfumature coloristiche in aperto contrasto, Alfredo Maiorino necessita della piena luce per proiettare le sue nell’eternità. Ed è lì che siamo ora anche noi. Immagine: Studio Trisorio

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NOMEA: l’identità di un progetto plurimo

NOMEA è un progetto artistico dalle plurime manifestazioni nato di recente e già affermato e conosciutissimo; nonostante ciò, descrivere con una sola parola o espressione cosa sia “NOMEAeventi” non può che risultare difficile: esso è, sicuramente, opificio d’arte e i suoi prodotti, tutti eccellenti e di varia specie. Alla ricerca di una definizione Un percorso, il cammino dell’esperienza verso e attraverso la musica: questo ciò che si pone come obiettivo il progetto musicale, artistico, sociale, nonché un modo particolare, intenso, emozionante, attraverso cui divulgare l’arte. Luciano Ruotolo e Romina Casucci, coppia nell’arte e nella vita (e per i quali arte – musica e bel canto – e vita forse non possono che essere intreccio, indissolubile, potentissimo), scelgono insieme ai loro collaboratori luoghi altri rispetto a quelli tradizionali per fare e portare arte, per produrre suono e armonia; così, di fianco alle attività coreutico-musicali nei tradizionali luoghi dell’arte, Romina e Luciano producono in luoghi, per loro stesso dire «non convenzionali». NOMEA: una panoramica sugli eventi Fertile produzione, alacre e industrioso il lavoro del gruppo che intorno a NOMEA si muove, agisce, pensa, crea: attivo laboratorio e fucina “sempre aperta”, se si pensa che solo negli scorsi due mesi si sono avvicendati vari spettacoli, fra concerti e danze: un numero elevato se si considera la mole di lavoro di cui ogni attività ben fatta necessariamente ha bisogno. Una “macchina” umana collaborativa, volitiva e appassionata. NOMEA è stata di recente attiva con: Wine Jazz a Palazzo Venezia (23 novembre 2019, Palazzo Venezia, Napoli); Fontanelle Candlelight (15 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); PizzArt Happening a Villa Favorita (27 dicembre 2019, Scuderie di Villa Favorita, Ercolano); Fontanelle Experience (29 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); Walk in Art a Villa Campolieto (4 gennaio 2020, Villa Campolieto, Ercolano); Opera Jazz a Donnaregina (19 gennaio 2020, Complesso monumentale di Donnaregina, Napoli); Altre date si aggiungeranno al fitto calendario di appuntamenti artistico-musicali proposti (anticipiamo qui Sax&Food, che si terrà il I febbraio al Palazzo Venezia, a Napoli, la serata romantica Love Candlelight  che si terrà il 14 febbraio alle ore 21:30 negli spazi dello stesso Palazzo Venezia e Colonne Sonore a Pietrarsa, in programma per il 16 febbraio). OperaJazz: una panoramica della serata Con OperaJazz (ospitato negli spazi sacri del complesso monumentale di Donnaregina a Napoli e interamente organizzata da NOMEA), si sono proposte esecuzioni di brani (eseguiti al pianoforte da Vittorio De Sangro) accompagnati dal canto di Romina Casucci, soprano, diplomata in canto e pianoforte presso il Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” e laureata in canto e coralità presso lo stesso Conservatorio. Romina, che di recente è stata insignita del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2019 (con la motivazione «[…] Punto di riferimento nel panorama musicale per la formazione di giovani cantanti lirici provenienti da diverse Nazioni, avviati alla carriera artistica attraverso un metodo innovativo che riconosce il corpo come strumento musicale […]»), è protagonista vivissima degli appuntamenti NOMEA arte a cui affiancano le sue intense lezioni ed attività presso l’Accademia Musicale Europea. Cos’è, quindi, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Villa Pignatelli saluta la mostra fotografica OpenHeArt

Con la giornata del 2 febbraio termina l’esposizione OpenHeArt, dal 7 dicembre ospite della Casa della Fotografia di Villa Pignatelli. La fotografia è uno strumento autoptico. Se da un lato infatti il filtro della lente crea il profondo scarto semiotico tra l’oggetto e la sua riproduzione, mutano insieme all’occhio dell’osservatore la scelta dell’osservato e il modo dell’osservante. L’evento in sé è di invidiabile unicità, un dono da custodire. Questa la parola che Antonio Biasiucci, artista della memoria vesuviana, associa alla fotografia. Memore degli insegnamenti del maestro e amico, l’attore e regista di teatro Antonio Neiwiller, Biasiucci è sensibile allo strenuo scavo del viaggio nell’io, e al potere dell’arte quale sonda. Ed è per questo che afferma: «capii che la fotografia era un mezzo senza limiti e al tempo stesso una pratica esistenziale capace di stare perfettamente in sintonia con il mio mondo interiore». Biasiucci antepone alla concezione della fotografia-documento umano quella di fotografia-journal intime, valorizzando il brulicare della vita impressa su lastra, «rivelazione di qualcosa che è già dentro di te e che in quel momento riconosci come tuo». OpenHeArt a Villa Pignatelli La mostra fotografica OpenHeArt (Villa Pignatelli, 7 dicembre – 6 gennaio, prorogata al 2 febbraio) nasce da queste consapevolezze. Il laboratorio sorge dal contatto di quelli che Biasiucci definisce «ventisette sguardi autonomi». Giovani artisti ed emergenti nel settore museale si sono uniti per un progetto corale che si è nutrito dell’eterogenea dimostrazione di una spontanea veridicità. Una delle gravosità della pratica espositiva, rivela Federica Palmer, tra i membri dei quattro laboratori convogliati nel progetto, è stata infatti quella di equilibrare la potenza emotiva profusa dagli artisti nelle proprie opere, accompagnando il visitatore talvolta con delicatezza, altre con una spinta energica, nelle menti dei fotografi. Il dialogo si è instaurato tra talenti nascenti e affermati, nella consapevolezza da parte di Antonio Biasiucci della necessità di un laboratorio per i giovani. Sarebbero loro i più inconstanti in materia di continuità nel medesimo soggetto considerato. L’esposizione collettiva costringe alla selezione di un numero ridotto di opere tratte da progetti più ampi, il che se da un lato risulta gratificante per i responsabili dell’esposizione nel momento dell’effettiva riuscita del percorso, dall’altro costringe tanto queste figure quanto quelle dei fotografi a un lavoro di concentrazione di energia nello spazio vitale di poche cornici. OpenHeArt è il risultato di un’organicità schizofrenica, che vede come unico filo conduttore la tematizzazione della personalissima percezione di cosa voglia dire intimità: dallo studio ravvicinato e meticoloso del microcosmo anatomico (in comparazione spesso con la grande potenza del macrocosmo natura), agli spaccati quotidiani di vita familiare. La ricerca dell’intimo non comporta il destino ermetico di un respiro strozzato. Ognuno ha ricercato la propria dimensione, per elevarla su un piano universale, sul quale ogni visitatore ha potuto seguire i passi dell’artista per accorgersi poi di calpestare impronte perfettamente corrispondenti alle proprie. La manipolazione della materia trattata arriva spesso a un’astrazione dalla stessa. C’è stato dunque chi si è avvicinato così tanto all’osservato da renderlo irriconoscibile (come Fulvio Ambrosio e […]

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Food

Christmas Wine Fest: arriva il Natale nel borgo dei vini

È proprio in questi weekend che si sta svolgendo la prima edizione del “Christmas Wine Fest”, un evento che ha portato il Natale nel borgo del re dei vini, animando il caratteristico centro storico di Taurasi con i vivaci colori natalizi per poter ospitare grandi e piccini. Innumerevoli sono infatti le attrazioni proposte all’insegna del Natale e del buon vino. L’iniziativa, inaugurata lo scorso 6 dicembre, è stata organizzata dall’associazione Travelers in partnership con Visit Italy, la guida online dell’Italia, e patrocinata dal Comune di Taurasi. Per l’occasione il vino – rinomato prodotto della zona ormai di fama mondiale – fa sicuramente da padrone della festa, senza però rubare la scena al resto: è infatti possibile respirare l’aria natalizia che inonda il borgo cinquecentesco non solo assaporando i celebri vini del territorio irpino – tramite percorsi sensoriali, degustazioni e tanto altro – ma anche passeggiando per i pittoreschi vicoli tra artisti di strada, mercatini di Natale, piccole botteghe di artigianato e souvenir, stand gastronomici ricchi di prodotti tipici locali e il magico ufficio di Santa Claus. Non mancano neanche le luci: oltre le classiche decorazioni natalizie, una poesia illumina la strada principale del borgo, ricordando la tanto amata quanto caratteristica tradizione natalizia dei presepi di San Gregorio Armeno. Ad avere un ruolo centrale nel festival c’è anche il suggestivo castello di Taurasi che ospita al suo interno i Talks a cura del MAVV Wine Art Museum con la partecipazione di personaggi di spicco tra cui Beppe Vessicchio, Luigi Moio, Michele Scognamiglio, Piero Mastroberardino e tanti altri. Sono inoltre state adibite aree dedicate all’esposizione delle più antiche cantine irpine e alla mostra delle magnifiche tele di Davide Montuori, artista napoletano che dipinge con l’uso esclusivo del vino, e dell’originale e creativo progetto “Wine Masterpiece” di Petra Scognamiglio, che rivisita i capolavori della Storia dell’Arte, facendo assumere le sembianze dei protagonisti delle opere a dei calici di vino. Quanto all’esterno, il cortile del castello viene animato da spettacoli che vanno da rievocazioni medievali a show di collettivi circensi, dalle esibizioni dei Bottari di Macerata ai concerti di artisti come Robert Tiso e i suoi cristalli con cui ha fatto suonare per la prima volta il vino di Taurasi, fino ad arrivare al dj set di Marco Corvino che il prossimo weekend concluderà la kermesse con un esclusivo closing party all’interno del castello. Ormai il festival sta per concludere la sua prima edizione; il prossimo ed ultimo appuntamento sarà il 20-21-22 dicembre dalle ore 12:00 alle 24:00 ed avrà come tema centrale il Natale, con concerti gospel, zampognari, canti sacri e ben 21 cantine ospiti della “Biblioteca del vino” tra cui scegliere, guidati da sommelier qualificati. Il “Christmas Wine Fest” di Taurasi è quindi un entrelacement di tradizione, arte, cibo, cultura e buon vino; insomma un’attrazione adatta proprio a tutti! Per info più dettagliate riguardo l’evento e la programmazione del prossimo weekend basta consultare la pagina Facebook “Christmas Wine Fest” o il sito christmaswinefest.eu per prenotare i propri biglietti. Non perdetevelo!

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