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Eroica Fenice

La Tag: eventi in campania contiene 203 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Un’Estate da BelvedeRe, presentato il cartellone 2021

Un’Estate da BelvedeRe 2021, kermesse estiva che vede artisti di caratura nazionale e internazionale, è stata appena presentata al Comune di Caserta.  È stata presentata venerdì 2 luglio, nella Sala Giunta del Comune di Caserta, l’edizione 2021 di Un’Estate da BelvedeRe. All’incontro hanno partecipato il sindaco Carlo Marino, gli assessori con delega agli Eventi Emiliano Casale e con delega alla Cultura Lucia Monaco e il direttore artistico Massimiliano Vecchione. La kermesse estiva – organizzata tra le storiche mura del Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio – prevede ben otto eventi in cartellone, a cui presto potrebbero aggiungersene altri. Si parte lunedì 5 luglio con lo spettacolo «Che coppia noi tre», che vedrà in scena l’impareggiabile trio composto da Stefano De Martino, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni; si prosegue, poi, il 22 luglio con i The Paradox feat. Jeff Mills e J Phi Dary. Il 23 luglio è Massimo Ranieri il protagonista del palco di Un’Estate da BelvedeRe. Concludono il ciclo di eventi Niccolò Fabi il 26 luglio e Gigi D’Alessio il 27 luglio. A settembre, la grande musica ritorna al Belvedere con tre attesissimi ospiti: Apparat il 2, Guè Pequeno il 5 e, a chiusura del festival, lo show di Peppe Iodice. La caratura nazionale e internazionale di questi artisti è la conferma di come, attraverso il festival, si sia raggiunto l’ambizioso e importante risultato di rilanciare il territorio di Caserta facendolo in maniera intelligente e in sinergia con il territorio. «Sono molto orgoglioso – ha commentato Massimo Vecchione – di quanto abbiamo realizzato. Lo dico senza giri di parole: il nostro è un cartellone di eventi che non ha nulla da invidiare a nessuno. Anzi, il nostro lavoro è iniziato in un periodo ancora buio per il nostro Paese, quando tutti erano fermi in attesa di sapere il destino degli eventi in base all’andamento epidemiologico del coronavirus. Io e il mio staff abbiamo creduto sin dal primo momento nella possibilità di un ritorno alla normalità e, forse proprio grazie al nostro cauto ottimismo e alla nostra coinvolgente passionalità, siamo riusciti a chiudere le serate con ospiti apprezzati da tutti, non solo in Italia ma anche all’estero». Entusiasta anche il sindaco Carlo Marino: «È evidente che in un momento così tanto difficile per tutti il nostro compito come amministrazione è quella di promuovere il più possibile iniziative come queste. Abbiamo in programma diverse iniziative parallele e complementari rispetto a quelle organizzate con Un’Estate da BelvedeRe, perché oggi più che mai è importante fare sistema con il territorio. Avere qui a Caserta artisti così importanti ci consente di crescere sulla scena degli eventi regionali e non solo». È possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli di Un’estate da BelvedeRe presso i rivenditori autorizzati ticketone.it e go2.it.

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Eventi/Mostre/Convegni

Raffaello torna in vita a Capodimonte

Pensare a Raffaello vuol dire immergersi in un mare di armonia, delicatezza e intimità. Non a caso il pittore rappresenta un profilo unico e iconico all’interno della storia dell’arte italiana e mondiale. In occasione dei cinquecento anni dalla sua morte, prenderà vita dal 10 giugno al 13 settembre una mostra, con lo scopo di valorizzare il patrimonio raffaellesco del Museo, intitolata: “Raffaello a Capodimonte: l’officina dell’artista”. Essa è a cura di Angela Cerasuolo e Andrea Zezza a cui, com’è stato più volte ricordato alla conferenza stampa del 10 giugno, va integrato un valore aggiunto: si tratta del lavoro interdisciplinare e intersettoriale che ha accompagnato, e accompagna tutt’ora, la mostra. L’evento, infatti, ha coinvolto numerosi profili lavorativi, tra cui ricordiamo storici, chimici e restauratori. Per quanto riguarda l’intersettorialità, invece, sottolineiamo la presenza di diversi enti, come musei e università. Così facendo il Museo di Capodimonte risulta essere un laboratorio, una fucina sempre accesa e dinamica. E in effetti anche l’aria che si respira già all’interno del cortile ne risente positivamente, assumendo una sfumatura che sa di ritorno, seppur parziale, alla normalità. La piccola grande mostra, come l’ha definita il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger, si articola in tre sale, ciascuna delle quali rappresenta una sfumatura diversa del genio Raffaellesco. Si parte, nella prima sala, dai maestri a cui un diciassettenne Raffaello guarda con attenzione e, a tal proposito, citiamo le parole che Giorgio Vasari, pittore e storico dell’arte, gli dedica: “Raffaello da Urbino, il quale studiando le fatiche de’ maestri vecchi e quelle de’ moderni, prese da tutti il meglio, e fattone raccolta, arricchì l’arte della pittura di quella intera perfezzione, che ebbero anticamente le figure di Apelle e di Zeusi e più”. Passando poi alla seconda sala, vero nucleo delle opere raffaellesche del Museo di Capodimonte, si entra in contatto con la straordinaria versatilità dell’artista, col suo continuo sperimentare e con il lungo cammino percorso nella sua breve e folgorante carriera. A pochi metri l’uno dall’altra, dunque, si possono ammirare i frammenti di una pala d’altare (la Pala di San Nicola da Tolentino), il Ritratto di Alessandro Farnese, un quadro da stanza (la Madonna del Divino Amore) e, infine, il cartone preparatorio del Mosè e il roveto ardente. L’ultima sala si snoda fra opere e falsi. In particolare ricordiamo la Madonna della gatta, attribuita inizialmente a Raffaello per poi essere considerata il capolavoro di Giulio Romano, suo allievo alla bottega. Le indagini diagnostiche, altro valore aggiunto della mostra, hanno portato alla luce la particolare stratificazione dell’opera e le diverse tappe del complesso iter compositivo: radiografie, riflettografie e MA-XRF ci mostrano l’evoluzione del quadro. Un esempio è dato dai volti dei personaggi principali, già dipinti negli strati inferiori per poi essere completamente trasformati nella stesura finale. C’è inoltre un dettaglio nella Madonna della gatta che ci fa capire l’elevata preparazione di Giulio Romano e la sua meticolosità nella cura dei dettagli. Non ve lo sveliamo, perché siamo sicuri che lo troverete osservando l’opera! Vi lasciamo con […]

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L’Associazione La Scintilla a Santa Luciella, Portici e oltre

L’Associazione Onlus La Scintilla, impegnata dal 1989 in progetti di inclusione sociale di persone con disabilità, ha presentato il suo programma di eventi per l’estate 2021, che si aprirà il 4 giugno a Napoli, alla Chiesa di Santa Luciella ai Librai, per poi concludersi il 29 luglio a Portici, nei giardini messi a disposizione all’Associazione Kora, nella Villa Barbieri di Portici In un vicoletto di San Biagio dei Librai, un po’ nascosta alla vista, esiste una chiesetta, dedicata a Santa Lucia, ma che, per le sue dimensioni “mini”, è meglio conosciuta come Santa Luciella. Ebbene, in questa “chiesella”, da venerdì 4 giugno, ogni venerdì, troverete ad accogliervi, come guide turistiche, i ragazzi e le ragazze dell’Associazione La Scintilla, pronti a mostrarvi i tesori che per anni erano rimasti nascosti alla vista e abbandonati in questo edificio lasciato all’incuria, e tornati alla luce nel 2013, grazie all’intervento dell’Associazione Respiriamo Arte. Centralità della persona, condivisione e inclusione sociale   Il connubio tra i ragazzi de La Scintilla e i membri dell’Associazione Respiriamo Arte a Santa Luciella è uno dei pezzi che andranno a comporre il puzzle di iniziative organizzate, per quest’estate, dall’Associazione La Scintilla, il cui scopo è la centralità della persona, che come tale deve essere accolta, ascoltata e valorizzata e i cui valori sono la condivisione, attraverso il lavoro di gruppo, e il confronto, l’inclusione sociale: ogni persona, sia essa disabile o meno, ha il diritto di sentirsi parte della società in cui vive. Si parte venerdì 4 giugno con la visita guidata alla Chiesa di Santa Luciella ai Librai, che sarà tenuta dai meravigliosi ragazzi coinvolti nelle attività de La Scintilla, che guideranno tutti coloro che vorranno parteciparvi in un viaggio all’interno della piccola chiesa, nei sotterranei della quale è presente un cimitero risalente al periodo precedente l’editto napoleonico di Saint Cloud, che stabilì l’installazione dei cimiteri al di fuori delle mura cittadine: peculiare dei sotterranei di questa chiesa, insieme ai molteplici ex voto, è la presenza di un teschio con le orecchie. Si prosegue poi in musica il 10 giugno, con un piccolo concerto che si terrà presso il salone de La Scintilla, all’interno del Pio Monte della Misericordia, e che inaugurerà il nuovo laboratorio di pianoforte, possibile grazie alla donazione dello strumento musicale da parte della famiglia Michilli in collaborazione con Alberto Napolitano pianoforti, e che vedrà esibirsi il Maestro direttore d’orchestra Bernadette Grana, Dario de Feudis e Gaetano Starace, giovane de La Scintilla. Il 29 giugno alle ore 18:30 nel sagrato della Basilica di Santa Chiara si metterà in scena lo spettacolo teatrale “Chiò chiò parapacchiò”, che vedrà la partecipazione della compagnia teatrale Orbomu e di tutti i ragazzi de La Scintilla. Laboratorio di scrittura creativa in collaborazione con InKnot edizioni, grazie alla collaborazione dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli Il calendario di eventi prosegue il primo luglio, presso la quadreria del Pio Monte della Misericordia, con la presentazione al pubblico del primo libro pensato e scritto dai ragazzi de La Scintilla, il cui titolo è “Linaluna pensa e sogna”, che andrà ad […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Claude Monet: the Immersive Experience arriva a Napoli

A partire dal 20 maggio, nella Chiesa di San Potito in via Tommasi 1, a Napoli, arriva la grande mostra internazionale “Claude Monet: the Immersive Experience”. Prodotta da Hamza El Azhar con la sua società di Bruxelles Exhibition Hub, specializzata nella progettazione e produzione di mostre immersive, si ha la possibilità di viaggiare tra i capolavori del maestro dell’Impressionismo. Con un connubio avvincente tra cultura e tecnologia, si consente ai visitatori di immergersi nello spirito creativo dell’artista insieme alle visite guidate, su richiesta, a cura dell’Associazione “L’Arte nel Tempo”. Filo conduttore di questo viaggio immersivo è il lavoro sulla luce, che tanto ha ossessionato l’artista. Con la ricreazione nella Galleria Immersiva del Giardino dei fiori di Giverny, si può percorrere la magnifica proprietà, attraversando i ponti protagonisti di numerosi quadri di Claude Monet. L’esperienza si arricchisce con le proiezioni a 360 gradi delle straordinarie pennellate (grazie a Dirty Monitor, specialista in mappatura e produzioni audiovisive, vari squarci artistici prendono vita sulle pareti e sul pavimento) e la realtà virtuale (VR), in cui ci si profonda nelle otto regioni geografiche che sono state d’ispirazione per l’artista. Ma c’è di più: un’area interattiva permette anche ai più piccoli di essere per un momento Monet e ricreare alcune sue opere da proiettare e portare a casa come ricordo. Qualche ora fatta di colori e sogni tra capolavori eterni e la riproduzione di alcuni luoghi iconici sono l’ingrediente segreto di un commovente momento di condivisione ed infatti «lungi dal voler sostituire i musei, il cui ruolo di trasportatori di storia e di cultura rimane essenziale, questa mostra intende riunire un pubblico più ampio, non necessariamente avvezzo a questi luoghi, e offrire così un metodo nuovo e complementare per avvicinare chiunque all’arte» così spiega Mario Iacampo, creatore dell’evento. La mostra di Claude Monet arriva a Napoli La mostra ha anche lo scopo di sostenere il restauro della Chiesa, la cui costruzione risale al XVII secolo, nonché quello di ricreare attività sociali rivolte principalmente ai giovani: «l’allestimento ha una valenza sociale significativa, in quanto consente alla mia associazione non solo di fronteggiare il robusto impegno di restauro della monumentale Chiesa di San Potito, ma nel contempo di riprendere le attività di carattere sociale con i giovani che vivono il degrado e l’abbrutimento delle periferie» sostiene Carlo Morelli, presidente di “Ad Alta Voce”. Infatti, contemporaneamente a questo coinvolgimento nell’Impressionismo, i visitatori possono ammirare anche le meraviglie della Chiesa, con altrettante opere di grandi artisti. Insomma, una full immersion nella cultura, che arricchisce l’anima ed amplia la mente, mantenendo viva la curiosità con la scelta di un linguaggio comunicativo moderno e vicino agli interessi attuali, perciò consigliata a tutte le fasce d’età: grandi, piccini e ragazzi.   Francesca Hasson

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Food

La zuppa di cozze di ‘A Figlia d’o Marenaro: la ricetta

Giovedì santo a Napoli vuol dire zuppa di cozze e zuppa di cozze, per molti ormai, vuol dire ‘A Figlia d’o Marenaro, il ristorante che da anni si è affermato come eccellenza nella ristorazione napoletana per la qualità dei propri prodotti di mare. Abbiamo intervistato per voi Giuseppe Scicchitano, il giovane proprietario del ristorante Innovative di ‘a Figlia d’o Marenaro. Il motto del tuo locale è offrire un’unione tra tradizione e innovazione: partiamo dalla tradizione. Tu sei ‘o nipote d’o marenaro: qual è la storia di tuo nonno? Mio nonno Raffaele, detto ‘o marenaro, negli anni ’40 era solito “dare la voce” nei quartieri popolari, conducendo il carretto del brodo di polpo che, essendo bollente, si riteneva avesse proprietà curative contro la tosse e l’influenza. Fu nel 1955 che infine mio nonno aprì il suo chalet, i cui piatti forti erano zuppa di cozze e caponata, riscontrando un forte successo. La tradizione culinaria è stata poi portata avanti da tua madre, Assunta Pacifico, volto del ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro: quale pensi che sia l’insegnamento più importante della “scuola” di Assunta? È proprio da lei che ho appreso lo spirito che guida i nostri ristoranti: nel 1990 mia madre Assunta ha aperto il ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro portando avanti la tradizione di famiglia, ma innovandola al contempo arricchendo il menù con piatti tipici della tradizione napoletana di mare. Ed è anche quello che tu hai fatto con il tuo nuovo ristorante Innovative, sito al piano superiore del locale storico in Via Foria 180-182: in che modo la cucina del tuo locale aggiunge qualcosa in più alla tradizione di famiglia? Sono molto legato alle tradizioni della nostra terra e agli insegnamenti della mia famiglia, che ci hanno portato ad essere un nome importante nella ristorazione napoletana e campana. Sono tradizioni che non abbandonerò mai, ma a cui ho voluto apportare un pizzico di innovazione, come espressione di una nuova generazione di ristoratori che vuole esprimersi e portare un contributo alla tradizione. Il menù di Innovative, il mio locale inaugurato il 27 Novembre 2019, offre una vasta gamma di piatti, che spazia tra il classico spaghetto alle vongole e piatti sperimentali come la nostra cheesecake salata con base di fresella, ricotta e tartare di gamberi (di cui noi di Eroica abbiamo parlato qui), che sta riscuotendo un particolare successo tra i nostri clienti. Oggi è un giorno particolarmente importante per le vostre attività, grazie alla vostra famosa zuppa di cozze che, da tradizione napoletana, viene servita il giovedì santo. Qual è il vostro segreto per battere la concorrenza? Anche la nostra zuppa di cozze è stata rivisitata nel tempo: se al principio mio nonno preparava la zuppa di cozze napoletana tradizionale, ovvero solo con polpo, cozze e maruzze, noi l’abbiamo arricchita nel corso degli anni aggiungendo scampi, fasolari e vongole, raggiungendo quello che secondo noi è un connubio perfetto di sapori del mare. Sappiamo di chiedere troppo, ma condivideresti con noi la vostra ricetta? Certamente. Il procedimento è piuttosto semplice: si […]

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Food

Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane al Madre

Alessandro Mendini: piccole fantasie quotidiane dal 31 ottobre all’1 febbraio in mostra al Madre. Gli ambienti del Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, ospitano oggi le opere di Alessandro Mendini, architetto e designer. Napoli omaggia una delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale con la prima esposizione in un museo pubblico italiano dalla sua scomparsa nel 18 febbraio 2019. Un momento decisivo questo per Napoli, città amata da Mendini, e per il museo stesso, per la prima volta luogo espositivo di una mostra dedicata al design, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica. L’opera di Alessandro Mendini ha rappresentato fin dagli esordi negli anni ’70 un momento di espressione ideologica dalla funzione sociale (e non solo culturale) vivacemente controcorrente. Il concetto di design per Mendini esce dai severi ranghi imposti dalla logica positivista. Le radici del suo lavoro affondano nella critica al funzionalismo, al quale viene contrapposta la creazione di oggetti disfunzionali. Il manufatto diventa opera d’arte, in quanto luogo possibile in cui vivere un’esperienza straniante. Il design esce dagli spazi chiusi convenzionalmente immaginabili, aprendosi alla dimensione naturale e, ancora, a quella interiore di chi crea e di chi “utilizza”. La performatività degli oggetti è infatti data non solo dalla tridimensionalità che li rende inevitabilmente presenze attive, ma anche dalla richiesta fatta allo spettatore di prendere parte al processo di evenemenzialità dell’opera. Quest’ultima esiste in quanto prodotto (e spesso prodotto collettivo), ma anche in quanto oggetto di fruizione attiva. Alessandro Mendini era, e continua ad essere grazie alle opere oggi esposte al Madre, un animatore culturale e un artista a tutto tondo. La sperimentazione attraverso il corpo diventa momento necessario per la creazione, nonché oggetto di studio cardine insieme allo spazio e al rapporto tra gli elementi presenti in esso. Uno dei luoghi ideali di lavoro è stato per lui il suolo napoletano. Mendini ha collaborato con il progetto Metro Art nella realizzazione delle stazioni di Materdei e Salvator Rosa, e si è occupato del rifacimento della Villa Comunale. Il museo Madre attraverso il suo ultimo progetto espositivo intende ricalcare un legame emotivo forte, che è stato in grado di decorrere l’intera esperienza dell’artista milanese. Napoli velatamente compare in ogni tappa di Mendini: dal primo periodo di Radical design, a quello di Alchimia Futurismo, quando la ripresa di colori dalla solarità mediterranea dimostra la persistenza della suggestione data dalla frequentazione del territorio partenopeo. Alessandro Mendini ha vissuto la creazione come un momento ludico di sperimentazione continua di materiali, dalle stoffe all’oro, con il recupero della dimensione artigianale che il design di fine Novecento aveva sacrificato a favore di un piano funzionalista. Il Madre celebra un artista completo, grazie all’esposizione di alcuni disegni fino a oggi mai presentati al pubblico. Tra le opere principali dell’esposizione, il Mobile infinito: apparente pezzo da mobilio dalla forma bizzarra, il tavolino ospitato oggi negli ambienti museali del Madre rappresentava un punto di ritrovo per artisti diversi. Un aneddoto della vita di Mendini vuole infatti che l’artista avesse deciso di far recapitare questo oggetto-progetto nei […]

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Libri

In-Chiostro: un ping pong per le proposte di Valtrend

Il secondo weekend della rassegna letteraria In-Chiostro, che si svolgerà fino al 26 Settembre nel Chiostro di San Domenico Maggiore, propone in scaletta un intrigante ping pong storico-letterario a firma Valtrend Editore. Sul palco tre autori, introdotti dall’editrice Mara Iovene, si scambiano domande e curiosità provando a descrivere, attraverso reciproche suggestioni e impressioni, l’essenza delle rispettive opere. Tre diverse epoche, tre diverse ispirazioni ma ad unirli il tema della memoria dei luoghi, tanto caro alla casa editrice Valtrend che ha nel suo DNA la divulgazione e promozione del patrimonio storico-culturale partenopeo. Rompe il ghiaccio Mariagrazia Giuliani che presenta il giallo Il Segreto del castello, pubblicato poco prima della forzata clausura dovuta al Covid-19 e presentato per la prima volta al pubblico attraverso la rassegna In-Chiostro. L’autrice condivide la genesi della sua opera, ispirata da una visita al Castello di Baia che le ha offerto il suggestivo scenario per un racconto denso di suspense e mistero. Protagonista del romanzo è un giovane fotografo che, in procinto di presentare una personale a Parigi, decide di trascorrere una breve pausa di concentrazione nel castello che domina il Golfo di Pozzuoli. Lungi dall’essere occasione di relax e diversione, la permanenza nel Castello si animerà di misteriose apparizioni ed efferati delitti, spingendo il protagonista ad una corale ricerca della verità e del senso di giustizia che quasi sempre le fa eco. Scambio di microfono e la scena si sposta nel tempo e nello spazio riportandoci fino al lontano VII secolo a.C., in una Gesualdo abitata dalla popolazione italica degli Osci. Protagonista del romanzo storico L’Osco di Stefano Cortese è Virdasche che, sfuggito miracolosamente ad un’incursione degli Hyrpini, intraprende un viaggio verso Occidente fino ad approdare nell’antica Partenope. Il viaggio di Virdasche sarà un viaggio di conoscenza e di sperimentazione, portando il protagonista a confrontarsi con popoli e culture differenti, ma sarà soprattutto un viaggio di consapevolezza. Attraverso le esperienze che vive lungo il cammino, Virdasche prenderà sempre più consapevolezza della sua natura e del suo destino: essere testimone di un mondo arcaico, dominato dal Fato e da un’intima connessione con la natura che tenta di resistere sotto i colpi dello sfrenato antropocentrismo ellenico. Virdasche sarà la memoria di un mondo che si arrende al potere incontrollato e incontrollabile della natura, un mondo che vive l’oblio come ineluttabile e salvifica casualità. E di viaggi e migrazioni si parla anche nei racconti di Kitty Magliocca Mi piacciono i film di Frank Capra. Una raccolta di racconti che con leggerezza e positività affrontano tempi delicati, storie di cambiamento e di opportunità che hanno spesso un volto femminile. Nei racconti di Kitty Magliocca il viaggio diviene occasione, opportunità di cambiamento e riscatto e anche quando assume le tinte più meste dell’emigrazione viene declinato nelle sue sfumature più vive. Il viaggio è quindi la voglia di rivincita e successo di chi parte e si trasforma in desiderio di ritorno per restituire attraverso l’amore per la propria terra tutto il bene che il viaggio ci ha regalato. Il messaggio di Valtrend, […]

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Teatro

Lanificio 25: live del trio comico Ravenna, Tinti e Rapone

Luca Ravenna, Daniele Tinti e Stefano Rapone il 21 luglio al Lanificio 25. La stand up comedy non si ferma, nonostante le norme anti-covid e l’estate più strana da tanti anni a questa parte. Questo è il titolo che potrebbe giungere, senza particolari difficoltà, dalla serata di martedì 21 luglio, in cui il comico Luca Ravenna torna a Napoli, a distanza di mesi dal suo ultimo spettacolo. Milanese, ma romano d’adozione, lo stand up comedian è ormai un habitué del capoluogo partenopeo e dei suoi locali notturni, sempre più propensi a promuovere un genere che in Italia sta trovando una crescente diffusione. Accompagnato  stavolta da una coppia d’eccezione, Daniele Tinti e Stefano Rapone, colleghi ma prima di tutto amici accomunati dalla medesima passione e talento. La splendida cornice del Lanificio 25 ha ospitato lo spettacolo di Ravenna, Tinti e Rapone nell’ambito delle iniziative promosse dall’innovativa agenzia di promozione “The Comedy Club”. Un progetto che negli ultimi anni ha promosso in maniera sempre più vigorosa il genere della Stand Up Comedy a Napoli, ospitando i maggiori esponenti ed interpreti di questa comicità di origine anglosassone. Tra i prossimi appuntamenti di stand up comedy a Napoli,  da non perdere Venia Lalli, il 9 agosto ancora allo storico Lanificio 25, e Filippo Giardina, il 28 luglio nel cortile di San Domenico Maggiore. Luca Ravenna è tra i maggiori comici italiani della scena. Una satira dissacrante, la sua, che trae linfa vitale dalla vita quotidiana e che non presenta alcun tipo di filtro o di censura. Il comico milanese ha partecipato a due edizioni di Natural Born Comedians e due di Stand Up Comedy su Comedy Central. È stato protagonista della web-serie Non c’è problema su Repubblica.it, collaborando successivamente con il collettivo The Pills. È stato poi componente del cast della trasmissione Quelli che il calcio ed autore di podcast molto seguiti sulle varie piattaforme di ascolto, in particolare il varietà calcistico Tintoria ISS PRO 98, in collaborazione proprio con Daniele Tinti. Un curriculum corposo nell’ambito del mondo umoristico che farebbe invidia a molti. Come da tradizione, Ravenna, Tinti e Rapone hanno portato sul palco del Lanificio 25 il loro vissuto: quelle emozioni, incertezze e paure che viviamo tutti i giorni che il talento e la genialità di autori così brillanti permettono di trasformare in uno spettacolo esilarante. L’età adulta, il razzismo all’italiana, scoprire di avere un fratello brasiliano adottato e la paura di mettersi a nudo. Una vita sentimentale disastrosa e lo splendido appuntamento con una delle grandi protagoniste della Seconda Guerra Mondiale. E poi la famiglia e il rapporto con la droga, tema da cui sono stati tratti spezzoni già seguitissimi su Internet; la scoperta dell’amore nel letto di fianco al suo; l rapporto della madre con il tema della droga; la vita di un trentunenne che vede nascere i figli degli amici; la paura delle emozioni; un’analisi piuttosto suggestiva sulle differenze di genere delle funzioni cerebrali degli uomini e delle donne. Il trio si conferma così un talento satirico unico nel panorama […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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