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Eroica Fenice

La Tag: federico II contiene 13 articoli

Attualità

Suicidio alla Federico II, l’emblema di un forte disagio

Giada ha 26 anni ed è iscritta alla facoltà di scienze naturali alla Federico II. Tra cinque mesi si sposerà con il suo fidanzato e a parenti e amici ha comunicato che il 9 aprile si laurea. Tutti sono pronti, entusiasti all’idea che quella ragazza originaria di Sesto Campano stia per raggiungere uno dei traguardi più importanti della sua vita. Ma quel giorno non c’è nessuna seduta di laurea: Giada decide di rinunciare ai propri sogni e affida la sua disperazione al suicidio. Così si lancia dall’ultimo piano della sede universitaria di Monte Sant’Angelo, in pieno pomeriggio, davanti a studenti, professori e personale che lavora all’università. Suicidio alla Federico II, una tragedia enorme, che ha spinto il rettore Gaetano Manfredi (sotto richiesta delle associazioni studentesche) a sospendere le elezioni studentesche che si sarebbero dovute tenere oggi e domani, nonché qualunque altra attività culturale che era prevista in giornata. Suicidio alla Federico II: unica, tragica via Ci troviamo davanti all’ennesimo caso di disagio giovanile, che raggiunge il culmine estremo con il suicidio. Giada, che la famiglia definiva una ragazza dolce e solare, è una delle tante vittime di questa piaga che colpisce persone fragili come il vetro più delicato. Persone che si sentono bloccate, come se un entità oscura le divorasse dall’interno distruggendo ogni forza vitale. Sono tanti i casi di giovani universitari che, sentendo di aver deluso le aspettative dei genitori, scelgono la via del suicidio. Si può citare il caso di Fulvio, studente della Suor Orsola Benincasa, morto suicida gettandosi anche lui dall’ultimo piano dell’università. O ancora quello studente di Chieti iscritto a giurisprudenza, che ha mentito ai propri genitori annunciandogli la sua imminente laurea per poi suicidarsi. Sono solo due di tanti casi che hanno un tragico comune denominatore con quello di Giada: la delusione delle aspettative. La necessità di ascoltare il malessere degli altri, in un mondo anafettivo e freddo Giada era una ragazza come noi, una coetanea che avremmo potuto conoscere durante una qualche lezione o  una pausa caffè mentre preparavamo qualche esame. Era una persona che forse sentiva il peso gravoso delle aspettative e il non averle soddisfatte come una colpa imperdonabile all’interno di una società sempre più veloce e insensibile, dove i giovani sono considerati numeri di un codice a barre a cui vengono imposti modelli da seguire: “Devi laurearti il prima possibile, altrimenti non troverai lavoro“, “Devi trovarti un ragazzo/una ragazza al più presto, così potrai farti una famiglia“, “Devi avere successo nella vita, altrimenti deluderai i tuoi genitori“.  Siamo continuamente messi sotto pressione da un mondo che non ammette la fragilità nell’essere umano, esigendone la perfezione assoluta in ogni singolo dettaglio. Le parole di troppo di qualche genitore, parente o amico fanno da carburante a questo stile di vita malato, che viene fatto passare per giusto anche a chi non riesce ad adattarvisi. Questa è la condanna della nostra generazione, in bilico tra un futuro pieno di vicoli bui e la speranza di trovare qualche via illuminata lungo la strada. Giada non ha […]

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Napoli & Dintorni

Mario Sconcerti alla Federico II: l’insostenibilità del calcio

In occasione dell’inaugurazione del ciclo di incontri “Lo Sport in Accademia”, Venerdì 3 Marzo Mario Sconcerti, attuale giornalista Rai, è stato insignito del sigillo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Un’importante onorificenza per testimoniare la qualità e il calibro del suo decennale lavoro con il quale ha sapientemente coniugato giornalismo, scrittura e passione per il calcio; divenendo un’icona per tanti giovani e aspiranti del mestiere. Per tale motivo, l’università ha deciso di coinvolgerlo in questo progetto mirato alla creazione di un approccio sociale maggiormente concreto, lontano dai consueti ruoli istituzionali. Quale metodo migliore, dunque, se non lo sport del calcio ? Mario Sconcerti, l’incontro L’incontro, aperto a tutti, si è svolto nell’aula De Sanctis della sede centrale di Corso Umberto. È stato introdotto dal rettore Gaetano Manfredi, dal direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Lucio De Giovanni e dal Prorettore Arturo De Vivo Mario Sconcerti, i suoi quadernoni Tema dell’intervento di Sconcerti è stata l’insostenibilità del calcio moderno alle prese con cifre sempre più esorbitanti e inaccessibili per molti club. Il tutto è iniziato però dai suoi “quadernoni”, dalla sua esigenza di annotare qualsiasi dato e statistica utile del campionato italiano dal 1929 fino ad oggi. Un’ esigenza nata conseguentemente alla natura di questo sport che vive e si nutre di solo presente, divorando il passato e banalizzando il futuro. Per provare a conferire quindi un barlume di scientificità a questo fenomeno o, quanto meno, di individuare delle leggi e degli elementi comuni a ogni campionato. Mario Sconcerti, le origini e le evoluzioni del calcio Molto difficile poter affermare con certezza il come, il quando e il dove è nato il calcio. Più corretto dire che il calcio è nato ovunque. Ogni paese può fregiarsi di tale titolo. Convenzionalmente ,però, riconduciamo la sua nascita al 1863 quando fu fondata a Londra la Football Association con relativo regolamento formato da diciassette regole mai mutate. Sconcerti ripercorre in breve le varie evoluzioni tattiche dei sistemi di gioco, passando dal “dribbling game” inglese di otto attaccanti al “passing game” scozzese, costituito da quattro difensori e sei attaccanti. Tra le cause della sua diffusione globale sicuramente l’introduzione, durante la seconda rivoluzione industriale, del sabato libero dei lavoratori che permise a intere masse di operai e contadini di avvicinarsi a questo sport, a quel tempo relegato nelle attività sportive universitarie. Mario Sconcerti, l’insostenibilità dell’attuale sistema calcistico Sono altri tre però i grandi cambiamenti del calcio: l’introduzione delle tre sostituzioni, con il passaggio da 22 a 28 giocatori; la liberalizzazione dei trasferimenti dei giocatori stranieri; l’arrivo delle televisioni. Questi tre fattori avrebbero inciso positivamente solo per i calciatori e i loro stipendi. L’insostenibilità si origina dalla cattiva distribuzione di immensi capitali che rendono il calcio-sue testuali parole-“ uno sport per ricchi, dove solo i ricchi sono destinati a vincere”. Molte società si ritrovano infatti in veri e propri circoli viziosi: per poter guadagnare hanno bisogno di vincere o di mantenere almeno la categoria e, per farlo, hanno bisogno di calciatori forti, ovvero spese elevatissime per gli […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Una ricchezza celata”. Antiche testimonianze scientifiche della Federico II

Napoli è piena di tesori nascosti da scoprire, è una città ricca di cultura, talvolta segreta, che scorre silenziosa nelle sue arterie. La mostra “Una ricchezza celata”, dal 16 febbraio al 31 marzo presso il Museo di Fisica dell’Università Federico II di Napoli, rientra appieno nella categoria “cose da vedere assolutamente se si vuole conoscere fino in fondo il patrimonio metropolitano“. L’ingresso è gratuito. “Testimonianze e memorie. Una ricchezza celata” La mostra, organizzata dal personale del Centro Musei dell’Università di Napoli Federico II, può definirsi davvero una ricchezza dal valore inestimabile. Antichi trattati sulla mineralogia, studi sulla composizione chimica e fisica dei minerali ritrovati sulle pendici del Vesuvio, diari di laboratorio, lettere autografe di studiosi naturalisti dell’Ottocento sono solo alcune delle sorprese che si possono trovare girovagando nell’ampio salone dedicato alla Meccanica dei Fluidi. Fanno sorridere le fotografie in bianco e nero dei primi esperimenti con l’elettricità, come quella della radiografia a raggi X e il bagno che produce energia idroelettrica, o le vecchie radiografie di un corpo umano forato da un proiettile. Proprio a questo proposito: lo sapevate che la prima radiografia in tutta Italia è stata fatta proprio a Napoli? Fu Giuseppe Alvaro, nel 1896, a effettuarla per la prima volta presso l’Ospedale Militare. Non si può poi rimanere indifferenti di fronte all’esposizione di reperti di pelle umana tatuata, utilizzati dallo studioso Abele de Blasio per le sue ricerche di antropologia criminale durante la prima metà del Novecento. Lo studioso era fermamente convinto che i tatuaggi rispecchiassero la biografia del criminale e che, dunque, dovessero essere tenuti in considerazione dalla polizia per scongiurare probabili azioni delinquenziali. I documenti sono riusciti ad emergere dai polverosi archivi e a restituire la memoria di coloro che, nel loro operato, hanno tentato di dare una svolta decisiva al mondo delle scienze, al fine di comprendere meglio l’ambiente circostante. Sebbene il lavoro dello scienziato in passato fosse meno agevole rispetto ad oggi, a causa soprattutto di una considerevole mancanza dei dispositivi tecnologici che si possiedono ora, si rimane lo stesso affascinati – se non ancor di più – dall’ingegno e dalla genialità di alcuni, che seppero formulare leggi universali attraverso rudimentali verifiche empiriche. Il Museo di Fisica della Federico II In molti ignorano l’esistenza di tale museo, ma è fondamentale sapere che questo custodisce un patrimonio strumentale di notevole interesse storico-scientifico. Per lungo tempo è rimasto chiuso, fino ai primi anni del Duemila, quando è stato ristrutturato e aperto al pubblico. Si contano almeno 700 strumenti, alcuni risalenti al Seicento, altri addirittura al Settecento. Oltre alla mostra “Una ricchezza celata”, attualmente il museo ospita: la collezione della Casa Reale Borbonica, che raccoglie strumenti fatti venire appositamente a Napoli da Carlo di Borbone; la collezione Melloni, chiamata così in onore del fisico Macedonio Melloni che fu direttore del nascente Osservatorio Vesuviano nel 1839 e la collezione del Gabinetto fisico dell’Università, fondato nel 1811 da Gioacchino Murat.

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Napoli & Dintorni

Dialettologia: la Federico II promuove il primo corso online

Il dialetto, in relazione al quadro generale dell’area linguistica italiana, alla derivazione dal latino, ai rapporti storici con l’italiano e con le altre varietà locali, sarà il tema del primo corso online gratuito, aperto a tutti, studenti umanistici e non, dal titolo “Dialettologia italiana: il napoletano e le altre varietà”, promosso dall’Università degli studi di Napoli “Federico II”, con particolare riguardo ai dialetti campani. È stato lo stesso Ateneo federiciano, in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle lingue locali ricorrente martedì 17 gennaio, ad annunciare l’apertura di tale progetto che pone ulteriormente in evidenza l’importanza storico-linguistica del dialetto, quale vero e proprio sistema linguistico autonomo, specchio dell’identità culturale dei parlanti. Il corso sarà disponibile in rete dai primi giorni di marzo, ospitato dalla piattaforma Federica.eu, l’innovativo Centro d’Ateneo per la diffusione della didattica multimediale, liberamente accessibile, dove è già possibile visionare l’anteprima, presentata da Nicola De Blasi, docente federiciano di Linguistica italiana, e dal collega Francesco Montuori, docente di Storia della lingua italiana, che cureranno il seminario. Presentazione e struttura del primo corso online di Dialettologia Fra le nazioni europee, l’Italia gode il privilegio di essere il paese più frazionato nei suoi dialetti: il progetto, dunque, oltre ad illustrare temi, nozioni e problemi della Dialettologia italiana, considerata in prospettiva geografico-sincronica e in prospettiva diacronica, terrà conto in modo particolare della storia del Napoletano e smentirà, inoltre, i diffusi luoghi comuni che intendono erroneamente la parola “dialetto” come dispregiativa e il napoletano come espressione del volgo non acculturato. «Il corso – come illustra il professore De Blasi – si articolerà in trenta lezioni gratuite e aperte a tutti, studenti e appassionati, e introdurrà gli interessati a una disciplina che incuriosisce molto, non senza effetti collaterali, come il radicamento di convinzioni immotivate che, affidate alla rete, fanno il giro del mondo. Un esempio è la stessa nozione di dialetto, che alcuni ritengono offensiva quando attribuita al Napoletano: ma dialetto significa lingua, identifica un sistema linguistico con una sua struttura autonoma localmente caratterizzata, non è un termine degradante. Un altro tema che approfondiremo – prosegue lo studioso – sarà il numero di dialetti presenti in Italia meridionale, in teoria uno per ogni paese, tutti simili tra loro, “cugini” con aspetti condivisi ma ugualmente differenti. A riguardo, on line circola da tempo la convinzione che in tutta l’area linguistica meridionale viva una sola lingua, il Napoletano. Un equivoco incoraggiato dal sito dell’Unesco, che sostituisce con un semplicistico e singolare “Italiano del Sud”, lingua inesistente assimilata al Napoletano, il plurale “dialetti meridionali” da sempre adottato dagli esperti». Il corso di Dialettologia prenderà avvio da un testo che godette di un’ampia fortuna editoriale nel corso del Cinquecento, lo Spicilegium del grammatico e retore partenopeo Lucio Giovanni Scoppa, fondatore a Napoli della prima scuola pubblica e laica: si tratta di una “spigolatura”, ovvero di una raccolta di brani scelti, che offrirà la possibilità di recuperare svariati lemmi di uso quotidiano e domestico, fondamentali per la ricostruzione della lessicografia.  Tra le scoperte, curioso è il termine “picciotto”, attribuito […]

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Attualità

Discipline della musica e dello spettacolo alla Federico II

Quest’anno l’offerta formativa dell’Università degli Studi Federico II di Napoli si allarga e abbraccia musica, teatro e spettacolo: nel Dipartimento di Studi Umanistici aprirà un nuovo corso di laurea magistrale, “Discipline della musica e dello spettacolo. Storia e teoria”, introdotto e inaugurato giovedì 20 ottobre con un concerto. Il corso di studi ha una durata di due anni ed è aperto a tutti coloro abbiano conseguito una laurea triennale all’interno del Dipartimento di Studi Umanistici. Prevederà tre principali aree di apprendimento: l’area musicale, che offrirà agli studenti competenze teoriche, storiche e analitiche circa la tradizione musicale colta e popolare, l’area sullo spettacolo teatrale, che fornirà competenze sulla drammaturgia, sulle tecniche e teorie dello spettacolo, infine l’area cinematografica e audiovisiva, che formerà gli studenti alla comprensione e all’analisi di testi cinematografici, audiovisivi e multimediali. Il corso non prevede l’apprendimento di uno strumento musicale, ma offrirà ai suoi studenti la possibilità di accedere a numerosi stage presso grandi teatri come l’Augusteo o il Mercadante di Napoli, presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli o presso radio ed emittenti televisive. Discipline della musica e dello spettacolo e l’etnomusicologia Etnomusicologia, ovvero la parte della musicologia che studia la cultura musicale dei diversi popoli, è parola chiave per riassumere l’offerta formativa del nuovo corso di laurea in Discipline della musica e dello spettacolo, nato per colmare l’assenza di un corso di studi simile a Napoli, proprio nella città capitale di questa disciplina, come spiega ai giornalisti del Mattino Enrico Careri, docente di Musicologia nel Dipartimento di Studi Umanistici alla Federico II. Qui infatti gli studenti potranno approfondire le loro conoscenze in musicologia, drammaturgia musicale, cinema e teatro ad un livello specialistico, arrivando a toccare la canzone popolare, la tradizione musicale orale e finanche la canzone classica napoletana, che è figlia di questa cultura e prodotto d’eccellenza della nostra città. Basti pensare alle tante canzoni classiche napoletane, come la celebre “O’ Sole mio”, classe 1898, che attraverso i suoi molteplici interpreti rappresenta in Italia e in tutto il resto del mondo il nostro paese, prima ancora che la città di Napoli, diventando patrimonio mondiale e simbolo della nostra nazione. O ancora, citando il professor Careri, possiamo portar l’esempio della celebre “Tammurriata Nera”, celebre canzone che appartiene alla tradizione popolare orale e che pertanto va preservata e tramandata nel tempo, così come fino ad oggi è stata tramandata a noi. Ad essere al centro del concerto inaugurale del corso di laurea è proprio la canzone napoletana. Il concerto, dal titolo “Gli stili della canzone napoletana”, si è tenuto giovedì 20 ottobre nella Chiesa dei Santi Marcellino e Festo alle 17:30, dove gli Acustico Napoletano si sono esibiti in un repertorio interamente dedicato alla tradizione musicale napoletana.

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Attualità

Save the Children: diritto all’uguaglianza

L’11 Maggio presso il dipartimento di Scienze Politiche della Federico II, c’è stato un incontro con le ONG “Save the Children” e “PianoTerra”. Illuminiamo il futuro con i diritti In seguito all’introduzione della professoressa Mosca ha preso la parola Luigi Malcangi, referente Save the Children Napoli,  che dopo aver brevemente accennato alla storia dell’organizzazione, si è soffermato sul concetto di diritto e sulla differente percezione che ne hanno adulti e bambini. Come ha spiegato Malcangi,  quando si parla di “diritti” gli adulti pensano immediatamente al diritto alla libertà, di coscienza, di espressione, di lavoro, tuttavia i bambini si soffermano sul loro diritto ad avere una vita privata che sia tale, di essere ascoltati, o più semplicemente, di gestire autonomamente i compiti. Se è vero che nei Paesi sottosviluppati ci sono diritti fondamentali non ancora rispettati, è altrettanto vero, come dimostrano i dati, che nel nostro Paese sono troppi i bambini che non hanno le competenze culturali necessarie per vivere in modo autonomo. È proprio questo il punto di partenza del progetto “Illuminiamo il futuro 2030” che ha lo scopo di spezzare le catene della diseguaglianza potenziando l’offerta formativa con una collaborazione sinergica tra le istituzioni, le associazioni, le università, le comunità locali e gli stessi ragazzi. Inoltre, come ha evidenziato Malcangi, nel processo educativo un ruolo centrale è svolto dallo sport e dall’arte, strumenti attraverso cui si riescono a costruire realtà di condivisone, dove bambini con atteggiamenti e culture diverse sono costretti a collaborare, imparando col passare del tempo quanto sia necessario fidarsi del prossimo. Partendo dall’osservazione di alcune realtà particolarmente difficili, si può notare come i ragazzi cerchino di sopperire all’assenza di spazi dove sviluppare idee, emozioni e talenti trascorrendo intere giornate al di fuori delle mura domestiche senza alcun controllo. A tal proposito nei 13 punti luce aperti in Italia, l’organizzazione offre supporto scolastico, spazi dove leggere e navigare, attività motorie e artistiche, laboratori di teatro, fotografia, scrittura, musica e inoltre, i genitori possono ricevere consulenze legali, psicologiche, e pediatriche. Al fine di sviluppare i talenti individuali inoltre, l’organizzazione si occupa dell’acquisto di libri, di strumenti musicali e tecnologici, dell’iscrizione a corsi sportivi, musicali o teatrali. Pianoterra: uno sguardo dal basso ai diritti Successivamente Ciro Nesci, vicepresidente della Onlus “Pianoterra”, ha evidenziato come nonostante si continui a considerare esclusivamente la povertà economica, ci sono tanti altri tipi di povertà che necessitano di attenzione come, ad esempio, la povertà dei legami sociali. L’organizzazione cerca di stabilire delle relazioni con le famiglie offrendo sostegno ai bambini e alle madri, con lo scopo di far recuperare loro dignità e fiducia nelle proprie risorse. Nata nel 2008, l’associazione è riuscita  a crescere nel corso del tempo fino ad assumere stabilmente dieci persone che con il loro lavoro permettono lo svolgimento di importanti progetti. L’incontro, dunque,  ha dimostrato l’importanza delle organizzazioni no profit e non governative in un periodo particolarmente difficile. La crisi economica che ha investito la nostra società ha delle implicazioni sociali che non riguardano esclusivamente la perdita del lavoro, ma […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Metamorfosi del vero. Per Antonio Palermo

Il 18 e il 19 aprile 2016 l’Università degli Studi di Napoli Federico II promuove il convegno Metamorfosi del vero. Per Antonio Palermo, dedicato alla figura di Antonio Palermo (1929-2006). Antonio Palermo fu allievo di Salvatore Battaglia, e a questi, nella sua attività critica, egli dedicò diversi studi (ad esempio Antonio Palermo, Il Novecento di Battaglia, in Id., Il vero, il reale e l’ideale. Indagini napoletane fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 1995). Antonio Palermo rivolse la sua attività critica all’indagine dei risvolti della critica nell’Otto-Novecento ponendo grande attenzione su aspetti storiografici, sociologici, estetici, sulla critica marxista e sulla critica militante; si interessò, poi, all’operato di importanti intellettuali quali Settembrini, De Sanctis, Croce, Serra, Gioberti e Gramsci, ai rapporti tra letteratura italiana ed europea, ed ai problemi relativi alla storia e alla geografia letteraria; dedicò diversi studi anche alla letteratura napoletana post-unitaria e novecentesca e all’incontro, in quel tempo, tra giornalismo e letteratura (si veda per esempio tale rapporto in intellettuali come Salvatore Di Giacomo e Matilde Serao); egli pose, inoltre, con diversi saggi, l’attenzione sul tema della camorra all’interno dell’opera degli intellettuali napoletani della fine del XIX secolo e del XX secolo (si veda, per esempio, Antonio Palermo, La camorra come tema letterario, in Camorra e criminalità organizzata in Campania, a cura di Francesco Barbagallo, Napoli, Liguori, 1988). Con la sua attività critica, egli ha avuto il merito di aprire nuovi orizzonti di indagine divenendo punto di riferimento per lo storia della critica letteraria. La Federico II ricorda Antonio Palermo L’università Federico II, pertanto, ricorda Antonio Palermo a dieci anni dalla scomparsa, dopo le giornate di studio a lui dedicate nel 2009, con un importante convegno al quale parteciperanno diverse generazioni di studiosi ed allievi al fine di mantenere viva la memoria del loro Maestro. La manifestazione si aprirà lunedì alle ore 9.45 presso l’Aula Pessina (Edificio centrale, Corso Umberto I, 40), con i saluti di Gaetano Manfredi (Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II), Elda Morlicchio (Rettrice dell’Università L’Orientale di Napoli), Arturo De Vivo (Prorettore dell’Ateneo federiciano), Edoardo Massimilla (Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II), Silvia Palermo (Università di Salerno) e Pasquale Sabbatino (Coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia), e, dopo una sessione mattutina, continuerà alle ore 15 nell’Aula Piovani (via Porta di Massa, 1), per poi riprendere martedì sempre alle 9.45 nell’Aula Pessina. Interverranno, discutendo degli orizzonti di studio aperti dall’attività critica di Antonio Palermo, eminenti studiosi quali Enrico Malato, Giulio Ferroni, Roberto Fedi, Franco Contorbia, Carlo Vecce, Gino Tellini, Matteo Palumbo, Andrea Mazzucchi, Ruggiero Stefanelli, Rino Caputo, Manlio Santanelli, Antonio Saccone, Flora Di Legami e Aldo Morace. Il convegno Metamorfosi del vero. Per Antonio Palermo, sarà, inoltre, occasione per la presentazione del saggio postumo Metamorfosi del vero. Otto-Novecento da Leopardi a Totò (Napoli, ESI, 2016), a cui parteciperanno Sebastiano Martelli, Giancarlo Alfano, Francesco Bruni, Nicola De Blasi, Arnaldo Di Benedetto, Raffaele Giglio, Pasquale Guaranella, e Andrea Milano. Salvatore Di Marzo

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Cronaca locale

Nuovo ISEE: caos nelle università

Centinaia di studenti all’assemblea di Ateneo convocata da associazioni e collettivi studenteschi. Napoli – Segreterie universitarie strapiene, lunghe file di studenti che sbuffano e imprecano. Sui social network impazzano domande, polemiche, inviti ad agire, informazioni più o meno chiare. “Io non rinuncio!” denunciano le associazioni universitarie, e i rettori posticipano il termine ultimo per la presentazione del nuovo ISEE e il pagamento delle tasse per l’anno accademico 2014/2015. Ma cosa sta succedendo? Perché le università sono piombate nel caos? Quali sono i motivi delle proteste studentesche? Nuovo ISEE, proviamo a fare chiarezza L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è un indicatore che misura la ricchezza di una famiglia al fine di accedere a servizi, agevolazioni e altre prestazioni sociali erogati dall’INPS o da altri enti come le Università. Per l’accesso ai servizi di DSU, tra cui le borse di studio, assieme all’ISEE viene valutato il parametro ISPE, relativo alla situazione patrimoniale. Il calcolo dell’ISEE è stato riformato tramite il dpcm 159/2013, in vigore da gennaio 2015, che prevede: nel calcolo della situazione reddituale, l’introduzione di tutti i redditi esenti IRPEF (di conseguenza anche le borse di studio) e, per quanto riguarda la situazione patrimoniale, la valutazione degli immobili non più ai fini ICI ma ai fini IMU (con conseguente aumento di valore del 66% rispetto al precedente). Ma cos’è e come si determina adesso questo tanto chiacchierato ISEEU? L’ISEEU è un ricalcolo dell’ISEE che tiene conto di alcuni criteri previsti per l’Università. Criteri che sono stati modificati dal decreto sia con l’eliminazione della norma che valutava al 50% il reddito per gli studenti con fratelli e/o sorelle, sia con la riconsiderazione dello studente “autonomo”, il quale, per essere considerato tale, deve aver abitato da almeno due anni in un immobile non di proprietà della famiglia e deve avere un reddito lordo da lavoro non inferiore a 6500 euro. “I dati che abbiamo rivelano una drammatica incidenza del nuovo calcolo sugli studenti che hanno accesso alle prestazioni di DSU” – spiega Lorenzo Bianco di Link durante l’Assemblea di Ateneo convocata dalle associazioni e dai collettivi studenteschi alla Federico II – “Ma la questione riguarda tutti gli studenti, visto che il nuovo ISEE, facendoci risultare più ricchi, determina l’aumento della tassazione, generalmente fasciata in base al reddito”. Siamo tutti più ricchi? “In una regione come questa – prosegue Raffaele Giovine, rappresentante nel Consiglio degli Studenti di Ateneo – priva di una reale garanzia di welfare studentesco, con un drastico calo delle immatricolazioni e il trasferimento di massa di tantissimi giovani verso le regioni in cui il livello di diritto allo studio è più avanzato, il nuovo metodo di calcolo dell’ISEE ha escluso moltissimi studenti dalle graduatorie della borsa di studio, limitando di fatto l’accesso o il proseguimento del proprio percorso di formazione. In Campania – conclude – il diritto allo studio è solo un feticcio: basti pensare che quasi tutto il finanziamento nelle casse delle ADISU per le borse di studio – pari al 90% del totale – deriva dalla tassa regionale […]

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Attualità

A.Di.S.U Federico II: riusciremo a riveder le stelle?

Gli iscritti alla Federico II e assegnatari di una borsa di studio attraverso l’ente A.Di.S.U (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario) della stessa,sanno bene qual è la situazione in corso. Essi possono pure saltare questo paragrafo e, forse, l’articolo nel suo intero. Le righe che seguiranno sono dedicate a chi  è estraneo a questa realtà ma non è intenzionato a voltare lo sguardo davanti a problematiche non personali. In Italia, le risorse destinate agli studenti non abbienti e meritevoli sono gestite dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca) che eroga i fondi alle casse delle Regioni, le quali smistano tale denaro alle Università che affida il compito della loro gestione alle varie A.Di.S.U. I sussidi economici, nonostante vari cambiamenti di regole da istituto a istituto, sono assegnati attraverso due condizioni concatenanti: reddito e merito. Lo Stato Italiano, se vuoi raggiungere i livelli più alti d’istruzione ma non puoi permetterlo, ti tutela e ti dà diritto ad un aiuto economico, ammesso che dimostri il merito attraverso le attività didattiche. La meritocrazia pura. Questa è la teoria, passiamo alla pratica. Comincia male l’avventura di una qualsiasi matricola, la quale noterà che il bando esce ad Agosto ed il primo pagamento di tasse avviene entro fine Ottobre. Di per sé, questo svaluta un po’ la qualità del servizio dato al cittadino/studente, il quale si ritrova a dover anticipare o a saltare un anno, se non è economicamente sufficiente. Chi riesce a mettere assieme quei soldi, lo fa nella speranza che da lì a qualche mese li rivedrà tutti e con in più il bonus della Borsa vinta. (Ammesso sempre che ci riesca, non tutti vengono selezionati). Peccato che, ad oggi, sono centinaia i vincitori che aspettano gli acconti (la BDS si divide in due parti: acconto e saldo) e anche se hanno vinto per più anni, non hanno visto un solo centesimo. A meno di un mese dalla pubblicazione del bando per il 2015/2016, una bella fetta dei borsisti A.Di.S.U Federico II del 2012/2013 sogna di veder ancora una parte di quei soldi e, intanto, tra ritardi imbarazzanti e spiegazioni imprecise si continuano a consumare intere carriere universitarie. Si potrebbero fare varie ipotesi sul come risolvere questo problema, come cominciare a pagare almeno quelli ancora “in corso” per agevolargli gli studi o concedergli una dilatazione sul pagamento delle tasse, ma non è questo la sede adatta per discutere queste decisioni e non si hanno le competenze necessarie per farlo. Chiunque, però, può comprendere quando un diritto concesso e assicurato viene negato e per questo non c’è bisogno di una laurea. Sono innumerevoli le persone che contano su questa risorsa garantita dallo Stato sulla base della nostra Costituzione (art 34), tanti “cedono” e accettano di considerare la BDS come una forma di libretto di risparmi, un tesoretto e pagano le tasse di anno in anno fra mille sforzi. Come M.C.M, graduata al primo posto della sua facoltà e con un fratello fra i primi dieci, la quale si è ormai laureata e aspetta […]

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Attualità

Paolo Sorrentino alla Federico II

Paolo Sorrentino, noto regista, scrittore e sceneggiatore, ha ricevuto in data 5 giugno 2015 la laurea honoris causa in Filologia Moderna, presso l’Università Federico II di Napoli. Il Rettore nel suo discorso introduttivo racconta la vita dell’Università laica più antica: l’ateneo festeggia in questo giorno il suo 791esimo compleanno. Fondata nel 1224 su decreto dell’imperatore svevo, la Federico II nasce per creare una classe dirigente per il Sud Italia in una realtà sempre più multiculturale, oggi come allora. 80000 studenti si rivolgono all’ateneo del Sud per raggiungere il traguardo della cultura ed il trampolino di lancio nell’Europa del lavoro, motivo per il quale il Rettore ha sancito l’esigenza di festeggiare il compleanno di questa macchina del sapere, anno dopo anno. Al 1592 risale il decreto che di fatto stabilisce l’esistenza della laurea honoris causa per “meritata fama di singolare perizia”, istituto che ad oggi vanta fra i vari nomi quelli di Riccardo Ricciardi e Riccardo Muti. Il dipartimento di Studi Umanistici, diretto dal professor Massimilla, si apre sempre più all’arte del cinema e del teatro, e onora Paolo Sorrentino con la laudatio accademica del professor Corrado Calenda: l’ordinario di Filologia Dantesca ripercorre la strada del regista dal primo lungometraggio, L’uomo in più, attraversando le fasi del suo talento (This must be the place, La Grande Bellezza) fino a toccare Youth. L’emozione palpabile del relatore tiene la folla in religioso silenzio e i giornalisti incapaci di poter replicare La Grande Bellezza delle sue parole. Dopo il magistrale discorso del relatore, un emozionato Paolo Sorrentino raggiunge il palco per ritirare la Laurea e onorare i presenti con un discorso circa il suo particolare modo di sentire il cinema, per quanto non sia mai facile e sempre limitativo definire ciò che si ama. Il cinema per Paolo Sorrentino è suggestione, immagine eterea e irraggiungibile. È il tarlo dell’esistenza, il continuo interrogarsi degli uomini che hanno sete di sapere. Come diceva Jep Gambardella “È solo un trucco, finisce tutto così con la morte… ma prima della morte c’è stata la vita. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura… “ Quel trucco è il cinema. La finzione intrinseca alla settima arte, il copione, il canovaccio che l’attore deve seguire, indossando così una maschera che non gli appartiene. Il cinema è finzione, ma è dietro quella finzione che si cela l’interrogarsi vero dell’uomo che diventa soggetto pensante. L’uomo che pensa si interroga continuamente sulla vita che ha davanti e dal trucco nasce la sete di sapere. Se il cinema è finzione, è dalla finzione che scaturisce il pensiero dell’uomo. Il trucco è vita. Il cinema è vita. “Trucchi ed espedienti possono sembrare bassezze. Ma è tutto ciò che abbiamo per vivere e per scrivere e per fare film. I trucchi sono tutto ciò che ho per sopravvivere.” Ma Paolo Sorentino non può parlare di cosa significhi per lui scrivere di cinema, senza collegarsi alla sua terra, Napoli, e alle sue radici. “Tutto ciò che so l’ho appreso durante i miei primi anni di […]

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