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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 288 articoli

Libri

Premio Napoli 2021, annunciati i titoli dei libri finalisti

La sede della Fondazione Premio Napoli ha ospitato la conferenza stampa durante la quale il Presidente Domenico Ciruzzi ha svelato i titoli finalisti delle tre terne di narrativa, poesia e saggistica: nove opere selezionate dalla Giuria Tecnica tra le centotrentasette candidate per l’edizione 2021. Premio Napoli 2021, i finalisti Per la narrativa: La città dei vivi (Einaudi) di Nicola Lagioia, che ricostruisce l’omicidio di Luca Varani, evento che nel 2016 ha sconvolto l’opinione pubblica; Archeologia del sangue (Cronopio) di Enzo Moscato, primo volume di una trilogia autobiografica; Aurelio Picca con Il più grande criminale di Roma era mio amico (Bompiani) romanzo ‘pulp’ candidato anche per il Premio Strega 2021 a Edoardo Nesi. Per la sezione poesia: Carmen Gallo con Le fuggitive (Aragno); Laura Liberale con Unità stratigrafiche (Arcipelago Itaca); Alberto Rollo con L’ultimo turno di guardia (Manni). La saggistica completa le terne con Incursioni (Feltrinelli) di Salvatore Settis; Figure (Einaudi) di Riccardo Falcinelli e infine Marco D’Eramo con Dominio (Feltrinelli). Le Giurie  La scelta dei vincitori per le tre terne è affidata al giudizio della giuria dei ‘Giudici Lettori’, vera particolarità del Premio: una giuria popolare composta da quasi duemila appassionati lettori, in solitaria o costituti in ‘comitati di lettura’, napoletani e non, che leggeranno le opere della terna loro assegnata e decreteranno i vincitori. A selezionare i finalisti, invece, la ‘Giuria Tecnica’, composta quest’anno da Domenico Ciruzzi, Wanda Marasco, Stefano Balassone, Mirella Armiero, Antonio Gnoli, Eugenio Lucrezi, Giacomo Raccis, Bruno Moroncini, Monica Ruocco, Paola Villani, Chiara Ghidini, Alfredo Guardiano, Pasquale Sabbatino, Ermanno Paccagnini, Maurizio Braucci, Matteo Palumbo, Valerio Caprara, Antonella Cilento, Antonio Tricomi, Edoardo Camurri. Anche quest’anno la Fondazione stilerà il programma autunnale di incontri con gli autori, presso la sede a Palazzo Reale, le scuole centrali e di periferia e le carceri campane in vista della cerimonia finale di premiazione fissata per il 21 dicembre al Teatro Mercadante di Napoli. Immagine: Fondazione Premio Napoli

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Libri

Atelier Storie prêt-à-porter: un libro che si veste di stile

Atelier Storie prêt-à-porter di AA. VV. è un libro curato da Maddalena Castegnaro Guidorizzi e Teo De Palma, edito da Les Flâneurs Edizioni. Un libro particolare, non semplicemente un’antologia di racconti di moda, bensì un vero e proprio viaggio, attraverso le parole e gli abiti. Atelier Storie Prèt-a-porter: dalla moda alle suggestioni che scaturiscono dalle parole La moda al centro dell’attenzione, rievoca una serie di sensazioni, pullula di storia e tradizione, e diventa identità. Si tratta di un “libro d’Artista”, nel quale si susseguono i punti di vista di vari autori, in un racconto collettivo che saprà ammaliare i lettori sin dalle prime pagine. Ciò che colpisce maggiormente della narrazione è quello stile sicuramente innovativo, organicamente analitico, d’élite ma non troppo. Indubbiamente vicino ad ognuno di noi. Adatto ad ogni lettore. Una scrittura semplice, interessante, che così come accadde per il prêt-à-porter, quando agli albori provò a farsi spazio non solo come stile lussuoso, diventa una forma che accoglie tutti, con un carattere nuovo, ineguagliabile ed unico al tempo stesso. Atelier Storie prêt-à-porter si veste di stile, e con cura dei dettagli, amore e passione, conquista le esigenze anche dei lettori dai gusti “complicati”. Pensandoci potrebbe essere proprio questa la funzione di un libro, una delle tante, per meglio dire. È banale dire che ogni persona predilige uno stile narrativo diverso e quindi riuscire a catturare l’attenzione di tutti, sorprendendo e denotando un percorso narrativo ricco di spunti di riflessione, cultura, tradizione, storia, non è facile e non è da tutti. Questo simpatico ed interessante “romanzo”, è un vivace affresco che descrive i vivaci costumi del tempo, con un autori che raccontano e parlano di moda, ma non solo. Tutto ciò, questa forte attenzione al dettaglio, mai esagerata e mai prevaricante, conduce non ad una definizione univoca e quindi standardizzata, ma ad una immagine caleidoscopica che, in virtù della sua essenza, esprime bene la propria vitalità. Un libro creato su misura che racconta, attraverso diversi punti di vista, quindi con soggettività (senza però eccedere), quanto si ricollega alla moda vera e propria. Parlare di moda attraverso le parole probabilmente non è semplice, ma con questo libro anche coloro che non sono appassionati al genere in questione, riusciranno a captare qualcosa dalla lettura. Proprio come la moda che riflette i gusti e lo stile di una persona, così la scrittura che parla di tutto ciò interpreta, o forse reinterpreta, il senso profondo dell’essere, dell’arte.    Immagine in evidenza: www.lesfaneuredizioni.it

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Libri

Lo strano caso del maestro di violino: un giallo di Alessandra Cavallo

Lo strano caso del maestro di violino è un avvincente romanzo dell’autrice Alessandra Cavallo, edito da Newton Compton. Accenni alla trama “I primi segnali della pandemia cominciano a farsi sentire, nel frattempo Adalgisa Calligaris riceve in commissariato la denuncia di Filippo Acquacheta: qualcuno ha rubato dalla tenuta della sua famiglia lo spartito di un’antica opera lirica, chiamata Rosamunda. Con l’aiuto dello zio Fortunato, lo spartito è stato cercato ovunque, ma senza successo. Il problema però, è che della reale esistenza dell’opera, non vi è alcuna prova. Lo zio di Filippo ne sarebbe infatti venuto a conoscenza in sogno, su indicazione di Giuseppe Verdi”. Ecco che un -semplice furto-, si trasformerà in qualcosa di estremamente avvincente e lascerà col fiato sospeso… Lo strano caso del maestro di violino: un’indagine che lascerà col fiato sospeso Il romanzo è un intenso giallo, che sin dall’inizio coinvolgerà i lettori, catapultandoli in una storia apparentemente facile da risolvere, ma che rivelerà nel corso della narrazione il suo vero profilo. Lo strano caso del maestro di violino è un libro che fa trattenere il fiato, e catturerà l’attenzione grazie alla bravura dell’autrice che ha saputo creare diversi intrecci e livelli propri del corpus narrativo. Il romanzo sa essere anche divertente, probabilmente ciò è dovuto alla ben delineata caratterizzazione sia ambientale, sia dei protagonisti, un pò strambi, primo tra tutti il commissario. La storia si svolge in un paesino umbro, una realtà incontaminata, ma che condensa in sé quella serie di pettegolezzi e maldicenze che spesso caratterizzano le piccole realtà dove il tempo sembra essersi fermato. Il commissario è una donna dal carattere forte e deciso, e ciò si avrà modo di appurarlo leggendo il libro. Così come per gli altri personaggi, tanti, a volte difficili da ricordare proprio perché numerosi, anche la figura del commissario è ben delineata, caratterialmente ed esteticamente ed immaginarne l’indole non è difficile. Sicuramente la donna spicca per intelligenza, e si fa spazio tra le vicende (a volte facili e a volte paradossali, come nel caso di questo romanzo) sulle quali indaga. Tutto è perfettamente pensato e costruito, realizzato magistralmente con le parole, messe nero su bianco a formare l’amabile tessuto narrativo de Lo strano caso del maestro di violino. Pur trattandosi di un giallo, il romanzo risulta abbastanza facile da leggere, grazie ad un linguaggio spesso contraddistinto dall’uso di termini dialettali o derivanti dal parlato comune. Ecco un altro elemento che conferisce quel carattere in più a tutto, dai personaggi, all’ambientazione, dalla vicenda che dà il via alla storia vera e propria, fino alla presenza dell’autrice che a tratti sembra una sceneggiatrice, per l’abilità con la quale “tesse” i fili di una – indagine fuori dal comune. Regista di una storia che appare semplice ma si complica sempre di più con l’aggiunta di nuovi elementi, sino alla soluzione finale. Tanti sospetti, indagini lunghe, non un unico filo conduttore, intensi livelli psicologici, suggestione ed emozione, dall’inizio alla fine. Tra battute pungenti, altre sottilmente ironiche e diatribe varie su temi fortemente attuali, tutto […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Polo del Libro: dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri

Napoli, 16 settembre. La casa editrice Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti hanno presentato il “Polo del Libro” al teatro Mercadante. All’evento hanno partecipato Rosario Esposito La Rossa, Direttore Editoriale della Marotta&Cafiero, il gen. Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente, Antonio Parlati, presidente della sezione Industria culturale e creativa dell’Unione Industriali di Napoli e Fabrizio Attanasio, project manager della Legatoria Tonti. Il progetto nasce dall’unione di due aziende, che operano sul territorio campano dal 1959: la Marotta&Cafiero, storica casa editrice napoletana, trasferita da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo a Scampia, e la Legatoria Salvatore Tonti, nata a San Biagio de’ Librai, con la sua storica attività artigianale e trasferitasi a Mugnano, una volta diventata industria manifatturiera. Il legame tra le due realtà campane ha permesso di convogliare energie e idee in un progetto per la diffusione della cultura su un territorio storicamente complesso, dove la malavita la fa da padrona. Dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri «Dove si stringevano alleanze criminali, ora ci sono aziende che creano nuovi tipi di alleanze per far nascere un polo industriale del libro», spiega Rosario Esposito La Rossa. L’unione delle due attività ha un duplice obiettivo: produrre un catalogo Made in Naples, con materie prime sostenibili, di prima qualità, partendo da carta riciclata e far sì che il libro non sia solo un prodotto destinato all’élite. Un proposito arduo in Campania, considerando che nel 2020 si è classificata tra le ultime regioni per la propensione verso la lettura, con il 28,3% di persone con più di 6 anni che hanno letto un libro negli ultimi 12 mesi. Ed è per questo che l’intento del Polo del Libro è rendere la cultura un deterrente per la comunità e far sì che sia accessibile a tutti, con prezzi modesti e l’iniziativa del “Libro sospeso”, ispirato dalla tradizione napoletana del caffè sospeso, in modo tale da donarli alle famiglie meno abbienti e attuare un cambiamento concreto. Polo del libro: Libri a km 0 Per cambiare l’editoria bisogna distinguersi, il Polo del Libro riesce a farlo in un mercato editoriale che privilegia la delocalizzazione della produzione nazionale e articoli standardizzati. Di fatti, Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti realizzano un proposito che investe nell’economia locale, nella ricercatezza dei materiali e nel patrimonio culturale. I loro volumi sono stampati su carta riciclata al 100%, sono long life e resistono all’obsolescenza programmata e per ogni 1000 copie stampate vengono salvati 7 alberi alti 20 metri, risparmiate oltre 438.200 litri d’acqua (219.100 bottiglie da due litri) ed evitato il consumo di corrente elettrica pari a 4900 kWh. Si tratta di libri a km 0: pensati, sviluppati, prodotti a Napoli e sostenibili. Un progetto che potrebbe dirsi quasi impossibile: d’altronde il cartello della Scugnizzeria recita «Sognare sogni impossibili», che giorno dopo giorno continua a realizzarsi con le pubblicazioni di autori del calibro di Stephen King, Daniel Pennac, Raffaele La Capria e del Premio Nobel per la Letteratura Günter Grass. Foto di Marco Maraniello

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Voli Pindarici

Trieste, un giro turistico ispirato al film Midnight in Paris

Trieste, un viaggio tra le strade del capoluogo friulano tra arte, storia, letteratura e cucina ispirandoci al film Midnight in Paris “Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore.” La poesia scritta da Umberto Saba, contenuta all’interno del Canzoniere, descrive, con poche e semplici parole, la città natale del poeta; ossia Trieste. Il capoluogo friulano si distingue da tutte le città italiane che ho visitato nel corso delle mie vacanze.  Milano è la città dell’economia e della moda, Firenze è la città d’arte per eccellenza con le sue chiese e musei, Bologna è il paradiso per gli universitari  mentre Palermo è il ponte culturale che unisce l’Europa all’Oriente per la sua architettura. Trieste è diversa dalle altre città italiane; ricorda molto Vienna, Praga, Cracovia o Budapest per la sua architettura e il suo legame con l’Europa centro-orientale come la Chiesa Serbo-Ortodossa, la statua dell’imperatore Massimiliano, i piatti di carne e crauti, i caffè storici novecenteschi ma c’è  qualcosa che la distingue dalle altre località mitteleuropee. Si tratta del mare, l’Adriatico dà un tocco diverso alla città, un sapore mediterraneo che rischia di perdersi in quelle zone montuose che si protendono tra l’Austria e la Slovenia. Inoltre, Trieste è anche la città dei poeti, degli scrittori e dei sognatori che vivono nelle pagine di un libro. Ed io mi sono perso per le strade della città come Gil Pender, interpretato da Owen Wilson, nel film cult di Woody Allen “Midnight in Paris” (2010). Il protagonista della pellicola è uno sceneggiatore hollywoodiano e scrittore che si lascia andare al fascino di Parigi dopo la mezzanotte e sogna di incontrare le grandi personalità dei Ruggenti anni Venti che vissero nella capitale francese come Francis Scott Fitzgerlad e sua moglie Zelda, Salvador Dalì, Pablo Picasso oppure Gertrude Stein. A Trieste è proprio possibile fare un percorso del genere, ispirandoci alla commedia di Allen, grazie alla storia letteraria della città. Ora immaginiamo di muoverci come Gil tra le stradine di Trieste e immaginiamo che le statue di bronzo dei grandi letterati che hanno reso celebre la città del Friuli, possano prendere vita e dialogare con noi. Iniziamo il nostro viaggio letterario-turistico dal Borgo Teresiano all’alba (non come il film), qui è possibile incontrare un curioso personaggio. Porta il cappello in testa, indossa degli occhiali tondi, una camicia con cravatta e ha un libro per mano. Non è nativo del posto, piuttosto proviene da una lontana isola nel Mar del Nord. E’ uno scrittore, un giornalista ma anche un insegnante di lingua inglese che ha scritto opere come Gente di Dublino, il Ritratto dell’Artista, L’Ulisse e The Finnegan’s Wake. Si tratta di James Joyce, che visse a Trieste per molti anni poiché insegnò la lingua inglese alla Berlitz School. “La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi.” (Citazione dal romanzo L’Ulisse) Da qui immaginiamo di dirigerci verso est, entrando nel cuore della città. Avventurandoci […]

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Libri

Sylvie Richterovà presenta la riedizione di Topografia al FLIP

Sylvie Richterovà e la riedizione di Topografia in occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco Sylvie Richterovà è una scrittrice e saggista ceca residente in Italia dagli anni Settanta e docente universitaria presso La Sapienza di Roma fino al 2009, dove insegnava letteratura ceca. In occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli (promosso dal comune, dalle librerie Wojtek e Mio nonno è Michelangelo e dal blog Una banda di cefali), la scrittrice è stata tra gli ospiti per la presentazione della riedizione del suo libro. Si tratta di Topografia (Mìstopis, 1975 edizione samizdat) che è tornato dopo anni con una nuova versione pubblicata da Rina Edizione. La presentazione si è svolta alla Torre dell’Orologio nel comune di Pomigliano il giorno sabato 4 settembre, assieme allo scrittore e giornalista Davide Morante, a Gaia Seminara, docente a contratto di Lingua e letteratura ceca all’Orientale di Napoli e Alessia Cuofano, laureanda in Lingue e letterature delle Americhe sempre dell’Università Orientale. Topografia di Sylvie Richterovà, un libro censurato del regime comunista Dopo aver illustrato la vita, l’educazione e le restanti pubblicazioni, Alessia Cuofano  ha presentato il libro spiegando che Topografia non era una nuova pubblicazione piuttosto una riedizione dopo quarantanni e una pubblicazione in samizdat ossia “pubblicazioni clandestine dattiloscritte e auto-edite che venivano prodotte nei paesi di influenza comunista […] per eludere la censura.” “Pubblicato in samizdat, erano le auto-pubblicazioni di autori che non volevano nemmeno passare attraverso la censura tanto sapevano, non solo, erano veramente indipendenti, siamo ad un festival della letteratura indipendente, questo è un punto estremo dell’indipendenza, che poteva ripiegare in una ragione completamente […] a Roma erano molto sopresi di come si facevano, da un lato c’erano gruppi di persone che si occupavano di questa produzione clandestina e di libri di qualità, dall’altra dattilografe che facevano le copie […] autori che firmavano le copie all’inizio poiché una copia firmata da me era mia [….] l’edizione a stampa, la prima era l’edizione di una casa editrice ceca in esilio, in Canada a Toronto, dagli anni Novanta in poi tutti i miei libri […] sono stati pubblicati nel mondo.” La cultura della Cecoslovacchia comunista e quello sbarramento tra Europa dell’est e dell’ovest Ha preso poi la parola la scrittrice che, riguardo al suo romanzo, ha confessato che: “Un’organizzazione cronologica non mi interessava, io mi ricordo ancora la mia ribellione alla forma codificata, questo è troppo facile. La mia scrittura, soprattutto direi, i primi libri come Topografia, è un bisogno di elaborare con la coscienza cose più forte di me che sentivo, ed erano talmente forti sul piano esteriore. Io nel mondo ho conosciuto l’est e l’ovest europeo vivendo da una parte all’altra, io nel ’71 avevo il passaporto italiano, dal ’67, ed io tornavo la e passavo periodi e periodi drammatici e sono delle cose che ognuno vive, se no fugge e io penso che sia giustissimo elaborarlo. Ci vuole una creatività più forte di quella di una storia che ci inventiamo.”.  Del dissidio […]

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Fun e Tech

I videogiochi sono debitori verso Italo Calvino e James Joyce ?

Videogiochi, Italo Calvino e James Joyce; quando il mondo videoludico è fortemente debitore alla letteratura novecentesca Gli attuali videogiochi di ultima generazione, con trame  sviluppate e una maggior cura per i dialoghi e per le scenografie oltre che per la progettazione, vengono sempre più spesso accostati a prodotti artistici al pari di canzoni o film. Per quanto sembri assurdo, esiste un sottile legame che collega la letteratura, quella modernista e post-modernista, all’industria videoludica e questo sembra sempre più evidente, infatti molti videogames recenti hanno caratteristiche in comune con alcune tecniche narrative di molti romanzi novecenteschi e alcuni scrittori hanno anticipato l’avvento del mondo digitale. Videogiochi e letteratura; i molti esempi di adattamento da testi letterari Diversi videogiochi sono tratti da opere letterarie; è il caso della serie Ubisoft Rainbow Six tratta dall’omonima serie di romanzi dello scrittore di thriller Tom Clancy (autore di best-seller come La grande fuga dell’Ottobre Rosso e Senza Rimorso), la serie The Witcher tratta dai romanzi fantasy dell’autore polacco Andrej Sapkowski, la serie di avventure grafiche di Sherlock Holmes della Frogwares tratta dai racconti e romanzi di Arthur Conan Doyle oppure Dante’s Inferno come riadattamento della Divina Commedia in chiave fantasy e horror. Non mancano i casi di influenze meno palesi: Assassin’s Creed risente dell’influenza del romanzo Alamut che narra le vicende della Setta dei Nizariti, oppure la serie God of War si ispira alla mitologia greca e a quella nordica. Altrimenti abbiamo casi di videogiochi storici ambientati in determinate epoche perfettamente ricostruite con l’aiuto di storici, il caso della trilogia di Prince of Persia: le sabbie del tempo ambientato nella Persia medievale oppure Ghost of Tsushima nel Giappone feudale durante le invasioni dei Mongoli. James Joyce, lo scrittore irlandese che ha predetto l’era digitale con le sue opere Uno dei primi scrittori ad aver predetto il mondo dei videogiochi è l’irlandese James Joyce. Autore della raccolta di racconti Gente di Dublino (1914), dei romanzi L’Ulisse (1922) e Finnegan’s Wake (1939), il giornalista e autore modernista ha anticipato l’era informatica e la nuova comunicazione nei suoi romanzi. L’esempio più palese è proprio nell’Ulisse, dove Joyce cerca di adottare diversi linguaggi espressivi nel narrare la vicenda di Stephen Dedalus, Leopold Bloom e Molly. Nell’episodio di Circe, l’autore utilizza la forma di sceneggiatura teatrale, nell’episodio di Eolo si riprende il modello di scrittura giornalistica mentre quello delle Mandrie del Sole risente dell’intera produzione letteraria inglese dal Medioevo ai primi del Novecento. L’intento di Joyce col suo romanzo è di rappresentare la modernità che ha cambiato la realtà circostante e la sua percezione. D’altronde le scoperte di Albert Einstein in merito alla Teoria della relatività e quelle di Sigmund Freud sulla psiche hanno ribadito che l’uomo non ha una conoscenza certa della realtà circostante, la quale appare mutevole. Una crisi che ha distrutto l’individuo provocandogli nevrosi a cui si aggiunge l’imminente arrivo del moderno (cinema, telefoni, treni a vapore, automobili, luci delle città) che ha l’effetto di amplificare lo shock. Proprio come un videogioco alterna fasi interattive a cut-scene (quelle non […]

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Libri

La violinista di Auschwitz: un romanzo di Ellie Midwood

La violinista di Auschwitz è il nuovo romanzo di Ellie Midwood edito da Newton Compton. Un romanzo storico che però ha molto da raccontare e che ha tanto da insegnare, in una lettura che si configura come avvincente ed interessante al tempo stesso; un libro che fa riflettere su ciò che stato, una “fetta” di storia dolorosa che non deve più ripetersi. La trama “Ad Auschwitz ogni giorno è una durissima lotta per la sopravvivenza. Alma è la detenuta 50381, il numero tatuato sulla sua pelle. È rinchiusa con migliaia di altre donne, portata via dai suoi affetti, circondata da un filo spinato che non le lascia scampo. Una realtà estremamente lontana alla sua vita precedente. Era una violinista, incantava il suo pubblico con note melodiche e soavi che riempivano il cuore. D’un tratto purtroppo la dura e terribile presa dell’Olocausto ha invaso l’Europa e nulla ha potuto salvarla. Quando la responsabile del campo femminile nomina Alma direttrice dell’orchestra, lei è tentata di rifiutare. Poi accade qualcosa. Così… improvvisamente. Proprio come quella realtà terribile nella quale si trova rinchiusa da un giorno all’altro. Qualcosa scombussola ancor di più, la sua esistenza provata, e soprattutto privata di ogni identità”. La violinista di Auschwitz: una storia straziante si fa spazio tra le pagine del romanzo “Rasata come una pecora e identificata da un numero anziché da un nome”, si legge in un passo de La violinista di Auschwitz. Eppure lei, Alma, appare sin da subito come un personaggio forte, caratteristica che rende ancor più avvincente il romanzo che ricordiamo, essendo di caratura storica, delinea i contorni di un preciso quanto drammatico momento storico. La storia è straziante, lacera il cuore, e ancora oggi ci si chiede “perché”?! Perché tutto quell’orrore, quei massacri, quello spettro malvagio e senza senso alcuno. È grazie a romanzi come questi che quella realtà spesso descritta dai libri di storia, riesce ad entrare dentro ogni persona, fino all’anima. Si delinea, grazie alla narrazione precisa e quasi analitica, il profilo di una protagonista, Alma, che insegna  a cercare, e se possibile vedere, la bellezza anche tra le macerie. Alma cattura l’attenzione, ciò che quotidianamente vive ed osserva, mette in subbuglio il cuore, avvicinandola fortemente al lettore. Si legge di giornate scandite da una routine disarmante, pranzi e cene a base di “zuppa”, acqua sporca all’interno della quale i più “fortunati” trovavano una rapa marcia, poi silenzi improvvisamente squarciati da grida disarmanti, donne dagli occhi vuoti. Le parole del romanzo rendono perfettamente l’immagine di tutto ciò, di quegli attimi infiniti che i protagonisti, per lo più donne, vivono e che infiammano il cuore dei lettori. Accade che tutto ciò, la narrazione così vivida di particolari e attenzione alla descrizione di eventi e comportamenti, soprattutto femminili, entra dentro. Quel blocco asettico e maledetto un giorno assunse un velo di normalità (se così la si può chiamare) quando improvvisamente Alma cominciò a suonare. Le donne non ancora costrette a letto le fecero spazio nel blocco 11, quello delle sperimentazioni, osservandola con timida dolcezza, con […]

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Libri

Frequency: la serie di Renato Garofalo

Frequency è una serie di episodi narrativi – che si prestano alla trasposizione cinematografica – scritta da Renato Garofalo e pubblicata a partire dal 2017 tramite piattaforma di autoedizione. Frequency: sintonizzazioni e frequenze pericolose La trama del testo segue un doppio filo: da un lato, una storia all’apparenza semplice, lineare; dall’altro, una catena di fatti che amplia a dismisura l’iniziale linea narrativa; un gruppo di amici deve scoprire che sta succedendo: strappati letteralmente alla loro quotidianità, si ritrovano di colpo in un mondo fatto di intrighi, bugie, segreti, squallore e depravazione in cui poco – davvero poco – è ciò che sembra; incontreranno, in questo loro viaggio al centro del male, compagni di viaggio e d’avventura che li aiuteranno e che diventeranno parte di una nuova famiglia allargata; ma, come si diceva, avanzando nella lettura si scopre che la semplicità iniziale è solo un’apparenza e che la storia si fa maggiormente complessa, pagina dopo pagina: attraverso complicazioni varie, garbugli, colpi di scena e intrecci di trama che dalla linea d’azione principale portano il lettore verso altre linee e altri intrecci, l’autore allunga, dilata la narrazione dei fatti tenendo il lettore sempre sospeso fra le pagine, nella lettura e nell’immaginario. Lo stile è veloce, l’azione procede svelta, le digressioni portano avanti o indietro, non “spezzano” affatto il ritorno, il ritmo narrativo, piuttosto lo dilatano senza forzature; il linguaggio è semplice, diretto, in linea con questo tipo di narrazioni. L’assunto di fondo su cui si concentra l’autore è la teoria della correlazione quantistica (in chiave fantascientifica), la quale si innesta, a sua volta, su un canovaccio scenico che apre la stesura della serie narrativa ad un intreccio di esiti ulteriori. Cosa accadrà ai ragazzi della storia? Ostico a riassumere, in poche righe, ciò che Frequency produce nel lettore: pagine scritte che se immaginate portano davvero a rocambolesche immagini cinematografiche (e non è un caso, infatti, che l’autore confessi in quarta di copertina di essersi lasciato ispirare dal cinema di una certa impronta: fra i registi «Ridley Scott, John Carpenter e Sam Raimi […] Quentin Tarantino», fra i supervisori agli effetti speciali, l’artista surrealista «Hans Ruedi Giger»). Cosa accadrà, quindi? Il lettore, se vorrà, potrà scoprirlo leggendo i passi di questa strutturata serie narrativa. Un consiglio, che seppur ovvio, mi sento di dare: non partite dall’ultimo episodio, ma iniziate da subito a recuperare fin dal primo numero della serie; questo perché la storia non è affatto slegata e nei vari capitoli della serie, fin dal primo numero, l’autore ha inserito elementi e dettagli fondamentali che segnano passaggi cruciali nell’economia del testo: la storia, dunque, segue un lungo continuuum narrativo e temporale e per essere fruita come nelle intenzioni dell’autore è importante che sia letta dall’inizio per evitare “di perdere il filo” e inficiare la comprensione in toto della serie. Renato Garofalo: l’autore Renato Garofalo è uno scrittore e un amico fraterno. Frequency è un progetto, un’idea di scrittura, che parte da lontano: la trama è figlia di rimaneggiamenti vari che partivano dall’idea di […]

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Libri

Romanzi di avventura, l’Africa narrata da Haggard a Crichton

Romanzi di avventura, cosa rappresentano Le Miniere del re Salomone di Haggard a Congo di Crichton nonostante quasi un secolo di distanza? I romanzi di avventura hanno sempre affascinato i lettori di ogni epoca che cercano uno svago dalla vita quotidiana grazie alle vicende ambientate in località esotiche. Tra questi posti remoti abbiamo il caso dell’Africa che ha ispirato due libri pubblicati quasi ad un secolo di distanza. Si tratta de Le Miniere del re Salomone di Henry Rider Haggard (1885) e di Congo di Michael Crichton (1980). Cosa accomuna questi due romanzi? Cosa li differenzia? Mondi perduti, alla ricerca del regno della regina Saba nel cuore della giungla africana Ambedue i romanzi di avventura affrontano come tema il “Mondo Perduto” ossia il topos  di “un luogo remoto e inesplorato rimasto “fuori dal tempo”, tagliato fuori dal resto del mondo conosciuto conservando straordinarie caratteristiche arcaiche”, come riportato da Wikipedia sulla pagina dedicata al tema. Tra gli esempi di opere che trattano questo argomento abbiamo i romanzi Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle (il padre di Sherlock Holmes) Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne, oppure il caso del film King Kong (1933) e i rispettivi remake del 1977 e del 2005. Nel romanzo di Haggard, i protagonisti, l’avventuriero Allan Quatermain, il nobile sir Henry Curtis e il capitano della marina John Goode, partono per un viaggio nel cuore del Sud Africa. Lord Curtis ha assoldato il cacciatore e il marinaio nella sua squadra per ritrovare il fratello scomparso, partito per il continente nero alla scoperta del Regno della regina Saba. Invece nell’altro romanzo, durante la spedizione tra la catena dei Monti Virunga in Congo (all’epoca Zaire visto che la storia è ambientata nel 1979), il team guidato dal primatologo Peter Elliot e dall’esperta di informatica Karen Ross, partito per scoprire cosa fosse successo al team precedente, giunge ai resti dell‘antica città di Zinj, luogo leggendario descritto dai mercanti arabi nel Medio Evo. Tale città, abbandonata nella giungla, era il centro fiorente di una ricchissima civiltà grazie all’abbondanza di diamanti; poi giunse al collasso e adesso una nuova specie di primate, simili agli scimpanzé ma con le dimensioni dei gorilla, custodisce le rovine. Le due opere sono ispirate ad una corrente di studi che vede il regno della regina Saba nell’Africa, forse nell’Etiopia, contro l’altra corrente che pone il favoloso reame nell’area meridionale della penisola arabica (attuale Yemen). L’importanza della scienza e della tecnologia nei romanzi di avventura: Crichton, il creatore dei “techno-thriller” Quello che differenzia Congo da Le Miniere del re Salomone è l’approccio con la tecnologia. Il romanzo di Crichton appartiene al filone del tecno-thriller come il caso dei romanzi Jurassic Park (1990), Sfera (1987), Timeline (1999) o Micro (2011), dove la maestrie di un thriller adrenalinico e con colpi di scena incontra la conoscenza scientifica e tecnologica (infatti Crichton si laureò in medicina e chirurgia ad Harvard dopo gli studi antropologici e letterari). Infatti lo scrittore e sceneggiatore californiano amava riempire i propri romanzi di alcune pagine dedicate […]

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