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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 177 articoli

Libri

Jean-Christophe Grangé: L’ultima caccia | Recensione

L’ultima caccia è in libreria dal 10 settembre, edito in Italia  da Garzanti e, con esso, Jean-Christophe Grangé si conferma uno degli autori di thriller più amati dai lettori. I suoi libri, tradotti in trenta lingue, occupano sempre i primi posti delle classifiche internazionali e il suo ultimo successo non fa eccezione. È il romanzo che segna il ritorno del detective Pierre Niémans, già protagonista de I fiumi di porpora,  dal quale nel 2000 è stato tratto un film con Jean Reno a ricoprire il ruolo principale. Con L’ultima caccia, Grangé torna alle atmosfere del romanzo che gli ha regalato la notorietà, I fiumi di porpora, e tesse una storia ricca di suspense e colpi di scena, dove gli orrori del passato sono la chiave per risolvere gli enigmi del presente. Acquistalo qui L’ultima caccia: sinossi e considerazioni del libro di Jean-Christophe Grangé Per il suo nuovo romanzo, Grangé sceglie un’ambientazione per lui inusuale, ponendo la vicenda nel cuore della Foresta nera, dove gli alberi fitti formano un dedalo inespugnabile. Tuttavia, l’azione ha inizio in un’altra foresta, quella di Trusheim in Alsazia, dove il detective Pierre Niémans viene chiamato ad investigare sull’uccisione del giovane Jürgen von Geyersberg, rampollo di una nobile e stimata dinastia tedesca. Il suo cadavere viene rinvenuto, nudo e con evidenti segni di mutilazione, in una parte della foresta che fa parte dei possedimenti alsaziani della famiglia. Niémans sembra essere l’uomo perfetto per risolvere casi spinosi che richiedono sangue freddo e riservatezza in ogni fase dell’indagine. Perché è importante che non trapeli alcun dettaglio e si impedisca alla stampa di ricamare sopra le vicende di una famiglia tanto rispettabile. Con l’aiuto dell’allieva Ivana Bogdanović e del comandante Kleinert, capo delle forze dell’ordine tedesche, Niémans si mette sulle tracce degli assassini, individuando, grazie al suo intuito infallibile, una valida pista da seguire: è quella della pirsch o caccia alla seguita, una ricerca silenziosa e solitaria alla preda, alla quale ci si avvicina il più possibile e, dopo un lungo appostamento, si conclude con un assalto all’arma bianca. Parte importante di questo rituale venatorio, di cui Jürgen era particolarmente esperto, è proprio la mutilazione dell’animale, del tutto simile a quella operata sul corpo della vittima. La risoluzione del caso, dunque, sembrerebbe da ricercare in seno ai gruppi ambientalisti, dal momento che l’omicidio pare rispondere al principio occhio per occhio, dente per dente. Ma più il tempo passa, più questa pista, all’inizio tanto promettente, si perde in sentieri secondari che sviano la polizia rischiando di far naufragare le indagini. Per arrivare alla verità, a Niémans e ai suoi non resta che stare al gioco e trasformarsi in predatori, prima che siano loro a diventare prede. Una prima considerazione da fare riguarda sicuramente il tipo di scrittura che caratterizza i romanzi di Jean-Christophe Grangé: semplice ma impattante, cruda ed elaborata allo stesso tempo. Il fraseggio de L’ultima caccia è sempre ricercato, nonostante l’apparente colloquialità del testo e, in particolare, molto belle sono le descrizioni di paesaggi ed ambienti, sempre funzionali alla trama […]

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L’isola della libertà: recensione testo

L’isola della libertà. Un viaggio in Inghilterra è il recente testo di Angelo Michele Imbriani pubblicato lo scorso settembre per Il Terebinto edizioni e revisionato a cura di Lorena Caccamo. L’isola della libertà. Un viaggio in Inghilterra: il testo Un viaggio, un cammino scrupoloso, attraverso luoghi fisici alla ricerca – intesa come recupero – del concetto di vera libertà: così si può riassumere la volontà dell’autore, il senso, in nuce, del testo. «Dovremmo sapere o capire meglio ciò in cui crediamo, ciò in cui possiamo ancora credere e che dovremmo impegnarci a salvare. Solo così sapremo per cosa dovremmo pregare»: in seno a questa convinzione si apre il testo, e con esso il lungo itinerario lungo la libertà, di Angelo Michele Imbriani; un viaggio che è un resoconto di usi, costumi, tradizioni, luoghi (geografici e della mente) in Gran Bretagna. Perché proprio la Gran Bretagna? L’autore de L’isola della libertà. Un viaggio in Inghilterra spiegherà, lungo lo scorrere delle pagine scritte, la sua personalissima versione delle cose, il suo personale modo d’intendere la libertà, enucleando al lettore, di volta in volta, il suo procedere nel pensiero lungo una manciata di giorni: come lui stesso ci testimonia, infatti, passando per le Midlands, per le Cotswolds, per Oxford, Winchester, metaforicamente per la colazione inglese – intesa nella sua dimensione tradizionale e “rituale”, nel senso popolare del termine – e ancora per Salisbury, Londra e i “Clive steps” («La mia strada è precisamente la traversa sulla sinistra che precede Downing Street. Si chiama King Charles Street […] Secondo le indicazioni, la strada devo percorrerla tutta, fin quasi ad arrivare al St. James Park. Prima del parco, vi sono però delle scale, i Clive steps»): proprio questa scala con i suoi gradini – svelerà l’autore – rappresenta la meta di questo suo viaggio: «Avremmo bisogno di una classe dirigente degna», e continua: «Forse una vera classe dirigente non manca semplicemente per difetto di carattere degli uomini e neanche per carenza di formazione e selezione delle élites, che pure è problema serio e grave, ma perché manca l’humus, la comunità e il senso di appartenenza a una comunità, la tradizione comune». E ancora, proseguire il viaggio presso Plymouth: andare in Gran Bretagna per trovare – o meglio, cercare – una coesione popolare? Angelo Michele Imbriani l’ha trovato opportuno. Il centro del concetto di libertà per Angelo Michele Imbriani «Qui […] in compagnia di tutti i nostri fantasmi, torneremo forse in un’altra notte della nostra vita ad attendere la stella del mattino. E la vedremo». Avrà raggiunto, l’autore del libro, col suo viaggio, il centro del concetto di libertà?   Fonte immagine in evidenza: https://www.ilterebintoedizioni.it/catalogo/product/tutti-i-prodotti/lisola-della-liberta/P99582502

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I quattro maestri: itinerario nell’uomo

I quattro maestri è il recente testo scritto dal teologo e filosofo Vito Mancuso per la casa editrice Garzanti. I quattro maestri: il testo Cos’è vivere? Cos’è la felicità? Il libro – itinerario profondissimo nella spiritualità – di Vito Mancuso sembra tendere metaforicamente le mani al lettore attraverso queste domande introduttive: introduttive perché proprio dalla vita e dalla felicità, dai caratteri durevoli del pensiero di vita e del pensiero di felicità ci si può avvicinare al senso dell’«umano nell’uomo» (di Vasilij Grossman, citazione riportata da Vito Mancuso come colonna portante del suo testo). Un percorso attraverso il senso di vivere e della felicità, un percorso che inizia e tende, nel suo lungo scopo, agli stessi sensi profondi e attraversa le necessarie dimensioni di “pensiero” e di “ragione”. Cos’è vivere? Cos’è la felicità? E ancora: Cos’è la libertà? «Il compito principale dell’esistenza di ognuno: imparare a conoscere lo spazio vuoto della libertà e a muoversi al suo interno al fine di diventare: 1) liberi; 2) giusti; 3) buoni. Vale a dire veramente umani». Attraverso queste parole e i fili che le tengono strutturalmente insieme nella probità dell’essere e del pensare, Vito Mancuso recupera il concetto del filosofo Karl Jaspers per il quale il pensiero umano, nel suo sviluppo storico, si può far discendere da quattro «personalità decisive» (che sono identificate in Socrate, Buddha, Confucio, Gesù): «Come tutte le scelte che presiedono a una selezione, si tratta naturalmente di una scelta opinabile […] Io condivido questa scelta, come dimostra il libro che ho scritto» e passa poi a motivare la ragione del termine «maestri»; a questo punto, alle domande prima formulate se ne aggiungono una quarta e una quinta: Cosa significa essere un maestro di vita? Come si deve vivere? Un libro, I quattro maestri, che dunque – com’è giusto che sia – invita alla riflessione, piuttosto che a fornire risposte “preconfezionate” (e per questo adattabili apparentemente a tutti ma in realtà a nessuno). Entrare «con la mente e con il cuore nel laboratorio dell’etica e della spiritualità»: questo è l’invito dell’autore e la sua volontà nell’accompagnare, tenendo per mano ogni lettore che si avvicina al testo. La prosa – e con essa, in naturale continuazione, il pensiero filosofico, le riflessioni e i ragionamenti – scorre fra reminiscenze di exempla classici e insegnamenti di menti illuminate d’ogni epoca (dall’antichità alla contemporaneità, passando per l’età moderna) e, ancora, ci si apre a domande: «Chi siamo?», forse la più atroce per un essere umano che fa dell’identità – dell’integrità e unicità dell’Io – una “persona”, un “abito”, in contrapposizione all’horror vacui. «[…] fino a quando non cerchi di conoscerti, pensi di conoscerti assai bene e di essere padrone della tua vita; non appena però inizi l’indagine su di te e ti soppesi e ti scavi, senti che non ti conosci e che ignori chi sei veramente». Il quinto maestro: la dimensione intima spirituale Dopo un’imprescindibile introduzione, il testo principia con il ripercorrere elementi peculiari di ognuno dei “quattro maestri” scelti da Mancuso; attraverso l’osservazione diretta […]

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Naomi Mitchison: Il viaggio di Halla | Recensione

Recensione de Il viaggio di Halla della scrittrice Naomi Mitchison. Il viaggio di Halla esce in libreria per l’editore Fazi i primi di novembre, proponendo un testo della letteratura fantasy del Novecento di un’autrice tutta da riscoprire. Naomi Mitchison nata in Scozia, visse fino alla veneranda età di 101 anni, aderendo alle cause del femminismo, battendosi in favore della liberazione sessuale e dell’aborto. Fu inoltre tra le prime lettrici del classico fantasy Lo Hobbit dell’amico e scrittore J.R.R. Tolkien. Il viaggio di Halla fu pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1952. Il viaggio di Halla: Naomi Mitchison tra storia e magia Halla è ancora una bambina quando, alla morte della madre, il re nonché padre decide di sposare un’altra donna, rifiutando la figlia; la sua tata però decide di salvarla conducendola con sé nella foresta, così si trasforma in orso e accudisce la bambina che cresce come se fosse nata tra di loro. Quando però anche la tata, ormai orsa a tutti gli effetti,  non può più accudirla Halla dovrà ancora una volta mutare pelle; saranno i draghi della foresta ad accudirla nella fase più delicata della sua vita. Alle conoscenze trasmessele dagli orsi, si accumuleranno le tradizioni dei draghi che la renderanno ignifuga, trasmettendole il loro sapere. Halla cresce accumulando e mescolando le tradizioni delle creature con le quali si è trovata in contatto, identificandosi con loro, imparando ad accumulare tesori nel buio delle caverne e ad odiare gli eroi, quegli umani che, attraverso le loro imprese, procurano morte e distruzione tra i draghi. Ben presto però Halla si troverà di fronte a una dura realtà; per quanto si senta un drago, e le sue radici affondino nella conoscenza degli orsi, non è realmente una di loro. Odino, padre di tutte le cose allora le offrirà una scelta: da quel momento inizia per Halla un percorso di crescita e di conoscenza di sé e del mondo esterno, quello al di là dell’ombra protettrice della foresta che fino a quel momento l’avevano tenuta in salvo da ogni pericolo; l’aspetta un viaggio nell’altrove, attraverso fantastici personaggi e scenari sempre diversi, Halla si troverà a viaggiare tra epoche e società differenti, imparando a confrontarsi con nuovi costumi e tradizioni, spesso incomprensibili e ingiusti. Le conoscenze e le lezioni apprese però tra orsi e draghi l’accompagneranno ogni volta; Halla che diventerà “Halla dono di Dio”, grazie alla conoscenza di tutte le lingue umane e animali riuscirà a trarre vantaggio da ogni situazione, grazie anche alla sua empatia e alla sua profonda sensibilità. Il suo è un vero e proprio percorso di formazione, tra sfide e dubbi, ritrovandosi a dover affrontare il nemico più ostile, la solitudine, dalla quale imparerà però a fidarsi delle persone (o delle creature) giuste. Ma se ogni scelta implica una rinuncia, proseguire nel suo percorso vorrà dire spesso anche perdere qualcosa lungo la strada, affinché qualcos’altro possa essere guadagnato. Il viaggio di Halla è anche e soprattutto un viaggio interiore alla ricerca del sé più vero e […]

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Quel prodigio di Harriet Hume: il libro di Rebecca West

Quel prodigio di Harriet Hume, edito da Fazi, è un libro inedito scritto dall’autrice Rebecca West che tra magia e disincanto riesce a far trapelare un forte ed ammaliante amore, attraverso una storia che saprà sicuramente sorprendere i lettori. Il nuovo libro di Rebecca West: tra amore e disincanto La narrazione si basa su una coppia di amanti, lei una pianista e lui un politico dalle forti ambizioni, in realtà due antipodi che, parola dopo parola, si avvicinano e si allontanano, indissolubilmente legati da un filo che non si spezza mai. I due personaggi, follemente uniti in un rapporto quasi magico, si completano a vicenda e soprattutto lei, pianista stravagante, talvolta simpaticamente svampita, riesce a leggere nel pensiero dell’amato, costringendolo a fare i conti con sé stesso. Quel prodigio di Harriet Hume, sembra quasi richiamare un sonetto d’amore, che svela in realtà i caratteri psicologici e relazionali di due persone nettamente diverse ma briosamente in sintonia. La sinergia e la positività che sprigionano dal romanzo, è dovuta alla penna estremamente originale e delicata al tempo stesso propria dell’autrice, Rebecca West. Tra i temi trattati, oltre all’amore, sono molto importanti per comprendere gli sviluppi dei due personaggi il disincanto, un sentimento che insegue un altro sentimento, la presa di coscienza di sé, la razionalità, la casualità. Quel prodigio di Harriet Hume: una “fiaba” moderna dai contorni antichi Sicuramente, oltre alla profondità dei temi trattati, ciò che colpisce il lettore, è l’ambientazione, che svolge un ruolo importantissimo all’interno della cornice narrativa; la suggestiva quanto deliziosa Londra, con le varie zone che fanno da sfondo (quasi configurandosi come reali, a portata di mano e non solo dell’immaginazione che scaturisce dalla lettura) nella descrizione di un amore fatto non di compromessi, come una nota musicale stonata in una canzone perfetta, reso perfettamente dallo stile travolgente e quasi magico che crea l’autrice. I due personaggi, due innamorati, seppur in modo diverso, non rappresentano due semplici “pedine” in balia degli eventi; sono piuttosto due persone perfettamente identificabili, con connotazioni ovviamente varie e che vivono a modo proprio lo stesso amore di cui si nutrono. Per quanto riguarda Harrie, è una donna che riesce a compiere un processo di evoluzione dell’animo e della personalità del protagonista, arrivista senza scrupoli. Ella potrebbe esser paragonata alla donna angelo del Dolce Stil Novo, che con dolcezza e al contempo abilità (priva di qualsiasi cattiveria) contribuiva con l’amore, ad elevare l’uomo. Questo fondamentalmente è ciò che accade all’interno del romanzo, grazie alla maestria dell’autrice, che crea quasi una “favola bucolica”. L’atmosfera quasi “magica” di questo romanzo, coinvolge i lettori, trasportandoli in una dimensione fiabesca, accompagnati da quella che non è semplicemente una storia d’amore. Un libro leggero, denso di emozioni (talvolta anche contrastanti) che intratterrà amorevolmente i lettori, con una storia per niente banale, e con due personaggi che rappresentano la perfetta immagine dell’uomo e della donna contemporanei, nonostante la bellezza e la semplicità della protagonista possa far pensare ai componimenti propri della poetica tanto decantata ed amata dal Sommo Dante Alighieri.     Fonte […]

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Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi «Prima ero ragazza, adesso non più.» Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014. Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.»  Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro. Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente. Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio. Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza. Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni. Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di […]

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Il mistero dello stradivari scomparso di Millie Oliver

Il mistero dello stradivari scomparso di Millie Oliver: la nostra recensione. Millie Oliver (Mila Orlando) è lo pseudonimo di un’autrice che ha deciso di debuttare nella narrativa per ragazzi, incastrando la scrittura tra gli impegni di lavoro e quelli di mamma. Vive in provincia di Napoli e lavora per un’agenzia di comunicazione. Ha all’attivo diverse commedie romantiche e un mistery romance. Esordisce nel 2014 con la commedia romantica Quando l’amore chiama, edito da Rizzoli nella collana YouFeel, per la stessa collana ha pubblicato Chiedimi se ti amo ancora (2015) e Quando l’amore arriva (2016). Nel 2016 esordisce in self-publishing con la novella di ambientazione natalizia Amarti ancora. Nel 2017 pubblica in self il chick-lit È solo questione di magia e Amore carbonaro, una commedia romantica incentrata sull’amore e il cibo con Leggereditore. Con Come il Jazz, all’improvviso approda in Emma Books. La narrativa per ragazzi è il suo più grande amore e crede che le storie non abbiano età. Il mistero dello stradivari scomparso di Millie Oliver è il primo volume della serie per ragazzi edito dalla collana Segreti in giallo. Maggie Scoop, la protagonista, è un’adolescente molto testarda che è alle prese con il suo primo scoop. Ci ritroviamo di fronte ad una sorta di piccola Sherlock Holmes dell’era moderna e digitale. La giovane Maggie Scoop è alle prese con un quesito esistenziale: Come si fa a fare un grande scoop?, mentre sogna di diventare giornalista investigativa, seguendo le orme del padre e del nonno. È sempre armata del proprio cellulare, al fine di fotografare e filmare ciò che le accade intorno. In seguito al trasferimento della sua famiglia da Leeds a Londra, arriva nella prestigiosa Talents Academy ed è lì che si ritroverà di fronte ad un’avvincente occasione. In compagnia di due compagni di avventura, Stella e Peter, intraprenderà un percorso incentrato su di un prezioso stradivari scomparso nel nulla. Il mistero dello stradivari scomparso L’autrice Millie Oliver scrive il racconto in maniera scorrevole, semplice, ma al contempo è capace di far appassionare il lettore alla vicenda, poiché il mistero è tangibile in ogni singola pagina del racconto. Maggie è una ragazzina di undici anni ma nonostante la sua giovane età, è molto matura e determinata. Ed è proprio il carattere ostinato della protagonista il motore della narrazione, poiché il lettore in breve tempo si ritrova catapultato al centro delle indagini svolte dalla giovane ragazza. Lo stradivari è scomparso perché qualcuno lo ha rubato e Maggie non può non risolvere il mistero e trovare l’autore del misfatto. Il mistero dello stradivari scomparso, nonostante nasca come un giallo per ragazzi, è un libro adatto a qualsiasi tipologia di lettore grazie alla lettura piacevole al punto da riuscire ad  appassionare e interessare chiunque, chiunque voglia godere della compagnia di un buon libro al fine di ottenere un pizzico di spensieratezza.     Fonte immagine: ufficio stampa.

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Gian Luca Favetto e il suo personale racconto della poesia

Gian Luca Favetto: Attraverso persone e cose. Il racconto della poesia. Recensione Gian Luca Favetto, scrittore, drammaturgo e giornalista, ha pubblicato per Add editore Attraverso persone e cose il suo personalissimo racconto della poesia. Un tentativo che è un viaggio, quello di Gian Luca Favetto che ha percorso secoli di letteratura lontani – da Omero a lui stesso – e interminati spazi fino a Oriente. È proprio in viaggio che gli sono arrivate le prime poesie e la loro forma era quella di una voce: la voce di suo padre che, alla guida di una Lancia, con tutte e due le mani sul volante, accennando un mezzo sorriso, recitava Guido Gozzano. Gian Luca Favetto aveva solo nove anni, ma disteso supino sui sedili posteriori con lo sguardo rivolto in su, già sentiva in quelle parole l’innesco di qualcosa di profondo: «La voce di mio padre – lei sì, una poesia». E su quella che oggi è la Statale di Castellamonte, che unisce Rivarolo a Ivrea, superato il Ponte dei Preti, Gian Luca Favetto incontrava l’unica vigna delle sue colline quando ancora sapeva di antico. Con l’aiuto dei versi di Cesare Pavese scanditi dal canto paterno, si cucivano su di lui le emozioni che impennavano a ogni curva sconfiggendo la sua nausea. Naturalmente allora, alla primissima domanda del suo racconto Attraverso persone e cose, “Che cos’è la poesia?“, Gian Luca Favetto risponde: « È un movimento, un modo di essere in relazione con le cose e con se stessi, un modo di trovare relazioni; è un principio, è ciò che c’era prima del Big Bang e innerva tutto.» Gian Luca Favetto: Attraverso persone e cose è una circumnavigazione Johann Wolfgang von Goethe aveva nell’ottocento recuperato il termine Weltliteratur, una letteratura mondiale che abbatteva i confini nazionali- “letteratura nazionale non vuol dire più molto” – e in cui convergeva l’essenza dell’umanità tutta. Goethe scopriva quanto sempre più la poesia fosse un bene comune a tutta l’umanità. Si andava verso una letteratura universale per cui la traduzione si configurava come necessaria. Il poeta riconosceva finalmente la sua patria, che è il mondo, ma che soprattutto è la parola. Gian Luca Favetto prova a percorrerla questa “letteratura universale”: Omero, Dante Alighieri, Ludovico Ariosto, Gabriele D’Annunzio, Marc Chagall, Anna Achmatova, Robert Musil, Saffo, Ezra Pound, Anton Cechov, Rainer Maria Rilke, Fernando Pessoa… Ma non sono ancora tutti i nomi dei poeti presenti in Attraverso persone e cose. L’autore è preso da un’ansia del nominare che lo spinge a circumnavigare il nominabile in una forsennata serie di citazioni in cui riscoprire l’essenza del poeta, un servo della parola, e la sua patria, la lingua. Ma come dice l’autore stesso, per essere completo il viaggio ha bisogno del ritorno: e ritorna alle origini Gian Luca Favetto con la tessitrice delle notti: Shahrazad. Con lei si conclude questo racconto della poesia che si svela continua scoperta. Ritardare il momento della morte è quello che fa anche l’autore, poiché non stila una mera lista di grandi poeti, ma mette […]

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Storia di un (quasi) amore in quarantena

Davide Gambardella, giornalista, è nato a Napoli nel 1981. Inizia la sua gavetta nel 2002 come cronista nelle redazioni dei giornali di Napoli, città che è stata una maestra di vita per l’autore. Nel 2013 lascia Napoli per trasferirsi prima in periferia, a Pianura ed in seguito nella periferia di Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, dove prosegue la sua attività nel mondo del giornalismo. Ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Il Roma, Il Mattino, La Stampa, Il Messaggero. Inizialmente l’autore ha raccontato eventi avvenuti nella sua città natale, per poi spostare l’attenzione sulle realtà della periferia della capitale. Il suo primo romanzo prende forma nei giorni del lockdown per l’emergenza Covid-19 ed è Storia di un (quasi) amore in quarantena. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un breve racconto che prende vita durante i giorni bui e incerti del primo lockdown avvenuto in Italia a Marzo 2020. La storia comincia il giorno prima che il decreto ministeriale dell’8 Marzo 2020 obbligasse tutti agli arresti domiciliari. Siamo a Tor Bella Monaca, noto quartiere della periferia capitolina. Il protagonista, grazie ad una chat d’incontri, conosce la bella russa Tatiana, di Krasnojarsk. Galeotto è stato un «Buonasera, disturbo?», in seguito al quale i due non hanno mai più smesso di chattare. Il primo incontro? Fugace, mezz’ora, non di più, un rapido giro in macchina tra le strade di Roma, poiché non era consentito fare altro. A quell’incontro, ne seguiranno altri, molti altri, che perdureranno durante l’intero periodo di lockdown. I due giovani vivono giorni intensi, giorni durante i quali, per combattere la noia e la monotonia di una routine claustrofobica tra le mura domestiche, devono costantemente reinventarsi. Giorni che passano lenti, giorni in cui a volte occorre l’ausilio di una bottiglia di vino di troppo al fine di annebbiarsi la vista e perdere i sensi per vivere nella spensieratezza impossibile da provare in quel periodo avendo la mente lucida. È la storia di un (quasi) amore in quarantena, un quasi amore perché l’epilogo sarà del tutto inatteso e stravolgente. Storia di un (quasi) amore in quarantena Gambardella scrive una sorta di “diario di bordo”, raccontando con maestria, a tratti ironia, a tratti delicatezza, un periodo storico che ha lasciato molteplici segni su tutti noi. Scrive per raccontare, scrive per rivivere ciò che sta vivendo, scrive solo per vivere, forse, dei giorni in cui quella che abbiamo vissuto, vita non era. Gli arresti domiciliari, la casa che diventa una prigione, l’unica via di fuga, l’unico modo per scappare, la spesa. Per evadere, l’alcol, per sentire, l’amore. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un racconto attuale, è una storia coinvolgente, è nei nostri giorni, sarà nei giorni che verranno. Il Covid-19 non è passato, è presente. L’amore non è passato, è presente, perché questo virus ha ucciso l’uomo, ha ucciso l’economia, ha ucciso la sanità mentale, ha ucciso ogni cosa, ma non ha ucciso la voglia di sentire, non ha ucciso la voglia di amare.

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Laura Pellegrini, il nuovo romanzo: Per tutto il tuo amore

Per tutto il tuo amore è il nuovo romanzo dell’autrice Laura Pellegrini, edito da IoScrittore. Trama: sentimenti contrastanti, tra amore e odio Per tutto il tuo amore è ambientato in Toscana, nell’agosto del 1944. Luce, la protagonista del romanzo, è bella, anche se a lei non interessa, troppo presa a sopravvivere alla guerra e alle privazioni economiche. Le sue giornate si svolgono essenzialmente accanto al padre malato, ma anche nella dura e faticosa vita da contadina, sempre col terrore dei tedeschi, mostri senza volto che possono nascondersi dovunque, come le dice Manfredi, il suo amico d’infanzia che ora la guarda innamorato. Ma Luce non sa cosa sia l’amore; o probabilmente ha paura di tale sentimento. Tuttavia, un giorno, il destino divertitosi a mescolare le carte in tavola, fa in modo che l’ingenua ragazza s’imbatta davvero in un tedesco, uno di quei lupi nascosti nell’ombra dei boschi dove lei è cresciuta. Il soldato è ferito, bisognoso di aiuto; curandolo, a poco a poco, Luce scopre che anche lui è fatto di carne, lacrime e paure come lei. E ha dentro la sua stessa sete di vita. Mentre Manfredi entra nella Resistenza, pronto a morire per la libertà, Luce ospita di nascosto “il nemico” del quale è profondamente attratta. Il finale è tutto da scoprire, ma lascerà senza fiato. Una storia d’amore intensa, con colpi di scena imprevedibili, tutto suggellato da una protagonista unica, che entra nel cuore di chi legge. La semplicità della protagonista, Luce, è particolarmente suggestiva, si può definire un tratto distintivo, che accompagna la sua bellezza. Forte e sensibile al tempo stesso, segnata da tante brutte vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza, si ritrova improvvisamente innamorata, del “nemico”; persa in un sentimento che non ha bisogno di parole, che si esprime attraverso sguardi e che si contrappone all’affetto smisurato che la protagonista del romanzo nutre nei confronti di Manfredi, un partigiano che cerca in tutti i modi di difenderla da “loro”. Heinrich è l’amore “contaminato” di Luce, mentre Manfredi è l’abbraccio in cui sa di potersi rifugiare sempre. Due personaggi: Heinrich, un soldato tedesco ferito, e Manfredi, amico di infanzia, entrambi innamorati della stessa ragazza, bella e sensibile, faro d’amore e speranza. La poetica di Laura Pellegrini Sin da subito si riconosce la forte portata storica del libro, drammatica, ma affrontata da Laura Pellegrini con grande delicatezza. La scrittura è scorrevole, per un’ambientazione genuina e pura, data dalla bellezza senza tempo della Toscana. Un paesaggio antico nei colori, nelle dimensioni, nelle caratterizzazioni ma anche nell’identità storica che lo contraddistingue. Così come accade nella vita reale, anche all’interno del romanzo è possibile ritrovarsi come spettatori purtroppo consapevoli di scelte che non dipendono direttamente da noi. La narrazione procede in modo fluido, ma non mancano colpi di scena, che l’autrice Laura Pellegrini ha posizionato strategicamente tra le pagine del libro. Un’immensa storia d’amore, ricca di spunti di riflessione, contraddistinta dalla bellezza dell’entroterra toscano. La Toscana del 1944, in un agosto torrido nel corso del quale si delinea il contorno di un amore non facile, […]

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