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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 131 articoli

Libri

Dispari di Josè Stancarone: la bellezza della diversità

Dispari, il libro di Josè Stancarone edito di recente per l’editore Les Flaneurs, è un viaggio sotto forma di dialogo aperto tra un professore e una sua allieva. Al centro del dialogo la diversità: il punto di vista però è innovativo e incontaminato rispetto ai soliti stereotipi. Un flusso di coscienza guidato conduce il lettore nei meandri della mente e del cuore dei protagonisti che affrontano la rispettiva analisi interiore partendo da due testi riguardanti due eccentrici artisti: un pittore e un musicista. Dispari di Josè Stancarone La minoranza, l’eccezione, il caso singolo sono il fulcro del dialogo tra i due protagonisti; un ribaltamento di prospettive dall’orizzontale al verticale; un punto di vista differente e nuovo, che si ripropone di guardare alla difficoltà non come un punto d’arrivo bensì come una partenza. Il dialogo tra i due prende le mosse dalla lettura comune di un racconto riguardante la vita di un’artista che viveva unicamente della sua ispirazione; la sua unica fonte di entusiasmo era la sua matita e tutto ciò lo conduceva a vivere isolato dagli altri; una solitudine che da scelta diviene ben presto imposizione; la sua inabilità a vivere con gli altri lo conduce inevitabilmente a toccare il fondo. L’analisi dei protagonisti si concentra dunque sul demone che più di frequente colpisce gli artisti: l’ossessione e il conflitto tra passione e necessità. Genio e sregolatezza sono facce di una stessa medaglia che porta a trascurare le crepe nascoste dietro la bellezza, partorita spesso dall’oscurità, dal dolore che il professore descrive felicemente come un trampolino che può condurre a salti altissimi, a mete inimmaginabili se si ha il coraggio di sfruttarne le possibilità che ci offre; al centro la necessità di assimilare i propri sbagli e i propri limiti con lo scopo di tramutarli in punti di forza, in opere d’arte. L’analisi si sposta poi sul concetto di “quinta dimensione”; la paura di sbagliare e di uscire fuori dalle categorie prestabilite dalla società, di deludere gli altri conduce spesso a recitare un ruolo che non ci appartiene e al contempo non ci permetti di uscire dalla gabbia di stereotipi nel quale talvolta siamo noi stessi ad imprigionarci, perché tutto il resto sembra migliore di ciò che abbiamo, quando in realtà ogni cosa è unica a modo suo: questa la libera analisi dell’allieva prima di introdurre la seconda storia. Un musicista inabile a comunicare se non attraverso le sue note e i suoi spartiti; il suo narcisismo e la sua incapacità a stare con gli altri vengono però ben presto a scontrarsi con una realtà che lo mette di fronte alla sua emotività, luogo per lui sconosciuto e inesplorato. “La sua mente contorta non doveva risolvere nulla perché Aurora era la sintesi di un’aspirazione.” L’incontro è scontro con la realtà esterna ma anche interna, con le sue paure più oscure, per arrivare a comprendere che spesso la salvezza viene dall’incertezza e dal dubbio e che il nostro più grande nemico talvolta è il nostro io più profondo. Un numero pari […]

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Libri

Io, Tony Tammaro. La storia di Vincenzo Sarnelli

Graus edizioni pubblica Io, Tony Tammaro, un piacevole libro sulla vita e sulla carriera di uno dei più iconici cantanti napoletani Alzi la mano chi, durante una scampagnata alla villa comunale il giorno di Pasquetta o durante i giorni di noia tra un esame all’università e qualche pausa dal lavoro, non ha mai intonato hit intramontabili quali Patrizia, Supersantos, Scalea e Mio fratello fuma a scrock. Sono soltanto alcune delle più note canzoni di Vincenzo Sarnelli, noto ai più con lo pseudonimo di Tony Tammaro. Cantautore divenuto noto in Campania per le sua discografia riconducibile alla categoria della “musica demenziale”, si racconta a Ignazio Senatore in un’intervista che confluisce nel libro Io, Tony Tammaro, pubblicato da Graus edizioni all’interno della collana Personaggi lo scorso maggio. Io, Tony Tammaro. Il “tamarro” che non ti aspetti Esortato da Ignazio Senatore, psicologo e apprezzato critico cinematografico di cui si ricordano opere come Cantanti musicisti e rock band. I 100 film più belli, Tony Tammaro racconta la sua vita e la sua carriera tanto nei momenti felici e in quelli non proprio lieti. Figlio d’arte di Egisto Sarnelli, Vincenzo racconta di come fin dall’infanzia sia cresciuto in un ambiente che lo ha stimolato musicalmente e che lo ha spinto a intraprendere la carriera di cantante. Una carriera, come si è detto, piena di momenti di luce e di qualche ombra. La gavetta al Clarinetto di Alan de Luca e al Kiss Kiss Café al Rione Alto, il successo (e l’immeritata volgarità attribuitagli) ottenuto grazie alle famose cassette pirata “Mixed by Erry” e alla pubblicazione della Prima cassetta di musica tamarra nel 1989. Quello che diverrà poi Tony Tammaro non manca di parlare della sua esperienza televisiva con Tamarradio, programma di cui ancora si trovano sketch su You Tube e di quella nel mondo del cinema dove recita nei film Gole Ruggenti (1992) di Pier Francesco Pignitore, La parrucchiera (2016) di Stefano Incerti e Achille Tarallo (2018) di Antonio Capuano, senza dimenticare l’esperienza radiofonica a Radio Marte. Ma Io, Tony Tammaro non è un’ascetica biografia del nostro cantante. Si tratta piuttosto di un ritratto genuino e sincero di un artista di cui, soprattutto noi ascoltatori campani, siamo abituati a vedere la facciata più scanzonata e allegra. Anzi, per usare un termine più adatto, quella “tamarra”. Lo stesso Tony Tammaro ci tiene a precisare il significato di questo pseudonimo, collegabile a un mondo verso cui prova curiosità sin da bambino: «I tamarri di cui parlo in alcune canzoni sono quelli che si stupiscono. Sono, è anche vero, dei “losers”, degli sfigati, degli anti-eroi, dei personaggi che collezionano soltanto rifiuti dalla donna che amano, che fanno delle figuracce perché inadeguati e non attrezzati culturalmente». Dietro a ogni storia raccontata nelle proprie canzoni ci sono ritratti di quegli uomini e di quelle donne a tratti strampalati e distanti anni luce dal modo di vivere normale accettato dalla società, ma senza alcuna intenzione di umiliazione. Dietro infatti al personaggio di Tony Tammaro, cantante dalla voce nasale che parla un […]

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Libri

I cieli di Philadelphia, il nuovo romanzo di Liz Moore

I cieli di Philadelphia è un libro della scrittrice Liz Moore, che, con una narrazione quasi disarmante, ed estremamente coinvolgente, spiega che, al di là delle cosiddette “apparenze”, dovute, nel caso del suo romanzo, ad una serie di attività socialmente e legalmente errate, possa esserci in realtà, un forte umanità desiderosa di riscatto. I cieli di Philadelphia: trama La storia segue Mick Fitzpatrick sulle piste di un assassino seriale che sceglie le sue vittime tra prostitute disperate, alla ricerca di pochi spiccioli per acquistare una dose di droga. La trama del libro è una sorta di percorso investigativo che si perde tra le diramazioni delle storie, tra gli abitanti dei quartieri, e tra la drammaticità di alcuni eventi. Due storie parallele, quella di Kacey, sorella minore che vive per strada, prostituendosi, e la storia di Mickey, il cui unico scopo è quello di ritrovare la sorella, improvvisamente scomparsa dal quartiere. Il percorso che la giovane deve compiere per ritrovare la sorella, non è facile: Mickey si confronterà con verità scomode, relazioni pericolose, immagini distorte di una realtà pericolosa. I Cieli di Philadelphia è un romanzo nel quale, i due personaggi principali, riescono, grazie alla penna della scrittrice, a far sentire la propria voce; ciò riguarda soprattutto Mickey, sorella maggiore, che con affetto e dolore, protegge la sorella minore, nonostante i rancori di una vita. Si tratta di un romanzo nel quale si respira un forte senso di assenza, quella di un genitore che, lascia due figlie ancora piccole. Un romanzo poliziesco o una saga familiare? Il romanzo potrebbe essere considerato una saga familiare, ma al tempo stesso un poliziesco, anche se la versatilità del testo, lo rende particolarmente polivalente, donandogli un’identità quasi “mista”. Le parole poste dalla scrittrice l’una dopo l’altra, come tasselli, perfettamente incastrati, rappresentano un continuo susseguirsi tra passato e presente. La mancata affettività del passato, sembra essere ancora fervida, e soprattutto si tramuta in senso di responsabilità da parte della sorella maggiore. La ragazza è quasi ossessionata dal voler ritrovare la sorella, nonostante il rapporto spesso conflittuale, dettato da mancanze e traumi. I cieli di Philadelphia è un romanzo oggettivamente realistico, che mette in luce quanto quotidianamente può accadere in uno dei quartieri più malfamati, città simbolo della Rivoluzione americana, ossia Kensington. Fortunatamente quel degrado, non solo sociale, ma anche culturale, non sembra coinvolgere la protagonista-detective, chiave del romanzo, che senza sosta cerca la sorella, nonostante l’atteggiamento di sfiducia di qualcuno, e le tante persone che le dicono di non rincorrere chi non smette di correre. Immediatamente mettendo in chiaro l’oggetto principale della sua scrittura, Liz Moore apre il romanzo (e lo chiude) con la lista di tutte le persone della vita di Mick distrutte dall’eroina. I cieli di Philadelphia: linguaggio scorrevole e intrecci ben identificabili Il linguaggio utilizzato dalla scrittrice Liz Moore, è semplice e scorrevole, descrive uno scenario americano all’interno del quale si delineano aspetti tra loro contrastanti, rapporti divergenti e interazioni sconfinate. Il tessuto narrativo de I cieli di Philadelphia, permette di comprendere come, […]

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Libri

Quanto manca per Babilonia? torna in libreria con Fazi Editore

“Quanto manca per Babilonia?”, classico della letteratura irlandese, a grande richiesta è stato appena ripubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Maurizio Bartocci. Uscito per la prima volta nel 1974, è il terzo romanzo della dublinese Jennifer Johnston e racconta la storia drammatica e commovente dell’avversata amicizia tra i due protagonisti Alec e Jerry. “Quanto manca per Babilonia?” è ambientato nel 1913: la prima Guerra Mondiale non è ancora iniziata ma se ne sente l’eco avvicinarsi, e anche la tensione tra l’Inghilterra e l’Irlanda serpeggia in tutta la storia. Non è solo un romanzo sulla guerra, sull’odio e sulla violenza, sulla loro inutilità e sul carico di dolore e lutti che generano. Nonostante il contesto sia tutto rivolto verso la guerra, “Quanto manca per Babilonia?” è un romanzo che racconta di amore e amicizia, che prova caparbiamente a opporre il bene all’orrore. “Quanto manca per Babilonia?”: la trama “Quanto manca per Babilonia?” si apre con un flashback quasi immediato: un ufficiale, solo nella sua stanza con carta e penna, ripercorre i suoi ricordi ma ‹‹non c’è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni›› perché sta aspettando di essere giustiziato. È l’ufficiale Alexander Moore, inglese, aristocratico e protestante, che si è arruolato nell’esercito britannico per le ragioni sbagliate: accontentare l’ambiziosa madre, scappare dalla sua inospitale casa e seguire l’amico Jerry, partito volontario per la paga e per prepararsi a servire la causa nazionalista irlandese. Il romanzo è un lungo flusso, un memoriale senza capitoli, diviso tra l’Irlanda e le Fiandre. In Irlanda Alexander vive un’infanzia di agi ma in totale solitudine: un precettore cura la sua istruzione e il suo svago consiste nel dare da mangiare ai cigni del lago in compagnia dell’algida madre, affascinante e capace di guizzi di vera perfidia. Il padre, pur affezionato al figlio, è silenzioso e arrendevole con la moglie. Il giovane Alec rappresenta l’unico punto di contatto tra i due coniugi, chiusi in una ‹‹solitudine selvaggia›› alla quale hanno condannato anche il figlio. Quando incontra Jerry, coetaneo e figlio di contadini, cattolico, spirito libero e rivoluzionario, scopre l’amicizia e la gioia delle passioni in comune e il piacere della conversazione, assente in casa. Il sogno dei due ragazzi è aprire un maneggio insieme e dedicarsi ad allenare cavalli: Alec è un intenditore e Jerry un capace cavaliere, ma Alec è un ingenuo mentre Jerry è consapevole della loro siderale distanza sociale. La madre di Alec ostacolerà la loro amicizia – una ‹‹relazione sconveniente›› – facendo ripiombare Alec nella routine delle tristi vicende domestiche della loro casa. Il grido di un uomo oltre il filo spinato È quando la storia si sposta nelle Fiandre, in trincea, che lo stile di Jennifer Johnston si svela in tutta la sua originalità e la sua compattezza. Con una scrittura implacabile ed essenziale cala la storia nell’inferno delle trincee, condensando il passaggio dalla fattoria al fronte nel grido di un uomo al di là del filo spinato, ‹‹ma non si trattava di un grido prolungato; […]

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Culturalmente

Baudelaire e i fiori del male: il viaggio immaginario tra vizi e virtù

Chi era Charles Baudelaire? La sua vita, la poetica, e curiosità sullo scrittore più emblematico di Parigi. «Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti, ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore.» Charles Baudelaire Esponente del simbolismo, è Baudelaire lo scrittore che a Parigi ha anticipato il decadentismo.  Nato a Parigi il 9 aprile 1821, figlio di un sessantaduenne funzionario del Senato e di Caroline Archimbaut-Dufays, 27 anni. La grande differenza di età, inevitabilmente causerà la rapida scomparsa di suo padre, quando lo scrittore aveva ancora 6 anni. Sua madre, in seguito, sposerà un colonnello, che a causa della sua freddezza non sarà mai apprezzato dallo scrittore. Sembrerebbe nascere proprio da questi avvenimenti l’insoddisfazione di Baudelaire, la quale influenzerà tutta la sua vita e molte delle sue opere. Significativo è il rapporto con sua madre. Il giovane, infatti, influenzato dalla presenza del patrigno, penserà di non essere mai ricambiato da sua madre, e vivrà tutta la sua vita in una ricerca costante di amore. Nel 1833, frequenta controvoglia il Collège Royal, dove con molta fatica conseguirà gli studi. In seguito partirà a bordo del Paquebot des Mers du Sud, nave diretta alle Indie. Questo viaggio produce nel giovane la passione per l’esotismo, sentimento che riverserà in molte delle sue opere. Diventato maggiorenne, lo scrittore, decide di interrompere il suo viaggio e tornare a Parigi. In pieno possesso dell’eredità paterna, vive in maniera libera per un po’ di tempo. Dopo poco conoscerà Gautier, vedendo in lui una guida morale ed artistica. Grazie al fiorente patrimonio, Baudelaire, condurrà una vita dispendiosa nel quartiere alto di Parigi, sperperando in poco tempo, la metà dei suoi averi. Tale dissennatezza gli costerà cara: il giovane, infatti, dovrà abbandonare le sue libere scelte, per affidarsi a un curatore patrimoniale. Durante il periodo di dispendio economico, lo scrittore si trova a frequentare ambienti per niente raccomandabili, arrivando anche alla compagnia di prostitute. È così che probabilmente Baudelaire contrae la gonorrea e la sifilide, malattie che contribuiranno alla sua morte 27 anni dopo. Gli amori di Baudelaire erano i più disparati: nel 1840, intrattenne una relazione lunga con una prostituta ebrea di nome Sara. Ma il suo grande amore è senz’altro Jeanne Duval. Con lei il poeta intrattiene un’appassionata e duratura relazione d’amore. La giovane non è solo la sua amante, ma anche la musa ispiratrice di molte sue opere. La donna, rappresenta per lo scrittore, il senso erotico e passionale della vita, senza il quale, la vita stessa non sembra essere possibile. Secondo la madre di Baudelaire, “la venere nera” prosciugava suo figlio in ogni sua parte, sia per quanto riguarda il lato economico, che per le opportunità di vita. Con la Duval, Baudelaire visse una vita felice fatta di agi e ricchezze, alloggiando persino al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Sant-Louis, dove nel suo studio, permetteva alle tende oscuranti di coprire solo la parte inferiore della finestra che dava sulla Senna, lasciando la visuale limpida del cielo. Il suo esordio letterario […]

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Libri

Carlos Ruiz Zafón: addio allo scrittore spagnolo

Addio allo scrittore Carlos Ruiz Zafón Tra gli scrittori spagnoli più apprezzati degli anni 2000, ha iniziato la sua carriera come copywriter e direttore creativo. Nato a Barcellona nel 1964 ha ottenuto il suo esordio letterario negli anni ’90. I suoi libri, molti dei quali bestseller nel mondo, sono stati tradotti in oltre 40 lingue. Il suo stile inconfondibile è strettamente legato alle sue origini spagnole, infatti background di quasi tutti i suoi romanzi è la città di Barcellona. Muore un grandissimo autore contemporaneo a soli 55 anni dopo aver lottato come un leone contro il cancro. Stile e tematiche dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón, diventato uno degli scrittori più famosi nel panorama internazionale, autore di bestseller quali L’ombra del vento pubblicato nel 2002 e Il gioco dell’angelo, è seguito con interesse da milioni di lettori da ormai vent’anni. Definito come l’autore spagnolo più letto al mondo dopo il celebre e l’inarrivabile Miguel de Cervantes, Carlos Ruiz Zafón lascia un’impronta marcata nel cuore e nei ricordi dei suoi lettori. Il suo stile letterario molto elaborato si basa sui principi gotici e sulla straordinaria e sapiente tecnica in grado di combinare e di fondere un’ampia gamma di tematiche (amori fatali e proibiti, infanzie difficili, incondizionata amicizia e lealtà assoluta) con un linguaggio articolato e allo stesso tempo scorrevole. Questa tecnica compositiva rende i suoi testi facili da amare. I suoi libri hanno come personaggi personalità profonde che passeggiano per le suggestive vie della città di Barcellona che si presenta fievolmente luminosa, ma prevalentemente cupa e misteriosa, spesso coperta da un velo di nebbia e da un alone di mistero ed intrigo. Carlos Ruiz Zafón non ha un’unica musa ispiratrice, è un artigiano della letteratura: pensieri elaborati e costruiti nei minimi dettagli danno vita ai suoi romanzi. Lo scrittore spagnolo vuole affascinare con le sue trame piene di mistero ma non vuole che i lettori comprendano perfettamente tutti i segreti del testo stesso. In un’intervista dichiara: «Uno scrittore vive nel suo cervello. La parte importante della sua vita nessuno la vede. Quando leggi un romanzo stai passando una vacanza nel cervello di un altro. Lo scrittore apre la porta della sua mente, la gente entra, ci passa un po’ di tempo.» La Barcellona di Carlos Ruiz Zafón: L’ombra del vento e Il labirinto degli spiriti Con grandissima maestria lo scrittore spagnolo ha fatto rivivere la grande tradizione del romanzo ottocentesco con tocchi di sensibilità tipica della contemporaneità del ‘900. L’ombra del vento rappresenta questo viaggio contemporaneo e misterioso che ha registrato 8 milioni di copie vendute.  1945.  Il giovane protagonista, Daniel Sempere vive con il padre, proprietario di un modesto negozio. La voce narrante Daniel ci conduce al giorno del suo undicesimo compleanno, angosciato, perché non ricorda più il volto della madre, quando il padre lo accompagna al Cimitero dei Libri Dimenticati: una labirintica biblioteca che conserva migliaia di opere letterarie dimenticate. La tradizione vuole che Daniel adotti un libro e ne tenga cura per tutta la vita.  La scelta ricade […]

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Libri

Primo piano sul cadavere: la prima indagine di Nestor Burma

Recensione di una delle ultime uscite Fazi Editore, il primo romanzo di Lèo Malet della serie dell’investigatore privato Nestor Burma, Primo piano sul cadavere Uscito per la prima volta nel 1985 col titolo originale di Gros plan du macchabée, e finora inedito in Italia, Primo piano sul cadavere è la prima avventura dell’investigatore privato Nestor Burma, l’eroe noir del politicamente scorretto nato dalla penna di Léo Malet, uscito nel mese di maggio per Fazi Editore, come gli altri titoli della serie. In questo primo caso, incontriamo un Nestor Burma più giovane e con meno esperienza ma nondimeno arguto e sarcastico, un anticonformista dalla battuta pronta ugualmente donnaiolo e squattrinato, se non di più, tale da reggere con tranquillità il confronto con la sua versione più anziana ed esperta che il lettore ha imparato ad apprezzare nelle precedenti pubblicazioni Fazi. Gli esordi di Nestor Burma nel mondo dell’investigazione privata sono nella Francia degli anni Quaranta in un set cinematografico dalla sceneggiatura che ricorda un film in bianco e nero: lui, bello e tenebroso, attore di successo e gran seduttore, e lei, una bellezza mai sfiorita nonostante l’avanzare dell’età. Sul palco, Nestor Burma malamente truccato e travestito, una comparsa sul set non prevista dalla sceneggiatura ma fortemente richiesta, anzi pretesa, dalla primadonna della produzione, che non è l’attrice protagonista bensì l’attore protagonista, Julien Favereau, che ha ricevuto una lettera di minaccia e ha ingaggiato Burma affinché lo segua sul set come guardia del corpo, per proteggerlo da eventuali aggressioni. Ma, una volta terminate le riprese, l’attore torna nel camerino e muore improvvisamente sotto gli occhi dell’investigatore. Nella stanza, nessuno oltre alla vittima, che si scoprirà essere un uomo insensibile e cinico nei confronti del quale tutti avevano fondati motivi di disprezzo e risentimento, e al suo protettore, un investigatore che non ha alcuna simpatia verso la vittima, che pure lo ha ingaggiato e verso la quale ha, suo malgrado, un debito morale: scoprire l’identità del suo assassino, costi quel che costi. È in questo caso che Nestor Burma avrà il suo primo incontro con il giornalista del Crépuscule Marc Covet, alle prime armi come lui, presenza fissa negli altri capitoli della saga: è questo caso che determinerà la fama del giornalista e dell’investigatore privato, due personalità fino ad allora sconosciute, che sfrutteranno le luci della ribalta e la stampa scandalistica per acquisire una certa notorietà nelle rispettive professioni. L’intrigo della prima, brevissima ma coinvolgente avventura dell’investigatore privato ideato da Malet è semplice e scorrevole, si lascia leggere avidamente fino all’imprevedibile conclusione del racconto, reso piacevole dal sagace umorismo di Nestor Burma, che conduce il lettore il lettore attraverso scene del crimine, interrogatori, conquiste di avvenenti bariste ed agenti di polizia come sempre messi alla berlina, commentando gli eventi con la sua inconfondibile ed irresistibile ironia: il segreto di una saga noir che si riconferma tanto avvincente quanto divertente. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Eventi/Mostre/Convegni

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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Libri

Dalia di mare, la raccolta di poesie di Carolina Montuori

Dalia di mare di Carolina Montuori è un volume di poesie molto complesso nella sua semplicità. Edito da Terebinto Edizioni (Avellino, 2020) presso l’Associazione Culturale Riscontri, Dalia di mare raccoglie, infatti, componimenti che tendono ad un essenzialismo esistenziale che conferisce alle figure evocate la plasticità di un’opera pittorica. Dalia di mare: una poesia di figura Carolina Montuori sembra intendere la sua raccolta come una sequenza di figurazioni in cui il pensiero poetico non è esplicitamente espresso, ma traspare, se si vuole, in senso pittorico, dai contorni che delineano le figure poetiche. L’ambiente in cui si muove il silenzioso Io poetico dell’autrice è costituito da un mondo intimo fatto di immagini, ora statiche, ora dinamiche, che diviene riflesso di quello reale in cui tornare a riconoscersi: Ora so chi sei. | Le nubi spariranno. | Le inquiete luci | tremano azzurre | e perdenti come | coriandoli | dopo un infelice | e delirante | Carnevale. | Ora miro al cielo | che s’impossessa | delle piaghe consunte | della mia mente, | rotola innocente | tra nuovi dolori, | colori più chiari: | rosa pesca | succosa, blu | nobile, bronzo | di amorevole | pane sfornato. | Pennellate | rubate per me | dal cielo | al tramonto. || (Aurora, pp. 21-22) Come si diceva, l’autrice dà maggiore importanza a delineare i contorni dell’immagine rispetto ai colori di cui essa è composta; in tal senso il lettore non immagina, ma vede, attraverso i contorni e gli occhi dell’autrice, la figura poetica da varie prospettive allo scopo di afferrare il concetto di cui la poesia è portavoce: un concetto intimo, chiuso in potenza nel cuore di Carolina Montuori. Non mancano, nei versi di Dalia di mare, presenze fisiche o immateriali, che traspaiono, quasi abitanti di un mondo poetico, e che si muovono fra i pilastri del pensiero; caratteri traslucidi e sfuggenti che rappresentano ora i riflessi definiti della vita dell’autrice (Padre mio, p. 11; Madre mia, p. 44) ora i pezzi di una personalità frantumata che l’autrice nel suo intimo percorso cerca di ricostruire: Tu sei qui, | onda | che s’infrange | e mi bagna il cuore. | Io sono qui, | roccia bagnata | muta e riconoscente. | Ad ogni tuo passo | Ricamerò un sorriso, | perché in amore, | più forte | della disumana | assenza, | è il tenero ricordo. || (Tu eri, io c’ero, p. 23) O ancora si veda il componimento Dalia di mare, che dà il titolo alla raccolta, in cui il carattere che si muove nell’ambiente marino (frequente per altro nelle poesie) finisce col coincidere con quello che per l’autrice è il senso stesso della poesia: un’idea semplice e pura che non si può esprimere se non negli occhi di che la vede: Dalia di mare, | dalle mille sfumature | lieve per natura | graziosa, nuda. | Abbracci la rugiada | sulla testa, mentre | ti solletica la poesia. | E inventi e scrivi | della felicità del mondo, | […]

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Libri

La lettera di Pietro di Aldo Amabile: recensione

La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo è un testo breve – ma non per questo non denso di riflessioni – scritto da Aldo Amabile per Articoli Liberi. La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo: il testo Distopia o triste e pericolosa attualità? Con il suo La lettera di Pietro. La genesi del Secondo Medioevo, Aldo Amabile firma un testo in cui, come purtroppo spesso è accaduto e accade, la fantasia stravolta è aberrante anticipazione della realtà storica. La Storia, magistra vitae, senza la politica non è che una guida sola, senza seguito, e la politica senza Storia non è che massa alla sbaraglio: parafrasando un concetto carissimo al Manzoni, si appura con sconforto immenso come nel mondo immaginato da Aldo Amabile manchino proprio queste due dimensioni fondamentali dell’esistenza e della convivenza sociale. Un mondo distorto, totalmente al contrario rispetto ai sani principi e veri di uguaglianza sociale e di legalità, in cui si muove il protagonista di questa storia, un giovane “rivoluzionario” che vorrebbe sovvertire l’andamento del suo tempo; niente è da salvare: la corruzione, così come la connivenza, incentivate, volute, legalizzate. La legalità e l’onestà, allora, in un mondo dove il capo è al posto dei piedi e i piedi sono al posto del capo, sottosopra, stravolti, rovesciati, presto diventano crimini da perseguire, cosicché onesti e meritevoli sono, come in un ossimoro, emarginati e delinquenti, persone da cui tenersi alla larga e dai cui comportamenti retti e probi guardarsi bene: sconcerto e sconforto, quindi, pagina dopo pagina, il testo ci infonde. In un luogo del genere – e degenere – anche la considerazione sociale risulta rovesciata (diversamente non potrebbe essere in un mondo al contrario): l’ultimo strato sociale, quello più basso, infimo ed infido, quello della miseria e della meschinità, in cui sono compresi «emarginati e delinquenti» è, come si diceva prima, quello che in realtà dovrebbe rifulgere, ossia lo stato degli onesti. Un testo lugubre e buio, scritto con estrema semplicità sintattica che sembra marcare la condizione allucinata del soggiogamento, un testo senza speranza di luce alcuna, se persino un colpo di Stato improntato alla rivoluzionaria presa dell’onestà fallisce. Eppure, vorrei aggiungere e suggerire alcune riflessioni, spiragli di luce sociale fra le ombre che tetre s’addensano e minacciano. L’importanza della parola «Medioevo» Aldo Amabile utilizza la parola “medioevo” più di una volta nel suo La lettera di Pietro. La genesi del secondo Medioevo: la prima, nel sottotitolo, poi nel testo. Dunque, una parola su cui ci spinge consapevolmente o inconsapevolmente a riflettere. Il significato di “Medioevo” è quanto mai vario e complesso: tralasciando il luogo comune dell’età come “secolo buio”, l’età segna, da un punto di vista storico, una fioritura in vari campi dell’arte, della politica e del sapere; e, da un punto di vista linguistico, un’epoca di passaggio. Come leggere allora quel concetto di «genesi del secondo Medioevo»? In senso comune, non andrebbe bene, perché i fatti narrati sono già in corso, quindi non si tratterebbe di una genesi, piuttosto di una […]

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