Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 70 articoli

Libri

Claudio Lagomarsini esordisce con Ai sopravvissuti spareremo ancora

Ai sopravvissuti spareremo ancora è il romanzo d’esordio di Claudio Lagomarsini, pubblicato oggi da  Fazi editore. Lo scrittore toscano, già autore di diversi racconti, fa il suo esordio dipingendo davanti agli occhi del lettore un ritratto essenziale ed estremamente vivo e realistico della provincia italiana. Claudio Lagomarsini ambienta infatti il suo romanzo in un paesino al limite tra la periferia cittadina e la campagna, un paesino anonimo nei suoi dettagli, dove le case sono tutte uguali: l’intonaco color pesca, la siepe di pitosfori, il ghiaino bianco, omogeneo, abbacinante; ma allo stesso tempo un luogo iconico che potrebbe confondersi con gli innumerevoli paesi di provincia da capo a coda dello Stivale e descriverli tutti. L’immagine di apertura ci mostra un giovane rassegnato di fronte all’indesiderato ma allo stesso tempo necessario ritorno al suo paese d’origine. La decisione, ormai inevitabile, di vendere la casa di famiglia comporta la necessità di doversi disfare di tutti gli oggetti familiari che essa ancora contiene. Così d’improvviso il giovane e il lettore si trovano a rivivere la caldissima estate del 2002 attraverso le parole del fratello maggiore, Marcello, riemerse su alcuni quaderni in mezzo ad insignificanti oggetti di vita quotidiana. Nel racconto di Marcello si delineano progressivamente eventi e personaggi sospesi nel tempo: piccoli drammi e grandi menzogne che impegnano tutte le vite comuni. La rapina in casa di un vicino, le cene d’estate sotto il gazebo, le relazioni indifferenti di una famiglia allargata, le liti per la gestione dell’orto comune, le relazioni conflittuali tra mamma e nonna e le incomprensioni generazionali sfilano come fotogrammi davanti al protagonista facendogli rivivere il ricordo di una vita che solo attraverso le parole di Marcello riesce a comprendere veramente. Tutto si svolge secondo un copione consueto, una trama che il giovane lettore riconosce e che lentamente, tra piccoli sbalzi, precipita verso un punto di rottura, un evento drammatico con il quale fa pace per la prima volta dopo tanti anni. Quello che viviamo attraverso gli occhi di Marcello è il racconto di una dimensione lontana nel tempo ed arcaica nelle convinzioni ma ancora viva nei meandri della provincia italiana. Una dimensione patriarcale in cui prevale il valore della forza fisica, il pregiudizio razziale e la ragione dell’uomo sulla donna, una realtà i cui protagonisti, delineati nei loro tratti più grotteschi, appaiono come piccole caricature di vite comuni. Una realtà, quella che emerge nel ritratto di Marcello, verso la quale il narratore sente un senso di inadeguatezza. Con la sua sensibilità e pacatezza, Marcello appare come un combattente inerme al centro di una lotta tra sfacciati e volgari gladiatori. E proprio in questa inadeguatezza e fragilità il lettore riconosce un quasi naturale senso di repulsione e una voglia di mettere distanza nei confronti di un mondo gretto e meschino che perdura anacronistico tra le trame della società contemporanea. Il romanzo di Claudio Lagomarsini, con uno stile netto e preciso, riesce a dipingere un ritratto crudo nella sua autenticità e familiarità, un ritratto in cui ognuno può riconoscere la traccia più […]

... continua la lettura
Libri

Ricordati di me: intervista ad Emanuele Bosso

Emanuele Bosso, studente di Lettere Moderne e curatore della rubrica (su Instagram) “#unlibrosospeso“, ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo, Ricordati di me (edito per la casa editrice GM press); per l’occasione, abbiamo intervistato l’autore. Ricordati di me di Emanuele Bosso: l’intervista Emanuele, studi Lettere, sei stato libraio, curi una rubrica di libri e sui libri: quanto e in che modo il sapere umano, la letteratura, le emozioni, le storie, sono il nutrimento delle tue parole, dei tuoi pensieri, della tua vita? Le parole, e in particolar modo i libri che le contengono, sono i pilastri della mia vita. Senza, mi sentirei perso, costantemente in pericolo. La verità è che ho bisogno di storie, di immergermi in vite completamente diverse dalla mia, di provare emozioni contrastanti e poco coerenti con il mio carattere. Tutto questo si riflette inevitabilmente sul mio modo di relazionarmi con gli altri: i libri accrescono la mia sensibilità, la delicatezza, la comprensione verso il prossimo. Mi definirei un “profondo romantico” e questo mio modo di essere deriva dai libri che ho letto. “Unlibrosospeso”: come nasce il titolo e l’idea? Vuoi parlarci in dettaglio della tua rubrica? Il titolo della rubrica è un chiaro riferimento a “Un caffè sospeso”, un’iniziativa tutta napoletana attraverso la quale, chi prende un caffè al bar, ne paga un altro per chi verrà dopo, che non può permetterselo. L’idea nasce da questo meraviglioso gesto e dalla mia volontà di condividere e lasciare in sospeso le sensazioni provate dopo la lettura di un libro. Ho cominciato quasi per gioco, adesso collaboro con grandi case editrici e sul profilo siamo in ottomila a condividere la passione per i libri e per le storie. È per me un traguardo incredibile che testimonia ancora una volta, come i libri siano aggregazione e partecipazione e non qualcosa di solitario e noioso come spesso vogliono farci credere. In Ricordati di me vengono affrontati temi profondi quali il dramma della mancata maternità (e paternità), l’infanzia desiderata, le distanze cagionate dalla mancanza di comunicazione, di dialogo; come sono nate e maturate dentro te queste riflessioni? Tutto nasce dalla volontà di scrivere un romanzo di un certo spessore introspettivo, che indagasse in profondità la psicologia di tutti i personaggi. Di conseguenza, ho dovuto documentarmi molto prima di cominciare a scrivere, anche perché quasi tutte le tematiche trattate non mi appartengono in senso stretto. Per me scrivere vuol dire soprattutto mettersi in gioco, sperimentare e conoscere nuovi punti di vista. Diciamo che quando devo creare una storia, preferisco sempre allontanarmi dalla mia comfort-zone e scoprire nuove sfumature e altre intensità. Le vicende raccontate nel testo si svolgono fra Napoli e Rocca San Felice; quanto la scelta dei luoghi ha influito sulla costruzione dei personaggi e sulle loro vicende? Rocca San Felice, molto più di Napoli, è stato un luogo fondamentale per la costruzione e caratterizzazione dei personaggi. Per chi non lo sapesse, è un piccolissimo paese in provincia di Avellino, con poco più di mille abitanti. Ho scelto di ambientare il romanzo […]

... continua la lettura
Libri

Ricordati di me: il romanzo di Emanuele Bosso

Ricordati di me è il romanzo d’esordio di Emanuele Bosso. Il testo, pubblicato dalla casa editrice GM press e introdotto da una prefazione scritta da Valentina D’Urbano, è «un romanzo che racconta del rapporto complesso tra un uomo che desidera diventare padre e un bambino che non è mai stato un figlio». Ricordati di me: il romanzo e la struttura Attraverso Ricordati di me, Emanuele Bosso più che costruire una trama narrativa – più o meno fitta di azioni, situazioni, contesti diegetici – si dedica, con la sua scrittura, al complesso tessuto delle emozioni umane: trama e intreccio, vicende, azioni e situazioni, infatti, non sono descrizioni dei personaggi, piuttosto intendono farsi voce della “vita” stessa dei personaggi. E allora questi personaggi maturano, crescono, si sviluppano e dalle prime pagine prendono corpo attraverso ciò che caratterizza gli esseri umani: le emozioni. Le emozioni: inevitabile parlarne, e  inevitabile ripetere questa parola, questo concetto, riflettendo sul testo di Emanuele Bosso, poiché è proprio su questa componente umana che il testo si trova sorretto; non a caso, infatti, lo sguardo e l’attenzione ricadono su questa frase all’interno del testo: «[…] eppure adesso sono seduto qui a scrivere […] Ho preferito non chiamarlo “diario” ma “raccolta di emozioni”. Un diario segue il tempo, segna i mesi, scandisce i giorni. Queste pagine invece seguiranno soltanto il cuore e le emozioni». Emanuele Bosso scandisce il suo testo in tre momenti: un “mentre”, un “prima”, un “dopo”: tali elementi si evincono non soltanto dal logico scorrere della storia e dei suoi tempi narrativi: l’autore separa in tre scansioni “fisiche” il passaggio fra i ricordi e le azioni, fra i pensieri e le speranze, fra presente e futuro. E così si palesano gli avanzamenti, le stasi, gli inciampi, in continue oscillazioni e all’interno del complesso, delicato e per certi versi misteriosissimo tessuto vitale emotivo. La lettura scorre veloce, sinonimo di una scrittura semplice ma sicuramente attenta alla delicatissima sintassi delle emozioni, e le sequenze narrative si fanno immagine, “consolidandosi” in un affresco linguistico e verbale che non lascia dubbi sullo spessore interiore, intimo, dei personaggi e sulla loro caratterizzazione all’interno del testo. Un composito mosaico: così, potrebbe definirsi, con un’artistica metafora, la complessa struttura del testo, in cui vicende, azioni, pensieri, emozioni, avanzamenti, ritorni, ripensamenti, si fanno strada, sul percorso tracciato da Emanuele Bosso per il cammino dei suoi personaggi; sullo sfondo, un paesaggio che, forse, si fa anch’esso “personaggio” ulteriore, determinando con la sua forte carica suggestiva gli sviluppi della trama. Ricordati di me: fra vive presenze e dolentissime assenze Nel campionario delle emozioni umane che emerge dalla lettura del romanzo di Emanuele Bosso, ciò che colpisce – fra evidenti e intensissime presenze – è stata sicuramente la presenza in penombra – eppure vivissima nel proprio inesprimibile dolore e profondissimo – della protagonista femminile, Silvia; e chissà se interpretazione personale o volontà autoriale, il ricordo che immediatamente suscita il nome: la Silvia di leopardiana memoria. Un dolore, una felicità che fugge: le emozioni hanno una voce universale, benché […]

... continua la lettura
Libri

Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia | Recensione

Raffaella D’Elia è nata a Roma nel 1979. Ha scritto Adorazione (Edilet, 2009), Come le stelle fisse (Empirìa, 2014). Collabora e ha collaborato con quotidiani e riviste letterarie tra cui “L’Unità”, “Il Riformista” ed altre. Si è occupata di autori quali Sanguineti, Bachmann, Walser, Weil, Campo, Ortese. Suoi contributi critici e in prosa sono presenti, tra gli altri, in La terra della prosa. Narratori italiani degli anni Zero (2014), nella riedizione del volume Gruppo 63, Il romanzo sperimentale (2013) per L’Orma, e nell’antologia Con gli occhi aperti (Exòrma, 2016). Ultimo libro dell’autrice, Ritmi di veglia, edito da Exòrma. “Quando è notte e non dorme Ida apre gli occhi, e nel buio il buio diminuisce. Quando è notte e non dorme, Ida sta a occhi chiusi, aperti, si impegna ma la notte fugge via, e lei perde il tempo, rimane indietro. Rimanere indietro è stata sempre la sua più grande abilità, del vizio e della virtù che ciò significa ha sempre faticato a capirne le conseguenze ultime, le prime”. […] La vita concreta per Ida si sviluppa fuori il cerchio magico della concretezza altrui. […] La vita concreta come distrazione, cura del guasto, dall’affanno e dalla fatica estrema della vita. […] Quando di sveste dei panni di danzatrice Ida si cala nel mondo della vita pratica, e sembra arrivare da un posto remoto. Sembra essere sempre stata lì, Ida, nella vita concreta, quando sveste i panni di ballerina. Questa è la sua grazia, la forza e la sua debolezza”. Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia più che un romanzo, è una sorta di flusso di coscienza. Protagonista del racconto è Ida, Ida e la danza, la danza che va ben oltre il moto armonioso dei corpi. La danza viene intesa come una sorta di logorio dell’animo, come meditazione, come fuga e rifugio dalla solitudine alla quale la protagonista del libro è incatenata. L’autrice ripete innumerevoli volte il nome Ida, ripete le parole, ci gioca, le fa suonare, risuonare, in modo che la narrazione assuma un ritmo unico, incalzante. C’è Ida: è ovunque e non è in nessun luogo. C’è la danza, la danza di Ida che prende il sopravvento anche nelle vite di chi non ha danzato mai. Un libro da leggere e rileggere mille volte, una sorta di trattato filosofico sull’esistenza umana. Lessico complesso, parole adoperate in maniera geniale, capaci di far comprendere al lettore quanto le parole, appunto, possano portare lontano dal significato spicciolo delle stesse prese singolarmente.

... continua la lettura
Libri

Io e il signor Oz (e altri racconti) di Stefano Orlando Puracchio | Recensione

Io e il signor Oz (e altri racconti) è un recentissimo testo (pubblicato lo scorso settembre da Demian Edizioni) scritto da Stefano Orlando Puracchio (alla sua – com’egli stesso afferma – «prima “incursione” nel campo della narrativa»). Io e il signor Oz (e altri racconti): la storia Come evidentemente palesato dal titolo del libro, Io e il signor Oz (e altri racconti) è un libro narrato in prima persona: a raccontare le vicende, come un novello cantastorie, un immaginario sceriffo dal “fosco” passato che fra vari racconti districa pian piano, di pagina in pagina, dubbi e curiosità che spontaneamente sorgono nella mente del lettore (o degli ascoltatori, dato che il testo ben si presta, come ogni fiaba, alla “lettura ad alta voce”). Ciò che colpisce, fra l’altro, è la struttura che Stefano Orlando Puracchio ha dato al suo testo: storie nelle storie, che da un asse orizzontale centrale (la storia del protagonista) si dispongono verticalmente dilungandosi in storie su di esso imperniate; è questo il caso dei racconti scritti dopo la storia principale e nei quali Joe Sneaky Brown (questo il nome di fantasia scelto da Puracchio per il suo immaginario personaggio) spiega l’evoluzione delle proprie vicende personali e dei personaggi che “vivono” intorno a lui. Solo esempi, alcuni, dei vari “altri racconti” di questo testo strutturati lungo orizzontali e verticali secanti il centro della narrazione, che tanto – tantissimo – si avvicinano alla diegesi orale, e per questo fanno pensare al libro come una lunga fiaba che dovrebbe essere cantata e che è stata messa per iscritto. Dal mago di Oz al signor Oz: l’intento narrativo di Stefano Orlando Puracchio Io e il signor Oz (e altri racconti) ha l’intenzione di porsi come proseguimento ulteriore e altro alla storia de Il meraviglioso mago di Oz, come un’appendice a latere, del testo e delle sue varie (fedeli o liberamente tratte dall’originale) prosecuzioni; l’impostazione di fiaba, di storia nella storia, la forte connotazione orale del testo e il richiamo a più riprese di elementi e personaggi del testo di Lyman Frank Baum (la strada lastricata di mattoni gialli, il paese di smeraldi, lo spaventapasseri, le fiere del paese di Oz e le streghe dei regni), fanno del testo di Puracchio un’interessante fiaba che resta fedele all’impianto e alle volontà originali lette nell’opera di Lyman Frank Baum. E il merito di Puracchio, in questo suo testo, dev’essere soprattutto inteso nella messa in opera di un libro che poco si inserisce, di fatto, nella dimensione scritta e nei suoi canoni più veri e propri, per librarsi leggermente nei suoni e nelle consistenze volatili – e al tempo stesso, per taluni versi, solidissime – proprie dell’oralità. E allora Io e il signor Oz (e altri racconti) più che un testo scritto è un fiaba, un lungo racconto trapunto da racconti, a cui mai è possibile mettere la parola “fine”, perché infinita è la facondia e la fantasia dei racconti orali che tramandati lungo le direttrici del tempo (e forse non è un caso che il […]

... continua la lettura
Libri

Una mappa per Kaliningrad di Valentina Parisi

Una mappa per Kaliningrad chi è Valentina Parisi Valentina Parisi nasce a Milano nel 1976, città in cui attualmente vive. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in letterature slave, ha vissuto in Germania e a Budapest. Attualmente assegnista di ricerca in letteratura russa presso l’Università degli Studi di Pavia, ha tradotto dal russo opere di Alexandra Petrova, Lev Šestov, Pavel Florenskij, Léon Bakst, Pavel Sanaev, Vasilij Grossman, Anton Čechov, Vasilij Golovanov e, dal polacco, testi in prosa di Wisława Szymborska, Adam Zagajewski, Hanna Krall, Stanisław Lem. Ha pubblicato un libro sull’editoria clandestina nell’Urss (Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico, 1956-1990, Il Mulino, 2014) e la Guida alla Mosca ribelle (Voland, 2017). Dal 2007 collabora regolarmente alle pagine culturali de “Il manifesto”. Il suo ultimo libro è “Una mappa per Kaliningrad, la citta bifronte”, edito da Exòrma. Una mappa per Kalilingrad di Valentina Parisi edito Exorma Edizioni narra le vicende della città di Königsberg, nome attuale della città di Kaliningrad. Situata in Russia sulle rive del mar Baltico, da territorio tedesco, è diventata un’exclave russa. Per exclave si intende una porzione di territorio appartenente ad uno Stato, che però confina interamente con un altro. Nello specifico, in seguito al collasso dell’Unione Sovietica, la Federazione Russa che ne prese il posto, decise di mantenere il controllo su questa regione per avere un accesso al Mar Baltico. Una mappa per Kaliningrad di Valentina Parisi: la storia Una mappa per Kaliningrad è un romanzo in cui l’autrice viaggia alla ricerca delle tracce, quasi perdute, del nonno, il quale venne imprigionato dai sovietici nel campo di lavoro di Stablack fino al 1945, insieme ad altri italiani, e riuscì però a fare ritorno a casa. L’autrice, all’interno del libro, attraversando la città di Kaliningrad grazie ad una vecchia mappa di Königsberg, compie un pellegrinaggio in diciassette stazioni. Quella che visita e in cui è stato prigioniero il nonno, è la città di Kant. Cerca appunto il campo di lavoro coatto in cui il nonno era stato rinchiuso e dal quale era sfuggito, liberato nell’aprile del 1945. Valentina Parisi, grazie anche ad un curato repertorio fotografico, ripercorre la vita del nonno e dei MI, ossia Internati Militari Italiani: ovvero dei soldati italiani catturati e deportati in seguito all’armistizio del 1943. Il libro è una sorta di diario di bordo del suo viaggio, descritto minuziosamente, con una molteplicità di dettagli e cura sia del lessico che della narrazione stessa. Un libro perfetto per gli appassionati di storia e della Seconda Guerra Mondiale, capace di portare il lettore a conoscere eventi verificatisi in una porzione di territorio sconosciuto ai più. Fonte immagine: exormaedizioni.com

... continua la lettura
Libri

Il giro del Mondo in 40 Napoli: il libro di Michelangelo Iossa

Il giro del Mondo in 40 Napoli è un libro di Michelangelo Iossa pubblicato recentemente (gennaio 2019) per la casa editrice Rogiosi editori. Il giro del Mondo in 40 Napoli: il testo Il testo “geografico” di Michelangelo Iossa è un inconsueto “atlante di viaggio”, una guida “sui generis“: iniziato come «inchiesta che il Corriere del Mezzogiorno pubblicò a puntate tra l’agosto e il settembre del 2017» e divenuto poi libro «grazie all’affettuoso interesse dell’editore Rogiosi», Il giro del Mondo in 40 Napoli è uno sguardo curioso sul mondo, alla ricerca di poleonimi simili o del tutto identici rispetto alla “nostra” campana Napoli. Musica, letteratura, cinematografia, storia, politica, religione: sono molti i riferimenti che Michelangelo Iossa mescola alle pagine della sua “guida geografica” sulle varie “Napoli nel Mondo”; così come molti sono i paralleli che lo stesso autore traccia fra le città: sembra quasi di poter scorgere fra le pagine quell’ideale filo narrativo che di città in città, di viaggio in viaggio, Michelangelo Iossa ha svolto fra le pagine, ha steso, ha annodato, fino a intrecciare complessivamente il composito tessuto geografico-narrativo di cui Il giro del Mondo in 40 Napoli è costituito. Le “40 Napoli nel Mondo” Il viaggio fra le “Napoli del Mondo” si svolge a partire dalle Americhe: è qui, in questo continente, che Iossa ci illustra le “città nuove” statunitensi, canadesi e brasiliane dando, fra l’altro, spazio alla virtuale metropoli Neopolis, «un non-luogo, una città non reale» omonima delle altrettanto immaginarie città e megalopoli di videogiochi e fumetti ricordate dall’autore fra le pagine del suo testo. Il viaggio riprende lungo le linee della realtà e il racconto prosegue nelle città dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa; ed è qui, in Europa, nella nostra Italia, in particolare, che il viaggio intorno al Mondo di Michelangelo Iossa giunge alla sua tappa conclusiva (per il momento): con un “volo” dalla siracusana Neapolis, arriviamo a Napoli, nella “nostra” campana Napoli, di cui Michelangelo Iossa riconosce «l’immenso contributo che l’arte, la letteratura e la musica» hanno sempre offerto a Napoli, con chiara visibilità nel mondo. E allora, noi napoletani, ricordando le parole che l’autore ha espresso in procinto della chiusa alla sua “opera itinerante” – «Napoli è una e multipla: non solo sfogliatelle e mandolini ma anche rodeo texano, ouzo ateniese, carnevale brasiliano, malvasia greco-veneziana, testimonianza dei nativi americani, prelibatezze siciliane e pugliesi, villaggi africani e smart city cipriote. Tutto si nasconde e si svela nel nome di Napoli, ad ogni latitudine» – guida di viaggio alle “Napoli nel Mondo” alla mano e consapevolezza geo-storico-etnografica nel cuore e nella mente, possiamo intraprendere idealmente o fisicamente questo sicuramente suggestivo viaggio mossi sempre ed imprescindibilmente da – riprendo una frase di Giancarlo Siani ricordata da Michelangelo Iossa in epigrafe al suo testo – «ricerca, curiosità, approfondimento». Fonte immagine in evidenza: rogiosi.it 

... continua la lettura
Libri

Luciano Tronchin, Soldi di legno. Tra appartenenza e terre lontane

Appena pubblicato dalla casa editrice Il Frangente, Soldi di legno di Luciano Tronchin è un romanzo che racconta la perdita e il ritrovamento di se stessi, come su una barca in attesa del bel tempo ma in balia del mare in tempesta. Leo Venier è un imprenditore veneziano che decide di vendere, di punto in bianco, la propria casa in centro, dagli arredi lussuosi e situata in una zona maestosa di una delle città più romantiche del mondo. Artefice di questa decisione e propulsore di pensieri negativi che gli attanagliano la mente da lungo tempo, il tormento di avere fatto carriera ai danni del pianeta, essendo stato per anni un commerciante di leak e molto prima un dipendente di un fiorente cantiere navale. Accanto a lui una giovane donna, Angela, che gli ricorda ogni giorno la spensieratezza degli anni insegnandogli a godere dei piccoli e gioiosi momenti, nonostante la differenza di età, quanto i suoi pensieri cupi, non gli permettano di vivere serenamente una tranquilla esistenza. Ad appoggiarlo costantemente c’è anche Saverio, il miglior amico di sempre, così diverso dalla sua personalità ma per questo confidente e dispensatore di buoni consigli, che cerca di limare i tormenti del suo animo ad ogni richiesta. Uno squilibrio mentale e un disagio cinico verso gli altri che si mostra subito nel primo incontro del romanzo, quello con l’affascinante agente immobiliare Licia, la cui bellezza spaventa ed intimorisce Leo, in balia delle sue più tormentate emozioni e riflessioni. In Soldi di legno di Luciano Tronchin, ciò che emerge già dalle prime pagine è l’interrogativo esistenziale per eccellenza: un uomo adulto da una apparente appagata vita che improvvisamente non riesce più a sentirsi parte del mondo che lo circonda, proprio come una barca che, in mancanza di una bussola che gli indichi la via, perde la giusta direzione, vittima dei tumultuosi affanni del mare in tempesta. Se il suo cuore è la tempesta, Leo è la barca, che naviga alla ricerca di una terra perduta, o forse provando a scoprire nuovi orizzonti, guardando oltre la linea di demarcazione; infatti, il protagonista, stanco di una quotidianità agiata e avendo la volontà di fare qualcosa per migliorare la natura che lo circonda, anche per lasciare ai posteri un futuro ecologico migliore, incappa nell’incontro fortuito con un vecchio marinaio, che sta vendendo il suo centenario trabaccolo, il Cornelio. Da qui oltre ad avere stretto una bellissima amicizia, Leo ha trovato anche casa, un posto che possa davvero chiamare così, non più sulla terraferma, ma con la possibilità di poter navigare alla ricerca di mete nuove e di una nuova vita. Da questo punto Luciano Tronchin sembra mostrarci un romanzo in via di conclusione, con il protagonista che affronta e vince le sue paure più grandi, speranzoso questa volta di riuscire a trovare le risposte ai mille interrogativi. Ma il pericolo è dietro l’angolo, così come sono gli ostacoli che bruscamente ci bloccano quando ognuno di noi prova a migliorare un’esistenza che, così com’è, non si accetta e non […]

... continua la lettura
Libri

Il silenzio dopo l’amore: il romanzo di Daniel Cundari | Recensione

Parla subito chiaro, Daniel Cundari, sin dalla prima pagina e questa sua schiettezza la trascina con sé per l’intero romanzo. Le sue prima formulazione è una domanda retorica – forse autocritica mista ad autoironia o forse incredulità-:«Chi sarebbe capace di pubblicare un romanzo scritto da uno come me e composto da una sola e interminabile frase?» Sembrava assurdo? Eppure lo ha fatto la Ferrari editore, il romanzo è Il silenzio dopo l’amore, il suo autore Daniel Cundari. Daniel Cundari ha scritto un antiromanzo Daniel Cundari ha scritto un  romanzo che è “un’unica e interminabile” frase o una frase che è diventata un romanzo. Quanto sarebbe utile definire Il silenzio dopo l’amore un anti-romanzo? Meglio sarebbe liberarci da ogni classificazione di sorta, mandare al diavolo le convenzioni formali e concentrarci sulla forza di questo libro perturbante. Immaginiamo allora una notte interminabile, una notte d’insonnia selvaggia che scava la testa come un lombrico malato e il cervello inizia a fare le flessioni e si stanca instancabile cimentandosi in un esercizio di scrittura che chiameremmo flusso di coscienza, stream of consciousness, che non bada alla punteggiatura, né alle buone maniere, ma dà sfogo a una mente in fermento. Daniel Cundari è precursore e inventore del ‘Repentismo Cutise’, una scienza/spettacolo originata dal canto d’improvviso. Non ci stupiamo allora della maestria e dell’abilità in suo possesso nel gestire un prosa scorrevole e veloce, fatta di cambi di prospettiva repentini mai scanditi da segni di punteggiatura che non siano virgole; una prosa che nei suoi voli pindarici, in meno di cento pagine accoglie in sé temi e motivi attualissimi e vari che includono ogni aspetto del presente. Né ci stupiamo che l’autore citi Louis-Ferdinand Céline:« Al principio era l’emozione: ho voluto sempre una prosa che nasca dalla Musica, senza mediazioni.» Il risultato è che Il silenzio dopo l’amore di Daniel Cundari è un rigurgito che odora di carta, è un corpo che copiosamente sanguina coordinate e invettive. Questo libro così piccolo, che per contenerlo basta una mano o una tasca, è un docile e ostinato resoconto del nostro tempo: siamo noi uomini un insulto a noi stessi, su un pianeta colmo di lestofanti e maleducazione, tutti affetti da “pecorismo acuto” di massa o dalla malattia del secolo- la depressione e l’ansia- e quando gli ansiolitici non bastano, ecco ricorriamo alla violenza, allo stupro, al denaro, alle scommesse, alle bombe del secolo del Capitalismo dove ancora si sente dire “Fascismo! Comunismo!”. Nel Silenzio dopo l’amore, Daniel Cundari si sofferma e si dilaga in parole sferzanti e veritiere che – nonostante tutto, nonostante lo schifo, la Nausea, la Noia – paradossalmente celano ancora fiducia e speranza nel genere umano: occorre il barbaro coraggio dei poeti, si sa, e Daniel Cundari è un poeta attratto dagli emarginati e dai folli consapevole del fatto che il folle è un diverso, è un genio. Nonostante tutto: l’amore, i libri, la cultura Nonostante tutto, Daniel Cundari è convinto che in un mondo in cancrena, dove si diffonde veloce un colera di massa, […]

... continua la lettura
Libri

6 Libri del 2019 da leggere: i nostri consigli

6 Libri del 2019 da leggere: i nostri consigli! L’anno 2019 è stato costellato dall’uscita di libri significativi che hanno riscosso un notevole successo tra i lettori. Ne abbiamo individuati 6 che hanno un sottile fil rouge in comune, cioè quello di combattere per noi stessi e per una società migliore in contrasto con l’omologazione della società odierna. Il libro in cima alle classifiche di gradimento è “Io sono una bambina ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edito da Mondadori. Il primo tra i 6 Libri del 2019 da leggere propone alle giovani lettrici non una classica storia di eroine fantastiche ma un percorso da scrivere, stimolando le lettrici a disegnarsi come protagoniste della vicenda stessa. Si tratta di una storia efficace che descrive donne forti, che non hanno paura di mostrare il loro valore umano e che hanno combattuto per essere prese in considerazione. “Io sono una bambina ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” è un invito ad accettarsi, amarsi, ribellarsi per migliorare e saper dare il valore giusto alle piccole cose. Invoglia sia gli adolescenti che le giovani donne a non aver paura di dire ciò che pensiamo anche se si tratta di un pensiero anticonformista.  Un forte insegnamento che si comprende durante la lettura di tutto il libro è il valore della diversità poiché l’autrice Francesca Cavallo ci sprona ad una sana sorellanza, proponendo un mondo all’insegna dell’armonia e della parità di diritti, un mondo libero e rispettoso della diversità. Ridona nuova importanza alle parole “sì”, “grazie”  “prego”, ma soprattutto “NO”, che oggi sembrano fuori moda. “Fiorire d’ inverno”. Un titolo coraggioso, deciso dalla bella, energica, e determinata Nadia Toffa. Definita come la giornalista che buca lo schermo, ha voluto con questo libro rafforzare l’idea che ognuno di noi ha di lei; una professionista forte, caparbia, che sa dire no quando è necessario, ma soprattutto una Nadia che racconta, senza giri di parole e mezzi termini, come ha trasformato “la sfiga” di avere il cancro in “un dono”. Nadia scrive questo libro con la voglia di incoraggiare gli altri a reagire e di sottolineare quanto anche una così terribile esperienza possa diventare opportunità di cambiamento. “Fiorire d’inverno” con la frase rivoluzionaria “Mi alzo sempre con il sorriso. Certo che preferisco il sole, ma quando ci sei in mezzo scopri che anche la neve ha la sua bellezza” è stato uno dei libri più apprezzati del 2019. Non si tratta di una semplice storia ma è un insieme di ricordi di luce ed ombre che Nadia Toffa ha voluto descrivere con grande sensibilità, affermando con convinzione che chiunque sia malato di cancro è un grande guerriero che ha bisogno di energia positiva per abbattere un grande male che logora interiormente. Un esempio di coraggio ed uno spirito combattivo traspare dalle righe di questo libro che dona ai lettori emozioni forti e contrastanti ed un grande insegnamento di vita. Houellebecq (Michel Thomas) nato a Réunion nel 1956 è uno degli autori francesi più […]

... continua la lettura