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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 149 articoli

Libri

Poker di donne di Edmondo Cipolli: quattro donne difficili da dimenticare

“Poker di donne. Storie di donne straordinarie e difficili da dimenticare” (edito da GmPress, luglio 2020) è il libro d’esordio di Edmondo Cipolli. Si tratta di tre lunghi racconti che vedono quattro donne protagoniste, molto diverse le une dalle altre ma tutte accomunate da un carattere tenace e dalla voglia di godersi la vita e i suoi piaceri.  Poker di donne- La trama dei tre racconti Poker di donne vede quattro donne protagoniste di tre lunghi racconti che possono essere considerati tre romanzi: Antonella, una ragazza veneta trasferitasi a Roma con la mamma e il papà, troppo autoritario per il suo carattere forte e volitivo che la porterà a sposarsi molto presto con un uomo senza grandi pretese. Antonella, grazie alla sua tenacia, riuscirà ad affermarsi nel mondo del lavoro, tanto da diventare una manager di successo. Santina e Yana sono invece le due protagoniste del secondo racconto: la prima, donna ossessiva e maniaca delle pulizie, deciderà di cambiare completamente approccio alla vita; la seconda, proveniente dall’Ucraina, era una dei bambini reduci dall’esplosione di Chernobyl che nel periodo estivo venivano ospitati presso le famiglie italiane. Il terzo racconto vede Edda protagonista, figlia di un fanatico fascista, è affetta da cleptomania da quando era bambina, agevolata dalle sue doti ipnotiche. Tutti e tre racconti sono molto piacevoli da leggere, in quanto appaiono ironici e smaliziati al punto giusto: la voglia di godersi la vita in tutti i suoi aspetti la fa da protagonista, rendendo le storie accattivanti e molto intriganti. Poker di donne- Intervista all’autore Edmondo Cipolli Dalla sua biografia si evince che lei si occupa di tutt’altro dal punto di vista professionale, come nasce la sua scrittura? Se fosse stato per me, dopo il diploma mi sarei fermato. Non ero mai stato uno studente che brillasse particolarmente, anzi potrei dire di non aver mai studiato, i libri se potevo evitarli lo facevo ogni volta. A farmi continuare gli studi è stata mia mamma, anche se questo comportava un impegno economico non indifferente, non navigavamo certamente nell’oro. Per farla contenta ho accettato di continuare, mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica. Mi sono buttato a studiare con una nuova forza, dovevo dare soddisfazione a mia madre. Primo esame: Botanica Generale.Chi mi esaminava era il mitico professor Gerola, un uomo alto, elegante, pizzetto bianco, burbero, che solo a guardarlo metteva terrore. Ero il quarto che entrava per farsi macellare, i tre che mi avevano preceduto li aveva cacciati dopo la seconda domanda. Sette domande, credo di aver risposto bene, ma non ne sono sicuro. Mi fa uscire. Passano tre minuti, rientro. Mi dice: “Firmi qui”. Io firmo e leggo Trenta e Lode.  Questo Trenta e Lode mi ha dato una gasatura tale che ha influito enormemente in tutta la mia carriera universitaria.  Ottenuta la laurea invio decine di curricula a società e aziende operanti nei vari settori dell’agricoltura: dalla meccanica alla zootecnia, nessuna risposta. Un giorno mi dicono che la Federconsorzi a Roma farà un corso per assumere giovani agronomi […]

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rovere, disponibile anche a fumetti. Recensione

BeccoGiallo Edizioni ha pubblicato rovere, disponibile anche a fumetti, una gradevole graphic novel dedicata al gruppo indie bolognese. I rovere sono nati nel 2016 per iniziativa di Nelson Venceslai, Luca Lambertini, Lorenzo Stivani, Marco Paganelli e Davide Franceschelli. Ben presto la band ha raggiunto la popolarità con l’album di debutto disponibile anche in mogano che ha raggiunto su Spotify la cifra di 18.000.000 ascolti. Alcuni mesi dopo, forti anche di esperienze importanti come il sold out al Covo di Bologna, hanno organizzato il loro primo tour che li ha portati a suonare in città quali Milano, Padova, Roma e Torino. A ottobre 2019 pubblicano per l’etichetta Sony Music l’EP ultima stagione, mentre al 26 giugno di quest’anno risale il nuovo singolo mappamondo. Dopo questa premessa possiamo dedicarci alla recensione di rovere disponibile anche a fumetti, graphic novel pubblicata da BeccoGiallo Edizioni in collaborazione con Bad Moon Rising production. Il volume fa parte di Unplugged, una collana di fumetti dedicata a cantanti del panorama indie italiano che vede all’attivo due volumi dedicati ai Pinguini Tattici Nucleari e a Murubutu. rovere,disponibile anche a fumetti. Recensione La trama è sceneggiata da Lorenzo della Neve e vede i membri della band sotto le mentite spoglie di proprietari di una ditta di ristrutturazioni che, come dei supereroi, usano il potere della loro musica sia per ristrutturare decadenti edifici e sia per aiutare il prossimo. Stupido Clark Kent è disegnata da Mattia “drugo” Secci e vede i rovere impegnati nell’aiutare un maldestro Superman, abbigliato con mutande e lenzuolo a mo’ di mantello, a salvare la sua amata Lois rapita dagli alieni. In Caccia Militare, disegnata da Federico Mele, vediamo i protagonisti addentrarsi in un condominio abitato da un fantasma dispettoso. Peter Pan vede alle matite Valeria Appendino che attraverso disegni colorati e molto semplici narra di un mistero all’interno di una villa lussuosa. Gli autori delle tre storie, che hanno come titoli tre canzoni di successo dei rovere, adoperano stili differenti. Mattia Secci opta per un tratto di disegno in bianco e nero che strizza l’occhio ai cartoni animati degli anni ’30, come quelli di Walt Disney e dei Fratelli Fischier e caratterizzato da un umorismo stralunato e slapstick. Federico Mele è invece più orientato a uno stile dai colori freddi e dal tratto più realistico, mentre Valeria Appendino adopera linee semplici e piene di colori, con le figure che sembrano uscite da un libro per bambini. Tutte e tre le storie, pur essendo autoconclusive e differenti per stile, si leggono nel giro di un’ora e sono molto godibili, grazie alla spensieratezza di fondo di cui sono costituite e anche perché i testi delle canzoni, oltre che come semplice colonna sonora, vengono usati per costruirci attorno le narrazioni strampalate e a tratti dolci di cui i musicisti/operai sono protagonisti. Una lettura molto piacevole per chi ha voglia di qualcosa di leggero e che magari avrà poi voglia di scoprire la discografia di questi cinque ragazzi talentuosi di Bologna. Immagine copertina: ufficio stampa

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Katharine Kilalea: Va tutto bene, signor Field | Recensione

Va tutto bene, signor Field, scritto da Katharine Kilalea, è fra i recenti titoli messi in pubblicazione (lo scorso agosto) dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione in italiano di Silvia Castoldi). Va tutto bene, signor Field di Katharine Kilalea: recensione Con Va tutto bene, signor Field, Fazi editore pubblica un testo dell’autrice sudafricana Katharine Kilalea. La trama del romanzo intende seguire le direttrici di alcune di quelle che sono le voci proprie dell’anima: musica, silenzio, emozioni. Queste le “voci” che permeano il testo, questi gli aspetti di un uomo che può essere specchio di altri uomini. La musica e la riflessione sulle emozioni sono messe insieme attraverso il medium dell’architettura: il concetto d’arte, dunque, si comprende, permea il testo, declinandosi, attraverso la penna dell’autrice, nelle sue plurime forme e svariate manifestazioni. Suono e luce sono le prime esperienze sensoriali che le righe di Katharine Kilalea rievocano dalla memoria del lettore: una casa in cui ombre, luci, forme, impressioni, suoni e silenzi iniziano a stagliarsi sulla pupilla di chi guarda e ascolta; e chi guarda e ascolta è il protagonista, il cui filo narrativo si muove lungo il discorso in prima persona, cosicché il lettore possa entrare direttamente nella scena attraverso il personaggio protagonista: ed è proprio attraverso l’uso narrativo di questa diegesi interna che sembra sottolinearsi ed intensificarsi la volontà di speculazione intima, introspettiva, del lungo racconto. Oltre allo sfondo naturale, ambientale, in cui si muovono e “vivono” i personaggi pensati e costruiti dall’autrice (e del cui bios la presenza palese è data dalle grandi sezioni che compongono il testo che si svolgono lungo l’avvicendarsi delle quattro stagioni – ulteriore riferimento musicale? – e che segnano lo stato d’animo che le permea), c’è un elemento antropico che risulta essere quasi un ulteriore personaggio di Va tutto bene, signor Field: la casa, la costruzione architettonica che “accoglie” come fosse involucro, bolla di separazione dell’individuo dal resto, i pensieri e le azioni del protagonista e dei personaggi comprimari che vi ruotano intorno, si fa imprescindibile presenza spaziale al fine di ricollegare e comprendere le vicende – interiori ed esteriori – che si svolgono via via attraverso la trama del testo. Più di un ritmo narrativo caratterizza il testo e questo “dinamismo musicale” conferisce un andamento non piatto: periodi e “fraseggi” lenti si interpongono a momenti narrativi più veloci, creando una curva che bene si innesta al personaggio (fra lo stile dialettico pensato da Katharine Kilalea per il suo personaggio e la professione di musicista e concertista del personaggio stesso risalta, in altre parole, un grado di coerenza). La lentezza di certi passaggi narrativi permette al lettore di ristare in personalissime sensazioni evocate a livello cerebrale: memoria ecoica, memoria iconica, memoria aptica sembrano riuscire ad emergere permettendo al lettore di recuperare – e rielaborare – a livello conscio sensazioni vissute ed emozioni pregresse; sensazioni ed emozioni pregresse assolutamente personali per ogni lettore, prodotti esperienziali ed elaborazioni individuali che possono “rivivere” solo attraverso un rispetto dei tempi talamici in termini di azione […]

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La frontiera spaesata: recensione del testo

La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è il titolo del recente testo – pubblicato lo scorso luglio –  scritto da Giuseppe Samonà, edito per i tipi di Exorma Edizioni ed inserito nella collana “Scritti Traversi”. La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani: il testo La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è innanzitutto un percorso “messo su carta”, una sorta di piccola mappa raccontata, in cui i luoghi e le storie si mescolano; allora l’idea di frontiera si riformula divenendo sintesi del suo contrario ontologico e semantico: una frontiera, dunque, «che non è una linea ma uno spazio disteso, fluido, dai contorni sfumati, in cui coabitano e si mescolano genti, lingue e culture». «Dove iniziano? Dove finiscono i Balcani?», si chiede l’autore e la sua non può essere una domanda geograficamente intesa; non i Balcani come monti chiaramente definiti dal punto di vista geografico, bensì i Balcani come idea, come agglomerato, come luogo di incontro di lingue, culture, paesi, che ivi coabitano. È «un tenersi all’elastico», riprendendo le parole dell’autore che evidentemente allude ai legami e alle influenze che coesistono fra i popoli “dei confini”. Una lettura “di sbieco”, “di traverso”, in cui si resta sempre in equilibrio precario fra un “cis-” e un “trans-”, fra un al di qua e un al di là del Balcani: una realtà plurima che l’autore più volte descrive come “indefinibile”. La penisola balcanica Dei popoli balcanici, dei paesi balcanici, spesso si dice come se fosse una sola grande identità, una sola grande realtà monoculturale; ciò che invece risalta attraverso le pagine di questa insolita guida di viaggio è il contrario: l’attenzione è posta sulla pluralità, sul mosaico di genti e di luoghi e sulle loro identitarie peculiarità, sul carattere policulturale, che non è annullamento del tutto in favore del singolo, piuttosto identificazione del singolo nel tutto. Geograficamente, la catena montuosa dei Balcani attraversa la Serbia e la Bulgaria, ma, per estensione, con il termine Balcani si indica tutto il territorio della penisola balcanica di cui fanno ora parte gli Stati indipendenti della Bulgaria, della Grecia, di parte della Turchia, della Croazia, della Serbia, del Montenegro, della Macedonia, della Slovenia, dell’Albania, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, della Romania e della Moldavia (Romania e Moldavia ritenute da alcuni storici confacenti parte della penisola balcanica in termini storico-politici). Le vicende storiche che hanno attraversato questi popoli e le loro azioni di indipendenza si sono svolte lungo un arco temporale della durata di diversi secoli e hanno portato alla costituzione di un mosaico di popolazioni separate politicamente ma correlate da taluni profondi tratti storici e socio-culturali. Giuseppe Samonà: l’autore del testo Giuseppe Samonà è dottore in Storia delle religioni antiche, ha insegnato a Parigi, New York e Montréal, è cofondatore della rivista franco-italiana Altritaliani e condirettore della rivista transculturale franco-canadese ViceVersa; fra i suoi libri, oltre a La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, si leggono, fra gli altri: Gli itinerari sacri dell’aedo: Ricerca storico-religiosa sui cantori omerici, Il […]

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Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press. Un giro di giostra: sinossi del libro “Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/ “Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania. Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria. La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto. Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio. Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere. Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia. Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere. Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze. La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda. L’intervista all’autore Roberto Colantonio Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”? “La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed […]

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Il Blu delle rose, la favola distopica di Tony Laudadio

Recensione del libro Il blu delle rose, di Tony Laudadio edito da NNeditore. Un romanzo straordinario che affaccia su un futuro distopico. La Trama de Il blu delle rose In un mondo non troppo diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia e da un clima imprevedibile, la scienza ha finalmente stabilito che criminali si nasce: il gene C, responsabile della vio­lenza nei comportamenti, è stato indivi­duato e grazie al controllo delle nascite imposto dalla legge, la società è ormai pacificata. La scienziata Elisabetta Russo, che ha contribuito alla rivolu­zionaria scoperta, non nutre dubbi sulle pratiche di selezione genetica del governo, nonostante le proteste degli oppositori. A venticinque anni dall’en­trata in vigore della legge Genesi, però, una serie di eventi drammatici scuote le sue certezze mettendo in pericolo la sua stessa vita. Ed è soltanto grazie alla premura di Nghele e all’amore del gio­vane Lionel che Elisabetta trova il co­raggio di ribellarsi alle regole e ai limiti che lei stessa si è imposta. Il blu delle rose. La luce della speranza in un mondo soffocante Il romanzo è una favola distopica dalle tinte fantascientifiche. La protagonista principale è Elisabetta Russo, una genetista la cui scoperta principale, insieme ad altri ricercatori, è il gene C. La donna è forte, determinata e ligia al suo dovere. È un personaggio femminile molto dinamico, e le diverse vicende di cui è protagonista metteranno in risalto la sua forza d’animo, oltre che una spiccata intelligenza. Le vicende riguardano un tempo futuro dove la criminalità può essere determinata ancor prima della nascita, attraverso analisi specifiche sul feto stesso. Ciò ha provocato una frattura sociale, tra oppositori e favorevoli. Per eliminare la criminalità è necessaria, infatti, l’interruzione della gravidanza, nel caso si presentasse il gene C. Gli oppositori prendono il nome di gruppo Erode, considerato dai più una semplice cellula terrorista. Accanto agli oppositori si staglia un gruppo di persone ampiamente favorevole, che oltre a individuare la criminalità, si diverte nel gioco di fare “Dio” con la modificazione dei tratti genetici, rendendo i nascituri poco più che bambole tutte uguali. Il mondo di Laudadio è una realtà dove le temperature esterne sono molto alte, le precipitazioni sono spaventose e negli edifici si prediligono temperature ostili. Accanto al personaggio principale di Elisabetta ci saranno altrettante figure importanti. Prima fra tutte Nghele, il giardiniere della sua casa in collina che a poco a poco diventa, per la protagonista, un vero e proprio padre e punto di riferimento. L’uomo vive a contatto con la natura, è buono e gentile. Con la madre di Elisabetta, Grazia, si indagherà l’argomento del “tempo che passa”. Nel mondo futuro, infatti, l’aspettativa di vita sembra essersi dilatata a dismisura: è il caso della donna che pur avendo 70 anni ne dimostrerà molti di meno, grazie anche ai prodigi della scienza. L’argomento tempo sembra essere uno di quelli cardini della nostra società moderna, dove si fa sempre più fatica ad accettare il tempo che passa ricercando espedienti che possano ridurre il problema. Il romanzo prenderà una piega diversa […]

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Il cacciatore di alisei: un romanzo di Carlo Venco

Il cacciatore di Alisei è un libro di Carlo Venco, edito da Il Frangente; un viaggio appassionato tra le parole grazie a un velista, l’autore, che compie il giro del mondo da solo. Trama del libro Il romanzo racchiude in sé un fortissimo desidero di libertà grazie alla quale si esce dagli schemi predefiniti propri di una quotidianità che probabilmente non dà emozioni, per vivere una vita avventurosa. Leggendo il libro, splendido nella propria semplicità, sembrerà di viaggiare tra le parole mosse dal vento alla ricerca, appunto, degli alisei. Proprio come questi venti definiti costanti in egual modo procede la narrazione, regalando però emozioni e suggestioni proprie di una scrittura accorta sì, ma profondamente appassionata. Il cacciatore di alisei: alla ricerca di una posizione libera Proprio nel vento l’autore sembra ritrovare sé stesso dapprima sulle ali degli alianti, infine spinto dalle vele di Ipanema sui mari e sugli oceani: raccontando un viaggio personale, che sorprende e ammalia al tempo stesso. Il cacciatore di alisei presenta una vita avventurosa, non standardizzata, libera, col vento sul viso, senza alcuna remora o preoccupazione che sia. Si naviga con l’autore e attraverso le sue parole, si procede spediti lungo le coste del Mediterraneo (Croazia, Grecia, Malta); poi la prima traversata della vita, dai Caraibi alle Azzorre, l’uso del sestante e la navigazione astronomica. Un insieme di elementi caratterizzanti che rendono dinamica la narrazione, dandole il giusto peso, senza mai appesantirne l’identità che mira a scorgere e quindi a lasciarsi pervadere da un senso di pace e libertà che allontani dalla quotidianità e dagli aspetti pesanti o negativi che spesso la caratterizzano. A un tratto, mentre si legge, si scorge questa frase, che non può non attirare l’attenzione: «Solo chi sapeva calcolare la propria posizione in mare, poteva tentare di distinguersi…» è forse il passaggio più rappresentativo del libro, poiché esso fa luce sulla struttura portante del romanzo. Sicuramente trovare una propria posizione non è semplice, e ovviamente non è facile nemmeno distinguersi. Ma leggendo Il cacciatore di alisei è possibile accorgersi che in realtà sono proprio queste difficoltà apparentemente legate – solo – al mare a contraddistinguere anche la vita quotidiana. E quindi l’acqua diviene elemento identificativo di una realtà che l’autore Carlo Venco vive e descrive in prima persona, emozionando, come un’onda che travolge in modo soave.  Un libro in cui vien fuori tutta la passione dell’autore, con ricchezza di contenuto, suggestioni, emozioni e una libertà talmente desiderata che sembra trasudare da quelle parole. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Solo Dio è innocente, un nuovo caso per Gordiani

Giusto in tempo per aggiungerlo ai libri che ci faranno compagnia sotto l’ombrellone, è in uscita per Fazi Editore l’intrigante giallo di Michele Navarra “Solo Dio è innocente”. Il libro aggiunge un nuovo intenso capitolo alle avventure dell’avvocato Gordiani, a cui abbiamo imparato ad affezionarci nel corso della prolifica produzione narrativa di Navarra. Siamo nel cuore della Barbagia Nuorese in un piccolo paese sulle pendici del Gennargentu, Fonni, il paese più alto della Sardegna. In una comunità dove i rapporti sociali sembrano ancora regolati da antichi codici d’onore e arcaiche leggi di prevaricazione e vendetta, l’assassinio a sangue freddo di un ragazzo di quindici anni getta sale sulle ferite ancora aperta di una faida familiare che si tramanda da indefinite generazioni. La morte del giovanissimo Gregorio Rutzu viene da subito ricollegata all’eterno nemico di famiglia Mario Serra, il bastardo, l’assassino. Ad incriminare Mario, ancor più degli indizi dell’ultimo crimine, sono le colpe di tutti quelli che lo hanno preceduto. Mario è un uomo avvezzo al crimine, Mario è un uomo che ha già le mani sporche del sangue dei Rutzu e quando Gregorio viene assassinato davanti agli occhi del fratello Davide, nessuno ha dubbi sul fatto che l’omicidio non sia altro che l’ultima mossa della faida che ha portato già alla morte dello zio di Gregorio e del fratello di Mario. La difesa di Mario viene affidata all’avvocato Alessandro Gordiani, che, ad un passo dal chiudere lo studio romano e godersi le vacanze estive, viene coinvolto in questo caso in cui le colpe sembrano già stabilite senza possibilità di appello. L’avvocato Gordiani si troverà a combattere prima di tutto contro la propria coscienza che gli impedisce di assumere la difesa di persone della cui non colpevolezza non sia ragionevolmente convinto; e Mario non è un uomo a cui si addita l’etichetta dell’innocenza. Nel corso delle sue indagini, Gordiani vedrà ricomporsi tutti i tasselli di un quadro in cui è impossibile segnare una linea retta che separi i colpevoli dagli innocenti; un intreccio di colpe personali e familiari si dipanerà davanti agli occhi dell’avvocato incrinando le sue certezze umane e professionali. Lo sforzo di non accontentarsi della verità processuale bensì di cercare di restituire ai fatti la verità assoluta, è da sempre la convinzione su cui si fonda l’etica professionale dell’avvocato Gordiani. Nel tentativo di costruire la linea difensiva di Serra, Gordiani darà fondo a tutte le sue energie per ricostruire la verità dei fatti e convincere l’accusa, ma soprattutto se stesso, dell’innocenza del suo assistito. Ma la verità che uscirà fuori dal groviglio di colpe che tutti i personaggi si portano dietro sarà una verità piena di ombre, una verità senza assoluzione per nessuno. Con “Solo Dio è innocente” Navarra ci restituisce l’immagine di una Sardegna d’altri tempi, ancorata alle sue origini e sospesa in una dimensione temporale in cui i rapporti umani sono vissuti come rapporti di forza e regolati da leggi ataviche e crudeli. Una dimensione sociale in cui tutto è sacrificabile per la difesa dell’onore e le […]

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Mara Tribuzio e il suo nuovo romanzo: Raccontiamoci

Mara Tribuzio è nata a Bitonto nel 1979. Ha frequentato il liceo classico, si è laureata in Lettere Classiche con ­ indirizzo filologico-linguistico presso l’Università degli Studi di Bari. Successivamente ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento di Lettere presso scuole secondarie di I e II grado e di attività di sostegno per studenti diversamente abili. Oggi è una docente che vive e lavora a Bari. Ha pubblicato nel 2017 il suo primo romanzo Sinestesie e ha vinto diversi concorsi letterari inerenti il genere della novellistica e del racconto breve. Cura un blog personale di letteratura dal titolo Parola alle parole. Raccontiamoci di Mara Tribuzio è il romanzo di cui vi parlerò. Raccontiamoci di Mara Tribuzio è un viaggio nel patrimonio narrativo della tradizione barese e bitontina, viaggio in cui impareremo a conoscere il califfo Muffarag, di provenienza asiatica, Giovanni l’accalappiacani, Romeo e Giulietta della Bari Vecchia, la Contessa di Bitonto. Storie e personaggi esistiti ed altri frutto dell’immaginazione, descritti in maniera minuziosa, sia grazie all’ausilio di fonti scritte, multimediali e orali a cui ha fatto riferimento l’autrice, sia grazie ad un lavoro di arricchimento svolto dalla Tribuzio al fine di romanzare i protagonisti del racconto, conosciuti da molti grazie alla trasmissione orale delle storie qui descritte. Notevoli le illustrazioni che arricchiscono il testo, la cui lettura risulta scorrevole e piacevole grazie alle notevoli capacità descrittive dell’autrice, che apre il romanzo così: «L’importanza della Storia nella coscienza civica di ogni uomo, nel bisogno di scoperta e riscoperta continua della sua identità, delle radici e del pensiero sociale e politico, è senz’altro indubbia. Non potremmo vivere il presente con il buio spazio-temporale alle nostre spalle. Sarebbe come camminare nel vuoto senza la possibilità di appoggiarci a un sostegno o di percorrere strade certe che scorrano su solide fondamenta. L’uomo stesso è Storia, gli anni che segnano la sua vita sono Storia che prende forma, ma che necessitano di un costante sguardo al passato per una costruzione più consapevole del presente e più coscienziosa del futuro.» Raccontiamoci di Mara Tribuzio Appare così dunque come un tentativo, del tutto riuscito, di far conoscere non solo ai pugliesi storie e racconti magari impressi nella mente dei cittadini di Bari e di Bitonto; storie che meritano però di essere apprese poiché sono fonte di riflessione e analisi profonda. Occorrono le storie, servono i miti e abbiamo bisogno delle leggende al fine di arricchire la nostra humanitas, poiché le storie, che siano esse frutto della realtà o della più totale immaginazione, meritano di essere raccontate, sempre.

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Costruisci te stesso, i saggi di Michel de Montaigne

Costruisci te stesso, i saggi di Michel de Montaigne Michel de Montaigne nacque a Pèrigord nel 1533 e morì a Saint-Michel-de-Montaigne nel 1592. Scrittore e filosofo francese, iniziò lo studio dei classici in tenera età. Studiò presso il Collegio di Guyenne a Bordeaux, successivamente filosofia nella stessa città e diritto a Tolosa. Nel 1554 entrò nella magistratura a Périgueux, divenne poi consigliere del parlamento di Bordeaux. L’avvenimento che segnò profondamente la sua esistenza fu l’amicizia con Étienne de La Boétie, iniziata nel 1558. Dal 1570, ritiratosi nelle sue terre, si dedicò agli studi, alla meditazione e alla composizione degli Essais. Gli scritti di Montaigne sono contrassegnati da un pessimismo e da uno scetticismo rari al tempo del Rinascimento. Citando il caso di Martin Guerre, egli pensa che l’umanità non possa raggiungere la certezza e rigetta le proposizioni assolute e generali. Secondo Montaigne, non possiamo prestare fede ai nostri ragionamenti perché i pensieri ci appaiono senza atto di volontà: non sono sotto il nostro controllo. Perciò, nella Apologia di Raymond Sebond, egli afferma che noi non abbiamo ragione di sentirci superiori agli animali. Costruisci te stesso di Montaigne Costruisci te stesso di Montaigne è un insieme di saggi la cui lettura ci porta a comprendere che, per gli uomini, è quasi del tutto impossibile dare un’immagine di sé definitiva e priva di sfaccettature. Soffermandosi sui ragionamenti operati dall’autore, è possibile rendersi conto del fatto che Montaigne giunge alla più totale perdita di se stesso e prova a venirne fuori operando un’attenta analisi del proprio passato. Ci ritroviamo dunque di fronte alla composizione di una sorta di puzzle letterario, in cui l’autore prova a raggiungere una totalità in cui ogni pezzo funge da incastro per l’altro che si andrà ad inserirgli accanto. Montaigne analizza a fondo le esperienze basilari della vita di ogni essere umano: la vita coniugale, l’amore, l’amicizia, il rapporto tra padri e figli, il ruolo delle abitudini nella vita dell’essere umano. Costruisci te stesso di Montaigne è un tentativo di operare una sorta di controllo sulla nostra esistenza, nonostante ciò sia del tutto impossibile, alla luce del fatto che non possiamo dominare le nostre vite. “Siamo nati per cercare la verità, il possederla spetta a un potere più grande. Essa non è nascosta nel fondo degli abissi, ma piuttosto innalzata ad altezza infinita nella conoscenza divina. Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non è importante chi raggiungerà la meta, ma chi farà la corsa più bella. Può fare lo sciocco sia chi dice la verità sia chi mente. È importante il modo, non i contenuti”.   Fonte immagine: ufficio stampa.

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