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Eroica Fenice

La Tag: Libri contiene 186 articoli

Libri

Maria Franzè e fili sottili del vissuto in “Le donne, i bambini e la guerra”

“Le donne, i bambini e la guerra”, edito da GM Press, è il  nuovo libro di Maria Franzè, classe ’69. Il testo sarà, inoltre presentato il 26 maggio presso Ex Circuì di Roma (Via della Vetrina, 15). Leggendo il libro di Maria Franzè ci si rende subito conto di come i destini così variegati dei personaggi che abitano il romanzo siano legati dalle esperienze sottili che “accadono” inevitabilmente. Sembra esserci un filo piccolissimo che tiene insieme tutte le storie inserite nel solco del cambiamento. “Le donne, i bambini e la guerra”, è diviso infatti in diverse sezioni nelle quali ci sono punti di vista e situazioni differenti, e anche la scrittura cambia. Ad una prima impressione, risalta subito la caratteristica del testo in forma epistolare, quale strumento fondamentale di spontaneità e privo di artifici retorici (inutili) che altrimenti andrebbero a scalfire quel bisogno di autenticità che si ha quando si vuole raccontare qualcosa senza veli. L’importanza della scrittura nel romanzo di Maria Franzè è centrale, perché è ciò che unisce la distanza fisica, ad esempio tra due sorelle, come Clelia e Vittoria, ed è ciò che dovrebbe chiarificare una scelta, come nel caso dei genitori di Marta. Inoltre la scrittura, anche quando non è in forma epistolare, è capace di portare il peso delle immagini di un’infanzia negata a causa della guerra come nel caso di Sven, o del piccolo Mile. La forza del libro inoltre risiede nelle figure femminili che mostrano una forza disarmante, specialmente in situazioni particolarmente dure da affrontare da sole. Ad esempio le due sorelle Clelia e Vittoria, echi di una generazione precedente, mostrano di saper vivere nella delicatezza dei campi a San Nicola, trovando vigore nella forza materna. Inoltre accettano il cambiamento con grande maturità e consapevolezza, affidando alle lettere un sentimento fortissimo che le legherà per tutta la vita nel ricordo e nell’innocenza. L’amore per la famiglia, e l’attaccamento al destino “capitato” è così forte per la trasmissione del “codice morale” di mamma Angela, che insegna alle figlie soprattutto di essere autosufficienti: “L’omini nun sannu e nun ponnu stari suli, ‘na fimmina sì: sapi lavari, cucinari e cusiri e puru lavurari inta i campi, si voli” [1]. Al contrario, la situazione raccolta nella parte centrale del libro, propone le immagini di un’altra guerra. Prima i conflitti mondiali, la povertà, l’emigrazione forzata, le famiglie distanti, e la pazienza, come nel caso di Clelia e Vittoria. In seguito sono mostrate immagini di famiglie che vivono una guerra intestina nella stessa casa, in cui una moglie deve trovare il coraggio di giustificare il marito violento e amarlo per ogni calcio nello stomaco. Solo dopo, una volta raccolto tutto il coraggio e la consapevolezza, Sara decide di scrivere una lettera al marito Giovanni in cui decide di lasciarlo. Ecco un’altra figura dalla femminilità intensa, con lo stesso spirito di Vittoria, Clelia, e di Jovanka. Un altro conflitto: la famiglia “Non è il legame di sangue che definisce una famiglia, ma l’amore”, scrive in una lettera al padre la […]

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Libri

De Magistris a Telese per raccontare la sua “Città ribelle”

Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, mercoledì 16 maggio è stato ospite a Telese Terme presso la Sala Goccioloni delle Terme, per presentare il suo libro “La città ribelle – il caso Napoli”, scritto insieme alla giornalista Sarah Ricca, che ha raccolto le testimonianze del Sindaco,  e con la collaborazione di Erri De Luca e Maurizio De Giovanni. L’evento, in forma dialogata, è stato moderato da Michele Selvaggio, scrittore e storico telesino, e ha previsto la partecipazione del Sindaco di Telese Pasquale Carofano, che ha evidenziato gli antichi rapporti tra la città telesina e Napoli quando, ad inizio secolo, un treno speciale conduceva i bagnanti partenopei alle strutture termali; dell’assessore Teresa Teta e di Filomena Grimaldi, titolare della libreria telesina Controvento e spunti di lettura presentati da Antonio Troiano e Claudia Mobilia, della Compagnia “Bacco, Tabacco e Venere”. De Magistris in questo incontro si è raccontato, precisando che il libro è la prosecuzione di “Assalto al PM”, pubblicato la prima volta nel 2010. Ha evidenziato la volontà di continuare, di rialzarsi, tratta dagli ideali e dalla consapevolezza di non aver fatto nulla di male, ma soprattutto ha sottolineato il dovere di denunciare, lui, magistrato che aveva coronato il suo sogno di giurista e che si è ritrovato tradito dallo Stato che doveva proteggerlo, ma da cui sceglie di non allontanarsi del tutto, per non consegnarlo interamente alla sua parte marcia. Si è ritrovato ad essere Sindaco della città dove lo avevano assegnato, in seguito ad una campagna elettorale iniziata con le strette di mano, ed oggi la sua ribellione consiste nell’impegnarsi in una battaglia contro il debito ingiusto. Veniamo così a sapere che Napoli è stata la prima città della storia della Repubblica italiana ad organizzare una manifestazione contro il debito ingiusto, che la città non ha mai contratto e di cui, anzi, è vittima reiterata, a causa di una politica “che si è mangiata il denaro pubblico e che si è indebitata per il terremoto dell’80 e per l’emergenza rifiuti”. Da qui la ribellione, anche se le battaglie contro il Sistema non sono indolore, con al fianco soltanto la gente semplice, che è la cosa migliore che un Sindaco si possa augurare. Napoli ha dimostrato che, con capitale umano, orgoglio, onestà e partecipazione dei cittadini, si può arrivare a dei risultati impensabili perché non è vero che non c’è l’alternativa: sette anni fa la città partenopea era invasa dai rifiuti, ostaggio della camorra, sull’orlo della bancarotta mentre oggi i napoletani non si vergognano più della loro città. De Magistris: a Napoli siamo ripartiti dal verbo essere De Magistris ha spiegato che il segreto per realizzare il cosiddetto “Rinascimento napoletano”, di cui oggi si è testimoni, è stata la creazione di una borsa di valori che al mercato capitalista non valgono nulla: amore per la città, passione, coraggio, follia, onestà, autonomia, vicinanza alla gente. Centralità della persona e valorizzazione delle bellezze delle nostre terre porta oggi la gente a non scappare più da Napoli ma a voler, piuttosto, restare e, perché […]

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Sopravvivi all’amore, con Michel de Montaigne l’uomo conosce se stesso

Dopo Coltiva l’imperfezione e La fame di Venere, è uscito in libreria il 5 aprile il terzo volume dedicato ai saggi di Michel de Montaigne. Sopravvivi all’amore, infatti, è il capitolo conclusivo di una grande opera di ristampa  della raccolta saggistica di Montaigne che la Fazi Editori ha deciso di promuovere, proponendola con una nuova traduzione. Sopravvivi all’amore, saggio sull’uomo di Michel de Montaigne Parlare di Sopravvivi all’amore non è semplice a causa della molteplicità dei temi che vengono trattati, apparentemente in maniera rapsodica. Attraverso uno stile fluido, amabile come una conversazione che si intrattiene con un amico che conosce tutto su tutti gli argomenti, Michel de Montaigne ci fa entrare subito nel vivo della materia. Diceva Bolano che”leggere è come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, come ascoltare le idee degli altri, come ascoltare la musica sì, come contemplare un paesaggio, come uscire a fare una passeggiata sulla spiaggia”. E mai citazione fu più calzante nel descrivere il meccanismo letterario di Sopravvivi all’amore. Un’enciclopedia delle emozioni, che scandaglia in profondità sentimenti come la vanità, la tristezza, la collera, saltando da un argomento all’altro in maniera leggiadra: così, ci si ritrova a leggere se stessi e a specchiarsi nelle parole di Montaigne come Narciso faceva nell’acqua del lago. L’incostanza delle nostre azioni, l’amore per i libri, addirittura gli odori, diventano protagonisti della trattazione, a cui si allegano spesso esempi illustri provenienti soprattutto dalla letteratura e dalla storia greca e latina. Il potere di accomunarci con i grandi personaggi fittizi e reali del passato già di per sé dovrebbe essere garanzia di una lettura edificante, in quanto ci rende parte di un unico, immenso respiro vitale. Il titolo quindi potrebbe ingannare il lettore: non si tratta di un saggio come quello di Ovidio “sull’amore e i suoi rimedi”, non è il sentimento che viene analizzato puntualmente. Si dà più che altro spazio all’intimità dell’individuo, partendo da ciò che più lo accomuna al resto degli uomini. In costante tensione, dunque, nella ricerca della propria affermazione, Michel de Montaigne promuove l’identità come conservazione del proprio io, in contrasto dunque con l’amore, inteso come propulsione che spinge a cercare nell’altro se stessi. Il messaggio lanciato, in definitiva, è forte e chiaro: è solo attraverso la conoscenza del sé, con i propri punti di forza e debolezza, che si riesce a vivere una vita completa, nella quale la condivisione, e soprattutto la tendenza a superare i propri limiti, trovano un posto di prim’ordine. Da leggere tutto d’un fiato o da assaporare lentamente e in maniera graduale, Sopravvivi all’amore costituisce un tassello imprescindibile per i lettori che vogliono rinsaldare il legame prima di tutto con se stessi e in second’ordine con il resto del mondo.

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“Primule fuori stagione”, il brillante esordio letterario di Luciana Pennino

Primule fuori stagione è il primo romanzo della scrittrice napoletana Luciana Pennino, edito da Iuppiter   Edizioni. Il libro, uscito a fine novembre 2017, racconta, in modo tragicomico, le vicende di una donna che a 46 anni si ritrova senza lavoro ed è costretta a ricominciare tutto da capo. Non a caso il romanzo si intitola Primule fuori stagione; la primula, infatti, è un fiore che rappresenta la speranza, i nuovi inizi. Come il fiore, anche la protagonista del racconto rifiorisce, ma fuori stagione, perchè non siamo in primavera. Le primule sono i primi fiori a sbocciare dopo il lungo inverno. Al contrario, le “primule” della Pennino rinascono proprio alla soglia della stagione fredda. «Comunque vada tra noi, vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita… è il simbolo della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi…». La storia è ambientata a Napoli, città in cui risiede anche l’autrice stessa, ma la protagonista – a cui la Pennino ha scelto di non dare un nome, perché, ha dichiarato, “sapevo che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge” – ha vissuto anche a Milano e rivive i ricordi legati al periodo trascorso nel capoluogo lombardo. L’intero romanzo costituisce un lungo monologo della protagonista scandito dalle vicende dolorose e, allo stesso tempo, comiche della sua vita e dei personaggi che incontra sul suo cammino. Primule fuori stagione: la forza di ricominciare raccontata da Luciana Pennino Dato il clima di precarietà che caratterizza la società odierna, non è difficile immedesimarsi nella storia della protagonista del romanzo di Luciana Pennino: una donna di 46 anni, residente a Napoli, che, dopo una lunga carriera, perde il rassicurante posto fisso e si ritrova a fare i conti con la vita e la sua imprevedibilità. La perdita del lavoro comporta ovviamente smarrimento e coincide con la perdita della propria collocazione sociale e personale. La vita sembra subire una battuta d’arresto. La piatta ma confortante routine quotidiana della protagonista viene improvvisamente sconvolta da un terremoto che fa crollare ogni certezza, scombina tutti i suoi piani, costringendola a cambiare tutto, a rivedere le sue priorità, a rimettersi in discussione alla soglia dei cinquant’anni, proprio quando credeva di aver raggiunto finalmente un equilibrio personale, avendo fatto pace col passato. Inizia, invece, un lungo e doloroso percorso, un viaggio verso l’ignoto, un salto nel vuoto. “Nel reagire a questa notizia sconquassante, mi si rivela l’esistenza di un vasto assortimento di stati d’animo, balordamente antitetici, che vanno da un infinito senso di scoramento a un’esaltazione immotivata, da una rabbia acuta e sorda a un abbandono fatalistico a quel che sarà, da uno sconvolgente smarrimento a una reattività incontrollata. Nulla, però, rispetto all’emozione che mi scorterà a lungo: la paura!”. Tuttavia, è proprio quando la terra sotto ai piedi viene a mancare, che la protagonista – tornata a lavorare a Napoli dopo una parentesi lavorativa a Milano e una storia d’amore finita male – riscopre se stessa, trovando la forza di […]

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Il sentiero degli uomini perduti: il mistery di A. K. Green

Edito dalla Nero Press, per la prima volta nel 2017, nella traduzione a cura di Marialuisa Ruggiero, Il sentiero degli uomini perduti (titolo originale Lost Man’s Lane) è un romanzo giallo scritto nel 1898 da Anna Katharine Green, considerata la pioniera del genere poliziesco. Le due donne de Il sentiero degli uomini perduti: Amelia Butterworth e A. K. Green Nel romanzo, il ruolo decisivo è giocato dalla protagonista nonché voce narrante Amelia Butterworth (comparsa già in un altro libro della Green, That Affair Next Door), donna curiosa e pungente, come il romanzo giallo esige. Infatti, si intrometterà in uno strano caso di susseguenti sparizioni, che aveva già attirato l’attenzione della polizia di New York. Sarà proprio il poliziotto (e compagno d’avventure) Gryce ad informarla e incuriosirla: in un villaggio “piccolo quanto interessante” (il cui nome non viene mai rivelato), nel corso degli ultimi cinque anni, sono scomparsi quattro uomini, che nulla sembrano avere in comune al di là del sesso maschile, i cui corpi, inoltre, non sono mai stati ritrovati. In verità, un elemento determinante è rappresentato dal fatto che le vittime sono scomparse tutte mentre percorrevano la stessa strada: il sentiero degli uomini perduti. Un paesino anonimo, abitanti “rispettabili” e misteriose sparizioni: i conti non tornano per Miss Butterworth che decide, così, di preparare le valige e recarsi sul posto. Ad ospitarla sarà la casa di una sua vecchia amica del collegio, Althea, tutt’altro che accogliente: la casa, in cui vivono i tre figli della donna (Loreen, Lucetta e William), si presenta minacciosa dall’esterno e ancor più terrificante all’interno. Dal suo arrivo in città, Amelia percepisce un clima sospetto, lontano dalla tranquillità che il paesino intendeva comunicare: case agghiaccianti e personaggi dall’atteggiamento sospetto e ostile spingeranno la protagonista fino alla fine del mistero, determinata a far luce sull’oscura vicenda. “Quasi tutti i lettori, quandanche non appassionati del romanzo giallo, conoscono Agatha Christie ma quasi nessuno, persino tra gli amanti del genere investigativo, saprà dirvi chi è Anna Katharine Green” : si legge nell’introduzione al libro scritta da Marialuisa Ruggiero: come nascondere, infatti, lo sguardo interrogativo di chi sente nominare per la prima volta il nome della scrittrice? Con la pubblicazione del suo primo libro, nel 1878, “Il caso Leavenworth”, ad A. K. Green spetta la corona della prima autrice americana di un romanzo giallo, ma il suo nome non ha mai avuto fortuna nel panorama letterario italiano, né in quello internazionale. Eppure, l’appellativo di “mother of mistery” e l’apprezzamento in patria da parte di pilastri del romando giallo (Arthur Conan Doyle e Agatha Cristie tra i tanti) e non solo (anche Wilkie Collins elogiò la sua creatività in una lettera all’editore Putnam) deve esserselo conquistato in qualche modo. Il suo stile è quello di una regista, prezioso il suo talento nel trasportare il lettore sulla scena del crimine, nel renderlo uno degli attori, vincente è la sua capacità di camminare allo stesso passo della storia che racconta. Se è vero che la bravura di uno scrittore sta nell’empatia che crea […]

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Libri

Alla ricerca della vita di Giovanni Nebuloni

  Giovanni Nebuloni, vive e lavora a Milano. È il fondatore della corrente letteraria Fact-Finding Writing, ovvero di una sorta di scrittura conoscitiva, equiparabile al saggismo filosofico e scientifico (scrivere per conoscere). Autore di vari romanzi, la sua prima pubblicazione risale al 2007 con La polvere eterna, al quale ne seguono altre di notevole spessore culturale. Alla ricerca della vita, edito dalla casa editrice 13Lab, è l’opera più recente dello scrittore. Nel romanzo l’autore affronta la tematica dello studio e della ricerca circa le cellule staminali e di Luca (Last Universal Common Ancestor), ultimo comune antenato universale, ossia il primo essere vivente. La sede della casa farmaceutica è in Sudafrica ed è proprio lì che si intrecciano due storie parallele. Due ricercatori italiani vengono improvvisamente colpiti da un morbo sconosciuto che condurrà loro alla morte ma che colpirà anche molti altri malcapitati che ne resteranno però immuni. Carcinoma squamocellulare trasmissibile, la causa del loro decesso. Alla ricerca della vita Il cancro dal nostro punto di vista e dal punto di vista dell’organismo che ne viene assalito è visto come la ricerca della morte. Ma dal punto di vista delle cellule cancerose, il suo sviluppo è la vita, certamente non la morte. “Il cancro vuole vivere”, scrive per l’appunto l’autore. Vivere, espandersi, ricercare la vita. Il romanzo è carico di suspense e di pathos sin dalle prime pagine. La narrazione inizia con un omicidio che nulla lascia presagire degli eventi che accadranno in seguito. Notevole la maestria dell’autore nel raccontare la vicenda che mai appare lenta o noiosa ma che, al contrario, si sviluppa con un ritmo rapido e incalzante. Molteplici dialoghi presenti nel testo, lessico chiaro e di facile comprensione. Tematiche interessanti si intrecciano ad un racconto che invoglia il lettore a giungere in breve tempo alla conclusione della lettura del romanzo. Nelle ultime pagine si alternano descrizioni tecniche e dettagliate circa il cancro e riflessioni profonde sulla vita e sulla malattia.

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Interviste vip

Sergio Mari l’ex calciatore diventato scrittore

Sergio Mari è un ex calciatore diventato attore e scrittore. Ho avuto la possibilità di intervistarlo, dopo aver letto uno dei suoi libri,  Racconti,  una raccolta nella quale è sempre forte l’attenzione al mondo del pallone. Il calcio ma anche altri temi quali la musica, la radio, i concerti con gli amici. Tutto scritto in veste di racconto, in cui passato e presente coincidono, l’uno nelle rimembranze dell’altro. Dopo quindici anni di carriera calcistica si è reso conto di aver  vissuto in una sorta di “gabbia”. Più che un’intervista è stata una chiacchierata piacevole con una persona dotata di forte simpatia. Sergio Mari, l’intervista Come hai scritto nella Prefazione del tuo libri “Racconti”, “il futuro che ti era davanti, quando in punta di piedi hai dato le spalle a pallone, ti prometteva altre stelle, tra cui un mare dove nuotare tutti i giorni”, questa affermazione è sicuramente metafora di nuova vita, di una nuova esistenza. Cosa hai voluto affermare già nelle prime pagine del tuo libro, affidandoti a una metafora così evocativa? Era il mare sereno del futuro a cui facevo riferimento, quello che immaginavo di vedere dopo aver preso la decisione di lasciare il mondo del calcio. Era un’immagine ottimistica: chissà, ancora, cosa mi accadrà di bello? Quando si è giovani non si sta molto sul presente, si viaggia con la fantasia, troppo forse; amiamo il domani, l’anno prossimo, il futuro ce lo prospettiamo molto più bello dei giorni che stiamo attraversando. Con gli anni, invece, mi sono reso conto che l’armadio, dove avevo riposto i ricordi del calcio e che avevo messo solo in un angolo del mio cervello, l’ho dovuto riaprire. Erano là dentro le cose migliori, le gioie, le persone belle che avevo conosciuto. Il futuro che avevo atteso non mi aveva regalato, nell’attraversarlo, le stesse gioie che mi aveva riservato il passato. Non è stato un gesto nostalgico il mio, ma solo un recupero oggettivo, un giusto riconoscimento a un mondo, quello del pallone, che mi aveva permesso di crescere e a cui avevo dato un’importanza limitata. La mia introduzione al libro suona come un: “Scusate, mi sono sbagliato, riparliamo dei miei anni di calcio.” Certo, poi, per parlarne lo faccio a modo mio, senza santificarmi per il calciatore che sono stato, ma cercando di mettere in evidenza aspetti psicologici che il pubblico sportivo non può conoscere e parlando di personaggi finiti troppo presto nel dimenticatoio. Che tipo di autore è Sergio Mari? Mi spiego meglio, leggendo si possono notare le varie caratteristiche degli autori, vi sono quelli molto selettivi, quelli metodici, quelli fantasiosi, quelli critici. In che categoria ti poni? Sono ipercritico di me stesso, mai contento di quello che scrivo, almeno nelle prime tre stesure di un libro o di un racconto. Di solito alla quarta mi piaccio. Ho una mia tecnica, ma non un metodo, nel senso che posso stare giorni senza scrivere, perché sto elaborando i temi, le scene, l’ambientazione, i dialoghi, per poi mettere il fiume di idee su carta. […]

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Libri

Dietro anime d’inchiostro di Marco Chiaravalle, tra sogno e realtà

Presso la libreria Raffaello sabato 14 aprile si è tenuta la presentazione del libro Dietro anime d’inchiostro, edito da La strada per Babilonia, con la partecipazione di Ida Basile, scrittrice del blog ReadEat – Libri da mangiare e Marilena Cracolici di Marilena’s Journal, insieme al giovane autore Marco Chiaravalle. Dietro anime d’inchiostro e la dicotomia sogno-realtà Uno scrittore intrattiene un rapporto con la scrittura molto particolare, viscerale. Questa necessità può essere definita sempre in maniera diversa, in quanto diverse sono le anime che costellano il panorama della narrativa. E può succedere addirittura che la necessità sia talmente bruciante che a volte si ritiene necessario staccarsene, un po’ come un fumatore che decide di smettere di fumare. Il vizio, pur donando piacere incommensurabile, si converte automaticamente in senso di colpa. È questo che è successo a Marco Bandini, protagonista del romanzo: scrittore appassionato, a causa di un misterioso evento non riesce più a scrivere una sola parola e ciò che prima rappresentava l’unica via di fuga dalla realtà adesso diventa qualcosa di troppo pesante per essere sostenuta. Accanto a lui, i suoi amici Mike e Luca e due ragazze Alice e Michelle. Marco si innamora di Alice, ma nella notte il ricordo della sua ex ragazza Michelle torna a tormentarlo, impedendogli di superare alcuni sensi di colpa e vivere la vita in maniera spensierata. Entrambe sono l’emblema della voglia di andare avanti e delle paure che ci tengono legati e impossibilitati a conseguire qualsiasi passo verso la felicità. Un romanzo onirico, un funambolismo tra sogno e realtà, vita e fantasia, incarnano perfettamente le pagine del racconto, che non disdegna di fare riferimento al racconto di Alice nel Paese delle meraviglie, ma al contempo anche ad aspetti più concreti della realtà, legate alla società: Marco, infatti, stringerà una forte amicizia con due ragazzini rom e li difenderà contro le ingiustizie del campo in cui vivono; non solo, ma anche il terremoto dell’Aquila trova un posto d’onore nel libro. Insomma, Dietro anime d’inchiostro rivela perfettamente il nostro essere in assoluto frammentario, racconta la convivenza di caratteristiche spesso divergenti dentro ognuno di noi, all’apparenza inspiegabili. Dolce e salato, bianco e nero, in noi stessi si contrappongono anime che se fossero d’inchiostro potrebbero essere protagonisti dei nostri romanzi quotidiani. Come va a finire Dietro anime d’inchiostro? E via così, il pomeriggio è scorso tra una domanda e l’altra: il rapporto di Marco Chiaravalle con la scrittura, la presenza della sua personalità all’interno dei vari personaggi e, punto cruciale, il finale. Senza rivelare oltre, Ida Basile ha spiegato che il finale del romanzo è aperto e può essere sottoposto a interpretazioni varie. Il che potrebbe sembrare un aspetto negativo, ma, ha spiegato la scrittrice del blog ReadEat, in realtà invece potrebbe risultare un escamotage per lo scrittore al fine di coinvolgere attivamente il lettore e, attraverso le risposte diverse che coloro che lo leggono si forniscono, ci si può mettere qualcosa della propria anima.  

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Papà Uovo, una favola per spiegare la malattia ai bambini

Papà Uovo, la malattia spiegata a mio figlio, della Marotta & Cafiero editori, sarà presentato il 20 aprile presso la Libreria Pacifico di Piazza Dante 32, a Napoli alle ore 18:00. Dopo quasi tre anni dall’uscita di “Mamma Uovo”, “Papà Uovo”, completa il lavoro destinato ai più piccoli. Nel 2015 il bambino protagonista, guidato dalla mamma, cercava indizi per capire cosa le sarebbe accaduto durante le cure. Ricordo gli sforzi degli autori per riuscir a vedere in stampa “Mamma Uovo”, soprattutto la difficoltà legata alla ricerca di un valido illustratore. Gli autori sono Gabriella De Benedetta e Silvia D’Ovidio, entrambe psicologhe, psiconcologhe e psicoterapeute, lavorano con Antonello Pinto, medico, ematologo e oncologo, all’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “G. Pascale”. Il gruppo di autori ha realizzato le due pubblicazioni per dare ai genitori uno strumento che consenta di parlare ai propri figli della malattia oncologica. La scelta dell’illustratore che avrebbe dato vita alle immagini dei protagonisti della favola arrivò per caso durante una cena di lavoro alla quale Sergio Staino era invitato. Come spesso accadeva in quel periodo, si parlò anche della futura pubblicazione che tanti grattacapi creava agli autori. Il famoso illustratore e vignettista decise fin da subito di collaborare al progetto e a titolo gratuito come gli stessi ideatori, devolvendo i proventi alla fondazione del Pascale. La favola illustrata riesce ad alleggerire con i suoi bellissimi disegni le difficoltà che nascono nello spiegare ciò che accade durante le battaglie che “i piccoli chemio” devono affrontare nel corpo della mamma e del papà. Papà Uovo assume la valenza di valido strumento per riuscire a parlare ai più piccoli della malattia e soprattutto del suo decorso Gli autori hanno deciso di scrivere due versioni della favola fin dalla fase  progettuale. «Per noi era necessario permettere ai genitori di immedesimarsi al meglio nel racconto. L’idea fin dal principio era di scrivere entrambe le versioni, con il papà o la mamma protagonisti che raccontano al proprio figlio cosa sta accadendo». Nel secondo volume dedicato come il primo ai più piccoli, in maniera diretta ed indiretta, sarà il papà a ricevere le cure chemioterapiche. Il libro è chiaro e preciso, non trascura le informazioni scientifiche, è utilizzabile quindi da chiunque ha bisogno di questo strumento. “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere“. G. K. Chesterton

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Eventi/Mostre/Convegni

“Amori letterari”: Marialaura Simeone alla libreria Controvento

“Amori letterari” di Marialaura Simeone è una di quelle letture da gustare nelle ore di ozio o sotto l’ombrellone, quando la mente vuole essere coccolata da una letteratura invitante e leggera. Presentato sabato 7 aprile alla libreria “Controvento” di Filomena Grimaldi, a Telese Terme, “Amori letterari” è un vero gioiello di Marialaura Simeone, immediato e ben strutturato, e fa parte della collana “Ciliegie” (Franco Cesati Editore), che si occupa di testi che approcciano e sviluppano temi collaterali rispetto alla letteratura d’impatto.   Scritto su pagine patinate, l’opera di Marialaura Simeone si avvale di un’impostazione grafica atipica, volta a veicolare il messaggio letterario attraverso una presentazione più accattivante e infatti si mostra come un collage di citazioni, foto, poesie, telegrammi, articoli di giornale, interviste, brani scelti da opere precise, note, appunti destinati di certo ad un pubblico ristretto, nuvolette da fumetto e cambiamenti anche a livello di stile e tipo di caratteri. “L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura”. Prendendo in prestito una citazione di Manganelli riportata nel libro, si coglie immediatamente l’argomento dell’opera. In “Amori letterari” l’autrice indaga su 18 storie d’amore tra colleghi di penna. Storie reali quindi, vissute, sofferte, che inevitabilmente hanno influenzato, con l’ispirazione, la condivisione, lo scambio, i consigli, la rivalità, in maniera maggiore o minore che sia, l’attività degli amanti coinvolti. L’idea del libro nasce quando, lavorando al libro precedente, “Il Palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema”, l’autrice si imbatte nella storia d’amore tra lo scrittore siciliano e Marta Abba. Da questo momento in poi, riunisce tutta una serie di materiali raccolti durante il dottorato e decide di scrivere un libro su quanto la forza espressiva degli scrittori risulti mutuata da un sentimento di amore condiviso. Altro punto interessante che l’autrice ha voluto sviluppare con “Amori letterari” è stato quello di raccontare le scrittrici, che troppo spesso vengono ritenute subalterne al talento e alla fama dei compagni e ad essi contingenti. “Amori letterari” di Marialaura Simeone: storie di cui è difficile non innamorarsi La presentazione, organizzata in maniera informale ed amichevole, con lo scopo di accorciare la distanza tra lettore e libro, è stata moderata dalla giornalista Annalisa De Mercurio che, con l’autrice, ha letto alcuni brani significativi del libro, permettendo un confronto con il pubblico, quasi una chiacchierata tra amiche, volto a soddisfare curiosità e ad approfondire aspetti, di volta in volta messi in luce dalle letture. Si è parlato della relazione apparentemente trasgressiva tra Henry Miller e Anais Nin, in cui in realtà il legame intellettuale era molto più forte di quello erotico e che, alla luce del confronto con altre coppie più viscerali, sembra essere uno degli amori più equilibrati, per le rispettive manifestazioni di stima e il grande supporto che entrambi hanno dato all’attività dell’altro. Impossibile non citare il matrimonio morganatico tra Sartre e Simone De Beauvoir, all’insegna della totale sincerità e aperto a “relazioni contingenti”, limitate tuttavia ad un valore marginale rispetto al loro “rapporto necessario”, affettivamente solidissimo. Il […]

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