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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 218 articoli

Libri

Un magico inverno sulla neve: il romanzo di Isla Gordon

Un magico inverno sulla neve è il primo romanzo di Isla Gordon; l’autrice vive sulla costa inglese con un adorabile cagnone, protagonista del suo libro. Trama, curiosità e caratteri narrativi Scappare sulle montagne può essere la soluzione adatta per sciogliere un cuore di ghiaccio? Alice Bright svolge un lavoro che la soddisfa molto, una famiglia affettuosa e amici insostituibili. All’improvviso, entrerà a far parte della sua vita, un cucciolo in cerca di casa. casualità? destino? Coincidenze? Ma un appartamento a Londra non è proprio l’ideale per un cane di montagna. E così Alice e Bear si mettono in viaggio verso le montagne innevate della Svizzera alla ricerca di una nuova casa: un cambiamento importante nella vita di Alice, una realtà nuova che le regalerà tante emozioni. Un magico inverno sulla neve è un libro molto interessante, una storia che sicuramente coinvolge, tenendo alta l’attenzione, incuriosendo con semplicità. Pagina dopo pagina si avrà l’impressione di immergersi nel mondo della protagonista, dal carattere duro, almeno apparentemente, ma che saprà lasciarsi “sciogliere” grazie ad una serie di eventi. La protagonista dovrà trovare il coraggio per lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare. Sicuramente non è facile, ma proverà in tutti i modi a farlo, con tenacia. Un magico inverno sulla neve: la semplicità che premia  Il libro insegna a carpire il vero significato della vita, capitolo dopo capitolo, attraverso le vicende personali, belle e brutte che siano, di Alice. Speranza, coincidenze, determinazione, vita vissuta, ma anche un forte senso di dolcezza, sono questi gli elementi caratterizzanti di Un magico inverno sulla neve. Ogni personaggio, ogni dettaglio, ogni ambientazione ha un suo perché. Ad ispirare l’autrice il suo adorabile cagnolone, che diventa protagonista del romanzo, rendendolo ancora più realistico e vicino al lettore. Alice, protagonista indiscussa, è una ragazza che riesce a rialzarsi nonostante le avversità della vita. Non è il solito personaggio contemporaneo e banale, sa sorprendere e soprattutto ha un carattere ben delineato che viene fuori sin dalle prime pagine del romanzo. Ma è bene precisare ai lettori che Un magico inverno sulla neve non è un romanzo sentimentale, bensì una storia tendenzialmente drammatica, dove però è presente anche una nota romantica, si può dire accennata. La prima parte del romanzo si sofferma molto sui comportamenti della protagonista, fulcro della storia, ben concentrata su se stessa, sulle proprie cadute, perfettamente contestualizzabile. Procedendo viene fuori il suo atteggiamento di rivalsa nei confronti di una serie di eventi tragici. Fino all’arrivo del cane, che poi l’affiancherà. Insomma, l’autrice “coccola” il lettore con una storia appassionante, dal ritmo abbastanza lento, ma perfettamente delineato che disegna i tratti di una storia affascinante. Sicuramente la trama e l’ambientazione sono ben tessuti e rappresentano il punto focale sul quale si soffermerà l’attenzione dei lettori. Proprio come la neve, bella da vedere e così avvolgente, i cuori dei lettori si scioglieranno in un finale perfettamente suggestivo, tutto da scoprire.   Immagine in evidenza: Newton Compton Editori

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Libri

La fortuna di Finch: il terzo libro della saga di de la Roche

La fortuna di Finch è il terzo libro della saga “Jalna” di Mazo de la Roche. Il libro, prettamente descrittivo, è curato in ogni minimo dettaglio, in linea con lo stile della celebre autrice. Il primo volume della saga è La tenuta di Jalna, ambientato negli anni Venti, molto apprezzato dai lettori. La fortuna di Finch: trama e caratteristiche Finch ha ormai ventuno anni e può dunque entrare in possesso dell’eredità lasciatagli dalla nonna. In un ambiente familiare colmo di risentimenti e sguardi amari, il giovane può usufruire dell’ingente somma di denaro per viaggiare e recarsi nella vecchia Inghilterra, dove affondano le radici della sua famiglia. Grazie ad un regalo da parte di alcuni zii il ragazzo si recherà a Whiteoak dove ancora abita la sorella Augusta, che lo ospiterà con piacere. Il giovane protagonista, dunque, salperà alla volta di una nuova vita, provando a liberarsi di un enorme macigno sulle sue spalle, ma anche di tanti disguidi familiari, insulti e cattiverie proferite nei suoi confronti. Il lettore partirà con il protagonista ed i suoi zii, vivrà le loro ansie e paure, trepidazioni e scene di vita quotidiana; tutto ciò grazie allo stile scorrevole della narrazione che aiuta a tenere viva l’attenzione, senza giri di parole. La fortuna di Finch è un libro semplice ed è proprio questa caratteristica che gli conferisce quella carica emotiva in più, propria dell’autrice Mazo de la Roche. Un viaggio lontano nello spazio ma vicino nel presente “L’intralcio di troppi ricordi”, come scrive l’autrice, rende dinamica la trama rendendola ricca di intrecci, storie amorose e lieti eventi. I componenti della famiglia, ben descritti nei libri precedenti, e ancora qui presenti, sono ben legati l’uno all’altro, per vari motivi. Leggendo La fortuna di Finch al lettore sembrerà di appartenere a quella grande famiglia, come se non ci fossero barriere, come se quelle parole si concretizzassero in persone vere. Il romanzo si legge facilmente, in poco tempo, senza troppe pretese; sicuramente i tanti, tantissimi particolari che costellano soprattutto la prima parte del libro, aiutano il lettore a catapultarsi nella storia, senza mai perdere il filo. La scelta di realizzare una descrizione particolareggiata è pensata, probabilmente, per permettere a chi legge di immaginare i particolari e le vicende dei protagonisti.  Una lettura lenta e concentrata che però si costella di tanti elementi diversi, seppur concatenati tra loro. Ogni protagonista rappresenta un’identità a sé, con particolari differenti, che però si intrecciano nei vari capitoli del romanzo, confluendo in un finale tutto da scoprire, ma che lascerà senza fiato.  Finch, il protagonista del romanzo, si troverà a fare i conti anche con l’amore, sentimento più che conosciuto di cui tutti sono alla ricerca. Lo troverà e lo vivrà, talvolta soffrendo. Il sentimento d’amore che prova, così come i tasselli antichi della sua famiglia, lo metteranno a dura prova, in un “viaggio” psicologico tra passato e presente. Si viaggia, ci si allontana, ma alcune cose continueranno a vivere dentro noi, esisteranno in qualsiasi luogo. Immagine in evidenza: Fazi editore

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Halloween Stories: racconti da brivido per Segreti in Giallo

Diciotto autori (più uno) per diciotto racconti: questo è Halloween Stories, libro della Segreti in Giallo Edizioni, pubblicato in occasione dell’Halloween 2020. Filo conduttore di Halloween Stories è ovviamente la ricorrenza di Halloween: i racconti sono quindi «del mistero, dell’incubo e del terrore», ma per il resto hanno poco in comune. Il repertorio dei personaggi include tutto quello che si potrebbe pensare di trovare in una raccolta di racconti horror, con notevoli aggiunte originali: a diavoli, vampiri, non morti, spettri, streghe e licantropi si aggiungono così spietate marinelle ed il mitico Babau/Uomo Nero. Allo stesso modo le ispirazioni dei racconti sono le più varie, spaziando da antiche leggende sarde ai romanzi di paranormal romance. Le ambientazioni non sono da meno: dalla Seattle dei giorni nostri (Desiderio immortale) all’Inghilterra vittoriana (Samhain’s Moon), dalla Firenze odierna (Bathsheba torna a vivere) ad un remoto passato in reami non identificati. I racconti Questi i racconti e gli autori (molti dei quali hanno all’attivo altri testi per la Segreti in Giallo Edizioni): Lo specialista – Marco Scaldini Un dannato concerto – Suanna F. Roberti Samhain’s moon – Alessandra Paoloni La notte dei lupi – Jane Rose Caruso Wraak – Gianmario Mattei Elisir di giovinezza – Maria Lucia Caparelli Babau – Leandro Castellani Bathsheba torna a vivere – Serena Turchi Perpetua – Rosita Mazzei Storia di Klaus – Laura Pegorini La sposa celeste – Seconda Carta Halloween urbano – Luca Betti La danza delle marinelle – Irene Lorelai Visentin Tree or treat – Floriane Canovas L’ispirazione – Gabriella Candida Candeloro Desiderio immortale – Nancy Urzo Rebecca – Victoria M. Shyller Tre al Samhain – Francesco Cheynet e Lucio Schina Halloween Stories: mistero, incubo e terrore Altro tratto che differenzia le varie storie è la loro lunghezza: dalla quarantina di pagine di Tre al Samhain si passa ai brevissimi Kimme e Rebecca, ai quali bastano due/tre pagine per lasciare il lettore in uno stato di sottile e piacevole inquietudine. Allo stesso modo anche il taglio dei racconti è assortito: nell’arco di poche pagine si passa dall’ironico di Un dannato concerto, con Beethoven che fa tiro al putto, alla profonda inquietudine di Perpetua, città condannata dal suo passato alla dannazione. La lettura risulta estremamente coinvolgente, non si vede l’ora di arrivare alla fine di ogni racconto, per quanto il truce epilogo possa sembrarne già deciso. Assolutamente consigliato come libro, possibilmente da leggere con in sottofondo la musica consigliata dall’editore (per chi fosse più suggestionabile è consigliabile una lettura diurna, altrimenti Halloween Stories potrebbe risultare un valido sostituto del caffè) Francesco Di Nucci

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Giorgio Borroni, Il vuoto dentro: parlare con i morti si può

Giorgio Borroni ha pubblicato con PubMe, nella Collana Ater, Il vuoto dentro, un romanzo cupo e breve, forse – come rivela l’autore stesso in un’intervista– il più cupo che abbia mai scritto. Giorgio Borroni, Il vuoto dentro: parlare con i morti si può Catapultati in una lercia periferia d’Italia, Biagio e Nadia vengono risucchiati dal fetore di putrido della bottega di Marione e di sua mamma Felicita, uno squallido bugigattolo con l’insegna che recita: «Carne e Pesce». L’odore dolciastro della carne è un tutt’uno con quello del pesce che sta per imputridirsi e il buio della sala è soffocante. Sarà nel retro di questa piccola e malmessa bottega che si consumerà tra Biagio e Nadia la partita a scacchi con la morte, un gioco perverso che ha delle regole precise il cui scopo è uno: parlare con i morti. Uno dei due, il più debole, pagherà con la morte, l’altro sarà poco più fortunato. Biagio, ex compagno di cella di Marione, è un uomo la cui irascibilità è una malattia e che ha alle spalle un crimine indicibile. Nadia è invece una donna frustrata e sola. Superata la soglia della bottega, il tempo parrà fermarsi e, come da un insano incubo, il lettore si desterà, insieme a uno dei due protagonisti, solo alla fine del romanzo per comprendere finalmente il motivo di una simile ordalia. Classificabile nel genere suspense, Il vuoto dentro di Giorgio Borroni ha fin troppo di realistico per non suscitare nel lettore non solo un senso di disgusto, ma un vero senso di disagio ed inquietudine che spira dalle pagine del romanzo con un realismo spiazzante. Il desolamento di luoghi sviscerati di ogni dignità, il viaggio nei contorcimenti della psiche di Nadia e Biagio, anime vuote condannate al proprio senso di colpa, appaiono di un mostruoso tanto disturbante quanto più è umano. Nemmeno la descrizione di “Lui”, il medium tra la vita e la morte, un mostro di fumo e viscidume, saranno tanto conturbanti di fronte al rito imbastito nell’aldiquà da Felicita e Marione: «Come inizierebbe questa barzelletta? Ci sono una povera illusa, due pazzi, un tizio disperato a contemplare una testa di morto che pare un’anguria su un banchetto di un fruttivendolo». Potremmo dire che il senso del ridicolo che traspare agli occhi dei due protagonisti, Nadia e Biagio, che si alternano nel raccontare la storia in prima persona, suscita invece nel lettore una sorta di sentimento del contrario: una scena ridicola per chi non crede affatto nella possibilità di poter parlare con chi non c’è più; due figure, quella di Marione e Felicita, che complottano tra loro come due mosche che si accoppiano in aria… una scena insomma che susciterebbe il riso, senonché sono orrore e fastidio le sensazioni psicofisiche che ribollono negli occhi di chi legge. Un sentimento di ripugnanza che è, probabilmente, incarnato perfettamente dalla maschera che indosserà Marione, un ex carcerato per pedofilia: la maschera di un imbianchino su cui disegnerà il muso di un maiale. Giorgio Borroni ha scritto quindi un […]

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I segreti della villa in collina di Daniela Sacerdoti

I segreti della villa in collina, è un romanzo della celebre autrice Daniela Sacerdoti, pronipote del famoso scritto­re Carlo Levi, edito dalla Newton Compton Editori. I segreti della villa in collina: trama, personaggi e curiosità Il passato spesso ritorna! Quante volte questa frase riecheggia in una conversazione ed è proprio questo il tassello fondamentale del libro “I segreti della villa in collina”. Un segreto che ripiomba direttamente dal passato, circoscritto tra le pagine di un vecchio diario di Callie, una timida cameriera appena giunta a Montevino, in Italia, dal Texas, in cerca di risposte sulla sua identità. La giovane ragazza ha da poco scoperto di esser stata adottata e di aver ereditato dalla madre, che non sapeva di avere, una splendida villa in collina, tanto maestosa ed immensamente bella, da lasciare senza fiato. Callie è pronta a varcare il cancello arrugginito di quell’abitazione, passo dopo passo, esplorando un luogo sconosciuto all’interno e grazie al quale conoscerà volti nuovi. Come la protagonista del romanzo pian piano scoprirà cosa le riserva la vita, così i lettori di questo suggestivo ed intrigante libro scopriranno, passo dopo passo, i caratteri e le emozioni che si nascondono dietro ogni parola. Ad un certo punto, così come Callie, percepisce nitidamente tutto ciò che la circonda, seppur con sofferenza, così il lettore sarà coinvolto in situazioni, vicende, tasselli del passato che si manifesteranno attraverso il presente. L’odore di cera emanato dai mobili, le voci in corridoio, la luce, ogni singolo dettaglio, grazie alla bravura dell’autrice, s’imprime nella mente di chi legge, in una lettura semplice e coinvolgente. Molto importanti gli elementi descrittivi propri dell’ambientazione in cui si ritrova la protagonista, così sensibile, ma al tempo stesso tenace. I colori, la tranquillità evocata da alcuni luoghi, i suoni della natura, tutto forma una cornice perfettamente sinuosa, che avviluppa il lettore, donandogli serenità. La protagonista, decisa a comprendere ciò che è stato del suo passato, si ritroverà a vivere in Italia, dove conoscerà una zia dal carattere ricco di acredine, e avrà anche l’occasione di innamorarsi perdutamente di un uomo. La componente legata alla famiglia è probabilmente un escamotage, il modo per la protagonista di recuperare le tracce del proprio essere. Mettersi in gioco, rivoluzionare completamente la propria esistenza è ciò che fa Callie, trasportando il lettore in una continua alternanza tra passato e presente. Uno incombe e l’altro si palesa attraverso il vivere quotidiano. Le parole, “come lucciole che sobbalzano”, si diramano tra luci, discussioni, montagne, fabbriche e ampi giardini. Il finale è tutto da scoprire, positivamente lascerà senza fiato. I segreti si “smaterializzano” palesandosi, divenendo qualcosa che appartiene alla protagonista, al suo mondo e incuriosendo il lettore. Parti descrittive, dialoghi, racconti scritti, o  monologhi interiori e flashback, sono un insieme perfettamente caratterizzante per un romanzo bello da leggere e dal quale lasciarsi coinvolgere.     Fonte immagine: ufficio stampa.

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La casa della seta: il nuovo romanzo di Kayte Nunn

La casa della seta è il nuovo romanzo avvincente romanzo della celebre autrice Kayte Nunn, edito da Newton Compton Editori. Trama, personaggi e curiosità L’insegnante Thea Rust arriva in un collegio nella campagna britannica ma non ha idea di quello che l’attende. Da oltre centocinquanta anni, infatti, La casa della seta è un rifugio per ragazze che si trovano in situazioni difficili; un edificio antico, fitto di ombre e misteri , tanti, forse più di quelli che la protagonista riesce ad immaginare. È la fine del 1700 e Rowan Caswell lascia il suo villaggio per lavorare nella casa di un mercante di seta inglese. Si tratta di una realtà completamente nuova per lei e il suo talento erboristico attira fin da subito pericolose attenzioni. Negli stessi anni a Londra, Mary-Louise Stephenson sogna di diventare una designer di seta, un lavoro, fino a quel momento, appannaggio degli uomini. Ha con sé un brandello di stoffa preziosa, che probabilmente cambierà per sempre il suo destino. La casa della seta è un libro che incuriosisce sin dalla prima pagina, avvincente e coinvolgente al contempo, con protagoniste femminili in netta maggioranza rispetto a quelli maschili. Man mano che si legge, infatti, si ha la sensazione che siano le donne a “reggere il gioco”, mentre i personaggi maschili sembrano quasi subalterni. È come se solo le donne tessessero i fili intrecciati della narrazione, conferendole vivacità, colore e significato ed appassionando i lettori. Un romanzo, all’interno del quale il destino si diverte a mescolare le carte, che procede spedito, senza troppe divagazioni, semplice da leggere e difficile da lasciar andare una volta terminato. Tra passato e presente, tasselli storici, identità sovrannaturali, la narrazione diventa sin dalle prime pagine fortemente ammaliante. Ogni capitolo che compone il libro stupisce e lascia col fiato sospeso, in un’ambientazione che metaforicamente si sdoppia, tingendosi di diverse sfumature, travolgendo sia le protagoniste, sia il lettore. La casa della seta: la bravura nell’abile penna di Kayte Nunn La celebre autrice del libro La casa della seta, Kayte Nunn, riesce a creare una vera e propria alternanza di passaggi espositivi, descrittivi, narrativi, che conferiscono dinamismo al romanzo. Si tratta di un libro sicuramente studiato, dietro al quale si nascondono molti tasselli e parecchie intuizioni, nulla è lasciato al caso. Sicuramente c’è molto pathos nell’accurata descrizione della storia ma, al tempo stesso, è riscontrabile una forte precisione nell’attribuzione caratteriale ed identificativa dei personaggi, della donna-chiave del romanzo. Punti di vista, anafore e meccanismi interni, moralmente significativi, pesano, senza mai prevaricare la scena, in modo leggero, con parole che non si sovrappongono ai livelli propri della narrazione. La casa della seta si rivela nel complesso come un grande, un fitto mistero, che esplode quasi al termine della lettura, dopo un susseguirsi di depistaggi, ostacoli, impedimenti. Dal punto di vista analitico, possiamo affermare che La casa della seta è un libro costruito su una serie di connessioni tra ciò che esiste e ciò che invece è già presente nell’ambiente, nella propria mente, nell’inconscio. Leggendo la storia, si apprenderanno […]

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Suzanne Kelman: La scelta di Josef, il nuovo romanzo

La scelta di Josef, nuovo romanzo di Suzanne Kelman, è in libreria dal 7 gennaio per la Newton Compton editori. Non è certo un caso che si sia scelto di pubblicarlo nel mese dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto: la toccante storia scritta dalla Kelman, infatti, vuole ricordare le azioni di quanti, pur vivendo esistenze apparentemente ordinarie, decisero di combattere il sistema creato dai nazisti, arrivando persino a rischiare la loro stessa vita. Pur trattandosi di un racconto di fantasia, infatti,  il romanzo La scelta di Josef racchiude in sé l’essenza dello spirito di resistenza che si sviluppò durante la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, la stessa autrice racconta di aver preso spunto da una toccante vicenda di cui era venuta a conoscenza in modo fortuito. Nella postfazione, infatti, la Kelman dice di essersi imbattuta, durante delle ricerche per uno spettacolo teatrale a cui stava lavorando, la storia di un uomo che aveva deliberatamente contratto una malattia mortale solo per potere ottenere in ospedale le medicine necessarie a curare l’ebreo che nascondeva in casa sua. Questo atto, tanto drammatico e coraggioso, ha avuto un impatto tale sull’autrice, da costruire su di esso tutta l’architettura del suo  romanzo, dando al suo protagonista il cognome Held che in olandese significa eroe, in onore dei tanti eroi della resistenza olandese. Chi salva una vita, salva il mondo intero: il romanzo di Suzanne Kelman L’arco narrativo de La scelta di Josef si estende durante tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Ci troviamo ad Amsterdam, durante l’occupazione delle truppe naziste. La città appare sporca, triste e cupa, adattandosi perfettamente allo stato d’animo dei suoi abitanti. In questo quadro desolante e desolato c’è anche chi, come il professor Josef Held, cerca di andare avanti con la sua vita tranquilla e solitaria, scandita da pochi rituali fissi.  Vedovo da ormai venti anni, Josef ha scelto deliberatamente di rinchiudersi in una bolla di autoisolamento, profondamente convinto di non meritare il calore di un abbraccio umano. Unici ponti con la realtà quotidiana sono i pranzi settimanali con sua nipote Ingrid, e il suo lavoro come docente di matematica all’Università di Amsterdam. Qui, il professore fa la conoscenza di due persone, apparentemente agli antipodi e che, ognuna secondo modalità proprie, avranno un forte impatto sulla sua vita: da un lato, la gentile signora Hannah Pender, dall’altro, lo studente Michael Blum, brillante, sfacciato e per metà ebreo. Proprio questa sua condizione lo obbligherà, di punto in bianco, ad abbandonare l’Università, rendendo evidente, per la prima volta in maniera chiara, quali conseguenze stia avendo l’occupazione nazista sulla quotidianità del Paese. L’allontanamento di Michael è, per Josef, la mano che solleva il velo di Maya e, nel momento in cui il ragazzo si presenta spaventato alla sua porta in cerca di aiuto, Josef non può fare altro che accoglierlo e, con un impulsivo atto di coraggio, gli offrirà un nascondiglio nella sua soffitta. Da questo momento in poi, Josef vive una doppia vita, dovendo necessariamente mantenere una parvenza di normalità con gli altri, […]

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Valentina Lattanzio: Il karma mi odia, il libro dalle tematiche lgbtq

Il karma mi odia è l’appassionante libro di Valentina Lattanzio edito da Milena Edizioni La trama Se Bianca fosse stata Eva e fosse vissuta nell’Eden, col cavolo che si sarebbe fatta tentare da un’insulsa mela offerta da un promiscuo serpente. Lei! Indefessa sostenitrice della più morigerata monogamia e abile smascheratrice di miserabili fidanzate fedifraghe delle sue migliori amiche? Giammai! Se però quella mela assumesse le sembianze di Agata – avvenente agente immobiliare con cui Bianca e la sua fidanzata stanno trattando per l’acquisto del loro futuro nido d’amore – la nostra eroina resisterebbe alle tentazioni o si tramuterebbe in ciò che lei stessa ha sempre condannato? Quello che Bianca ignora, è che dietro un apparentemente disinteressato e serrato corteggiamento, si cela una fitta rete di menzogne e tranelli, architettati dalla persona che più la odia al mondo e che come il più paziente dei ragni sta tessendo meticolosamente la tela con la quale è pronta a tenderle il suo agguato. Il karma mi odia è una corsa sfrenata fra bugie e verità, amori mozzafiato e rancori mai sopiti in cui chi è vittima si trasforma in carnefice. E viceversa. Le tre protagoniste indiscusse del libro di Valentina Lattanzio, come si evince dalla copertina, sono fin da subito Bianca, Denise e Agata. Ognuna di queste donne, ha peculiarità e ruoli differenti. Bianca è il cardine intorno al quale ruotano tutti gli eventi frenetici del libro. È una giovane donna “cigno”, così come le piace definirsi. È estremamente leale, incapace di dire bugie, a tratti disgustosamente sincera. Accanto a lei, si staglia la figura di Denise, la sua giovane compagna napoletana, che ogni settimana si sottopone a tediose trasferte pur di raggiungere la residenza romana della sua metà. Le due hanno un rapporto solido, che oscilla tra routine e punti fermi da ormai sette anni. A rendere tale rapporto maggiormente incerto sarà l’entrata in scena della terza protagonista. Agata è intraprendente, folle ed impulsiva, sarà lei che in diversi momenti della storia, reggerà i fili delle azioni e delle controazioni. A rendere il suo personaggio iconico, è senz’altro, la sua professione. Agata, sembrerà vendere case, così come insistentemente vorrà vendere il suo cuore alla fedelissima Bianca. A dare una patina quasi da sitcom, sarà la “residenza gaia”, ovvero la casa che Bianca condivide con Paride e Filomena.  L’abitazione, sarà il luogo di incontri speciali, covo di piani risolutivi, il nido sicuro per allontanarsi dai problemi della vita quotidiana. Anche i due conviventi di Bianca, saranno per motivi diversi due spunti di grossi approfondimenti per la penna di Valentina Lattanzio. Paride, infatti, con la sua relazione omosessuale con Angelo, porrà all’attenzione del lettore argomenti significativi, quali le problematiche circa l’accettazione familiare di un membro omosessuale, i principi della comunità Rainbow, a soprattutto la voglia di far luce sulla verità salvifica dell’amore. Al tempo stesso, anche Filomena, attraverso la sua “conquista impossibile”, strizzerà l’occhio alla tenacia amorosa, all’esigenza di combattere contro gli stereotipi e raggiungere il proprio sogno d’amore, seppur con sofferenza. Il libro […]

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Il bosco. Istruzioni per l’uso: recensione del libro

Il bosco. Istruzioni per l’uso è un libro scritto da Peter Wohlleben e recentemente pubblicato in Italia per i tipi della casa editrice Garzanti per la traduzione a cura di Giuliana Mancuso. Il bosco. Istruzioni per l’uso: il testo Il bosco. Istruzioni per l’uso è letteralmente nelle intenzioni del suo autore «un manuale d’istruzioni per l’uso» che ogni lettore – frequentatore di boschi – può leggere – e perché no? – portare con sé per fruire e rispettare al meglio – quindi vivere – il bosco. Nelle prime pagine del testo, l’autore ci invita a fare un giro per il bosco, accompagnandoci idealmente nel verde profondo del paesaggio silvano; subito ci svela che il silenzio e l’invito alla quiete assoluta a cui siamo subito portati a pensare, cela un piccolo inganno: «I rumori prodotti da noi umani quando passeggiamo nel bosco non infastidiscono gli animali, dato che non investono il bosco intero, ma provengono da una sola fonte ben definita […] Quando passeggiamo per i sentieri cantando allegramente o conversando ad alta voce, segnaliamo alle altre creature che non stiamo cacciando». Segue una breve descrizione interessante sulle tracce della fauna boschiva che può diventare anche un divertente gioco per il frequentatore di boschi “investigatore silvano” e può indurci ad una seconda ricerca parallela alla prima: la ricerca di «indizi del passaggio di umani»; come ci assicura Peter Wohlleben «Se imparerete a leggerle, vedrete che vi divertirete a esaminare le tracce dei vostri simili». Dopo la descrizione della fauna, il libro prosegue con le proposte di osservazione e “studio” sulla flora boschiva: l’abete rosso, il pino, l’abete bianco, il faggio europeo, la quercia, la betulla, il larice, il frassino sono gli alberi su cui si concentrano le descrizioni e le riflessioni dell’autore; e ancora, le varie “vesti” dell’ambiente boschivo a seconda delle stagioni e dunque del paesaggio naturale che cambia nello scorrere ciclico della vita. Come scrive lo stesso autore in conclusione: «Questo libro non vuole essere un testo di consultazione, ma un invito a venire nel bosco […] Noi umani siamo parte integrante della natura che ci circonda, almeno quando ci muoviamo a piedi e abbiamo cura di lasciare i luoghi naturali che visitiamo come li abbiamo trovati. Spero allora che queste istruzioni vi abbiano fatto venire voglia di esplorare il bosco e vi auguro buon divertimento con le piccole e grandi meraviglie che può offrirvi». Immagine in evidenza: Garzanti

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Konstantinos Kavafis: Una notte a Kalinteri e altre prose

Esce per i tipi di Via del Vento la raccolta Una notte a Kalinteri e altre prose di Konstantinos Kavafis, a cura di Claudia Ciardi. La collana Ocra gialla della casa editrice Via del Vento raccoglie piccole perle, testi inediti e rari delle voci principali della letteratura contemporanea. La sua ultima uscita, Una notte a Kalinteri e altre prose prende il titolo dal racconto di apertura della raccolta, opera dello scrittore greco Konstantinos Kavafis, il cui ricordo viene generalmente affidato a un corpus di ben oltre 154 componimenti poetici. Il 1882 è un anno segnante per la biografia letteraria di Kavafis. Dopo un periodo trascorso in Inghilterra a seguito del disagio economico familiare, e dopo la quasi totale assunzione dell’idioma britannico a lingua principale della sua espressione poetica, avviene nel ritorno a Costantinopoli di quell’anno un fondamentale recupero delle proprie origini. Al rientro fisico ed emotivo in Grecia, si associa la presa consapevolezza della propria inclinazione sessuale. Un anno spartiacque, durante il quale la parola incomincia a declinarsi in prosa e non solo in versi. Di poco posteriore è il racconto che oggi apre la piccola perla di Via del Vento. Come nel rientro da un lungo viaggio, e nel desiderio di «respirare un po’ d’aria fresca», l’io narrante, che non dimentica il suo essere al contempo un io lirico, visita il litorale di Kalinteri, lasciando scivolare davanti a sé l’atipicità di una sera d’estate, apparentemente uguale ad altre, eppure vivida di particolari che restituisce al lettore con colpi d’occhio veloci, ma non frettolosi: le luci calde delle abitazioni, le stoffe del mercato, due fumatori di narghilè e gli stralci fugaci della loro conversazione. Ogni elemento del paesaggio mantiene la sua concretezza, ma è intriso di una spiritualità quasi religiosa. Per Kavafis, infatti, «l’anima della natura bizantina ti sussurra “Lode a Dio”». Il racconto Una notte a Kalinteri è la riflessione di un uomo che gode del momento di pausa, che non parla del suo vissuto o di cosa di lui sarà, ma gode del tempo presente. L’altrove è infatti un posto ignoto, in cui il narratore sa di non poter godere della quiete, e preferisce quindi bearsi nel presente «della muta armonia del silenzio». Ciò che sembra interromperlo (ma che, come afferma il narratore, in realtà lo accompagna) è quella che da Kavafis viene definita «la vera melodia dell’anima», che altro non è se non il canto. Una strofe fra tutte, la più ripetuta, recita: Ridi se vuoi o versa lacrime, nel mondo son tutte bugie tutte bugie, tutte ombre. Resta una sola verità che è la fredda desolata terra dove stanno i nostri dolori e le gioie. Mentre la natura prende vita – i fiori odorano della loro «profumata eloquenza», le acque ridono e scorrono, e il cielo mostra l’espressione della pace – l’uomo può continuare a godere del silenzio, inebriato dalla forza malinconica del canto, e consapevole, nel suo rientro a casa, del potere del bastone che scandisce solennemente le ore, immagine presaga della fine del tempo. […]

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