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Eroica Fenice

La Tag: libri contiene 253 articoli

Libri

Holidays: recensione del nuovo romanzo di Kraus Folner

“Holidays”: recensione del nuovo thriller di Klaus Folner Kraus Folner è nato in Europa e ha vissuto in diversi paesi in cui ha successivamente lavorato come imprenditore e consulente. Ha conosciuto città come Los Angeles e New York, Oslo, Amsterdam e Londra, Cape Town e Shanghai. Fortemente appassionato di viaggi, si è dedicato alla raccolta di storie popolari. Da anni svolge attività di volontariato presso organizzazioni umanitarie in Sri Lanka, Laos, Cambogia e Africa. Scrittore di gialli, è solito ambientare i suoi racconti nelle città in cui è stato e di cui ha avuto modo di conoscere usi, costumi e tradizioni. Il thriller “Holidays” di Kraus Folner è stato pubblicato da Castelvecchi nella collana Tasti. Siamo di fronte ad un thriller che narra una serie di vicende che si sviluppano in diverse parti del mondo, legate però dallo stesso mistero. Fin dalle prime pagine, il lettore si ritrova catapultato repentinamente all’interno della vicenda, nella quale ben presto vengono introdotti i vari personaggi presenti all’interno della narrazione. I protagonisti del romanzo sono un gruppo di agenti dell’intelligence internazionale e sono tutti presi e coinvolti dai propri viaggi: Riccardo e Antonia, Matteo e Joy, Armando e Lyne, Thomas e Isabela, Luca ed Elisabetta. Dalla Cina a Washington, dal Mediterraneo a Montecarlo, dall’Africa a Formentera, a Dubai. I protagonisti programmano i loro viaggi e mentre trascorrono serenamente le loro vacanze, vengono improvvisamente coinvolti da una serie di eventi imprevedibili ed inspiegabili. Nonostante sembri del tutto improbabile trovare un filo conduttore, più si va avanti nella lettura più si comprende il succo dello scenario, che è strettamente collegato dallo stesso oscuro piano. La narrazione tuttavia si apre con la descrizione della routine di Neil Yang Kao, contabile di un’azienda tessile che si trova a Pechino e che trascorre le sue giornate in preda alla monotonia ed alla solitudine più totale. Neil Yang Kao è un cittadino qualunque e la sera, di rientro nel suo piccolissimo appartamento, accende il computer che gli è stato regalato da agenti americani che stanno investigando nella sua azienda. Le più grandi potenze mondiali combattono da anni una guerra che ha come armi più spietate delle tecnologie molto avanzate e la Cina è in prima linea, poiché è stata capace di sviluppare un sistema per cui riesce ad avere il controllo più totale della sua popolazione. “Holidays” di Kraus Folner è dunque una spy story che descrive una storia cruenta in cui il lettore si trova di fronte ad una serie di omicidi, in cui si parla ampiamente di ingiustizie, diritti umani e di scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno, appunto, l’accesso più totale nella vita dei cittadini privandoli completamente della privacy. Il governo cinese ha in serbo un progetto che aspira al controllo dell’economia globale grazie all’impiego di tecnologie informatiche all’avanguardia, tutto ciò a discapito delle minoranze etniche e religiose. L’autore è abile nel descrivere ed analizzare meticolosamente gli eventi, portando il lettore a compiere un’attenta analisi della società in cui viviamo, in cui la tecnologia sta prendendo il […]

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Io non ho più paura di Niccolò Palombini

Niccolò Palombini, autore di Io non ho più paura, è nato il 10 luglio 2002 e vive a Roma con la sua famiglia. Ha due fratelli gemelli. Frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico. All’età di sedici anni è stato colpito da un osteosarcoma ad alto grado di malignità. Gli piace fare sport, soprattutto giocare a calcio, viaggiare e andare allo stadio, ma più di ogni altra cosa gli piace vivere sereno con le persone che ama. Io non ho più paura, edito Newton Compton Editori, di Niccolò Palombini è una sorta di diario di bordo che il giovane ragazzo scrive all’età di sedici anni, quando è stato improvvisamente colpito dalla malattia. Nelle prime pagine del libro, l’autore scrive: “Ogni giorno il destino ci mette di fronte a sfide inimmaginabili: solo i più forti, fortunati e determinati possono farcela. Guerrieri? Supereroi? Non so cosa siamo, ma una cosa di sicuro la so: non bisogna mai smettere di lottare.” Niccolò, che dagli amici si fa chiamare Nicco o Nic, è un ragazzo come tanti. Appassionato di  sport, ama giocare a calcio, adora trascorrere il tempo con gli amici e con le persone che ama. Inizia improvvisamente ad avvertire un fastidio ad una gamba ed il dolore si fa lancinante ed insostenibile proprio mentre gioca a calcio e tira in porta una punizione. Durante la notte comincia ad avvertire scosse elettriche all’arto e decide perciò, di comune accordo con la madre, di recarsi da un medico, che appare molto tranquillo di fronte alla problematica esposta dal ragazzo, data la sua giovane età. In seguito, però, poiché i fastidi non accennano a passare, il ragazzo viene sottoposto ad una lastra e la diagnosi è la peggiore che potesse avere: osteosarcoma. Comincia ben presto il calvario di chemioterapie, di ospedali, di ansia e paura, di lacrime dei fratelli del giovane ragazzo. L’intervento, il terrore di perdere la gamba, i capelli persi. “L’ospedale mi faceva impazzire, intorno a me era tutto buio: dove mi trovo? Perché mi ritrovo sempre qui? Non mi piaceva quel posto, era tutto nero, quell’aria filtrata mi faceva venire gli attacchi di panico. Io sono sempre stato forte e lì sentivo solo dolore, odiavo quella sensazione.” Niccolò, nelle pagine del libro, si sfoga. Getta su carta le ansie e le paure vissute in quei giorni. Ci parla però della voglia di vivere, di lottare, di uscirne fuori più forte di prima. Ci parla di rapporti che sono durati nel tempo, di persone che gli sono state accanto, che l’hanno aiutato a vincere il dolore, ma ci parla anche di rapporti che durante il decorso della malattia si sono affievoliti. Io non ho più paura di Niccolò Palombini è un atto di forza e di coraggio, è le perseveranza di un ragazzo che è cresciuto, è cambiato, ha lottato e ne è uscito più forte di prima. Il cancro spaventa, terrorizza anche solo leggerne la parola, figuriamoci sentirsi dire “è toccato a te, è tuo, è in te”. Mille interrogativi pervadono quotidianamente la […]

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Yes we can, i discorsi di Barak Obama ora in un libro

Yes, We Can è il nuovo libro edito da Garzanti dell’ex presidente americano Barack Obama. Un excursus dei maggiori discorsi tenuti durante il suo mandato da presidente, a partire da quello che sancì il suo insediamento alla Casa Bianca nel 2009, per ripercorrere le tappe della storia che Obama ha contribuito a cambiare e mutare; un memorandum utile e quasi necessario nel momento storico che ci troviamo a vivere oggi. Barack Obama, avvocato, esperto di diritti civili, già senatore per l’Illinois con il partito democratico, ha ricoperto per due mandati, dal 2009 al 2017, la carica di presidente degli Stati Uniti d’America, per la prima volta conferita a un politico afroamericano. Dal 2017 ha continuato la sua attività politica e civile attraverso la fondazione che porta il suo nome. Yes, We Can, il memorandum del presidente Obama Dal primo discorso di insediamento alla Casa Bianca del 2009 a quello tenuto durante le celebrazioni del 2015 in onore della marcia di Selma, Yes, We Can è l’opportunità per tutti di ripercorrere la storia recente, attraverso le parole del presidente Obama spese in quelle occasioni. Parole di speranza e insieme consapevolezza quelle dell’ex presidente: speranza in un cambiamento che sembrava finalmente attuarsi in un paese difficile e insieme leader nel mondo, consapevolezza che la strada era ancora da tracciare. Il tutto racchiuso in quella citazione ormai strettamente legata al percorso del presidente Obama: Yes We Can, “Sì, noi possiamo”, divenute simbolo di qualcosa che finalmente diviene gestibile, di una svolta in atto.  Lo scopo è sempre quello di partire dal momento attuale per rendere reale e possibile un futuro migliore per i propri figli, consapevoli che è urgente agire subito, senza dimenticare le lezioni del passato. Il discorso del 2011, tenuto in occasione del memoriale di Martin Luther King è l’occasione propizia per fare il punto della situazione; l’America, come il resto del mondo, in alcuni casi ancor di più, ha un passato difficile in materia di distinzioni e separazioni, eppure è proprio il passato a dirci dove siamo arrivati e dove possiamo arrivare se solo cambiassimo la nostra prospettiva. L’invito è quello di guardare alle differenti culture che compongono il popolo americano come un arricchimento, che è alla base delle radici e della storia di quella nazione, la cui natura eterogenea può e deve essere un punto di forza più che un motivo di disaccordo e separazione. In quel momento a vincere era l’auspicio che il futuro sarebbe stato migliore del presente, i presupposti lasciavano ben sperare, senza mai perdere di vista le sfide da affrontare, mai tanto complicate quanto allora, come dimostra il discorso in occasione del summit delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici del 2014.  Parole di inclusione, che spingono tutti a una presa di coscienza e di responsabilità al fine di rendere reali e concreti gli ideali democratici, incoraggiando le nuove generazioni a prendere spunto da quelle che le hanno precedute e che hanno concesso loro libertà che oggi, fortunatamente, appaiono acquisite, ma che gli eventi attuali, l’attacco a Capitol […]

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L’ invenzione dei corpi, il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet

L’ invenzione dei corpi è il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet, edito da Fazi L’invenzione dei corpi: uno sguardo alla trama Siamo ad Iguala, Messico, 2014. Un giovane professore di informatica, Álvaro Beltrán, sfugge ad uno dei più feroci massacri perpetrati dalla polizia collusa coi narcos. L’orrore negli occhi, nella mente nitidi quegli attimi di terrore; un trauma che non svanisce. Beltrán percorre la strada della sopravvivenza, a fatica, sperando di raggiungere la tanto agognata giustizia. Ma la violenza che credeva di essersi lasciato alle spalle ha solamente cambiato sembianze e Beltrán cade nelle mani di un magnate del web ossessionato dalla ricerca dell’immortalità, diventando cavia di una serie di esperimenti condotti sull’uomo, che mirano a creare un automa, immortale. Tutto ciò diventa un vero e proprio calvario dal quale non riuscirà facilmente a liberarsi, fino a quando… qualcosa o qualcuno arriverà a salvarlo. In questo struggente quanto appassionante romanzo, la vendetta si fa spazio tra baracche abbandonate, deserto, sterpaglie, aridità, sentieri stretti e tortuosi, che creano una sorta di insieme eterogeneo dal quale lasciarsi trasportare. “Passa sulle costole, sullo stomaco, scende verso i fianchi, la pelle si ritrae e s’incava…” è quanto si legge in un importante e quasi inquietante passaggio del romanzo ed è proprio ciò che accade. Le parole, intrise di rabbia, “trafiggono” la mente, attirando l’attenzione del lettore. Un romanzo che trasporta in una dimensione onirica: in una “rete” di mistero. L’invenzione dei corpi è un libro intenso, che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine, con una scrittura analitica e scorrevole, semplice e affascinante al tempo stesso. La narrazione si articola in modo tale da scatenare un forte senso di appartenenza al testo. Ciò significa che nulla è lasciato al caso. Il lettore diverrà parte integrante delle vicende del protagonista che potrebbero rappresentare le vicende di tutti. Sicuramente ciò che colpisce maggiormente è lo stile dell’autore francese Pierre Ducrozet, che riesce a mescolare bene le parole, scegliendo temi moderni ed attuali, creando una forte iper-testualità, che conferisce dinamismo al testo. Elementi eterogenei da una parte e del tutto opposti dall’altra; leggendo infatti si scorgeranno una serie di evidenze diacroniche che permettono al lettore di raggruppare tutti quegli elementi fondamentali alla comprensione della trama. “Le sfumature non aiutano la narrazione”, si legge, ma in questo caso non è così. Nella vita reale succede che siano proprio le diverse sfumature di significato a dare senso a qualcosa, così come nella narrazione. L’invenzione dei corpi è tutto ciò; si concretizza in una serie di passaggi quasi obbligati, che tra follia e forte raziocinio portano il lettore in una dimensione talvolta spaventosa ed inverosimile.  Un intenso viaggio attraverso le parole, faccia a faccia con una enorme mole di interrogativi di natura etica, morale, sociale, tutto permeato dalla massiccia presenza della tecnologia, imponente sulla vita odierna. Una rete, non solo web, ma costellata da tasselli di spicco, variegati, che preme sull’attenzione del lettore e nella quale confluisce il progetto finale sul quale si fonda il senso dell’affascinante romanzo. L’invenzione dei corpi […]

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Il piccolo negozio del lieto fine di Ali Mc Namara

Il piccolo negozio del lieto fine (Titolo originale: Kate & Clara’s Curious Cornish Craft Shop; Traduzione dalla lingua inglese di Mariacristina Cesa) edito da Newton Compton, è l’ultimo romanzo di Ali Mc Namara, scrittrice inglese, autrice di bestseller quali Colazione da Darcy, ai primi posti di tutte le classifiche italiane, Innamorarsi a Notting Hill (editi da Newton Compton). “Il piccolo negozio del lieto fine”- la sinossi Siamo a St Felix, una cittadina di mare della Cornovaglia, approdo dei turisti e  degli innumerevoli pittori che decidono di ritrarre i suoi magnifici paesaggi.  Kate, madre single,  vive qui  da qualche anno con sua figlia Molly e gestisce uno dei tanti negozietti di St Felix, dove può vendere le sue creazioni artigianali.  Jack è un ex militare, un incidente di guerra l’ha costretto sulla sedia a rotelle che decide di cambiare vita, trasferendosi a St Felix e aprendo un negozio di articoli artistici. Divorziato, Jack ha un figlio diciottenne, Ben.  Un cavalletto per quadri e una vecchia macchina per cucire diventano protagonisti di una storia magica che riesce a prendere vita grazie a Kate e Jack. Stamattina, mentre aprivo il negozio, ho dato la mia solita controllata alla vetrina per accertarmi che ogni cosa fosse in ordine e che non fosse caduto o scivolato giù niente durante la notte. Era tutto immutato, ma con un’aggiunta: un altro ricamo sotto il piedino della macchina da cucire, come se qualcuno avesse appena finito di lavorarci. Stavolta raffigurava un’enorme onda turchese che si infrange contro alcuni scogli grigio-azzurri. Di nuovo un lavoro splendido, ma chi l’aveva realizzato e come era riuscito a intrufolarsi nella mia vetrina? Non avevo detto niente ad Anita al suo arrivo. L’avevo già interrogata con insistenza quando era comparso il primo ricamo, ma era chiaro che sia lei che Sebastian non ne sapevano niente. Adesso, invece, avevo la sensazione che potesse saperne qualcosa Jack. Una storia di tanti anni fa dove Clara, una sarta di St Felix degli Anni Cinquanta, madre di Maggie, ragazzina da poco guarita dalla poliomelite amante dell’arte e delle opere del vecchio pittore Freddie, si innamora di Arty, un’artista locale. «Sovrapponi il ricamo al dipinto», mi dice. «Falli coincidere alla perfezione». «Okay», acconsento titubante, chiedendomi cosa dovrei vedere. «Guardalo», insiste Jack. «Cioè, guardalo davvero e dimmi cosa vedi». Grazie a Kate e Jack  si darà giustizia a chi la merita dopo tanti anni, facendo riemergere questa vecchia storia grazie alla magia di St Felix.  “Il piccolo negozio del lieto fine” è un romanzo molto leggero, dalla trama semplice, ma avvincente, consigliato a chi ama le storie a lieto fine.  Vivamente consigliato per le letture sotto l’ombrellone.      Fonte immagine: Ufficio Stampa

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Le divoratrici di Lara Williams: la famelica rivendicazione del corpo

Le divoratrici di Lara Williams: la famelica rivendicazione del corpo Le divoratrici, edito Blackie edizioni, è il primo romanzo di Lara Williams. L’autrice collabora con il Guardian, il Times Literary Supplement, Vice, Grazia e altre testate e ha precedentemente pubblicato Treats (2016), inedito in Italia, una raccolta di racconti finalista al Republic of Consciousness Prize, all’Edimburgh First Book Award, ai Saboteur Awards e diversi altri concorsi letterari. Le divoratrici, trama del romanzo Nel suo romanzo, Lara Williams racconta la storia di Roberta in un viaggio introspettivo che si snoda su due linee temporali distinte, il suo presente e il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Le difficoltà e i traumi legati alla scoperta del suo corpo vengono lentamente messi a nudo in immagini nitide e feroci, che delineano una Roberta al giro di boa dei trent’anni, una donna che ha imparato a rimpicciolirsi e a scomparire, ormai priva di alcun tipo di aspirazione, intrappolata in un lavoro ripetitivo, senza possibilità di crescita. Ad irrompere nel suo spleen esistenziale è Stevie, la sua giovane stagista, una donna sovversiva e libera, guidata solamente dai suoi impulsi e priva di qualsiasi tabù. L’ammirazione verso la sua emancipazione costituirà il nerbo per la loro amicizia, che le porterà a stringere un sodalizio. Verrà consolidato un Supper Club, un’alleanza al femminile germinata dalla frustrazione verso i canoni loro imposti da una società che le vuole sempre più magre, più silenziose, più invisibili. Insieme a Stevie e a Roberta si riuniranno altre donne esauste, sconfitte, ma affamate, che rivendicheranno il loro diritto a riconciliarsi con la loro fragilità davanti a cene voluttuose e sensuali. Il Fight Club femminista Così lo definisce il Guardian, un circolo segreto dove l’umiliazione e la frustrazione non vengono sfogate attraverso il principio macista della prevaricazione, ma con una rivendicazione del proprio corpo e dei propri spazi. Una rivendicazione non priva di violenza, che si concretizza nel reclamare luoghi privati tramite la loro occupazione e atti di vandalismo, ma soprattutto una riappropriazione del corpo politico dunque dell’individualità, plasmandolo e avvelenandolo a proprio piacimento, perché si ha la possibilità di farlo. «Cioè in un certo senso è un club culinario» risposi. «Ma il punto non è soltanto il cibo. È il modo in cui affermiamo noi stesse in uno spazio. In diversi spazi. Il punto è rivendicare di più.» (…) «Mangiamo. Mangiamo quanto vogliamo. Diventiamo più grandi. Occupiamo spazio con i nostri corpi, in un certo senso.» Il corpo rappresenta la dimensione del sé, una dimensione assimilabile a quella della stanza di cui parla Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, laddove l’esigenza della donna di trovare il proprio spazio nella letteratura è l’espressione della propria affermazione sociale, distaccata da ogni funzione di matrice patriarcale imposta alla nascita. In tal senso, le divoratrici di cui narra Lara Williams non hanno alcun tipo di aspettativa o sogno da concretizzare, perché troppo serrate in ruoli da assolvere, assegnati loro da chi le circonda, che siano partner, superiori, colleghi o familiari, così assuefatte dal proprio personaggio da […]

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La lunga notte di Parigi: il nuovo romanzo di Ruth Druart

La lunga notte di Parigi è un romanzo dell’autrice Ruth Druart edito da Garzanti. Trama e aspetti generali “Nulla può opporsi o spezzare l’amore di una madre verso il proprio figlio. È una lunga notte a Parigi; il silenzio regna sovrano, quando si ode improvvisamente un labile sussulto d’addio. La fine di una storia o l’inizio? Jean-Luc stringe tra le braccia il piccolo Sam, che la madre, con immenso dolore, gli affida ancora neonato per salvarlo da un destino avverso. Siamo nel 1944 e Jean-Luc, che lavora per le ferrovie francesi, è perfettamente consapevole che i treni in partenza da Parigi sono diretti ai campi di sterminio tedeschi. Egli prende con sé Sam e scapperà lontano con la moglie e il piccolo”. Un romanzo intenso ed atroce al tempo stesso, ambientato in una parentesi storica dalla quale non si può sfuggire. Nonostante la narrazione si interfacci con varie vicende, l’ombra di eventi negativi e di ciò che purtroppo storicamente è stato causa molti turbamenti nel lettore.  Seppur con malinconia La lunga notte di Parigi insegnerà una verità senza tempo, che va oltre ogni pagina storica. L’amore tutto può e riesce a colmare i cuori, non solo dei personaggi del romanzo ma anche del lettore che vivrà le loro storie dense di sentimenti diversi. I protagonisti, Jean-Luc ma anche Charlotte, che lavora in un ospedale, costantemente a contatto con i tedeschi che hanno bisogno di cure, sono accomunati da un obiettivo comune: la voglia di ribellarsi contro i soprusi e le piaghe della storia. Sono due personaggi dinamici, il cui carattere è ben chiaro sin dall’inizio e i cui comportamenti entrano da subito nel tessuto narrativo del romanzo, designandone l’identità. La lunga notte di Parigi: tra storia narrativa e storia mondiale L’autrice riesce a mettere in luce gli orrori della Seconda Guerra mondiale; la reclusione nei campi di sterminio, non solo di ebrei ma anche di tante… troppe, altre persone. Ingiustizie sociali, cancro di un’epoca storica che non avrebbe mai dovuto avere luogo, si esprimono al massimo. Parlare di tale contesto storico non è semplice, soprattutto farlo con razionalità e senza lasciarsi coinvolgere troppo emotivamente, usando dunque quello che si configura come il cosiddetto stile impersonale, senza digressioni. Ma Ruth Druart riesce nel suo intento, creando un romanzo coinvolgente, vero e commovente. Ne La lunga notte di Parigi s’intrecciano storie di gente comune, emozioni, pulsioni, suggestioni ma anche smarrimento, disperazione, non solo all’interno dei campi di concentramento, anche fuori. Una madre privata del figlio, unica scelta per far sì che il piccolo sopravviva; un bambino oramai cresciuto alla ricerca delle proprie radici; una madre biologica che rivendica il proprio ruolo e una madre adottiva a confronto. Tutto si mescola in un romanzo ricco di colpi di scena, dove nulla è lasciato al caso, all’interno del quale ogni elemento è messo al proprio posto. Il romanzo stimola a riflettere il lettore e mette in discussione i personaggi della storia, in un insieme continuo di interrogativi. Cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti? Che […]

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La chimera di Praga, il nuovo romanzo di Laini Taylor

La chimera di Praga è un romanzo dell’autrice Laini Taylor edito da Fazi editore. Trama e ambientazione del romanzo “Karou è una studentessa d’arte, ha diciassette anni e di certo non passa inosservata lungo le strade di Praga. Ad attirare l’attenzione i suoi lunghi capelli blu, la sua pelle ricoperta da un’intricata filigrana di tatuaggi e parla tante lingue. Spesso scompare per giorni e nessuno sospetta che durante quelle assenze vada in giro per il mondo a compiere missioni per Sulphurus, il demone chimera che l’ha adottata quando è nata. La giovane Karou non sa praticamente nulla delle proprie origini e non ha ricordi dei genitori. Ecco quindi che tutti si chiedono chi sia quella giovane un po’ strana che si aggira per le strade di Praga. Da quale famiglia provenga, l’avventuriera diciassettenne”. La chimera di Praga è un romanzo molto coinvolgente, dove spesso il lettore è attanagliato da una serie di fitte domande. Il ritmo della narrazione è incalzante e non lascia nulla al caso. Grazie alla protagonista, alle vicende che la riguardano, al suo presente così vuoto di dettagli relativi al passato ma anche di una serie di ricordi, il romanzo assume velocità, diventando dinamico ed affascinante al tempo stesso. La chimera di Praga: un romanzo tra mistero e suggestione L’autrice configura i dettagli di uno scenario mozzafiato: i vicoli di Praga, così affascinanti e ricchi di storia ed antichità incontaminata. Proprio lì, in quello spazio tra passato e presente, si muove la protagonista, avvolta da una profonda solitudine, che smuove il cuore del lettore, creando una sorta di “attaccamento morboso” al romanzo. Un mondo vero ma al tempo stesso fantastico, grazie alla natura di Karou che improvvisamente sparisce per compiere non si sa bene che genere di “commissioni”. Avventura, sogno, fantasia, sconfinati poteri magici sono solo alcuni dei tanti tasselli ipnotici e notevolmente interessanti che costellano La chimera di Praga. Tutto ha un suo senso, al momento giusto tutto, man mano, tutto trova la sua rivelazione. Una storia e dei personaggi atipici si fanno spazio all’interno del romanzo, tra magia e bellezza, tra sogno e realtà. Chimere e serafini accompagneranno il lettore in una storia senza tempo, dove tutto è possibile, all’interno della quale ogni personaggio rivela una parte di sè, ma con un pizzico di mistero, grazie ad un alone di fantasia che manterrà viva l’attenzione. La chimera di Praga è un romanzo dall’andatura abbastanza scorrevole, pur essendo un po’ complesso in alcuni passaggi. Grazie allo stile relativamente accessibile utilizzato dall’autrice, si leggerà in un arco temporale relativamente breve ma non bisognerà escludere dalla propria attenzione nulla. Ogni cosa, seppur apparentemente insignificante, potrà rivelarsi importante per la comprensione delle vicende e degli avvenimenti. Il genere è simile a quello di uno Young adult ma è molto vicino ad un fantasy. Una cosa è certa: non mancano colpi di scena e molteplici misteri, non tutti rivelati. Probabilmente è proprio questo il fattore principale che dona consistenza a tutto; ogni parola, personaggio, avvenimento, sentimento è perfettamente identificabile ma […]

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L’impero. La vittoria impossibile: il nuovo libro di Anthony Riches

L’impero. La vittoria impossibile è il decimo romanzo della saga storica dell’autore Anthony Riches, edito da Newton Compton Editori. Perennemente in cerca di vendetta, Marco Valerio Aquila si trova di nuovo al centro del caos che scuote la città di Roma. 186 d.C. : dopo essere sfuggiti per un soffio al tradimento imperiale nelle foreste della Germania, Marco Valerio Aquila e i Tungri vengono inviati in Gallia, dove un fuorilegge di nome Maturno sta seminando il caos. Un gran numero di disertori e schiavi liberati, però, si unisce alla causa, e quello di Maturno potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice brigantaggio: per la prima volta da una generazione, nell’aria c’è odore di ribellione. Lasciarsi alle spalle i ricordi di Roma è un sollievo, ma il protagonista scoprirà presto il pericolo insito nel suo viaggio verso occidente. L’impero. La vittoria impossibile: un romanzo storico “senza tempo” Un romanzo fortemente avvincente, all’interno del quale niente è lasciato al caso. Sin dalle prime pagine, un incipit perfettamente delineato solletica l’attenzione del lettore, catapultandolo nel passato. L’impero. La vittoria impossibile è perfettamente coeso e la trama si “misura” con una serie di elementi e fattori di notevole spessore. Catturare l’attenzione con un romanzo storico non è facile, qualcuno nel tempo ha sottolineato quanto i romanzi appartenenti a questo genere, in realtà piacciano esclusivamente agli appassionati, ma L’impero. La vittoria impossibile è diverso. Tutto si evolve, cresce, diventa difforme, si frammenta per poi ricongiungersi, con elementi eterogenei, posti in un costante intreccio che miscela passato e presente. La lettura è piuttosto semplice e molto avvincente: si concentra in una miscela perfetta di storicità ed identità. Ogni personaggio è dettagliatamente descritto, così come l’ambientazione all’interno del quale si muove. Centauri, soldati, centurioni, ciambellani, esperti militari, storie vissute e vicende dolorose, questi sono i punti cardine al cospetto di un romanzo che lascerà senza fiato. Così come “Sicuramente, alcuni degli uomini si dimostreranno all’altezza del compito, quando scenderanno in campo”, allo stesso modo l’autore Anthony Riches dopo aver conservato in un cassetto il proprio romanzo (come ha più volte affermato) non delude le aspettative di chi legge, coinvolgendo e trasportando in una dimensione scandita da funzioni narrative e testuali fortemente avvincenti. In tal senso nasce un vero e proprio confronto, sottolineato ancora oggi dai letterati e critici del nostro tempo. Il confronto canonico fra epos e romanzo o, meglio, la netta distinzione tra romanzo drammatico e romanzo neorealista (e quindi anche storico). L’impero. La vittoria impossibile non è un semplice romanzo storico, bensì l’identificazione di ciò che un libro appartenente a tale genere debba rappresentare. Il titolo fa riferimento ad una vittoria impossibile (e questo è un passaggio che si scoprirà solo leggendo il romanzo), ma una cosa è certa: questo libro rappresenta il trionfo del genere storico come identità prettamente tale. L’impero. La vendetta impossibile non fa storia: è storia vera e propria. La narrazione è intervallata da discorsi diretti tra i personaggi che riportano il lettore in quella precisa epoca storica, agli albori di una […]

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Valentino Ronchi, il primo romanzo del poeta: Riviera

Il poeta Valentino Ronchi, a due anni dall’esordio in versi, Buongiorno ragazzi, pubblica per Fazi editore il romanzo Riviera. Per quanto la scrittura si distenda in linee orizzontali, non si può fare a meno di avvertire un richiamo sotteso al linguaggio lirico che, nella prima raccolta poetica, occupava invece lo spazio orizzontale della prosa, con versi lunghi e irregolari. La prima prova narrativa dell’autore trattiene dunque molti dei caratteri della poesia; il racconto si distende lungo le strade di una periferia milanese, permettendo al lettore di osservare da vicino la vita di una famiglia qualunque, regalando squarci di semplice bellezza.  Riviera, nel romanzo di Valentino Ronchi  Riviera è la storia di Marianna Delfini, una bambina meravigliosa, nata nella periferia milanese in un luogo che sembra assomigliarle; l’animo della ragazza, le sue azioni sembrano rispecchiare la pacatezza delle acque del canale lungo il quale sorge la casa della famiglia Delfini. Da qui prende le mosse il racconto, ambientato all’inizio del secolo scorso. La Riviera, un tempo luogo di villeggiatura, è ormai un posto solitario e isolato, il cui vecchio splendore rivive solo nei ricordi di chi lo ha attraversato. Il racconto si compone proprio per ricordi, come immagini che sovvengono alla memoria del narratore e che ricostruiscono a singhiozzi la vita di chi ha vissuto tra le mura della villetta lungo il canale; i genitori di Marianna, il loro innamoramento, la zia indomabile, i nonni materni. Le piccole cose quotidiane sono i fili rossi che legano il racconto così come, nella realtà, le vite delle persone. A vivere, nelle parole del Ronchi, sono anche gli oggetti che i protagonisti hanno toccato, e sui quali hanno lasciato le loro tracce, le stesse che restano impigliate nei riflessi delle acque del canale lungo il quale ognuno di loro ha passeggiato in diversi momenti della storia.  La nascita di Marianna è raccontato con leggiadria e dolcezza, caratteristiche che andranno a radicarsi nell’aspetto e nei modi della giovane.  Così, la narrazione procede con leggerezza, come dipinta in toni pastello, che accompagnano il lettore, senza travolgerlo, nei ricordi della famiglia Delfini.  Lo stile dell’autore è puntuale e delicato e le pagine procedono lievi. La Riviera sembra, attraverso la penna di Valentino Ronchi, trasformarsi in una Macondo urbana e periferica, immersa nella stessa magia in grado di illuminare e impreziosire le cose banali e quotidiane. I protagonisti del racconto appaiono nei radi dialoghi, sovrastati dalla voce narrante che riesce comunque a non spodestarli, costruendo personalità chiare e insieme sfuggenti; i loro veri sentimenti sono omessi, a prevalere sono le azioni sul pensiero.   In questo contesto i luoghi non sono mero sfondo ma parte integrante della vita dei personaggi che si srotola piana e leggera, passando di età in età con gentilezza e lasciando nelle parole l’impronta di gesti d’altri tempi, di un’eleganza antica e ormai desueta.   Marianna, che con la sua bellezza e le sue doti non passa inosservata, sembra attraversare la vita sempre in punta di piedi, accettando lo svolgersi degli eventi senza mai opporre resistenza.  […]

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