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Eroica Fenice

La Tag: Libri contiene 207 articoli

Libri

Napoli mon amour: la voce e il tono di Alessio Forgione

Napoli mon amour, romanzo d’esordio di Alessio Forgione, pubblicato per la NN Editore, diventa in pochi mesi un caso letterario. Perché leggerlo? «Ho letto i suoi racconti e, le confesso, mi piacciono molto. Mi sono piaciuti molto. C’è qualcosa da rivedere, non glielo nascondo, ma lei ha una voce, un tono. Mi piace molto, il suo modo». A queste parole Amoresano, protagonista di Napoli mon amour, romanzo d’esordio di Alessio Forgione, si commuove dopo tanto tempo, dopo il tanto soffrire immerso in una vita di stenti economici e continue delusioni. Questo picaro precocemente in pensione, ormai lontano dalla vita di nave che continuamente rammenta, si crogiola in un abisso presente che, tra dimensione onirica e ruvido vero, gonfia e mortifica a tempi alterni ogni speranza futura. Inizia a Piazza Dante il flusso di Amoresano, voce narrante di timori ed esami di realtà amari e costanti. A ogni passo in avanti si rivela l’impossibilità stessa di un avanzamento, inibito dal muro insormontabile del mondo reale. Intanto il timore stesso del non averci provato abbastanza, «che forse mi ero seduto sul ciglio della strada ad aspettare che le cose accadessero o che qualcuno si fermasse a raccogliermi». L’imagery urbana partenopea è la cornice di un eterno vagare tra la folla indistinta, dai vicoli del centro storico, dai colori caldi e dalle improbabili possibilità di amori occasionali, fino alla periferica Bagnoli. «Mi sarebbe piaciuto essere chiunque eccetto che me». Amoresano si osserva dall’esterno, nelle sue continue ricerche di un posto di lavoro, nella dimensione monetaria in cui rinchiude gli eventi della sua vita. La prospettiva è quella del fondo di bottiglia di una Peroni che a mano a mano si svuota, portando linfa putrida a membra sgangherate. «Perché la mia non era una reale timidezza, di quelle che vinci e vai, ma un imperativo al silenzio, dettato da una spropositata considerazione di me stesso». Napoli mon amour: la città di Alessio Forgione L’atteggiamento nichilista descritto da Alessio Forgione per bocca di Amoresano concede delle dovute eccezioni. Napoli, il suo amore, la città che vive da cima a fondo, la devozione nei confronti della sua squadra, un tifo spesso unico veicolo di comunicazione con il padre. Camminare a Napoli regala ad Amoresano un inaspettato momento di beatitudine. Proprio tra la folla incontra lo sguardo della misteriosa Lola (così almeno si fa chiamare, memore dell’idolo letterario di Vladimir Nabokov, questa misteriosa studentessa di filosofia). Attraverso i suoi occhi, Amoresano fa esperienza di un universo-dinamite, «ed io pensai ch’era meglio un mondo così, che rischiava di esplodere e finire in ogni istante, che un mondo come il mio, dove non accadeva nulla». Così come in Hiroshima mon amour, il film che insieme guardano, un crogiuolo di amore e guerra. Il lento procedere di questa stanca vita gode di momenti di luce, di speranza, e di meno sane illusioni. Napoli è il luogo della luce della vita e il profondo blu di una eterna immersione. Vige la lotta tra il partire e il restare, fonte di tentativi […]

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Libri

Valentina D’Urbano, intervista all’autrice di “Isola di Neve”

Con il suo ultimo romanzo “Isola di Neve“, edito da Longanesi e disponibile in libreria dal 13 settembre, Valentina D’Urbano si riconferma una delle voci più interessanti della narrativa moderna. Ma chi è davvero Valentina D’Urbano? Per scoprire qualche curiosità in più sul suo lavoro e sulla sua personalità, abbiamo deciso di intervistarla. Valentina D’Urbano – Intervista Buongiorno, Valentina, e grazie per la tua disponibilità, innanzitutto parliamo un po’ del tuo approccio alla scrittura. Si sa che ogni scrittore cerca di racchiudere parte di sé stesso nei suoi personaggi. Ma c’è uno di loro che ti assomiglia di più? In chi possiamo davvero leggere Valentina? Beatrice è quella che mi assomiglia di più. Quando ho scritto “Il rumore dei tuoi passi” avevo ventitré anni, ero arrabbiata, ero giovane, non ero tanto brava a nascondermi dentro i miei personaggi, come faccio adesso, con dieci anni di esperienza sulle spalle. Bea è me, com’ero a ventitré anni. Poi sono cresciuta. Non so se ci assomigliamo ancora, non so com’è Beatrice adesso. L’ho lasciata andare, ma forse siamo ancora molto simili, soprattutto nel carattere spigoloso. Ormai sei arrivata a quota 6 romanzi, hai un preferito tra tutti? Il preferito è sempre l’ultimo arrivato! La maggior parte dei tuoi lettori è immensamente affezionata ad Alfredo, ma in realtà spesso nei tuoi romanzi il ruolo fondamentale è affidato a figure femminili. Come mai questa scelta? Sono donna, mi piace scrivere di donne anche quando si parla di uomini. Sono le donne che tengono le fila delle mie storie. Se ci pensi, l’affetto che un lettore prova per Alfredo è merito di Bea. È lei che ce lo racconta, lei che lo dipinge in quel modo. È lei che lo influenza. Alfredo non sarebbe Alfredo senza Beatrice! Si potrebbe erroneamente pensare che il protagonista dei tuoi libri sia l’amore, in realtà l’amore fa solo da cornice a vicende molto più ampie. Ma come mai è un elemento a cui non rinunci quasi mai? Non esiste una vita senza amore? Se parliamo di amore in senso universale, secondo me no, non esiste una vita senza amore. Siamo fatti per amare qualcosa o qualcuno, persone, gatti, libri, luoghi. È proprio nella nostra natura (la mia è quella di amare i gatti, per esempio. Non esiste una vita senza amore per i gatti) Parliamo di “Isola di Neve”. Due storie che si intrecciano, come se il destino avesse finalmente deciso di sottrarre all’oblio del tempo i misteri celati sull’isola. Tu al destino ci credi? Pensi di essere stata “destinata” ad arrivare fin qui? Oddio, no. A me il concetto di destino fa paura. Non posso pensare che mentre io qui cambio idea mille volte al giorno, alla fine del percorso c’è una volontà superiore che ha già deciso per me. Preferisco pensare che tutto sia in evoluzione, che tutto cambi in base alle mie scelte. E che ogni errore e ogni passo falso sia recuperabile. Neve sembra quasi imprigionata in una terra che non sente sua, sogna di scappare in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Aldo Masullo a Ricomincio dai Libri 2018

Aldo Masullo, tra i più eminenti filosofi del panorama nazionale, ha tenuto al MANN una conferenza sul rapporto tra filosofia ed attualità in occasione della V edizione di Ricomincio dai libri, la fiera editoriale che si è svolta dal 5 al 7 ottobre 2018. Aldo Masullo e i rapporti sociali 95 anni, una carriera alle spalle come docente universitario di filosofia morale presso l’Università di Napoli “Federico II”, Aldo Masullo ha conversato con il pubblico accorso all’evento sui temi sempre attuali che riguardano il rapporto tra individuo e società: la comunità, l’empatia, la solitudine. L’essere umano, secondo il filosofo, nasce dal rapporto madre-figlio, che costituisce l’esempio perfetto di relazione umana. Questo equilibrio si rompe nel momento in cui si affronta il passaggio dalla sfera familiare alla vita sociale, ma tale passaggio avviene in modo drastico e doloroso, facendo sprofondare l’individuo nell’inconveniente della solitudine, uno stato che può essere reso meno insopportabile soltanto attraverso l’empatia, dal greco ἐν «in» e patia, ovvero la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. Grazie al rapporto di comprensione reciproca gli individui prendono coscienza della pluralità di solitudini e le mettono insieme, ricorrendo ad una forma di solidarietà che trova la sua esemplificazione ne “La ginestra” di Leopardi: E quell’orror che primo Contra l’empia natura Strinse i mortali in social catena Gli esseri umani conoscono e dichiarano l’infelicità della propria condizione, rappresentata dall’ostilità di una natura “matrigna”, e stabiliscono un’alleanza con gli altri come forma di vicendevole soccorso nei momenti di bisogno. Masullo, come Leopardi, mette a fuoco l’esigenza dell’individuo di abbracciare una dimensione sociale e solidale, con la vana speranza di ricreare la perfezione del legame primigenio con la madre. Aldo Masullo: il vivente e il vissuto La molteplicità di viventi umani non implica tuttavia il dialogo, ma porta ad un’incomunicatività di ciò che sente e che prova ciascuno di essi. Da qui la differenza tra vivente e vissuto, tra l’in fieri e il trascorso, chiarita in un’intervista di Antonio Fraudatario pubblicata su Rivista Comprendere: Nel momento in cui io sto parlando con lei, io sono un vivente, dotato di capacità linguistica, e quindi in grado di comunicare con lei che a sua volta è dotato di capacità linguistica, quindi comunichiamo, diciamo le parole del nostro dizionario comune, ci scambiamo i simboli che ambedue abbiamo imparato, dalla scuola, dalla vita e così di seguito. Ma quello che provo io in questo momento e quello che prova lei in questo momento, questo non ce lo possiamo dire. Quindi noi comunichiamo come viventi ma non comunichiamo come vissuti.  Neanche la poesia, conclude Masullo, può servire a superare la solitudine. La poesia serve a comunicare sensazioni rappresentabili, ma la sensazione in sé è irrappresentabile, in quanto legata alla sfera del vissuto. Filosofia ed attualità rimandano dunque all’incomunicabilità dell’io, alla solitudine e al bisogno di comunicarla a parole, nel recupero di rapporti veri che vadano al di là dei superficiali “contatti” che caratterizzano […]

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Marco D’Amore e Medici senza Frontiere a Ricomincio dai Libri 2018

La quinta edizione di “Ricomincio dai Libri 2018” è ufficialmente iniziata. Fra gli ospiti più attesi della fiera del libro di Napoli, ospitata presso il Museo Archeologico Nazionale, c’è stato senza ombra di dubbio l’attore Marco D’Amore, celebre per aver dato il volto a “Ciruzz l’immortal” nella serie tv Gomorra (prodotta da Sky e giunta ormai alla quarta stagione). L’attore partenopeo ha preso parte all’incontro organizzato da Medici senza Frontiere per presentare “Fuori Campo“, il secondo rapporto svolto dall’organizzazione internazionale sugli insediamenti informali di migranti e rifugiati in Italia, prestando la propria voce per leggere le testimonianze raccolte dall’associazione durante il periodo di ricerca. Storie al limite, di persone costrette a vivere in condizioni igienico sanitarie praticamente inesistenti, uomini e donne dimenticati dalla società. L’incontro, tenutosi presso la Sala Conferenze del Mann, ha radunato persone di diversa età. Giovanissimi, studenti, donne anziane. Tutti interessati a capire e conoscere questo buio aspetto della realtà. I dati presentati sono davvero allarmanti: ogni anno in Europa arrivano migliaia di rifugiati, in fuga da carestie, guerre e morte certa. La maggior parte di queste persone finisce nei Centri d’accoglienza statali, da cui però sembra essere molto difficile allontanarsi per costruire una solita realtà. Marco D’Amore, non solo portavoce ma anche interprete delle vite dei rifugiati L’attore inizia raccontando la storia di Mustafa, un rifugiato che dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per stabilirsi in Italia non riesce però a trovare un lavoro fisso. E così, trova rifugio in una delle tante case prefabbricate e circondate da metallo, nei pressi del Centro d’accoglienza in provincia di Foggia. Un piccolo borgo, circondato dal nulla dove anche i servizi primari vengono a mancare. “Ora sono libero ma so già che non potrò andare da nessuna parte, sono stanco di dovermi nascondere in treno perché non ho il biglietto. Si stava meglio dentro” queste le sue parole, quelle di un uomo stanco e senza speranza. Infatti, molti dei rifugiati intervistati da Medici senza Frontiere sono lavoratori stagionali, che durante i mesi estivi lavorano i campi per soli 20/25 euro al giorno. Altri ancora, soprattutto nelle grandi città come Roma, vengono pagati addirittura 0,30 centesimi per cucire le etichette sui giubbotti. Vite davvero al limite. Ed è proprio nella capitale, che le occupazioni di edifici abbandonati da parte di somali, eritrei ed altri rifugiati sono quasi all’ordine del giorno. Uno di questi è un palazzo su via Costia, nei pressi del Raccordo Anulare. O ancora, l’ex sede del giornale “La Stampa“, anche questo occupato. Addirittura dei migranti hanno trovato rifugio dal freddo delle strade in un’ex fabbrica di penicillina, una delle più grandi d’Europa, dove sono ancora presenti vari agenti chimici e buona parte della struttura contiene amianto. A Roma i poliziotti quindi sono continuamente impegnati in varie operazioni di sgombero. Anche alle frontiere la situazione non è migliore: Marco D’Amore narra le vicende di un altro migrante, desideroso di ricongiungersi con il fratello residente a Londra, quest’uomo tenta per ben 3 volte di oltrepassare la frontiera ma puntualmente viene rifiutato. Da […]

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Libri

Intervista a Maria Perillo, autrice di “Alice nel tè e quel che non accadde”

È prevista per questo mese di ottobre la pubblicazione di “Alice nel tè e quel che non accadde”, opera d’esordio dell’autrice, blogger e life coach napoletana Maria Perillo. Il libro, edito da Gruppo Albatros Il Filo, si presenta come una sorta di sequel del celebre romanzo di Lewis Carroll. Con la prefazione della critica letteraria Livia De Pietro e le illustrazioni dell’artista Neirus, il racconto promette un viaggio in un mondo fantastico dal tempo indefinito, ricco di allegorie, che conduce alla scoperta, ma soprattutto alla riscoperta della “meraviglia”. Abbiamo intervistato Maria Perillo per conoscere qualcosa in più di lei e per capire come, da un classico senza tempo come “Alice nel Paese delle meraviglie”, sia nata un’idea così innovativa e quali sono i messaggi in essa contenuti. L’intervista a Maria Perillo “Alice nel tè e quel che non accadde”, un libro spiccatamente originale, già nel titolo: perché proprio il personaggio fiabesco di Alice? Alice è il personaggio a cui più mi sono ispirata nel corso della mia vita. A volte, per gioco, dico che è ‘emarginata’; a differenza di tutte le principesse che popolano fiabe e racconti, Alice ha scopi diversi nella vita, per questo motivo, sembra far poco sfoggio di sé negli store, accanto alle principesse in tiro. Alice è curiosa, ha il coraggio di osare e sa trascinare gli altri oltre ciò che sanno. Maria Perillo, una scrittrice di origine napoletana, che si definisce innanzitutto curiosa: se dovesse definire la curiosità, quali parole userebbe? La curiosità è un’esigenza, è un impulso con cui veniamo tutti al mondo. Una dote che va allenata e che ci spinge a scoprire sempre cose nuove, capire il perché, conoscere, soprattutto, noi stessi. La sua Alice fa ritorno nel Paese delle meraviglie, ma ora è cresciuta, non è più la ragazzina ingenua di un tempo, ora si accorge che tutto ciò che sembrava meraviglioso non lo è più, ha perso il suo incanto: quanto c’è dell’Alice di questo racconto in Maria Perillo? Il racconto è inizialmente nato per gioco, mi divertivo a creare parallelismi tra me, i miei amici e le vicende di Alice. Un giorno, ho deciso di scrivere tutto ciò su cui avevo giocato. Alice nel tè è stato scritto prima a mano. C’è tanto di me in tutti i personaggi che affrontano la vicenda. Ognuno ha un aspetto diverso della mia personalità che ho sperimentato. La protagonista, però, decide di reagire a questa delusione, provando a far rivivere quella meraviglia insieme ai suoi amici: secondo lei, come si può reagire alla perdita dell’incanto in ciò che ci circonda? Come prova lei a rendere ogni giorno la realtà capace di sorprenderla? Questo è il fulcro del mio racconto, il messaggio che voglio far arrivare al lettore. La felicità è una scelta coraggiosa che parte dalla conoscenza di se stessi. Ci si può mettere in cammino per mezzo dello studio, dello sport, della spiritualità, della religione o delle moderne scienze che studiano l’uomo; l’importante è conoscere se stessi, partire da sé per […]

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Svevo Moltrasio presenta “Parigi senza ritorno” a Ricomincio dai libri

Svevo Moltrasio ha presentato il suo libro alla fiera del libro di Napoli al MANN Ieri, Venerdì 5 Ottobre, ha preso finalmente il via la fiera del libro di Napoli al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli): Ricomincio dai libri. Lungo tutto il porticato che circonda il suggestivo Giardino delle camelie, troviamo gli stand delle diverse case editrici ricolmi di libri. Decine di persone, curiosi e non, passeggiano tra i banchetti: l’atmosfera è viva e vivace ma non caotica. Proprio lì, nel centro del giardino, Svevo Moltrasio- che molti conosceranno per essere l’ideatore e creatore della web-serie su YouTube Ritals– ha presentato il suo libro “Parigi senza ritorno” edito Sperling & Kupfer. L’incontro è stato mediato dallo scrittore Marco Marsullo. Svevo Moltrasio: l’incontro con l’autore Si inizia subito con qualche problemino tecnico: il microfono non funziona. Svevo ci scherza su e, intanto, con quell’ironia che hanno soltanto i romani, si mostra un po’ preoccupato per i nuvoloni che sfilano sopra il cortile. Risolti gli inconvenienti, inizia l’incontro e Marco introduce il libro leggendone alcuni estratti. Il libro, definito da Svevo Moltrasio “il diario di un fallimento”, nasce e narra della sua ormai decennale esperienza di vita a Parigi. Innamorato fin da adolescente della cultura e del fascino della capitale- ma soprattutto di Sophie Marceau- l’autore ha visto miseramente crollare davanti a sé il mito della città, scoprendone il carattere violento: prodotto di una città che- sue testuali parole- «vive di continue tensioni». Il libro racconta anche della genesi della serie Ritals dove Svevo interpreta il ruolo dell’italiano perennemente scontento della nuova comunità che lo ha accolto, sempre pronto ad evidenziarne i difetti, sminuendone i pregi con il paragone costante con l’Italia. La patria tanto amata ma così nostalgicamente lontana. È un atteggiamento che, nella serie ma anche durante l’incontro, porta avanti con disincantata leggerezza e sagace ironia ma che, salvo ovvie finzioni ed espedienti dovuti al format, presenta molti elementi autobiografici. Il contesto dal quale parte Svevo Moltrasio è sempre contingente alla sua esperienza di vita, legato alle difficoltà di rapportarsi con i parigini. «Non è che i francesi sono freddi», non è questione di temperamento, come spiega, ma di consuetudini. Il nostro modo molto “tangibile” di conversare risulta poco consono ai parigini che, dal canto loro e paradossalmente per noi, devono obbligatoriamente salutarsi con un bacio sulle guance, sia nel momento in cui ci si incontra che in quello in cui ci si lascia, ma non tollerano nessun altro contatto fisico. Le difficoltà nella comunicazione non sono relative soltanto le modalità di dialogo ma anche agli argomenti di conversazione. Per un francese, ma soprattutto per un parigino, argomenti tanto cari a noi maschietti italiani come il calcio e il sesso sono ritenuti inopportuni, inadatti a una conversazione di gruppo. Così, tra una risata e un aneddoto, come quando scandalizzò tutti per aver dato una pacca sulla pancia a un suo amico, Svevo ci ricorda che viaggiare è vitale: bisogna sempre partire per nuove avventure! Basta che non siano a Parigi! Svevo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ricomincio dai Libri 2018, al via oggi la fiera del libro di Napoli

“Ricomincio dai Libri 2018” è il nome della Fiera del Libro di Napoli che si terrà dal 5 al 7 ottobre presso una prestigiosa e suggestiva  location: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Ricomincio dai Libri 2018 non è alla sua prima edizione, ma si tratta della quinta edizione consecutiva di questa fiera che rappresenta un interessante evento culturale, ad ingresso gratuito, di grande spessore per la città di Napoli, che mira a diffondere la cultura attraverso libri presentati durante le conferenze da autori di livello nazionale. Gli autori, tra cui Giuseppe Montesano, Fabio Genovesi e Maurizio De Giovanni, saranno lieti di presentare in fiera i loro testi per comunicare il loro messaggio culturale, affinché possa essere fonte di ispirazione e di riflessione per coloro che assisteranno alle conferenze. Per i bambini, invece, numerose associazioni organizzeranno attività ludiche e culturali. Intervista agli organizzatori della fiera Ricomincio dai Libri 2018 Con la speranza che l’evento del 2018 ospitato nel cuore di Napoli abbia lo stesso successo della scorsa edizione, Eroica Fenice, in qualità di media-partner della Fiera, si è impegnata a conoscere ed approfondire in anteprima la tematica centrale, che sarà il fil rouge di questo evento culturale. Il tema affrontato quest’anno è quello delle “frontiere” inteso sia in senso geopolitico, che sociale, che emotivo. Abbiamo intervistato due membri dello staff della fiera Ricomincio dai Libri, Roberto Malfatti e Valentina Barile e ne abbiamo parlato con loro. Perché quest’anno è stato scelto il tema delle frontiere come argomento centrale di Ricomincio dai Libri? Sono cinque anni che andiamo in questa direzione: il nostro primo obiettivo quando abbiamo cominciato a progettare questo sogno è stato impegnarci a restare umani, sempre dentro e fuori Ricomincio dai Libri, per cui la prima cosa da fare quest’ anno era evidenziare maggiormente la cura e l’attenzione verso la pagina più drammatica che si sta scrivendo nella storia italiana ed europea degli ultimi anni. Secondo la previsione degli organizzatori, quale frontiera tra quella geopolitica, sociale ed emotiva coinvolgerà maggiormente i lettori che parteciperanno alla fiera? Il programma è ben strutturato, tutti gli incontri hanno il giusto dosaggio tematico, coinvolgono tutti le tre sfumature del tema. Incontri con le scuole, incontri che vedono il dialogo tra genitori e figli, incontri legati a tematiche generazionali in modo molto trasversale, libri ed autori che parlano di storie vere, forti, libri reali che vanno a solleticare tutti e tre i punti di vista che abbiamo legato alle Frontiere Lorenzo Marone è il nuovo direttore editoriale della fiera. Come è entrato a far parte del progetto? I legami creativi, le amicizie si coltivano e diventano solide con il passare del tempo e la stima cresce con lo scorrere degli anni. E’ successo, tra gli altri, con Lorenzo Marone, grande amico delle prime edizioni; è sempre stato al nostro fianco e quando un anno fa ci siamo seduti per mettere un altro mattoncino reale nei nostri sogni, abbiamo pensato a lui come capitano di questa squadra. La sua umiltà, la sua spontaneità e poi la sua semplicità, […]

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Fun & Tech

InstaNovel, i libri a portata di click su Instagram

InstaNovel è un nuovo progetto della New York Public Library In principio era la fotografia: al suo esordio, Instagram, la piattaforma social nata il 6 ottobre del 2010, era improntata prettamente sulla passione per le immagini, che venivano scattate dagli utenti per immortalare un paesaggio, uno stato d’animo o il ricordo di un viaggio. Quest’applicazione, dal successo planetario inarrestabile, si è andata via via affinando sempre più negli anni, col suo corredo di hashtag, filtri e video da condividere con il resto del mondo, grazie anche all’acquisto da parte di Mark Zuckerberg che ne finanzia i vari miglioramenti per offrire funzionalità sempre nuove. Tra queste ultime, impossibile non menzionare le famosissime “Instagram Stories”: prendendo spunto da “Snapchat”, le cosiddette “Storie” danno la possibilità di condividere una foto o un video che spariranno 24 ore dopo. Con InstaNovel, la letteratura diventa digital E a proposito di “Instagram Stories”, ecco che un mese fa arriva un’altra novità, un progetto nato da un’idea della New York Public Library per dare impulso alla lettura dei grandi classici, sfruttando proprio le famose “storie”: le InstaNovel. In collaborazione con l’agenzia di comunicazione “Mother in New York”, la storica biblioteca dell’America del Nord, lo scorso 22 agosto, ha creato sul suo account Instagram (@nypl), la prima versione digitale di un capolavoro della letteratura mondiale, Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll, con le illustrazioni del designer Magoz. Già previste per i prossimi mesi, le pubblicazioni di “The Yellow Wallpaper”, di Charlotte Perkins Gilman con le illustrazioni di Buck, e “ The metamorphosis” di Franz Kafka illustrato da César Pelizer. Basterà semplicemente andare all’account @nypl e, nella sezione Highligth, si potrà leggere tutto il libro. InstaNovel: istruzioni per l’uso e limiti Le modalità sono esattamente quelle di qualunque altra Storia di Instagram. InstaNovel pubblica romanzi e racconti in più parti che vanno a formare una Storia, permettendo la visualizzazione delle pagine (adatte allo schermo di uno smartphone) del libro. Per evitare di perdere anche solo una parola, vista la velocità con cui scorrono le Stories, basterà tenere il dito premuto in basso a destra del display, dove c’è un piccolo disegno animato, e la pagina resterà ferma fin quando non si vorrà passare a quella successiva. Caratteri di scrittura e colore dello sfondo non sono casuali. Infatti, Georgia è il carattere tipografico che si addice sia alla carta stampata che al formato digitale, in quanto carattere serif capace di rendere agevole la lettura di un testo piuttosto lungo; il bianco neutro dello sfondo poi, ha un effetto rilassante che riduce il fastidio della luminosità. Il debutto con “Alice nel Paese delle meraviglie” ha messo però in luce qualche difetto della funzione: non è possibile, infatti, riprendere la lettura da dove la si è interrotta ed è necessario scorrere tutte le pagine dall’inizio. Ad ogni modo, la New York Public Library ha annunciato che molti dei volumi pubblicati si potranno scaricare in formato e-book, oppure essere presi fisicamente in prestito. Cultura per tutti La Biblioteca ha lanciato l’iniziativa al fine […]

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Libri

Mato Grosso, il nuovo libro di Ian Manook (recensione)

Ian Manook, giornalista, scrittore ed editore francese, ha da poco pubblicato per Fazi editore, Mato Grosso,  nell’ambito della collana “Darkside” (tradotto da Maurizio Ferrara). Dopo la fortunata trilogia “Yeruldelgger” (Yeruldegger, Morte nella steppa del 2016, Yeruldegger 2, Tempi selvaggi del 2017, Yeruldegger 3, La morte nomade del 2018, tutti editi da Fazi per la collana “Darkside” e per i quali lo scrittore ha avuto vari riconoscimenti, tra cui il Prix SNCF du polar) ambientata in Mongolia, Ian Manook, con Mato Grosso ci invita a conoscere un Brasile tropicale, ombroso e affascinante fatto di avventura, mistero e corruzione. Mato Grosso, la trama Siamo in Brasile, a Rio de Janiero. Lo scrittore Haret, autore di un bestseller intitolato “Romanzo brasiliano”, viene preso in ostaggio e dovrà rispondere delle scelte narrative del suo libro pubblicato ormai trent’anni fa. Molte persone sono morte a causa sua, a causa della sua penna. Almeno questo gli fa credere Figueiras, ex poliziotto conosciuto trent’anni prima proprio in Brasile, durante l’inondazione del Pantanal nel Mato Grosso, della quale Haret scrive anche nel suo libro. Figueiras decide di vendicarsi di Haret, colpevole di essere un assassino nella finzione o lo è anche nella realtà? Mato Grosso è un libro dove realtà e finzione non hanno confini  ben definiti e, quindi, finiscono per mescolarsi. Ian Manook e Mato Grosso Ian Manook, autore affermato, riesce a mettere insieme, in Mato Grosso, stili narrativi differenti che vanno dal noir al romanzo d’avventura, combinando caratteristiche letterarie tipiche della narrativa francese a quelle più prettamente americane. Pertanto, Ian Manook si conferma ancora una volta, come nei romanzi precedenti, uno scrittore di spessore, in grado di emozionare i suoi lettori con descrizioni accurate dei luoghi in cui si snoda la trama del romanzo. Saranno i luoghi i veri protagonisti del romanzo. Con Mato Grosso Ian Manook trasporta il lettore fisicamente in Brasile, nel Pantanal, pianura considerata il secondo ecosistema più grande del mondo, situata vicino all’Amazzonia e alla quale si accede attraverso la Transpantaneira, strada sterrata e incompiuta. Si legge di caimani, boa e di giboia delle paludi, di notti umide,  di torpore dei pomeriggi brasiliani, di stagioni delle piogge. Così come la natura viene descritta in maniera violenta ed estrema, allo stesso modo i sentimenti che si ritrovano in Mato Grosso vanno dall’amore sfrenato, alla passione che può condurre, talvolta, alla violenza e alla morte. “E Dio mi è testimone che, se ci fosse altrettanta gente per portare alle labbra il frutto polposo dei suoi parti di quanta ce n’è per ricamare le sue ghiande secche sul bicorno, il mondo potrebbe addormentarsi nell’eterno torpore di un pomeriggio brasiliano, a Cuaibà”

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Libri

Aimee Bender e L’inconfondibile tristezza della torta al limone

L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender, edito per la prima volta nel 2012 e ristampato nel 2018 dalla casa editrice minimum fax, è uno di quei romanzi che, una volta terminato, lascia al lettore l’impressione di aver appena salutato un amico che non si sa quando si rivedrà. O meglio, un’amica, Rose Edelstein, narratrice della sua infanzia e adolescenza. La tristezza della torta al limone di Aimee Bender Rose è una timidissima e golosa bambina di nove anni, molto legata alla mamma con la quale siede in cucina mentre svolge esercizi di calligrafia, assistendo alle sue “sedute di allenamento” in grembiule a fantasia ciliegie. Proprio dopo un pomeriggio trascorso a fare i compiti  in cucina, mentre la mamma preparava la sua torta di compleanno al limone e glassata al cioccolato, a Rose viene la curiosità di assaggiare, in assenza dalla mamma, il dolce perché- si sa- “i dolci sono al massimo appena usciti dal forno”. Dopo aver staccato un pezzetto spugnoso di torta e averlo intinto nella glassa al cioccolato, la bambina prova uno strano senso di “vuoto”. Nella sua bocca e poi nella sua gola comincia a crearsi un groppo, un’inevitabile e inconfondibile tristezza. A cena il pollo con i fagiolini e il riso hanno lo stesso sapore di delusione e di solitudine. «Quindi ogni cibo ha un sentimento riassunse George quando provai a spiegargli del rancore acido nella gelatina d’uva. Mi sa di sì, dissi. Un sacco di sentimenti, precisai». Il “dono” di Rose, come lo definisce l’amico del fratello Joseph  unico e prediletto confidente, si trasforma ben presto in una maledizione, diventando sempre più perfetto, immancabilmente perfetto, per cui «il sensore non sembrava essere limitato al cibo preparato da mia madre, e c’era talmente tanto da analizzare, un torrente di informazioni». Assaggiando sandwich, bibite gassate, patatine, toast con il burro, latte e cacao durante un ‘test’ proposto dall’amico George, per Rose è «tutto sospeso sullo sfondo, e in primo piano le condizioni di chi aveva preparato il cibo». E così la panna sa di inconsistenza, il latte è stanco, il pasticcio di tonno vuoto, i biscotti con le gocce di cioccolato arrabbiati, le minestre della mensa scolastica sono annoiati e frustrati… Dopo una fetta di crostata alle pesche e mirtilli della madre, Rose è disperata: presa da un attacco di panico, vorrebbe staccare la lingua e non sentire più nulla… Costretta suo malgrado a convivere con questa sua misteriosa dote, la ragazzina, sola e incompresa dalla sua famiglia dovrà tenere per sé questa sua capacità: prediligendo i prodotti confezionati dei distributori automatici (di cui riesce pian piano a distinguere perfino provenienza e contesto di produzione), nelle sue preghiere ringrazia «per il cibo che è finito» e impara che dietro alla vita perfetta delle persone che la circondano, si nascondono segreti, paure, gelosie (come quelle dell’amica Eliza), sensi di colpa (come quelli che prevalgono poi nelle cene della mamma che tradisce il marito) e frustrazioni, ma soprattutto che ognuno di noi, in fondo, conserva nel […]

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