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Eroica Fenice

La Tag: teatri napoli contiene 57 articoli

Teatro

Pompeii Theatrum Mundi: quest’anno s’ha da fare

Presentazione della Conferenza Stampa del Pompeii Theatrum Mundi Mai come questa volta tornare a teatro segna un possibile ritorno alla vita. Mai come adesso il teatro è il luogo cui è delegata la possibilità di raccontare le mutazioni di cui non siamo ancora consapevoli, e Pompei è lì, a testimoniare, emblematicamente, in ogni sua singola pietra, l’istinto cruciale, il prima e il dopo della nostra storia di uomini.  Venerdì 26 marzo, in modalità online, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Pompeii Theatrum Mundi, rassegna che, dal 2017, riempie la cavea del Teatro Grande di Pompei.  Presenti il Direttore del Teatro Stabile di Napoli Roberto Andò, il Direttore Generale dei Musei Massimo Osanna, il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Direttore del Campania Teatro Festival Ruggero Cappuccio, il Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo Regione Campania Rosanna Romano. Presenti anche gli artisti che prenderanno parte alla rassegna.  Una grande festa i cui fili conduttori, prima ancora che la presentazione degli spettacoli in cartellone, sono stati l’emozione dei partecipanti, l’entusiasmo, la consapevolezza dell’impossibilità, la speranza. Una grande festa resa possibile dalla sinergia delle Istituzioni della Regione Campania che hanno voluto fortemente questo ritorno, finanziando e investendo nella cultura.  A fare da apripista per la riapertura dei teatri in autunno, cinque spettacoli. Il programma di quest’anno non si ferma al classico antico, come ha affermato Roberto Andò: «Quest’anno tentiamo l’esperimento di ospitare testi non legati alla classicità antica, credendo nel valore prezioso degli autori viventi. I cinque titoli hanno un fil rouge, quello che unisce l’idea di catastrofe con quella di resurrezione, mai tanto attuale». Un programma quindi che, dal 24 giugno al 25 luglio, porterà in scena il nuovo, cinque prime teatrali, con titoli inediti, adattamenti e riscritture di grande interesse.  «Vogliamo affrontare con “l’ottimismo della volontà” – dichiara il Presidente Filippo Patroni Griffi – la sfida della quarta edizione di Pompeii Theatrum Mundi, confidando che da giugno vi sia l’inizio di una nuova stagione per il nostro Paese che possa coincidere con la ripresa di tutte le attività in presenza.» Aprirà la rassegna lo spettacolo Resurrexit Cassandra, testo di Ruggero Cappuccio, regia  e scenografia di Jan Fabre. Seguiranno Il purgatorio. La notte lava la mente di Mario Luzi, con la regia di Federico Tiezzi;  Pupo di Zucchero di Emma Dante e, ancora, Quinta stagione di Franco Marcoaldi. Infine, grande chiusura con Le cerisaie/Il giardino dei ciliegi di Anton Checov, con la regia di Tiago Rodrigues.  Grandi registi e grandi interpreti per cinque prime nazionali: noi siamo pronti!  Fonte foto: Napoli Magazine

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Teatro

Nude verità: nuovo spettacolo per il Tram di Napoli

Nude verità è il nuovo inedito spettacolo in streaming proposto dal Teatro Tram di Napoli; andato in onda venerdì 5 marzo. Lo spettacolo è inscenato dalla compagnia Teatro dell’Osso, da un’idea del direttore artistico Mirko Di Martino, con la regia di Vittorio Passaro. Uno spettacolo particolarmente suggestivo; quattro protagonisti, ognuno con una propria identità e con alle spalle un bagaglio talvolta pesante da sopportare che viene fuori in monologhi così suggestivi da togliere il fiato. Nude verità mette in scena ciò che probabilmente troppo spesso si prova a nascondere, per convenzione, o semplicemente perché “funziona così”. Lo spettacolo si rivela un vero e proprio “atto creativo”, così come uno dei quattro protagonisti afferma con convinzione. I protagonisti, rivelano con passione e dolore, con interpretazioni struggenti e realistiche al tempo stesso, quattro diverse storie. La prima si intitola Eric Live Show: di Francesco Rivieccio, con Angela Bertamino. Un testo fortemente allusivo, ricco di metafore, contraddizioni, usi, costumi, vizi, nel corso del quale viene fuori semplicemente una persona, indipendentemente dalle convenzioni che si ostinano a vederla e classificarla come uomo o donna. Una persona che esiste indipendentemente da tutto e da tutti, che si muove con padronanza e con tono deciso su una scena scarna, essenziale, senza troppi fronzoli. La seconda storia si chiama Invito a cena di Angela Rosa D’Auria, con Guido Di Geronimo. Un personaggio misterioso, a tratti inquietante, che sorride di e con… gusto. Metodico, ossessivo, cinico, coinvolgerà in una riflessione dal sapore amaro, quasi paurosa. Anche in questo caso, la scenografia è essenziale, pochi gli oggetti con cui l’attore si destreggia, oltre ovviamente a quelli utili a delineare la sua “presenza virtuale”, ma anche il suo indomito comportamento. Abel di Michele Danubio, con Vittorio Passaro è la terza storia. Il protagonista Abel, soffre di Gimnofobia, ossia la paura di restare nudi. Immerso tra quadri e quaderni dei quali non riesce a fare a meno, racconterà di sé, a voce alta, come qualcuno che si confida con un amico. Probabilmente è proprio questa la bellezza insita in uno spettacolo in streaming,  la possibilità di osservare i protagonisti di una storia, nella propria confort-zone. Assaporando scena dopo scena, parola dopo parola, tutto ciò che gli occhi, ma anche le gesta, le attitudini degli attori, hanno da rivelare. Ovviamente nulla mette in discussione la bellezza e la suggestione delle sale teatrali o cinematografiche, ma riuscire a creare un ambiente “sicuro”, e arrivare proprio a casa delle persone, è qualcosa di indubbiamente significativo. Il terzo protagonista dello spettacolo Nude verità, si rifugia «nell’arte, che non contamina, in un armonioso rapporto con l’ignoto». Racconta di ciò che è stato e che non doveva essere. Infine, Specchio di Patrizia Di Martino, con Vincenzo Coppola è l’ultima storia. Il quarto protagonista ha sulle proprie spalle una vera e propria eredità da sopportare. Siamo in epoca fascista. Lui è, o almeno così crede il padre, ma anche la famiglia, (in particolar modo l’amata madre) il figlio maschio, l’uomo di casa, soggiogato però all’autorità paterna. Anche in questo […]

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Teatro

Trapanaterra al Piccolo Bellini: odissea di emigranti

Con Trapanaterra, atto unico di Dino Lopardo in scena dal 22 al 25 Ottobre, riparte la programmazione del Piccolo Bellini e prende il via la sfida del Piano Be nel suo ambizioso tentativo di ripensare l’esperienza teatrale e la partecipazione del pubblico. Sulla scia dello spirito di collaborazione artistica che da sempre ha caratterizzato il prestigioso teatro partenopeo, la nuova stagione teatrale vedrà il palcoscenico del Piccolo Bellini ospitare eccezionalmente la programmazione di due giovani realtà teatrali, Il Nuovo Teatro Sanità e Mutamenti/Teatro Civico 14 di Caserta. Apre questo ciclo di collaborazioni uno spettacolo che affonda le radici nella meridionalità affrontando uno dei suoi volti più duri, il legame con la terra natia e il doloroso dualismo di chi parte alla ricerca di un futuro migliore e chi resta a lottare. La scena si apre su una giornata qualunque di un operaio, in una raffineria assordante di rumori metallici e maleodorante. Siamo al sud, in una terra che si riconosce immediatamente per la trappola travestita da opportunità e bonus idrocarburi in cui è caduta. La pausa pranzo di un operaio è interrotta dall’arrivo del fratello emigrante che ritorna festante al nido, cingendo tra le mani un organetto. Torna da bohémienne pieno di nostalgia verso la sua terra e la sua casa, verso quegli affetti che si è lasciato alle spalle quando è partito in cerca di miglior fortuna. Il ritorno a casa è però un ritorno amaro, la terra natia non è più quella che l’emigrante ha lasciato anni addietro. I volti familiari riemergono confusamente nei ricordi d’infanzia dei due fratelli, molti di loro non ci sono più. Tutto è cambiato, l’aria che si respira, i rapporti umani e le abitudini, tutto è stato sacrificato in nome di una promessa di riscatto tradita dal malaffare. Non c’è più allegria ad alleviare il sacrificio di chi è rimasto, non c’è più musica ad allietare le feste di paese, solo un odore nauseante che rende l’aria irrespirabile e rumore di trivelle che copre ogni altra musica. L’incontro-scontro tra i due fratelli, interpretati con intensità e ironia da Dino Lopardo e Mario Russo, è un alternarsi di dolci ricordi d’infanzia e aspre accuse di abbandono e tradimento. Nei loro diversi destini i due fratelli portano dentro un dolore ugualmente grande. È immenso il dolore di chi è andato via portando dentro di sé la nostalgia e il ricordo degli affetti lontani, delle relazioni umane autentiche e genuine, dell’allegria delle feste, ma che ora ritorna in una terra completamente stravolta. È struggente il dolore di chi è rimasto, rinunciando a tutto quello che il mondo può offrire lontano dalla amata maledetta terra natale ed è rimasto inerme a guardare tutte le speranze infrangersi. L’uno nell’abbraccio dell’altro, i due fratelli si riscoprono figli di quella stessa terra che ha dato loro radici troppo forti da sradicare e rami troppi piccoli per poter crescere e progredire. Trapanaterra è un viaggio verso e dentro il sud, è una ricerca che si addentra tra le pieghe di quell’identità […]

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Teatro

Don Giuann de Il Demiurgo, tra seduzione, resistenza e nichilismo

Breve recensione dello spettacolo Don Giuann della compagnia “Il Demiurgo” Resistere. Re – esistere. Esistere di nuovo, nonostante una fiumana di forze avverse vi si opponga. Il teatro oggi è uno dei correlativi oggettivi di questo verbo. E ogni spettacolo che riesce ad essere rappresentato è una vittoria per la cultura e per la collettività. Il 15 ottobre, la compagnia “Il Demiurgo” ha contributo a questa goccia oceanica di speranza con una pièce ben riuscita, a tratti meravigliosa, e che si è trascinata con sé una notevole quantità di risate e applausi. Nel perfetto rispetto delle regole anti-contagio la compagnia ha portato in scena, al Teatro Sannazaro, Don Giuann, una riscrittura molto interessante ed egregiamente diretta del Don Giovanni di Molière. A fare da sfondo alle vicende una Napoli simil onirica costellata di anime erranti, tutte alla spasmodica ricerca del loro baricentro. La scelta è stata estremamente funzionale per la caratterizzazione dei personaggi che hanno così assunto una patina più moderna e spendibile per la platea del 2020. Franco Nappi ha, inoltre, snellito il testo, eliminando i due atti finali, e dato alla conclusione un frustrante, quanto ineccepibile, messaggio malinconico e al suo protagonista una verve vagamente tragica. La vanità del possesso come risposta necessaria al vuoto cosmico. La bugia e il gioco della conquista come pedine di una scacchiera degradata e avvilente. Le acrobatiche peripezie amorose di Don Giovanni sono l’appiglio di un bambino nichilista che applica alla lettera, pur di sopravvivere alla pochezza della realtà, uno dei consigli de Il Principe di Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. E allora che sia, che inizi un nuovo spettacolo. Il tendone non può essere chiuso. C’è troppo silenzio da coprire. Troppo. Don Giuann de Il Demiurgo, missione riuscita! Esilarante e coinvolgente, il Don Giuann de “Il Demiurgo” ha visto performance eccellenti da parte di tutti gli attori coinvolti. In primo luogo dalla coppia Cioffi (Sganarello) – Balletta (Don Giovanni), la cui comicità farsesca ma mai sopra le righe ha colpito per freschezza e vivacità tecnica. Discorso analogo può essere fatto per i due “villici”, Roberta Astuti e Daniele Acerra che hanno portato in dote tantissime risate. Menzione va anche a Chiara Vitiello (donna Elvira) che è stata eccezionale, specialmente nel suo breve  ma intensissimo monologo. Bravi anche gli altri, bravi tutti, compresi gli spettatori che, muniti di mascherina, hanno contribuito ad alimentare la macchina teatrale. Bravi tutti, e in bocca al lupo per la vostra, la nostra, operazione di resistenza. Marcello Affuso

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Teatro

Misura per misura, la banalità del male e dell’amore

Recensione dello spettacolo Misura per misura, regia di Diego Maht, pièce di debutto dell’edizione 2020 della rassegna Classico Contemporaneo «Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Così Italo Calvino in uno dei suoi saggi più famosi asserisce in merito all’importanza e al valore dei classici nella letteratura e nella vita emotiva e civile di ogni lettore. Discorso analogo, naturalmente, lo si può applicare per alcuni testi teatrali che, nonostante lo scandire implacabile del tempo, rimangono fonte vivida e profonda di spunti, riflessioni e dilemmi. E così, l’idea di riportarli – con adeguati e talvolta necessari adattamenti – sulla scena è un’operazione quantomai utile e necessaria, soprattutto nella sterilità culturale ed intellettuale del post lockdown. Per fortuna, allora, esistono rassegne come quella organizzata dal Teatro TRAM, che, con il suo “Classico Contemporaneo”, anche quest’anno, si prefigge l’arduo compito di distrarre dalla calura estiva i napoletani intrattenendoli a suon di spettacoli, concerti e momenti di confronto. Ieri, 9 agosto, si è tenuto il suo spettacolo di debutto, l’adattamento del giovane regista Diego Maht, Misura per misura, una delle meno conosciute problem plays di Shakespeare. Misura per misura, «lo Stato sono io» Nella splendida cornice del cortile di San Domenico Maggiore, una voce irrompe sulla scena. È il Duca (Marcello Gravina) che, stanco dal suo ruolo, decide di affidarlo momentaneamente ad Angelo (Giuseppe Di Gennaro), uomo incredibilmente ligio alla dottrina politica. In questo semplice quanto celere passaggio di consegne si innesta il gomitolo di criticità etiche, morali e legislative che andrà ad accalappiare tutto lo svolgersi delle vicende. Il nuovo sovrano, infatti, applicherà alla lettera, senza alcuna remora, le leggi lasciategli in dote, anche quelle più severe, potenzialmente ingiuste. E ai fischi del popolo risponderà con un semplice, quanto efficace, «lo Stato sono io, lo faccio per il vostro bene». Il suo atteggiamento, tecnicamente inappuntabile e irreprensibile, sarà però minato dal subinaneo amore per Isabella (Germana Di Marino) che, pur di salvare il fratello Claudio (Vincenzo Coppola), condannato a morte per un cavillo mai utilizzato prima, si renderà persino disponibile a giacere con lui. Al di là del dualismo servo-padrone e del ruolo emblematico che il fidato Lucio ha nell’economia del testo (o meglio, nella sua riscrittura), è interessante osservare come il male e l’amore abbiano, in uno strano sliding doors concettuale, le stesse sfumature arendtiane di banalità in quest’opera. Il male non è altro che la perpetuazione pedissequa di dettami imposti dalla giurisprudenza, dalle regole, necessari gioghi in cui racchiudere il viver civile mentre l’amore un empatico cedere agli istinti primordiali, potenzialmente in grado di riscrivere anche le più malvagie dittature. Dov’è quindi il problema? Nelle leggi e nella loro stesura, nella loro più o meno stringente applicazione, nei sentimenti che possono portare a pericolose quanto ovvie eccezioni, o nel concetto stesso di morale? Tante domande, e come spesso accade con i testi del drammaturgo inglese, neanche l’ombra di una risposta. Misura per misura, buona la prima per Diego Maht! Quel che è certo […]

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Teatro

Gianni Farina al NTF: Buona permanenza al mondo, il caso Majakovskij

In occasione della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, nella fascinosa cornice del Real Bosco di Capodimonte, Gianni Farina insieme alla compagnia faentina Menoventi, porta in scena Buona permanenza al mondo, Majakovskij BPM: la messinscena di un anelito, l’ultimo, quello del poeta rivoluzionario russo, rivolto ai posteri. Il battito di un cuore, musica funebre e già aleggia un senso di morte su un palco illuminato a stento. I colori: rosso e nero. Sullo schermo una planimetria: è il passaggio Lubjanskij, quattro stanze più lo studio di Majakovskij, dove la mattina del 14 aprile 1930 il poeta si toglie la vita con un colpo di rivoltella al cuore. Il messaggio di addio («A tutti») così comincia: «Della mia morte non incolpate nessuno e, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non poteva soffrirli. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi: non è una soluzione (e non la consiglio ad altri), ma non ho vie d’uscita […] La barca dell’amore si è schiantata contro l’esistenza quotidiana. Io e la vita siamo pari. E a nulla serve l’elenco dei reciproci dolori, disastri, offese. BUONA PERMANENZA AL MONDO». In scena un’immagine distopica che viene dal futuro: è la Donna Fosforescente (Consuelo Battiston), l’ultima fantascientifica creazione teatrale di Vladimir Majakovskij che ci introduce in un tempo di sospetto, intrighi, documentazioni e testimonianze anonime innescando un movimento repentino di cambi di scena e di ruolo dei vari attori, confondendo e intrecciando le possibili giustificazioni di un suicidio dai significati e dalle motivazioni plurimi, risucchiando gli spettatori in un viaggio nel tempo costruito intorno al “pettegolezzo” . Siamo nel futuro, è già avvenuta la morte di Majakovskij. In uno studio televisivo, una doppia scena, il palco e lo schermo sullo sfondo, inquadrature da primo piano di mani agitate, una donna anonima dal viso coperto, poi l’interrogatorio all’attrice Veronika (Nora) Polonskaja: l’ultimo amore di Majakovskij, l’ultima persona ad aver incontrato il poeta prima del suicidio. Era veramente sull’uscio della porta pronta per andarsene dopo averlo rifiutato? O in camera con lui al momento dello sparo? Lo ha premuto proprio Nora quel grilletto? Allora è omicidio. E suo marito, coinvolto anche lui? Una cospirazione? I suoi cambi di umore improvvisi – ora appare sconvolta e in lacrime, ora lucida e agghiacciante – gestiti con estrema maestria da Federica Garavaglia, ci confondono e ci insospettiscono. Siamo trasportati dalla dinamica incontrollabile della scena, dal rapido movimento degli attori, verso l’oblio; i sospetti si moltiplicano, il mistero si fa fitto intorno al caso Majakovskij. Gianni Farina al NTFI: «la poesia di Majakovskij è eterna» Nella ricostruzione rapida e pignola del suicidio di Majakovskij messa in scena da Gianni Farina vi è un riferimento letterario importante che è Il defunto odiava i pettegolezzi di Serena Vitale (2015): quella del regista e drammaturgo è una riscrittura che si serve dello spazio scenico e della sua potenza visiva per creare una mise en éspace, a metà tra una lettura e uno spettacolo, dai continui salti temporali che si costruisce cinematograficamente per immagini. L’intera scena si slaccia intorno a una […]

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Teatro

Mario Perna e Raymond Carver al Napoli Teatro Festival

Il Napoli Teatro Festival ci regala un altro piccolo gioiello con il dramma di Mario Perna Una cosa piccola ma buona; il dramma, portato in scena nella suggestiva cornice del giardino romantico di Palazzo Reale, è ispirato al racconto breve A small good thing che Raymond Carver inserisce nella raccolta Cattedrale del 1983. Sulle note di Where did you sleep last night si illumina una scena divisa a metà tra il laboratorio di un pasticcere e il salotto di una casa. Un burbero pasticcere viene interrotto nel suo lavoro da una telefonata, al telefono la signora Bianchi ordina una torta per il 10° compleanno del figlio Samuele. La torta sarà pronta per la mattina del lunedì ma nessuno passerà a ritirarla perché, nel giorno del suo compleanno, Samuele viene investito da un’auto in corsa e ricoverato in gravi condizioni. Improvvisamente il dolore si materializza sulla scena nell’estenuante e nervosa attesa dei genitori di Samuele; alternandosi tra casa e ospedale, Ambra ed Aurelio vivono un’angosciante attesa, attesa di una telefonata che annunci loro il risveglio del piccolo Samuele, attesa di scorgere qualche segnale positivo a cui aggrapparsi per non lasciarsi travolgere dal dolore. Nei piccoli pezzi di vita che si intravedono sulla scena diretta da Mario Perna irrompono beffarde chiamate notturne che esasperano i genitori di Samuele, il pasticcere esprime con caustiche battute la sua rabbia per il lavoro sprecato. Intanto i giorni passano e con piccoli ma inesorabili colpi la morte si fa strada nella mente e nella vita dei genitori di Samuele. L’ineluttabilità della morte si materializza attraverso frammenti di vita altrui; è nel volto della donna che in ospedale attende notizie del figlio coinvolto involontariamente in una cruenta rissa, e ancora negli occhi del conoscente che rivede all’infinito la scena del corpo esanime del figlio estratto dal fiume in cui è accidentalmente caduto. Infine, la morte si prende tutta la scena e l’attesa termina nel dramma previsto fin dal primo istante come un inevitabile e necessario passaggio della vita. Nel suo scontato e quasi banale alternarsi alla vita, la morte ne ricompone tutti i frammenti diventando l’evento tragico assoluto alla cui drammaticità i personaggi non possono sottrarsi. Eppure una via di salvezza è ancora possibile ed è nascosta proprio nell’essenziale e viva forza delle azioni più piccole che compongono la vita. Nel momento più tragico, in cui tutto sembra essersi frantumato, sono proprio i piccoli pezzi di vita a rendere possibile il perdono e la sopravvivenza al dolore. Esasperati dalle chiamate e finalmente consapevoli della loro causa, i genitori di Samuele irrompono nel laboratorio del pasticcere per urlagli contro tutta la loro rabbia. Ma il pasticcere è solo un pasticcere, lui non poteva sapere, chiede perdono per le sue inconsapevoli azioni e tende una mano per avvicinarsi al dolore, per offrire un’ancora di salvezza. «Dovete mangiare per andare avanti, mangiare è una cosa piccola ma buona.» Nella sua narrazione del dramma per la perdita di un figlio, Mario Perna riesce a descrivere con lucido realismo tutti i frammenti […]

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Teatro

Roberto Solofria e Pau Miró al NTF: una commedia nera

Roberto Solofria porta lo spettacolo del drammaturgo Pau Miró al Napoli Teatro Festival. Rua Catalana – Femmene comme a me, in scena al Palazzo Fondi di Napoli, il 7 e l’8 Luglio, è uno spettacolo di Pau Miró, con regia di Roberto Solofria, frutto della collaborazione già piena di successo della produzione napoletana-catalana che ha dato forma a spettacoli fortunati, in grado di aprire la strada a una sorta di scrittura transmediterranea. Femmene comme a me è una commedia nera, che racconta di solitudine, di affermazione, di amicizia e fragilità con sincerità e schiettezza, che raggiunge lo spettatore grazie alle splendide interpretazioni di Michele Brasilio, Marina Cioppa, Ilaria Delli Paoli, Roberto Solofria. «Il teatro rinasce con te» è lo slogan d’apertura della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival, inaugurata il primo di luglio, con attenzione alle restrizioni e in rispetto delle regole. Il teatro, come ogni forma d’arte, è certamente un’esperienza intima, da elaborare nella propria coscienza, assorbendo gli impulsi esterni e trasformandoli in proprietà interne. Ma più di tutte le altre, il teatro è l’arte di tutti, da sempre l’espressione più connessa alla collettività. Ma il teatro, in questa nuova realtà che ci viene offerta, si offre alla nostra anima con ancora più chiarezza. La bellezza di Palazzo Fondi e l’intimità della platea e della scena creano un’atmosfera suggestiva e lontana. Ma ciò che abbiamo avanti nello spettacolo con regia di Roberto Solofria è Napoli. Quartieri spagnoli. Lo studio di un avvocato, scarno di arredamenti e pieno di oggetti. Un bunker a metà tra la realtà e un mondo parallelo. Il rifugio di quattro donne, una biologa che lavora in un casello, un’architetta senza lavoro, un’archeologa che pulisce condomini, una maestra appena licenziata. Quattro “femmene comme a me”, perse tra le loro dinamiche sociali e familiari, schiacciate dalle responsabilità e arrese a queste. La prima a nascondersi lì è l’architetta, che esce di casa, determinata a non tornarci più, lasciando un marito e un figlio, decisa a non guardarsi indietro ma nemmeno a camminare in avanti. Vuole stare sola, guardare serie tv e mangiare pizza, ricopiare appunti di letteratura trovati per sbaglio, dormire tutto il giorno. Al massimo guardare da dietro la finestra, disprezzare il caos e ritornare in sé stessa. Una donna di cinquant’anni lontana dalla moda della seconda gioventù, disinteressata a cercarla, ma arresa alla sua condizione, nascosta in una scatola da mago, desiderosa di sparire senza sapere dove tornare. Intorno a lei, si stringono le sue amiche, respinte e non volute, volenterose di condividere e così concentrare sulla loro solitudine. Rimangono sempre, costituendo un circolo di inette, arrese al fatto che non sono donne che possono fare miracoli. Eppure ci provano: si incolpano di essere diventate pesanti per l’ossessiva ricerca di trovare un senso alle cose, allora si ricordano che i piccoli problemi della vita quotidiana possono colmare i buchi più profondi, chiudere a chiave le camere in cui ci nascondiamo. Ma anche in quella camera di 30 metri quadri che è diventato il loro vero rifugio, arrivano […]

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Attualità

Teatro virtuale, iniziative per superare l’isolamento

Il teatro diventa virtuale riaprendo le sue porte per superare questo momento così critico, e uscire dall’isolamento forzato. “Senza arte, letteratura, teatro, musica non esistono popoli, ma soltanto masse senza identità.” Nei giorni in cui l’Italia faceva i conti con le proporzioni del contagio e prendeva le misure delle strategie più adatte ad arginarlo, i primi ad essere chiamati al sacrificio della sospensione delle attività sono stati teatri, luoghi di cultura e divertimento. Troppo pericoloso tenere aperti luoghi di grande aggregazione, troppo difficile garantire la sicurezza di artisti e spettatori, così le porte si sono chiuse per tutti sui palcoscenici italiani lasciandoci un po’ orfani di poesia e bellezza. Ma in una città come Napoli il teatro non è solo spettacolo e diversione, il teatro è cultura ed identità civile, il teatro è coscienza e senso di appartenenza ad una collettività viva e creativa. Nella piena consapevolezza del ruolo che l’arte teatrale può avere in un momento così critico, il teatro ha riaperto virtualmente le sue porte per continuare a regalare momenti di arte e riflessione, o semplicemente per fare compagnia ai suoi smarriti figliastri. Con questo spirito il Teatro San Carlo ha lanciato, fin dai primi giorni di applicazione delle misure preventive, l’iniziativa #stageathome con l’intento di continuare a diffondere arte e musica in tutte le case. Il teatro (virtuale) San Carlo a casa tua L’iniziativa prevede una fitta programmazione di spettacoli delle passate Stagioni che potranno essere fruibili direttamente da casa attraverso i canali social del Teatro, tra cui spiccano Cavalleria Rusticana, Manon Leascaut e la coreografia di Cenerentola. Accanto alla programmazione artistica, viene inoltre proposta una lunga serie di contenuti extra che vanno dalla possibilità di fare tour virtuali del teatro alla fruizione di approfondimenti storici, backstage e interviste disponibili attraverso le piattaforme RaiPlay, YouTube e Opera Vision. Alle iniziative del San Carlo fanno eco molti altri teatri partenopei tutti accomunati dallo sforzo di tenere vivo il patto d’amore che li lega alla propria gente e alla propria terra. Il Teatro Stabile di Napoli mette a disposizione dei suoi fedelissimi spettatori una selezione di video di spettacoli che hanno lasciato il segno nelle passate Stagioni, ad aprire la rassegna virtuale ‘Nzularchia di Mimmo Borrelli e Mal’essere di Davide Iodice. Ma anche per lo Stabile i contenuti si diversificano nelle forme creative, lasciando spazio a monologhi sperimentali dei giovani studenti della scuola teatrale attraverso la campagna #teatroacasa; una forma di comunicazione e interazione che unisce l’esigenza di sperimentazione dei giovani attori alla voglia d’arte degli spettatori il tutto chiuso nella scatola del web. Infine gallerie fotografiche e raccolte di citazioni tratte dalle più famose produzioni del Teatro Stabile trovano spazio nell’iniziativa Memorie d’archivio a ripercorrere i momenti più belli della giovane storia del Teatro. Da segnalare sono poi le iniziative virtuali e le condivisioni di video e materiale creativo da parte di molte altre associazioni teatrali. Ricordiamo la stagione virtuale inaugurata dal Nest Napoli Est Teatro, inaugurata il 9 Marzo con la diretta streaming dello spettacolo “Muhammed Ali” […]

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Recensioni

Animali da bar in scena al Teatro Bellini

Martedì 18 febbraio è andato in scena Animali da bar, l’ultimo spettacolo targato Carrozzeria Orfeo al teatro Bellini di Napoli: uno spettacolo divertente, dissacrante, che indaga dentro ognuno di noi ma, soprattutto, mette a nudo le pieghe della società. Sei in sala, seduto, in attesa che lo spettacolo cominci: proprio quando le luci cominciano ad affievolirsi, ecco che una voce fuori campo, maschile e cavernosa, ti avverte con tono di minaccia e utilizzando espressioni molto colorite, di spegnere il cellulare, che lo spettacolo sta per iniziare. Si apre il sipario, e ti ritrovi in uno di quei trasandati e un po’ malfamati bar di provincia, popolato dei suoi tipici animali, o soliti avventori: già Stefano Benni, negli anni 70, con il suo Bar Sport ci aveva illustrato e insegnato tutta l’architettura e la microsocietà presente in questa tipologia di esercizi commerciali e, negli anni, nulla sembra essere cambiato. I personaggi che ruotano attorno a questo bancone sono Mirka, la barista ucraina, appassionata di canzoni e cartoni animati Disney, che per arrotondare affitta il suo utero e fa da badante al vecchio proprietario del bar, un misantropo razzista che ormai non esce più di casa, e del quale, proprio per questo, sentiremo per tutto lo spettacolo solo la voce fuori campo; c’è poi Swarovski, uno scrittore alcolizzato, fallito e nichilista fino all’estremo, costretto dal suo editore a scrivere un libro sulla Grande Guerra; Sciacallo, un giovane ragazzo bipolare storpio che, dietro indicazioni di Mirka, svaligia le case dei defunti; Milo, il nipote del proprietario del bar, imprenditore di un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; e infine Colpo di Frusta, un attivista buddista, pacifista e ‘melariano’, padre biologico del figlio che Mirka aspetta, che però subisce le violenze domestiche della moglie. Animal da bar, dal bancone del bar al sottosuolo I sei personaggi ruotano attorno a quel bancone raccontando di sé, delle proprie vite, esperienze, illusioni e speranze per il futuro. Costituiscono un’umanità grottesca, estrema, ma soprattutto cruda. Come in “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, i personaggi, uniti dal fatto di essere dei ‘perdenti’ e ai margini delle buone consuetudini della società, analizzano in maniera sempre crudele e senza fronzoli, tutte le azioni e le circostanze che li hanno  portati ad essere quelli che sono: reietti, inetti. Persone profondamente infelici e insoddisfatte, di loro stesse e della società che le circonda. «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita» Vale dunque la pena andare a teatro e immergersi in tutto questo? Sì, sì e ancora sì: fatevi prendere per mano da questi strampalati personaggi, veri e propri animali da bar, e fatevi guidare in un viaggio attraverso le pulsioni e i pensieri e i sentimenti più reconditi dell’uomo, mettendo in gioco voi stessi. Magistrale il lavoro degli attori, dei registi, degli autori e di tutti componenti della compagnia teatrale Carrozzeria Orfeo, che annuncia anche un futuro spettacolo in arrivo, in collaborazione proprio con il Teatro Bellini di Napoli. In attesa che […]

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