Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: teatri napoli contiene 30 articoli

Teatro

“Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, ridere della miseria umana

Venerdì, 25 gennaio al teatro ZTN è andato in scena lo spettacolo “Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, scritto e diretto da Maurizio D. Capuano, con gli attori Rosa Andreone, Antonio Cilvelli, Emanuele Di Simone, Luigi Esposito, Arianna Festa, Emanuele Iovino, Alessandro Mastroserio, Gennaro Monforte, Enza Palumbo, Kevin Stanzione; i costumi, le bambole e le scenografie sono ad opera di Rosa Andreone; i forni crematori sulla scena, invece, sono stati realizzati da Gennaro Mondorte.  Lo spettacolo ridipinge in una ottica diversa quella orrenda pagina della nostra storia che è stata l’esistenza dei Sonderkommandos, internati dei campi di concentramento che avevano il compito di raccogliere i cadaveri dalle camere a gas e trasportarli nei forni crematori. Lo spettacolo è una riconversione di una tragedia così immane in una Piece circense, nella quale sono l’ironia e la comicità clownesca a vestire i panni di una storia così tragica, assurgendo ad un  compito catartico e vivificante, attraverso il sorriso. “Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando”, Una esplosione di ironia catartica e miseria umana Uno strato di cenere ricopre l’intero piano scenico, si sedimenta perfino sulle sedie della platea, polvere di ossa di cadaveri, inermi, immobili come  bambole di pezza. La morte si condensa in uno spazio circense, si intaglia nel rosso sbavato di un trucco.  Il tanfo dei cadaveri diviene il profumo di polvere di uno stambugio, il profumo di fragili stelle di carta cinerea, il profumo di teatro tra i solchi tristi delle crepe del trucco di un clown.  Il terrore dell’olocausto risuona tra i cadenzati passi truculenti, volteggia in pianti di lamentazioni  forzate . Lo spazio scenico diviene un circo; i corvi del sonderkommando, clown da strapazzo; i forni crematori divengono voraci macchine sputa cenere, che fagocitano cadaveri di bambole di pezza, restituendoli in uno sputo di coriandoli grigiastri. “I Corvi neri del Sonderkommando” è tutto questo: uno spettacolo circense, gesti bizzarri di clown, un movimento continuo di pagliacci buoni e cattivi, tra ironia e inquietudine, in una condizione di assoluta disperazione affogata in un’ironia caustica, che trangugia le pareti del teatro, rispecchiandosi nei sorrisi degli spettatori, ridisegnando l’orrore in un pastiche di riso e amarezza, di consapevolezza di un orrore attraverso una risata catartica. Ceneri – I Corvi neri del Sonderkommando, catarsi e ironia La catarsi attraverso l’ironia: ecco il leitmotif che trasborda agli occhi e all’udito di ogni spettatore presente allo ZTN. I trucchi clowneschi, impastati come calce viva sui visi degli attori, un po’ sbavati, asimmetrici, quasi a simboleggiare una assoluta ironia che  scioglie il rosso del tinta labbra sotto il bruciante calore orripilante dei forni crematori in una colata di sangue innocente, definiscono la scena in un continuo sbeffeggiarsi, non prendersi sul serio, sfottersi delle proprie diversità, imbrogliare il  Kapo delle ss, pagliaccio perfido e perverso, delle proprie incomprensioni, delle sue truculente urla da strapazzo, ridere del Blockfuhrer, del suo sorriso meccanico che gusta un lecca-lecca da bambino discolo. I corvi neri, pagliacci Sonderkommando, difatti sono consapevoli della loro duplice condizione miserabile: accollarsi il fardello della […]

... continua la lettura
Teatro

“A che servono questi quattrini”, Giuseppe Miale Di Mauro rilegge Armando Curcio

Venerdì 18 gennaio al teatro Sannazaro è andato in scena “A che servono questi quattrini”, adattamento della omonima commedia di Armando Curcio del 1940 con Pietro De Silva e Francesco Procopio e per la regia di Giuseppe Miale Di Mauro. La commedia è un’esilarante rivisitazione in chiave contemporanea, nella quale a far da padrone è una riflessione sul ruolo della ricchezza e del denaro. In una società come quella odierna è proprio l’apparenza, che in un guazzabuglio di sovvertimenti di ruoli e di valori in decadenza, perfino un banale imbroglio può risultare risolutivo. “A che servono questi quattrini” di Giuseppe Miale Di Mauro, uno specchio alla contemporaneità Il teatro è il luogo d’eccellenza nel quale è possibile trasportare la realtà, con tutte le sue problematiche, in tutte le sue forme. La sublimazione nasce da contatto diretto con il pubblico, da un rapporto uno ad uno, non mediato, attraverso il quale è possibile profondere parole, sotto forma di dialoghi e monologhi, è inoltrarsi nel ventre a botte di emozioni oppure accendere una riflessione. Lo spettacolo “A che servono questi quattrini”, inscenato sul prestigioso palco  del Sannazaro, ha fatto in modo di divertire, ma ha anche sollecitato una riflessione sulla contemporaneità, presentando un adattamento che ha lasciato un buon spazio all’immaginazione e nel quale ognuno di noi ha potuto riconoscere una particolare situazione, un particolare modo di approcciarsi con il mondo; interesse, promesse, demagogia, arruffoni mascherati da signori. La trama di questa versione con la regia di Giuseppe Miale Di Mauro si discosta dall’originale commedia di Armando Curcio e dalla famosa e omonima trasposizione cinematografica del 1942 con la regia di Esodo Pratelli e con l’interpretazione di Eduardo e Peppino De Filippo. Il marchese Eduardo Parascandolo diviene il professore, che, con un astuto stratagemma, convince il povero Vincenzino Esposito a licenziarsi dal suo lavoro di impiegato comunale per insediarsi nelle fila del suo partito e sposare la  filosofia della ostilità al denaro, alla ricchezza e al lavoro. Per il professore il lavoro e il denaro sono  castighi e rendono gli uomini schiavi della ingordigia. Bisogna prendere esempio dai grandi filosofi greci, come Socrate e Diogene, che oziavano e speculavano, filosofeggiando sull’esistenza, senza avere il bisogno di possedere e di sporcarsi le mani. La povera sorella di Vincenzino, Carmela, tuttavia è costretta a far fronte  agli ingenti debiti che ha dovuto accollarsi per far fronte alla situazione e poter tirare avanti. Vincenzino e Carmela vivono nella stessa casa e l’unico  stipendio era quello da impiegato comunale di Vincenzino. Ora sono costretti a far fronte a diverse vessazioni, tra le quali la minaccia di sfratto, le continue visite e sollecitazione dello strozzino e guappo Renato De Simone  e i debiti contratti perfino con i negozi di alimentari. La situazione, lungi dall’essere buona, sarà completamente ribaltata da una improvviso deus ex machina, una lettera che contiene un rendiconto di un lascito di una eredità di un lontano parente, che ha deciso di lasciare la sua eredità ai cugini, spartendola in parti uguali. Tra questi cugini vi […]

... continua la lettura
Teatro

White Rabbit Red Rabbit al Piccolo Bellini

Lunedì 17 dicembre, sul palco del Piccolo Bellini, Vincenzo Nemolato si è confrontato con White Rabbit, Red Rabbit, lo spettacolo rivelazione di Nassim Soleimanpour Portato in scena grazie alla collaborazione tra 369GRADI (centro diffusione e produzione cultura contemporanea) e Teatro Bellini,  White Rabbit, Red Rabbit non è uno spettacolo come gli altri. Esso si pone come un esperimento sociale volto a creare un’esperienza di teatro unica, in cui gli attori saranno alle prese con una vera e propria sfida, ed il pubblico potrà godere di una rappresentazione assolutamente inedita ed originale. Il Format White Rabbit, Red Rabbit, rappresenta per il protagonista una vera e propria sfida! L’attore dovrà infatti interpretare un testo che non ha mai letto, solo dopo essere salito sul palco, gli verrà consegnata la busta sigillata contenente il copione.  Si tratta quindi di uno spettacolo sempre inedito, dove tutto dipenderà dalla bravura e dalla capacità d’improvvisazione dell’interprete. Questo originalissimo progetto teatrale nasce dalla penna di Nassim Soleimanpour, brillante autore iraniano che a causa della difficile situazione politica del proprio paese, si è visto negare per molto tempo il diritto a comunicare con l’estero. Privato del passaporto e quindi impossibilitato a lasciare il proprio paese, il giovane artista decide di creare uno spettacolo che viaggi al suo posto. A partire dal 2011, anno in cui ha debuttato all’Edimburgh Fringe Festival, White Rabbit, Red Rabbit ha cominciato a girare il mondo, conquistando migliaia e migliaia di spettatori.  Gli attori che accettano di mettere in scena White Rabbit, Red Rabbit sono consapevoli che l’esito della serata sarà assolutamente incerto. Vincenzo Nemolato alle prese con White Rabbit, Red Rabbit Elemento fondamentale dello spettacolo è l’effetto sorpresa ed è per questo che ai giornalisti è espressamente raccomandato di non divulgare il contenuto dello spettacolo, essi possono solo condividere le impressioni percepite. Lo spettacolo ha ad oggetto un copione essenzialmente divertente, in cui momenti di ironia, lasciano il posto a profonde riflessioni e molti interrogativi. Vincenzo Nemolato è riuscito a fare proprio il testo, regalando al pubblico uno spettacolo estremamente coinvolgente. Il protagonista ha avuto la capacità di calarsi con disinvoltura nella parte senza lasciare mai trapelare incertezza o smarrimento. Autoironia, simpatia e padronanza della scena, sono stati gli elementi che maggiormente hanno contribuito a rendere impeccabile la performance del protagonista, il quale è riuscito a realizzare un’apprezzatissima interpretazione nonostante le difficoltà inevitabilmente connesse a questa particolare tipologia di rappresentazione. Il testo di Nassim Soleimanpour, con la propria ironia e profondità è riuscito a conquistare gli spettatori, coinvolgendoli in un’esperienza di teatro fresca ed innovativa. Il teatro è una forma di comunicazione, e l’autore, con l’ausilio di Nemolato, è riuscito a trasmettere perfettamente il proprio splendido messaggio. White rabibit, Red Rabbit è uno spettacolo fresco ed originale, assolutamente da consigliare! Fonte immagine: Teatro Bellini 

... continua la lettura
Musica

Francesco Di Bella, un diavolo rock in dub style al Sannazaro

Si è tenuto mercoledì, 12 dicembre il concerto per la presentazione del nuovo album “O’ Diavolo” del cantautore napoletano Francesco Di Bella al Teatro Sannazaro. Il cantautore ha tenuto sotto scacco emotivamente il pubblico per un’ora e mezza, nella quale non si è potuto fare a meno di ballare e sciogliersi in un tripudio di ritmo e sonorità incalzanti. È stata l’occasione giusta per presentare, tra l’altro, i nuovi componenti della band: Salvatore Rainone alla batteria e Roberto Porzio alle tastiere. In scaletta anche i vecchi brani, tratti da “Ballads Café” del 2014 e “Nuova Gianturco” del 2016, che hanno avuto una forma diversa. Il nuovo album di Francesco Di Bella “O’ Diavolo” Il suono tagliente di una chitarra, un ballo tribale cadenzato, lo scoppio fulgido di luci rosse offuscate, in un’amalgama di atmosfere ancestrali, una maschera a sancire l’apertura di uno spettacolo al cospetto di Ade e i movimenti scomposti di un ragazzo che si appresta a condividere la sua catabasi in un clima di tragedia euripidea. È la tappa napoletana del “O’ Diavolo” tour al teatro Sannazaro del cantautore napoletano Francesco Di Bella che ha presentato il suo ultimo album “O’ Diavolo”. Il cantautore è salito sul palco con una maschera, ha dato vita ad una danza irregolare, rapito da un suono ritmico, ha sancito l’epifania di una nuova sonorità, un lavoro divergente rispetto ai suoi ultimi due album. I suoni affilati e secchi della chitarra hanno spezzettato l’atmosfera, hanno preso forma divenendo i caratteri di un manifesto di una nuova sonorità, una sonorità pungente, ma allo stesso tempo malinconica, anche un certo ritorno al vecchio sound dei 24 Grana. Il singolo ” O’ Diavolo”, il brano che apre l’album, ha aperto il sipario. Si sono manifestate, già dai primi battiti della cassa, emozioni velenose, grumi di emozioni che si sono fuse immediatamente in toni rabbiosi, in un messaggio chiaro: «O Diavolo sona, o’ diavolo canta, ‘o diavolo piace a tutte quanta». Ecco la tornada del brano che ci ricorda una presenza, senza tempo che scorrazza tra noi mortali. Il diavolo è emblema di questo ultimo lavoro di Francesco Di Bella. Il diavolo porta con sé la zavorra del piacere, la dona a coloro che vogliono fare di ciò una virtù. Ti invita ai suoi banchetti prelibati, si fonde nei meandri della esistenza di ognuno di noi divenendo fumo dolciastro, che ottenebra i cuori e l’amore e distilla odio, competizione, denaro, piacere nei beni materiali. Su ciò il cantautore vuole porre l’accento: sulla contemporaneità, sull’annichilimento dell’epoca contemporanea. Lungi dall’essere solamente figura negativa, il diavolo ha costantemente rappresentato nelle nostre esistenze anche il piacere sano della vita, incarnandosi, tuttavia, divenendo il corpo di tutto ciò che è piacere. In questo lavoro Di Bella, però ce lo presenta come la materializzazione di un certo nichilismo e dell’edonismo consumistico. Il diavolo striscia, è in una costante frizione con la nostra anima, crea solchi indelebili: non si può rinunciare al piacere dell’amore, della musica, dell’erotismo, ma il cantante ci ammonisce, bandisce un certo […]

... continua la lettura
Attualità

Intervista al regista Enzo Liguori

Dopo aver assistito alla conferenza stampa al Teatro Totò di Napoli  Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo, ecco l’intervista al regista Enzo Liguori riguardo al musical Scuola vs Bulli, uno spettacolo musicale che ha l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di bullismo. Questo interessante musical ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori, fa parte del progetto educativo che il Teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Il pubblico della conferenza stampa e del musical Scuola vs Bulli è formato soprattutto da teenagers, che hanno il vero potere di cambiare le cose. Scuola vs Bulli  – Intervista al regista Enzo Liguori  Questo musical è stato ideato per dare un importante contributo artistico-teatrale alla lotta contro il fenomeno sociale del bullismo che, purtroppo, è molto diffuso tra i teenagers soprattutto nelle scuole medie e superiori. Si tratta di un fenomeno aggressivo e complesso sia maschile che femminile, la cui causa principale è l’incomunicabilità tra i giovani, che sono diventati meno solidali e che si confrontano sempre di meno. I ragazzi e le ragazze parlano poco dei loro problemi (timidezza, obesità, scelte di abbigliamento differenti, problemi di deambulazione, insicurezze caratteriali) e questo sfocia in una forte aggressività. Il musical mette in evidenza quanto sia stupido compiere atti di bullismo e ci insegna a non colpevolizzare nessuno. Spesso sia il bullo che la vittima sono entrambi persone deboli e con scarsa autostima a causa dell’ ambiente sociale in cui si trovano a vivere.   Ecco le domande sottoposte all’ attenzione del regista napoletano Enzo Liguori: Da cosa nasce l’ idea di far recitare piccole scene di bullismo tratte dal musical Scuola vs Bulli nelle classi? L’idea nasce dalla voglia di coinvolgere attivamente gli alunni delle scuole, attraverso le incursioni teatralizzate, facendogli vivere una situazione che è al limite tra la finzione e la realtà, un’occasione che serva a scuoterli, a farli riflettere su un aspetto che spesso tendono a sottovalutare. Dall’ anteprima del musical si evince che il collaboratore scolastico ha un grande peso. Quale ruolo svolge e quanto è influente nell’ educazione dei ragazzi?  I collaboratori scolastici sono figure importanti per gli alunni, spesso veri e propri confidenti che accompagnano i giovani studenti durante tutto il periodo scolastico. I collaboratori scolastici sono figure di riferimento e supporto anche per il corpo docente che hanno un ruolo fondamentale nella formazione, non solo scolastica, ma soprattutto personale, degli alunni. I docenti saranno il ponte che collegherà gli alunni al teatro e a tutto ciò che il progetto “Pugno vs Pugno” prevede. Un ruolo delicato, quindi, che solo un docente è in grado di ricoprire. Durante il musical vi é un riferimento ai colori BIANCO E NERO. Cosa simboleggiano? “Bianco e Nero” è il brano più importante del Musical “Scuola vs Bulli” scritto da Giovanna Pignieri e musicato da Massimo D’Ambra con le coreografie di Ettore Squillace. Il Musical […]

... continua la lettura
Teatro

Poker con Francesco Montanari, una mano vincente al Teatro Sannazaro

“Poker” , l’opera teatrale di Patrick Marber, autore inglese noto anche per il suo lavoro di grande successo “Closer”, da cui è stato tratto anche un film hollywoodiano, è al Teatro Sannazaro dal 7 al 9 dicembre, con in scena Francesco Montanari e i ragazzi della Compagnia Gank per la regia di Antonio Zavatteri. “Poker” con Francesco Montanari: la mano o il giocatore? Prima di ogni altra cosa, c’è il giocatore. La mano, si, è fondamentale per la riuscita del punto, ma senza il giocatore, senza le sue qualità e il suo talento, persino due Assi diventano la peggior combinazione possibile. Questo lo vediamo spesso nel teatro come nel poker, dove ci ritroviamo spesso a constatare la bontà di un testo, di una interpretazione o di una dinamica regia, i quali presi singolarmente, senza l’armonia più totale tra tutte le parti chiamate in causa, rischia spesso di rivelarsi una delusione inaspettata, una buona partenza conclusa in malo modo. La versione di “Poker” presentata da Francesco Montanari al Teatro Sannazaro è messa in scena nella sua forma più originale e prima, scegliendo con saggezza di non cadere in una rivisitazione che avrebbe deprivato di molto la natura dell’opera. Non bluffano mai attori e regista, con una riproduzione italianizzata dove il “Check” è il “Passo” ma lasciano sapientemente quel gusto anglosassone all’opera, la quale potrebbe essere adattata ovunque, ma mai bene come in un sottoscala di un locale trendy della City. Questo dualismo, queste due facce della stessa realtà che si combinano e alternano il giorno e la notte, mettendo in luce le ombre dei rapporti quotidiani. La subordinazione come quella tra Capo e Dipendente, tra Padre e Figlio, o Figlio e Padre a seconda dei rapporti, viene qui messa in mostra e, al contempo, in gioco come ogni altra cosa. Come la vita stessa. Opta la regia per un coinvolgimento non estremizzato, per una trasformazione e una guida degli attori il più naturale possibile e lo fa con intelligenza poiché a questi attori, veri e unici artefici del successo, non c’è molto da dire, visto la loro capacità di tenere alta l’attenzione e di non lasciare mai cadere il punto. A loro vanno concessi il plauso e l’attenzione maggiore. Possiamo quindi giocare d’azzardo pure noi, seppur conoscendo bene già le nostre carte, e dire che al Teatro Sannazaro c’è una buona mano in scena, la quale non va foldata con facilità, ma seguita e sponsorizzata.

... continua la lettura
Teatro

Serena Autieri torna all’Augusteo con #LaSciantosa – La prima influencer

Serena Autieri torna al teatro Augusteo di Napoli dal 7 al 16 dicembre con “#LaSciantosa – La prima influencer“, in un’edizione nuovissima, che si avvale dell’appassionata partecipazione del pubblico per dare vita ogni giorno, sulla scena, a qualcosa di diverso, un one woman show più che mai coinvolgente, che porta sul palco dell’Augusteo le canzoni senza tempo della tradizione napoletana e lo trasforma in un Cafè-Chantant, dove Serena Autieri si esibisce, nel ruolo della Sciantosa, accompagnata dalla Serendipity Orchestra, diretta dal maestro Enzo Campagnoli, e dal talentuoso ballerino Alessandro Durso. Uno spettacolo che celebra la figura della sciantosa, la femme fatale dei cafè-chantant che ammaliava il pubblico con la sua voce e la sua bellezza tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto, nella celebrazione della grande canzone classica napoletana, celebra Napoli e la sua magia, la sua forza e il calore del suo popolo. Elvira Donnarumma, La Sciantosa di Serena Autieri Il coinvolgente spettacolo in musica porta in scena, attraverso le più conosciute canzoni della tradizione musicale napoletana, la storia di privazione, emancipazione ed infine successo di Elvira Donnarumma, detta “Capinera” per la sua folta chioma nera, una delle sciantose più famose di tutti i tempi, regina dei cafè-chantant che ottenne la stima di Eleonora Duse e Matilde Serao e alla quale Serena Autieri presta la voce, interpretandone, con la sua grinta e il suo entusiasmo, tutta la forza e la voglia di vivere, seguendone la carriera artistica, i sogni, le speranze, le ambizioni ed i sacrifici. E, nel seguire la carriera di Elvira Donnarumma e delle altre più o meno celebri sciantose, del Salone Margherita così come del piccolo locale di periferia decisamente più equivoco di un cafè-chantant, Serena Autieri, in una performance coinvolgente e con grandi effetti di spontaineità garantiti dai siparietti con l’orchestra e il ballerino-macchietta Alessandro Durso, regala al pubblico le atmosfere della Napoli di inizio Novecento attraverso classici che fanno cantare, divertono, emozionano e commuovono, non diversamente da quanto doveva accadere nei locali dell’epoca: “I’ te vurria vasà“, “Guapparia“, “Cumme facette mammeta“, “Lilì Kangy“, “Santa Lucia luntana“, “O’ surdato ‘nnammurato“. Una Serena Autieri instancabile, bellissima ed in piena forma, totalmente calata nella parte e assolutamente a suo agio, che dà prova di divertirsi assieme al pubblico e lo coinvolge, scendendo a più riprese tra la gente ed invitando gli spettatori a prendere parte al canto e alle coreografie accanto a lei, sul palco, come lei stessa afferma a proposito dello spettacolo di Vincenzo Incenzo: “È sempre emozionante interpretare la Sciantosa, un personaggio a cui sono molto legata e che mi fa sentire connessa alle mie radici. In particolare, Elvira Donnarumma fu emblema di femminilità e di una sensualità sana che va valorizzata. La Sciantosa, nella sua accezione più positiva, è un modello di donna che ammiro e che reputo molto attuale per la sua capacità di influenzare mode e costumi. Questo ruolo mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di crescere artisticamente. Oggi sono una sciantosa più consapevole, felice di godere dello spettacolo […]

... continua la lettura
Recensioni

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini di Napoli. Fronte del porto, diretto da Alessandro Gassman, approda al Teatro Bellini di Napoli dal 6 al 25 novembre, incastonandosi in una stagione ricca di grandi nomi, spettacoli originali e riscritture di grandi classici. Dopo il successo straordinario di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, Gassman dirige ancora una volta Daniele Russo, in una storia di contaminazioni, riadattamenti e fusione tra cinema e teatro. L’opera, riadattata per il teatro da Enrico Ianniello, ha il proprio impasto originario in una storia dell’americano Budd Schulberg, a sua volta ispirata da un’inchiesta giornalistica su cui si imperniò la sceneggiatura del film di Elia Kazan, chiamato appunto Fronte del porto (On the waterfront), che vinse otto Oscar nel 1954. Un lavoro certosino di scatole cinesi, di matrioske e continui rimandi, che affonda le radici in America e che arriva a toccare le coste di una Napoli di quasi quarant’anni fa, battuta dal vento e dalla miseria. Il porto di Napoli consanguineo del porto di New York, in un legame sotterraneo che attraversa l’oceano e arriva fino al nucleo pulsante e intimo di un’umanità in apnea di giustizia e libertà. L’apnea di un’umanità che si affastella in una selva oscura di capannoni, magazzini, container e grosse navi, in cui l’inferno ha la puzza del sudore dei lavoratori con le mani spellate e il respiro mozzato. Dalla condizione dei lavoratori americani fino al dramma di figure napoletane che sembrano riaffiorare da un bestiario medievale o da un passo biblico, perché l’eccellenza degli attori -Daniele Russo in primis- ha qualcosa di spirituale, disperato e animalesco che colpisce lo spettatore nel nervo più scoperto tra il cuore e l’ombelico. Sì, Fronte del porto approda al Teatro Bellini, e mai verbo fu più indicato, perché la prima sensazione che si prova, confondendosi in platea, è quella di trovarsi esposti al freddo e alla durezza delle banchine di un porto, più che seduti comodamente su poltrone di velluto. E gli effetti scenici e i giochi di luci rendono la scenografia una vera e propria succursale di un porto: onde che increspano il palco, l’orizzonte del mare mattutino, il grigiore dei capannoni per il rimessaggio, i piazzali di cemento. Non manca anche la riproduzione fedele dei vicoli napoletani, delle insenature che si aprono a ogni traversa della città, del perimetro delimitato tra un vascio e un balcone coi panni stesi: tutti gli habitat dove brulica il bestiario sono riprodotti fedelmente, in un connubio tra cinema e teatro che regala, a volte, la curiosa e alienante sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo. Fronte del porto, la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni Ottanta, vessati e ingoiati da un sistema malavitoso: i personaggi e le dinamiche dello spettacolo Il tocco della regia di Gassman è tangibile e vivido fin dall’inizio, e si ha il conforto di una narrazione lineare, ordinata e coerente: la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni ’80 è introdotta dalla storia di Giuseppe Caruso, […]

... continua la lettura
Comunicati stampa

Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019

Il 31 ottobre si è tenuta la presentazione stampa del nuovo cartellone – stagione teatrale 2018/2019 – del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 L’offerta del cartellone della stagione 2018/2019 del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli è – come del resto di consueto – molto ricca e variegata; ci sarà – come novità di quest’anno – una sezione teatrale dedicata ai bambini (“La lanterna magica”), oltre a laboratori e spettacoli vari (suddivisi fra spettacoli in abbonamento, a loro volta tripartiti in tre sezioni – “Il Teatro Rinnovato”, “I Teatri Comici”, “Il Teatro in Musica”, “Il Teatro Danza” – di vario interesse e in spettacoli fuori abbonamento) ed a una sezione radiofonica. Sui laboratori ospitati al Nuovo Teatro Sancarluccio, si ricordano i corsi sulle tecniche di recitazione del dramma antico, a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum (con sede distaccata al Nuovo Teatro Sancarluccio e la cui direzione artistica è affidata a Sarah Falanga; per informazioni: [email protected]), e i corsi del laboratorio cinematografico e teatrale permanente, a cura della Falegnameria dell’attore (diretta da Gigliola De Feo; per informazioni: rivolgersi al Nuovo Teatro Sancarluccio); continuerà, poi, il rapporto fra Onda Web radio e il Nuovo Teatro Sancarluccio, con lo spazio radiofonico Onda Web Radio Live, in cui verrà dato spazio agli artisti che si esibiranno poi al Sancarluccio. Un cartellone, dunque, ricco, variegato, interessante, in cui muoversi scegliendo attività e spettacoli in linea con le proprie corde. Nuovo Teatro Sancarluccio: la stagione 2018/2019 in dettaglio Sezione “La lanterna magica” (teatro per l’infanzia): Storia di uno schiaccianoci, Compagnia Il Teatro nel Baule (debutto nazionale), liberamente tratto da Lo schiaccianoci, Progetto Vincitore del Bando Residenze Mu.d. di Teatri Associati, da un’idea di Simona Di Maio, regia e drammaturgia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio, con Luca Di Tommaso e Simona Di Maio (23 dicembre 2018); Un mare di desideri, Compagnia Trasformazione Animata Spettacolo + laboratorio, favola animata di Ciro Arancini e Claudia Riccardo (6 gennaio 2019); Le briciole di Pollicino, Compagnia BabaJaga, spettacolo di teatro d’attore e narrazione liberamente tratto dalla fiaba di Charles Perrault, Menzione speciale Premio Nazionale di Teatro Ragazzi “Otello Sarzi” 2015 per lo stile garbato della narrazione e per l’essenzialità dei materiali scenici derivati direttamente dalla natura, di e con Chiara Tabaroni (3 febbraio 2019); Dov’è finito il principe azzurro, Compagnia Il Teatro nel Baule, di e con Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli (10 marzo 2019); Liombruno, il mondo delle favole, di Italo Calvino, con Francesco D’Atena, Daniele Dono, Maria Elena Lazzarotto, Gilda Sacco, musiche Maria Elena Lazzarotto, regia  Francesco D’Atena, Maria Elena Lazzarotto (28 aprile 2019); I racconti di Fernando, Teatro Bertolt Brecht, Incubi, lazzi e sogni di Cetrulo Pulcinella, di e con Maurizio Stammati, burattini di Carlo De Meo (19 maggio 2019). Sezione “Il Teatro Rinnovato”: Mamma Mà!, di Massimo Andrei con Daniela Ioia per la regia di Gennaro Silvestro (22 novembre 2018); Io sono Claudia, scritto e diretto da Eduardo Cocciardo coprotagonista della rappresentazione insieme ad Anna Monti e Salvio di […]

... continua la lettura
Teatro

Stand-Up Comedy, Saverio Raimondo al Piccolo Bellini

Saverio Raimondo diverte con la sua irriverenza il pubblico del Piccolo Bellini La Stand-Up Comedy di Saverio Raimondo approda al Piccolo Bellini. Il genere, di derivazione anglosassone, ha conosciuto un’evoluzione importante in Italia negli ultimi anni. Moltissimi club e teatri riempiono i propri spazi con una forma peculiare di cabaret che appassiona sempre più persone. Il pubblico napoletano ha così conosciuto colui che probabilmente è il maestro della Stand Up nel nostro paese, Saverio Raimondo. “Il miglior satiro attualmente in Italia”, “l’unico stand up comedian italiano che sembra vero”, alcune delle definizioni che gli sono state date. Il one man show del comico, nato a Roma nel 1984, diverte e incanta il pubblico del Piccolo Bellini. Nel salottino posto al piano di sopra della più nota platea sottostante, il monologo di Saverio Raimondo intrattiene i presenti per un’ora e mezza. Lo spettacolo segue i canoni del genere. Assenza della quarta parete, scenografia praticamente assente. Sul palco c’è uno sgabello, un microfono e Raimondo che riempie il vuoto con i suoi racconti, le proprie ansie, senza mancare di qualche attacco satirico qua e là. Lo spettacolo fila via piacevolmente. Saverio Raimondo esibisce senza pudore tutte i propri difetti, le proprie angosce e paure. Lo spettatore può facilmente immedesimarsi in quei piccoli vizi che sono tipici di ogni essere umano. Non mancano attacchi personali, come all’attore Benedict Cumberbatch o ai politici del nostro tempo. Raimondo analizza vere e propri campi semantici, dalla democrazia alla sessualità, dalla tecnologia al denaro, mostrando il ridicolo che c’è in ogni manifestazione umana. One man show dello stand up comedian al Piccolo Bellini Lo stand up comedian alterna così battute folgoranti, riflessioni ironiche, aneddoti personali, il tutto in uno stile particolare. Difficilmente riconducibile alla comicità italiana, ma che anzi si rifà senz’altro a quella anglosassone, come vuole la stand up. Il rapporto con il pubblico, che pure non interviene direttamente, è così estremamente disinvolto, i tempi sono sincopati, il corpo del comico diviene parte integrante dello spettacolo. La faccia “di gomma” di Raimondo diverte il pubblico del Bellini a più riprese. Si passa così da una comicità demenziale a una riflessione amara, ma affrontata pur sempre con l’ironia tipica del genere. In particolare divertono gli aneddoti personali del comico, assurdi e quasi “fantozziani” verrebbe da dire.  Sul palco emergono così i suoi conflitti interiori, dalla paura del volo al proprio rapporto con l’ansia. Temi universali, grazie a cui lo stand up comedian crea un rapporto di totale intimità con il pubblico. Il satiro spezza a più riprese il ritmo con la propria comicità dissacrante, ma a più riprese sembra di assistere a una seduta collettiva di psicoterapia. Come da canone del genere satirico, Raimondo oltre a intrattenere meramente gli spettatori vuole fare così riflettere. La comicità così demolisce e scompone le ipocrisie e i tabù del nostro tempo. Saverio Raimondo è stato così il primo ospite di una vera e propria stagione di stand up comedy. Gli amanti del genere potranno infatti assistere nei prossimi mesi ad una vera e propria rassegna negli spazi intimi […]

... continua la lettura