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I semi dello sterminio, al TIN | Recensione

I semi dello sterminio, al Teatro TIN | Recensione

I semi dello sterminio (HH – Heinrich Himmler i semi dello sterminio) porta un’analisi comparata sul nazismo al Teatro Instabile di Napoli.

Adolf Hitler, Claus Schenk von Stauffenberg e Heinrich Himmler: i tre mostri del nazismo

Il 28 febbraio 2025 è andato in scena al Teatro Instabile nel cuore di Napoli I semi dello sterminio (HH – Heinrich Himmler i semi dello sterminio), uno spettacolo tratto dalla Trilogia del male di Antonio Masullo per Argento Vivo Edizioni, con la direzione di Gianni Sallustro. Sul palco quest’ultimo insieme agli attori dell’Accademia Vesuviana dell’Arte e del Cinema: Francesca Fusaro, Tommaso Sepe, Vincenza Granato, Roberta Porricelli, Noemi Iovino, Maria Crispo, Stefania Vella, Lea Romano e Alessandro Cariello. Alla fine, è stata espressa la volontà di replicare la pièce il 25 aprile, una giornata tanto più significativa e simbolica.

I semi dello sterminio, viene riadattato da Gianni Sallustro teatralmente seguendo tre blocchi, ciascuno dei quali analizza un mostro – questa la parola utilizzata dichiarando già l’intento ideologico nel volere portare avanti lo spettacolo – del nazismo, uniti da intermezzi di spiegazione e narrazione di Antonio Masullo. Sono esaminate le figure di Adolf Hitler, Claus Schenk von Stauffenberg e Heinrich Himmler, cercando di risalire non soltanto alle loro terribili ideologie bensì anche a un’intimità (se così può essere definita) che li ha portati a tali estremi.

I semi dello sterminio: la ricerca sull’Occulto del nazismo

Elemento chiave di questa disumana pagina storica messa in scena da I semi dello sterminio è un legame che pare il nazismo abbia avuto con certe credenze esoteriche. La rappresentazione di Sallustro sceglie di racchiudere i tre testi di Masullo sull’Olocausto e l’esoterismo nazistaShoah-La cintura del MaleMafalda di Savoia-La perla di Buchenwald – I sette giorni e Maria Orsic – L’ultima verità del Male – Diario di una medium nazista.

Secondo l’analisi comparata posta da I semi dello sterminio, risulta molto chiara la componente ideologica insita nei nazisti. Oltre le orrende gesta disumane compiute, ciò che sconcertato e interessato storici, filosofi e ricercatori – si pensi anche alla Banalità del male, di Hannah Arendt, citato durante la pièce – è stata la l’atroce capacità di creare un impatto ideologico, appunto, totalizzante e irreversibile. Un qualcosa che prima ancora di interessare i cittadini, ha coinvolto la psiche di quegli stessi leader malvagi.

Storia e memoria, il teatro come spazio per non dimenticare

I semi dello sterminio, scritto da Masullo e rappresentato da Sallustro, restituisce al pubblico l’importanza della memoria. In un mondo che ad oggi si sente ancora parlare di determinati orrori, di violenze perpetrate nei confronti di altri essere umani, di genocidi, di desideri ideologici di conquista e di guerre, pare che ci si sia dimenticati degli insegnamenti che purtroppo la storia ha reso. Allora, è ancor di più fondamentale ritornare a un esame di coscienza circa il ruolo che deve avere la memoria nella storia, una sintesi che va accolta e non ripudiata.

Se il teatro ha un valore finanche e soprattutto sociale, I semi dello sterminio esprime ricorda la necessità forte di non abbandonare ciò che è stato solo perché passato. I “corsi e ricorsi della storia” sono vivi, molto più di quanto si possa immaginare, benché in forme storiche diverse. Dunque, lo spettacolo si fa portavoce di questo bisogno di memoria e di storia, talvolta supera le esigenze sceniche e dà spazio a indagini e narrazioni storiche di fondamentale insegnamento.

Fonte immagine: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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