Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Musica

Compilation Eroica #3, Enzo Savastano e Scarlet

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi presentiamo due singoli ricchi di energia e suadente passionalità, passando da Enzo Savastano, che ormai si sta consolidando come un idolo discusso del web, alla giovane e promettente Scarlet. Compilation che sanno di Enzo Savastano Come magari avrete già intuito dal titolo dell’articolo, questa volta, a prendersi la scena, è l’indiscusso maestro neomelodico Enzo Savastano, esperto possessore delle antiche tecniche del “gagaga” e “vavava”. Savastano ci regala una perla di inestimabile valore, una canzone pregna di viscerale passione, una storia strappa lacrime densa di malinconia. Il maestro ci racconta della sua travolgente relazione con l’eroina dei pomeriggi targati Canale 5: Barbara D’Urso. Attraverso il suo solito sound elegante e ricercato, impreziosito anche dal virtuoso assolo di chitarra di Alex, prende forma la cocente delusione di Enzo Savastano, abbandonato precocemente da Barbara, partita per Milano per inseguire il sogno di diventare una showgirl. È però un amore non ancora domo, la cui fiamma non smette di bruciare impetuosamente. Un amore che torna tutti i pomeriggi a bussare prepotentemente alle porte del cuore di Savastano che non l’hai mai dimenticata, nonostante il suo amore galeotto con Maria Teresa Aruta. “Voglio un cuore che sappia di cuore/ Un amore che sappia d’ amore/ Voglio un altro di quei pomeriggi che sanno di te” Compilation Eroica #3, Demon di Scarlet Dalle atmosfere allegre e spensierate di Enzo Savastano facciamo una decisione inversione di genere e passiamo al sound rock graffiante dell’artista campana Rossella Sicignano, in arte Scarlet. Demon, pubblicato il 4 Marzo, è un singolo che ha anticipato Wonder, il primo album (interamente in inglese) della rocker pubblicato il 26 Marzo dall’etichetta discografica salernitana Luma Records. Il brano si presenta come un sapiente connubio tra sonorità elettroniche e altre più prettamente “rock”. Inizia in sordina, crescendo lentamente per poi culminare nel ritornello con dei potenti riff di chitarra. È un brano avvolto da un fascinoso malessere, una solitudine che diventa un male difficilmente estirpabile. Opprimente ma, a volte, paradossalmente necessario per andare avanti. “you are my sweet death on a cold floor/ you are my fuckin’ drug, you’re my overdose/ you are a dirty lover to me/ you are my demon.”

... continua la lettura
Interviste

Intervista a Gabriele Finotti, leader e fondatore dei Misfatto

Una storia lunga più di 30 anni fatta di sperimentazioni musicali, festival e libri. Di chi parliamo? Parliamo di Gabriele Finotti e della sua rock band Misfatto con la quale, lo scorso 19 Gennaio, ha pubblicato il suo ultimo album, L’uomo dalle 12 dita edito dall’etichetta discografica Orzorock Music. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui ripercorrendo, tra le tante cose, la storia della sua band. Ecco a voi. L’intervista al leader della band hard rock i Misfatto Come nascono i Misfatto? Potresti raccontarci qualcosa di ogni vostro album ? I Misfatto sono nati nell’87, io trent’ anni fa avevo 15 anni. In una cantina dei sobborghi della provincia di Piacenza, a Gragnano Trebbiense, vicino al fiume Trebbia, il fiume caro a Hemingway. Io sono l’ultimo dei fondatori rimasto, gli altri non suonano più. L’ultimo è stato Alessandro Chiesa che ha smesso nel 2011. Tra il ‘90 e il ‘93 abbiamo fatto uscire tre demotape che erano a tutti gli effetti degli album, però, non sono inclusi nella discografia ufficiale perché, fondamentalmente, a quel tempo, fare l’album ufficiale significava far uscire o un CD, che era un miraggio, o un vinile. La spesa era veramente esagerata, serviva proprio un produttore: erano altri tempi. Arriviamo al ’97 con il primo disco ufficiale La fine del giorno (Audiar), un disco rock/hard rock in italiano. Sono presenti canzoni che tutt’ora eseguiamo dal vivo come Prima che ritorni il sole e Lentamente. Nell’originale fisico- non c’è sul web- era presente anche una prima bozza di Ossessione che è diventata ora Ossessione Baudelaire. Nel 2000 Misfatto che abbiamo registrato in un mese in un agriturismo di Arezzo. È un album che ha avuto una realizzazione di master non felicissima però ne andiamo comunque fieri. Nel 2005 abbiamo pubblicato Invisible e nel 2008 è uscito il libro cd Caos Duemila a mio nome. È stato il mio primo libro. Nel 2011 Undici Eroi Morti, un disco al quale tengo molto perché ha avuto la direzione artistica di Lorenzo Poli che, dal 2010 all’anno scorso, è stato il bassista ufficiale dell’orchestra di Sanremo e adesso è il bassista del trio Renga, Nek e Pezzali. Poi nel 2012 è uscito il nostro unico vinile in discografia ed è infatti un oggetto di culto tra i nostri non numerosi fan: Eleven Dead Heroes, la trasposizione in inglese del disco precedente. Nel 2014 esce Heleonor Rosencrutz e l’anno successivo Rosencrutz is dead. Sono due album che prendono spunto dal mio secondo libro La chiesa senza tetto- 35 sogni a Lisbona. Sono dei concept-album dove si delinea già quello che poi è lo stile al quale siamo arrivati con L’uomo dalle 12 dita. Ovvero un crossover di generi dal pop al rock, dal prog al grunge che però poi sfociano in quello che è il nostro stile: rock a due voci con delle chitarre pungenti e dell’elettronica che si avvicina all’era moderna. L’uomo dalle 12 dita è uscito quest’anno e ci ha occupato tutto il 2017. Ha avuto il mix finale […]

... continua la lettura
Interviste

Si vuole scappare, Eugenio Sournia racconta i Siberia

Si vuole scappare è il secondo album dei Siberia pubblicato il 23 Febbraio da Maciste Dischi. Dopo il buon successo riscosso nel 2016 con In sogno è la mia patria, la band livornese ritorna con il suo sound new wave raccontandoci, attraverso le loro canzoni, il senso di una realtà, quella attuale, precaria e instabile che si affaccia al futuro titubante, ancorata alle ormai fievoli certezze del passato. Per l’occasione abbiamo intervistato Eugenio Sournia, voce del gruppo, che, insieme a tante altre cose, ci ha raccontato della storia e del messaggio della loro musica. “Io penso che il dolore sia quel qualcosa che faccia scattare un po’ la molla a chiunque intraprenda un percorso creativo. Quando si crea qualcosa, c’è sempre un tentativo di combattere il nulla. Colui che scrive è sempre qualcuno che vuole aggiungere qualcosa, non vedo mai nelle mie canzoni, anche quelle più apparentemente negative, una volontà di ritrarre un fenomeno negativo. Le mie canzoni penso che abbiano sempre offerto un ‘seme’ per individuare una via di fuga”. Ecco a voi. Si vuole scappare, intervista a Eugenio Sournia Come nascono i Siberia? L’inizio è stato nel 2010 con il nucleo originario e la scelta del nome, ma direi che il progetto Siberia vero e proprio nasce nel 2014 con i tre quarti dei componenti attuali. Veniamo tutti da una città abbastanza piccola come Livorno di centocinquantamila abitanti, quindi alla fine chi suona finisce per conoscersi di persona. Semplicemente c’eravamo io e il mio batterista, amici fraterni, poi abbiamo coinvolto altre due persone che sembravano affini dal punto di vista musicale. La scelta del nome non ha a che vedere con i Diaframma ma a che fare con le atmosfere del libro Educazione Siberiana di Nicolai Lilin. Come riportate nella vostra musica queste atmosfere del libro? Mi correggo: è stato ispirato dalla lettura del romanzo di Nicolai Lilin. Al tempo stesso non vuole essere una trasposizione di quelle atmosfere o di quell’immaginario. Siberia evoca da una parte un immaginario freddo, riflessivo e introspettivo dall’altro, foneticamente, è una parola che tende a rimanere in mente. Tra l’altro ha il vantaggio di non evocare immediatamente una lingua di appartenenza perché, comunque, si dice più o meno allo stesso modo in francese, in italiano, in inglese… Ha un nome, come dire, che si spende bene in tutti contesti. Quando ci siamo accorti che esisteva un album dei Diaframma, uno dei più importanti della new wave italiana, da una parte siamo stati contenti che esistesse questo rimando, dall’altra meno. Diciamo che da allora siamo costantemente accusati di “derivatività”. Basta però ascoltare qualche canzone per capire che, sicuramente i Diaframma sono presenti fra i nostri ascolti, l’ambizione è fare qualcosa di diverso. Nel 2015 avete partecipato a Sanremo Giovani, cosa puoi raccontarci di quest’esperienza? Avete mai pensato di riprovarci? Sanremo è stata una cosa che è giunta un po’ come un fulmine a ciel sereno. Tra l’altro, all’epoca, l’etichetta Maciste Dischi, che è la nostra etichetta fin dall’esordio, non aveva ancora questa visibilità […]

... continua la lettura
Interviste

Intervista a Mattia Del Forno de La Scelta

Durante una piacevole chiacchierata telefonica, Mattia Del Forno ci racconta così il nuovo album de La Scelta Colore Alieno (Artist First) pubblicato il 10 Novembre 2017: “Il messaggio che noi vogliamo dare con la nostra musica è un messaggio di contaminazione e mescolanze, anche con altri artisti. Tutto questo dà vita a un multicolore che, attraverso gli arrangiamenti e i live, esce ben fuori ed è una caratteristica fondamentale de La Scelta. Se parliamo di messaggio ti posso dire che sono tutti brani che affrontano tematiche, come l’amore o l’amicizia, nella maniera più semplice ed essenziale. In un mondo così saturo volevamo dare un ritorno all’origine, un ritorno alle cose semplici. Reagire a questa realtà e ritrovare se stessi, non subendo questo mondo che molte volte ci vuole tutti un po’ omologati e simili. Ritrovando ogni giorno la nostra unicità.” Un album, quello di Mattia Del Forno, pubblicato quasi dieci anni dopo il loro primo lavoro discografico Il nostro tempo, contenente l’omonimo brano con il quale si piazzarono secondi nell’edizione di Sanremo del 2008. Abbiamo parlato di questo ma di tanto altro ancora, come la loro ormai consolidatissima partnership artistica con Ron con il quale condividono il palco da diversi anni, per il quale Mattia ha scritto l’album La forza di dire sì e il brano L’ottava meraviglia presentata dal cantautore nell’edizione del 2017 di Sanremo. Mattia Del Forno, l’intervista Com’è nata La Scelta? La Scelta è nata nel 2003 però già ci conoscevamo: siamo amici e proveniamo dallo stesso quartiere. Ognuno di noi suonava con gruppi diversi e ha fatto esperienze diverse. A un certo punto ci siamo trovati e abbiamo cominciato a scrivere delle canzoni inedite e, appunto, ci siamo un po’ “scelti”. La genesi del nome deriva dal fatto che abbiamo fatto questa “scelta” di proseguire questo cammino tra di noi e, soprattutto, di iniziare un percorso di musica inedita. Abbiamo iniziato a registrare delle prime cose in casa e, piano piano, abbiamo creato tutto questo ambaradan di band che ci portiamo fino a oggi dietro. Nel 2008 avete partecipato a Sanremo con il brano “Il nostro tempo” classificandovi secondi nella categoria giovani. Cosa puoi raccontarmi di questa esperienza? Abbiamo provato le selezioni di Sanremo diverse volte, almeno tre, poi fortunatamente nel 2008 Baudo scelse la nostra canzone perché comunque conteneva un messaggio ancora attuale. Stiamo parlando di un brano che era un po’ una fotografia multiculturale della nostra società. Quindi presentammo il pezzo e, addirittura senza casa discografica perché avevamo una piccola etichetta indipendente di Roma, ci fece partecipare all’ultima selezione. Andò bene e partecipammo a questo grande festival. Ci fu un grande riscontro da parte degli addetti ai lavori e del pubblico, ci piazzammo secondi e vincemmo il premio AFI. Fu una bellissima esperienza per una piccola band giovane come la nostra che, per la prima volta, si affacciava al mondo discografico. Ancora adesso ci lascia tante cose belle dentro. Speriamo di ritornarci. Quando contate di ritornarci? Ma guarda adesso dovremmo partecipare nella categoria più avanzata, quella […]

... continua la lettura
Napoli & Dintorni

Lettere a mia figlia di Giuseppe Nuzzo, Pulcinella Editore

Lo scrittore e regista Giuseppe Nuzzo lo scorso 9 Marzo ha presentato alla Feltrinelli di Pomigliano D’Arco il suo libro Lettere a mia figlia, edito da Pulcinella Editore. Perdere la memoria Siamo fatti di ricordi, desideri, emozioni e sogni. Siamo il frutto di ciò che abbiamo fatto e di ciò che siamo stati ma tutto questo ha durata limitata, è destinato a concludersi a causa della finitezza dell’esistenza, come ben tutti sappiamo. Si può però essere privati della “vita” ancora prima del suo epilogo, si può rimanere impassibili e inermi davanti allo sgretolarsi della propria identità mentale, mentre tutti i nostri organi continuano imperterriti la loro attività: si può contrarre l’Alzheimer. Cambiare punto di vista con il racconto di Giuseppe Nuzzo L’Alzheimer è una sindrome neurodegenerativa dagli effetti devastanti che causa, tra i tanti sintomi a essa connessi, la perdita di memoria. A questa malattia non è ancora stata trovata una cura risolutiva e, come ci racconta il giovane regista opprime seicentomila persone in Italia e venticinque milioni in tutti il mondo. Sempre come racconta Nuzzo “una persona senza memoria è una persona che non ha più nulla da raccontare” ma è proprio dal capovolgimento di questo assunto che nasce il suo lavoro. L’autore punta infatti a concentrare l’attenzione sul “malato” che cerca di spiegare, attraverso una lunga e interminabile lettera, la sua malattia alla figlia; per far sì che non sia l’“oggetto” della narrazione ma che sia lui il protagonista del racconto e che la storia sia narrata dal suo punto di vista. Un’operazione dunque volta a restituire dignità a tutte quelle persone che combattono questa infausta battaglia. Lettere a mia figlia di Giuseppe Nuzzo, un progetto di duplice natura  Edito da Pulcinella Editore e prodotto da Pulcinella Films con Paradise Pictures, Lettere a mia figlia comprende sia un libro che un dvd con un cortometraggio interpretato da Leo Gullotta che ha anche scritto la prefazione del libro. Come ci racconta Giuseppe Nuzzo, è un progetto di duplice natura per cercare di arrivare a quante più persone possibili, per cercare di far conoscere questo tema troppo spesso sottovalutato. Il tutto nasce da una sua esperienza personale in seguito sviluppata con uno scrupoloso lavoro, suo e della sua troupe, di ricerca e di consultazione di numerosi medici ed esperti; cercando in questo modo di rimanere quanto più possibile credibili e vicini alla realtà. Per l’occasione, a causa di motivi tecnici, non è stata possibile la proiezione del corto. Mancanza alla quale si è compensato con la lettura di alcune parti del libro da parte delle allieve dell’Università del Cinema di Acerra, di cui il regista è direttore. Alla presentazione hanno inoltre partecipato anche alcuni esperti del settore, tra i quali la dottoressa Caterina Musella, presidente dell’AIMA (Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer) che ha illustrato, senza mezzi termini, il preoccupante e inesorabile propagarsi di questa patologia che miete sempre più vittime e che si sta diffondendo anche tra persone relativamente giovani; e le terribili conseguenze subite non solo dai malati ma anche […]

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica #2: Luk (Sage Audio) e Viern dei Romito (Soundfly)

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questa volta la scena se la prendono due singoli di due nuovissimi progetti musicali. Viern dei Romito Pubblicato l’otto Febbraio per l’etichetta Soundfly, Viern è il singolo di debutto dei Romito, una formazione tutta partenopea, formatasi recentemente, che riunisce al suo interno musicisti già conosciuti nel panorama musicale campano: Vittorio Romito, Andrea Pasqualini (Le Strisce), Carlo De Luca (Scarlatti Garage), Dj Nicola Papa e Walter Marzocchella. Coadiuvati dalla produzione artistica di Massimo De Vita (Blindur) e accompagnati da un videoclip girato da Alessandro Freschi, i Romito danno vita a un brano in cui il dialetto napoletano si unisce a interessanti sonorità indie folk. Un racconto di un inverno, “Viern”, che non è solo uno stato climatico ma anche una vera propria condizione emotiva: fredda e solitaria. «Vierno è turnato/ nu”mme ascarfa chi ‘o sole/ Chi è longa ‘a notte/ e cchiù è forte ‘a paura» Non è il momento di Luk Luk, progetto musicale di Enzo Colursi, ha fatto il suo esordio nel 2017 con il brano La linea d’orizzonte e ora ritorna con un nuovo singolo Non è il momento, pubblicato il 5 Febbraio. Affiancato anche lui dalla produzione artistica di Massimo De Vita e da un videoclip firmato Alessandro Freschi, Luk continua il suo percorso tra la canzone d’autore e la musica elettronica mostrandoci, anche questa volta, una certa sensibilità nella sua penna. Una profondità non certo usuale e comunemente riscontrabile nel panorama musicale emergente, ma anche in autori più conosciuti e elogiati. Un lungo monologo, un soliloquio dall’incredibile carica introspettiva. Rabbia e rancore crescono all’unisono con la musica. Non sempre il “bello” è frutto di armonia o di serenità, delle volte anche il tormento e la dannazione possiedono una certa “bellezza”, un certo fascino. E questo è sicuramente è uno di quei casi. Si viene subito rapiti da questo brano, fin dai primissimi secondi. Il testo appare un po’ come una serie di codici e immagini da decifrare, impossibile, forse, afferrarne il senso a un primo ascolto ma meglio così. Meglio ascoltarlo più e più volte per penetrare sempre più a fondo questa tormentata ma seducente canzone di Enzo Colursi. «E si direbbe che insultarti non è buona educazione/ Che le tue forme sono causa del disordine sociale/Dei miei problemi per dormire/ Il tuo buonsenso andato a male/ E si direbbe che ogni tanto le mie scuse sono buone/ Che l’ossessione in fondo è solo un altro modo di pensare/ Che le mie forze siano vere/ Che la tua faccia sia un errore.»  

... continua la lettura
Musica

I May Gray e il loro Ritorno al sereno

Dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del loro primo album Londra nel Giugno 2015 e tante esperienze tra contest e palchi, il trio emiliano dei May Gray ritorna-perdonatemi l’imminente ridondanza- con Ritorno al sereno. Un nuovo punto di partenza per i May Gray Pubblicato il 26 Gennaio per Manitalab/Private Stanze con la distribuzione curata da Audioglobe, questo album segna un’inversione di tendenza rispetto al precedente lavoro. Dal tema del viaggio, vissuto come un’esigenza interiore dovuta a una tormentata necessità di evadere e scappare, si passa a un’introspezione più pacata e serena, emblema di una ritrovata fiducia con se stessi. Una fiducia ritrovata grazie all’influsso di nuove energie positive. Energie nitide e solari come quel bel sole disegnato con un pastello giallo sulla copertina dell’album. Dal punto di vista musicale, invece, il percorso dei May Gray procede senza interruzioni e ripensamenti, approfondendo e rinvigorendo il sound rock che da sempre li contraddistingue. Un sound energico, graffiante, ispirato ai loro idoli, i Foo Fighters, che non disdegna nei ritornelli linee più melodiche e meno strepitanti. Ritorno al sereno, l’album Il viaggio per riconquistare la serenità- che potrebbe ricordare Return to Serenity dei Testament, brano probabilmente conosciuto dal trio- parte da Camilla. In crescendo, come un fuoco che cresce a poco a poco, prende forma il sound graffiante dei May Gray che procede con poche variazioni- forse troppo poche- nel passaggio da un brano all’altro. Dopo Camilla abbiamo Testa in tasca e In un altro mondo. Sempre centrale il tema della riconquista della serenità che si prospetta sempre come uno slancio verso un futuro più radioso e luminoso, rivolgendo le spalle a un passato che invece appare decisamente più cupo e tenebroso. Nel quarto brano Tracciare una via (100 cose), la band inverte decisamente la rotta. È infatti una traccia con una carica introspettiva decisamente maggiore, caratterizzata anche da un ritmo meno martellante e molto più disteso. Anche qui si chiude “la finestra sui ricordi che non voglio” ma con un approccio più ragionato, volto a far tesoro delle esperienze negative del passato, senza ripudiarle a priori. Pochi minuti per riprendere fiato e subito i May Gray ritornano a “martellare” con Tra di noi, Amnesia e Maniglia. Con gli ultimi due brani forse l’album raggiunge il suo picco di vigore e forza, una vera e propria scarica di adrenalina. Dulcis in fundo, Ritorno al sereno termina con una struggente ballad al pianoforte, Via Pennisi, che suggella la conclusione di un amore ormai giunto al capolinea. L’ultimo atto di una nuova consapevolezza attraverso la quale voltare finalmente pagina e intraprendere un nuovo cammino.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Essere Gigione: l’incredibile storia di Luigi Ciaravola

Un’attesa durata più di due anni ma finalmente terminata il 18 Gennaio: Essere Gigione : l’incredibile storia di Luigi Ciaravola  è al cinema. Accolto tra entusiasmi e non poche polemiche per i finanziamenti ricevuti dal Mibact, il documentario su Gigione del giovane regista Valerio Vestoso, prodotto dalla Capetown Srl, ci ha positivamente sorpreso, mostrandoci come si possa produrre un ottimo lavoro cinematografico, di interesse culturale, documentando quello che forse è uno dei fenomeni musicali più longevi e sbalorditivi del nostro paese. Ebbene sì, Gigione- che lo si voglia o no- non è un qualsiasi cantante da sagra di paese. Oltre a essere “il Re delle sagre”, Gigione è un fenomeno musicale e culturale. Sminuirlo a semplice fenomeno trash è un po’ troppo riduttivo. Senza alcun tipo di preconcetto volto a deridere o a magnificare il personaggio, Vestoso ci mostra, con uno scrupolosissimo intento documentaristico, cosa significa vestire i panni di Gigione. Lasciando che siano le immagini e i diretti interessati a parlare (Gigione, i suoi musicisti e i fan), senza mai entrare all’interno della narrazione se non attraverso alcune piccole e divertentissime finezze di montaggio. D’altronde, sarebbe stato difficilissimo fare diversamente, data l’esuberanza del soggetto. Armato della sola videocamera, il regista beneventano ci offre il sunto di quasi due anni passati insieme all’istrionico cantautore, seguendolo durante le sue interminabili tournée tra centinaia di sagre, feste di paese, pranzi/cene-spettacolo, dirette nelle televisioni locali… Dei veri e propri tour de force. Non tralasciando, però, di porre l’attenzione sul lato “uomo” di Gigione, ossia Luigi Ciaravola, e realizzando anche un vivido e realistico affresco di tutti i luoghi in cui si svolge quest’incredibile storia: la provincia italiana. Ma analizziamo il tutto in ordine. Chi è Luigi Ciaravola? Chi è il cantante Gigione? A questa domanda si potrebbe rispondere con una semplice equazione: Luigi Ciaravola= Gigione. Non c’è molta differenza. L’uomo di ormai settant’anni suonati che dà spettacolo sui palchi di tutta Italia è pressoché lo stesso che, a 8 anni, cantava sugli alberi di fichi a Boscoreale, intrattenendo i suoi vicini e tutti i suoi compaesani che, durante la festa del patrono, lo “buttarono” letteralmente sul palco per farlo cantare. Un’elezione, una vera e propria investitura che segnerà nel profondo il piccolo Luigi. Da quel momento in poi, il consenso diventerà una delle sue preoccupazioni più grandi, una vera ragione di vita. Il consenso di quel pubblico, che non solo lo ha investito come cantante, ma gli ha anche affibbiato il suo nome d’arte. Inizialmente era “Gigi-One” ma tutti lo chiamavano “Gigione”. Un consenso bramato e ricercato attraverso un’energia positiva a tratti inconcepibile. “Dove c’è Gigione non c’è problema” non è soltanto una frase fatta ma un vero e proprio stile di vita, un modus operandi: non c’è niente che Gigione non possa risolvere a colpi di movimenti pelvici, ghigni sornioni e canzoni sessualmente ambigue. Stenterete a crederci ma è così. Non è una positività relegata al solo “ruolo artistico” perché si ripercuote anche nella vita privata di Luigi che, quasi sempre, affronta tutto […]

... continua la lettura
Musica

Una piccola tregua Live di Paolo Cattaneo, recensione

Uscito nel 2016, Una piccola tregua (Lavorarestanca/Ecletic Music Group) è stato il quarto lavoro discografico di Paolo Cattaneo, cantautore bresciano dall’ormai più che ventennale carriera. L’artista ha riproposto quest’album con una nuova veste, tutta digitale: Una piccola tregua Live. Pubblicato il 12 Gennaio e curato dalla Ecletic Music Group, Feiyr e dalla Macramè Dischi, Una piccola tregua Live raccoglie 8 brani (sei tratti dall’omonimo album e due da altri precedenti lavori) suonati live tra il Casa Base di Milano, il Teatro Fonderia Aperta di Verona e il Teatro Centro Lucia di Botticino (Brescia), otto frammenti che ricompongono le suggestive atmosfere elettroniche create da Paolo e dalla sua band durante i concerti. Una piccola tregua Live, l’album Il tutto inizia con Se Io Fossi Un Uomo, con suoni che potrebbero ricordare il canto delle balene sui quali si inseriscono progressivamente le linee di basso e dei synth. Seguono Due età un tempo e Bandiera. Ci troviamo davanti a una rievocazione di un tempo sospeso, tutto interiore: una piccola tregua per l’appunto. Una piccola tregua dal caotico mondo esterno per ritagliarsi un momento di intima riflessione attraverso una sapiente composizione di sonorità elettroniche e non. Gli otto brani, se non fossero interrotti dagli applausi del pubblico e dai brevi ringraziamenti di Paolo, potrebbero forse susseguirsi indistinti, senza pause. Frutti di un unico flusso musicale plasmato come un respiro, sussurrato in punta di piedi, che cresce e decresce, di impatto sonoro solido e denso: pulsionale. Un “suono sommesso” che, come racconta in Ho chiuso gli occhi, prende vita dalla “grazia degli angeli” e invita l’ascoltatore a “danzare nel vortice” e a “credere, a crederci”. Superata la quarta traccia, nonché punto centrale dell’album, ci si avvia verso la conclusione con Trasparente, Mi aspetto di tutto e Il Miracolo che riportano la narrazione in una dimensione meno rarefatta e più concreta, a tratti sensuale. Tutta femminile tra il carnale contatto dei “seni addosso” (Trasparente) e la vivacità di “occhi allegri all’improvviso” (Il Miracolo); passando attraverso il languore di un solitario retrobottega di “fast-food” straniero (Mi aspetto di tutto). Una piccola tregua Live, un dolce epilogo Con L’uomo sul filo approdiamo alla conclusione e, a poco a poco, svanisce la magia, di quella dimensione tutta interiore e atemporale precedentemente creata, al contatto con i crescenti rumori della città. Non prima però di concedersi un’altra inebriante esperienza sul filo di un tempo sospeso. “È molto significativo per me che uno degli ultimi versi cantati in questo disco live sia ‘Chiudo le braccia e mi inchino’ da ‘L’uomo sul filo’ perché ‘Una Piccola Tregua Live’ è il mio inchino a chi in questi mesi mi ha seguito con un’attenzione straordinaria ad ogni appuntamento. Ho deciso inoltre di pubblicare queste canzoni anche per sigillare un punto di arrivo nella dimensione live della mia musica. Ora ci sarà una ripartenza verso un Altrove. Sarà un altro viaggio, sarà tutto diverso”.

... continua la lettura
Musica

Compilation Eroica, i migliori singoli campani di Dicembre

Benvenuti nella nostra nuova rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Speriamo che questa sia il primo di tanti appuntamenti: ecco a voi la compilation di Dicembre ! Compilation Eroica, Oltre dei Tartaglia Aneuro Pubblicato il 5 Dicembre come anteprima della loro omonima seconda fatica discografica, Oltre è il nuovo singolo della band flegreo/napoletana Tartaglia Aneuro. La voce del carismatico leader Andrea Tartaglia è accompagnata da un melodioso accompagnamento acustico. È un invito al raccoglimento interiore, al guardarsi dentro, tralasciando il superfluo e impossessandosi del proprio tempo senza sprecarlo nell’inseguire fantasmi e illusioni. “[…] E ne buttiamo troppo di tempo, lo vedi? Quando è il solo bene che realmente possiedi!” Compilation Eroica, Curaggio dei Foja Non hanno certo bisogno di presentazioni i Foja, band napoletana diventata ormai cult in Campania che, grazie al loro ultimo lavoro discografico ‘O Treno che va, sta riscuotendo un buon successo in tutta Italia. Curaggio è una bonus track contenuta nella versione vinile del sopra citato album per il quale è stato pubblicato un lyric video il 5 Dicembre. La voce di Dario Sansone e il sound del gruppo sono ormai inconfondibili: una garanzia ! Un sapiente mix di sonorità tradizionali e moderne che non smette di stupirci che questa volta si lega all’insofferenza verso una abbastanza preoccupante penuria di coraggio. “E quanta gente nun ce crede / e vott’ l’anema ‘nfunno / pecchè nun tene curaggio / l’hanno arrubbato ‘o curaggio / pecchè nun tene curaggio / se so’ vennute ‘o curaggio //” Compilation Eroica, Appriesso ‘e stelle degli EPO Nuovo singolo con relativo videoclip anche per la rockband napoletana degli EPO che pubblicano Appriesso ‘e stelle. Un piccolo assaggio, energico e coinvolgente, di quello che sarà sicuramente un inizio anno scoppiettante per la band dalla ormai quasi ventennale esperienza. Una canzone che, come racconta Ciro Tuzzi il frontman del gruppo, “racconta della battaglia che quotidianamente combattiamo contro il silenzio. Un artista che non viene degnato di risposta, un disoccupato che deve aspettare mesi per ricevere il sussidio, un operaio che trova i cancelli della fabbrica chiusi senza preavviso […] è dedicata a tutte quelle persone che, come noi, non accettano di abbassare la testa” “Nuje ca’ currimme sempe/cadimme e po ce aizamme/ l’artéteca ce magna/nun ce fermammo maje”  

... continua la lettura
Musica

Scary Allan Crow, quando lo scratch è horror

Rimozioni mentali,allucinazioni, detti popolari, citazioni celebri, splatter, esoterismo, vendette, riti occulti, crimini irrisolti, indagini di polizia… Lorenzo Palloni ha saputo mescolare sapientemente tutti questi elementi nella sua Graphic Novel horror, Scary Allan Crow. Pubblicata per Edizioni Inkiostro e presentata ufficialmente al Lucca Comics & Games 2017, l’opera è accompagnata da una colonna sonora di grandissima fattura realizzata da uno dei più importanti esponenti del turntablism italiano: Dj Aladyn ( Aldino Di Chiano). Scary Allan Crow, quando un semplice divertimento si tramuta in una spirale di violenza Inizia con Jakob, Lucio, Malik, Katrina, Magdalena, Amalia e Svafa la nostra storia. Sette universitari, annoiati dalla loro quotidianità, che cercano svago e divertimento in un casolare di campagna abbandonato. Durante questa piccola “escursione” conosceranno una bizzarra pianta che li catapulterà in un’inaudita spirale di violenza che si prolungherà ininterrotta fino al sorprendente e ambiguo finale. Scary Allan Crow, quando lo scratch incontra il disegno A dirigere i fili di questa angosciante vicenda l’incredibile colonna sonora, pubblicata lo scorso 31 Ottobre in formato vinile 180 gr in limited edition (Kappa Distribution) realizzata da Dj Aladyn, che ha anche contribuito all’ideazione della graphic novel. Così come Palloni mescola nelle sue tavole tantissimi elementi diversi tra loro, allo stesso modo il disc jokey, da buon maestro del turntablism, manipola e distorce magistralmente suoni per creare atmosfere lugubri e inquietanti. Non a caso il turntablism è- Wikipedia può venire in nostro aiuto- “l’arte di manipolare suoni e creare musica mediante il giradischi e il mixer da Dj”. Quindi, se state pensando a “I Dj non fanno altro che mettere play”, no, non è questo il caso. Sei tracce, una per ogni capitolo, si susseguono intervallate da alcuni interludi. Poche inquietanti note al piano, introducono il tutto preparando il lettore- e ascoltatore in questo caso- alle atmosfere di pura malvagità nelle quali sarà immerso. C’è poi una breve pausa con una musichetta molto simile a quelle delle giostre- a dirla tutta neanche così rassicurante- che sfuma in una cupa sequenza di bassi. Ed è proprio qui che Aladyn mette in mostra tutta la sua abilità nello scratch. Le pagine scorreranno davanti ai vostri occhi a ritmi frenetici, quasi da togliere il fiato; altre volte lenti, sommessi, ma pronti ad esplodere in cruenti colpi di scena. Aladyn sarà il demiurgo di questa esperienza audio-visiva, accompagnato non solo dalla matita di Lorenzo Pallone ma anche dalla chitarra di Marco Trentacoste e dal pianoforte di Roberto Pace. Quel pianoforte dal quale, anche nell’ultima traccia, risuoneranno minacciose le stesse note che avevano introdotto l’album. Come se la vicenda di orrenda malvagità, capitata ai sette protagonisti, trovasse in questa sua “circolarità” una coerente conclusione o,forse, l’inizio di una nuova spirale di violenza destinata continuamente a ripetersi.

... continua la lettura
Interviste

Crystal Ball, l’esordio degli Era Serenase. L’intervista

Crystal Ball è questa pasta con cui giocavamo da piccoli. Praticamente, avevi un tubicino di plastica e ci mettevi questa pallina che soffiandoci dentro facevi delle bolle e costruivi dei giochetti orribili, attaccando queste bolle. Era tossica, e infatti l’hanno tolta dal mercato, poi macchiava ovunque questa cosa schifosa e le mamme erano disperate. Noi comunque siamo figli di quegli anni dove non c’era tanta coscienza su cosa fa bene e cosa fa male: c’era stato Chernobyl, questa sostanza tossica e mangiavamo solo Findus. Quindi giochiamo un po’ sul fatto che noi ci siamo fatti gli anticorpi con queste cose. Siamo i supereroi che hanno respirato schifo e adesso siamo più forti anche per quello. Serena “Serenase” Gargani, cantante, beatmaker e video maker del duo ligure degli Era Serenase insieme al cugino Davide “EraSfera” Brancato, ci racconta così Crystal Ball, il loro debutto discografico. Un disco divertente e irriverente dalle sonorità Hip-Hop ed elettroniche che ci invita, con ironia e fantasia, a prendere la vita con più leggerezza, scherzandoci su; non senza, però, un’interessante riflessione sulla relatività del nostro mondo. In occasione della pubblicazione dell’album e della serata di Venerdì 17 all’MMB di Napoli -in cui apriranno il concerto di Dutch Nazari– abbiamo intervistato Serena durante una piacevolissima chiacchierata telefonica. Crystal Ball, l’intervista a Serenase Prima di scrivere le domande per quest’intervista ho ascoltato l’album e cercato un po’ di informazioni su di voi. Ho letto che siete cugini, che siete andati a vivere in campagna insieme e che, in fondo, questo vostro progetto musicale è nato un po’ per gioco e un po’ per caso. In Crystal Ball, però, di casuale c’è ben poco anzi traspare grande competenza sia nella parte delle liriche che in quella musicale; inoltre, ho visto che sei tu la regista dei video. La domanda quindi è: chi erano Era e Serenase prima di formare un duo ? Mio cugino si chiamava Sfera adesso si chiama EraSfera. Ha sempre fatto rap, da quando era ragazzino e frequentava le medie, quindi è arrivato a questo punto, a fare questo progetto nuovo, molto allenato nello scrivere canzoni, un po’ meno nella parte musicale. Io ho supplito la sue mancanze musicali, diciamo, e lui quelle dei miei testi. Io scrivo parte dei miei testi però lui magari trova la rima o il gioco di parole più adatto. Ho sempre fatto musica però senza mai propormi più di tanto. Ho un papà jazzista che mi ha cresciuto con Miles Davis nelle orecchie, suonando la tromba; ho sempre ascoltato tutti i generi, anzi, il rap gliel’ho fatto sentire io per la prima volta…(pensa, ndr)… Era il disco dei Fugees, The Score, ecco. Primo cd comprato e gliel’ho fatto sentire (al cugino, ndr). Avendo, quindi, questo modo nostro di giocare sempre da quando siamo nati, abbiamo detto “perché non proviamo a unire questa cosa qua?”. Diciamo che la prima canzone l’abbiamo fatta così per gioco, la seconda l’abbiamo fatta dopo mesi e mesi perché non pensavamo neanche di farlo davvero questo […]

... continua la lettura
Musica

MOCO, il debutto discografico dei Monkey OneCanObey

MOCO è il debutto discografico del duo umbro dei Monkey OneCanObey, formato dai diciannovenni Filippo Lombardelli e Saverio Baiocco, targato Jap Records. Questi due giovanissimi artisti hanno dato vita a un qualcosa di davvero unico e originale che colpisce anche per la semplicità delle loro scelte: semplici ma estremamente efficaci e d’impatto. La loro musica si sviluppa, infatti, attraverso la beatbox di Filippo sulla quale si inscrivono gli energici riff della chitarra di Saverio. MOCO, l’album C’è un po’ il loro mondo in questo album. Il mondo di due giovani adolescenti affamati di musica e conoscenza che hanno assimilato, e messo su carta e in musica, tutte le loro influenze culturali, musicali e non. Si entra fin dal principio nell’immaginario creativo di questi due baldi giovani, a partire dal loro nome e dalla copertina dell’album. “Monkey OneCanObey” ricorda molto infatti il nome di un celebre personaggio di Star Wars: Obi-Wan Kenobi. “Coincidenze ? Io non credo” direbbe qualcuno. Le “chicche” nerd non finiscono però qui. Il Gigantesco Gorilla che emerge feroce dal terreno sembra ricordare l’enorme mostro verde apparso sulla copertina del primo numero dei Fantastici 4. La loro capacità onnivora di assimilazione si esplicita incredibilmente anche in ambito musicale dove riescono a far coesistere il beatbox e il sound rock/blues della chitarra elettrica di Saverio, elementi di generi molto distanti. Un connubio realizzato grazie anche alla loro istintiva complicità, frutto di un’amicizia di lunga data. Prendono così vita otto tracce, tra le quali sei inediti, una cover di Grinning in your face di Son House e un piccolo tributo finale ai Depeche Mode con Personal Jesus. Si inizia subito con la base ritmica “vocale” creata da Filippo che introduce il distorto arpeggio di chitarra di Saverio in Evolution Playstation, per proseguire con il massiccio sound blues di Philled Lungs. L’impronta blues resta preminente anche in Route66 e I Know, questa volta però con momenti più distesi e melodici, sintomo di un approccio un po’ più introspettivo. Proprio come quello di Traintears, brano caratterizzato da un arpeggio rassicurante e soprattutto non distorto. Non banali neanche i testi attraverso i quali Filippo e Saverio manifestano la loro voglia di evadere e sfuggire dalle gabbie mentali e dall’ipocrisia che troppo spesso ci imprigionano. Esternazioni di insofferenza e ribellione ma anche tentativi di riconciliazione con le proprie paure. Le lyrics ci lasciano qualche perplessità ma anche tanta curiosità. Perplessità per la lingua usata: un inglese non privo di qualche sbavatura; curiosità perché attendiamo con ansia dei brani in italiano che potrebbe far diventare i Monkey OneCanObey una vera e propria rivelazione del nostro panorama musicale.

... continua la lettura
Interviste

Divertissement Avec Du Punk Rock

Divertissement Avec Du Punk Rock è il nuovo album di Monsieur Blumenberg, nome d’arte di Federico Montefiori, pubblicato lo scorso 22 Settembre per l’etichetta discografica Irma La Douce. Forse ai nostri lettori più giovani il suo nome non susciterà nessun ricordo ma i più “esperti” potranno sicuramente ricordare Federico come membro dello storico duo di musica lounge dei fratelli Montefiori: i Montefiori Cocktail. Inoltre, molti di voi, pur non conoscendolo, avranno potuto sicuramente apprezzare le sue tante sigle musicali realizzate negli anni per programmi come Mai Dire Goal, Le Iene e Zelig Divertissement Avec Du Punk Rock, l’album Sedici anni dopo il suo primo lavoro solista …Musique et Coleurs…, Federico si lancia in questa nuova brillante avventura dando vita a un personalissima interpretazione di alcuni dei più famosi brani punk della storia. Un progetto che nasce con l’obbiettivo di rendere un divertente e spensierato omaggio alla musica e alla cultura punk che, come ci racconta lui stesso, quest’anno festeggia il suo quarantesimo anniversario: «Io per gioco, riarrangio mentalmente qualsiasi musica che mi passi per le orecchie, questa idea lounge-punk in realtà l’avevo già elaborata qualche anno fa poi quando lo scorso inverno ho scoperto che quest’anno sarebbe stato il quarantennale del punk, mi ci sono dedicato totalmente. Innanzitutto ho scelto i miei brani preferiti e poi ho verificato se si sarebbero potuti adattare a nuove versioni senza perdere la loro forza.» Un vero e proprio divertissement, un “lusus” musicale, senza alcuna presunzione di aprire una nuova epoca aurea per il genere, se non quella di intrattenere e far ballare l’ascoltatore. Monsieur Blumenberg, infatti, si mostra molto scettico su un possibile revival punk: «No, un fenomeno di ribellione socio-musicale come il punk non potrà più rivivere perché non ci potranno più essere le stesse condizioni di 40 anni fa» Divertissement Avec Du Punk Rock, i brani Tredici i brani dei quali undici rivisitazioni di celebri brani come: God Save The Queen e Anarchy in The U.K. dei Sex Pistols; California über alles dei Dead Kennedys; Blitzkrieg Pop dei The Ramones; Should I Stay Or Should I Go, London Calling e Rock The Casbah dei The Clash; Dancing With Myself di Billy Idol; Psycho Killer dei Talking Heads; Jukebox Babe di Alan Vega e Lust For Life di Iggy Pop. Spazio anche per due inediti: Divertissement Avec Du Punk Rock, la strumentale d’apertura, e Sex, Bugs and Rock And Roll. Non ascolterete le violente schitarrate di Joe Strummer o la voce insolente e rabbiosa di Johnny Rotten, bensì da una sapiente miscela di sassofoni, bonghi e synth. Un eccellente cocktail musicale da assaporare, magari, proprio davanti a un buon drink!

... continua la lettura
Musica

L’ombra della vita, il nuovo album di The Sniper

L’ombra  della vita è il nuovo lavoro del rapper cilentano The Sniper aka TicSnip, nomi d’arte di Aldo Matrone, pubblicato il 23 di questo mese per l’etichetta A-Dam Records e disponibile sui maggiori store digitali.  The Sniper e l’ombra della vita, un’epopea rap L’album, come dichiara il suo stesso autore, “è solo il primo capitolo di un’epopea rap che si svilupperà nell’arco dei prossimi album”. Un originale tentativo di implementare e superare i limiti dell’idea di concept album per creare, in questo modo, non un solo disco ma una vera e propria saga di album legati a un unico tema. The Sniper e l’ombra della vita, l’album Un’ ombra si staglia minacciosa sull’orizzonte del nostro protagonista. È Il conto salato dei tanti scheletri nell’armadio e di cicatrici mai completamente rimarginate, è l’ombra della vita. Un passato che si riaffaccia pericolosamente ma che The Sniper affronta a testa alta e senza timore. Le intenzioni sono ben chiare già dall’inizio con la traccia Lotterò ( Prod. Astratto), un inno a non mollare mai ma che troverà difficile realizzazione nelle tracce successive. Nel primo skit inizierà ad avvertire i primi sintomi di malessere ma lo psichiatra sorvolerà con sufficienza prescrivendo un dannoso aumento di farmaci. La rabbia e la frustrazione aumenteranno con Karma ( Prod. Astratto) e No Word (Prod. D. Ratz) che precedono il secondo skit, quello dove il suo alter ego deviato uscirà finalmente allo scoperto. Aldo cerca di resistere in questa logorante battaglia ma senza risultati. Dopo Schiaffon ( Prod. Astratto– Scratch Dj Creolo) e il terzo skit, il demone interiore avanzerà sempre più prepotentemente cercando di trascinare con sé Aldo nell’oblio. Questo si rispecchierà anche nei brani seguenti, caratterizzati da una carica sempre più aggressiva. Schiavitù Mentale ( Prod. Astratto feat Poeti Maledetti), Vilipendio ( Prod. Astratto– Scratch Dj Stivo), Suonn ( Prod. D. Ratz) e Meta (Prod. Astratto feat. Momih) costituiscono infatti il culmine della spinta impetuosa dell’album. Sarà nel quarto skit che Aldo arriverà alla resa dei conti- solo apparente- con il suo demone. Una resa dei conti che sembrerà terminare con un lieto fine per il protagonista con la traccia Fenice- un ovvio simbolo di rinascita- ma che in realtà rimarrà sospesa con l’inquietante e ambiguo outro finale.  The Sniper e l’ombra della vita, considerazioni L’ombra della vita è un godibilissimo racconto, a suon di rap tipicamente old school, di un ragazzo alle prese con i fantasmi del proprio passato che lotta, con le unghie e con i denti, per raggiungere un nuovo inizio. The Sniper ci fornisce un’importante lezione dando vita a quello che si spera essere il primo capitolo di una lunga e fortunata epopea rap.

... continua la lettura
Musica

Tonight, il nuovo album dei Fitness Forever

Tonight è il terzo album dei Fitness Forever  pubblicato lo scorso 29 Settembre per l’etichetta spagnola Elefant Records. Guidata dal front-man napoletano di Torre del Greco Carlos Valderrama, nome d’arte di Gaetano Scognamiglio, la super band, composta da ben otto membri, ha dato vita a un disco di pregiatissima fattura. Sarà ufficialmente presentato il 27 Ottobre al Lanificio 25 di Napoli. Tonight, più che una coincidenza Non conosciamo i motivi precisi che hanno portato Gaetano a utilizzare “Carlos Valderrama” come nome d’arte ma l’omonimia con il calciatore della nazionale colombiana degli anni ’80 sembra fornirci importanti e coerenti indizi. Non si tratta, quindi, di una semplice coincidenza. Leader di quella che forse è stata la nazionale colombiana più forte e stramba di tutti i tempi, Valderrama si distingueva per il suo appariscente look (fitti baffi neri e folta chioma bionda riccioluta) ma anche per l’incredibile abilità grazie alla quale dirigeva le azioni offensive della sua squadra. Allo stesso modo, pur non esibendo uno sgargiante look, Gaetano è l’artefice della collaborazione di sette estrosissimi musicisti che in Tonight hanno ricreato, attraverso un sound oculatamente ricercato, le atmosfere sognanti della musica disco degli anni ’70-’80. Questa “operazione nostalgia” va però ben oltre una semplice riproposizione di un genere musicale: non è un anacronistico tentativo di imitazione bensì la ricreazione di un immaginario e di un contesto musicale rivitalizzati da una nuova frizzante linfa creativa. Tonight, l’album dei Fitness Forever Come dichiarato da Gaetano in più interviste, la prerogativa dei Fitness Forever è quella di riportare al centro del processo creativo gli strumenti e i musicisti, di promuovere il rapporto empatico di più persone che suonano insieme, mettendo da parte i computer. È da questa idea che nasce Tonight. Un’idea che, scritta così, potrebbe risultare un eccesso di “spocchia” ma che in realtà è soltanto l’esigenza di riscoprire un legame più diretto con la musica. Si passa così dalle incantate atmosfere di leggerezza di Tonight, Dance Boys, Andrè, Canadian Ranger, Port Ghalib, Baby Love ad altre più malinconiche e intime di Cosa Mi Hai Detto, Arbre Magique e Carlo. Nove tracce che si susseguono componendo un complesso mosaico musicale e immaginativo. L’album è impreziosito anche dai due bellissimi video, entrambi diretti da Zavvo Nicolosi, di Tonight e Canadian Ranger, usciti in anteprima rispettivamente a maggio e luglio. Emblemi di un lavoro curato nei minimi particolari. Tonight, un album “internazionale” Ad aggiungere un tocco di prestigio internazionale le tante collaborazioni con artisti del calibro di Kidsaredead ( Tonight), Paulita Demaiz (Dance Boys) e Juniore ( Arbre Magique). È impossibile rimanere indifferenti durante l’ascolto: il sound dei Fitness Forever con la sua vivace energia è coinvolgente e riesce a far vagheggiare la mente dell’ascoltatore. Tonight diverte, stupisce ed emoziona !

... continua la lettura
Fun & Tech

Treedom, quando gli alberi sono a portata di un click

Quante cose possiamo comprare con un click ? Tante cose: libri, vestiti, scarpe… un albero. “Un albero !?” probabilmente vi starete chiedendo e la risposta è: “Si, un albero. Sai come ? Grazie a Treedom” Treedom è una rivoluzionaria piattaforma nata nel 2010 che permette di acquistare e piantare alberi da frutto in Italia, Africa e Sud America per finanziare progetti ecologici, di rivalutazione territoriale e di volontariato volti a supportare comunità di contadini locali. Forse, però, le parole di Tommaso Speroni e Federico Garcea, fondatori della piattaforma, vi aiuteranno a capire meglio questa realtà. L’abbiamo intervistati, ecco a voi ! Treedom, l’intervista Come nasce Treedom? Treedom è nata a Firenze nel 2010 per iniziativa di Tommaso Speroni e Federico Garcea (allora rispettivamente 24 e 29 anni) mentre, ogni giorno, oltre 30 milioni di persone come loro giocavano a simulare la vita di un contadino grazie a Farmville. A differenza di tutti gli altri, durante l’ennesima sessione di gioco, Tommaso e Federico hanno avuto un’idea per unire il reale al virtuale e l’utile al dilettevole: creare un’innovativa piattaforma dove chiunque possa scegliere un albero da piantare e seguire online e, contestualmente, far sì che un contadino pianti realmente quell’albero da qualche parte. Non importa se vicino o lontano, l’importante è che venga piantato. In che modo questo progetto può aiutare le comunità di contadini locali? Tutti gli alberi Treedom vengono piantati da contadini locali in paesi o realtà dove hanno anche un’utilità sociale, come ad esempio in Kenya per incrementare la produzione agricola e ad Haiti nelle zone colpite dal terremoto del 2010. Grazie a Treedom migliaia di contadini hanno l’opportunità di farsi finanziare la piantumazione di alberi da frutto – che nel tempo offriranno nutrimento ed opportunità di guadagno – o alberi utili all’ecosistema locale, ad esempio per contrastare la desertificazione o per essere ripiantati a seguito di fenomeni di deforestazione. Abbiamo visto che sul vostro sito sono presenti progetti di green marketing e green business. In cosa consistono? Treedom offre anche servizi di green branding che puntano a valorizzare l’impegno ecologico delle aziende con soluzioni di marketing e comunicazione in campo ambientale. Lo stesso meccanismo utilizzato per i singoli utenti, che hanno la possibilità di piantare, regalare e seguire i propri alberi, è esteso infatti anche alle imprese, le quali possono dar vita a una “foresta aziendale” ed aggiungere virtualmente il proprio logo agli alberi scelti. Treedom in occasioni speciali come il Natale propone dei prodotti unici nel suo genere. Quest’anno ha lanciato B Box, il primo regalo corporate che contiene solo prodotti realizzati da B Corp, ossia da imprese che si contraddistinguono per elevate performance ambientali e sociali. L’azienda stessa, grazie al suo innovativo business model, a partire dal 2014 fa parte delle Certified B Corporations. B Box è il risultato di questo importante connubio e ha l’obiettivo di offrire a tutte le aziende che lo desiderano la possibilità di fare a tutti i propri stakeholder un regalo che rispetta il pianeta in varie forme e vari gusti e di […]

... continua la lettura