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Eroica Fenice

Musica

I May Gray e il loro Ritorno al sereno

Dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del loro primo album Londra nel Giugno 2015 e tante esperienze tra contest e palchi, il trio emiliano dei May Gray ritorna-perdonatemi l’imminente ridondanza- con Ritorno al sereno. Un nuovo punto di partenza per i May Gray Pubblicato il 26 Gennaio per Manitalab/Private Stanze con la distribuzione curata da Audioglobe, questo album segna un’inversione di tendenza rispetto al precedente lavoro. Dal tema del viaggio, vissuto come un’esigenza interiore dovuta a una tormentata necessità di evadere e scappare, si passa a un’introspezione più pacata e serena, emblema di una ritrovata fiducia con se stessi. Una fiducia ritrovata grazie all’influsso di nuove energie positive. Energie nitide e solari come quel bel sole disegnato con un pastello giallo sulla copertina dell’album. Dal punto di vista musicale, invece, il percorso dei May Gray procede senza interruzioni e ripensamenti, approfondendo e rinvigorendo il sound rock che da sempre li contraddistingue. Un sound energico, graffiante, ispirato ai loro idoli, i Foo Fighters, che non disdegna nei ritornelli linee più melodiche e meno strepitanti. Ritorno al sereno, l’album Il viaggio per riconquistare la serenità- che potrebbe ricordare Return to Serenity dei Testament, brano probabilmente conosciuto dal trio- parte da Camilla. In crescendo, come un fuoco che cresce a poco a poco, prende forma il sound graffiante dei May Gray che procede con poche variazioni- forse troppo poche- nel passaggio da un brano all’altro. Dopo Camilla abbiamo Testa in tasca e In un altro mondo. Sempre centrale il tema della riconquista della serenità che si prospetta sempre come uno slancio verso un futuro più radioso e luminoso, rivolgendo le spalle a un passato che invece appare decisamente più cupo e tenebroso. Nel quarto brano Tracciare una via (100 cose), la band inverte decisamente la rotta. È infatti una traccia con una carica introspettiva decisamente maggiore, caratterizzata anche da un ritmo meno martellante e molto più disteso. Anche qui si chiude “la finestra sui ricordi che non voglio” ma con un approccio più ragionato, volto a far tesoro delle esperienze negative del passato, senza ripudiarle a priori. Pochi minuti per riprendere fiato e subito i May Gray ritornano a “martellare” con Tra di noi, Amnesia e Maniglia. Con gli ultimi due brani forse l’album raggiunge il suo picco di vigore e forza, una vera e propria scarica di adrenalina. Dulcis in fundo, Ritorno al sereno termina con una struggente ballad al pianoforte, Via Pennisi, che suggella la conclusione di un amore ormai giunto al capolinea. L’ultimo atto di una nuova consapevolezza attraverso la quale voltare finalmente pagina e intraprendere un nuovo cammino.

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Cinema & Serie tv

Essere Gigione: l’incredibile storia di Luigi Ciaravola

Un’attesa durata più di due anni ma finalmente terminata il 18 Gennaio: Essere Gigione : l’incredibile storia di Luigi Ciaravola  è al cinema. Accolto tra entusiasmi e non poche polemiche per i finanziamenti ricevuti dal Mibact, il documentario su Gigione del giovane regista Valerio Vestoso, prodotto dalla Capetown Srl, ci ha positivamente sorpreso, mostrandoci come si possa produrre un ottimo lavoro cinematografico, di interesse culturale, documentando quello che forse è uno dei fenomeni musicali più longevi e sbalorditivi del nostro paese. Ebbene sì, Gigione- che lo si voglia o no- non è un qualsiasi cantante da sagra di paese. Oltre a essere “il Re delle sagre”, Gigione è un fenomeno musicale e culturale. Sminuirlo a semplice fenomeno trash è un po’ troppo riduttivo. Senza alcun tipo di preconcetto volto a deridere o a magnificare il personaggio, Vestoso ci mostra, con uno scrupolosissimo intento documentaristico, cosa significa vestire i panni di Gigione. Lasciando che siano le immagini e i diretti interessati a parlare (Gigione, i suoi musicisti e i fan), senza mai entrare all’interno della narrazione se non attraverso alcune piccole e divertentissime finezze di montaggio. D’altronde, sarebbe stato difficilissimo fare diversamente, data l’esuberanza del soggetto. Armato della sola videocamera, il regista beneventano ci offre il sunto di quasi due anni passati insieme all’istrionico cantautore, seguendolo durante le sue interminabili tournée tra centinaia di sagre, feste di paese, pranzi/cene-spettacolo, dirette nelle televisioni locali… Dei veri e propri tour de force. Non tralasciando, però, di porre l’attenzione sul lato “uomo” di Gigione, ossia Luigi Ciaravola, e realizzando anche un vivido e realistico affresco di tutti i luoghi in cui si svolge quest’incredibile storia: la provincia italiana. Ma analizziamo il tutto in ordine. Chi è Luigi Ciaravola? Chi è il cantante Gigione? A questa domanda si potrebbe rispondere con una semplice equazione: Luigi Ciaravola= Gigione. Non c’è molta differenza. L’uomo di ormai settant’anni suonati che dà spettacolo sui palchi di tutta Italia è pressoché lo stesso che, a 8 anni, cantava sugli alberi di fichi a Boscoreale, intrattenendo i suoi vicini e tutti i suoi compaesani che, durante la festa del patrono, lo “buttarono” letteralmente sul palco per farlo cantare. Un’elezione, una vera e propria investitura che segnerà nel profondo il piccolo Luigi. Da quel momento in poi, il consenso diventerà una delle sue preoccupazioni più grandi, una vera ragione di vita. Il consenso di quel pubblico, che non solo lo ha investito come cantante, ma gli ha anche affibbiato il suo nome d’arte. Inizialmente era “Gigi-One” ma tutti lo chiamavano “Gigione”. Un consenso bramato e ricercato attraverso un’energia positiva a tratti inconcepibile. “Dove c’è Gigione non c’è problema” non è soltanto una frase fatta ma un vero e proprio stile di vita, un modus operandi: non c’è niente che Gigione non possa risolvere a colpi di movimenti pelvici, ghigni sornioni e canzoni sessualmente ambigue. Stenterete a crederci ma è così. Non è una positività relegata al solo “ruolo artistico” perché si ripercuote anche nella vita privata di Luigi che, quasi sempre, affronta tutto […]

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Musica

Una piccola tregua Live di Paolo Cattaneo, recensione

Uscito nel 2016, Una piccola tregua (Lavorarestanca/Ecletic Music Group) è stato il quarto lavoro discografico di Paolo Cattaneo, cantautore bresciano dall’ormai più che ventennale carriera. L’artista ha riproposto quest’album con una nuova veste, tutta digitale: Una piccola tregua Live. Pubblicato il 12 Gennaio e curato dalla Ecletic Music Group, Feiyr e dalla Macramè Dischi, Una piccola tregua Live raccoglie 8 brani (sei tratti dall’omonimo album e due da altri precedenti lavori) suonati live tra il Casa Base di Milano, il Teatro Fonderia Aperta di Verona e il Teatro Centro Lucia di Botticino (Brescia), otto frammenti che ricompongono le suggestive atmosfere elettroniche create da Paolo e dalla sua band durante i concerti. Una piccola tregua Live, l’album Il tutto inizia con Se Io Fossi Un Uomo, con suoni che potrebbero ricordare il canto delle balene sui quali si inseriscono progressivamente le linee di basso e dei synth. Seguono Due età un tempo e Bandiera. Ci troviamo davanti a una rievocazione di un tempo sospeso, tutto interiore: una piccola tregua per l’appunto. Una piccola tregua dal caotico mondo esterno per ritagliarsi un momento di intima riflessione attraverso una sapiente composizione di sonorità elettroniche e non. Gli otto brani, se non fossero interrotti dagli applausi del pubblico e dai brevi ringraziamenti di Paolo, potrebbero forse susseguirsi indistinti, senza pause. Frutti di un unico flusso musicale plasmato come un respiro, sussurrato in punta di piedi, che cresce e decresce, di impatto sonoro solido e denso: pulsionale. Un “suono sommesso” che, come racconta in Ho chiuso gli occhi, prende vita dalla “grazia degli angeli” e invita l’ascoltatore a “danzare nel vortice” e a “credere, a crederci”. Superata la quarta traccia, nonché punto centrale dell’album, ci si avvia verso la conclusione con Trasparente, Mi aspetto di tutto e Il Miracolo che riportano la narrazione in una dimensione meno rarefatta e più concreta, a tratti sensuale. Tutta femminile tra il carnale contatto dei “seni addosso” (Trasparente) e la vivacità di “occhi allegri all’improvviso” (Il Miracolo); passando attraverso il languore di un solitario retrobottega di “fast-food” straniero (Mi aspetto di tutto). Una piccola tregua Live, un dolce epilogo Con L’uomo sul filo approdiamo alla conclusione e, a poco a poco, svanisce la magia, di quella dimensione tutta interiore e atemporale precedentemente creata, al contatto con i crescenti rumori della città. Non prima però di concedersi un’altra inebriante esperienza sul filo di un tempo sospeso. “È molto significativo per me che uno degli ultimi versi cantati in questo disco live sia ‘Chiudo le braccia e mi inchino’ da ‘L’uomo sul filo’ perché ‘Una Piccola Tregua Live’ è il mio inchino a chi in questi mesi mi ha seguito con un’attenzione straordinaria ad ogni appuntamento. Ho deciso inoltre di pubblicare queste canzoni anche per sigillare un punto di arrivo nella dimensione live della mia musica. Ora ci sarà una ripartenza verso un Altrove. Sarà un altro viaggio, sarà tutto diverso”.

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Musica

Compilation Eroica, i migliori singoli campani di Dicembre

Benvenuti nella nostra nuova rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Speriamo che questa sia il primo di tanti appuntamenti: ecco a voi la compilation di Dicembre ! Compilation Eroica, Oltre dei Tartaglia Aneuro Pubblicato il 5 Dicembre come anteprima della loro omonima seconda fatica discografica, Oltre è il nuovo singolo della band flegreo/napoletana Tartaglia Aneuro. La voce del carismatico leader Andrea Tartaglia è accompagnata da un melodioso accompagnamento acustico. È un invito al raccoglimento interiore, al guardarsi dentro, tralasciando il superfluo e impossessandosi del proprio tempo senza sprecarlo nell’inseguire fantasmi e illusioni. “[…] E ne buttiamo troppo di tempo, lo vedi? Quando è il solo bene che realmente possiedi!” Compilation Eroica, Curaggio dei Foja Non hanno certo bisogno di presentazioni i Foja, band napoletana diventata ormai cult in Campania che, grazie al loro ultimo lavoro discografico ‘O Treno che va, sta riscuotendo un buon successo in tutta Italia. Curaggio è una bonus track contenuta nella versione vinile del sopra citato album per il quale è stato pubblicato un lyric video il 5 Dicembre. La voce di Dario Sansone e il sound del gruppo sono ormai inconfondibili: una garanzia ! Un sapiente mix di sonorità tradizionali e moderne che non smette di stupirci che questa volta si lega all’insofferenza verso una abbastanza preoccupante penuria di coraggio. “E quanta gente nun ce crede / e vott’ l’anema ‘nfunno / pecchè nun tene curaggio / l’hanno arrubbato ‘o curaggio / pecchè nun tene curaggio / se so’ vennute ‘o curaggio //” Compilation Eroica, Appriesso ‘e stelle degli EPO Nuovo singolo con relativo videoclip anche per la rockband napoletana degli EPO che pubblicano Appriesso ‘e stelle. Un piccolo assaggio, energico e coinvolgente, di quello che sarà sicuramente un inizio anno scoppiettante per la band dalla ormai quasi ventennale esperienza. Una canzone che, come racconta Ciro Tuzzi il frontman del gruppo, “racconta della battaglia che quotidianamente combattiamo contro il silenzio. Un artista che non viene degnato di risposta, un disoccupato che deve aspettare mesi per ricevere il sussidio, un operaio che trova i cancelli della fabbrica chiusi senza preavviso […] è dedicata a tutte quelle persone che, come noi, non accettano di abbassare la testa” “Nuje ca’ currimme sempe/cadimme e po ce aizamme/ l’artéteca ce magna/nun ce fermammo maje”  

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Musica

Scary Allan Crow, quando lo scratch è horror

Rimozioni mentali,allucinazioni, detti popolari, citazioni celebri, splatter, esoterismo, vendette, riti occulti, crimini irrisolti, indagini di polizia… Lorenzo Palloni ha saputo mescolare sapientemente tutti questi elementi nella sua Graphic Novel horror, Scary Allan Crow. Pubblicata per Edizioni Inkiostro e presentata ufficialmente al Lucca Comics & Games 2017, l’opera è accompagnata da una colonna sonora di grandissima fattura realizzata da uno dei più importanti esponenti del turntablism italiano: Dj Aladyn ( Aldino Di Chiano). Scary Allan Crow, quando un semplice divertimento si tramuta in una spirale di violenza Inizia con Jakob, Lucio, Malik, Katrina, Magdalena, Amalia e Svafa la nostra storia. Sette universitari, annoiati dalla loro quotidianità, che cercano svago e divertimento in un casolare di campagna abbandonato. Durante questa piccola “escursione” conosceranno una bizzarra pianta che li catapulterà in un’inaudita spirale di violenza che si prolungherà ininterrotta fino al sorprendente e ambiguo finale. Scary Allan Crow, quando lo scratch incontra il disegno A dirigere i fili di questa angosciante vicenda l’incredibile colonna sonora, pubblicata lo scorso 31 Ottobre in formato vinile 180 gr in limited edition (Kappa Distribution) realizzata da Dj Aladyn, che ha anche contribuito all’ideazione della graphic novel. Così come Palloni mescola nelle sue tavole tantissimi elementi diversi tra loro, allo stesso modo il disc jokey, da buon maestro del turntablism, manipola e distorce magistralmente suoni per creare atmosfere lugubri e inquietanti. Non a caso il turntablism è- Wikipedia può venire in nostro aiuto- “l’arte di manipolare suoni e creare musica mediante il giradischi e il mixer da Dj”. Quindi, se state pensando a “I Dj non fanno altro che mettere play”, no, non è questo il caso. Sei tracce, una per ogni capitolo, si susseguono intervallate da alcuni interludi. Poche inquietanti note al piano, introducono il tutto preparando il lettore- e ascoltatore in questo caso- alle atmosfere di pura malvagità nelle quali sarà immerso. C’è poi una breve pausa con una musichetta molto simile a quelle delle giostre- a dirla tutta neanche così rassicurante- che sfuma in una cupa sequenza di bassi. Ed è proprio qui che Aladyn mette in mostra tutta la sua abilità nello scratch. Le pagine scorreranno davanti ai vostri occhi a ritmi frenetici, quasi da togliere il fiato; altre volte lenti, sommessi, ma pronti ad esplodere in cruenti colpi di scena. Aladyn sarà il demiurgo di questa esperienza audio-visiva, accompagnato non solo dalla matita di Lorenzo Pallone ma anche dalla chitarra di Marco Trentacoste e dal pianoforte di Roberto Pace. Quel pianoforte dal quale, anche nell’ultima traccia, risuoneranno minacciose le stesse note che avevano introdotto l’album. Come se la vicenda di orrenda malvagità, capitata ai sette protagonisti, trovasse in questa sua “circolarità” una coerente conclusione o,forse, l’inizio di una nuova spirale di violenza destinata continuamente a ripetersi.

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Interviste

Crystal Ball, l’esordio degli Era Serenase. L’intervista

Crystal Ball è questa pasta con cui giocavamo da piccoli. Praticamente, avevi un tubicino di plastica e ci mettevi questa pallina che soffiandoci dentro facevi delle bolle e costruivi dei giochetti orribili, attaccando queste bolle. Era tossica, e infatti l’hanno tolta dal mercato, poi macchiava ovunque questa cosa schifosa e le mamme erano disperate. Noi comunque siamo figli di quegli anni dove non c’era tanta coscienza su cosa fa bene e cosa fa male: c’era stato Chernobyl, questa sostanza tossica e mangiavamo solo Findus. Quindi giochiamo un po’ sul fatto che noi ci siamo fatti gli anticorpi con queste cose. Siamo i supereroi che hanno respirato schifo e adesso siamo più forti anche per quello. Serena “Serenase” Gargani, cantante, beatmaker e video maker del duo ligure degli Era Serenase insieme al cugino Davide “EraSfera” Brancato, ci racconta così Crystal Ball, il loro debutto discografico. Un disco divertente e irriverente dalle sonorità Hip-Hop ed elettroniche che ci invita, con ironia e fantasia, a prendere la vita con più leggerezza, scherzandoci su; non senza, però, un’interessante riflessione sulla relatività del nostro mondo. In occasione della pubblicazione dell’album e della serata di Venerdì 17 all’MMB di Napoli -in cui apriranno il concerto di Dutch Nazari– abbiamo intervistato Serena durante una piacevolissima chiacchierata telefonica. Crystal Ball, l’intervista a Serenase Prima di scrivere le domande per quest’intervista ho ascoltato l’album e cercato un po’ di informazioni su di voi. Ho letto che siete cugini, che siete andati a vivere in campagna insieme e che, in fondo, questo vostro progetto musicale è nato un po’ per gioco e un po’ per caso. In Crystal Ball, però, di casuale c’è ben poco anzi traspare grande competenza sia nella parte delle liriche che in quella musicale; inoltre, ho visto che sei tu la regista dei video. La domanda quindi è: chi erano Era e Serenase prima di formare un duo ? Mio cugino si chiamava Sfera adesso si chiama EraSfera. Ha sempre fatto rap, da quando era ragazzino e frequentava le medie, quindi è arrivato a questo punto, a fare questo progetto nuovo, molto allenato nello scrivere canzoni, un po’ meno nella parte musicale. Io ho supplito la sue mancanze musicali, diciamo, e lui quelle dei miei testi. Io scrivo parte dei miei testi però lui magari trova la rima o il gioco di parole più adatto. Ho sempre fatto musica però senza mai propormi più di tanto. Ho un papà jazzista che mi ha cresciuto con Miles Davis nelle orecchie, suonando la tromba; ho sempre ascoltato tutti i generi, anzi, il rap gliel’ho fatto sentire io per la prima volta…(pensa, ndr)… Era il disco dei Fugees, The Score, ecco. Primo cd comprato e gliel’ho fatto sentire (al cugino, ndr). Avendo, quindi, questo modo nostro di giocare sempre da quando siamo nati, abbiamo detto “perché non proviamo a unire questa cosa qua?”. Diciamo che la prima canzone l’abbiamo fatta così per gioco, la seconda l’abbiamo fatta dopo mesi e mesi perché non pensavamo neanche di farlo davvero questo […]

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Musica

MOCO, il debutto discografico dei Monkey OneCanObey

MOCO è il debutto discografico del duo umbro dei Monkey OneCanObey, formato dai diciannovenni Filippo Lombardelli e Saverio Baiocco, targato Jap Records. Questi due giovanissimi artisti hanno dato vita a un qualcosa di davvero unico e originale che colpisce anche per la semplicità delle loro scelte: semplici ma estremamente efficaci e d’impatto. La loro musica si sviluppa, infatti, attraverso la beatbox di Filippo sulla quale si inscrivono gli energici riff della chitarra di Saverio. MOCO, l’album C’è un po’ il loro mondo in questo album. Il mondo di due giovani adolescenti affamati di musica e conoscenza che hanno assimilato, e messo su carta e in musica, tutte le loro influenze culturali, musicali e non. Si entra fin dal principio nell’immaginario creativo di questi due baldi giovani, a partire dal loro nome e dalla copertina dell’album. “Monkey OneCanObey” ricorda molto infatti il nome di un celebre personaggio di Star Wars: Obi-Wan Kenobi. “Coincidenze ? Io non credo” direbbe qualcuno. Le “chicche” nerd non finiscono però qui. Il Gigantesco Gorilla che emerge feroce dal terreno sembra ricordare l’enorme mostro verde apparso sulla copertina del primo numero dei Fantastici 4. La loro capacità onnivora di assimilazione si esplicita incredibilmente anche in ambito musicale dove riescono a far coesistere il beatbox e il sound rock/blues della chitarra elettrica di Saverio, elementi di generi molto distanti. Un connubio realizzato grazie anche alla loro istintiva complicità, frutto di un’amicizia di lunga data. Prendono così vita otto tracce, tra le quali sei inediti, una cover di Grinning in your face di Son House e un piccolo tributo finale ai Depeche Mode con Personal Jesus. Si inizia subito con la base ritmica “vocale” creata da Filippo che introduce il distorto arpeggio di chitarra di Saverio in Evolution Playstation, per proseguire con il massiccio sound blues di Philled Lungs. L’impronta blues resta preminente anche in Route66 e I Know, questa volta però con momenti più distesi e melodici, sintomo di un approccio un po’ più introspettivo. Proprio come quello di Traintears, brano caratterizzato da un arpeggio rassicurante e soprattutto non distorto. Non banali neanche i testi attraverso i quali Filippo e Saverio manifestano la loro voglia di evadere e sfuggire dalle gabbie mentali e dall’ipocrisia che troppo spesso ci imprigionano. Esternazioni di insofferenza e ribellione ma anche tentativi di riconciliazione con le proprie paure. Le lyrics ci lasciano qualche perplessità ma anche tanta curiosità. Perplessità per la lingua usata: un inglese non privo di qualche sbavatura; curiosità perché attendiamo con ansia dei brani in italiano che potrebbe far diventare i Monkey OneCanObey una vera e propria rivelazione del nostro panorama musicale.

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Interviste

Divertissement Avec Du Punk Rock

Divertissement Avec Du Punk Rock è il nuovo album di Monsieur Blumenberg, nome d’arte di Federico Montefiori, pubblicato lo scorso 22 Settembre per l’etichetta discografica Irma La Douce. Forse ai nostri lettori più giovani il suo nome non susciterà nessun ricordo ma i più “esperti” potranno sicuramente ricordare Federico come membro dello storico duo di musica lounge dei fratelli Montefiori: i Montefiori Cocktail. Inoltre, molti di voi, pur non conoscendolo, avranno potuto sicuramente apprezzare le sue tante sigle musicali realizzate negli anni per programmi come Mai Dire Goal, Le Iene e Zelig Divertissement Avec Du Punk Rock, l’album Sedici anni dopo il suo primo lavoro solista …Musique et Coleurs…, Federico si lancia in questa nuova brillante avventura dando vita a un personalissima interpretazione di alcuni dei più famosi brani punk della storia. Un progetto che nasce con l’obbiettivo di rendere un divertente e spensierato omaggio alla musica e alla cultura punk che, come ci racconta lui stesso, quest’anno festeggia il suo quarantesimo anniversario: «Io per gioco, riarrangio mentalmente qualsiasi musica che mi passi per le orecchie, questa idea lounge-punk in realtà l’avevo già elaborata qualche anno fa poi quando lo scorso inverno ho scoperto che quest’anno sarebbe stato il quarantennale del punk, mi ci sono dedicato totalmente. Innanzitutto ho scelto i miei brani preferiti e poi ho verificato se si sarebbero potuti adattare a nuove versioni senza perdere la loro forza.» Un vero e proprio divertissement, un “lusus” musicale, senza alcuna presunzione di aprire una nuova epoca aurea per il genere, se non quella di intrattenere e far ballare l’ascoltatore. Monsieur Blumenberg, infatti, si mostra molto scettico su un possibile revival punk: «No, un fenomeno di ribellione socio-musicale come il punk non potrà più rivivere perché non ci potranno più essere le stesse condizioni di 40 anni fa» Divertissement Avec Du Punk Rock, i brani Tredici i brani dei quali undici rivisitazioni di celebri brani come: God Save The Queen e Anarchy in The U.K. dei Sex Pistols; California über alles dei Dead Kennedys; Blitzkrieg Pop dei The Ramones; Should I Stay Or Should I Go, London Calling e Rock The Casbah dei The Clash; Dancing With Myself di Billy Idol; Psycho Killer dei Talking Heads; Jukebox Babe di Alan Vega e Lust For Life di Iggy Pop. Spazio anche per due inediti: Divertissement Avec Du Punk Rock, la strumentale d’apertura, e Sex, Bugs and Rock And Roll. Non ascolterete le violente schitarrate di Joe Strummer o la voce insolente e rabbiosa di Johnny Rotten, bensì da una sapiente miscela di sassofoni, bonghi e synth. Un eccellente cocktail musicale da assaporare, magari, proprio davanti a un buon drink!

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Musica

L’ombra della vita, il nuovo album di The Sniper

L’ombra  della vita è il nuovo lavoro del rapper cilentano The Sniper aka TicSnip, nomi d’arte di Aldo Matrone, pubblicato il 23 di questo mese per l’etichetta A-Dam Records e disponibile sui maggiori store digitali.  The Sniper e l’ombra della vita, un’epopea rap L’album, come dichiara il suo stesso autore, “è solo il primo capitolo di un’epopea rap che si svilupperà nell’arco dei prossimi album”. Un originale tentativo di implementare e superare i limiti dell’idea di concept album per creare, in questo modo, non un solo disco ma una vera e propria saga di album legati a un unico tema. The Sniper e l’ombra della vita, l’album Un’ ombra si staglia minacciosa sull’orizzonte del nostro protagonista. È Il conto salato dei tanti scheletri nell’armadio e di cicatrici mai completamente rimarginate, è l’ombra della vita. Un passato che si riaffaccia pericolosamente ma che The Sniper affronta a testa alta e senza timore. Le intenzioni sono ben chiare già dall’inizio con la traccia Lotterò ( Prod. Astratto), un inno a non mollare mai ma che troverà difficile realizzazione nelle tracce successive. Nel primo skit inizierà ad avvertire i primi sintomi di malessere ma lo psichiatra sorvolerà con sufficienza prescrivendo un dannoso aumento di farmaci. La rabbia e la frustrazione aumenteranno con Karma ( Prod. Astratto) e No Word (Prod. D. Ratz) che precedono il secondo skit, quello dove il suo alter ego deviato uscirà finalmente allo scoperto. Aldo cerca di resistere in questa logorante battaglia ma senza risultati. Dopo Schiaffon ( Prod. Astratto– Scratch Dj Creolo) e il terzo skit, il demone interiore avanzerà sempre più prepotentemente cercando di trascinare con sé Aldo nell’oblio. Questo si rispecchierà anche nei brani seguenti, caratterizzati da una carica sempre più aggressiva. Schiavitù Mentale ( Prod. Astratto feat Poeti Maledetti), Vilipendio ( Prod. Astratto– Scratch Dj Stivo), Suonn ( Prod. D. Ratz) e Meta (Prod. Astratto feat. Momih) costituiscono infatti il culmine della spinta impetuosa dell’album. Sarà nel quarto skit che Aldo arriverà alla resa dei conti- solo apparente- con il suo demone. Una resa dei conti che sembrerà terminare con un lieto fine per il protagonista con la traccia Fenice- un ovvio simbolo di rinascita- ma che in realtà rimarrà sospesa con l’inquietante e ambiguo outro finale.  The Sniper e l’ombra della vita, considerazioni L’ombra della vita è un godibilissimo racconto, a suon di rap tipicamente old school, di un ragazzo alle prese con i fantasmi del proprio passato che lotta, con le unghie e con i denti, per raggiungere un nuovo inizio. The Sniper ci fornisce un’importante lezione dando vita a quello che si spera essere il primo capitolo di una lunga e fortunata epopea rap.

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Musica

Tonight, il nuovo album dei Fitness Forever

Tonight è il terzo album dei Fitness Forever  pubblicato lo scorso 29 Settembre per l’etichetta spagnola Elefant Records. Guidata dal front-man napoletano di Torre del Greco Carlos Valderrama, nome d’arte di Gaetano Scognamiglio, la super band, composta da ben otto membri, ha dato vita a un disco di pregiatissima fattura. Sarà ufficialmente presentato il 27 Ottobre al Lanificio 25 di Napoli. Tonight, più che una coincidenza Non conosciamo i motivi precisi che hanno portato Gaetano a utilizzare “Carlos Valderrama” come nome d’arte ma l’omonimia con il calciatore della nazionale colombiana degli anni ’80 sembra fornirci importanti e coerenti indizi. Non si tratta, quindi, di una semplice coincidenza. Leader di quella che forse è stata la nazionale colombiana più forte e stramba di tutti i tempi, Valderrama si distingueva per il suo appariscente look (fitti baffi neri e folta chioma bionda riccioluta) ma anche per l’incredibile abilità grazie alla quale dirigeva le azioni offensive della sua squadra. Allo stesso modo, pur non esibendo uno sgargiante look, Gaetano è l’artefice della collaborazione di sette estrosissimi musicisti che in Tonight hanno ricreato, attraverso un sound oculatamente ricercato, le atmosfere sognanti della musica disco degli anni ’70-’80. Questa “operazione nostalgia” va però ben oltre una semplice riproposizione di un genere musicale: non è un anacronistico tentativo di imitazione bensì la ricreazione di un immaginario e di un contesto musicale rivitalizzati da una nuova frizzante linfa creativa. Tonight, l’album dei Fitness Forever Come dichiarato da Gaetano in più interviste, la prerogativa dei Fitness Forever è quella di riportare al centro del processo creativo gli strumenti e i musicisti, di promuovere il rapporto empatico di più persone che suonano insieme, mettendo da parte i computer. È da questa idea che nasce Tonight. Un’idea che, scritta così, potrebbe risultare un eccesso di “spocchia” ma che in realtà è soltanto l’esigenza di riscoprire un legame più diretto con la musica. Si passa così dalle incantate atmosfere di leggerezza di Tonight, Dance Boys, Andrè, Canadian Ranger, Port Ghalib, Baby Love ad altre più malinconiche e intime di Cosa Mi Hai Detto, Arbre Magique e Carlo. Nove tracce che si susseguono componendo un complesso mosaico musicale e immaginativo. L’album è impreziosito anche dai due bellissimi video, entrambi diretti da Zavvo Nicolosi, di Tonight e Canadian Ranger, usciti in anteprima rispettivamente a maggio e luglio. Emblemi di un lavoro curato nei minimi particolari. Tonight, un album “internazionale” Ad aggiungere un tocco di prestigio internazionale le tante collaborazioni con artisti del calibro di Kidsaredead ( Tonight), Paulita Demaiz (Dance Boys) e Juniore ( Arbre Magique). È impossibile rimanere indifferenti durante l’ascolto: il sound dei Fitness Forever con la sua vivace energia è coinvolgente e riesce a far vagheggiare la mente dell’ascoltatore. Tonight diverte, stupisce ed emoziona !

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Fun & Tech

Treedom, quando gli alberi sono a portata di un click

Quante cose possiamo comprare con un click ? Tante cose: libri, vestiti, scarpe… un albero. “Un albero !?” probabilmente vi starete chiedendo e la risposta è: “Si, un albero. Sai come ? Grazie a Treedom” Treedom è una rivoluzionaria piattaforma nata nel 2010 che permette di acquistare e piantare alberi da frutto in Italia, Africa e Sud America per finanziare progetti ecologici, di rivalutazione territoriale e di volontariato volti a supportare comunità di contadini locali. Forse, però, le parole di Tommaso Speroni e Federico Garcea, fondatori della piattaforma, vi aiuteranno a capire meglio questa realtà. L’abbiamo intervistati, ecco a voi ! Treedom, l’intervista Come nasce Treedom? Treedom è nata a Firenze nel 2010 per iniziativa di Tommaso Speroni e Federico Garcea (allora rispettivamente 24 e 29 anni) mentre, ogni giorno, oltre 30 milioni di persone come loro giocavano a simulare la vita di un contadino grazie a Farmville. A differenza di tutti gli altri, durante l’ennesima sessione di gioco, Tommaso e Federico hanno avuto un’idea per unire il reale al virtuale e l’utile al dilettevole: creare un’innovativa piattaforma dove chiunque possa scegliere un albero da piantare e seguire online e, contestualmente, far sì che un contadino pianti realmente quell’albero da qualche parte. Non importa se vicino o lontano, l’importante è che venga piantato. In che modo questo progetto può aiutare le comunità di contadini locali? Tutti gli alberi Treedom vengono piantati da contadini locali in paesi o realtà dove hanno anche un’utilità sociale, come ad esempio in Kenya per incrementare la produzione agricola e ad Haiti nelle zone colpite dal terremoto del 2010. Grazie a Treedom migliaia di contadini hanno l’opportunità di farsi finanziare la piantumazione di alberi da frutto – che nel tempo offriranno nutrimento ed opportunità di guadagno – o alberi utili all’ecosistema locale, ad esempio per contrastare la desertificazione o per essere ripiantati a seguito di fenomeni di deforestazione. Abbiamo visto che sul vostro sito sono presenti progetti di green marketing e green business. In cosa consistono? Treedom offre anche servizi di green branding che puntano a valorizzare l’impegno ecologico delle aziende con soluzioni di marketing e comunicazione in campo ambientale. Lo stesso meccanismo utilizzato per i singoli utenti, che hanno la possibilità di piantare, regalare e seguire i propri alberi, è esteso infatti anche alle imprese, le quali possono dar vita a una “foresta aziendale” ed aggiungere virtualmente il proprio logo agli alberi scelti. Treedom in occasioni speciali come il Natale propone dei prodotti unici nel suo genere. Quest’anno ha lanciato B Box, il primo regalo corporate che contiene solo prodotti realizzati da B Corp, ossia da imprese che si contraddistinguono per elevate performance ambientali e sociali. L’azienda stessa, grazie al suo innovativo business model, a partire dal 2014 fa parte delle Certified B Corporations. B Box è il risultato di questo importante connubio e ha l’obiettivo di offrire a tutte le aziende che lo desiderano la possibilità di fare a tutti i propri stakeholder un regalo che rispetta il pianeta in varie forme e vari gusti e di […]

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Musica

Willie Peyote ha un cuore, anche lui

Willie Peyote ci aveva lasciato poco più di un anno fa con quella piccola perla, irriverente e dissacrante, di Educazione Sabauda e ora è ritornato con un nuovo album Sindrome di Tôret ( Etichetta 451 Records, Distribuzione Artist First). Anticipato e pubblicizzato tramite due singoli ( I Cani e Ottima Scusa) e attraverso dei brevi video riguardanti il “making of” del lavoro, l’album nasce sulla scia lasciata dal precedente disco e si pone senza soluzione di continuità con esso, sia dal punto di vista tematico che musicale. Infatti, il titolo era già contenuto nella copertina di Educazione Sabauda, come svelato dallo stesso autore su Facebook. È un titolo eloquente, Sindrome di Tôret, nato da un gioco di parole tra la parola “Tourette”, sindrome neurologica a causa della quale chi ne è affetto non è in grado di controllare ciò che dice, e “Tôret” nome delle tipiche fontanelle di Torino a forma di toro. Un indizio, di facile intuizione, sulla natura oculatamente critica dei temi toccati ed emblema del legame viscerale tra Willie e la sua città, la conditio sine qua non la sua musica probabilmente neanche esisterebbe. Quella di Willie è una critica acuta e irriverente nata dall’insofferenza verso ogni forma di pensiero conforme a pregiudizi e stereotipi. Un’insofferenza verso l’esigenza cronica – tipica dei nostri giorni- di dover mettere bocca su tutto e di vomitare ininterrottamente giudizi e sentenze. Il buon Peyote lascia, però, anche spazio a un po’ di sana autocritica e introspezione. Scopriamolo insieme ! Willie Peyote, il nuovo album Si parte subito in quarta con la linea di basso arrabbiata e sincopata di Avanvera per poi passare al riff “blueseggiante” e dissacrante de I Cani. Un cazzotto in pieno viso all’ipocrisia e a molte spiacevoli contraddizioni del nostro paese: “L’analfabetismo è funzionale nel senso che serve a chi comanda.Qua hanno tutti una risposta,però qual è la domanda?”. La carica aggressiva viene smorzata dalle atmosfere “smooth” di un’ Ottima Scusa e elettroniche di Metti che domani. Meno aggressive ma non per questo con meno verve ironica e sarcastica. La caccia alla pedanteria, però, non conosce tregua nemmeno tra i due brani, intervallati da un featuring C’hai ragione tu con Dutch Nazari, l’amico di tante collaborazioni. La sesta traccia Chiavi nella borsa, altro featuring con Dutch, costituisce però un punto di rottura, da questo brano in poi tutto l’album acquisirà un tono maggiormente introspettivo. Disteso, a tratti rassegnato. Una scelta decisamente saggia. Sul tavolo degli imputati non ci sono più gli altri perché altrimenti avrebbe rischiato di incorrere nello stesso errore di chi precedentemente ha criticato. C’è lui e questa, in fondo, insensata aggressività della quale molte volte incappiamo inconsapevolmente. “ […]Lei mi guarda negli occhi come se stesse cercando qualcosa di corsa e sparge tutto sul tavolo come quando non trova le chiavi in borsa. E secondo me cerca qualcosa che neanche c’è”. Ci affanniamo molte volte inseguendo fantasmi, illusioni nocive per la nostra serenità accumulando rabbia e rancori immotivati. Willie ci invita a prendere un respiro […]

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Musica

Plagi musicali, quando copiare non è un reato

“I buoni artisti copiano, i grandi rubano” diceva il buon Picasso. Pare che non tutti abbiano però condiviso la massima del vecchio Pablo: soprattutto in ambito musicale, questi “prestiti” artistici sono stati spesso oggetti di dispute giudiziarie. C’è un termine specifico per indicarli: plagi musicali.  Plagi musicali for dummies: come si definisce un plagio? Stando alle legge sul diritto d’autore, il plagio è “l’appropriazione, totale o parziale, della paternità di un’opera creata dall’ingegno altrui”. Apparentemente una definizione in grado di fugare ogni dubbio ma che in realtà, insieme all’intera legge sul diritto d’autore, non è in grado di stabilire parametri precisi per il riconoscimento certo di un plagio. Tutt’oggi, infatti, i plagi musicali sono materia di studio per gli esperti di diritto e giurisprudenza. Plagi musicali, perché è così difficile riconoscerli? Si è soliti considerare che sia sufficiente un ascolto comparativo oppure un’uguaglianza compresa tra le quattro e le otto battute per definire un plagio, ma questi potrebbero essere soltanto criteri utili per poter parlare di un’ipotesi di plagio. Innanzitutto, un plagio potrebbe essere casuale. Ebbene sì, come molti sapranno, le combinazioni possibili tra le note musicali non sono infinite e quindi la possibilità, seppur ultra infinitesimale, di un’identità fortuita tra due canzoni può esistere. Vi è la possibilità che un autore componga e plagi involontariamente una canzone a lui completamente sconosciuta. Anche la riproduzione esatta di una melodia potrebbe però non bastare. Potrebbe infatti essere inserita in un altro contesto, di diverso ritmo o di diverso timbro, tale da suscitare nell’ascoltatore un’impressione diversa dal brano originale. È quindi necessario lo studio di ogni singolo caso. Plagi musicali, l’opinione di Ennio Morricone È nella musica leggera che riscontriamo il maggior numero di plagi, spesso non riconosciuti giuridicamente. A tal proposito Ennio Morricone, in un intervento raccolto nel libro “Anche Mozart copiava” di Michele Bovi, afferma: “La musica orecchiabile, proprio perché tale, assomiglia a qualche cosa già scritta, già proposta alla gente. Se non fosse stata udita non avrebbe successo. Se un autore vuole davvero creare qualcosa di originale deve attingere a parametri inadatti alla musica leggera il cui prodotto è una canzonetta, a volte dilettantesca, a volte infantile, sempre destinata ad un successo stagionale. La mia posizione morale e musicale è che chi ha coscienza di questa professione, pertanto della orecchiabilità forzata di queste canzoni che hanno vita breve, dovrebbe astenersi dal fare cause e controcause per plagi indimostrabili e disturbare i giudici per queste cose”. Chiaro, dunque, che l’identità o anche solo la somiglianza di due brani -stando alla buona fede agli artisti- può essere semplicemente frutto di un comune background musicale e tematico. Spirit e Al Bano, quando il plagio musicale non sussiste Due dei più famosi processi su presunti plagi, vinti dagli imputati per motivi simili a quelli sopra elencati, sono stati quello degli Spirit contro i Led Zeppelin e di Al Bano contro Michael Jackson. Il primo fu indetto nel 2014 perché Michael Skidmore, curatore del patrimonio del defunto chitarrista degli Spirit Randy Wolfe, accusò i Led Zeppelin […]

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Libri

La rinascita delle città-stato, il nuovo libro di Parag Khanna

La rinascita delle città-stato: come governare il mondo al tempo della devolution, pubblicato il 14 Settembre da Fazi Editore , è l’ultimo libro di Parag Khanna, scrittore ed esperto di geo-politica internazionale. La Rinascita delle città-stato, la necessità di una tecnocrazia diretta secondo Parag Khanna L’autore statunitense di origine indiana inizia la sua analisi dall’attuale situazione politica americana, ai minimi consensi storici e afflitta da un astensionismo dal voto sempre più diffuso. Sintomi di anni di governi impegnati a somministrare palliativi per confermarsi nelle sempre più dure e economicamente dispendiose campagne elettorali, piuttosto che nell’attuare serie politiche sociali e piani di sviluppo a lungo termine. Conseguenze di governi che hanno fomentato corruzione e clientelismo, trasformando la politica in un obbiettivo da conquistare e non in un mezzo attraverso il quale guidare il proprio paese. L’attuale condizione americana – che può benissimo essere paragonata a quella di altre democrazie occidentali, dove i diritti individuali sono ancora garantiti, ma le istituzioni non riescono a trasformare la volontà popolare in politiche pubbliche – può essere risollevata, secondo Khanna, attraverso la realizzazione di nuovi apparati amministrativi guidati da schiere di esperti e competenti tecnocrati scelti con meritocrazia. La soluzione proposta da Parag non è però astratta e concettosa, anzi, risulta decisamente pragmatica e concreta. Il compito più importante della tecnocrazia diretta è quello di coniugare i dati, quantitativi e qualitativi, e la democrazia per evitare le “austere” svolte create da molti governi tecnici negli ultimi anni. La democrazia deve essere lo strumento attraverso il quale interpretare e, nel caso, colmare le lacune dei dati per poter raggiungere i due soli obbiettivi ritenuti di vitale importanza per Khanna: un’efficace governance e il miglioramento del benessere di un paese. La rinascita delle città-stato, esempi e modelli da seguire Le proposte e le tesi proposte di Parag Khanna vengono puntualmente supportate dai dati raccolti durante i suoi decennali studi ma anche da modelli politici attualmente esistenti. Le vere alternative da cui trarre importanti spunti sono costituite da due stati, due piccolissimi stati: la Svizzera e Singapore. Due paesi in cima a tutte le classifiche riguardanti salute, occupazione, ricchezza e bassa corruzione grazie all’operato di solide e articolate strutture tecnocratiche. Lo sguardo di Parag è molto ampio e allo stesso tempo meticoloso, non si limita all’osservazione di due soli stati ma spazia su tutto il globo, evidenziando anche soltanto dei singoli elementi di alcuni paesi dai quali gli Stati Uniti potrebbero trarre ispirazione. Non senza le dovute premesse e gli opportuni scongiuri, infatti, mette in risalto elementi di paesi molto contraddittori come la Cina. Il libro di Parag Khanna, nonostante la tecnicità degli argomenti trattati, risulta godibilissimo. Parag Khanna riesce, attraverso un linguaggio privo di fronzoli, a conciliare- non sempre- l’efficacia del messaggio alla perizia tecnica richiesta dall’argomento. È un libro che offre tantissimi spunti di riflessione su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri e i percorsi da seguire per tante democrazie occidentali, responsabilizzandoci, in fondo, su quella che dovrà essere l’arma principale dei prossimi governi: l’istruzione.

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Cinema & Serie tv

Camera Café ritorna con la sesta stagione su Rai2

Torna in tv una delle sitcom italiane più divertenti e di successo di sempre: Camera Café Un ritorno in grande stile non più targato Mediaset ma Rai2, il format andrà infatti in onda sulla rete statale a partire da questa sera alle 21:05. Un totale di centocinquanta episodi, da cinque minuti ciascuno, che saranno trasmessi dal lunedì al venerdì in blocchi da tre. Camera Café: Silvano e De Marinis ci saranno ma non Patti e Olmo Dopo cinque stagioni e altrettanti anni di silenzio, saranno sempre loro i protagonisti della serie: Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri, rispettivamente l’asso delle vendite Paolo Bitta e l’infame sindacalista Luca Nervi. Ad accompagnarli in questa nuova avventura personaggi immancabili come il goffo, ma allo stesso tempo geniale, Silvano Rogi (Alessandro Sampaoli), l’odiatissimo direttore De Marinis (Renato Liprandi), la sregolata Alex (Sabrina Corabi) e la sfruttatissima stagista Wanda ( Margherita Fumero). Nell’ormai storica area relax prenderanno vita le avventure dei nostri personaggi alle prese con le nuove sfide di questi anni così incerti e turbolenti. L’azienda è stata infatti acquistata dalla società cinese rivale, la Fedain. Per quanto, grazie a loro, hanno potuto superare la crisi lavoreranno con il costante terrore di essere trasferiti in Cina a Nanchino. Come questa, tante altre realtà difficili da affrontare, su tutte, soprattutto per l’estemporaneo Bitta, il drammatico scioglimento dei Pooh. Ci sarà spazio anche per tante guest star e tantissimi nuovi personaggi come la Dottoressa Corti interpretata da Serena Autieri e il migrante violinista Asafa N’Kono. Meravigliano, invece, le incredibili assenze di  personaggi storici come Patti (Debora Villa) e  Olmo (Carlo Gabardini), quest’ultimo non poco polemico sui social con un lungo post riguardante la sua esclusione. Poco note invece le cause dell’assenza della Villa, motivate nella sitcom dall’impossibilità di lavorare per accudire il bambino avuto con suo marito Silvano (Se ricordate bene, alla fine della quinta stagione lei e Silvano aspettavano un bambino). Camera Café, cosa aspettarsi dalla nuova stagione Le aspettative sono indubbiamente alte, aumentate anche dai piccoli retroscena regalatici da Luca Bizzarri sui social, ma sembra proprio che saranno ampiamente soddisfatte. Ci sono tutti i presupposti per far nascere una nuova scoppiettante stagione che riesca a coniugare allo stesso tempo l’ironia dissacrante e senza peli sulla lingua,il marchio di fabbrica che l’ha consolidata nella cultura pop, a vicende e tematiche sociali della più scottante attualità.  Magari rinnovando sketch cult o, perché no, creandone dei nuovi. Che dire dunque, non resta che goderci queste prime puntate. Siamo impazienti !

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Interviste

Tunonna, un’intervista tra Eurospin e username rifiutati

Tunonna, nome d’arte di Silvia Sicks, è, secondo noi, una delle cantautrici più interessanti in circolazione. A inizio anno ha pubblicato su bandcamp Buono, album targato Ùa! Dischi, etichetta discografica per la quale lei stessa lavora, accompagnato da un fumetto di Zerocalcare. Non avrà una voce melodiosa e possente, i suoi arrangiamenti acustici non saranno di certo indimenticabili, eppure Tunonna ha un potere comunicativo incredibile. Arriva dritta al cuore e alla mente con la sua voce un po’ strozzata e le sue storie di grottesca quotidianità, come le discussioni con la nonna, la cene di Natale con i parenti e le “partenze intelligenti alle cinque di mattina” per andare al mare in comitiva. Sono racconti malinconici, spesso tristi, ma che riescono quasi sempre a strappare un sorriso sincero. Come? Grazie ad un po’ di insofferente ironia e ad una fedele Peroni (rigorosamente da 66 cl!). Siamo subito rimasti affascinati dall’immaginario narrativo contenuto in Buono e così abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei. Ecco a voi! Tunonna, l’intervista Come nasce Tunonna? Il “progetto” non ha una data di nascita ben precisa, ho sempre scritto canzoni “sceme” per divertimento, per noia o perché mi suonava qualcosa in testa, senza uno scopo ben preciso. Ho fatto qualche concerto una decina di anni fa, coinvolta da un po’ di amici, e pareva funzionare, ma poi mi sentivo in imbarazzo e ho lasciato perdere. Ho continuato nel frattempo a scrivere e parallelamente a suonare solo con i Godog, poi un giorno mi hanno convinto a registrare la cover di “Pagliaccio di ghiaccio in studio” (già la suonavo da anni per divertimento) e dopo averla messa su YouTube ha avuto un riscontro che minimamente mi sarei aspettata. Nel frattempo stavamo mettendo su la nostra etichetta la Ùa! Dischi, così alla fine mi sono buttata, ho ripreso un po’ di pezzi vecchi e ne ho scritti dei nuovi e ho registrato il disco. Il nome nasce per caso, quando mi sono iscritta a YouTube non mi accettava gli username che mettevo e così, avendo la pazienza di un topo morto, ho messo Tunonna e così è rimasto, alla fine fa ridere… In un’intervista a Rockol hai definito la tua musica come “il parcheggio di un discount”. Cosa intendi precisamente? I parcheggi dei discount mi hanno sempre trasmesso un senso di malinconia, soprattutto quando sono mezzi vuoti, però mi fanno anche sorridere con la loro estetica un po’ brutta, semplice, il logo colorato dell’Eurospin che si staglia sopra a tutto cemento, non so, come immagine visiva è quella più vicina a quello che sento quando devo buttare giù una canzone. Allegato al tuo disco, “Buono”, è uscito un fumetto realizzato da Zerocalcare. Le tue canzoni sono probabilmente la colonna sonora migliore per i suoi disegni. Cosa ci racconteresti, dunque, della tua Roma che, in fondo, è anche un po’ quella di Zerocalcare? Sì, sono molto contenta che sia stato lui a disegnarlo, sia perché mi piace un sacco sia perché comunque è un amico. Su Roma […]

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Food

E’ Guagliune di Pomigliano D’Arco presentano il menù di Agosto

Grande cena e degustazione nella serata di martedì 18 nel Ristorante-Pizzeria E’ Guagliune di Pomigliano D’Arco dove il proprietario Mario Filosa ha imbandito un ricco banchetto per la stampa, presentando i nuovi piatti del menù di Agosto. Noi di Eroica, da veri buongustai, eravamo lì. Pronti per il nostro gustoso racconto? E’ Guagliune, l’inizio Ore 20:00, iniziano ad arrivare i primi invitati e i camerieri sistemano gli ultimi preparativi sulla terrazza decorata di tutto punto. Al centro, un tavolo con tutti i prodotti che saranno serviti durante la cena. Eccellenze campane selezionate personalmente dall’occhio sapiente e critico di Mario Filosa: vini, formaggi e pasta fresca. Qualche invitato curioso, colpito dall’abbondanza e dalla qualità di tale assortimento, non perde occasione per scattare foto, magari anche insieme a un bel Provolone del Monaco. Arrivati gli ultimi invitati e sedutisi tutti ai tavoli, iniziano le danze. E’ Guagliune, gli antipasti La cena viene inaugurata con le immancabili zeppoline d’alghe e con un assaggio di un’interessantissima variante di un tipico piatto della tradizione campana: la pizza di scarole. Una pizza di scarole con tarallo sbriciolato, peperoncino forte e alici salate nata dall’esperienza del maestro pizzaiolo Nicola Trinchese. Una vera delizia. Con le piccantissime bruschette con lardo di colonnato e ‘nduja vengono serviti anche i primi due vini, due bianchi: una frizzante falanghina irpina delle Selve di S. Angelo e un Fiano d’Avellino. Ottime per accompagnare anche la seconda portata di antipasti: bruschette con pomodorino giallo vesuviano e Marinara al ruoto con pomodorino, aglio, olio, olive nere, acciughe e scaglie di parmigiano. Soffice e morbida proprio come vuole l’antica tradizione casareccia. E’ Guagliune, i primi piatti Dopo l’abbondante e succulento antipasto si passa ai tanto attesi primi piatti del giovane cuoco Vincenzo Mingacci: un mezzo pacchero con pomodorino datterino giallo, noci e vongole e tubettoni con fagioli e gamberi. Accompagnati non dal vino bianco ma da un ottimo aglianico rosso. E’ Guagliune, il gran finale Archiviati anche i due pregiatissimi primi, è tempo per una graditissima sorpresa per gli ospiti: il Gran Finale. Mario Filosa si prende la scena, mostra e offre, a uno a uno, i formaggi e i salumi da lui selezionati durante le sue visite in giro per la Campania che gli sono valse il titolo di “Talent Scout dei formaggi”. Ce ne sono di tutti i tipi, dal pecorino ai provoloni passando per le caciotte, e di tutte le provenienze, da Bagnoli Irpino ad Agerola. E’ Guagliune di Pomigliano D’Arco, considerazioni Una cena davvero ottima che ha saputo unire tante portate senza peccare in qualità, proponendo nuovi piatti e accostamenti culinari attraverso il riutilizzo di prodotti D.O.P campani. Prodotti testimoni di tradizioni secolari che non vanno abbandonate. Mario Filosa e tutto lo staff de E’ Guagliune si sono resi protagonisti di un lavoro eccellente realizzando un menù da leccarsi i baffi. Sarà disponibile da agosto, se non sarete impegnati con le vacanze o con impegni lavorativi fateci un pensiero!

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