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Eroica Fenice

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Alberto Mancinelli e Tutto l’amore che c’era | Intervista

Alberto Mancinelli, musicista e cantautore siciliano, ha mosso i primi passi nel mondo della musica negli anni ’90 nella band Electric Bayons con la quale ha partecipato ad importanti rassegne e festival di musica emergente come il Tavagnasco Rock e Ritmi Globali a Treviso. In seguito allo scioglimento del gruppo, Alberto Mancinelli non si è fermato ed ha continuato a scrivere e comporre musica. Tutto l’amore che c’era, disco autoprodotto e pubblicato il primo Marzo dello scorso anno, è la prova tangibile della passione di Alberto che ha riarrangiato, grazie alla regia musicale di Antonio “Don Antonio” Gramentieri, alcuni brani scritti venti anni fa, affiancandoli a delle tracce nuove di zecca. Alla realizzazione del disco hanno contribuito anche le percussioni di Piero Perelli e Denis Valentini, la voce di Elisa Ridolfi, le tastiere di Nicola Peruch e il violino di Vicki Brown. Composto da 10 tracce, il disco presenta un’elegante scelta musicale, dieci ballad caratterizzate da influenze country e blues, passando anche per sonorità più rock. Un piccolo album dei ricordi costruito da Alberto Mancinelli con disincanto ma anche con un pizzico di malinconia e tenerezza. Intervista ad Alberto Mancinelli Tutto l’amore che c’era è il tuo ultimo album. Cosa rappresentava e cosa rappresenta adesso questo amore per te? L’idea d’amore descritta nelle dieci canzoni che compongono l’album non è necessariamente legata a una relazione sentimentale o a persone specifiche. In queste canzoni si parla di amore per dei luoghi in cui s’è vissuto o soltanto immaginati, per un’utopia, per una vita che si è sognata. Sono cartoline dal passato, infatti molte di queste canzoni sono state scritte anche vent’anni fa. Adesso le guardo con un misto di tenerezza e distacco. Come è nata quest’idea di dare una nuova veste musicale a canzoni come Lentamente, È meglio andare e Il gesto? Avevo registrato queste canzoni molti anni fa in altri progetti musicali. Ma non mi avevano mai convinto gli arrangiamenti di allora. Le ho riprese per farle suonare in maniera più convincente. Poi avevo notato che erano tutte legate da un filo impercettibile di amore per qualcosa. E così le ho messe insieme ad altre canzoni più recenti che avevano uno stile e un sentimento abbastanza simile. Come avete lavorato tu e Antonio Gramentieri “Don Antonio” al disco, qual è stata la ricerca musicale? Mi sono fidato del suo intuito, del suo grande talento e della sua enorme conoscenza musicale. Abbiamo gusti e visioni molto simili. Parliamo un linguaggio musicale che ci accomuna. Ho fatto ascoltare a lui le dieci canzoni nude e crude con voce e chitarra. Inizialmente pensavamo a un album più acustico e immediato. Dopo alcuni mesi, ci siamo trovati nel suo studio di registrazione e abbiamo suonato dal vivo insieme agli altri musicisti. Dei bravissimi musicisti come Piero Perelli alla batteria e percussioni, Nicola Peruch alle tastiere, piani elettrici, hammond e synth, e la partecipazione di Elisa Ridolfi alla voce, dell’americana Vicki Brown al violino e Denis Valentini alla voce e percussioni. Gli arrangiamenti venivano fuori […]

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Viky Rubini pubblica l’EP Tra le mie coste | Intervista

Viky Rubini, bergamasco classe ’95, è uno studente di medicina, scrittore ma, soprattutto, musicista. Con già all’attivo un libro Il filo di Arianna (Edda edizioni, 2016) e un tour con la band ÀWARÉ, dopo il primo album da solista, Resilienza, con il progetto Viky Twisterman, l’8 Marzo pubblica l’EP Tra le mie coste, disco interamente autoprodotto. L’EP si compone di 5 tracce che ruotano intorno al concept del naufragio. Un espediente immaginativo per rievocare quelle sconvolgenti esperienze emotive che stordiscono ed ottenebrano ma dalle quali, una volta usciti dalla tempesta, si può trarre una nuova consapevolezza. Viky si definisce “un naufrago abbarbicato dietro la grancassa”, un’immagine che descrive la tensione fisica e nervosa evocata dal disco, che nasce dall’unione (ma anche dalla tensione appunto) delle melodie acustiche della chitarra di  Viky e di sonorità di matrice digitale. Per poter conoscere più a fondo Viky Rubini e il suo nuove EP Tra le mie coste, abbiamo fatto qualche domanda all’artista bergamasco. Intervista a Viky Rubini Tra le mie coste si sviluppa intorno il concetto di naufragio, cosa puoi dirci di più? Da piccolo sono “annegato” un paio di volte. Una volta mi hanno dovuto rianimare. Quindi ho una certa familiarità con il senso di impotenza che si ha quando non si riesce più a stare a galla. Ho provato la stessa sensazione qualche mese fa, però dal punto di vista emotivo. Sono sicuro che tutti noi abbiamo provato quella roba lì, quindi non mi dilungo: lascerei parlare la musica. In cosa si differenzia dal tuo primo album da solista Resilienza? Resilienza è nato in studio, da frammenti di pezzi scritti negli anni, ogni pezzo con una sua identità. Questo disco invece è nato in un secondo, con pezzi tra loro fortemente concatenati. Un big-bang a cui ho dovuto dare forma. Altra differenza importante: Resilienza è stato suonato da più persone (Luca Mandelli e Guido Montanarini alla batteria, Francesco Mancin al basso), ed è stato registrato e mixato da Fabio Intraina. Questo disco l’ho scritto, suonato, registrato e mixato completamente da solo. Joao Ceser mi ha poi fatto la finalizzazione. Per te l’utilizzo della musica elettronica “è una piccola rivoluzione copernicana”, cosa intendi? Ero uno di quelli “la musica elettronica non è musica, basta schiacciare play e fa tutto da solo”. Poi Joao Ceser, produttore e amico, mi ha dato due dritte su come usare Ableton e ho trovato una miniera di suoni, di idee. È come aver sempre vissuto in una valle in cui si parla solo dialetto e trovarsi a Londra col dizionario di inglese! Come riesci a conciliare i tuoi impegni da studente di medicina con quelli del tuo progetto solista e quello della tua band ÀWARÉ? Sono contemporaneamente un pessimo studente ed un pessimo musicista. Comunque ad ottobre usciremo con un terzo progetto musicale segretissimo! Cosa vuoi raccontarci, invece, de Il Filo di Arianna, il romanzo che hai pubblicato nel 2016? È il romanzo che ho scritto per ringraziare il mio professore di greco e latino del liceo. […]

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Vico dell’amore perfetto di Andrea Marano | Intervista

Vico dell’amor perfetto : primo album di Andrea Marano | Intervista Pubblicato il 5 Aprile per Radici Music Records, Vico dell’amor perfetto è il primo album da solista di Andrea Marano, musicista partenopeo con già diversi anni di esperienza alle spalle, grazie al progetto musicale L’Albergo dei poveri, con il quale ha calcato i palchi del Meeting del Mare e del Neapolis Rock Festival. Oltre a poter vantare riconoscimenti come il Premio della Canzone d’Autore Raffaele Spasari e il Rock’n’Law Contest, Marano ha anche collaborato come autore con i Jalisse, scrivendo loro il testo de L’Alchimista. Coadiuvato, per la parte musicale, da Gabriel D’Ario, Vico dell’amor perfetto è un album che affonda le sue radici in quella tradizione nata nella seconda metà del secolo scorso grazie ad artisti come Fabrizio De Andrè e Gian Maria Testa. Marano mette al centro del suo lavoro la parola, grazie alla quale plasma i racconti del suo album, e, per farlo, utilizza un approccio musicale prettamente acustico, estraneo a influenze elettroniche e digitali. Il disco si compone di sette tracce (Vico dell’amor perfetto, L’Amore di Jana, Gaetano Bresci, Il bar dei militari, Pois, Al sole del sud e Cartolina a Port’Alba), sette racconti che partono da Genova, da Vico dell’amor perfetto per l’appunto, e approdano a Napoli, lasciandoci una suggestiva Cartolina d(a) Port’Alba. In questo viaggio poetico e musicale, c’è anche spazio per il tragico amore di Jana, uccisa dal marito, e per l’esperienza politica di Gaetano Bresci, il militante anarchico che nel 1900 assassinò il re Umberto I di Savoia. Storie che rimandano a eventi lontani, remoti nei luoghi e nel tempo, ma che trovano nel loro contenuto una concreta attualità, data l’universalità delle passioni evocate da Marano. Il tentativo del cantautore di iscriversi nella grande tradizione cantautorale del nostro paese può dirsi più che riuscito, tale da augurare ad Andrea di riscuotere consensi, non solo tra la cosiddetta “critica”, ma anche tra il pubblico. Per l’occasione dell’uscita del disco, abbiamo intervistato Marano, che ci ha permesso di immergerci con più consapevolezza nel mondo di Vico dell’amor perfetto. Intervista ad Andrea Marano, autore di Vico dell’amor perfetto Da L’Albergo dei Poveri all’esordio discografico da solista con Vico dell’amor perfetto, cosa puoi raccontarci della tua carriera da musicista? Il mio percorso musicale è un tutt’uno con la mia crescita come persona. Quando finì l’esperienza con l’Albergo avevo voglia di vivere la musica in una dimensione privata, ma non ho mai smesso di scrivere. In quel periodo ho cominciato ad interessarmi alla parte autorale ed ho potuto sperimentarmi anche in quella veste. Poi c’è stata una fase in cui il bisogno di evolvere e di trasformare i testi originari in qualcosa di pubblicabile si è fatto più spazio e così ha preso forma Vico dell’amor perfetto. Come nasce Vico dell’amor perfetto? È nato tutto dalla scoperta di quella strada di Genova e dalla titletrack. In quella canzone rifletto sul significato di queste due parole, che messe una accanto all’altra per me sono esplosive a livello […]

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Compilation Eroica #12, i migliori brani di Aprile

Compilation Eroica #12: bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Per la nostra Compilation Eroica #12 di Aprile, abbiamo scelto tre brani: Futuro Presente dei Blindur, La canzone di pietra di Alessio Arena e Piove sulla mia anima di Laura Battiloro e William Iovino. Compilation Eroica #12, Futuro Presente dei Blindur e La Canzone di pietra di Alessio Arena I Blindur, progetto musicale di Massimo De Vita, conquistano nuovamente un posto nella nostra compilation con Futuro Presente. Pubblicato l’11 Aprile, Futuro presente è il secondo singolo che ha anticipato l’uscita di “A” per la Tempesta Dischi, terzo album del gruppo. Un sound che convince nuovamente per la sua pregevolezza di caratura internazionale, un invito, quasi uno sfogo, a liberarsi delle proprie angosce e delle costrizioni sociali: per sentire il proprio tempo e immaginare un “un futuro un po’ più presente”. «Ci sono troppe domande/ e non c’è mai abbastanza tempo per capire/ in mezzo ai lampi di luce/ possiamo solo goderci questo temporale/ Che cosa ci vuoi fare se non siamo all’altezza/ se non sentiamo niente/ nemmeno la tristezza»  Classe 1984, diviso tra l’Italia e la Spagna, Alessio Arena è un cantascrittore e La canzone di pietra è sicuramente un ottimo esempio di un artista che riesce a conciliare una grande vena musicale ad una altrettanto valida capacità di scrittura. Pubblicato per Apogeo Records il 19 aprile e realizzato insieme a Bruno Tomasello, Luigi Esposito e Emiliano Barrella, il brano vuole essere un manifesto della fuga dall’orrore che intraprendono tutte quelle persone costrette dalla guerra a scappare dal proprio paese, abbandonando i propri affetti e mettendo a rischio la propria esistenza. «La canzone di pietra sarà un altare per la tua religione/ non sentirai il peso che spezza il fiato che cerca lo spazio del tuo nome/ in mare affonda una cometa/ la mia canzone di pietra» Piove sulla mia anima di Laura Battiloro e William Iovino Il crollo del Ponte Morandi dello scorso 14 Agosto è sicuramente una delle pagine più tragiche e oscure della storia della nostra Repubblica. Tra le vittime anche quattro ragazzi di Torre del Greco: Giovanni Battiloro, Antonio Stanzione, Gerardo Esposito e Matteo Bertonati. Piove sulla mia anima è un tributo che Laura Battiloro, sorella di Giovanni, ha voluto dedicare al fratello. Pubblicato il 10 Aprile e realizzato grazie alla collaborazione di William Iovino, il brano ripercorre il dolore di Laura, intenta a tenere viva la memoria del fratello e a dover necessariamente affrontare questo strazio per poter andare avanti. «Piove sulla mia anima mentre ti allontani/ sento ancora il tuo respiro/ sento ancora le tue mani/ Piove sui miei polsi/ i miei progetti malandati/ e corri a vivere il tuo tempo/ almeno quello che rimane»    Fonte immagine: https://www.facebook.com/laurabattiloro2/photos/a.1103063223229235/1103954656473425/?type=1&theater        

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Psycho Club ed il loro EP-r1mo | Intervista a Giovanni Russo

Psycho Club: vi presentiamo il nostro EP-r1mo | Intervista Pubblicato lo scorso 5 Aprile, EP-r1mo è il primo disco ufficiale di inediti dello Psycho Club, progetto musicale Hip-Hop fondato nel 2009 da Giulio “Eba” Valentino. Al servizio del progetto musicale ci sono anche Giovanni “Jorys Mantello” Russo, Oreste “Xero” Mitrotti e il producer KD Music. Originari della Puglia, i quattro artisti danno vita a un album Hip-Hop dalla costituzione eterogenea e trasversale, che spazia da sonorità più vicine al rap sperimentale ad altre più moderne e sperimentali che strizzano l’occhio alla trap. Il disco mostra inoltre come il gruppo abbia utilizzato diversi approcci di scrittura: da brani aggressivi con metriche piene di tecnicismi ad altri con un imprinting più disteso ed introspettivo. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con Giovanni Russo, Jorys Mantello, che ci ha raccontato un po’ dello Psycho Club. Psycho Club, intervista a Giovanni Russo Come è nato lo Psycho Club? Il progetto Psycho Club nasce nel 2009, dalla volontà di Giulio “Eba”, il fondatore. Ha voluto lasciare il gruppo “aperto” quindi “Club”, è inteso in questo modo. Nel corso degli anni ci sono state infatti diverse collaborazioni con davvero tanti artisti locali. Il progetto è così, la formazione non è sempre fissa ma potrebbe variare di volta in volta. Eba è dell’83, tu sei dell’81 e Xero è del 93, appartiene dunque ad una generazione diversa dalla vostra. Cosa vi accomuna e cosa vi differenzia? Xero è un ragazzo maturo ma per la sua età è più vicino alla sfera della ‘trap’. Devo dire che, non per essere di parte, è davvero un talento, è davvero molto bravo e sicuramente si farà sentire. Mentre magari io ed Eba siamo più vicini come età e siamo più per l’old school. Per quanto riguarda il rap, siamo legati ad un genere più tradizionale anche se l’idea che abbiamo è quella di esprimerci come dei cantautori attraverso il rap. Vogliamo cercare di scrivere dei testi significativi, cercando di essere il meno scontati possibile. Oltre l’amicizia, dato che Xero ha collaborato con il progetto fin dall’inizio, a lui ci lega la musica, insomma. Vi alternate tra due approcci, uno più vicino alle sonorità old school ad altre che strizzano l’occhio alle sonorità “trap”. Cosa ci puoi dire di più a riguardo? Il sound è stato curato da Marco “KD Music”, un produttore molto bravo e molto conosciuto nell’ambiente rap. Tutte le tracce del disco, eccetto una (Fuck You Merde, nda), sono state prodotte da lui e quindi, per quanto riguarda il sound, hanno questo filo conduttore. Mentre le tematiche sono abbastanza varie. Come avviene la creazione di un brano? Lavorate insieme a KD Music sul lato musicale, oppure lui realizza il beat e dopo voi scrivete le strofe? Allora, a volte lavoriamo insieme ma altre volte basta soltanto dargli delle indicazioni: lui quasi ci legge nel pensiero e ci dà ciò che vogliamo. È sempre riuscito a rispecchiare le nostre esigenze ed è sempre stato parte integrante del brano ma anche […]

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Crazy Over You, il debutto di Cloud, l’artista dall’identità anonima

Un basso e una chitarra funky seguite dalle atmosfere elettroniche evocate da un synth: stiamo parlando di Crazy Over You, il recente singolo rilasciato lo scorso 8 marzo da Cloud per Smilax Publishing Srl. L’identità di questo progetto musicale non è ancora stata rivelata. Sappiamo soltanto che dietro di esso c’è la sola mente creativa di un uomo che ha deciso di rimanere nell’anonimato per far sì che a parlare sia soltanto la musica, accantonando l’esigenza di apparire. Forse un po’ per gioco, forse per una sorta strategia di marketing, l’identità segreta e i caratteri musicali del singolo lasciano presagire a un qualcosa di sfuggente, proprio come una ‘nuvola’.  Un qualcosa arduo da da fissare in caratteri precisi, che con molta probabilità si evolverà in qualcosa in continuo divenire, sperimentando un’ampia e miscellanea gamma di sonorità. Crazy Over You potrebbe forse essere un primo piccolo manifesto di quello che (forse) sarà il suo primo album. O magari, chissà, questo ipotetico primo album potrebbe completamente disattendere le nostre aspettative, consegnandoci qualcosa di totalmente inaspettato. Noi di Eroica siamo riusciti ad entrare in contatto con lui (ovviamente non abbiamo scoperto la sua identità) e a porgli qualche domanda. Non abbiamo scoperto molto ma, forse, la nostra intuizione sul carattere in fieri del progetto di Cloud è giusta. Intervista a Cloud, autore di Crazy Over You Non hai ancora rivelato la tua identità: strategia di marketing? A prima vista potrebbe sembrare. In un mondo in cui tutti si mostrano 24 ore su 24 è altrettanto proficua l’antimoda di non mostrarsi. Da quando ci vuole un casco per essere bravi dj? Nel caso di Cloud purtroppo è una necessità dettata dal fatto che mostrarsi nell’ambiente che al momento ci circonda crea problemi e tensioni quindi evitiamo gli abiti di scena, ci concentriamo sulla musica e sarà divertente essere accanto alle persone che ti hanno sempre ostacolato e che non sanno di essere sedute accanto all’artista che sta cantando alla radio…un po’ come se qualcuno parlasse a Bruce Wayne di Batman, no? L’identità segreta sarà soltanto una misura temporanea? Assolutamente sì, non c’è cosa più bella di incontrare qualcuno per il quale la tua musica significa qualcosa. Che ricerca musicale c’è dietro questo primo brano e quale sarà quella che farai per il futuro disco? Sono semplicemente le influenze e i gusti che si fondono e vengono espressi, se qualcuno dice “in quella chitarra ci sento questo”, “quel synth mi ricorda quest’altro” allora vuol dire che si è entrati in contatto con la propria audience, che poi è la cosa più importante. Cosa vuole rappresentare Cloud? Uno spazio infinito in cui tutte le personalità, stili, influenze si fondono per creare musica…non è eclettico, è Cloud.   Fonte immagine: https://cdn.parcle.io/billboard-it/2019/03/Cloud-Crazy-Over-You-2.jpg

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Gli Altri Occhi di Cara, progetto musicale di Daniela Resconi: intervista

Altri Occhi è l’ultimo lavoro discografico di Cara, il progetto musicale della cantautrice Daniela Resconi. In questi anni, la musicista di Cremona ha proposto una valida e solida alternativa musicale di cantautorato che, in questi anni, ha riscosso un certo interesse da parte dalla critica e dagli addetti del settore. “Vai o resti” e “Ti fai male solo tu”, brani tratti dal suo primo omonimo EP dell’Aprile 2014, sono stati infatti pubblicati in anteprima rispettivamente da Rolling Stone e Rockit.it. Inoltre, nel Giugno del 2015 pubblica il suo secondo EP “Non guardarmi”, inserito da Rockit nella lista dei 50 dischi e dell’anno. Nel 2016 esce il suo primo effettivo disco “Respira” che la porta a suonare al festival MIAMI di Milano e ad ottenere una candidatura nella categoria “Opera Prima” alle Targhe Tenco. Altri Occhi, pubblicato lo scorso 8 Marzo, è stato prodotto da Davide Chiari, registrato da Pierluigi Ballarin e conferma e innova lo stile personale di Daniela Resconi, con sonorità più essenziali che che continuano a mantenere quel carattere trasognato, sfumato, dal gusto un po’ retrò. Qualche giorno fa, per l’occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Daniela che ci ha raccontato un po’ del suo nuovo album, dei suoi inizi e del suo futuro. Intervista a Daniela Resconi Come ti sei avvicinata alla musica? È successo per caso, a 17 anni avevo degli amici che avevano un gruppo punk e una loro batteria finì nel mio garage per motivi di spazio. Ho iniziato a suonarla così e dopo è stata tutta una cosa in divenire. Nasco batterista, l’ho fatto per un po’ di anni poi ho iniziato a ‘suonicchiare’ la chitarra e mi sono gasata diciamo. Sono passati un po’ di anni ed eccomi qui. Cosa ci puoi dire del tuo ultimo album, Altri Occhi? Le domande aperte… che paura! (ride, nda). Allora ho fatto determinate scelte che, in primis, a livello di gusto che nel tempo ho maturato, ho voluto semplificare un pochettino le produzioni e basare il disco sui pezzi. Infatti sono abbastanza semplici a livello di arrangiamento perché volevo un qualcosa di più sincero e onesto, riproducibile da sola live. Quindi, diciamo che, rispetto al disco precedente, questo è il cambiamento principale. A livello di tematiche più o meno sono sempre le solite cose che mi frullano per la testa (ride, nda): sensazioni varie su argomenti di vario tipo che butto lì, in modo non troppo descrittivo, perché non è una cosa che amo, ma più appunto a livello di sensazioni che vengono accompagnate dalla musica nella sua semplicità. Cosa puoi raccontarmi invece della candidatura alle Targhe Tenco come Migliore Opera Prima nel 2016? Ti dico che io non lo sapevo. A un certo punto mi arriva un messaggio su Messenger di una persona, che non conosco personalmente ma che mi seguiva e aveva scritto qualche recensione su di me, che mi fa i complimenti per la candidatura alle Targhe. E io: « Cosa?!». Sono andata a controllare online ed effettivamente ero tra le candidature e […]

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Intervista a Verdiano Vera, direttore del FIM, Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale

Il FIM, Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale, è un importante evento che mira «a ridare alla musica il suo autentico spessore, consentendo a chiunque di assaporarne il mistero ed il fascino senza tempo». Inaugurato nel 2013 come FIM, Fiera Internazionale della Musica, con una prima edizione all’Ippodromo dei Fiori di Villanova d’Albenga (SV), lo scorso anno la Fiera è approdata a Milano, in Piazza Città di Lombardia, la piazza coperta più grande d’Europa, dove il prossimo 16 e 17 Maggio punterà a confermare e implementare il successo riscosso in questi anni. L’obbiettivo principale della manifestazione è quello di avvicinare i giovani, attraverso concerti, laboratori, incontri con artisti e professionisti del settore, allo studio di uno strumento e al mondo della musica inteso a 360°, per poter creare una solida rete di musicisti e professionisti del futuro che possa rivitalizzare la filiera lavorativa della musica, messa a dura a prova dai repentini cambiamenti tecnologici degli ultimi anni. L’edizione del prossimo Maggio vede un’importante innovazione dell’evento, non soltanto nel nome, ma anche nei propositi che puntano sull”Innovazione’ e sulla ‘Formazione’ dei musicisti ma anche del pubblico, per fornire gli strumenti necessari a un ascolto fatto con cognizione di causa. In Italia, a causa di un insegnamento scolastico deficitario della musica, molte persone non la comprendono appieno e finiscono per assorbirla passivamente. Tale situazione genera una diffusa incapacità di comprensione di un’arte che possiede una storia e un linguaggio propri, degni di tutte le altri arti. Quest’anno Eroica Fenice sarà media-partner dell’evento e ben presto potrete seguire gli sviluppi del FIM sui nostri portali. Per l’occasione abbiamo intervistato Verdiano Vera, uno dei ‘padri fondatori’ della manifestazione di cui è il direttore. Verdiano ci ha raccontato degli intenti e della genesi della Fiera che nel corso degli anni è cresciuta stringendo rapporti con Università e importanti realtà del settore musicale, ritagliandosi così un ruolo nella musica nazionale e internazionale sempre più importante. Intervista a Verdiano Vera, direttore del FIM Come nasce il FIM? Nasce nel 2012, in seguito ad un periodo di terribile crisi sia della discografia che del mercato degli strumenti musicali. Un periodo in cui c’era molto caos e molta confusione e gli operatori della filiera della musica erano un po’ disorientati: c’erano le case discografiche che combattevano contro il download; i distributori degli strumenti musicali che combattevano anche loro una guerra contro l’e-commerce; e i musicisti che, per avere un po’ di visibilità, frequentavano i talent show televisivi. In tutto questo disordine, con il FIM abbiamo iniziato a creare una rete per cercare di unire gli operatori della musica, quindi cercare di capire quali potessero essere le soluzioni a tutti questi problemi che capitavano tutti insieme nello stesso periodo. Questo era il 2012, poi abbiamo creato il primo FIM nel 2013 a Villanova d’Albenga, nell’Ippodromo dei Fiori, e fu un’edizione zero di questa manifestazione che ci ha dato modo di creare un laboratorio di idee per la crescita e lo sviluppo del mercato della musica: inteso sia come mercato discografico […]

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Compilation Eroica #11, i migliori singoli di Marzo

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Per l’undicesimo appuntamento della nostra Compilation Eroica #11, in questo mese di Marzo vi proponiamo “Invisibile agli occhi” dei Blindur e “Centoquaranta” dei Fuera. Invisibile agli occhi dei Blindur Pubblicato il 19 Marzo su YouTube con relativo videoclip diretto da Valerio Casanova (Fotografia: Irene Castrogiovanni, Aiuto regia: Gabriele Camilli), il singolo- come affermato sulla pagina Facebook della band- anticipa il nuovo disco “A”, targato La Tempesta Dischi. In un certo senso, non è la prima volta che Massimo De Vita, genio creativo della band, compare nella nostra rubrica dato che, già più volte, ha curato la produzione musicale di singoli di artisti da noi selezionati come Micaela Tempesta e LUK. Questa volta, però, a prendersi la scena è il suo progetto musicale Blindur con il brano Invisibile agli occhi. Il singolo non si discosta dal percorso musicale già tracciato da Massimo De Vita nei suoi precedenti lavori, con un folk-rock solido caratterizzato da una grande varietà e ampiezza nelle sonorità. Invisibile agli occhi conferma quanto buono già fatto da De Vita ma, anzi, preannuncia un album ancora più convincente e valido che potrebbe risultare con molte probabilità una vera e propria rivelazione nel nostro panorama musicale, che potrebbe accrescere ancora di più il successo riscosso nei diversi festival internazionali ai quali ha già partecipato il gruppo. Il brano conferma, inoltre, anche la fine penna di De Vita, un autore che ha imparato a comprendere e toccare l’essenziale, andando oltre le ingombranti apparenze, con una visione che trascende la semplice vista. «Se questa luna fosse di cristallo/ le tirerei un pugno solo per farla a pezzi/ solo per dimostrarti che se il cielo non c’è/ l’essenziale rimane comunque invisibile agli occhi» Compilation Eroica #11, Centoquaranta dei Fuera Sesto singolo estratto dall’album Nuovo Vintage, album-playlist composto da brani pubblicati di volta in volta sulle piattaforme streaming , Centoquaranta è il singolo del trio nolano dei Fuera, pubblicato il 22 Marzo. Composto da Jxmmvys (Luigi Visconti) per le lyrics di Same e Diak (Michele De Sena e Antonio Genovese), il brano si sviluppa sopra un irrequieto beat techno che corre su una pulsante drum machine a 140 bpm, per l’appunto. Un racconto visionario, scorretto e psichedelico con il quale Same e Diak danno sfoggio delle loro capacità metriche. «Sono uno che ricorda tutto/ ma oggi c’è qualcosa che mi scappa/ dove hai messo il pulsante per spegnere le radio accese nella mia testa/ sento un rumore che fa nanananananana»  

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I Whitey Brownie debuttano con Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani

I Whitey Brownie debuttano con l’EP Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani Another Pink è il lavoro discografico d’esordio della band Whitey Brownie, trio di Latina composto da Micol Touadi (voce), Alessandro Trani (batteria) e Alessandro Pollio (tastiere), che fonde musica Jazz ad altre sonorità della black music: dall’ R’n’B all’Hip-Hop, passando anche per il soul. Un prodotto sperimentale ben fatturato dal quale emerge chiaramente l’abilità musicale dei tre membri della band, capaci di creare un disco che riesce a coniugare la sperimentazione musicale di generi, forse un po’ ostici a un pubblico di ampio raggio, a un mood gradevole e orecchiabile, con testi che oscillano dall’italiano all’inglese. Pubblicato lo scorso 27 Dicembre per l’etichetta Rest in Press, l’EP si compone di cinque tracce (Green, Never, As You Like, Carillon e Clouds) ed è stato registrato presso il Sud Studio Digital Sound di Cosenza sotto la supervisione artistica di Pantu. In occasione dell’uscita dell’album, abbiamo parlato con Alessandro Trani che ci ha raccontato un po’ del mondo, delle esperienze, delle visioni musicali e degli obiettivi dei Whitey Brownie. Intervista ad Alessandro Trani dei Whitey Brownie Come nasce il gruppo Whitey Brownie? Il nucleo originario risale al 2015 circa, da una mia idea di suonare jazz ma non in maniera convenzionale. Abbiamo iniziato un po’ per gioco, soprattutto a livello strumentale perché all’inizio era più un progetto strumentale, a mescolare i classici del jazz a quelli dell’Hip-Hop. Quando abbiamo visto che questa cosa funzionava, soprattutto a livello live, abbiamo deciso insomma di farla crescere e, nel 2017, siamo arrivati alla formazione attuale, ovvero un trio che vede me alla batteria, Alessandro Pollio alle tastiere e Micol Touadi alla voce. Da lì abbiamo iniziato a scrivere i nostri pezzi e a farli diventare dei brani originali. Venite da esperienze musicali diverse? Tutti noi abbiamo una formazione accademica legata comunque al Jazz. Micol per esempio al Conservatorio ha fatto canto Jazz e anche noi proveniamo da esperienze musicali fortemente Jazz. Però eravamo stanchi del solito modo di suonarlo in Italia e quindi abbiamo provato a mescolarlo con altri generi della black music: il Funk, l’Hip-Hop, l’R’n’B… Quindi abbiamo creato questo sound che ci appartiene molto di più. A cosa ti riferisci con «il solito modo di suonarlo in Italia»? Te lo racconto con un esempio molto divertente. Quando si andava alle jam jazz, almeno fino a un po’ di anni fa, se provavi a girare il jazz un po’ più sul funk venivi guardato storto. Adesso, fortunatamente, non succede più e diciamo che la nostra è un po’ una risposta provocatoria a questo atteggiamento italiano. Un atteggiamento un po’ bacchettone? Esatto, troppo legato al “real book”, a quello che c’è scritto sulla parte, ad essere rigidi sulla struttura di un brano, ad essere un po’ troppo inquadrati quando si pensa al jazz, in generale. Per noi, invece, la black music non deve avere questi vincoli. Another Pink è dunque il primo EP dei Whitey Brownie. C’è un significato particolare dietro questo titolo? Guarda, […]

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Turning Point dei Buckwise | Intervista a Roberto Matarrese

Un sound elettronico convincente che unisce l’innovazione musicale di matrice anglo-tedesca a sonorità folk di matrice statunitense: parliamo di Turning Point, il primo progetto discografico dei Buckwise. Originari di Bari, Francesco “Gnappo” De Luca, Nicola Galluzzi, Lorenzo L’Abbate e Roberto Matarrese hanno pubblicato il 18 Gennaio, per l’etichetta  La Rivolta Records, Turning Point, un album che fa dei “punti di svolta” il suo Leimotiv che prende vita da due mondi musicali, apparentemente inconciliabili, che si uniscono creando un disco dal suono innovativo, strizzando l’occhio anche a sonorità più orecchiabili. Anticipato dal singolo Jasper, pubblicato con relativo videoclip lo scorso 17 Dicembre, l’album si compone di 8 tracce (Jasper, Turning Point, I’ll Begin, Freedom District, Due, Lost, Fall Down e Summer Down) attraverso le quali l’esperimento musicale dei Buckwise– che potremmo definire come Folktronic- si declina in vari mood, oscillando da sonorità elettroniche più marcate e potenti, ad altre più sfumate e morbide che richiamano atmosfere più introspettive. Per l’occasione dell’uscita del disco, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Matarrese che ci ha aiutato a conoscere meglio l’universo musicale e immaginativo di Turning Point. Buckwise, intervista a Roberto Matarrese Come nascono i Buckwise? Il progetto è nato da Nicola, Lorenzo e Gnappo che collaboravano già da tempo in altri progetti musicali. La necessità di includere nel progetto qualcuno che scrivesse e cantasse le parti vocali li ha portati ad aggiungere me, Roberto, alla band. Che ricerca musicale c’è stata dietro questo album? Non è stata una ricerca, bensì una propensione naturale dovuta ai differenti gusti musicali di ogni membro della band. Il sound è nato in maniera abbastanza naturale, in particolare l’avvicinamento di Gnappo all’elettronica (originariamente bassista) e di Nicola al banjo ed al bluegrass (lui ha cominciato con la tromba) hanno sicuramente dato una spinta importante a questo processo. Il mio ingresso nel gruppo, sono producer con alle spalle vari progetti musicali (Kinky Atoms, LogisticDubLab, fonico de La Fame Di Camilla, nda) ha contribuito a rafforzare la parte elettronica del progetto. In realtà non è stato troppo difficile trovare elementi simbiotici nei due generi, la famosa cassa dritta dell’elettronica non è altro che la cassa battente utilizzata nel folk e nel country, i roll del banjo sono assimilabili agli arpeggiatori dei synth usati molto nell’elettronica, eccetera. Anche il tipo di cantato usato da noi prende molto dal folk tradizionale americano, ma ha spiccati rimandi alle voci usate nell’elettronica più indie di matrice inglese e tedesca. Avete definito il punto di svolta (Turning point), che è anche il titolo dell’album e di un omonimo brano, il filo rosso che lega i brani di questo disco, perché? Veniamo da un periodo in cui ci sono stati molti cambiamenti nelle vite di noi quattro, ognuno per motivi diversi. Una volta finito il disco abbiamo notato che il cambiamento era il filo conduttore di tutti i brani, quindi è stato naturale prendere Turning Point, il titolo della della seconda canzone, come elemento fondativo di tutto il lavoro. È diventato un po’ un simbolo. C’è […]

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Musica

Mulai e i suoi HD Dreams, intervista al producer

Mulai è il nome d’arte del giovane producer elettronico bresciano Giovanni Bruni Zani ed HD Dreams è la sua terza creazione musicale, dopo i 3 precedenti EP di Something for Someone, Glue e Glue Remix. Pubblicato il 18 Gennaio sotto l’etichetta discografica Oyez, l’album è stato anticipato dai singoli Tokyo, edito il 12 Novembre 2018 e passato in anteprima per Babylon di Radio2, e Bye [Balance Your Emotions] edito lo scorso 12 Dicembre. Composto di nove tracce, il disco rievoca, attraverso sonorità elettroniche che oscillano dal lo-fi al post-dubstep, un immaginario di un mondo distopico ormai totalmente digitalizzato e tecnologizzato. Attraverso la musica e l’impersonalità dei testi ci restituisce la sensazione di distacco un mondo distante dal suo stato naturale di origine. Paradossalmente, nella ramificata ed estesa interconnessione tecnologica degli individui, ad emerge è la freddezza e la lontananza di questi rapporti, quasi come se il numero di connessioni fosse direttamente proporzionale al tasso di isolamento prodotto. Per poter capire meglio i sogni in Alta Definizione di Giovanni Bruni, abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con lui, che, con molta disponibilità, ci ha raccontato un po’ di sé e ci ha introdotto in questo mondo musicale dalle atmosfere futuristiche. Intervista al producer Mulai Come hai iniziato a fare musica? Ho iniziato circa un anno prima dell’uscita del mio primo disco Something For Someone (9 Dicembre 2015, nda). Prima facevo più musica sperimentale con un gruppo che avevo e solo successivamente mi sono avvicinato alla musica elettronica, perché i miei ascolti andavano in quella direzione ed ho iniziato ad appassionarmi a quel mondo. Così è nato Something for Someone, poi qualche tempo dopo è uscito Glue e, dopo ancora HD Dreams. È stato un percorso molto naturale, ha seguito una sua evoluzione non forzata. HD Dreams è stato prodotto in un periodo di tempo molto più lungo, rispetto a Glue per esempio. I pezzi in questo disco hanno assunto un significato per me molto più importante perché nati da particolari momenti di questi due anni. In HD Dreams, richiamo le atmosfere di un mondo completamente tecnologizzato e digitalizzato, cosa ti ha ispirato? Io sono del 92 e quindi sono nato in un periodo a cavallo tra un’era un po’ più distante dalla tecnologia ed una in cui la tecnologia ha avuto completamente il sopravvento. Quando ero più piccolo e andavo a scuola non si sentiva parlare di Facebook o di realtà del genere, sono cresciuto un po’ in un periodo di transizione e avendo un fratello più piccolo mi rendo conto di quanto, soprattutto il mondo dei social media, stia avendo il sopravvento sulle nostre vite. Questa cosa mi ha portato un po’ a pensare a questo rapporto che anche io stesso ho con la tecnologia, e ho quindi immaginato questi sogni in HD, come se la tecnologia riuscisse a penetrare anche la nostra parte più intima, i nostri sogni. Gli HD Dreams rappresentano dunque la possibilità di questi sogni digitali in cui la tecnologia è entrata talmente tanto nella nostra […]

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Musica

Compilation Eroica #10, i migliori singoli del Febbraio 2019

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Per il decimo appuntamento della nostra rubrica in questo mese di Febbraio, vi proponiamo i singoli di Marta Giordano in arte Martzia con Cubo di Picasso e di Michele Di Donato in arte Maik Brain con Nuvole. Compilation Eroica #10, Cubo di Picasso di Martzia Pubblicato l’8 Febbraio su YouTube per la produzione musicale curata da Paci Ciotola e la regia del videoclip targata Mario Miccione, Cubo di Picasso è un singolo dal sound molto convincente che rievoca atmosfere lounge unendole a sonorità che si muovono tra il funk e il blues, sulle quali emerge la voce calda e sicura di Marta Giordano. Tra bicchieri di vino e morbidi riff di chitarra, prende così vita un brano elegante e coinvolgente. «Ti sembrerà una scusa ma a me serve una pausa/ non di riflessione, non sei chiamato in causa/ Alterno pensieri a parole e bicchieri/ Sai la novità? Ho bevuto anche ieri tutti i miei problemi/ Insufficienza empatica ma dicono che io sia simpatica/ Un’inguaribili romantica pragmatica/ con le sue parole prive di costrutto» Compilation Eroica #10, Nuvole di Maik Brain Nuvole è invece il singolo del rapper Michele Di Donato aka Maik Brain, tratto dal suo ultimo EP Happy Tape, pubblicato su YouTube il 13 Febbraio per la regia di Ired Produzioni. Il brano è un fitto storytelling in dialetto napoletano di un uomo alle prese con un tumore. Un soliloquio di un uomo che vede a poco a poco il suo mondo spegnersi tra i rimpianti e le delusioni di una vita fatta di sacrifici e di occasioni perse. Un peso che però sfuma gradualmente nella libertà e nella leggerezza delle nuvole. «Je te l’er ritt’ ca primm o poi murev/ e verev’ a luc ca venev/ e sentiv ‘o fridd nguoll pur si nun carev a nev/ suspir e sulliev quann’ sapett che ‘a malattij dentro a me nun criscev» Se sei interessato alla nostra rubrica puoi leggere le compilation degli scorsi mesi: Compilation Eroica #9, Gennaio 2019: https://www.eroicafenice.com/musica/compilation-eroica-9-i-migliori-singoli-di-inizio-2019/ Compilation Eroica #8, Dicembre 2018: https://www.eroicafenice.com/musica/compilation-eroica-2/ Compilation Eroica #7, Novembre 2018: https://www.eroicafenice.com/musica/compilation-eroica-7-novembre/ Fonte immagine: https://www.facebook.com/maikbrain/photos/p.2081004221955105/2081004221955105/?type=1&theater

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Teatro

Open-mic con Filippo Giardina il 24 Febbraio al Kestè

Open-mic con Filippo Giardina Dopo il successo dello spettacolo del comedian milanese Luca Ravenna dello scorso fine settimana, Domenica 24 ritorna l’appuntamento con la Stand Up Comedy targato Kestè, questa volta con un comedian che sta diventando un habitué del palco del Kestè “Abbash”: Filippo Giardina. Reduce dalle 12 ore di workshop e di lavoro laboratoriale a stretto contatto con i giovani comedian emergenti, del 12 e 13 Gennaio, Giardina ritorna a Napoli in veste di ospite d’onore per suggellare l’ennesimo appuntamento di Stand Up Comedy targato Kesté che coinvolge sempre più persone e aspiranti comedian. Open-mic con Filippo Giardina, come si svolge la serata Le regole e le modalità della serata, forse, già le conoscete ma, insomma, repetita iuvant. Il palco e il microfono della saletta sotterranea “Abbash” sono aperti a chiunque voglia cimentarsi con il proprio monologo, previa prenotazione con un messaggio alla pagina di Stand Up Comedy Napoli o una mail all’indirizzo [email protected] L’ingresso è gratuito soltanto ai soci possessori della tessera del Kestè e, da come comunicano nell’evento, anche per i possessori della tessera del Reddito di cittadinanza. Nel caso foste sprovvisti della tessera, potrete acquistarla alla modica cifra di 5 euro la sera stessa dell’evento (la tessera del Kestè, non quella del reddito di cittadinanza!). Anche qui, per non rischiare di rimanere tristemente fuori a causa della mancanza di posti, è consigliabile prenotare con un buon anticipo tramite le modalità citate in precedenza. Ad accompagnare Filippo Giardina, in questo nuovo appuntamento di Stand Up Comedy, quelli che ormai sono i prodi scudieri della comicità targata Kestè: Gina Luongo, Flavio Verdino e Adriano Sacchettini. Riconfermano la loro presenza anche Connie Dentice, Davide DDL e Dylan Selina, menzione d’onore anche per la matricola Syna LaJuana che prenderà parte attiva per la prima volta a un Open-mic “Abbash”. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo alla pagina Facebook dell’evento e alla pagina di Stand Up Comedy Napoli. I prossimi appuntamenti di Stand Up Comedy al Kestè Dopo Filippo Giardina, il locale di San Giovanni Maggiore Pignatelli nel mese di Marzo continuerà a proporre spettacoli comici di un certo livello: 17 Marzo Saverio Raimondo; 24 Marzo Pietro Sparacino; 31 Marzo Francesco De Carlo.

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Musica

L’esordio discografico di Serena De Bari | Intervista

Serena De Bari, la giovane cantautrice di Molfetta che ha partecipato alla sedicesima edizione di Amici nel 2017, ha rilasciato il 2 Novembre 2018 “Serena de Bari” (On the set/ Artist First), il suo omonimo album d’esordio. Curato nella parte musicale dagli arrangiamenti di Simone Summa e Franco Muggeo, il disco si compone di nove tracce e si presenta con sonorità molto moderne: spazia dalle sonorità elettroniche come in Urlo sul mondo a quelle dance di Diamante Nero, passando per quelle reggaeton de L’odore nell’aria e quelle più distese di Un sogno sbagliato. La voce di Serena si mostra potente e sicura, in un album che esprime tutto il suo entusiasmo e il suo trasporto emotivo giovanile. Un ottimo biglietto da visita per una cantante che ha tanta voglia di fare musica. A pochi mesi dell’uscita del disco, abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con lei sul suo disco e sui suoi trascorsi ad Amici. Serena De Bari, intervista Come ti sei avvicinata alla Musica? La passione per la musica è nata spontaneamente, ero molto piccola e praticavo laparrocchia. La musica mi ha scelta e io ho scelto lei. Che lavoro c’è dietro la creazione dell’album? C’è dietro un lavoro immenso. Anche se a raccontarlo non si possono vedere i momenti difficili o felici che personalmente ho passato, sono molto fiera di aver prodotto qualcosa che mi ha reso più sicura delle mie potenzialità e sono felice di poter trasmettere qualcosa al pubblico. Cosa hai imparato dalla tua esperienza ad Amici? Che la vita è fatta di alti e bassi, che oggi può sembrarti tutto meraviglioso e domani un po’ meno però la grande soddisfazione del tuo lavoro può essere solo ripagata da chi ti ascolta. Molti hanno un’opinione decisamente negativa dei talent show, li considerano soltanto un business che fagocita i giovani artisti, che li droga di falso successo per poi abbandonarli nel dimenticatoio per lasciare spazio ad altri artisti che verranno a loro volta coinvolti in questo circolo vizioso. Tu che li hai vissuti dall’interno, cosa mi puoi dire a riguardo? Dipende dai punti di vista, che tu sia inizialmente accecata dalla benevolenza del pubblico è vero, perché nel momento in cui non si verifica un percorso con delle fondamenta forti, puoi limitarti a godere di quel breve momento di gloria che ti è stato dato. Il mio obiettivo non era quello di far soldi ma solo di ricevere aiuto per promuovere la mia arte e di imparare tanto da grandi professionisti. Grazie al cielo ho dei collaboratori che credono in me e cercano ogni giorno di trovare un motivo plausibile per permettermi di ricevere grandi soddisfazioni. Progetti futuri? Sicuramente tanta voglia di fare, di propormi e di iniziare nuove avventure. La più certa è quella di organizzare un tour promozionale per il mio album. Ringraziamo Serena De Bari e Sara Salaorni per la disponibilità.   [amazon_link asins=’B07JNXFQRS’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’4bc38fd2-2324-43bb-8135-ca94da2e3e0c’]

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Musica

Bewider e il suo nuovo album Full Panorama | Intervista

Full Panorama è il nuovo lavoro discografico del producer e compositore romano Bewider, nome d’arte di Piernicola di Muro. Pubblicato il primo Febbraio, l’album è stato prodotto con l’etichetta discografica di Berlino Folk Wisdom. Il disco è composto da 12 tracce di musica elettronica che oscillano tra sonorità ambient e IDM, mostra una struttura molto coesa e omogenea dal punto di vista musicale. Non a caso, come afferma il suo stesso creatore, Full Panorama nasce con l’intento di creare un «unico viaggio che rappresenta un periodo di trasformazione e cambiamento ed allo stesso tempo un omaggio allo schermo cinematografico, appunto Full Panorama». Forte della sua esperienza nel mondo delle colonne sonore (ha composto le musiche de I Fantasmi di Portopalo, Another Love e Tutti Pazzi per Amore), Di Muro è riuscito a conferire al disco quel tocco immaginifico e coinvolgente tipico delle colonne sonore. Per l’occasione dell’uscita di Full Panorama, abbiamo scambiato quattro chiacchiere Piernicola che ci ha raccontato il processo creativo dietro l’album e dietro il suo progetto musicale Bewider. Bewider, l’intervista Come ti sei avvicinato alla musica Idm e Ambient? In realtà non è che c’era un idea precisa di avvicinarsi all’IDM o all’Ambient. La mia fascinazione per le colonne sonore e per l’elettronica, forse, ha prodotto questo risultato. Come nasce la tua collaborazione con l’etichetta berlinese Folk Wisdom? Sono stato introdotto a Folk Wisdom tramite Ercole Gentile di VolumeUp che ormai vive a Berlino da diversi anni e cura dal primo disco la promo italiana per Bewider. Abbiamo lavorato molto attentamente con Folk Wisdom sull’uscita di questo album, mi hanno anche convinto in un paio di cose di cui avevo vedute completamente opposte, è una buona collaborazione. Cosa è cambiato nel tuo approccio musicale dalla composizione di Dissolve a Full Panorama, passando per A Place to be safe? Tutto, direi. Come prima cosa ho abbandonato l’uso della voce, e quindi della collaborazione con cantanti, volevo concentrarmi solo sulla parte strumentale e sonora dei brani, volevo un disco totalmente strumentale. Adoro lavorare con cantanti o vocal performer, ma questo album aveva un’altra esigenza. Non è stato facile perché, ripeto, la voce mi attira molto. Sul piano strettamente musicale, Full Panorama, è un album molto più soft degli altri, ma allo stesso tempo molto più organico e coeso. Volevo realizzare un viaggio uniforme che, in teoria, non potesse prescindere da un ascolto di fila del disco, un’opera unitaria. Anche se ci sono brani abbastanza differenti tra di loro, è un disco che scivola nelle 12 tracce molto fluidamente. C’è un filo conduttore musicale che caratterizza Full Panorama? Full Panorama è un disco che vuole regalare all’ascoltatore un viaggio cinematico fatto di immagini e storie, una colonna sonora dei pensieri e della mente. Senza essere troppo New Age, è un disco molto profondo che richiede il suo tempo di metabolizzazione, e una giusta condizione di ascolto. L’ho anche scritto nelle note del booklet, ascoltatelo con paio di cuffie o un buon paio di casse. Come avviene la composizione di un […]

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Teatro

Open-mic con Valerio Lundini, torna la stand up comedy al Kestè

Open-mic con Valerio Lundini Dopo la partecipazione di Daniele Fabbri dello scorso 26 Gennaio , domani, 8 Febbraio, ritorna l’amata formula dell’open mic al Kestè. Questa volta l’ospite speciale sarà il comedian romano Valerio Lundini. Definirlo soltanto comedian è però troppo riduttivo. Pianista, compositore, fumettista, comico e speaker radiofonico, Valerio è un autore a tutto tondo che può vantare tantissime collaborazioni e molteplici esperienze nei più svariati ambiti: è uno degli autori del mensile Linus; per la radio ha collaborato alla scrittura di programmi come Happy Hour, I Sociopatici e Black Out; ha suonato nei VazzaNikki, i Sailor Jacket e il Viveur Duo; e ha inoltre collaborato nella scrittura di programmi televisivi come Dopo Fiction, Che Tempo Che Fa, Complimenti per la Connessione, Viva La Mamma e Sorci Verdi. Open-mic con Valerio Lundini, gli altri protagonisti della serata Ad accompagnare il buon Valerio ci saranno ben sette giovani comici emergenti. Tra questi, una menzione di merito spetta  soprattutto a Gina Luongo, la regina incontrastata degli open-mic al Kestè, e a Flavio Verdino, un uomo senza alcun tipo di remora, spregevole annientatore del politically-correct. Ma meritano di essere menzionati anche Dylan Selina, anche lui già protagonista degli scorsi open mic, Adriano Sacchettini che ha avuto l’onore di aprire lo spettacolo di Daniele Fabbri del 27 Gennaio al Teatro Nuovo, l’esperto Davide DDL e Vincenzo Comunale. C’è poi il settimo partecipante che, stufo di non poter più presentare Sanremo, ha deciso di venire al Kestè per cimentarsi nella stand-up comedy, perché, in fondo, L’HA INVENTATA LUI! Signori e signori, siamo lieti di annunciarvi che ci sarà anche PIPPO BAUDO! (Ebbene sì, è segnato sulla pagina Facebook dell’evento se non ci credete) Speriamo soltanto che il buon Pippo, affetto da sindrome da presentatore in pensione, non imponga il suo regime dittatoriale per tutta la serata, monopolizzando il microfono. Open-mic con Valerio Lundini, informazioni L’ingresso è gratuito per i soci possessori della tessera del Kestè, chi ne fosse sprovvisto può acquistarla alla modica cifra di 5 euro. La tessera ha validità annuale. Date le numerose richieste è consigliabile prenotare inviando un messaggio a Stand Up Comedy Napoli o una mail all’indirizzo [email protected] Per ulteriori informazioni vi rimandiamo alla pagina Facebook di Stand Up Comedy Napoli. La stand up comedy continuerà a essere protagonista a Napoli e al Kestè con Giorgio Montanini il 10 Febbraio al Teatro Nuovo e il 16 dello stesso mese con Luca Ravenna, di cui potrete presto leggere sui nostri portali l’intervista che abbiamo realizzato. Non mancate!

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