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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini a L’Orientale

L’Università degli Studi di Napoli L’Orientale  ha conferito una Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini in “Letterature e culture comparate”.  Mercoledì 17 Settembre, nell’elegante cornice della Sala Conferenze di Palazzo Du Mesnil, la rettrice dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Elsa Morlicchio, coadiuvata dai membri del senato accademico, Augusto Guarino (Direttore del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati) e Donatella Izzo (Coordinatrice del corso di laurea magistrale in Letterature e culture comparate), ha conferito la Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini in “Letterature e culture comparate”. Dacia Maraini: una donna, un universo Impossibile tracciare in pochi vocaboli un profilo esaustivo della Maraini, una scrittrice dagli innumerevoli interessi che si è cimentata con le più disparate tipologie di scrittura: è stata ed è tutt’ora una poetessa, una drammaturga, una saggista e una sceneggiatrice. Con la sua inesauribile vena narrativa, ha collezionato nel corso del tempo tantissimi premi, come il Premio Strega nel 1999 con la raccolta di racconti Buio, ma anche tantissime onorificenze come il titolo di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana il 9 Gennaio 1996 e il titolo Ordine del Sol Levante, Raggi in Oro con Rosetta il 3 Novembre 2017. Ultimo, almeno per ora, la Laurea Honoris Causa in “Letterature e culture comparate”. Un’onorificenza che non ha voluto premiare Dacia Maraini come autorità culturale o accademica ma ha voluto celebrare i valori e i principi della sua letteratura fatta di ardore e passione civile, di apertura e solidarietà verso il mondo, verso l’altro e il diverso. Valori che l’Ateneo ha voluto suggellare con questa cerimonia per indicare una strada ai suoi studenti, per offrirgli un modello e dunque quale modello migliore di una donna dalla insaziabile curiosità intellettuale che ha saputo conciliare e far vivere insieme tutte le culture conosciute durante i suoi viaggi. Laurea Honoris Causa a Dacia Maraini: una storia iniziata nella Terra del Sol Levante Nata a Fiesole nel 1936, figlia dello scrittore e antropologo Fosco Maraini e della pittrice nonché aristocratica Topazia Alliata, Dacia ha trovato fin da subito un grande incentivo creativo nelle due figure genitoriali che le hanno trasmesso- come ama definirli- il “male” del viaggio e il “morbo” della scrittura. La sua arte va infatti oltre qualsiasi mero esercizio o pratica tecnica/artistica ma si lega visceralmente alla sua vita: a quella caparbia capacità, quasi un’ostinazione, di farsi ambasciatrice di pace anche in seguito a una catastrofe. Catastrofe che ha vissuto da bambina in prima persona dal 1943 al 1946, quando fu internata insieme alla famiglia nel campo di concentramento di Nagoya ma che forse, più di qualsiasi esperienza, ha conferito alla sua scrittura un intrinseco dialogismo: il potere di dialogare e aprirsi assiduamente al confronto con la realtà contingente. La prima donna insignita di una Laurea Honoris Causa a L’Orientale Quella di ieri non è stata di certo la prima Laurea Honoris Causa conferita dall’Ateneo- in passato l’hanno ricevuta personaggi illustri come Giorgio Napolitano e François Mitterrand- ma è stata la prima laurea ad honorem conferita […]

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La graphic novel Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso a RDL

Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la graphic novel Salvezza alla fiera del libro di Napoli Continuano le presentazioni e gli eventi della fiera del libro di Napoli Ricomincio dai libri al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Sabato 6 Ottobre i due autori siciliani Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la loro graphic novel Salvezza, edita nel Maggio 2018 da Feltrinelli Comics. L’incontro è stato mediato dalla giornalista Barbara Schiavulli. La graphic novel Salvezza, l’importanza del racconto L’incontro è iniziato con la proiezione di un video realizzato dai due autori, una breve testimonianza delle tre settimane che hanno trascorso a bordo della nave Aquarius, ONG simbolo di una retorica politica iconoclasta sempre più diffusa nel nostro paese. «Noi non siamo del PD, abbiamo semplicemente voluto raccontare quello che abbiamo visto» specifica Lelio, una precisazione che, normalmente, risulterebbe pleonastica ma che, oggi più che mai, è strettamente necessaria. Il fumetto non nasce infatti con intenti politici o con l’intenzione di offrire un’opinione ma con l’obbiettivo di informare e di raccontare, di restituire ai lettori una visione oggettiva, aderente il più possibile alla realtà, del drammatico fenomeno migratorio africano che passa attraverso il mare Mediterraneo. Le sceneggiature di Marco si uniscono ai disegni di Lelio e prendono vita le tante piccole storie «con la “s” minuscola» di tutti quegli uomini che ogni giorno sfidano la morte in un viaggio disperato in condizioni disumane, per sfuggire a guerre e miseria, a quegli avvenimenti della Storia con «la “S” maiuscola» che molti governi volontariamente ignorano, condannandone gli effetti piuttosto che le cause. Con la graphic novel Salvezza i due giovani hanno voluto creare un prodotto che potesse essere fruibile dal maggior numero di persone e che, soprattutto, strizzasse l’occhio  ai bambini, perché è importante trasmettere certi valori ai più piccoli. Tutto il lavoro, come spiega Marco, è incentrato sull’esigenza di raccontare, di dare vita alle storie di queste persone che non solo attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, ma passano anche attraverso il Sahara e i centri di detenzione libici, luoghi senza alcun rispetto per la dignità umana. Dal 1993 ad oggi i migranti morti in mare superano la quota di trentaquattromila ma i morti nel deserto e le vittime dei centri di detenzione in Libia sono impossibili da quantificare. Come i racconti degli aborigeni, che narrano le gesta degli antenati per permetterle di continuare a vivere, Marco e Lelio riscoprono la linfa vitale della narrativa restituendo a queste persone, trattate come merce di scambio, un briciolo di umanità. I due autori rivolgono l’attenzione non solo al flusso migratorio che dal centro si dirige verso il Mediterraneo, ma anche a quello che si dirige verso lo Yemen, teatro di una atroce guerra civile “silenziosa”, una catastrofe che si sta svolgendo lontano dagli occhi indiscreti dei media tradizionali. L’informazione come punto di partenza secondo Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano di essere arrabbiati perché impotenti davanti a tale catastrofe. L’informazione, seppur corretta,  da sola non basta ma […]

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Svevo Moltrasio presenta “Parigi senza ritorno” a Ricomincio dai libri

Svevo Moltrasio ha presentato il suo libro alla fiera del libro di Napoli al MANN Ieri, Venerdì 5 Ottobre, ha preso finalmente il via la fiera del libro di Napoli al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli): Ricomincio dai libri. Lungo tutto il porticato che circonda il suggestivo Giardino delle camelie, troviamo gli stand delle diverse case editrici ricolmi di libri. Decine di persone, curiosi e non, passeggiano tra i banchetti: l’atmosfera è viva e vivace ma non caotica. Proprio lì, nel centro del giardino, Svevo Moltrasio- che molti conosceranno per essere l’ideatore e creatore della web-serie su YouTube Ritals– ha presentato il suo libro “Parigi senza ritorno” edito Sperling & Kupfer. L’incontro è stato mediato dallo scrittore Marco Marsullo. Svevo Moltrasio: l’incontro con l’autore Si inizia subito con qualche problemino tecnico: il microfono non funziona. Svevo ci scherza su e, intanto, con quell’ironia che hanno soltanto i romani, si mostra un po’ preoccupato per i nuvoloni che sfilano sopra il cortile. Risolti gli inconvenienti, inizia l’incontro e Marco introduce il libro leggendone alcuni estratti. Il libro, definito da Svevo Moltrasio “il diario di un fallimento”, nasce e narra della sua ormai decennale esperienza di vita a Parigi. Innamorato fin da adolescente della cultura e del fascino della capitale- ma soprattutto di Sophie Marceau- l’autore ha visto miseramente crollare davanti a sé il mito della città, scoprendone il carattere violento: prodotto di una città che- sue testuali parole- «vive di continue tensioni». Il libro racconta anche della genesi della serie Ritals dove Svevo interpreta il ruolo dell’italiano perennemente scontento della nuova comunità che lo ha accolto, sempre pronto ad evidenziarne i difetti, sminuendone i pregi con il paragone costante con l’Italia. La patria tanto amata ma così nostalgicamente lontana. È un atteggiamento che, nella serie ma anche durante l’incontro, porta avanti con disincantata leggerezza e sagace ironia ma che, salvo ovvie finzioni ed espedienti dovuti al format, presenta molti elementi autobiografici. Il contesto dal quale parte Svevo Moltrasio è sempre contingente alla sua esperienza di vita, legato alle difficoltà di rapportarsi con i parigini. «Non è che i francesi sono freddi», non è questione di temperamento, come spiega, ma di consuetudini. Il nostro modo molto “tangibile” di conversare risulta poco consono ai parigini che, dal canto loro e paradossalmente per noi, devono obbligatoriamente salutarsi con un bacio sulle guance, sia nel momento in cui ci si incontra che in quello in cui ci si lascia, ma non tollerano nessun altro contatto fisico. Le difficoltà nella comunicazione non sono relative soltanto le modalità di dialogo ma anche agli argomenti di conversazione. Per un francese, ma soprattutto per un parigino, argomenti tanto cari a noi maschietti italiani come il calcio e il sesso sono ritenuti inopportuni, inadatti a una conversazione di gruppo. Così, tra una risata e un aneddoto, come quando scandalizzò tutti per aver dato una pacca sulla pancia a un suo amico, Svevo ci ricorda che viaggiare è vitale: bisogna sempre partire per nuove avventure! Basta che non siano a Parigi! Svevo […]

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Musica

Il Cervello debutta con Spirale (intervista)

Spirale è il primo lavoro discrografico di Antonio Preziosi a.k.a Il Cervello pubblicato lo scorso 10 Settembre e distribuito da Distrokid. Realizzato musicalmente dal beatmaker romano Alessandro D’Alessio a.k.a Deville, l’album si compone di 5 tracce (Intro,  Io sono fatto di cera, Il tuo posto nel mondo, Storie di fantasmi, Outro) ed offre un’interessante scelta musicale unendo sonorità Hip-Hop, drum’n’bass, elettroniche e nu metal. Il disco è caratterizzato da una forte carica introspettiva: Antonio attraverso i suoi testi mette a nudo le contraddizioni più profonde della sua psiche, svelando i demoni della sua coscienza. È un racconto condito da diversi riferimenti letterari, dalle tinte forti, che verte su temi delicati come la solitudine e la depressione. È un racconto che assume anche tratti un po’ cinici ma che offre, nonostante tutto, un punto di vista costruttivo, propedeutico alla propria crescita personale. Per comprendere meglio quest’album abbiamo intervistato Antonio che ci ha illustrato un po’ il suo mondo: il mondo de Il Cervello. Il Cervello, intervista ad Antonio Preziosi Come nasce Il Cervello? Il Cervello nasce nel 2016, in seguito ad uno dei periodi più cupi della mia vita. In quel momento ho capito che o tocchi il fondo e ci resti, o cominci a risalire. Scrivevo già testi da parecchi anni. Ho militato in diversi progetti Metalcore, Hardcore, Stoner, pop-punk e alternative rock come bassista e voce, successivamente ho deciso di proseguire il mio percorso artistico da solo. Ero uno screamer, un urlatore, e in quel momento era quello il massimo mezzo di espressione per ciò che provavo interiormente. Volevo urlare la rabbia e il dolore che provavo in quel periodo e ci sono riuscito. Nel 2012 ho iniziato a rappare e questo amore non è mai finito. Sono stato sempre un amante del rap e di tutta la musica, per cui non ho mai avuto problemi a mutare la mia arte in modi differenti.   Qual è stata la ricerca musicale per questo ep? Ho disegnato una linea, quella tra il mio passato da ascoltatore e quella attuale da artista indipendente. Nel mezzo ho inserito quelle che sono le mie influenze musicali, quello che avrei desiderato tematicamente e musicalmente da questo album. Le tracce sono state composte da Deville, un beatmaker romano che ha colto in pieno le sonorità giuste per risaltare al meglio testi e voce.   Nel brano “Il tuo posto nel mondo” citi David Foster Wallace, cosa hai letto e cosa ti ha affascinato di più di questo scrittore? David Foster Wallace non è soltanto uno dei più grandi scrittori della letteratura contemporanea ma anche uno dei più sensibili. Si è messo totalmente a nudo, ha combattuto i suoi demoni interiori con un foglio di carta e una penna, era il suo modo di rispondere alla depressione e a ciò che andava e non andava nella sua vita. Wallace ha scritto opere come “La scopa del sistema”, “Questa è l’acqua” e “Il rap” spiegato ai bianchi ma il libro che apprezzo di più è sicuramente “Infinite […]

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Musica

Il BLU di Micaela Tempesta, intervista

BLU è l’esordio discografico da solista di Micaela Tempesta pubblicato lo scorso 18 Maggio. Anticipato dal singolo Invincibili edito lo scorso 4 Maggio, il disco si dimostra un prodotto di pregiata fattura. Un album dalla natura ancipite, in bilico tra il racconto dell’emotività e la cognizione di causa di una realtà arida e difficile. BLU è il suo manifesto, un colore notoriamente malinconico ma sensibilmente denso, profondo. Tale spessore si esterna anche nelle scelte musicali, scelte musicali elettroniche eleganti che oscillano tra diversi generi come l’R’n’B, l’Hip Hop, il Soul e il cantautorato italiano. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere e la fortuna di fare quattro chiacchiere con Micaela Tempesta che ci ha dato modo di conoscere la genesi dell’album e di conoscerlo meglio in alcuni suoi aspetti. Micaela Tempesta e il suo BLU, l’intervista Chi è Micaela Tempesta? Quali sono i suoi trascorsi musicali?  I miei trascorsi sono abbastanza “sfigati”. Ho iniziato a fare musica verso la fine degli anni ’90, quando c’è stata una rivoluzione sia nel modo di fruire che nel modo di fare musica. Un periodo che poi ha portato a questo scatafascio odierno: vedi i talent, lo streaming… Ho cominciato scrivendo in inglese e, insieme ad alcuni miei amici che avevano una casa di produzione, abbiamo fatto 3-4 pezzi che abbiamo poi licenziato all’estero. Roba dance, nulla di importantissimo ma comunque ci hanno aiutati a fare qualche soldino. Poi ho cominciato a lavorare sul mio progetto personale, sempre in inglese e con i miei amici ma vidi che non era molto semplice e quindi staccai per un po’. Nel frattempo c’è stata appunto tutta questa rivoluzione nella musica, anche nel modo di acquisirla da parte della case discografiche. Io sono stata almeno 10 anni a fare il pendolino tra Napoli e Milano perché a Milano c’erano le case discografiche. A Napoli adesso c’è qualcosa, ma negli anni ’90 c’era davvero pochissimo. Ho preso un po’ di porte in faccia ma non mi sono arresa.  C’è un filo conduttore nell’album? Un collegamento tra il titolo e la copertina? Guarda, il titolo è venuto prima dell copertina. Anzi la copertina è uscita per caso mentre rovistavo tra le vecchie foto di famiglia. Trovai questa foto che aveva questa moquette blu e altri elementi blu. È stata una cosa fortuita. Si chiama BLU perché è un colore che rappresenta un po’ un modo di essere. È quella cosa che abbiamo un po’ tutti noi napoletani: siamo “tristi” ma siamo intensi e ritmici in quello che facciamo, riusciamo comunque ad andare avanti.  Qual è stata la ricerca musicale?  La ricerca musicale l’ho fatta insieme a Massimo De Vita. Una volta scelte le canzoni da inserire nell’album abbiamo cominciato a fare degli ascolti che si avvicinassero al mio modo di far musica che è R’n’B ma anche un po’ soul e un po’ cantautorato italiano. Abbiamo fatto una ricerca abbastanza breve perché Massimo ha capito subito cosa mettermi addosso. Io ascolto molta musica nera, impazzisco per Lauryn Hill e quindi siamo andati […]

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Musica

Moving Spheres, l’esordio da solista di Rose (Recensione)

Moving Spheres è il disco d’esordio da solista della giovane cantante di Portogruaro (Ve) Rosa Mussin in arte Rose, targato Music Force e Toks Records (distribuzione Discover) e pubblicato il nel maggio 2017. Accompagnata da Alessio Benedetti (batteria), Alessio Zoratto (basso), Matteo Pinna (chitarra) e Alessandro Scolz (piano e tastiere), dalla produzione di Steve Taboga e dal mastering di Max Millan, la giovane cantautrice ha dato vita a un pregiato album che fonde Jazz, Soul e R’n’B, caratterizzato da un sound distinto e signorile dalle eleganti atmosfere lounge. Moving Spheres, l’album L’album è composto da sei brani, tutti in inglese. Nonostante la giovane età (Rosa è una classe 1994), Rose mostra fin dal primo brano, Relation, una grande padronanza della voce che riesce a muoversi sinuosa tra sonorità Soul e R’n’B. Segue la title-track dell’album, Moving Spheres, alla cui realizzazione hanno contribuito anche la batteria di Marco D’Orlando e il basso e le tastiere di Roberto Amadeo. Il brano strizza l’occhio a sonorità elettroniche minimali dalle quali si staglia la voce di Rosa attraverso ripetizioni ecoiche e un approccio più vicino al cantato che al recitato. Le contaminazioni però non finiscono qui però, dopo Moving Spheres è il turno di Same Things, un brano dal brio jazz estroso che continua a mettere in risalto le qualità e la duttilità della voce di Rosa, in questa traccia molto vicina alla black music. L’album prosegue con Amused, Stupid e Ups & Downs. Le contaminazioni tra Jazz, Soul e R’n’B continuano in maniera sapiente offrendo sempre un risultato uniformemente elegante, tutti gli elementi si fondono senza sbavature. L’album risulta- e questo è probabilmente il suo più grande pregio- un prodotto ben realizzato che unisce generi, non di pubblica diffusione, ampliandone il range di fruibilità, senza però snaturandone o banalizzandone le caratteristiche. Il tutto si amalgama e si sviluppa con organicità e senza sbavature di sorta creando una rilassante atmosfera “smooth”. Rose, una giovane musicista di grande esperienza Sorprendente e convincente, dunque, l’esordio discografico da solista di Rosa Mussin che di certo, come possiamo vedere dai suoi trascorsi musicali, è tutt’altro che una musicista alle prima armi. Rose vanta infatti una solida esperienza musicale: ha suonato il clarinetto nella Real Flexible Orchestra del maestro Roberto Rossetti e nella Big Band di Pordenone di Juri Dal Dan. Ha sempre avuto una grande passione per il reggae e lo ska, infatti,  con il progetto Freddy Frenzy & The Magazin Roots  ha aperto concerti ad artisti del calibro di Roy Paci & Aretuska e Alborosie.

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Musica

Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi, la nuova frontiera dei tormentoni estivi

Tormentoni estivi, parliamone! Il contenuto del seguente articolo è ironico, il lettore è dunque gentilmente invitato a non indignarsi e a non prendere seriamente niente di ciò che è scritto. Sono ovunque, ci inseguono, non c’è modo per fuggirli o anche soltanto evitarli: sono i tormentoni estivi! Ogni anno, con l’arrivo della primavera, decine e decine di cantanti spagnoli e sudamericani si destano dal sonno letargico per invadere il mercato musicale con le loro canzoni (tutte uguali!) sulla bellezza dell’estate: i balli, gli amori, le passioni… Li vedi ballare sulle spiagge, sulla sabbia bollente senza alcuna difficoltà. Hanno per tutta la durata del videoclip un sorriso a 32 denti stampato in faccia perché loro non sono persone normali. Una qualsiasi persona normale, in quelle condizioni, suderebbe o inciamperebbe rovinosamente, ma loro no perché non sono umani: sono cyborg creati dall’industria discografica! Come se non bastassero i vari J Balvin, Alvaro Soler, Daddy Yankee, Luis Fonsi (quello di Despacito, il cyborg latino-americano più potente di sempre), anche l’industria discografica italiana ha deciso di passare al lato oscuro e seguire le orme della musica latino-americana, la più grande fabbrica al mondo di tormentoni estivi preconfezionati. Ci siamo dovuti sorbire Baby-K e J-Ax & Fedez che, per fortuna, non canteranno più insieme per un po’ (speriamo a lungo). Quest’ultimi tra una ventina/trentina d’anni saranno probabilmente ricordati come gli Al Bano & Romina Power del XXI secolo. Possiamo già immaginare un distopico film di un ormai ottuagenario Checco Zalone, che sulle note di Italiana di J-Ax & Fedez, si indigna con il ristoratore norvegese di turno, reo di non portare rispetto alla cultura italica. Qualcosa negli ultimi anni, però, è cambiato, l’azione pervasiva e dissacrante del web che, originariamente, avrebbe dovuto contrastare i grandi monopoli industriali musicali, li sta invece cambiando. A poco a poco, il liquame informatico postmoderno sta ricoprendo l’industria, potenziandola, rendendola ancora più pericolosa di prima, creando dei mostri ancora più paurosi: Tommaso Paradiso e Fabio Rovazzi. Sì, proprio loro, apparentemente innocui ma decisamente più malvagi di qualunque altro cantante. Tommaso Paradiso, l’uomo vaporwave  dei tormentoni estivi postmoderni Si presenta come un belloccio, tutto passione e romanticismo. Si narra che sia nato da un amore galeotto tra Jerry Calà e Sophie Marceau (la protagonista de Il tempo delle mele), ma in realtà fonti attendibili-di cui non possiamo svelare il nome- ci hanno svelato in esclusiva che Tommaso Paradiso è nato da un progetto militare segreto di un nucleo della Democrazia Cristiana ancora in vita. Il suo compito è quello di ristabilire l’egemonia culturale del partito ormai estinto. Ha iniziato a mostrare il suo potere con Completamente nel 2016, ma è stato un tentativo che non ha portato grandi frutti. La svolta è arrivata l’anno scorso con Riccione. Gli anni ’80 sono risorti e sono tornati a prendersi ciò che gli apparteneva. Insieme agli anni ’80 è ritornata la riviera romagnola, troppo a lungo accantonata per altre località moderne e più esotiche. Paradiso, a colpi di vaporwave, synth anni 80 e amori […]

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Giorgio Montanini al Kestè: la comicità come missione

Come preannunciato pochi giorni fa, ieri sera è andato in scena lo spettacolo di Stand Up Comedy di Giorgio Montanini al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. Giorgio Montanini al Kestè, la serata Ore 21:00. Un cospicuo numero di spettatori attende fuori l’ingresso e inizia a scambiarsi le prime impressioni e aspettative su questo nuovo spettacolo del comico di Fermo, contenente alcuni dei suoi vecchi monologhi non conosciuti dal grande pubblico. Ore 21:30. Si inizia a scendere nella saletta sotterranea e subito si invoca a gran voce il comedian marchigiano:”Giorgio! Giorgio!”. L’attesa è delusa, ma soltanto momentaneamente, il primo a salire sul palco non è Giorgio Montanini ma il comico romano Mauro Kelevra che, con un irriverente monologo sul suo astio verso i bambini, riscalda l’atmosfera per il protagonista della serata. Ore 22:30. Giorgio sale sul palco acclamato da tutta la platea: è finalmente giunto il suo momento. Dopo una breve introduzione allo spettacolo, entra a gamba tesa nel cuore della narrazione, scagliandosi contro due delle più grandi piaghe sociali del nostro paese: le cover band e la Lega ( ci ripromettiamo di non menzionarla più perché la leggenda narra che essa salga nei sondaggi ogni volta che viene nominata). Con lo sguardo indemoniato e fermandosi pochi volte, Montanini sviscera uno dopo l’altro i suoi monologhi. Espone gli effetti negativi e le contraddizioni di temi come l’omofobia e la religione, mostrando le loro fallaci fondamenta, costruite sulla paura e l’ignoranza. Squarciando quel rassicurante velo di Maya, costruito apposta per loro dalla nostra società capitalista, dietro il quale esse si rifugiano . La forza della dialettica di Montanini, nonostante abbia più volte incitato il pubblico a malmenare i cantanti delle cover band, è nel non essere violenta. Mi spiego meglio. Quando critica qualcuno o qualcosa, non lo fa in maniera approssimativa ma ne scioglie i nodi più stretti e presenta quella cosa per quello che davvero è, nella maniera più cruda e cinica possibile. Non cade nella polemica perché, se è vero che la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci, essa è soltanto una reazione isterica, seppur a volte inevitabile non è una risposta intelligente perché fin troppo semplice e conveniente. Giorgio si assume quindi la piena responsabilità dell’essere uomo, che non consiste in una vaga serie di buoni propositi e buone intenzioni, ma nell’obbiettivo di essere creature ragionevoli che si emancipano dagli istinti. Assumendo quasi i connotati di un invasato profeta, il comico marchigiano non preannuncia salvezze edeniche o imminenti apocalissi, ma ripudia qualsiasi forma di coercizione o repressione della parola e mostra al pubblico quella che, in fondo, è l’unica via per essere uomini: la ragione. Ma la  Stand Up Comedy non si ferma qui Ebbene sì, la Stand Up Comedy a Napoli non si ferma con l’esibizione di Giorgio Montanini al Kestè ma ritornerà il 29 Settembre con il comico Pietro Sparacino, dove? Sempre al Kestè!

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Teatro

Giorgio Montanini e la coscienza storica della comicità [intervista]

Grazie al Kestè la stand-up comedy continua a essere protagonista a Napoli. Sabato 4 Agosto, infatti, arriva al Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli uno dei più celebri comedian italiani: Giorgio Montanini. Dopo aver fatto incetta di pubblico con i suoi ultimi spettacoli in alcuni dei più importanti teatri italiani come il Brancaccio, Giorgio Montanini non si ferma e rilancia con un nuovo spettacolo che sarà presentato in anteprima nazionale al Kestè, nella saletta sotterranea. Una location intima per permettere al pubblico di assistere e godere appieno dell’esibizione, senza alcun filtro. Perché Giorgio Montanini non lascia nulla al caso e padroneggia la sua arte comica con grande perizia e, quindi, un’atmosfera confidenziale è la migliore opportunità per assaporare un po’ di sana irriverenza. Per l’occasione, ho avuto l’onore di intervistare il comico marchigiano. È stata subito lampante la sua consapevolezza. Conscio del valore storico e culturale della comicità, Giorgio Montanini mi ha raccontato dei suoi inizi e dei cambiamenti che ha subito quest’arte nel tempo, argomentando con grande acume e cognizione di causa. Giorgio Montanini, l’intervista Come hai iniziato a fare stand-up comedy, com’è nata questa passione? Io ho iniziato come attore di teatro. Il primo contratto da professionista l’ho avuto con lo spettacolo Edipo Re per la regia di Franco Branciaroli. Sono partito con un mostro del teatro e un’opera gigantesca che mi ha formato molto. Volevo essere il nuovo Gian Maria Volonté, il miglior attore italiano in assoluto perché io non faccio mai le cose tanto per, se faccio una cosa ci metto il massimo impegno. Infatti mi sono sfondato di corsi di recitazione e workshop di tutti i tipi e posso dire che, a differenza dei nuovi comedian, io sono molto preparato dal punto di vista tecnico. Cosa che non vedo in questi nuovi virgulti rivoluzionari della comicità. Ho fatto un paio di fiction e un film ma poi, essendo figlio di operai e non avendo santi in Paradiso, più volte quando dovevo firmare il contratto, mi dicevano che c’era un “amico” del regista e puntualmente mi veniva soffiato il posto. Quindi, sentendomi una vena comica, ho iniziato a fare il comico perché lì non si mente: puoi essere anche il figlio del Ministro, se non fai ridere non fai ridere. Solo che non conoscevo la stand-up comedy, conoscevo soltanto Luttazzi. Poi ho scoperto che lui a sua volta si ispirava ad altri comici internazionali, anzi che copiava pari pari i monologhi. Quindi derubricai Luttazzi a mero delinquente artistico e approfondì la mia conoscenza sui comici internazionali. Poi ho avuto l’onere e l’onore di portare la stand-up comedy in Italia. Il tuo canone artistico è composto da 7 spettacoli scritti in 7 anni. Nella scrittura di questi monologhi hai cercato di portare dei cambiamenti oppure di rimanere fedele a un certo stile comico? Guarda, è una domanda che non ti poni. Non ti poni la domanda se devi essere coerente con uno stile oppure no. Io sono un comico italiano e quindi rispondo alla cultura della società italiana […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Filippo Giardina al Maschio Angioino con “Lo ha già detto Gesù”

Domenica 22 Luglio nella suggestiva cornice del Maschio Angioino, il comico Filippo Giardina si è esibito con il monologo “Lo ha già detto Gesù” per l’evento culturale promosso dal Kesté “Ma che bel Kestello- Marcondirondirondello!”. Filippo Giardina al Maschio Angioino, la serata Una fresca brezza estiva si espande tra le mura del cortile dello storico bastione angioino, i gabbiani volteggiano tra le torri e i capitelli, alla luce di una affascinante gibbosa crescente. L’incantevole atmosfera viene interrotta dal black humour del giovane stand-up comedian napoletano Davide Diddielle che, con buon ritmo, sviscera le sue battute e le sue freddure su temi di attualità e non solo. All’insegna del politicamente scorretto, il giovane prepara il terreno per Filippo Giardina, offrendo al pubblico un piccolo assaggio di una stand-up comedy senza filtri o paletti di sorta, che sceglie la via dell’irriverenza con totale disincanto ma anche con grande coerenza. Così, dopo Diddielle sale sul palco l’ospite più atteso della serata: Filippo Giardina. Si mostra fin da subito sfrontato e bramoso di provocare il pubblico, demolendo i miti e i capisaldi della cultura napoletana: Totò, Troisi, il caffè, la pizza… Il pubblico in larga parte (non tutti) apprezza e partono i primi scroscianti applausi. Giardina presenta il monologo “Lo ha già detto Gesù”, come il suo primo lavoro scritto grazie a un’ispirazione esterna. Partendo dal concetto cristiano del male che può diventare bene, il comico pone sotto il vaglio sovversivo della sua satira i “mostri” creati dalla nostra società (quindi noi stessi) individualista ed egocentrica che, sotto il velo del politicamente corretto, cerca di nascondere i suoi scheletri nell’armadio. Una società ancora profondamente maschilista e patriarcale, rea di concentrare tutte le sue forze sull’efficienza dei singoli individui e non nella collaborazione e nella solidarietà tra essi. Attraverso il racconto della sua vita, sfata tabù e visioni stereotipate sul sesso e sull’autoerotismo, mostrandone con puntuali esempi le loro assurdità logiche. Sono infatti visioni che, seppur razionalmente paradossali, vengono accettate pedissequamente, perché radicate nella nostra cultura. Filippo Giardina ne ha per tutti: le donne, le modelle curvy, Gesù, i suoi genitori, il popolo indignato dei social… Dietro il monologo di questo quarantaquattrenne depresso, menefreghista, cinico, spudorato e non più sicuro nei panni di comico, c’è però un importante sottotesto che va colto. Filippo Giardina rifiuta il diktat del “Credi in te stesso”, ne smantella con sagace ironia tutti gli effetti negativi, ma non si siede sulle sponde del fiume a guardare il cadavere del nemico, offre un’alternativa: quella della gentilezza. Non ne tratta fino in fondo, ne accenna per non venir in meno al suo personaggio crucciato e alla sua ideologia politica del “menefreghismo di sinistra”. Prima di conoscere e focalizzarci soltanto su noi stessi dovremmo conoscere gli altri, perché sono gli altri a costituire il metro di giudizio per conoscersi. Quindi, un atto di gentilezza, seppur minimo, è un primo importante passo per costruire una vasta rete di solidarietà. Giardina distrugge, diverte, provoca e sguazza tra le macerie culturali del nostro paese ma quello […]

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Food

Il Dublin Square di Pomigliano D’Arco presenta il suo nuovo menù

Piacevole serata quella trascorsa ieri tra le mura del pub Dublin Square a Pomigliano D’Arco. Per presentare il nuovo menù, i proprietari del pub si sono affidati all’esperienza e alla competenza di Renato Rocco, direttore responsabile del magazine La Buona Tavola, nonché organizzatore di eventi enogastronomici ed agroalimentari, che ha seguito e diretto in prima persona tutti i preparativi della serata. È stato proprio lui, dopo un veloce assaggio di birre e cuoppi di fritti misti, a introdurre agli ospiti il menù e le finalità della serata, dando anche la parola ad Agata Annunziata, una delle due proprietarie del Dublin Square. Agata ci racconta della genesi del locale, nato 4 anni fa da un’idea sua e della sorella Marianna, lo chef del locale, di voler portare in Italia, in seguito a un viaggio in Irlanda, le atmosfere dei pub dell’isola verde. L’arredamento e il mobilio del locale rimandano molto a quel mondo: sembra davvero che ci sia un pezzo di Irlanda a Pomigliano D’Arco! Ma non è un’imitazione pedissequa, anzi, come tiene a precisare Agata, il pub non nasce soltanto con l’idea di riprodurre le atmosfere irlandesi ma anche con quella di integrarle e adattarle alla realtà dei prodotti tipici campani. Un progetto che ha come assi portanti l’Irlanda e la Campania ma guarda anche altrove. Infatti, il Dublin Square è il primo rivenditore campano della birra Chouffe, una birra belga. Nata nel 1982 da un’idea dei due cognati Pierre Gobron e Christian Bauweraerts, la birra si caratterizza per i suoi aromi al gusto d’arancia e alla mela acerba e per il suo inconfondibile marchio: uno gnomo con un cappello rosso e una folta barba bianca. Ieri sera, una piccola riproduzione dello gnomo è stata una delle attrazioni: gli ospiti non hanno esitato a fotografare i loro piatti vicino a lui! Dublin Square, la cena Dopo gli assaggi di fritti e di birra, è arrivata la prime sostanziose portate: lo spezzatino stracotto alla Guiness con purea di patate e le alette di pollo Irish Style in salso agropiccante. A questi due piatti sono seguiti le due nuove, e soprattutto squisite, proposte di panini: il Callan e il Carlow. Il primo è una variante di un panino con ingredienti abbastanza tipici: mini burger di Chianina, cheddar, bacon croccante, cipolla caramellata, patatine, salsa BBQ e senape. Il secondo, invece, presentava sapori e ingredienti decisamente più particolari e ricercati: mini burger di maiale affumicato, melanzane alla contadina (fritte con un particolare metodo con l’uovo), caciotta dolce, capocollo di Martina Franca, salvia fritta e maionese. Per concludere in dolce bellezza, sono stati serviti degli assaggi di due dolci preparati in esclusiva dalla pasticceria Antignani per il Dublin Square: una cheesecake ai frutti di bosco con ricotta di bufala e una Birramisù, una variante “birrica” del tiramisù. I dolci sono stati accompagnati da due liquori, uno alla crema di caffè e uno alla crema di latte. Un finale con i fiocchi per suggellare una piacevole serata all’insegna dei sapori irlandesi e campani.

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Eventi/Mostre/Convegni

Filippo Giardina al Maschio Angioino il 22 luglio

Grande attesa per lo spettacolo di Filippo Giardina al Maschio Angioino. Il comico romano, classe ’74, si esibirà Domenica 22 Luglio alle 21:00, nella suggestiva cornice del bastione angioino, grazie alla collaborazione del Kestè e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. L’evento suggella la terza edizione del “Marcondirondirondello – ma che bel Kestello!”, il festival organizzato dallo storico locale della movida napoletana, che si inscrive nella rassegna di eventi culturali promossa dal comune di Napoli: Estate a Napoli 2018. Uno dei più famosi e irriverenti stand-up comedian italiani, reduce inoltre da ben quattro sold-out al Kesté a Largo San Giovanni Maggiore, potrà tornare a esibirsi nel capoluogo campano con il suo monologo “Lo ha già detto Gesù” (spettacolo rigorosamente vietato ai minori di 18 anni). Un’analisi impietosa e senza mezzi termini del nostro paese che offre, attraverso l’ironia, non un pretesto per ridere e non pensare, ma uno spunto per riflettere e ragionare. Giardina sfata miti e tabù con approccio cinico e sarcastico, affidando alla sua satira non soltanto il compito di sovvertire e distruggere gli stereotipi, ma anche quello di creare un terreno ideale per poter costruire una nuova consapevolezza, più pura e sincera. Filippo Giardina al Maschio Angioino, alla scoperta del comico Filippo Giardina, come scritto precedentemente, è uno dei più famosi stand-up comedian italiani, autore di otto spettacoli comici. La sua satira pungente e la sua ironia irriverente vantano ormai anni di decennale esperienza. Giardina ha infatti iniziato a esibirsi come monologhista satirico in locali e teatri dal 2001. Arriva al grande pubblico nel 2013 quando, contattato dal produttore televisivo Gregorio Paolini, partecipa al programma di Rai 2 “Aggratis!”, insieme al collettivo da lui fondato Satiriasi. Nello stesso anno diventa anche autore del programma “Nemico Pubblico”, targato Rai3. Dal 2014 fino al 2016 partecipa e coordina il programma “Stand Up Comedy” su Comedy Central, per poi diventare, nella stagione televisiva 2016/2017, autore e panelist delle cinquantacinque puntate di “Sbandati” su Rai2. Filippo Giardina al Maschio Angioino, non solo stand-up comedy Dopo il monologo di Giardina la serata non giunge affatto al termine: il pubblico potrà infatti assistere a ben due spettacoli musicali. A esibirsi saranno i Barabba e i Mantrika. I primi sono un energico trio Rockabilly che porta avanti un vivace sound che spazia da Chuck Berry a Buddy Holly. Batteria, contrabbasso, piano, chitarra e un pastrocchio linguistico napoletano, italiano e inglese all’insegna del “Politically Incorrect”. I Mantrika, invece, sono il gruppo teatrale musicale/teatrale di Danilo Rovani e Cosimo Alberti. Nacchere, tammorre e voci partenopee per far rivivere il suono antico del capoluogo partenopeo, trasportando il pubblico in una grande festa popolare.

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Cinema & Serie tv

Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile e agli attori della serie

Dalia de las Hadas (Dalia delle fate) è una serie musicale per teenager scritta e diretta dalla giornalista, scrittrice e sceneggiatrice Anna Mirabile. In onda su La5 dall’11 Giugno, dal lunedì al venerdì alle 13:40, la fiction parla del sogno della giovane Dalia (Miriam Planas), abbandonata dalla madre adottiva a 4 anni e cresciuta con il padre Walter, di diventare una cantante. La serie, girata tra Buenos Aires e l’Italia, vanta un cast internazionale composto da un perfetto mix di attori già esperti ed affermati nel mondo della telenovela come Florencia Ortiz ( “Il mondo di Patty”, “Violetta”, “Esperanza mia”, “Somos familia”, “Muneca brava”), Sol Moreno (“Mujeres Asesinas”, “Peter Punk”, “Soy Luna”, “La Antena”), Paula Brasca (“Vite rubate”), Aida Flix (“El secreto de Puente Viejo”, “Gran Hotel”, “Matilde Navalón”) e Nicolas Maiques ( “Rebelde Way”, “Floricienta”, “Peter Punk”, “La Trinity”) che ha inoltre composto e scritto le canzoni in spagnolo della serie; e altri attori giovanissimi come il quindicenne Tiziano Colabucci alla sua prima esperienza in una telenovela musicale, Ian Lucas di 18 anni con già alle spalle esperienze in “Soy Luna” e “Once” e la stessa protagonista Miriam Planas, anche lei di 18 anni, che ha recitato in tre film: “Psychophony”, “Paranormal Xperience 3D”, “Barcelona nit d’estiu”. Il 2 Luglio, in occasione del PromoDay della serie alla libreria Open di Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare telefonicamente Anna Mirabile e molti degli attori della serie. Ecco a voi. Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile Lei è una giornalista professionista, scrittrice, produttrice, soggettista e una sceneggiatrice. Cosa l’ha spinta a realizzare una telenovela musicale come Dalia de las Hadas? Ho un trascorso di giornalista Rai dove sono rimasta fino al 2010, ma ho sempre coltivato questo sogno della telenovela teen. Ti posso raccontare un aneddoto su questo: quando ero piccola sul balcone di casa di mia madre, dove c’erano una serie di scope, avevo messo dei cartoncini con dei nomi a ogni scopa creando dei personaggi; e ogni giorno giravo una puntata di una telenovela. Per dirti quanto è antico questo sogno. Quindi, appena ho avuto l’opportunità di realizzare questa telenovela, l’ho voluta fare con gli attori che secondo me meglio la rappresentavano, quindi con l’Argentina in prima linea. Anche se poi la protagonista è spagnola e ci sono italiani, colombiani, peruviani… Però insomma, che l’Argentina fosse in prima linea era molto importante perché per me la telenovela è argentina. Rimanendo in tema telenovela, ci sono delle differenze o delle analogie tra la fiction italiana e quella sudamericana? Secondo me non c’è nessun collegamento perché la fiction italiana tende molto a rappresentare la realtà nei suoi aspetti anche più crudi, con un grande disincanto a volte. Mentre, la componente sudamericana, anche nelle serie tv più drammatiche, è sempre portata al trascendere la realtà: a vedere lo straordinario nell’ordinario. C’è molto più spazio per la fantasia e anche per la fede, la speranza e l’immaginazione. Diciamo che gli attori sudamericani hanno le briglie più sciolte, gli italiani invece sono più […]

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Musica

Compilation Eroica #5, i migliori brani di maggio

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Questo mese vi proponiamo tre singoli pieni di “napoletanità”. Ecco a voi. Compilation Eroica #5, Sisifo di Ventinove e Trenta feat. Ciccio Merolla Pubblicato il 25 maggio per l’etichetta discografica Full Heads, Sisifo è il nuovo singolo della band napoletana Ventinove e Trenta in collaborazione con il celebre percussionista Ciccio Merolla. Un titolo eloquente, nella mitologia greca, Sisifo era il più scaltro tra gli uomini: astuto e cinico. Il brano è infatti una sagace critica a chi non si fa scrupoli di coscienza per raggiungere i suoi obiettivi, avvalendosi di sotterfugi e scorciatoie. Costringendo, dunque, chi invece cerca di seguire un percorso corretto, a fare i salti mortali. La correttezza e il rispetto in questo modo non diventano motivo di dignità ma soltanto un enorme peso da portare con sé, proprio come il protagonista del video costretto a trascinare un enorme masso. Con un sound energico e vivace, che unisce blues e funk, i Ventinove e Trenta potrebbero scrivere una nuova pagina per il “Neapolitan Power”. “Ma sta chi nun se fa scrupole ‘e cuscienza/ e vò fernì primma ancora ‘e accummincià/ guapparia e pure cocche conoscenza/ frisco e profumato passa annanze e je me ‘nchiaveco a saglì//” Compilation Eroica #5, La leggenda del Superman napoletano di Tommaso Primo Dopo 3 anni dalla pubblicazione del suo primo album Fate, Sirene e Samurai, il cantautore napoletano Tommaso Primo ritorna con La leggenda del Superman napoletano. Un brano, pubblicato il 4 Maggio, che fa da anteprima all’uscita del suo nuovo disco targato Full Heads 3103. Il cantautore, con la leggerezza con cui si raccontano le favole, traspone il personaggio di Superman nella città di Napoli, immaginando la vita di un ipotetico Superman napoletano. È un Superman che appare molto meno scultoreo e senza quell’alone di epicità che avvolge il personaggio classico. Appare quasi buffo, un po’ arrangiato, ma nel suo piccolo comunque eroico, impegnato a risolvere i problemi dell’ordinaria quotidianità. “Si Superman fosse Napulitano/ se scetasse tutt’ ’e matine cu ‘o vient’ ’e mare/ e a chi le chiede ancora “Ma che ce staje a fa?”/ rispunnesse “è n’onore a essere nato ‘ccà”//” Compilation Eroica #5, E vivrò… di Mauro Di Domenico Concludiamo con E vivrò… brano inedito del chitarrista Mauro Di Domenico tratto da Essenza, il suo album di cover strumentali dei più famosi brani di Pino Daniele, pubblicato il 25 maggio per Forward Music Italy. Le sapienti dita di Mauro Di Domenico si muovono sinuose sulla tastiera della sua chitarra classica, plasmando, sopra un sottofondo di archi, una melodia che rimanda a Quando e Napul’è. Un elegante ed emozionante omaggio a chi Napoli l’ha saputa raccontare e suonare come pochi. Clicca qui per ascoltarlo.  

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Musica

Gli Eugenio in Via Di Gioia entusiasmano la Casa Della Musica

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono approdati, ieri 24 Maggio, alla Casa Della Musica per realizzare il primo concerto nella città partenopea, in occasione del tour del loro nuovo album Tutti su per terra. Noi di Eroica eravamo lì per potervelo raccontare. Eugenio in Via Di Gioia, il concerto A giudicare dalle foto postate sulle pagine social della band torinese ci si sarebbe aspettati una grande affluenza o, quanto meno, un pubblico abbastanza folto. Invece, già dalla fila ai cancelli, si intuiva che saremmo stati davvero pochi e così è stato. Ma poco importa, il numero esiguo non ha di certo influito negativamente sulla riuscita dello spettacolo che anzi, del calore e della stravaganza dei pochi presenti, ha sicuramente giovato. È come se fosse stato un raduno tra vecchi amici, in campo tanta allegria e voglia di divertirsi. Il concerto inizia alle 22, gli Eugenio in Via Di Gioia si presentano sulle note di Silenzio. Una breve presentazione e subito hanno l’occasione di interagire con il pubblico. Doveroso menzionare un bizzarro ma simpaticissimo ragazzo che, presentatosi come Gigi D’Alessio, per tutta la durata del concerto, ha esternato il suo amore per la band con frasi piene d’amore e carnalità. Il tutto, mentre la sua fidanzata, rigorosamente presentata come Anna Tatangelo, cercava inutilmente di trattenerlo. Un’atmosfera divertentissima e anche abbastanza surreale che ha rallegrato non poco i presenti. Il concerto va avanti e il gruppo continua attingendo a brani tratti da tutto il loro repertorio: Prima di tutto ho inventato me stesso, Giovani illuminati, Emilia, Selezione Naturale, Sette camicie, Ho perso, Pam, Obiezione, Egli, La punta dell’iceberg… E anche due piccoli tributi a due pezzi da novanta della storia della musica: Beethoven e Gigi D’Agostino. A colpire il grande entusiasmo e soprattutto la  complicità che c’è tra gli “Eugenii” che, tra un brano e l’altro, ma anche durante i brani, danno vita a numerosi scherzi e siparietti, aggiungendo tanta teatralità allo spettacolo. Dopo Chiodo fisso e il lancio di una prugna (no, non è il nome di una canzone, hanno davvero lanciato una prugna sul palco), scendono dal palco, radunando in cerchio gli spettatori. Il concerto finisce proprio così, con gli Eugenio in Via Di Gioia letteralmente abbracciati dai loro fan mentre suonano Perfetto uniformato e Re fasullo d’Inghilterra. Eugenio in Via Di Gioia, considerazioni sulla band e sul concerto Gli Eugenio in Via Di Gioia stupiscono non solo per la vitalità sul palco ma anche per le scelte musicali e testuali delle loro canzoni. Propongono un nuovo folk, ripescando strumenti un po’ dimenticati come la fisarmonica, conciliandolo con sonorità decisamente più moderne. A completare il tutto, testi con un imprinting molto scherzoso e giocoso, quasi fiabesco, che offrono però tantissimi spunti di riflessione su temi incentrati sul rapporto uomo-tecnologia e uomo-natura. Proponendo delle interessanti chiavi di lettura con le quali interpretare il nostro mondo.  

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Musica

Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

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Musica

Essere Enzo Savastano, alla scoperta del maestro neomelodico

Abbiamo intervistato Antonio De Luca, l’uomo che offre voce e sembianze a Enzo Savastano, il languido cantante neomelodico, munito di occhiali da sole, che ha conquistato il web con la sua passionalità e le sue storie surreali. Durante una lunga ma estremamente piacevole chiacchierata telefonica, Antonio ci ha raccontato di questo progetto nato insieme all’amico Valerio Vestoso. Un personaggio nato per gioco e curato nei minimi dettagli, che non si rifugia nei tormentoni o nel semplice scimmiottare i cantanti neomelodici, ma che costruisce una sagace ironia, offrendo ai fan una nuova liturgia, un immaginario attraverso il quale guardare il nostro paese. Uno degli aspetti più belli dell’essere Enzo Savastano, come racconta Antonio,  è che proprio tutti stanno al gioco e si offrono discepoli al suo cospetto. Lui è pronto ad accoglierli, a tendergli la mano: “Io sono con voi” dice loro, proprio come il titolo del suo album pubblicato il 10 Maggio. L’album segna l’incarnazione del Verbo, surreale e grammaticalmente incerto dei suoi post su Facebook,  in Uomo.  Con grande ironia e disponibilità, ci spiega la genesi del personaggio e del disco che racchiude al suo interno tanti generi: dalle sonorità tipicamente neomelodiche al neapolitan power di Pino Daniele, passando per il reggae  e le tendenze minimaliste dell’indie. Ecco a voi l’intervista. Essere Enzo Savastano, intervista ad Antonio De Luca Come nasce il progetto Enzo Savastano? Questo progetto nasce da un’estate vuota di due individui sconosciutissimi che si chiamano Valerio Vestoso e Antonio De Luca. Abbiamo sempre avuto, un po’ per cultura pop comune, un po’ per provenienza perché siamo entrambi di Benevento, un’attrazione per il mondo neomelodico. Non come fruitori ma come curiosi. Io ho sempre scherzato scimmiottando il modo di cantare dei neomelodici e lui ha sempre avuto una grande capacità di scrittura e di immaginazione. Così, tra uno scherzo e l’altro, è nata l’idea di mettere su un finto neomelodico. Dopo Mannaggia ‘a marozzi, la prima canzone di Savastano scritta da Valerio, abbiamo iniziato a lavorare sulla costruzione del personaggio che è nato senza alcuna pretesa, senza alcuna sponsorizzazione e senza dirlo a nessuno soprattutto. Il primo anno infatti eravamo completamente celati. È nato per gioco, volevamo semplicemente divertirci a impersonare un neomelodico finto. Poi però la cosa è diventata abbastanza seria, avete pubblicato un album! Abbiamo iniziato ad avere consapevolezza che questa storia non facesse ridere solo noi quando il 3 Gennaio del 2015 provammo a fare il primo live in un locale che, a Benevento, è un punto di riferimento per la musica, il Morgana. Convincemmo i proprietari e chi gestiva la direzione artistica a fare il primo live di Enzo Savastano. Fu un successo non immaginato francamente. Poi Una Canzone indie ci ha aperto le porte al panorama nazionale e alle grosse visualizzazioni. Gli artisti veri hanno avuto il piacere di suonare con Enzo Savastano: Brunori Sas, Calcutta, Daniele Sepe, Stefano Bollani. Focalizzandoci invece sull’album, la prima cosa che mi ha colpito è la copertina che è quella del libro solitamente utilizzato al catechismo,  ma […]

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