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Eroica Fenice

La Tag: Eventi in Campania contiene 128 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Immaginario: la mostra di Gennaro Vallifuoco al PAN

Il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) apre le porte alla mostra Immaginario di Gennaro Vallifuoco (dal giorno 11 novembre al 3 dicembre 2017), evento volto a celebrare la fertile collaborazione tra Roberto De Simone e l’artista avellinese Gennaro Vallifuoco, illustratore di numerosi lavori del grande fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Un sodalizio che vede prodotto un proficuo dialogo tra musica e pittura, in cui la tradizione letteraria e musicale viene sviscerata dalle assidue ricerche di De Simone e ritrova attraverso una rinnovata forma di espressione attraverso i brillanti colori e le chine di Vallifuoco. Vallifuoco per De Simone: un “immaginario” popolare tra il sacro e il profano Già dal titolo proposto per la mostra, Immaginario, è possibile comprendere il taglio personale che caratterizza i dipinti e le illustrazioni esposte. Si tratta di un ventaglio di ispirazioni che non si ferma al singolo soggetto rappresentato. Ogni dipinto si inanella con altri limitrofi inscrivendosi in un mondo pittorico, un “immaginario”, per cui Gennaro Vallifuoco tende a superare ed ampliare l’esperienza artistica individuale. Si definisce in questo modo una pittura, per sua stessa natura, priva di artefatti intellettualismi in favore di una spontanea ispirazione fanciullesca. A questo punto sorge spontanea una domanda: in quale terreno affondano le radici del mondo pittorico di Gennaro Vallifuoco? Una domanda lecita, alla quale va necessariamente anteposto un breve premessa di stampo biografico. Nel 1990 Vallifuoco si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi su Roberto De Simone, il quale affida al giovane avellinese la ricerca, in territorio campano, di favole popolari. Da questa esperienza nascono le illustrazioni per libro curato da Roberto De Simone Fiabe campane (Einaudi, 1994) in cui Vallifuoco coniuga il folclore contadino della campagna campana con l’iconografia tradizionale relativa alle carte da gioco napoletane. Oltre la vibrante colorazione tipica dell’artista,  si vede come Vallifuoco inoltre sembri  unire un immaginario classico e addirittura mitico con un’immaginazione sacra, il tutto inscritto in un contesto popolare, folcloristico e, se si vuole, anche tendenziosamente realistico. Ecco allora, nell’ambito delle Fiabe campane, una Donna di Denari sorgere dalle acque come una Venere botticelliana, o ancora un drago giacere sconfitto ai piedi di Re di Spade o di un Fante di Spade che in fattezze angeliche cavalca sul demonio languente. Fatte queste premesse è possibile rispondere alla domanda prima postulata: una fitta rete di significati si legge nei dipinti, come le disseminate presenze angeliche (simboli di una cristianità popolare) o gli animali domestici e da pascolo (simboli di un mondo pastorale e contadino), a cui fanno sfondo le campagne campane filtrate da un immaginario che sa intrecciare tradizione popolare, sacra e profana. L’intreccio di questi mondi trova dunque terreno fertile nell’ispirazione spontanea di Vallifuoco nel cui immaginario sembrano prendere vita valori e ideale che è possibile arricchire dall’esperienza di chi è in grado di ammirare ed apprezzare le sue opere. Altro capolavoro nato dal sodalizio di Vallifuoco e De Simone è un lavoro su Il Pentamerone di Giovan Battista Basile, riscritto da […]

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Eventi/Mostre/Convegni

San Giovanni a Carbonara: una “galleria” artistica

Accedere nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, sita presso l’omonima via di Napoli, è come entrare in una “galleria temporale”. Essa, infatti, è stata costruita, ampliata ed arricchita in un ampio ventaglio di anni che va dal XIV al XVIII secolo, grazie all’opera di architetti e artisti, ed al contributo di committenza di famiglie facoltose che desideravano prestigiose sepolture, al fine di imprimere i loro nomi nel marmo secolare e assicurarsi un posto fra gli annali della Storia. Le numerose ed inestimabili opere, soprattutto architettoniche e pittoriche, i loro legami con il contesto culturale napoletano e italiano in generale, nonché quelli instauratisi tra i vari filoni artistici, sono stati portati in superficie dalle parole di Maria Girardo, presidentessa di Megaride Art, associazione nata per far conoscere al grande pubblico i tesori artistici napoletani e sensibilizzare gli animi verso il proprio patrimonio culturale. Maria Girardo, con perizia e passione, ha così illustrato le numerose particolarità che marmi e affreschi celano dietro il filtro del senso visivo. La Chiesa di San Giovanni a Carbonara: un crogiolo artistico napoletano La Chiesa di San Giovanni a Carbonara, nella sua struttura architettonica, si presenta come un crogiuolo di stili che vanno dal gotico al barocco, con le sue tensioni scultoree, nonché all’artificiosità formale (in particolare nelle sculture) tipiche del barocco. I lavori di costruzione incominciarono nella prima metà del XIV secolo, e la chiesa fu costruita in maniera adiacente a un convento di frati agostiniani, ai quali sono peraltro tributati tra i più begli affreschi ivi presenti. Per comprendere, inoltre, quanto la struttura sia stata modificata del corso del tempo, si pensi a come ad oggi sia possibile accedere attraverso un’ entrata diversa, laterale rispetto a quella originale, dovuta alla costruzione della Cappella Somma, edificata da Annibale Caccavello intorno la metà del Cinquecento. La potenza evocativa e sacrale della struttura si basa sulla presenza del grande monumento di Ladislao di Durazzo (1376-1414) che si imponeva alla vista degli antichi fedeli come un’opera volta a testimoniare la grandezza del suo potere in vita. Il sepolcro, costruito tra il 1414 e il 1428 su più livelli nella zona absidale, contiene numerosi elementi, come il pinnacoli tendenti dalla sfera terrena a quella celeste, gli archi trilobati e gli angeli scolpiti sulla scia di Tino da Camaino durante il soggiorno napoletano, al quale si devono anche i sotterranei della Certosa di San Martino; ad essi si affianca inoltre un’impostazione classica della scultura delle statue, tra le quali spiccano le virtù teologali poste alla base della “macchina architettonica”, così come l’ha definita Maria Girardo, e le raffigurazioni di Ladislao di Durazzo e Ludovico da Tolosa che ne benedice il sarcofago. Attraversando poi la zona absidale è possibile giungere alla Cappella Caracciolo del Sole in cui si erge il sepolcro del discusso Ser Gianni Caracciolo (1350-1432), amante della regina Giovanna II di Napoli, la quale forse fu la mandante del suo omicidio a causa di intrighi di palazzo. La Cappella oltre ad accogliere il monumento, attribuito ad Andrea Guardi, è anche riccamente e superbamente affrescata […]

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Teatro

El Romancero de Lazarillo e la transcultura tra passato e futuro

Un palco allestito sotto le stelle, un teatro all’aperto inscritto in un’atmosfera paesana in cui sorprendentemente si respira una festosa pluralità culturale, quella degli stand gastronomici di Intrecci, il Festival della cucina mediterranea, che offre la possibilità di degustare abitudini culinarie e tradizioni con cui vari popoli imbandiscono le loro tavole, devolvendo l’intero guadagno all’Associazione SOS Sostenitori Ospedale Santobono. È questo lo squisito scenario in cui, a Città della Scienza, ha avuto luogo lo spettacolo teatrale El Romancero de Lazarillo il 30 settembre 2017, curato dall’Associazione Teatrale Aisthesis e messo in scena dalla rassegna teatrale itinerante I viaggi di Capitan Matamoros. Una rivisitazione modernissima  e un tripudio di esperienze culturali Tutta l’energia di questo banchetto interculturale sembra fatalmente assorbita da Luca Gatta, protagonista indiscusso della scena; e non soltanto perché è l’unico personaggio a librarsi sul palco assumendo voci, facce, ruoli e comportamenti sempre nuovi, ma soprattutto per il connubio tra naturalezza e tragicità che riesce a realizzare con la propria performance. Prende possesso del palco con un’originalissima rivisitazione del cinquecentesco Lazarillo de Tormes, primo romanzo della tradizione occidentale moderna, che verte sulle vicissitudini del servo Lazarillo, che si racconta e si vive mentre vagabonda in cerca di fortuna per la Spagna. Dando prova di un’eccelsa padronanza linguistica ed esibendosi in capriole, giravolte e acrobazie varie (indice di notevoli abilità ginniche) sbandiera a tutti come il vero teatro sia sodalizio tra mente e corpo. Con grande eclettismo Luca Gatta frammenta il proprio io per essere voce di tutte le peripezie a cui il servo Lazarillo si deve sottoporre per ascendere alla dimensione borghese. Le sue disgrazie, il suo tormentato girovagare, il suo vendersi a padroni diversi (portando sulla scena molti topoi medievali) confluiscono in un’esibizione strabiliante, condotta nella totale assenza di quinte. L’attore si identifica in un giullare dal piglio drammatico e inquieto, con una tragicità sempre rispettosa del carattere narrativo dell’opera. Un trionfale ritorno alla commedia dell’arte che disseppellisce il gusto medievale, con quella particolare trasposizione del testo dalla prosa alle ottave. Un linguaggio ibrido, ponte tra modernità e antichità, che aiuta lo spettatore a calarsi nel passato inscenato ma con i piedi ben piantati nel proprio presente. Una commedia che, fedelissima al progresso e alla molteplicità culturale, resuscita la tradizione del romanzo e l’atmosfera medievale. L’attore veste i panni di un impeccabile cantastorie, in un sortilegio quasi inquietante, che lo fa rimanere Lazarillo per tutta la durante dello spettacolo ma lo trasforma anche in tutti i personaggi in cui egli si imbatte. Con pochi oggetti di scena e il suo retroscena culturale, l’esibizione vuole ricongiungere alle origini del teatro. A tu per tu con il protagonista de El Romancero de Lazarillo Alla fine dello spettacolo ho raggiunto la star della sera per congratularmi della sua notevole capacità di immedesimazione. Luca Gatta si dimostra piacevolissimo e professionale anche di persona. “Ho fatto quello che ha fatto Gauguin, che alla fine della sua vita ha ricominciato a dipingere il suo villaggio natale. Ho vissuto tra le montagne avellinesi, dopo ho […]

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Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro. Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment? Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone. L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate? Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani). L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro? Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo. Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Chiesa della Pietà dei Turchini: la riscoperta di un tesoro

Camminare per Napoli e voltare lo sguardo verso i palazzi e le chiese che costellano i tanti vicoli dà sempre una sensazione di pienezza, eppure sembra sempre che ci sia qualcosa che non si è ammirato. I vicoli di Napoli nascondono vere e proprie perle inestimabili che raccontano la vita e la storia degli uomini e della città. Tra queste vi è la Chiesa della Pietà dei Turchini, sulla quale ha focalizzato l’attenzione Maria Girardo, fondatrice dell’associazione culturale Megaride, le cui iniziative risiedono soprattutto nel reintrodurre nel circuito culturale, in un momento di fiorente turismo napoletano, i siti purtroppo lasciati in secondo piano. La Chiesa della Pietà dei Turchini: un patrimonio nel segno di Caravaggio. L’incontro del 23 settembre Incastonata tra i palazzi di via Medina, la Chiesa della Pietà dei Turchini si apre al visitatore come uno scrigno pronto a rivelare le sue bellezze. La struttura dell’ampia navata centrale, sui cui lati si affacciano numerose cappelle, culmina nell’ampio transetto e nell’abside che abbracciano solennemente lo sguardo, come spiega Maria Girardo, è un tipico elemento della Riforma cattolica in seguito al concilio tridentino terminato nel 1563.  Tra i tesori della Chiesa della Pietà dei Turchini, quasi una galleria pittorica che pone in risalto una gran varietà di poetiche, figurano opere attraverso cui poter osservare la trasformazione cui andò incontro la pittura italiana tra il Cinquecento e il Seicento. Attraverso un percorso cronologico tra i dipinti delle cappelle, Maria Girardo ha spiegato come la pittura rinascimentale abbia subito numerose trasformazioni. L’operare della Riforma ha portato alla diffusione di opere con soggetto religioso che, oltre ad avere un valore esornativo, instaurassero un dialogo intimo con il fedele suscitando emozioni reverenziali. In altre parole, attraverso opere religiose si tentava di riaffermare tra il volgo il primato di un potere religioso in grado di preservare l’anima dal peccato. L’artista che dominò l’ispirazione pittorica fu sicuramente Caravaggio, la cui influenza è evidente nei dipinti conservati nella Chiesa della Pietà dei Turchini, necessitanti di doverosi restauri. Nella maggioranza delle opere il delicato panneggio o il soave dinamismo delle figure, oltre al realismo, tipici della pittura di Caravaggio, conferiscono vita alle immagini. In particolare, ci sono opere di noti artisti quali  Belisario Calenzio, che con i suoi colori accesi si inscrive in un contesto manieristico; Andrea Molinaro, nella cui Madonna col rosario brillano tinte dorate di stampo gotico-bizantino; Battistello Caracciolo con la Sacra famiglia; Andrea Vaccaro, che con la sua Flagellazione riprende il soggetto della più nota opera di Caravaggio; Filippo Vitale, che nell’impostazione sospesa delle figure dell’Angelo custode segue anch’egli la lezione caravaggesca; Luca Giordano, nella cui Deposizione si intravedono elementi di un dinamismo fisico alla maniera del pittore milanese, incarnato dall’affaticata figura di Nicodemo che di spalle sorregge Gesù, oltre che una sorta di luminismo tizianesco (che pervade l’intera opera e i profili dei personaggi); Paolo De Matteis, allievo di Luca Giordano, che nel Transito di San Giuseppe dimostra un distacco dal dinamismo del maestro in favore di un’impostazione classica dell’opera; Giovan Battista Rossi, autore della Madonna in […]

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Mostra Scrigno di Memorie: intervista a Cristina Fernandez

La mostra Scrigno di Memorie: Arte nei tesori nascosti, è un progetto organizzato dall’Associazione culturale “Terra del Sole” e mira a far “riscoprire” luoghi culturali “dimenticati”, organizzando attività artistiche e culturali in essi. In particolare dal 22 al 27 settembre, al Palazzo Paternò di Caserta, saranno organizzate delle giornate dedicate alla scultura, alla pittura ed alla fotografia, il tutto mescolato alla poesia e alla musica. Il palazzo, in stile barocco, fu progettato dall’architetto Gaetano Barba e costruito nel XVIII secolo. Nel XX secolo venne ristrutturato, facendo sì che diventasse da dimora nobiliare a sede dell’Arcivescovado di Caserta e della Biblioteca. Oggi, con la mostra Scrigno di Memorie: Arte nei tesori nascosti, si “anima” con arte, musica e poesia. Tra gli artisti partecipanti, Cristina Fernandez, fotografa, con all’attivo varie esposizioni fotografiche tra Napoli, Caserta e Capua e varie collaborazioni con associazioni quali Bresson, Appunti Fotografici e Trimlab31. A lei Eroica Fenice ha rivolto alcune domande, sulla mostra e sul suo percorso artistico. Mostra Scrigno di Memorie: intervista alla fotografa Cristina Fernandez Ciao Cristina! Come nasce e si sviluppa in particolare l’idea del progetto Scrigno di memorie: Arte nei tesori nascosti? Nasce da un’opportunità: da una parte esiste un immobile di straordinaria bellezza, di grande valore storico (è del 1775), la disponibilità dei generosi proprietari e dei gestori tutti amanti dell’arte, e dall’altra ci sono gli artisti, pittori, fotografi, scultori, scrittori, generosi talenti che hanno bisogno di spazi così. C’è l’esigenza di mostrare questo immenso patrimonio di cose e di persone, al centro di questa mia città, ed è tutto così a portata di mano… perché non provarci? Realizzare un progetto così significa aprire le porte di tutto questo in modo ordinato e culturalmente valido, a tutti i casertani e non. Quali opere presenterai? Presenterò cinque fotografie il cui filo comune è la figura femminile. Racconto quell’universo intimo e silenzioso che spesso ci accomuna. C’è l’immobilità dell’attesa, del silenzio, ma anche una direzione, una decisione, e di questo dinamismo parlano i miei colori, in cui spesso vanno a nascondersi i miei personaggi. Cerco quel momento in cui si riflette prima di fare il passo decisivo e che le donne, si sa, sanno sempre fare. Come nasce la tua arte? È bello sentir parlare delle mie foto come arte! Nasce dal gioco, da lunghe passeggiate, dai valori e dalla cultura che mi hanno trasmesso in famiglia, è un continuare a conoscersi in relazione al resto del mondo. Cos’è per te la fotografia? Per me è la salvezza! È il legame tra quello che sono io e il resto del mondo. Può sembrare strano ma la sento anche come un’arma di difesa: se vado in un luogo sconosciuto ed ho la macchina con me mi sento sicura, so di poter analizzare la situazione, mi dà coraggio. Cosa desideri comunicare attraverso l’obiettivo fotografico? Un mondo interiore ed esteriore che sento di poter vivere e di esserne privilegiata in qualche modo; un punto di vista che nella sua condivisione può essere una spinta forte alla lettura del […]

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Eventi/Mostre/Convegni

BacArt 2017: Rassegna d’arte moderna e contemporanea dedicata a Bacco

La Casa di Bacco, in piazza Castello a Guardia Sanframondi (BN), ha riaperto le porte martedì 8 agosto alle ore 19.00 per inaugurare la quarta edizione di BacArt, rassegna d’Arte moderna e contemporanea dedicata a Bacco. Una mostra suggestiva, conturbante ed affascinante, che propone le opere di ben 18 artisti, conosciuti e non, animati dalla stessa passione del  coinvolgente fondatore delle Casa di Bacco e curatore della mostra, l’endocrinologo Amedeo Ceniccola, e che rimarrà aperta tutti i giorni fino alla fine del mese di agosto, dalle ore 19 alle 21. “Il vino è da sempre frammischiato all’arte”, racconta Ceniccola, “fin dalla Tabula Cortonensis, uno dei più lunghi scritti in etrusco, bronzo del II secolo a.C. che già cita la compravendita di una vigna. Così è nata l’idea di dar vita ad una Rassegna d’Arte Moderna e Contemporanea dedicata a Bacco che, alla fine, lascia davvero ebbri d’immagini e che ha di fatto consacrato Guardia Sanframondi a crocevia di tutti gli artisti amanti del nettare degli dei”. La Brigata di Bacco promuove la cultura del vino attraverso l’arte Si taglia cosi il nastro della quarta edizione di questa iniziativa, nata su impulso di quella che Ceniccola definisce la “brigata degli amanti di Bacco”, composta da Rosario Amato, Alberto Bocchino, Gaetano Cantone, Alessandro Del Gaudio, Titti D’Arienzo, Carlo Errico, Vittorio Fava, Salvatore Fiore, Mariano Goglia, Mario Lanzione, Alfredo Lombardi, Marisa Mola, Salvatore Oppido, Ernesto Pengue, Gustavo Pozzo, Alessandro Rillo, Elia Severino e Semeska Valdemarasch e che ha un duplice fine. Da una lato la ferma volontà di celebrare il vino e la cultura del vino, l’unica forse non elitaria ma che invece ha da sempre permesso incontri straordinari, a prescindere dalle levature e dalle stature dei soggetti coinvolti, stimolandone il pensiero superiore. Dall’altro, l’impegno degli artisti, che da ormai 4 anni stanno portando avanti un progetto senza nulla chiedere e senza nulla avere da chicchessia, si caratterizza da un punto di vista sociale come il tentativo di contrapporre la cultura di Bacco a quella dominante di oggi (rappresentata da superalcolici, birra, drink, droga), una delle principali cause di quei fenomeni di devianza sociale con cui ogni giorno ci confrontiamo. Come antidoto, la Casa di Bacco si è posta come obiettivo la promozione della cultura del vino attraverso il linguaggio dell’arte, da cui la Mostra, alla quale è intenzione della brigata di Bacco aggiungere la passione che anima il cinema. A breve, infatti, ci sarà la possibilità di poter arricchire con il contributo di prodotti cinematografici quello che già è uno straordinario patrimonio artistico e culturale. Altro proponimento per il prossimo anno è quello di rendere la Casa di Bacco una sorta di Casa-Museo dedicata a Bacco, un art hotel dove gli artisti che hanno partecipato alla Mostra, alcuni dei quali hanno finora trovato difficoltà a raggiungere il paese campano in occasione delle iniziative e a trovarvi sistemazione, possano alloggiare a godere appieno di un ambiente artisticamente caratterizzato, dando loro la sensazione di aver dormito all’interno di un opera d’arte.   Sua Maestà Bacco […]

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Eventi nazionali

Riti settennali di Guardia Sanframondi. I fedeli incontrano l’Assunta

I Riti settennali tributati alla Madonna dell’ Assunta, che si celebrano a Guardia Sanframondi (Bn) ogni sette anni, sono una delle manifestazioni religiose più coinvolgenti, controverse e particolari al mondo. Evento particolare in cui la penitenza interiore trova la sua espressione più radicale nella penitenza esteriore, è difficile descriverli, esattamente come è impossibile raccontare la devozione dei guardiesi nei confronti dell’ Assunta. L’unica cosa da fare è tracciare una panoramica della manifestazione e parteciparvi, a cuore aperto. Il ritrovamento miracoloso dell’Assunta Leggenda vuole che in un tempo imprecisato, due maiali, condotti al pascolo da un garzone, iniziassero improvvisamente a scavare nel territorio di Limata, ai confini tra Guardia e San Lorenzo Maggiore, mentre un suono sempre più incalzante di campanelli si diffondeva nell’aria. Venne così ritrovata la statua dell’ Assunta. Nessuno riusciva a tirarla fuori dalla buca, tuttavia, finché un vecchio cieco del rione Croce, portato sul luogo e riavuta miracolosamente la vista, notò che il Bambinello in braccio alla Madonna aveva in mano una spugna. I presenti ne fecero una riproduzione con del sughero e degli spilli all’interno e solo quando tutti cominciarono a battersi con essa, la statua venne rimossa. Si provò a condurla verso i vari paesi limitrofi ma si fece pesante e non trasportabile. Solo quando si prese la strada per Guardia, la Madonna ridivenne leggera. Storicamente la statua viene fatta risalire al secolo XI, mentre gli studiosi di oggi la datano al secolo XIV. Dei due campanelli, uno più piccolo dell’altro, attaccati ad un sostegno di legno, con due sporgenze laterali con cui poterli prendere, il più grande reca la scritta ‘Jesus Maria 1048’, sicuramente l’anno della fusione, mentre su entrambi sono incisi i nomi di ‘ Assunta e Pietro Pascale’, con molta probabilità i nomi degli offerenti I Riti settennali I Riti o “Festa dell’ Assunta” si svolgono in 7 giorni ogni 7 anni, anche se in passato la statua dell’ Assunta era portata in processione ogni volta i fedeli ne avvertissero il bisogno. La settimana successiva al 15 agosto, i rioni di Guardia, Croce, Portella, Fontanella e Piazza, procedono con due processioni, di “penitenza” e di “comunione”. I Misteri che in parte le compongono, di origine medievale, sono rappresentazioni sceniche della Sacra Scrittura, della Vita dei Santi, di Dogmi della Chiesa e vengono rappresentati da fedeli che, in costumi d’epoca talvolta pregiati, sfilano mantenendo inalterate le loro pose figurative ed usando solo la mimica. Ogni quadro è preceduto da un “vessillifero”, un angelo o un paggio che reca un’insegna col titolo del Mistero ed è seguito da un gruppo di fedeli del rione di appartenenza. “I disciplinanti, o flagellanti”, partecipano alle processioni rionali in saio bianco e cappuccio con occhiaie, sono disposti per due in una lunga fila e sono così chiamati perché usano la ‘disciplina’, strisce metalliche, unite da una catenella, con le quali si percuotono le spalle. Il sabato, in un corteo preceduto da una croce, sfila il clero locale e diocesano presieduto dal Vescovo, con una fune incrociata sul petto […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Cammino delle Certose: tra arte e spiritualità

La Campania ha visto negli ultimi anni una crescita esponenziale del turismo. Oggi è la seconda regione più visitata in Italia. Il turismo campano è un turismo di qualità che fa leva su  due caratteristiche: trasversalità e integrazione territoriale. Si è cercato in questi anni di costruire una rete che potesse mettere in contatto i luoghi simbolo di arte, storia cultura e spiritualità e di epoche temporali diverse (cultura antica e moderna si abbracciano nella nostra terra), in modo da offrire al visitatore un di cultura nei suoi aspetti più diversi. Le Certose rappresentano in questo senso un patrimonio storico, artistico e religioso inestimabile. L’integrazione di cultura è l’obiettivo della Mostra Il cammino delle Certose: I percorsi dell’anima  (dal 14 Luglio al 21 Ottobre). La mostra toccherà le tre certose simbolo della nostra regione e del patrimonio artistico e religioso mondiale: la Certosa di San Martino al Vomero, la Certosa di San Giacomo a Capri e la Certosa di San Lorenzo a Padula. Martedì 10 Luglio c’è stata la Conferenza Stampa di presentazione del progetto, promossa dalla Regione  in collaborazione con il Polo Museale della Campania. Presenti il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’assessore regionale alla Promozione turistica Corrado Matera, la Direttrice del Polo Museale della Campania Anna Imponente e la Direttrice del settore Turismo e Cultura Rosanna Romano. La volontà della regione è puntare su un turismo culturale e spirituale. Le certose sono luoghi religiosi che non attraggono solo chi crede nella Fede ma chiunque sia alla ricerca di  spiritualità.  Tutte e tre le Certose fanno parte di un’utopia architettonica – le loro costruzioni sono ispirate alla Gerusalemme Celeste, immaginata da San Bruno come percorso rettilineo e longitudinale, fatto di linee geometriche e dritte. Luoghi affascinanti, dunque – situati quasi in un altro tempo, sospesi tra il cielo e la terra – che colpirono anche Le Corbusier che a proposito delle Certose disse “Quest’esperienza mi ha cambiato la vita.” Il cammino delle Certose, alla ricerca di spiritualità e bellezza La Mostra vuole rappresentare il tema della religiosità in una molteplicità di manifestazioni artistiche, facendolo vivere nell’arte, nella musica, nelle performance visive unendo cultura antica e contemporanea. In un percorso di riflessione e di meraviglia.  Un assaggio di ciò che vedremo nei singoli luoghi: Certosa di San Martino (Vomero) –  la mostra è qui incentrata sul Tesoro di Giuditta – il trionfo eseguito da Luca Giordano nel 1704 sull’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, considerato la più completa sintesi della glorificazione del cattolicesimo romano trionfante. La raffigurazione, tipicamente barocca,  mostra Giuditta che espone vittoriosa al suo popolo la testa del generale assiro, Oloferne, come  fosse un piatto. Un oggetto scarno e senza valore. Quest’episodio manifesta in tutta la sua potenza espressiva la vittoria dei deboli sostenuti da Dio contro la tirannia dei forti. Nella mostra figurano cinque dipinti che ritraggono tale episodio, tra cui spicca il capolavoro della giovane Artemisia Gentileschi, ispirato alla tradizione caravaggesca, proveniente dal Museo di Capodimonte. La mostra desidera mostrare il rapporto tra antico e moderno, attraverso […]

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Attualità

Il Balletto di Benevento inaugura il BCT

Il Balletto di Benevento ha inaugurato il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione (BCT), che si terrà a Benevento dal 5 al 9 luglio 2017 con la prima nazionale del musical West Side Story. Il 4 luglio 2017 presso il Teatro Romano, la “Compagnia Balletto di Benevento”, diretta da Carmen Castiello, ha scelto di riproporre il famoso musical statunitense con l’intento di creare un punto di incontro tra musica, arti sceniche e danza, come anteprima del BCT, diretto da Antonio Frascadore, che si ripromette di consentire la produzione e la promozione di idee nuove per un confronto costruttivo su temi appartenenti al piccolo ed al grande schermo, cari a tutti. Le coreografie di Jerome Robbins sono state riprese da Carmen Castiello, fondatrice e direttrice del Balletto di Benevento, mentre le musiche di Leonard Bernstein sono state eseguite dal vivo dall’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB), diretta dal Maestro Marco Attura. Un’illuminazione più calorosa di un battito di mani La serata è iniziata con la Compagnia Balletto di Benevento e l’ Orchestra Filarmonica di Benevento che hanno invitato il pubblico ad illuminare con le candeline consegnate all’ingresso la splendida cornice del Teatro romano. “Ognuna di queste candele fa una luce fioca, debole ma quando migliaia di queste luci brillano contemporaneamente sono in grado di illuminare un intero teatro, così l’arte trova la sua luce nel pubblico, in tutti voi che qui, stasera, state sostenendo la professionalità di più di cento artisti, illuminando per una sera uno dei meravigliosi teatri di Benevento”, questo il messaggio di benvenuto della serata. Dopodiché le note eseguite dall’Orchestra Filarmonica di Benevento hanno annunciato l’inizio dell’emozionante spettacolo, un classico del cinema e del musical internazionale, premiato con bene 10 oscar e apprezzato da milioni di persone. West Side Story è un musical statunitense del 1957, scritto da Arthur Laurents e liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta. Debuttò a Washington e in seguito venne messo in scena a Broadway e venne accolto nel Regno Unito in maniera entusiastica. Nel 1961 la United Artists ne produsse anche una versione cinematografica, con Robbins, che curò le coreografie dalla premiére, e Robert Wise. Il Balletto di Benevento coinvolge la città delle streghe La rielaborazione beneventana ha fatto il pieno dei posti a sedere, in una serata di successo che ha visto partecipare, come ospiti della Compagnia Balletto di Benevento, Josè Perez, notissimo e apprezzatissimo ballerino di “Amici di Maria De Filippi”, che l’anno scorso ha portato in scena la Carmen di Bizet, sempre nella splendida location del Teatro Romano di Benevento, ed Odette Marucci, danzatrice professionista, diplomatasi presso la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, che attualmente lavora presso la Jas Art Ballet.  Lo spettacolo ha coinvolto 38 danzatori, di cui sei solisti, del Balletto di Benevento, 3 acrobati e, come “maitre de ballet” la Prof.ssa Nicoletta Pizzariello, docente di ruolo presso l’Accademia Nazionale di Danza e ballerina dell’Opera di Roma.  La compagine orchestrale, invece, ha previsto 80 musicisti e quattro cantanti, Ida Elena De Razza, Giuseppe Raimondo, Federica Buda e Mac Zavadasky. Nelle parole di Carmen Castiello, che ha ringraziato il pubblico per aver comprato i biglietti, in un momento storico, forse, […]

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