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Eroica Fenice

La Tag: Eventi in Campania contiene 131 articoli

Interviste

Un angelo tra le stelle: intervista a Claudio Zanfagna

Il 31 gennaio si è tenuta, presso il Circolo Nautico di Posillipo, la presentazione alla stampa della IV edizione della cena di solidarietà Un angelo tra le stelle, organizzata dall’Associazione Progetto Abbracci Onlus e in collaborazione con l’Associazione Si può dare di più Onlus. Il tutto inerente al progetto La Casa dei Mestieri, un progetto che mira ad avvicinare al mondo del lavoro i ragazzi affetti da disabilità cognitive. Eroica Fenice ha intervistato uno dei soci fondatori dell’Associazione Progetto Abbracci Onlus, Claudio Zanfagna. Un angelo tra le stelle Lei è uno dei fondatori dell’Associazione Progetto Abbracci Onlus: vuole spiegarci di cosa si occupa? Come è documentato sul sito (progettoabbracci.org) io sono socio fondatore assieme a mio figlio, mia moglie ed ai migliori amici di mio figlio Andrea, al quale è dedicata l’Associazione Progetto Abbracci Onlus. Attualmente ne sono anche il presidente. Da quattro anni ci occupiamo dei più deboli, di chi vive ai margini della società sia in Italia che in Africa sostenendo progetti concreti. Quali sono i progetti a cui si è dedicata l’Associazione e quelli in corso? I progetti realizzati sono tantissimi e sono tutti visibili sul sito e sul profilo Facebook di Progetto Abbracci Onlus. Con la prima edizione di un Angelo tra le Stelle abbiamo donato una medicheria al reparto di oncologia pediatrica del Sun, con i fondi raccolti durante la seconda edizione abbiamo fornito una medicheria al reparto di pediatria diretta dal prof Paolo Siani al Santobono e con la terza una yurta (tenda mongola), per ospitare il punto di lettura per i bambini figli dei detenuti del carcere di Nisida. Inoltre abbiamo donato holter portatili ai Prof. Paolo Siani e Rodolfo Paladini del Santobono e una cucina ed un refettorio per l’ospitalità agli homeless presso la parrocchia di San Gennaro in via Bernini: la struttura funziona regolarmente tutti i sabato. E poi abbiamo donato strumenti all’orchestra dei bambini dei Quartieri Spagnoli. Insieme ai progetti che portiamo avanti a Napoli, il nostro impegno è forte anche in Africa dove abbiamo costruito tre scuole e quattro pozzi d’acqua in Tanzania, regolarmente completati e da me e mia moglie personalmente inaugurati. Sono appena iniziati i lavori della quarta scuola e, a breve, realizzeremo il quinto pozzo. Ci parla dell’iniziativa di Un angelo tra le stelle e del progetto La casa dei Mestieri? L’angelo ovviamente è mio figlio Andrea, che purtroppo è volato in cielo nel maggio 2014 a seguito di un incidente stradale in Grecia. Le stelle sono i cuochi, che da anni si prestano in maniera assolutamente gratuita per aiutarci a realizzare i progetti dell’associazione. Quest’anno, ad esempio, doneremo un forno a legna ed un bancone professionale ai ragazzi con disabilità cognitive, attualmente ospiti dei padri Dehoniani a Marechiaro. I ragazzi sono seguiti da uno staff di medici e di insegnanti professionisti, che li sostengono e li avviano concretamente ad un mestiere, consentendo a questi giovani uomini e donne di non essere più invisibili ed emarginati e prospettando loro un inserimento nel mondo del lavoro. Noi ci impegneremo per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Pino Daniele”: il libro di Jacopo Ottenga Barattucci che riscopre Pino a partire dal sentimento

Il 13 gennaio la nota “Libreria Raffaello” a Napoli ha ospitato la presentazione del libro “Pino Daniele. Dove tutto ha senso c’è sentimento” di Jacopo Ottenga Barattucci, edito dalla casa editrice partenopea Kairós Edizioni. Il libro è il risultato degli studi dell’autore, classe 1993, in “Linguaggi della musica, dei media e dello spettacolo” e delle conoscenze musicali acquisite con il diploma in pianoforte ottenuto al Conservatorio di Pescara. Autore di racconti e collaboratore con testate giornalistiche online, Jacopo ha dato fondo a tutta la sua passione nella stesura del libro ed ha così travolto col suo entusiasmo quanti hanno avuto modo di leggerlo in anteprima. Gli interventi durante la presentazione di Jacopo Ottenga Barattucci  Desta meraviglia il beneplacito di Gino Giglio, percussionista e amico di Pino Daniele, compagno di classe di quella famosa 5C, e uno dei pochi ad aver veramente conosciuto Pino, l’uomo e non solo l’artista. Nella prefazione scrive : «In questo libro […] l’autore descrive, con attenta analisi, le ispirazioni che hanno condotto il cantautore napoletano alla stesura dei suoi brani. Con ammirevole profondità d’animo, Jacopo Ottenga Barattucci coglie l’esatto senso poetico di alcuni capolavo­ri di Daniele, che io, essendo stato suo vecchio amico, ho condiviso in pieno».   Parole lodevoli che ha pronunciato anche dinnanzi alla platea riunita per la presentazione del libro. Lieto di appoggiare il giovane capace di cogliere il sentimento che ha ispirato il cantante a scrivere le sue canzoni, si è lasciato andare anche in simpatiche confessioni ed aneddoti che ritraggono un Pino ancora giovane, dagli occhi pieni di sogni e ignaro dell’impatto che avrebbe poi avuto nel mondo della musica italiana. Alla presentazione, moderata dal giornalista Giuseppe Giorgio, ha presieduto anche Rosario Jermano, musicista e collega di vecchia data di Pino Daniele. Il suo apporto all’incontro si è incentrato maggiormente sugli aspetti tecnici della loro collaborazione e, tra vari aneddoti ambientati in studi di registrazione e risalenti alle prime tracce, ha delineato il profilo del Pino artista, ormai consapevole della strada che stava percorrendo. Gli interventi dei due musicisti hanno, quindi, raccontato Pino Daniele sia come uomo che come artista, esattamente come Jacopo Ottenga Barattucci si era ripromesso di fare con il suo libro, e a quanto pare riuscendoci. “Pino Daniele” non è una biografia né una discografia, ma un’analisi a tutto tondo del cantante, ripercorrendo il suo percorso artistico e il sentimento che lo ha guidato passo dopo passo nelle sue produzioni. Dopo una prima parte in cui viene raccontata a grandi linee la carriera del cantautore, Jacopo si sofferma sulle canzoni raggruppandole per temi. Ne risulta che il filo conduttore è il sentimento, capace di riunire le inevitabili contraddizioni dell’animo di Pino: l’amore e l’odio per la sua terra natale, i diversi sguardi destinati alla figura femminile, l’oscillazione tra appocundria e alleria. È stato un piacevole incontro dai toni pacati e sereni, che per un attimo ha fatto rivivere Pino Daniele. Una chiacchierata sincera e appassionata, che ha spazzato via le tante e vuote parole snocciolate alla morte dell’ amato cantante partenopeo, e ha ricollocato sotto la giusta luce […]

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Mostra Cosmogonie alla Fondazione Plart : intervista a Mario Coppola

Cosmogonie è una mostra allestita nelle sale della Fondazione Plart di Napoli. La mostra, visitabile fino al 22 dicembre, è la prima personale dell’architetto Mario Coppola, e a cura di Angela Tecce, direttrice della Fondazione Real Sito di Carditello. Mario Coppola, architetto e professore di Composizione Architettonica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ha inaugurato la sua mostra il 14 ottobre. Cosmogonie alla Fondazione Plart: intervista all’artista e architetto Mario Coppola Architetto Coppola, ci parli di lei e della sua mostra. La sua Cosmogonie sembra voler mescolare nell’intenzione, in una spirale armonica, tradizione e modernità. Una cosa che posso dire di me è che, seppure abbia lavorato tanto per conquistarla, non amo l’etichetta di architetto. Non l’ho mai amata, né mi sono mai sentito un architetto nel senso stringente del termine: l’architettura per me è solo una delle naturali espressioni della creatività plastica, della composizione intesa nell’accezione barocca con cui Deleuze unificava tutte le arti, dalla pittura fino all’urbanistica. Venendo alla mostra, Cosmogonie lavora sull’icona di Apollo e Dafne e, più in generale, sul senso tradizionale della scultura, da una prospettiva radicalmente diversa da quella comune, un paradigma culturale diverso da quello della tradizione occidentale e persino da quello della modernità, intesa da Argan come proseguimento e restaurazione dei valori classici. Cosmogonie: la traduzione dal greco ci riporta alla nascita del Cosmo, e per estensione alle teorie scientifiche dietro la nascita dell’Universo. Qual è il percorso che accompagna il visitatore lungo la sua mostra? Un percorso fatto di suggestioni visive e tattili, che per molti versi richiama un percorso naturalistico. Come se, visitando la mostra, ci si addentrasse in una foresta: da qui il video sullo sfondo, nel quale si fondono una foresta e le stringhe dei codici informatici di Matrix. Una delle possibili chiavi di lettura è quella relativa alla comunanza di origine, e quindi di destino, che lega tutte le cose del mondo. La mostra Cosmogonie che presenta al Plart sembra essere frutto della fusione fra progettazione, architettura e ambiente. In quali termini si esplica e verso quali orizzonti si rivolge la sua concezione d’arte? La mia, come dicevo, è una concezione barocca dell’arte: come scriveva Deleuze, nel Barocco la pittura sconfina nella scultura, questa nell’architettura e l’architettura nella città. Non mi piace concentrarmi sulle differenze, sulle barriere tra le discipline che, di fatto, hanno tutte a che fare con i sensi, con il corpo, con la percezione visiva e tattile. Uno spazio architettonico, in fondo, non agisce sui sensi come una scultura al rovescio? Le opere di Cosmogonie sono il frutto di una ricerca unitaria che, di volta in volta, si concentra sullo spazio o su elementi nello spazio. L’orizzonte culturale, però, è sempre lo stesso, è la mia visione del mondo, e ha a che fare con uno strenuo tentativo di stimolare una riflessione circa l’apparente separazione – a cui siamo abituati dalla nascita – tra il mondo degli uomini, l’ambiente antropico in gergo tecnico, e quello del resto del mondo. Fra le opere […]

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Immaginario: la mostra di Gennaro Vallifuoco al PAN

Il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) apre le porte alla mostra Immaginario di Gennaro Vallifuoco (dal giorno 11 novembre al 3 dicembre 2017), evento volto a celebrare la fertile collaborazione tra Roberto De Simone e l’artista avellinese Gennaro Vallifuoco, illustratore di numerosi lavori del grande fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Un sodalizio che vede prodotto un proficuo dialogo tra musica e pittura, in cui la tradizione letteraria e musicale viene sviscerata dalle assidue ricerche di De Simone e ritrova attraverso una rinnovata forma di espressione attraverso i brillanti colori e le chine di Vallifuoco. Gennaro Vallifuoco per De Simone: un “immaginario” popolare tra il sacro e il profano Già dal titolo proposto per la mostra, Immaginario, è possibile comprendere il taglio personale che caratterizza i dipinti e le illustrazioni esposte. Si tratta di un ventaglio di ispirazioni che non si ferma al singolo soggetto rappresentato. Ogni dipinto si inanella con altri limitrofi inscrivendosi in un mondo pittorico, un “immaginario”, per cui Gennaro Vallifuoco tende a superare ed ampliare l’esperienza artistica individuale. Si definisce in questo modo una pittura, per sua stessa natura, priva di artefatti intellettualismi in favore di una spontanea ispirazione fanciullesca. A questo punto sorge spontanea una domanda: in quale terreno affondano le radici del mondo pittorico di Gennaro Vallifuoco? Una domanda lecita, alla quale va necessariamente anteposto un breve premessa di stampo biografico. Nel 1990 Vallifuoco si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi su Roberto De Simone, il quale affida al giovane avellinese la ricerca, in territorio campano, di favole popolari. Da questa esperienza nascono le illustrazioni per libro curato da Roberto De Simone Fiabe campane (Einaudi, 1994) in cui Vallifuoco coniuga il folclore contadino della campagna campana con l’iconografia tradizionale relativa alle carte da gioco napoletane. Oltre la vibrante colorazione tipica dell’artista,  si vede come Vallifuoco inoltre sembri  unire un immaginario classico e addirittura mitico con un’immaginazione sacra, il tutto inscritto in un contesto popolare, folcloristico e, se si vuole, anche tendenziosamente realistico. Ecco allora, nell’ambito delle Fiabe campane, una Donna di Denari sorgere dalle acque come una Venere botticelliana, o ancora un drago giacere sconfitto ai piedi di Re di Spade o di un Fante di Spade che in fattezze angeliche cavalca sul demonio languente. Fatte queste premesse è possibile rispondere alla domanda prima postulata: una fitta rete di significati si legge nei dipinti, come le disseminate presenze angeliche (simboli di una cristianità popolare) o gli animali domestici e da pascolo (simboli di un mondo pastorale e contadino), a cui fanno sfondo le campagne campane filtrate da un immaginario che sa intrecciare tradizione popolare, sacra e profana. L’intreccio di questi mondi trova dunque terreno fertile nell’ispirazione spontanea di Vallifuoco nel cui immaginario sembrano prendere vita valori e ideale che è possibile arricchire dall’esperienza di chi è in grado di ammirare ed apprezzare le sue opere. Altro capolavoro nato dal sodalizio di Vallifuoco e De Simone è un lavoro su Il Pentamerone di Giovan Battista Basile, riscritto […]

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San Giovanni a Carbonara: una “galleria” artistica

Accedere nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, sita presso l’omonima via di Napoli, è come entrare in una “galleria temporale”. Essa, infatti, è stata costruita, ampliata ed arricchita in un ampio ventaglio di anni che va dal XIV al XVIII secolo, grazie all’opera di architetti e artisti, ed al contributo di committenza di famiglie facoltose che desideravano prestigiose sepolture, al fine di imprimere i loro nomi nel marmo secolare e assicurarsi un posto fra gli annali della Storia. Le numerose ed inestimabili opere, soprattutto architettoniche e pittoriche, i loro legami con il contesto culturale napoletano e italiano in generale, nonché quelli instauratisi tra i vari filoni artistici, sono stati portati in superficie dalle parole di Maria Girardo, presidentessa di Megaride Art, associazione nata per far conoscere al grande pubblico i tesori artistici napoletani e sensibilizzare gli animi verso il proprio patrimonio culturale. Maria Girardo, con perizia e passione, ha così illustrato le numerose particolarità che marmi e affreschi celano dietro il filtro del senso visivo. La Chiesa di San Giovanni a Carbonara: un crogiolo artistico napoletano La Chiesa di San Giovanni a Carbonara, nella sua struttura architettonica, si presenta come un crogiuolo di stili che vanno dal gotico al barocco, con le sue tensioni scultoree, nonché all’artificiosità formale (in particolare nelle sculture) tipiche del barocco. I lavori di costruzione incominciarono nella prima metà del XIV secolo, e la chiesa fu costruita in maniera adiacente a un convento di frati agostiniani, ai quali sono peraltro tributati tra i più begli affreschi ivi presenti. Per comprendere, inoltre, quanto la struttura sia stata modificata del corso del tempo, si pensi a come ad oggi sia possibile accedere attraverso un’ entrata diversa, laterale rispetto a quella originale, dovuta alla costruzione della Cappella Somma, edificata da Annibale Caccavello intorno la metà del Cinquecento. La potenza evocativa e sacrale della struttura si basa sulla presenza del grande monumento di Ladislao di Durazzo (1376-1414) che si imponeva alla vista degli antichi fedeli come un’opera volta a testimoniare la grandezza del suo potere in vita. Il sepolcro, costruito tra il 1414 e il 1428 su più livelli nella zona absidale, contiene numerosi elementi, come il pinnacoli tendenti dalla sfera terrena a quella celeste, gli archi trilobati e gli angeli scolpiti sulla scia di Tino da Camaino durante il soggiorno napoletano, al quale si devono anche i sotterranei della Certosa di San Martino; ad essi si affianca inoltre un’impostazione classica della scultura delle statue, tra le quali spiccano le virtù teologali poste alla base della “macchina architettonica”, così come l’ha definita Maria Girardo, e le raffigurazioni di Ladislao di Durazzo e Ludovico da Tolosa che ne benedice il sarcofago. Attraversando poi la zona absidale è possibile giungere alla Cappella Caracciolo del Sole in cui si erge il sepolcro del discusso Ser Gianni Caracciolo (1350-1432), amante della regina Giovanna II di Napoli, la quale forse fu la mandante del suo omicidio a causa di intrighi di palazzo. La Cappella oltre ad accogliere il monumento, attribuito ad Andrea Guardi, è anche riccamente e superbamente affrescata […]

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Teatro

El Romancero de Lazarillo e la transcultura tra passato e futuro

Un palco allestito sotto le stelle, un teatro all’aperto inscritto in un’atmosfera paesana in cui sorprendentemente si respira una festosa pluralità culturale, quella degli stand gastronomici di Intrecci, il Festival della cucina mediterranea, che offre la possibilità di degustare abitudini culinarie e tradizioni con cui vari popoli imbandiscono le loro tavole, devolvendo l’intero guadagno all’Associazione SOS Sostenitori Ospedale Santobono. È questo lo squisito scenario in cui, a Città della Scienza, ha avuto luogo lo spettacolo teatrale El Romancero de Lazarillo il 30 settembre 2017, curato dall’Associazione Teatrale Aisthesis e messo in scena dalla rassegna teatrale itinerante I viaggi di Capitan Matamoros. Una rivisitazione modernissima  e un tripudio di esperienze culturali Tutta l’energia di questo banchetto interculturale sembra fatalmente assorbita da Luca Gatta, protagonista indiscusso della scena; e non soltanto perché è l’unico personaggio a librarsi sul palco assumendo voci, facce, ruoli e comportamenti sempre nuovi, ma soprattutto per il connubio tra naturalezza e tragicità che riesce a realizzare con la propria performance. Prende possesso del palco con un’originalissima rivisitazione del cinquecentesco Lazarillo de Tormes, primo romanzo della tradizione occidentale moderna, che verte sulle vicissitudini del servo Lazarillo, che si racconta e si vive mentre vagabonda in cerca di fortuna per la Spagna. Dando prova di un’eccelsa padronanza linguistica ed esibendosi in capriole, giravolte e acrobazie varie (indice di notevoli abilità ginniche) sbandiera a tutti come il vero teatro sia sodalizio tra mente e corpo. Con grande eclettismo Luca Gatta frammenta il proprio io per essere voce di tutte le peripezie a cui il servo Lazarillo si deve sottoporre per ascendere alla dimensione borghese. Le sue disgrazie, il suo tormentato girovagare, il suo vendersi a padroni diversi (portando sulla scena molti topoi medievali) confluiscono in un’esibizione strabiliante, condotta nella totale assenza di quinte. L’attore si identifica in un giullare dal piglio drammatico e inquieto, con una tragicità sempre rispettosa del carattere narrativo dell’opera. Un trionfale ritorno alla commedia dell’arte che disseppellisce il gusto medievale, con quella particolare trasposizione del testo dalla prosa alle ottave. Un linguaggio ibrido, ponte tra modernità e antichità, che aiuta lo spettatore a calarsi nel passato inscenato ma con i piedi ben piantati nel proprio presente. Una commedia che, fedelissima al progresso e alla molteplicità culturale, resuscita la tradizione del romanzo e l’atmosfera medievale. L’attore veste i panni di un impeccabile cantastorie, in un sortilegio quasi inquietante, che lo fa rimanere Lazarillo per tutta la durante dello spettacolo ma lo trasforma anche in tutti i personaggi in cui egli si imbatte. Con pochi oggetti di scena e il suo retroscena culturale, l’esibizione vuole ricongiungere alle origini del teatro. A tu per tu con il protagonista de El Romancero de Lazarillo Alla fine dello spettacolo ho raggiunto la star della sera per congratularmi della sua notevole capacità di immedesimazione. Luca Gatta si dimostra piacevolissimo e professionale anche di persona. “Ho fatto quello che ha fatto Gauguin, che alla fine della sua vita ha ricominciato a dipingere il suo villaggio natale. Ho vissuto tra le montagne avellinesi, dopo ho […]

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Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro. Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment? Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone. L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate? Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani). L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro? Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo. Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. […]

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La Chiesa della Pietà dei Turchini: la riscoperta di un tesoro

Camminare per Napoli e voltare lo sguardo verso i palazzi e le chiese che costellano i tanti vicoli dà sempre una sensazione di pienezza, eppure sembra sempre che ci sia qualcosa che non si è ammirato. I vicoli di Napoli nascondono vere e proprie perle inestimabili che raccontano la vita e la storia degli uomini e della città. Tra queste vi è la Chiesa della Pietà dei Turchini, sulla quale ha focalizzato l’attenzione Maria Girardo, fondatrice dell’associazione culturale Megaride, le cui iniziative risiedono soprattutto nel reintrodurre nel circuito culturale, in un momento di fiorente turismo napoletano, i siti purtroppo lasciati in secondo piano. La Chiesa della Pietà dei Turchini: un patrimonio nel segno di Caravaggio. L’incontro del 23 settembre Incastonata tra i palazzi di via Medina, la Chiesa della Pietà dei Turchini si apre al visitatore come uno scrigno pronto a rivelare le sue bellezze. La struttura dell’ampia navata centrale, sui cui lati si affacciano numerose cappelle, culmina nell’ampio transetto e nell’abside che abbracciano solennemente lo sguardo, come spiega Maria Girardo, è un tipico elemento della Riforma cattolica in seguito al concilio tridentino terminato nel 1563.  Tra i tesori della Chiesa della Pietà dei Turchini, quasi una galleria pittorica che pone in risalto una gran varietà di poetiche, figurano opere attraverso cui poter osservare la trasformazione cui andò incontro la pittura italiana tra il Cinquecento e il Seicento. Attraverso un percorso cronologico tra i dipinti delle cappelle, Maria Girardo ha spiegato come la pittura rinascimentale abbia subito numerose trasformazioni. L’operare della Riforma ha portato alla diffusione di opere con soggetto religioso che, oltre ad avere un valore esornativo, instaurassero un dialogo intimo con il fedele suscitando emozioni reverenziali. In altre parole, attraverso opere religiose si tentava di riaffermare tra il volgo il primato di un potere religioso in grado di preservare l’anima dal peccato. L’artista che dominò l’ispirazione pittorica fu sicuramente Caravaggio, la cui influenza è evidente nei dipinti conservati nella Chiesa della Pietà dei Turchini, necessitanti di doverosi restauri. Nella maggioranza delle opere il delicato panneggio o il soave dinamismo delle figure, oltre al realismo, tipici della pittura di Caravaggio, conferiscono vita alle immagini. In particolare, ci sono opere di noti artisti quali  Belisario Calenzio, che con i suoi colori accesi si inscrive in un contesto manieristico; Andrea Molinaro, nella cui Madonna col rosario brillano tinte dorate di stampo gotico-bizantino; Battistello Caracciolo con la Sacra famiglia; Andrea Vaccaro, che con la sua Flagellazione riprende il soggetto della più nota opera di Caravaggio; Filippo Vitale, che nell’impostazione sospesa delle figure dell’Angelo custode segue anch’egli la lezione caravaggesca; Luca Giordano, nella cui Deposizione si intravedono elementi di un dinamismo fisico alla maniera del pittore milanese, incarnato dall’affaticata figura di Nicodemo che di spalle sorregge Gesù, oltre che una sorta di luminismo tizianesco (che pervade l’intera opera e i profili dei personaggi); Paolo De Matteis, allievo di Luca Giordano, che nel Transito di San Giuseppe dimostra un distacco dal dinamismo del maestro in favore di un’impostazione classica dell’opera; Giovan Battista Rossi, autore della Madonna in […]

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Mostra Scrigno di Memorie: intervista a Cristina Fernandez

La mostra Scrigno di Memorie: Arte nei tesori nascosti, è un progetto organizzato dall’Associazione culturale “Terra del Sole” e mira a far “riscoprire” luoghi culturali “dimenticati”, organizzando attività artistiche e culturali in essi. In particolare dal 22 al 27 settembre, al Palazzo Paternò di Caserta, saranno organizzate delle giornate dedicate alla scultura, alla pittura ed alla fotografia, il tutto mescolato alla poesia e alla musica. Il palazzo, in stile barocco, fu progettato dall’architetto Gaetano Barba e costruito nel XVIII secolo. Nel XX secolo venne ristrutturato, facendo sì che diventasse da dimora nobiliare a sede dell’Arcivescovado di Caserta e della Biblioteca. Oggi, con la mostra Scrigno di Memorie: Arte nei tesori nascosti, si “anima” con arte, musica e poesia. Tra gli artisti partecipanti, Cristina Fernandez, fotografa, con all’attivo varie esposizioni fotografiche tra Napoli, Caserta e Capua e varie collaborazioni con associazioni quali Bresson, Appunti Fotografici e Trimlab31. A lei Eroica Fenice ha rivolto alcune domande, sulla mostra e sul suo percorso artistico. Mostra Scrigno di Memorie: intervista alla fotografa Cristina Fernandez Ciao Cristina! Come nasce e si sviluppa in particolare l’idea del progetto Scrigno di memorie: Arte nei tesori nascosti? Nasce da un’opportunità: da una parte esiste un immobile di straordinaria bellezza, di grande valore storico (è del 1775), la disponibilità dei generosi proprietari e dei gestori tutti amanti dell’arte, e dall’altra ci sono gli artisti, pittori, fotografi, scultori, scrittori, generosi talenti che hanno bisogno di spazi così. C’è l’esigenza di mostrare questo immenso patrimonio di cose e di persone, al centro di questa mia città, ed è tutto così a portata di mano… perché non provarci? Realizzare un progetto così significa aprire le porte di tutto questo in modo ordinato e culturalmente valido, a tutti i casertani e non. Quali opere presenterai? Presenterò cinque fotografie il cui filo comune è la figura femminile. Racconto quell’universo intimo e silenzioso che spesso ci accomuna. C’è l’immobilità dell’attesa, del silenzio, ma anche una direzione, una decisione, e di questo dinamismo parlano i miei colori, in cui spesso vanno a nascondersi i miei personaggi. Cerco quel momento in cui si riflette prima di fare il passo decisivo e che le donne, si sa, sanno sempre fare. Come nasce la tua arte? È bello sentir parlare delle mie foto come arte! Nasce dal gioco, da lunghe passeggiate, dai valori e dalla cultura che mi hanno trasmesso in famiglia, è un continuare a conoscersi in relazione al resto del mondo. Cos’è per te la fotografia? Per me è la salvezza! È il legame tra quello che sono io e il resto del mondo. Può sembrare strano ma la sento anche come un’arma di difesa: se vado in un luogo sconosciuto ed ho la macchina con me mi sento sicura, so di poter analizzare la situazione, mi dà coraggio. Cosa desideri comunicare attraverso l’obiettivo fotografico? Un mondo interiore ed esteriore che sento di poter vivere e di esserne privilegiata in qualche modo; un punto di vista che nella sua condivisione può essere una spinta forte alla lettura del […]

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BacArt 2017: Rassegna d’arte moderna e contemporanea a Guardia Sanframondi

La Casa di Bacco, in piazza Castello a Guardia Sanframondi (BN), ha riaperto le porte martedì 8 agosto alle ore 19.00 per inaugurare la quarta edizione di BacArt, rassegna d’Arte moderna e contemporanea dedicata a Bacco. Una mostra suggestiva, conturbante ed affascinante, che propone le opere di ben 18 artisti, conosciuti e non, animati dalla stessa passione del  coinvolgente fondatore delle Casa di Bacco e curatore della mostra, l’endocrinologo Amedeo Ceniccola, e che rimarrà aperta tutti i giorni fino alla fine del mese di agosto, dalle ore 19 alle 21. “Il vino è da sempre frammischiato all’arte”, racconta Ceniccola, “fin dalla Tabula Cortonensis, uno dei più lunghi scritti in etrusco, bronzo del II secolo a.C. che già cita la compravendita di una vigna. Così è nata l’idea di dar vita ad una Rassegna d’Arte Moderna e Contemporanea dedicata a Bacco che, alla fine, lascia davvero ebbri d’immagini e che ha di fatto consacrato Guardia Sanframondi a crocevia di tutti gli artisti amanti del nettare degli dei”. La Brigata di Bacco promuove a Guardia Sanframondi la cultura del vino attraverso l’arte Si taglia cosi il nastro della quarta edizione di questa iniziativa, nata su impulso di quella che Ceniccola definisce la “brigata degli amanti di Bacco”, composta da Rosario Amato, Alberto Bocchino, Gaetano Cantone, Alessandro Del Gaudio, Titti D’Arienzo, Carlo Errico, Vittorio Fava, Salvatore Fiore, Mariano Goglia, Mario Lanzione, Alfredo Lombardi, Marisa Mola, Salvatore Oppido, Ernesto Pengue, Gustavo Pozzo, Alessandro Rillo, Elia Severino e Semeska Valdemarasch e che ha un duplice fine. Da una lato la ferma volontà di celebrare il vino e la cultura del vino, l’unica forse non elitaria ma che invece ha da sempre permesso incontri straordinari, a prescindere dalle levature e dalle stature dei soggetti coinvolti, stimolandone il pensiero superiore. Dall’altro, l’impegno degli artisti, che da ormai 4 anni stanno portando avanti un progetto senza nulla chiedere e senza nulla avere da chicchessia, si caratterizza da un punto di vista sociale come il tentativo di contrapporre la cultura di Bacco a quella dominante di oggi (rappresentata da superalcolici, birra, drink, droga), una delle principali cause di quei fenomeni di devianza sociale con cui ogni giorno ci confrontiamo. Come antidoto, la Casa di Bacco si è posta come obiettivo la promozione della cultura del vino attraverso il linguaggio dell’arte, da cui la Mostra, alla quale è intenzione della brigata di Bacco aggiungere la passione che anima il cinema. A breve, infatti, ci sarà la possibilità di poter arricchire con il contributo di prodotti cinematografici quello che già è uno straordinario patrimonio artistico e culturale. Altro proponimento per il prossimo anno è quello di rendere la Casa di Bacco una sorta di Casa-Museo dedicata a Bacco, un art hotel dove gli artisti che hanno partecipato alla Mostra, alcuni dei quali hanno finora trovato difficoltà a raggiungere il paese campano in occasione delle iniziative e a trovarvi sistemazione, possano alloggiare a godere appieno di un ambiente artisticamente caratterizzato, dando loro la sensazione di aver dormito all’interno di un opera d’arte.   Sua […]

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