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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

OPERA Wine – LAB, il mondo dell’Opera incontra quello del vino

Il mondo dell’Opera, capace con i suoi capolavori di sublimare tutte le arti, e il mondo del vino: un binomio abbastanza inusuale, ma che, grazie al progetto realizzato dal Teatro San Carlo in collaborazione con l’Associazione Wine&Thecity, è pronto a diventare una interessantissima realtà È stato presentato mercoledì 6 marzo, al MeMUS di Napoli, OPERA Wine – LAB: si tratta di un’iniziativa volta a creare per i partecipanti un percorso percettivo fatto di Musica, Teatro e degustazione di vino. L’esplorazione di questi tre “livelli” regalerà al visitatore un’esperienza sensoriale unica nel suo genere, che coinvolgerà tutti e cinque i sensi: un Formatore del Teatro San Carlo condurrà i partecipanti lungo un cammino nel quale saranno esortati Vista, Udito e Tatto; attraverso la degustazione proposta da un Sommelier dell’Ais Napoli saranno stimolati invece Gusto e Olfatto. Il Progetto partirà il 14 marzo per concludersi il 15 giugno 2019; ognuno dei 12 incontri previsti avrà per protagonisti un linguaggio diverso, un’Azienda Vinicola scelta da Wine&Thecity ed un Partner Food. Le Aziende vinicole che si alterneranno sono Cantine Federiciane, Cantine San Marzano, Claudio Quarta Vignaiolo, Casale del Giglio, Dubl, Feudo Luparello, Marchesi Frescobaldi, La Molara, San Salvatore 1988, Tenuta Sant’Agostino, Terredora di Paolo, Villa Matilde Avallone; la proposta gastronomica sarà curata da Baccalaria con l’Accademia Partenopea Baccalajuoli, Locanda del Borgo di Aquapetra Resort&Spa, Casa Kbirr, I Love Murtadell, Pasticceria Mennella. Ogni assaggio della bevanda rappresenterà la scoperta di nuove sensazioni e nuovi sapori. I laboratori: un viaggio attraverso i 5 sensi Il laboratorio di ascolto, guidato ed attivo, si focalizzerà su un percorso emozionale, sia individuale che collettivo, e si articolerà nelle seguenti fasi: Il corpo musicale: respiro e sonorità Il colore del suono: percorsi associativi La macchina del suono: ritmo e contatto Lo spazio musicale: il perimetro dei suoni Non meno affascinante sarà il percorso di esplorazione dell’energia racchiusa nel proprio corpo, vale a dire nello scrigno delle nostre emozioni, alla scoperta della sua forza poetica di Corpo teatrale e Corpo danzante. Anche questa fase si comporrà di vari momenti: Risvegliare il Corpo: ascolto e riscoperta Il Corpo in movimento: relazione con lo spazio e il gruppo Drammaturgia del Corpo: dal gesto, al segno, al racconto Il Corpo Poetico: Come se, temi ed improvvisazioni dal mondo dell’Opera Musica insieme Per quanto riguarda infine il laboratorio musicale, esso avrà come tema centrale “LE VIE DEL VINO” nell’opera lirica, sia sotto l’aspetto della vicenda storica che delle potenzialità espressive della voce nel “PARLATO” e nel “CANTATO”, attraverso l’utilizzo di varie tecniche, quali respirazione, tono, timbro, espressività, vocalizzi.   Fonte immagine: http://www.aisnapoli.it/2019/03/07/al-via-opera-wine-lab-un-progetto-del-teatro-san-carlo-realizzato-con-lassociazione-winethecity/

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Culturalmente

Berserker, i terribili guerrieri vichinghi dalla furia incontenibile

In norvegese antico, il loro nome significa “pelle di orso”: parliamo dei Berserker, i feroci guerrieri scandinavi al servizio di Odino, della cui esistenza però non esistono fonti storiche ma solo leggende Forti, violenti, audaci e senza pietà: queste erano le caratteristiche dei terribili guerrieri vichinghi protagonisti di tante leggende della letteratura norrena. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, questo tipo di società antica del Nord Europa non era affatto anarchica, anzi: la violenza di cui si servivano i suoi componenti era proprio il mezzo attraverso cui si cercava di salvaguardare il severo codice di leggi su cui essa si fondava. Imprescindibile da tali regole ferree era il concetto dell’onore: nonostante saccheggiassero, uccidessero e si rendessero protagonisti di faide sanguinose e fautori di tante nefandezze, gli eroi vichinghi non venivano mai meno alla parola data. Berserker, da eroi a simbolo del male Tra questi guerrieri nordici, si distingueva un gruppo che non sottostava a nessuna regola, degli autentici “ubermensch”, i cui membri erano scelti dai sovrani vichinghi: i Berserker. Noti per le tremende torture inflitte ai nemici, durante le loro battaglie indossavano delle pelli: da ciò sembrerebbe essere derivato il mito del lupo mannaro, l’uomo che, nelle notti di luna piena, si trasforma in lupo e divora uomini e animali per poi riacquistare, al mattino, le normali sembianze. L’origine del nome sarebbe infatti da ricondurre ai termini norvegesi “berr” (orso) e “sarkr” (maglia), proprio in relazione alle “maglie di orso” che li vestivano nel corso delle loro prodezze. Devoti al re degli dei Odino, vivevano in piccole comunità sperdute nella foresta dedicandosi alla caccia e alla celebrazione di riti in nome del loro dio delle altre divinità. Con le invasioni vichinghe in Inghilterra e nel resto d’Europa, i guerrieri- orso furono conosciuti in tutto il vecchio continente: armati di spade e asce, lottavano in maniera feroce e cruenta, infliggendo ai nemici indicibili supplizi. Questo particolare livello di crudeltà era dovuto allo stato mentale di furia, detto berserksgangr, in cui entravano prima di ogni battaglia: praticamente uno stato di trance che li rendeva insensibili al dolore, una condizione probabilmente ottenuta con l’uso di sostanze psicoattive. Lo storico medievale danese Saxo Grammaticus narra infatti che bevevano sangue di orso o lupo perché convinti di assumerne la forza. La “furia dei Berserker” poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità e si manifestava con un tremore, il battere dei denti, brividi di freddo, gonfiore del viso che cambiava colore. Quando la rabbia decantava, il Berserker era esausto e poteva sentirsi privo di forze per giorni. Secondo il professore statunitense Jesse L. Byock, la causa di questa furore spropositato sarebbe la malattia ossea di Paget, dal momento che un cranio di dimensioni abnormi poteva causare una pressione dolorosa sulla testa. In effetti, nella saga del celebre poeta Egill Skallagrímsson, teste dei guerrieri sono descritte come grosse e spaventose. Altri hanno sostenuto che l’effetto allucinogeno fosse dovuto ad un infuso di funghi del genere Amanita muscaria. Simpatico notare che nell’inglese moderno è diffuso il […]

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Teatro

“Thor, la morte degli Dei” arriva a teatro per una tournée tutta italiana

La Leggenda di Thor, Dio del Tuono, del Fulmine e della Tempesta, diventa un musical: tratto dall’omonimo fumetto “LA MORTE DEGLI DEI”, in cui viene raccontato il rapimento di Idhunn, dea dell’eterna giovinezza, e la terribile prova che Thor dovrà affrontare insieme al suo popolo a causa della malvagità di Hel, lo spettacolo teatrale promette di offrire emozioni davvero uniche Un’occasione per scoprire più da vicino questo mito noto finora solo attraverso il cinema e i fumetti, un vortice di sentimenti che renderanno più umana la divinità agli occhi dello spettatore. Mai prima d’ora in Italia, un Supereroe, Thor, figlio di Odino, re degli dei, e di Joro, dea della terra, era stato protagonista di un musical. “Thor, la morte degli Dei”: il mito Nel Regno di Asgard si sta svolgendo l’importante cerimonia di investitura di Thor: suo padre Odino, sovrano di tutti gli dei, sta per cedergli il trono. Un boato terrorizza i presenti che si accorgono della sparizione della dea della giovinezza: ciò vuol dire una sola cosa, la morte degli dei è terribilmente vicina. Si pensa subito ad una vedetta da parte dei giganti di fuoco, da sempre nemici acerrimi di Odino, ma nulla è come sembra: all’interno del Palazzo, qualcuno ha tramato nell’ombra. Tra bugie e colpi di scena, combattimenti, creature mostruose ed entità provenienti dall’Aldilà, Thor e i suoi affronteranno un rischioso viaggio nei Regni più spaventosi dell’Universo: in questa odissea, gli aspetti mitologici andranno ad umanizzarsi sempre di più, fino ad instaurare una connessione emotiva tra il mondo degli dei e il nostro. “Non solo la vicenda di Thor, ma una storia universale, la storia del conflitto tra il bene e il male: è questo che si propone il musical, al quale abbiamo lavorato con grande energia e passione. Ciò verrà sicuramente fuori, grazie a figure artistiche ed un team creativo eccezionali, dal coreografo Angelo Marino alla sceneggiatrice Ilaria Licenziato, allo scenografo Antonello Risati. La storia si avvale di un impianto sceno-tecnico ad altissimi livelli e siamo impazienti di cominciare a raccontare questa storia, partendo da Napoli per un viaggio lunghissimo che si fermerà, se tutto va bene, tra un paio d’anni”, spiega il regista Antonello Ronga. “Thor, la morte degli Dei” in anteprima assoluta al Palapartenope di Napoli Lo spettacolo, adatto a tutte le età, è organizzato dalla EMA Eventi con la produzione di Eduardo Lombardi e Vincenzo Iannone, e partirà sabato 23 febbraio al Palapartenope di Napoli, per andare a toccare i teatri delle principali città italiane. Contenuti artistici di alta qualità sono ottenuti grazie all’attenta regia di Antonello Ronga, alle musiche di Emiliano Branda, ad un cast composto da 16 ballerini, 2 acrobati e 6 cantanti/attori, tra cui Tony D’Alessio (voce della storica band Banco del Mutuo Soccorso e finalista a XFactor 2013) che interpreta Odino e Daniele Venturini che impersonerà il protagonista Thor. L’ultima tappa della tournée sarà a Milano, al Teatro Nazionale CheBanca!, il 17 e 18 maggio. Qui, i prezzi dei biglietti: Primo settore 32.00+3.00 Rid Ragazzi dai […]

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Food

“Storia con Gusto”: il passato e il presente a tavola al Pompeo Magno

Piatti antichi rivisitati per andare incontro al gusto contemporaneo: è l’idea di fondo da cui ha avuto origine l’evento gastronomico “Storia con Gusto”, organizzato al Ristorante Pompeo Magno di Pompei (Na) Il cibo visto nella sua evoluzione, attraverso un excursus temporale che va dalla Pompei antica fino ad oggi, un’ampia panoramica che arriva fino alle conservazioni degli alimenti, un viaggio nella storia dal punto di vista gastronomico: la serata “Storia con Gusto” dello scorso 1° febbraio, al Ristorante Pompeo Magno, ha rappresentato un’occasione molto interessante per discutere e confrontarsi su un argomento oggi così gettonato come è il cibo. La scelta del luogo non poteva essere stata più oculata: non va dimenticata, infatti l’importanza di Pompei sotto il profilo archeologico, e che proprio qui sono state create tecniche di conservazione e sviluppati sapori che ancora oggi fanno parte della nostra cucina tradizionale e di cui inevitabilmente risentono gli stili culinari dei grandi chef. “Con questo evento – spiegano Gerardo Esposito e Michela Del Sorbo, proprietari e fondatori del ventennale locale – vogliamo porre i riflettori sulla storia del nostro cibo viaggiando in varie epoche e attraverso le tradizioni di diversi popoli che hanno contaminato la nostra cucina“. A condurre l’incontro, la nota giornalista Santa Di Salvo che ha intervistato il gastronomo storico e autore tv Martino Ragusa: “Condivisibile o no, questa ‘moda’ del cibo, che ormai coinvolge sempre più persone anche con le sue continue incursioni in tv, il vantaggio è che si sta prendendo sempre più coscienza dell’importanza dell’alimentazione. Stasera vogliamo affrontare il tema del cibo dal punto di vista culturale: esso ha un valore identitario, attraverso di esso si ricostruiscono i valori e l’evoluzione della società. Tutti possono parlare di cibo, e questo lo rende condivisibile, anche se non è stato sempre così: fino all’Ottocento, e fino alla Seconda Guerra mondiale, c’era un’alimentazione di sopravvivenza e di sussistenza nelle classi contadine; con la Rivoluzione Industriale e quindi con il boom economico, con la comunicazione amplificata dalla televisione, la cultura gastronomica si è diffusa, diventando sempre più democratica e popolare”, spiega Ragusa. “Storia con Gusto”: la cucina dell’antica Roma in chiave moderna al Pompeo Magno Da più parti si sostiene che la sobrietà della tavola greca fosse legata maggiormente alla conoscenza di sé stessi e al rapporto con l’altro, mentre la tavola romana fosse soprattutto una rappresentazione in sé del cibo stesso, una descrizione addirittura letteraria di ciò che riempiva la tavola. Eppure, come osservato da Santa Di Salvo, è proprio dal connubio di queste due forme diverse di convivialità che è poi nata quella che chiamiamo cucina mediterranea, un perfetto mix tra le due culture gastronomiche che unisce tra loro tutti questi elementi: la descrizione del cibo, la competenza del piatto, la convivialità e, quindi, la conoscenza dell’altro. Quello che sappiamo sulla cucina dell’antica Roma deriva dalle numerose fonti archeologiche e letterarie (Catone, Marco Terenzio Varrone, Lucio Giunio Moderato Columella, Rutilio Tauro Emiliano Palladio, Plinio il Vecchio, Marziale, Seneca) grazie alle quali possiamo anche individuare interessanti punti in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Olio Colline Salernitane DOP: le strategie del futuro

Un olio extravergine d’oliva DOP di origini antichissime, quello DOP “Colline Salernitane”, derivante da varie tipologie di ulivi caratteristici del territorio in questione, particolarmente variegato da questo punto di vista Lo scorso giovedì 31 gennaio, è stato presentato dal Consorzio di tutela Colline Salernitane DOP, presso il Salone Bottiglieri della Provincia di Salerno, il “Programma di informazione e promozione dell’Olio Colline Salernitane Dop: le strategie del futuro”. L’argomento è stato trattato da Giuseppe Gorga, responsabile UOD servizio territoriale provinciale di Salerno; Sabato Esposito, responsabile della misura 321 – Regione Campania e dallo chef Giuseppe Daddio, direttore della Scuola di cucina “Dolce & Salato”. L’intervento del presidente del Consorzio, Gerardo Alfani, ha concluso il dibattito. In chiusura, nella Sala Giunta della Provincia, si è svolto uno show cooking a cura dello chef Giuseppe Daddio. Sicuramente diffuso dagli antichi Focesi nella Piana dell’Alento e nelle zone circostanti, fu grazie ai Romani che l’olivicoltura si estese in tutta l’area della provincia salernitana. Olivi millenari di grandi dimensioni, presenti tuttora in quel territorio dalla bellezza unica, hanno rappresentato per secoli una fonte sicura di sostentamento per le popolazioni locali. L’olio extravergine di oliva DOP Colline Salernitane viene prodotto e lavorato in 86 comuni della provincia di Salerno appartenenti ad una vasta area comprendente la Costiera Amalfitana, la Valle del Calore, i Picentini, gli Alburni, l’Alto e Medio Sele, le colline del Tanagro e parte del Vallo di Diano. Questa varietà di olio mostra un colore che va dal verde al giallo paglierino, è limpido, talvolta velato. Ha un aroma decisamente fruttato di oliva pulita, con sfumature di foglia verde, di erba e di pomodoro acerbo, un sapore deciso, leggermente amaro e piccante, consistente al punto giusto, un retrogusto di carciofo, cardo e vegetali amari, un’acidità sempre inferiore allo 0,70%. L’elevata presenza di aromi, rende quest’olio particolarmente indicato su piatti di una certa consistenza, come minestre a base di legumi, pastasciutte e grigliate di pesce. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio DOP Colline Salernitane avviene esclusivamente a mano, entro il 31 Dicembre di ogni anno. La conservazione ed il trasporto avvengono in cassette forate dalla capacità massima di 25 Kg. entro e non oltre il secondo giorno dalla raccolta. È consentito l’ausilio di mezzi meccanici, come scuotitori e pettini vibranti. Il limite massimo di olive prodotte è di 120 quintali ad ettaro e non può essere ricavato oltre il 20% di olio. Olio DOP Colline Salernitane: un grande investimento per la valorizzazione del territorio “Abbiamo davanti mesi di intensa attività per la promozione del nostro olio DOP”, ha detto il presidente Alfani “impegneremo una cifra importante per la valorizzazione del nostro prodotto grazie ai fondi del PSR 2014-2020 della Regione Campania – misura 3.2.1. L’intero investimento è pari a 212.781,73 euro, con un contributo del 70%. Vogliamo promuovere, insieme con l’Olio Dop Colline Salernitane, un intero territorio con l’obiettivo di stimolare gli operatori della filiera ad aderire al sistema di certificazione così da identificare il loro prodotto e renderlo riconoscibile al consumatore”. Il […]

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Attualità

Marijuana legale, dove e quando ne è consentito l’uso

Marijuana legale: dove, quando e perché Originaria del continente asiatico, la pianta della Cannabis o Canapa contiene diversi tipi di sostanze psicoattive, tra cui la marijuana che deriva dalle sue infiorescenze essiccate L’etimologia del termine “marijuana” è ignota, tuttavia sappiamo che questo era il nome comunemente usato in Messico (marihuana) per indicare la varietà di canapa detta “indiana”, utilizzata come sostanza stupefacente. La consuetudine di designare con la parola “marijuana” la pianta di Cannabis in generale, indipendentemente dall’uso a cui sia destinata, deriva da una campagna mediatica promossa negli Usa durante gli anni ’30 dall’editore, imprenditore e politico statunitense William Randolph Hearst. Quest’ultimo adottò il vocabolo messicano giacché il Paese centroamericano era allora considerato nemico degli Stati Uniti. I suoi giornali, permeati da un’aura sensazionalistica, portarono l’opinione pubblica a demonizzare la pianta in questione ed al conseguente proibizionismo, con il “Marihuana Tax Act” firmato dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt, il 14 giugno 1937. Marijuana legale, in quali Paesi? E a quali scopi? La liberalizzazione della cannabis, sia per fini terapeutici che ricreativi, è un fenomeno che sembra destinato ad inglobare un numero sempre crescente di nazioni. Il primo Stato al mondo ad autorizzare la produzione, la vendita ed il consumo, per i maggiorenni iscritti in un registro dei consumatori abituali, fu l’Uruguay nel 2013. In vari stati Usa (Oregon, Nevada, Colorado, Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California) ne è permesso l’uso ricreativo, mentre 30 sono quelli in cui la marijuana viene consumata in ambito sanitario. L’Olanda, ritenuta la nazione della cannabis per eccellenza, non riconosce formalmente la legalità della sostanza ma ne tollera il consumo presso i famosi Coffee Shop. Al di fuori di tali locali, la legge non consente di superare i 5 grammi. Totalmente privo di controlli in tal senso, invece, il Bangladesh, dove la marijuana è consumata in assoluta libertà. Marijuana: dove è assolutamente proibita e quali sono le pene per chi ne è in possesso Esistono Paesi nei quali la detenzione di cannabis, anche in piccole quantità, è severamente vietata e punita con sanzioni che possono arrivare perfino alla pena di morte. Iran, Malesia, Emirati Arabi ed Arabia Saudita fanno parte di quest’ultimo gruppo. In Romania, Belgio e Francia è prevista la carcerazione; in Indonesia e a Singapore la fustigazione e l’ergastolo; in Cina sono stati istituiti dei “campi di lavoro e rieducazione” per coloro che eludono il divieto. Anche il Giappone e il Regno Unito proibiscono l’uso di marijuana, mentre in Israele esso è consentito solo per cure mediche. Marijuana legale: in quali Paesi il suo uso è depenalizzato? In Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Germania e diverse nazioni sudamericane il consumo di “erba” fino a 10 grammi costituisce solo illecito civile. In Messico, India e Cambogia, la marijuana sarebbe vietata in teoria, ma nei fatti spesso il suo consumo non viene punito dalla legge. Il Brasile sta tuttora lottando per giungere alla legalizzazione completa. Marijuana legale, la situazione in Italia Nel nostro Paese sembrava si stesse procedendo, pur se tra mille […]

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Eventi/Mostre/Convegni

My Selection 2019 al McDonald’s di Salerno

Tre ricette tutte da gustare, con ingredienti di prima qualità, scelti dall’imprenditore italo-americano Joe Bastianich: è quanto propone My Selection 2019, nuova linea di hamburger premium di McDonald’s Presentato in via Trento a Salerno, nel locale della catena di fast-food più famosa al mondo, questo particolare menù, che si annuncia come un vero successo, si compone di tre varianti. Le prime due delizie prevedono hamburger da 180 grammi di carne 100% bovina, bacon croccante, scamorza affumicata prodotta con latte italiano, pomodoro, cipolla croccante e senape delicata per il My Selection Smoky; salsa a base di cipolla rossa di Tropea Calabria IGP e aceto balsamico di Modena IGP con formaggio gouda stagionato, salsa coleslaw, bacon croccante e insalata per il My Selection BBQ. La terza ricetta, il My Selection Chicken, è invece a base di petto di pollo di allevamenti italiani con speck Alto Adige IGP, Fontina DOP della Valle d’Aosta, insalata, pomodoro, salsa ai funghi porcini e pane con semi di sesamo e papavero. Tra i partecipanti all’evento, l’assessore comunale al commercio Dario Loffredo e Luigi Snichelotto, licenziatario Salerno e Potenza. “Mi auguro che McDonald’s investa sempre più a Salerno e mi piacerebbe rivederla anche nel centro città. Molto presto, a Piazza della Libertà, avremo ulteriori 750 posti auto e ci saranno zone della city ripavimentate. La presenza di un marchio importante in città ha il gusto e il sapore d’Europa. È una moda evergreen”, spiega Loffredo. Inoltre, novità importanti in cantiere per il territorio, che andrebbero a creare nuovi posti di lavoro, come annunciato da Snichelotto: “In Campania ci sono 30 nostri ristoranti e abbiamo presentato un piano di sviluppo sul prossimo anno per ulteriori 16 ristoranti. A conti fatti, si tratta di 900 dipendenti, più altre 600 risorse in arrivo. Ci sono molte donne nel nostro organico ma soprattutto ci sono sviluppo e prospettiva”. Un piano di sviluppo glocal, cioè locale e globale insieme – spiega il consigliere regionale Enzo Maraio nel corso dell’incontro – che attraverso il cibo valorizzi le risorse del territorio ma in maniera esponenziale, dunque attraverso un circuito e ricadute internazionali”. My Selection 2019: materie prime di qualità e rigorosamente italiane “Da alcuni anni, abbiamo già esperienza con il Ministero della Salute e con i circuiti di valorizzazione dei prodotti italiani – commenta Snichelotto – La lista è lunghissima ma cito, a titolo esemplificativo, lo speck dell’Alto Adige ed i formaggi. L’insalata viene da Battipaglia; l’olio che si versa sull’insalata arriva dalla Calabria; abbiamo contratti di fornitura con tanti giovani del posto. Ci sarà, infine, un servizio al tavolo, quindi altre risorse, per l’accompagnamento del cliente”. McDonald’s e la città di Salerno: collaborazione ed impegno Impossibile non citare il valore dell’impegno dell’azienda all’interno del Comune campano: “Sono abituati – dice il consigliere regionale Franco Picarone, presidente della Commissione Bilancio – a restituire al territorio parte del successo che ricevono, reinvestendo tutto anche in termini di valorizzazione. Hanno ad esempio finanziato i lavori di ristrutturazione dell’aula multimediale didattica ai Giardini della Minerva”.

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Eventi/Mostre/Convegni

Bionisiaco 2019: alla scoperta del vino biologico

Unire il piacere del vino al benessere di chi lo degusta e dell’ambiente: è stato questo l’obiettivo di “Bionisiaco, il salone del vino biologico”, evento svoltosi a Salerno lo scorso weekend Tre giorni, da venerdì 11 a domenica 13 gennaio 2019, dedicati alla bevanda più amata, che la mitologia vuole protetta dagli dei (in primis dal dio Bacco per i Romani, Dionisio per i Greci) contro il passare inesorabile del tempo. Un brindisi con i calici colmi di vino è da sempre ritenuto un gesto che va a suggellare vittorie, amicizie, amori e passioni. Il nome dell’iniziativa, che ha avuto luogo in pieno centro storico, in Piazza Abate Conforti, tra la Chiesa dell’Addolorata ed il Convitto Nazionale di Salerno, fonde in maniera simpatica i termini “biologico” e “dionisiaco”, ed il programma, fatto di incontri e degustazioni con esperti ed appassionati, è stato messo a punto dagli organizzatori Franco Cappuccio e Danilo Donnabella. Venerdì 11, primo giorno del salone, è stato dedicato all’ambito economico ed alla filosofia green: un modo per analizzare la crescita del movimento e discutere con esperti e partner della manifestazione di possibili soluzioni tra politica ed operatori del settore. Il tema cardine della giornata di sabato 12 è stato invece il biologico in tutti i suoi aspetti: dati, certificazioni, incentivi, prospettive, sostenibilità. Domenica 13 si è discusso di turismo enogastronomico e sostenibile, riguardo al quale sono state raccontate varie esperienze professionali attraverso testimonianze dal vivo. Il biologico come tutela della qualità, dell’ambiente e della salute “L’intenzione è incentivare a guardare alla qualità del prodotto, ma al tempo stesso anche a riflettere su tematiche imprescindibili, quali sono quelle del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, che nel prodotto finale si traducono anche nel rispetto del consumatore. Per questo, la prospettiva a lungo termine dell’iniziativa è scientemente culturale, declinata sia nel salone di degustazione, sia negli incontri e nelle riflessioni”, spiegano Cappuccio e Donnabella. Turismo, innovazione tecnologica, ambiente, agricoltura biologica, economia green, sono i temi affrontati dalla manifestazione, patrocinata da Regione Campania e Comune di Salerno, in collaborazione con Legambiente Campania, AIS Salerno, Corso Wine Business dell’Università degli Studi di Salerno, Convitto Nazionale di Salerno, Panificio Montella e Consorzio 100% Campania. Protagonista assoluto di “Bionisiaco” è stato naturalmente il vino biologico campano: più di 20 aziende e 25 esperti del settore, tra giornalisti, rappresentanti istituzionali, produttori ed enologi, si sono incontrati scambiandosi le proprie opinioni, raccontando la loro esperienza, le motivazioni dietro la scelta di intraprendere la strada del bio. “Desideravamo dare un forte messaggio cultura, volto a proporre una nuova cultura del bere. Riteniamo di essere riusciti a compiere un primo passo lungo questa strada, sensibilizzando pubblico e operatori, attraverso le degustazioni e gli incontri, ad un discorso condiviso che qui inizia, ma che, nella nostra volontà, sarà continuato nel tempo”, annunciano gli organizzatori. Se non l’avete ancora provato, non vi resta quindi che gustare questa tipologia di vino, che offre l’opportunità di coniugare il gusto con la tutela dell’ambiente e della propria salute. Vi assicuriamo che non resterete […]

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Cucina e Salute

Zogan Massage: dal Giappone un rimedio naturale antiage

Dimenticatevi pure acido ialuronico, face-lift, bisturi, “punturine” ed altre diavolerie: dall’oriente arriva lo Zogan Massage, una soluzione facile ed efficace contro le rughe e non solo Una pelle del viso morbida, levigata, luminosa e giovane, senza quelle odiose occhiaie o quelle avvilenti rughe: un sogno? Pare proprio di no: arriva dal Giappone un massaggio che promette risultati sorprendenti, una tecnica facile ed accessibile a tutti, uomini e donne, senza dover ricorrere al bisturi e senza dover spendere una fortuna. Si tratta dello Zogan Massage, ideato dalla make-up artist ed esperta di bellezza giapponese Yukuko Tanaka, visagista delle più celebri stelle di Hollywood, seguitissima in patria ed anche oltreconfine: con soli pochi minuti al giorno, tutti i giorni, questo semplice ma rivoluzionario massaggio fai da te va ad eliminare le rughe e gli altri inestetismi che vanno a minare le bellezza del volto. Il nome “Zogan Massage” va tradotto letteralmente con “massaggio di costruzione del viso” ed il suo segreto consiste nella digitopressione basata sulla tecnica della MTC (Medicina Tradizionale Cinese) e nella stimolazione del sistema linfatico per agevolare la microcircolazione, eliminando così le tossine interstiziali della cute del viso, distendendo la pelle e tonificando i muscoli facciali (un ottimo approfondimento sulla cute lo si può trovare nella guida di Crema Viso sui tipi di pelle.) Zogan Massage: come imparare a praticarlo correttamente I movimenti da effettuare sono spiegati nel video di Yukuko, facilmente reperibile su Youtube. Innanzitutto, si comincia dalle clavicole per cercare di sciogliere i nervi: non tutti sanno, infatti, che i muscoli del viso si distendono solo quando spalle e collo sono rilassati. Si parte dalla fronte, si continua verso l’arcata sopracciliare e la palpebra dell’occhio. Poi si va a massaggiare il contorno delle labbra e quello del naso, infine si passa alle guance e alla mandibola. Ogni gesto va ripetuto tre volte, dall’interno verso l’esterno e al termine di ogni movimento è opportuno far scorrere le dita delle mani dalle tempie fino alla base del collo, proprio per espellere le tossine. Non solo le rughe dovute agli effetti del tempo, ma anche eventuali infiammazioni e gonfiori dovuti alla stanchezza verranno eliminati con questo rimedio applicabile comodamente a casa propria. Unica raccomandazione, la costanza di praticare lo Zogan ogni giorno e di accompagnare il tutto con una buona crema idratante o un olio per massaggi, preferibilmente quello di semi di cotone, per le sue note proprietà antiossidanti e la grande quantità di vitamine ed acidi grassi in esso contenuti, ottimi per rinforzare la barriera cutanea. D’altronde la millenaria cultura orientale ha sempre offerto una miriade di consigli e segreti di salute e bellezza: chissà quindi che non abbia ragione Yukuko Tanaka, che nonostante i suoi 60 anni, vanta ancora una pelle spettacolare, come numerose altre sue connazionali. E voi cosa aspettate dunque a provare questa sorprendente magia proveniente dal Paese del Sol Levante?

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Eventi/Mostre/Convegni

“Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli

In concomitanza con il trentennale della personale itinerante “The Perfect Moment”, inaugurata nel dicembre 1988 a Philadelphia, pochi mesi prima della dipartita dell’artista, il Museo Madre di Napoli apre le sue porte a “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, un’esposizione fuori dagli schemi dove, ad arricchire l’impatto delle immagini, contribuiscono esibizioni live da parte di coreografi di fama mondiale. Oltre 160 opere intrecciate sovrapposte in un dialogo surreale dalle note antiche e moderne, un incontro tra fotografia e danza, in una mostra che intende omaggiare Robert Mapplethorpe, indiscusso maestro dell’arte fotografica del XX secolo. L’innovativa mostra, intitolata “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, a cura di Laura Valente e Andrea Viliani, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, è stata aperta venerdì 14 dicembre e si concluderà l’8 aprile 2019: ad introdurre la presentazione, Olivier Dubois, Direttore delle Compagnie Olivier Dubois ed ex Direttore Ballet du Nord, tra i venticinque migliori ballerini al mondo nel 2011, autore di una coreografia originale creata per il Museo Madre, dal nome “In Dialogue with Bob”, andata in scena durante l’opening del 14 e riproposta il giorno seguente. “Coreografia per una mostra” porta per la prima volta al museo d’arte contemporanea il progetto “Abballamm’!” di Laura Valente, che da tre anni vede la direzione artistica danza del Ravello Festival impegnare i migliori talenti del territorio in progetti che includono artisti come Dimitris Papaioannou, Marie Chouinard, Bill T. Jones. “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”: nell’originale connubio tra fotografia e danza, i ritratti prendono vita Un nuovo concetto di museo, un’inedita fruizione dello spazio espositivo, proposti dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, che si propone come collante fra diverse espressioni artistiche: «Le opere del fotografo americano non erano mai state poste in un confronto diretto, prima d’ora, con quell’evidente componente performativa che sembra animarle. Una ‘danza’ fra opere e azioni coreografiche, che propone un’esperienza conoscitiva nuova delle opere dell’artista newyorkese, reinterpretate alla luce del dinamismo che scaturisce dai corpi ritratti, dai riferimenti alla scultura e alla pittura, dal trasporto sensuale e immediato suggerito proprio dalla ricerca di quella proporzione e perfezione formale che è una cifra costante della sua produzione. Sono caratteristiche, queste, che si accordano con la rigorosa disciplina fisica e con le evoluzioni dinamiche proprie della danza», spiegano i curatori Laura Valente e Andrea Viliani. Obiettivo della mostra è coniugare l’aspetto espositivo e quello coreografico: vari artisti interverranno, infatti, in vari punti strategici del percorso in dialogo con le opere amplificando le suggestioni che investiranno il pubblico. I creatori e gli interpreti delle performance non perdono mai di vista i temi delle fotografie di Mapplethorpe: i canoni dell’arte neoclassica, l’attenuazione delle differenze fra generi e identità sessuali, l’incessante contrasto bianco-nero, il quasi impercettibile confine tra dolore e piacere, l’aspetto più glamour del jet-set newyorkese a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, di cui Mapplethorpe fu tra i massimi rappresentanti. Sullo sfondo, continui richiami ad una Napoli costantemente in bilico tra vita e morte. Un diario di vita “senza […]

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Cinema e Serie tv

Capri-Revolution, la ricerca della libertà attraverso la ribellione

Presentato mercoledì 19 al cinema Filangieri di Napoli in anteprima per la stampa, Capri-Revolution, nuovo film di Mario Martone, dal 20 dicembre è nelle sale cinematografiche e sembra proprio destinato a far parlare di sé Basato su un dato storico reale, e cioè sull’esistenza di una comune fondata a Capri dal pittore tedesco Karl Diefenbach tra il 1900 e il 1913, Capri-Revolution chiude la trilogia di Mario Martone sulle grandi utopie del secolo scorso e parla di un passato più che mai attuale. La vicenda è però elaborata in maniera molto libera: viene spostata nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, e la figura del pittore spiritualista Diefenbach si trasforma in un giovane artista performativo, animato da principi che costituiranno la materia prima dei concetti elaborati molti decenni più tardi da Joseph Beuys. Capri-Revolution: la storia di una donna alla ricerca della libertà Capri, 1914. Alle porte della prima guerra mondiale, Lucia, una giovane capraia senza istruzione e sottomessa ad una famiglia maschilista, avrà il coraggio di esplorare una nuova realtà avvicinandosi alla comune guidata da Seybu. Qui scoprirà sé stessa e il suo inarrestabile desiderio di libertà. Nell’arte di Diefenbach, il rapporto con la natura è fondamentale. Oltre alla sua esperienza, si può citare quella di Monte Verità nei pressi di Ascona, in Svizzera, dove nacque la danza moderna. Tutte queste esperienze germoglieranno nel corso del Novecento per poi diventare una vera e propria rivoluzione negli anni ‘60 e ’70. In Capri-Revolution ciò che salta subito all’occhio è che i concetti, la filosofia, le convinzioni dei personaggi sono estremamente contemporanee: oggi più che mai, infatti, ci si chiede che senso dare al progresso e al rapporto dell’uomo con la natura. Mario Martone: “Da tempo progettavo un film che avesse come protagonista una donna” Nel corso della conferenza stampa il regista ha però precisato che quest’ultimo lavoro si differenzia per certi versi dalle due pellicole precedenti, “Noi credevamo” e “Il giovane favoloso”: “Nonostante Capri-Revolution vada a chiudere la trilogia, al tempo stesso è un film diverso dagli altri due, molto libero anche nei riferimenti storici. Intanto si è trattato di una scoperta, non tanto della pittura di Diefenbach, le cui tele si possono ammirare nella Certosa di Capri, ma quando ho visto il grande quadro in cui c’è Dio che ferma la mano dell’uomo che sta per uccidere un cervo, ho scoperto che era un quadro fondante del vegetarianesimo in senso culturale e ho capito che c’era un’idea di arte intesa in senso politico”, ha spiegato Martone. “Con Ippolita Di Maio volevamo da tempo fare un film che avesse come protagonista una donna. La dinamica maschile-femminile è un tema che mi ha sempre interessato. I temi sono tutti lì: l’organizzazione sociale, il modo di vivere tra le persone, il rapporto con la natura, la reazione ad un progresso che, come aveva profetizzato Leopardi, non avrebbe portato solo felicità. E, non ultimo, il vegetarianesimo, che comunque lo si veda, rappresenta un frontiera politica del futuro perché legata non solo a […]

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Napoli e Dintorni

Cosa fare a Napoli a Natale. Le attrazioni da non perdere

Cosa fare a Napoli a Natale? Scoprilo nel nostro articolo! È in questo periodo dell’anno più di ogni altro che il capoluogo campano sfoggia tutta la sua arte e creatività: l’intera città si veste a festa, con luci, presepi, mercatini ed iniziative di ogni genere A Napoli tutto è passione ed è vissuto col cuore, si sa. Qualunque ricorrenza ci si prepari a celebrare, di qualunque evento si tratti, che sia una partita di campionato o un concerto in memoria di Pino Daniele, l’entusiasmo dei napoletani è sempre unico e tangibile. E se quasi ovunque nel mondo il Natale è in grado di coinvolgere anche gli animi più disincantati con le sue atmosfere fiabesche e magiche, a Napoli la festività più amata dell’anno diventa una tradizione irrinunciabile in tutti i suoi aspetti. Dal cibo agli addobbi, dall’aspetto religioso a quello ludico, per un napoletano il folklore natalizio è una cosa seria e va rispettato. Vediamo cosa fare a Napoli per questo Natale 2018 e quali sono le attrazioni da non perdere assolutamente. Cosa fare a Napoli: visitare la fiera a San Gregorio Armeno Iniziata sabato 17 novembre e giunta alla sua 147ma edizione, la Fiera dei pastori di San Gregorio Armeno è un cult del Natale partenopeo: le statuette, insieme a tutto ciò che serve ad onorare la tradizione presepiale napoletana, regneranno incontrastate nel cuore del centro storico fino all’Epifania, continuando ad attirare migliaia e migliaia di turisti da tutto il mondo. Importante novità di quest’anno, il presepalbero, al civico 14: un tradizionale albero di Natale con le tipiche scene del presepe napoletano. Mostra di Arte Presepiale a San Severo al Pendino Poco lontano da San Gregorio Armeno, si svolge la XXXIII Mostra di Arte Presepiale che si terrà fino al 6 gennaio 2019 nel Complesso Monumentale di San Severo al Pendino in Via Duomo, 286 a Napoli. Con solo 1 euro, sarà possibile ammirare i presepi più belli dei Maestri dell’Associazione Italiana Amici del Presepio, nata nel 1953. L’ingresso è gratuito per i bambini al di sotto dei 12 anni. I migliori presepi di Napoli Sono due i presepi che si contendono il primato di miglior presepe napoletano: parliamo del presepe Cuciniello, esposto nel Museo di San Martino, e del Presepe del Banco di Napoli, il cosiddetto “presepe del Re” conservato a palazzo Reale a Napoli. Non solo Salerno: le fantastiche decorazioni luminose di Natale a Napoli Quest’anno le luminarie natalizie nelle zone di via Filangieri e di Chiaia saranno addirittura griffate: il progetto e il disegno sono di infatti opera di Bulgari. Dal Vomero all’Arenella, dal Rione Sanità a San Gregorio Armeno, la città sarà invasa da luci sfavillanti che renderanno impossibile non sentire la magia del Natale. Il grande “Presepio” di Frate Indovino a Santa Chiara Nel bellissimo complesso monumentale di Santa Chiara, dal 1° dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà possibile ammirare, gratuitamente, il particolare “Presepio Emozionale” di Frate Indovino, realizzato a grandezza naturale in cartone riciclabile, che riproduce un tipico villaggio medievale dell’Appennino umbro. Il Villaggio […]

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Notizie curiose

Le 5 più bizzarre news dal mondo: incredibile ma vero!

Abbiamo selezionato per voi 5 news dal mondo, 5 reali quanto assurde news dal mondo! Capita spesso, specialmente sul web, di imbattersi in notizie a cui facciamo fatica a credere, perché quanto leggiamo ci appare oltre ogni umana immaginazione. Eppure, molte di esse, per quanto bislacche, si rivelano essere inspiegabilmente reali. Come anticipato, è sicuramente la rete il serbatoio più prolifico da cui attingere fatti assurdi che ci restano impressi proprio per la loro straordinarietà. Ecco le news bizzarre, dalle più svariate parti del mondo, che più ci hanno colpito. News dal mondo, le più incredibili della settimana Nozze annullate, nozze regalate Kolbie Sanders, 24enne texana, ad una settimana dal matrimonio si è lasciata col fidanzato: un sogno sfumato, un idillio irrealizzato. Chiunque avrebbe ceduto ad un bel po’ di malinconia e di sconforto, e invece no: Kolbie ha deciso di approfittare di quanto le stava accadendo per fare del bene a qualcuno che ne avesse bisogno. La ragazza ha pensato, infatti, di donare un pacchetto da 3500 dollari ad una coppia che fosse disposta a sposarsi da lì a una settimana. Con un post su Facebook, sono state aperte le candidature e, tra le storie d’amore più belle raccontate dalle coppie “in gara”, Kolbie ha deciso con un sorteggio a chi sarebbe andato il regalo. La sposa vincitrice è stata Haley Hipsher, una ragazza il cui nonno era malato terminale di cancro. L’uomo ha così potuto realizzare il sogno di vedere l’amata nipote sposarsi prima di morire. Bimba di 5 mesi batte un record mondiale Figlia di una coppia originaria dell’Australia che vive in Canada, la piccola Harper Yeats, di soli 5 mesi, ha battuto un primato mondiale: essere la più giovane ad aver visitato ad uno ad uno tutti gli Stati Uniti. La mamma e il papà avevano intenzione di vedere le regioni dell’America del Nord, ma non tutte nello stesso viaggio. Quando è nata la figlia, però, hanno scoperto che fino ad allora la persona più giovane ad aver compiuto tale impresa aveva appena 2 anni ed hanno deciso di battere quel record. I genitori di Harper hanno così iniziato a documentare il viaggio pubblicando su Instagram foto della piccola accanto ai cartelli delle varie località ed in poco tempo la pagina ha ottenuto migliaia di followers. Con il Vermont, Harper ha appena terminato di visitare tutti i 50 Stati ed è entrata nei Guinness World Records. Minacciata di morte dalla figlia vegana Tornata a vivere con l’anziana madre dopo aver perso il lavoro, una 48enne di Modena, da anni diventata vegana, non sopportava che in casa si cucinassero piatti a base di carne e, per questa ragione, i litigi tra le due donne erano all’ordine del giorno. Addirittura, due anni fa la donna è arrivata a minacciare la madre di accoltellarla se avesse cucinato ancora una volta il ragù. A questo punto l’anziana ha denunciato tutto, ed ora la figlia dovrà pagare alla madre la somma di 400 euro, oltre ad una multa di 500 euro per […]

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Culturalmente

Storie romantiche: le 4 da conoscere assolutamente

Quali sono le storie romantiche da conoscere assolutamente? Tanto si è scritto sull’amore, ma si sa, le storie non sono tutte uguali. Le emozioni che riescono a farci vivere dipendono dal modo in cui vengono raccontate e da quanto riescono a coinvolgere chi le ascolta o chi le legge. “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII, v. 145): basterebbe solo questo verso, l’ultimo della terza cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, ed anche l’ultimo dell’intero capolavoro, ad esprimere pienamente la forza motrice del sentimento più intenso che possa travolgere l’essere umano ed ispirare le sue azioni. Raccontato in tutte le sue sfaccettature dalla letteratura italiana e straniera di tutti i tempi, l’Amore, quello con la A maiuscola, ha appassionato milioni di lettori che si sono emozionati con i protagonisti delle sue storie, fino ad immedesimarsi in loro, soffrendo delle loro sventure o gioendo della loro felicità. Molte sono, infatti, le storie romantiche che ancora oggi sanno condurre il lettore in un mondo di magia. Alcuni di questi amori, poi, si sono radicati talmente nella cultura collettiva da finire per rappresentare, ormai da secoli, la passione per antonomasia, diventando dei veri e propri miti. È dunque indispensabile dover conoscere i più suggestivi, i più controversi, i più emozionanti. 4 storie romantiche indimenticabili Vediamo quali sono le 4 storie romantiche più celebri ed i loro protagonisti. Romeo e Giulietta “Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti!”. Con queste parole, la dolce Giulietta immaginava di rivolgersi al suo Romeo, quando affacciata al celeberrimo balcone della sua stanza sognava il suo amato, disperandosi per via dell’odio che le loro famiglie condividevano e che ostacolava il loro amore. Una passione talmente grande da resistere a tutto, anche alla morte, che purtroppo porta via entrambi proprio a causa della sua forza disperata. Tra le storie romantiche per eccellenza, i due veronesi incarnano la coppia più famosa, il mito assoluto. Il capolavoro shakespeariano ha ispirato tantissimi altri racconti letterari e cinematografici e ancora oggi Romeo e Giulietta rappresentano un’icona tra le storie più romantiche di tutte le epoche. Amore e Psiche Scritta nel II secolo d.C. da Apuleio nelle sue Metamorfosi, questa leggenda racconta di una bellissima fanciulla di nome Psiche e di Amore (Cupido), figlio di Venere. La dea della bellezza, invidiosa della ragazza, chiese a suo figlio di colpirla con una delle sue frecce affinché si innamorasse dell’uomo più brutto della Terra. Alla vista della giovane, però, Amore restò folgorato e, distratto dall’emozione, rimase colpito proprio da una sua freccia, innamorandosi perdutamente di Psiche. Essendo un dio, non poté rivelare la sua identità, ma quando la ragazza, spinta dalla curiosità, ne venne a conoscenza, l’amato fu costretto a fuggire e Venere, per punirla, la sottopose a varie prove. Di queste, l’unica che Psiche non superò fu quella della discesa agli inferi per chiedere alla dea […]

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Food

Genovese 7su7, a Napoli si festeggia la settimana della genovese

A Napoli sta per partire “Genovese 7su7”, sette giorni dedicati alla celebrazione della genovese, altro tesoro gastronomico della tradizione partenopea “Una ricetta mediterranea, amatissima dai napoletani, che forse ha avuto minor fortuna rispetto al famosissimo ragù, ma che a poco a poco sta prendendo un respiro internazionale”: con queste parole, la giornalista Santa Di Salvo ha introdotto la conferenza stampa di presentazione, tenutasi nel meraviglioso scenario dell’Eurostars Hotel Excelsior di Napoli, di “Genovese 7su7”. Ideata sulla scia di “Ragù 7su7”, altra manifestazione di grande successo svoltasi nel capoluogo campano alcuni mesi fa, l’iniziativa del LucianoPignataro Wine Blog e di Mysocialreceipe.com si presenta come la celebrazione di un’altra regina di Napoli, la genovese, un antico piatto la cui tradizione stava affievolendosi, ma che ora sta tornando alla ribalta nelle sue varianti di tonno, di polpo, di pollo, di cinghiale, di agnello. Genovese 7su7, tra ricetta classica e rivisitazioni Un evento lungo sette giorni, da lunedì 19 a domenica 25 novembre, dedicato ad uno dei più gustosi piatti napoletani, la genovese, che vedrà 55 locali della città, di tutte le categorie, annoverare nel menù questa prelibata pietanza in tutte le sue varianti. L’ingrediente classico, invece, resta la carne di vitello, la colarda, lasciata cuocere in una grande quantità di cipolle per molte ore fino a consumarsi, per ottenere quello che a Napoli è un rito quasi solenne: la perfetta combinazione tra cipolle, carne e pasta. Il formato di quest’ultima, deve rigorosamente essere tra quelli grandi: mezzanelli, mezzani e ziti spezzati a mano, sono l’ideale affinchè la poesia sia completa. A proposito del nome, il giornalista Luciano Pignataro ha spiegato che le sue origini sono tuttora misteriose: “Forse un monzù di Ginevra (Geneve) ebbe l’idea di proporla per prima, o forse si cucinava in una trattoria di genovesi al porto. Sia come sia, se il ragù è la salsa rossa, questa è la principale salsa bianca ma entrambe, se ben eseguite, si avvicinano al marroncino”. Durante la degustazione, lo chef Ciro Salatiello ha presentato i suoi “Elementi di Genovese”, una vasta gamma di rivisitazioni della classica ricetta, mentre Franco Gallifuoco ha stupito tutti i presenti con la sua Parigina alla Genovese. Si annuncia interessante e divertente la novità introdotta su MySocialRecipe: “Per decidere quale sarà la genovese più amata dal popolo del web – spiega Francesca Marino – MySocialRecipe lancia il primo sondaggio attraverso cui appassionati, buongustai e gourmet potranno finalmente dire la loro sulla ricetta che preferiscono. La nostra piattaforma è a disposizione per valorizzare la tradizioni napoletane che sono il simbolo della nostra città”. Sugo alla genovese, una bontà che conquista il mondo Oltre al grande entusiasmo suscitato tra i napoletani ed i ristoratori della città, Genovese 7su7 ha avuto una grande eco perfino oltreoceano: da New York arriva la ricetta dei “Paccheri alla Genovese” del ristorante “Ribalta”, e anche dallo “Scugnizzo” di Melbourne si comincia già a sentire il profumo del celebre sugo. Previste, inoltre, due masterclass, previo invito, per il 21 novembre al ristorante Veritas dedicata al Consorzio Tutela […]

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Culturalmente

Leggi razziali in Italia, cosa stabilivano e contro chi furono emanate

Leggi razziali in Italia, i 180 decreti che privarono gli ebrei di ogni libertà Quando si parla di leggi razziali, ci si riferisce a quell’insieme di norme legislative ed amministrative il cui comune denominatore è la discriminazione razziale: tali norme, varate per la prima volta nella Germania nazista a cavallo tra gli anni ‘30 e ’40 del Novecento, erano principalmente rivolte agli ebrei, agli omosessuali, ai disabili, ai Rom, agli afro-tedeschi ed ai Testimoni di Geova. Sarà questo il seme da cui avrà origine il genocidio messo in atto dalla Germania nei confronti delle minoranze “non gradite” dai nazisti per ragioni politiche o razziali, noto con il nome di Shoah. Sulla scia delle cosiddette “leggi razziali antisemite” tedesche, qualche anno più tardi furono applicate in Italia le leggi razziali fasciste: Benito Mussolini ne annunciò per la prima volta il contenuto il 18 settembre 1938 a Trieste, davanti al Municipio in Piazza Unità d’Italia. Il presupposto su cui si fondavano le leggi razziali era la teoria, rivelatasi priva di qualunque valore scientifico, dell’esistenza della razza italiana e della sua appartenenza alla categoria, tanto inesistente quanto assurda, delle cosiddette razze ariane. Il Regio decreto legge n. 880, entrato in vigore nel 1937, che vietava il madamismo (l’acquisto di una concubina) e il matrimonio fra italiani e “sudditi delle colonie africane”, fece da apripista ad altre leggi di stampo razzista promulgate dal parlamento italiano. Il “Manifesto della Razza”, base ideologica della legge razziale Pubblicato inizialmente in forma anonima sul Giornale d’Italia il 14 luglio 1938, con il titolo “Il Fascismo e i problemi della razza”, il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della Razza fu ripubblicato il 5 agosto del ’38 sul primo numero della rivista “La difesa della razza” e firmato stavolta da 10 scienziati. Il testo del manifesto era costituito da dieci punti in cui veniva analizzata la questione razziale secondo la politica fascista: si sosteneva l’esistenza delle razze umane e di grandi e piccole razze; si definiva il concetto di razza come concetto puramente biologico; si affermava che l’origine della popolazione italiana era per la maggior parte ariana; si sosteneva che, a differenza di altre nazioni europee, in Italia la composizione razziale di allora era la stessa di mille anni prima data la mancanza, dopo l’invasione dei Longobardi, di significativi movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione; si dichiarava l’esistenza di una pura razza italiana data da un’antica purezza di sangue; si esortava gli italiani a proclamarsi razzisti e a trattare la questione da un punto di vista puramente biologico senza intenzioni filosofiche o religiose; veniva fatta una netta distinzione tra i mediterranei d’Europa (occidentali) e quelli orientali e africani; si negava l’appartenenza degli ebrei alla razza italiana; era definita inammissibile l’unione degli italiani con qualunque razza extra-europea, portatrice di valori diversi rispetto a quelli ariani. Leggi razziali in Italia: cosa stabilivano? Il 5 settembre del 1938 il Regio Decreto Legge 1340, voluto da Mussolini e firmato dal re Vittorio Emanuele III, stabiliva l’allontanamento di alunni ed […]

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Food

Pizzeria Magma (Torre del Greco), premiata la migliore pizza dolce

Si è svolto lunedì 22 ottobre, il Pizza Dolce Contest: alla Pizzeria Magma di Torre del Greco, premiati gli ideatori delle migliori pizze dolci Da un’idea di Ciro Di Giovanni, proprietario della Pizzeria Magma delle Piscine Sakura di Torre del Greco (Na), nasce il Pizza Dolce Contest, che si è svolto lunedì 22 ottobre, in collaborazione con Azienda Agricola Giolì, Azienda Agricola Torretta e Fina Vini, alla presenza di diversi esperti del mondo food. Pizzaioli, blogger, pasticcieri ed altri professionisti del settore si sono riuniti in questo evento, divertente ma anche rilevante dal punto di vista culturale, perché testimone dell’evoluzione negli anni del piatto napoletano per eccellenza. La pizza diventa dolce: tutti i vincitori del Contest e le creazioni più originali La pizza nella sua versione pasticcera, infatti, è arrivata ad occupare ormai un posto di prim’ordine nell’offerta gastronomica di tutte le pizzerie, a dimostrazione della sua capacità di accontentare tutti i palati tanto che, da quest’anno, anche la Guida alle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso ha istituito un premio per questa categoria. Il primo premio se lo sono aggiudicati ex aequo il pizzaiolo Giuseppe Maglione con la sua pizza “Innamorarsi sul Vesuvio”, preparata con confettura di albicocca, crema al burro e frutti di bosco su un impasto di cacao e la seguitissima blogger Ornella Buzzone, ideatrice della pizza Da Caserta a Cilento, con fichi cilentani, ricotta di bufala, confettura di fichi del Cilento, rosmarino e bucce di arancia candite, su impasto al cacao cotto al forno. Sul suo sito web, “Fatto in Casa è più Buono”, troverete ricette e racconti sul mondo food. Il secondo posto è andato alla pastry chef Anna Chiavazzo della pasticceria Il Giardino di Ginevra di Casapulla (CE) e alla food blogger Francesca Pace titolare di Francesca e il suo Blog. I pomodorini del piennolo del Vesuvio dell’Azienda Agricola Giolì canditi al pepe verde e limone, che troviamo sulla pizza ‘I te vurrìa vasà creata da Anna Chiavazzo, sono un’idea innovativa di grande successo, che da qualche anno produce ed etichetta in barattolo, con ganache di cioccolato all’olio extravergine di oliva delle Colline di Salerno dell’Azienda Agricola Torretta, ricotta di bufala, zeste di limone e foglie di malvarosa. Pizza dolce ai frutti rossi, invece, quella della food blogger napoletana Francesca Pace, con confettura di aglianico, uva, ribes, pera, pinoli e olio extravergine di oliva delle Colline di Salerno Torretta. Il premio ritirato per questa creazione è il logo per il suo blog, disegnato da Fa.Ma grafic design – comunicazione & eventi di Marina Alaimo. Il terzo premio è stato consegnato a Giovanna Voria, proprietaria dell’Agriturismo Corbella in Cilento, da sempre impegnata nel valorizzare la tradizione, recuperando le antiche ricette della sua terra, e nella coltivazione diretta di ceci e di una grande varietà di prodotti ortofrutticoli cilentani. E proprio cercando tra le antiche ricette di famiglia, nasce la Pizzaroce del Cilento di Giovanna, con pomodorini gialli e rossi cilentani canditi, limone e nocciole di Giffoni. Pizza Dolce Contest alla Pizzeria Magma, importante appuntamento per sponsor […]

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