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Eroica Fenice

Food

Cuori di sfogliatella: nasce La Fritta in casa Ferrieri

Brevettata da Cuori di sfogliatella, che ha fatto del dolce tradizionale napoletano la sua bandiera, è stata presentata martedì 30 aprile La Fritta, la sfogliatella immersa nell’olio bollente davanti agli occhi increduli dei curiosi passanti. Ogni giorno nei laboratori di Corso Novara e Piazza Garibaldi prendono forma centinaia di sfogliatelle, da quelle classiche a quelle più originali. L’abbiamo vista in tutte le salse, dalla riccia alla frolla, da quella salata ripiena di vari gusti ripiena dei più svariati condimenti al “Konosfoglia”, dalla “Vesuviella” alla “Borbonica” ricoperte di cascate di cioccolato. Dopo le sfogliatelle vegane e senza glutine e dopo aver battuto il record con una sfogliatella dal peso di 75 Kg, Cuori di sfogliatella presenta La Fritta, una sfogliatella in una versione golosissima e mai presentata prima, non più cotta al forno, ma fritta. La Fritta, da mangiare calda, conserva tutti gli ingredienti tipici della sfogliatella: ricotta, scorzette di arancia candita, semola e vaniglia racchiuse in uno scrigno di pasta croccante e fragrante. Cuori di sfogliatella, una storia di successi La storia di Cuori di sfogliatella ha inizio nel 1987, quando Antonio Ferrieri apre la pasticceria a Corso Novara, nei pressi della stazione di Piazza Garibaldi. Il brand della pasticceria è da anni all’avanguardia nel brevettare nuovi prodotti che consentono di valorizzare e allo stesso tempo evolvere la tradizione dolciaria napoletana. Un fiume di successi, sperimentazioni, innovazioni, hanno strappato il monopolio della sfogliatella alle suore del Monastero di Santa Rosa nel ‘600 e poi a Pasquale Pintauro, ancora oggi una delle pasticcerie napoletane più note. Ma Antonio Ferrieri è un vulcano di ambizioni e anche oggi ha compiuto la sua missione, frutto instancabile di una ricerca che da trent’anni innova il più tradizionale dei dolci partenopei, e interviene non sulla farcitura, ma sulla cottura. “È vero, tutto è buono se è fritto – sostiene Antonio Ferrieri, fondatore dei Cuori di sfogliatella – ma la messa a punto di questa sfogliatella è stata lunga e difficile. I nostri pasticcieri hanno lavorato a lungo per perfezionare questa ricetta tradizionale e adattarla alla frittura”. Infatti, raccogliendo la testimonianza del pasticciere che sta friggendo le sfogliatelle, ci viene spiegato che la tradizionale sfogliatella al contatto con l’olio bollente si apriva e hanno dovuto studiare delle soluzioni alternative per compattare la sfoglia, modificandola nella forma e negli ingredienti. Bella e buona, commentiamo soddisfatti, e auguriamo ad Antonio Ferrieri e al suo staff di sfornare, o anche friggere, ancora tante idee e deliziarci con altrettante sfogliatelle. Fonte immagine: https://www.facebook.com/cuoridisfogliatella/photos/p.1904589892979570/1904589892979570/?type=1&theater

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Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Troisi e Ricomincio da 25: l’omaggio al genio

Nel venticinquesimo anno dalla morte di Massimo Troisi (4 giugno 1994) il magazine digitale Hot Corn si è unito a Casa Lavazza per realizzare l’evento unico Ricomincio da 25, con lo scopo di rendere omaggio a un attore senza tempo Mercoledì 17 aprile proprio a Casa Lavazza, a Palazzo Marigliano Frank Matano, star giovane dal web al grande schermo, ha raccontato la sua immensa passione per Troisi prima di presentare al Cinema Modernissimo la proiezione del film Ricomincio da tre. Il dibattito, moderato da Andrea Morandi, direttore di Hot Corn, è stato impreziosito dall’intervento dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele. «Massimo è la comicità, è vero, – dice Nino Daniele – ma per me è sempre stato la poesia. Penso che la comicità era per lui indispensabile per sdrammatizzare l’enorme emozione della vita. Massimo dice ai giovani: dovete essere voi stessi, cercare il vostro linguaggio». A Frank Matano il compito di raccontare, attraverso vicende biografiche e curiosi aneddoti, il «suo» Troisi, uomo e artista, poeta e filosofo in un confronto sul tema della comicità al cinema tra passato e presente. «La comicità di Troisi è meravigliosa perché fa ridere, ma non troppo e non diventa mai patetica. Ci sono personaggi che prescindono il tempo e lo spazio e si proiettano nell’infinito». Ricomincio da tre di Massimo Troisi torna sul grande schermo Subito dopo il talk, il ritorno sul grande schermo di Ricomincio da tre, film di esordio di Troisi con Lello Arena e Lorenza Marchegiani al Cinema Modernissimo. «Invidio molto chi vedrà il film per la prima volta» – dice Frank Matano. La risposta dei napoletani non tarda: è subito sold out, cinquemila mail in una settimana, tutto per rivedere un vecchio film datato 1981, praticamente un’era geologica fa. Ricomincio da tre fu un grande successo di pubblico e di critica, premiato con due David di Donatello per il miglior film e il miglior attore, diventato un film cult per la sua comicità irresistibile. Massimo Troisi ancora una volta tratta in modo leggero tematiche importanti, come il tradimento o la gelosia. Alcune trovate del regista e dell’attore hanno fato la storia del cinema, come la scena della corsa a perdifiato attorno al palazzo di Firenze per incontrare Marta, la ragazza di cui Getano era innamorato: scena che , infatti, è stata citata e ripresa anche la Roberto Benigni ne La Vita è bella. In sala si ride come fosse la prima volta, accompagnati da un pizzico di nostalgia per la scomparsa prematura di uno dei più grandi attori italiani. Una risposta prevedibile quella dei napoletani, ma non scontata. Massimo Troisi è un eroe popolare, riflesso di una città e di un popolo, ma non un fenomeno unicamente napoletano. Massimo Troisi non ha etichette, non ha confini, né limiti. Nella sua carriera, purtroppo breve (muore a 41 anni) ha giocato un campionato a parte , come top player assoluto, degno compare di altri due grandi fuoriclasse della Napoli degli anni ottanta: Diego Armando Maradona e Pino Daniele. Troisi non […]

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Teatro

Giacomino e mammà con Isa Danieli e Enrico Ianniello | Recensione

Una napoletana vera come Isa Danieli non poteva ricevere un’accoglienza più calorosa all’anteprima nazionale di “Giacomino e mammà” al Teatro Sannazaro, accompagnata egregiamente da Enrico Ianniello, volto popolare anche come Commissario Nappi nella fiction “A un passo dal cielo”. Dopo le diverse fortunate esperienze di traduzione, adattamento e regia di testi di importanti autori contemporanei come Pau Mirò, Enrico Ianniello propone in forma di mise en espace un nuovo fulminante esempio di drammaturgia iberica riadattata alle latitudini napoletane: “Giacomino e mammà”. L’opera, tradotta da Conversationes con Mamà, film pluripremiato dello sceneggiatore e regista argentino Santiago Carlos Oves, adattato per le scene internazionali dal catalano Jordi Galceran, viene interpretata spalla a spalla da una coppia inedita che promette scintille e non delude le aspettative. Giacomino ha perso il lavoro e si ritrova indebitato per star dietro ai desideri di consumo della moglie e dei figli adolescenti. La soluzione è vendere l’appartamento di famiglia dove da anni vive la madre settantottenne, che però non vuole sentire ragioni, anche perché, rivela, ora la donna ha finalmente un fidanzato. E’ Gregorio, un anarco- pensionato argentino di sessantacinque anni, un buon uomo che trascorre la sua giornata in piazza a protestare per la mancanza di lavoro, che, recita un cartello che appende ad un tavolo sulla scena, è sempre “Dignitad”. E non se ne parla neanche di andare a vivere con il figlio e sua moglie in una stanza della vecchia donna delle pulizie. La richiesta della casa, tuttavia, diventa per i due protagonisti un’importante occasione per rivedersi, data la cronica assenza del figlio, che le telefona, ma senza un interesse reale. L’amore tra la madre e il figlio emerge in maniera prorompente, mentre si ride parlando di cucina, della vecchia scuffiata della suocera e della possibilità di scegliere di vivere inseguendo i propri sogni o le rate dei propri acquisti. Un confronto profondo e spassionato che si svolge in verticale e che attraversa due generazioni e due mondi che sembrano così distanti. Giacomino è il prototipo dell’uomo agiato, che nasconde le sue frustrazioni dietro una carta di credito, risultato di un folle processo della società dell’inutile che continua a produrre beni superflui, schiavo dei vizi di una moglie che non ama e di due figli che non capisce. “E glielo hai chiesto Giacomì?” “No”, è la risposta. Enrico Ianniello porta sul palco la sofferenza di un uomo vittima della fatale immaturità della nostra società: la continua preoccupazione della propria apparenza. Tuttavia, dinanzi alla mamma, sincera e spudorata, Giacomino esce dalla cornice della sua immagine, getta la maschera, rivela le sue paure e piange. L’amore tra una mamma e un figlio non conosce limiti, neanche la morte. E nessun brodo di pollo sarà mai come quello della madre. “Chi tène ‘a mamma è ricco e nun ‘o sape”, vuole dirci Enrico Ianniello. Isa Danieli incarna sulla scena una grande donna che riesce a conservare ironia e solidità di sentimenti e una grande mamma, come le verrà riconosciuto alla fine. La mamma di Giacomino vive accontentandosi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Compagnia delle Illusioni a NapoliCittàLibro: intervista ad Enrico Ianniello

Attore, regista, traduttore, Enrico Ianniello coniuga talento recitativo e abilità narrative. A NapoliCittàLibro approda anche lui, Premio Campiello Opera Prima del 2015 con il primo libro “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin” e autore del nuovo libro “La Compagnia delle Illusioni” (Feltrinelli editore). La Compagnia del titolo è l’ultima speranza per il protagonista Antonio Morra, attore con alle spalle un ruolo importante in una fiction, che ora vive arrangiandosi in un gruppo teatrale amatoriale. ‘O Mollusco dovrà recitare dei ruoli che mutano la realtà facendola diventare una fiction “reale” in un contesto “vero”, perché “le persone non vedono ciò che è vero, ma rendono vero ciò che desiderano vedere”. Infatti Antonio riesce a sovvertire la sua vita in una perenne finzione fondendo l’illusione e la realtà. Un libro che suggerisce importanti riflessioni sulla miseria umana, sul sottile confine tra realtà e finzione, tra la vita e la sua rappresentazione. Due chiacchiere con Enrico Ianniello Come inizia la tua carriera di attore? La mia carriera inizia con la Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, a Firenze, nel 1989, per quanto concerne la formazione. La prima scrittura invece fu “Adelchi”, del Teatro Di Roma, con Arnoldo Foà. E, tra i giovani, c’era pure Marco Giallini. Quali sono stati i tuoi grandi modelli di teatro e cosa credi di aver imparato? Oltre ai grandi modelli del passato, Eduardo e Totò su tutti, miei modelli sono stati indubbiamente Toni Servillo e Leo De Berardinis. Da loro credo di aver rubato tanta tecnica e un’idea: il teatro è fatto di genius, di spirito originale, e quello non si insegna. Tra pochi giorni torni a teatro con Isa Danieli al Teatro Sannazaro. Che rapporto hai con questa grande interprete? Ho innanzitutto un grande rapporto umano. Sento grandi momenti di affetto, durante le prove, affetto che si nutre di stima reciproca e di grande ammirazione da parte mia nei suoi confronti. Ma la costruzione di questo affetto io l’ho perseguita anche da regista: non potevo tollerare che portassimo in scena da mestieranti una storia che racconta l’amore tra madre e figlio. New Magic People Show è stato davvero un successo.  Cosa porti con te di questa esperienza? Tutto. Sono stato il più acceso sostenitore dell’idea di metterlo in scena all’inizio, e sono anche riuscito a portarlo in Spagna per due mesi in un importante teatro. Lo spettacolo si replica da più di dieci anni, e ogni volta rinasce e vive con più forza di prima. Quei personaggi folli, ignoranti e autodistruttivi che fanno morire dal ridere le platee, io li amo profondamente, perché siamo noi. Per molti sei il commissario Vincenzo Nappi di “A un passo dal cielo”, qual è il tuo legame con questo personaggio? Nappi fa tanta simpatia, il grande pubblico lo adora perché lo trova affidabile, umano, gioviale e con un alto senso del dovere. Forse sono doti che oggi si coniugano difficilmente in un rappresentante dello stato, almeno nei politici e nelle loro uscite televisive colme di cinismo e poco altro. Hai lavorato anche […]

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Libri

Estelle a NapoliCittàLibro: intervista a Massimo Piccolo

Serve una fiaba per comprendere meglio la realtà? A questa domanda prova a rispondere Massimo Piccolo, autore del libro “Estelle –storia di una principessa e di un suonatore di accordion” (editore Cuzzolin), anch’egli presente alla seconda edizione di NapoliCittàLibro, la grande fiera del libro e dell’editoria a Castel Sant’Elmo. Dopo essersi dedicato alla storia gastronomica partenopea con il libro “90 passi nella gastronomia napoletana” e aver scritto vari monologhi teatrali, Massimo Piccolo, che a sorpresa non imprigiona il suo stile e la sua fantasia sperimentando generi diversi. In un periodo storico in cui le principesse non sono più quelle di una volta, il disincanto detta la moda e il mondo virtuale vince il fascino della carta, Estelle è avvolta dall’incanto delle pagine di un libro molto dolce e da una scrittura curata, ironica e calda. Estelle è una principessa, figlia di Gustavo IV e Alessaija, che eredita dalla madre una terribile avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, il re trasforma il castello e l’immenso giardino in un posto dove il sole non vi si potrà affacciare in nessun modo. Tutto sembra procedere secondo i piani fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica foglia, non capiteranno il pincipe Ileandro di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon. Nonostante la storia assuma inizialmente i connotati della classica favola antica, ecco che quella di Massimo Piccolo si dimostra essere anti-favola. La cura paterna viene patita da Estelle come una campana di vetro asfissiante, nonostante sia costituita da un parco meravigliosamente criptico. Le invenzioni del Re non riescono a stare al passo con il forte desiderio di conoscenza del mondo di Estelle e i riflessi, gli aloni e i fiati di un’adolescente contemporanea. Massimo Piccolo scrive di un’adolescente prima che di una principessa e la grande metafora del suo libro diventa il modo migliore per raccontare temi esistenziali affini ad ogni essere umano. Una storia vera e disperata, una ribellione degli stereotipati personaggi delle favole. Estelle: Intervista a Massimo Piccolo  Massimo Piccolo: fotografo, autore, regista, ora anche scrittore. Io ho due grandi passioni, la prima è fotografia, e la seconda è la scrittura, credo la forma più alta di espressione dell’essere umano. È una delle poche cose che può fare solo l’uomo: elaborare un pensiero attraverso la forma scritta. La scrittura non è solo l’elaborazione di un pensiero, è anche un modo di pensare. Estelle è stato scritto molto tempo fa, riposto in un cassetto, pubblicato nel momento giusto. Cosa è cambiato in questi anni? Io ho sempre scritto, ma ho sempre avuto molto pudore , e fino a quando non mi sono sentito veramente sicuro di ciò che avevo scritto ho preferito non pubblicare. Io credo che scrivere sia come l’amore. Quando sei innamorato non te lo chiedi neanche, lo sai, lo senti. Ad un certo punto mi sono sentito pronto, innamorato ed era il momento giusto. Estelle ha una disabilità innata ereditata dalla madre ed una acquisita, derivante dall’atteggiamento iperprotettivo […]

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Fun e Tech

La carta carburante e i suoi benefici

Prima di parlare delle carte carburante, è importante precisare la differenza tra la carta carburante e la scheda carburante. La prima è solitamente una prepagata che viene fornita dall’azienda al dipendente per pagare diesel o benzina durante gli spostamenti di lavoro, mentre la seconda è un documento che serve principalmente alle aziende o ai professionisti per detrarre l’IVA per l’acquisto di benzina, diesel o gas. La carta carburante è dunque un metodo di pagamento che viene adottato per tracciare le spese per il consumo di carburante e permettono a privati, liberi professionisti e aziende una più semplice gestione dei consumi relativamente agli spostamenti di lavoro. Alcune vengono emesse con il nome della società e il numero di targa del veicolo stampato, per poter raccogliere i dati di quella specifica carta. Le carte finalizzate al pagamento di rifornimenti permettono al consumatore di usufruire di alcuni servizi e numerosi benefici. Per prima cosa propongono una semplificazione della certificazione dei rifornimenti effettuati e una semplificazione della gestione dei consumi a fini fiscali. In secondo luogo garantiscono una superiore sicurezza nel controllo dei rifornimenti determinando in questo modo un considerevole risparmio, dovuto alla riduzione dei costi e alle numerose offerte sul prezzo del carburante. Quanti tipi di carte ci sono? Le carte carburante possono essere almeno di due tipologie: la carta carburante pura e quella multifunzione. La carta carburante pura è destinata solo al pagamento, la gestione e la certificazione dei rifornimenti. Consentono di controllare e gestire in maniera personalizzata un’intera flotta di auto a disposizione delle aziende e possono essere usate per effettuare acquisti di carburante e lubrificante. La carta multifunzione è una carta prepagata che può essere usata per diversi tipi di pagamento ed ha il pregio di semplificare la gestione della certificazione dei rifornimenti. L’uso di queste carte è in particolar modo utile per le aziende perché facilita la scelta dei distributori in cui fare rifornimento e permette di stabilire limitazioni sul prezzo, l’ora, la data, in funzione della regione da percorrere. La carta può essere brandizzata e usata presso alcuni distributori (Q8,Eni, etc), oppure utilizzata presso qualunque distributore. La novità: Soldo Drive Soldo Drive è la prima carta carburante elettronica messa a disposizione dal circuito MasterCard. Grazie ad essa si potranno sostituire le vecchie carte carburante e rispettare la normativa riguardante la nuova fatturazione elettronica entrata in vigore a gennaio 2019. Ha una funzionalità simile a quella di una carta ricaricabile, poiché è collegata ad un conto corrente Soldo Drive cui si avrà accesso al momento della registrazione al sito. E’ possibile collegare le carte, ricaricarle in pochi secondi, direttamente dal conto on-line e controllare di volta in volta le spese effettuate. Grazie a questa carta si potranno scaricare i costi e l’IVA riguardanti questa spesa direttamente da Computer o smartphone. La carta Soldo Drive garantisce sicurezza alle aziende perché può essere bloccata e sbloccata istantaneamente e garantire limiti di spesa mensili, settimanali e giornalieri anche per ogni singola operazione. fonte immagine: Newsauto

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Musica

“Je sto vicino a te” 64: l’amore senza fine

Martedì 19 Marzo, giorno in cui Pino Daniele avrebbe compiuto 64 anni, si è tenuto al Palapartenope la quinta edizione di “Je sto vicino a te”, l’evento in omaggio dell’immenso cantante partenopeo. Fortemente voluto dal sindaco Luigi De Magistris, ancora una volta regalato a cittadini e turisti dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Nino Daniele, il memorial è stato realizzato da Nello Daniele con la direzione artistica di Federico Vacalebre, giornalista musicale e amante della musica di Pino. In un’unica grande organizzazione confluiscono tante energie e tanti artisti pronti a celebrarlo in un omaggio sincero per forma e contenuto. Come Pino, inizialmente rifiutato dai signori della musica napoletana “perché sporco, brutto, coi capelli lunghi e di sinistra”, scommetteva su giovani talenti, così anche al Palapartenope artisti emergenti rileggono emozionati le canzoni del Nero a metà come in un rito laico, davanti ad un pubblico-famiglia. Anche quest’anno un cast di alto livello: artisti napoletani e del resto d’Italia che hanno lavorato o che semplicemente amano la musica di Pino Daniele si sono alternati sul palco intorno alla figura centrale dell’evento, il fratello dell’uomo in blues, Nello Daniele, che arriva sul palco vestito in nero e visibilmente emozionato. Je sto vicino a te,  la serata Apre la serata la figura del Pazzariello, simbolo di un forte legame con la tradizione napoletana, interpretato da Angelo Picone, che aveva aperto l’ultimo concerto di Pino Daniele. Sul palco Nello Daniele con la sua Band inizia a suonare, più che cantare, “Je so pazzo” e “Je sto vicino a te”. Dopo l’esibizione di Sara Tramma, carismatica cantautrice che aveva debuttato come voce solista nei Musicanova,  sul palco arriva una delle più grandi artiste poliedriche viventi, Lina Sastri. Una donna che non ha bisogno di presentazioni, un’ attrice che ha lavorato da giovanissima con Eduardo De Filippo e Peppino Patroni Griffi, una grande voce che portato in tutta Italia le canzoni della sua terra d’origine, vittima anche lei, come la sua città, di numerosi cliché. Canta infatti la canzone “Sud scavame ‘a fossa”, con un potente carico drammatico e “Assaje”, il brano scritto da Pino Daniele e affidato alla voce di Lina Sastri per la colonna sonora del film di Nanni Loy “Mi manda Picone”. Importante la presenza di un altro Uomo in Blues, Antonio Annona e di un rapper americano di Napoli nel segno della linea rossa che porta da Carosone a Liberato, passando per zio Pino: Speaker Cenzou con Il Nucleo, che portano sul palco un movimentato remake di “A testa in Giù” e tutta la riconoscenza della nuove generazione ad un idolo che ha toccato il cuore e steso la mano anche ai più giovani. E poi il trio Suonno d’Ajere, risultato di un progetto di tre giovani ragazzi nato dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale; Manuela Zero, in arte La Zero, protagonista di Sanremo Giovani 2019, canta tremante sul palco “Anna Verrà”. Problemi di audio, trascinati per tutta la serata, disturbano […]

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Culturalmente

Monastero di Santa Chiara: tra bellezza e mistero

Oggi il Monastero di Santa Chiara racconta le vicende della città, dalle vestigia di epoca greco romana passando per l’opera di Giovanni da Nola, gli incredibili marmi del XVI secolo fino alle architetture del medievale Chiostro delle clarisse, un luogo dove il tempo sembra fermarsi e si riesce a sentire il respiro della città. Autentico gioiello incastonato nel cuore di Piazza del Gesù, punto di snodo tra l’area di impianto greco-romano e l’ampliamento urbano di età vicereale,  la cittadella francescana voluta dal re Roberto d’Angiò e da sua moglie Sancia di Maiorca nel 1310 si erge di fronte alla chiesa del Gesù Nuovo, una delle più affascinanti di Napoli. Il monastero è protagonista della prima e più famosa canzone napoletana Munastero ‘e Santa Chiara, scritta da Michele Galdieri e Alberto Barberis, quando il complesso versava in condizioni strazianti a causa dei bombardamenti alleati del 4 agosto 1943, che lo ridussero in macerie. La canzone rievoca il desiderio di una Napoli che risorga dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e dalla sua stessa paura della distruzione, delle rovine, dei residui di quei bombardamenti che hanno lacerato i suoi spazi più belli, le sue piazze, le sue strade e lo stesso monastero. Ma proprio da quella ferita vennero rimessi in luce resti della città antica, che giacevano nascosti da secoli sotto il complesso e oggi si possono visitare gli scavi archeologici in cui sorge il Museo dell’Opera, quattro chiostri monumentali e i resti degli affreschi di Giotto. Il monastero, retto dalle Clarisse, è di rilievo assoluto nella storia di Napoli e si qualifica ancora oggi come la più grande chiesa gotica della città, che ospita il sepolcro ufficiale della dinastia dei Borbone a Napoli, dove riposano i sovrani del Regno delle Due Sicilie, da Ferdinando a Francesco II. Cenni storici Il Monastero di Santa Chiara fu realizzato tra il 1310 e il 1328 dall’architetto Gagliardo Primario per volere di Roberto d’Angiò e la moglie. La chiesa, costruita in forme gotiche provenzali, assurse ben presto a una delle più importanti di Napoli al cui interno lavorarono alcuni dei più importanti artisti dell’epoca, come Tino di Camaino e Giotto,  che eseguì nel coro delle monache affreschi su Episodi dell’Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. Assieme alla basilica fu edificato adiacente ad essa anche un luogo di clausura per i frati minori, divenuto in seguito la chiesa delle Clarisse. Nella basilica di Santa Chiara, il 14 agosto 1571, vennero solennemente consegnati a don Giovanni d’Austria il vessillo pontificio di Papa Pio V ed il bastone del comando della coalizione cristiana prima della partenza della flotta della Lega Santa per la battaglia di Lepanto contro i Turchi Ottomani. A  partire dal 1742 fino al 1796, il monastero di Santa Chiara fu ampiamente ristrutturato sulla base del gusto barocco dell’epoca: l’interno fu ricoperto di marmi, così come il pavimento, e molti degli affreschi della mano giottesca furono cancellati per fare spazio alle pitture di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito. Durante la seconda guerra mondiale […]

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Napoli e Dintorni

NapoliCittàLibro 2019: un approdo alla cultura

 “Approdi. La cultura è un porto sicuro”. Questo è il tema scelto per la seconda edizione di NapoliCittàLibro, il Salone del Libro e dell’Editoria, che torna dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. La fortezza, Patrimonio mondiale dell’Unesco che da secoli veglia sul Golfo di Napoli, oltre che centro polifunzionale per attività e iniziative culturali, ospiterà gli incontri e gli espositori di NapoliCittàLibro negli ambulacri del castello: intorno all’Auditorium, simbolicamente chiamato Rosa del venti, si svilupperanno le tre sale Levante, Ponente e Libeccio, spazi intimi in cui la contemporaneità del panorama artistico dialoga con l’atmosfera e le suggestioni storiche del luogo. La conferenza di presentazione, tenutasi a Palazzo Zevallos giovedì 7 marzo, ha visto la partecipazione degli Editori Alessandro Polidoro, Diego Guida, Plavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e la lettura, Anna Imponente del Polo Museale della Campania e l’assessore alla cultura Nino Daniele. “Napoli rivendica il suo ruolo di centralità nel panorama editoriale nazionale ed è per questo, che questa rassegna ha l’ambizione di diventare un prestigioso Salone del libro, italiano e internazionale. Per questo chiamiamo “alle armi della cultura” ancora una volta Napoli e i napoletani, veri protagonisti del Salone 2018, ai quali chiederemo un aiuto anche per candidare Napoli capitale europea della Cultura nel 2024” dice Alessandro Polidoro. L’iniziativa, promossa dall’Associazione [email protected], in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura e il Polo Museale della Campania, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con il patrocinato di AIE – Associazione Italiana Editori, NapoliCittàLibro vanta un programma vasto e articolato in sezioni che coinvolgono il pubblico, a iniziare da Àncore, in cui si affronteranno problemi sull’attualità e la società con alcuni ospiti, come, tra i tanti, Alex Zanotelli e Armando Torno, e la sezione Sirene, dedicata sia alla figura mitologica che al suo significato metaforico di voci ingannevoli. Ancora saranno innumerevoli le conferenze, le presentazioni e i dibattiti nella sezione “Un’ora con…”, in cui il pubblico potrà anche confrontarsi con personaggi come Pippo Baudo, Gianrico Carofiglio, Rita Dalla Chiesa, Raffaele la Capria, vero e proprio ospite d’onore, che dopo la lectio inaugurale, ripercorrerà il rapporto, tra verità e trasfigurazione narrativa, con la sua città natale. Simbolo di questa edizione è Jhumpa Lahiri, autrice del Premio Pulitzer, che ha fatto dell’equilibrio fra libertà e appartenenza la propria bussola di vita. Protagonisti del weekend saranno gli scrittori Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014 e Michele Serra, accompagnato dalle letture dell’attore e regista Andrea Renzi. Al Salone arrivano anche “I poeti dello specchio”, la più famosa collana italiana di poesia, che, dal 1942, dà voce a classici e sperimentatori. Non poteva certo mancare la prospettiva economica, di cui si fa portavoce Riccardo Petrizzi, già senatore della Repubblica e Deputato alla Camera, mettendo in risalto le potenzialità e gli strumenti dello sviluppo comunitario piuttosto che la mera caccia al profitto. Tra i numerosi approdi della cultura ci sarà quello della stessa città partenopea, cui rende omaggio la sezione Rotta su Napoli: […]

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Food

Borgo Castello: Pan di Jonna e birra artigianale per ripartire

La castagna del Partenio, nota anche come Jonna del Partenio, è la regina incontrastata di Borgo Castello, un piccolo paese dell’avellinese che conta poco più di cento abitanti. Sabato 2 marzo tre giovani ragazzi ci hanno accolto nel paese in cui sono nati e a cui sono legati da un profondo sentimento di gratitudine e ci hanno mostrato il loro progetto, che al giorno d’oggi vede una Pasticceria e una Birreria artigianale, ma tra qualche hanno vedrà sorgere un piccolo complesso turistico che porterà il visitatore alla scoperta dei sapori e odori più veraci della Campania. La Jonna del Partenio si dimostrerà presto l’elemento centrale di questo progetto di recupero e valorizzazione di Borgo Castello, che nel 1999 fu devastata da una violenta alluvione e abbandonata da gran parte della popolazione. Mani in pasta alla pasticceria di Borgo Castello Il primo ad accoglierci è il mastro dolciere Angelantonio Perrotta, che dopo aver lavorato per tanti anni a Roma, ha deciso coraggiosamente di portare la sua arte nel suo paese di origine, fondando la pasticceria “Castello” nel 2013. La pasticceria “Castello” aggiunge ai già apprezzati panettoni e colombe alle castagne proposti da qualche anno con successo il Pan di Jonna, un pan bauletto artigianale con castagne del Partenio candite e glassa di cioccolato a latte, senza conservanti e con aromi naturali. Con Angelantonio ci cimentiamo nella pirlatura dell’impasto e nella glassatura, notando la grande attenzione dello staff alla temperatura di conservazione, alla delicatezza della lavorazione e alla freschezza delle materie prime. La birreria “DonJon” A pochi metri dalla pasticceria Raffaele Carofano, cugino di Perrotta, enologo di formazione ma forte di un master in Tecnologie Birrarie presso l’Università di Perugia, decide di recuperare l’antico mulino del borgo creando nel 2014 il birrificio artigianale “DonJon”, il cui nome deriva dal Dongione, la torre centrale di Borgo Castello di Cervinara, l’unica ancora visibile. Anche Raffaele ci apre le porte del suo laboratorio coinvolgendoci nell’aggiunta dei luppoli al mosto nel tino e spiegandoci la provenienza delle materie prime, come, ad esempio, l’acqua del Partenio. «Fino all’anno scorso – precisa – utilizzavamo orzo italiano maltato in Germania, ma da quest’anno abbiamo fatto un contratto di fornitura con un’azienda che produce Cereali a Lacedonia». Diverse le birre prodotte da Carofano, ma senza dubbio la più caratteristica è proprio la Jonna, una birra dal sapore intenso ammostata con le castagne del Partenio, nata dal desiderio di rivalorizzare il loro meraviglioso territorio di origine. Inoltrandoci nei sentieri di montagna e respirando aria quasi incontaminata, dopo la visita al birrificio arriviamo in quella che nel progetto ci si augura diventerà una country house, dove uno staff gentile e cordiale ci coccola con piatti a base di castagna, accompagnati, a seconda dell’intensità dei sapori, da una birra diversa. Per poi terminare con dei dolci alla Jonna e la rottura di un meraviglioso uovo artigianale di cioccolato fondente e, ovviamente, castagne. Il progetto Con l’aggiunta del birrificio alla pasticceria, nasceva nel 2014 il primo esempio di azienda diffusa in un borgo medievale. […]

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Eventi nazionali

Nutri-RARE: mostra che ci sei a fianco di chi è raro

Giovedì 28 febbraio è stata celebrata la 12° giornata mondiale dedicata alle malattie rare, organizzata da Eurordis Rare Diseases Europe, un’associazione no profit che raggruppa più di 800 alleanze di pazienti di 70 paesi affetti da malattie di questo tipo. Per questa occasione, nel museo interattivo Corporea di Città della Scienza si è svolto un incontro scientifico e divulgativo “Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo”, con la finalità di aumentare la consapevolezza e dunque la sensibilità sulle malattie rare e il loro impatto nelle vite di chi ne è affetto e dei loro familiari. In Italia l’impegno delle Associazioni dei pazienti e delle loro organizzazioni nazionali e internazionali, come Uniamo Federazione italiana Malattie Rare ed EURORDIS Rare Deseases Europe, è di portare avanti proposte ed iniziative per lo sviluppo e l’implementazione di politiche di assistenza sociale ed economica, oltre che di sanità pubblica, per il supporto delle particolari esigenze di questa comunità. Le loro attività sono incentrate a stimolare decisori istituzionali e operatori del sistema ad attuare politiche e avviare servizi che rispondano ai bisogni trasversali dei pazienti affetti da patologie rare attraverso costanti azioni di sensibilizzazione e informazione. Nutri-RARE: un occhio alla scienza… Una malattia è definita rara in Europa quando colpisce meno di 1 ogni 2000 persone, ma la definizione cambia in altre parti del mondo. Si stima che nell’Unione Europea più di 30 milioni di persone potrebbero essere colpite da una delle oltre 6000 malattie rare oggi conosciute. Numeri che ci sottolineano l’importanza della divulgazione e della lotta per l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza sociale delle famiglie colpite da queste problematiche. Il tema della Giornata 2019 è l’importanza del cibo come medicina e come fattore di integrazione, affinché curi il corpo e la mente del paziente ad allontanare il profondo senso di solitudine e il forte impatto emotivo che la malattia provoca. Durante l’incontro Nutri-RARE le voci del mondo accademico, della scienza e della ricerca sono state quelle di Marina Melone e Simone Sampaolo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate & Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, Università degli Studi della Campania e di Giuseppe Sorrentino del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM CNR). «C’è stata un’esplosione di interesse dei consumatori – spiega Marina Melone – per il ruolo di specifici alimenti o componenti alimentari fisiologicamente attivi, nel migliorare lo stato di salute, i cosiddetti alimenti funzionali. Chiaramente, tutti gli alimenti sono funzionali, in quanto sono dotati di gusto, aroma o forniscono valore nutritivo. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il termine funzionale così come si applica agli alimenti, ha adottato una connotazione diversa: quella di fornire un beneficio fisiologico aggiuntivo oltre a quello di soddisfare i bisogni nutrizionali di base, e/o di entrare in una dieta con alimenti su misura per i pazienti con malattie rare». La professoressa Marina Melone dialoga con gli studenti dell’Istituto Professionale di Stato per L’enogastronomia e L’Ospitalità Alberghiera “G.Rossini” spiegando loro l’importanza di una giusta alimentazione per […]

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Napoli e Dintorni

Circuba arriva a Napoli: l’inno alla gioia

Dopo l’apprezzatissimo esordio nella Capitale, arriva a Napoli Circuba: più di 50 artisti del Circo Nazionale Cubano si esibiranno all’Edenlandia fino al 24 marzo 2019 con uno spettacolo che vede come protagonisti acrobati, giocolieri, funamboli e trapezisti accompagnati dai generi più belli della musica cubana, il Son, il Mambo e la Salsa, vero e proprio ritmo nazionale. Circuba: l’inno alla gioia Il Circuba è uno show adatto a tutta la famiglia, un invito alla gioia. Proprio il ministro della Cultura cubano ha accettato l’idea di festeggiare in Italia i 50 anni dalla nascita di Circuba, un vero e proprio trionfo della rivoluzione di Fidel Castro sul mondo circense. Infatti, nel 1968 Fidel nazionalizzò il circo, inaugurando il primo spettacolo i cui protagonisti erano atleti formatisi nelle varie palestre poi trasformate in scuole circensi, le cui radici affondano dunque nell’ex arte circense sovietica. Dopo la rivoluzione, il circo di Mosca, apprezzato in tutto il mondo, fa il suo debutto nel repertorio acrobatico latino, la cui forma, grazie alla propria emancipazione artistica, è più focalizzata sulla cultura afro-cubana, sebbene ispirata a quella russa e influenza da quella cinese. Una forma artistica identitaria, ma che, dunque, si apre a nuove influenze culturali, una fusione che ha permesso ad alcune performace di essere uniche ed inedite nel repertorio internazionale. Circuba diventa quindi un’occasione per divulgare l’immenso valore culturale e il talento musicale nelle arti circensi e nelle danze caraibiche dell’isola felice. I cubani hanno il ritmo nel sangue e coinvolgono il pubblico con eleganza e carisma. Circa una cinquantina gli atleti selezionati per questo progetto, provenienti dalla più famosa scuola di circo a L’Avana, che proveranno a portare lo spettatore in un’isola ricca di allegria e bellezza attraverso la coinvolgente musica dei loro corpi. Accompagnato da un’orchestra locale, il pubblico rimarrà sorpreso di non trovarsi di fronte ai soliti clown o numeri di animali che diventano fenomeni da baraccone, ma dinanzi ad uno show ricco di fascino e calore. Ad intervallare i 12 suggestivi quadri che delineano lo spettacolo è un personaggio comico, che decide di intraprendere questo viaggio, non senza la partecipazione attiva degli spettatori. In un tripudio di musica e colori, in cui la danza si mescola al folklore e alle arti circensi, formidabili atleti saltano in aria eseguendo evoluzioni mortali per atterrare su una piccola sbarra di legno, straordinarie contorsioniste volteggiano in aria appese per i propri capelli, trapezisti si lanciano al buio nel vuoto con grandi elastici per poi risalire sui trapezi. Circuba è un modo per brindare al gemellaggio spirituale e culturale tra l’Italia e Cuba in un viaggio magico in grado di portare a Napoli le atmosfere tropicali dell’isola felice. Una grande festa, un viaggio verso l’allegria e il buon umore, un momento per se stessi, una piccola occasione per ricordarci che essere felici è sempre la scelta migliore. Circuba: dove e quando NAPOLI EDENLANDIA VIALE KENNEDY Dal 14 Febbraio al 24 Marzo 2019 Info 331/5037118 –331/3194441 www.circuba.it Prevendite su www.circuba.it SPETTACOLI DEBUTTO Giovedì 14 febbraio ore 21 […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Arriva la XII edizione della Crociera della Musica Napoletana

Tutto pronto per la dodicesima edizione della Crociera della Musica Napoletana, che quest’anno partirà il 2 settembre fino al 28 settembre 2019 a bordo di MSC Opera. L’iniziativa è stata presentata il 15 febbraio presso la Sala baroni del Maschio Angioino ed è stata organizzata da Scoop Travel e l’Associazione “Più Napoli”, che, in collaborazione con MSC Crociere incoraggia lo sviluppo del settore incoming a Napoli e in Campania con un progetto che è considerato il primo esempio di turismo esperienziale In Italia. Alla presentazione, mediata dalla giornalista Giuliana Cargiulio, sono intervenuti il critico teatrale Giulio Baffi, Nino Daniele, assessore Cultura e Turismo del Comune di Napoli, Francesco Spinoza, ideatore del progetto, Francesco Manco della MSC Crociere e gli artisti che saranno protagonisti dell’evento, Marisa Laurito, Diego Sanchez, Francesca Marini e Antonio Siani. Dopo l’incontro ad accoglierci abbiamo trovato un vistoso e gustoso buffet organizzato da Cuori di Sfogliatella. La Crociera della Musica Napoletana MSC va al passo con i tempi: mentre fino all’arrivo dell’invasione digitale i motivi che spingevano i turisti ad un viaggio erano il riposo e l’arricchimento culturale, oggi il viaggiatore cerca non solo di evadere dalla routine, ma anche di immergersi in curiosità e tradizioni culturali diverse dalla propria, vivere esperienze ed emozioni da condividere con glia altri. Proprio nel 2008, ideando la Crociera della Musica Napoletana, il fulcro del turismo emozionale, ancora prima che se ne iniziasse a parlare, diventa Napoli che, nel pieno della crisi economico-sociale, attraverso un piano di valorizzazione di arte, musica, teatro ed enogastronomia, si presenta la città con la migliore offerta turistica. Sulla MSC Opera il viaggiatore non solo ascolterà le esibizioni di ospiti musicali di livello internazionale, ma vivrà per una settimana a contatto con loro in un’atmosfera familiare, apprenderà la storia di Napoli e delle sue produzioni culturali entrando a contatto con l’aspetto più verace quale la produzione musicale e teatrale. Napoli solca i mari, approdando nel mondo attraverso la sua musica, arte e cultura. “Napoli – dice Nino Daniele – da anni ormai batte il proprio record turistico, con la sua offerta culturale in continua evoluzione. La cultura odia i muri, odia i confini spinati e i rancori. La cultura, il turismo è una grande opportunità di scambio di valori e conoscenze tra i popoli. Vale la pena fare in modo che molti giovani possano trovarvi sempre nuove opportunità.” La XII edizione della Crociera della Musica Napoletana MSC Opera solcherà i mari il 21 settembre su una nave completamente rinnovata e rimodernata con l’intervento “Renaissance”, rimanendo la nave elegante dalle forme classiche che l’hanno contraddistinta. L’imbarcazione più piccola è stata scelta per ricreare un’atmosfera di affinità, familiarità e convivialità affinché passeggeri, artisti e staff organizzativo diventino un’unica grande famiglia. La nave partirà da Bari per proseguire con Kotor, Santorini, Corfù e Venezia. L’ospite d’onore di questa edizione è certamente Marisa Laurito, attrice edoardiana, cantante, che ha collaborato con i grandi del cinema, del teatro e della televisione italiana. Simbolo della canzone napoletana più autentica, la splendida voce […]

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Libri

Dottor Ox: la manipolazione delle debolezze umane

Ultimo titolo della collana “Classici”, Dottor Ox è edito dalla Alessandro Polidoro Editore, moderna casa editrice napoletana che con quest’opera aggiunge un altro tassello al progetto di restituire al lettore opere trascurate dalla critica o ormai scomparse in libreria. Dalla prosa incalzate e ritmata, grazie alla quale fu messo in scena a Parigi nel 1877 dal grande Jacques Offenbach, Dottor Ox è impreziosito dalle illustrazioni dell’epoca firmate da Lorentz Froelich. Nella vasta produzione di Jules Verne, Dottor Ox, pubblicato la prima volta nel 1874, occupa un posto eccezionale. Dottor Ox: la trama Un misterioso scienziato, accompagnato dal suo assistente Igeno, appare all’improvviso a Quiquendone, una minuscola cittadina delle Fiandre, che ogni carta geografica ignora, e sottopone i suoi abitanti a un folle esperimento. Tutto a Quiquendone si muove lentamente, tranquillo come un deserto, flemmatico, indolente, indifferente tanto “che un convento di Certosini, o uno stabilimento di sordomuti, non sarebbe stato più silenzioso”, fino a quando sulla città si abbatte una sciagura e la collettività precipita in una bagarre ingestibile. Un uomo singolare il dottor Ox, un erudito, un fisiologo, i cui lavori erano conosciuti e apprezzati da tutta l’Europa scientifica, ma certamente un personaggio bizzarro, dal sangue caldo e impetuoso, la cui natura, com’è da immaginare, contrastava con gli abitanti di Quiquendone. Ebbene, lo scienziato aveva deciso di illuminare a sue spese l’intera città con un gas più moderno, il gas ossidrico. La cittadina sembra dapprima invasa da un’aria più vivace, ma ben presto ci si accorge che l’indole e il temperamento dei suoi abitanti sta cambiando. Nei teatri, nelle adunanze del consiglio, come a qualsiasi riunione pubblica, un eccitamento bizzarro si impadroniva dei presenti per poi sfociare in acri contese. Tra i personaggi più eminenti ci si inizia già a chiedere: “come arrestare questi furori selvaggi? Come frenare questi temperamenti sfrenati?”. Il male, nel tempo, invece di dissiparsi, si estende e avvolge non solo il regno animale, ma anche quello vegetale. Tutte le leggi della natura paiono scompigliate e persino le pietre si emancipano. In paese dilania caos e violenza. La fame è insaziabile e gli indisciplinati crescono giorno per giorno. “Siamo forse invasi dal demonio?” Prendendo a pretesto un’antica contesa con una cittadina limitrofa, anche la guerra non si fa attendere. Chiunque, con qualsiasi arma, purché abbia risvegliato nel cuore una vendetta sopita. L’unico momento di pace è sulla torre più alta di Quiquendone, dove poter vivere “sopra le miserie di questo mondo”, dove l’aria non è ancora contaminata dal gas ossidrico, non ancora viziata dalle debolezze umane. “Non vi sembra che l’umanità sia meglio destinata a stare su queste alture, che a strisciare sulla scorza del nostro sferoide?” Quanto è diversa la realtà se la si guarda dall’alto. Lo scoppio del gasometro mette fine a quest’inferno, facendo cadere gli abitanti di Quiquendone come un esercito di soldatini di cartone. Tutto tace, nuovamente. La scienza e l’uomo nel romanzo di Verne Racconto apparentemente dal tono leggero e umoristico, Dottor Ox in realtà inizia a registrare il disincanto nei […]

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Food

“Chiacchiere, sanguinaccio e solidarietà” allo Chalet Ciro

Parte dallo storico Chalet Ciro sul lungomare di Mergellina una delle prime iniziative solidali in vista del Carnevale, presentata nel pomeriggio di martedì 5 febbraio. Con il pretesto di gustare le deliziose chiacchiere e il sanguinaccio ( a cui si sono poi aggiunti assaggi di graffe), Antonio di Martino, da oltre quarant’anni a capo dell’esercizio commerciale, lancia un appello ai napoletani, promuovendo una raccolta fondi a favore di Oikos comunità familiare con l’hashtag #accompagniamoli (supportata dalla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare) per l’acquisto di un mini-van per il trasporto a scuola. Chiacchiere sì, ma anche fatti All’evento, curato da GCpress Comunicazione in collaborazione con i responsabili della comunicazione della campagna di #accompagniamoli, sono stati presenti, oltre ad Antonio De Martino, Michela Peluso, coordinatrice di Oikos comunità familiare e Giuseppe Cerbone di Meridonare. Oikos più che una casa famiglia, è una comunità educativa che, situata nel cuore della periferia ovest di Napoli, dal 1998 ospita bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni che provengono da contesti e situazioni difficili per offrire loro un tetto e le cure necessarie per ritrovare il sorriso. Oggi Oikos chiede aiuto al cuore di Napoli per acquistare un’auto 7 posti che consenta di accompagnare a scuola e alle visite mediche i ragazzini ospiti della struttura. “I bambini che sono sotto la nostra tutela – spiega Michela Peluso – sono allontanati dai genitori dalle autorità competenti per motivi di abuso e maltrattamenti. Per bambini che non possono muoversi senza di noi la macchina è un bene primario, non  un bene di lusso.” In occasione di una degustazione riservata alla stampa, Antonio di Martino, venuto a conoscenza della realtà difficile di Oikos , decide di dare maggiore rilievo alla raccolta fondi supportata dalla piattaforma crowdfunding Meridonare che,  a differenza di altre, si occupa solo di sociale e di Meridione. “Siamo stati più che felici di ospitare Oikos sulla nostra piattaforma .– dice Giuseppe Cerbone – È una realtà che ci ha colpito, siamo stati sul posto, abbiamo conosciuto i bambini e toccato con mano il loro progetto”. È possibile sostenere la campagna collegandosi al sito www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Michela Peluso parla con il cuore in mano e si vede. “Dopo un mese di raccolta fondi siamo stati invasi dall’amore di tantissimi napoletani e abbiamo già raggiunto buoni risultati. Ma c’è ancora tanto da fare e attraverso quest’occasione vogliamo dare nuovo vigore all’appello”, ci dice. Il messaggio lo sapete già e lo avrete sentito tante volte. La vita continua ad insegnarci che ogni pelo fa il pennello, che sentirsi parte  di un progetto è una forte responsabilità. “Nessuno può pensare che le cose non possano cambiare, perché una macchina, ad esempio cambia la vita, mentre la donazione di 5 euro in un bilancio familiare certamente no”. Lo chalet Ciro: odore di tradizione Durante l’incontro ci viene servito  un gustoso piatto formato da una doppia crema al cioccolato fondente aromatizzata alla cannella  con cubetti di scorze di arancia candita e gocce di cioccolato e croccanti chiacchiere spolverate di zucchero […]

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Musica

Sanremo 2019 (prima serata): opinioni, commenti e polemiche

Sanremo 2019, come è andata la prima serata? Benvenuti alla 69° edizione del Festival di Sanremo, il Baglioni Bis, che quest’anno parte con buoni ascolti, ma in calo rispetto all’edizione dell’anno scorso, con la quale pare non reggere il confronto. Una serata eterna durata 4 ore e mezza, ma anche scandita da un certo ritmo: dalla sigla di inizio alla prima canzone in gara passano meno di 10 minuti, un record rispetto a ciò al quale il festival ci ha abituati in passato. Era però inevitabile: 24 canzoni in gara, tutte da far ascoltare in prima serata. Sanremo 2019: la gara Alle 20.47 va in onda la sigla dell’eurovisione: Claudio Bisio, Claudio Baglioni e Virginia Raffaele cantano sopra una pedana “Voglio andar via”, mentre un nutrito corpo di ballo occupa la scena sul palco. Il trio scende la scalinata in religioso silenzio: la tensione è palpabile. “Questo è il festival dell’armonia“ – rompe il silenzio Baglioni. L’Ariston sembra enorme poiché Francesca Montinaro ha posizionato l’orchestra in fondo ricavando spazio sul retro e dando profondità al palco. Inizia Sanremo 2019, non prima di aver salutato una delle personalità più eminenti sedute in prima fila. Se pensate al sindaco di Sanremo o al direttore di Rai 1 vi sbagliate, è Valeria Marini. Il primo in gara è Francesco Renga con “Aspetto che torni”, scelto non a caso per l’apertura: il suo sembra un autoplagio, non delude mai le aspettative, ma ha potenza vocale e una bella padronanza di scena. Subito dopo Livio Cori e Nino D’Angelo insieme cantano “Un’altra luce”, un pezzo difficile costruito sul rapper napoletano (è lui o non è lui Liberato?), a cui D’Angelo cerca di stare dietro, ma su delle tonalità a lui non congeniali. Altro discorso per Nek, che arriva sul palco più potente e rock che mai con una ballata elettropop destinata a diventare un tormentone. Nel frattempo le polemiche sull’audio iniziano a scatenare il malcontento, sembra un concerto in Tv piuttosto che un Festival, e il web si scatena: “L’audio è peggio di quello dei collegamenti dall’Honduras per l’Isola dei Famosi”. Tutto prosegue bene. La canzone dei The Zen Circus è la prima con una scenografia: bandiere, tamburelli, giacche di pelle e chitarre. La prima canzone politica della serata, un testo difficile e senza pause che si entusiasma solo nel finale. Dopo quattro esibizioni non memorabili arrivano Il Volo, salutati con un grandissimo applauso. Ci credono molto, si vede dagli sguardi convinti: “Siamo musica vera che resta”, cantano. La prima donna sul palco di Sanremo 2019 è Loredana Bertè, con una gonna rock cortissima e una performance passionale. Arriva poi uno dei momenti più attesi del Festival di Sanremo 2019: l’esibizione di Andrea Bocelli, che dopo il duetto con Baglioni, cede il “chiodo” al figlio Matteo, augurandogli buona fortuna con “l’onestà e lo spirito di sacrificio che spero di averti insegnato”, gli dice. Bocelli Junior conquista tutti con una potenza vocale e un’eleganza che incanta l’Ariston. La gara riprende con Daniele Silvestri: un pezzo duro cantato […]

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Recensioni

“Verso la libertà” di Stefano Ariota allo ZTN: il treno della vita

Dopo tre anni in giro per l’Italia “Verso la libertà”, liberamente tratto dallo splendido film “Train de vie” di Radu Mihailean, approda finalmente a Napoli allo Ztn a dirci che si può parlare della piaga nazista senza retorica e mezzi termini. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 3 febbraio, è rappresentato da un cast affiatato e sincronizzato, merito del regista Stefano Ariota, che lascia esprimere i suoi attori, permettendo loro di far emergere individualità e talento. Cinque amici ebrei (Ric, Rob, Ren, Ros, Raf) sullo sfondo dei rastrellamenti nazisti del 1944. Ric, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato sulla scena: i nazisti stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e tra poco toccherà pure a loro. Serve un piano, una via di uscita e una proposta un po’ bizzarra accende una speranza di salvezza: per sfuggire ai tedeschi tutti gli abitanti del villaggio organizzeranno una falsa deportazione ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei deportati, i macchinisti e anche i nazisti. Solo così riusciranno a passare il confine, ad arrivare in terra santa, perché, in fondo, “ogni terra può essere santa”. Il folle progetto viene messo in atto e il treno partirà tra paura e follia. In un mondo fatto di oscuri presagi forse è necessaria una buona dose di follia per continuare a sperare. Agli abitanti del paesino ebreo non resta che abbandonarsi all’idea geniale di Ric e a quelli che la sorte ha scelto per interpretare il ruolo di nazisti non rimane che adeguarsi, imparare a parlare tedesco, che altro non è che “yiddish senza umorismo”, comportarsi come vere SS, impersonando anche la loro crudeltà. Rappresentato con irrequieta ambiguità da Francesco Saverio Esposito, il finto ufficiale tedesco pare progressivamente scollarsi dalla realtà e abbracciare tutta la follia nel nazismo. Come è possibile che l’uomo diventi così “altro”? Sulla scena nel suggestivo spazio culturale del Ztn Stefano Ariota  rappresenta anche la cultura , le caratteristiche e le nevrosi yiddish senza tanta retorica. I cinque protagonisti mostrano piccolezze e generosità, l’ottusità e l’acume, insopportabili lagnanze e corrosiva autoironia, che li istiga allo scontro per gran parte dello spettacolo. Gli ebrei sono modello dell’umanità intera, che auspica la fine della guerra, ma la cui paura mette inevitabilmente l’uno contro l’altro. Il treno di “Verso la libertà” diventa metafora del mondo: c’è il capo rabino che dialoga con Dio e gli presenta i suoi umani dubbi,c’è chi professa comunismo, chi ha perso la fede, chi parla di un amore perduto, i conflitti, le prepotenze, la diffidenza e la paura di non farcela. “Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?” Lo spettacolo è un’armoniosa composizione di luci e suoni, da cui emerge una perfetta simbiosi tra gli attori, oltre che una studiata alternanza tra fugaci e limpidi momenti di puro lirismo e una comicità amara. Brilla Mirko Ciccariello, a cui è affidato il commovente finale, l’energico piglio di Carlo Liccardo, il leader Peppe Carosella, cui fa da sponda e controscene Luigi Esposito. Stefano Ariota mette in scena l’allegoria […]

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