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Eroica Fenice

Fun e Tech

La carta carburante e i suoi benefici

Prima di parlare delle carte carburante, è importante precisare la differenza tra la carta carburante e la scheda carburante. La prima è solitamente una prepagata che viene fornita dall’azienda al dipendente per pagare diesel o benzina durante gli spostamenti di lavoro, mentre la seconda è un documento che serve principalmente alle aziende o ai professionisti per detrarre l’IVA per l’acquisto di benzina, diesel o gas. La carta carburante è dunque un metodo di pagamento che viene adottato per tracciare le spese per il consumo di carburante e permettono a privati, liberi professionisti e aziende una più semplice gestione dei consumi relativamente agli spostamenti di lavoro. Alcune vengono emesse con il nome della società e il numero di targa del veicolo stampato, per poter raccogliere i dati di quella specifica carta. Le carte finalizzate al pagamento di rifornimenti permettono al consumatore di usufruire di alcuni servizi e numerosi benefici. Per prima cosa propongono una semplificazione della certificazione dei rifornimenti effettuati e una semplificazione della gestione dei consumi a fini fiscali. In secondo luogo garantiscono una superiore sicurezza nel controllo dei rifornimenti determinando in questo modo un considerevole risparmio, dovuto alla riduzione dei costi e alle numerose offerte sul prezzo del carburante. Quanti tipi di carte ci sono? Le carte carburante possono essere almeno di due tipologie: la carta carburante pura e quella multifunzione. La carta carburante pura è destinata solo al pagamento, la gestione e la certificazione dei rifornimenti. Consentono di controllare e gestire in maniera personalizzata un’intera flotta di auto a disposizione delle aziende e possono essere usate per effettuare acquisti di carburante e lubrificante. La carta multifunzione è una carta prepagata che può essere usata per diversi tipi di pagamento ed ha il pregio di semplificare la gestione della certificazione dei rifornimenti. L’uso di queste carte è in particolar modo utile per le aziende perché facilita la scelta dei distributori in cui fare rifornimento e permette di stabilire limitazioni sul prezzo, l’ora, la data, in funzione della regione da percorrere. La carta può essere brandizzata e usata presso alcuni distributori (Q8,Eni, etc), oppure utilizzata presso qualunque distributore. La novità: Soldo Drive Soldo Drive è la prima carta carburante elettronica messa a disposizione dal circuito MasterCard. Grazie ad essa si potranno sostituire le vecchie carte carburante e rispettare la normativa riguardante la nuova fatturazione elettronica entrata in vigore a gennaio 2019. Ha una funzionalità simile a quella di una carta ricaricabile, poiché è collegata ad un conto corrente Soldo Drive cui si avrà accesso al momento della registrazione al sito. E’ possibile collegare le carte, ricaricarle in pochi secondi, direttamente dal conto on-line e controllare di volta in volta le spese effettuate. Grazie a questa carta si potranno scaricare i costi e l’IVA riguardanti questa spesa direttamente da Computer o smartphone. La carta Soldo Drive garantisce sicurezza alle aziende perché può essere bloccata e sbloccata istantaneamente e garantire limiti di spesa mensili, settimanali e giornalieri anche per ogni singola operazione. fonte immagine: Newsauto

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Musica

“Je sto vicino a te” 64: l’amore senza fine

Martedì 19 Marzo, giorno in cui Pino Daniele avrebbe compiuto 64 anni, si è tenuto al Palapartenope la quinta edizione di “Je sto vicino a te”, l’evento in omaggio dell’immenso cantante partenopeo. Fortemente voluto dal sindaco Luigi De Magistris, ancora una volta regalato a cittadini e turisti dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Nino Daniele, il memorial è stato realizzato da Nello Daniele con la direzione artistica di Federico Vacalebre, giornalista musicale e amante della musica di Pino. In un’unica grande organizzazione confluiscono tante energie e tanti artisti pronti a celebrarlo in un omaggio sincero per forma e contenuto. Come Pino, inizialmente rifiutato dai signori della musica napoletana “perché sporco, brutto, coi capelli lunghi e di sinistra”, scommetteva su giovani talenti, così anche al Palapartenope artisti emergenti rileggono emozionati le canzoni del Nero a metà come in un rito laico, davanti ad un pubblico-famiglia. Anche quest’anno un cast di alto livello: artisti napoletani e del resto d’Italia che hanno lavorato o che semplicemente amano la musica di Pino Daniele si sono alternati sul palco intorno alla figura centrale dell’evento, il fratello dell’uomo in blues, Nello Daniele, che arriva sul palco vestito in nero e visibilmente emozionato. Je sto vicino a te,  la serata Apre la serata la figura del Pazzariello, simbolo di un forte legame con la tradizione napoletana, interpretato da Angelo Picone, che aveva aperto l’ultimo concerto di Pino Daniele. Sul palco Nello Daniele con la sua Band inizia a suonare, più che cantare, “Je so pazzo” e “Je sto vicino a te”. Dopo l’esibizione di Sara Tramma, carismatica cantautrice che aveva debuttato come voce solista nei Musicanova,  sul palco arriva una delle più grandi artiste poliedriche viventi, Lina Sastri. Una donna che non ha bisogno di presentazioni, un’ attrice che ha lavorato da giovanissima con Eduardo De Filippo e Peppino Patroni Griffi, una grande voce che portato in tutta Italia le canzoni della sua terra d’origine, vittima anche lei, come la sua città, di numerosi cliché. Canta infatti la canzone “Sud scavame ‘a fossa”, con un potente carico drammatico e “Assaje”, il brano scritto da Pino Daniele e affidato alla voce di Lina Sastri per la colonna sonora del film di Nanni Loy “Mi manda Picone”. Importante la presenza di un altro Uomo in Blues, Antonio Annona e di un rapper americano di Napoli nel segno della linea rossa che porta da Carosone a Liberato, passando per zio Pino: Speaker Cenzou con Il Nucleo, che portano sul palco un movimentato remake di “A testa in Giù” e tutta la riconoscenza della nuove generazione ad un idolo che ha toccato il cuore e steso la mano anche ai più giovani. E poi il trio Suonno d’Ajere, risultato di un progetto di tre giovani ragazzi nato dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale; Manuela Zero, in arte La Zero, protagonista di Sanremo Giovani 2019, canta tremante sul palco “Anna Verrà”. Problemi di audio, trascinati per tutta la serata, disturbano […]

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Culturalmente

Monastero di Santa Chiara: tra bellezza e mistero

Oggi il Monastero di Santa Chiara racconta le vicende della città, dalle vestigia di epoca greco romana passando per l’opera di Giovanni da Nola, gli incredibili marmi del XVI secolo fino alle architetture del medievale Chiostro delle clarisse, un luogo dove il tempo sembra fermarsi e si riesce a sentire il respiro della città. Autentico gioiello incastonato nel cuore di Piazza del Gesù, punto di snodo tra l’area di impianto greco-romano e l’ampliamento urbano di età vicereale,  la cittadella francescana voluta dal re Roberto d’Angiò e da sua moglie Sancia di Maiorca nel 1310 si erge di fronte alla chiesa del Gesù Nuovo, una delle più affascinanti di Napoli. Il monastero è protagonista della prima e più famosa canzone napoletana Munastero ‘e Santa Chiara, scritta da Michele Galdieri e Alberto Barberis, quando il complesso versava in condizioni strazianti a causa dei bombardamenti alleati del 4 agosto 1943, che lo ridussero in macerie. La canzone rievoca il desiderio di una Napoli che risorga dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e dalla sua stessa paura della distruzione, delle rovine, dei residui di quei bombardamenti che hanno lacerato i suoi spazi più belli, le sue piazze, le sue strade e lo stesso monastero. Ma proprio da quella ferita vennero rimessi in luce resti della città antica, che giacevano nascosti da secoli sotto il complesso e oggi si possono visitare gli scavi archeologici in cui sorge il Museo dell’Opera, quattro chiostri monumentali e i resti degli affreschi di Giotto. Il monastero, retto dalle Clarisse, è di rilievo assoluto nella storia di Napoli e si qualifica ancora oggi come la più grande chiesa gotica della città, che ospita il sepolcro ufficiale della dinastia dei Borbone a Napoli, dove riposano i sovrani del Regno delle Due Sicilie, da Ferdinando a Francesco II. Cenni storici Il Monastero di Santa Chiara fu realizzato tra il 1310 e il 1328 dall’architetto Gagliardo Primario per volere di Roberto d’Angiò e la moglie. La chiesa, costruita in forme gotiche provenzali, assurse ben presto a una delle più importanti di Napoli al cui interno lavorarono alcuni dei più importanti artisti dell’epoca, come Tino di Camaino e Giotto,  che eseguì nel coro delle monache affreschi su Episodi dell’Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. Assieme alla basilica fu edificato adiacente ad essa anche un luogo di clausura per i frati minori, divenuto in seguito la chiesa delle Clarisse. Nella basilica di Santa Chiara, il 14 agosto 1571, vennero solennemente consegnati a don Giovanni d’Austria il vessillo pontificio di Papa Pio V ed il bastone del comando della coalizione cristiana prima della partenza della flotta della Lega Santa per la battaglia di Lepanto contro i Turchi Ottomani. A  partire dal 1742 fino al 1796, il monastero di Santa Chiara fu ampiamente ristrutturato sulla base del gusto barocco dell’epoca: l’interno fu ricoperto di marmi, così come il pavimento, e molti degli affreschi della mano giottesca furono cancellati per fare spazio alle pitture di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito. Durante la seconda guerra mondiale […]

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Napoli e Dintorni

NapoliCittàLibro 2019: un approdo alla cultura

 “Approdi. La cultura è un porto sicuro”. Questo è il tema scelto per la seconda edizione di NapoliCittàLibro, il Salone del Libro e dell’Editoria, che torna dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. La fortezza, Patrimonio mondiale dell’Unesco che da secoli veglia sul Golfo di Napoli, oltre che centro polifunzionale per attività e iniziative culturali, ospiterà gli incontri e gli espositori di NapoliCittàLibro negli ambulacri del castello: intorno all’Auditorium, simbolicamente chiamato Rosa del venti, si svilupperanno le tre sale Levante, Ponente e Libeccio, spazi intimi in cui la contemporaneità del panorama artistico dialoga con l’atmosfera e le suggestioni storiche del luogo. La conferenza di presentazione, tenutasi a Palazzo Zevallos giovedì 7 marzo, ha visto la partecipazione degli Editori Alessandro Polidoro, Diego Guida, Plavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e la lettura, Anna Imponente del Polo Museale della Campania e l’assessore alla cultura Nino Daniele. “Napoli rivendica il suo ruolo di centralità nel panorama editoriale nazionale ed è per questo, che questa rassegna ha l’ambizione di diventare un prestigioso Salone del libro, italiano e internazionale. Per questo chiamiamo “alle armi della cultura” ancora una volta Napoli e i napoletani, veri protagonisti del Salone 2018, ai quali chiederemo un aiuto anche per candidare Napoli capitale europea della Cultura nel 2024” dice Alessandro Polidoro. L’iniziativa, promossa dall’Associazione [email protected], in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura e il Polo Museale della Campania, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con il patrocinato di AIE – Associazione Italiana Editori, NapoliCittàLibro vanta un programma vasto e articolato in sezioni che coinvolgono il pubblico, a iniziare da Àncore, in cui si affronteranno problemi sull’attualità e la società con alcuni ospiti, come, tra i tanti, Alex Zanotelli e Armando Torno, e la sezione Sirene, dedicata sia alla figura mitologica che al suo significato metaforico di voci ingannevoli. Ancora saranno innumerevoli le conferenze, le presentazioni e i dibattiti nella sezione “Un’ora con…”, in cui il pubblico potrà anche confrontarsi con personaggi come Pippo Baudo, Gianrico Carofiglio, Rita Dalla Chiesa, Raffaele la Capria, vero e proprio ospite d’onore, che dopo la lectio inaugurale, ripercorrerà il rapporto, tra verità e trasfigurazione narrativa, con la sua città natale. Simbolo di questa edizione è Jhumpa Lahiri, autrice del Premio Pulitzer, che ha fatto dell’equilibrio fra libertà e appartenenza la propria bussola di vita. Protagonisti del weekend saranno gli scrittori Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014 e Michele Serra, accompagnato dalle letture dell’attore e regista Andrea Renzi. Al Salone arrivano anche “I poeti dello specchio”, la più famosa collana italiana di poesia, che, dal 1942, dà voce a classici e sperimentatori. Non poteva certo mancare la prospettiva economica, di cui si fa portavoce Riccardo Petrizzi, già senatore della Repubblica e Deputato alla Camera, mettendo in risalto le potenzialità e gli strumenti dello sviluppo comunitario piuttosto che la mera caccia al profitto. Tra i numerosi approdi della cultura ci sarà quello della stessa città partenopea, cui rende omaggio la sezione Rotta su Napoli: […]

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Food

Borgo Castello: Pan di Jonna e birra artigianale per ripartire

La castagna del Partenio, nota anche come Jonna del Partenio, è la regina incontrastata di Borgo Castello, un piccolo paese dell’avellinese che conta poco più di cento abitanti. Sabato 2 marzo tre giovani ragazzi ci hanno accolto nel paese in cui sono nati e a cui sono legati da un profondo sentimento di gratitudine e ci hanno mostrato il loro progetto, che al giorno d’oggi vede una Pasticceria e una Birreria artigianale, ma tra qualche hanno vedrà sorgere un piccolo complesso turistico che porterà il visitatore alla scoperta dei sapori e odori più veraci della Campania. La Jonna del Partenio si dimostrerà presto l’elemento centrale di questo progetto di recupero e valorizzazione di Borgo Castello, che nel 1999 fu devastata da una violenta alluvione e abbandonata da gran parte della popolazione. Mani in pasta alla pasticceria di Borgo Castello Il primo ad accoglierci è il mastro dolciere Angelantonio Perrotta, che dopo aver lavorato per tanti anni a Roma, ha deciso coraggiosamente di portare la sua arte nel suo paese di origine, fondando la pasticceria “Castello” nel 2013. La pasticceria “Castello” aggiunge ai già apprezzati panettoni e colombe alle castagne proposti da qualche anno con successo il Pan di Jonna, un pan bauletto artigianale con castagne del Partenio candite e glassa di cioccolato a latte, senza conservanti e con aromi naturali. Con Angelantonio ci cimentiamo nella pirlatura dell’impasto e nella glassatura, notando la grande attenzione dello staff alla temperatura di conservazione, alla delicatezza della lavorazione e alla freschezza delle materie prime. La birreria “DonJon” A pochi metri dalla pasticceria Raffaele Carofano, cugino di Perrotta, enologo di formazione ma forte di un master in Tecnologie Birrarie presso l’Università di Perugia, decide di recuperare l’antico mulino del borgo creando nel 2014 il birrificio artigianale “DonJon”, il cui nome deriva dal Dongione, la torre centrale di Borgo Castello di Cervinara, l’unica ancora visibile. Anche Raffaele ci apre le porte del suo laboratorio coinvolgendoci nell’aggiunta dei luppoli al mosto nel tino e spiegandoci la provenienza delle materie prime, come, ad esempio, l’acqua del Partenio. «Fino all’anno scorso – precisa – utilizzavamo orzo italiano maltato in Germania, ma da quest’anno abbiamo fatto un contratto di fornitura con un’azienda che produce Cereali a Lacedonia». Diverse le birre prodotte da Carofano, ma senza dubbio la più caratteristica è proprio la Jonna, una birra dal sapore intenso ammostata con le castagne del Partenio, nata dal desiderio di rivalorizzare il loro meraviglioso territorio di origine. Inoltrandoci nei sentieri di montagna e respirando aria quasi incontaminata, dopo la visita al birrificio arriviamo in quella che nel progetto ci si augura diventerà una country house, dove uno staff gentile e cordiale ci coccola con piatti a base di castagna, accompagnati, a seconda dell’intensità dei sapori, da una birra diversa. Per poi terminare con dei dolci alla Jonna e la rottura di un meraviglioso uovo artigianale di cioccolato fondente e, ovviamente, castagne. Il progetto Con l’aggiunta del birrificio alla pasticceria, nasceva nel 2014 il primo esempio di azienda diffusa in un borgo medievale. […]

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Eventi nazionali

Nutri-RARE: mostra che ci sei a fianco di chi è raro

Giovedì 28 febbraio è stata celebrata la 12° giornata mondiale dedicata alle malattie rare, organizzata da Eurordis Rare Diseases Europe, un’associazione no profit che raggruppa più di 800 alleanze di pazienti di 70 paesi affetti da malattie di questo tipo. Per questa occasione, nel museo interattivo Corporea di Città della Scienza si è svolto un incontro scientifico e divulgativo “Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo”, con la finalità di aumentare la consapevolezza e dunque la sensibilità sulle malattie rare e il loro impatto nelle vite di chi ne è affetto e dei loro familiari. In Italia l’impegno delle Associazioni dei pazienti e delle loro organizzazioni nazionali e internazionali, come Uniamo Federazione italiana Malattie Rare ed EURORDIS Rare Deseases Europe, è di portare avanti proposte ed iniziative per lo sviluppo e l’implementazione di politiche di assistenza sociale ed economica, oltre che di sanità pubblica, per il supporto delle particolari esigenze di questa comunità. Le loro attività sono incentrate a stimolare decisori istituzionali e operatori del sistema ad attuare politiche e avviare servizi che rispondano ai bisogni trasversali dei pazienti affetti da patologie rare attraverso costanti azioni di sensibilizzazione e informazione. Nutri-RARE: un occhio alla scienza… Una malattia è definita rara in Europa quando colpisce meno di 1 ogni 2000 persone, ma la definizione cambia in altre parti del mondo. Si stima che nell’Unione Europea più di 30 milioni di persone potrebbero essere colpite da una delle oltre 6000 malattie rare oggi conosciute. Numeri che ci sottolineano l’importanza della divulgazione e della lotta per l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza sociale delle famiglie colpite da queste problematiche. Il tema della Giornata 2019 è l’importanza del cibo come medicina e come fattore di integrazione, affinché curi il corpo e la mente del paziente ad allontanare il profondo senso di solitudine e il forte impatto emotivo che la malattia provoca. Durante l’incontro Nutri-RARE le voci del mondo accademico, della scienza e della ricerca sono state quelle di Marina Melone e Simone Sampaolo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate & Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, Università degli Studi della Campania e di Giuseppe Sorrentino del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM CNR). «C’è stata un’esplosione di interesse dei consumatori – spiega Marina Melone – per il ruolo di specifici alimenti o componenti alimentari fisiologicamente attivi, nel migliorare lo stato di salute, i cosiddetti alimenti funzionali. Chiaramente, tutti gli alimenti sono funzionali, in quanto sono dotati di gusto, aroma o forniscono valore nutritivo. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il termine funzionale così come si applica agli alimenti, ha adottato una connotazione diversa: quella di fornire un beneficio fisiologico aggiuntivo oltre a quello di soddisfare i bisogni nutrizionali di base, e/o di entrare in una dieta con alimenti su misura per i pazienti con malattie rare». La professoressa Marina Melone dialoga con gli studenti dell’Istituto Professionale di Stato per L’enogastronomia e L’Ospitalità Alberghiera “G.Rossini” spiegando loro l’importanza di una giusta alimentazione per […]

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Napoli e Dintorni

Circuba arriva a Napoli: l’inno alla gioia

Dopo l’apprezzatissimo esordio nella Capitale, arriva a Napoli Circuba: più di 50 artisti del Circo Nazionale Cubano si esibiranno all’Edenlandia fino al 24 marzo 2019 con uno spettacolo che vede come protagonisti acrobati, giocolieri, funamboli e trapezisti accompagnati dai generi più belli della musica cubana, il Son, il Mambo e la Salsa, vero e proprio ritmo nazionale. Circuba: l’inno alla gioia Il Circuba è uno show adatto a tutta la famiglia, un invito alla gioia. Proprio il ministro della Cultura cubano ha accettato l’idea di festeggiare in Italia i 50 anni dalla nascita di Circuba, un vero e proprio trionfo della rivoluzione di Fidel Castro sul mondo circense. Infatti, nel 1968 Fidel nazionalizzò il circo, inaugurando il primo spettacolo i cui protagonisti erano atleti formatisi nelle varie palestre poi trasformate in scuole circensi, le cui radici affondano dunque nell’ex arte circense sovietica. Dopo la rivoluzione, il circo di Mosca, apprezzato in tutto il mondo, fa il suo debutto nel repertorio acrobatico latino, la cui forma, grazie alla propria emancipazione artistica, è più focalizzata sulla cultura afro-cubana, sebbene ispirata a quella russa e influenza da quella cinese. Una forma artistica identitaria, ma che, dunque, si apre a nuove influenze culturali, una fusione che ha permesso ad alcune performace di essere uniche ed inedite nel repertorio internazionale. Circuba diventa quindi un’occasione per divulgare l’immenso valore culturale e il talento musicale nelle arti circensi e nelle danze caraibiche dell’isola felice. I cubani hanno il ritmo nel sangue e coinvolgono il pubblico con eleganza e carisma. Circa una cinquantina gli atleti selezionati per questo progetto, provenienti dalla più famosa scuola di circo a L’Avana, che proveranno a portare lo spettatore in un’isola ricca di allegria e bellezza attraverso la coinvolgente musica dei loro corpi. Accompagnato da un’orchestra locale, il pubblico rimarrà sorpreso di non trovarsi di fronte ai soliti clown o numeri di animali che diventano fenomeni da baraccone, ma dinanzi ad uno show ricco di fascino e calore. Ad intervallare i 12 suggestivi quadri che delineano lo spettacolo è un personaggio comico, che decide di intraprendere questo viaggio, non senza la partecipazione attiva degli spettatori. In un tripudio di musica e colori, in cui la danza si mescola al folklore e alle arti circensi, formidabili atleti saltano in aria eseguendo evoluzioni mortali per atterrare su una piccola sbarra di legno, straordinarie contorsioniste volteggiano in aria appese per i propri capelli, trapezisti si lanciano al buio nel vuoto con grandi elastici per poi risalire sui trapezi. Circuba è un modo per brindare al gemellaggio spirituale e culturale tra l’Italia e Cuba in un viaggio magico in grado di portare a Napoli le atmosfere tropicali dell’isola felice. Una grande festa, un viaggio verso l’allegria e il buon umore, un momento per se stessi, una piccola occasione per ricordarci che essere felici è sempre la scelta migliore. Circuba: dove e quando NAPOLI EDENLANDIA VIALE KENNEDY Dal 14 Febbraio al 24 Marzo 2019 Info 331/5037118 –331/3194441 www.circuba.it Prevendite su www.circuba.it SPETTACOLI DEBUTTO Giovedì 14 febbraio ore 21 […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Arriva la XII edizione della Crociera della Musica Napoletana

Tutto pronto per la dodicesima edizione della Crociera della Musica Napoletana, che quest’anno partirà il 2 settembre fino al 28 settembre 2019 a bordo di MSC Opera. L’iniziativa è stata presentata il 15 febbraio presso la Sala baroni del Maschio Angioino ed è stata organizzata da Scoop Travel e l’Associazione “Più Napoli”, che, in collaborazione con MSC Crociere incoraggia lo sviluppo del settore incoming a Napoli e in Campania con un progetto che è considerato il primo esempio di turismo esperienziale In Italia. Alla presentazione, mediata dalla giornalista Giuliana Cargiulio, sono intervenuti il critico teatrale Giulio Baffi, Nino Daniele, assessore Cultura e Turismo del Comune di Napoli, Francesco Spinoza, ideatore del progetto, Francesco Manco della MSC Crociere e gli artisti che saranno protagonisti dell’evento, Marisa Laurito, Diego Sanchez, Francesca Marini e Antonio Siani. Dopo l’incontro ad accoglierci abbiamo trovato un vistoso e gustoso buffet organizzato da Cuori di Sfogliatella. La Crociera della Musica Napoletana MSC va al passo con i tempi: mentre fino all’arrivo dell’invasione digitale i motivi che spingevano i turisti ad un viaggio erano il riposo e l’arricchimento culturale, oggi il viaggiatore cerca non solo di evadere dalla routine, ma anche di immergersi in curiosità e tradizioni culturali diverse dalla propria, vivere esperienze ed emozioni da condividere con glia altri. Proprio nel 2008, ideando la Crociera della Musica Napoletana, il fulcro del turismo emozionale, ancora prima che se ne iniziasse a parlare, diventa Napoli che, nel pieno della crisi economico-sociale, attraverso un piano di valorizzazione di arte, musica, teatro ed enogastronomia, si presenta la città con la migliore offerta turistica. Sulla MSC Opera il viaggiatore non solo ascolterà le esibizioni di ospiti musicali di livello internazionale, ma vivrà per una settimana a contatto con loro in un’atmosfera familiare, apprenderà la storia di Napoli e delle sue produzioni culturali entrando a contatto con l’aspetto più verace quale la produzione musicale e teatrale. Napoli solca i mari, approdando nel mondo attraverso la sua musica, arte e cultura. “Napoli – dice Nino Daniele – da anni ormai batte il proprio record turistico, con la sua offerta culturale in continua evoluzione. La cultura odia i muri, odia i confini spinati e i rancori. La cultura, il turismo è una grande opportunità di scambio di valori e conoscenze tra i popoli. Vale la pena fare in modo che molti giovani possano trovarvi sempre nuove opportunità.” La XII edizione della Crociera della Musica Napoletana MSC Opera solcherà i mari il 21 settembre su una nave completamente rinnovata e rimodernata con l’intervento “Renaissance”, rimanendo la nave elegante dalle forme classiche che l’hanno contraddistinta. L’imbarcazione più piccola è stata scelta per ricreare un’atmosfera di affinità, familiarità e convivialità affinché passeggeri, artisti e staff organizzativo diventino un’unica grande famiglia. La nave partirà da Bari per proseguire con Kotor, Santorini, Corfù e Venezia. L’ospite d’onore di questa edizione è certamente Marisa Laurito, attrice edoardiana, cantante, che ha collaborato con i grandi del cinema, del teatro e della televisione italiana. Simbolo della canzone napoletana più autentica, la splendida voce […]

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Libri

Dottor Ox: la manipolazione delle debolezze umane

Ultimo titolo della collana “Classici”, Dottor Ox è edito dalla Alessandro Polidoro Editore, moderna casa editrice napoletana che con quest’opera aggiunge un altro tassello al progetto di restituire al lettore opere trascurate dalla critica o ormai scomparse in libreria. Dalla prosa incalzate e ritmata, grazie alla quale fu messo in scena a Parigi nel 1877 dal grande Jacques Offenbach, Dottor Ox è impreziosito dalle illustrazioni dell’epoca firmate da Lorentz Froelich. Nella vasta produzione di Jules Verne, Dottor Ox, pubblicato la prima volta nel 1874, occupa un posto eccezionale. Dottor Ox: la trama Un misterioso scienziato, accompagnato dal suo assistente Igeno, appare all’improvviso a Quiquendone, una minuscola cittadina delle Fiandre, che ogni carta geografica ignora, e sottopone i suoi abitanti a un folle esperimento. Tutto a Quiquendone si muove lentamente, tranquillo come un deserto, flemmatico, indolente, indifferente tanto “che un convento di Certosini, o uno stabilimento di sordomuti, non sarebbe stato più silenzioso”, fino a quando sulla città si abbatte una sciagura e la collettività precipita in una bagarre ingestibile. Un uomo singolare il dottor Ox, un erudito, un fisiologo, i cui lavori erano conosciuti e apprezzati da tutta l’Europa scientifica, ma certamente un personaggio bizzarro, dal sangue caldo e impetuoso, la cui natura, com’è da immaginare, contrastava con gli abitanti di Quiquendone. Ebbene, lo scienziato aveva deciso di illuminare a sue spese l’intera città con un gas più moderno, il gas ossidrico. La cittadina sembra dapprima invasa da un’aria più vivace, ma ben presto ci si accorge che l’indole e il temperamento dei suoi abitanti sta cambiando. Nei teatri, nelle adunanze del consiglio, come a qualsiasi riunione pubblica, un eccitamento bizzarro si impadroniva dei presenti per poi sfociare in acri contese. Tra i personaggi più eminenti ci si inizia già a chiedere: “come arrestare questi furori selvaggi? Come frenare questi temperamenti sfrenati?”. Il male, nel tempo, invece di dissiparsi, si estende e avvolge non solo il regno animale, ma anche quello vegetale. Tutte le leggi della natura paiono scompigliate e persino le pietre si emancipano. In paese dilania caos e violenza. La fame è insaziabile e gli indisciplinati crescono giorno per giorno. “Siamo forse invasi dal demonio?” Prendendo a pretesto un’antica contesa con una cittadina limitrofa, anche la guerra non si fa attendere. Chiunque, con qualsiasi arma, purché abbia risvegliato nel cuore una vendetta sopita. L’unico momento di pace è sulla torre più alta di Quiquendone, dove poter vivere “sopra le miserie di questo mondo”, dove l’aria non è ancora contaminata dal gas ossidrico, non ancora viziata dalle debolezze umane. “Non vi sembra che l’umanità sia meglio destinata a stare su queste alture, che a strisciare sulla scorza del nostro sferoide?” Quanto è diversa la realtà se la si guarda dall’alto. Lo scoppio del gasometro mette fine a quest’inferno, facendo cadere gli abitanti di Quiquendone come un esercito di soldatini di cartone. Tutto tace, nuovamente. La scienza e l’uomo nel romanzo di Verne Racconto apparentemente dal tono leggero e umoristico, Dottor Ox in realtà inizia a registrare il disincanto nei […]

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Food

“Chiacchiere, sanguinaccio e solidarietà” allo Chalet Ciro

Parte dallo storico Chalet Ciro sul lungomare di Mergellina una delle prime iniziative solidali in vista del Carnevale, presentata nel pomeriggio di martedì 5 febbraio. Con il pretesto di gustare le deliziose chiacchiere e il sanguinaccio ( a cui si sono poi aggiunti assaggi di graffe), Antonio di Martino, da oltre quarant’anni a capo dell’esercizio commerciale, lancia un appello ai napoletani, promuovendo una raccolta fondi a favore di Oikos comunità familiare con l’hashtag #accompagniamoli (supportata dalla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare) per l’acquisto di un mini-van per il trasporto a scuola. Chiacchiere sì, ma anche fatti All’evento, curato da GCpress Comunicazione in collaborazione con i responsabili della comunicazione della campagna di #accompagniamoli, sono stati presenti, oltre ad Antonio De Martino, Michela Peluso, coordinatrice di Oikos comunità familiare e Giuseppe Cerbone di Meridonare. Oikos più che una casa famiglia, è una comunità educativa che, situata nel cuore della periferia ovest di Napoli, dal 1998 ospita bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni che provengono da contesti e situazioni difficili per offrire loro un tetto e le cure necessarie per ritrovare il sorriso. Oggi Oikos chiede aiuto al cuore di Napoli per acquistare un’auto 7 posti che consenta di accompagnare a scuola e alle visite mediche i ragazzini ospiti della struttura. “I bambini che sono sotto la nostra tutela – spiega Michela Peluso – sono allontanati dai genitori dalle autorità competenti per motivi di abuso e maltrattamenti. Per bambini che non possono muoversi senza di noi la macchina è un bene primario, non  un bene di lusso.” In occasione di una degustazione riservata alla stampa, Antonio di Martino, venuto a conoscenza della realtà difficile di Oikos , decide di dare maggiore rilievo alla raccolta fondi supportata dalla piattaforma crowdfunding Meridonare che,  a differenza di altre, si occupa solo di sociale e di Meridione. “Siamo stati più che felici di ospitare Oikos sulla nostra piattaforma .– dice Giuseppe Cerbone – È una realtà che ci ha colpito, siamo stati sul posto, abbiamo conosciuto i bambini e toccato con mano il loro progetto”. È possibile sostenere la campagna collegandosi al sito www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Michela Peluso parla con il cuore in mano e si vede. “Dopo un mese di raccolta fondi siamo stati invasi dall’amore di tantissimi napoletani e abbiamo già raggiunto buoni risultati. Ma c’è ancora tanto da fare e attraverso quest’occasione vogliamo dare nuovo vigore all’appello”, ci dice. Il messaggio lo sapete già e lo avrete sentito tante volte. La vita continua ad insegnarci che ogni pelo fa il pennello, che sentirsi parte  di un progetto è una forte responsabilità. “Nessuno può pensare che le cose non possano cambiare, perché una macchina, ad esempio cambia la vita, mentre la donazione di 5 euro in un bilancio familiare certamente no”. Lo chalet Ciro: odore di tradizione Durante l’incontro ci viene servito  un gustoso piatto formato da una doppia crema al cioccolato fondente aromatizzata alla cannella  con cubetti di scorze di arancia candita e gocce di cioccolato e croccanti chiacchiere spolverate di zucchero […]

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Musica

Sanremo 2019 (prima serata): opinioni, commenti e polemiche

Sanremo 2019, come è andata la prima serata? Benvenuti alla 69° edizione del Festival di Sanremo, il Baglioni Bis, che quest’anno parte con buoni ascolti, ma in calo rispetto all’edizione dell’anno scorso, con la quale pare non reggere il confronto. Una serata eterna durata 4 ore e mezza, ma anche scandita da un certo ritmo: dalla sigla di inizio alla prima canzone in gara passano meno di 10 minuti, un record rispetto a ciò al quale il festival ci ha abituati in passato. Era però inevitabile: 24 canzoni in gara, tutte da far ascoltare in prima serata. Sanremo 2019: la gara Alle 20.47 va in onda la sigla dell’eurovisione: Claudio Bisio, Claudio Baglioni e Virginia Raffaele cantano sopra una pedana “Voglio andar via”, mentre un nutrito corpo di ballo occupa la scena sul palco. Il trio scende la scalinata in religioso silenzio: la tensione è palpabile. “Questo è il festival dell’armonia“ – rompe il silenzio Baglioni. L’Ariston sembra enorme poiché Francesca Montinaro ha posizionato l’orchestra in fondo ricavando spazio sul retro e dando profondità al palco. Inizia Sanremo 2019, non prima di aver salutato una delle personalità più eminenti sedute in prima fila. Se pensate al sindaco di Sanremo o al direttore di Rai 1 vi sbagliate, è Valeria Marini. Il primo in gara è Francesco Renga con “Aspetto che torni”, scelto non a caso per l’apertura: il suo sembra un autoplagio, non delude mai le aspettative, ma ha potenza vocale e una bella padronanza di scena. Subito dopo Livio Cori e Nino D’Angelo insieme cantano “Un’altra luce”, un pezzo difficile costruito sul rapper napoletano (è lui o non è lui Liberato?), a cui D’Angelo cerca di stare dietro, ma su delle tonalità a lui non congeniali. Altro discorso per Nek, che arriva sul palco più potente e rock che mai con una ballata elettropop destinata a diventare un tormentone. Nel frattempo le polemiche sull’audio iniziano a scatenare il malcontento, sembra un concerto in Tv piuttosto che un Festival, e il web si scatena: “L’audio è peggio di quello dei collegamenti dall’Honduras per l’Isola dei Famosi”. Tutto prosegue bene. La canzone dei The Zen Circus è la prima con una scenografia: bandiere, tamburelli, giacche di pelle e chitarre. La prima canzone politica della serata, un testo difficile e senza pause che si entusiasma solo nel finale. Dopo quattro esibizioni non memorabili arrivano Il Volo, salutati con un grandissimo applauso. Ci credono molto, si vede dagli sguardi convinti: “Siamo musica vera che resta”, cantano. La prima donna sul palco di Sanremo 2019 è Loredana Bertè, con una gonna rock cortissima e una performance passionale. Arriva poi uno dei momenti più attesi del Festival di Sanremo 2019: l’esibizione di Andrea Bocelli, che dopo il duetto con Baglioni, cede il “chiodo” al figlio Matteo, augurandogli buona fortuna con “l’onestà e lo spirito di sacrificio che spero di averti insegnato”, gli dice. Bocelli Junior conquista tutti con una potenza vocale e un’eleganza che incanta l’Ariston. La gara riprende con Daniele Silvestri: un pezzo duro cantato […]

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Recensioni

“Verso la libertà” di Stefano Ariota allo ZTN: il treno della vita

Dopo tre anni in giro per l’Italia “Verso la libertà”, liberamente tratto dallo splendido film “Train de vie” di Radu Mihailean, approda finalmente a Napoli allo Ztn a dirci che si può parlare della piaga nazista senza retorica e mezzi termini. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 3 febbraio, è rappresentato da un cast affiatato e sincronizzato, merito del regista Stefano Ariota, che lascia esprimere i suoi attori, permettendo loro di far emergere individualità e talento. Cinque amici ebrei (Ric, Rob, Ren, Ros, Raf) sullo sfondo dei rastrellamenti nazisti del 1944. Ric, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato sulla scena: i nazisti stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e tra poco toccherà pure a loro. Serve un piano, una via di uscita e una proposta un po’ bizzarra accende una speranza di salvezza: per sfuggire ai tedeschi tutti gli abitanti del villaggio organizzeranno una falsa deportazione ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei deportati, i macchinisti e anche i nazisti. Solo così riusciranno a passare il confine, ad arrivare in terra santa, perché, in fondo, “ogni terra può essere santa”. Il folle progetto viene messo in atto e il treno partirà tra paura e follia. In un mondo fatto di oscuri presagi forse è necessaria una buona dose di follia per continuare a sperare. Agli abitanti del paesino ebreo non resta che abbandonarsi all’idea geniale di Ric e a quelli che la sorte ha scelto per interpretare il ruolo di nazisti non rimane che adeguarsi, imparare a parlare tedesco, che altro non è che “yiddish senza umorismo”, comportarsi come vere SS, impersonando anche la loro crudeltà. Rappresentato con irrequieta ambiguità da Francesco Saverio Esposito, il finto ufficiale tedesco pare progressivamente scollarsi dalla realtà e abbracciare tutta la follia nel nazismo. Come è possibile che l’uomo diventi così “altro”? Sulla scena nel suggestivo spazio culturale del Ztn Stefano Ariota  rappresenta anche la cultura , le caratteristiche e le nevrosi yiddish senza tanta retorica. I cinque protagonisti mostrano piccolezze e generosità, l’ottusità e l’acume, insopportabili lagnanze e corrosiva autoironia, che li istiga allo scontro per gran parte dello spettacolo. Gli ebrei sono modello dell’umanità intera, che auspica la fine della guerra, ma la cui paura mette inevitabilmente l’uno contro l’altro. Il treno di “Verso la libertà” diventa metafora del mondo: c’è il capo rabino che dialoga con Dio e gli presenta i suoi umani dubbi,c’è chi professa comunismo, chi ha perso la fede, chi parla di un amore perduto, i conflitti, le prepotenze, la diffidenza e la paura di non farcela. “Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?” Lo spettacolo è un’armoniosa composizione di luci e suoni, da cui emerge una perfetta simbiosi tra gli attori, oltre che una studiata alternanza tra fugaci e limpidi momenti di puro lirismo e una comicità amara. Brilla Mirko Ciccariello, a cui è affidato il commovente finale, l’energico piglio di Carlo Liccardo, il leader Peppe Carosella, cui fa da sponda e controscene Luigi Esposito. Stefano Ariota mette in scena l’allegoria […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ispanismi e francesismi nella parlata napoletana | Parrocchia Santa Maria della Rotonda

Giovedì 24 gennaio la Parrocchia Santa Maria della Rotonda al Vomero ha ospitato la conferenza sugli ispanismi e i francesismi nella parlata napoletana. L’evento, tra ilarità e curiosità, ha coinvolto noi di Eroica Fenice e tanti appassionati in argomentazioni e acquisizioni intorno alla parlata e la scrittura napoletana, a cura del professore e giornalista Umberto Franzese, affiancato dall’architetto Franco Lista, saggista, scrittore e dialettofono napoletano. Durante l’incontro, mediato dalla brillante Laura Bufano, sono state svelate delle vere e proprie chicche popolari e lette alcune poesie di Enzo De Simone, Eduardo De Filippo e Nazario Bruno dal simpatico Tullio del Matto. L’appuntamento è terminato con un momento dedicato alla canzone napoletana nel mondo: i Panamagroup, duo partenopeo composto da Lorenzo e Marcello, canta “E Spingule francese” e conclude con “Maruzzella”, coinvolgendo il pubblico in una sentita partecipazione. Il percorso tortuoso della lingua napoletana. Il convegno alla Parrocchia Santa Maria della Rotonda Il napoletano, lingua ormai trimillenaria, ha conservato per lungo tempo il greco dorico, smantellato man mano dal latino popolare. Tante le influenze lessicali grazie ai contatti diretti con altre popolazioni, come i normanni, svevi, austriaci, angioini, e contatti indiretti con Longobardi e Arabi. Umberto Franzese nei suoi libri ha tentato di decodificare la lingua napoletana, comprendere quali siano state le influenze più ingenti del napoletano attraverso vari convegni in sedi istituzionali, ma anche in scuole medie e superiori. Con l’unificazione del regno delle due Sicilie nel 1442 la nostra parlata sostituì il latino, resistendo per lungo tempo anche dopo l’unità d’Italia e l’avvento della monarchia sabauda. Il napoletano è stato riconosciuto come patrimonio dell’Unesco, è la seconda lingua parlata su tutto il territorio nazionale ed è famosa in tutto il mondo grazie alla canzone napoletana. Il 22 gennaio un comunicato del Consiglio regionale della Campania approva la legge sulla salvaguardia a valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano, su iniziativa del consigliere Emilio Borrelli e Luciano Passariello. Questa legge rappresenta un elemento identitario, che contribuirà a conservare una memoria storica tra i giovani di una vera e propria lingua, dotata di una grammatica e di una propria musicalità. Un percorso tortuoso, iniziato nel 2006 e che ha visto protagonisti vari studiosi della lingua, come Nicola De Blasi e Carlo Iandolo. Franco Lista, architetto e scrittore, prima di introdurre le argomentazioni sul tema, confessa con orgoglio di essere “dialettofono puro” e di tradurre all’occorrenza in italiano ciò che in realtà pensa in napoletano. Franco sottolinea non solo l’importanza della lingua madre, ma anche l’assoluta inseparabilità del linguaggio dal pensiero, dello strumento dal contenuto, concetto espresso nel Settecento da Herder, ma in realtà già presente nel Trecento in quello che potrebbe essere considerato il primo linguista campano, San Paolino da Nola, che scrive nelle sue lettere ai padri della chiesa “Il sapore del pensiero si gusta nelle parole”. Francesismi Il francese nel Settecento era la lingua ufficiale delle corti, la lingua della diplomazia, la lingua del secolo dei lumi, degli intellettuali. Dopo secoli di dominazione i termini francesi sono stati trasformati e accolti in quella […]

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Recensioni

Torna Il gabbiano di Čechov al Mercadante

Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto al suo debutto a marzo del 2017, torna al Mercadante uno dei testi teatrali più noti di sempre: Il Gabbiano di  Čechov , in scena fino a domenica 27 gennaio. Per la prima volta in Italia, il dramma viene rappresentato nella versione del 1895, ovvero quella precedente alla censura zarista, qui nella traduzione curata da Danilo Macrì. Dramma delle speranze deluse, amato dal pubblico e dalla gente di teatro, “Il gabbiano” viene considerato dalla critica il testo più rappresentato di Čechov in ogni epoca per la rilevanza dei temi trattati, per la profondità nell’analisi della condizione umana e per la felicità poetica di storia e personaggi. Eppure quando Il gabbiano, scritto nel 1895, fu rappresentato per la prima volta fu un clamoroso fiasco, tanto sembrò sconclusionato, incoerente e privo di virtù teatrale. Il pubblico fischiò talmente tanto che il dramma reale fu quello che si consumò nell’animo di Čechov , che alla metà del secondo atto abbandonò il teatro in preda allo sconforto, giurando che non avrebbe più scritto niente per il teatro. La trama de Il gabbiano di Cechov Sorin, ex consigliere di stato, ospita alcuni amici e parenti nella sua tenuta sul lago per trascorrere le vacanze estive. Tra i vari invitati ci sono anche sua sorella Irna Arkadina, una celebre attrice teatrale, accompagnata da suo figlio Kostantin Treplev, un giovane e ambizioso drammaturgo che approfitta della tenuta dello zio per allestire uno spettacolo teatrale che vedrà protagonista Nina, una giovane attrice di cui il ragazzo è invaghito. Ma durante la rappresentazione Irna, forse mossa da una leggera invidia, schernisce il figlio e questi decide di interrompere bruscamente la messa in scena. Alimenta l’animo inquieto di Kostantin il disprezzo nei riguardi di Trigorin, uno scrittore esordiente, amante di sua madre. Nina ammira gli scritti di Trigorin e confessa al giovane il sogno di diventare un’attrice. A quel punto Trigorin osserva sull’erba del giardino la carcassa di un gabbiano, ucciso in precedenza da Kostantin, e paragona l’animale alla giovane Nina: come l’ignara felicità di un gabbiano, in volo sulle rive di un lago, viene stroncato dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, così accade alla sorte di Nina. La ragazza, sul medesimo lago, s’innamora di Trigorin, il quale, senza malvagità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali. Due anni dopo Kostantin, caduto in depressione, si sente da un lato incompreso nella sua arte e dall’altro sente l’amore non corrisposto di Nina che, nel frattempo, ha coronato il suo sogno sposando Trigorin. L’infelice Kostantin tenta più volte il suicidio fino a quando, mentre la madre e altri ospiti giocano a tombola, decide di spararsi un colpo di pistola in testa. La complessità dei temi Il gabbiano di Čechov smuove il nostro interesse per la varietà di temi trattati. Il dramma  si interroga sul ruolo dello scrittore, il cui primo modello è Kostantin, artista innovativo, pronto a sperimentare nuove formule e nuovi temi per appagare il pubblico, che, però, sembra non comprendere la sua […]

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Teatro

New Magic People Show: i nuovi mostri

New Magic People Show sbarca al teatro Sannazaro di Napoli per la prima volta il 14 Dicembre Nato da un libro di Giuseppe Montesano, a sua volta originato da una raccolta di articoli sul “Mattino”, la scena del New Magic People Show è tutta nelle mani di quattro attori dell’impareggiabile scena napoletana: Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli. Nel 2007 nel suo libro Giuseppe Montesano su un ritmo vertiginoso da commedia nera chiamava in causa il suddito televisivo, il consumatore globale, lo schiavo della pubblicità, e poi i venditori di qualsiasi genere, di spiagge, di aria e di anime. Dieci anni dopo New Magic People Show riprende la satira mordente e amara nei confronti della crisi sociale ed è alle prese con i falsi miti del denaro e della corsa verso i nuovi status simbol: dalla scena emergono brandelli minuscoli di valori, coscienza, umanità, colti con spirito ironico, dissacrante e pittoresco. Accanto ai figli di papà scansafatiche con il Ferrarino in garage e all’avvocato sordido e imbroglione ora si materializzano nuovi mostri: la ragazza che pretende il regalo di Halloween e la signora in vacanza che reclama di vedere con il wi-fi Barbara D’Urso durante l’escursione nel deserto. New Magic People Show è un tragicomico romanzo dell’Italia malata, uno spietato ritratto dei giorni d’oggi, feroce e colorito avanspettacolo pop, affollato da drogati di denaro e vanterie, gaudenti che hanno seppellito l’amore e la passione, prigionieri che si illudono di essere liberi. I quattro protagonisti, abilissimi nell’impersonare nevrotici personaggi di ogni sesso ed età, portano sulla scena dialoghi da cui emerge l’imbarbarimento morale e intellettuale: l’umanità si è arresa a un demone che tenta costantemente di ipnotizzarla, per esempio attraverso numerosi mass-media, di trasformare gli uomini in automi denaro-dipendenti ammassati l’uno sull’altro, privandoli di ogni spazio vitale. Lo spettacolo tratteggia una demenzialità collettiva desiderosa solo di apparire e mai di essere, una tragica malattia di cui si possono cogliere i segni nel regresso culturale sottilmente mascherato come evoluzione e progresso. È un lento sprofondare verso una vita senza senso, priva di spazi fisici e intellettuali e di luce. Sulla scena, infatti, quattro figure e nessuna scenografia: gli attori si ammassano in un metaforico microspazio, rappresentato da un tavolino, che simboleggia proprio la diminuzione della libertà di scegliere e muoversi nel mondo, nonostante ci sia presentato ogni giorno facilmente raggiungibile e senza confini. I protagonisti recitano gomito a gomito come fossero sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione, quindi, di mancanza d’aria, mancanza di luce, il blackout dell’umanità. New Magic People Show è un susseguirsi di piccole grandi satire che, dietro l’aspetto fortemente ludico, mettono in guardia sul baratro in cui stiamo scivolando. “Io vorrei tornare indietro, ma come si fa?” domanda sconfitto Andrea Renzi nella penombra della scena, fissando lo spettatore, che si sente accusato e, forse, tenterà anche d rispondere. Il teatro ancora una volta si propone di smuovere le coscienze, indurre ad una riflessione, condannare l’ignoranza, soprattutto quella esibita con protervia. Con grande maestria quattro […]

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Food

Christmas Party del gruppo Laringe al Cala Moresca

Gli imprenditori del gruppo Laringe hanno presentato al Cala Moresca di Bacoli il nuovo progetto di turismo sostenibile nei Campi Flegrei. Giovedì 13 dicembre si è infatti svolto il Christmas Party in una splendida location che si erge su uno dei paesaggi più belli e romantici di tutta la provincia di Napoli, all’interno della storica Area Flegrea. Qui storia e innovazione si fondono e compenetrano e il Cala Moresca diventa il fulcro di un piano di rilancio del territorio che da anni gli albergatori portano avanti e che vede come protagonista l’ebike sharing, con l’obiettivo di promuovere la cultura gastronomica e archeologica del luogo. Sotto l’albero la promessa di un turismo eco-sostenibile: l’Ebike Sharing L’Ebike sharing è un innovativo progetto di mobilità sostenibile per integrare al trasporto intermodale l’utilizzo di biciclette condivise per viaggi di prossimità dove i mezzi pubblici faticano ad arrivare. Il progetto prevede che siano istallate delle stazioni dove collocare le biciclette, utilizzabili solo dopo averle sbloccate tramite l’apposita applicazione gratuita. «Oggi l’industria turistica è una tra le principali attività economiche del mondo, ancorché inquinante – commenta Roberto Laringe Presidente Federalberghi Campi Flegrei – e il nostro progetto promuove un’economia green basata su prodotti turistici eco-friendly e una mobilità sostenibile, finalizzata anche ad allentare la morsa della congestione urbana nei Campi Flegrei, che crea inquinamento e disservizi». Dall’estate prossima si potrà quindi girare per l’affascinante promontorio di Capo Miseno con la “bicicletta condivisa”, un mezzo di trasporto green che agisce in armonia con l’ambiente, la cultura e la comunità locale. Ebike Sharing è quindi un progetto che fonde economia ed ecologia, rendendo più accessibili siti archeologici e sentieri mozzafiato. Un vantaggio per l’ambiente e la viabilità, per i turisti e per i cittadini residenti. Nel 2019 saranno anche introdotte delle colonnine elettriche all’interno degli alberghi, in seguito alla collaborazione tra Federalberghi, Gruppo Laringe e il Presidente dell’Unione industriali Vito Grassi. Sempre nell’ambito della valorizzazione di un turismo eco-sostenibile si è anche stretto un importante accordo con le concessionarie auto flegree: Autofelice Volkswagen e Nissan Schiano con il progetto car valet metteranno a disposizione dei turisti auto elettriche e le offriranno gratuitamente se finalizzate alla visita di un sito archeologico. Natalizio dParty el Gruppo Laringe al Cala Moresca di Bacoli L’evento si è svolto in una cornice che rivela intatte tutte le suggestioni di secoli di storia in molteplici testimonianze archeologiche, che si armonizzano in un paesaggio naturale incantevole. Durante la festa, scandita dalle note del dj Marco Piccolo, sono stati serviti i finger food del resident chef del Cala Moresca Vincenzo Di Giovanni, accompagnati da quelli dello Chef Ciro Russo dell’Alma Beach, di Camillo Pandolfi de Il Gabbiano, di Giovanni Marotta deI Kora e di Luciano Coppola di Villa Eubea. L’evento è stato anche arricchito dalla distribuzione a tutti gli ospiti di gratta e vinci con speciali premi e regali: qualcuno ha anche vinto la gift box del gruppo Laringe con la speciale guida dei diversi itinerari da percorrere e i luoghi da visitare con l’ebike sharing. La […]

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Food

Vincenzo Capuano apre una nuova sede a Pompei

La grandezza della pizza napoletana di Vincenzo Capuano arriva a Pompei, a due passi dal Santuario della Madonna e dagli Scavi più famosi al mondo. Venerdì 7 dicembre alla presentazione della nuova pizzeria abbiamo trovato ad attenderci un grande comunicatore, un maestro pizzaiolo pluripremiato che, nonostante la sua giovane età, è diventato sin da subito ambasciatore della pizza napoletana nel mondo. Vincenzo, pizzaiolo Globetrotter da tre generazioni, ha girato il mondo grazie al suo talento e una passione innata per la pizza. Partito da Scampia e dopo il successo del suo locale a Piazza Vittoria a Napoli, approda a Pompei per poi ripartire alla conquista del mondo. “Vivere di pizza è meraviglioso”. Questo è lo slogan del giovane pizzaiolo classe 1989, le cui tecniche si migliorano nel tempo grazie ad un mix perfetto tra arte, passione e tradizione. Sono oltre 40 i trofei che Vincenzo riesce a conquistare sulla scena mondiale, tra cui il trofeo Caputo S.T.G. a cui segue un’attesa doppietta vincente con l’Internazionale pizza Expo Las Vegas. Vince, poi, il primo posto del premio “Il magnifico” come chef dell’olio 2017, che gli dà la possibilità di pubblicare il suo libro di cucina. Benvenuti da Vincenzo Capuano: il menu Benvenuti da Vincenzo Capuano, una pizzeria che coniuga la bontà dei prodotti tradizionali con la creatività del gourmet. In un clima confortevole e accogliente, Vincenzo ci coccola con un menu originale e di qualità. Il Contarini Valdobbiadene prosecco superiore DOC inaugura il pranzo, che si apre con una serie di degustazioni di prima scelta: la prima perla è il crocchè contemporaneo, con patata gialla allo zafferano , mozzarella di bufala campana D.O.P., prosciutto cotto affumicato, impanatura con farina di pane panco e mandorle; segue la Montanara 2.0 farcita con Pomodorino Giallo , lardo di Mangalica, cacioricotta del Cilento e basilico di Genova e, a concludere la fase di degustazione, la Frittatina Saporita con provola Silana, friarielli e salsiccia napoletana al finocchietto. Seguono quattro portate di pizza: per rispettare la tradizione la prima è la Margherita, con pomodoro San Marzano, Fior di Latte di Napoli, olio E.V.O. e basilico fresco; la seconda a sfilare è la pizza Tetti Illuminati farcita con mortadella di Bologna Presidio SlowFood , pesto e granella di pistacchio D.O.P., Fior di Latte di Napoli, olio E.V.O; segue la Verticale di Formaggi con fonduta di Caciocavallo Podolico, Provolone del Monaco D.O.P., scaglie di Pecorino di Carmasciano, Cacioricotta del Cilento e, dulcis in fundo, la pizza Mausoleo di Alicarnasso con crema di Pecorino Carmasciano, carciofi bianchi di Pertosa Presidio SlowFood, Tartufo di Colliano, prosciutto cotto di “Zuarina” 24 mesi di stagionatura. Alla presentazione della Pizzeria era presente anche il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, che ha dichiarato: Il fatto che Vincenzo abbia deciso di aprire un punto vendita a Pompei ci inorgoglisce. Questa città negli ultimi tempi sta viaggiando ad una velocità incredibile, e pizzeria Capuano è parte integrante di questa marcia trionfale. Intervista a Vincenzo Capuano Capuano è garanzia di qualità. Che tipo di prodotti vengono utilizzati? La mia […]

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