Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Catalogna

Tutte le ragioni del referendum della Catalogna

Il prossimo primo ottobre forse si terrà un referendum in Spagna per l’indipendenza della Catalogna. Il governo centrale di Madrid si è fortemente opposto a questa consultazione. Mariano Rajoy, il premier iberico, ha definito il referendum illegittimo e contrario ai principi stabiliti nella Costituzione. Madrid contro Barcellona, insomma. Una partita tutta da giocare non solo in campo calcistico. El clasìco ha reso le rivendicazioni catalane famose in tutto il mondo. Mes qué un club, recita il motto del FC Barcelona. Più che una squadra di calcio. Da Messi vs Ronaldo a Rajoy vs Puigdemont. 

Catalogna, tutti i perché del prossimo referendum

La crepa catalana ricorda quanto sono precari gli assetti geopolitici in Spagna. Un dibattito secolare che ha trovato nuovo fermento con le ultime vicende di questi giorni. Non bisogna però incappare nell’errore di limitare lo scontro tra Madrid e Barcellona alla sola penisola iberica. La sfida per l’indipendenza non è un gioco, visto che potrebbe moltiplicare le spinte secessioniste in Europa. Nel vecchio continente sono presenti molteplici movimenti e correnti che rivendicano maggiore autonomia se non addirittura l’indipendenza. È il caso della Scozia, ma si potrebbero citare anche le Fiandre e la Baviera. Per tacere dei nostri padani e veneti. L’indipendenza della Catalogna potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

La Catalogna è, storicamente, la regione più ricca della Spagna e vero motore trainante di un paese che ha subito uno sviluppo importante dopo la caduta del regime franchista. Per poi ripiombare nel baratro con l’avvento della crisi economica del 2008. Il Pil pro Capite della Catalogna è superiore, per citare un dato tra gli altri, a quello del resto della Spagna. La regione è inoltre annoverata tra i quattro motori economici, assieme a Lombardia, Baden-Württemberg e Alvernia-Rodano-Alpi. 

La crepa catalana

La Catalogna, è importante ricordarlo, rivendica nella propria Costituzione lo status di nazione. Ha un suo inno, una sua bandiera e una sua lingua, il catalano, che viene parlata da tutti i dipendenti pubblici e usata negli atti ufficiali. La regione affonda le proprie radici agli albori dell’impero carolingio, quando spuntarono alcune contee autonome nella regione. Proprio queste ultime svilupparono un’autonomia di fatto perdurata fino al 1714. In quell’anno, nel mezzo della guerra di secessione spagnola, l’esercito catalano fu sconfitto dalle truppe borboniche di Carlo VI d’Asburgo. Il nuovo re eliminò del tutto le istituzioni catalane, sancendo la definitiva sottomissione della regione al potere centrale.

La questione catalana rimase sospesa per più di due secoli, fino all’avvento di Francisco Franco. Durante il regime franchista furono eliminati tutti i simboli catalani. Incluso l’utilizzo della bandiera e della lingua negli atti pubblici. Subito dopo la morte del generale, nel 1979, la Catalogna venne riconosciuta come una comunità autonoma all’interno della Spagna. Un riconoscimento condiviso con altre realtà fortemente identitarie, come i Paesi Baschi. Lo statuto affidava ampi poteri alla regione in ambito economico e finanziario, ma nel 2010 fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale spagnola. Specie per il passaggio in cui si affermava che la Catalogna fosse una nazione autonoma.

L’indipendenza non è El Clasìco. Potrebbe moltiplicare le forze secessioniste in Europa

Negli ultimi anni le spinte secessioniste sono aumentate sempre di più. Sono emersi partiti politici che hanno fatto dell’indipendenza il loro leitmotiv, come la Esquerra Repubblicana de Catalanuya. Nel novembre del 2014, in realtà, si verifico ciò che probabilmente vedremo il prossimo 1° ottobre: il parlamento  catalano già approvò una risoluzione per chiedere l’indipendenza. Risoluzione che ha portato ad un referendum, in cui circa l’80% dei votanti si dichiarò a favore dell’indipendenza. Tuttavia la consultazione non ebbe alcun valore perché dichiarata incostituzionale dalla corte Spagnola.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni ruotano intorno a quanto avvenuto lo scorso 6 settembre. Ovvero, quando il parlamento catalano ha approvato la Ley del referéndum de autodeterminación vinculante sobre la independencia de Cataluña”. In caso di vittoria del sì, le autorità catalane dovrebbero sancire l’indipendenza della Catalogna. In caso di vittoria del no dovrebbero indire nuove elezioni. Nei giorni seguenti la legge sul referendum è stata sospesa dalla Corte spagnola. Il governo guidato da Rajoy ha poi indetto il sequestro di tutto il materiale per il referendum. Operazioni eseguite dalla Guardia Civile e dai Mossos d’Esquadra, la forza di polizia più antica d’Europa. Questi ultimi, dipendendo in toto dalle autorità catalane, sono stati accusati di non fare abbastanza per impedire lo svolgersi della consultazione. 

Ad oggi la frattura tra governo spagnolo e Catalogna sembra irreparabile. Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya, ha dichiarato che “Madrid non ci fermerà”. Lo stesso risultato di un eventuale referendum è imprevedibile. Vero che c’è stato un referendum, anche recentissimo, in cui ha prevalso nettamente il fronte indipendentista. Ma negli ultimi anni i vari exit pool hanno sempre dato previsioni oscillanti. E non è ben chiaro come gli ultimi avvenimenti potrebbero influenzare l’opinione pubblica catalana.