Amore e morte nella Divina Commedia

Amore e morte

Amore e morte sono due temi che spesso si accompagnano nella letteratura e, in particolare, nell’opera di Dante Alighieri. Nella poetica dell’autore della Divina Commedia, l’amore assume una duplice valenza: può essere la via per l’elevazione spirituale e la salvezza, ma anche la causa della rovina e della dannazione eterna. Questa dicotomia è incarnata da due figure femminili potentissime: Beatrice e Francesca.

L’amore come salvezza: Beatrice, la guida angelica

Dante incontrò Beatrice a soli nove anni, e da quel momento divenne la donna della sua vita e la musa ispiratrice della sua poetica. Il poeta amò profondamente la sua Beatrice secondo i canoni dell’amore cortese, un legame platonico che non necessitava nemmeno della parola. Ha amato così tanto questa donna, per lui miracolosa, quasi angelica, da inserirla all’interno della Divina Commedia. In tutto il cantico del Paradiso, infatti, sarà proprio lei la guida di Dante. Beatrice, non più donna ma creatura angelica, dà avvio al processo di salvezza del poeta. Lei diventa maestra di verità, il tramite che permette a Dante, e all’intera umanità, di arrivare alla contemplazione di Dio. Nei tre regni della morte, Beatrice è la vera guida del poeta, poiché è lei che intercede per lui, scendendo nel Limbo e pregando Virgilio di aiutarlo. È la personificazione della salvezza.

L’amore come dannazione: Paolo e Francesca nel V canto

L’idea centrale del Dolce Stil Novo è che la donna generi un sentimento di elevazione. Dante, però, comprende che non sempre il sentimento amoroso eleva l’animo, perché talvolta stravolge l’aspetto razionale dell’uomo. Quando l’amore si limita alla passione carnale, inchioda l’uomo alla sua animalità, allontanandolo da Dio. È per questo motivo che Dante colloca Francesca all’Inferno, pur riconoscendo la tragicità della sua storia. È nel V canto che troviamo il tema dell’amore legato alla morte, Eros e Thanatos. Qui Dante stravolge il pensiero stilnovista, considerando la lussuria il primo vero peccato capitale perché, quando l’amore non riesce a stare nei limiti della spiritualità e diventa solo corporeità, rompe i vincoli sociali e si trasforma in peccato.

Amore per Beatrice Amore di Francesca
Amore teologico, spirituale e disinteressato Amore passionale, carnale e adultero
Strumento di salvezza che eleva a Dio Causa di dannazione che allontana da Dio
Conduce alla vita eterna (Paradiso) Conduce a “una morte” (fisica e spirituale)

Amore e morte: analisi del canto di Paolo e Francesca

La cosa dispiace moltissimo a Dante. A differenza degli altri dannati, che disprezza, qui sviene per il dispiacere e parla ai due amanti, Paolo e Francesca, con grande partecipazione emotiva. Questo, però, non gli impedisce di condannarli. Il contrappasso consiste nell’essere travolti da un vento perenne, ma Paolo e Francesca sono gli unici a cui è concesso di stare in coppia, simbolo del loro legame indissolubile anche nella pena. Nel canto vengono menzionati personaggi come Didone, Cleopatra, Elena, Achille e Tristano. Nominando quest’ultimo, Dante condanna la letteratura cavalleresca che fece innamorare i due amanti. È proprio quando li vede che chiede a Virgilio di poter parlare con loro.

È qui che troviamo le tre terzine più famose della letteratura italiana, pronunciate da Francesca:

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da lor ci fuor porte.

Queste sono le tre terzine con cui Francesca descrive il suo amore per Paolo. L’amore “s’apprende” rapido nel cuore gentile. Dante ci fa quasi innamorare delle parole di Francesca, ma allo stesso tempo la condanna: l’amore la prese per la “bella persona”, per l’aspetto esteriore. “E il modo ancor m’offende” perché furono assassinati dal marito di lei e fratello di Paolo, Gianciotto Malatesta. “Amor condusse noi ad una morte” sottolinea come la passione li portò a morire insieme. Nello stesso verso troviamo Amore e Morte, la cifra esatta del canto. Quindi, Dante ci ricorda una cosa terribile: quell’amore così apparentemente bello, se non guidato dalla ragione e da Dio, porta alla morte e alla distruzione.

Immagine in evidenza: wikipedia.it

Articolo aggiornato il: 07/09/2025

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A proposito di Elisabetta Giordano

Sono Elisabetta Giordano, ho 23 anni e vivo a Napoli da 4 anni. Originariamente sono del capoluogo di regione più alto d’Italia, Potenza, in Basilicata. Studio Arabo e Spagnolo presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale” e lavoro presso un bar. Scrivo di qualsiasi cosa da quando sono bambina, diciamo che è una mia passione.

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