Mito di Narciso: morale, significato e interpretazione

Mito di Narciso: non si può possedere se stessi

Il mito, narrazione sacra che racconta le origini del mondo, talvolta entra prepotentemente nella storia dell’uomo, evidenziandone vizi e virtù. Questo è il caso del mito di Narciso, il bellissimo giovane che si innamora della propria immagine riflessa, un racconto che è diventato la metafora universale dell’amore eccessivo per se stessi. Le sue versioni sono molteplici, ma la più celebre è senza dubbio quella tramandata da Ovidio nelle sue Metamorfosi.

La storia di Narciso e la profezia di Tiresia

Tutte le versioni del mito condividono alcuni aspetti. Narciso è figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso. Preoccupata per il futuro del bellissimo figlio, la madre si recò dall’indovino Tiresia, il quale profetizzò che il giovane avrebbe avuto una lunga vita, a patto che non conoscesse mai se stesso. Narciso crebbe così bello che tutti, uomini e donne, si innamoravano di lui, ma egli li respingeva crudelmente.

Le diverse versioni del mito

Il mito ci è giunto attraverso diverse fonti, ognuna con sfumature differenti.

Versione Trama e significato principale
Versione ellenica (Conone) Narciso causa il suicidio di un pretendente, Aminia, e viene punito dagli dèi. Si innamora del suo riflesso e si uccide per la disperazione. È un racconto morale sulla punizione della superbia (hybris).
Versione di Ovidio (Metamorfosi) La storia è intrecciata con quella della ninfa Eco, da lui respinta. La dea Nemesi lo punisce facendolo innamorare della sua immagine. Narciso muore consumato da un amore impossibile.
Versione di Pausania (Periegesi) Versione razionalizzata: Narciso aveva una sorella gemella identica, di cui era innamorato. Dopo la sua morte, si specchiava nella fonte per vedere un’immagine che gliela ricordava, consolando il suo dolore.

La versione di Ovidio: Narciso e la ninfa Eco

Secondo Ovidio, la ninfa Eco si innamorò di Narciso, ma a causa di una punizione di Giunone poteva solo ripetere le ultime parole altrui. Quando tentò di abbracciarlo, Narciso la respinse brutalmente. Eco, col cuore spezzato, si consumò fino a che di lei non rimase che la voce. Nemesi, dea della vendetta, decise di punire Narciso per la sua crudeltà. Lo condusse a una fonte limpidissima dove, vedendo il proprio riflesso, si innamorò perdutamente di quell’immagine irraggiungibile. Consumato da questa passione impossibile, si lasciò morire e al posto del suo corpo nacque un fiore giallo e bianco: il narciso (mito eziologico, quindi)

La versione di Pausania: l’amore per la sorella gemella

Pausania, trovando “idiota” che qualcuno potesse innamorarsi del proprio riflesso, riporta una variante meno nota e più razionale. Narciso aveva una sorella gemella, identica a lui, della quale era profondamente innamorato. Quando lei morì prematuramente, Narciso, disperato, si recava alla fonte per specchiarsi: vedere un volto così simile a quello della sorella amata era l’unico modo per alleviare il suo dolore.

L’influenza di Narciso nell’arte e nella cultura

Il mito di Narciso ha affascinato generazioni di artisti. In pittura, è stato immortalato da capolavori come il Narciso di Caravaggio e la Metamorfosi di Narciso di Salvador Dalì. In letteratura, ha ispirato opere come Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse. Anche la musica, da Bob Dylan a Carmen Consoli, ha reso omaggio a questa figura tragica.

Narciso in psicologia: la nascita del narcisismo

L’influenza del mito è stata enorme anche in psicologia. A partire dagli studi di Havelock Ellis e Paul Näche a fine ‘800, il termine “narcisismo” è entrato nel lessico scientifico. Fu Sigmund Freud, con il suo saggio Introduzione al narcisismo (1914), a definire il narcisismo come una fase dello sviluppo psichico e una possibile patologia. Oggi, il disturbo narcisistico di personalità è una condizione clinica riconosciuta, e il termine “narcisista” è entrato nel linguaggio comune per indicare una persona con un amore eccessivo per sé stessa.

Altre informazioni e domande sul mito di Narciso

Di cosa parla il mito di Narciso?

Il mito di Narciso narra la storia di un giovane di straordinaria bellezza che, per la sua superbia nel respingere ogni pretendente, viene punito dagli dèi. La punizione consiste nell’innamorarsi della propria immagine riflessa in una fonte. Incapace di raggiungere l’oggetto del suo amore, si lascia morire consumato da questa passione impossibile, trasformandosi infine nell’omonimo fiore.

Qual è la morale del mito di Narciso?

La morale principale è un avvertimento contro la superbia (hybris) e l’eccessiva vanità. Narciso è così concentrato sulla propria bellezza esteriore da diventare incapace di amare gli altri e di vedere il mondo al di fuori di sé. La sua storia insegna l’importanza di superare l’egoismo e di guardare oltre le apparenze, riconoscendo il valore e i sentimenti altrui.

Chi punisce Narciso nel mito?

Nella versione greca, la punizione arriva in risposta alla preghiera di un pretendente respinto, Aminia. Nella versione più famosa di Ovidio, a punire Narciso per la sua crudeltà nei confronti della ninfa Eco è Nemesi, la dea della giustizia distributiva e della vendetta divina contro chi turba l’ordine cosmico con la propria arroganza.

Fonte immagine: it.wikipedia.org (Michelangelo Merisi da Caravaggio: Narciso (1594-1596). Roma, Galleria nazionale d’arte antica)

Articolo aggiornato il: 03/09/2025

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