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Eroica Fenice

Poesie romantiche

Poesie romantiche: 5 da conoscere con analisi

Poesie romantiche: perché conoscere la poesia d’amore?

Chi è senza peccato, scagli la prima… poesia: almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo avuto l’esigenza di dedicare qualche verso, una poesia, o raccolte di poesie, a qualcuno. Sono moltissime, sterminate potremmo dire, le collezioni di poesie romantiche che durante il corso dei secoli, sin da quando l’uomo ha capito di avere la capacità di “fare poesia”, si sono “accumulate” per la nostra gioia e il nostro piacere.

Conoscere le poesie, tra queste le poesie romantiche, fa bene al nostro animo ed anche al nostro cervello: nel 2013 l’Università di Exeter ha condotto diversi studi sulla poesia, ricavandone che il nostro cervello la percepisce in maniera molto simile alla musica, quindi la processa come musica. Allena il ritmo emozionale, favorisce l’empatia, l’introspezione e la riflessione, oltre che la logica, grazie alla metrica.

Poesie romantiche: 5 da conoscere assolutamente

Catullo – Carme numero 5

Sia per chi ha compiuto studi classici, che per i semplici appassionati di versi, il Carme numero 5 di Catullo rappresenta una sorta di canone imprescindibile quando si parla di poesie romantiche. È inoltre tra i carmi più conosciuti di Catullo; si pensi al suo verso iniziale “Viviamo, o mia Lesbia, e amiamoci…”

Il componimento si snoda lungo tre temi principali: la giovinezza (vista come tempo dove si può godere della vita), la luce (intesa come vita, che un giorno terminerà), e la ciclicità del tempo. Tutto quello che muove questo Carme è l’amore, nella sua forma più compiuta: il poeta fa un appello alla sua amata Lesbia affinché insieme possano vivere un amore libero da ogni costrizione e pettegolezzo, perché la vita non è altro che una “breve luce” al termine della quale dormiranno “un’unica notte eterna”. Dopodiché invita ancora l’amata a dargli mille baci, e ancora cento, e ancora altri mille, in un vero e proprio loop letterario che ha attraversato secoli e secoli di dediche e poesie romantiche. Negli ultimi versi, Catullo rimarca il potere taumaturgico di questi baci, perché porteranno i pettegoli a confondersi, difendendoli.

“Viviamo, o mia Lesbia, e amiamoci,
e le dicerie dei vecchi severi
consideriamole tutte di valore pari a un soldo.
I soli possono tramontare e risorgere;
noi, quando una buona volta finirà questa breve luce,
dobbiamo dormire un’unica notte eterna.
Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora mille, poi di nuovo cento,
poi senza smettere altri mille, poi cento;
poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li confonderemo anzi no, per non sapere (il loro numero)
e perché nessun malvagio ci possa guardare male,
sapendo che ci siamo dati tanti baci.”

Dante Alighieri – Canto V dell’Inferno, incontro con Paolo e Francesca

Dante Alighieri, poeta italiano per eccellenza, cantava moltissimo l’amore. Sebbene egli utilizzasse l’amore per Beatrice come allegoria per il suo amore verso il Divino, non mancano poesie romantiche, come ad esempio nella sua Vita Nova, o ancora molti punti della sua Commedia. In particolare, nell’Inferno, ricorderemo sicuramente il suo incontro con Paolo e Francesca, sorpresi dalla passione, ad essa cedettero, per questo condannati a soffrire per l’eternità. Di sicuro, al giorno d’oggi la maggior parte dei lettori vedrà soltanto due amanti sorpresi dalla passione e rubricherà i diversi passi come esempi di poesie romantiche, ma dobbiamo entrare nella mentalità dell’epoca, dove il tradimento era visto come un peccato mortale, soprattutto se condito con l’erotismo.

L’episodio era già famoso ai tempi di Dante, sicché ne parlava addirittura Giovanni Boccaccio. I due protagonisti del canto sono, appunto, Paolo Malatesta (di Rimini) e Francesca da Polenta (di Ravenna), appartenenti a due delle più importanti famiglie della Romagna. Francesca fu promessa sposa al fratello di Paolo, lo storpio Gianciotto Malatesta. Sorpresi, i due furono uccisi e moralmente condannati.

In particolare, vediamo il “romanticismo” e l'”erotismo” dei vv. 127-138: si parla di un eroe appartenente al ciclo bretone, Lancillotto, fascinoso; c’è l’elemento dell’intimità, della solitudine, dell’ingenuità; subitamente, nelle strofe successive, prendono piede le seguenti sensazioni: sorpresa, timore, consapevolezza. Come possiamo non includerla nella lista delle poesie romantiche da conoscere?

“Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Nazim Hikmet – Amo in Te

Nazim Hikmet, per molti anni rimasto quasi nell’ombra, a partire dai primi anni Duemila sta vivendo una decisa fase di ribalta, grazie soprattutto alla sua fama di “rivoluzionario romantico”; quindi, come possiamo immaginare, la sua vasta produzione vede molte poesie romantiche. Nato in Turchia da una famiglia colta ed aristocratica, fu spesso impegnato in prima linea nei partiti socialisti e comunisti, denunciando grandi ingiustizie dell’epoca, come ad esempio il genocidio degli armeni.
Tra gli esempi più belli di poesie romantiche di Nazim Hikmet, troviamo Amo in te. Una sua intera raccolta si chiama “Poesie d’amore”, e affronta l’amore da svariati punti di vista. In questo componimento, Hikmet abbonda in figure retoriche che possono rendere i versi di non immediata comprensione. Hikmet vede la persona amata come una figura dotata di estremo coraggio, un’avventuriera che lo condurrà ad un futuro più roseo; oppure ancora, come una nave che senza timore lo condurrà ai poli; si sbilancia, poi, nell’ammettere che in questa figura “ama l’impossibile”, per poi ritornare al “terreno”, sbilanciandosi con la passione. È tra le poesie romantiche quella che, di sicuro, ha una positività espressa.

“Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo

amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte

amo in te le cose lontane

amo in te l’impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

amo in te l’impossibile
ma non la disperazione”

Wystan Hugh Auden – Blues in memoria

Dalla poesia romantica piena di speranza, passiamo alla poesia romantica, però dell’assenza e della perdita. Wystan Hugh Auden è un poeta che tanto ha trattato d’amore, interrogandosi, in ogni sua forma. Wystan Hugh Auden nacque britannico, naturalizzato statunitense. Visse lo stigma dell’omosessualità e, durante la Seconda Guerra Mondiale, sposa la figlia di Thomas Mann per salvarla dall’Olocausto e farle acquisire la cittadinanza britannica. Non vivranno mai insieme e lui, per vivere la sua vita sentimentale con più libertà, si trasferirà presto negli Stati Uniti, dove prenderà la cittadinanza.

Un poeta che, di certo, è una delle massime espressioni in fatto di poesie romantiche. Il suo Funeral Blues – tradotto in italiano come Blues in Memoria – riprende appunto i canti che gli schiavi nelle cotoniere americane intonavano per tenersi compagnia, non perdersi d’animo. Sovente, questi canti blues (blue è un termine per definire “malinconia”) ricordavano i compagni morti sul lavoro, vittime della schiavitù oppure di altre ingiustizie. Il blues è, quindi, una lamentazione: Auden “piange” in questi versi un amore che non c’è più. Non ci è dato sapere se la persona amata è andata via per morte, oppure per decisione: ci resta solo il romantico strazio di un amante rimasto solo, senza bussola, visto che era il suo Nord, il suo Sud. Sicuramente, una delle più belle poesie romantiche – seppur drammatica – di tutto il Novecento.

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aeroplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

Alda Merini – E poi fate l’amore

Non potevamo non inserire una degna rappresentanza femminile nella nostra brevissima disamina sulle poesie romantiche. Alda Merini è stata tra le poetesse italiane del Novecento che più si è affermata, anche grazie al suo carattere estroso ed anticonformista: ricordiamo che a causa delle assurde leggi dell’epoca (i manicomi erano ancora aperti, e lo sono stati fino all’applicazione della Legge Basaglia), Alda Merini passò ben sei anni in manicomio; sei anni che riuscì a sopportare soltanto grazie all’amore per la letteratura, alla sua fervida poesia e alla forza del suo animo.

Nella poesia E poi fate l’amore, la poetessa quasi riprende un discorso invisibile. È carnale nella sua descrizione, nell’atto fisico dell’amore, ci invita a non vergognarcene. Senza dubbio, una delle poesie romantiche più belle da dedicare a chi amiamo.

E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.

Crediti | Foto copertina: Freepik.com

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