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Eroica Fenice

La Tag: attualità contiene 19 articoli

Libri

Carlos Ruiz Zafón: addio allo scrittore spagnolo

Addio allo scrittore Carlos Ruiz Zafón Tra gli scrittori spagnoli più apprezzati degli anni 2000, ha iniziato la sua carriera come copywriter e direttore creativo. Nato a Barcellona nel 1964 ha ottenuto il suo esordio letterario negli anni ’90. I suoi libri, molti dei quali bestseller nel mondo, sono stati tradotti in oltre 40 lingue. Il suo stile inconfondibile è strettamente legato alle sue origini spagnole, infatti background di quasi tutti i suoi romanzi è la città di Barcellona. Muore un grandissimo autore contemporaneo a soli 55 anni dopo aver lottato come un leone contro il cancro. Stile e tematiche dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón, diventato uno degli scrittori più famosi nel panorama internazionale, autore di bestseller quali L’ombra del vento pubblicato nel 2002 e Il gioco dell’angelo, è seguito con interesse da milioni di lettori da ormai vent’anni. Definito come l’autore spagnolo più letto al mondo dopo il celebre e l’inarrivabile Miguel de Cervantes, Carlos Ruiz Zafón lascia un’impronta marcata nel cuore e nei ricordi dei suoi lettori. Il suo stile letterario molto elaborato si basa sui principi gotici e sulla straordinaria e sapiente tecnica in grado di combinare e di fondere un’ampia gamma di tematiche (amori fatali e proibiti, infanzie difficili, incondizionata amicizia e lealtà assoluta) con un linguaggio articolato e allo stesso tempo scorrevole. Questa tecnica compositiva rende i suoi testi facili da amare. I suoi libri hanno come personaggi personalità profonde che passeggiano per le suggestive vie della città di Barcellona che si presenta fievolmente luminosa, ma prevalentemente cupa e misteriosa, spesso coperta da un velo di nebbia e da un alone di mistero ed intrigo. Carlos Ruiz Zafón non ha un’unica musa ispiratrice, è un artigiano della letteratura: pensieri elaborati e costruiti nei minimi dettagli danno vita ai suoi romanzi. Lo scrittore spagnolo vuole affascinare con le sue trame piene di mistero ma non vuole che i lettori comprendano perfettamente tutti i segreti del testo stesso. In un’intervista dichiara: «Uno scrittore vive nel suo cervello. La parte importante della sua vita nessuno la vede. Quando leggi un romanzo stai passando una vacanza nel cervello di un altro. Lo scrittore apre la porta della sua mente, la gente entra, ci passa un po’ di tempo.» La Barcellona di Carlos Ruiz Zafón: L’ombra del vento e Il labirinto degli spiriti Con grandissima maestria lo scrittore spagnolo ha fatto rivivere la grande tradizione del romanzo ottocentesco con tocchi di sensibilità tipica della contemporaneità del ‘900. L’ombra del vento rappresenta questo viaggio contemporaneo e misterioso che ha registrato 8 milioni di copie vendute.  1945.  Il giovane protagonista, Daniel Sempere vive con il padre, proprietario di un modesto negozio. La voce narrante Daniel ci conduce al giorno del suo undicesimo compleanno, angosciato, perché non ricorda più il volto della madre, quando il padre lo accompagna al Cimitero dei Libri Dimenticati: una labirintica biblioteca che conserva migliaia di opere letterarie dimenticate. La tradizione vuole che Daniel adotti un libro e ne tenga cura per tutta la vita.  La scelta ricade […]

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Attualità

Morte di George Floyd. L’ennesimo caso di brutalità razziale e abuso di potere

Negli ultimi giorni l’America è costretta ad accantonare il problema lockdown, mascherine e pandemia per catapultarsi nell’ultimo di una serie di casi di razzismo e abuso di potere che ancora insanguinano e atterriscono nel XXI secolo le comunità afroamericane: la morte di George Floyd. Il Covid-19 fa spazio alle macerie di un Paese che si sgretola tra odi e rivendicazioni, un Paese più diviso che mai e alimentato da un’insofferenza non più solo razziale, bensì collettiva. Ma cosa è accaduto la sera dello scorso 25 maggio a Minneapolis, città insieme a molte altre posta sotto i riflettori? Morte di George Floyd. Gli eventi Il quarantaseienne George Floyd, nato a Houston in Texas, da molti anni trasferitosi a Minneapolis, nel Minnesota, lavorava come buttafuori, ma era rimasto negli ultimi mesi senza lavoro, come milioni di americani e non, per le conseguenze della pandemia. Ebbene, la sera dello scorso 25 maggio Floyd si reca nel solito negozio di Minneapolis a comprare un pacco di sigarette, porgendo però all’impiegato, un ragazzo nuovo, una banconota da venti dollari falsa. Scatta così l’allarme al 911, che afferma che Floyd fosse ubriaco. Giunge la polizia, con la quale Floyd tenta di discolparsi resistendo blandamente alle manette, mentre la stessa tenta di portarlo via con la volante. La situazione comincia chiaramente a precipitare con l’intervento del poliziotto Derek Chauvin, che ferma l’uomo tenendolo bloccato per otto minuti circa, spingendo il ginocchio contro il petto di Floyd, che supplica in estrema difficoltà «Please, I can’t breathe» (Non riesco a respirare). In una manciata di minuti Floyd muore e l’intera scena viene ripresa con gli smartphone dei presenti, finendo sul web e innescando odi e proteste contro la polizia e Trump. L’America insorge e torna forte il grido “Black Lives Matter” (Le vite nere contano). L’ennesimo caso di brutalità e razzismo infanga i capisaldi di dignità, rispetto e uguaglianza etnico-sociale. Ancora una volta la Libertà, orgogliosamente e simbolicamente mostrata a Liberty Island, viene lesa e mortificata. Manifestazioni e rivolte stanno infiammando strade e piazze nella maggior parte degli Stati Uniti. Il coprifuoco è stato imposto in molte città, circa 1.400 persone sono state arrestate e per oltre un terzo a Los Angeles. Il Paese brucia con incendi appiccati ai commissariati e mezzi della polizia, saccheggi e distruzioni a negozi. Derek Chauvin è attualmente incriminato con accusa riqualificata dal Procuratore di Minneapolis: l’ipotesi di reato è di omicidio volontario non premeditato, e non più colposo. Ora l’ex agente rischia fino a un massimo di 40 anni di carcere. Inoltre il Procuratore ha ordinato l’arresto degli altri tre poliziotti coinvolti, con l’accusa di complicità in omicidio volontario. Tutti e quattro gli ex agenti sono ora agli arresti. Nelle ultime ore inoltre si apprende come il carnefice in divisa avesse già ucciso Wayne Reyes, latino-americano freddato con sedici proiettili nel 2006. Ma i manifestanti chiedono di più, accuse più severe e la parola “fine” ad una discriminazione razziale che nel XXI secolo non smette di dilagare, servendosi di abuso di potere e […]

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Fun e Tech

Design sostenibile: la progettazione attenta all’ambiente

Uno dei principali topic del design contemporaneo è quello del design sostenibile, la progettazione intelligente di un prodotto o un sistema in perfetta armonia e rispetto per l’ambiente. L’obiettivo è quello di eliminare o ridurre sempre più l’impatto negativo delle attività umane sull’ambiente. Come? Progettando soluzioni innovative e sostenibili incentrate su temi di riduzione, riuso, riciclo, assemblaggio del prodotto, opportune scelte di materiali, utilizzo di energie rinnovabili e riduzione di emissioni nocive. Quando e come nasce il design sostenibile? Si inizia a parlare di sostenibilità contestualmente al processo di cambiamento climatico e inquinamento ambientale che da anni ormai è tema di attualità. Se da un lato sempre più persone combattono per i diritti dell’ambiente con scioperi climatici e manifestazioni attiviste, dall’altro i designer cercano soluzioni silenziose progettando nei laboratori e nei politecnici soluzioni pratiche e assolutamente determinanti. I problemi di salvaguardia della biodiversità, inquinamento, scioglimento delle acque, disastri ambientali, emissione di sostanze tossiche e così via hanno destato interesse a partire dagli anni Sessanta. Il concetto di sostenibilità viene introdotto nella prima conferenza ONU sull’ambiente del 1972. Il suo significato esce dalla sfera ecologica per estendersi sull’economia e sul campo sociale. Dal tema della sostenibilità si sviluppa così l’idea di sviluppo sostenibile. Si sente parlare di questo concetto nel Brundtland report del 1987. Vengono definiti così degli obiettivi che prevedono un generale benessere costante e crescente e una salvaguardia della qualità della vita per le generazioni future. Si comprende che il significato di progresso umano significa in qualche modo cambiare strada e operare controcorrente. Entra così in gioco il design, culla da cui nascono tutte le idee progettate dall’uomo. Progettare un prodotto che rispetti l’ambiente produrrà benefici non solo sul territorio ma anche sul benessere e la salute dei suoi abitanti. Lo sviluppo sostenibile viene dunque progettato nei politecnici perché l’uomo ha il dovere e la responsabilità di trovare soluzioni pratiche ed effettive al grande problema di quest’epoca. Può il design salvare il mondo? Certo che sì. Utilizzo di materiali biodegradabili, progettazione dei processi di riciclaggio, ideazione di un prodotto con un lungo ciclo di vita, riutilizzo e minimizzazione degli scarti produttivi. Questi sono solo alcuni dei temi che interessano il designer oggi e che egli non può assolutamente non considerare. Tutto deve essere design sostenibile. Il pensare sostenibile è ideare l’innovazione che fa bene all’ambiente. Si tratta di un approccio basato sul rispetto per l’ambiente e le persone, con lo scopo di benessere collettivo. Non esiste alcun prodotto o servizio che oggi possa essere pensato senza tener conto di questi vincoli. Il design sostenibile per essere efficiente deve essere progettato in ogni minima parte nel rispetto dell’ambiente circostante. Risale al 2002 il libro-manifesto Cradle to Cradle: Remaking the way we make things scritto da Michael Braungart, chimico tedesco, e William McDonough, architetto americano. Il principio professato è quello di una progettazione che non sia più pensata “dalla culla alla tomba” ma “dalla culla alla culla”. Questo significa che è compito e dovere del designer progettare prodotti che, una volta […]

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Musica

L’arte al tempo del Covid-19: per gli invisibili non andrà tutto bene

Sono gli artisti: i musicisti, i ballerini, i teatranti, gli organizzatori e gli operatori, gli stessi che con il proprio lavoro rendono la macchina dello spettacolo fruibile a tutti. Sono gli stessi che in questa quarantena e nella vita di tutti i giorni accompagnano con la propria arte ciascuno di noi e rendono possibile la realizzazione di quest’ultima. Esseri umani che si trovano in balia delle onde, ora più che mai, nel periodo di pandemia, durante il quale sono emersi i complessi meccanismi organizzativi e tutelativi che minacciano una categoria lavorativa, poco sistematizzata e desiderosa di un riconoscimento a livello economico ed assistenziale. Colpiti dall’effetto economico del Covid-19, i lavoratori del mondo dello spettacolo sono stati i primi a dover ridefinire l’assetto della propria occupazione, non potendo del tutto contare sui provvedimenti presi dallo Stato, né su tutele finanziare, in quanto le indennità Covid-19 sono rivolte ai lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, aventi almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 all’interno del Fondo, con un reddito annuo non superiore a 50.000 euro, come stabilisce l’indennità lavoratori dello spettacolo (art. 38, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18). La potente macchina dell’arte paga infatti lo scotto di avere numerose figure non riconosciute, lavoratori cosiddetti “a nero”, artisti che per vivere della propria musica, ad esempio, hanno portato avanti la propria professione senza tutele a livello contributivo, fiscale e senza garanzie; sono proprio questi professionisti a pagare a caro prezzo l’intera emergenza. Ad oggi qualsiasi mestiere indipendente che abbraccia il comparto dello spettacolo è paralizzato, con un futuro incerto, senza possibilità di organizzazioni prossime: la prospettiva di ripresa a breve termine non prevede una data stabile per realtà come cinema, teatri, stadi, palazzetti, club, luoghi essenziali per lo svolgimento dello show; ma non solo, il danno sarà anche, psicologicamente parlando, ritornare alla mentalità pre-covid, al gusto dell’assembramento ad un concerto, al sedersi accanto ad uno sconosciuto in teatro. Cosa succederà post Covid-19? Quando riprenderà un tecnico di palco, un fonico, un musicista, un attore a poter svolgere il proprio lavoro con dignità (non parlate di dignità indicando i concerti al drive-in) e con le giuste tutele giuridico-finanziare? È questo forse il tempo per stabilizzare una norma, istituire un albo, un’organizzazione che difenda un intero mondo lavorativo, per troppi anni avvitato su se stesso, lasciato ai propri compromessi interni? Se l’arte è riscatto, allora è giunto il momento che la macchina dello spettacolo sia ri-organizzata tutta: dalla punta dell’iceberg fino a tutto ciò che è sommerso. La musica e la figura del musicista, del cantante, dell’operatore dello spettacolo al tempo del Covid-19, messa a dura prova, anche a causa delle poche agevolazioni e sovvenzioni per questa categoria. Ti va di esporre le tue paure, esigenze in quanto musicista, operatore dello spettacolo e la tua opinione riguardo ciò che si andrà ad affrontare? Risponde Elisabetta Serio, musicista, pianista, compositrice: Tempi veramente duri per chi lavora nel mondo dello spettacolo. È vero che si ha più tempo a disposizione per realizzare tutte quelle cose […]

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Attualità

Musei online e sui social: guida ai migliori tour virtuali

Il museo è online: visitare da casa la Cappella Sistina, l’Hermitage, mostre fotografiche imperdibili e scoprire l’eccezionale offerta del Museo Egizio di Torino, si può. In attesa di tornare a visitarli dal vivo, i musei italiani e del mondo hanno riprogrammato la loro offerta online e così tra tour immersivi, percorsi tematici e pillole di cultura sui social, Internet diventa uno scrigno d’arte. Ecco la guida definitiva ai migliori tour virtuali di musei e mostre d’arte in giro per l’Italia e per il mondo. Musei online d’Italia Musei Vaticani Visitare i Musei Vaticani deserti è un sogno che può avverarsi solo per Alberto Angela. Per tutti gli altri, c’è il link  con il tour in realtà virtuale delle più belle stanze, Cappella Sistina compresa, della galleria d’arte Vaticana. Galleria degli Uffizi Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, saluta i suoi “visitatori digitali” prima di iniziare il nuovo progetto #UffiziDecameron: ogni giorno sarà descritta e raccontata un’opera, una storia, un personaggio della collezione degli Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli. Museo Egizio di Torino Christian Greco, il Direttore del Museo Egizio, a 12 anni, durante un viaggio in Egitto con la famiglia, capì che avrebbe fatto l’egittologo, e così è stato. Nominato Direttore del Museo Egizio a 39 anni, ha dichiarato che lo avrebbe rivoluzionato, e anche stavolta così è stato: lo ha trasformato in un ente di ricerca, ha creato Rime, la rivista del Museo Egizio, ha firmato più di ottanta intese con università italiane e straniere, lo ha raddoppiato negli spazi, lo ha “aperto” ai detenuti della casa circondariale di Torino. Il sito del Museo Egizio non può che essere all’altezza della sua collezione e del suo Direttore. Per visitare il museo con la sua guida eccezionale ci sono le “Passeggiate del Direttore” ogni giovedì e sabato, mentre i curatori che compongono il Dipartimento si occupano delle “Istantanee dalla Collezione” per raccontare degli oggetti più speciali e curiosi della collezione. E per i bambini una sezione dedicata: i tutorial di “l’antico Egitto fai da te” e le interviste di giovani giornalisti di “Stelevisione” agli egittologi del Museo. I musei online del mondo Museo del Louvre Il Louvre mette a disposizione a questo link tour virtuali delle sale espositive e le gallerie del museo: il menu a tendina permette di scegliere l’itinerario tematico da seguire per visitare le stanze e le collezioni d’arte tra le più prestigiose al mondo. Tra le opere più rappresentative del Louvre c’è senza dubbio la Gioconda e il Louvre ha ideato una app che permette di ammirare il capolavoro di Leonardo da Vinci in realtà virtuale direttamente dal proprio smartphone e conoscere le ultime scoperte della ricerca sul processo creativo e sulle tecniche pittoriche di Leonardo. Museo del Prado Anche la collezione del Museo del Prado di Madrid, che ospita tutti i capolavori di Goya, si visita online scegliendo di ammirare le opere per autori, collezioni, secoli o tecniche d’arte. Museo dell’Hermitage Assolutamente imperdibile il sito dell’Hermitage di San Pietroburgo: è […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

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Attualità

L’alta moda al servizio dell’Italia contro il Coronavirus

Anche l’alta moda è scesa in campo per la lotta al Coronavirus, non solo tramite le ricche donazioni dirette ai principali ospedali e centri di cura, ma anche con la realizzazione dei presidi sanitari tanto richiesti in questo momento. Da giorni ormai le case di alta moda stanno lavorando per dare il loro contributo per questa emergenza. Sono sempre di più le maisons di tutto il mondo che stanno rispondendo alla richiesta d’aiuto arrivata dalle istituzioni.  Coronavirus: la riconversione industriale per produrre camici e mascherine Le aziende che hanno dato il via a quest’iniziativa sono state Ermanno Scervino, Gucci, Valentino, Prada, Salvatore Ferragamo, Fendi e Miroglio. Queste maison hanno iniziato la produzione a titolo gratuito di materiale per gli ospedali, subito dopo aver ottenuto la certificazione necessaria. Da giorni ormai le sarte di Ermanno Scervino lavorano da casa e volontariamente per cucire mascherine, camici e cuffie per gli operatori sanitari. L’azienda Scervino si è organizzata a tal proposito per le nuove limitazioni che la situazione comporta: compra a Prato il tessuto-non tessuto per le mascherine e poi invia i corrieri a recapitarlo nelle case delle sarte che provvedono a cucire dalle proprie abitazioni. I camici e le cuffie prodotte non sono dirette solo agli ospedali ma anche alle case di cura per anziani e a chi ne ha necessità. All’appello della Regione Toscana hanno risposto anche Salvatore Ferragamo, Gucci, il brand Serapian di proprietà del gruppo Richemont, Celine, Prada e altri ancora. We Are All In This Together è lo slogan della campagna di crowdfunding lanciata da Gucci; tutti sono invitati a diventare ###GucciCommunity. Questo l’appello dell’azienda d’alta moda ai suoi 70 milioni di followers per combattere la pandemia tramite campagne di raccolta fondi che partono dalla somma di un milione di euro ciascuna stanziati dall’azienda. La prima è dedicata all’Italia, la seconda è a livello globale. L’obiettivo per entrambe è di arrivare alla cifra di 10 milioni di euro, cifra che Facebook si impegna a doppiare non appena il traguardo sarà raggiunto. L’azienda Gucci è ora impegnata nella produzione di mascherine e camici per gli ospedali italiani. Si prevede la produzione di oltre un milione di mascherine e almeno 50.000 camici. A titolo personale, Marco Bizzarri, presidente CEO di Gucci, ha anche devoluto 100 mila euro a favore dell’azienda sanitaria di Reggio Emilia, città dove il manager è nato. Anche Prada si è mossa per la causa Coronavirus. Su richiesta della Regione Toscana, il brand presieduto da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, ha stimato la produzione, a partire dal 18 marzo, di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario toscano. La produzione è a tempi record: la data di consegna dei prodotti è stimata per il 6 aprile. Gli articoli sono prodotti internamente presso l’unico stabilimento del Gruppo in provincia di Perugia, stabilimento rimasto operativo a questo scopo. La produzione è poi sostenuta anche da una rete di fornitori esterni sul territorio italiano. Giorgio Armani ha il grande merito di aver capito subito la gravità della situazione; […]

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Voli Pindarici

Il profumo di un mondo che ha vinto

Marzo 2050. Sono fuori, in veranda, sorseggio una tisana allo zenzero, in compagnia di Louis Armstrong che intona in sottofondo una soave What a Wonderful World. E così a seguire Etta James con At Last, Nina Simone con Feeling Good e Billie Holiday con I’ll Be Seeing You. Dolce poesia per quest’udito un po’ stanco dell’assordante rumore dell’abitudine, del traffico, del lavoro e di qualche parola vomitata di troppo. Sono qui in un momento tutto mio, ritagliato dall’insensibile routine. Qui nella mia comfort zone ad osservare l’orizzonte, riuscendo addirittura a sentirlo l’odore inebriante di quel mare che lambisce la costiera sorrentina, così come quello dei limoni e dei fiori di pesco che in questo periodo dell’anno compiono lo straordinario miracolo della fioritura. La primavera esplode meravigliosa, infondendo un senso di bellezza ed ottimismo. Il sole scalda la pelle e scava nella mente fino a raggiungere i ricordi più reconditi. Il profumo di arance appena spremute desta l’appetito e il desiderio di sapori genuini. Che pace, che serenità in questi istanti di pausa, in compagnia di se stessi! Ma una leggera fitta attraversa il petto. Una contorta e gelida sensazione di perdere una beatitudine conquistata con rinunce e sacrifici. Quella sensazione bruciante, che apre una finestra spazio-temporale socchiusa per tanto tempo, subito collegata ad un passato che bussa delicatamente. Un passato che di tanto in tanto torna a scuotere mente e membra, cuore e anima, lasciando addosso qualche brivido di timore, di pericolo, come se da un momento all’altro tutto dovesse ripetersi di nuovo, con la stessa forza, con la stessa dirompenza. Ma il suono del citofono giunge a distrarre e scompigliare pensieri e sensazioni. È mia nipote, la mia dolce nipotina che periodicamente viene a farmi visita, donandomi istanti di gioia con quel suo fare così curioso ed estroverso che la rendono irresistibile. Una forza della natura, un tenero e deciso contagio di buonumore e vitalità. «Ciao nonnina», mi viene incontro come uno tsunami d’amore. «Sai, oggi a scuola sul libro di storia ho letto di una pandemia che si è diffusa ai tuoi tempi, nel marzo 2020. Di cosa si tratta? Cosa è successo?» Esito per un attimo, poi comincio a risponderle avvertendo brividi che solcano la schiena. «Sai piccola, è una storia triste. La storia di un Paese e del mondo intero che hanno vissuto un periodo surreale, tra terrore e speranza. Ma è anche una storia di vittoria. La storia di una comunione globale animata dalla forza e dal coraggio di non mollare, mai, anche quando il male insiste nel prevalere, anche quando tutto sembra destinato a perdersi per sempre». «Racconta nonna, raccontami cos’è accaduto…». 20 marzo 2020. Sono già trascorsi più di dieci giorni ormai dall’inizio di questa innaturale quarantena, questa lacerante chiusura con qualunque tipo di contatto esterno. Questo maledetto virus sta decisamente mettendo a dura prova resistenza e lucidità. Lo hanno battezzato “Covid-19”, una variante del già esistente Coronavirus giunta maldestramente dalla Cina, che sottilmente comincia a falciare vite in patria, giungendo aggressivo in […]

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Musica

Canzoni spagnole: 5 da ascoltare assolutamente

Ami la musica spagnola? Ti consigliamo 5 canzoni spagnole che devi assolutamente conoscere! La musica spagnola con i suoi ritmi allegri, frizzanti ed orecchiabili è fortemente apprezzata dal pubblico italiano ed è super ascoltata in radio o tramite YouTube. Qui riportiamo la nostra top 5! 5 canzoni spagnole da ascoltare assolutamente Si tú no vuelves di Miguel Bosé Nonostante siano trascorsi 20 anni dal debutto della canzone Si tú no vuelves, il famoso cantante Miguel Bosé l’ha riproposta in diverse occasioni e trasmissioni, perché risulta essere particolarmente gradita da un pubblico di tutte le età. Si può dire che sia il testo che la sonorità rappresentano un fenomeno mainstream che ha una rapida diffusione. Il testo è stato scritto nel 2006 da Miguel Bosé, in partnership con Lanfranco Ferrario e Massimo Grilli, ed è un brano contenuto nell’album Bajo el Signo de Caín del cantante. In Italia ebbe un grande successo, conquistando nel giro di poche settimane la seconda posizione in classifica. Nel 2007 viene eseguito un remake assieme alla cantante Shakira, riproposto nell’album Papito. Si tu no vuelves è una canzone dal ritmo lento e melodico, raggiunge un climax al centro ma, soprattutto, quando Shakira termina la canzone. Shakira non usa il suo tipico timbro di voce, ma uno più leggero, più sinuoso, quasi un sussurro. Un inno all’amore ed alla condivisione, insomma, come ben esprimono le parole del ritornello “Y cada noche vendrá una estrella / e ogni notte verrà una stella A hacerme compañía / a farmi compagnia Que te cuente como estoy / e ti racconterà come sto Y sepas lo que hay / affinché tu sappia ciò che accade“. Malo di Bebe Canzone tratta dall’album Pafuera telarañas, è quella vincente per la cantante Bebe e le conferisce una grande popolarità in Italia.  Nel 2005 Bebe ottiene 5 nomination ai Latin Grammy Awards vincendo un Grammy come miglior nuovo artista. Conquista cinque dischi di platino in Spagna, restando per oltre 100 settimane in cima alle classifiche spagnole. Con il successo di Pafuera telarañas, Bebe inizia un lungo tour in giro per il mondo. Nel 2006 il singolo Malo debutta anche in Italia e si rivela subito un grande successo. Gli italiani fin da subito la considerano un vero tormentone estivo; il brano, con il suo ritornello facilmente orecchiabile, in realtà ha un testo molto significativo e triste, che fa riflettere su un tema che esiste da oltre 30 anni ed è fortemente attuale: il tema della violenza domestica sulle donne. Il titolo, infatti, è la chiave per comprendere il significato del testo: Malo, in spagnolo, significa cattivo. La Libertad di Alvaro Soler “Recuerdo el momento /Ricordo il momento Nos fuimos a buscar / Siamo andati a cercare Un mundo más allá / Un mondo oltre La libertad (La libertad) / La libertà La libertà” Questa è la traduzione delle parole-chiave di una delle canzoni spagnole di Alvaro Soler più popolari nell’estate 2019 La Libertad. Un inno alla libertà, alle nuove scoperte ed all’entusiasmo, che può animare il […]

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Attualità

Innovation for Change tra tecnologia ed innovazione

Aspirazioni lavorative e voglia di mettersi in gioco, ma anche temi attuali come tecnologia, innovazione e startup: sono questi gli ingredienti del programma portato avanti dal Collège des Ingénieurs Italia, in collaborazione con numerosi partner tra aziende ed istituzioni da tutta Europa. Giunto ormai alla sua 34esima edizione, il Master in Business Administration dal respiro internazionale vede rinnovarsi, per il suo quinto anno consecutivo, la partnership con il CERN di Ginevra attraverso il progetto “Innovation for Change“, dove 53 giovani talenti con profili economico-scientifici e provenienti da tutta Italia saranno coinvolti nello sviluppo di idee di business legate ai temi di sviluppo e sostenibilità. Grazie al ricco parterre di realtà coinvolte, tra cui Politecnico di Torino, Fondazione Enel, Autostrade per l’Italia, Regione Puglia e molte altre, Innovation for Change è divenuto ben presto una vera e propria fucina di menti al servizio dell’innovazione in un programma, dal quale sono nate startup ed idee di business riconosciute a livello internazionale, che può vantare oltre 3000 storie di successo di ex studenti passati attraverso il progetto. “L’obiettivo da parte dell’Istituto è quello di supportare i giovani di talento con aspirazioni manageriali in aziende ed istituzioni. I profili interessati sono prevalentemente tecnici ma non solo, mentre la preparazione è improntata su aspetti di business, economia e gestione. L’istituto italiano è inoltre affiancato dai corrispettivi francese e tedesco, attraverso i quali è possibile creare un network dinamico e coinvolgente.  Un aspetto veramente importante del progetto è il “fenomeno di ritorno” di moltissimi ragazzi inizialmente partiti dall’Italia per trasferirsi all’estero, che hanno scelto di rientrare da realtà considerate privilegiate, con il desiderio di cogliere questa opportunità che ha permesso loro di scegliere la posizione adatta nell’area di interesse. Infine, il programma di Innovation for Change in collaborazione con il CERN ha dato un’ulteriore spinta al nostro lavoro attraverso IdeaSquare, che si occupa di portare all’esterno tutte quelle tecnologie proprie del centro di ricerca, in modo da aggiungere ulteriore valore al percorso attraverso l’interfacciarsi con le sfide future che attendono la nostra società” fa sapere Pierluigi Fusco, esponente del comitato supervisore del progetto. Innovation for Change: un’occasione per il futuro Ma sono anche le eccellenze campane, rappresentative di una generazione di giovani desiderosi di dare il proprio contributo, a dare un apporto fondamentale per la riuscita di un programma tanto ambizioso; le storie di Giuseppe Ciardella e Federico Cattaneo, entrambi ex studenti dell’Università Federico II di Napoli trasferitisi poi all’estero fino all’inizio di Innovation for Change, rappresentano un esempio di cosa significhi scegliere di tornare e mettersi in gioco nel proprio paese. Giuseppe è molto soddisfatto di questa scelta: “Dopo i miei studi in ingegneria aerospaziale a Napoli ho viaggiato molto tra Cina, Spagna e Francia terminando i miei studi ed iniziando la mia carriera lavorativa. Il Collège mi ha dato la possibilità di intraprendere un percorso manageriale, ampliando le mie conoscenze attraverso un’esperienza internazionale tra Italia, Francia e Germania”. Gli fa eco Federico: “Il mio desiderio era mettermi alla prova rimanendo all’estero per lavoro ma dopo […]

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