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Eroica Fenice

La Tag: attualità contiene 31 articoli

Attualità

Cento anni dalla nascita di Gianni Rodari

Cento anni fa, il 23 ottobre del 1920, nasceva Gianni Rodari, l’unico scrittore Italiano della storia ad aver vinto il Premio Andersen. Uno scrittore geniale, con la missione di divertire con la fantasia i più piccini, commuovere gli adulti e ispirare gli artisti. Per i suoi cento anni, si mobilita il mondo dei social (ma non solo). L’edizione 2020 della Settimana della Lingua Italiana nel mondo – come ha ricordato il Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini – è stata dedicata proprio al rapporto tra la parola e l’immagine, di cui Gianni Rodari, con le sue opere e con i suoi insegnamenti, è stato precursore. In più, le Biblioteche di Roma offriranno un ricco pacchetto di iniziative, eventi e mostre per festeggiare lo scrittore; al Lucca Changes (nuova edizione del Lucca Comics & Game, in corso dal 29 ottobre al 1° novembre), si terrà una mostra dedicata al centenario di Rodari con un variegato programma di attività, spettacoli e conferenze online; a Reggio Emilia (fino al 25 ottobre) si tengono i “Rodari Days”, in presenza e online, tra mostre, narrazioni, atelier e videointerviste; a partire dal 24 ottobre, sul sito www.archivioaperto.it, saranno visibili una serie di video inediti, tratti dall’Archivio audiovisivo Franco Cigarini, che ripercorrono, tra le altre cose, la visita di Rodari alla scuola dell’infanzia Diana di Reggio Emilia, dove lo scrittore – seduto su una piccola sedia circondato dai bambini – raccontò la storia de “Il Re dei Topi”. Alle differenti celebrazioni, si è poi aggiunta l’emissione di un nuovo francobollo Italiano dedicato proprio ai cento anni dalla nascita di Rodari. Il francobollo mostra un disegno realizzato dalla stesso scrittore: un bambino con un palloncino che reca la scritta “Omegna”, sua città natale, in Piemonte, dove – in sua memoria – è stato realizzato nel 2002 il “Parco della Fantasia”. Ma Rodari non fu soltanto lo strepitoso inventore di favole e filastrocche per bambini. Fu un giornalista, poeta, partigiano. Trasferitosi in provincia di Milano da bambino, frequentò prima il seminario e, poi, si diplomò come maestro, lavorando anche come precettore privato. Iniziò gli studi universitari presso l’Università Cattolica di Milano, ma li abbandonò presto. Esonerato dal servizio militare durante la Seconda guerra mondiale, partecipò alla Resistenza, disertando la Repubblica di Salò e avvicinandosi al Partita Comunista Italiano. La sua attività di giornalista iniziò ufficialmente nel 1945, in particolare all’Unità (dove fondò “La domenica dei piccoli”), e poi con Paese Sera. Già nel 1952, però, quando più di trecento operai restarono chiusi per oltre un mese nella miniera di zolfo più grande d’Europa, a Cabernardi e Percozzone, in provincia di Ancona, in segno di protesta contro le ottocentosessanta lettere di licenziamento ricevute, Gianni Rodari raccontò in un reportage ai lettori di “Vie nuove” quest’esperienza di lotta sindacale con la stessa sensibilità e intelligenza che lo avrebbero poi contraddistinto come scrittore per l’infanzia. Le sue prime pubblicazioni di libri per ragazzi furono Manuale del pioniere, Il libro delle filastrocche e Il romanzo di Cipollino. Fu presto notato dalla Einaudi, che cominciò a pubblicare […]

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Culturalmente

Re e regine inglesi: tra storia, politica e intrighi

Re e regine inglesi siedono sul trono britannico da più di mille anni, ma storicamente non è possibile stabilire chi sia stato il primo monarca del Regno unito. La monarchia britannica è un regime parlamentare dal 1215, quando con la Magna Charta vennero istituite la House of Commons e la House of Lords, le due camere del Parlamento. Il monarca è comunque riconosciuto come capo di stato, per quanto il suo potere sia ad oggi limitato dal parlamento e dalla costituzione. Il re è fonte del potere esecutivo, legislativo e giudiziario del Regno Unito. Tuttavia, la sovranità completa non risiede più nel monarca dal 1689, anno di approvazione del Bill of Rights, che stabilì il principio di sovranità parlamentare. La regina Elisabetta II, attuale monarca del Regno unito, salì al trono alla morte di suo padre, re Giorgio VI, il 6 febbraio 1952. A lei e alla sua famiglia spettano ad oggi varie mansioni ufficiali, cerimoniali e diplomatiche oltre che di rappresentanza, come conferire onorificenze e nominare il primo ministro. Il re o la regina sono inoltre tradizionalmente a capo delle Forze armate britanniche. Attualmente in Gran Bretagna la monarchia vede sicuramente ridotto il suo ruolo rispetto al passato, puramente formale e svuotato di significato. Eppure la monarchia in Gran Bretagna suscita ancora un ampio consenso nella popolazione (o nei suoi sudditi), forse come simbolo di unione e patriottismo. Ma guardando a ritroso alla storia della Gran Bretagna, ripercorriamo insieme il succedersi di re e regine inglesi che hanno lasciato un segno nella storia ormai da secoli. Re e regine inglesi: i più famosi Guglielmo I, detto anche Guglielmo il Conquistatore fu Duca di Normandia dal 1035 con il nome di Guglielmo II e re d’Inghilterra dal 1066 fino alla morte. Definito il Conquistatore ancor prima di diventare re, per le vittorie sui Bretoni, venne anche definito il Bastardo perché nato da un’unione non riconosciuta dalla Chiesa. Guglielmo ascese al trono d’Inghilterra dopo la vittoria nella battaglia di Hastings, le cui gesta sono immortalate nel famoso Arazzo di Bayeux. Con il suo regno ebbe inizio la dinastia dei Normanni, dalla quale discendono tutti i sovrani d’Inghilterra. Riccardo I d’Inghilterra, noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone è stato re d’Inghilterra dal 1189 fino alla sua morte. Era il terzo dei cinque figli maschi del re Enrico II d’Inghilterra e della duchessa d’Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers, Eleonora. Riccardo era, per parte di madre, il fratellastro minore di Maria di Champagne e di Alice di Francia. Era anche il fratello minore di Guglielmo, Conte di Poitiers, di Enrico e di Matilda d’Inghilterra, e il fratello maggiore di Goffredo II, Duca di Bretagna, di Leonora d’Aquitania, di Giovanna d’Inghilterra e di Giovanni senza terra. Nonostante fosse nato in Inghilterra, dove trascorse l’infanzia, la maggior parte della sua vita adulta la passò nel Ducato d’Aquitania, nel sud-ovest della Francia. Fu uno dei comandanti cristiani della terza crociata. Enrico di Monmouth fu re d’Inghilterra dal 1413 alla sua morte. Nonostante la brevità del suo regno, la sua azione […]

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Culturalmente

Youth Acerra, intervista al segretario Silvio Nuzzo

Youth, presente e futuro di Acerra Youth Acerra è un progetto nato ad Acerra nel 2018, inizialmente grazie all’azione di quattro amici e studenti universitari. Diventata formalmente un’associazione un anno dopo, è ormai una realtà consolidata, dalle molteplici sfaccettature, e che col passare del tempo ha raggiunto sempre di più un ruolo importante per la città di Acerra. Un comune dalla storia antichissima, che affonda le proprie radici all’età romana e che negli ultimi tempi ha avuto una storia bistrattata ma che, grazie proprio a progetti come Youth, prova a risollevarsi. Abbiamo parlato, rigorosamente in modalità telematica, con Silvio Nuzzo, studente di giurisprudenza presso la Federico II e tra i maggiori promotori di Youth, nonché segretario: una chiacchierata informale, su passato, presente e futuro dell’associazione. Youth Acerra: intervista a Silvio Nuzzo Silvio, come nasce Youth? Youth Acerra nasce concretamente come progetto associativo esattamente un anno fa, di questi tempi, grazie all’idea di un gruppo prima tutto di amici: Francesco Esposito, Giovanni Bruno, Mattia Brasile, oltre al sottoscritto. Noi quattro eravamo e siamo tuttora legati dall’aver frequentato il Liceo Alfonso Maria De’ Liguori e di aver fatto attivismo studentesco: io, Francesco e Giovanni come rappresentati di istituto, Mattia come rappresentante di consulta. Una volta finito il liceo, noi, che siamo della generazione ’95, ’96, ’97, ci siamo ritrovati praticamente spaesati, nel senso di aver perso quel punto di riferimento costituito dal nostro liceo; tuttavia, era sempre forte in noi la voglia di fare qualcosa, colmando proprio questa lacuna. Nell’estate del 2018, dopo l’esperienza dell’associazione Ex studenti del liceo, realizziamo di voler fare un passo in più, in termini di respiro ed idea progettuale: Youth, appunto. Youth nasce concettualmente su determinati presupposti: Acerra non godeva di una comunità giovanile, ma di tante realtà parcellizzate, come istituti, circoli etc.; questo era dovuto principalmente ai luoghi della nostra città, che di fatto sono dei “non luoghi”, praticamente né frequentati né attivati. Siete un’associazione culturale e le attività di cui vi occupate sono molteplici, principalmente sul territorio acerrano. Nel contesto di una città così complessa, come si inserisce Youth? L’obiettivo che ci siamo posti sin da subito è stato quello di ritessere l’attività giovanile di Acerra, attraverso modalità che tendessero sostanzialmente all’aggregazione. Gli strumenti utilizzati e gli sforzi messi in atto da questo punto di vista sono stati molteplici: “Acerra Social Sunday”, ad esempio, di cui andiamo molto orgogliosi e che consiste in dei piccoli talk tra giovani della comunità, magari affermati in svariati campi professionali. Il secondo modo è rappresentato da attività che definiamo “ludiche”, tra cui senz’altro il “Giovedì Universitario”. Il terzo volano è stata la promozione culturale e sociale: qualunque tipo di attività, ad eccezione dei primi appuntamenti del già citato Acerra Social Sunday, non è stata mai organizzata da sola. Acerra pullula di associazioni e per questo il nostro mantra è quello di non fare mai da soli: attraverso questa rete, abbiamo lanciato numerosissime iniziative di elevato carattere culturale, dalla rinascita del “Cinema Italia”, con la famiglia Puzone, passando per il […]

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Eroica(mentis)

Genitorialità consapevole: una simbolica “nascita a tre”

La psicologa di Eroica(mentis) parla di genitorialità: cosa vuol dire essere genitore? Essere genitore, cosa significa oggi? È una scelta che va oltre il desiderio di “avere un figlio” e che non coincide necessariamente con il decidere di diventare genitori. Può sembrare una banalità sottolineare questa differenza, in realtà sostanziale ed importante. La genitorialità consapevole è un percorso di crescita e di cambiamento, che vuol dire, dal punto di vista pratico, assumersi delle responsabilità che richiedono tempo e impegno; dal punto di vista psicologico, è un complesso percorso di adattamento di acquisizione di una nuova identità, come madre e come padre; dal punto di vista della coppia rappresenta la realizzazione di un desiderio condiviso. L’arrivo di un figlio assume un significato sociale e intergenerazionale in quanto garantisce la prosecuzione generazionale di quella famiglia d’origine mantenendo il continuum biologico, psicologico e culturale del proprio patrimonio familiare. Il genitore deve essere testimonianza, non deve cioè educare solo attraverso le parole. I comportamenti e le azioni, il modo di essere dimostreranno al figlio come stare al mondo via via che i bisogni fondamentali (protezione, nutrimento) si legano a bisogni emotivi e relazionali , di crescita. Più che educare inteso come sforzo di ammaestramento del bambino prevale un dover essere che è indipendente sia dalla persona del genitore che da quella del figlio. Educare significa anzitutto mettere in gioco il proprio modo di essere autentico e infondere nel bambino sicurezza o insicurezza, fiducia o sfiducia, stima o disistima di sé. Françoise Dolto, nota pediatra e psicoanalista infantile francese nonché autrice di numerosi volumi sull’infanzia e sulla genitorialità, ha proposto l’immagine metaforica dell’albero per spiegare meglio questo concetto: «L’albero giovane è un germoglio piccolissimo e fragile ma già sappiamo se avrà tre o quattro rami principali. In seguito potranno svilupparsi le fronde, ma avrà sempre i suoi tre o quattro rami principali che ne hanno costituito la struttura di partenza.» I genitori dovranno essere inoltre portatori di fede e non di fiducia (essa implica la necessità che sia ricambiata) pertanto devono essere disposti a perdere, ad abbandonare le loro aspettative/ideali sui figli o qualsiasi tipo di progetto/idea. In questo modo il bambino potrà sentirsi amato senza il rischio di colludere con i desideri del genitore che vuole che diventi ciò che lui/lei non è riuscito a realizzare nella vita o al contrario che possa rispecchiare esattamente le scelte personali e professionali. Da questa forma di rispetto deriva lo sviluppo della fiducia in se stesso e la possibilità di espressione autentica che lo aiuterà a non avere timore di deludere le aspettative dei suoi genitori. Promettere senza fare promesse. Le promesse che facciamo ai nostri figli non dovranno essere promesse di felicità legate prevalentemente all’idea secondo la quale per essere felice è necessario possedere oggetti o cose. Un bambino è felice se non viene chiuso nel mondo degli oggetti. Potrà essere felice se i suoi genitori lo aiuteranno a scoprire nuovi mondi, a fare nuove esperienze, nuovi incontri, nuovi progetti. Non si diventa genitori per essere […]

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Culturalmente

Mario Bambea: un dualismo perfetto nella società odierna

L’intellettuale Mario Bambea conquista il web, e sono sempre più numerosi coloro che riflettono su una figura così enigmatica e interessante al tempo stesso. Dov’è Mario (Bambea)? La serie si compone di quattro puntate, scritte da Guzzanti e Mattia Torre e dirette da Edoardo Gabbriellini, trasmesse lo scorso maggio, di martedì. Più che una commedia, quella di Guzzanti è stata definita una “serie lunga” e sul web c’è chi ha definito Mario Bambea “un insopportabile intellettuale di sinistra”, altri invece lo hanno adorato, o meglio, in realtà impazzivano per Bizio, l’altra faccia della medaglia, il comico coatto che, tra le altre cose, nutre un profondo odio per i centri commerciali. Mario Bambea, interpretato da Corrado Guzzanti, è l’alter ego di Bambea, un rozzo comico romano ironico e tremendamente volgare, reduce da uno sdoppiamento della personalità, che si palesa a seguito di un incidente stradale. Secondo la dinamica, probabilmente a causa di un improvviso colpo di sonno, l’intellettuale Mario Bambea, rimane vittima di un incidente stradale, mentre rincasava, dopo un convegno. Bambea non è esclusivamente un intellettuale, la sua figura racchiude in sé, anche l’identità del filosofo, del politico, dello scrittore e anche dell’opinionista, naturalmente polemico. Un uomo molto intelligente, considerato di sinistra, a tratti insopportabilmente coerente, troppo, in crisi con se stesso e con i propri ideali, quelli in cui con convinzione crede ma che al contempo sono pressoché labili, specchio della società culturale attuale. Dopo l’incidente in cui è coinvolto, Bambea, entra in coma, anche se non si sa per quale preciso motivo, gli amici (o presunti tali) lo credono già morto, come se fosse assente. Trascorso relativamente poco tempo, l’intellettuale pignolo e polemico, si risveglia, ma deve fare i conti con un aspetto ben radicato nel suo ego, qualcosa che non poteva considerare, Bizio. Il personaggio dal nome buffo, rappresenta la sua perfetta contrapposizione, tutto ciò che egli in realtà non è, o meglio, probabilmente crede di non essere. I suoi atteggiamenti, considerati strani dalla famiglia, vengono fuori di notte, quando Fabrizio, ossia Bizio Capoccetti, girovaga per Roma, nelle vesti di un comico notevolmente apprezzato. Naturalmente tutto ciò prende vita da una patologia nota, ossia, lo sdoppiamento della personalità, con la quale, l’amato e odiato protagonista, oramai scisso in due entità diverse, deve fare i conti. Un particolare da non sottovalutare, all’interno di questa vera e propria commedia dai toni intellettuali e dalle sfumature socio-culturali, è che solo Dragomira, l’infermiera che segue la riabilitazione di Mario Bambea, è a conoscenza della doppia vita dell’intellettuale e prova a tenerla nascosta, soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica. Una vera e propria “commedia sociale” Una commedia pungente con un protagonista altrettanto tale, sia nelle sue vesti “normali”, sia tramutato in ciò che probabilmente non è mai venuto fuori della propria personalità. Per la caratterizzazione dell’intellettuale, nel corso delle riprese, tra il mondo intellettuale e quello comico, più dispersivo e ovviamente meno serio, i critici hanno notato una possibile somiglianza fisica (non voluta e del tutto casuale) con Vittorio Sgarbi, che rende il […]

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Culturalmente

Genetica e comportamento: esiste il libero arbitrio?

Genetica e comportamento influiscono sull’animo umano. E’ dunque possibile emanciparsi dal proprio dna? Esiste il libero arbitrio? Attualmente si fa largo un filone di pensiero per cui il comportamento umano sarebbe largamente influenzato dalla genetica. L’aggressività, la sessualità, il comportamento sociale, l’intelligenza sarebbero definiti e determinati dai geni ereditati alla nascita. Su questo si innesta ovviamente il fattore ambiente: siamo biologicamente scolpiti per essere influenzati da un complesso sistema di fattori esterni. La genetica così sta entrando in ambiti inattesi, come quello della criminalità e della giustizia, mentre la scienza si interroga su quanto certe ipotesi siano effettivamente fondate. La domanda è: siamo liberi da noi stessi? Possiamo emanciparci dal nostro DNA? Esiste il libero arbitrio o ci comportiamo solo in maniera predeterminata? Cesare Lombroso, sul finire dell’Ottocento, sosteneva ci fosse una correlazione stretta tra la morfologia del volto e il comportamento criminale, al punto da convincersi che si potesse anticipare la pena in base alla sola analisi della conformazione del cranio di un soggetto. La sua correlazione tiene conto di caratteri fisici, dunque geneticamente determinati, sostenendo la co-eredità di alcuni di essi con la tendenza criminale. Lombroso ha certamente la sua dose di merito per aver incoraggiato un approccio più sistemico e deterministico allo studio della criminalità, ma è escluso che la sua tesi possa avere un minimo di veridicità scientifica. In primis, è improbabile un’associazione così lineare tra una dimensione tanto intricata come il comportamento umano e i geni, altrettanto complessi, che determinano la morfologia del viso. Ma soprattutto questioni inerenti la dimensione umana e biologica non possono essere ridotte a una questione di causa-effetto e liquidate in maniera tanto semplicistica. Eppure, l’aspetto fisico inevitabilmente espone a un giudizio e la mente umana si sviluppa in correlazione con esso, che si tratti dell’immagine rimandata dallo specchio o dell’opinione di un terzo. Per quanto ci si sforzi di non dare considerazioni affrettate, inevitabilmente la vista di una persona si accompagna quasi automaticamente all’espressione di un giudizio sulla base della sua fisionomia. Un uomo dai tratti marcati e l’aspetto rude, ad esempio, cresce avendo attorno una società che gli rimanda questa stessa immagine, tramite persone che gli si approcciano in un certo modo o sviluppano un certo tipo di preconcetto, il che ha una chiara influenza sullo sviluppo del suo atteggiamento nei confronti del prossimo. In questo senso, la correlazione tra genetica e comportamento passa per il filtro della società, influendo sulla psicologia del soggetto, quindi il nesso non sarebbe diretto genetica-comportamento, bensì genetica-società-comportamento. Il punto di vista genetico continua ad avere i suoi perché e la sfida è proprio comprenderne a fondo l’ingerenza. Genetica e comportamento: la ricerca scientifica nell’ambito della genetica di comportamento Negli ultimi decenni, si è intensificata la ricerca relativa alle cause e ai meccanismi di alcuni fenomeni mentali, grazie anche ai nuovi mezzi della genetica e della biologia molecolare, uniti a studi di imaging cerebrale. Questo ha consentito di ampliare notevolmente la conoscenza del cervello e delle sue funzioni superiori, per quanto si tratti di […]

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Attualità

Gucci, dalle origini al caso Armine Harutyunyan

Gucci, ancora lei, è la casa di moda che fa da padrona nel settore e nel mondo. Tra passato, successi e futuro, ecco la storia di una delle più grandi case di moda italiane. Era solo il 2018 quando Gucci chiudeva l’anno ben oltre le aspettative, con un giro d’affari di 8,28 miliardi di euro ed un aumento del 3,4 % rispetto all’anno precedente. Stessa sorte per le vendite dirette nelle boutique, con un +38% e un aumento del 25% nel 2019. Negli ultimi anni il fatturato Gucci è stato investito da un aumento del 31%, scaturito per lo più dalle “collezioni permanenti”, ovvero i capi senza tempo che non vengono sostituiti dai nuovi modelli. I capi fissi, di fatto, rappresenterebbero circa il 70% delle vendite totali. Parlando con i numeri, Kering, società francese che include Gucci Group, ha un utile dell’80%, con stime fino a 3,944 miliardi. Ottimi risultati anche per le vendite online. La sezione e-commerce rappresenterebbe il 6% delle vendite totali, con una crescita implementare del 70% solo nel 2018. Numeri che sembrano sottolineare come il digitale, ad oggi, sia una parte essenziale di ogni acquisto, persino per la moda. Il mondo Gucci post Covid-19 Grandi cambiamenti in casa Gucci post Covid-19. Il coronavirus ha cambiato le carte in tavola per tanti brand: l’azienda italiana, a sua volta, capitanata da Alessandro Michele, direttore creativo dal gennaio 2015, e da Marco Bizzarri (presidente del brand) ha ridotto le sfilate dimostrative a solo due appuntamenti: in primavera ed autunno. «A settembre Gucci non sfilerà, nel calendario di Milano Moda Donna e in nessun’altra occasione, non siamo pronti! – sostiene Alessandro Michele. – I tempi sono stati morti per l’isolamento da pandemia ma vivissimi per le idee. La Terra ci ha richiamato all’ordine, non voglio tornare come prima di marzo, dobbiamo ascoltare la Natura con un atto d’amore che ci impegna a ripensare anche il nostro lavoro per la moda. Bisogna ritrovare una luce, questa ripartenza è poetica come i miei primi giorni alla guida della Maison Gucci condivisi con Marco Bizzarri». Meno ritmi frenetici e più “Made in Italy”, quindi, il nuovo scenario di casa Gucci che con i suoi due pionieri nel 2019 ha sfiorato i 10 miliardi di vendite. Squarci di storia Era il 1921 quando Guccio Gucci fondò a Firenze quella che sarebbe diventata una delle case di moda italiane più attive nei settori d’alta moda e degli articoli di lusso. Guccio Gucci era un emigrato italiano che lavorava in alcuni hotel di lusso di Parigi e di Londra. A stretto contatto con l’alta borghesia, sviluppò uno spiccato senso estetico. Tornato a Firenze decise di aprire una serie di pelletterie comuni e di articoli per l’equitazione (tema a cui farà riferimento in alcune collezioni). La moda Gucci si espanse rapidamente e l’uomo, insieme ai tre figli, decise di aprire alcuni negozi nella via più famosa di Roma, Via Condotti. Lino, canapa e juta sono i materiali innovativi che hanno permesso all’azienda di spiccare il volo. Saranno […]

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Attualità

Taglio dei parlamentari: guida alle ragioni del Sì e del No

Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari è alle porte: ecco cosa comporta e quali sono le ragioni del Sì e del No Il 20 e il 21 settembre si voterà per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari: la modifica comporta la riduzione dei parlamentari da 945 a 600 e il voto servirà a confermare o respingere questo taglio. Il referendum è confermativo e non è richiesto il quorum, per cui il risultato della votazione sarà valido qualunque sarà l’affluenza alle urne. Questo è il quarto referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana: nel 2001 si è votato sul Titolo V, confermando la modifica, mentre la riforma costituzionale del centrodestra nel 2006 e quella del Partito Democratico nel 2016 sono state bocciate dai votanti. Taglio dei parlamentari: come siamo arrivati al referendum Il taglio dei parlamentari comporta una modifica del testo della Costituzione e per questa ragione segue un iter particolare. L’articolo 138 della Costituzione, che disciplina la modifica costituzionale, impone la doppia deliberazione delle due Camere, per un totale di quattro votazioni, e richiede che la seconda votazione ottenga la maggioranza di due terzi in ciascuna Camera. Se non si raggiunge questa maggioranza si ha diritto a chiedere che sia indetto referendum confermativo e le strade per farlo sono tre: raccogliere le firme di 500 mila elettori, di 5 consigli regionali oppure di un quinto dei membri di una delle due Camere. La proposta per il referendum è stata firmata da 71 senatori (ne bastavano 64) provenienti da ogni schieramento politico. Le prime tre votazioni sono state sostenute dalla maggioranza del primo Governo Conte, composto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, con l’appoggio del centrodestra, mentre il centrosinistra bocciava le votazioni definendo “disegno antiparlamentare” il taglio. Con la caduta del Governo e la sua riformazione sotto le spoglie del governo Conte Bis a settembre 2019, l’accordo è stato siglato proprio sull’ultima votazione necessaria per il provvedimento: il centrosinistra entra in maggioranza e si impegna a sostenere il taglio con il proprio voto in cambio di una nuova legge elettorale, della riforma del Senato, dell’abbassamento dell’età per votare per il Senato a 18 anni e della modifica del numero dei delegati regionali che partecipano all’elezione del Presidente della Repubblica. L’ultima votazione ha registrato una maggioranza bulgara, ottenendo 553 Sì – ne bastavano 316 per l’approvazione -, ma le riforme promesse sono ancora bozze. Il referendum costituzionale era stato indetto per il 29 marzo scorso, poi rimandato a causa dell’emergenza da Covid-19 e infine è stato fissato per il 20 e 21 settembre, accorpandolo alle elezioni regionali e amministrative che si svolgeranno sul territorio nazionale. Cosa prevede il referendum costituzionale Il quesito che troveremo sulla scheda elettorale sarà: “Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?” Nello specifico le modifiche degli articoli […]

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Libri

Il Green New Deal. Cos’è e come possiamo finanziarlo

Il Green New Deal. Cos’è e come possiamo finanziarlo, di Ann Pettifor, è uscito il 21 maggio per la Fazi Editore: si tratta della traduzione italiana di The Case for the Green New Deal, fatta a cura di Thomas Fazi. Ann Pettifor è un’economista inglese che lavora soprattutto nel campo dello sviluppo sostenibile e della finanza internazionale. Autrice di numerosi testi sull’argomento, è stata cofondatrice della campagna Jubilee 2000 per la cancellazione del debito di paesi del terzo mondo. “Possiamo scegliere di sopravvivere. Ma per sopravvivere, tutto deve cambiare. Tutto”. Questo il retro di copertina de Il Green New Deal, che condensa in una frase il contenuto del libro: si tratta di un saggio divulgativo su come affrontare i problemi legati al riscaldamento climatico ed al modello di sviluppo insostenibile che stiamo seguendo, prima che sia troppo tardi. Il testo spiega come le risorse del pianeta siano finite, mentre noi stiamo seguendo un modello di sviluppo che prevede una “crescita” infinita (e viene anche affrontato l’uso improprio del termine “crescita”): le due cose sono ovviamente incompatibili. Green New Deal: agire o estinguersi Il libro descrive la situazione attuale: disuguaglianze sempre crescenti, mancanza del necessario per una vita dignitosa in gran parte del mondo, la finanza ed il denaro che, da strumento, sono diventati uno scopo ecc. Dimostra chiaramente che non è possibile seguire una strategia che preveda un’espansione infinita dei consumi di risorse, dato che è fisicamente impossibile. Eppure è questa la strategia che si sta seguendo, perché si è perso di vista il fatto che il denaro è un costrutto sociale che ha il valore che gli viene riconosciuto, senza un equivalente “fisico”, quindi è teoricamente possibile crearne infinito ma non vi sarebbero risorse tali da poter sostenere lo sfruttamento conseguente a questa politica di consumo: si considerino ad esempio i problemi legati al riscaldamento globale. Ma come è stato possibile arrivare ad una situazione del genere? Tutto questo viene analizzato anche negli aspetti finanziari, con un linguaggio semplice ed accessibile finalmente anche a chi non è un tecnico del settore. A quest’analisi segue una proposta di cambio di paradigma, per arrivare ad una situazione detta di “stato stazionario” tramite la decarbonizzazione. In pratica occorrerebbe stroncare le emissioni di gas serra per contenerle entro limiti accettabili per l’ecosistema e ripensare il sistema economico e finanziario per arrivare ad una situazione che garantisca a tutti una vita dignitosa ed allo stesso tempo gestisca oculatamente le risorse limitate che abbiamo a disposizione, senza inseguire la distopia di un consumo in costante espansione. Questo sarebbe da ottenere con una mobilitazione democratica che riformi il sistema economico con un notevole intervento statale (non si propone però un’economia pianificata in stile sovietico: si tratterebbe comunque di un sistema di “capitalismo riformato”, con alcuni settori con forte intervento pubblico ed una collaborazione con il settore privato). A differenza di numerosi altri libri sul tema, questo saggio non si concentra solamente sulle azioni individuali, propone invece un piano di ampio respiro che coinvolga tutta la società, con un […]

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Culturalmente

Tito, il sisma dell’Ottanta – Intervista a Pasquale Giosa

Torniamo a parlare di quel terribile sisma che colpì Irpinia e Basilicata quarant’anni fa, il 23 novembre del 1980, e in particolare della fase di ricostruzione; oggi daremo la parola a Pasquale Giosa, cittadino lucano del comune di Tito (PZ). Generalmente, per quanto riguarda la fase preliminare della ricostruzione, si previdero 14.000 alloggi provvisori e l’utilizzazione di containers. Col decreto legge n. 75 del 1981, poi convertito nella legge n. 219 del 1981, vennero stanziati 550 miliardi di lire per l’acquisto e la realizzazione delle dimore. L’edilizia industrializzata avrebbe dovuto far parte della fase di ricostruzione vera e propria e non si prevedevano problemi di urbanizzazione pesante. Questi erano i programmi iniziali, ma poi si fece ricorso alla prefabbricazione pesante, con conseguente aggravamento della spesa rispetto all’edilizia tradizionale e difficoltà per gli abitanti per i difetti strutturali. I protagonisti della ricostruzione furono – ai sensi della legge n. 219 del 1981 – i comuni, che avrebbero dovuto essere indirizzati, coordinati e controllati dalle regioni, oltre che dal governo centrale. All’edilizia abitativa furono destinati quasi 14000 miliardi e numerosi proprietari di alloggi avanzarono richieste di contributo senza che il sisma avesse causato loro alcun danno effettivo, mentre i tecnici progettisti spesso rilasciarono perizie giurate attestanti il falso e fecero incetta di lavori non eseguibili nei tempi preventivati. A molte imprese di costruzione furono addebitate l’utilizzazione di ditte appaltatrici e di fornitori fuori dalle corrette regole del mercato e violazioni delle norme a tutela dei lavoratori. Per quanto riguarda il collaudo delle opere ci fu un’insufficiente opera di controllo e scarsa qualificazione professionale da parte di tecnici. Oltre proprio ai tecnici, ai progettisti e alle imprese di costruzione, trassero vantaggio dall’andamento dell’opera di ricostruzione anche i proprietari d’immobili e gli istituti di credito. Alcune filiali di banche nazionali e locali furono favorite dalla legge n. 219 del 1981 e da due leggi successive (n. 187 e n. 898 del 1982) che consentivano ai cittadini di avvalersi di banche di fiducia per la gestione dei contributi, prevedendo il ricorso ad anticipazioni. Le banche trassero un beneficio dai ritardi della ricostruzione e utilizzarono le risorse ottenute estendendo il proprio ambito di attività con l’acquisizione, ad esempio, di partecipazioni nelle stesse imprese impegnate nella ricostruzione. La responsabilità di questi fenomeni ed eventi è ravvisata nello stesso governo e nelle regioni. Il sisma dell’Ottanta, il caso di Tito Intervista a Pasquale Giosa; (82 anni – pensionato) a. 2015 (Si sono lasciati il più possibile invariati i modi di esprimersi e il “linguaggio” parlato usato dagli intervistati) Cosa serba la sua memoria del drammatico 23 novembre 1980? Erano le 19.34 e mi trovavo a casa mia con mia moglie e mia figlia. Tremò e noi provammo tanta paura. Ci riparammo sotto l’arco della porta, mia figlia voleva scappare, ma io non glielo permisi perché le pietre cadevano come la pioggia. Non sapevo dove fossero gli altri miei due figli in quel momento e questo mi preoccupava maggiormente. Abbiamo vissuto la nottata all’aperto. Ricordo che dopo qualche settimana […]

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