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Eroica Fenice

La Tag: interviste contiene 136 articoli

Musica

Atacama!, luoghi, lingue, emozioni: intervista ad Alessio Arena

Atacama!, l’ultimo progetto musicale di Alessio Arena è un disco “pieno”: pieno di lingue, di tematiche differenti, di emozioni contrastanti. La sua comunicazione è una comunicazione pura, che non ha bisogno di tanti segnali e indicazioni; ne è testimonianza la pluralità di lingue che utilizza nel suo ultimo disco: la presenza di italiano, spagnolo, napoletano diventa uno strumento potentissimo in grado di amalgamare suoni e musicalità, come se l’autore conoscesse il segreto della ricetta perfetta per coinvolgere chi ascolta. Questo è il quarto disco del cantascrittore ed è stato pubblicato da Apogeo Records (Napoli), edito da Upside srl, distribuito invece da Altafonte Records. Diversi arrangiatori hanno lavorato per scegliere quali fossero i vestiti migliori da cucire addosso alle canzoni di Alessio Arena, tra questi Giovanni Block, Toni Pagès, Rocco Papìa, Bruno Tomasello e Luigi Esposito. Il mix perfetto è proprio la compresenza della diversità, non solo linguistica, ma anche dei luoghi dove il disco ha preso forma: Cile, Barcellona, Napoli, che si fondono in undici tracce. Intervista ad Alessio Arena Se dovessi descrivere questo nuovo album con tre aggettivi, quali sceglieresti e perché? Ibrido, perché unisce tradizioni musicali apparentemente distanti, onesto, perché l’ho inciso così come l’avevo immaginato, senza preoccuparmi di scrivere canzoni ammiccanti, urgente come molte delle tematiche che canto: l’infanzia, il presente, la giustizia sociale, l’amore. Asse Italia – Spagna, come nasce il connubio napoletano, italiano, spagnolo? Quale lingua senti più tua? Sono nato a Napoli, ma da quando avevo sei anni mi sono sempre diviso tra l’Italia e la Spagna, avendo una madre che viveva lì. La mia lingua naturale è il napoletano, quelle culturali, apprese quasi in contemporanea, e che uso parimenti nei miei dischi e nei miei romanzi, sono l’italiano e lo spagnolo. Dove nasce la tua scrittura? Addo’ ‘a ggente me sente. Come vedi il panorama musicale italiano? Quali differenze riscontri con il linguaggio musicale spagnolo? La deriva sociale e culturale di cui tanto si parla in Italia, con il fiorire molesto di movimenti di estrema destra e di un pensiero unico e degradante che affolla i social, è un problema anche spagnolo. Però io vivo in Catalogna e mi pare si debba fare un discorso diverso rispetto al resto del paese. Qui c’è una scena musicale molto viva, e non vanno per la maggiore solo i gruppi buoni per un’estate, ma anche molti progetti con un discorso originale e compromesso. Due canzoni da suggerire a chi non ha mai ascoltato il tuo ultimo lavoro. “Diablada”, una canzone in napoletano costruita su una ritmica tipicamente cilena. E “El hombre que quiso ser canción” (L’uomo che volle essere canzone), una specie di ninnananna dedicata a Federico García Lorca. Perché hai scelto l’Italia, Napoli in particolare, per registrare il tuo album? La storia della registrazione di questo album è piuttosto avventurosa e dura almeno tre anni. Di questa personale Odissea, Napoli non è altro che l’ultima spiaggia. Ma il racconto di “Atacama!” è iniziato nel deserto cileno, poi a Santiago del Cile, dove ho inciso con […]

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Musica

The Musical Building: il rock strumentale di Davide Mauro

The Musical Building è l’opera prima di Davide Mauro, chitarrista napoletano, classe 1996, che in 5 giorni ha deciso di dar vita ad un progetto rock strumentale, che racconta l’evoluzione musicale che ha vissuto nei suoi numerosi anni di studio e di ascolto. Dal 15 Aprile è disponibile su tutte le piattaforme di distribuzione musicale online, uscito anche in copia fisica e in card, grazie al nuovo supporto Nufaco; The Musical Building è stato registrato alla Snap Music Studio di Napoli, interamente autoprodotto e suonato in trio. L’album è stato concepito da Davide Mauro, che ha arrangiato i 6 brani che compongono il suo primo lavoro, suonato chitarra elettrica e classica, sia per la sezione ritmica che per quella armonica. L’incontro con gli altri due musicisti che hanno preso parte al progetto è avvenuto in precedenza, il neo maggiorenne Francesco Giuseppe Panarella ha  infatti registrato la batteria, mentre Luca Visingardi le sezioni di basso. Di Visingardi è anche la classica grafica di copertina del disco. La vera domanda ed anche la vera sfida consiste nel chiedersi se possa ancora funzionare un disco strumentale, per di più rock: sicuramente la difficoltà è riuscire ad accaparrarsi il placet di un pubblico di maggioranza, ma nel momento in cui il suono possiede qualità ed ambizioni, allora sicuramente si può puntare a delle orecchie attente ed allenate al genere. Abbiamo intervistato Davide Mauro, autore di The Musical Building The Musical Building: come è nato il titolo di questo progetto? Il titolo dell’album è The Musical Building; l’ho scelto alla fine delle registrazioni. Guardando il disco con un occhio esterno, mi sono reso conto che ogni traccia esprimeva una cifra della mia sonorità, andava quindi a comporre il mio personale edificio musicale, poiché questo album è proprio la storia della mia evoluzione sonora. Oltre la copia fisica del disco, è possibile acquistare la card Nufaco, una nuova tecnologia per ascoltare musica attraverso il proprio smartphone. Come mai hai scelto di utilizzare Nufaco per promuove e vendere il tuo album? Nufaco è un supporto nato la scorsa estate, che consiste in una card magnetica, che viene letta dallo smartphone grazie alla tecnologia NFC, permettendo così di far ascoltare la musica acquistata. Non c’è necessità scaricare app, la musica la si può ascoltare on line, ma presto sarà possibile selezionare anche l’opzione offline. Ho scelto Nufaco, grazie ad una pubblicità trovata sui social ed anche grazie ad un corso online di Ufficio Stampa a cura di Michele Maraglino. Il mio disco è su tutti gli store online, lo si può ascoltare ovunque, da Deezer a Spotify, però volevo anche un supporto diverso, innovativo, come Nufaco. Questa tecnologia è stata utilizzata anche da The Giornalisti, che hanno scelto, oltre alle solite piattaforme anche Nufaco, inserendo un’esclusiva bonus track solo per chi avesse acquistato la card. Con quale criterio hai composto la playlist? Ho distribuito le tracce in base al loro mood: il primo brano Siderus Magma, anche singolo di lancio, fa comprendere fin da subito che si tratta […]

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Cinema e Serie tv

Giorgio Montanini gira un film. Sì, avete letto bene!

Prendete Giorgio Montanini. Immaginatevelo per nulla sudato. Senza una Tennent’s in mano. Che non ride e non “mazziea” la sua platea dal palco. Mi pare di descrivervi una di quelle complesse e vivaci allucinazioni visive tipiche dell’LSD. E invece no. Giorgio Montanini girerà un film! Eh, avete letto bene. Un film! Chiacchierando con Giorgio, è uscita fuori questa cosa che mi ha un attimo destabilizzata. Ho pensato, lì per lì, che i comici che hanno contribuito negli ultimi vent’anni a far tv, non sono sempre ben visti in Italia… E allora, il comico Giorgio Montanini che c’azzecca col cinema? Il fatto è che il comico è sempre un attore, l’attore può non essere comico. In tutti gli altri Paesi del mondo gli stand up comedians fanno questo tipo di percorso e, aprendo loro le porte del cinema, viene loro riconosciuta una qualità. «Se prendiamo Alberto Sordi, non si può dire che non abbia avuto la possibilità di esprimersi anche in altri ruoli, in maniera egregia, eccellente. La nostra commedia italiana era una commedia fantastica. I film di Alberto Sordi sono esempi straordinari di quella che è la commedia italiana. Purtroppo ci si è persi in un oblio culturale che non poteva durare perché, alla fine, si riemerge dall’abisso. Speriamo che sia questo il momento!» Giorgio Montanini, l’intervista Chiacchierando, mi hai detto che avresti voluto imparare a suonare la chitarra, ma dopo due settimane di esercizio, ti sei reso conto di leggere lo spartito al contrario e hai lasciato perdere! Dimmi un po’ come stai con la prima canzone che ti viene in mente. (Ride, ndr) Confusa e felice di Carmen Consoli. Facciamo Confuso e felice. Hai definito la denuncia per blasfemia che ti è stata mossa un premio alla carriera. Tiriamo un po’ le somme dei tuoi ultimi spettacoli “con la fedina penale pulita”. Sebbene si siano tenuti nel bel mezzo delle temperature estive, ho avvertito una presenza e una partecipazione diversa da parte del pubblico. Ho sentito una sorta di sostegno, attaccamento e piacere diverso nel vedere il mio spettacolo. Non che prima non ci fosse, ma ho sentito un entusiasmo più marcato. L’atmosfera che si è venuta a creare è stata più bella, come rinnovata. Io sul palco t’insulto, ma non ti prendo per il culo, e questa coerenza mi sta ripagando perché la gente conta su di me. Da dove parte la tua comicità satirica? Perché Giorgio Montanini ha scelto di far ridere? Trovo nella comicità satirica la mia capacità espressiva, ricalca perfettamente quello che io voglio dire. Parte da dove è sempre partita. Da duemilacinquecento anni fin qua. Parte da un’insoddisfazione, da una frustrazione, da una presa di coscienza tragica di quella che è la vita delle persone e di ciò che è la tua vita. Tragica nell’accezione anche positiva del termine. Rendendosi conto di quello che siamo, la satira diventa anche una forma egoistica da parte dell’artista per cercare di stare un po’ meglio. L’artista non fa nient’altro che tirare un sospiro di sollievo. Non […]

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Attualità

Evolve, intervista ai fondatori del comitato

EvolveU2019, It’s your turn La Generazione Z, Erasmus o Ryanair, quella dei post-millennials, dei nati dal 1995 in avanti è un’annata che troppo spesso viene bollata con dispregiativi o giudicata negativamente. Tanti sono infatti i luoghi comuni che accompagnano questa generazione, da un’assenza di valori comuni ad un eccessivo attaccamento per la tecnologia e i social network. Evolve è un comitato studentesco, un “libero gruppo di studenti e studentesse” come dice il sito, nato nel febbraio del 2018 a Pomigliano d’Arco. Un gruppo di amici, prima che di studenti e colleghi, accomunati da una forte passione per la politica e per il mondo dell’informazione, che si oppone in maniera forte al clima generalmente nichilista che pervade i nostri tempi, non soltanto tra i più giovani. Un vero e proprio punto di riferimento per un ambiente difficile come la provincia napoletana, con forti ambizioni di espansione a livello regionale e nazionale, con tanti progetti in cantiere e che in un anno e mezzo ha già tenuto numerose iniziative, arrivando sino ad un convegno alla Camera dei Deputati, tenutosi la settimana scorsa. Colpisce, aprendo il sito web di Evolve, la lista di obiettivi così decisa e pragmatica. Tenere informati i cittadini, verificare la corrispondenza dei fatti alla realtà, organizzare eventi e convegni sono solo alcuni tra i punti salienti. Quella dei vent’anni è un’età difficile, è l’età delle scelte e in cui si tende maggiormente all’idealismo, ma questi ragazzi hanno le idee chiare e sanno come realizzarle. Valeria Rea e Alessandro Fusco sono tra i fondatori del progetto. Rispettivamente 19 e 21 anni, studenti di Giurisprudenza e Scienze politiche a Napoli e Bologna, hanno raccontato della loro esperienza e delle loro ambizioni e progetti futuri. Come nasce l’idea di Evolve? Evolve nasce ufficialmente nel febbraio del 2018, in pieno clima elettorale dato dalle allora imminenti elezioni politiche. Forti delle nostre esperienze di rappresentanza, a livello sia locale che provinciale, ci rendemmo conto all’epoca che tra i ragazzi della nostra età c’era una disinformazione generale, una vera e propria disaffezione generale nei confronti di quel dovere civico che poi è il voto. Grazie anche all’aiuto di Vito Fiacco, Michele Guadagni e Domenico De Maria, gli altri ragazzi fondatori del comitato, uniti anche da una forte amicizia, nacquero in quel periodo le prime iniziative di Evolve, specie nell’ambito dei nostri licei (l’Imbriani e il Cantone di Pomigliano d’Arco). Dopo un anno e mezzo, fatti i primi bilanci, ci ritroviamo ancora uniti dalla stessa passione e spirito di iniziativa, per di più con l’aiuto di tutte le persone incontrate in questo percorso che è ancora agli inizi. Senza di queste tanti dei traguardi conseguiti da Evolve non sarebbero stati possibili, dai convegni organizzati alla cura del sito web. L’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di un’informazione completamente neutrale, di arrivare il più possibile nei luoghi dei nostri coetanei. Siamo consapevoli di vivere in un’epoca fortemente dinamica e di forti cambiamenti sociali e culturali che influiscono sempre di più sulle nostre coscienze. Siete molto giovani, fate parte di […]

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Musica

Anima Popolare, cabaret e libero pensiero | Intervista a Flavio Oreglio

Cabarettista, cantautore, scrittore nonché laureato in Biologia con specializzazione in Ecologia, Flavio Oreglio, conosciuto al grande pubblico come il poeta catartico di Zelig, ha fatto della sperimentazione, della creatività e del rigore gli assi portanti della sua arte. Anima Popolare è la sua ultima fatica artistica realizzata insieme al gruppo folk degli Staffora Bluzer e pubblicata dall’etichetta discografica di Luca Bonaffini, la Long Digital Playing Edizioni Musicali. In questi anni Flavio Oreglio si è distinto anche per la ricerca e la documentazione della storia del cabaret, cosa che, prima della fondazione dell’Archivio Storico Cabaret Italiano sito a Peschiera Borromeo (MI), risultava alquanto deficitaria. Erroneamente da quanto si pensa, il cabaret come forma artistica ha poco a che vedere con la comicità trasmessa in tv. Esso affonda le sue radici nell’opera dell’impresario teatrale e pittore dell’800 Rodolphe Salis che, nel 1881, riunì nel locale Cabaret Artistique, poi divenuto l’iconico Le Chat noir, gruppi eterogenei di poeti e artisti d’avanguardia. Il suo fu un tentativo di dare un taglio maggiormente poetico ed elevato al varietà, inserendo componenti umoristiche e satiriche. Da lì nacquero i poeti performer, poeti che non si limitavano soltanto a scrivere poesie, ma che si esibivano recitandole e in seguito mettendole in musica. Incontrato e intervistato il 16 Maggio, durante la prima giornata del FIM, Flavio Oreglio c’ha spiegato della profonda connessione esistente tra il cabaret e la canzone d’autore. Possono infatti essere considerati membri della tradizione cabarettistica artisti come De André, Fo e Jannacci. Cabaret, dunque, forma molto lontana da quelle televisive con le quali viene spesso identificato, che esauriscono invece un’altra forma del ridere: la comicità. Oltre agli interessi musicali, cabarettistici e storici, Flavio Oreglio ha anche coltivato interessi scientifici. Autore di libri di divulgazione scientifica come i tre della serie “Storia curiosa della scienza”, Oreglio concepisce la scienza come disciplina meticolosa e rigorosa ma che allo stesso tempo deve risultare leggera, per stimolare la curiosità e la creatività. Soprattutto, questa sua idea di scienza è strettamente legata alla filosofia nel suo senso più antico e originario. Una forma di pensiero critico e libero dall’esito parresiasta, ovvero quell’esito di verità destabilizzante che trova le sue origini proprio nella filosofia dell’antica Grecia. Abbiamo parlato di questo e di tanto altro ancora in una lunga e stimolante intervista. Intervista a Flavio Oreglio Come sono nati Anima Popolare e questa collaborazione con gli Staffora Bluzer? Dunque, questo disco nasce del tutto casualmente e la progettualità nasce altrettanto casualmente, è stata una delle cose strane che succedono nella vita. Sostanzialmente cos’è successo? È successo che dal 2015 al 2018 ho festeggiato il trentennale di carriera. Avevo creato il contesto del gruppo dei poeti catartici nell’oltrepò pavese, nel Passo del Brallo. Se hai presente la cartina della Lombardia, che ha quella punta che va verso il basso, è quell’ultimo comune della punta il Passo del Brallo. Lì ho costituito questo circolo dei poeti catartici e, durante una delle feste, si presentarono due ragazzi, Stefano Faravelli e Matteo Burrone, che sono un due […]

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Musica

Dario Dee e il suo ultimo progetto discografico | Intervista

Domenico Dario Dipalo, in arte Dario Dee, è un cantautore con all’attivo diverse esperienze e diversi concorsi musicali. Ultimo quello del PAE della fiera FIM, il Premio Autori Emergenti, che l’ha visto tra i dieci finalisti selezionati per la compilation scelta dalla direzione del FIM. Dario è uscito dalla stanza è l’ultimo lavoro discografico da solista di Dario Dipalo, uscito lo scorso 5 Aprile, a quattro anni di distanza dal suo precedente album Sopra Le Righe 2.015. Anticipato dal singolo Il mio pesce corallo rosso, il brano che è stato appunto selezionato nella compilation del FIM, l’album si compone di 16 tracce che spaziano dal soul all’elettro-pop, sonorità che si legano alle esperienze di vita emotive che l’autore ha voluto raccontare. Il 16 Maggio abbiamo incontrato, durante la prima giornata del FIM,  Dario Dee e scambiato quattro chiacchiere con lui. Intervista a Dario Dee Cosa puoi raccontarci di Il mio pesce corallo rosso, il brano che ha anticipato il tuo secondo disco. Il titolo, come puoi immaginare, è abbastanza ironico. È uscito quest’anno ed ha anticipato l’album Dario è uscito dalla stanza e sono autore e produttore di questo brano. Ha delle vene un po’ vintage anni ’70, ricorda un po’ la dance degli ABBA. Su questa struttura ho messo questo testo che racconta delle varie delusioni d’amore, di quel periodo in cui ci si chiude in casa e non si vuole avere a che fare con nessuno. Ho scritto appunto questa filastrocca per dire lasciatemi solo a casa con il mio pesce corallo rosso. È nato così questo brano. Cosa puoi dirci del PAE? Come sta andando questa tua esperienza al FIM? Siamo una decina di artisti a essere stati inseriti in una compilation. È comunque il primo anno che vengo qui e lo trovo molto interessante. Che venga dedicato uno spazio alla musica, che troppo spesso viene messa in un angoletto, in una sede così importante come questa a Milano, è molto importante. Andando invece un po’ indietro, cosa puoi dirci di te? Come hai iniziato a fare musica? Ho cominciato a far musica da bambino ed ho studiato in conservatorio pianoforte. Poi di lì ho iniziato ad ascoltare la soul music e mi sono affacciato al mondo pop. Per un periodo ho avuto una doppia vita: di mattina in ufficio e la sera ero nei club a far musica. A un certo punto mi sono scocciato di questa cosa e mi sono dedicato completamente alla musica. Oggi tra insegnamento e produzioni faccio questo. Sei insegnante di musica quindi? Sì, sono un insegnante di musica, sono un vocal coach. Poi, avendo una grande passione per il gospel ho creato vari cori. Dal soul e dal gospel come sei passato a fare questa filastrocca in stile ABBA? Diciamo che all’inizio scrivevo in inglese. Mi ero accorto però che con il nostro pubblico italiano era come alzare un muro perché molto di quello che cantavo non arrivava. Ho cominciato così a scrivere in italiano avvicinandomi di più al cantautorato, anche […]

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Musica

Fance debutta da solista con Indeed | Intervista

Indeed è il disco d’esordio da solista di Fance, nome d’arte di Fabrizio Fancelli, musicista originario della provincia di Perugia. Composto da otto tracce, con testi sia in italiano che in inglese e francese, l’album si articola attraverso un solido sound che richiama le sonorità new-wave degli anni ‘80/’90 di artisti come i The Cure, Depeche Mode e David Bowie. Il 17 Maggio al FIM, abbiamo conosciuto Fabrizio e fatto una piacevole chiacchierata con lui, scoprendo un po’ di più di Fance. Fance, intervista a Fabrizio Fancelli Parlaci un po’ di te, come hai iniziato a fare musica? Io da tanti anni suono, suono anche con una cover band che si chiama Mutazione. Facciamo cover di David Bowie, Depeche Mode, The Cure… Musica new-wave anni ’80 però di professione sono un export manager e lavoro all’estero, quindi tutt’altro rispetto la musica. Comunque, vivo e mastico musica da tanto tempo. Dato che avevo nel cassetto una trentina di pezzi, ho deciso due anni fa di prenderne alcuni e comporre un album da solista. Ho raccolto otto brani per uscire con l’album. Cosa puoi raccontarci di quest’album? L’album è composto da otto tracce, cinque in lingua inglese, due in italiano e uno in francese. Scritto in diverse lingue perché, andando all’estero, sono sottoposto a stimoli vari. Alcune, infatti, le ho scritte proprio all’estero. Il singolo Senza Pietà, che ha anticipato l’album, è stato scritto diversi anni fa ed è autobiografico con una metafora. Autobiografico perché parla degli acufeni che sono delle allucinazioni uditive di cui soffro da diversi anni, sono dei piccoli ronzii alle orecchie. All’inizio sono stati abbastanza duri da affrontare ma adesso nemmeno me ne accorgo. Ma come ti dicevo, all’inizio è stata dura e per distogliermi da questi disturbi mi sono approcciato alla chitarra e da lì mi sono innamorato dello strumento. Quindi ringrazio la chitarra per avermi aiutato ad affrontare questa difficoltà ed avermi dato la possibilità di affacciarmi a questo meraviglioso mondo che è la musica. Allo stesso tempo, però, la canzone è una metafora poiché l’acufene è un po’ quel tracciato che i “benpensanti” ci dicono di seguire. Ci dicono che per essere delle persone giuste dobbiamo sempre rispettare le regole, ma proprio i “benpensanti” sono molto spesso quelli che si trovano in situazioni spiacevoli perché ci dicono cosa fare ma poi fanno tutt’altro. Questa canzone vuole essere appunto un inno all’indipendenza intellettuale: se uno segue il cuore può fare quello che vuole, sempre utilizzando il buon senso e non uniformandosi. Anche il resto dell’album segue questa linea tematica? L’album, in maniera anche un po’ forte, parla della società del momento. Una prima parte parla delle relazioni interpersonali della fredda società del momento, un’altra parte parla dell’amore in tutte le sue forme, perché per me l’amore è fondamentale. Infatti, ho posto molta attenzione nei testi a questo argomento. A livello musicale che ricerca c’è stata? Come ho detto anche prima, visto che derivo da gruppi new-wave, quest’album è caratterizzato da contenuti new-wave, con forti giri di […]

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Musica

Ecco Sedici:noni, intervista ad Antonio Manco

Sugli schermi del cinema, così come in tv, nelle foto, si avvicendano immagini, ricordi a colori o in bianco e nero. Stavolta sono stampati in formato 16:9 e racchiusi in un disco folk, rock firmato per l’etichetta Apogeo Records, autoprodotto, suonato e cantato da Antonio Manco. Uscito due mesi fa, il 15 marzo 2019, Sedici:noni, il nuovo disco di Antonio Manco, descrive canzoni come se fossero fotografie in polaroid, da trasportare in giro per il mondo. L’anima viaggiatrice, che ha bisogno di esprimere tutto il suo mondo interiore, in questo disco esce fuori a 360°, anche supportata da un sound deciso, con toni blues mescolati ad un rock anni ’70, senza tralasciare quello spirito sempre più folk. Sedici noni, dimensione delle foto, del cinema. Coniugare due arti, intrecciandole insieme. Manco, da dove nasce questo disegno? Più che accomunare due arti, è stato naturale utilizzare un’espressione appartenente al mondo della fotografia, questo perché io sono molto legato alle foto, che siano il ricordo di viaggi, oppure legate a un’esperienza di vita di altra natura. L’idea è nata proprio dal voler evocare un ricordo, in particolar modo il ricordo di un viaggio. Quindi c’è stata una volontà più che artistica, umana. Ascoltando le tracce dell’album, una di seguito all’altra, mi sono reso conto di questo legame fotografico e che ogni singola traccia appariva come una singola foto. Il titolo dell’album è nato dopo, nella fase finale. Stavo cercando un titolo, così ho pubblicato su Facebook alcune foto di panorami, ed scrivendo in descrizione: “titolo dell’album?” Un amico, per prendermi in giro, mi dice: “sedici noni” ed io “sei un genio!” Quindi, non è venuto da me, anche se l’idea l’avevo dentro. Ciò di cui ero sicuro era come dovesse suonare l’album: il sound del blues, del folk non poteva mancare. Oltre il ricordo del viaggio, che è facilmente riconducibile come filo rosso dell’album, c’è qualcos’altro che collega i vari brani? La sensazione di rivalsa, che segue un periodo di malinconia, di difficoltà: tocchi il fondo, ma poi inizi a voler risalire e questo ti porta a compiere degli eccessi, poiché hai fame di quello che ti sei perso, e cammini, ma cammini nella direzione opposta: alzi il gomito, fai tardi, arrivi all’estremo. Poi ti fermi. Per me è questo il filo conduttore dell’album: la risalita. Due brani del disco che consiglieresti all’ascoltatore? Da quando è uscito l’album -ed ho avuto modo di vederlo anche in alcuni live- ci sono stati molti feedback positivi per il brano Necessità infernale… anche Federica Vezzo, la frontwoman dei Federa e Cuscini mi ha più volte ripetuto questa preferenza; un’altra canzone, questa volta a gusto mio, a cui sono molto affezionato per mood, è Alibi in Vetro. Manco, qual è stata la canzone più complessa da scrivere? Per scrivere Resilienza ho avuto difficoltà: si tratta di scrivere di battaglie interiori ed è una canzone che sento ancora molto addosso, nonostante sia passato tempo. Capita a volte che alcuni brani dopo un po’ non li senti più sulla […]

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Musica

Alessandro Angelone: l’esordio discografico con Start at dawn | Intervista

Queste le parole di Alessandro Angelone sul suo esordio musicale: “Stars at dawn nasce dall’idea, o meglio l’esigenza, di mostrare a chiunque lo desideri il mio mondo, “nascosto” dentro le corde della mia chitarra.” Classe 2002, alunno dell’Accademia Professione Musica, Alessandro Angelone è un giovanissimo chitarrista di Pescara e Stars at dawn è il suo esordio discografico pubblicato per Music Force lo scorso 5 Aprile e presentato nello stesso giorno presso la Mondadori di Pescara a via Milano. Coadiuvato dalla sola chitarra acustica, Alessandro compone dieci tracce strumentali mostrando una grande padronanza dello strumento e della tecnica del finger-style. Star at dawn costituisce così un primo biglietto da visita di un artista che varrà sicuramente la pena seguire in futuro, per poter osservare la crescita di un chitarrista ancora in erba che, ad oggi, mostra al pubblico il suo mondo attraverso le corde della sua chitarra. In occasione dell’uscita del disco, ma soprattutto per conoscere meglio il ragazzo, abbiamo intervistato il giovane chitarrista pescarese. Stars at dawn, intervista ad Alessandro Angelone 17 anni e già alle spalle un album solista strumentale. Parlaci un po’ di te. È una grande soddisfazione aver pubblicato un album tutto mio. Sono un appassionato della chitarra da quando ho approcciato il fingerstyle, un mondo che continuerò ad esplorare. Mi piace tenermi impegnato anche con altri hobby: pratico il karate Wado Ryu, sono stato otto anni negli scout e amo disegnare. È proprio il disegno il principale rivale della musica, da sempre. Una cosa è certa, trovo nell’arte, o meglio, in ciò con cui posso esprimermi, le mie passioni. Cosa puoi dirci dell’Accademia Professione Musica che frequenti? È un ambiente accogliente in cui mi sono trovato bene sin da subito, grazie soprattutto al mio maestro Benedetto Conte, che non ci ha messo molto a farmi innamorare della chitarra. Inoltre, l’Accademia è un contesto che permette di esibirci e sperimentare i nostri progetti. Da grande vuoi che la musica diventi il tuo mestiere oppure hai qualche altro sogno nel cassetto? Sono indeciso. Attualmente sto continuando a comporre e ad arrangiare brani. Vorrei sicuramente fare della mia arte un mestiere, magari riuscendo a combinare l’arte figurativa alla musica. Ora sono al liceo e intravedo altre possibilità. Suoni altri strumenti oltre la chitarra? Quale strumento vorresti imparare a suonare? No, non suono nessun altro strumento. Una volta ho provato il violino, ho un caro amico che lo studia e devo dire che, se dovessi scegliere, opterei per questo. Come nasce Stars at dawn? Che idea c’è dietro? Stars at dawn nasce dall’idea, o meglio l’esigenza, di mostrare a chiunque lo desideri il mio mondo, “nascosto” dentro le corde della mia chitarra. Spronato al meglio dal M° Beny Conte che mi ha fatto incontrare l’etichetta Music Force, ho deciso di pubblicare l’album che, fortunatamente, è in promozione e in vendita sia digitale che fisica.

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Sparring Project, “Soundtrack for contemporary stories” by PUGILE

Sparring Project, “Soundtrack for contemporary stories” è il nuovo album di PUGILE uscito il 15 marzo per Macchiavelli Music. “Colonne sonore per storie contemporanee”, già il titolo ci preannuncia un’ambizione cinematografica nata dall’osservazione urbana, sicuramente quella torinese a cui appartiene Pugile, che suggerisce di inserire storie reali in uno sfondo musicale privo di parole, costruito appunto per fare da  colonna sonora; un ritorno all’underground che devia la forma-canzone standard distanziandosi volutamente e in maniera evidente dal mercato discografico contemporaneo puntando invece all’essenzialità. Quello che ha fatto Pugile – il trio composto da Elia Pellegrino, Matteo Guerra e Leo Leonardi – è sperimentazione di musica strumentale, un allenamento che ha dato vita ad ambienti sonori volti a celebrare gli stadi della vita umana e che coinvolgono l’immaginazione dell’ascoltatore: la sensazione è quella di una concessione da parte loro, che ci permette di impossessarci e godere di ogni traccia per decidere poi a quale storia segreta debba fare da colonna sonora. Per il proprio side project Pugile ha scelto come “sparring partner”  Maurizio Brogna, sound engineer e producer. Sono nate  così 15 tracce intorno a 5 concept principali: l’elaborazione del trauma e la ricerca della pace; l’autoconsapevolezza; la cattiva osservazione della realtà e i dubbi che essa comporta; la brama come rovina dell’anima; la ripetitività dei cicli generazionali.  Archetipi che trovano la loro sonorità in un viaggio musicale fatto di sperimentazione e originalità. «Seduto sul bus che porta in centro guardo fuori dal finestrino: i lavoratori del mercato la mattina presto, una coppia innamorata, le dita di una madre che stringe quelle della figlia. Sparring Project è questo: un lungo viaggio verso un mondo in cui tutto è musica». Soundtrack for contemporary stories, l’intervista Come nasce PUGILE e come vi definireste in rapporto alla scena musicale torinese dagli esordi fino ad oggi? Pugile nasce per necessità, come credo anche un’altra miriade di progetti artistici. Ma In rapporto alla scena musicale Torinese, ci definirei post apocalittici. Negli anni 90 e primi del 2000 in questa città si poteva respirare aria di Musica, trasformazione e fabbriche. E noi stessi siamo il prodotto di underground di una rinascita che è svanita, che si è persa nelle regole del commercio, assoggettata dalle logiche di mercato in cui vendi solo quello che dà un profitto. In un luogo dove l’underground faceva parte della cultura delle persone, adesso, nei posti dove quell’underground era praticato come alternativa culturale e musicale concreta, ci sono solo localini copia ed incolla (copy and paste) dove andare a bere lo stesso bicchiere di vino con il prossimo incontro Tinder. Perché proprio “Sparring Project”, ha forse a che fare con il nome del vostro gruppo PUGILE? Direi di Si mio caro amico/a … per chi non mastica il linguaggio sportivo “Sparring partner” è colui che si allena con il pugile che andrà al combattimento. In questo progetto facciamo sparring con Maurizio. L’idea è quella di far entrare diversi compagni di allenamento in futuro. “Soundtrack for contemporary stories” nasce per incontrarsi con il mondo cinematografico. […]

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