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Eroica Fenice

La Tag: interviste contiene 109 articoli

Attualità

Intervista al regista Enzo Liguori

Dopo aver assistito alla conferenza stampa al Teatro Totò di Napoli  Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo, ecco l’intervista al regista Enzo Liguori riguardo al musical Scuola vs Bulli, uno spettacolo musicale che ha l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di bullismo. Questo interessante musical ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori, fa parte del progetto educativo che il Teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Il pubblico della conferenza stampa e del musical Scuola vs Bulli è formato soprattutto da teenagers, che hanno il vero potere di cambiare le cose. Scuola vs Bulli  – Intervista al regista Enzo Liguori  Questo musical è stato ideato per dare un importante contributo artistico-teatrale alla lotta contro il fenomeno sociale del bullismo che, purtroppo, è molto diffuso tra i teenagers soprattutto nelle scuole medie e superiori. Si tratta di un fenomeno aggressivo e complesso sia maschile che femminile, la cui causa principale è l’incomunicabilità tra i giovani, che sono diventati meno solidali e che si confrontano sempre di meno. I ragazzi e le ragazze parlano poco dei loro problemi (timidezza, obesità, scelte di abbigliamento differenti, problemi di deambulazione, insicurezze caratteriali) e questo sfocia in una forte aggressività. Il musical mette in evidenza quanto sia stupido compiere atti di bullismo e ci insegna a non colpevolizzare nessuno. Spesso sia il bullo che la vittima sono entrambi persone deboli e con scarsa autostima a causa dell’ ambiente sociale in cui si trovano a vivere.   Ecco le domande sottoposte all’ attenzione del regista napoletano Enzo Liguori: Da cosa nasce l’ idea di far recitare piccole scene di bullismo tratte dal musical Scuola vs Bulli nelle classi? L’idea nasce dalla voglia di coinvolgere attivamente gli alunni delle scuole, attraverso le incursioni teatralizzate, facendogli vivere una situazione che è al limite tra la finzione e la realtà, un’occasione che serva a scuoterli, a farli riflettere su un aspetto che spesso tendono a sottovalutare. Dall’ anteprima del musical si evince che il collaboratore scolastico ha un grande peso. Quale ruolo svolge e quanto è influente nell’ educazione dei ragazzi?  I collaboratori scolastici sono figure importanti per gli alunni, spesso veri e propri confidenti che accompagnano i giovani studenti durante tutto il periodo scolastico. I collaboratori scolastici sono figure di riferimento e supporto anche per il corpo docente che hanno un ruolo fondamentale nella formazione, non solo scolastica, ma soprattutto personale, degli alunni. I docenti saranno il ponte che collegherà gli alunni al teatro e a tutto ciò che il progetto “Pugno vs Pugno” prevede. Un ruolo delicato, quindi, che solo un docente è in grado di ricoprire. Durante il musical vi é un riferimento ai colori BIANCO E NERO. Cosa simboleggiano? “Bianco e Nero” è il brano più importante del Musical “Scuola vs Bulli” scritto da Giovanna Pignieri e musicato da Massimo D’Ambra con le coreografie di Ettore Squillace. Il Musical […]

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Teatro

Fluctus – Storia d’Oltre Oceano al teatro Salvo D’Acquisto: intervista alla compagnia Chevordì

La nuova compagnia teatrale Chevordì porterà in scena mercoledì 12 dicembre alle ore 21:00 al teatro Salvo D’Acquisto lo spettacolo Fluctus – Storia d’Oltre Oceano, liberamente ispirato al celebre monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, che narra l’affascinante storia dell’omonimo pianista che visse tutta la sua vita su una nave, senza mai toccare terra, facendo del microcosmo della nave e della sua musica il suo universo. Ma Fluctus, la storia di Novecento rivisitata dalla compagnia Chevordì, ci racconta la magia di questa leggenda da un punto di vista differente, in un susseguirsi di flashback e ricordi di chi l’uomo che visse sospeso sull’acqua e che faceva volare le dita sul pianoforte lo ha conosciuto. Ci siamo fatti raccontare quest’esperienza da Chiara Primavera, sul palco insieme alla compagnia Chevordì Come nasce la vostra compagnia? La nuova compagnia Chevordì rinasce nel 2018, dopo aver fatto il suo primo debutto sulla scena nel 2017 con una commedia brillante. Dato il grande successo si è poi deciso di rifondarla con nuovi componenti e un obiettivo di crescita, che ci ha portato anche alla decisione di trovare una nuova dimensione espressa attraverso un genere diverso, puntando alla prosa impegnata. Novecento è già un monologo teatrale: quali sono state le maggiori difficoltà nell’approcciare al testo teatrale di Baricco per ricreare qualcosa di nuovo e diverso? È come se questo qualcosa di nuovo e diverso si fosse impresso nella nostra immaginazione fin dalla prima lettura: vedendolo non come un monologo, ma come un potenziale mezzo per espandere il carattere di Novecento e raccontare tutte le sue sfumature attraverso una e più voci allo stesso tempo. Fluctus indaga il personaggio di Novecento per come appare agli occhi di chi lo ha conosciuto: da dove nasce questa idea? Vogliamo raccontare di Novecento come essere umano e non come leggenda: per farlo diamo voce a chi lo incontrò su quella nave e lo conobbe come persona e non come personaggio. Il pianoforte ha un ruolo fondamentale nel testo di Baricco. Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo? La musica è il perfetto anello di congiunzione, visto come eredità che Novecento ha lasciato ad ogni persona che è salita sul Virginian. In questo modo vive ancora nella memoria di chi ha ascoltato la sua musica e attraverso di essa. Progetti futuri della compagnia? In progetto ci sono altre repliche di Fluctus in una delle chiese sconsacrate più belle di Napoli, al centro storico. Inoltre vogliamo continuare la nostra collaborazione con l’ONLUS Bambini senza confini e intraprendere una partnership con una rete di scuole e licei a Napoli e provincia. Il resto è tutto da vedere, siamo pronti a cogliere ogni occasione e aperti a tutto. Non ci resta che augurare in bocca al lupo alla compagnia Chevordì ed invitarvi ad assistere allo spettacolo e lasciarvi travolgere ed emozionare dalla poesia di questa storia senza tempo! – Fluctus – Storia d’Oltre Mare Data unica: mercoledì 12 dicembre, ore 21:00 Teatro Salvo D’Acquisto, via Morghen, 58. Con, in ordine di apparizione: Antonio Aliberto Chiara Primavera […]

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Musica

March. pubblica il suo album d’esordio: Intervista

March. (nome d’arte di Marcello Mereu) esordisce con Safe & Unsound, un album di 14 brani interamente cantati in inglese (a parte Un’estate fredda) in cui rabbia, nostalgia ed energia positiva escono dalla sua voce profonda. Eroica Fenice ha intervistato il cantante… la parola a March. Ciao Marcello, partiamo dal tuo nome d’arte: March. è semplicemente un diminutivo del tuo nome o cela qualcos’altro? ​Ciao a tutti! March. è in effetti un diminutivo del mio nome, tra l’altro ho diversi amici che mi hanno sempre chiamato March. L’altra ragione è che sono nato il 4 marzo, quindi è un mese a cui sono particolarmente affezionato. Lo so, è anche la data di nascita di grandi cantautori come Lucio Dalla e Umberto Tozzi… È un onore per me!    Vivi lontano dalla tua patria da tantissimo tempo. Cosa ti manca di più? Pensi che in futuro potresti ritornare a vivere in Italia? ​Sono attaccatissimo all’Italia e ci torno spessissimo per lavoro e per trovare la mia famiglia in Sardegna. Ho passato quasi due terzi della mia vita all’estero, ma mi mancano tantissime cose dell’Italia. Alcune forse un po’ banali come il caffè; senza un buon caffè non vivo. Altre più profonde come il senso dell’umorismo e di auto-ironia che trovo spesso anche fuori (l’avevo ritrovato tantissimo in Inghilterra quando ci abitavo), ma non con altrettanta costanza. E poi mi manca troppo il mare, soprattutto in inverno e in primavera.    La tua formazione culturale e gli studi di psicologia influenzano in qualche modo la tua musica o corrono su due binari completamente diversi? ​ ​Sono contento che mi faccia questa domanda, grazie. Per me corrono su binari assolutamente paralleli e a volte proprio sullo stesso binario! Per me i testi di una canzone sono sempre stati importantissimi. Fra i miei autori e cantanti preferiti ci sono Fiona Apple, Depeche Mode e Alanis Morissette che hanno scritto davvero delle opere d’arte dal punto di vista dei testi, combinando la possibilità di parlare di temi profondi con delle melodie e musicalità accattivanti e orecchiabili. Io sono un po’ all’antica da questo punto di vista. Mi piace ascoltare musica leggendo i testi e riflettendo a tute le emozioni che un brano mi può trasmettere. Capire o cercare di capire la psiche umana sarà per me sempre un interesse enorme e una ricerca continua. Riuscire a esprimere anche solo una frazione di questa anche parziale comprensione o ricerca tramite la musica è un vero privilegio.   Safe & Unsound è il tuo album d’esordio pubblicato con l’etichetta discografica indipendente Cello Label. Il fatto che si tratti di una realtà di origini italiane è stato d’aiuto per la collaborazione? ​Assolutamente. Benché l’album sia interamente in inglese (fatta eccezione per Un’estate Fredda, bonus track e versione italiana del mio prossimo singolo Long Cold Summer), lavorare con tanti italiani ha creato una vera immediatezza nella comunicazione. Non avrei potuto sperare di meglio dal punto di vista umano.   Nel 2016 c’è stato un caso di omicidio di un nostro connazionale in territorio egiziano che ha avuto […]

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Teatro

Edoardo Ferrario e l’importanza di osservare

Romano classe ’87, Edoardo Ferrario è forse uno dei volti più gioviali della comicità italiana. Comico, imitatore e autore, Edoardo ha declinato la sua comicità e i suoi personaggi in forme e format sempre diversi: ha lavorato a programmi radiofonici come l’Ottovolante, Staiserena e I Sociopatici; in televisione in trasmissioni come Un, Due, Tre, Stella! su La7, La prova dell’Otto su Mtv e Quelli che il calcio su Rai2; sul web con format come Esami – La serie e Post-Esami; ha anche scritto tre spettacoli di stand up comedy Temi Caldi, Edoardo Ferrario Show e Diamoci un tono. Leggero ma non superficiale, spensierato ma non approssimativo, Edoardo Ferrario in questi anni è stato in grado di creare dei lavori comici dall’allegria contagiosa, dando vita a un personalissimo immaginario fatto di imitazioni (ne ha imitati tantissimi, da Vincenzo Mollica ad Alessandro Borghese, passando per Diego “Zoro” Bianchi, nda) e personaggi inediti. Personaggi che comunque non si fondano sul ridicolo o sulla storpiatura ma sono sagacemente caratterizzati e presentano tantissime sfumature caratteriali. Tutto questo nasce dall’inappagabile desiderio di Edoardo di osservare e carpire dalle persone i tratti più peculiari, stigmatizzandoli in figure in cui in seguito le persone possano rivedere i loro conoscenti o anche loro stesse. Questo fine settimana Edoardo sarà a Napoli, Sabato 1° Dicembre al Kestè ospite dell’open mic (per ulteriori informazioni relative alla rassegna di eventi di stand up comedy al Kestè vi rimandiamo alla pagina Facebook Stand Up Comedy Napoli) e Domenica 2 Dicembre al Teatro Nuovo, dove porterà in scena il suo ultimo spettacolo Diamoci un tono. Per l’occasione, abbiamo intervistato Edoardo che ci ha parlato dei suoi esordi, della sua idea di comicità, della genesi di alcuni suoi personaggi e di tante altre cose ancora. Edoardo Ferrario, l’intervista Qual è stato il tuo primo approccio alla comicità, com’è nato l’Edoardo Ferrario comico? Il mio primo approccio alla comicità ha avuto luogo molti anni fa perché io mi sono iniziato a divertire con la comicità guardando i programmi della Gialappa’s e di Serena Dandini: i vari Mai Dire, Pippo Kennedy Show, L’ottavo nano… Benché fossi molto piccolo mi facevano molto ridere e avevo molta voglia di emulare quei comici. A quel punto a scuola diventai un po’ quello che faceva le imitazioni dei professori, ero quella figura lì senz’altro. Poi, dopo il liceo, all’inizio dell’università – io sono laureato in Giurisprudenza in tutto ciò – mi iscrissi a una scuola di scrittura che c’è qui a Roma, l’Accademia del comico. Così iniziai a esibirmi e a scrivere i primi spettacoli, ma tutto nasce da quando ero piccolo. Il lavoro del comico l’ho sempre voluto fare. Che tipo di insegnamenti hai ricevuto in questa Accademia? Questa scuola insegna a scrivere un monologo comico, non è una scuola di teatro ma è una scuola di scrittura specializzata in linguaggio della comicità. Mi ha dato le basi per scrivere un monologo che potesse far divertire un pubblico pagante. È una cosa molto delicata. Diciamo che la scrittura comica, soprattutto quella destinata alla fruizione dal vivo, […]

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Musica

Mr Everett pubblica Umanimal. Intervista al gruppo

Il gruppo Mr Everett pubblica il primo disco: Umanimal Mr Everett (qui la pagina fb) non si identifica come band elettronica, ma come un live show performativo. Il 12 ottobre hanno pubblicato con la casa discografica Grifo Dischi il loro primo disco dal titolo Umanimal, il seguito dell’EP pubblicato lo scorso anno: Uman. Scopriamo di più sul gruppo Mr Everett e sul disco Umanimal. Intervista al gruppo Mr Everett Come nasce l’idea di creare il gruppo Mr Everett e qual è l’elemento che accomuna la vostra band? L’idea nasce dall’intento di voler raccontare una storia: quella del cyborg Rupert e del suo viaggio nelle dimensioni. Da questo concept di base abbiamo voluto attraversare in modo trasversale tutte le arti per creare uno show che fosse “totale” e superasse la concezione di “live di musica elettronica” per arrivare piuttosto ad essere una vera e propria esperienza da vivere, sia per noi che per il pubblico (mai spettatore e sempre partecipe). Quali sono gli artisti a cui maggiormente vi ispirate? Per quanto riguarda la produzione musicale senza dubbio Disclosure e l’UK garage in generale (con un occhio di riguardo anche alla synth wave anni ’80), per l’allestimento scenico sicuramente dobbiamo qualcosa a nomi che hanno sempre giocato con una messa in scena creativa, come ad esempio Björk. Il 12 ottobre è uscito il vostro primo album discografico, che risposta avete avuto dal pubblico? Stiamo riscontrando una risposta molto positiva e un’accoglienza inaspettatamente entusiasta nei confronti di un album che a tratti è quasi più da ballare che da ascoltare, eppure sembra che alla gente piaccia molto anche goderselo in casa. (Qualcuno ci ha detto che è un ottimo album per correre…) Se doveste descrivere il vostro album con un aggettivo, quale usereste e perché? POST-CLUB: perché di fatto è musica da club pensata per essere fruita anche al di fuori dello spazio club, appunto anche in casa, in cuffia, nella tranquillità domestica. All’interno di Umanimal c’è qualche brano che amate più degli altri o che è collegato ad un ricordo in particolare? Sicuramente è il caso di Rollercoaster: il primo brano mai prodotto come Mr Everett. Nato da un incontro casuale e diventato poi causa stessa della nascita del progetto. È stato scritto e registrato in meno di un’ora, e la prima versione è esattamente quella che potete ascoltare nell’album. Animal e Umanimal, cosa li accomuna e cosa li differenzia? Animal è il completamento della saga iniziata con Uman un anno fa. Rappresenta la parte più viscerale e istintiva della sintesi attuata in Umanimal: è la voglia più profonda di ballare, muoversi, ma sempre unita dal filo concettuale alla storia e al viaggio del cyborg Rupert. Avete già in cantiere il prossimo progetto? Il progetto è in continua trasformazione per natura e vocazione. Di pezzi pronti ce ne sono già molti, ma per ora quello che ci interessa è che il nostro show arrivi a più gente possibile. Rinnoviamo come sempre l’invito a farsi travolgere dall’esperienza Mr Everett e venire a toccare […]

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Musica

Intervista a Maldestro: Mia madre odia tutti gli uomini

“Mi dicevano ‘prendi allo stomaco’ ed io non sapevo se fosse una cosa positiva o negativa. Allora ho mandato due mie canzoni ad alcuni premi per cantautori e li ho vinti tutti”. (Maldestro) È uscito il 9 novembre il nuovo album di Maldestro, Mia madre odia tutti gli uomini, pubblicato da Arealive e distribuito da Warner Music. Anticipato dai singoli Spine e La felicità, il disco si profila come l’album più autobiografico scritto dall’artista, che ha deciso di spogliarsi degli abiti del narratore delle vite altrui per dar vita a un disco che vede l’io al centro dei riflettori. Tra in-store e concerti in tutta Italia, Maldestro si profila come un paroliere e cultore della parola, in grado di aggiungere con la sua voce malinconica, una forza comunicativa dal grande potenziale, che trasforma il valore del singolo in verità universale. L’intervista a Maldestro Mia madre odia tutti gli uomini, perché questo titolo? Quali ricordi e quali emozioni hai deciso di incidere in questo album? Il titolo è nato dopo aver registrato il disco, in modo naturale. Ho scelto di scrivere di alcuni avvenimenti della vita che mi hanno segnato e con il titolo “Mia madre odia tutti gli uomini” avevo la possibilità di spiegare cosa si raccontasse nell’album. È un titolo che rappresenta l’intenzione autobiografica di questo lavoro. Infatti se si ascolta la prima traccia, già si può comprendere che ho fatto percorso, durato un anno e mezzo, in cui hanno scritto canzoni su canzoni, con la volontà di raccontare della mia vita, senza nascondermi nelle storie di altri, come invece è successo negli album precedenti. Dal primo album pubblicato, ad oggi, con la pubblicazione del singolo La Felicità. Cosa è cambiato in Maldestro e di quale messaggio oggi ti senti di essere portavoce? Ho acquisito una maggiore consapevolezza, umana piuttosto che artistica: questi anni mi hanno portato alla decisione di spogliarmi completamente e scrivere un album dove si raccontasse di me. La parola portavoce mi rende responsabile, io non mi sento così; credo che la bellezza stia nello scrivere qualcosa di autobiografico, e nonostante questo, le persone riescano a immedesimarsi. Un miracolo, un regalo e un premio, poiché il proprio vissuto diventa universale. Maldestro, raccontaci due tracce del disco che non vorresti passassero inosservate all’ascoltatore. Due tracce che rappresentano a pieno il disco: Spine, perché stilisticamente, se potessi, mi piacerebbe scrivere sempre come ho fatto in Spine: in quel pezzo sono riuscito a comporre quella che io chiamo “canzone teatrale” a cui sono molto legato. Poi, La felicità, perché prende per mano tutte le canzoni e chiude il cerchio: dal dolore, si passa per l’accettazione del dolore, per poi arrivare alla felicità. La produzione artistica è affidata a Taketo Gohara, che ha firmato lavori di Brunori Sas, Motta, che fanno parte, come te, di tutta una fetta di artisti della canzone d’autore. Cosa significa essere cantautore oggi? Quali sono i suoni che si cercano e quali sono i punti chiave di questo genere, oggi nel 2018? Per fortuna, nonostante le […]

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Eventi/Mostre/Convegni

The Time, Gianluca Carbone all’Art Gallery di AM Studio

Inaugura il 16 novembre all’AM Studio Art Gallery di via Massimo Stanzione a Napoli la mostra personale di Gianluca Carbone, The Time, in esposizione fino al 7 dicembre. Gianluca Carbone, giovane artista napoletano, è già noto nell’ambiente espositivo campano. Vincitore della sezione scultura della Prima Edizone della Biennale d’Arte Contemporanea e del Design di Salerno, ha riempito con le sue opere le sale del PAN, del NAF, e vive attivamente svariate realtà concorsuali. L’approdo all’AM Studio è motivato dall’emersione di un fluido comune a tutte le opere realizzate negli ultimi anni che ha trovato solidificazione nell’esposizione The Time. «Veste grafica a un’entità astratta», come afferma Francesca Panico. Il tempo è dunque il fil rouge, o sarebbe meglio parlare di fil vert. Lo sperimentalismo di Gianluca Carbone ha come linfa vitale una resa cromatica vivida, quasi violenta, un colore che nasce da dentro e che fedelmente è ricondotto sul supporto pittorico o scultoreo. «Con il verde ci lavoro da tempo, ma è stata una cosa quasi inconscia. Mi sono reso conto dopo anni di sperimentazione che questo colore mi accomunava alla pittura, e ho cominciato a eliminare la tavolozza e a lavorare solo con il verde». Il soggetto della rappresentazione non motiva di per sé la scelta del colore, per quanto l’elemento vegetale possa suggerirlo. La ragione principale è insita nella personalità di Gianluca Carbone: «il verde mi esalta, ma lascio agli altri dedicare le loro parole a questo colore». La pittura materica rende palpabile il verde in tutte le sue accezioni cromatiche. Si fa claustrofobico, eternizzante, congelante. Esplode dalle teste degli uomini, si fa muffa, malattia e contagio. La tavola è erosa dalla potenza del verde, talvolta gli schizzi infliggono alla materia profonde ferite. La riflessione metacromatica che il verde consente di inscenare infonde all’opera di Gianluca Carbone lo statuto di appartenenza a una corrente concettuale. Anche se presenti e distinguibili, le figure, umane o vegetali che siano, sono avvolte dal colore, talvolta come da un manto coprente, e talaltro come se il colore provenisse dall’interno. I protagonisti della mostra personale The Time di Gianluca Carbone L’astrattezza di colore e tempo dà vita a uno sviluppo narrativo dagli emblematici personaggi: San Matteo, nella rivisitazione dell’opera del Caravaggio che fa Gianluca Carbone; nel Bianconiglio, nato dalla penna di Lewis Carroll, costantemente in preda al ticchettio; in Usain Bolt, una figura antonomastica quando si parla di velocità. Infine, un uomo alla scacchiera, l’immobilità, che a mano a mano viene fagocitato dal verde scorrere del tempo. La vegetazione si fa esemplificativa del dialogo con il tempo, nell’intricato rapporto tra l’industrializzazione e la tecnicizzazione della vita e la fioritura degli alberi. Gianluca Carbone si appella a una atavica consapevolezza, quella che solo la chioma e il tronco di un albero secolare potranno rapprendere, contro il mondo dell’effimero. «Fino alla rappresentazione di una fabbrica dell’impossibile: non inquina, non distrugge e produce natura, ossigeno, vita».

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Culturalmente

Paola De Rosa e i suoi acquerelli (per Colour beginning)

Colour beginning è il titolo di un’esposizione artistica della pittrice (e architetto) Paola De Rosa, un’esposizione (inserita all’interno della III edizione della manifestazione artistico-culturale Rome Art Week) che ha visto come protagonista un ciclo di ritratti acquerellati a cui Paola De  Rosa si è dedicata con intensa profondità. Colour beginning (e non solo): un dialogo con Paola De Rosa Colour beginning non è che una parentesi del rapporto che Paola intrattiene con l’acquerello, intenso e produttivo: «un rapporto continuo, lunghissimo e profondo; il mezzo che ha coinvolto prima la pittura, come strumento intuitivo, e poi l’architettura, come strumento di pensiero. Perché l’acquerello ha una duplice caratteristica: può essere gestuale e rapido nel “macchiare”, riflessivo e lento nel “velare”. I due aspetti, però, possono fondersi; in questo senso Colour beginning è una “macchia” che “riflette” sul colore», ci dice. Un abbraccio felice e cangiante fra tinte immerse nell’acqua: un acquerello poeticamente può essere questo, un fluire dei sensi in volute armoniche, fino a che, intridendo – e gonfiando – le setole del pennello, le tinte si stendono sopra il supporto cartaceo che le accoglie. La tecnica della creazione ad acquerello è polivalente, poliforme, “improvvisa”, ma segue prassi ben definite: «è come dici tu; sulla macchia e sulla velatura c’è un margine di controllo, soprattutto sulla seconda, ma l’acquerello, a mio avviso, più di ogni altra tecnica artistica, fatta eccezione per la fotografia a cui io per altro lo assimilo, porta con sé molto degli stati ambientali, fisici e psichici del momento e questa sua contingenza e sensibilità lo rendono particolarmente vivace», ricorda l’autrice. Ma quali sono, per l’acquerello, i soggetti preferiti da Paola De Rosa? Quali gli elementi attraverso cui veicola il suo messaggio d’artista? È lo sguardo, lo sguardo dell’uomo e dell’artista – sia egli poeta, musicista, pittore – ciò che l’affascina; perché lo sguardo? In esso si cela l’immenso – e l’inconosciuto e (inconoscibile, forse) – mare del sé, dell’essere umano, del suo inconscio, della sua più profonda essenza creativa: «il Metronomo di Man Ray, uno degli artisti che ho ritratto in Colour Beginning, è diventato per me l’occhio che sente. Cosa intendo dire. L’occhio è l’organo che ci restituisce tutti i sensi: l’occhio vede, parla, sente, tocca, assapora e si fa sguardo dei sensi più interni, vale a dire dell’anima», soggiunge Paola. Una serie di suoi ritratti acquerellati sono corredati da alcuni versi, da alcuni pensieri e frasi, costruendo, così, un dittico fra parola e immagine: «la pittura è la poesia della visione», aveva ricordato l’artista riprendendo un pensiero del pittore James Abbott McNeill Whistler; un’altra serie di acquerelli è eseguita tutta sulla tinta del violetto: «ti stai riferendo al colore caput mortuum violet, il rosso-arancio-violaceo che ho scelto per una serie di ritratti ad acquerello: il punto dove il blu si brucia nel giallo come una sanguigna»; il più recente ciclo (formato dai lavori scelti per Colour beginning), segue norme cromatiche ispirate alla teoria dei colori di Goethe: «che si incardina sui due estremi, il giallo e […]

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Musica

Playing 4 Time il nuovo ep di Mux: intervista al producer

Playing 4 Time è il nuovo Ep del producer napoletano Gian Paolo Fioretti in arte Mux. Pubblicato dall’etichetta discografica Elastica Records, sempre molto attenta alle produzione elettroniche del Meridione, l’album arriva sei mesi dopo il suo primo lavoro discografico ufficiale ArtificialScape. L’Ep si compone di 5 tracce strumentali ( Test of Heart, Evening Tide, Sunrise Spring, Awake, Playing 4 Time) che si condensano intorno a uno unico concept: il tempo. Mux descrive e scolpisce attraverso le sue sonorità elettroniche i diversi momenti della giornata. Un invito in musica a riappropriarsi del proprio tempo, a viverlo e sentirlo, liberandosi dalle convenzioni del tempo circolare e cronometrato. All’interno di Playing 4 Time, intervista a Mux Come inizia il percorso artistico di Mux? Come ti sei avvicinato alla musica elettronica? Per prima cosa vorrei ringraziare Eroica Fenice per l’interesse e lo spazio concessomi. Direi che il mio percorso artistico e l’avvicinamento alla musica elettronica sono due elementi inscindibili. Infatti il progetto Mux è nato a cavallo tra il 2015 ed il 2016. Producevo beat “tradizionalmente” Hip Hop già dai primi anni del 2000 (all’epoca il mio pseudonimo era “DjVis”: feci uscire anche un demo dal titolo “Fuego Desaparecido”). Dopo varie produzioni, esperienze e collaborazioni, ho sentito l’esigenza di muovermi verso altre sonorità, anche perché nel 2009 avevo iniziato a studiare basso elettrico con Mario “4MX” Formisano (Almamegretta), che m’introdusse alla musica elettroacustica, alle sue varie forme compositive, ed al Dub, facendomi così incuriosire verso il mondo dell’elettronica in generale. Nel 2011, insieme ad altri due miei amici, decidemmo di formare un gruppo, gli Ear Injury, con cui ho avuto la possibilità di calcare diversi palchi in giro per l’Italia e di collaborare con artisti nazionali ed internazionali. Grazie a queste esperienze ho sentito la necessità di approfondire e migliorare le mie competenze e così, nel 2013, mi sono iscritto al corso di Musica Elettronica del Conservatorio di Avellino. Come nasce Playing 4 Time? Qual’è il lavoro che c’è dietro? Playing 4 Time nasce dalla riflessione del rapporto che oggi ognuno di noi ha con il “tempo”. Sebbene il “tempo” sia la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi e all’interno di una composizione indichi il suo andamento/velocità (dunque dei riferimenti oggettivi ed universalmente codificati), allo stesso momento è una percezione soggettiva e strettamente personale, quindi non un sentire rigido e fisso; basti pensare a come negli ultimi vent’anni si sia modificato questo rapporto, anche grazie alle nuove tecnologie. “Prendendo tempo” è la traduzione più fedele del titolo dell’EP. È un invito a riappropriarsi del proprio tempo nonostante si viva immersi in una società frenetica, nella quale vige il culto dell’immediatezza e della velocità, che spinge sempre più l’individuo a divenire automa manovrato dai propri impegni ed angosce, non più libero di scegliere i propri ritmi. La scelta più rivoluzionaria oggi diventa quella di tornare a godere del significato più profondo di ogni frammento che abbiamo a disposizione, riappropriandosi del proprio quotidiano. Gli elementi cardine dell’intero EP, su cui […]

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Musica

INCONTRI: il nuovo EP di Crazy Han e Raptus Molesto (intervista)

Incontri è il nuovo EP di Crazy Han e Raptus Molesto distribuito dalla Smoka Rec a partire dal 31 ottobre 2018. Noi abbiamo intervistato i due artisti dopo averne ascoltato il disco. Nella scena Hip Hop del Sud Italia il rap si fa prepotente. Dal Cilento le voci sono di Crazy Han (Only Smoke Crew) e Raptus (Poeti maledetti) che si uniscono e danno vita ad una nuova collaborazione per un progetto fatto di incontri ravvicinati grazie ai quali si mantiene viva e integra l’identità dell’Hip Hop. “Incontri” è totalmente autoprodotto, le tracce sono 5 ( Incontri, Nell’armadio, Con chi conta, Senza regole, Viagg ), la metrica e il flow sono violenti, i temi fondamentalmente classici. Le produzioni sono quasi tutte a cura di Crazy Han per posse track hardcore che vantano collaborazioni varie: Skiaffone (Only Smoke Crew), Crazy, Kekko Maye, Slaymer (Bra Familia), The Sniper aka TicSnip (Only Smoke Crew). La voglia di farsi sentire è parecchia: in un contesto in cui l’evolversi del rap va a rilento, certe battaglie lessicali sono necessarie. La forza di quest’album è la consapevolezza di una cultura intoccabile quale l’Hip Hop e la maturità di artisti che masticano e fanno rap con cura e passione. Incontri non è un disco per ciocci perché il RAP non è per ciocci. Con orgoglio il Cilento è linguisticamente presente in tutti le tracce in cui il dialetto presenzia alternato all’italiano. Dal 2014, il territorio è rappresentato nella scena Hip Hop dalla Cilento doppia H: un movimento indipendente che nasce grazie alla Only Smoke crew con l’intento di promuovere l’Hip Hop unendo tutti i producers, writers e MC del posto per formare un’unica famiglia cilentana. LA SMOKA REC DICE: N.B. «Questo è un disco RAP nato dalla passione per l’HIP HOP, se cercate autotune, “gang, gang, gang” e puttanate di questo tipo, avete sbagliato sia progetto che artisti.» Il resto ce lo dicono Raptus Molesto e Crazy Han. Incontri, intervista  a Crazy Han e Raptus Come nasce l’idea di questo progetto e come la collaborazione tra Crazy Han e Raptus Molesto? Crazy Han: L’idea mia inizialmente era di realizzare un mio progetto da solista in un periodo dove per motivi di lavoro abitavo fuori casa, successivamente Raptus è venuto a trovarmi e dopo avergli fatto ascoltare qualcosa decidemmo di portare avanti il progetto insieme. Raptus: Le fondamenta di questo progetto è l’amicizia, dopo svariati anni di collaborazioni e molteplici palchi calcati insieme, si è deciso di creare un qualcosa che avesse potuto racchiudere tutto il tempo passato a fare musica e non solo. Qual è il messaggio di fondo in questo EP che desiderate arrivi a chi ascolta ? Crazy Han: L’EP trasmette il personale punto di vista nei confronti di una cultura, che proprio grazie a certi “incontri” è diventata parte indelebile della nostra identità. Raptus: Quello di godersi della buona musica fatta con cuore ed umiltà, nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile per far sì che le cose siano fatte bene, poi sta […]

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