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Eroica Fenice

La Tag: teatro augusteo contiene 29 articoli

Teatro

Bentornata Piedigrotta IV edizione al Teatro Augusteo

All’Augusteo sabato 22 e domenica 23 settembre è andata in scena la quarta edizione di Bentornata Piedigrotta, spettacolo musicale che in tre ore e poco più ripercorre tutte le tappe più significative del patrimonio musicale napoletano. L’idea è di Leonardo Ippolito e il titolo evoca chiaramente l’antichissima Festa di Piedigrotta, che si svolgeva in onore della nascita della Vergine Maria avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 settembre. In tale occasione i carri sfilavano accompagnati da orchestrine di chitarre e mandolini, i palazzi venivano riccamente addobbati a festa e, addirittura, tra le numerose canzoni che venivano presentate se ne sceglievano cinque o sei tra le più belle per decretarle vincitrici. Bentornata Piedigrotta, la IV edizione Come i colori della festa un tempo spadroneggiavano sullo sfondo dei palazzi in festa, così anche sul palcoscenico le mille luci insieme ai vestiti sgargianti delle donne ci trasportano in un’atmosfera antica, che odora di nostalgia, di sigarette di contrabbando e pizze vendute a poco prezzo nei vicoli della città. Molteplici sono gli interpreti che si alternano in scena, tra canti e balli: corde vocali che risuonano direttamente dalle viscere del suolo napoletano, plasmato non solo da lava e cemento, ma anche dalla sinfonia antica dell’anima. Dal repertorio classico, come ‘O Sole Mio, passando per la sceneggiata napoletana in cui amicizie finite male e amori struggenti prendono alla pancia anche l’ascoltatore più insensibile, finendo alle canzonette più recenti, ci si ricorda inevitabilmente di nomi come Salvatore di Giacomo, Libero Bovio, Roberto Bracco ed Ernesto Murolo, tutti artisti che hanno contribuito a rendere famosa la canzone napoletana nel mondo. Sapientemente Leonardo Ippolito è riuscito ad allestire uno spettacolo che per magia unisce il pubblico e gli attori: è impossibile resistere per alcuni, si cantano bisbigliando non solo canzoni, ma anche la propria infanzia e i propri ricordi e si ritorna così, per la durata di tre minuti, a quando si era bambini. Una partecipazione accorata, che fa battere le mani a ritmo e alla quale non possono sfuggire nemmeno i più giovani, divertiti e affascinati dall’allegria o commossi per la tristezza di alcune sceneggiate. I protagonisti della scena sono Lello Pirone e Natalia Cretella con interventi di Ciro Capano e Salvatore Meola. E poi, in ordine di apparizione: Carla Buonerba, Umberto del Prete, Francesca di Tolla, Giampietro Ianneo, Salvatore Imparato, Carlo Liccardo, Nadia Pepe, Lucrezia Raimondi Sciotti, Marilù Russo, Luca Sorrentino e Daniela Sponzilli. Impossibile, infine, non ricordare la direzione musicale del Maestro Ginetto Ferrara.  

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Recensioni

“TFR” di Lello Marangio e Lucio Pierri, risate di fine rapporto all’Augusteo

Una commedia ben scritta e ben interpretata da un talentuoso cast. Risate e riflessioni. Un finale a sorpresa davvero geniale. Questo è il bagaglio di intrattenimento che ci ha lasciato ieri sera TFR – Trattamento di Fine Rapporto, spettacolo scritto da Lello Marangio e Lucio Pierri, andato in scena al Teatro Augusteo di Napoli. La storia, di grandissima attualità, segue le tragicomiche vicende di una azienda di pannelli fotovoltaici che, in seguito a manomissioni al fatturato della sua direttrice, la Dottoressa Borromeo (Rosaria De Cicco), rischia la chiusura. Un Euro Parlamentare (Massimo Carrino) colluso con la camorra e un imprenditore cinese (Davide Marotta) tenteranno di approfittarne. Ultimo baluardo degli operai a rischio licenziamento saranno tre sgangherati rappresentati sindacali – oltre che lavoratori della fabbrica – Michelangelo (Lucio Pierri), Francesco (Ernesto Lama) e Karina (Yuliya Mayarchuk) tenteranno ogni possibile escamotage per far fronte alla bancarotta. Ci riusciranno? Questa è la domanda che scena dopo scena viene posta allo spettatore mentre gli si palesano di fronte tutte le malsane dinamiche che inquinano le già malsane acque in cui versano le aziende italiane. La corruzione della politica, che non è immune dallo scendere a compromessi, gli appalti truccati e gli accordi con i rappresentati della malavita, gli acquirenti stranieri dal denaro facile, che vogliono conquistare e monopolizzare.  I sogni, le paure e gli amori tra operai, nello specifico, infondono una verve di leggerezza e ironia alla commedia, in cui ogni dialogo è chiuso da una battuta, una gag o un gioco di parole. Lello Marangio e Lucio Pierri descrivono un malcostume tutto italiano Nello scacchiere, che ricorda molto i gialli americani in cui tutti i personaggi, in fondo, sono colpevoli, che il duo presenta sulla scena, non mancano sorprese e colpi di scena. Gli ultimi dieci minuti dello spettacolo, come accennato in precedenza, sono un vero e proprio capolavoro drammaturgico e donano uno spessore notevole ad una recita che era stata comunque fluida, sagace e interessante fino a quel momento, anche per l’ottima sinergia tra gli attori che hanno dato carisma, identità e sfumature ai loro personaggi. TFR – Trattamento di Fine Rapporto sarà in scena fino a domenica 6. E noi non possiamo che consigliarvelo.   

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Teatro

Veronica Pivetti è Viktor und Viktoria: un canto all’amore

«Ditemi un po’ se è civiltà combattere chi ama». Questa la mordace sentenza che apre lo spettacolo Viktor und Viktoria, in scena al Teatro Augusteo di Napoli dal 20 aprile. Il canto di inizio è la modernizzazione di un inno all’amore libero diffuso nella Germania degli anni della Repubblica di Weimar, un tripudio musicale che l’autrice Giovanna Gra rivela di aver ardentemente cercato. Questo spettacolo dai mille volti, tra il comico e il serio, l’ironico e lo spaventoso, è, come afferma Veronica Pivetti, interprete del personaggio di Susanne Weber, «un inno all’apertura mentale». Per la prima volta nel suo adattamento teatrale, lo spettacolo Viktor und Viktoria si rifà direttamente al film omonimo del 1933 diretto da Reinhold Schünzel. La trama, resa maggiormente nota dal film con Julie Andrews, Victor Victoria, è, grazie al testo originale di Giovanna Gra e della regia di Emanuele Gamba, arricchita di nuovi spunti di riflessione, che, come sottolinea argutamente Nicola Sorrenti (Gerhardt in scena), dimostrano ancora una volta quanto la storia abbia parlato, urlato a squarciagola, ma nessuno l’abbia ascoltata. Diversamente dal film del 1982, Viktor und Viktoria è sensibile ai mutamenti storici di una Berlino inebriata dall’estrema libertà della repubblica di Weimar. Quegli anni hanno visto il primo trapianto di sesso, la lascivia dei locali notturni, l’amore libero. Una libertà di costumi sulla quale già incombeva inquietante l’ombra del nazionalsocialismo. Un momento storico dunque delicato, un po’ beffeggiato all’interno dello spettacolo, che resta una commedia, per quanto dal sapore agrodolce e dalle note malinconiche. Veronica Pivetti la definisce la «commedia degli equivoci per eccellenza, si entra ed esce da panni maschili e femminili». Veronica Pivetti è Viktor und Viktoria Il gioco dei sessi è infatti al centro delle vicende di Susanne, che condivide la miseria con Vito Esposito (Yari Gugliucci), un immigrato italiano innamorato del teatro quanto delle sue “bionde” ballerine, come Lilli Shultz (Roberta Cartocci). Susanne non riesce a essere scritturata, per quanto dotata di una gran voce, forse un po’ roca. Proprio i suoi lati più mascolini, il tono di voce e un energico sputo contro l’amore e le frivolezze, suggeriscono a Vito di portarla a un audizione sotto mentite spoglie, quelle di «una donna che finge di essere un uomo che finge di essere una donna». Dopo aver convinto la donna più influente di Berlino nel campo dello spettacolo, la Baronessa Elinor Von Punkertin (Pia Engleberth), l’ascesa al successo è immediata. Alla fine di ogni spettacolo, Viktoria solleva la parrucca e si fa Viktor. Ma cosa ne sarà di Susanne? L’incontro con l’affascinante conte Frederich Von Stein (Giorgio Lupano), scettico nei confronti della natura maschile di Viktor, potrebbe mutare il suo modo di guardare il mondo. L’epoca di un teatro ingenuo e del mascheramento, che porta alla ribalta un personaggio multiforme che con la sua energia stimola chiunque le si accosti. Come afferma Freud, spesso citato all’interno dello spettacolo insieme ad altri pensatori di quel tempo, le due sessualità non sono incasellata e ben distinte fra loro. Per questo Veronica Pivetti […]

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Attualità

Mannarino, il re di Roma conquista l’Augusteo

Mercoledì all’Augusteo l’impero è caduto sotto scroscianti applausi. Non poteva che iniziare da “Roma”, inno malinconico dedicato alla sua amata città, il viaggio musicale in cui Alessandro Mannarino ha condotto gli spettatori del teatro partenopeo per due splendide serate. Arena dopo arena, sold-out dopo sold-out, il cantante romano torna a Napoli, città che ne ha visto crescere il talento con numerosi concerti nel corso degli ultimi anni. Ma quello che è salito ieri sul palco è sicuramente l’incarnazione più matura di un musicista che ha saputo reinventarsi e rimettere in discussione il suo modo di fare musica. Mannarino ora è un artista completo, un cantautore metropolitano eclettico e mai banale, in grado di dar voce, con la stessa grinta e la stessa ispirazione, alle sue due anime, quella più folk e danzereccia, che connotava i suoi primi lavori, e quella “blues” e politicamente impegnata che abbiamo potuto apprezzare nei suoi due ultimi dischi. Mannarino, tra catarsi e poesia La scaletta proposta ha visto vecchi successi e bravi nuovi riarrangiati per l’occasione in maniera egregia – soprattutto “Marilù”, “Rumba Magica” e “Malamor” – e coerente non solo alla location ma anche agli intenti narrativi. Arricchite da sonorità di “confine”, le storie raccontate si incastrano alla perfezione in un mosaico di degrado globale, di baracche, prigioni e totem da scardinare, a cui riesce a contrapporsi con efficacia soltanto la spinta vitalistica dell’amore. La catarsi è completa e funziona solo se condivisa, e allora dopo aver incantato la platea con le sue rime più crude, nell’ultima mezz’ora Alessandro sceglie di abbattere la quarta parete e di ballare, saltare e brindare insieme al suo pubblico intonando le sue strofe più gioiose. L’impero è già crollato L’evoluzione di Mannarino è tangibile ascoltando i suoi ultimi tre dischi in parallelo. In “Al Monte“, infatti, aveva lasciato i panni di stornellatore dei perduti amori di “Supersantos” per occuparsi di tematiche di forte rilievo politico e sociale. Canzoni come “Scendi giù”, ispirata alla vicenda di Stefano Cucchi, e “Gli animali”, in cui cita George Orwell, ne sono l’emblema. Nell’ultimo suo lavoro, “L’impero crollerà“ – che dà anche il nome al tour – continua su questa falsa riga per quanto concerne i contenuti mentre nel contempo prosegue spedito nella sua ricerca musicale. Lo ritroviamo, perciò, a scatenarsi nuovamente, ma in giacca, cravatta e sombrero. A differenza dei suoi colleghi che hanno iniziato quell’inevitabile quanto apparentemente necessario processo di omologazione verso i sound made in USA, Mannarino rivolge la chitarra più a meridione, contaminando il romanesco con le sonorità del Sud America. Il suo è un ritorno alle origini in tutti i sensi. I colori e i carnevali di quelle terre lontane, difatti, non sono che la eco delle danze a piedi nudi di quel ragazzo che correva sul lungomare di Ostia e sognava un giorno di fare della sua arte il suo lavoro. Un ragazzo che oggi si è fatto poeta e uno dei più amati cantori dalla sua generazione. “La notte è scura Ma io e te ci ripariamo”. Grazie Alessà! […]

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Recensioni

La strana coppia al Teatro Augusteo: il ritorno di Claudia Cardinale

Grande ritorno di Claudia Cardinale sulle scene, dopo una lunga assenza, con La strana coppia, dal 6 al 15 aprile al Teatro Augusteo, un progetto registico del regista napoletano Pasquale Squitieri, scomparso nello scorso febbraio, ed eseguito da Antonio Mastellone. La strana coppia, spettacolo tratto dall’omonima opera di Neil Simon (The Odd Couple), è presentato nel riadattamento in italiano di Pasquale Squitieri, al quale la Cardinale fu legata sentimentalmente, e sempre affezionata anche dopo il matrimonio del regista con l’attrice e cantante Ottavia Fusco, l’altra metà della coppia protagonista dello spettacolo. La versione originale di Simon, scritta nel 1965, che metteva in scena due uomini divorziati alle prese con i problemi della convivenza quotidiana, è qui ripresa nella sua variante al femminile, realizzata in seguito dall’autore stesso: un mondo di donne nella cornice della New York degli anni ’60. Claudia Cardinale e Ottavia Fusco, una “strana coppia” Tutto si svolge nell’appartamento al dodicesimo piano di Olivia Madison (Ottavia Fusco), una donna di successo che ha ormai accettato la fine del suo matrimonio. Diventata una persona estremamente sciatta e superficiale, Olivia trascorre le sue serate all’insegna del poker con le amiche, tra chiacchiere, gossip e patatine ormai stantie. Ma questo sottile equilibrio faticosamente costruito da Olivia è definitivamente messo in crisi dall’arrivo di Fiorenza Unger (Claudia Cardinale), sua amica di lunga data, la quale, appena lasciata dal marito, è sotto shock e minaccia il suicidio. Spinta dalla solidarietà nei confronti dell’amica, Olivia decide di accoglierla in casa sua ed iniziare con lei una convivenza che porterà questa “strana coppia” sull’orlo di una crisi di nervi degna dei peggiori rapporti coniugali. Uno spettacolo dalla drammaturgia piuttosto semplice e priva di macchinosità, che mette in scena, tuttavia, temi estremamente attuali e complessi, affrontati attraverso un’ottica prettamente femminile: le conseguenze della fine di un matrimonio e, soprattutto, le difficoltà della convivenza tra persone legate da rapporti affettivi. Due care amiche rischiano, infatti, di mandare all’aria il loro rapporto a causa dei loro incompatibili modi di vivere: sciatta e disordinata Olivia, precisa e maniacalmente ordinata Fiorenza. Ed è proprio dall’incontro-scontro tra due personalità così diverse che ha origine la comicità della piece. Situazioni quasi paradossali, eppure estremamente quotidiane e familiari, come la cena con i due vicini di casa spagnoli (Lello Giulivo e Nicola d’Ortona) si susseguono sulla scena, insieme ad una sottile ironia ed un velato sarcasmo che pervade i dialoghi tra le protagoniste ed i loro rapporti con il mondo circostante. Una commedia in due atti dai toni medi e dall’andamento adagio, che si snoda in modo esile ma consapevole, grazie alla statura artistica delle due protagoniste, nelle quattro mura di un appartamento della New York jazz di Neil Simon.

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Teatro

Il Sorpasso, il classico rivisto da Micaela Miano invade il teatro Augusteo di Napoli

Dal 10 al 18 novembre, il Teatro Augusteo di Napoli ospita in scena il riadattamento teatrale del film-cult “Il Sorpasso”, opera del grande maestro Dino Risi. Riadattato da Micaela Miano e diretto da Guglielmo Ferro,  vede in scena Giuseppe Zeno, Luca Di Giovanni, Cristiana Vaccaro, Marco Prosperini, Simone Pieroni, Pietro Casella, Francesco Lattarulo e Marial Bajma Riva.  Il Sorpasso, grazie a Micaela Miano il cinema diventa teatro Riprende tutto la trasposizione teatrale dell’opera, a cura di Micaela Miano e diretta da Guglielmo Ferro, rendendo chiara ed evidente l’idea dietro la costruzione, mostrando dai primi istanti ciò che andremo a vedere. Un lavoro teatrale che, con ferma e assoluta volontà, cerca e ricalca passo passo le profondi radici del lavoro cinematografico di Risi, omaggiandolo senza mai sforare di troppo in un libero adattamento, senza mai concedersi colpi di scena imprevisti o superando il limite. La regia di Ferro rivolge la sua attenzione, soprattutto, sugli attori, i quali svolgono un continuo lavoro di costruzione vocale e fisica, in uno spettacolo in cui la staticità e l’immobilità estetica, psicologica e fisica è perenne. Proprio come nel film di Risi, il perno centrale dell’opera resta, immutato, il rapporto tra i due personaggi principali, Bruno e Roberto, l’uomo scavato, il viveur, l’apparente eterno vincitore e il giovane dedito allo studio e alla semplicità, ad una vita di reclusione, quasi monacale. Le due anime si incontrano nel ferragosto romano del ’62, in apparenza per passare assieme pochi minuti, che poi diventano una lunga giornata intera. Lentamente, di volta in volta, le ombre più leggere degli altri personaggi si stagliano di contorno alle loro. Entrambi prendono qualcosa dall’altro, si scambiano opinioni, esperienze, tristi e felici aneddoti e aggettivi, fino all’epilogo, in cui ogni cosa appare tristemente ovvia.

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Teatro

La banda degli onesti. Torna lo spettacolo di Scarpetta

Il giorno lunedì 23 ottobre si è tenuta, presso la sala conferenze del Teatro Augusteo di Napoli, la conferenza stampa de La banda degli onesti di Gaetano Liguori. Sono intervenuti, oltre al regista, anche gli attori Gianni Ferreri, Anna Falchi e Davide Ferri. La banda degli onesti. L’idea dello spettacolo Lo spettacolo fu ideato nel 1998 da Mario Scarpetta, pronipote di Eduardo, come parte di un progetto volto a portare sul palcoscenico tre film del principe della risata. Il 12 aprile di quell’anno fece il suo debutto al Teatro Totò proprio La banda degli onesti, con autorizzazione dei sceneggiatori Age e Scarpelli. Rispetto al film del 1956, la sceneggiatura teatrale di Scarpetta mostra alcune modifiche radicali, in modo da semplificare l’azione dello spettacolo. Vengono eliminate alcune parti e alcune situazioni e lo spazio dell’intreccio si riduce a due luoghi del film originale: la portineria e la tipografia. Il plot narrativo rimane comunque lo stesso: il portinaio Don Gennaro (Davide Ferri) e l’amico tipografo Don Ferdinando (Gianni Ferreri), con pochi soldi e tanti sogni, decidono di mettersi a stampare delle banconote false per venire incontro ai propri problemi economici. La conseguenza, come è facile prevedere, sarà una serie di equivoci tutti da ridere. La parola agli attori e al regista Il regista Gaetano Liguori si è definito entusiasta di dirigere questo progetto, tanto da introdurre lui stesso un elemento di novità all’interno di una sceneggiatura già ridotta di suo e che riguarda il lato scenografico. Il palco non sarà diviso in due, come nelle intenzioni di Mario Scarpetta, ma ci sarà un palco girevole che seguirà gli attori e che segnerà il passaggio da una scena all’altra. Gianni Ferreri, il quale ha collaborato con Scarpetta alla sceneggiatura fin dal primo momento, ha confessato di essere emozionato per questo evento che aprirà la stagione dell’Augusteo. Ha ricevuto un’ulteriore emozione quando ha saputo che avrebbe interpretato il ruolo del tipografo, che nel film era Peppino de Filippo. Anna Falchi interpreterà invece il ruolo della madre del portiere Antonio (interpretato da Daniele Ferri, in questo allestimento) e ha aggiunto, con un po’ di ironia, di essere passata dal ruolo di sex symbol a quello di madre. Ha inoltre confessato la propria passione per il teatro e come la commedia degli equivoci sia il genere che ha segnato il suo debutto proprio all’Augusteo. Ha anche evidenziato il fatto che non parlerà in napoletano ma in romagnolo, in coerenza con il fatto che nell’originaria rivisitazione teatrale il suo personaggio parlasse tedesco. Il cast dell’adattamento teatrale de La banda degli onesti comprende inoltre Enzo Esposito, Antonio Fiorillo, Franco Pica, Sasà Trapanese, Enzo Varone e Chiara Vitiello. Le musiche saranno del maestro Antonello Cascone, mentre i costumi saranno ideati da Maria Pennacchio. Lo spettacolo aprirà la stagione 2017/2018 del Teatro Augusteo il giorno 27 ottobre e rimarrà in cartellone fino al 5 novembre. Sarà un’occasione per ricordare due artisti come Totò e Mario Scarpetta, ma rappresenterà anche (si spera) il preludio per nuovi spettacoli che seguiranno la stessa scia […]

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Teatro

“‘O Scarfalietto” della compagnia Art&Fatti al Teatro Augusteo

La talentuosa compagnia emergente Art&Fatti, in gara nell’ottava edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale al Teatro Augusteo, porta in scena nell’ultima tappa della competizione, il 12 maggio, l’esilarante commedia classica napoletana ‘O Scarfalietto, di Eduardo Scarpetta. La compagnia nasce nel 2002 da un gruppo di amici con la comune passione per il teatro e con lo scopo di approfondire la tradizione teatrale napoletana. L’attività teatrale intrapresa in questi quindici anni ha inoltre contribuito a numerose attività benefiche sul territorio campano. “‘O Scarfalietto” di Art&Fatti: sinossi e comicità scarpettiana In questa commedia, la comicità scarpettiana indaga alcuni particolari tipi umani, riuscendo a trarne interessanti spunti di comicità e siparietti originali. Ritroviamo infatti la coppia di amanti ostacolata, il servitore scaltro, l’avvocato, l’ammaliante ballerina, l’uomo maturo che non accetta il tempo che passa e si ostina ad indossare i panni del viveur. Il tutto, tratteggiato con le caratteristiche tinte napoletane. Al centro delle vicende in scena, una coppia di coniugi che sembra incarnare appieno il detto secondo cui “un amore non è bello, se non è litigarello”. Freschi sposi, Amalia e Felice Sciosciammocca (Barbara Palumbo e Giovanni Nebbioso) non smettono mai di bisticciare e mai perdono occasione di infastidirsi reciprocamente, per il segreto gusto di pestare i piedi all’altro. I due sembrano già giunti ad un’irreparabile crisi matrimoniale, sotto gli occhi dei fedeli servitori di casa, Michele Pascone (Angelo Manna) e Rosella Paperelle (Antonella Fontanella), che invocano una separazione pur di veder cessare la perenne tensione domestica, che ormai si taglia a fette. Il motivo della contesa di oggi, scoppiata nel cuore della notte, sembra essere una bottiglia d’acqua calda inserita fra le coperte come scaldaletto (‘o scarfalietto) e accidentalmente rotta. Ai malumori notturni si aggiunge una proposta d’affitto per l’appartamento superiore a quello dei due coniugi, richiesto da un curiosissimo personaggio dal nome di Gaetano Papocchia (Ferruccio Ferraro), attempato spasimante di una giovane ballerina sola (Laura di Simone), per la quale richiede l’appartamento. Naturalmente, anche riguardo l’appartamento i due coniugi hanno opinioni discordanti. Una separazione legale sembra ormai auspicabile ed imminente: ad occuparsene saranno i due avvocati Raganelli (Raffaele Manna) e Saponetto (Pio Manfredi), trascinando il pubblico in una travolgente serie di eventi, equivoci e fraintendimenti di vario genere, dettati dalla comicissima balbuzie dell’avvocato della signora, creando esilaranti siparietti comici, come l’arringa finale, dinnanzi al giudice e ai testimoni. Ma a complicare la situazione sarà anche lo svolgersi di due vicende parallele, le vicende di due diverse coppie di coniugi, e gli inganni e tranelli che degli scaltri servitori metteranno in atto per trarne profitto, fino al sorprendente scioglimento finale. Nel teatro di Scarpetta, ogni cosa è possibile. Quella portata in scena con maestria ed arguzia dalla compagnia Art&Fatti è una commedia esilarante e dalla comicità dirompente, che intrattiene e fa sorridere il pubblico per la durata di tre atti. Una commedia tutta da ridere che testimonia l’innegabile spessore e la portata rivoluzionaria ed universale della commedia umana napoletana.

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Teatro

Il gioco delle rose e le sue regole in scena al Teatro Augusteo

L’11 maggio è approdato sul palco del Teatro Augusteo la rappresentazione dal titolo Il gioco delle rose, della Compagnia Costellazione”, liberamente ispirato all’opera Romeo e Giulietta di William Shakespeare. La compagnia, fondata dagli attori/registi Roberta Costantini e Marco Marino, muove i primi passi sul binario del Teatro Fisico, dove gli attori mettono in scena rappresentazioni costruite per performances muscolari e ritmiche. La messa in scena dell’opera ispirata a Shakespeare segue uno schema classico dal linguaggio moderno. La vita e le sue vicende sono messe strategicamente a nudo come se fossero una partita a scacchi, i cui pezzi sono individui che lottano seguendo le rigide regole del potere. La tragedia più famosa al mondo vede lo scontro tra due famiglie nobili di Verona: Montecchi e Capuleti. Pezzi bianchi ( Alessandro Acquista, Amelia Cimmino, Domenico Russo, Elisabetta Lisi, Giuliana Iannotta, Ivo Errico, Luca Nocella, Simone Nardoni, Salvatore Forcina, Totò Valeriano) contro pezzi neri (Angelo De Clemente, Barbara Pagliari, Claudia Casale, Elisabetta Celozzi, Fabrizio Pace, Francesca Ferrara, Lorena Mordà, Pasquale Vezza, Sofia Russo, Walter Pelagalli). La scacchiera prende corpo, “alfieri”, “re” e “regine” della famiglia dei Capuleti dialogano con il pubblico sul futuro matrimonio della giovanissima Giulietta con un uomo vecchio e potente. Ne Il gioco delle rose Romeo e Giulietta si amano di quell’amore puro che non ha confini né sesso. Romeo, sulla scacchiera–palcoscenico, ha le forme sinuose di una donna, piedi piccoli e ballerini. In gran segreto, frate Lorenzo, unisce in matrimonio Romeo e Giulietta sperando che l’unione possa portare pace tra le famiglie. Le cose precipitano quando Tebaldo, cugino di Giulietta, temperamento iracondo, incontra Romeo e lo sfida a duello. Mercuzio, amico di Romeo, cerca di mettere pace tra i due ma viene ferito a morte da Tebaldo. Romeo, per vendicare Mercuzio uccide il suo carnefice. Giulietta viene prontamente informata della morte del cugino per mano di Romeo e della sua condanna all’esilio. Affranta dal dolore, rifiuta la proposta di matrimonio del conte e viene minacciata dal padre di essere diseredata. Giulietta e Romeo: amori contemporanei grazie a Il gioco delle rose  La forza dell’amore, che tutto può e nulla pretende, sembra scardinare il sistema sociale ed i suoi giochi d’interesse. Le caselle bianche e nere implodono nell’abisso e le sovrastrutture sociali tremano. Giulietta, per sfuggire al matrimonio con il conte Paride, escogita con frate Lorenzo una soluzione. Il frate, esperto in erbe medicamentose, fa bere alla ragazza un infuso che le avrebbe indotto una morte apparente facendola cadere in un sonno profondo. Il padre, credendola morta, come tutta la sua famiglia la piange. Romeo, in esilio a Mantova, non riceve per tempo la missiva che lo avrebbe informato dello stratagemma di Giulietta e del piano elaborato una volta sveglia. Tornato a Verona, si reca sulla tomba della sua amata dove incontra il conte in lutto per Giulietta. Tra i due nasce un duello e Paride ha la peggio. Un colpo mortale uccide il Conte, Romeo distrutto dal dolore per l’amata si avvelena. Giulietta, al suo risveglio, conclude il dramma togliendosi […]

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Recensioni

Filumena Marturano e i suoi figli tutt’ egual’

“A vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio, ci sta chi t’aiuta, ma ‘na vota sola, per poter dire t’aggio aiutato… poi ti saluta e nun se ne parla più.” Eduardo De Filippo Prosegue l’VIII Edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale al Teatro Augusteo di Napoli con la compagnia Scacciapensieri, che ha portato in scena lo spettacolo in tre atti Filumena Marturano di Eduardo De Filippo.  In piedi, quasi sulla soglia della camera da letto, le braccia conserte in atto di sfida, sta Filumena Marturano. Indossa una candida e lunga camicia da notte, capelli in disordine e ravviati in fretta, piedi nudi nelle pantofole scendiletto. I tratti del volto di questa donna sono tormentati: segno di un passato di lotte e tristezze. Non ha un aspetto grossolano Filumena, ma non può nascondere la sua origine plebea: non lo vorrebbe nemmeno. I suoi gesti sono larghi e aperti, il tono della sua voce è franco e deciso da donna cosciente, ricca di intelligenza istintiva e di forza morale, da donna che conosce le leggi della vita a modo suo e a modo suo le affronta. Intenso il monologo in cui racconta la sua infanzia, la sua gioventù consumatasi in Vico San Liborio fatta di miseria, nu piatt’ gruosso e non so quante forchette. Filumena Marturano, una storia di miseria e riscatto Filumena Marturano, scritta nell’immediato dopoguerra, è l’unica commedia di Eduardo in cui il protagonista non sia un uomo ma una donna. Filumena Marturano è la protagonista, non solo perché la commedia ha il suo nome, non solo perché obiettivamente il suo ruolo è quello fondamentale nello svolgimento della storia, ma anche e soprattutto per la caratura del personaggio che si eleva di una spanna rispetto a quella di Mimì Soriano. Filumena Marturano è una donna complessa, con una vita tormentata e faticosissima alle spalle, capace di tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi. Una donna che, costretta dalla miseria e dalla sua famiglia, si dà alla prostituzione, perdendo la sua dignità ma non la sua voglia di riscatto, che la porterà a dare ai suoi figli, quei figli che so’ figlie e so’ tutt’egual, la famiglia che a lei è sempre mancata e che ha cercato in ogni modo e con tutte le sue forze. Filumena Marturano, che non sa piangere, perché si piange solo quando si conosce il bene e non lo si può avere, e lei il bene non lo ha mai conosciuto. Filumena Marturano, che alla fine si abbandonerà a un pianto sommesso, quando è giunto il tempo di fermarsi e non è più tempo di correre. Prendendo spunto da un fatto di cronaca, Eduardo disegna e costruisce questa figura di donna, la  più cara delle sue creature.

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