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Felice Sciosciammocca, da Petito a Capasso | Recensione

Felice Sciosciammocca, da Petito a Capasso | Recensione

Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno: dal TRAM al Piccolo Bellini

Dopo avere debuttato al Teatro TRAM di Napoli, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno approda al Piccolo Bellini di Napoli, dal 28 dicembre al 7 gennaio, concludendo l’anno e iniziando quello nuovo. Una sala gremita di pubblico ha calorosamente accolto la rappresentazione con entusiasmo e applausi scroscianti. Lo spettacolo è preso da uno dei testi più conosciuti di Antonio Petito, il celebre attore ritenuto l’ultimo grande Pulcinella, ma questa volta riletto e diretto dalla regia di Roberto Capasso, con la sua interpretazione insieme agli attori Nello Provenzano, Miriam Della Corte e Valentina Martiniello.

Pulcinella e Don Felice Sciosciammocca, tra convivenza e passaggio di testimone

Napoli, Pulcinella e Don Felice, ovvero le due maschere (o meglio, una maschera e una non-maschera) che più hanno rappresentato la città nonché il suo forte sentimento patriottico di appartenenza e riconoscimento d’identità: questi sono gli ingredienti per una ricetta perfetta, che il Piccolo Bellini riconosce furbamente ma anche sapientemente. Perciò, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno incontra il divertimento e la gioia del pubblico, fondamentalmente senza ostacoli.

«È il mio terzo appuntamento da regista con il teatro di tradizione napoletana, con questa messinscena continuo a mantenere un linguaggio arcaico, giocando con l’espressività corporea. Nulla quindi è naturale, anzi, è tutto palesemente teatrale e finto, con il supporto di scenografie e costumi dichiaratamente improbabili. Inoltre, come ogni operazione di questo repertorio da me condotta, oltre a mettere in scena la farsa mi pongo l’obiettivo di riportare alla luce quegli aspetti di un teatro che ormai non c’è più. In questo allestimento racconterò l’incontro tra Don Felice Sciosciammocca e Pulcinella…» scrive Roberto Capasso nelle note di regia su Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno.

Lo si potrebbe definire una sorta di operazione nostalgica, nei confronti di un tipo di teatro che ormai pare venga ricordato ma non più messo in atto, se non in piccoli spazi popolari e anche qui comunque sempre meno. Eppure, l’entusiasmo per la pièce dimostra quanto Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno riscopre una certa esigenza da parte del pubblico di una serie di caratteristiche appartenenti a quel tipo di teatro. Quindi, si parla di un teatro che conserva quella sua artigianalità, un teatro che, per sua natura, mira all’emozione, in opposizione a un altro tipo di teatro – il teatro contemporaneo in tutta la sua complessità – che a un determinato punto della sua esistenza ha sentito la necessità di scoprire nonché di svelare l’illusione, creando delle reminiscenze che ancor’oggi appaiono ben consolidate. Qui, invece, con lo spettacolo di Capasso, recuperato da una tradizione che affonda le sue radici secolari, si riscopre il piacere dell’artificio, quello del gioco che arriva alla partecipazione e alla commozione della platea, non soltanto al suo esercizio intellettuale.

In tutto ciò, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno rappresenta anche l’importanza del rinnovarsi: è stesso Don Felice a dire a Pulcinella quanto sia fondamentale l’«innovazione» affinché la cultura – e con essa il teatro – non muoia. E non è un caso che sul palco si scontrano, è vero, ma a un certo punto si incontrano anche allo stesso tempo i due titani del teatro napoletano, ovvero la maschera di Pulcinella che ha le sue radici storiche e la non-maschera di Don Felice, colui che ha rivoluzionato il tipo napoletano, accusato spesso di avere ‘ucciso’ il primo. Insomma, è il criterio, ormai affrontato dalla maggior parte della cultura e del teatro di oggi, che segue il recupero della tradizione, per riportarla alla luce, e il suo rinnovo al passo con i tempi attuali nel senso della composizione di un’identità che come tale ha in sé passato e presente.

Fonte immagine di copertina: Ufficio Stampa 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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