Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Tragodia - Il canto del capro

“Tragodia” – Il canto del capro” con Emanuele D’Errico, tra comico e surreale

Martedì 4 settembre è andato in scena nel chiostro della chiesa di San Domenico Maggiore lo spettacolo di Ettore Nigro, Tragodia – Il canto del capro.  Il protagonista e solo attore sulla scena è Emanuele D’Errico, che con la sua voce sonora ma pulita ha donato agli spettatori un’ora di viaggi fantastici in contrasto con la scena adornata con pochissimi oggetti, per lo più maschere di cartapesta dalle fattezze animali che di volta in volta indosserà, come uno zoo di cartapesta animata. La messinscena fa parte della rassegna teatrale Morsi di Teatro, presentata da UnAltroTeatro che andrà in scena dal 3 al 6 settembre.

Tragodia – Il canto del capro, una tragedia comica con Emanuele D’Errico

Conosce la storia di Guglielmo Belati?. È così che inizia lo spettacolo, subito interrotto da una pioggia improvvisa e fuori programma. Dopo aver sistemato le sedie e il palco al riparo, Emanuele D’Errico riprende la narrazione proprio da lì, da quella domanda posta al suo vicino di sgabello, una maschera dalle fattezze di un elefante. Chi era dunque Guglielmo? Un ragazzo normalissimo, innamorato della sua fidanzata Teresa a tal punto da volerla sposare, nonostante le opposizioni delle famiglie di entrambi. Così un bel giorno, vestito di tutto punto, con l’anello in tasca assieme a poche caramelle a menta, decide di recarsi a casa di lei per chiederle la mano, non importano le difficoltà e le proteste. Lungo la strada il suo sguardo si posa su un fiore arancione e blu, così bello da fargli venire voglia di raccoglierlo per donarlo alla sua fidanzata. Proprio in quel momento incontra lo sguardo di una capretta, bianchissima, la più bella di tutto il gregge, così bella che subito Guglielmo si sente innamorato di lei, come un bambino. 

Da quel momento in poi l’intera vita di Guglielmo cambia rotta: per far innamorare la capra di lui cercherà di comunicare con lei in qualsiasi maniera, fino a diventare egli stesso una capra. Incontrerà sul suo cammino tante altre capre che al posto di belare parlano in napoletano, affronterà lunghi viaggi in campi immensi, fino ad arrivare ad un’importantissima consapevolezza che capovolgerà il finale in maniera inaspettata.

Si potrebbe definire Tragodia una piccola commedia tragica, che racchiude tutti i tentativi disperati e folli di un uomo che insegue un’utopia o un sogno, non si sa, infischiandosi di tutto il resto, con nel cuore solamente il suo obiettivo. Divertente, spassionata, a tratti lievemente ironica, la storia è un puzzle di eventi surreali, quasi onirici, che si incastrano alla perfezione. Tutti gli spettatori si sono sentiti un po’ capretti, forse per quei braccialetti rossi di carta che sono stati distribuiti all’inizio e poi messi tutti al braccio destro, forse perché la storia di Guglielmo riguarda un po’ tutti noi.

Dunque tragedia, canto della disperata voglia di vita che vuol dire anche un po’ rischiare, uscire dagli schemi convenzionali per cercare ciò che ci rende più felici.

Print Friendly, PDF & Email