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Eroica Fenice

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Notizie curiose

Dipendenza da videogiochi, secondo l’OMS è una malattia mentale

Dipendenza da videogiochi, l’OMS la riconosce come disturbo L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente riconosciuto la dipendenza da videogiochi come patologia mentale, inserendola ufficialmente nell’International Classification of Diseases (ICD), l’elenco ufficiale e internazionalmente riconosciuto delle malattie e dei problemi che da queste derivano. La dipendenza da gioco digitale consiste in “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”. Non sorprende, infatti, che la categoria più colpita sia quella dei maschi a partire dai 12 fino ai 15-16 anni, dunque in una fase particolarmente delicata del processo di crescita, in cui non mancano le pressioni dall’esterno e dell’interno, i timori nel relazionarsi con gli altri e con se stessi. Dipendenza da videogiochi: sintomi e conseguenze del gaming disorder Non sono mancate le critiche degli scettici, che non concepiscono come la dipendenza dai videogiochi possa essere accostata alle altre malattie, ben più gravi e “tangibili”, contenute nell’ICD (si pensi che i primi tre capitoli della classificazione riguardano rispettivamente patologie infettive, tumori e malattie del sangue). Il gaming disorder è stato, infatti, inserito nel capitolo sulle patologie mentali, dati i suoi sintomi e le sue ripercussioni sulla vita del soggetto che ne soffre. La motivazione alla base dell’attenzione dell’OMS circa la dipendenza da videogiochi è stata riportata da Vladimir Poznyak, un esperto del dipartimento per la salute mentale, ed è risultata perfettamente coerente con l’evoluzione delle conoscenze in merito oltre che con l’aumento dei casi di specie. Infatti, l’inserimento nell’elenco dovrebbe aiutare i medici a formulare più facilmente una diagnosi, in considerazione delle conseguenze negative che si riflettono nei comportamenti tenuti da chi ne è affetto e nelle sue relazioni con gli altri. “La patologia porta a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari”, ha spiegato Poznyak. Dunque, quella da gioco digitale è a tutti gli effetti una dipendenza, e come tale, il gaming disorder, è associato ad una vera e propria assuefazione dal gioco, un totale assorbimento nella dimensione virtuale che determina un allontanamento da quella reale. Al di là del rifiuto di ogni interazione e della ricerca della solitudine, il malato di gaming disorder trae piacere soltanto dal gioco, anzi si rivela irritabile e aggressivo quando è messo nella condizione di non poter giocare per un tempo più o meno prolungato. In una videointervista pubblicata da Sky News, Cam Adair, fondatore di GameQuitters.com, la più grande comunità di supporto per i dipendenti da videogames, ha deciso di raccontare la sua esperienza: “Quando ho iniziato a giocare non era male, ero un ragazzo in salute, un ragazzo felice, giocavo ad hockey, ma col tempo iniziò a diventare un problema. Così, finii per essere bocciato al liceo, non una ma due volte. Non mi sono mai diplomato, non sono mai andato al college, arrivai al punto di fingere di avere un lavoro, mentre giocavo ai videogiochi più di 16 ore al giorno. In verità, scrissi anche una lettera d’addio, di suicidio. Ed è stato […]

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Interviste

Stefano Di Nucci racconta la sua Opera Postuma: “Elogio di una rinascita”

Dal 25 maggio è disponibile in tutti gli store e piattaforme streaming Opera Postuma (Giungla Dischi/Believe Digital), l’album che segna il debutto discografico del cantautore molisano Stefano Di Nucci. Il disco, contenente 10 tracce, è stato anticipato dal singolo “La Donna Eburnea”, in rotazione radiofonica dal 22 maggio. Le dicotomie di Stefano Di Nucci        Il cantautore molisano ama definire Opera Postuma un disco dicotomico, in quanto nell’album tutto è il contrario di tutto: l’inizio e la fine, il riso e il pianto, il bianco e il nero, la vita e la morte. Si tratta infatti di un album ricco di sfaccettature, di entità contrastanti che riescono a convivere tra loro, anche se con qualche difficoltà. Opera Postuma è un disco malinconico ma solare, aspro ma delicato. Musicoterapista di professione, cantautore per passione dal settembre 2013 – quando esordisce al concorso “Paint Your Voice” organizzato dalla Provincia di Campobasso – Di Nucci mostra ottime doti di musicista e autore e ci consegna un’opera interessante e originale, caratterizzata da sonorità e testi particolarmente ricercati che lasciano intuire il grande lavoro che c’è dietro questo disco di debutto, per il quale si è avvalso della collaborazione di Alberto Romano, Daniele Marinelli, Giorgio Lombardi e Marco Libertucci. Le musiche, che costituiscono la parte migliore dell’album, sono ben studiate e arrangiate. I testi, esilaranti e inconsueti, non sono mai banali. Di Nucci canta di amori finiti, di sentimenti, di musica, esprimendo ciò che ha da dire apertamente o tra le righe, con ironia, ma anche con un pizzico di cattiveria, con dolcezza ma al contempo con amarezza. Stefano Di Nucci parla della sua Opera Postuma: “il brutto che diventa bello”    Dopo aver preso parte all’iniziativa nazionale “Luigi Tenco, in qualche parte del mondo” nel 2016, l’anno successivo Stefano Di Nucci si aggiudica il primo posto della sezione “Nuove Proposte” al Premio nazionale Lunezia. A seguito della vittoria del Lunezia, il cantautore molisano avrà l’onore di aprire alcune tappe del tour estivo di Fabrizio Moro. Di questo e altro abbiamo parlato nell’intervista che segue. Come mai la scelta di dare al tuo primo disco il titolo di “Opera postuma”? Cosa puoi raccontarci di questo album? “Ci sono due motivazioni per questa scelta: la prima è che io lo trovo un titolo molto bello perché è molto brutto! È da quando sono piccolo che mi sento attratto dal concetto di “brutto”, sempre prendendo con le pinze il termine. Ad esempio adoro Bukowski, Carmelo Bene o la comicità di Massimo Ceccherini, perché credo siano capaci di mostrarti la miseria della persona facendolo bene. In questo modo il brutto diventa bello e lo trovo miracoloso. La seconda motivazione è che il titolo, seppure rimandi a un concetto di morte, è un elogio a una rinascita: se qualcuno è morto, quel qualcuno è il bimbo che è in me, quello che si porta con sé tanti errori fatti in passato che spero di non commettere più! Mi vedo cresciuto, rigenerato, quindi paradossalmente “Opera Postuma” è un messaggio positivo, felice. Generalmente il disco […]

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Culturalmente

Mama Chat: “Per ogni donna che chatta c’è sempre una persona che ascolta”

A tutte le donne e ragazze è sicuramente capitato di avere bisogno di sfogarsi con un’amica o con un familiare, per cercare di trovare forza nel confronto e nella condivisione dei propri malesseri e dubbi. La vita frenetica di tutti – ma soprattutto delle donne, che cercano di orientarsi nella quotidianità dai ritmi serrati di lavoro e famiglia – però spesso costringe la maggior parte delle persone a preferire il ripiegamento su sé stesse, piuttosto che provare a trovare conforto in una semplice telefonata o in una passeggiata in compagnia. Un po’ per timore di risultare invadenti e insistenti nel “costringere” il proprio interlocutore ad ascoltare, un po’ nella consapevolezza (fondata o meno) che poco potrebbe fare per aiutarci. È proprio dall’esperienza “maturata in realtà dove i canali di comunicazione sono spesso limitati” che nasce il servizio digitale Mama Chat. Nata nel 2016, da un’idea della giovane psicologa Margherita Fioruzzi (che ha anche un master a Dublino in “disuguaglianze sociali”) e di Marco Menconi, ex ingegnere in Google Dublino e consulente esperto digitale, cerca di rispondere alle esigenze di tutte quelle donne con gravi problemi psicologici e sociali che preferiscono chiedere aiuto protette dall’anonimato, senza rinunciare alla professionalità e all’esperienza, e sfruttando uno strumento più moderno e alla portata di tutte come una chat gratuita. Infatti, se sono sempre meno le donne che conoscono i propri diritti e chiedono consiglio presso figure esperte nel privato, sono tantissime quelle che ricercano in rete la risposta ai propri problemi, da quelli di natura legale a quelli di salute, da quelli di madri a quelli di donne. Tuttavia, spesso in internet trovare consulenze professionali è difficile, soprattutto gratuitamente, e affidarsi ai post su blog o forum diventa per molte la soluzione più immediata e semplice. Con un grave rischio: quello di non trovare una soluzione, o peggio, di perseverare nello stare male. Mama Chat: da donna a donna, da donna ad esperta Mama Chat è uno spazio digitale protetto e gratuito, pensato quindi per tutte le donne, che offre loro un supporto psico – sociale, garantendo alle utenti non solo l’anonimato e la privacy, ma anche la possibilità di confronto con figure professionali di grande esperienza e umanità. Infatti dietro Mama Chat c’è un’associazione composta per ora da 14 persone di cui 10 volontarie ed esperte di psicologia e psicoterapia femminile, di diritto familiare, e educatrici e operatrici sociali, pronta ad aiutare ogni utente. Usare questa chat è facilissimo: basta collegarsi al sito (dove sono forniti orari giornalieri) e creare un contatto cui risponde, dall’altra parte, un consulente che offre il proprio servizio gratuitamente, proprio come su chat più note come WhatsApp o Messenger (ma se non c’è nessun esperta online basta scrivere un’email). Come funziona Mama Chat? «Siamo online, ma è come se fossimo un’help-line, una sorta di telefono rosa. Abbiamo uno staff di psicologhe che non fanno terapia, ma informano sui servizi cui rivolgersi. La prima fase di ascolto serve per individuare quale sia il problema della donna che ci ha contattato e che invitiamo a rivolgersi […]

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Attualità

Attualità

Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemerge il calco di un cavallo

Recentemente è stata effettuata una nuova scoperta archeologica a Pompei, il calco integro di un cavallo è stato rinvenuto presso Civita Giuliana, nell’area settentrionale del sito archeologico di Pompei, al di fuori delle mura: si tratta di «un ritrovamento eccezionale che sta facendo il giro del mondo», come ha avuto modo di spiegare Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali, ancora più sorprendente perché avvenuto casualmente, nell’ambito di operazioni volte a captare alcuni passaggi segreti illecitamente realizzati dai “cacciatori di antichità”. Proprio al fine di individuare tali cunicoli clandestini utilizzati per il furto e il contrabbando di reperti antichi, da svariati mesi il Parco Archeologico di Pompei era al lavoro congiuntamente alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli: un lavoro di squadra, dunque, il cui intervento di scavo, messo in atto nel corso delle indagini, ha consentito di recuperare la straordinaria sagoma integra di un cavallo pompeiano. L’operazione, infatti, ha fatto riemergere svariati ambienti di servizio di una grande villa suburbana eccezionalmente conservata e una tomba, risalente al periodo successivo al 79 d.C., con i resti inumati di un defunto, di sesso maschile, di età stimata tra i 40 e i 55 anni. Una nuova scoperta archeologica a Pompei, le parole degli archeologi «Tra i vari ambienti è emersa una stalla con resti equini» spiega Greta Stefani, archeologa: si tratta di una mangiatoia esclusivamente visibile mediante il proprio calco in gesso, giacché plausibilmente costruita in materiale deperibile. «L’individuazione di un vuoto causato dal deperimento del materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono” – continua – ha consentito la realizzazione del calco in gesso»: la tecnica del calco, ideata a Pompei dall’archeologo Giuseppe Fiorelli nella seconda metà del XIX secolo e nuovamente sperimentata con successo da Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico, consiste proprio nel riempimento del vuoto di sedimento, prodotto dal deterioramento di materiale organico. La villa ha, altresì, restituito numerosi reperti, ovvero anfore, utensili da cucina e il calco di un letto.   Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemersa la sagoma integra di un cavallo pompeiano  Il cavallo è disteso sul fianco sinistro, volge lo sguardo dal fianco destro, ha un’altezza al garrese di circa 150 centimetri e i resti ossei ne denotano una discreta ossificazione correlabile a un esemplare adulto. L’esame autoptico della morfologia della sagoma, delle proporzioni, dell’altezza e dell’impronta dell’orecchio sinistro ha rilevato peculiarità che rendono ragionevole l’identificazione dell’animale con un Equus ferus caballus, piuttosto che con un mulo o un bardotto. Inoltre, in virtù del fatto che i cavalli antichi dovevano avere una taglia ridotta rispetto agli esemplari attuali, tale cavallo recuperato nel sito pare essere di notevoli dimensioni per l’epoca; a ciò si aggiunga che è stata rilevata la presenza di finimenti in ferro nell’area del cranio, muniti di borchie in bronzo. Alla luce di ciò, pare verisimile il ruolo e il valore elevato di tale animale, che indurrebbe a ipotizzare l’esistenza di esemplari altamente selezionati nell’area pompeiana nel lontano 79 […]

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Elon Musk attacca i media: Pravda per giudicare i giornalisti

Elon Musk, noto imprenditore e CEO di Tesla e Space X, ha attaccato via Twitter la stampa proponendo di creare una piattaforma in cui gli utenti possano votare gli articoli, la loro credibilità e la veridicità dei contenuti. La piattaforma si dovrebbe chiamare Pravda (Verità in russo), come il giornale di partito del PCUS (il partito comunista) in Unione Sovietica. (In foto soldato legge la Pravda nel 1941, a Mosca). Gli attacchi sono arrivati in seguito ad articoli che hanno espresso dubbi sulle automobili Tesla, in particolare sui sistemi di guida autonoma, oltre che sulla compagnia stessa, con conti in rosso perenne ed in rotta con i sindacati. Secondo Musk in sintesi il problema non sarebbero le aziende ed i loro prodotti ma la stampa che se ne occupa, che non comprende la bontà delle sue ragioni oppure è al soldo della concorrenza. In realtà è proprio grazie alla stampa che Musk è riuscito a costruire la sua reputazione da innovatore, con la copertura data ad esempio ai lanci della SpaceX ed alle innovazioni introdotte sulle Tesla. Probabilmente è solo un’inquietante provocazione, come la vendita ad inizio anno di 20.000 lanciafiamme a 500 dollari. In questo caso servirebbe ad attirare l’attenzione su Musk stesso e la sua proposta, evitando che salgano alla ribalta i problemi delle sue compagnie evidenziati proprio negli articoli che hanno portato il magnate all’idea di un sito per la valutazione dell’operato dei media. Pravda di Elon Musk: ritorno alla verità di parte? In ogni caso è un’idea pericolosa, la sua eventuale realizzazione sarebbe un attacco alla libertà di stampa. I giornalisti si ritroverebbero sottoposti ad un giudizio costante sul proprio operato, sempre a rischio di attacchi per aver scritto qualcosa di sgradito al pubblico (indipendentemente dalla credibilità degli articoli). Basti pensare a come spesso le discussioni sui social network su temi scottanti sfocino in attacchi personali a danno di sconosciuti che hanno un’opinione diversa. Senza contare il potere che avrebbe il privato che gestirebbe la piattaforma come l’ipotetica Pravda: potrebbe facilmente alterare i risultati per attaccare giornalisti a lui sgraditi. Il risultato sarebbe quasi una gogna 2.0. Le cosiddette “fake news” sono un problema, ma la censura non può e non deve essere la soluzione. Per ricordarlo chiudiamo con i primi due commi dell’articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.“ Francesco Di Nucci

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Parte Area Sanremo Tour: in viaggio per un sogno

«Non si gioca con i sogni dei ragazzi». Queste le parole del Presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo Maurizio Caridi. Ormai impegnato insieme a una giuria di esperti nella selezione dei giovani talenti sul territorio nazionale, è convinto che il progetto che prende oggi il nome di Area Sanremo sia l’unico vero trampolino di lancio verso l’Ariston, diffidate dalle imitazioni. Otto finalisti, a seguito di varie scremature, sempre più ardue, saranno infine giudicati dalla commissione Rai. Vedremo due dei migliaia di partecipanti all’Area Sanremo Tour sui grandi schermi nella prossima edizione di Sanremo. Il 24 maggio, lo splendido e storico palco del Teatro Politeama, sotto intriganti luci soffuse, è stato sede della prima tappa dell’Area Sanremo Tour. Palpabile l’emozione dei primi partecipanti, ma le loro notevoli estensioni vocaliche non hanno tradito l’ardua preparazione di chi studia musica da sempre, né tantomeno la trepidazione di chi si è messo in gioco, testando le proprie doti sceniche. Area Sanremo si incastra nel progetto di Engage, garanzia per la serietà del casting di Sanremo. Grazie ad Engage, Serena Autieri, attrice cinematografica e di teatro, cantante di alto livello, nonché membro vivace della giuria di Area Sanremo Tour, si è vista circondata da ragazzi di talento nello spettacolo Rosso Napoletano, commedia musicale sulle Quattro Giornate di Napoli, presto nuovamente in tournée. Il cast decorrerà lo Stivale da Bolzano fino a Palermo dal 10 ottobre. Area Sanremo: la ricetta dei sogni I sogni dunque non sono stati traditi, ma fomentati, arricchiti. Il canto è stato considerato da Engage un talento chiave della persona. Le audizioni testano la capacità di comunicare emozioni in ambientazioni sempre diverse, tanto in teatro quanto nei centri commerciali, nelle piazze. Agognati sono i gioielli della città, quelli che la partenopea Serena Autieri non dubita di scovare nel territorio del napoletano. Fondamentale il collegamento tra Sanremo e la canzone napoletana, poli-secondo il Presidente Caridi- della musica leggera italiana. Il progetto, con denominazioni differenti nel passato, quali Una Voce per Sanremo o SanremoLab, ha visto fiorire voci del calibro di Arisa, di Noemi, o ancora di Anna Capasso, giovane cantante napoletana, forse volto meno noto. «Avere occhi di tigre, trasmettere emozioni in tre minuti e aprire i cuori dei giurati», consiglia, sulla scorta della sua esperienza, la Capasso. Per lei Area Sanremo, ai suoi tempi Una Voce per Sanremo, ha significato prendere la decisione di studiare e impegnarsi sempre più. Ha approfondito teatro, cinema, musica. «La fama è molto lontana» continua «ma nella vita non è tanto importante essere famosi. Bisogna fare quello che si vuole veramente». La Campania ha sempre rappresentato una fonte di entusiasmo e partecipazione, segno della volontà di aprire ai giovani talenti il mondo della musica. Serena Autieri afferma che a Napoli la ricerca non è  disperata, c’è della purezza in queste voci. Non sente di essere un membro giudicante, bensì una madrina, una dispensatrice di buoni consigli, perché in fondo anche lei da piccola sognava di salire su quel palco. L’importante di questo Tour non sarà infatti […]

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Attualità

Il diario di Anna Frank: scoperte due pagine segrete

Sono passati 72 anni dalla pubblicazione del Diario di Anna Frank, una delle testimonianze più celebri della tragedia dell’olocausto. Un testo che testimonia il tentativo di sopravvivere nel clima del terrore antisemita, ma senza dimenticare il fatto che ci troviamo pur sempre davanti al diario di una ragazza adolescente con le sue sensazioni ed emozioni. A sostegno di ciò sono state scoperte, dalla Fondazione Anne Frank di Amsterdam, due pagine inedite del Diario che ora vedono la luce. Storia e composizione del Diario di Anna Frank Anne ha da poco compiuto 13 anni quando, dopo essersi rifugiata con la famiglia da Francoforte ad Amsterdam, inizia a scrivere il suo Diario il 12 giugno del 1942. Nel 1944 inizia a riordinare gli appunti in vista di una pubblicazione delle sue memorie, ma il 4 agosto dello stesso anno la Gestapo scopre il nascondiglio della famiglia che viene deportata ad Auschwitz. Anne muore nel 1945. Otto Frank, il padre, fa pubblicare la prima edizione del Diario di Anna Frank nel 1947, grazie anche all’interessamento della famiglia che ospitò la famiglia di Anna. La prima edizione italiana è del 1954, pubblicata da Einaudi con la prefazione di Natalia Ginzburg. Un’Anna Frank segreta Le pagine in questione del Diario consistono in due fogli di cartoncino corrispondenti alle pagine numero 72 e 73 della prima versione del diario (conosciuta anche come “versione del taccuino”). Sono state scoperte nel 2016 e, grazie alle avanzate tecnologie dell’istituto Hyugens e il NIOD, si è riusciti a decifrare il testo. Si è così scoperto che Anna Frank ha dedicato un piccolo spazio delle sue memorie per appuntare barzellette sconce e pensieri riguardanti la sessualità. Ecco un esempio: «Sai perché ci sono ragazze delle Forze armate tedesche nei Paesi Bassi? Per fare da materasso ai soldati». Riusciamo a scoprire un lato trascurato di Anne Frank, quello della sua giovinezza e dei pensieri tipici della sua età, nonché delle prime scoperte riguardanti il proprio corpo. Quando parla delle sue prime mestruazioni afferma che «Sono il segnale che una ragazza è pronta a fare sesso con un uomo, ma non prima del matrimonio». Parla persino della prostituzione, che conosce grazie al padre Otto: «Per strada ci sono donne che parlano con loro (gli uomini) poi se ne vanno insieme. A Parigi, ci sono case molto grandi per questo. Papà ci è stato. Ci sono ragazze che vendono questa relazione». Testimonianza di umanità Una scoperta sorprendente e che ci offre un’immagine differente di uno dei simboli della Shoah, quella di una ragazzina nel pieno della scoperta fisica e sessuale tipica della sua età. Quello del diario, in fin dei conti, è forse il più intimo e personale di tutti i generi letterari ed è normale trovare anche qualche appunto un po’ più “sentito”. Ma è proprio questa intimità a ribadire la legittimità di Anne Frank, la cui immagine è stata oggetto di un’inumana degenerazione negli ultimi tempi (ci riferiamo all’indegna operazione compiuta dagli ultrà della Lazio, che hanno usato una foto della ragazza per […]

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Cinema & Serie tv

Cinema & Serie tv

Michael Sucsy ritorna con “Ogni giorno” (Recensione)

Il 14 giugno 2018 giunge nelle sale cinematografiche a deliziare il pubblico con la sua dolcezza e sensibilità Ogni giorno, il nuovo film di Michael Sucsy. Ogni giorno, il cui titolo originale è Every Day, viene distribuito da Eagle Pictures e tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, con protagonista Rhiannon (Angourie Rice). Ogni giorno di Michael Sucsy . Trama Rhiannon è una teenager sedicenne che si innamora di un’anima o personalità misteriosa chiamata “A”, che ogni giorno abita un corpo diverso, sempre della stessa età, mai della stessa persona. Attratta da Rhiannon, una brava ragazza semplice e matura per la sua età, “A” si palesa a lei ogni giorno con sembianze diverse, così da rapirle il cuore grazie alla sua personalità delicata e al suo cuore gentile. Rhiannon vive con la sua famiglia, non esente da problemi, ed è fidanzata con Justin (Justice Smith), il tipico ragazzo egocentrico che presta poca attenzione al loro rapporto, non riuscendo a valorizzarlo come meriterebbe. Un giorno Rhiannon coglie una diversità nel suo ragazzo che la avvicina ancor più facendola sentire più amata del solito. Ma il giorno seguente Justin torna quello di sempre. Una situazione analoga si paleserà a Rhiannon nei giorni successivi con altri coetanei, ragazzi e ragazze, finché si troverà a dover fare i conti con una bizzarra ma straordinaria verità, che la porrà di fronte a scelte mature ed estremamente complicate. Ogni giorno. Dal romanzo al film Ogni giorno è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo fantasy sentimentale di David Levithan. Pubblicato nel 2012, entra nella classifica dei best seller nel New York Times ed elogiato per la delicatezza e l’empatia che lo caratterizzano, disegnando un ritratto deciso dell’amore che prescinde da limiti fisici ed etnici. Il film riprende fedelmente tale tematica, insistendo sul concetto dell’amore profondo e disinteressato, senza maschere e pregiudizi. Un monito ad amare le persone per chi sono e non per ciò che sono. A differenza del romanzo, Sucsy ha focalizzato il punto di vista della storia su Rhiannon e non su “A”, su questa ragazza ancora adolescente ma già alle prese con una storia complicata ed inverosimile. La bravura del regista risiede nella scelta consapevole dei protagonisti che a turno vestono i panni di “A”. Gli attori selezionati infatti sono sì giovani, ma emotivamente adulti, così da carpire l’importanza del ruolo affidato e riuscire ad interpretarlo con una grande profondità d’animo. Anche stavolta Sucsy è riuscito a toccare i cuori del pubblico, proprio come era già riuscito con La memoria del cuore nel 2012. Michael Sucsy. Polimorfismo d’intenti La determinazione di Rhiannon è il motore della straordinaria vicenda, in quanto la sua mente aperta le consente di approcciarsi alla verità, pur tra perplessità e sofferenze. Qui risiede la concezione del vero amore, pronto ad abbattere le barriere dell’ipocrisia e dell’egoismo, a trascendere i limiti estetici ed assumere il rischio di essere tacciato di promiscuità dalla comunità. Ma in realtà, proprio come il polimorfismo di “A”, anche la natura di Ogni giorno sembra un po’ ingannevole. Infatti sotto […]

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Macbeth Neo Film Opera: l’esordio di Daniele Campea

Macbeth si rivolge al pubblico mondiale in una nuova veste, unica nel suo genere, proponendo un’inedita simbiosi, tra cinema espressionista e lirismo teatrale. L’opera messa in scena dall’innovativo regista, sceneggiatore e compositore Daniele Campea, nel suo esordio cinematografico sembra viaggiare fuori dal tempo e dallo spazio, attraverso un bianco e nero d’autore d’altri tempi, idoneo ad esaltare le tonalità drammatiche, amplificate e scandite musicalmente dal “Requiem, Te Deum” di Giuseppe Verdi. Il nuovo Macbeth è un’opera visiva e fotografica d’autore senza precedenti per un ritorno, anzi un nuovo espressionismo d’avanguardia contemporaneo, l’opera shakespeariana rivisitata in chiave moderna, in appena 50 minuti di durata, immerge lo spettatore in una dimensione visiva e sonora sublime e totalizzante, ispirandosi nelle interpretazioni degli attori all’antica tragedia teatrale greca. Daniele Campea e il suo cinema fuori dal tempo La nuova opera cinematografica di Daniele Campea narra dell’annuncio profetico di tre streghe rivolto a Macbeth, su fatti riguardanti il suo imminente insediamento sul trono di Scozia, la rivelazione sibillina fa precipitare il futuro sovrano in uno stato di follia e solitudine che trova sfogo in una disperata e incontrollata spirale di violenza. Il film, prodotto da “Creatives” in collaborazione con “Fondazione Pescarabruzzo”, e realizzato anche grazie alla partecipazione degli allievi esordienti dell’Accademia Teatrale Arotron e dell’associazione teatrale “Il posto delle fragole”, è stato inserito tra le migliori dieci opere cinematografiche del 2016, ricevendo numerose recensioni positive, inoltre è stata accolto in modo entusiastico dal pubblico in occasione delle anteprime al Cinema Massimo di Pescara (il 7 Marzo con ingresso gratuito al pubblico) e nel corso della “63° Taormina Film Fest” (2017). La pellicola, dal budget ridotto, girata in appena otto giorni (a differenza del montaggio che ha richiesto circa 6 mesi di lavorazione) dentro una ex fabbrica in disuso presso il Comune di Popoli ed in altre location individuate all’interno del parco naturale d’Abruzzo, si avvale di atmosfere allucinanti post apocalittiche, evidenziate da chiaroscuri di interni ed esterni naturali e panoramici, in costante mutamento (come il movimento delle nuvole), quasi a preannunciare avvenimenti inevitabili e funesti. I protagonisti sottoposti ad una continua metamorfosi visiva vengono plasmati dal regista attraverso un’ottica teatrale, singolare è il ruolo di Macbeth assegnato per la prima volta ad un’attrice donna, Susanna Costaglione (proveniente dal teatro), per una performance davvero unica e ben congeniata nel proporre un personaggio inafferrabile ed androgino, tra gli altri protagonisti del cast hanno preso parte in modo determinante: l’attore e doppiatore Franco Mannella (nel ruolo di Macduff), la musicista e attrice Irida Gjergji Mero (in quello di Lady Macbeth) e il regista teatrale Claudio Di Scanio ( per il personaggio di Banquo). Daniele Campea con il suo primo mediometraggio si colloca di diritto tra alcuni mostri sacri della cinematografia come Welles, Kurosawa, Polanski, Bela, Tarr e C. Bene, raggiungendo un lungimirante traguardo professionale in prospettive future su altre opere da realizzare. Macbeth Neo Film Opera è stato distribuito nelle sale cinematografiche dal 14 Giugno 2018. Buon cinema a tutti.

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Eroi Marvel: un viaggio nel multiverso di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Dikto

Eroi Marvel: scopriamoli insieme Spesso chi si accosta al mondo degli eroi Marvel lo fa attraverso il cinema in contatto con le pellicole di Kevin Feige. Certamente la Marvel Cinematic Universe in pochissimi anni ha saputo imporsi al panorama mediatico con film come Iron Man, Capitan America, Hulk o gli X-Men. La filmografia è lunga e presenta la famosa mistione storica dei vari eroi che si trovano ora nello stesso universo, ora negli stessi eventi, ora si coalizzano, combattono e si influenzano reciprocamente. Basti pensare ad Avengers: Infinity War. Le pellicole targate Marvel indubbiamente hanno una base solida dalla quale poter trarre il materiale, come la Marvel Comics. La casa editrice americana pubblica i fumetti dell’universo Marvel che inizialmente è una dimensione spazio-temporale e finzionale entro cui si svolgono le vicende degli eroi. Difatti i personaggi e gli avvenimenti in un numero possono influenzare le vicende successive, dando la possibilità ai personaggi di cambiare e di crescere. All’inizio, nel 1961 era stata stabilita la formazione di un “universo alternativo” nel quale far confluire le storie inventate da Stan Lee, Jack Kirby e Steve Dikto. Solo successivamente è avvenuta la creazione di un multiverso. Ma chi sono gli eroi Marvel e come si collegano questi universi così diversi? La “Casa delle Idee” segna tra i personaggi di punta gli X-Men, Capitan America, i Vendicatori, Iron Man, Hulk, Thor, Spider-Man e ancora i Fantastici Quattro. Eroi Marvel: i nostri preferiti Iron Man Certamente la sequenza degli eroi Marvel di spicco non può non iniziare da Iron Man. Nato da un’idea di Stan Lee, Larry Lieber e Don Heck nel 1963, Anthony “Tony” Edward Stark è un ragazzo prodigioso ammesso al MIT soltanto quindicenne. In seguito ad un incidente d’auto, nel quale i genitori morirono, avrà in eredità l’azienda di famiglia, produttrice ed esportatrice di armi. Stark durante il viaggio di ritorno dalla base militare in Afghanistan, in cui era giunto per la dimostrazione di un missile da lui creato, il Jericho, viene rapito da alcuni terroristi. In questa occasione diverse schegge metalliche, in seguito all’esplosione di una bomba, sfiorano il cuore di Stark. Per evitare il peggio, viene aiutato dal fisico Ho Yinsen, il quale realizza la sua prima armatura: la Mark I. Capitan America Ideato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, la “Sentinella della Libertà”, ossia Capitan America, è uno dei primi eroi targato Marvel. Steven “Steve” Grant Rogers, ragazzino di Brooklyn, voleva combattere durante la Seconda Guerra Mondiale. A causa del fisico gracile, non gli fu data l’idoneità per l’arruolamento. Successivamente il Dottor Erskine lo scelse per il “Progetto Rinascita”, così da essere il primo soldato per un nuovo esercito di super-soldati che avrebbe avuto un ruolo determinante per la sconfitta dei piani dell’Asse. Tuttavia il progetto non riuscì. Da qui Steve è diventato Capitan America con il suo scudo, pronto a sconfiggere l’Impero del Male. Hulk Creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, Robert Bruce Banner subisce una trasformazione genetica a causa di un incidente avvenuto […]

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Cinema & Serie tv

The Moment, quando lo spettatore diventa il regista del film

Avete mai immaginato di guardare un film e poter modificare concretamente ciò che avviene sullo schermo? Grazie a Richard Ramchurn adesso è possibile. Si intitola The Moment ed è l’unico film che cambia in base alla reazione dello spettatore. The Moment: come funziona? Il processo avviene tramite speciali apparecchi simili ad auricolari, i NeuroSky MindWave. Una volta che il pubblico li ha indossati, questi ne rilevano l’attività cerebrale e la soglia di attenzione durante l’intera visione. I dati vengono poi trasmessi ad un software realizzato da Ramchurn che modifica trama, musica e dialoghi del film a seconda del riscontro ottenuto. Basta quindi la naturale sensazione dei presenti a trasformare completamente il filmato. In questo modo, secondo il regista, le combinazioni possibili sono circa 101 bilioni. Non a caso il lavoro di realizzazione del progetto è stato lungo e complesso: sono state girate tre volte il numero di immagini normalmente necessarie, e sei volte l’audio solitamente richiesto. La proiezione, della durata di 27 minuti, è però prevista per un numero limitato di spettatori: solo dalle sei alle otto persone infatti possono guardare il film in contemporanea. Il lungometraggio sarà presentato allo Sheffield International Documentary Festival nel mese di giugno, mentre il trailer è già stato diffuso online (clicca qui per guardarlo). Non è la prima volta che Richard Ramchurn, 39 anni, laureato all’Università di Nottingham (Regno Unito) si occupa di un progetto di questo tipo. Anzi, è ormai dal 2000 che realizza documentari e cortometraggi utilizzando l’interfaccia cervello-computer. Quello di The Moment è solo uno dei tanti esempi a dimostrazione della vera e propria rivoluzione in atto nel mondo del cinema, che si allontana sempre di più dai canoni delle pellicole tradizionali e si appresta a diventare simile ad un gioco interattivo; basti pensare ai film in 3D e 4D, ormai entrati a far parte della nostra quotidianità e adorati dal pubblico. Non basta più entrare nelle scene e viverle da comprimari, in modo sempre più realistico, come nelle proiezioni 4D o, prendere decisioni che possono influire sulle sorti dei protagonisti come nei film interattivi. Adesso, si assiste a un salto di qualità: sono le nostre onde cerebrali a dettare le regole. Tutto questo grazie alla tecnologia Brian Computer Interface e agli auricolari EEG. Nel mezzo di questo processo di continua modernizzazione non sappiamo quindi quali altre novità aspettarci, ma siamo sicuramente curiosi di provare il nuovo esperimento di The Moment.

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Cucina & Salute

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I ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018

L’estate si avvicina e non possiamo farci trovare impreparati di fronte al torrido caldo di cui avvertiamo già le tracce. Ecco perché ci serve una ricetta facile su come fare i ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018. Sono il cocktail di questa estate. Semplici e deliziosi non necessitano di strumenti complicati né di molto tempo. Possono essere comodamente preparati e serviti a casa. Sono la soluzione ideale per il caldo estivo e un motivo in più per invitare i vostri amici a casa per un drink. Ghiaccioli alcolici: il trend dell’estate 2018 Mojito, Sangria, Piña Colada, Caipirinha e molti altri.Sono solo alcuni esempi di cocktail ghiacciati.  Quest’anno la società inglese POP ha lanciato sul mercato ghiaccioli alcolici ai gusti di Prosecco, Bellini e Moscow Mule. Dopo il grande successo ha proseguito con Champagne, Rosé & Raspberry e Watermelon Martini. Poiché non ci sono rivenditori in Italia di questi ghiaccioli, proponiamo qualche ricetta per preparare degli ottimi cocktail-ghiacciati da fare a casa! Ricordiamo che l’alcool etilico puro ghiaccia a -114° C. Quindi, per poter congelare l’alcool bisogna aggiungere una parte di acqua e di zucchero e proprio per questo i ghiaccioli di qualunque tipo hanno sempre una base di sciroppo zuccherato. I ghiaccioli alcolici sono perfetti per un aperitivo, da accompagnare a tartine, focacce, sandwich e stuzzichini di ogni genere. Questi ghiaccioli sono anche perfetti per un dopocena, per esempio serviti con della frutta tagliata. Come fare i ghiaccioli alcolici: ecco la ricetta per 4 persone 1 cetriolo 2 limoni 16 cl di gin 40 cl di acqua tonica 8 gocce di Angostura 8 cl di sciroppo liquido Spremete i limoni per ottenerne il succo che deve essere filtrato. Tagliate i cetrioli, sia a fette che a cubetti In una caraffa mescolate tutti gli ingredienti e versate il composto nello stampo per ghiaccioli. Lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore e, infine, servite! Zenzero, frutti di bosco, polpa di pompelmo, pesca, anguria, salvia… Ogni ingrediente può essere aggiunto alla ricetta a seconda dei gusti personali di ognuno. Continua a leggere per sapere come fare i ghiaccioli alcolici al prosecco Ecco invece la ricetta dei ghiaccioli al prosecco  50 ml di acqua 40 g di zucchero 300 ml di prosecco Prima di tutto bisogna preparare uno sciroppo a base di acqua e zucchero. Dopo aver messo questi ingredienti in un pentolino lasciate che lo zucchero si sciolga nell’acqua a fuoco basso. Fate raffreddare tutto e aggiungete il prosecco. I cocktail saranno pronti dopo che saranno rimasti in freezer per qualche ora. Potete aggiungere alla base di prosecco e sciroppo anche dei pezzi di frutta o della frutta frullata. Potete anche mixare più frutti e aggiungere delle foglioline di erbe aromatiche come menta, basilico e lavanda per dare colore e profumo ai vostri ghiaccioli. Come fare i ghiaccioli, qualche utensile

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Cucina & Salute

Cevapcici al barbecue: la ricetta delle polpette alla griglia

I cevapcici al barbecue Ho assaggiato la prima volta i cevapcici al barbecue in Trentino durante un weekend primaverile. Quando la cameriera me li ha proposti, ho storto un po’ il naso: il nome proprio non mi attirava, ma ha insistito così tanto da convincermi. E menomale, devo aggiungere.  Dai Balcani all’Italia I cevapcici, conosciuti anche come cevapici, provengono dalla cucina balcanica e si dice che siano stati serviti per la prima volta in una trattoria di Belgrado a metà dell’Ottocento. Sono giunti in Italia da alcuni anni, principalmente al Nord, dove sono soliti chiamarli anche cevapi. Approssimativamente la traduzione della parola in italiano è carne arrostita, e in effetti si tratta di polpette lunghe cucinate sulla griglia (in alternativa al forno o in padella). Di forma e di sapore diverso dalle nostre polpette tradizionali, ma buone e gustose. La ricetta dei Cevapcici Ingredienti:  200 grammi di macinato di manzo 200 grammi di macinato di maiale 100 grammi di macinato di agnello una cipolla bianca  100 grammi di olio extra vergine di olive sale, pepe e paprica dolce q.b. Preparazione Per preparare i cevapcici al barbecue, bisogna innanzitutto tritare finemente la cipolla (deve essere usata cruda, ma in alternativa la si può far appassire in padella con un filo di olio extravergine di oliva); in una ciotola capiente unire i tre diversi tipi di macinato con la cipolla tritata e mescolare a lungo, infine aggiungere pepe, sale e paprica dolce e continuare ad amalgamare. Stendere il composto ottenuto nella terrina e coprirlo con la pellicola trasparente, lasciare riposare in frigo per circa 30 minuti. Trascorso il tempo necessario, prendere il composto e formare dei cilindri della lunghezza di 8 cm circa, ungere con l’olio extravergine di oliva la griglia e lasciare riscaldare il barbecue (per la scelta di quest’ultimo consigliamo la visita al portale passionebbq) per qualche minuto, prima di cominciare a cuocere. Girarli spesso per ottenere una cottura ottimale. Servire con un salsa di accompagnamento. Buon appetito!

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Attualità

Avocado, il frutto proibito nel paniere Istat

È diventato facile trovare l’avocado soprattutto tra le “grandiose” apericene. Il guacamole forse si sposa bene con il Negroni. Sicuramente gli avocado toast sono tra i più gustosi. Tra i menù si trovano senza poca difficoltà i “tipici” risotti al sentore di tropical fruit. Le verdure pastellate della nonna se trasformate in tempura, accolgono l’avocado a braccia aperte come il paniere dell’Istat. Durante le festività, quando ci concediamo vizi e sfizi, il consumo di avocado cresce a dismisura. “Chiamatemi un avocado!”. Tutti si ricordano quando le battute sul frutto esotico si sprecavano Grazie al brand “Sicilia Avocado” da qualche anno la produzione è un primato tutto italiano. È il risultato di un’intuizione di alcuni imprenditori agricoli, con coltivazioni a regime biologico certificato. Le leggi del mercato sono sempre le stesse: ad una domanda corrisponde un’offerta. Se la domanda cresce l’offerta deve rispondere, in caso contrario il prezzo sale. L’acquisto mondiale del frutto tropicale è divenuto qualcosa che va oltre il “newtrend”e la richiesta supera i 3,4 kg procapite annui, ben cinque volte superiore agli anni ’90. Tale richiesta ha fatto superare di ben 50$ il costo per cassetta rispetto allo scorso anno. È chiaro che l’analisi del problema fa emergere ben altre complicazioni legate alla coltivazione dell’avocado. L’avocado fa gola persino alla Cina. Purtroppo però, come sempre accade in casi analoghi, non mancano le speculazioni, stavolta il giro di affari è enorme e pochi vogliono starne fuori Gli USA da qualche anno stanno facendo intuire che vorrebbero uscire dal trattato NAFTA (North American Free Trade Agreement, accordo nord americano per il libero scambio tra USA, Canada e Messico). La paura ha fatto tremare le borse soprattutto da quando Donald Trump ha dichiarato di voler ridefinire gli accordi commerciali con il resto dei paesi ripristinando i dazi. Il 2017 inoltre si è dimostrato un anno particolarmente difficile per le coltivazioni di avocado Le condizioni meteo non hanno garantito alle piantagioni del Cile e del Messico, maggiori produttori mondiali, l’acqua necessaria per evadere le richieste. Alla forte siccità si aggiungono i fenomeni di desertificazione dovuti molto probabilmente all’uso intensivo e sconsiderato del terreno. Bisogna considerare che per produrre 500g di frutta, due o tre frutti,  occorrono circa 272 litri d’acqua. In Cile l’agronomo e attivista locale Rodriguez Mandaca ha fatto notare che per coltivare un ettaro di frutteto servono centomila litri d’acqua al giorno, il quantitativo per soddisfare il fabbisogno giornaliero di circa mille persone. Anche per chi non possiede una cultura agricola, sembrerà facile capire come per ottimizzare le coltivazioni è necessario irrorare con concimazioni e pesticidi. Ingerire e respirare pesticidi e concimi porta gravi conseguenze alla salute delle persone. L’avocado assume la definizione di “oro verde” perché ha un mercato redditizio che in molte circostanze supera quello della marjuana Anche i Caballero Templarios hanno capito da tempo che il mercato della “pera del coccodrillo” è un’occasione da non farsi scappare. In un’inchiesta riportata dal Newsweek (Mexican cartels used government data to kidnap and extort avocado farmers) emerge inoltre come avvengono vere e proprie […]

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Cucina & Salute

Olio di cocco: proprietà, usi e benefici su corpo e viso

Nell’era delle sostanze chimiche e delle creme ricercate, il ritorno alla natura e al naturale, soprattutto nell’ambito del benessere e della cura del corpo, è desiderio di tanti: sarà questo il perché alla base del successo dell’olio di cocco? Si tratta di un olio vegetale dalle tante qualità, ottenuto dall’endosperma (il tessuto vegetale contenete amido e proteine) della noce di cocco, prodotto soprattutto in India, Filippine e Indonesia. Tra gli oli vegetali è quello che ha la minor quantità di acidi grassi insaturi, dato però l’alto contenuto di grassi saturi, le organizzazioni sanitarie ne sconsigliano l’assunzione in gran quantità, ma gli riconoscono, se usato con moderazione, la proprietà di accelerare la perdita di grasso (ne basterebbe l’assunzione di appena due cucchiaini al giorno). Eppure, grazie all’alto contenuto di acido laurico, gli effetti dell’olio di cocco sul sistema cardio-vascolare sono più che positivi (oltre ad essere una squisita carta vincente da giocarsi nella preparazione di dolci). Bisogna prestare, però, la massima attenzione nel non confondere l’olio di cocco da cucina con quello per uso cosmetico, che risulta essere, in effetti, l’ambito in cui è maggiormente impiegato. Vi sorprenderà la quantità di benefici che l’olio di cocco può apportare al nostro corpo: eccone alcuni! 10 utilizzi dell’olio di cocco con proprietà e benefici A differenza di quanto il nome suggerisce, l’olio di cocco si presenta con una consistenza burrosa, solido e corposo a temperature inferiori ai 20-25 gradi. Andrebbe dunque riscaldato, soprattutto qualora volessimo realizzare creme o unguenti combinandolo con olio di mandorle oppure oli essenziali: si possono provare tantissime combinazioni, ognuna con un suo peculiare effetto benefico (idratante, lenitivo). Dunque, l’olio di cocco è un vero toccasana tutto naturale da provare per almeno 10 ottime ragioni. Vediamole insieme. Olio di cocco proprietà: L’olio di cocco è famoso soprattutto per le sue proprietà emollienti: dopo la doccia, se spalmato sulla pelle ancora umida la lascerà particolarmente morbida (e unta!). Ingrediente di tante creme anti-smagliature, questo olio non solo rallenta la comparsa delle rughe (sono infatti consigliati gli impacchi di olio di cocco sul viso, in particolare sugli occhi), ma aiuta anche a prevenire le smagliature, eterne nemiche. I suoi effetti lenitivi si avvertono soprattutto se usato dopo la depilazione o la prolungata esposizione al sole, per evitare eccessivi arrossamenti. Olio di cocco usi: Può essere utilizzato per combattere la forfora, massaggiando anche direttamente sotto la doccia il capo umido (con delicatezza, data la sua consistenza particolarmente dura). Viene spesso utilizzato come balsamo per le labbra, dopo essere stato sciolto a bagnomaria e, a proprio piacimento, mischiato con oli essenziali. Se combinato con lo zucchero e con un goccio di olio di oliva, diventa un eccellente scrub (sia per il viso che per il corpo). Funzionano gli impacchi per capelli, per rafforzarli e non solo: se fatti prima dello shampoo, l’olio di cocco donerà ai capelli una nuova lucentezza. Vi sorprenderà, ma se usato in piccole quantità sui denti (come un normale dentifricio, ma si badi bene: non in sostituzione dello stesso) ne […]

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Culturalmente

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La Chiesa di San Potito: tra storia, culto e arte

La Chiesa di San Potito, situata nei dintorni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, presso l’omonima collina, è l’esempio di un culto che supera il corso del tempo. Grazie alle parole di Maria Girardo, presidentessa dell’associazione Megaride Art e alla visita organizzata il 16 giugno 2018, la storia, le influenze culturali che emergono dalla struttura e le opere d’arte della Chiesa di San Potito dimostrano la grande attenzione che le è stata riservata nel corso del tempo. La Chiesa di San Potito, da San Pietro ai giorni nostri Il culto di San Potito è antico e si inserisce nel solco delle lotte del paganesimo romano al cristianesimo. Egli, pagano convertito al cristianesimo, infatti, è ricordato come martire sacrificato dall’imperatore romano Antonino Pio (160 d. C.); di questo evento è infatti testimone pittorico la pala d’altare de Storia del martirio di San Potito (1656) di Nicola De Simone. L’artista, come ha sottolineato Maria Girardo, mantiene nella sua esecuzione uno stile concitato lontano dal classicismo cinquecentesco, ed esprime rapporti di parentela con le composizioni tre-quattrocentesche. La Chiesa di San Potito, iniziata nel Seicento, i cui lavori decorativi e architettonici sono durati per tutti i secoli XVII e XVIII, conserva diversi altri dipinti nelle sue cappelle, che testimoniano l’attività intensa degli artisti che operavano nella Napoli del tempo. Tra le varie opere, si pensi alla Madonna del Rosario di Luca Giordano (1658), in cui si evince facilmente il modello caravaggesco, dato dalla delicatezza dei contorni e dal gusto rococò per la naturalezza della postura. Vi è, poi, una Madonna con i santi di Andrea Vaccaro; interessante è un Calvario anonimo, il cui artefice sembra sembra comunque avvicinarsi al nome dello stesso Vaccaro e al contempo subisce le influenze del luminismo fiammingo e dell’impostazione classica tipica del Domenichino, che lasciò la sua impronta nella pittura partenopea durante il suo pur breve itinerario napoletano.  Di epoca tardo-settecentesca poi la tela dell Immacolata concezione di Giacinto Diano, allievo di Francesco Solimena, in cui si equilibrano l’impostazione neoclassica con la torsione emotiva di stampo barocco. La zona absidale, in cui culmina la navata unica della Chiesa di San Potito, restituiscono tre dipinti, tra cui quello di Nicola De Simone, in cui sono raffigurate le storie del santo. Elemento interessante è in esse la componente architettonica di tipo vanvitelliano, a testimonio di una completezza e consapevolezza da parte degli artisti, che sanno fondere insieme pittura e architettura. Regna, dunque, nelle tele e nelle settecentesche un gusto tipicamente neoclassico, dato dalle riscoperte fatte all’epoca delle città sepolte di Pompei ed Ercolano; si tratta di un tipo di modello che trova la sua matrice in un classicismo di fondo dell’architetto grazie al quale si è potuta avere questa splendida chiesa, Pietro De Marino. Interessante, a questo proposito, come ha osservato ancora Maria Girardo, è la somiglianza architettonica con la Chiesa di San Gregorio Armeno, anch’essa per opera di De Marino, e di impostazione classica. In conclusione, è giusto osservare come la Chiesa di San Potito continui, ora, ad accogliere visitatori grazie all’opera di […]

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Populismo, populista e popolo: l’empatia tra politica e democrazia

Populismo e populista,  qual è il significato di questi inflazionati termini? L’allarme populismo suona forte e attualissimo in quest’ultimo periodo. Che sia usato come offesa o come connotazione, che ci si affermi populista fiero o che si dissocino i propri affari da definizioni come questa, c’è bisogno, tra le tante cose, di chiarezza. Se la famiglia degli –ismo fa sempre un po’ paura, allora perché con tanta facilità si ricorre a questo termine? Dove finisce il suo significato e ne inizia l’abuso? Il populismo tra passato, presente e futuro Per prima cosa, facciamo un po’ di storia. Narodničestvo direbbero in Russia, populismo diremmo noi in Italia, per indicare un movimento polito-culturale sviluppatosi tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX con l’obiettivo di ottenere l’emancipazione delle masse contadine e di migliorare le condizioni di vita e lavoro dei ceti sociali dimenticati dalla fortuna e dallo Stato, appunto soprattutto quello dei contadini e degli ex servi della gleba (già affrancati, senza concreti miglioramenti, nella seconda metà dell’800 dallo zar Alessandro II). Negli Stati Uniti, invece, era il 1891 quando dal malcontento di operai e coltivatori nacque il People’s Party, il Partito del Popolo, conosciuto anche come Partito Populista (Populist Party), partito che trovava il suo fondamento e il suo scopo nella lotta contro la casta dei più abbienti. Intanto, nella seconda metà del ‘900, tra le pagine italiane affiora la cosiddetta letteratura populista: autori come Elio Vittorini e Pierpaolo Pasolini hanno raccontato la verità nelle inquietudini del quotidiano, nelle vite di chi viveva ogni giorno lavorando, combattendo col sudore contro il marciume. Populista era chi, come loro, si faceva portavoce di chi voce non ha. Mentre in Argentina, la prima presidenza di Juan Domingo Perón ha dato i natali al cosiddetto peronismo (justicialismo in spagnolo), movimento politico non a caso definito populista, sintesi di ideali socialisti e nazionalistici: si pensi che i suoi sostenitori erano chiamati “gli scamiciati”, perché appartenenti allo strato “popolare” della società. Non è passata inosservata allo sguardo degli storici, però, l’analogia con il corporativismo dell’età fascista: la giustizia sociale si persegue, secondo Perón e i suoi seguaci, con la cooperazione tra classi, il popolo diventa tutt’uno, non ha zone grigie né intermediari. Populista, quale retta unisce politica e masse? La linea retta che unisce il politico e la massa popolare è diventata, infatti, col tempo, la caratteristica principale dall’accezione negativa con cui si parla di populismo: populista è colui che sa parlare alla pancia, e che cioè che sa far leva sull’emotività e l’emozionalità, colui che dice ciò che la gente vuole sentirsi dire, colui che riempie bocca e programmi elettorali di garanzie e rivoluzioni, tese al raggiungimento di quell’isola che non c’è in cui i più vorrebbero abitare. Nonostante in tempi recenti, invece, si è tentato di riportare la retorica vuota associata al populismo alla vicinanza al popolo delle origini, la scienza della comunicazione parla chiaro, e parla del fenomeno dell’overpromising: spia rossa indicante un politico populista è l’insieme di programmi e giuramenti rassicuratori, […]

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Culturalmente

Akiane Kramarik: dipingere con lo sguardo di Dio

Akiane Kramarik e la sua straordinaria storia Credere che una bambina di quattro anni possa essere in grado di sentire nei propri disegni un qualcosa di trascendente, un senso ulteriore, è quasi follia. Una bambina che trova nelle linee di pittura e nelle catene di parole la soluzione al malessere e la forza di andare avanti e di comunicare, convertendo addirittura l’intera famiglia alla fede, è un caso ben raro. Esseri straordinari di questo tipo vengono detti “bambini indaco”, e Akiane Kramarik è una di loro. Nata nell’Illinois nel 1994, Akiane non ha mai avuto influenze esterne che potessero contagiare realmente il suo lavoro artistico. La sua famiglia era una come tante, una comune famiglia americana, che non preferì impartire nessun tipo di credo religioso, educando la propria figlia a casa. Il nucleo familiare era dunque ristretto, e le possibilità di sentir parlare di quello che Akiane ha rivelato ai suoi genitori all’età di quattro anni sarebbe stato praticamente da escludere. In una intervista che la vede ormai sedicenne, Akiane Kramarik afferma di aver sempre espresso nei suoi disegni o nelle poesie che ha incominciato a scrivere a sette anni qualcosa che sentiva dentro, ma che con naturalezza aveva deciso di venir fuori, con il supporto di qualcosa o qualcuno. Non ha mai avuto dubbi nell’identificare quel qualcuno con Dio. Akiane Kramarik afferma «Lui è tutto quello che ho, è in tutto quello che faccio» Le sue parole sono limpide, il suo volto è sereno. Convinta dell’impatto dell’arte nella vita dell’uomo, Akiane Kramarik ha convertito la sua famiglia tramite le sue composizioni. Quando la madre le ha chiesto da dove venissero quelle parole, la risposta è stata immediata: da Dio. Una bambina prodigio che non ha mai ceduto il passo alla vanità. Akiane non ha mai creduto di essere diversa da nessun altro, fino a quando, ormai raggiunta la maggiore età, non ha compreso che non tutti avrebbero potuto ottenere quello che lei realizzava con la sua scrittura e i suoi disegni. Con naturalezza, Akiane disegna gli angeli così come crede siano, essenze appagate dal contatto diretto con Dio, con uno sguardo che nessuno può avere. Gli occhi sono il centro delle sue composizioni, occhi limpidi attraverso i quali poter guardare un mondo diverso da quello che quotidianamente abbiamo intorno. Sono solitamente sguardi di bambini, di angeli, di Gesù stesso. I sogni le consegnano i particolari di un mondo così distante ai nostri occhi, ma nel quale Akiane Kramarik è in grado di vivere per il tramite di un insegnamento superiore. Riuscire a sentire qualcosa di così elevato ha permesso ad Akiane di credere che la vita non abbia nulla di casuale, che il suo sia un dono e che ci sia una missione che Dio ha voluto per lei. I doni che ha sono solo il punto di partenza di un percorso che trascende Akiane Kramarik stessa. L’obiettivo finale è realizzare un racconto universale, mostrare una realtà profonda celata dietro lacrime limpide. Una spiritualità al di sopra del pensabile, […]

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Culturalmente

Le Historiae di Seneca Il Vecchio ritrovate in un papiro erconalese

Nel mese di maggio 2018 è stato decriptato presso l’Officina dei Papiri, sita nella Biblioteca Nazionale di Napoli, un papiro di pregiata fattura e vergato in una capitale elegante, di un testo dalla complessa struttura narrativa di natura storica, in stato alquanto frammentario, che ha restituito un’opera di estremo valore letterario, giacché ascrivibile a Seneca Il Vecchio, anche conosciuto come “il Retore”, padre del più noto Seneca, senatore, questore e figura di spicco dello stoicismo: si tratterebbe, infatti, di un frammento delle Historiae ab initio bellorum civilium, finora considerate del tutto perdute. La scoperta è stata effettuata da una giovane studiosa molisana, Valeria Piano, filologa e papirologa, ricercatrice presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II che, nell’ambito del progetto europeo Platinum, finanziato dall’Unione Europea, ha svolto un lungo lavoro, durato un anno, di ricomposizione di scampoli provenienti dal medesimo rotolo, il PHerc. 1067, uno dei più noti papiri latini della collezione di Ercolano, conosciuto come Oratio in Senatu habita ante principem, che finora si riteneva conservasse un’orazione politica composta da Lucio Manlio Torquato e pronunciata in Senato al cospetto dell’imperatore; invece, i nuovi e approfonditi studi sui sedici pezzi complessivi del rotolo, sottoposti ad accurate analisi del contenuto, unitamente a puntuali calcoli cronologici, hanno consentito l’attribuzione dell’opera a Seneca il vecchio, che vi lavorò negli ultimi anni della sua vita. L’apologeta romano Lattanzio riferiva che essa esponesse la storia dell’Urbe seguendo una metafora biologica, che assimilava le varie fasi della storia romana alle età della vita e che fu ripresa da Floro, storico romano, nella sua Epitome. Un papiro dal valore inestimabile quello delle Historiae di Seneca il Vecchio Nonostante l’esiguità dei frammenti, l’impronta della narrazione storiografica è immediatamente riconoscibile: il testo, infatti, data la presenza di un lessico politico, di espressioni di tipo storico-narrativo e di un discorso diretto, in cui spicca l’occorrenza del vocativo «Auguste», parrebbe riguardare i primi decenni del principato di Augusto e Tiberio, dunque il periodo compreso tra il 27 a.C. e il 37 d.C.; tali caratteristiche, unitamente alla totale assenza di espressioni filosofiche, hanno fatto orientare la ricercatrice verso Seneca il Vecchio quale ipotesi di attribuzione più plausibile. L’eccezionalità della scoperta, dal valore inestimabile in quanto prima notizia diretta di un testo finora non pervenuto dalle fonti antiche disponibili, è stata resa nota dal direttore Francesco Mercurio, il quale spiega: «L’attribuzione a Seneca padre è strabiliante. Il papiro ci offre una memoria storica delle vicende della prima Roma imperiale, con qualche possibile riferimento alla storia immediatamente precedente. Inoltre, il lasso di tempo individuato, i personaggi menzionati nel papiro, la presenza nella biblioteca di Ercolano della produzione di Seneca il vecchio, ci danno un’altra interessante conferma e dimostrano, in modo inequivocabile, che la Villa dei Pisoni, con essa la sua biblioteca, era un importante e vitale centro di studi fino a poco prima l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.». Chiaramente, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali giunge la soddisfazione generale e particolare della direttrice delle Biblioteche e degli Istituti Culturali Paola Passarelli, la […]

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Iliad Italia: il nuovo operaore mobile low cost

Iliad Italia è il nuovo gestore telefonico pronto ad imporsi nel nostro Paese. Ci riuscirà? Iliad Italia è qui! Nell’era della dittatura tecnologico-informatica, con la connessione Internet inesorabilmente in tasca e il mondo a portata di clic, gli operatori della telefonia mobile scendono in campo armati di offerte aggressive per accaparrarsi una sempre crescente utenza. E nel momento in cui la concorrenza diviene quasi spietata Iliad fa capolino lanciando in Italia offerte appetibili urlando low cost. Iliad debutta a Milano lo scorso 29 maggio come quarto operatore telefonico italiano, occupando il posto lasciato libero dopo la fusione tra Wind e Tre, promettendo un cambiamento radicale nelle offerte della telefonia mobile in Italia, mirando alla trasparenza e alla semplicità. Cos’è Iliad Italia? Iliad Italia nasce come filiale di Iliad S.A., società francese fondata dall’imprenditore Xavier Niel nel 1990 per emergere nel panorama francese delle tariffe ad alto costo, soprattutto per Internet. La madre italiana è la Iliad Holding S.p.A. nata nel 2016, che controlla al 100% Iliad Italia S.p.A. E da gennaio 2018 viene designato Benedetto Levi quale amministratore delegato di Iliad Italia, allo scopo di guidare la giovane filiale italiana di Iliad. Il gemellaggio Francia-Italia avviene tramite investimenti di cospicua somma da parte della società francese comprendenti i costi di acquisizione delle frequenze radio da Wind-Tre e dallo Stato Italiano. È anche attivo il servizio clienti Iliad, che risponde al numero 177. Iliad. Offerte e costi Iliad mira innanzitutto ad una copertura in 4G+ di qualità, sbaragliando i limiti economici e la bassa trasparenza delle offerte propinate dagli altri operatori. In Italia la prima offerta presentata segue l’impronta francese. Ma cosa offre Iliad di così speciale da sedurre l’utenza italiana? Ebbene la tariffa presentata comprende chiamate illimitate in Italia e all’estero, SMS illimitati e 30 GB di traffico Internet in 4G+, con l’aggiunta di 2 GB per chi viaggia in Europa (specifici per l’estero e non cumulabili ai 30 GB). Il tutto al solo costo di 5,99 € mensili (per il primo milione di utenti aderenti) più 9,99 € di attivazione SIM. Un neo può essere considerato il fatto che esauriti i 2 GB (validi per navigazione all’estero) si pagano 0,00732 € ogni MB, ovvero 7,32 € a GB. Il solo costo basta a far venire l’acquolina. Ma l’offerta non si esaurisce alla sola cifra allettante. Iliad include opzioni che con altri operatori prevedono costi aggiuntivi: segreteria telefonica, hotspot e altri servizi. L’impegno che Iliad si propone è quello della durata della tariffa, che sembra non avere scadenza per gli stessi abbonati. Una differenza interessante che contraddistingue Iliad dagli altri operatori, i quali, come evidente, si riservano sempre più frequentemente di cambiare unilateralmente le loro offerte già attive verso i clienti, lasciando agli stessi esiguo margine decisionale. Iliad. Acquisto e abbonamento Le SIM di Iliad possono essere acquistate online sul sito dell’azienda oppure tramite le “simbox”, distributori automatici che la società dovrà installare in diverse città italiane. Per ora presenti in numero esiguo, come la sola città di Torino per […]

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Arriva Xiaomi, azienda cinese alla conquista dell’Italia

“Prodotti sorprendenti, prezzi onesti”: con questo slogan, Lei Jun, fondatore dell’azienda cinese Xiaomi, definisce la peculiarità della sua società. Fondata nel 2010, la compagnia orientale che produce smartphone, tablet e apparecchi di domotica, finora non ha venduto ufficialmente i suoi prodotti in Europa o in Italia, dove erano acquistabili solo d’importazione con la ROM cinese da sostituire con ROM globali. Quest’anno però, Xiaomi debutta formalmente nel nostro Paese con la conferenza stampa prevista il 24 maggio e l’inaugurazione, il 26 maggio, del suo primo negozio a Milano. L’azienda è pronta a partire alla conquista del mercato italiano, prima con smartphone e braccialetti fitness, per poi allargare sempre di più la sua offerta di apparecchiature tecnologiche, le cui caratteristiche fondamentali appaiono evidenti: design elegante, buoni materiali, ottime prestazioni, ma senza il superfluo. Oltre agli smartphone infatti, ultimamente Xiaomi si è distinta anche nella fabbricazione di altri dispositivi elettronici, dei quali i più popolari sono il Mi Band (braccialetto capace di calcolare il dispendio di energia durante l’attività fisica), il Mi Smart Scale (bilancia pesapersone elettronica), powerbank, router wifi, una videocamera digitale, un depuratore d’acqua, un purificatore d’aria e vari altri apparecchi. Lei Jun, CEO Xiaomi, ovvero l’alter ego dagli occhi a mandorla di Steve Jobs L’onestà dei prezzi sarebbe garantita dal fatto che i guadagni sull’hardware di Xiaomi non superano il 5%. Come dichiara Lei Jun, “Se il margine netto supera il 5%, restituiremo l’eccedenza ai nostri utenti. È nostra convinzione che offrire un’esperienza utente di qualità elevata e costante nel tempo sia più importante che perseguire profitti hardware una tantum. Concentrarsi sull’efficienza è più importante dei profitti a breve termine. Siamo fiduciosi che il mantenimento di profitti ragionevoli diventerà inevitabilmente una tendenza del settore; insistere ciecamente per ottenere margini più elevati non sarà sostenibile”. Chiaro quindi, l’intento di rivolgersi ad una fascia media o bassa, andando a sostituire i produttori classici, come Samsung, Huaweii, Lg, OnePlus, che ora puntano su modelli top. Ispirandosi allo stile di Steve Jobs, Jun si pone l’obiettivo di diventare il primo produttore al mondo nel giro di uno o due lustri. Effettivamente, in otto anni la compagnia ha raggiunto un fatturato di 16 miliardi di dollari e nel 2017 ha venduto 92,4 milioni di smartphone, passando da startup a colosso. Xiaomi ha firmato l’intesa con Ck Hutchison per distribuire i suoi modelli nei 3 Group Stores in Australia, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Italia, Svezia e Regno Unito. Nonostante l’ingresso negli Stati Uniti sia ostacolato dalle limitazioni sulle importazioni dalla Cina, la società si piazza comunque al quarto posto nella classifica mondiale dei produttori. Costruire un ecosistema globale per uno sviluppo a lungo termine Tra periferiche mobili, smartphone, droni, bici da corsa connesse alla tv intelligente, attualmente sono oltre 100 milioni i prodotti dal marchio arancione già acquistabili in tutto il mondo, che si gestiscono con le app Xiaomi. “La costruzione di un ecosistema globale ci ha fornito maggiori opportunità di sviluppo a lungo termine, ha ampliato i nostri confini e ha ulteriormente rafforzato le nostre […]

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Facebook presenta Dating, la nuova app che aiuta i cuori solitari a trovare l’amore

Lo scorso martedì 1 maggio a San Jose in California, è iniziato l’F8, l’evento organizzato da Facebook che ogni anno, tramite una serie di conferenze e incontri, raduna gli sviluppatori per illustrare le ultime app del social network sovrano del mondo virtuale. Tra le principali novità a cui dovremo abituarci nei prossimi mesi, Mark Zuckerberg ha annunciato l’arrivo di un’app che, sempre all’interno di Facebook, aiuterebbe gli utenti a conoscersi virtualmente per poi instaurare una relazione sentimentale: Dating. Questa funzione di incontri online, che al momento è in fase di perfezionamento, potrebbe mettere in pericolo applicazioni simili già esistenti, come ad esempio Tinder. Il CEO del colosso di Menlo Park ha infatti precisato che, a differenza dei predecessori, il suo “Cupido 2.0” nasce con il fine di far nascere storie durature e non i classici “fuochi di paglia”. Non un servizio a parte quindi, ma una sezione riservata dell’app di Facebook, con una chat apposita ed un profilo che gli utenti potranno creare ad hoc e che verrà mostrato solo a chi utilizza la stessa funzione, senza essere visibile per i propri contatti. I fruitori di Dating, questo il nome, verranno collegati con persone che non rientrano nell’elenco degli “amici” e con le quali, in base al profilo creato, sembrano avere interessi, gusti ed hobby in comune. A testimonianza dell’intento di favorire una “meaningful connection”, alias una connessione significativa volta a far nascere rapporti veri e stabili, è da evidenziare che le chat di Dating saranno solo text-based, senza la possibilità quindi di scambiarsi link né foto, modalità di interazione che finora sembrano aver agevolato soprattutto incontri “mordi e fuggi”. La partecipazione agli eventi sarà il principale strumento per mettere in contatto persone che, avendo le stesse passioni, sono portate a frequentare gli stessi posti. Della community non potranno far parte coloro che nel proprio account si dichiarano sposati o in una relazione. Creare comunità e unire il mondo: questo l’obiettivo che l’azienda si è prefissa lo scorso anno e a cui Zuckerberg mira dritto ribadendo: “Vogliamo unire le persone. E allora perché non cominciare col mettere in contatto potenziali anime gemelle? Un matrimonio su tre negli Stati Uniti nasce online. 200 milioni di persone si registrano sulla nostra piattaforma come single, così abbiamo deciso di pensare a loro”, dichiara scherzando il giovane e ricchissimo imprenditore. Con Dating, Facebook si improvvisa agenzia matrimoniale: altruismo o business? Con 2.2 miliardi di utenti attivi ogni mese, Facebook mette in questo modo in crisi l’azienda leader nel settore Match Group, proprietaria di varie app per single come Tinder, Meetic e OkCupid: la società ha infatti perso già più del 22% del valore delle sue azioni in borsa. Riguardo poi la spinosa questione della privacy dei suoi iscritti, tema su cui Facebook è stato più volte bersaglio di critiche, Zuckerberg garantisce che il nuovo sistema di incontri per cuori solitari sarà facoltativo e sarà disponibile previa attivazione espressa da ogni utente. Inoltre, sul modello di Tinder, sarà possibile mostrare nei profili solo il proprio […]

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Millennium Bug, Ariane 5 e Mars Climate Orbiter: i Software disasters più famosi

Millennium Bug e friends, i Software disasters più famosi Anche se il software è virtuale per definizione, errori nella sua progettazione possono aver conseguenze ben reali, che spaziano da perdite economiche a perdite di credibilità. Una lista esaustiva sarebbe ben lunga, eccone alcuni tra i più famosi. Millennium Bug Partiamo dal più famoso errore di tutti i tempi. Prima del 2000 molti software segnavano l’anno utilizzando solo due cifre per ragioni di efficienza, ad esempio 98 al posto di 1998. Nel 2000 però lo 00 sarebbe stato interpretato come 1900 e non come 2000. Nonostante numerose previsioni di catastrofi, il Millennium Bug non ha causato alcun danno: è solo costato una montagna di soldi alle non poche aziende interessate. Con buona probabilità non avrebbe comunque creato gravi danni ma, accortisi per tempo del problema, produttori di software ed enti pubblici sono intervenuti evitando complicazioni. Tranne quella di dover investire ingenti somme per correggere un problema dovuto a una progettazione poco lungimirante, diventata il “Bug” per antonomasia. Mars Climate Orbiter Nel 1998 la Nasa aveva spedito in orbita attorno a Marte il Mars Climate Orbiter, che avrebbe dovuto studiare l’atmosfera marziana. Inspiegabilmente la sonda si inserì in orbita a una quota troppo bassa, finendo per disintegrarsi. La causa della perdita di un investimento da 125 milioni di dollari? I sistemi informatici della Nasa erano progettati per utilizzare le unità di misura del sistema internazionale, mentre uno dei sottosistemi del Mars Climate Orbiter, progettato dalla Lockheed Martin, utilizzava il sistema imperiale (libbre, miglia, galloni ecc.). Incomunicabilità questa tra i sistemi che ha causato l’errore nel calcolo della traiettoria con la conseguente perdita della sonda. Un errore costato alla Nasa un satellite e non poca reputazione. Ariane 5 Non solo la Nasa è incappara in gravi software disasters, due anni prima l’Esa, l’agenzia spaziale europea, aveva perso un razzo Ariane 5 con quattro satelliti a bordo. Meno di un minuto dopo la partenza, questo era stato distrutto dal meccanismo di auto-distruzione per evitare danni in seguito a un cambio inaspettato di traiettoria. Il sistema di guida aveva tentato di convertire in maniera impropria una variabile a 64 bit in una a 16 bit: un po’ come tentare di far entrare un elefante in una 500. Andato in errore il sistema principale, il controllo era passato allora al sistema di backup. Purtroppo questo usava lo stesso software del sistema principale e mandò il razzo decisamente fuori rotta, attivando il sistema di autodistruzione. L’errore nella conversione non era l’unico problema del software: la variabile che aveva scatenato l’errore era legata ad un sistema che in volo sarebbe dovuto essere stato spento, dato che serviva solamente prima del lancio. Solo che i progettisti avevano deciso di mantenerlo acceso per la prima parte del volo, per facilitare un eventuale riavvio del sistema informatico del vettore. Millennium bug, alcuni libri

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Libri

Libri

Joël Dicker e La scomparsa di Stephanie Mailer, il suo nuovo thriller (Recensione)

Joël Dicker torna con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, lo abbiamo recensito. “La scomparsa di Stephanie Mailer” è l’ultimo romanzo di Joël Dicker, autore di  opere di successo quali “La verità sul caso Harry Quebert” (Bompiani, 2013) e “Il libro dei Baltimore” (La nave di Teseo, 2016) che hanno come protagonista lo scrittore Marcus Goldman. Con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, edito  da La nave di Teseo, Dicker ritorna al thriller. Siamo ad Orphea, una cittadina tranquilla degli Stati Uniti, conosciuta sia per le sue bellezze naturali e sia perché ogni anno organizza un Festival teatrale che attrae numerosi turisti e visitatori di tutte le città vicine. A New York il poliziotto di stato, Jesse Rosenberg, ad un passo della pensione, incontra una giornalista che lavora ad Orphea, Stephanie Mailer che gli mette la pulce nell’orecchio circa un caso di omicidio da lui risolto nel 1994. Secondo la ragazza, non era stato trovato il vero assassino. Dopo pochi giorni la giornalista scompare nel nulla.  Jesse così decide di tornare ad Orphea e di mettersi sulle tracce di Stephanie Mailer. Si renderà conto ben presto che i due eventi sono collegati. Con l’aiuto del suo compagno di squadra dell’epoca Derek e di Anna Kanner, una poliziotta del luogo, riapriranno il caso del 1994 e scopriranno che le cose non sono mai come sembrano. Il caso farà riemergere i fantasmi del passato, non solo quelli legati al caso, che si mostrerà molto più complicato del previsto, ma anche i propri. Jesse e Derek, dovranno rielaborare eventi accaduti proprio nel 1994, quando insieme hanno arrestato l’assassino presunto degli omicidi. La scomparsa di Stephanie Mailer e le altre opere di Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” è un romanzo complesso che inizia in maniera lineare e poi incalza, coinvolgendo più personaggi ed eventi. E per ciascun personaggio Dicker descrive la sua storia attraverso un’interessante caratterizzazione. Come tutte le altre opere dello scrittore svizzero, molteplici sono le digressioni e i flashback, destando alta l’attenzione del lettore che letteralmente resta incollato alle pagine grazie ad una trama mai ripetitiva. Tutti possono essere l’assassino. E più volte i poliziotti cadono in errore. Ciò rende ancora più avvincente la trama perché il lettore si trova, insieme ai protagonisti, a “ragionare” su chi sia il vero colpevole. Dicker descrive una realtà che non è mai semplice: un po’ come accade ne “La verità sul caso Harry Quebert”, quando sembra chiaro che il colpevole sia stato individuato, tutto cambia. Basta vedere le cose da un altro punto di vista. Lo scrittore Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” si conferma ancora una volta uno scrittore di spessore. Altamente consigliato.   Joël Dicker, i libri  

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Libri

Paolo Antonio Magrì e il suo Caos Ordinato illustrato by Zoen

Esistono scrittori che sono simili a profeti: con la loro intuizione sono un passo nel futuro e anticipano i tempi. Paolo Antonio Magrì ci offre la sua profezia in “Caos Ordinato”, il suo terzo libro edito nel 2018 da Ferrari editore. Una raccolta di racconti brevi, scritti in momenti diversi nell’arco di due anni. Le short stories,  insolite ed originali, danno vita a personaggi atipici su di uno sfondo fantastico, surreale. Con stile semplice e sottile ironia, Paolo Antonio Magrì analizza il presente e indaga il futuro, ci avverte di qualcosa come offrendoci un presagio. Magrì dice del suo libro: “L’atmosfera di Caos Ordinato stimola suggestioni, ravviva percezioni sensoriali, sconquassa le certezze offrendo schegge di vita nate dalla rabbia, dai profumi, dalla ribellione, dai ricordi, dalle visioni, dall’amore per le emozioni.” “Caos ordinato” di Paolo Antonio Magrì: il caos e l’ordine in ogni racconto Il titolo suggerisce l’essenza stessa di ogni racconto, ma anche il compito di chi scrive e di chi legge. Lo scrittore è l’artefice del caos: un puzzle di situazioni assurde fatto di racconti apparentemente privi di logica e pieni di mistero. Il lettore  è colui che deve mettere ordine al caos di messaggi che coesistono e si sovrappongono in ognuno dei  racconti per comprenderne la logica e il mistero. In Caos, per esempio, l’assegnatore di anime viene appositamente manomesso provocando uno “scombussolamento” tra le  liste di assegnazione delle coppie di fratelli. La strategia del caos è efficace e necessaria: alla fine del racconto scopriamo come è nata l’Amicizia. Illuminante è Medusa, l’ultimo racconto (e il più lungo), che ci tiene incollati alle pagine bramosi di scoprirne il risvolto finale. Una serie di “momenti”, intrecciati tra loro in un ordine cronologicamente sparso, raccontano di un attacco terroristico per opera di un gruppo islamico, mirato alla diffusione di “Medusa”, un virus da laboratorio, un’arma batteriologica sofisticata e letale. Perseo ne è il vaccino. Con riferimenti  al mito classico, Paolo Antonio Magrì descrive quello che è il mondo d’oggi proiettato in un futuro tecnologicamente e scientificamente avanzatissimo eppure a noi non così lontano. Lunedì , invece,  racconta di Sonny e di suo nipote legati dalla vocazione alla scrittura, e tra le righe leggiamo : “ogni lettore ha il diritto di riscrivere il lavoro dell’autore” . Forse è questo lo scopo di Paolo Antonio Magrì: renderci parte attiva del suo lavoro? Forse sì, forse dovremmo chiederlo a lui. Nel frattempo lasciamo che Caos Ordinato risvegli quella parte di noi che si era assopita. Le illustrazioni di Zoen I racconti di Caos ordinato sono affiancati alle illustrazioni di Alessandro Enzo, in arte Zoen, fumettista e illustratore veneziano. È difficile dire chi, in questo duo geniale, accompagni l’altro. Certo è che le illustrazioni di Zoen non solo danno forma suggestiva alle parole di Paolo Antonio Magrì, ma allo stesso tempo stimolano la fantasia di chi le osserva e lasciano spazio alle infinite interpretazioni possibili. Come negli altri due romanzi di Paolo Antonio Magrì,  Soccer Town (2015) e Hero (2017) accompagnati dalle illustrazioni di […]

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Libri

Appunti di cinema, riflessioni sulla Settima arte a cura di Francesco Grano | Ferrari editore

“Il cinema è un occhio aperto sul mondo”. E a dirlo è stato un filologo come Joseph Bédier, che mise in crisi il metodo Lachmann considerato strumento obbligatorio per lo studio di un testo; proprio come fu Bédier, anche il cinema è controcorrente e rivoluzionario talvolta, davvero uno spazio sconfinato tra verità ed invenzione. Il cinema è immaginazione, una delle poche cose che avvicina i nostri sogni più belli alla realtà, e lo sa bene Francesco Grano che per la Ferrari editore ha curato “Appunti di cinema”, una nuova raccolta, più che altro saggistica, sul mondo della Settima arte. A contribuire alla stesura del testo pubblicato dalla Ferrari editore – primo tomo di due – ci sono altrettanti cinefili ed appassionati, che senza nessun filtro propongono al lettore alcuni film considerati cult o entrati a far parte della loro personale top ten, sia per un attaccamento sentimentale sia perché valutati come i migliori della storia del cinema, per presa registica o attoriale, o perché hanno significato qualcosa proprio perché diventati emblema di una generazione o manifesto di una corrente di pensiero. “Appunti di cinema” a cura di Francesco Grano, un viaggio emozionante della Ferrari editore Così tra riflessioni e ricordi, Nicolò Barison, Susanna Camoli, Edoardo Graziani, Bruno Manfredi, Mariagiulia Miraglia e Francesco Spadafora (alias Freddy Xabaras) confessano i film ai quali sono più legati, dando senza riserve il loro personale punto di vista senza necessità di trovare un filo conduttore o talvolta una tematica comune tra i prescelti, ma sicuramente rispecchiando i gusti e le preferenze di molti altri cinefili al di fuori di queste pagine, come tutti i fan di Star Wars, il kolossal fantascientifico di George Lucas che sin dal primo episodio negli anni Settanta è entrato a far parte di un immaginario collettivo mondiale. C’è chi ovviamente non dimentica Blade Runner di Ridley Scott, che all’interno, sia nella trama che nella bravura degli attori, ha così tanto di profetico e spinge a migliaia di riflessioni e a tanto stupore. Altro film cult anni Ottanta è I Goonies di Richard Donner, un classico d’avventura per ragazzi che vede dei giovanissimi Sean Astin e Josh Brolin, ricavato da un soggetto scritto da Steven Spielberg. Molti appunto sono i riferimenti a questo grande regista americano in Appunti di cinema, milestone hollywoodiano insieme a Woody Allen, che ha precisamente delineato una vera e propria ideologia alleniana, se così si può dire. Con Io e Annie, Hannah e le sue sorelle o il meno conosciuto Stardust Memories (strano come nessuno abbia scelto Manhattan), Allen ha fatto della commedia americana moderna un cinema raffinato, sensibile, splendidamente nevrotico, mettendo in luce, con ironia, i lati più stridenti e contraddittori dell’animo umano. Gli autori ricordano anche Tim Burton, che con Edward mani di forbice o Ed Wood ha creato un nuovo modo di fare cinema, unico e inimitabile, trasponendo in maniera assoluta fantasia e creatività, che è quello che il cinema tutto dovrebbe insegnare. Oltre a percorrere la scia del ricordo, da non dimenticare sono […]

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Libri

Lune di miele di Chuck Kinder per Fazi Editore: gli uomini di carta (Recensione)

Chuck Kinder, pubblicata la seconda edizione di Lune di miele Lune di miele, pubblicato per la prima volta nel 2002 dopo un ventennale lavoro di limatura da parte di Chuck Kinder, è un romanzo in pieno stile americano proposto in Italia da Fazi editore. L’autore, originario del West Virginia, è attualmente professore emerito di Inglese presso l’Università di Pittsburgh. Come in un gioco di scatole cinesi, è difficile separare l’autore dai suoi personaggi, e i personaggi – a loro volta scrittori – dai loro alter ego letterari: Kinder fu amico intimo di Raymond Carver, e a lui si ispira nel tratteggiare la figura di Ralph Crawford; l’altro grande protagonista, Jim Stark, vale invece come voce dello stesso Kinder. L’impressione che si ha leggendo Lune di miele è perciò quella di trovarsi di fronte ad un immenso tributo alla letteratura americana di tutti i tempi: da Hemingway a Philip Roth, da Jack London a Fitzgerald, tutti i grandi a stelle e strisce hanno il loro cameo nell’opera di Kinder, che li inserisce nel più generale quadro del rapporto tra lo scrittore e la propria opera. La deresponsabilizzazione in nome dell’arte: Ralph e Jim Ralph e Jim, legati da una duratura amicizia e dalla professione comune, non “scrivono” semplicemente: sono scrittori. Quello che la lunga tradizione di autori che li hanno preceduti ha restituito loro è lo stereotipo dell’artista dalla vita colma di eccessi e sopra le righe, trascinata tra alcol, droghe e sesso, tra estasi e ribellione. Per questo i due amici si persuadono a vivere il più intensamente possibile, accumulando esperienze folli da cui puntualmente traggono le loro storie. Restano però inevitabilmente invischiati nel ruolo che si sono costruiti. Convinti che solo attraverso il rifiuto di una vita “borghese” e convenzionale potranno raccontare le loro storie, si gettano in una spirale di tradimenti, prime e seconde mogli, risse e sbronze da cui ogni volta, raggiunto l’apice del parossismo, cercheranno di liberarsi con fughe, “nuove vite” e nuove “lune di miele”. Per quanto scappino lontano, però, i due restano in balìa del caos. Si lasciano travolgere dagli eventi senza riuscire a porvi un freno e senza considerare le ricadute sulle persone che li circondano; è l’indimenticabile “teoria dei tacchini”: “La pioggia comincia a cadere sulla testa di uno stupido tacchino e lui guarda in aria a bocca aperta completamente sbalordito. Poi qualche volta si dimentica di chiudere quella stupida boccaccia e glu, glu, glu, è bello che andato”. Chuck Kinder e le sue descrizioni realistiche di scenari allucinati Lo stile è diretto e spesso colorito, con la tipica vena scatologica attraverso cui viene sdoganato tutto ciò che è tradizionalmente considerato impudico e vergognoso. Tutto il testo è attraversato da una sottile ironia e da una leggerezza che ci fa sorridere anche delle situazioni più disastrose. Resta tuttavia con un velo di malinconia che funge da eco lontana di quella vita genuina verso cui i protagonisti segretamente tendono. Ralph e Jim dovranno quindi fare i conti con l’unica massima in grado di […]

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Napoli & Dintorni

Napoli & Dintorni

Paolo Gulisano e Rita Pacilio nell’ultimo Aperitivo letterario di Telese

Paolo Gulisano e Rita Pacilio sono stati ospiti lunedì 18 giugno, alle ore 18.30, nel salone dell’Istituto comprensivo di Telese Terme – Solopaca, dell’ultimo appuntamento degli Aperitivi Letterari “dialoghi&buonipensieri”, iniziati a novembre e nati dall’idea di Mario Alterio. Il milanese Paolo Gulisano, classe 1959, considerato uno dei massimi esperti di Tolkien, ha scritto diverse guide per comprendere temi, simboli e significati della sua opera. Ha collaborato con diversi quotidiani e riviste, è Vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, che ha fondato, ed ha al suo attivo il romanzo “Il destino di Padre Brown”, opere su Wilde, Chesterton, Belloc, Newman, McNabb, Moro e una vasta produzione saggistica, che spazia dalla letteratura fantasy, (“Alla ricerca di Peter Pan” dedicata a James Barrie; la prima biografia italiana, articoli e libri su Clive Staples Lewis, autore delle Cronache di Narnia; “Fino all’abisso” su Moby Dick di Melville; “Re Artù: la storia, la leggenda, il mistero”; “Il destino di Frankenstein” di Mary Shelley) alla cultura celtica.   Diversi suoi volumi sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Paolo Gulisano: il miracolo del Celtic e l’ultima epica moderna In occasione dell’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, Gulisano ha presentato i suoi ultimi libri: Il prodigio di Lisbona (ELLEDICI) e La forza sia con voi (Àncora) Il primo, una storia realmente accaduta che sembra una fiaba, racconta della finale della Coppa dei Campioni del 1967 che la squadra calcistica del Celtic Football Club di Glasgow disputò contro l’Inter di Moratti. Scopriamo così, attraverso una narrazione che è un pretesto per raccontare pagine di storia, che questa squadra, quasi di oratorio, nacque dall’iniziativa del parroco irlandese Walfrid per raccogliere proventi da destinare alle famiglie irlandesi che in quegli anni abbandonavano le loro terre per sfuggire alla miseria, trovando a Glasgow lavori umili e povertà, tanto che gli stessi atleti fecero del calcio un’alternativa di vita. Il secondo è un vademecum, una guida per gli appassionati della saga di Star Wars, nata nel 1977, con l’uscita nelle sale cinematografiche del film di George Lucas, destinato a diventare il più grande ciclo di fantascienza di tutti i tempi, la cui storia iniziale è andata man mano espandendosi, arrivando attualmente alla terza trilogia. Nell’ebook di Paolo Gulisano e di Filippo Rossi si racconta l’essenza di Star Wars, un’opera geniale in cui, per la prima volta, si celebra la forza del mito antico, pur proiettandosi nel futuro. Opera mitologica, ultima, grande epica della modernità, in cui confluiscono i motivi letterari del viaggio dell’eroe, della ricerca del Graal e del Vello d’oro, della mitologia orientale, della caduta in seguito alla debolezza di fronte alla tentazione del male, del rapporto padre-figlio e del confronto generazionale. Un libro in cui emerge l’amore per le proprie radici, dunque, “Il prodigio di Lisbona”, e un testo per gli appassionati, “Che la forza sia con voi”. Gulisano conquista Telese con due testi che commuovono e ci fanno riflettere. Rita Pacilio fotografa momenti Rita Pacilio (Benevento 1963) è poetessa, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, critica letteraria, vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, di editing, lettrice e […]

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Food

Risorge “Il Falangone” con un menù tutto da provare!

Sul territorio di San Giuseppe Vesuviano sorge “Il Falangone” storico ristorante/pizzeria ai piedi del Monte Somma. In una posizione privilegiata, si estende per tutta la sua lunghezza strizzando l’occhio ad un panorama incantevole, che con il calare del sole dà il meglio di sé. Le vetrate, che sostituiscono le pareti, proiettano il cliente nel mezzo del cielo, mentre gli interni ampi e luminosi danno al ristorante un tocco di eleganza in più. La nuova gestione ha voluto puntare sulla versatilità della struttura, che si adatta a diversi tipi di clientela, e su un team giovane e competente. “Il Falangone” in occasione della serata “Pizz’art… perché ogni pizza è un’opera d’arte” ha sfoggiato un menù gourmet di degustazione incentrato sulle gustose pizze proposte da Nunzio Marino e dai suoi aiutanti Pasquale e Gennaro. “Il Falangone” presenta un menù gourmet di pizze con vini appositamente scelti Ad ogni pizza è stato opportunamente associato un vino diverso in modo da esaltare i sapori dei prodotti scelti. Il momento degli assaggi è stato inaugurato dalla classica Pizza Margherita, abbinata ad un “Otto Uve – Gragnano della Penisola Sorrentina” di Salvatore Martusciello. Parallelamente a ciascuna portata si è potuto apprendere qualche insegnamento dal sommelier Ernesto La Matta, Consigliere Regionale su base territoriale dei Comuni Vesuviani. Infatti proprio l’ “Ais Campania” ha curato gli abbinamenti tra le pietanze e le bevande presentate nel corso della serata. Con precisione certosina La Matta ha spiegato come assaporare un buon vino, la storie e la provenienza di tutti quelli serviti a tavola, spiegando anche quali siano le caratteristiche della bevande che le permettono di esaltare i gusti della pizza corrispondente. Tanti piccole digressioni che hanno reso possibile apprezzare ulteriormente il menù proposto. In un clima cordiale e conviviale la serata si è svolta senza imprevisti tra i diversi assaggi. La Pizza Ortolandia ha conquistato gli amanti delle verdure con un’ottima crema di melanzane, peperoni, zucchine, provola di Agerola, olio estratto a freddo e scaglie di parmigiano reggiano stagionato 30 mesi. La bevanda bianca scelta è stata “Villa Dora – Vigna del Vulcano – Lacryma Christi del Vesuvio doc.” dal luminoso colore giallo paglierino e dal sapore fresco e delicato. Il trio di pizze si chiude con la Pizza Tartufona, condita con datterino giallo del Vesuvio, provola di Agerola, tartufo nero, salsiccia di maialino nero casertano, pepe, scaglie di parmigiano reggiano stagionato 30 mesi, olio extravergine bio. Stavolta il vino proposto, “Villa Dora- Forgiato – Lacryma Christi del Vesuvio doc.”, era di un rosso inteso con note violacee e molto intenso all’olfatto con note speziate di cacao e liquirizia, ottimo quando abbinato a sapori forti come le carni rosse. Una gustosa sorpresa: la pizza dolce A sorprendere è stata l’ultima pizza servita, che si distacca completamente dal trio precedente perché dolce. Una gustosa bizzarìa nata dalla collaborazione tra Nunzio Marino ed il pasticcere Antonio Benedetto. La serata non poteva non concludersi nel migliore dei modi con questa portata che riscontra la sua unicità anche nel nome, “Mustachoc“. Crema pasticcera, vaniglia con ricotta e menta, fragole […]

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Roberto Della Ragione a Telese per L’Aperitivo letterario

Roberto Della Ragione ospite del penultimo appuntamento con L’Aperitivo letterario “dialoghi&buonipensieri”, evento culturale che coinvolge l’amministrazione della città di Telese terme, diverse realtà associative territoriali, tra cui Fratres ed Azione Cattolica, e l’Istituto Comprensivo locale. Questa manifestazione, nata dall’idea di Mario Alterio e organizzata in più incontri, si è svolta sabato 9 giugno, nel salone dell’Istituto Comprensivo Telese Terme – Solopaca, alle ore 18.30, e ha permesso di discutere sul romanzo “L’Amore non può aspettare” (Giammarino editore), terzo volume della trilogia di Della Ragione incentrata sui Diritti Negati al Sud. La serata ha visto la partecipazione dell’Assessore alle Pari Opportunità di Telese Terme Filomena Di Mezza, che ha evidenziato quanto l’amministrazione sia attiva per le donne ed ha annunciato l’apertura di una casa- rifugio per le donne nel Telesino, del Presidente AC Telese Terme, Maria Angela Ferrara, che ha puntualizzato che la cultura, che non è per tutti, deve essere apprezzata ed incentivata, di Arturo Derviso, dottore commercialista, di Antonella De Novellis, docente di diritto ed economia, e dell’autore Roberto Della Ragione. L’evento, moderato dalla giornalista Maria Grazia Porceddu, è stato allietato dalla visione di due cortometraggi, da uno spazio musicale con Anike Torone (Sanremo Junior e Saremo Famosi) e da un angolo dedicato alla moda e agli ospiti. Dividiamo ogni cosa, lottiamo per la dignità, che non vada mai persa Dalle parole di Della Ragione, apprendiamo che il libro nasce da una storia realmente accaduta a Carla Caiazzo, arsa dal compagno Paolo Pietropaolo all’ottavo mese di gravidanza, ma rielaborata con personaggi fittizi. L’amore non può aspettare narra, infatti, la storia d’amore e la vita sospesa di Giulia, giovane napoletana che si ribella alle violenze e alle umiliazioni quotidiane, perpetrate dal convivente-stalker. Un vissuto intriso di attese, di emozioni, di passioni, che tratta di un’emergenza sociale tratteggiata con delicatezza: la violenza contro le donne e il femminicidio. Questo libro esprime, dunque, una denuncia sociale, volta a contestare i tempi lunghi della giustizia italiana, ed è il terzo di una trilogia che affronta, negli altri due volumi, rispettivamente il tema della precarietà e del diritto negato alla salute. Nell’arco dell’interessante dibattito che ha accompagnato la presentazione, Della Ragione si è definito promotore, attraverso quest’opera, di una battaglia politica contro gli omicidi di identità e, fiducioso nella giustizia e nella prevenzione, ha proposto di ripartire dalle due Istituzioni-cardine della società: la famiglia e la scuola. Egli, inoltre, ha affermato di credere nell’associazionismo: i giovani, oggi, devono spegnere il mondo virtuale ed accendere la cultura. Essi non devono sentirsi isolati ma, educati al rispetto, non devono temere di esporsi e di denunciare. Fondamentale, inoltre, il valore dell’amicizia: è l’amica di Giulia, Antonella, che ha di fatto la forza di sostenere la protagonista, di denunciare il convivente ed è la testimone-chiave del processo contro l’uomo. Il Dott. Derviso, nel suo intervento, ha evidenziato quanto il fenomeno abbia valore sociale e nasca in seno alle famiglie, dettaglio che incrementa la necessità, per ciascuno di noi, di conoscere il problema e di trovare il modo per affrontarlo ed eliminarlo, coinvolgendo tutti gli […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Paola Fiorentino, “I colori dell’anima” alla Fondazione Vico

Paola Fiorentino, chef e non solo! Giovedì 7 giugno, nella suggestiva ed eterna cornice del centro storico di Napoli, si è parlato di colori dell’anima. Lì, dove San Gregorio Armeno incrocia San Biagio dei Librai, in un abbraccio fatto di viuzze, pietruzze e odori intrecciati sapientemente,  sorge la sede napoletana della Fondazione Giambattista Vico, Complesso Monumentale costituito dalle chiese di San Gennaro all’Olmo e di San Biagio Maggiore. L’atmosfera sacra e mistica ha accarezzato i marmi e i ricami dei luoghi spirituali, e ha accolto le delicate e vivaci sfumature dell’anima di Paola Fiorentino, che, vestita di un rosso energico e positivo e con un sorriso dipinto sul volto, ha guidato il pubblico in un viaggio nei meandri della sua anima. L’anima di Paola Fiorentino è un’anima poliedrica, complessa e vivacemente inquieta, poiché sono tanti gli interessi che prendono corpo e forma nella girandola delle sue passioni: donna di carne e sangue, artista figlia di Positano, chef d’eccellenza di matrice mediterranea, maestra di formaggi ONAF, sommelier a Bordeaux e AIS, sciabolatrice a Reims, avvocato e imprenditrice di successo. Tutte le sfumature dell’anima di Paola Fiorentino si miscelano e si confondono come colori di una tavolozza, colori che gocciolano e si diluiscono l’uno nell’altro, creando un caleidoscopio di tonalità che si completano, senza che l’una cancelli o escluda l’altra. Paola Fiorentino è una artista poliedrica Coltivare le proprie passioni è il vero sale della vita, dare loro spazio è la ricetta per neutralizzare qualsiasi tipo di negatività e trovare il proprio baricentro in un’epoca mordi e fuggi, fatta di gigabyte, pixel, social network e umanità liquida. E se si provasse a instaurare un vero contatto umano, qualcosa di tangibile da toccare con mano e da sentire nelle corde dell’anima? Paola Fiorentino ha provato a farlo partendo dai fili dorati della propria anima, la parte più pura e libera da ogni preconcetto, la parte che corre selvaggiamente nella libertà del nostro essere e che ci spinge ad esprimere adeguatamente il nostro Io più recondito e autentico. Paola Fiorentino ha spiegato al pubblico la storia delle sue opere, della sua “natura viva”, fatta di limoni profumati della Costiera, di alici di Cetara che respirano sott’acqua con il loro piccolo ventre traslucido, di fuochi d’artificio folkloristici e scintillanti, che si riflettono sul pelo dell’acqua durante le feste dei santi a Positano. E, soprattutto, di colori. Colori pieni, campiture decise e forti, tonalità che trascendono la sfumatura e si rivelano in tutta la loro pienezza cromatica e sensistica: osservare le tonalità, ben miscelate e diluite, di Paola Fiorentino, è una terapia rilassante, e viene naturale immaginarle affisse al muro di una camera da letto, magari di una stanzetta per bambini. I piccoli occhi dei bimbi amano osservare i colori, i contorni netti e decisi, magari dopo aver fatto un incubo. Il potere cromatico e illuminante dei colori, può rilassare e rendere placida anche un’anima adulta, magari dopo una delusione, una brutta notizia e una giornata difficile. Paola Fiorentino, e la giornalista Teresa Lucianelli, hanno ricordato […]

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Musica

Concerti

Mimas Music Festival: intervista a Luciano Ruotolo

Dal 21 al 31 agosto, nell’isola di Procida, si terrà il Mimas Music Festival, un evento organizzato dall’Associazione musicale Mousikè, cofondata dal maestro di pianoforte Luciano Ruotolo, che vedrà piacevolmente impegnati studenti e studiosi dell’arte musicale. Il festival sarà articolato in giornate in cui sarà possibile apprendere da maestri di musica di fama internazionale, e suonare al loro fianco, in un percorso che non solo avrà per protagonisti giovani talenti, ma che darà anche la possibilità a quanti vorranno e potranno di perfezionare praticamente la loro conoscenza musicale. In occasione dei preparativi per il Mimas Music Festival, abbiamo intervistato il pianista Luciano Ruotolo, direttore artistico del Festival. Intervista al maestro Luciano Ruotolo Luciano, tu sei cofondatore dell’Associazione Mousikè e della Accademia Musicale Europea: vuoi parlarci nello specifico degli intenti di questi due progetti, delle iniziative promosse e delle manifestazioni culturali in cui siete impegnati? L’Associazione Mousikè è stata fondata con il Soprano Romina Casucci e nasce nel 2008 con lo scopo di creare un nuovo circuito musicale fondato sull’eccellenza e sulla valorizzazione di giovani musicisti, rendendoli protagonisti all’interno dello scenario nazionale ed internazionale attraverso l’ideazione di rassegne, laboratori, masterclass, corsi ordinari di alta formazione musicale ed è impegnata nella divulgazione della musica considerata come un mezzo necessario alla crescita ed alla formazione sociale. All’interno dello Splendido Palazzo Venezia Napoli, ex sede dell’Ambasciata Veneta nel Regno di Napoli, abbiamo fondato per questo scopo l’Accademia Musicale Europea. La volontà di essere protagonista, oltre che partecipe, di un lavoro che abbracciasse musica e canto a Napoli e che si spingesse fuori dai confini nazionali, mescolando antico e moderno, nostrano e straniero: come è nata l’idea e cosa ti ha spinto a portarla avanti? Sono profondamente convinto che la Musica detta ‘Classica’ ha una potenza in grado di arrivare a chiunque, senza differenze e Napoli è stata la culla della Musica e riferimento in tutto il mondo. Vogliamo riportare la nostra realtà al livello che merita mettendo tutte le nostre capacità al meglio. Il Canto è la prima forma di Musica che ognuno di noi attua, non a caso la grande scuola pianistica Napoletana nasce da L’Arte del Canto applicata al Pianoforte di S. Thalberg. Questi sono stati i primi due grandi binari dai quali è partito il nostro progetto. L’occasione per questa intervista è nata in seguito alla notizia dell’organizzazione del Mimas Music Festival: quali sono i punti salienti dell’evento e come si articolerà nello specifico? Prima di tutto voglio esprimere la mia gioia per questo progetto perché amo particolarmente Procida, sede del Festival. Il titolo “Mimas” l’ho scelto per richiamare l’origine primordiale e mitica dell’isola rievocando il Titano sepolto nella leggenda a Procida. Abbiamo proposto la collaborazione all’Amministrazione di Procida trovando un entusiasmo particolare che ci ha portato a creare questo momento insieme; voglio ringraziare l’Assessore Nico Granito ed il Consigliere con delega al Turismo Giovanni Scotto di Carlo per la grande disponibilità. Il Festival si svolgerà dal 21 al 31 agosto con Maestri e studenti provenienti da diverse parti del Mondo, […]

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Musica

FIRST di Matthew S: il producer e dj veneto torna con INRI

Già intervistato da Eroica Fenice, promessa della musica elettronica e Best New Generation 2015 agli MTV Digital Days è il producer e dj veneto Matthew S (alias di Matteo Scapin), che torna pubblicando il suo primo LP. FIRST di Matthew S è in uscita dal 15 giugno per INRI. Il debut album contiene ben sei tracce oltre a due remix di DiscoBall, firmati da Amparø e lovewithme. FIRST di Matthew S, il debut album Nato dalla mente di Matthew, il disco ha richiesto la costruzione di rapporti di collaborazione ben ponderati per assecondare le perfette linee vocali dei brani. Touch, infatti, lanciato prima dell’uscita dell’intero album, è accarezzato dalla voce di Leiner Riflessi (ex Dear Jack), dando un tono più house e commerciale al pezzo. Il video è a cura di Daniele Sciolla e ne asseconda il ritmo con colori sgargianti, luminosi e sequenze di immagini rapide e fortemente emblematiche. Don’t Bring Me Down si sposa invece perfettamente con la voce di IVYE avvicinandosi maggiormente alla dance. Island non potrebbe trovare migliore madrina di Tullia Mantella, cantautrice vicentina, che ha prestato la propria voce per una traccia molto più avvolgente e perturbante. All’interno è presente la già conosciuta e apprezzata Inside come bonus track, EP lanciata nel 2016. D’altronde la musica elettronica è per Matthew S il modo di accostare più stili e più esperienze, dando vita a un prodotto decisamente originale. Persino la cover è un lavoro grafico capace di tradurre in immagini i diversi universi musicali all’interno di FIRST. Raindrops e Humor non fanno eccezione richiamando i ritmi con cui ci si è abituati ad associare Matthew S: coinvolgenti e dalle sonorità incalzanti sanno ben differenziarsi e costituire un lavoro originale nella loro individualità. La prima sembra caratterizzata proprio da gocce di pioggia, incessanti, che si riversano sul suolo creando una musicalità che ipnotizza; la seconda, invece, offre ritmi più umorali e cangevoli. Matthew S ha saputo sfruttare il proprio talento, mettendolo a disposizione di un nuovo e valido progetto da lui creato e prodotto. TRACKLIST:     Touch – ft. Leiner     Disco Ball     Raindrops     Humor     Don’t Bring Me Down – ft.IVYE     Island – ft.Tullia     Disco Ball (Amparø Remix)     Disco Ball (lovewithme Remix)     Inside (bonus track)

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Concerti

Accademia Musicale Europea in concerto

Si è svolto il 5 giugno 2018 presso il Palazzo Venezia (via Benedetto Croce 19, Napoli) il concerto degli allievi dell’Accademia Musicale Europea. La performance, che abbracciava intrattenimento e formazione, ha visto esibirsi bambine e bambini, ragazze e ragazzi, uniti dal sogno e la passione per la musica. Accademia Musicale Europea: il concerto tra musica classica e ritmica Durante il concerto, riprendendo le parole del Maestro Luciano Ruotolo, inteso come «una festa per valorizzare i talenti e la passione musicale», gli allievi hanno dato dimostrazione di ottime doti musicali, concentrandosi su diversi strumenti, come pianoforte e chitarra, e mantenendo sempre un fermo contatto con la tradizione napoletana tramite il mandolino. Non mancano tratti di sperimentalismo grazie alla sezione di musica ritmica, in cui, tenendo presente la scansione, appunto, del ritmo, ogni oggetto può diventare strumento musicale. In particolare, gli allievi, le cui età andavano dai dieci ai vent’anni circa, che si sono esibiti sono stati Niccolò Molteni (chitarra), Simone Iavarone (piano), Melissa Volpe (piano), Federico e Mattia Raimo (mandolino e chitarra), Maria Cristina Serio (piano), Rino Candela (chitarra), Lucas Isak (piano), Gabriella Intignano (piano) e Lorenzo Unich (piano). Tra i musicisti interpretati Mozart, Müller, Beethoven, Schubert, Cimarosa, Debussy e Chopin mostrando come la formazione degli allievi si basi, oltre che sull’esecuzione tecnica, anche sulla conoscenza della storia della musica. A tutto questo si sono accompagnate interpretazioni di canzoni cult moderne, come Every breath you take di Sting e Sweet Dreams degli Eurythmics. Ciò che è, comunque, emerso è la grande dedizione che hanno gli allievi per la musica, dalle classiche tecniche di esecuzione allo sperimentalismo musicale. Accademia Musicale Europea: il progetto L’Accademia Musicale Europea nasce in seno all’associazione culturale Mousikè, fondata dal soprano Romina Casucci e dal pianista Luciano Ruotolo. L’Accademia, che vede come insegnati Carla Senese (mandolino), Chiara De Sio Cesari e Federica Chello (violino), Riccardo Del Prete (chitarra), Giovani Pacenza (ritmica) e lo stesso Luciano Ruotolo (piano), ha lo scopo di divulgare la musica soprattutto presso le giovani menti e avvicinarle a questa complessa sfaccettatura dell’arte. Il valore formativo non si ferma ai corsi musicali o laboratori per i più piccoli. L’Accademia Musicale Europea ha anche lo scopo di preparare i giovani ad esami di ammissioni presso Conservatori; inoltre, essa accompagna i suoi allievi anche attraverso un percorso professionale musicale fatto di progetti e rassegne, che li porta fino in sala di registrazione, mostrando anche una panoramica del mondo del lavoro musicale. Una divulgazione che non è solo mera tecnica, ma conoscenza della musica classica e di tradizione, portando, dunque, avanti, come ha testimoniato il concerto, una vera e propria missione culturale.

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Musica

Andrea Sannino presenta Andrè, un nuovo album dalla forte identità partenopea

Andrea Sannino ritorna con  il nuovo album André, scopriamolo insieme Continua l’energico e coinvolgente percorso artistico di Andrea Sannino, il giovane cantautore partenopeo che, dopo i precedenti successi, lancia il nuovo album André. Prodotto e distribuito dalla Zeus Record, con la produzione artistica di Mauro Spenillo e Pippo Seno, Sannino ha presentato il suo nuovo orgoglio il primo giugno 2018 a Napoli, presso lo spazio eventi della Feltrinelli in Piazza dei Martiri. Ad anticipare l’uscita del disco è Lassame cu’ tte, una ballata romantica già oggetto di oltre 100 mila views in meno di 24 ore a partire dal 18 maggio 2018, insieme al videoclip targato Francesco e Sergio Morra. André. Figlio del percorso di crescita umana e artistica di Andrea Sannino “Mr Abbracciame”- il cantante campano è soprannominato così in seguito al forte successo di Abbracciame – è diventato ormai un’icona nel panorama del repertorio dei brani melodici napoletani e italiani. È un giovane di talento con un immenso e contagioso desiderio di emergere e parlare al cuore della gente attraverso la musica. Artista poliedrico, nonostante la giovane età, esordisce nel 2010 scrivendo e componendo Senza Accordi insieme al musicista Emanuele Nerino. Giunge poi nel medesimo anno il suo successo con il musical C’era una volta… Scugnizzi, dove vestei panni del coraggioso prete Don Saverio. Da qui comincia a farsi strada con il suo talento, non solo come cantante, ma anche come attore e ballerino. Un vero showman, con il palcoscenico al suo servizio ed un pubblico che ne acclama il carisma e l’energia. Dal 2014 al 2015 è ancora tra i protagonisti di un musical scritto e diretto da Alessandro Siani, Stelle a metà, al fianco di Sal da Vinci. Nel 2015 pubblica Abbracciame, brano da milioni di visualizzazioni e ormai stabilmente ai vertici delle classifiche di Spotify dedicate alla musica napoletana. Abbracciame anticipa il suo primo album uscito il primo Dicembre 2015, Uanema, composto da 15 brani inediti che scaldano i cuori del pubblico ormai innamorato della sua schietta simpatia e del suo carismatico talento. André: il nuovo album che urla identità partenopea A tre anni di distanza dall’esordio discografico, Andrea Sannino torna con André, un lavoro ancor più personale dei precedenti, proprio a partire dal titolo! L’album raccoglie 14 brani che ripercorrono il suo personale stile, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione. Un lavoro importante, perché rappresenta una crescita umana e artistica. Tutto parte già dal titolo André, in risposta a chi voleva cambiargli gli orizzonti già dal primo disco, oggetto di enorme successo forse proprio per la viscerale peculiarità partenopea. Una vera dichiarazione d’identità, e così lui presenta questa scelta consapevole alla rubrica Music&TheCity: «Una sorta di ripicca ironica verso chi.. quando qualcosa parte da Napoli ti fa sempre la classica affermazione: “Però adesso ci vuole un brano in italiano!“; cioè quasi a dire che se lo fai in napoletano è qualcosa di serie B. Allora io per ripicca, non solo i 14 brani sono tutti in napoletano, ma mi sono tradotto anche il nome: […]

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Teatro

Recensioni

Erodiade allo Spazio Libero Teatro, un regno alla fine della decadenza

Erodiade è l’emblema della disperazione, della follia femminile che divampa quando il controllo della realtà risulta impossibile. Una coinvolgente rivisitazione dell’Erodiade di Gustave Flaubert è andata in scena allo Spazio Libero Teatro di Napoli in un’opera scritta da Federica Castellano e diretta da Vittorio Lucariello. Nel ricordo della magistrale interpretazione di Carmelo Bene (Salomè), lo spettacolo si è presentato al pubblico come una divampante scena tutta al femminile con al centro le emozioni incontrollabili della moglie del Re Erode. Erodiade, tiranna dei sentimenti e madre snaturata Sono molteplici le componenti emotive che scatenano in Erodiade un flusso di cattive intenzioni ed emozioni snaturate. La principessa della Giudea è infatti vittima delle infauste scelte di suo marito e dell’inesorabile corruzione dell’impero romano. Si scatena così in lei il terrore per un avvenire fatto di perdita di potere ed ineluttabile decadenza della bellezza. Quattro donne accolgono il pubblico in una danza sensuale in cui primeggia il velo nero, portatore di sciagure. Al buio la voce infelice e disperata di Erodiade risuona sulle pareti del palco:“Nascondete il sole, le stelle, la luna. Non voglio che più niente mi guardi”. In un’affascinante ed inquietante atmosfera la principessa racconta alle sue ancelle dei festini organizzati da Erode e riversa sulle presenti tutto il livore che nutre nei confronti della figlia Salomè. “Era Salomè, ma era Erodiade, l’Erodiade di un tempo”. La regale donna riflette la propria immagine in uno specchio opaco mentre sembra arrendersi alla distruzione del tempo che passa. In un fremito di rabbia e riscatto generazionale pretende che sua figlia Salomè diventi carnefice di Giovanni Battista. Il martirio dell’uomo rappresenta per madre e figlia il risanamento di un rapporto corrotto in cui Erodiade aveva perso ogni potere sulla figlia.  L’interpretazione di Federica Castellano è l’apice della potenza espressiva femminile Sul palco i colori e le luci ricostruiscono i sentimenti che Erodiade cova all’interno delle sue viscere. Rabbia, rassegnazione, costernazione, desiderio di rivalsa generano nella mente della principessa un’incontrollabile reazione emotiva che la fa vaneggiare tra le mura del palazzo. Federica Castellano è una presenza fisica e recitativa che trasmette al pubblico tutta la mistura delle emozioni controverse di Erodiade. I suoi occhi comunicano angoscia, i suoi movimenti alienazione, le sue parole terrore. La rabbia della principessa è il motore di un comportamento incontrollabile ed irrazionale. Lo spettacolo si esprime attraverso una narrazione metateatrale in cui il pubblico è coinvolto a tutto tondo. La scelta delle musiche è appropriata ai singoli momenti di lucidità e follia che Erodiade alterna nel suo monologo della disperazione. Una pennellata di colori contemporanei ammortisce i toni anacronistici di uno scenario biblico e solenne.   

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Teatro

“Il Seme della Tempesta” di Cesare Ronconi, tra giuramento e ribellione

“Questo chiedo: avere in me il seme della tempesta. Spazzare via la calma apparente della generazione mia destare la rivolta”. Riscoprire la forza evocatrice e catartica del teatro attraverso la solennità di parole, musica e danza. “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, il secondo spettacolo andato in scena per il Napoli Teatro Festival, è un inno vitalistico, violento e magnetico, che ha turbato – e a tratti shockato – gli spettacoli accorsi al Teatro Bellini. Il tessuto spirituale e drammatico che imperniava l’esperimento scenico celebra l’assunto che ci possa ancora essere un ritorno alle origini della vita. Scandagliata attraverso un ricerca che vede centrale il tempo e il nostro caotico muoversi in esso, l’esistenza riacquisisce la sua basalità ferina ed è pronta a stipulare un nuovo e più sincero giuramento. Giuramento verso il mistero, un patto di fede stretto con l’ignoto, ma soprattutto con le arti, che da sempre sono il collante dell’umanità in toto. Il tempo e il teatro secondo Cesare Ronconi “Spaccare voglio questa convinzione di concretezza, la dittatura dell’apparenza, della misura, della materia dominante, del vendere e acquistare. Dell’avere. Quell’agio superiore che ripete “è tutto qui, cosa vai a cercare”. Lo spettacolo, che vede un allestimento scenico che prende tutto il palco e sottopalco, è diviso in tre parti contigue e senza interruzioni. La prima, Non ancora, è incentrata sul potenziale, sull’attimo che antecede e prepara la tempesta (e il pubblico all’attenzione). Il concerto di Enrico Malatesta alle percussioni e Attila Faravelli al suono, e le immagini che si proiettano sui due pannelli sul palco, quindi, scandagliano nel non verbale, nel pre verbale, così da permettere una maggiore esasperazione a ciò che seguirà.  Discorso ai vivi e ai morti non è altro che il testamento di una figura arcaica (Mariangela Gualtieri) che è costretta a rifugiarsi nel mistero, nelle inquietanti braccia di un angelo dall’anima nera, abbandonando, suo malgrado, le certezze del presente. La terza e ultima parte, Giuramenti, sintetizza, invece, l’esplosività emotiva e creativa che il teatro è in grado di emanare. 32 tra attori, danzatori, cantanti e allievi, hanno invaso la scena e celebrato, infine, con i loro corpi impetuosi, spogliati di cliché e abitudini, le loro voci ruggenti ma intonate, e con passi leggeri e perfettamente ritmati, l’anima primordiale del teatro. Teatro che, con “Il seme della tempesta” di Cesare Ronconi, ha toccato vette di rara altitudine.

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Recensioni

TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato

In occasione della prima edizione del TrentaTram Festival 2018, il teatro Tram di Napoli ospita spettacoli dedicati alle compagnie teatrali formate da attori e registi con meno di 30 anni. Come undicesimo ed ultimo spettacolo va in scena domenica 27 maggio la rappresentazione Specchio Rotto, a cura della compagnia Instabili – allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli, scritto e diretto da Sharon Amato. L’esibizione indaga sulla condizione della solitudine in una società del web 2.0 . TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato: la trama La trama della rappresentazione non è altro che una lunga metafora sulla condizione di vita circa un soggetto solitario chiamato X – da qui possiamo dedurre la generalità del suo nome. Il protagonista decide volontariamente di vivere in uno stato di reclusione per otto anni a causa di un sistema sociale che sembra non comprendere. La sua decisione viene presa nello stesso momento in cui decide di aprire un blog per esprimere liberamente se stesso e denunciare il sistema. Quello del web è il mezzo più veloce ed immediato per arrivare al maggior numero di persone, perché quindi sforzarsi a stringere rapporti umani? L’obbiettivo di X è dunque “condividere per creare”. All’inizio dell’esibizione, lo spettatore si ritrova faccia a faccia con le emozioni del protagonista, che durante la sua reclusione hanno preso vita. Per X sono i suoi più cari amici: mentalmente può parlare con la compassione che veste i panni di sua zia. La scioperante che si oppone a qualsiasi tentativo di azione. Un soldato che rappresenta l’ansia da controllo, con tanto di cappello e pennacchio. L’autocommiserazione rappresentata da una figura con frusta e una parlantina negativa che la contraddistingue dal resto del gruppo e la sua poetessa che altro non è se non la sua vena artistica. Nella stanza di X dunque dimora solo la sua emotività caotica, che lotta per far uscire l’animo grande che esiste in lui. Oltre alle sue emozioni, il protagonista è circondato anche da centinaia di lettere, inviategli dai fan che seguono il suo blog appassionatamente. Esiste una clausola per comunicare con X: inviargli lettere esclusivamente cartacee. Tra queste spiccano voci come fashion blogger e grandi esponenti dello show bizz che tentano di spronarlo nel suo poter essere più che un semplice recluso. Ma la risposta del protagonista è sempre la stessa: a lui bastano se stesso e i suoi amici immaginari. Una sola lettera lo sprona a smuovere entrambi: quella del suo ex amore. Gli scrive dopo tempo che non lo ha mai dimenticato e qui X comprende che in solitudine non potrà mai ottenere quell’emozione forte e piacevole come l’amore. Al di là della sua reclusione inoltre può acquisire un’altra caratteristica utile quale l’esperienza. Questa compresa grazie ad un garzone che va a fargli visita preoccupato per il suo stato di salute. A contatto con un’uomo proveniente dall’ambiente esterno comprende che ha tanto ancora da vedere e da apprendere. Come differenziare ad esempio la forma dei suoi origami. Si tratta di un hobby costruito durante gli anni rappresentante la staticità della sua […]

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Teatro

Teatro Bellini e Piccolo Bellini di Napoli: Cartellone e Spettacoli del 2018

“Una stagione, mille volti”. Questo lo slogan scelto dal teatro Bellini per riassumere la stagione teatrale 2018/2019, che partirà da ottobre prossimo. Gli spettacoli in cartellone confermano l’importanza del Bellini, giunto alla sua trentesima rassegna, come punto di riferimento per gli artisti italiani ed internazionali. La stagione 2018/2019 del Teatro Bellini La stagione del Teatro Bellini si aprirà il 19 ottobre con Don Giovanni di Mozart, nell’originale e appassionante versione dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Diretto da Andrea Renzi e con la direzione musicale di Mario Tronco, le note di Mozart verranno fatte dialogare con le principali esperienze musicali del ’900, come il jazz ed il rock, passando per la disco music e il reggae. Seguirà Fronte Del Porto, con la regia di Alessandro Gassmann e con protagonista Daniele Russo nel ruolo di Terry Malloy, che sul grande schermo fu di Marlon Brando. La potenza del linguaggio del corpo sarà protagonista de La Scortecata da Basile e il controverso Bestie di Scena; due spettacoli di Emma Dante che si alterneranno una settimana dopo l’altra costituendo un focus sull’artista siciliana. Nel mese di febbraio sarà di scena Alessandro Serra con l’onirico Macbettu, traduzione in sardo del Macbeth di Shakespeare che ha sorpreso ed emozionato pubblico e critica diventando il caso teatrale della stagione appena terminata. Il regista sarà presente anche al Piccolo Bellini con il suo nuovo spettacolo Frame, ispirato ai dipinti di Edward Hooper. Il Bardo sarà ancora protagonista in Tito/Giulio Cesare, riscrittura delle due omonime tragedie diretta da Gabriele Russo, nata all’interno dell’iniziativa Glob(e)al Shakespeare, il progetto presentato a giugno 2017 nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia. Pur riconoscendo la diversità tematica delle due tragedie, Gabriele Russo ha fatto notare come in realtà fossero anche quelle che dialogassero di più tra loro. La scrittura del Tito, in particolare, sviluppa il discorso sul potere e sul suo peso e ciò ha reso possibile l’aggancio con il Giulio Cesare, dove invece il potere è desiderato e bramato. Il regista ha anche evidenziato come la riscrittura delle opere possano offrire nuove sfumature su quelle originali, rimarcando così l’attualità di Shakespeare. Protagonista della stagione del Teatro Bellini sarà anche Pierfrancesco Favino con La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltès, il monologo che fu già portato dall’attore sul palco dell’ultima edizione del festival di Sanremo. La regia di Lorenzo Gioielli propone uno spettacolo dalla scena scarna ed essenziale, costituita esclusivamente da una sedia e da luci al neon intermittenti nascoste da un velatino a rappresentare una pioggia battente ed incessante. «Mi sono imbattuto in questo testo – spiega Favino – un giorno lontano, mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via e da quel momento vive con me ed io con lui». Maria Paiato sarà protagonista di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, diretta da Filippo Dini, mentre Cous cous Klan è il nuovo esilarante spettacolo del gruppo Carrozzeria Orfeo. L’occhio del grande fratello ci guarderà durante 1984 , in scena per la regia del britannico Mathew Lenton. Questa rilettura dell’omonimo romanzo […]

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Voli Pindarici

Voli Pindarici

Il truccatore, i pennelli e l’acido – Parte seconda

Proseguo col fondotinta.  L’ho steso proprio dove e come voleva lei, ormai già so dove vuole si camuffi.  Ad ogni tocco di pennello sulle sue cicatrici, sento una fitta al cuore. Ho sempre paura di irritare la sua pelle, magari di causare involontariamente un’infezione proprio in quelle fragili ed evidenti scottature che lei vorrebbe coprire bene. Per questo, prima di iniziare, pulisco ancor più accuratamente i miei pennelli, lavo le mani come se fossi un chirurgo che sta per entrare in sala operatoria e uso su di lei la delicatezza di un papà che accarezza la sua bambina sul viso. Quanto dolore ha chiuso dentro, quanta felicità le è stata spezzata, che  cattiveria gratuita e immorale ha dovuto subire inerme quella dolce ragazza. Meglio passare al trucco degli occhi, prima che scoppi a piangere come un bambino davanti a lei, proprio io che dovrei consolarla o, quantomeno, farle trascorrere spensierata un po’ di tempo a farsi bella come tutte le sue coetanee senza scaricarle addosso l’angoscia di un orrore che non si riesce a combattere né con i pensieri positivi né con i discorsi frivoli tipici del mio mestiere. Il truccatore e gli attrezzi del mestiere Ora le faccio uno smokey eyes bello intenso, con i toni del prugna che si sposano benissimo con i colori dei suoi occhi e del suo incarnato. Procedo sempre con la massima delicatezza, perché perfino sugli occhi porta segni dello sfregio, benchè avesse tentato di proteggerli portandosi le mani davanti al viso al momento dell’aggressione. ma l’acido schizzava ovunque, penetrando ogni poro della pelle del suo viso e insinuandosi rapido tra le pieghe delle palpebre. Ombretti, matita, pennelli, kajal, qualche sfumatura nell’angolo dell’occhio e il trucco è finito. L’ho resa proprio una diva da cinema, bellissima e fragile, coriacea e rabbiosa, grintosa e delicata, con molte lacrime ancora da piangere, tanta rabbia per quello che è stato e intermittente angoscia per i giorni che verranno; un bagaglio di traumatica inquietudine che talvolta prende il sopravvento e un cestino di rara felicità che, nonostante tutto, in certi giorni spunta fuori inaspettata. Finito! Che ne dici? le chiedo Meraviglioso come ogni volta! Vorrei averti per sempre sul mio comodino! Mi risponde Non hai bisogno di un truccatore, tu sei meravigliosa! Tra qualche ora i riflettori si spegneranno e tutti ci saluteremo con un abbraccio affettuoso, felici per le emozioni condivise e un po’ dispiaciuti per la fine di questa esperienza. Non ho idea di cosa farà dopo, se mai la rincontrerò o da dove ricomincerà ma so di certo che le sue ferite me le porterò stampate nei miei occhi,  nelle mie mani da truccatore e nel mio animo di uomo degno di questa parola. Il truccatore e la ragazza sfregiata Io, truccatore per la tv prossimo alla pensione, ho avuto la fortuna di conoscerla, l’onore di valorizzarla con gli attrezzi del mio mestiere e la soddisfazione di renderla felice per poche ore come magra compensazione alla pochezza di un mio simile. Per chiederle scusa a modo […]

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Voli Pindarici

Racconto breve di musica e spalle voltate

C’era una strana musica in sottofondo. La sala era gremita di gente e le note si diffondevano troppo forti in quella piccola stanza rossa. Non seppi perché mi trovavo lì, mi avevano invitato ma non sapevo bene cosa c’era da fare o vedere in quella strana serata di inizio primavera. Il buffo uomo seduto al pianoforte era distratto, si vedeva dal suo capo chino che non ciondolava a ritmo delle note emesse dal suo strumento, aveva gli occhi tristi. Pensai che anche lui era stanco di sentire sempre le solite note buttate lì e mi rattristai anche io all’idea che un musicista potesse pensare questo della musica: l’unica cosa che al mondo che ti tiene compagnia anche quando non ci sei neanche tu con te stesso. Erano tutti vestiti eleganti, e portavano con loro un sorriso falso di chi quella sera voleva essere altrove, chissà dove. Faceva pena. Tutto. Io, loro. D’improvviso si avvicinò a me un tipo alto, con una giacca lucida, vi lascio immaginare. Mi disse che quella era una sera dedicata ad una mostra, pensai che forse la situazione potesse prendere una bella piega. Amo le mostre. Mi parlava dell’artista, della sua scuola di pensiero dei materiali usati ed in lontananza notai una figura. Sentivo le voce rauca di quest’uomo che piano piano scompariva alle mie orecchie ero curiosa di scoprire chi si nascondesse dietro quelle spalle che da lontano, sembravano essere a me conosciute. La musica prese una piega veloce, il ritmo incalzava ed insieme a lui i miei pensieri andavano veloci. Il musicista non aveva cambiato espressione, continuava a spingere sui tasti bianchi e neri senza passione ed intanto mi rivoltai a guardare. Si, le conoscevo quelle spalle, così come conoscevo quegli occhi. Da lontano, nella folla, lo riconobbi. Portava con se la solita aria da altezzoso ma anche la sua estrema eleganza. Non era cambiato da quella notte in cui ci salutammo. Avevamo entrambi le lacrime agli occhi e le mani sudate di chi è agitato. Continuai a bere il mio drink mentre l’uomo affianco a me aveva iniziato a parlare con altre persone, io sorrisi annuendo, facendo finta di ascoltare. Mi guardava ed io guardavo lui, da lontano ci dicemmo tante cose, troppe. Ci amavamo lo avemmo fatto sempre, ci piacevamo anche in quelle strane vesti da sera, così come ci piacevamo sotto le coperte del nostro letto che avrebbe avuto tanto da raccontare di noi. Eravamo così, capaci di stare insieme anche dopo anni di assenza infinita. Gli sorrisi mentre cercavo di rimanere lucida. La musica era intanto diventata leggera, le note erano più dolci nell’aria e da lontano vidi che affianco al musicista c’era un uomo, lui lo guardava e sorrideva e con tenera sinfonia premeva i tasti, forse stava solo aspettando che ci fosse lui ad ascoltarlo. Mi rigirai di nuovo verso di lui e vidi che la sua figura si stava avvicinando a me, si faceva spazio tra la folla che d’improvviso si era animata: eravamo pronti per entrare […]

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Voli Pindarici

Il truccatore, i pennelli e l’acido – parte prima

Eccomi qui, sono il truccatore delle star, pronto come ogni volta a truccarla. Le luci di scena sono quasi tutte accese, il suo costume è sbrilluccicante di paillettes colorate, i capelli sono raccolti, le scarpe da tango sono belle lucide, in un insieme perfetto e assolutamente coordinato per la messa in onda del personaggio da lei interpretato. Questa di stasera, però, sarà l’ultima puntata e voglio impegnarmi al massimo per renderla felice col mio mestiere, gioia e diletto per tutte le ragazze della sua età appassionate di ombretti, blush e mascara. Sono un professionista e devo truccare il suo volto come quello delle altre, pur consapevole del fatto che, però, lei non è come le altre, sia dentro che fuori e, soprattutto, per me. «Come ci trucchiamo stasera?» le chiedo. «Fai tu, solo copri bene questa parte qui», indicando con la mano la parte della sua guancia che non vuole si veda o, meglio, che non vuole si noti troppo, pur sapendo perfettamente che quelle maledette cicatrici si vedono e si vedranno nonostante l’abbondante cerone, le luci giuste, le inquadrature strategiche e qualche ciuffo di capelli che le cade sul viso, proprio nel punto che lei non vuole svelare eccessivamente. Il truccatore e la ragazza sfregiata Come ogni volta che mi accingo a truccarla, prima ancora di far scivolare il pennello del fondotinta sul suo bel volto, mi vergogno di essere un uomo. Questa sensazione di frustrazione mista ad indignazione non mi abbandona fin quando ripongo i pennelli nel mio beauty case e lei si alza e va via, col suo sorriso che talvolta malcela un infinito dolore. In maniera teneramente delicata cerco di  accarezzarla con i miei pennelli e renderla bellissima, ancor più di quanto lo sia ora.  Quando sfioro le ustioni sul suo viso con la setola del pennello, mi domando come faccia a trovare la forza di alzarsi al mattino, non riconoscersi più in quell’immagine che lo specchio le restituisce e di sopravvivere allo scempio subito. Il truccatore, riflessioni allo specchio Mi domando, senza trovare risposta, come abbia fatto fin ora a continuare a vivere con quella sorta di marchio infame impresso a fuoco sul suo viso perché io, al posto suo, non so cosa avrei fatto. Mi chiedo come un individuo possa lucidamente arrivare ad escogitare e realizzare un piano odioso, diabolico ed offensivo nei confronti della propria donna quale quello di cancellare la sua bellezza con un gesto della durata di tre secondi e dalle conseguenze fisiche ed emotive che si trascineranno indelebili per sempre. Tre secondi per punire, corrodere, sfigurare e cancellare un’immagine, un’esistenza, una psiche, una faccia. Vendicarsi di lei, realizzando questo rito punitivo come nei più lontani angoli del mondo per lavare l’offesa subita con l’acido muriatico e condannare all’infelicità colei che ha macchiato l’orgoglio maschile con l’onta dell’abbandono. Costui si è sentito libero di doverla punire solo per averlo lasciato, puntando ad elidere definitivamente la carta vincente della sua ex fidanzata attuando la più odiosa delle deturpazioni. Ma sono qui per […]

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Voli Pindarici

Le vite degli altri sono le vite che ti soffermi ad osservare

Le vite degli altri sono le vite che guardi comodamente seduto, sigaretta spenta tra pollice e indice della mano destra, accendino nel palmo della sinistra, tasti di cenere e pensieri di fumo. Le vite degli sono le vite che scruti alla finestra. Hai chiuso le ante della finestra sulla via reale, hai aperto lo schermo della finestra sulla vita virtuale. Fuori tutto tace, dentro è tutto un mi piace. Le vite degli altri sono le vite che non vorresti mai più vedere. Le vie del Signore sono infinite, le vie delle piazze sono sempre le stesse ma le vie del web sono le più intasate e tra semafori rossi e ingorghi di fronte a cuori rossi, semafori spenti, cervelli dissestati, sentimenti tamponati, c’è stato un incidente: accertata avaria nel sistema empatico del seducente. Le vite degli altri sono le vite che non vorresti mai aver vissuto. L’altro sei tu e quell’altro stronzo che tu non sei è l’altro che con te è stato. La serenità al posto della felicità: la scelta dei saggi, mentre assaggi lacrime certamente serene. Le vite degli altri sono le vite in cui una vita vale l’altra: non vieni con me? Viene un’altra. Non mi vuoi? Mi vuole un’altra. Non vuoi la canzoncina? La vuole un’altra. Le vite degli altri sono le vite che mai vorresti vivere. La vita degli altri è la vita che tu stesso stai vivendo. Tentando invano di pensare al tuo benessere, ti sei ritrovato ad ignorare la vera natura del tuo essere. Non eri sereno, ma eri felice. Ora che sei sereno, vivi nell’infelicità. Allora che senso ha a questo mondo la serenità? Non sei più comodamente seduto, basta perdere tempo a fumare: è l’ora di agire. Che tristezza le vite degli altri. Che tristezza la tua vita. 

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