Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Ricomincio dai Libri: la sfida della cultura

Ricomincio dai Libri, oltre ad essere la sfida che la cultura lancia al territorio partenopeo, è un format nato nel 2014 dalla sinergia di tre associazioni: La Bottega delle parole, Librincircolo, Arenadiana, alle quali si sono aggiunte in questa edizione Parole Alate e Coop. Soc. SEPOFÀ che, in collaborazione con il Forum delle Associazioni e il Comune di San Giorgio a Cremano, hanno sentito il forte bisogno di valorizzare un territorio culturalmente ricco, ma troppo spesso penalizzato. La Fiera, che si terrà dal 29 settembre al 1 ottobre 2017, vuole essere un trait d’union fra chi fa cultura e chi la ama; essere, insomma, l’anello che lega queste due grandi realtà. Intende partire, quindi, proprio dai libri con lo scopo di giungere a rappresentare, anno dopo anno, un appuntamento fisso per gli amanti delle lettere e delle arti. La sfida di Ricomincio dai Libri non è soltanto culturale, ma soprattutto umana: non a caso la scelta della location è all’interno dell’Ex Ospedale della Pace, in via dei Tribunali 227. Al di là «delle Colonne d’Ercole», così come le definisce l’Assessore ai giovani e alle politiche giovanili Alessandra Clemente, rappresentate da Via Duomo. Dall’altra parte dei Tribunali, dove spesso il turista sceglie di non andare, ci sono realtà storicamente e culturalmente ricchissime: troviamo Le sette opere di Misericordia di Caravaggio, l’Associazione ilCartastorie e, adesso, anche Ricomincio dai Libri. Ricomincio dai Libri: la sfida della cultura finalmente a Napoli La manifestazione intende dunque rappresentare un nuovo inizio nel panorama editoriale. In una provincia e in una città così storicamente e culturalmente ricca ma orfana di un evento del genere, Ricomincio dai Libri pone al centro i veri protagonisti della cultura. Una fiera che vuole essere non solo il tramite tra chi fa cultura e chi la ama, ma anche una festa, un incontro di scambio e di crescita tra editori, autori e associazioni. All’interno della conferenza stampa è stato anche presentato l’hashtag della Fiera: #NaRdL17 Infatti, la Fiera si rivolge non solo agli editori, ma anche agli autori, che siano pubblicati o autopubblicati, e alle Associazioni. Ognuna di queste tre categorie avrà uno spazio, totalmente gratuito, all’interno della manifestazione. Per poter partecipare alla Fiera l’invito è quello di visitare il sito Ricomincio dai Libri e scaricare nella sezione “Partecipa” i moduli adatti. Proprio perchè fare cultura vuole anche dire incontro e scambio, Coop. Soc. SEPOFÀ invita tutti allo Speed date letterario di venerdì 16 giugno alle ore 18.00 alla Galleria Principe di Napoli e al bookmob del 27 giugno a Piazza Dante, ore 19.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Klimt Experience: quando la magia è digitale

Dopo il grande successo ottenuto nella sua prima produzione, la Crossmedia Group presenta, alla Reggia di Caserta, la Klimt Experience: una mostra digitale immersiva che si è ufficialmente aperta nel salone dell’Ex Aeronautica Militirare mercoledì 7 giugno. La Klimt experience è dedicata alla vita e alle opere dell’artista viennese Gustav Klimt e sarà ospitata fino al 31 ottobre 2017. Il cuore della mostra è il format immersivo realizzato da Fake Factory ed anche grazie ad una sorta di storytelling con le immagini dell’universo di Klimt. La magia è ottenuta grazie alle multiproiezioni in video mapping e a centinaia di immagini digitalizzate ad alta definizione e la musica di Beethoven ed altri grandi artisti ad accompagnare tutte le sequenze. Protagonisti indiscussi della mostra sono le figure, i paesaggi  e i colori del padre della Secessione viennese, Gustav Klimt. L’obiettivo della Crossmedia Group è quello di scoprire e raccontare l’artista, creando intorno a questo uno spettacolo nuovo, entusiasmante, coinvolgente; ma anche prima di tutto sorprendere il pubblico, puntando a quello più giovane. L’invito è quello di approfondire la conoscenza non solo dell’artista, ma anche dell’uomo dietro il dipinto, comprenderne le opere, la vita e l’arte. Il tutto attraverso la messa in scena di spettacolari dettagli, con un’immersione quasi totale nelle opere proiettate, tanto da riuscire a sentirne la consistenza. «Klimt è sicuramente al pari di Picasso l’artista necessario per meglio capire il passaggio dall’arte e dalla società ottocentesca a quella novecentesca. Com’è stato scritto:“La pittura di Klimt, come tutta la grande arte, può essere considerata, al di là delle circostanze del tempo, sub specie aeternitatis”.» Ma cos’è la Klimt Experience? La Klimt Experience si avvale di una coinvolgente colonna sonora diffusa da un sistema audio 3D di ultima generazione e grazie quindi alla straordinaria forza evocativa delle opere selezionate – al contributo didattico dell’area interattiva d’introduzione alla mostra, dotata di tavoli multimediali touch screen – e di Samsung Gear VR propone al visitatore un’immersione davvero totale nel mondo simbolico, enigmatico e sensuale di Gustav Klimt. L’impatto visivo delle immagini riprodotte, inoltre, dal sistema Matrix X-Dimension, progettato in esclusiva per questa video installazione comprende 30 proiettori laser che trasmettono oltre 40 milioni di pixel sui mega schermi dell’allestimento, garantendo una definizione Full HD. Insomma, un’experience che vale la pena fare.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Umberto Guidoni: non c’è spazio nello spazio al Festival MANN

Uno degli ospiti della seconda giornata del Festival è stato l’astronauta e scrittore italiano Umberto Guidoni che, in compagnia di Andrea Valente, ha raccontato la sua esperienza nello spazio. Con l’aiuto di video e foto suggestive ha portato l’attenzione del pubblico verso le stelle, letteralmente. Un incontro astronarrativo che ha visto l’astronauta riflettere, e far riflettere, sullo scopo dei viaggi spaziali e sul peso che questi hanno sull’uomo.  Il Festival MANN/Muse al Museo è il primo festival internazionale organizzato da un museo autonomo che, nei suoi sette giorni, ha in programma tanti eventi che si dividono tra letteratura, musica, teatro, danza, scienza, arte, cinema, fumetti e tanto altro. A fare da cornice saranno le sale dello storico Museo Nazionale e ben 50 ospiti tra importanti personaggi dell’arte e dello spettacolo. Il festival è ufficialmente cominciato il 19 aprile. Nello spazio non c’è spazio: afferma Umberto Guidoni Nello spazio non c’è spazio, è questo il titolo dell’incontro con Umberto Guidoni ed è proprio con questo gioco di parole che l’astronauta ha voluto spiegare le effettive dimensioni di un shuttle. Gli ambienti della cabina sono ristretti, l’enorme mole dello shuttle, in realtà, è tutta occupata dalle riserve di carburante necessarie per restare in orbita tutto il tempo della spedizione. È proprio per questa ragione, ha spiegato, che a bordo dello shuttle gli ambienti sono organizzati su tre livelli, complice anche l’assenza di gravità: ogni astronauta lavora sopra o sotto il collega. Alla domanda di una possibile forma di vita su altri piante Guidoni non esclude alcuna ipotesi. Piuttosto introduce due scoperte interessanti: la prima è che Marte, forse un miliardo di anni fa, aveva un’atmosfera simile a quella terreste rendendo il pianeta paragonabile alla Terra; la seconda, invece, è la scoperta di una luna di Giove, Europa, completamente coperta di ghiaccio che pare essersi formato da acqua salata. Un incontro che, con una base scientifica, è riuscito anche a far sognare, immaginando un possibile futuro dove si potrà, perchè no, essere turisti dello spazio.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Pittura continua: antologia di Guglielmo Longobardo

La Galleria dell’Accademia di belle Arti di Napoli ospiterà dal 11 aprile al 5 giugno un’importante mostra antologica dedicata a Guglielmo Longobardo: Pittura continua. Oltre sessanta le opere esposte, alcune datate dagli anni Settata fino alle più contemporanee; che indicano un significativo percorso attraverso la pittura dove quest’ultima diventa l’unico varco aperto, un mezzo e un gesto al quale restare fedeli nel corso del tempo. Con questa esposizione, curata dai responsabili dell’istituzione Federica De Rosa, Marco di Capua e Andrea Zanella, la Galleria dell’Accademia si riallaccia al ciclo già dedicato dell’arte napoletana del ‘900. E saranno una presenza costante al fianco alla collezione prestigiosa già presente negli spazi della Galleria, quest’ultima coinvolta in un programma di riallestimento e riapertura. Così come spiega il curatore Marco di Capua: «Il mandato di qualsiasi istituzione museale è sempre quello di palleggiarsi il contemporaneo, di diventare palestra del contemporaneo, e noi abbiamo intenzione di partire proprio da questa esposizione per poi compiere nei prossimi mesi il progetto di restyling». Chi è Guglielmo Longobardo? Guglielmo Longobardo nasce a Bacoli e si Diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove poi nel 1996 diventerà docente di Decorazione. La sua attività artistica comincia con l’opera A fior di pelle esposta alla X Quadriennale di Roma negli anni Settanta. La sua pittura colpisce profondamente sia la critica che il pubblico grazie alla sua purezza e la sua imprevedibilità. L’artista alterna momenti di autonomia a momenti di richerca e mostre di gruppo, sia sul territorio nazionale che internazionale, spaziando dalla ricerca artistica a temi univesali. È dalla metà degli anni Ottana che, comunque, il suo lavoro diventa una ricerca intima ed emotiva, attraversando anche aspetti sociali che però Longobardo affronta sempre con ironia. La metamorfosi del Longobardo contemporaneo avviene però negli anni Novanta dove il segno nudo e puro diventa flash e riflessi, perdendosi in un’astratta e movimentata dinamica di spazi cromatici. Nelle sue ultime opere, invece, i mezzi di indagine diventano proprio gli strumenti della sua pittura. La Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli attraversa, quindi, la vita di Gugliemo Longobardo organizzando gli spazi quasi a formare una linea temporale nella vita e nell’attività dell’artista. La mostra Gugliemo Longobardo. Pittura continua è solo la prima delle numerose mostre in programma nell’Accademia. Infatti, nelle quattro domeniche del mese di maggio, la Galleria in collaborazione con il corso di Didattica dell’Arte organizzerà non solo visite guidate curate da Alessia Iannone e Mauro Maurizio Palumbo, ma anche laboratori creativi rivolti ai più piccoli.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

La Parrucchiera: Napoli tra Donne e colori

L’attesa è finita e finalmente La Parrucchiera fa il suo debutto al cinema il 6 aprile! La commedia di Stefano Incerti è e vuole essere una pennellata di colore in una Napoli che i media dipingono “troppo grigia”. Sin dalla prima scena, infatti, veniamo catapultati in una Napoli technicolor, multiculturale, problematica, ma pur sempre materna: una città mondo che riesce ad assorbire ogni situazione rilanciandola quasi fosse un vero e proprio personaggio. Oltre ad una curatissima fotografia che mescola magistralmente colori caldi e freddi con inquadrature a volte isteriche ed attori di qualsiasi provenienza, c’è la musica che in questo caso gioca un ruolo fondamentale: atmosfere che mescolano i brani dei Foja alle canzoni di Tony Tammaro, passando anche per Emiliana Cantone e Rakele. Un vero e proprio melting pot che mostra perfettamente l’idea di accoglienza e di integrazione partenopea, dove la lingua napoletana è il filo conduttore della storia. La scelta della produzione è molto chiara: La Parrucchiera è un film che parla di Napoli e per tanto la distribuzione campana è stata quella che ha ricevuto più copie (ben 59) ed è proprio uno dei produttori, Luciano Stella, a spiegarne i motivi: «Napoli non è una cappa, anzi sta facendo crescere giovani leve anche pluripremiate e lo sforzo della politica e dei produttori, quelli veri, che non raccolgono somme altrui ma investono le proprie, devono essere notevoli per fare rete». Inoltre alla domanda sugli stereotipi che il film rischia di mostrare è Lucianna De Falco a prendere la parola «Non ho e non abbiamo paura degli stereotipi quando conducono ad una riflessione più ampia e approfondita, come in questo caso». Un’altra importantissima iniziativa collegata alla distribuzione de La Parrucchiera e alla sua connessione con la città Partenopea è Destinazione Napoli destinazione Cinema, con la collaborazione dell’aereoporto internazionale di Napoli: presentando la carta d’imbarco (con destinazione Napoli) nei cinema Multicinema Modernissimo, Happy Maxicinema e Big Maxicinema sarà possibile avere un biglietto omaggio. Ma di cosa parla La Parrucchiera e cosa vuole mostrarci? Rosa è una bellissima madre dei quartieri spagnoli che lavora nel negozio di parrucchiere di Lello (Tony Tammaro) e Patrizia (Cristina Donadio). Il primo è attratto da lei tanto da spingersi troppo oltre con le sue avance, costringendola, quindi, a licenziarsi. Dall’altra parte c’è Patrizia che ama Rosa come una figlia, tanto da sentirsi tradita quando la ragazza scappa via inferocita. Attorno alla figura di Rosa girano anche altre figure femminili che saranno poi le sue compagne d’avventura: la prima è Micaela (Lucianna De Falco), una donna passionale e un po’ agée affiancata dal suo compagno giovane e di colore; la seconda è Carla (Stefania Zambrano), transessuale dolce, sensibile e materna. A questo punto, quindi, con l’aiuto delle sue fidate amiche Rosa si mette alla ricerca di un locale nel quale aprire il proprio salone. Testa e tempesta, un piccolo salone dove i tagli contro crisi sono gratuiti. Di qui si susseguono una miriade di situazioni collaterali (amori, gelosie, vendette, violenza improvvisa) e personaggi di contorno che […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Incontri sensibili: il sofferto dialogo di due donne

Sabato 25 marzo alle ore 11.00 al Museo di Capodimonte è stata inaugurata la mostra Incontri sensibili, aperta al pubblico dal 26 marzo al 17 giugno, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio. Per la prima volta in Italia l’opera Femme couteau (2002) di Louise Bourgeois in dialogo con il Martirio di Sant’Agata, opera seicentesca di Francesco Guarino. La mostra Incontri sensibili si inserisce nell’ambito di una serie di appuntamenti che il Museo di Capodimonte, il Museo MADRE e lo Studio Trisorio dedicano alla grande scultrice, già ospite del Museo nel 2008 con una memorabile retrospettiva, ed ha poi donato allo stesso due opere tuttora esposte nella sezione Arte Contemporanea, Fallen woman e Give or take. Il Direttore Sylvain Bellenger ha raccontato come è nata la mostra, un dialogo tra due opere distanti trecento anni ma che rimandano entrambe a donne colpite nella loro femminilità. «Se le opere d’arte vengono esposte fuori dai contesti abituali e in dialogo con altri capolavori, scopriamo che le paure umane sono le stesse. E queste due eccezionali opere, – aggiunge – anche a secoli di distanza, lanciano lo stesso messaggio: esorcizzare la paura.» Ma cosa racconta la mostra Incontri sensibili? Due donne colpite nella loro femminilità. L’eroina cristiana Sant’Agata coi seni mutilati che guarda fiera e sensuale il suo spettatore incontra la figura giacente della Bourgeois, vittima, mutilata sia della testa che degli arti e su cui incombe la lama minacciosamente in bilico della violenza ancora in agguato. La terribile mutilazione della Femme couteau si confronta quasi a creare un legame, con quella della Sant’Agata di Guarino, che sceglie di non mostrarla nascondendola con un panno bianco che la donna preme contro il petto, la cui amputazione è suggerita dal sangue che lo sporca. L’incontro con le esperienze artistiche del nostro passato ed artisti come Louise Bourgeois ci spinge a guardare l’antico con occhi nuovi, freschi, e soprattutto invita ad una riflessione inconsueta dove osservando il soggetto del dipinto barocco è possibile svelarne nuovi e inaspettati significati. Bourgeois usa il corpo come forma primaria di espressione e con esso ha esplorato un’intera gamma di emozioni umane, affrontato temi come la memoria, la sessualità, l’amore e l’abbandono. Ed è così che le sue paure prendono forma nei suoi lavori, in un continuo lavoro di esorcizzazione di queste. Incontri sensibili è una mostra collegata a Voyages Without a Destination, allestita dallo Studio Trisorio e alla proiezione del film Louise Bourgeois: The Spider, the Mistress and the Tangerine, presso il Museo Madre. Voyages Without a Destination è stata inaugurata il 24 marzo alle 19.00, con una esposizione di quattro sculture in bronzo e 34 disegni – metà dei quali inediti – realizzati dall’artista fra il 1940 e il 2009. La proiezione del film al Madre, prevista per il 23 marzo alle 17.00, è stata poi seguita alle 18.30 dalla conversazione con Jerry Gorovoy, assistente ed amico dell’artista. Le mostre potranno essere visitate fino al 17 giugno 2017

... continua la lettura
Napoli & Dintorni

Le Muse al Museo del Festival MANN

Festival MANN / Muse al Museo è un progetto fortemente voluto dal direttore del MANN Paolo Giulierini, con la direzione artistica di Andrea Laurenzi in collaborazione con Luca Baldini e la direzione tecnica e organizzativa di Officine della Cultura. L’obiettivo è la valorizzazione dei Beni Culturali, così come dettato dalla Riforma Franceschini e che si svolgerà in sette giorni: dal 19 al 25 aprile. L’ideale che muove il Festival MANN è quello di cancellare la convinzione del museo come un mero archivio, un semplice luogo di conservazione, aprendolo soprattutto ai giovani. Tanti, infatti, sono gli eventi pensati proprio per questi ultimi. La conferenza stampa del 14 marzo, oltre l’entusiasmo per il progetto presentato, ha visto i primi ospiti della giornata: Erri De Luca e Alessandro Haber. Il primo già profondamente coinvolto col suo ultimo lavoro Erri per il MANN, nato dalla sua partecipazione al progetto OBVIA, il secondo invece è stato protagonista dell’evento Anteprima con la lettura itinerante de La Nostalgia del poeta di Gabriele Tinti, presente anch’egli alla conferenza. Il Festival, inoltre, vanta un comitato d’onore composto da vari esperti, quali il regista e sceneggiatore Ivan Cotroneo, il produttore Luciano Stella, lo storico d’arte Andrea Milanese e la coordinatrice del progetto Università Federico II – MANN – OBVIA Daniela Savy. Un’altra iniziativa che ha reso più solenne e ufficiale l’evento è la nomina di ogni ospite, a partire già da questa prima edizione del Festival, ad Ambasciatori del MANN, entrando così a far parte del Board ufficiale dell’evento. Una rete, quindi, che nasce con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di uno dei musei più importanti al mondo. Ma quali sono le Muse al Museo? «Le Muse proteggevano ed ispiravano le forme d’arte – spiega il direttore artistico Laurenzi – abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche che quelle imposte in questi decenni. Il Festival rispetterà i luoghi come la Sala della Meridiana e quella del Toro Farnese. Il MANN sarà per una settimana una piccola città». Saranno, quindi, ben sette giorni di eventi tra letteratura, musica, teatro, danza, produzioni originali site-specific, scienza, arte, cinema, fumetti e nuove tecnologie. Oltre cinquanta ospiti tra cui: Stanley Jordan, Ray Wilson, Carmen Souza, Gino Paoli e Danilo Rea, Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano de Andrè, Francesco Motta, Paolo Bevegnù, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Guido Catalano. La prima data da ricordare è quella che darà un assaggio di questo Festival. Giovedì 30 marzo, infatti, nella Sala del Toro Farnese alle ore 17:00, si svolgerà il primo grande evento internazionale: Stanley Jordan si esibirà in Magic Touch, un concerto solo guitar e sarà la sua prima perfomance in un museo italiano. L’apertura vera e propria del Festival MANN / Muse al Museo sarà il 19 aprile alle ore 10:00 con lo spettacolo di marionette Acqua matta, di e con Cinzia Corazzesi, con le musiche di Lorenzo Bachini, prodotto da “Nata Teatro”. Per il calendario completo di tutto l’evento l’invito è quello di seguire la pagina Facebook Museo Archeologico di Napoli. Il costo dei biglietti non ha subito modifiche tranne […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Orphan Black: perchè vale la pena recuperarlo?

Orphan black è una serie ideata da Graeme Manson e John Fawcett, trasmessa dalla BBC America, che non inventa nulla ma nemmeno si prende gioco dello spettatore con false piste e cali di ritmo. Infatti in appena dieci puntate l’intera narrazione gioca sull’azione piuttosto che su riflessioni o attese: un lento e costante precipitare verso il finale con il susseguirsi di mille personaggi tutti perfettamente ipercaratterizzati, che però hanno un unico volto, quello della bravissima Tatiana Maslany. L’interazione tra i personaggi da lei interpretati funziona perfettamente, reggendo in ogni istante la finzione scenica sulla quale si basano gran parte dei momenti più importanti della serie e facendo addirittura dimenticare che si tratti della stessa attrice; non a caso le è stato assegnato l’Emmy Award per la migliore attrice in una serie drammatica e ben due Critics’ Choice Television Award. La principale caratteristica di Orphan Black, che è diventata poi la sua grande forza, è il suo costante reggersi in equilibrio tra serietà e seriosità, in bilico tra una narrazione che fin dalle premesse pecca di inverosimiglianza. Il prologo è fulminante ed emblematico, poiché annulla qualsiasi tipo di parentesi introduttiva lanciando lo spettatore direttamente nel pieno della narrazione. Ignari di tutto, esattamente come la protagonista Sarah Manning, ci si ritrova catapultati in una stazione ad assistere al suicidio di una donna identica alla stessa Sarah. Il furto d’identità da parte di quest’ultima le spalancherà le porte di un mondo che le era stato risparmiato, lasciandola vivere in una relativa serenità. Tante, forse anche troppe nuove persone entreranno nella sua vita, ognuna di esse identica nell’aspetto, ma completamente opposta nel carattere. Il nucleo della storia, in un primo momento, sembra essere proprio la ricerca della verità; cosa che però si rivelerà essere vera solo in parte. Cosa ha da offrire allora Orphan Black? È scontato affermare che in una serie come questa non è possibile parlare di una tematica vera e propria; piuttosto è interessante notare come sia stata la componente ambientale a diversificare le varie versioni di Sarah piuttosto che quella genetica. Orphan Black non è, quindi, un miracolo televisivo, ma per essere una delle prime produzioni originali del network ha decisamente vinto la propria scommessa. La serie, come detto in precedenza, non vive di attese e brusche frenate ma di costanti accelerazioni. È sì un thriller dai risvolti sci-fi, ma Orphan Black offre ogni tanto anche scene esilaranti che regalano belle e sane risate. Il tema della clonazione non è per nulla il punto d’arrivo della serie, piuttosto quello di partenza. Una scelta che si rivela vincente nella misura in cui, impegnati nel conoscere i vari cloni, non ci si cura delle svolte troppo casuali o delle forzature di alcune reazioni o anche di altre varie ingenuità sparse nei vari episodi. Questo è merito di una scrittura consapevole dei limiti della propria storia e che decide saggiamente di non perdersi in un loop procedurale, sostenendo l’avanzare della trama con un cerchio di personaggi e situazioni sempre più largo e arricchendo il […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Raffaello – il principe delle arti: la storia di un mito

Raffaello – il principe delle arti è la prima rappresentazione cinematografica mai realizzata sulla vita e le opere di Raffaello Sanzio, considerato uno degli artisti più celebri al mondo. Raffaello Sanzio muore a soli 37 anni riuscendo però a lasciare un segno indelebile nella storia dell’arte. Sono davvero pochi i personaggi che hanno avuto una parabola di vita tanto intensa e ricca di suggestioni quanto quella di Raffaello, che è stato ed è tuttora fonte d’ispirazione. Il suo destino sembrava scritto nelle sue radici: figlio di Giovanni Santi, pittore ed intellettuale alla corte di Federico da Montefeltro, che fu probabilmente il suo primo formatore ed ispiratore. All’età di undici anni, però, Raffaello rimase orfano e l’unica strada che gli pareva possibile sembrava essere quella dell’arte: una scelta coraggiosa, certo, che però si rivelerà essere quella vincente. Giovanissimo, quindi, a 17 anni, diviene magister, segnando l’inizio di un percorso glorioso e inarrestabile. Nel giro di due decenni raggiunge la fama di principe delle arti. Raffaello riesce a trarre dagli straordinari incontri umani della sua vita gli strumenti necessari alla propria ascesa personale. Imparando dai grandi maestri, riesce addirittura a superarli. Entra anche nelle grazie dei Papi e dei potenti, vivendo e amando nonostante tutto la vita, con intensità e passione. Di che cosa parla Raffaello – il Principe delle Arti? Questo film ha come obiettivo quello di ripercorrere la vita e le opere indimenticabili dell’artista partendo dai suoi primi passi ad Urbino, passando per il periodo fiorentino, fino ad arrivare al glorioso capitolo romano, dove Raffaello raggiunge sia l’apice che l’inaspettato epilogo del suo percorso umano ed artistico. Il film, che vanta una produzione Sky e la partecipazione della Direzione dei Musei Vaticani, è un dialogo intimo tra la vita e le opere di Raffaello Sanzio, con accurate e raffinate ricostruzioni storiche e dei veri e proprio tableau vivant che ritraggono Raffaello nei momenti più rappresentativi. Parallelamente alla ricostruzione storica si affianca anche un’attenta digressione artistica affidata ai prestigiosi storici dell’arte, quali Antonio Paolucci, Antonio Natali e Vincenzo Farinella. Invece nei panni di Raffaello troviamo Flavio Parenti, affiancato da Enrico Lo Verso nel ruolo di Giovanni Santi e da Angela Curri – Fornarina e, infine, da Marco Cocci – Pietro Bembo. Tutta la produzione si snoda in ben 20 location ed analizza più di 70 opere. A rendere tutto ancor più intenso ed interessante c’è da aggiunge la tecnologia cinematografica del 3D e 4K, un vero e proprio arsenale di carrelli, bracci, droni che consentiranno una vera e proprie full-immersion nella storia. Film sarà disponibile al cinema dal 3 al 5 aprile, per tutte le informazioni e le novità è possibile visitare sia la pagina facebook che il sito.

... continua la lettura
Cucina & Salute

Proprietà e benefici delle acque termali e quali sono le più belle

Fin dall’antichità l’uomo ha fatto ricorso alle acque termali per curare i più svariati disturbi del corpo. L’acqua termale è una sostanza alcalina costituita da zolfo, iodio, cloro, ferro, elementi di calio e microelementi di altre sostanze e, a seconda della loro concentrazione, sono distinte per virtù terapeutiche diverse. Il termine termale sta ad indicare che l’acqua si trova nelle profondità del sottosuolo e che, soprattutto,  ha raggiunto una temperatura che va dai 20 ai 63 gradi (più è elevata la temperatura più saranno i minerali presenti). L’acqua termale viene utilizzata a seconda della sua composizione come rimedio a numerose patologie: malattie delle vie respiratorie, dermatologiche, i reumatismi, le artrosi, le malattie vascolari e anche nei casi di riabilitazione, grazie all’azione benefica dello zolfo sulle cartilagini articolari e alla capacità antinfiammatoria del bicarbonato di sodio. Ma quali sono gli effetti benefici delle acque termali? Alcuni degli effetti più importanti delle acque termali è legato alla temperatura che favorisce la vasodilatazione, l’aumento del flusso sanguigno,  ed ha quindi un’effetto analgesico e antinfiammatorio, riduce gli spasmi e la rigidità muscolare. Il galleggiamento e la pressione meccanica esercitata dall’acque sulle parti immerse vengono utilizzate nella riabilitazione. Inoltre, la pressione idrostatica favorisce il deflusso venoso degli arti inferiori, il drenaggio linfatico e riduce la stasi dei liquidi interstiziali. Questo particolare meccanismo d’azione è utilizzato anche per la cura della cellulite. L’umidificazione e il lavaggio a livello cutaneo e mucoso, svolgono un’azione lenitiva e antinfiammatoria e favoriscono la mobilità intestinale. Sono utilizzate anche nelle patologie dell’apparato urinario e in alcune alterazioni come la gotta, attraverso l’assunzione per bibita viene stimolato un lavaggio delle vie urinarie. La sola acqua termale è considerata, secondo alcune ricerche, come una vera e propria lozione di bellezza grazie alla presenza di molti oligoelementi essenziali per la cute e per questo utilizzata nella formulazione di prodotti di bellezza. È stato dimostrato da alcuni studi, inoltre, che questi benefici portano a un miglioramento evidente dello stato di salute fisico e mentale, nello specifico migliorano la qualità del sonno. Le migliori terme d’Italia? Ecco quali sono! Terme Stufe di Nerone Nell’incantevole cornice dei Campi Flegrei sorge l’antico complesso termale Terme Stufe di Nerone. Location caratteristica e suggestiva, ricca di storia e natura. Le Stufe sono luoghi di interesse che vantano milioni di visitatori all’anno. Godono, inoltre, di uno scenario incantevole sul golfo, cornice perfetta per rilassarsi. Terme di Negombo Spostandoci sulla meravigliosa Isola d’Ischia troviamo le Terme Negombo. Il Parco idrotermale è situato nella baia di San Montano. Le acque di queste terme sono definite miracolose per le proprietà benefiche e per gli effetti riconosciuti anche in ambito medico-scientifico. AcquaPetra Resort & Spa Telese Terme Per chi ama la tranquillità, paesaggi fiabeschi e terre ancora sconosciute ai tanti, Acquapetra Resort & Spa è il luogo ideale. È immerso nel cuore del Sannio beneventano, tra uliveti e borghi medievali. SPA ULYSSE Una moderna Day spa nel cuore di Sorrento, è un’oasi di benessere ricavata nella pietra tufacea. Un ambiente suggestivo e rilassante dove la bella Piscina […]

... continua la lettura
Culturalmente

Black Sails e la maledizione di Jack Sparrow

Black Sails, una serie creata da Jonathan Steinberg, vede tra i crediti Michael Bay, il cui stile unico, personale e coerente lo rende facilmente riconoscibile, e racconta la storia di capitani e pirati, di truffatori e donne manipolatrici, tesori e guerre, soprattutto con la marina britannica. L’obiettivo, però, emerso dal lavoro di regia e sceneggiatura, è quello di allontanare l’immaginario comune da quel mattone culturale che è Pirati dei Caraibi. Il prodotto alla fine riesce nel suo intento, offrendo un racconto che è decisamente più adulto rispetto alle mirabolanti avventure di Jack Sparrow. Long John Silver e il Capitano Flint sono i due personaggi chiave della serie, personaggi che potreste avere già incontrato da piccoli nell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, romanzo di cui Black Sails è una sorta di prequel. Il primo episodio è un pilot che vede il Capitano Flint (Toby Stephens) impegnato da una parte nel tentativo di cercare di mantenere intatta la propria autorità sulla ciurma della Walrus, dall’altra, invece, tenta di scoprire il mistero di una pagina scomparsa da uno dei diari di bordo e rubata al comandante di una nave attaccata e conquistata all’inizio. Una pagina, quella scomparsa, che conterrebbe le coordinate esatte dell’Urca de Lima. La pagina al momento si trova in possesso di John Silver (Luke Arnold), arruolatosi sulla Walrus come cuoco, il quale sta cercando di venderla al miglior offerente tramite l’aiuto di Max (Jessica Parker Kennedy), una delle prostitute impiegate negli svariati bordelli di New Providence. Black Sails, un prodotto di qualità? Se guardiamo alla qualità della scrittura, elemento cardine di ogni successo narrativo, soprattutto se parliamo di serie tv, Black Sails raggiunge un ottimo punteggio. Certo, non possiede la raffinatezza dialogica e le sorprese di Game of Thrones, ma riesce ad affiancare al semplice filo narrativo della ricerca dell’Urca tante sottostorie, trattate con cura, in cui i personaggi trovano una loro dimensione e uno spessore pregevole. Quella di Black Sails non è, indubbiamente, una vera e propria narrazione incalzante, ma difficilmente si potrebbe parlare di noia o di errori. Un certo approfondimento politico delle vicende piratesche diventa strumento essenziale per sganciarlo dalla tradizione e mostrare il volto oscuro della pirateria: quello, cioè, della vita quotidiana di un pirata, fatta non solo di arrembaggi e omicidi, ma di lavoro per il mantenimento della nave, di gestione dei rapporti commerciali o di visite nei bordelli del posto. Se fosse solo per la storia è certo che probabilmente faticherebbe a spiccare, ma quello che della serie è davvero importante è che è un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Girata nei Cape Town Film Studios di Cape Town, in Sudafrica, la serie lascia tutto il tempo (anche se non troppo) per assaporare le sue location e le sue ambientazioni, partendo da una sigla che già di per sé è un esempio di altissimo artigianato. Proprio perchè siamo abituati a vedere green screen (talvolta usati davvero male), con l’ambientazione di Black Sails possiamo solo tirare un profondo respiro purificatore. Che sia in interne o esterne, con qualche effetto […]

... continua la lettura
Attualità

Hub culturale con NarteA: ilCartastorie

ilCartastorie con la collaborazione della Fondazione dell’Archivio Storico del Banco di Napoli e l’Associazione culturale Nartea, nasce per il desiderio di valorizzare l’enorme patrimonio di storie e personaggi custodito nelle scritture degli antichi banchi pubblici napoletani. Da oggi diventa anche un hub culturale, fondato su testimonianze che diventano ispirazione per le storie raccontate. L’Archivio Storico custodisce, nelle sue circa 330 stanze, nascoste tra torri di carta, decine di migliaia di storie. Sono circa ottanta chilometri di scaffalature, diciassette milioni di nomi, centinaia di migliaia di pagamenti e altrettante dettagliate causali, dal 1500 circa ad oggi. Il Museo immerge i suoi visitatori nelle storie dell’archivio, raccontando i volti, le voci degli antichi giornali di cassa e i libri maggiori, una storia che quasi prende vita tra gli altissimi scaffali. ilCartastorie è, quindi, un’esperienza museale a 360°. Le sue storie sono adattate a diversi canali di comunicazione, dalle installazioni interattive a quelle sonore. ilCartastorie un hub culturale grazie all’esperienza museale Kaleidos Ma non è solo un percorso multimediale, l’hub culturale ilCartastorie si racconta anche attraverso rappresentazioni teatrali, residenze d’artista, laboratori di scrittura creativa, storie digitali, serie di cortometraggi, e tantissime altre attività. Il patrimonio informativo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli è, non solo per la città di Napoli, una ricchezza storica e culturale unica che aiuta tanto la valorizzazione del territorio quanto la ri-scoperta dei numerosi tesori della città, il tutto coadiuvato dalla quantità e la qualità dei suoi documenti. Il museo si muove con l’obiettivo di dare valore ai suoi contenuti ed alle ricerche realizzate nell’Archivio e grazie all’Archivio stesso, attraverso un processo di diffusione della cultura e conoscenze attraversando le storie al suo interno. La Fondazione Banco di Napoli e l’Associazione culturale Nartea aprono ufficialmente il museo con visite guidate nel weekend: sabato ore 10,30-12,00 e 15,00-16,30; domenica ore 10,30-12,00, con prenotazione. Il costo del biglietto è di 5,00 € mentre il biglietto intero con la visita guidata è 7,00 €. É prevista una riduzione per i ragazzi dao 13 ai 17 anni, mentre per i bambini è garantito l’omaggio. In più, dal 31 ottobre al 1 novembre oltre alla visita guidata è in programma il laboratorio finale sulla lavorazione della carta in cui è possibile liberare la propria fantasia. Sono tantissimi gli appuntamenti che vedono il museo come luogo di incontro. Il 31 ottobre, ad esempio, dalle ore 21 fino alle 24 c’è l’evento Anime Vaganti, in occasione della tradizionale celebrazione dei morti. Una visita teatralizzata tra musica, dolci tradizionali e spiriti irrequieti. L’11 novembre alle ore 20,00 la rassegna letteraria itinerante Letters in tour che vede come protagonisti gli scrittori e giornalisti partenopei Maurizio De Giovanni, Martin Rua, Marco Perillo e Pier Luigi Razzano. Ad aprire la rassegna il giornalista Antonio Emanuele Piedimonte. Il 29 dicembre alle ore 19,30 Gianni Valentino presenta il suo recital sonorizzato E per loro. Ci racconterà le storie degli schiavi tra il Seicento e il Settecento.

... continua la lettura
Attualità

Canapa in mostra: arte, medicina e antiproibizionismo

La Fiera Internazionale della Canapa Industriale e Medica, Canapa in mostra, giunta alla sua terza edizione, è ospitata all’interno dei padiglioni della Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta fino al 16 ottobre. La Fiera ospita più di cento espositori, nazionali ed internazionali, con l’intenzione di portare all’attenzione del grande pubblico e delle istituzioni le varie (e forse sconosciute) potenzialità della canapa, assieme alla lunga tradizione che lega il nostro paese ad essa. Una novità legata a questa edizione, che verrà presentata solo l’ultimo giorno utile per visitare la fiera, è il progetto Canapa in Tesi: una raccolta di tesi universitarie dedicate al mondo della canapa, divisa in 10 estratti, dove gli studenti analizzano gli aspetti legali, psicologici, sociologici, agronomici, chimico/medico e agroindustriali della cannabis. Non mancano gli spazi dedicati alla gastronomia, alla musica e all’arte con la presenza di Ivan Artucovich (antiproibizionismo e sostenibilità – prima mostra in Italia). Cos’è Canapa in Mostra? La canapa – prodotto portante della Fiera – è un vegetale erbaceo che ha un ciclo di vita che può durare dai 3 ai 10 mesi a seconda della varietà. Quella utilizzata nel settore industriale ha un contenuto di THC inferiore allo 0,2%, quindi quando parliamo di canapa industriale non intendiamo altro che una determinata varietà genetica della pianta di cannabis, quella stessa pianta che è stata demonizzata per tutto il secolo scorso ed etichettata, semplicemente, come droga. Eppure il primo manufatto composto interamente di canapa risale a più di 9mila anni fa. Ciò a dimostrazione del fatto che è conosciuta e utilizzata da sempre e in ogni parte del mondo e in quest’ultimo secolo ha vissuto un lento abbandono tanto nella produzione industriale quanto nella diffusione. Proprio di recente, però, attraverso un rinnovato interesse sociale ed economico forte anche dell’opportunità che dà al piccolo produttore, ha ritrovato il proprio spazio. Grazie agli sviluppi della tecnologia e alle scoperte scientifiche, gli usi della canapa potrebbero essere pressoché infiniti. A rafforzare il desiderio di riutilizzarla nel settore industriale vi è anche la sempre più insistente richiesta di produzioni ecosostenibili. Cannabis Medical Project, dalla legge all’utilizzo terapeutico Il convegno che si è svolto il 15 ottobre dalle 9 alle 17 durante Canapa in mostra si è concentrato sulla metodologia interattiva ed ha avuto come obiettivo quello di fornire ai partecipanti tutte le informazioni relative alla norma vigente, agli studi e alle modalità pratiche per utilizzare la cannabis come rimedio farmacologico. Sarà, però, necessaria un’adeguata analisi e valutazione delle patologie e delle metodologie di somministrazione, in modo da eseguire trattamenti adeguati sia dal punto di vista medico che legale. Nei tre giorni predisposti alla fiera è possibile, in tali termini, partecipare alla raccolta di firme della campagna Legalizziamo! Il proibizionismo ha fallito promossa da Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni, segno di un’ideologia che lascia i laboratori di ricerca per raggiungere l’opinione pubblica.

... continua la lettura
Attualità

La maschera nella contemporaneità: da Pulcinella a Totò

Il 15 settembre nella Sala del Capitolo nel chiostro di San Domenico Maggiore si è svolto il primo incontro-dibattito La maschera nella contemporaneità, della rassegna teatrale I viaggi di Capitan Matamoros. Con la piacevole compagnia del regista Ferruccio Merisi, l’attrice Claudia Contin Arlecchino e Luca Gatta, con i contributi dei professori Paolo Sommaiolo e Dmitry Tribotchkin, e con la coordinazione di Stefania Bruno, si è discussa e approfondita la storia della Maschera nella Commedia dell’Arte, e le sue continue evoluzioni, da Pulcinella a Totò. Partendo da una definizione di Commedia dell’Arte e di cosa sia la tradizione teatrale si è arrivati, poi, alla questione fondamentale del teatro moderno: la maschera e la sua influenza sull’espressività umana. Gli incontri de I viaggi di Capitan Metamoros sono nati dal desiderio dei suoi promotori di portare e parlare di commedia a Napoli, nel tentativo di ricercare spazi di discussione e ricerca. «La Commedia dell’arte, quindi, è un mestiere, una cosa quotidiana tanto più se il suo obiettivo è quello di reinventare ciò che ha fatto la storia», sono le parole dell’attore Luca Gatta. La Maschera da Pulcinella a Totò L’incontro quindi verte specialmente sulla maschera usata da Pulcinella, “‘a mezza sola” così definita nel gergo teatrale (poiché copre metà viso ed è fatta di cuoio). Pulcinella, quindi, è una delle poche maschere che, nel corso dei vari secoli, è riuscita a resistere. Cambia forma o abiti, ma il personaggio di Pulcinella è facilmente riconoscibile in tutti i suoi doppi, spesso anche di nazionalità diverse da quella di partenza. Il perché di tanta resistenza risiede forse nel fatto che questa maschera possiede e incarna tutte le possibili sfumature dell’animo umano. Se si parla di Pulcinella e di tutte le sue caratteristiche non si può non menzionare l’attore Antonio de Curtis, in arte Totò. L’attore che ha dato, forse più di tutti, omaggio alla maschera partenopea per eccellenza. Tuttavia, come fa notare il professore Sommaiolo, di de Curtis ciò che resta alla memoria è il suo personaggio, è Totò. Ed è più o meno questo l’emblema della maschera, non tanto conservata nella sua veste iniziale, ma tanto per tutte le caratteristiche che possiede. Il professor Dmitry Tribotchkin fa notare come, quando si parla di Commedia dell’Arte, bisogna guardare alla tradizione russa, poiché è lì che sono conservate le caratteristiche tipiche della tradizione. Nel suo intervento, quindi, si attraversa la storia del teatro russo, trovando ancora una volta la maschera del Pulcinella, con vesti  diverse ma con lo stesso carattere di sempre. Si attraversa, però, anche la storia del teatro delle avanguardie dove figurano nomi come Konstantin S. Stanislavskij e Mejerchol’d. Al primo si deve la straordinaria rivelazione del metodo Stanislavskij che pose la basi al teatro americano. Si basava sull’approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità interiori con l’attore. Stanislavskij, quindi, proponeva l’esercizio continuo della rielaborazione analitica degli atteggiamenti non verbali. Al secondo, invece, si deve un riadattamento della maschera di Arlecchino che, abbandona gli abiti della tradizione per vestire la giacca militare, mantenendo […]

... continua la lettura
Attualità

Rivoluzione e amore al Castel Sant’Elmo

Il 24 settembre, ore 20 e ore 21, per la simbolica cifra di 1 euro i visitatori del Castel Sant’Elmo saranno anche parte di una performance teatrale in occasione della Giornata del Patrimonio. La pièce è ideata, curata e realizzata alla compagnia Titania Teatro e dagli attori Cosimo Alberti, Simona Barattolo, Max Cataliotti, Daniela Cenciotti, Martina Liberti, Danilo Rovani, con la collaborazione di Paola Esposito e la partecipazione della compagnia Danze Popolari Rollin di Cosimo Alberti. Il percorso storico che si intende far vivere ai visitatori è quello del movimentato 1799. Forse non tutti sanno che proprio il castello è stato parte integrante della breve e intensa stagione della Repubblica napoletana del ’99. Castel Sant’Elmo, in parte scavato nella viva rocca di tufo, prima collina e poi castello, da sempre è antico custode della città. Lo stesso, in quei mesi concitati, ha volto lo sguardo al movimento insurrezionale e alla successiva restaurazione sanfedista. Prima ancora ha visto gli esordi della Repubblica napoletana, con la presa della fortezza da parte delle forze rivoluzionarie giacobine, fino alla sanguinosa riconquista borbonica. Così come scrisse Eleonora de Fonseca Pimentel nelle pagine del Monitore Napoletano: «Pochi intrepidi cittadini entrati per istratagemma ne giorni 19, e 20, e racchiusi nel castello S.Eramo, avevano giurato di seppellirsi sotto le ruine, o ftabilire la libertà, ne avevano innalzato l’albero e proclamata e giurata la Repubblica napoletana una ed indivisibile nella mattina de 21 gennaio…»; o quando il giorno 17 giugno riapparve la bandiera bianca della Restaurazione, a seguito dell’ingresso vittorioso delle truppe capeggiate dal cardinale Ruffo con la conseguente fine della Repubblica, o, ancora, quando dalle sue segrete, arrivava l’eco dei martiri repubblicani imprigionati prima delle efferate esecuzioni di piazza. Il racconto di una rivoluzione e la storia di un amore, in scena al Castel Sant’Elmo La pièce teatrale Il racconto di una rivoluzione e la storia di un amore vuole cominciare la sua storia proprio dalle segrete del castello, dalle sue prigioni. Gli ambulacri, quindi, sono il palcoscenico dove Mario, Fortuna, Luisa, Salvatore, un Magistrato si muovono, sullo sfondo dei fatti del ’99. La storia è quella di un uomo borghese, innamorato della democrazia, e di una popolana. Una storia d’amore immaginaria che cerca però di rispettare la memoria storica e civica di quegli anni, mostrando anche luoghi di Sant’Elmo non sempre conosciuti o visitabili. È una storia che vale la pena d’essere vissuta e ascoltata. Luoghi che vale la pena visitare.

... continua la lettura
Attualità

The Tangle of Existence: tra femminismo e Elena Ferrante

Ginny Sykes prima di essere un’artista eclettica, affascinante e vivace è una donna che si rivolge ad altre donne. The Tangle of Existence è un’analisi, attenta, della storia della donna, dalle divinità femminili alle donne della storia, immergendola nel mondo dell’arte contemporanea. La mostra, che è stata inaugurata al Castel dell’Ovo dall’artista e dalla Dott.ssa Daniela Ricci, che cura il progetto, presenta circa quaranta lavori tra acrilici, disegni, collage e installazioni audio-visive. In questi emergono, grazie anche ai loro colori ricchi e abbondanti, un’autocoscienza finalizzata al superamento di ruoli subalterni. Da sempre innamorata dell’Italia è però a Napoli che la Sykes è fortemente legata, anche grazie alla sua passione per le pagine di Elena Ferrante. Un vero e proprio dialogo tra le due poesie, scritte e visive, che trova la sua origine negli studi alla Villa dei Misteri a Pompei, dove l’artista ha trovato il suo primo punto di riferimento. «Così come Elena Ferrante racconta, poeticamente, una Napoli dai quartieri in disordine e dai muri scrostrati, così Ginny riporta la stessa forza nelle sue opere», suggerisce la stessa Daniela Ricci presentando l’artista all’inaugurazione. The Tangle of Existence mostra i forti sentimenti delle donne Ci si accorge subito della potenza delle sue emozioni e di quanto ogni tavola sia ricca del profondo femminismo che spinge l’artista a muoversi sempre più tenacemente verso le donne. Usando il corpo, la natura, la politica, il potere, l’artista mostra ai visitatori le sfumature d’essere donna, cercando quel riscatto morale in una società fortemente patriarcale. «I sentimenti di ogni donna sono come un tornado che arriva sempre più in profondità», sono le parole che Ginny Sykes ripete più volte nel corso dell’evento. Colori ricchi, pennellate abbondanti, l’artista, influenzata dall’arte espressionista, dipinge su grosse tavole di plastica messe sul pavimento dove, una volta asciugato il colore, viene “scelto” quello che poi finirà su tela. «Il collage è una tecnica che ho scoperto in una delle mie ultime mostre, per errore. Concettualmente, il collage porta l’interesse anche sui margini della tela. È tutto importante, anche i bordi». The Tangle of Existence (Il Groviglio dell’Esistenza) vuole condurre verso una riflessione sulle nostre radici, memorie, tracce e sentimenti, conducendo il visitatore in un percorso emotivo che non desidera altro che lasciar riflettere sui ruoli assunti dalla donna, spesso di subordinazione. Perché proprio al Castel dell’Ovo? Il mito di Partenope racconta che la sirena s’accasciò proprio sulle rive adiacenti il castello, dando vita alla città di cui la Skyes è “profondamente innamorata”. Per un’artista così fortemente legata alla figura e alla storia della donna non poteva essere scelto luogo migliore di questo. La mostra è visitabile fino al 28 settembre dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 19:00. La domenica e giorni feriali dalle 10:00 alle 14:00.

... continua la lettura
Attualità

Stay qua!: non solo Terra dei Fuochi

Stay qua! è un festival che nasce dal desiderio di inviare un messaggio ai giovani della periferia e non, i quali ormai troppo spesso decidono di andare via, partire, andando anche all’estero se necessario. L’evento intende valorizzare il territorio, concentrandosi sulla natura e l’amore per essa: si sente la necessità di affermare che non c’è solo la Terra dei Fuochi. Un invito, quindi, a restare, amare, lottare e valorizzare la terra dove si è nati e cresciuti. Contro chi, invece, ostacola non solo la crescita culturale, ma anche e soprattutto, quella professionale. Sono tutti ragazzi, soprattutto giovanissimi, quelli de La Casa del Popolo, che armati di forza di volontà, olio di gomito e non molto altro, sono andati in giro per la periferia di Qualiano con tutta l’intenzione di diffondere questo messaggio. Un grido, il loro, che è dovuto al forte senso di appartenenza e alla rabbia di vedersi privati di ciò che gli spetta di diritto. Non solo, Stay qua! offre anche l’opportunità agli artisti del territorio di farsi conoscere e partecipare attivamente attraverso un “contest a premio” che ha come obiettivo quello di guardare la natura con una sensibilità maggiore, con la sensibilità dell’arte. Stay qua! Cosa aspettarsi? L’arte è la protagonista per eccellenza del contest dove, chi vuole può partecipare con fotografie, illustrazioni, design e sculture avendo come musa da cui trarre ispirazione la Natura. Non a caso il titolo scelto per la manifestazione è “La fine di Gaia non arriverà”, dichiarando apertamente che l’etichetta di Terra dei Fuochi ormai sta un po’ stretta a tutti. Le opere verranno poi esposte in una mostra, che si terrà, come l’intero evento, nella Villa Comunale di Qualiano. Questi verranno valutati da una giuria che i ragazzi de La Casa del Popolo si riservano di rivelare solo al termine del festival. Lo stesso vale anche per il premio istituito appositamente. Ad affiancare la mostra anche dibattiti sul tema, musica e workshop per bambini, dove l’aspetto creativo viene fortemente sottolineato proprio per sviluppare una sensibilità rispetto alla tematica scelta. Infine, tanti saranno gli ospiti della giornata, che si susseguiranno in una kermesse di musica e tanto divertimento. Tra le varie figure chiamate a presenziare all’evento, Tony Tammaro chiuderà la giornata. Non resta altro che aspettare il 10 Settembre e stare là!

... continua la lettura