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Eroica Fenice

Teatro

La Divina Commedia, il musical al Palapartenope

Dopo il debutto nel 2007, la più grande opera della letteratura italiana e di tutti i tempi, la Divina Commedia, è in scena al Teatro Palapartenope di Napoli dall’8 all’11 febbraio, in una monumentale opera musicale curata dall’attenta, coraggiosa e curiosa regia di Andrea Ortis e con le musiche di Marco Frisina, vera autorità nel campo della celebrazione del Sacro in musica. Grazie ad un suggestivo gioco di luci che sfrutta le ultime tecniche di proiezione 3D, lo spettatore vive con Dante, in un’esperienza multimediale, il viaggio interiore che lo condurrà, attraverso i tre mondi ultraterreni, dalla sofferenza alla salvezza, in un percorso che è allegoria del percorso di ogni uomo e della fatica dell’espiazione del peccato, dalle bassezze del male alle profonde ed inenarrabili altezze del Divino. L’opera racconta in due atti il dramma tutto umano dell’essere scisso tra il terreno ed il celeste, tra corpo e spirito, essere fisico e metafisico insieme, attratto e trascinato dal basso, che lo seduce con i suoi effimeri piaceri, ma naturalmente tendente verso l’alto: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Inferno, XXVI) A distanza di secoli dalla sua composizione, ancora oggi la Divina Commedia non manca di colpire per la sua profonda umanità e attualità, la capacità di parlare, a distanza di secoli, allo stesso uomo divorato dalle stesse passioni e con lo stesso desiderio di riscatto, per il suo essere, nel cammino di un uomo solo, l’allegoria del cammino dell’umanità intera, opera riproposta attraverso un’opera musicale innovativa e suggestiva, che non tradisce la Commedia dantesca neppure negli usi linguistici (notevole l’uso del volgare nei dialoghi e nel canto e dei passi più belli e conosciuti della Divina Commedia, qui ripresi con fedeltà), ma che ricrea, a partire da questa, un’esperienza nuova e di forte impatto emotivo. La Divina Commedia: un viaggio musicale tra Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante Alighieri (Antonello Angiolilli), giunto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ha smarrito sé stesso nella selva oscura del peccato, né più riesce a trovare la luce. A indicargli la via del perdono è il poeta latino Virgilio (Andrea Ortis), che accompagnerà Dante, unico uomo vivo a compiere questo cammino e poterlo raccontare, attraverso i due regni ultraterreni dell’Inferno e del Purgatorio: oltre, non gli sarà concesso proseguire, perché nato prima di Cristo e dunque impossibilitato ad accedere ai Regni Celesti, ma sarà sua guida verso il Paradiso la candida Beatrice (Myriam Somma e Noemi Bordi). Lo spettatore visiterà l’Inferno, a tinte fosche ed atmosfere lugubri, assieme a Dante e Virgilio e rivivrà con loro l’eterna dannazione delle anime prave, che giammai possono “isperar veder lo cielo”, perché cadute troppo in basso, irrimediabilmente lontane dalla luce. Un viaggio attraverso i vizi più perversi e le passioni più laceranti, passioni nelle quali, talvolta, è impossibile non immedesimarsi, come nel travolgente amore adultero di Paolo e Francesca, che ancor dopo la morte non li abbandona, o nella sete di conoscenza mai placata di Ulisse. “E quindi uscimmo […]

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Cinema & Serie tv

Benedetta Follia, Carlo Verdone torna al cinema

Con Benedetta Follia, in tutte le sale italiane dall’undici gennaio, torna al cinema Carlo Verdone, nel suo ventiseiesimo film da regista, attore e sceneggiatore, ormai icona del cinema italiano, che, anche in questo ultimo film, non manca di mettere in scena la follia presente nella vita quotidiana dell’italiano medio, follia indagata spesso e quasi elemento caratteristico dei film di Verdone, che ritroviamo qui finanche nel titolo. Accompagnato in questa impresa dalla giovane Ilenia Pastorelli, alla sua seconda prova di attrice dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, Carlo Verdone è ormai in vetta alle classifiche fin dal debutto nelle sale. Nel mezzo del cammin di nostra vita… mi ritrovai in una benedetta follia Guglielmo Pantalei (Carlo Verdone) è un uomo di mezza età che, nel difficile momento del divorzio da sua moglie, cerca debolmente di riorganizzare la sua vita e si trova a fare i conti con la sua miserabile esistenza: un negozio di articoli religiosi e sacri ben avviato, ereditato da suo padre senza troppo entusiasmo, una ruggente motocicletta ferma in garage, antico cimelio di una giovinezza e di una spensieratezza che sembrano lontanissime, un matrimonio sfasciato dopo venticinque anni di vita comune. Un’esistenza neppure così tragica, ma grigia ed orribilmente piatta, priva di slanci e di stimoli, una vita di giorni che passano sempre uguali, senza lasciar nulla, che lentamente lo sta conducendo alla depressione. A strapparlo via dal torpore è la giovane e frizzante Luna (Ilenia Pastorelli), borgatara romana assunta come commessa nel negozio di Guglielmo e che, con i suoi abiti provocanti e privi della modestia che si addice al suo ruolo, si muove tra paramenti sacri e reliquie come un elefante in cristalleria. Una benedetta follia, che proverà, con l’entusiasmo e l’irriverenza della sua giovane età, a restituire un po’ di gioventù e di colore alla vita di un uomo che si accingeva a trascorrere una senilità all’insegna della rinuncia e del grigiore. Lo convince così ad installare un’app di incontri, grazie alla quale la donna gli organizzerà alcuni, folli appuntamenti al buio, che si risolveranno in scene di esilarante comicità, che indagano con ironico disincanto il fenomeno Tinder. Quello tra Guglielmo e Luna è l’incontro di due generazioni diverse e due modi differenti di concepire la vita, un uomo e una donna lontani per età, estrazione sociale e interessi, ma che troveranno l’uno nell’altra la via. Luna, una giovane sbandata, alle prese con un passato difficile che cerca di nascondere, ma che ancora la tormenta. Guglielmo è il classico protagonista verdoniano. Se nel passato è stato un giovane vivace, dinamico e spregiudicato, nel quale lo spettatore può facilmente riconoscere Ivano Vecchiarutti, il burino che Verdone era solito interpretare assieme a Claudia Gerini in Viaggi di nozze e altri film, oggi Guglielmo è un uomo profondamente insicuro, nostalgico e smarrito di fronte ai cambiamenti, che non riesce a trovare da solo la forza, dentro di sé, per dare una svolta alla sua vita e provare ad uscire dalla sua confort zone, sebbene sia esattamente questo […]

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Libri

Delitto al luna-park di Léo Malet, Burma torna in libreria

Nel novembre 2017 la Fazi Editore pubblica, per la collana Darkside, una riedizione di Delitto al luna-park (1957), giallo del narratore Léo Malet, maestro del noir francese al pari di Georges Simenon, autore delle avventure del commissario Maigret. Protagonista del romanzo di Malet è l’investigatore privato Nestor Burma, il cui esordio letterario avviene nel 1943 col romanzo 120, Rue de la Gare, primo di una lunga serie di racconti e di misteri. Tra questi, mini-serie in una serie più grande, ve n’è una dedicata ai misteri della città di Parigi: quindici racconti dedicati ognuno ad un arrondissement parigino, questo al dodicesimo. Delitto al luna-park, un nuovo caso per Nestor Burma In una calda giornata di maggio, l’investigatore privato Nestor Burma attende invano la sua segretaria Hélène alla stazione, di ritorno da Cannes. Un imprevisto le impedisce di raggiungerlo, e l’uomo, libero da impegni professionali, decide di trascorrere la giornata in giro per la città di Parigi. Entra in un luna-park, spinto dal desiderio di distendersi, avvinto e trascinato dai mille colori, dalle voci, dalle risate di un caldo pomeriggio di maggio. Di certo non immune al fascino femminile, Burma segue, rapito, una sconosciuta dalle gambe tornite sull’ottovolante, ma è ignaro di essere, a sua volta, osservato e pedinato: durante il giro in giostra, subirà un aggressione che metterà a repentaglio la sua vita.  Curioso incidente, considerando che, appena un anno prima, un incidente simile era costato caro ad una giovane, nello stesso luna-park. Alcuni elementi sono comuni a molti dei più grandi investigatori privati della letteratura: come Sherlock Holmes di Conan Doyle e Poirot di Agatha Christie, anche il Nestor Burma di Léo Malet si muove lontano dalle istituzioni ed è, inoltre, caratterizzato da uno spirito anarchico che forse lo avvicina maggiormente a Sherlock Holmes, rispetto al pacato e flemmatico Hercule Poirot. Come entrambi gli investigatori, anche Burma, di natura acuto e piuttosto diffidente, sembra non tenere in gran considerazione le opinioni della polizia, incaricata di seguire il suo caso: mentre questa gli intima di tenersene alla larga – non essendo, nei fatti, in servizio -, Burma non può tenere a bada il suo desiderio di condurre parallelamente le sue indagini, che lo porteranno in direzioni differenti e ben più lontano delle indagini ufficiali, svolte dalla polizia francese. Il suo apporto sarà, infatti, fondamentale per la risoluzione del caso e il lettore non potrà fare a meno di affezionarsi a questo anarchico investigatore che insegue le sue indagini quasi di nascosto, tra flirt e fumo di pipa, altro elemento caratteristico e quasi prototipico della letteratura noir. E lo sa bene Lèo Malet, che più volte ammicca al lettore di gialli, affamato di misteri, tratteggiato in alcuni punti quasi con aspetto caricaturale. Nello spazio circoscritto del XII arrondissement parigino, Burma sembra muoversi, col suo sarcasmo e il suo pragmatismo privo di ogni tatto ed eleganza, finanche espressiva, se non quando si tratta di parlare con una bella donna, con la grazia di un elefante in cristalleria: eppure sono proprio la sua carica esplosiva […]

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Cinema & Serie tv

The Greatest Showman, la magia del circo al cinema

Dal 25 dicembre è al cinema The Greatest Showman, per la regia di Michael Gracey, una meravigliosa commedia musicale che racconta la nascita del Greatest Show on the Earth, il sontuoso ed ammaliante circo P. T. Barnum, dal nome del suo fondatore, interpretato da Hugh Jackman. Il film, che ha già ottenuto tre nominations ai Golden Globes, vede finalmente la luce ed arriva sul grande schermo dopo sette anni di lavoro, in un’annata particolarmente proficua per il genere della commedia musicale, che sembra riemergere dalle sue ceneri, come una maestosa fenice. La colonna sonora, rilasciata all’inizio del mese di dicembre, è ad opera dei compositori Justin Paul e Benji Pasek, reduci dal recente successo conosciuto con La La Land: successo che ha tutte le carte in regola per esser replicato con The Greatest Showman. The Greatest Showman: sognare in grande è possibile A million dreams, citando uno dei brani più belli del film, è quello che P. T. Barnum si impegna a realizzare, per sé e per la sua famiglia. Ma non soltanto: nel circo, egli prova a stupire ed ipnotizzare l’enorme pubblico che ogni giorno cerca nel suo spettacolo la via di fuga alla grigia quotidianità, trovandola nel magico mondo del circo, gioia e festa per gli occhi e per l’animo di grandi e piccini, universo incantato popolato da animali esotici, illusionisti, acrobati, trapezisti e freaks, creature insolite da vedere, come nani e donne barbute: uomini e donne fino a quel momento vissuti ai margini della società adesso cantano e si esibiscono insieme sul palco scenico, sfidando il giudizio dei benpensanti. Quello di Barnum è il circo degli eguali, dove il bianco può danzare assieme al nero, la donna barbuta può essere, almeno per una sera, la prima donna, regina della scena, il nano può indossare una rispettabile divisa da condottiero e condurre in parata una sfilata di magnifici cavalli bianchi. Siamo nell’America del XIX secolo. P.T. Barnum è l’umile figlio di un sarto, bambino curioso e dalla fervida fantasia, che non verrà stroncata da un’infanzia dai contorni dickensiani: rimasto orfano e senza un posto dove stare, troverà l’ancora di salvezza in un impiego presso una compagnia di navigazione, che gli permetterà di guadagnare abbastanza da poter chiedere in sposa Charity (Michelle Williams), ragazza di buona famiglia della quale egli era innamorato dai tempi in cui, con suo padre, si recava presso la sua famiglia a prendere ordinazioni sartoriali. I due vivranno insieme a New York una vita umile ma dignitosa, caratterizzata dall’armonia familiare e dal costante desiderio di Barnum di regalare a sua moglie una vita degna di quella che conduceva con i suoi genitori, e alle sue figlie un’infanzia più serena della sua. Il momento della svolta avverrà, paradossalmente, quando Barnum perderà il lavoro, a seguito della bancarotta della compagnia di navigazione: con una rischiosa operazione finanziaria, riuscirà a convincere la banca a concedergli un prestito tale da permettere la costruzione del circo che, dopo un iniziale momento di crisi, conoscerà fama mondiale, grazie alle sue straordinarie attrazioni e […]

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Cinema & Serie tv

Assassinio sull’Orient Express, Poirot torna al cinema

Dal 30 novembre torna al cinema in Assassinio sull’Orient Express il celebre investigatore Hercule Poirot, nato dalla penna di Agatha Christie, la più grande giallista del ventesimo secolo, riletto da Kenneth Branagh, che nella pellicola interpreta magistralmente l’investigatore belga dai lunghi baffi e dall’intuito infallibile. L’Orient Express è un treno da cui i lettori -adesso anche spettatori- non scendono mai: a 41 anni dalla morte della scrittrice, Assassinio sull’Orient Express è ancora il suo titolo più venduto e senza dubbio uno dei più riusciti, la cui nuova trasposizione cinematografica registra già un ottimo esordio al botteghino. Assassinio sull’Orient Express: la morte viaggia in prima classe “Ha un suo fascino un groviglio di estranei, costretti insieme per giorni, con nulla in comune a parte il bisogno di recarsi da un luogo ad un altro, che non si rivedranno mai più.” – dal trailer Istanbul, 1934. L’Orient Express è stato un treno che collegava Parigi a Istanbul: luogo d’incontri, di viaggi, di storie che s’incontrano e si passano accanto, senza mai toccarsi. O quasi mai. Sarà questo treno a fare da sfondo alle intricate vicende di dodici sconosciuti che non dimenticheranno facilmente questo viaggio. Hercule Poirot, di ritorno nella sua Londra da un viaggio in Israele, affitta per sé una cabina sul lussuoso treno, dotato di ogni comfort e pronto a soddisfare ogni necessità dei suoi passeggeri, tra legni pregiati, comodi sofà, cocktail e banchetti per palati fini. Suoi compagni di viaggio saranno un’eterogenea compagnia: una vedova a caccia di marito, un fisico austriaco, un medico ispanico, un antiquario truffaldino e il suo segretario, un maggiordomo, un’anziana principessa e la sua governante, una missionaria, una coppia di conti. La moltitudine e varietà dei personaggi offre occasione per presentare un cast d’eccellenza, che comprende Johnny Depp, Penelope Cruz e Michelle Pfeiffer. Il piacevole viaggio si trasforma in un incubo quando una tempesta di neve causa una sosta forzata nei Balcani: sarà questo il set ideale, ristretto e circoscritto, per le indagini di Hercule Poirot, che si riveleranno necessarie quando, nel cuore della notte, verrà assassinato con efferati colpi di pugnale uno dei passeggeri. Sospettati, tutti gli altri: nessun altro sarebbe potuto entrare o uscire dal treno, bloccato dalla tempesta su un binario a strapiombo sui Balcani. Il Poirot di Kenneth Branagh riprende fedelmente il Poirot di Agatha Christie: riprende le manie ossessivo-compulsive del singolare investigatore, infastidito da una cravatta allentata o da un granello di polvere e altrettanto metodico e scrupoloso nel lavoro, ma porta in scena soprattutto quell’interesse così spiccato per la natura umana in tutte le sue sfaccettature, affinché chi vive e conosce ogni giorno il crimine non perda la facoltà di riconoscerlo e di riconoscere il bene, nonché una spiccata curiosità e uno straordinario istinto, che lo portano sempre a capo dei misteri apparentemente più irrisolvibili. Il segreto del suo successo? Ordine, metodo e celluline grige. La facoltà dell’anziano investigatore di riconoscere il bene e il male verrà messa a dura prova, in Assassinio sull’Orient Express, quando, una volta rivelate […]

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Teatro

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical

La Principessa Sissi al Palapartenope: il musical. Il 25 e 26 novembre la Compagnia Corrado Abbati, in collaborazione con Alessandro Nidi, porta in scena il musical Principessa Sissi al Palapartenope di Napoli, incentrato sulla figura della ben nota principessa Sissi, Elisabetta di Baviera, sposa di Francesco Giuseppe d’Asburgo e Imperatrice d’Austria, che ha incantato il mondo intero e ispirato adattamenti teatrali e cinematografici, come i film con Romy Schneider, e finanche una serie animata. Il musical è una riscrittura della storia d’amore fra la giovane principessa e suo cugino Franz, imperatore d’Austria, e racconta le peripezie che condurranno la principessa bavarese sul trono. Melodie romantiche, arie a tratti liriche, danze tradizionali ed intermezzi comici si mescolano sul palco, a comporre uno spettacolo ricco e godibile, appassionante e divertente. La Principessa Sissi al Palapartenope: l’amore trionfa alla corte di Vienna La scena si apre in Baviera, dove il duca Max di Baviera (Corrado Abbati), uomo alla mano, semplice e cordiale, a dispetto di ciò che ci si aspetterebbe dal suo lignaggio, cresce le sue due figlie Elena, detta Nené (Antonietta Manfredi), ed Elisabetta, detta Sissi (Cristina Calisi), all’aria aperta, in armonia con la natura e abituate a seguire la legge del proprio cuore, più che la rigida etichetta di corte. Nel frattempo a Vienna l’arciduchessa Sofia (Lucia Antinori) s’impegna a trovare una degna sposa a suo figlio, il giovane Francesco Giuseppe (Francesco Bertoni), imperatore d’Austria. La scelta dell’austera regnante ricadrà sulla nipote bavarese Nené, figlia primogenita del duca Max, beneducata, mite ed assennata come si conviene ad un’imperatrice. L’arciduchessa organizzerà dunque un incontro tra suo figlio, la zia Louise (Antonella Degasperi) e le due belle cugine a Ischl, residenza estiva nella quale l’imperatore avrebbe festeggiato il suo compleanno, incontro finalizzato ad un fidanzamento ufficiale con la prima che, emozionata ed agitata all’idea di esser stata scelta per diventare sua sposa, è tesa all’idea dell’incontro col cugino che non incontra da anni, cugino che è ormai imperatore d’Austria. Tuttavia Franz, contrario alle mire materne e ben più propenso a scegliere da sé la propria sposa, s’innamora, ricambiato, della ben più spontanea ed esuberante Sissi, cugina minore, del tutto allergica alla rigida etichetta di corte e ben più a suo agio tra i boschi e in mezzo ai divertimenti semplici cui era abituata in Baviera, incontrandola un giorno nel bosco, senza conoscerne l’identità. Colpi di scena e forti passioni irrompono alla corte di Vienna quando Francesco Giuseppe scoprirà l’identità della bella fanciulla di cui è innamorato, dichiarazione d’amore che vedrà Sissi combattuta tra seguire il proprio cuore e lasciarsi trasportare dai propri sentimenti, obbedendo ciecamente all’amore che lei stessa prova per il cugino, e il timore d’infrangere il sogno dell’amata sorella, senza il sostegno della quale Sissi sa di non poter essere mai davvero felice, seppur riuscisse a coronare il suo sogno d’amore. Come in una favola -e, in effetti, la storia d’amore tra la principessa Sissi e Francesco Giuseppe è passata alla tradizione popolare come una favola- , l’intrigo si risolverà da sé, […]

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Teatro

Sei personaggi in cerca d’autore al Mercadante

Quest’anno il teatro Mercadante di Napoli ospita, dal 25 ottobre al 12 novembre e con la regia di Luca De Fusco, uno dei testi teatrali chiave del Novecento: Sei personaggi in cerca d’autore, di Luigi Pirandello, autore emblematico di un secolo tra incertezze e repentini cambiamenti, in cui tutto è in discussione. L’opera, realizzata negli anni ’20, non incontrò il favore del pubblico, per il suo carattere decisamente innovativo, che rompe gli schemi classici della rappresentazione teatrale e porta sulla scena con tutta la sua forza il metateatro, disintegrando lo spazio teatrale, senza più confini col reale. Sei personaggi in cerca d’autore, tra finzione e realtà La scena si apre su di un palcoscenico in allestimento, dove una compagnia di attori si accinge a provare un’opera di Pirandello stesso, Il giuoco delle parti, ignara del reale giuoco delle parti che sta per svolgersi di lì a poco sotto gli increduli occhi degli attori e del Capocomico (Paolo Serra). D’un tratto irrompono sulla scena sei personaggi, che affermano di essere in cerca d’autore, in cerca di qualcuno che possa permetter loro di portare sulla scena il loro dramma familiare.  Portatori di una realtà più vera ed immutabile della vita stessa, i personaggi sono distinti dagli uomini anche nel colore. Come fotografie d’epoca, in bianco e nero, i Sei personaggi in cerca d’autore si stagliano sullo sfondo portando alla luce un fardello che, di fatto, è reale ed immutabile come una fotografia: né il tempo la scalfisce o la muta, né è possibile replicarla fedelmente, così come sarà impossibile alla compagnia di attori replicare il dramma dei Sei personaggi senza tradirne l’essenza, per come questi la sentono, senza tramutarlo in qualcos’altro, qualcosa che i Sei personaggi sentono come lontano, estraneo ed artificioso. Il loro dramma è quello di un Padre (Eros Pagni) che, decisosi ad abbandonare sua moglie (Federica Granata) per permetterle di sposare un altro uomo, a suo giudizio più adatto a lei, la allontana finanche da suo figlio (Gianluca Musiu) e ne perde le tracce, ritrovandole soltanto quando questa, vedova e con tre figli, bussa alla sua porta per cercare aiuto, ignara del fatto che la Figlia Maggiore (Gaia Aprea) si era già venduta a quell’uomo, senza sapere chi fosse, per sostenere la madre ed i fratelli minori (Silvia Biancalana e Maria Chiara Cossia) in grosse difficoltà economiche. Lo stesso uomo che, seppur avendo ripudiato sua moglie, continuò per lungo tempo ad osservarne la vita da lontano e i figli crescerne, fino al di lei trasferimento, spiando perfino la più grande delle figlie di sua moglie all’uscita dalla scuola, bambina dalle lunghe trecce che è oggi donna e che reca dentro di sé la traccia della vergogna. Quella portata sulla scena dai Sei personaggi in cerca d’autore è una storia di dolore e miseria irriducibile nella rappresentazione scenica degli attori, perché più vera del teatro, più vera degli uomini stessi, che non riescono a portarla in scena fedelmente e tale e quale i Personaggi la sentono perché imprigionati nella mutezza del loro essere uomini, […]

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Food

Bell e Kavr apre a via Duomo, nel cuore di Napoli

La nota rosticceria e friggitoria napoletana Bell e Kavr, perla della tradizione street food partenopea, fa il bis, e non soltanto per la bontà dei suoi prodotti. Il 2 ottobre alle ore 12 si è tenuta l’inaugurazione del nuovo punto vendita di Bell e Kavr nel cuore di Napoli, in via Duomo 248, punto strategico ad angolo con via San Biagio dei Librai. La prima sede, in via Portamedina, nella Pignasecca, si è già distinta per lo straordinario connubio di qualità, tradizione ed innovazione, vero e proprio santuario dello street food e tappa obbligata per i tantissimi frequentatori abituali di Montesanto. Bell e Kavr tra tradizione ed innovazione Il nuovo punto vendita, situato ad angolo tra San Biagio dei Librai e via Duomo, presenta due invitanti vetrine: quella che affaccia su via Duomo offre gli straordinari prodotti di rosticceria e frittura a cui siamo già abituati. Troviamo infatti la classica pizza a portafoglio, arancini, crocchè di patate e frittatine di pasta dalla doratura perfetta, sia nella versione classica, sia con pasta e patate o besciamella, carne trita e piselli, sia in altre varianti rivisitate con tocco gourmet – come le fantasiose miniporzioni di frittatine di pasta decorate con pomodorini e scaglie di parmigiano, o con zucchine alla scapece -, riscoperta dei sapori tradizionali della cucina napoletana in un’intrigante versione street food che mescola tradizione ed innovazione in ricette gradevoli alla vista, oltre che al palato e all’olfatto, continuamente sollecitati dal profumo di prodotti che, per l’appunto, si presentano come il nome del locale promette: Bell e kavr. La vetrina che affaccia invece su San Biagio dei Librai presenta una novità, l’Officina della Tradizione, un angolo in cui verranno preparate le colazioni con prodotti freschi, salumi e formaggi tipici affettati al momento, tutto di altissima qualità, come l’Auricchio nero e il prosciutto crudo di Norcia, ma anche mozzarella di bufala e legumi di vario tipo. Ad attendere i clienti, oltre alla consueta qualità, un ambiente giovane e accogliente e personale cortese e sorridente, che renderà il pasto un’esperienza piacevole sotto ogni punto di vista. Non resta che augurare in bocca al lupo alla grande famiglia di Bell e Kavr per questa nuova avventura e far presto visita al nuovo punto vendita.

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Attualità

Il quartiere Soccavo contro la nuova antenna telefonica

Dal mese di agosto il quartiere Soccavo, della periferia occidentale napoletana, lotta contro l’installazione di un’antenna telefonica sul tetto di un edificio nel Parco Primavera, di via Giustiniano, una zona ad altissima densità di popolazione. Il 20 settembre, Soccavo scende in piazza per difendere il proprio diritto alla salute e il rispetto delle normative relative all’installazione di ripetitori, le cui onde risultano, nel tempo, fortemente nocive, laddove proprio in queste ore sta sorgendo un’antenna che mina la serenità e la salute di tutti. Antenna telefonica in un centro abitato: un serio rischio per la salute di Soccavo I primi sopralluoghi per l’installazione dell’antenna di base radio per telefonia mobile sono avvenuti nelle prime settimane del mese di agosto, ma solo negli ultimi giorni sono incominciati i lavori per l’effettiva installazione, vissuta dai soccavesi come una tragica realtà. Vivo e forte è lo sdegno e la disapprovazione degli abitanti del Parco Primavera, di via Giustiniano e del quartiere Soccavo intero, che ha visto con orrore concretizzarsi un serio rischio per la salute di tutti. “Noi ci opponiamo a questa costruzione. Impensabile che si possa installare qui un’antenna telefonica. In questo parco vivono persone ancora in chemioterapia e il parco giochi adiacente è frequentato da molte famiglie con bambini. Saremo costretti a vendere gli appartamenti in cui viviamo.” dichiara un’abitante del Parco Primavera, e aggiunge: “Non ci sembra corretto che questa decisione sia stata presa dagli abitanti del palazzo senza prima interpellare il resto del parco”. Nella mattinata del 20 settembre, vediamo protestare madri e padri di famiglia, preoccupati per l’avvenire e la salute dei loro figli, timori che sembrano esser confermate dalle parole di Pina Tommasielli, di Medici per l’ambiente e che, purtroppo, ad oggi non trovano alcuna risposta nelle istituzioni. “L’Agenzia Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) classifica le onde elettromagnetiche ad alta intensità come potenzialmente cancerogene. In questi casi, vige il principio di cautela. In una zona che sia densamente abitata, dove sorgono case, uffici e scuole, non è opportuno inserire elementi potenzialmente nocivi, com’è chiaramente sancito dalla carta di Maastricht.” I potenziali danni del ripetitore saranno percepiti non nell’immediato ma nel tempo, con danni riscontrabili negli anni a seguire. Ancora una volta, si assiste al dramma tutto italiano delle popolazioni abbandonate di fronte al rischio, impotenti ed incapaci di mettervi un freno, senza i dovuti monitoraggi ambientali e sanitari. Popolazioni che, però, non si arrendono, ma scendono in piazza per una giusta lotta, perché nessun bene è più prezioso della salute.

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Teatro

Oscar W a San Domenico Maggiore per Vissi d’Arte

Oscar Wilde al teatro: celebre autore irlandese di fine Ottocento, poeta, drammaturgo e romanziere, dandy, esteta. Personalità enigmatica e brillante, ha fatto dell’arguzia nelle parole e della spregiudicatezza nell’agire i suoi caratteri distintivi, che ne hanno fatto uno dei personaggi più discussi della sua epoca. La rassegna Vissi d’Arte, realizzata dal TRAM di Napoli, ha già abituato il pubblico, nelle scorse sere, a vedere l’arte catapultarsi sulla scena in tutta la sua concretezza. Abbiamo visto note opere pittoriche prendere vita e raccontarci la loro storia e splendide rivisitazioni in chiave teatrale di arti figurative. Ma pochi personaggi, al pari di Oscar Wilde, hanno saputo fare della propria vita -citando Gabriele D’Annunzio- un’opera d’arte. Straordinaria opera d’arte è Oscar W, pièce teatrale di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, portata in scena il 3 settembre al Convento di San Domenico Maggiore, per la rassegna Vissi d’Arte. Oscar Wilde al teatro Oscar W: una vita tra genio e sregolatezza, ascesa e declino A vestire i panni di Oscar Wilde è Mariagrazia Torbidoni, che con il suo trasformismo e la sua irresistibile mimica incarna il genio dalla conversazione brillante e il vissuto scandaloso, la grande vittima dell’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana, che prepotentemente s’impone sulla scena con la forza evocativa delle sue stesse parole, estrapolate dalle sue opere, in un lungo monologo. D’altronde, quali parole mai potrebbero raccontarlo meglio di così? Si incontra sulla scena il drammaturgo, convinto che il teatro trarrebbe giovamento dalla mancanza degli attori e che la critica teatrale più utile sia quella che non si fa. L’esteta, che fa del bello la sua unica religione. L’abile  e brillante comunicatore, in grado di intrattenere, ammaliare e atterrire, allo stesso momento, l’interlocutore. L’amante generoso, che sacrifica finanche sé stesso. L’amante assassino, perché ognuno uccide l’oggetto del suo amore, come il pittore Basil Hallward che, involontariamente, col ritratto di Dorian Gray uccide e corrompe l’anima del giovane di cui è innamorato. L’uomo fragile, che può resistere a tutto, tranne che alla tentazione. Quella raccontata in Oscar W è la parabola di una vita tra ascese e rapidi declini, luci ed ombre: l’artista innalzato a tal punto dal pubblico, che lo acclama e disprezza insieme, rapidamente cade, affossato dalle critiche di una società oscurantista. Si ripercorre così sulla scena la tormentata storia d’amore con Alfred Douglas, ostacolata dal padre di questi, che denuncerà l’artista, costretto a scontare il reato di sodomia con la pena carceraria. A prendere parte al processo che vedrà Oscar Wilde condannato all’abisso è il pubblico stesso, improvvisamente catapultato nella finzione di una trasmissione televisiva: inquietante monito di quanto la notorietà possa facilmente innalzare ed affondare un uomo sotto gli occhi della società tutta. Attraverso un vorticoso intreccio di eventi e personaggi che appartengono tanto alla vita quanto alle opere – frequenti le citazioni ed i riferimenti al celebre romanzo Il Ritratto di Dorian Gray -, lo spettatore verrà trascinato nella vita di un’artista che è essa stessa arte e sa riscoprire tra le righe delle sue opere la traiettoria esistenziale dell’artista. Oscar Wilde […]

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Libri

Harry Potter: due nuovi libri il prossimo autunno

Se il 2016 è stato un anno ricco di novità per i Potterheads di tutto il mondo, con l’uscita del primo capitolo della nuova trilogia di Animali Fantastici e il debutto teatrale di Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, non si può dire nulla di meno del 2017. Quest’anno cade infatti il ventesimo compleanno di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della saga firmata da J.K. Rowling (e ricordiamo anche il tour di cine-concerti a tema, approdato in Italia proprio quest’anno), ed è stato annunciato un film intero sul personaggio di Lord Voldemort, oltre ad essere previste le riprese del secondo capitolo di Animali Fantastici (nelle sale nell’autunno 2018). Quanto all’autunno 2017, trapelano emozionanti novità: in ottobre, alla British Library di Londra, verrà inaugurata la mostra A History of Magic, dedicata al magico mondo di Harry Potter e aperta fino al febbraio 2018. In occasione della mostra, la casa editrice britannica Bloomsbury pubblicherà due nuovi libri dedicati al celebre mago. Di cosa tratteranno i due nuovi libri di Harry Potter? I due nuovi libri di Harry Potter non saranno veri e propri nuovi capitoli della saga, quanto piuttosto approfondimenti al mondo magico, argomenti meno frequentati, verso cui i fan più appassionati però possono nutrire curiosità, come sono già stati i volumi Il Quidditch attraverso i secoli, Le Fiabe di Beda Il Bardo e Animali Fantastici e Dove Trovarli, che differisce totalmente dal film, tutti editi Salani. I due libri saranno infatti intitolati Harry Potter: A History of Magic, the book of exhibition (Harry Potter: Storia della Magia, il libro della mostra) e Harry Potter: a Journey through the History of Magic (Harry Potter: un viaggio attraverso la Storia della Magia). Nonostante i titoli simili, i due volumi si presentano molto diversi fra loro. Il primo s’incentra totalmente sulle materie di studio alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, come l’arte di preparare pozioni o di predire il futuro attraverso la Divinazione, la Trasfigurazione e gli Incantesimi, ma anche la Storia della Magia e la Difesa contro le Arti Oscure. Il secondo volume, invece, tratterà più approfonditamente la storia del mondo magico, attraverso eventi e tappe significative, e presenterà interessanti curiosità circa l’antica stregoneria, le creature magiche e le leggende legate alla magia.

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Libri

Il mio nemico mortale di Willa Cather

Quest’anno la Fazi Editore ha pubblicato il breve ma intenso romanzo di Willa Cather (1873-1947), vincitrice del Premio Pulitzer, Il mio nemico mortale, precedentemente edito Adelphi, affascinante spaccato di vita di un’alto borghese caduta in disgrazia, raccontato da una giovane amica, Nelly, che è cresciuta nel mito della ricca e spregiudicata Myra Driscoll. E quello di Myra Driscoll è davvero un mito, quello di una gioventù esemplare per spirito di ribellione e forza d’animo: ricca ereditiera, la giovane Myra abbandona lo zio e tutte le sue ricchezze per inseguire il suo sogno d’amore, incarnato dall’affascinante Oswald Henshawe, totalmente sprovvisto del senso degli affari. Il gesto audace e romantico dell’intraprendente Myra diventa presto una leggenda presso famiglia e amici, tanto da fare della donna, nell’immaginario collettivo, il simbolo di una perfetta felicità coniugale e di una ricerca della felicità che sfida le convenzioni sociali e le differenze economiche. Il mio nemico mortale, un sogno che s’infrange Nelly è molto giovane e carica di aspettative quando incontra per la prima volta Myra, dopo averne sentito a lungo parlare dalla sua famiglia. Prova un misto di curiosità e soggezione in presenza di questa colta e abile comunicatrice, così diversa dal marito, che appare un uomo banalmente ordinario. Con un’ombra di delusione scopre, però, che il matrimonio da favola che immaginava e su cui tanti racconti avevano ricamato, non è diverso da un qualsiasi altro matrimonio: lapidarie sono le parole di sua zia che, quando la giovane le chiede se la coppia fosse felice, risponde che si tratta di una coppia felice come la maggior parte della gente. Crolla in questa frase il mito di un’amore folle e irrazionale, di un’incontrollabile felicità, che non è scalfita dalle difficoltà economiche che la coppia affronta né dagli anni che passano: Myra e Oswald appaiono il perfetto ritratto di una coppia alto-borghese caduta in disgrazia, che tende, più che altro, alla reciproca sopportazione e, da parte soprattutto di Myra, a rimproveri e accuse nei confronti del coniuge, definito nemico mortale.   Ma nemico mortale non è solo il coniuge: è anche il demone dell’insoddisfazione, insito nella donna, che la fa sentire inadatta alla vita che vive e in perenne ricerca di qualcosa di più. Lo stesso demone che l’aveva spinta ad abbandonare le ricchezze familiari quando era una giovane aristocratica viziata ed annoiata, alla ricerca di nuove avventure con un giovane di diversa estrazione sociale. Lo stesso demone che ogni giorno le rinfaccia questo errore e nega la felicità e la spensieratezza dei primi anni, prima che la monotonia ed i problemi economici prendessero il sopravvento. S’incrina negli anni un rapporto, nato dalla leggerezza tipica della giovinezza, di fronte ai problemi concreti della quotidianità: è la donna a rinfacciare al marito la sua totale mancanza di concretezza e abilità pratica, la sua inettitudine, mentre a sé stessa adduce frivolezza, materialismo e un perenne senso d’insoddisfazione. Il mio nemico mortale è il racconto del declino di un matrimonio che aveva fatto scalpore proprio perché esempio di un amore fuori dal […]

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Attualità

Matematica: nessuno vuol più insegnarla

La matematica è da sempre la bestia nera degli studenti italiani: ma a quanto pare essa continua a spaventare questi studenti quando, una volta adulti, compiono le loro scelte e s’immettono nel mondo del lavoro. Essa sembra non attirare più neppure i professori, o almeno non abbastanza professori da coprire le quattromila cattedre vuote in tutta Italia. Nessuno sogna più di diventare insegnante di matematica. Il problema si avverte principalmente alle scuole medie, dove le cattedre restano vuote in tantissime regioni italiane, soprattutto al Nord, e neppure i vincitori del Concorso Scuola 2016 riusciranno a colmare questa assenza: si calcola che saranno pronti a ricoprire il ruolo un numero di docenti di matematica che copre appena la metà delle cattedre vuote. Cattedre di matematica vuote: le cause Sono molteplici le cause che hanno portato a questo allarmante abbandono di massa della docenza da parte dei laureati in matematica e discipline scientifiche affini, devastante crollo numerico del quale risentiranno, ancora una volta, gli studenti italiani, costretti alla preparazione discontinua di supplenti, che per altro non sarà neppure così facile trovare: i bocciati al concorso superano, in gran parte delle regioni italiane, i promossi. In Lombardia per matematica e scienze alle medie i promossi sono stati 372 per 915 posti, in Piemonte sono stati 234 su 552 posti, in Toscana e in Sardegna 39 su rispettivamente 197 e 99 posti. Il problema agita presidi e sindacati. Si esprime a riguardo il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: “La mancanza di alcune professionalità nella scuola è anche il frutto dello svilimento, negli anni, del valore della docenza dovuto alla scarsa attenzione che c’è stata nei confronti del sistema di istruzione, sia in termini di investimenti, che di capacità di visione.” Di certo oggi la scuola non è più il porto sicuro che è stata in passato e sono sempre meno i giovani col sogno dell’insegnamento e della cattedra, che oggi sembra lontana e irraggiungibile come non mai. Agli aspiranti docenti vien ricordato, fin dagli anni universitari, che quello dell’istruzione è ormai un mondo saturo, incapace di assorbire le nuove leve. Vengono mostrate agli aspiranti docenti le privazioni, i sacrifici cui ci si espone se si intraprende una strada che oggi è definita rischiosa e spesso diretta al precariato. Ma, se per le facoltà umanistiche resta ancora una larga fetta di studenti interessata all’insegnamento, non si può dire lo stesso per quelle scientifiche, in cui gli studenti desiderano lavorare nella ricerca o nell’impresa, allettati anche da guadagni e condizioni lavorative probabilmente più gratificanti di quelle che otterrebbero come insegnanti. Il mercato del lavoro, e soprattutto quello della ricerca, sottrae i matematici alla docenza e, se non si può costringere nessuno ad intraprendere una carriera che non desidera, bisogna comunque notare le allarmanti conseguenze di questo fenomeno. Giorgio Bolondi, ordinario di Matematica alla Libera Università di Bolzano, osserva le responsabilità che l’istituzione universitaria ha in questo fenomeno: “L’università deve farsi carico del problema: non laureiamo abbastanza matematici, i nostri corsi di laurea vedono ancora l’insegnante come un sottoprodotto […]

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Concerti

Alvaro Soler in concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata di sabato 22 luglio l’ETES Arena Flegrea di Napoli ha ospitato per il Noisy Naples Fest il cantautore spagnolo Alvaro Soler, in vetta alle classifiche estive ormai da due anni con i singoli El mismo sol e Sofia, e di recente con Yo contigo, tu conmigo. Quest’ultimo singolo farà parte della colonna sonora del film d’animazione Cattivissimo Me 3, nelle sale italiane dal 24 agosto. Indiscusso protagonista delle radio, il giovane cantautore non si è limitato a questo: ha infatti partecipato come giudice alla scorsa edizione del talent show televisivo X-Factor, dove ha conquistato il pubblico italiano, questa volta in veste di giudice, con la sua professionalità, portando al successo il gruppo dei Soul System. Alvaro Soler ha scelto il capoluogo partenopeo come unica tappa meridionale del suo Summer Tour 2017, successo annunciato, dopo i quattro sold out delle tappe invernali a Roma e Milano. Nella data napoletana, il cantautore ha presentato i celebri singoli e brani dell’album Eterno agosto (2015), disco oro in Italia, incontrando l’entusiasmo e il calore delle giovani fans partenopee. Musica e divertimento sotto le stelle con Alvaro Soler Alvaro Soler appare come il classico ragazzo della porta accanto, dal viso pulito e l’abbigliamento informale. È nella sua energia e nel sorriso coinvolgente che risiede il segreto del suo successo, ma soprattutto nella forza comunicativa della sua musica e, più in generale, della sua persona. L’impressione che si ha assistendo ad un concerto di Alvaro Soler è quella di partecipare ad una festa tra amici, dove tutti si conoscono e vi è una certa sintonia tra i partecipanti. Palpabile la complicità tra l’artista e la talentuosa band che lo accompagna, ma anche tra questi e il pubblico, che partecipa all’esibizione e ne è parte integrante, invitato a cantare e ballare assieme agli artisti sul palco, a godere tutti insieme di una serata di leggerezza e benessere, spensieratezza e libertà. Quella offerta da Alvaro Soler e dalla sua band è stata una serata estiva di puro divertimento, in un’atmosfera gioiosa e leggera, con musica allegra e ballabile sotto le stelle, che non risulterebbe fuori posto in una festa in spiaggia ma che riesce, invece, a trasportare il pubblico con la mente e con il cuore alle vacanze e alle calde notti d’agosto in cui tutto sembra possibile.

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Cinema & Serie tv

Harry Potter: Voldemort torna al cinema?

Mentre i Potterheads – i fans della saga di Harry Potter – di tutto il mondo aspettano il sequel di Animali fantastici e dove trovarli, le cui riprese inizieranno nel mese di luglio, giunge inaspettata una straordinaria notizia, annunciata perfino da un trailer: un film interamente dedicato alla figura di Lord Voldemort, il più grande mago oscuro di tutti i tempi. Il rilascio del trailer ha visto i fan in visibilio. Mille sono i quesiti fin ora senza risposta, e altrettante sono le ipotesi sollevate. Ma facciamo un po’ di chiarezza tra le informazioni fin ora pervenute. Voldemort: Origins of the Heir Il titolo del film sembrerebbe essere Voldemort: Origins of the Heir e tratterà la storia personale del Signore Oscuro. In Harry Potter e il Principe Mezzosangue viene infatti rivelato che, lasciata la scuola, Tom Riddle – il nome che si nasconde dietro lo pseudonimo di Lord Voldemort – è sparito dalla circolazione per alcuni anni, riapparendo completamente mutato, con un nuovo nome, dei seguaci e nuovi, inquietanti poteri. Il film farà luce su ciò che è davvero avvenuto in questi anni e che Albus Silente, accompagnato da Harry nel percorso di ricerca e distruzione degli Horcrux, ha ipotizzato. «Cosa ha portato Tom Riddle a diventare Lord Voldemort? Cosa è successo in quegli anni e cosa è davvero successo ad Hogwarts quando è tornato? Ci sono alcuni aspetti che non sono stati trasposti e molti che non sono stati detti. Questa è la storia che vogliamo raccontare: la storia del Signore Oscuro prima di Harry Potter e la sua prima sconfitta.» si può leggere nella descrizione del sito del film. Nel trailer vedremo Grisha McLaggen (personaggio originale, erede di Godric Grifondoro), indagare sulla morte di Hepzibah Smith, dalla cui Coppa di Tassorosso Tom Riddle ricaverà uno dei suoi Horcrux. Le indagini sulla morte dell’anziana strega condurranno Grisha al misterioso ed ammaliante Tom Riddle. Sono molti i fans delusi dall’esito cinematografico di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, illuminante sesto romanzo della saga, fondamentale per comprendere il vissuto personale di un personaggio complesso ed enigmatico come Lord Voldemort e per conoscerne i punti deboli. Per ragioni di tempo, il film ha tagliato molti passaggi fondamentali, a scapito di una riuscita più fedele al romanzo e in linea con la storia. È proprio nel cuore dell’affezionato fandom di Harry Potter che nasce l’idea di un film tutto su Lord Voldemort e, per la precisione, da un gruppo di Potterheads italiani: Gianmaria Pezzato, Stefano Prestia, Davide Panizza e Simona Panza. Il film non è basato, infatti, su nessuno script rilasciato da J.K. Rowling né è stato realizzato dalla Warner Bros, casa cinematografica che detiene i diritti della saga. Il film è stato quindi prodotto dalla casa di produzione indipendente Tryangle Film. Stando ad alcune indiscrezioni, pare che i giovani produttori abbiano incontrato alcune difficoltà in merito al copyright con la Warner Bros, ma che queste siano state risolte con l’autorizzazione a diffondere il film su YouTube. Non resta che aspettarne il rilascio.

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Concerti

Harry Potter e la Pietra Filosofale in cine-concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata del 2 giugno l’Arena Flegrea di Napoli ha chiamato a raccolta tutti i Potterheads campani per assistere alla proiezione di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della fortunatissima saga ideata da J.K. Rowling, in cine-concerto. Sul palco, 84 musicisti dell’acclamata Orchestra Italiana del Cinema, diretti da Justin Freer, hanno eseguito dal vivo la colonna sonora del premio Oscar John Williams, in contemporanea con la proiezione del film su uno schermo ad alta definizione, con i dialoghi in italiano ed i sottotitoli. L’evento rientra tra quelli proposti dal Noisy Naples Fest all’Arena Flegrea. Harry Potter e la Pietra Filosofale: il cine-concerto La proiezione, musicata dal vivo, di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della serie, nominato per ben tre premi Oscar, tra cui quello per la Migliore Colonna Sonora Originale al 74° Academy Award, segna la prima tappa della Harry Potter Film Concert Series, un tour mondiale di cine-concerti promosso da CineConcerts e Warner Bros. Il tour, già presentato al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel mese di maggio e nei maggiori teatri del mondo, sta riscuotendo successo e collezionando sold-out ad ogni data e si propone di realizzare e portare in giro le colonne sonore degli altri film entro la fine del 2018. Complice la limpida serata piena di stelle e l’atmosfera dell’Arena Flegrea, illuminata dal solo schermo e da poche torce, l’esecuzione dal vivo della colonna sonora di Harry Potter e la Pietra Filosofale, che ha accompagnato l’intera proiezione del film, ha trasportato il pubblico nel magico universo del maghetto più famoso, in una dimensione tutta nuova di totale comunione con la storia narrata: quella di un ragazzino, Harry Potter (Daniel Radcliffe), che, nel giorno del suo undicesimo compleanno, scopre di essere un mago ed inizia così a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove vivrà mille straordinarie avventure in compagnia degli amici Ron Weasley (Rupert Grint) ed Hermione Granger (Emma Watson), in perenne lotta contro il male, incarnato da Lord Voldemort, il mago oscuro che ha ucciso i suoi genitori e gli ha inflitto la cicatrice a forma di saetta che ha sulla fronte. Fin dalle prime, conosciute note di Hedwig’s Theme, la premiata colonna sonora di John Williams, eseguita dalla talentuosa Orchestra Italiana del Cinema, ha saputo coinvolgere il pubblico e sottolineare con maggiore o minore intensità ogni momento della storia proiettata in contemporanea, dando enfasi ai dialoghi e alle scene, sperimentando un nuovo modo di fare spettacolo e offrendo un diverso tipo di interazione con la storia, l’ambiente e la musica. Quella che si è svolta all’Arena Flegrea è stata un’esperienza nuova, immersiva e suggestiva. Il mondo fantastico ideato da J.K. Rowling non smette mai di sorprendere e non lascia mai delusi i suoi fans, e questo fenomenale cine-concerto ne è l’ennesima prova.

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Attualità

Moda: in vigore in Francia la legge anti-anoressia

Vera e propria piaga sociale sono i disturbi del comportamento alimentare, problema sempre più consistente, specialmente fra i giovani, la fascia che più di ogni altra tende a subire ed incamerare le pressioni esterne, ad adeguarsi agli standard, pena l’esclusione dal gruppo. Anche quando questi standard sono quelli irrealistici ed eccessivi spesso proposti dai media e dal mondo della moda. Anche quando questi standard sfiorano, e neanche così di sfuggita, patologie gravi come l’anoressia, disturbo del comportamento alimentare che in Francia conta oltre 40 mila vittime e rappresenta la seconda causa di mortalità fra i 15 ed i 24 anni, preceduta soltanto dagli incidenti stradali. È proprio la Francia a varare una legge anti-anoressia, su esempio della Spagna, che intervenga sugli standard irrealistici della moda e delle pubblicità e prevenga l’anoressia nelle giovani. Mai più modelle anoressiche grazie alla legge anti-anoressia Sempre più modelle, in tutto il mondo, scelgono di non sottostare alle assurde pretese del mondo della moda, ai digiuni, alla frustrazione dell’impossibilità di raggiungere la forma fisica richiesta, abbracciando una fisicità più morbida e sana. Celebre la vicenda della modella inglese Charli Howard, ritenuta troppo grassa per sfilare con la sua taglia 38. Oggi ha guadagnato qualche kg ed è un’attivista body positive. La loi mannequin, legge anti-anoressia promossa dal governo socialista dell’ex premier francese Hollande già a gennaio 2016, entra in vigore in Francia soltanto adesso, con l’obiettivo di prevenire i disturbi del comportamento alimentare, che attanagliano soprattutto giovani donne, presentando un modello di bellezza più sano e raggiungibile. La rivoluzione, di portata non inferiore a quella del movimento curvy, che ha sdoganato i kg in eccesso e portato in passerella bellezze più floride e giunoniche, partirà anche questa volta dalle sfilate di moda, che mai più vedranno ammesse modelle il cui rapporto tra altezza e peso sia giudicato non idoneo da un medico. Ogni due anni le modelle dovranno prestarsi ad una visita medica e solo dopo un certificato che attesti lo stato generale di salute della modella, nonché una corretta forma fisica, potranno cavalcare le passerelle. La normativa verrà applicata a tutte le modelle e a tutti i paesi che collaborino col mondo della moda francese, pena multe fino a 75 mila euro e 6 mesi di reclusione per chi dovesse infrangere la legge. Ancora, le pubblicità e le fotografie dovranno mostrare a chiare lettere la dicitura “fotografia ritoccata” qualora le immagini siano state ritoccate al computer, al fine di proporre un modello di bellezza più realistico e nel quale le donne possano rispecchiarsi davvero, senza sfidare i limiti per raggiungere modelli innaturali, insani e ritoccati al computer. L’obbligo riguarda l’inserimento di fotografie a scopo pubblicitario, siano esse su stampa, su cartelloni, su internet o in cataloghi e, anche in questo caso, si prevedono multe piuttosto salate in caso d’infrazione. Un ulteriore passo in avanti prevedeva l’esercizio della professione di modella soltanto per ragazze il cui Bmi, indice di peso corporeo, fosse non inferiore a 18, come accade in Spagna già dal 2006. Una donna […]

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