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Eroica Fenice

Libri

Gusto dallo spazio: Spacefood, la nuova gastronomia siderale di Andrea Coco

Edito nel 2017 da Scatole Parlanti, “Spacefood, la nuova gastronomia siderale ” è l’ultimo libro di Andrea Coco. Impossibile non pensare, anche soltanto leggendo il titolo del libro, al poco frequentato ambito della fantascienza umoristica e al suo più eminente rappresentante, “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Infatti il libro di Andrea Coco è fatto esattamente di questa pasta. Prima giornalista, ora impiegato presso una società di telefonia, l’autore esprime la sua predilezione per l’ambito fantascientifico tanto nelle sue pubblicazioni su riviste e antologie dedicate alla science fiction e al noir, quanto nelle sue altre opere, tra cui una ghost story edita nell’antologia Allucinazioni urbane (L’Erudita) e un racconto di fantascienza nell’antologia Faximile 101 (Homo Scrivens). Cibo e avventure dallo spazio: questo è Spacefood di Andrea Coco Tra incrociatori intergalattici e piattaforme anti- gravità, il cibo non è mai stato un argomento così avvincente da trattare: mai come in Spacefood. Il libro è suddiviso in due capitoli, ognuno indipendente dall’altro in quanto contenenti storie diverse, ma comunque aventi un minimo comune denominatore: Aner Sims, critico gastronomico di punta del giornale “The times of Hibernia”. Sveglio e pungente, Aner è un giornalista instancabile che non sottovaluta l’arduo compito di dichiarare e tramandare il reale valore dei piatti più chiacchierati della galassia. Il biglietto da visita del protagonista lo si rinviene nel prologo del libro: una divertente recensione enogastronomica per la rubrica “ristoranti-novità”. Il critico e la sua fidanzata si recano alla Taverna galattica di Mario, dove una comune cena di San Valentino si trasforma in uno spettacolo di fuochi d’artificio: letteralmente, dato che tra cocktail altamente alcolici e fuorilegge, la qualità degli scampi di Amstel e il profumo del vino delle Alpi di Zinc passerà decisamente in secondo piano. L’altra avventura dello sventurato critico gastronomico (che alla stregua di un detective letterario, si trova sempre nel posto giusto al momento giusto) sarà, invece, a bordo della splendida astronave, il “Bucaniere delle Stelle”, diretta verso il “Ristorante che non c’è”. Alla guida c’è il comandante della corazzata spaziale Shining Sun, Augusto “Rock” Parboni, amante della buona cucina, ma anche inguaribile pasticcione “conosciuto da tutti gli abitanti della Galassia per le sue leggendarie avventure, i disastri da lui combinati, i complotti sventati in modo del tutto casuale, le gaffe interplanetarie”. L’ultima avvenuta si svolge, infine, “ai confini della galassia” (come recita il titolo del secondo capitolo), e vede Aner in compagnia di una ricca proprietaria terriera, perdutamente innamorata di lui, Scilla Aliprand, responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale. I due pariranno alla volta del pianeta Znavel, per indagare sulla misteriosa scomparsa di un importante cuoco della zona, Apuleius, poco benvisto dai ristoratori concorrenti. L’intuizione vincente sta nel trasportare cose del quotidiano in un’altra dimensione (o meglio, su un’altra galassia), fatta di piatti conosciuti dai nomi improbabili e personaggi stravaganti, caricatura dei “tipi” che incrociamo ogni giorno. Da un pianeta a un altro (o di asteroide in asteroide, se si preferisce), nel suo Spacefood, Andrea Coco trasforma gli elementi con cui siamo […]

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Cinema & Serie tv

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

È tornata il 19 gennaio su Fox crime l’acclamata American Crime Story, serie tv antologica che, dopo il successo riscosso con la prima stagione incentrata sul caso O. J. Simpson, torna a far parlare di sé con una nuova, attesissima, seconda stagione di nove episodi: questa volta sull’assassinio di Gianni Versace. La serie va in onda dal 2016 e ogni stagione racconta una storia a sé stante, in particolare si tratta delle più discusse vicende di cronaca che hanno sconvolto l’opinione pubblica statunitense. Sono, infatti, già in produzione altre due stagioni che racconteranno, invece, l’uragano Katrina e il cosiddetto Sexgate, lo scandalo Clinton.  American Crime Story, Versace e il suo assassinio La tensione psicologica e il gusto per il crime-drama sono tipici del lavoro di Ryan Murphy (produttore esecutivo della serie, come anche delle fortunate Nip/Tuck e American Horror Story) ed affiorano prepotenti sin dalla prima puntata. La storia viene raccontata a ritroso: l’ assassinio, infatti, viene consumato nei primi minuti della prima puntata della stagione, sul portone d’ingresso di casa Casuarina, la villa di Versace a Miami Beach. Era il 15 luglio del 1997 e, davvero lì davanti, a pochi passi dalle sue stanze, Gianni venne sparato da Andrew Cunanan, ricercato tossicodipendente, dedito alla prostituzione omosessuale e già accusato di altri omicidi prima di sparare il suo ultimo proiettile, proprio al celebre stilista italiano. L’ assassinio di Gianni Versace rappresentò, infatti, l’uscita di scena di Andrew Cunanan, che non venne mai processato: fu trovato morto, suicida, pochi giorni dopo. Presta il volto al serial killer, Darren Criss, il noto Blaine Anderson della fortunata serie tv Glee. Una grande prova per il giovane attore, che si dimostra perfettamente all’altezza, perfettamente calato nelle perversioni e nella psicopatia che fecero di un ragazzo infelice il protagonista del delitto che passò alla storia. Nelle (meravigliose) vesti di Gianni Versace troviamo, invece, Édgar Ramírez, la cui somiglianza con il vero Gianni è davvero impressionante, mentre Ricky Martin impersona il compagno dell’imprenditore italiano, Antonio D’Amico, anche lui stilista: i due s’incontrarono nel 1982 e non si separarono mai (D’amico contribuì anche alla linea sportiva della Versace), restarono legati fino all’ultimo tragico giorno. È, invece, il volto drammatico di Penelope Cruz ad interpretare Donatella Versace. La sorella dello stilista, ora vice presidente del gruppo e capo progettista della linea di moda, ha dichiarato di prendere le distanze dalla serie televisiva sull’ assassinio di Gianni Versace (come ha fatto poi anche Antonio D’Amico), perché basata sulla biografia non autorizzata di Gianni, scritta da Vulgar Favors: dunque da lei è  considerata come un’opera di fiction, una libera reinterpretazione di un fatto di cronaca. Protagonista di questa (già approvata dalla critica e dal pubblico) seconda stagione di American Crime Story è senz’altro il dramma folle vissuto dall’omicida: è Andrew Cunanan la figura di spicco della storia, è il suo punto di vista, la sua distorta percezione di sé e di quanto è intorno a lui a rappresentare l’elemento chiave di questa stagione. Il rumoroso percorso di accettazione e negazione della sua […]

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Cucina & Salute

Olio di cocco: proprietà, usi e benefici su corpo e viso

Nell’era delle sostanze chimiche e delle creme ricercate, il ritorno alla natura e al naturale, soprattutto nell’ambito del benessere e della cura del corpo, è desiderio di tanti: sarà questo il perché alla base del successo dell’olio di cocco? Si tratta di un olio vegetale dalle tante qualità, ottenuto dall’endosperma (il tessuto vegetale contenete amido e proteine) della noce di cocco, prodotto soprattutto in India, Filippine e Indonesia. Tra gli oli vegetali è quello che ha la minor quantità di acidi grassi insaturi, dato però l’alto contenuto di grassi saturi, le organizzazioni sanitarie ne sconsigliano l’assunzione in gran quantità, ma gli riconoscono, se usato con moderazione, la proprietà di accelerare la perdita di grasso (ne basterebbe l’assunzione di appena due cucchiaini al giorno). Eppure, grazie all’alto contenuto di acido laurico, gli effetti dell’olio di cocco sul sistema cardio-vascolare sono più che positivi (oltre ad essere una squisita carta vincente da giocarsi nella preparazione di dolci). Bisogna prestare, però, la massima attenzione nel non confondere l’olio di cocco da cucina con quello per uso cosmetico, che risulta essere, in effetti, l’ambito in cui è maggiormente impiegato. Vi sorprenderà la quantità di benefici che l’olio di cocco può apportare al nostro corpo: eccone alcuni! 10 utilizzi dell’olio di cocco con proprietà e benefici A differenza di quanto il nome suggerisce, l’olio di cocco si presenta con una consistenza burrosa, solido e corposo a temperature inferiori ai 20-25 gradi. Andrebbe dunque riscaldato, soprattutto qualora volessimo realizzare creme o unguenti combinandolo con olio di mandorle oppure oli essenziali: si possono provare tantissime combinazioni, ognuna con un suo peculiare effetto benefico (idratante, lenitivo). Dunque, l’olio di cocco è un vero toccasana tutto naturale da provare per almeno 10 ottime ragioni. Vediamole insieme: È un ottimo detergente per il viso e può essere utilizzato anche in sostituzione dello struccante, anche se non mancano opinioni di esperti che criticano e sconsigliano questo peculiare utilizzo dell’olio di cocco poichè potrebbe ostruire i pori della pelle e, se utilizzato per struccare gli occhi, occludere i condotti lacrimali e appannare la vista. Può essere utilizzato per combattere la forfora, massaggiando anche direttamente sotto la doccia il capo umido (con delicatezza, data la sua consistenza particolarmente dura). Viene spesso utilizzato come balsamo per le labbra, dopo essere stato sciolto a bagnomaria e, a proprio piacimento, mischiato con oli essenziali. Se combinato con lo zucchero e con un goccio di olio di oliva, diventa un eccellente scrub (sia per il viso che per il corpo). Funzionano gli impacchi per capelli, per rafforzarli e non solo: se fatti prima dello shampoo, l’olio di cocco donerà ai capelli una nuova lucentezza. L’olio di cocco è famoso soprattutto per le sue proprietà emollienti: dopo la doccia, se spalmato sulla pelle ancora umida la lascerà particolarmente morbida (e unta!). Ingrediente di tante creme anti-smagliature, questo olio non solo rallenta la comparsa delle rughe (sono infatti consigliati gli impacchi di olio di cocco sul viso, in particolare sugli occhi), ma aiuta anche a prevenire le smagliature, eterne […]

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Fun & Tech

Novità nel campo della messaggistica: WhatsApp Business

La più famosa app di messaggistica si evolve in una nuova versione, WhatsApp Business, con nuove funzioni che rendono la piattaforma con cui siamo abituati ad interagire ogni giorno ancora più efficiente e pratica. WhatsApp Business: cos’è e come funziona Gratuita e già disponibile sul Play Store per android, ma non ancora per iOS, la novità di WhatsApp Business è già arrivata in Italia e contemporaneamente in Indonesia, negli USA, nel Regno Unito e in Messico, mentre nelle prossime settimane è previsto il suo approdo in molti altri Paesi. È in primis il nome dell’applicazione a suggerire il primo elemento che la differenzia dalla versione standard: con WhatsApp Business è possibile creare il profilo della propria attività, ovviamente associato ad un numero di cellulare, con tutte le informazioni utili (indirizzo, sito web, email e numeri di telefono a cui fare riferimento) affinché l’impresa venga diffusa e conosciuta da più persone possibili. Riconoscere un account aziendale è semplice: risulterà contrassegnato da una spunta blu, la stessa che su Facebook, Instagram e Twitter contraddistingue i profili verificati. Oltre a poter impostare un messaggio di benvenuto rivolto a tutti i clienti che s’imbattono nella vostra attività per la prima volta, questa nuova versione di WhatsApp, grazie alle statiche in continuo aggiornamento, rende semplicissimo tenere sotto controllo il numero di messaggi inviati o visualizzati. “Messaggia di più, lavora di meno” recita la pagina di presentazione dell’applicazione sul Play Store: viene, infatti, introdotta anche la possibilità di impostare risposte rapide o salvare messaggi predefiniti per velocizzare la diffusione di informazioni (soprattutto quelle richieste più spesso). Inoltre, qualora foste impegnati (supponiamo, a lavorare) e impossibilitati a rispondere al cellulare, l’app permette di impostare un messaggio d’assenza avvisando i clienti della temporanea distanza e dell’imminente ritorno: perché no, anche suggerendo loro gli orari migliori per contattarvi. In più, il team di WhatsApp ci informa che «gli attuali utenti WhatsApp potranno continuare ad usare la loro applicazione senza bisogno di scaricarne una nuova e continueranno ad avere pieno controllo dei messaggi che ricevono, inclusa la possibilità di bloccare qualsiasi numero (compresi i numeri delle attività), e di segnalare messaggi di spam». Ci sono cose, però, che non cambiano mai, come la grafica (col caratteristico colore verde) e WhatsApp Web, per accedere al proprio profilo da computer. Se anche questa nuova funzione si rivelerà un successo sarà il tempo a dimostrarlo, d’altro canto però, Mark Zuckerberg con la sua rivoluzione dei social network si riconferma il giocatore con tutte le carte giuste per rappresentare una pietra miliare dello sviluppo tecnologico del nuovo millennio.  

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Libri

Storia d’amore e buio: Il meraviglioso incubo di Natale

“Natale aveva un oscuro segreto: era un assassino”, recita il primo rigo di Il meraviglioso incubo di Natale, l’ultimo libro di Mauro Santomauro, sempre edito da Ferrari Editore, che neanche questa volta tradisce la sua predilezione per il mistero e lancia una nuova storia facendo dell’epilogo il suo incipit. Il meraviglioso incubo di Natale e il suo autore Una storia che inizia dalla fine, si direbbe, eppure come ogni altro viaggio rilegato e vissuto in parole, Il meraviglioso incubo di Natale è un racconto che fa le sue tappe, per permettere a tutti i lettori che corrono con lui di riprendere fiato e scoprire dove mai arriverà questa stradina, con i suoi dossi e i suoi tratti di pianura. La narrazione segue i passi di Natale, il protagonista citato nel criptico titolo del libro, e dell’amata (fidanzata prima, moglie poi) Alice, che dopo aver contratto la SLA ed essere giunta agli ultimi stadi della malattia fa promettere al marito di ucciderla, di porre fine alla sua vita quando sarebbe stata irreparabilmente intrappolata in un corpo incapace, un corpo morto. Di un viaggio non conta la meta, ma il percorso: e in questo libro Santomauro dimostra di averlo capito bene. La storia di Natale e Alice cammina all’indietro, dagli anni dell’adolescenza e della tenerezza del primo incontro, dalle prime passioni, dalla fame incontenibile e pressante che solo gli amori al primo atto conoscono, fino all’amore delle conferme, quello che lega e non lascia. La scelta dell’università, le prime (non sempre fortunate) vacanze vagabonde in giro per il mondo: Mauro Santomauro ha dipinto, ancora una volta, un quadro in cui è facile riconoscere le proprie fragilità e i propri istinti. L’autore torna con una storia che non pretende di insegnare, ma che tiene compagnia. Come in Theriaca, infatti, Santomauro ripropone una lettura scorrevole, soprattutto piacevole, che non annoia e dura il tempo di trattenere il fiato e concludere la visita in questo museo di eventi straordinari che nascono dalla quotidianità, in quel cocktail di mistero e avventura che rappresenta le sue storie. Insomma, come ogni amore che l’uomo abbia l’onore di conoscere, quello di Natale e Alice apre le sue parentesi di buio e, come ogni amore forte, le richiude. Che sia vederlo finire, questo amore, il meraviglioso incubo di Natale?  

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Culturalmente

Profilo di emozioni a cielo aperto: arte urbana

È magia che grida, denuncia, che s’impone, anomalia che incanta: è l’arte a cielo scoperto che si fa guardare anche dai distratti, è arte urbana. L’arte urbana, globalmente detta street art, non ha una definizione che la circoscriva in un modus o un periodo ben definito, anzi potremmo descriverla come l’insieme di tutte quelle forme d’arte che nascono e si stabiliscono in luoghi pubblici, a cui chiunque può accedere, artisti e curiosi. La caratteristica più forte dell’arte urbana è probabilmente l’artista che se ne fa messaggero: il fine è comunicare, che sia un sentimento che esige di vedere la luce, un muro da abbattere o una fiamma da tenere accesa in nome della speranza che il sole un giorno splenda davvero per tutti. L’arte urbana nasce, dunque, dall’immortale esigenza sociale di farsi ascoltare: un insieme di linee e colori sono i segni del linguaggio universale di chi ha qualcosa da dire. Sembrerebbe di ascoltare un dialogo a tre voci, quello tra il territorio, l’artista e la sua passione. Quando l’arte chiama, chi l’ascolta risponde con ogni mezzo. Arte urbana tra graffiti e murales Lo ha detto il più celebre tra gli esponenti della street art, il provocatorio Banksy, che “l’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo”. Non per questo, però, l’ arte urbana va confusa e mischiata con il graffitismo e il muralismo. Figlio della cultura hip-hop, il graffito è legato alla forma delle parole, alla vernice spray e all’identità del suo autore (al punto che il semplice logo o nome d’arte del “graffitaro” è da considerarsi un graffito). Non a caso, in inglese il fenomeno viene detto Graffiti Writing o semplicemente Writing: quando si parla di graffiti ci si riferisce, infatti, a scritte dagli stili più disparati, mai a disegni o simboli. Al graffitismo, inoltre, viene spesso associato il fenomeno del vandalismo, eppure i graffitari che hanno a cuore l’arte (e che su di essa, da artisti, compiono un lavoro di studio e di ricerca) si dissociano dai criminali che sfigurano edifici pubblici e d’immenso valore storico-artistico, delinquenti che difendono un reato come atto di denuncia sociale. Solitamente, infatti, le amministrazioni comunali mettono a disposizione spazi inutilizzati o periferici in cui chiunque può sentirsi libero di far passare la sua visione del mondo attraverso la bomboletta e i pennelli. Ancora sui muri, ancora diversi, sono i murales. Un murale (in spagnolo mural) è a tutti gli effetti un dipinto senza cornice, un quadro fatto direttamente su una parete e che si estende su tutto lo spazio disponibile o necessario. Da strumento di lotta sociale a espressione creativa che impreziosisce un luogo e attira spettatori, i murales rientrano perfettamente in ciò che l’arte urbana è e rappresenta. Il muralismo colora, come ha ricolorato il quartiere romano di Tor Pignattara: è I Love Torpignart, un progetto supportato da gallerie d’arte e dai cittadini della zona (un tempo disastrata, oggi inserita negli itinerari di turisti interessati) che hanno visto le facciate delle loro abitazioni prendere vita attraverso i disegni di […]

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Attualità

Nuovi inquilini in casa Disney: ufficiale l’acquisto della 21st Century Fox

In questi giorni, il mondo dell’intrattenimento assiste ad un grande cambiamento: la Walt Disney Company ha comprato la 21st Century Fox Inc per 52,4 miliardi di dollari. Rupert Murdoch, presidente esecutivo della 21st Century Fox, depone la corona cedendo al regno di Topolino le attività cinematografiche e televisive della sua multinazionale, ma non solo: inclusi nel pacchetto, anche i 13,7 miliardi di dollari di debiti di Fox. I termini dell’accordo tra la Disney e la 21st Century Fox Murdoch ha smembrato l’impero, ma non l’ha abbandonato del tutto: le reti Fox News Channel, Fox Business Network, Fox Sports 1 e altri canali sportivi non verranno ceduti, bensì saranno scorporati dell’azienda e diverranno parte di una nuova società. Che Murdoch voglia tornare ad investire nell’informazione? La Walt Disney Company, invece, appare più decisa che mai a guidare il gioco nell’ambito dell’intrattenimento. Sul grande schermo, il marchio Disney è già su quello della Marvel e dei suoi supereroi, della Pixar e della Lucasfilm (che ha dato i natali alla saga di Star Wars). Tra i canali televisivi, invece, l’ABC e la rete sportiva ESPN che, in crisi da tempo, più di tutte potrebbe beneficiare dell’accordo con la Fox. Nonostante detenga il controllo della Marvel, è soltanto con l’acquisizione che acquisirà i diritti su X-Men e i Fantastici Quattro, oltre a quelli su serie tv di successo come This is us e American Horror Story. Insomma, dai Simpson alla versione animata della favola di Anastasia: casa Disney trova nuovi inquilini. “Siamo estremamente orgogliosi di tutto ciò che abbiamo costruito alla 21st Century Fox, e credo fermamente che questa combinazione con Disney darà ancora più valore agli azionisti dato che la nuova Disney continua a stabilire il ritmo in un’industria eccitante e dinamica. Inoltre, sono convinto che questa combinazione, sotto la guida di Bob Iger, sarà una delle più grandi aziende al mondo”, ha dichiarato Rupert Murdoch. Infatti, su richiesta della 21st Century Fox e del Consiglio di amministrazione della Disney, Bob Iger ha deciso di mantenere fino al 2021 la carica di presidente e amministratore delegato della The Walt Disney Company (nonostante il suo contratto scadesse nel 2019), per fornire la giusta visione d’insieme e l’importante fattore continuità, in una situazione nuova dalle lunghe fasi di assestamento. Data la portata dell’accordo, seppur definito e rifinito in ogni termine, l’intesa già ufficializzata tra Disney e 21st Century Fox non ha però ancora ottenuto l’autorizzazione dalle autorità antitrust statunitensi. Il web, dal canto suo, in poche ore dall’ufficializzazione dell’intesa ha già preso coscienza della nuova situazione e sembra essersi già abituato: tra caricature e vignette in ogni salsa, gli spettatori del piccolo e del grande schermo sono già pronti a riscuotere i frutti di quest’ultima scommessa della Disney.

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Cucina & Salute

Gulasch ungherese tra sapori e tradizione. La ricetta del piatto tipico ungherese

Paese che vai, usanza che trovi: e chi sarà di passaggio nei Paesi dell’Europa centro-orientale troverà senz’altro un piatto di Gulasch. Il gulasch ungherese è una zuppa calda a base di carne (dal sapore mediamente forte per via della punta di paprika che lo caratterizza), che nasce in Ungheria alla fine del secolo IX e si diffonde ben presto in tutta Europa in una molteplicità di varianti, come suggerisce anche il fatto che la grafia “gulash”, con cui la pietanza è conosciuta in tutto il mondo, sia l’adattamento tedesco dall’originale ungherese gulyás. Un’altra curiosità semantica: la parola gulasch, utilizzata per indicare il piatto connesso alla tradizione ungherese, corrisponde in lingua madre all’aggettivo gulyás (che in italiano potremmo tradurre con “alla bovara”), che come tale viene infatti utilizzato insieme ad un sostantivo: conosciamo infatti la gulyás-leves (zuppa alla bovara) e gulyás-hus (carne alla bovara). Non a caso, in origine il gulasch era il piatto caldo che veniva cucinato dai mandriani che trasportavano dal Caucaso bovini di razza ai mercati dell’est. Dalle pentole sul fuoco improvvisate durante le traversate dei bovari, il gulasch finì sulle tavole borghesi verso la fine del XVIII secolo e da lì venne adottato dalle cucine europee vicine, prima tra tutte quella austriaca in cui è conosciuto come Gulashsuppe. Ingredienti e ricetta del gulasch, piatto tipico ungherese  Ad ogni mondo, quando un turista a Budapest chiederà un piatto di gulasch vedrà portare al suo tavolo una zuppa a base di carne, solitamente vitello (in alcune varianti si trova addirittura a base di pesce), condita d’obbligo con paprika (il peperone ungherese non così piccante come la spezia che conosciamo) e cipolle cotte o fritte in abbondanza, con verdure e legumi a scelta (carote e patate le più utilizzate) o ancora con la tejföl (la panna acida prediletta dagli ungheresi tra i condimenti di specialità tipiche come il lángos, una sorta di focaccia fritta ungherese!). Data la sua umile origine, il gulash ungherese è un piatto semplice, affatto difficile da preparare. Abbozziamo una ricetta. Dopo aver fatto cuocere la carne (preferibilmente di manzo o di vitello) tagliata a cubetti e averla tolta dalla pentola, bisognerà cuocere a fuoco medio un composto di olio, acqua, cipolle e paprika, fin quando le cipolle non saranno abbastanza morbide per essere frullate insieme agli altri ingredienti nella pentola. Aggiungiamo la carne insieme al concentrato di pomodoro, aglio e sale e lasciamo cuocere per almeno due ore. Chissà che gli ungheresi non impallidiscano davanti ad un piatto di gulash all’italiana, come facciamo noi innanzi alle rivisitazioni estere della nostra amata pizza!

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Eventi nazionali

L’editoria dalla Nuvola di Roma Eur: Più libri più liberi 2017

Torna, alla sua sedicesima edizione, dal 6 al 10 dicembre, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, Più libri più liberi. Quest’anno, la manifestazione ha scelto un nuovo teatro: rotta la tradizione che vuole come sede il Palazzo dei Congressi della capitale, Più libri più liberi si sposta su La Nuvola! No, nessuna conferenza in mongolfiera o in aeroplano, ma nel nuovo Roma Convention Center La Nuvola, il nuovo centro congressi nel quartiere dell’EUR, nato dal progetto di Massimiliano Fuksas. Di una magnificenza tra l’ultramoderno e il fatato (come raccontano le immagini di Roland Halbe per la campagna di comunicazione della sedicesima edizione della fiera), all’interno di un edificio in vetro (“la teca”) si trova l’auditorium, la cosiddetta Nuvola, che conta 1850 posti. Per questa sedicesima edizione è stata scelta una delle strutture più all’avanguardia d’Europa, perfettamente attrezzata per accogliere la folla di editori e visitatori che prenderanno parte a Più libri più liberi. Il progetto: Più libri più liberi 2017 apre le porte dell’editoria “L’obiettivo è quello di offrire al maggior numero possibile di piccole case editrici uno spazio per portare in primo piano la propria produzione, spesso “oscurata” da quella delle imprese più grandi, garantendogli la vetrina che meritano. Una vetrina d’eccezione, al centro di Roma e durante il periodo natalizio”, si legge sul sito della manifestazione. Più libri più liberi nasce nel 2002, dalla visione del Gruppo Piccoli Editori dell’Associazione Italiana Editori, ed è oggi sostenuta dal Centro per il libro e la lettura, dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale e da ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Inoltre, per l’importanza che riveste nell’ambito dell’editoria, rientra nel progetto ALDUS, la rete europea delle fiere del libro cofinanziata dall’Unione Europea. Un programma ricco di eventi anche quello di quest’anno: dalla musica alla politica, dalla poesia alla gastronomia, dalla storia al personaggio storico. Più libri più liberi non è soltanto l’occasione di conoscere e confrontarsi con autori ed editori provenienti da ogni parte della nazione (e non solo), è anche un momento d’incontro, di dibattito, in cui chiunque può regalarsi l’opportunità di ampliare il suo sguardo sul mondo e offrire il proprio punto di vista. Si pensi a “Il giornalismo come guardiano della democrazia e della legalità”, un convegno tenuto da Emiliano Fittipaldi, oppure “Dall’omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia”, presentazione dell’omonimo libro di Enzo Ciconte con l’intervento di Raffaele Cantone, o ancora alla puntata di Quante storie condotta da Corrado Augias che verrà girata in diretta dalla sala La Nuvola, e durante la quale interverranno anche il Presidente del Senato Pietro Grasso e Luca Zingaretti: pochi esempi del panorama di eventi che Più libri più liberi mette a disposizione di chiunque ne sia interessato. Più libri più liberi dà la possibilità di entrare in un mondo che sembra davvero fatto di nuvole. Tra parole e sogni nel cassetto poi tirati fuori, bisognerebbe cogliere l’occasione di respirare un’atmosfera di cultura ed opportunità.

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Libri

Al PAN, con Angelo Mascolo La primavera cade a novembre

Nel pomeriggio di mercoledì 22 novembre 2017, al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, si è tenuta la prima presentazione del libro giallo La primavera cade a novembre di Angelo Mascolo, edito da Homo Scrivens, nella collana Dieci. Laureato in Archeologia, Angelo Mascolo si classifica secondo, con questo romanzo, all’edizione del 2016 del premio letterario “La Giara” e collabora oggi con “Il Mattino” di Napoli. Nel corso dell’evento, sono intervenuti Aldo Putignano, editore e coordinatore di Homo Scrivens, Lorenzo Marone, già autore di “La tentazione di essere felici” e dell’ultimo “Magari domani resto” e Francesco Pinto, direttore di produzione Rai, mentre ha letto alcuni passi tratti dal libro l’attore Massimiliano Gallo, famoso per il suo ruolo ne “La parrucchiera”. Il romanzo d’esordio di Angelo Mascolo: La primavera cade a novembre Siamo nella Castellammare di Stabia del 1947, poco prima di un incontro, il pugile Michele Strazzullo viene trovato senza vita nel suo appartamento. Sulla scena di una Castellammare povera e devastata, conduce l’indagine il commissario Vito Annone. “È nata prima la cornice e poi il quadro”, rivela Angelo Mascolo sulla genesi del libro: personaggio vivente è anche la città di Castellammare, perfettamente contestualizzata in un periodo storico collocato tra due fuochi, di cui poco si parla, ma in cui tanto è successo. Protagonista della storia de La primavera cade a novembre non è soltanto il commissario, ma anche e soprattutto Vito Annone uomo, un uomo tra i tanti di una città grande che vive nei suoi stessi drammi, un uomo che soffre di un dolore che non sa dire, che non sa comunicare e che acquista un peso maggiore se collegato al tempo in cui vive: l’impossibilità di dare un figlio a sua moglie, Teresa, che lascia nel romanzo le impronte dei suoi silenzi distinti. Personaggio femminile, questo, che Pinto ritiene determinante insieme alla madre del commissario (“L’una, Teresa, è una donna che non può amare, l’altra, la mamma, è una donna che non sa amare”, dice a proposito di questa potente coppia di donne). La cornice che Mascolo ha costruito parla la sua lingua e si fa capire, mentre dai personaggi si leva una voce che esige di raccontare una storia che non può essere lasciata in sospeso. Tradizione della collana “Dieci” (così detta perché pubblica soltanto dieci romanzi l’anno) è che la prima delle copie stampate vada consegnata proprio all’autore durante la prima presentazione. Emozione unica sarà stata quella del giovane scrittore nel toccare con mano il frutto del suo lavoro e della sua passione. La realizzazione di un sogno che non cancella l’umiltà che gli va riconosciuta, come si nota nell’aneddoto che egli stesso ha raccontato durante la presentazione: è rimasto sorpreso dal riscontro positivo del suo lavoro, al punto da aver pensato ad uno scherzo quando fu contattato per la prima volta dall’ufficio di Francesco Pinto. Seguirà un’altra presentazione, questa volta a Roma, nella quale interverranno, oltre ai già presenti Putignano e Pinto, anche l’ormai famoso giallista partenopeo Maurizio De Giovanni, che di Mascolo scrive […]

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Fun & Tech

Nasce in Italia il miglior font per dislessici: EasyReading

“Progettare significa offrire una soluzione ad un dato problema”: alle parole di Bruno Munari, eccellenza italiana nel campo dell’arte e del design, dà corpo il progetto EasyReading, primo font per dislessici che rende più facile e veloce la lettura. Carattere ad alta leggibilità, così come definito dai suoi creatori, EasyReading è un font ibrido, dal disegno semplice ed essenziale. È figlio di un grafico torinese, Federico Alfonsetti, socio di una piccola casa editrice che, commissionandogli la pubblicazione di un libro per dislessici, diede il via alla reazione a catena che lo portò a radunare un’équipe di menti brillanti e a dar vita a questo progetto originale: Nino Truglio, insegnante di matematica nel mondo dell’editoria dal 1994; Enzo Bartolone, che scoperta la sua dislessia non rinuncia ad inseguire l’amore per la carta stampata; Marco Canali, lungimirante investitore e Uberto Cardellini, deputato allo  “sbrogliare” della matassa giuridico-burocratica. EasyReading, un ottimo font per dislessici. La dislessia non deve essere più un problema!  Composto da 811 glifi (simboli tra lettere, numeri, accenti e segni di punteggiatura) dal design leggero e chiaro, la caratteristica principale del font per dislessia EasyReading è data dagli spazi ben calcolati che riducono il cosiddetto crowding effect, il fenomeno psicologico dato dall’affollamento, il crowding appunto, di più caratteri, generante confusione e difficoltà nel proseguire la lettura. La leggibilità è un’alternativa possibile, in grado di semplificare, a chi riscontra difficoltà, un’attività che per i più è all’ordine del giorno. Spiega Alfonsetti che “chi non ha questo problema quando legge non segue la singola lettera, intuisce la parola e va avanti. I dislessici invece decifrano lettera per lettera e poi mettono insieme il significato della parola. E più il font è difficile più trovano difficoltà”. Insomma, rendere accessibile a tutti la lettura. Un nobile progetto concretizzatosi dopo “otto anni di duro lavoro e 800 mila euro” spesi in investimenti: la sfida di chi ha creduto nella possibilità di mettere la normalità a portata di tutti. Attualmente quest font per la dislessia supporta tutte le lingue che utilizzano l’alfabeto latino, ma gli autori sono già all’opera per adattarlo entro il 2018 all’alfabeto cirillico, al greco antico e alle lingue slave. Un’idea che non è passata inosservata agli occhi della Microsoft, in attesa degli ultimi accertamenti condotti da un’università italiana per accogliere l’innovativa proposta. Premiato dal Miur, testato e riconosciuto dall’Ordine degli psicologi della Toscana, EasyReading è un progetto italiano che sta creando da sé il suo spazio nel mondo. Viene utilizzato dalla Fondazione Pomodoro a Milano e dalla Einaudi, ma non solo: Slow Food, Pearson Italia, De Agostini hanno scelto il font EasyReading, proposta abbracciata anche dagli Uffizi di Firenze. Non poteva, dunque, non ricevere approvazione dall’AID (Associazione Italiana Dislessia) per le sue peculiari caratteristiche grafiche e per il suo proporsi come nuovo strumento per ridurre le disuguaglianze tra un ragazzo dislessico e i suoi coetanei. Secondo le stime più recenti, circa 700 milioni di persone sono ad oggi affette da dislessia: è affrontando numeri così alti che l’impegno di Alfonsetti e della sua squadra splende […]

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Culturalmente

Oriana Fallaci e Alekos Panagulis: un amore senza tempo

Oriana Fallaci e Alekos Panagulis: i due estremi di una storia d’amore senza età. «Negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie», scrive Oriana Fallaci, pilastro del giornalismo italiano, in uno dei suoi scritti più celebri, Un uomo, l’iniziale autobiografia che Alekos Panagulis aveva iniziato in carcere e che la Fallaci portò a termine. Lei per lui è stata “l’unica compagna possibile”, lui per lei non l’unico amore, ma il più travolgente tra tutti. “Un uomo” per tutti, l’unico per Oriana. Oriana Fallaci, la donna d’acciaio, del suo amore scriveva col miele. Una penna di burro per parlare dell’uomo che per lei non è stato semplicemente amante: è stato l’amore. Le parole di Oriana sono parole gentili, di quella dolcezza unica che connota le armi di chi lotta col cuore. Quando chiedevano a lei, sua compagna di vita, che uomo fosse davvero Panagulis, Oriana non dava la risposta che tutto il mondo s’aspettava di sentire: non un eroe, non un politico, o meglio, non solo questo. «Mi sembra di limitarlo – diceva – Alekos era soprattutto un poeta, un artista. Il suo eroismo era la conseguenza della sua poesia e la sua politica era la traduzione della sua arte». Panagulis Alekos le dedicò una poesia, “Viaggio”, la sua preferita, non perché parlasse d’amore, ma perché parlava di sé: se il viaggio rappresenta la vita, la nave è l’uomo che la vive, una nave senza rotta, che insegue un sogno, un ideale. Alekos fu una nave che non getta l’ancora, un Ulisse che non aveva una Penelope da cui tornare, ma un’Oriana con cui viaggiare. L’intervista del 1973: Oriana Fallaci e Alekos Panagulis Ma chi era  Alekos Panagulis? Intellettuale e poeta, politico democratico e rivoluzionario contro la dittatura dei colonnelli: «Alekos per gli amici e per la polizia», scrive la Fallaci nella sua intervista del 1973 a quello che sarebbe stato l’uomo della sua vita.si (ri)conoscono Al fallimento dell’attentato contro il dittatore Papadopoulos, nel 1968 Panagulis venne arrestato e torturato nelle prigioni militari di Boiati (sono gli anni della “tomba”, così definiva la cella da cui tentò più volte di evadere), fino alla sua liberazione nel 1973. È nell’agosto di quello stesso anno che Oriana Fallaci sbarca ad Atene, proprio per intervistare l’eroe greco di cui era giunta l’eco clamorosa fino alla nostra penisola. “Capivi subito che era uno di quegli uomini per cui anche morire diventa una maniera di vivere, tanto spendono bene la vita”, come racconta la giornalista durante il primo incontro con Alekos, parte della sua Intervista con la storia (così s’intitola la raccolta, pubblicata per la prima volta da Rizzoli nel 1974, delle più importanti interviste fatte dalla Fallaci ai grandi della scena politica e culturale mondiale). Oriana racconta del loro primo incontro come fosse tratto da un libro già scritto dal destino. Racconta di Alekos Panagulis che, dopo averla abbracciata come si abbraccia un amico che non si vede […]

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Libri

Dietro il potere: Doppio binario di Bruno Larosa (Alessandro Polidoro Editore )

Nel diritto penale, il doppio binario è un sistema che prevede in aggiunta alla pena tradizionale, imposta al colpevole sulla base del reato commesso, una misura di sicurezza giustificata dalla pericolosità sociale del reo (comunque finalizzata al suo reinserimento nella società civile). Edito da Alessandro Polidoro Editore e pubblicato questo ottobre, Doppio binario di Bruno Larosa è la cronaca di un caso tra l’investigativo e l’emozionale che fa onore al suo titolo. Doppia verità, Doppio binario (Alessandro Polidoro Editore) Nelle vene di Dario scorre il sangue dell’illustre professore Alfredo Casaluce: il padre che gli ha dato un cognome grande, che chiama rispetto, che apre ogni porta, che al contempo pesa come una condanna sulle spalle di un ragazzo che vuole creare da solo le proprie occasioni. Tra gli studi giuridici a cui era stato avviato dal genitore e le battaglie sociali di chi conosce la fede, la vita di Dario subisce un violento scossone il giorno in cui gli viene data notizia dell’omicidio del padre. Un colpo d’arma da fuoco, probabilmente sparato da due rapinatori, è l’analisi dei momenti successivi alla tragedia. Pochi anni dopo, Dario viene convocato in tribunale per rilasciare una testimonianza funzionale al processo di condanna del rapinatore accusato dell’omicidio del padre. Questa l’occasione in cui incontra l’avvocato Matteo Lionello, la figura che gli aprirà gli occhi sui retroscena della vita ai piani alti del potere, sul palcoscenico degli attori che si muovono dietro le quinte. Decisivo è il ritrovamento dell’agenda su cui il padre appuntava il resoconto delle sue giornate di lavoro: non un’agenda qualunque, ma la base da cui partire per ricostruire un sistema tenuto in piedi da uomini ambiziosi che non raccontano la verità neanche a loro stessi, un sistema che fa vittima chi ha contribuito a tenerlo in piedi.  “La ruota ha tre elementi fondamentali: un cerchio, un fulcro e poi i raggi che dal centro vanno verso il cerchio da dove a loro volta tornano. Ognuna delle parti è necessaria all’altra, senza una di esse quella ruota non funzionerebbe. (…) Il sistema di potere è analogo a una ruota di bicicletta e tuo padre aveva la funzione di fulcro, al quale i raggi arrivavano, ma dal quale anche ripartono”, sostiene l’avvocato Lionello davanti ad un Dario ingenuo e deluso. Da questo momento, il lettore correrà insieme al giovane protagonista su una pista di cose non dette e purtroppo fatte, per sbrogliare una trama di inganni e scheletri nell’armadio, per parlare senza remore di potere, onestà e giustizia. Un mondo, questo tessuto di fili attorcigliati e macchinati, che lo scrittore conosce bene. Ogni parola trascina con sé la passione di Larosa per la scrittura e la materia trattata. Sommiamo una narrazione scorrevole ad un punto di vista intimo e attento: otterremo una presa di coscienza, un risultato, una conquista, dalla forma di un romanzo. Una storia bivalente, insomma: non solo il romanzo mai banale né scontato, ma anche la lente attraverso cui guardare il letame prima della rosa.

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Culturalmente

La donna tra pressioni e violenza

Questo pomeriggio Serena indossa una camicia che le lascia l’ombelico appena in vista, attraversa la piazza per raggiungere l’amica da poco tornata da una vacanza, mentre viene fischiata da due uomini sulla trentina che le urlano quanto belle siano le sue forme. Chi l’ha vista parecchio infastidita le ha detto di star esagerando e che, anzi, avrebbe dovuto sentirsi lusingata. Perché Serena cammina per le strada di una città in cui la bellezza si misura in apprezzamenti del sesso opposto e vige imperativo il principio secondo cui chiunque può permettersi qualunque cosa per mettere a tacere una vocina che sussurra “che male può fare”. È stato un mediatore culturale (chi si suppone debba essere voce attenta di un coro che non parla all’unisono) ad assimilare lo stupro ad un normale rapporto dopo i primi momenti di resistenza della donna. Sono stati tanti gli uomini e troppe le donne che hanno chiesto “cosa indossavi?” ad una ragazza violentata per verificare che non fosse stato il suo abbigliamento a provocare quell’uomo che ci si ostina a chiamare così ma che di umanità ha ben poco. Da bestie da ammanettare a povere vittime della donna tentatrice il passo è breve. La donna tra le mille sfumature del rispetto L’inesistente distinzione etico-morale tra femmina e donna, la convinzione che basti uno sguardo ammiccante e un apprezzamento per considerare una donna oggetto di proprietà, la disonesta verità che ci si racconta: tanto alla ragazza prima o poi passerà, intanto ci si ride su. Sesso debole, bersaglio facile. Nei giorni scorsi sulla bocca di tutti c’era lo sdegno per l’ultimo (poco spassoso) passatempo di cui si è diffusa notizia dall’altro lato del confine: “pull a pig”, traducendo “inganna un maiale”, in altre parole il gioco in cui vince chi conquista la ragazza più brutta tra tutte, ossia il maiale in questione, per intenderci. La voce giunta fino a noi è quella della giovane inglese Sophie Stevenson, una ventenne cascata nelle dolci bugie di un coetaneo olandese conosciuto in vacanza. Dalla denuncia della ragazza si legge che lo sbruffone l’avrebbe attirata ad Amsterdam, dicendosi desideroso di incontrarla ancora, per poi non presentarsi all’atterraggio della ragazza e lasciare Sophie da sola all’aeroporto, ad aspettare un finto innamorato che non sarebbe mai arrivato e che le avrebbe di lì a poco inviato il messaggio in cui le svelava l’inganno dietro la favola: una scommessa goliardica tra amici, vince chi riesce a portarsi a letto la più grassa e disperata. Una ragazza ridotta a pedina, a puntata vincente. Sophie ha avuto la straordinaria forza di denunciare uno stupido giocatore di uno stupido gioco, un’altra avrebbe potuto non averla. “Pull a pig” è una delle tante etichette apposte sul fenomeno bullismo, una goccia in un mare di allarmi, in cui c’è chi soffre e non tace, accanto a chi tappa la bocca al debole e chi, muto, soccombe. Il forte è destinato a portare a casa il trofeo: no, non la legge di selezione naturale, ma l’assurda convinzione che basti brillare […]

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Cinema & Serie tv

Il diavolo troppo uomo poco umano: Lucifer con Tom Ellis

E se il diavolo travestito da gentiluomo in giacca e cravatta vi chiedesse quale sia il vostro desiderio più recondito, cosa gli rispondereste? Vi lascereste tentare? Troverete la risposta dando un’occhiata a Lucifer, serie tv trasmessa su Fox dal 2016, nonchè trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto della Vertigo, scritto da Mike Carey (e nato come “spin-off” del fumetto Sandman). Tra il proibito e la giustizia: Tom Ellis veste Lucifer Annoiato dalla vita monotona da custode dei dannati, Lucifer Morningstar (interpretato dall’affascinante Tom Ellis), figlio di Dio cacciato dal Paradiso e posto a sorveglianza degli Inferi, fugge dall’aldilà nella scintillante Los Angeles. Insieme alla schiava e consigliera Maze (Lesley-Ann Brandt), apre il locale notturno Lux, abbandonandosi all’alcol e alle belle donne, in balia dei peccati che assicurerebbero l’Inferno a chiunque: certo, tranne chi è riuscito a sfuggirvi. La nuova routine di mondanità e perversioni di Lucifer viene interrotta dalla morte misteriosa di una sua protetta: un affronto che porterà l’angelo caduto dall’intrigante detective Chloe Decker (Lauren German), madre single ed ex moglie del suo capo (e padre di sua figlia), Dan Espinoza (Kevin Alejandro). Lo sguardo di ghiaccio di Chloe ipnotizza il signore del peccato, lo confonde, lo incuriosisce: non c’è uomo e non c’è donna di cui Lucifer non conosca i più intimi desideri e le più basse ambizioni, il potere del demonio è quello di tentare l’umanità con le proprie debolezze. Sono necessari pochi secondi per scambiare uno sguardo con la vittima, e alla domanda “Qual è il tuo più grande desiderio?” ognuno cede consegnando al diavolo l’arma per indurlo in tentazione (e per poi cedervi). Eppure la detective Decker sembra poco incline al proibito, più Lucifer tenta di scrutarle l’anima, più ogni suo tentativo si rivela inutile. Chloe non solo è una fortezza, ma un’arma in grado di ferire l’angelo ribelle: quando la donna è nei paraggi, Lucifer smette di essere la creatura sovrannaturale che niente e nessuno può scalfire e diventa l’uomo debole e mortale di cui dall’alto della sua misticità si è sempre preso gioco. Questo repentino cambiamento non passa inosservato agli occhi dell’Altissimo, che invia sulla Terra il suo primogenito, Amenadiel (David Bryan Woodside), agli antipodi del fratello col suo comportamento devoto alla volontà del padre, col compito di riportare Lucifer all’Inferno. L’angelo ribelle, però, non si smentisce e imperterrito decide di approfondire la conoscenza del suo nuovo lato umano ottenendo il posto come aiutante di Chloe nelle sue indagini. I due svilupperanno un rapporto ogni giorno più forte, ma il diavolo non riuscirà rinnegare il mondo a cui appartiene. Il Lucifer di Tom Ellis ha poco a che fare col mostro rosso e spaventoso che è stato posto a sorvegliare l’Inferno: non è il personaggio biblico temuto dai cattolici, ma un uomo che non conosce umanità, che non ha alcun Dio al di fuori del peccato, che crede nei soldi e nei vizi, che vuole godersi pienamente il tempo concessogli. Tra il crime drama e il fantasy, Lucifer (rinnovata per una terza stagione in arrivo […]

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Cucina & Salute

Scrub naturali: consigli per una pelle liscia e luminosa dopo il sole

Tra il graduale riabituarsi alla routine e l’ostinato rifiuto di dire alle lunghe giornate in spiaggia, ecco qualche consiglio per donare alla vostra pelle il profumo di un nuovo principio senza dire addio al colorito bronzato faticosamente conquistato: il futuro è nello scrub. Scrub fai-da-te: rimedi naturali per la pelle post-tintarella Settembre è il mese dei traumatici “punto e d’accapo”, ma non solo per noi: anche alla nostra pelle mancano il sole e la salsedine, ma non per questo lasceremo la tintarella scolorirsi insieme ai ricordi al bar della spiaggia. In primis, “è una verità universalmente riconosciuta che” esistono tanti tipi diversi di pelle e ognuno di essi richiede un diverso trattamento a seconda dell’obiettivo che s’intende raggiungere. Certo, tante le tipologie di pelle, ma unica è la parola d’ordine se la si vuole fresca e luminosa dopo il sole: idratare, soprattutto per prevenire la comparsa delle odiose pellicine. Esfoliare e nutrire la pelle richiede impegno e pazienza (quanti trattamenti benessere interrotti dopo due giorni?), ma una pelle liscia al tatto e dal colore uniforme ne varrà decisamente la pena. Lo scrub, infatti, è un eccezionale alleato nella rimozione delle cellule morte: esfoliando lo strato superficiale dell’epidermide, dona alla pelle una luce nuova. È una vera e propria medicina disintossicante per la cute, oltre che un massaggio piacevole che aiuta la circolazione. Consigliato, insomma, per coccolare la pelle in ogni stagione, ma tassativamente vietato su eritemi, scottature ed eruzioni cutanee. Rimedi di questo tipo si trovano in farmacia quanto nell’erboristeria di fiducia, ma non sarebbe male pasticciare provando una ricetta per uno scrub fai-da-te, naturale ed economico! In pole position, lo scrub casalingo per eccellenza: due cucchiai di sale (sconsigliato il sale grosso alle pelli delicate, poiché potrebbe graffiarla oltre che arrossarla particolarmente) misti ad un semplice bagnoschiuma da passare sotto la doccia su tutto il corpo. Per il viso, invece, insieme al sale, si propone olio d’oliva e gocce di olio essenziale (i prediletti dopo l’esposizione al sole sono olio di jojoba e olio di lavanda). Chi cerca uno scrub fluido, dalla consistenza simile ad una crema, potrebbe provare una ricetta dolce, composta soltanto da 4 cucchiai di zucchero e 2 di miele: un impasto da passare sotto la doccia sulla pelle bagnata (da asciugare poi e ricoprire con crema idratante). Il miele torna anche insieme all’aloe, tre cucchiaini di bicarbonato e un cucchiaino di burro di cocco o di karitè, per una pelle non solo abbagliante, ma anche incredibilmente profumata. Ancora, una carezza per il corpo è la miscela fatta da miele, farina di cocco e yogurt: segreto di bellezza tutto naturale. Miracoloso è l’olio di mandorle, nutriente e delicato, che mescolato insieme a del miele e a dello zucchero di canna diventa un piacevole scrub per pelli sensibili. Oppure, a chi invece ama sperimentare si consiglia di mischiare qualche cucchiaio di yogurt (in sostituzione del miele) a 4 cucchiai di caffè macinato (un toccasana per favorire la circolazione e drenare i liquidi che spesso sono causa della […]

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Napoli & Dintorni

Meridonare e Ricomincio dai Libri: per chi crede nel Sud

È un girotondo di cultura il Bookmob, una geniale iniziativa pensata e organizzata dall’associazione Librincircolo, un programma di una manciata d’istanti ma che lascia un segno che persiste nel tempo. Partecipare costerà soltanto un pizzico d’inventiva e voglia di fare: basterà, infatti, incartare un libro (che vi sia piaciuto oppure no, con dedica o senza, che porti fortuna o semplicemente un bel ricordo) e portarlo con sé al punto d’incontro. Una volta riunitosi il gruppo, ognuno scambierà il suo pacchetto con quello di un altro, regalerà un libro per riceverne un altro, ovviamente del pari incartato. Una sorpresa, insomma, svelata soltanto all’apertura del pacchetto. L’evento, che nelle passate edizioni ha catturato l’interesse di centinaia di amanti e collezionisti di libri, tornerà in piazza Dante sabato 23 settembre dalle ore 12:00, con un nuovo tema a cui adattare la confezione d’incarto del libro: la festa. Dunque, il Bookmob torna con l’obiettivo di sempre, promuovere la passione per la lettura, ma lo fa con un valore aggiunto, alla fine del flashmob, infatti, i partecipanti potranno lasciare una libera donazione a Meridonare, la piattaforma di crowdfunding (all’italiana, finanziamento collettivo) della Fondazione Banco Napoli, per sostenere la nuova fiera del libro “Ricomincio dai Libri”. Meridonare e le sue iniziative: Ricomincio dai Libri e non solo La fiera, nata nel 2014 e figlia di tre associazioni (La Bottega delle parole, Librincircolo e Arenadiana), non arresta la sua corsa, le prime tre edizioni si sono tenute a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, la quarta si terrà, invece, proprio nel capoluogo campano. La sua proposta è quella di essere centro d’attrazione per i talenti della nostra terra, un posto d’incontro per tutti coloro che amano la cultura e credono in essa, per chiunque abbia un’idea da condividere, per editori e autori che vogliono farsi conoscere e giocarsi la carta vincente di un sogno. Ed è esattamente per concretizzare e portare avanti questo tipo di idee che Meridonare è stata creata: “Ricomincio dai Libri” è un lavoro emblematico, ma non di certo l’unico. Meridonare ospita progetti atti a promuovere un territorio, il nostro, dalle inesauribili possibilità e opportunità. Il futuro è nelle arti, nell’espansione della cultura,  un’esperienza che va messa alla portata di tutti. La piattaforma web è rivolta a movimenti, associazioni, imprese sociali e privati cittadini che hanno in cantiere un disegno con finalità sociale “geograficamente localizzato in Campania e in tutto il sud dell’Italia, al fine di ricostruire il senso di appartenenza meridionale”, scrivono gli autori. Si legge ancora, tra i tratti caratteristici della piattaforma, che Meridonare è sia reward-based che donation-based, cioè sostiene, rispettivamente, progetti che prevedono una donazione fronte di una ricompensa e progetti che richiedono invece una semplice donazione. Per essere parte di una così grande spinta creativa basta scegliere sulla piattaforma il progetto da condividere e supportare, per poi vederlo crescere, nella consapevolezza di essere stati goccia in un mare di rinnovamento. Riscopriamo, allora, la nostra voglia di fare, facciamoci portatori sani di cultura, vinciamo insieme l’inerzia con cui […]

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