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Eroica Fenice

Libri

Luigi Ottogalli ne Il mistero della cripta di Kastellorizo

Il mistero della cripta di Kastellorizo: edito da Edizioni il Frangente il nuovo romanzo dello scrittore poliedrico Luigi Ottogalli Nato a Milano, dove si laurea in architettura, Luigi Ottogalli ha svolto la professione fino alla folgorazione, quando è stato sommerso dalle acque blu del mare. Metaforicamente, s’intende, perché l’autore, appassionato di barche a vela ha deciso di lasciare matita e progetti per dedicarsi ad un altro grande sogno della sua vita: la navigazione. «Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l’impazienza di ripartire», raccontava Dino Buzzati. Luigi Ottogalli fa del dolce navigare non solo il suo mestiere, ma la sua vita. Mare e navigazione: Luigi Ottogalli in Il mistero della cripta di Kastellorizo. Un intreccio tra romanzo e racconto thriller che parla di passioni, di avventura, di storia e di cultura. Tra le righe de Il mistero della cripta di Kastellorizo troviamo una corteo di protagonisti sui generis: Marco, l’instancabile “traghettatore”; Violaine misteriosa donna ammaliatrice; un gruppo di ricercatori, anch’essi misteriosi, selvaggi e spietati. Il tutto sembrerebbe riportarci alla mitologia greca: una imbarcazione e i suoi eroi alla ricerca della risoluzione di un criptico e misterioso enigma. Da Venezia si viaggia alla volta di Rodi, passando per diverse altre isole greche, fino all’approdo a Kastellorizo: un viaggio instancabile sulla Belle Etaine, una barca rigata, vissuta, a tratti distrutta, ma pur sempre instancabile. Ci sembra di percorrere insieme ai protagonisti questo affascinante viaggio tra le rive calme o tempestose del Mediterraneo. Le descrizioni dei litorali raccontati da Luigi Ottogalli disegnano architettonicamente le rupi che affacciano sul mare. I luoghi visitati ci riporterano con la mente in quegli stessi posti che celano un misterioso intrigo. Un thriller che veste i panni di un romanzo, non si è mai fermi a terra, sempre in viaggio sulla Belle Etaine che continua a solcare i mari, senza mai tradirci. È interessante come tra le righe del libro siano utilizzati termini tecnici della navigazione che incuriosiscono il lettore alla ricerca dei loro significati: sembra di ascoltare un racconto e di imparare al contempo i trucchi e i segreti che l’esperienza ha insegnato a colui che naviga. Il lettore si trasforma così in un compagno di bordo, vive insieme alla sua brigata la necessità di ricercare le presunte armi di San Giorgio e viene infine sorpreso insieme all’equipaggio dei misteri che Luigi Ottogalli ha riservato agli ultimi capitoli del romanzo. Il mistero della cripta di Kastellorizo si trasforma in uno scrigno di sapere: Luigi Ottogalli crea un’architettura complessa, tra storia, cultura, ed esperienza di vita. Come Dino Buzzati, lo scrittore all’approdo ha fretta di ripartire. Noi lettori, fretta di rileggere dove il prossimo viaggio lo condurrà.

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Libri

Ogni uomo uccide ciò che ama: un romanzo di Claudio Pastena

Claudio Pastena è l’autore di “ogni uomo uccide ciò che ama” edito da Il Terebinto edizioni con una copertina realizzata da Stefania Sabatino. L’autore, abile conoscitore della parola, ci inserisce in un contesto provinciale, apparentemente tranquillo come tutte le provincie della nostra nazione, dove la vita sembra procedere a rilento e dove i personaggi incontrati all’interno delle pagine di questo libro, conducono giornate anche loro apparentemente normali. L’ispettore Quagliarulo sarà la mano che con forza condurrà tutta la narrazione di questo avvincente thriller che racconta di una storie, o forse di due o forse qualcuna in più. Per Claudio Pastena ogni uomo uccide ciò che ama È appunto in questo piccolo paese di provincia che, sconvolto da una serie di inammissibili omicidi, l’ispettore insieme ai suoi fidati colleghi, Alfonso Urciuoli e Chiara Fiore, dovrà indagare sul probabile o sui probabili colpevoli. La narrazione si sviluppa in una serie di alti e bassi, con linguaggi che alle volte trasudano il volgare, il rude. Una penna abile quella di Claudio Pastena che ci introduce alla narrazione usando vocaboli “poco raccomandabili” ma che ci iniziano alla lettura di questo thriller che non potrà far altro che stregarci in tutta la sua integrità. Troverete storie intrecciate ad altre storie, alle volte le storie dei personaggi sembreranno intricate tra di loro fino a chiedersi quale sia la narrazione di un personaggio piuttosto che quella dell’altro. Un ritmo incalzante, quello di Claudio Pastena, che sprona il lettore a continuare la sua lettura trepidante del romanzo, un romanzo che oltre alle sue gialle venature incastrerà tra le sue parole sembianze di un romanzo psicologico. Ad interrogarsi saranno tutti i protagonisti di “ogni uomo uccide ciò che ama” e Pastena sarà abilissimo nel rendere questo concetto chiaro fin dalle prime righe del romanzo. Ed è proprio questo che si trova all’interno di “Ogni uomo uccide ciò che ama”. Qual è il significato di uccidere? Cosa si nasconde dietro l’eterno amore? Quali sono i tormenti di un uomo che si spinge fino all’indicibile? La leggera ma trepidante narrazione di storie nelle storie. “Dentro ognuno, anche il migliore in apparenza, si avverte l’eco infernale ed irrefrenabile della sua doppia natura umana” così racconta Franco Festa nella postfazione del libro. Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada! Scrive Oscar Wilde. Un romanzo che devolve i suoi diritti d’autore alla “fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica- ONLUS”. Un romanzo quello di Claudio Pastena che incolla il lettore alle sue parole cercando ritrovare una soluzione al suo intricato labirinto.

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Fun & Tech

Invenzioni strane: le 5 più bizzarre che devi assolutamente conoscere

Invenzioni strane e più bizzarre, la nostra top 5. La specie umana è sempre stata alla ricerca di innovazioni che potessero migliorare e semplificare l’esperienza di vita. Nel corso degli anni menti brillanti si sono avvicendate nel mettere a punto invenzioni geniali – che tuttora utilizziamo quotidianamente – e altre fin troppo bizzarre che sono finite nel dimenticatoio.  Vediamone cinque. OMBRELLINI DA SCARPE Primi nelle classica delle idee più bizzarre appartengono a quella famiglia di cose che l’inventore giapponese Kenij Kawakami chiamerebbe Chindogu ovvero le cose bizzarre e inutili. Inventati nella prima metà del ‘900 gli ombrellini da scarpe appartengono di diritto alle invenzioni  bizzarre. IL SIGAOMBRELLO Chi è che ha sempre desiderato avere un ombrello da poter sfoggiare nelle giornate più piovose? Ebbene qui non si parla di ombrelli per coprire il capo ma di un mino ombrellino incastrato in un’asta di ferro dove a sua volta veniva inserita una sigaretta. Un’ottima idea per poter continuare a fumare anche nelle più burrascose giornate! OCCHIALI PERISCOPICI Forse invenzione strana si, ma forse non tanto inutile. Quante volte ci siamo stressati a leggere in millemila posizioni diverse il nostro libro preferito a letto? Tramite delle particolari lenti che sfruttano la prospettiva dell’immagine gli occhiali periscopici sono perfetti per prevenire il mal di collo ed eventuali problemi alla vista. Continuiamo la nostra top 5 delle invenzioni strane TROLLEY A MOTORE Robert Plath, il buon inventore del trolley che tutti noi possediamo, è stato rimpiazzato. In Cina nasce un’idea bizzarra: il trolley a motore. Nasce per permettere alle persone che viaggiano una maggiore comodità. Salendo in sella al proprio trolley il peso del trascinare la valigia non sarà più un problema. BIKINI CHE TI AVVERTE SE TI STAI SCOTTANDO Ultimo gioiello hi-tech è un bikini molto speciale: l’imprenditrice Marie Spirali ha inventato, infatti, un costume con particolari sensori per i raggi UV. Dal momento in cui il tessuto percepisce un aumento della temperatura, invia un allert allo smartphone avvisandoci che il sole sta per rovinare la nostra pelle. Oscar Wilde diceva che “nulla è più necessario del superfluo” e forse è proprio questo il caso. Voi cosa ne pensate?  

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Eventi/Mostre/Convegni

La spiritualità a Napoli: tra fotografia e magia alla Cappella del Purgatorio

La spiritualità a Napoli è il nome della nuova mostra allestita nella prestigiosa Cappella del Purgatorio in Piazza Plebiscito. Napoli, una delle città più affascinanti del Mondo, trova nel suo territorio svariate etnie e svariati modi di vivere la spiritualità. Questo l’argomento di ricerca dei fotografi, i cui scatti, tra il malinconico e il riflessivo, puntano a trasmettere al visitatore la spiritualità della religione cattolica. E non solo, la spiritualità è resa anche con colori vivi e con attimi che fuggono all’obiettivo: un gabbiano che vola in alto sulla croce di una delle cappelle più conosciute del centro storico. Ed ancora l’intimità di una suora intenta nella sua preghiera di fronte la reliquia del patrono di Napoli: San Gennaro. Durante l’inaugurazione si è parlato di fotografia e dell’importanza di questa straordinaria disciplina al giorno d’oggi, dove tutti possiamo improvvisarci reporter. Cappella del Purgatorio e la mostra La spiritualità a Napoli “A Napoli la spiritualità è ovunque”, spiega il professore Luca Sorbo, “ma è difficile ritrarla nel modo giusto”. Il docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli spiega inoltre quanto sia importante allestire mostre che portino i nomi di più artisti per ridare valore alle cosiddette mostre collettive. “Proprio attraverso queste ultime riusciamo, nella polifonia delle loro voci, a riscoprire molteplici punti di vista che ritraggono nelle loro peculiarità, la spiritualità napoletana. Non bisogna dimenticarsi”, continua, “di quanto il napoletano sia a stretto contatto col la spiritualità.” Il progetto, che gode del patrocinio morale del Comune di Napoli, spiega Rosario Morisieri:“scruta, indaga ed espone la profonda essenza della spiritualità vissuta dalla città di Napoli tra tradizioni, partecipazione della popolazione ed esperienza dei luoghi, in un viaggio tra fascino dei particolari e rapporto tra colori e forme, dove ogni foto esprime il mondo interiore dell’autore, fino a toccare la sua luce divina e quella dell’osservatore, fino alla suprema interpretazione dello scatto”. La mostra, allestita presso l’affascinante Cappella del Purgatorio, vede la partecipazione di 23 fotografi tra professionisti e appassionati: Francesca Sincero, Annunciata Romano, Vincenzo Zannini, Anna Pane, Michele De Filippo, Francesco Cilento, Giancarlo De Luca, Dino Perone, Maria Rosaria Scinti Roger, Vincenzo Evangelista, Marco Menduni, Alberto Spisso, Nicola Della Volpe, Ernesto Napolitano, Iana Salerni, Salvatore Elefante, Nicola Flauto, Elena Caporicci, Duminda Indrajith, Emilia Sensale, Mariyan Lasantha, Emma Scapicchio, Leandro Felicioni. “È importante”, termina il professore Sorbo, “ritornare agli incontri reali con l’arte. È fondamentale per chi espone essere a contatto con altri artisti e soprattutto con i visitatori della mostra, affinchè l’arte, ed in questo caso la spiritualità, possano essere toccate con mano.”

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Libri

Siracusa: il romanzo di Delia Ephron, Fazi editore

Siracusa è il nuovo romanzo di Delia Ephron edito da Fazi editore: autrice statunitense, produttrice e regista. Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. La cornice che ingloba tutta la storia dei quattro personaggi, all’interno del libro, si sposta dall’America all’Italia da un dialogo all’altro, che a tratti disorienta, la lettura lineare del romanzo. “Siracusa” di Delia Ephron e la metamorfosi dei personaggi Il continuo passaggio di battuta tra i protagonisti rende la dinamicità di “Siracusa” molto evidente. Un repentino cambio di visione all’interno delle righe del romanzo fanno accrescere nel lettore la frenesia di voltare pagina per scoprire cosa, da un momento all’altro, può determinare un cambiamento. I cinque personaggi passeggiano prima tra le strade di Roma e poi, trasferitisi a Siracusa, procedono alla volta della vera vacanza, che già dalle prime riga del romanzo, si capisce non parlerà di tranquillità e meritato relax. A mano a mano che si va avanti con una lettura che, forse, si appesantisce, ci si rende conto che i protagonisti del romanzo non sono, effettivamente, le stesse persone descritte nelle prime pagine di “Siracusa”. Dalla copertina e dal titolo potremmo immaginare una classica commedia da ombrellone fatta di spensieratezza, sole e divertimento, invece “Siracusa” racconta la storia intrecciata di personaggi che non fanno della banalità il loro spirito guida di vita: sono vissuti che portano con se le pieghe chi della monotonia, chi della frustrazione, chi della infelicità e chi di un amore ormai troppo legato alla quotidianità. A Siracusa si vedono poste su tela le pennellate di un quadro non troppo nitido all’inizio: i personaggi che non sono in grado di amare né di farsi amare non cambieranno nel corso della storia. Simpatici all’interno del libro gli scatch dei turisti americani che sono accolti dagli italiani e molto particolari i clichè dei turisti americani in vacanza in Italia. Di sicuro “Siracusa” si dimostra essere il romanzo giusto da ombrellone: cinque storie all’inizio confuse prendono via via la rotta verso il proprio definirsi. Cinque storie che chiedono di essere amate o forse no, cinque personaggi che non vogliono esserlo affatto. Delia Ephron, altri romanzi

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Culturalmente

Musica da camera, cos’è e come nasce

La musica da camera dove nasce? Forse per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e chiedersi dove nasce la musica, e cos’è? Da sempre l’uomo ha trovato l’esigenza di esprimere i propri sentimenti attraverso la musica, di farsi partecipe attraverso quest’ultima della massima espressione delle emozioni umane. Dalle diverse tonalità di voce, al battito delle mani fino ad arrivare all’invenzione degli strumenti musicali, che con corde o con il fiato hanno tradotto in musica le note del pentagramma. L’uomo, in particolare modo il musicista (colui che fa musica) ha sempre avuto la necessità di suonare insieme ad altri componimenti di quelli che oggi chiamiamo orchestra, ovvero un insieme di molti strumenti. Quest’ultima nasce tra il XVII ed il XVIII secolo in Europa, come istituzione, ma come ben sappiamo il termine era già usato nell’ antica Grecia e nell’antica Roma per indicare il luogo di esecuzione del cosiddetto coro danzante. Ritroviamo poi, questo termine nel Rinascimento come vero e proprio luogo indicante l’area direttamente frontale al pubblico che assiste alla scena musicale. Cos’è la musica da camera La nascita di questa particolare tipologia di “fare musica” è da collocarsi già nell’antico Egitto come accompagnamento agli uffici sacri, rituali nei quali erano comprese danze e intonazioni di canti. Nell’antica Roma durante le pantomime si realizzavano scene mimico-orchestrali durante le quali, ad un pubblico ristretto, venivano raccontate gesta mitologiche. Nella Provenza medioevale invece, il giullare, di corte in corte, realizzava spettacoli per pochi intimi all’interno della corte di un signore. Ma ancora siamo lontani rispetto a quello che poi nei secoli successivi prederà il vero e proprio nome di musica da camera. Nel Cinquecento nasce l’idioma strumentale. La musica strumentale iniziò ad essere scritta e tutto ciò che prima era nato e destinato a voce, da adesso verrà scritto sul pentagramma. Sarà il Settecento il secolo in cui si affermerà la distinzione definitiva tra musica orchestrale e musica da camera, grazie a compositori come Haydn, Boccherini, Brahm e Mozart. Dalla sonata alla musica da camera Quella che anticamente era definita sonata prenderà il nome di musica da camera. Il numero di coloro che erano destinati a suonare era molto limitato. Gli strumenti utilizzati erano strumenti ad arco e fiato, più tardi grande anche al celebre Muzio Clementi verrà aggiunto il pianoforte, assoluto protagonista della scena dell’età romantica. Senza ombra di dubbio è il quartetto (soprattutto d’archi), per la musica da camera, la composizione musicale per eccellenza. Questo misto di sonate sintetizza in modo perfetto quelle che erano le quattro voci principali del coro (soprano, tenore, contralto e basso). Nel corso del tempo questa particolarità di musica è andata via via scomparendo: Beethoven iniziò a comporre musiche (che rientrano sempre nel filone delle musiche da camera) che comprendevano voce e pianoforte. Soltanto nel tardo Novecento con un’opera intitolata “Bartòk la musica da camera”, Stephen Walsh racconta il progresso che questa tipologia di musica aveva compiuto nel corso dei secoli. Dalla semplice voce che accompagnava le storie delle antiche mitologie greche e romane, si passò ad […]

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Viaggi e Miraggi

Cilento e Vallo di Diano? Alcuni consigli su cosa vedere

Cosa vedere nel Cilento e nel Vallo di Diano, piccola guida Del Cilento e del Vallo di Diano si parla spesso: dieta mediterranea e spiagge meravigliose. Ma quanto altro hanno da offrire questi magici posti? Non tutti sanno che il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che si estende per un totale di 181.000 ettari a sud della provincia di Salerno, possiede la montagna più alta della Campania il Monte Cervati. Meta raggiungibile tramite i preziosi consigli e appositi corsi dei proprietari del Rifugio Cervati: Casa Rosalia. Abili maestri del territorio e amanti delle terre del Cilento e del Vallo di Diano, sapranno accogliere nel loro caratteristico rifugio tutti coloro che, impavidi, sceglieranno la montagna al mare. Per coloro che invece preferiscono il divertimento, nel piccolo comune di Rofrano, è situato il Parco Avventura “Piano della Croce” un ottimo posto per chi volesse passare del tempo a contatto con la natura, in un parco interamente attrezzato per tutti gli avventurieri. Meritano sicuramente anche le Grotte di Castelcivita, un sito di cavità carsiche ricche di stalattiti e stalagmiti all’interno dei comuni di Castelcivita e Controne. Il complesso ha una lunghezza totale di 4.800m. Sul fiume Negro, invece, è possibile navigare per circa un kilometro su di un percorso che tocca l’intero sito speleologico di Le Grotte di Petrosa-Auletta, unico in tutta Europa. Spostandoci nell’entroterra cilentano è possibile visitare paesi che non superano più di mille abitanti; Casigliano è uno di questi: abitato da, pensate, soltanto 43 persone. In questo misterioso paese risiede però una millenaria tradizione: la produzione, ormai quasi scomparsa, della chitarra battente, diffusa dai primi decenni del XVIII secolo. Cosa vedere nel Cilento, tra musica e natura L’antica musica del Cilento considerata dagli abitanti di questi paesi, e non solo, una vera e propria ricchezza da preservare, è purtroppo studiata ancora da pochissimi. Piccolo borgo dove la musica tradizionale è conservata e studiata ancora, insieme a Novi Velia, è Cannalonga: territorio che conserva un sito archeologico risalente al paleolitico e conosciuto dal 1450, inizio della tradizionale fiera di Santa Lucia oggi Frecagnola. Ancora altri scavi sono conservati nel paese del Cilento: Moio Della Civitella. Riscoperti intorno agli anni 60 hanno rappresentato una importante fonte storica per il Cilento. Un sistema difensivo completato da porte di accesso, unico nel suo genere. Nel Vallo di Diano, ancora, a Sassano, è possibile visitare la Valle delle Orchidee sviluppata su una superficie di 47 kmq lungo un percorso a circuito dove si osservano variegate specie di orchidee selvatiche, 184 le entità diverse di Orchidee (68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà, 24 ibridi). Un immenso patrimonio naturalistico. Patrimonio dell’Unesco, il Cilento e il Vallo di Diano, sono uno scrigno magico dove ogni posto rappresenta un diamante. Vedute che, dal mare alla vetta più alta della Campania, rappresentano i più bei paesaggi italiani. Una terra che non smette di stupire né tanto meno di essere conosciuta. Cosa vedere in Cilento, itinerari e storia

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Napoli & Dintorni

I quaderni di Marcopolo: la nuova guida è sulle coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida

Coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida ed i tesori nascosti della costiera queste e mille mila altre informazioni sono presenti nella nuova guida di Marcopolo “costiera”. Il progetto tutto nuovo appartenente alla collana “I quaderni di marcopolo”, questa, si arricchisce e si rinnova di tante novità per i molti lettori e viaggiatori in cerca delle più particolari informazioni sulle scenografiche località della società amalfitana. Nella magica cornice del prestigioso hotel Romeo di Napoli, Luigi Pignataro ha introdotto il nuovo libretto, sulle coste amalfitane,  arricchito di spettacolari fotografie, sublimi perle per i soggiorni dei viaggiatori e cento e più luoghi dove recarsi per assaggiare la migliore cucina tradizionale caratteristica delle coste mediterranee. Corrado Azzolini, direttore editoriale di Alma Media, si dimostra entusiasta del nuovo progetto affermando che “in una realtà sicuramente non facile, come quella che sta vivendo oggi l’editoria, abbiamo con coraggio progettato questo stupendo lavoro che offre ai nostri lettori tutte le risposte necessarie ai suoi quesiti”. E cosi anche il nuovo amministratore delegato di Alma Media, Andrea Baracco, che con fierezza illustra il finito lavoro. I quaderni di Marcopolo, una presentazione stellata Dal balcone del Romeo Hotel, con intorno la cornice magica del Vesuvio ed in lontananza la sagoma di Ischia, chef stellati e maestri pizzaioli hanno offerto alla platea i migliori ingredienti della terra campana rivisitati in modo magistrale. Da quella stessa veduta presente all’interno di “costiera” ci spostiamo con l’immaginazione tra i profumi di Capri, tra le righe della monografia che celano i segreti più nascosti di questi magici posti. Più di 500 gli indirizzi dedicati agli hotel ed alle dimore scelte per i turisti nelle coste amalfitane, 1000 fotografie ed altrettante cartine, mappe tematiche ed indicazioni pratiche per raggiungere le mete prescelte. Insomma, tutto spiegato alla perfezione nella presentazione di Marcopolo sui “quaderni-diari di viaggio”. Varie sono anche le testimonianze di personaggi illustri, all’interno della guida, che narrano con i propri sensi le esperie legate ai luoghi descritti. Ne “I quaderni di Marcopolo” essi raccontano i propri viaggi, le loro avventure, i ricordi che inevitabilmente vengono lasciati all’interno di ogni luogo che viene visitato, insieme ovviamente anche a quelli che ogni viaggiatore porta con se. Ed è proprio questo il senso della descrizione minuziosa di “costiera”: rendere il viaggio nelle coste amalfitane, dall’andata al ritorno, una sicurezza. Permettere al turista di programmare anche emozionalmente il proprio tragitto, di dare l’opportunità a 360° di scoprire i posti, nascosti o visibili, dell’amata costiera amalfitana, di Capri, di Ischia, di Procida. Non ci resta quindi che prendere per mano i nostri accompagnatori, di custodire gelosamente sottobraccio la nostra guida, e di partire all’avventura.

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Voli Pindarici

Racconto breve di musica e spalle voltate

C’era una strana musica in sottofondo. La sala era gremita di gente e le note si diffondevano troppo forti in quella piccola stanza rossa. Non seppi perché mi trovavo lì, mi avevano invitato ma non sapevo bene cosa c’era da fare o vedere in quella strana serata di inizio primavera. Il buffo uomo seduto al pianoforte era distratto, si vedeva dal suo capo chino che non ciondolava a ritmo delle note emesse dal suo strumento, aveva gli occhi tristi. Pensai che anche lui era stanco di sentire sempre le solite note buttate lì e mi rattristai anche io all’idea che un musicista potesse pensare questo della musica: l’unica cosa che al mondo che ti tiene compagnia anche quando non ci sei neanche tu con te stesso. Erano tutti vestiti eleganti, e portavano con loro un sorriso falso di chi quella sera voleva essere altrove, chissà dove. Faceva pena. Tutto. Io, loro. D’improvviso si avvicinò a me un tipo alto, con una giacca lucida, vi lascio immaginare. Mi disse che quella era una sera dedicata ad una mostra, pensai che forse la situazione potesse prendere una bella piega. Amo le mostre. Mi parlava dell’artista, della sua scuola di pensiero dei materiali usati ed in lontananza notai una figura. Sentivo le voce rauca di quest’uomo che piano piano scompariva alle mie orecchie ero curiosa di scoprire chi si nascondesse dietro quelle spalle che da lontano, sembravano essere a me conosciute. La musica prese una piega veloce, il ritmo incalzava ed insieme a lui i miei pensieri andavano veloci. Il musicista non aveva cambiato espressione, continuava a spingere sui tasti bianchi e neri senza passione ed intanto mi rivoltai a guardare. Si, le conoscevo quelle spalle, così come conoscevo quegli occhi. Da lontano, nella folla, lo riconobbi. Portava con se la solita aria da altezzoso ma anche la sua estrema eleganza. Non era cambiato da quella notte in cui ci salutammo. Avevamo entrambi le lacrime agli occhi e le mani sudate di chi è agitato. Continuai a bere il mio drink mentre l’uomo affianco a me aveva iniziato a parlare con altre persone, io sorrisi annuendo, facendo finta di ascoltare. Mi guardava ed io guardavo lui, da lontano ci dicemmo tante cose, troppe. Ci amavamo lo avemmo fatto sempre, ci piacevamo anche in quelle strane vesti da sera, così come ci piacevamo sotto le coperte del nostro letto che avrebbe avuto tanto da raccontare di noi. Eravamo così, capaci di stare insieme anche dopo anni di assenza infinita. Gli sorrisi mentre cercavo di rimanere lucida. La musica era intanto diventata leggera, le note erano più dolci nell’aria e da lontano vidi che affianco al musicista c’era un uomo, lui lo guardava e sorrideva e con tenera sinfonia premeva i tasti, forse stava solo aspettando che ci fosse lui ad ascoltarlo. Mi rigirai di nuovo verso di lui e vidi che la sua figura si stava avvicinando a me, si faceva spazio tra la folla che d’improvviso si era animata: eravamo pronti per entrare […]

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Food

A Compagnia Re U Caso: Cilento, natura e tradizione

Popolari ormai in tutto il Cilento e non, i ragazzi della  “A Compagnia Re U Caso” hanno piantato radici nelle più sconosciute terre che vanno da Cannalonga al Monte Cervati. L’associazione nasce da un’idea di un gruppo di ragazzi appassionati delle nostre misteriose montagne. Alla volta della vetta più alta della Campania i giovani avventurieri, armati di passione, zaino in spalla e cartina geografica hanno iniziato questo bizzarro ma stupendo viaggio al fine della riscoperta della tradizione. Le antiche vie della transumanza sono state percorse nelle traversate che il gruppo ha effettuato in primavera ed inizio estate e ad aprile c’è stata la prima. Partiti da Piazza del Popolo a Cannalonga A Compagnia Re U Caso ha percorso in un giorno e mezzo quelli che erano i sentieri ormai dimenticati che collegano le montagne di Cannalonga al Cervati. “Numerosi sono stati i viaggi che prima abbiamo effettuato in solitaria” spiega Christian Carbone, uno dei fondatori della Compagnia “abbiamo tracciato le strade dal nulla, i sentieri ormai non esistevano più, ed insieme ad esperti del settore abbiamo setacciato la zona alla ricerca del percorso migliore da poter intraprendere”. Curioso il modo in cui questa avventura sia iniziata “Eravamo una sera tutti riuniti nella mia piccola taverna” continua Carbone “Ed insieme a del buon vino e ad un tagliere di formaggi, io, Riccardo D’Arco, Domenico Pizzolante, Angelo Guzzo, Giovanni Tangredi ed altri amici, accomunati dalla passione per la nostra terra e le interminabili passeggiate alla volta della scoperta di quest’ultima, decidemmo di mettere insieme quella che è poi diventata A Compagnia Re U Caso” Particolare attenzione al formaggio che viene periodicamente portato in transumanza sulla vetta del Cervati dove viene ricoperto di erbe del periodo, minuziosamente scelte per sapore e odore, e segretamente nascosto in un luogo apposito del Rifugio Cervati. Luogo pronto ad accogliere chiunque volesse intraprendere insieme ai ragazzi il lungo cammino alla conquista della più alta montagna cilentana. Insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella scorsa edizione, i ragazzi della Compagnia insieme all’associazione hanno iniziato un percorso volto alla riscoperta di quelle che erano le antiche lavorazioni del formaggio e quelle che erano le antiche vie di percorrenza delle montagne. Proprio per questo stretto rapporto l’Ente Fiera ha riunito parte degli avventurieri come immagine simbolo del proprio manifesto 2017. Ed è proprio in onore della Fiera delle Fracagnola, che vanta nella sua storia secoli di tradizione casearia, che i ragazzi hanno dedicato una parte importante al formaggio ed alla sua stagionatura in alta quota. Riscoperta del territorio, curiosità verso una terra ancora troppo poco conosciuta, passione per le antiche tradizione ormai quasi decadute: queste le parole chiave di un gruppo di amici che nutre un amore infinito per il famoso bel Cilento. Il gruppo, dopo il termine della manifestazione della Frecagnola che li ha visti impegnati, insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella pubblicizzazione del loro operato è pronto a riaprire le porte dei nuovi sentieri tracciati per arrivare al Rifugio Cervati. Una prossima traversata è prevista all’inizio dell’ estate. Chi vuole partecipare alla […]

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Eventi/Mostre/Convegni

L’Eden ritrovato: Carla Castaldo al Palazzo Venezia

Il 23 marzo è stata presentata L’Eden ritrovato, la mostra dell’artista Carla Castaldo nella magica cornice del Palazzo Venezia, in Via Benedetto Croce. La mostra è stata presieduta dalla filosofa Esther Basile e dalla scrittrice e poetessa Lucia Stefanelli Cervelli. L’artista, che ha esposto le sue opere nel più grandi città europee ed anche oltre oceano, ci trascina con i suoi mix di colori eccentrici ma sempre eleganti in un mondo che va al dì là delle etnie e delle normali concezioni di arte. La Castaldo evidenzia nei suoi lavori quella che lei chiama necessità di sperimentare sui colori sì, ma soprattutto sui materiali che si pongono come tela sotto il suo magistrale pennello. «La mia necessità nasce da una particolare esigenza di scoprire il nuovo» da qui il suo interessamento per la ceramica che l’ha portata a sperimentare nuove forme di arte facendola arrivare alle più alte vette della sua carriera artistica. Numerosi, infatti, sono i premi ricevuti dalla Castaldo: Premio alla Carriera, Menzione speciale della critica ed il Premio Internazionale Paolo Levi. L’Eden ritrovato si fermerà all’interno delle suggestive mura di Palazzo Venezia fino al 28 marzo, unisce un corpus di opere che evidenziano la pragmaticità dell’artista: dipinti su piastre di porcellana, bassorilievi in terracotta, gioielli in lamina d’ottone, dipinti su lamine di legno in foglia d’oro. Particolare è la tecnica che Carla Castaldo utilizza per l’elaborazione delle sue opere: la tecnica del terzo fuoco, tecnica risalente al periodo settecentesco, ottocentesco poco conosciuta ma molto particolare nella sua fattispecie. I dipinti in piastra di porcella vengono, dopo numerose lavorazioni a partire dalla diluizione dei colori, infornati in un apposito forno per ben tre volte. Quello che ritroviamo all’interno de L’ Eden ritrovato è un viaggio tra la filosofia e l’arte Lucia Stefanelli, poetessa, ha descritto la mostra della Castaldo come un insieme di opere che parlano all’animo e al contempo all’occhio, nel loro continuum narrativo che non viene mai interrotto nonostante la varietà dei materiali utilizzati dall’artista. «Un figurativo senza l’obbligo di figure» continua ancora la poetessa. Dall’abile mano dell’artista è la materia che chiede di essere plasmata e vivacizzata da colori che esprimono tutta la vitalità coi loro luminosi cromatismi. «Un senso di serenità viene all’occhio dell’osservatore», diretto, come invece fa notare la filosofa Esther Basile, che continua a descrivere l’arte della Castaldo come una “realtà penetrata nell’amore”. L’Eden ritrovato è amore evidente per la vita, per la materia che circonda l’uomo, per i colori che armonizzano il filo che lega l’essere all’arte. Un’arte che sente la necessità di parlare e di comunicare tutta la natura e la vitalità dei colori e della materia.

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Eventi/Mostre/Convegni

Il coro Mulan di “Ciao Cina” a Napoli per “L’esercito di terracotta”

A Napoli nell’elegante e particolare cornice della Basilica dello Spirito Santo si sono unite due culture: quella italiana, in particolare la partenopea e quella cinese. In occasione della famosa mostra “l’esercito di terracotta”, una delle più importanti scoperte della storia dell’archeologia, i guerrieri dell’Imperatore Qin Shi Huangdi ottava Meraviglia del mondo, il coro “MULAN” si è esibito nel fiabesco luogo, intonando canzoni della tradizione napoletana e dolci strofe tra le più belle canzoni cinesi. Tutto intorno, nell’ascoltarli, le grandiose statue dell’esercito, le diverse parti di armature e ed il possente soffitto della storica basilica. Luogo di intense visite da parte di tutta Italia e non solo, la mostra dell’esercito di terracotta e dell’imperatore della Cina è stata prorogata fino all’8 aprile per via delle migliaia di persone in visita: più di 50mila. I piccoli artisti, guidati dalla mano sapiente del maestro Giuseppe Schirone dell’Accademia musicale Caruso, si sono esibiti parlando la voce della musica nelle vesti tipiche cinesi, i changshan, abiti tessuti da esperte mani dell’importante sartoria napoletana che hanno lavorato la seta arrivata direttamente dalla Cina. Le giovani voci, già conosciute per l’esibizione in Piazza del Gesù in occasione del capodanno cinese, hanno intonato inni napoletani quali “‘O sole mio” ed inni cinesi. Un unico messaggio quello espresso dalle loro canzoni: l’integrazione ed il connubio, assolutamente riuscito, della cultura napoletana insieme a quella cinese, al fine di rendere meno evidente la distanza tra queste due grandi comunità cosi tanto colme di storia. Il coro Mulan nasce da un’iniziativa dell’associazione culturale Ciao Cina Il presidente dell’associazione Ciao Cina evidenzia l’importanza del passaggio dalla musica ai bambini: primi protagonisti dell’integrazione all’interno della cultura partenopea. L’obiettivo di tale manifestazioni pubbliche è lanciare una campagna di crowdfunding per permettere al giovane coro di partecipare ad un importante contest in Cina, previsto per la prossima primavera. L’ iniziativa dei piccoli cantanti e dei loro genitori è appena iniziata, hanno spiccato un volo all’insegna della coesione e dell’integrazione. Un volo che, gli auguriamo, li porterà dritti a Pechino, prossima e tanto sognata tappa.

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Attualità

Il viaggio di Alessio Mautone: “Sei mesi all’ombra”

Abbiamo incontrato Alessio Mautone, giovane scrittore della provincia di Salerno, autore de “Sei mesi all’ombra”, suo primo romanzo. Non un  diario, non una romanzo, solo pagine di vissuto. La giovinezza che subito incontra la speranza e la battaglia. Il giovane autore Alessio Mautone si racconta nel suo viaggio attraverso le pagine che scorrono senza sosta, incalzanti, trascinando il lettore nelle parole dure ma permeanti Trascinandolo nella continua ricerca della felicità e della vittoria. Alessio Mautone, autore del libro ”Sei mesi all’ombra”. Raccontaci un po’ di te. Sono Alessio Mautone, ho ventiquattro anni e sono nato in una cittadina in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento, a Vallo della Lucania. Studio Economia, amo il teatro e ho scritto, circa un anno fa, un libro autobiografico che racconta di una storia, non necessariamente la mia, dove chiunque può rivedersi in un passaggio, in una pagina, in un evento a me successo che potrebbe capitare a chiunque, in ogni momento della vita. Nel tuo Diario di viaggio troviamo una grande attenzione per i tuoi affetti, figure a volte salvifiche per la tua persona. Dai molto spazio alla figura di Margherita. Durante un tuo intervento hai specificato che Margherita non è realmente esistita. Perché hai sentito la necessità di creare questo personaggio così permeante all’interno della storia? Ho specificato questo elemento suscitando clamore nelle persone perché, leggendo il libro, la figura di Margherita è descritta cosi accuratamente al punto da risultare vera. Sono sempre stato dell’idea che nessuno si salva da solo, e così è stato. Però, un pensiero del quale sono sempre stato convinto è questo: puoi avere chiunque vicino ma nessuno, a meno che tu non lo senta, può capire in che condizioni in cui ti trovi. Io ho sentito questa condizione di disagio che, nel libro, non doveva esserci. Doveva essere tutto perfetto, proprio come volevo io. E la verità è che, alla fine, si corre sempre da soli. Può darsi che Margherita fosse la mia forza nascosta che ho scoperto soltanto scrivendo questo libro. Ad oggi, dopo la pubblicazione del tuo libro, dopo aver vinto la tua battaglia ed averne scritto, cosa sono l’amore e la morte per te? Io vedo amore ovunque. Pochi amici, famiglia, una persona che sta al tuo fianco. Credo che l’amore, diversamente da ciò che fanno credere gli scettici, sia l’unico tranello in cui cascano tutti. È l’unico motivo per cui noi siamo qui. E siamo noi a renderlo difficile perché, pur essendo strano, è una cosa semplice. Per questo la gente prima lo leva al cielo, poi lo odia e poi continua ad amarlo. Perché è una sostanza astratta che senti dentro e che, facciamocene una ragione, non capiremo mai. La morte, penso, sia un premio, una gratificazione per quanto fatto nella vita terrena che dobbiamo accettare, sempre, perché essere egoisti è facile ma non è logico. Il brutto non è essere morti dopo aver vissuto ma vivere da morti. Questa è la cosa che fa più paura al mondo. I ricavati della vendita del libro saranno destinati […]

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Voli Pindarici

L’italia è un Paese per vecchi, restare o andare?

Giorni fa parlavo con un collega. Lui, più grande di età, avviato già nella sua carriera di pendolare e docente non di ruolo, siamo “colleghi intellettuali”. Ci scambiamo dei consigli sugli ultimi libri da leggere, lui mi chiede degli esami e gli racconto la mia storia funesta su quell’ennesimo che forse “un giorno passerò”. Mentre parlava guardavo le sue rughe intorno agli occhi, la sua pelle spenta. Il suo atteggiamento e portamento, di solito sicuri, adesso mi apparivano sbiaditi, e così di impeto gli chiedo: “ma tu come stai?”. Gli chiedo sincerità nella sua risposta, volevo più che altro che si sfogasse con me. Lo vedi posare le sue pesanti lenti sul tavolo dove ormai il nostro caffè era finito ed iniziò a raccontarmi. A scuola non si trova bene, ha diverse cattedre in diversi plessi anche molto distanti tra di loro, è costretto ad una maratona quotidiana per tornare a casa stanco, distrutto e vuoto. Mi pronuncia questa parola guardandomi negli occhi e me la ripete. “Vuoto”. Essendo più grande di me, non ho vissuto insieme a lui la sua carriera universitaria ma so per certo quanto la sua passione potesse rendere minuscoli tutti i suoi compagni di studio, quanto prendesse le materie e le cucisse su di lui per farle sue e portarle per sempre nel suo bagaglio culturale. È uno di quelli che la famosa luce gliela vedi negli occhi, ed illumina anche te. Mi racconta dei suoi colleghi, quasi tutti anziani, quasi tutti trascinati dall’abitudine in un mestiere che di abitudine dovrebbe non avere nulla, se non quella di alzarsi ogni mattina ed avviarsi a scuola. Mi racconta di come ha avuto la necessità di essere aiutato finanziariamente dalla sua famiglia perché l’affitto e le spese sono più onerose di quanto possa permettersi. Parla con una cadenza che mi permea e trascina in me tutta la tristezza delle sue dure parole. E poi mi guarda e mi dice “non restare qui, scappa”. Ecco, questa parola nessuno me l’aveva detta, ancora. Tutti mi avevano avvertito sulla difficoltà lavorativa italiana, ma non ce n’era, in effetti, vera necessità: quotidiani ogni giorni ci spiattellano in faccia la forte pendenza della situazione lavorativa.  Ma dette da lui quelle parole pesano tanto, tanto quanto le sue rughe, tanto quanto la sua stanchezza.   “L’Italia è un paese per vecchi” mi ammonisce ancora. Proprio quella mattina mi è capitato di aprire i giornali, come mio solito, e di soffermarmi su di un articolo che descriveva la profonda falda presente nel settore lavorativo giovanile, e più si è giovani, più la falda si apre. Dopo esserci salutati con un lungo abbraccio lo vidi andare via, portandosi alle spalle la borsa piena dei suoi libri che di tanto in tanto scivolava giù. La testa china di chi non porta solo quel peso addosso. E, per la prima volta, io che sento di avere delle profonde radici ancorate al mio Paese, mi chiedo: “è più pesante la valigia per partire o quella, invece, per restare?”.

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Napoli & Dintorni

Moviemmece: Cinefestival tra cibo e culture

Moviemmece: al via la prima edizione del cinefestival sulla biodiversità del cibo e delle culture. “Moviemmece è un festival cinematografico ma anche una kermesse di laboratori, presentazioni di libri, incontri e degustazioni che si terrà a Napoli Est”, ci spiega la direttrice artistica del festival, Marina Ferrara. L’intento è anche quello di animare tutta la VI municipalità con un ricco calendario col fine di valorizzare una delle periferie urbane. Il progetto è stato ideato da tre realtà no profit: la cooperativa sociale Le Tribù, l’associazione Fuori dal Seminato e Tutti Nello Stesso Piatto in collaborazione con due cooperative di commercio equo quali Sepofà  ed il Nest Napoli. In una società sempre frenetica ed in movimento, dove si sono perse di vista le arti ed i mestieri più nobili, l’associazione organizzatrice del festival  Moviemmece si ferma e ritorna alle origini ponendosi come obiettivo principale il rilancio e l’elevazione della cultura del cibo e dell’arte cinematografica inerente allo stesso campo di indagine: dalle mani giovani a quelle anziane che coltivano il terreno fertile per la nascita di una prodotto biologico, alle mani in aria danzanti di una tribù africana, ad evidenziare le diverse correnti culturali sul territorio mondiale. Ma il cuore dell’intero festival Moviemmece è il cinema Dal 27 al 29 ottobre si darà il via al concorso cinematrografico con la proiezione di 20 cortometraggi ed 11 lungometraggi internazionali fuori concorso. Ieri, 20 ottobre, presso Palazzo San Giacomo si è tenuta la conferenza stampa di Moviemmece dove gli organizzatori del festival, insieme all’assessore alla cultura ed al turismo del comune di Napoli Gaetano Daniele, hanno presentato le linee guida della ricca manifestazione che terminerà il giorno 29 ottobre. Sarà proprio questo il giorno che vedrà la premiazione di quel cortometraggio che si sarà distinto per particolarità ed originalità. Tra le 100 opere pervenute agli organizzatori la direzione del festival ha selezionato 20 cortometraggi finalisti che sono stati divisi in 6 cicli tematici: da i “produttori di altri tempi” dove vengono affrontate le tematiche del superamento delle antiche forme di produzione artigianale del cibo, alla “resistenza naturali” dove il cibo è visto come cultura e connessione con la natura. La giuria che si è occupata di scegliere quelli tra i migliori cortometraggi è formata da Francesco Di Leva, attore e regista, Luca Iavarone, direttore Fanpage.it, Lorenzo Ruggiero, disegnatore di fumetti, Gino Sorbillo, pizzaiolo napoletano ed infine Cecilia Donadio, giornalista RAI. La manifestazione ha già riscosso molto successo per la modernità e la delicatezza degli argomenti trattati. Non si tratta soltanto di cibo come nutrimento del fisico piuttosto del cibo come elemento cardine per la conoscenza delle diverse culture etniche, per la conoscenza dell’arte del lavorare , così come era un tempo e come oggi si è evoluta con tutti i suoi pro ed i suoi contro. Si tratta di cinematrografia e di arte definite da Luca Iavarone come “atti di resistenza” alla società odierna. Un festival, insomma, che abbraccia le maggiori tematiche affrontate dalla modernità e che merita di essere seguito, sicuramente, con attenzione per […]

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Fun & Tech

Valeria Angione, intervista alla web star tra ansia e teatro

Valeria Angione ha rapito la moltitudine di studenti col grido di “mai una gioia” ed ha divertito con la sua pura ironia, da ottima compagna di banco che rende la vita scolastica un poco meno pesante. Una ragazza dal grande talento che con la leggerezza dei suoi molteplici filmati evidenzia un carattere da artista, un’abilità nel descrivere la vita quotidiana di ogni studente in crisi per le sessioni d’esame e che si ritrova ad affrontare giornate cariche di studio, ma soprattutto di ansia. Abbiamo scambiato due chiacchiere con la stella del web che da alcuni anni diverte con i suoi “macchiettistici” video sulla rete: Valeria Angione, 22 anni, studentessa di Economia e Commercio ed un’unica grande passione, il teatro e… forse anche gli evidenziatori Valeria quando non sei una studentessa disperata chi sei?  Sono una ragazza molto semplice, così come mi vedete. La studentessa disperata è il mio personaggio ora, ma fino all’anno scorso era la mia vita vera. In generale mi divido tra teatro e video su Facebook, poiché tutto ad un tratto è diventato un lavoro. Sembra strano ma è così e non posso desiderare di meglio. Amo la mia community, sono straordinari. Mi danno un supporto enorme, mi fanno sentire bene. Oltre a continuare con i video mi sto concentrando per realizzare il mio sogno più grande: diventare un’attrice. Come e quando hai avuto l’intuizione di produrre la tua comicità con i video che tutti conosciamo? Faccio teatro da 10 anni, ma avevo bisogno di un posto tutto mio in cui poter esprimermi senza limiti. Un posto dove io ero padrona di me stessa e della mia creatività. Volevo un posto dove potessi combinare la mia passione per la recitazione e la voglia di mettermi in gioco. Non credevo di riuscirci, è solo da poco tempo che sto cominciando ad avere più stima e fiducia in me stessa, e lo devo al supporto di coloro che ogni giorno seguono i miei post e i miei video. Sei un’appassionata di teatro e lo pratichi, ritieni che questa tua predisposizione ti abbia aiutata nel tuo progetto? Come ho detto prima, il teatro è stata la mia arma. Mi ha dato quel qualcosa in più, ma soprattutto mi ha dato il coraggio di creare una pagina ed espormi così tanto, senza avere vergogna. A volte è proprio questo che manca a qualcuno con del talento, la sfacciataggine. Non è facile pubblicare un video, all’inizio hai sempre paura di cosa può dire la gente, degli insulti che magari puoi ricevere dai “leoni da tastiera”, ma io non ho badato a tutto questo, dopo un po’ di paura iniziale e grazie al supporto dei miei amici ho preso coraggio. Ma devo dire che ho preso coraggio proprio grazie al teatro, che mi ha insegnato a non ascoltare nessuno se non me stessa.  Valeria Angione è stata anche produttrice di un video musicale dal titolo Lo do a settembre ma anche di una simpatica parodia di “Perdono” di Tiziano Ferro, il suo cantante […]

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Attualità

Casa Surace: DueDue domande a “il terrone fuori sede”

Casa Surace, due chiacchiere con i coinquilini più famosi del web Da subito hanno avuto successo sul web ed i social. Trasformando gli stereotipi del Sud e del Nord in risate e simpatia, sono diventati un nome conosciuto in tutta Italia. Stiamo parlando di Casa Surace, collettivo nostrano della risata che, con i loro video scanzonati, raccontano la vita e i problemi degli studenti fuori sede, e non solo. Abbiamo posto ai ragazzi di Casa Surace giusto DueDue domandine. Chi sono innanzi tutto i Coinquilini di Casa Surace e cosa fanno nella vita? I Coinquilini di Casa Surace sono tantissimi e nominarli tutti ormai è impossibile! Se poi ci mettiamo anche i parenti che ci vengono a trovare diventiamo un condominio, anzi un piccolo paese. Al momento Casa Surace è un progetto a tempo pieno, quindi non abbiamo tanto tempo per fare altro. Però riusciamo a ritagliarci degli spazi in tema con quello che facciamo nei video: Daniele (il temerario) ad esempio si è aperto un allevamento di galline per avere sempre a disposizione uova da schiattarsi in testa urlando “CARBONARAAAAAAAA” e Pasqui ha aperto un’attività di Management per gestire i suoi nonni, diventate ormai le vere star dei nostri video. Com’è nata l’idea di questo vostro progetto e come lo avete messo in atto? Venivamo tutti da esperienze diverse: chi lavorava al Cinema, chi nel mondo delle comunicazioni, chi aveva già lavorato con la viralità, chi faceva l’ingegnere…insomma le nostre vite andavano avanti molto tranquillamente.  Ci siamo detti “perché non provare a fare qualche video su internet”? Il nostro primo video ha fatto 11 milioni di visualizzazioni e non abbiamo avuto la scusa dell’insuccesso per tornare alle nostre vite tranquille. Nel corso del tempo poi ci siamo strutturati meglio, Casa Surace è diventata una s.r.l ed abbiamo allargato il gruppo!  Quindi ora giriamo 10 video al mese, lavoriamo 18 ore al giorno, siamo tutti in sovrappeso (tranne Ricky) e addio vita tranquilla! A parte gli scherzi, lavoriamo molto ma ci divertiamo tantissimo, e le soddisfazioni non mancano mai! Casa Surace e il “pacco da giù” Siete da subito entrati nel cuore di molti “terroni fuori sede”.Cosa pensate quando guardate a tutto il successo del vostro lavoro, qual è il vostro segreto? Nonna ci dice sempre che gli ingredienti segreti non si dicono! A parte gli scherzi proviamo a crescere come società ma anche a mantenere un rapporto genuino con quello che facciamo e con il pubblico che ci segue. Al momento siamo impegnati in un tour in cui portiamo pacchi da giù ai fan o a chiunque ci abbia raccontato un motivo emozionante, divertente, urgente per riceverlo. È bellissimo vedere il modo in cui ci accolgono i fan, il modo in cui ci spalancano le porte delle loro case ed il modo in cui ci abbracciano, proprio come se fossimo dei parenti! Molti di noi studiano lontano da casa e fare la spesa alle volte non è proprio facile. Cosa consigliate, ad un fuorisede, di mettere nel suo carello? Una […]

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