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Eroica Fenice

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Tutte le ragazze avanti! Storie di femminismo, di Giusi Marchetta

Tutte le ragazze avanti! è un libro edito da “add”, ideato e curato dalla scrittrice ed insegnante Giusi Marchetta. Il libro nasce dall’esigenza contemporanea di chiedersi cosa sia il femminismo e quanto sia importante essere femministe nella società odierna, che vede alla donna come figura dedita alla famiglia, con un salto vertiginoso nella società del passato. Insieme all’autrice di “Tutte le ragazze avanti!” compaiono altri undici nomi di donne: Giulia Gianni, Giulia Perona, Maria Marchese, Giulia Cavaliere, Marta Corato, Lucia Brandoli, Marina Pierri, Claudia Durastanti, Giulia Sagramola, Marzia D’Amico e Giulia Blasi: insegnanti, scrittrici, ricercatrici che si sono unite al grido della Marchetta per spiegare in parole cosa significhi, ad oggi, crescere da femministe e cosa questo comporti. E così ci ritroviamo nelle pagine di “Tutte le ragazze avanti!” ascoltando voci di donne che nel corso della loro vita si sono chieste cosa significasse effettivamente essere donna: pensieri contraddistinti dalla forza della figura femminile che vuole prevaricare sulla figura di un uomo il quale tutto poteva. Analisi psicologiche, storiche, letterali, morfologiche delle parole che… “al contrario si poteva dire Presidente, architetto, ingegnere, sindaco, meccanico, e in certi casi, trovare specificato sul giornale che si trattava di una femmina come una piccola stortura o un imprevisto”. Ed ecco che il viaggio di queste donne, la battaglia come la chiamano loro, parte dal linguaggio, spesso denigrante per la donna con parole del tipo “acida”, “maestrina” ed ancora “troia”, una battaglia che si sposta alla società che vuole la figura della donna magra, in forma, sempre dolce per poi proseguire con il mondo del lavoro dove la donna è costretta al doppio della gavetta di un uomo, dove ancora oggi deve sfilare per la parità di salario. Una battaglia singolare che unisce più voci al fine della liberazione delle donne; liberarle dal genere e dagli stereotipi sempre presenti. Una battaglia, che in “Tutte le ragazze avanti!” è raccontata, per capitoli, da storie personali, “ma è l’insieme quello da guardare” afferma l’autrice. Una battaglia parte da mille e mille altre voci messe insieme: è il coro a farsi sentire, non una sola voce sommessa. Perché il femminismo è questo, è sorellanza (non esiste parola più bella): quando tutte le voci insieme combattono ogni forma di oppressione, di discriminazione e di prevaricazione. “Non è una battaglia contro e non è finalizzata a togliere dei diritti altrui: solo ad estenderli a tutti in modo che non restino dei privilegi». Scrive Giusi Marchetta. Ecco perché tutti dovrebbero essere femministi. Perché rifiutare il femminismo scrive invece Marzia D’Amico: «Vuole dire decidere che si è comodi nella propria posizione, a discapito di altri» Non esiste lotta più bella di una denuncia pacifica, di una battaglia che quotidianamente viene “armata” da tutte le donne che incontriamo nel nostro cammino: “Tutte le ragazze avanti!”, come urlava Kathleen Hanna prima di un suo concerto, è una storia di storie e nella parte finale, quando il libro sembra essersi concluso, lasciando nel nostro bagaglio emotivo la consapevolezza che la strada da fare sia ancora […]

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Fuoco al Cielo, un romanzo di Viola Di Grado

Fuoco al cielo è il nuovo romanzo della giovane scrittrice, classe ’87, Viola Di Grado, edito da La nave di Teseo. Un romanzo freddo e tiepido allo stesso tempo, raccolta di luoghi agghiaccianti e quasi dispersi, cornici inafferrabili quelli in “fuoco al cielo” raccontati con la delicatezza che contraddistingue la scrittrice e con un meticoloso lavoro di scrittura e linguaggio. Catapultati in una periferia della Siberia, ai confini di questo paese troviamo un villaggio Musljumovo, una “città segreta” luogo di catastrofi nucleari durante i periodi ’50 e ’60. I protagonisti, volti indissolubili e forti, sono Vladimir un infermiere arrivato da Mosca, e Tamara un’insegnante nata all’interno dello stesso villaggio, ormai abituata allo scorrere della sua vita che negli occhi vede solo l’abitudine del disastro della sua terra, se di abitudine si può parlare. Accompagnati, a penna tesa e scrittura leggera in fuoco al cielo, viviamo la passione travolgente tra i due personaggi scalfiti indissolubilmente da questa terra lapidaria e ferita. Un racconto forte e deciso che parla del male della storia, quel male che conosciamo pagina dopo pagina, anche dentro le persone che ce la raccontano. Una terra completamente rasa al suo nella sua natura e che trascina con sé le vite dei pochi abitanti rimasti, anch’essi ormai malati nel corpo e nell’anima; ma tra le mille pericolose sfaccettature della storia forse è l’amore l’unica salvezza? Vladimir e Tamara provano a raccontarcelo in fuoco al cielo, dove l’autrice minuziosamente ed ossessivamente ricostruisce l’agghiacciante storia di quei posti resi intoccabili per il resto del mondo. L’autrice collega e ricollega i posti in una narrazione ordinata ed attenta anche ai tempi storici necessariamente da scandire in fuoco al cielo. Fuoco al cielo, una lotta tra natura e civiltà È una forte agitazione quella che scorre tra le pagine del romanzo della giovane scrittrice, una continua lotta tra la natura fredda ormai morta e la civiltà che tenta la sua rinascita con un dolore che porta fino all’odio; una mutazione genetica anche dell’essere quella che incontriamo nei personaggi: incattiviti da coloro che hanno scritto la storia in quel periodo, ma in combutta con l’amore che è sentimento necessario dell’uomo. “Vladimir la prendeva in braccio come una ragazzina. Si ac­coppiavano a terra, sulle assi irregolari, sulle briciole di torta kievskij, nell’angolo della casa dove arrivava il sole, vicino al catino. Credevano che i corpi fossero un dono di Dio, tane per­fette per mettersi al riparo dagli agguati della mente. Era un modo sicuro di amare, stare sulla pelle per non stare nell’abis­so, e lei aveva l’abisso nella testa, dappertutto, un fondale nero.”  E quale il destino dei personaggi che con affanno provano a tessere le fila del loro “nuovo mondo”? Come si fa a ristabilire l’ordine in luogo che forse non esiste più? Come si fa a vivere se l’unica speranza che resta è morire? Le risposte nell’agghiacciante bellezza di questo romanzo di Viola di Grado.   http://www.mangialibri.com/libri/fuoco-al-cielo?fbclid=IwAR0or5lz-9inznjFwJorqryCIiOESwgXh1wIOunzTBuLpsP1bOaXqy5nY38

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Resta con me, il secondo romanzo di Elizabeth Strout

“Resta con me” è un romanzo di Elizabeth Strout, scrittrice statunitense, vincitrice del premio Pulitzer per la Narrativa nel 2009, grazie al suo libro Olive Kitteridge (2008). “Resta con me”, pubblicato da Fazi Editori, è un romanzo ambientato nel Maine degli anni cinquanta con un protagonista assoluto, Tyler Caskey, una guida spirituale fuori dal comune: giovane, appassionato del suo insolito mestiere ed una famiglia modello (una moglie bellissima, attraente e due figlie intelligentissime). In questa società solcata dagli anni ’50, dal suo bigottismo, dalla sua paura verso lo sconosciuto, il reverendo vive la sua vita tra sermoni studiati in maniera perfetta e predicando la parola di Dio. Ma in tutte le storie che sembrano condurre alla felicità, la nostra scrittrice, Elizabeth Strout, racconta di come un destino nato sotto una buona stella, alle volte, possa rispondere in maniera forte e lacerata alla vita. La moglie di Tyler muore, improvvisamente, sofferente, e la storia cambia. Elizabeth Strout racconta, nelle sue lunghe pagine di una riflessione comune, di come l’uomo sia disposto a rispondere alla sofferenza. Le due giovani figlie, percosse nell’animo dalla morte della madre, piccole, si fermano mute di fronte all’accaduto. Tyler, da uomo saggio e sempre pronto, perde la sua reattività ed, immobile, cerca di trarre la sua salvezza. “Quando un uomo si scopre completamente vile, malvagio e privo di valore, cade in una disperazione così profonda che gli pare del tutto ragionevole che ogni creatura in cielo e in terra si levi contro di lui. E perciò egli non desidera, non osa desiderare alcuna consolazione o sollievo. E colui che in un dato momento entra in un simile inferno, è al di là  di ogni consolazione” Elizabeth Strout e “Resta con me”: sofferenza e religione “Resta con me” è un romanzo di specchi interiori, l’autrice, prolissa per scelta nei suoi dialoghi interni, scruta il più profondo IO dei personaggi, cercando di scavare nell’interiorità più recondita degli stessi. Quasi un romanzo di denuncia, “Resta con me” affronta la sofferenza legata in modo ineluttabile alla religione: alla ricerca di un qualcosa che forse non esiste per trovare la salvezza da un avvenimento triste, realmente accaduto. La realtà che fa a “cazzotti” con l’irraggiungibile salvifica pietas. In “Resta con me”, Elizabeth Strout racconta di una società sopraffatta dalla religione: pionieri completamente irrigiditi dalla religione protestante, una religione che però non risponde alle esigenze di un tragico evento e che forse non risponde proprio alla vita. Tyler, perdendo completamente il suo mondo, quello in cui aveva creduto e quello che aveva raccontato alla sua società, finisce allora per chiedersi che fine faccia questa religione nel momento del bisogno. Poco e niente di questo conforto religioso resta, trovandosi a combattere con una realtà che lo conduce di fronte a mere menzogne, adulteri e malattie mentali. Ma, “Resta con me”, conduce anche noi oltre i nostri confini, portandoci a chiederci cosa sia la religione e cosa la sofferenza, conducendoci nelle nostre più cupe piaghe dell’esistenza. “Resta con me” è assolutamente frutto di un penna […]

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Il rimedio miracoloso: di H.G.Wells, Fazi editore

Il rimedio miracoloso di Herbert George Wells edito da “Fazi editore” è un romanzo ironico e fuori dal comune, ambientato nella cornice di una Inghilterra del periodo tardo vittoriano. Wells, probabilmente nell’intento della scrittura di un diario, racconta in prima persona le avventure, se così possiamo chiamarle, del protagonista, tale George Ponderevo che, tra le pagine di questo Rimedio Miracoloso, narra della sua fenomenica vita. George mandato a Winblehurst in qualità di apprendista nella farmacia del suo adorato zio, si trasferisce dopo poco a Londra con lo zio Edward, una specie di genio della medicina. Proprio dalla forte relazione parentale con quest’ultimo, George trova la spinta della sua vita. Lo zio impegnato nella produzione del miracoloso farmaco Tono-Bungay, si ritrova ad essere ben presto ricco e più ambizioso di prima. Ma in questa atmosfera Londinese il protagonista de “Il Rimedio Miracoloso” non trova il suo habitat e decide, quindi, di trasferirsi e di lavorare per l’aeronautica, lasciando il povero zio Edward nella miseria. Sarà questo il trampolino di lancio di George che vedrà la sua vita improvvisamente cambiata da una serie di affascinanti peripezie che vivremo insieme a lui all’interno del romanzo Il rimedio miracoloso, che si rivelerà a noi lettori verso la fine delle sue pagine Massimo esempio di romanzo sociale dell’età vittoriana Il rimedio miracoloso è figlio del grande genio di Weels che possiamo inserire all’interno dei padri fondatori del genere fantascientifico, non dimenticando anche il suo profondo realismo e la sua rilevanza per la descrizione della classe medio–bassa, elemento che si ritrova anche nelle pagine de Il rimedio miracoloso. Ne “Il rimedio miracoloso” ma così come in tutti i suoi romanzi, particolare attenzione da parte dell’autore nei confronti del linguaggio, sempre dinamico e scorrevole per ritrovare poi delle parti profonde che descrivono la psicologia dei personaggi. Sicuramente un autore, Wells, vicino alle problematiche del socialismo e del pacifismo. All’interno de il “rimedio miracoloso” vi è una forte correlazione tra il plot e la vita privata dell’autore: Wells renderà la sua ricerca del rimedio una costante della sua esistenza capace, quest’ultima, di modificare le relazioni presenti nella sua vita. Molto importante sarà la figura della donna: quelle amate e quelle che fanno parte, in maniera naturale ed inevitabile, della sua vita. Camaleontico, Wells, è capace, con le parole, di penetrare nella politica e nella società inglese, beffeggiandole entrambe e collidendo, così come in aeronautica, con quelle che erano le necessità economiche del tempo: il nascente capitalismo e la forza inarrestabile dell’importanza della ricchezza. Ci ritroveremo così, catapultati in una sorta di diario dove ironia, sentimenti ed avvenimenti storici verranno racchiusi nella bizzarra figura del borghese George, protagonista de “Il rimedio miracoloso”, ed in una Inghilterra alle prese con la sua fiorente e particolare storia. [amazon_link asins=’B07MVHTMQY’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’c11f7cae-ab6d-4cef-86e0-082d139ba4a5′]   Fonte immagine: https://www.facebook.com/fazieditore

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Libri

Luigi Ottogalli ne Il mistero della cripta di Kastellorizo

Il mistero della cripta di Kastellorizo: edito da Edizioni il Frangente il nuovo romanzo dello scrittore poliedrico Luigi Ottogalli Nato a Milano, dove si laurea in architettura, Luigi Ottogalli ha svolto la professione fino alla folgorazione, quando è stato sommerso dalle acque blu del mare. Metaforicamente, s’intende, perché l’autore, appassionato di barche a vela ha deciso di lasciare matita e progetti per dedicarsi ad un altro grande sogno della sua vita: la navigazione. «Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l’impazienza di ripartire», raccontava Dino Buzzati. Luigi Ottogalli fa del dolce navigare non solo il suo mestiere, ma la sua vita. Mare e navigazione: Luigi Ottogalli in Il mistero della cripta di Kastellorizo. Un intreccio tra romanzo e racconto thriller che parla di passioni, di avventura, di storia e di cultura. Tra le righe de Il mistero della cripta di Kastellorizo troviamo una corteo di protagonisti sui generis: Marco, l’instancabile “traghettatore”; Violaine misteriosa donna ammaliatrice; un gruppo di ricercatori, anch’essi misteriosi, selvaggi e spietati. Il tutto sembrerebbe riportarci alla mitologia greca: una imbarcazione e i suoi eroi alla ricerca della risoluzione di un criptico e misterioso enigma. Da Venezia si viaggia alla volta di Rodi, passando per diverse altre isole greche, fino all’approdo a Kastellorizo: un viaggio instancabile sulla Belle Etaine, una barca rigata, vissuta, a tratti distrutta, ma pur sempre instancabile. Ci sembra di percorrere insieme ai protagonisti questo affascinante viaggio tra le rive calme o tempestose del Mediterraneo. Le descrizioni dei litorali raccontati da Luigi Ottogalli disegnano architettonicamente le rupi che affacciano sul mare. I luoghi visitati ci riporterano con la mente in quegli stessi posti che celano un misterioso intrigo. Un thriller che veste i panni di un romanzo, non si è mai fermi a terra, sempre in viaggio sulla Belle Etaine che continua a solcare i mari, senza mai tradirci. È interessante come tra le righe del libro siano utilizzati termini tecnici della navigazione che incuriosiscono il lettore alla ricerca dei loro significati: sembra di ascoltare un racconto e di imparare al contempo i trucchi e i segreti che l’esperienza ha insegnato a colui che naviga. Il lettore si trasforma così in un compagno di bordo, vive insieme alla sua brigata la necessità di ricercare le presunte armi di San Giorgio e viene infine sorpreso insieme all’equipaggio dei misteri che Luigi Ottogalli ha riservato agli ultimi capitoli del romanzo. Il mistero della cripta di Kastellorizo si trasforma in uno scrigno di sapere: Luigi Ottogalli crea un’architettura complessa, tra storia, cultura, ed esperienza di vita. Come Dino Buzzati, lo scrittore all’approdo ha fretta di ripartire. Noi lettori, fretta di rileggere dove il prossimo viaggio lo condurrà. [amazon_link asins=’8885719279,8885719384,8887297436,8887297975′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’b7ab7e80-fd5f-11e8-8fad-fd5b7b82e0b3′]

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Libri

Ogni uomo uccide ciò che ama: un romanzo di Claudio Pastena

Claudio Pastena è l’autore di “ogni uomo uccide ciò che ama” edito da Il Terebinto edizioni con una copertina realizzata da Stefania Sabatino. L’autore, abile conoscitore della parola, ci inserisce in un contesto provinciale, apparentemente tranquillo come tutte le provincie della nostra nazione, dove la vita sembra procedere a rilento e dove i personaggi incontrati all’interno delle pagine di questo libro, conducono giornate anche loro apparentemente normali. L’ispettore Quagliarulo sarà la mano che con forza condurrà tutta la narrazione di questo avvincente thriller che racconta di una storie, o forse di due o forse qualcuna in più. Per Claudio Pastena ogni uomo uccide ciò che ama È appunto in questo piccolo paese di provincia che, sconvolto da una serie di inammissibili omicidi, l’ispettore insieme ai suoi fidati colleghi, Alfonso Urciuoli e Chiara Fiore, dovrà indagare sul probabile o sui probabili colpevoli. La narrazione si sviluppa in una serie di alti e bassi, con linguaggi che alle volte trasudano il volgare, il rude. Una penna abile quella di Claudio Pastena che ci introduce alla narrazione usando vocaboli “poco raccomandabili” ma che ci iniziano alla lettura di questo thriller che non potrà far altro che stregarci in tutta la sua integrità. Troverete storie intrecciate ad altre storie, alle volte le storie dei personaggi sembreranno intricate tra di loro fino a chiedersi quale sia la narrazione di un personaggio piuttosto che quella dell’altro. Un ritmo incalzante, quello di Claudio Pastena, che sprona il lettore a continuare la sua lettura trepidante del romanzo, un romanzo che oltre alle sue gialle venature incastrerà tra le sue parole sembianze di un romanzo psicologico. Ad interrogarsi saranno tutti i protagonisti di “ogni uomo uccide ciò che ama” e Pastena sarà abilissimo nel rendere questo concetto chiaro fin dalle prime righe del romanzo. Ed è proprio questo che si trova all’interno di “Ogni uomo uccide ciò che ama”. Qual è il significato di uccidere? Cosa si nasconde dietro l’eterno amore? Quali sono i tormenti di un uomo che si spinge fino all’indicibile? La leggera ma trepidante narrazione di storie nelle storie. “Dentro ognuno, anche il migliore in apparenza, si avverte l’eco infernale ed irrefrenabile della sua doppia natura umana” così racconta Franco Festa nella postfazione del libro. Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada! Scrive Oscar Wilde. Un romanzo che devolve i suoi diritti d’autore alla “fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica- ONLUS”. Un romanzo quello di Claudio Pastena che incolla il lettore alle sue parole cercando ritrovare una soluzione al suo intricato labirinto. [amazon_link asins=’8897489648,B07B8NXDJJ’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’6a404e0f-de02-11e8-87ab-9f35dc0ab571′]

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Fun e Tech

Invenzioni strane: le 5 più bizzarre che devi assolutamente conoscere

Invenzioni strane e più bizzarre, la nostra top 5. La specie umana è sempre stata alla ricerca di innovazioni che potessero migliorare e semplificare l’esperienza di vita. Nel corso degli anni menti brillanti si sono avvicendate nel mettere a punto invenzioni geniali – che tuttora utilizziamo quotidianamente – e altre fin troppo bizzarre che sono finite nel dimenticatoio.  Vediamone cinque. OMBRELLINI DA SCARPE Primi nelle classica delle idee più bizzarre appartengono a quella famiglia di cose che l’inventore giapponese Kenij Kawakami chiamerebbe Chindogu ovvero le cose bizzarre e inutili. Inventati nella prima metà del ‘900 gli ombrellini da scarpe appartengono di diritto alle invenzioni  bizzarre. IL SIGAOMBRELLO Chi è che ha sempre desiderato avere un ombrello da poter sfoggiare nelle giornate più piovose? Ebbene qui non si parla di ombrelli per coprire il capo ma di un mino ombrellino incastrato in un’asta di ferro dove a sua volta veniva inserita una sigaretta. Un’ottima idea per poter continuare a fumare anche nelle più burrascose giornate! OCCHIALI PERISCOPICI Forse invenzione strana si, ma forse non tanto inutile. Quante volte ci siamo stressati a leggere in millemila posizioni diverse il nostro libro preferito a letto? Tramite delle particolari lenti che sfruttano la prospettiva dell’immagine gli occhiali periscopici sono perfetti per prevenire il mal di collo ed eventuali problemi alla vista. Continuiamo la nostra top 5 delle invenzioni strane TROLLEY A MOTORE Robert Plath, il buon inventore del trolley che tutti noi possediamo, è stato rimpiazzato. In Cina nasce un’idea bizzarra: il trolley a motore. Nasce per permettere alle persone che viaggiano una maggiore comodità. Salendo in sella al proprio trolley il peso del trascinare la valigia non sarà più un problema. BIKINI CHE TI AVVERTE SE TI STAI SCOTTANDO Ultimo gioiello hi-tech è un bikini molto speciale: l’imprenditrice Marie Spirali ha inventato, infatti, un costume con particolari sensori per i raggi UV. Dal momento in cui il tessuto percepisce un aumento della temperatura, invia un allert allo smartphone avvisandoci che il sole sta per rovinare la nostra pelle. Oscar Wilde diceva che “nulla è più necessario del superfluo” e forse è proprio questo il caso. Voi cosa ne pensate?  

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Eventi/Mostre/Convegni

La spiritualità a Napoli: tra fotografia e magia alla Cappella del Purgatorio

La spiritualità a Napoli è il nome della nuova mostra allestita nella prestigiosa Cappella del Purgatorio in Piazza Plebiscito. Napoli, una delle città più affascinanti del Mondo, trova nel suo territorio svariate etnie e svariati modi di vivere la spiritualità. Questo l’argomento di ricerca dei fotografi, i cui scatti, tra il malinconico e il riflessivo, puntano a trasmettere al visitatore la spiritualità della religione cattolica. E non solo, la spiritualità è resa anche con colori vivi e con attimi che fuggono all’obiettivo: un gabbiano che vola in alto sulla croce di una delle cappelle più conosciute del centro storico. Ed ancora l’intimità di una suora intenta nella sua preghiera di fronte la reliquia del patrono di Napoli: San Gennaro. Durante l’inaugurazione si è parlato di fotografia e dell’importanza di questa straordinaria disciplina al giorno d’oggi, dove tutti possiamo improvvisarci reporter. Cappella del Purgatorio e la mostra La spiritualità a Napoli “A Napoli la spiritualità è ovunque”, spiega il professore Luca Sorbo, “ma è difficile ritrarla nel modo giusto”. Il docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli spiega inoltre quanto sia importante allestire mostre che portino i nomi di più artisti per ridare valore alle cosiddette mostre collettive. “Proprio attraverso queste ultime riusciamo, nella polifonia delle loro voci, a riscoprire molteplici punti di vista che ritraggono nelle loro peculiarità, la spiritualità napoletana. Non bisogna dimenticarsi”, continua, “di quanto il napoletano sia a stretto contatto col la spiritualità.” Il progetto, che gode del patrocinio morale del Comune di Napoli, spiega Rosario Morisieri:“scruta, indaga ed espone la profonda essenza della spiritualità vissuta dalla città di Napoli tra tradizioni, partecipazione della popolazione ed esperienza dei luoghi, in un viaggio tra fascino dei particolari e rapporto tra colori e forme, dove ogni foto esprime il mondo interiore dell’autore, fino a toccare la sua luce divina e quella dell’osservatore, fino alla suprema interpretazione dello scatto”. La mostra, allestita presso l’affascinante Cappella del Purgatorio, vede la partecipazione di 23 fotografi tra professionisti e appassionati: Francesca Sincero, Annunciata Romano, Vincenzo Zannini, Anna Pane, Michele De Filippo, Francesco Cilento, Giancarlo De Luca, Dino Perone, Maria Rosaria Scinti Roger, Vincenzo Evangelista, Marco Menduni, Alberto Spisso, Nicola Della Volpe, Ernesto Napolitano, Iana Salerni, Salvatore Elefante, Nicola Flauto, Elena Caporicci, Duminda Indrajith, Emilia Sensale, Mariyan Lasantha, Emma Scapicchio, Leandro Felicioni. “È importante”, termina il professore Sorbo, “ritornare agli incontri reali con l’arte. È fondamentale per chi espone essere a contatto con altri artisti e soprattutto con i visitatori della mostra, affinchè l’arte, ed in questo caso la spiritualità, possano essere toccate con mano.”

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Libri

Siracusa: il romanzo di Delia Ephron, Fazi editore

Siracusa è il nuovo romanzo di Delia Ephron edito da Fazi editore: autrice statunitense, produttrice e regista. Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. La cornice che ingloba tutta la storia dei quattro personaggi, all’interno del libro, si sposta dall’America all’Italia da un dialogo all’altro, che a tratti disorienta, la lettura lineare del romanzo. “Siracusa” di Delia Ephron e la metamorfosi dei personaggi Il continuo passaggio di battuta tra i protagonisti rende la dinamicità di “Siracusa” molto evidente. Un repentino cambio di visione all’interno delle righe del romanzo fanno accrescere nel lettore la frenesia di voltare pagina per scoprire cosa, da un momento all’altro, può determinare un cambiamento. I cinque personaggi passeggiano prima tra le strade di Roma e poi, trasferitisi a Siracusa, procedono alla volta della vera vacanza, che già dalle prime riga del romanzo, si capisce non parlerà di tranquillità e meritato relax. A mano a mano che si va avanti con una lettura che, forse, si appesantisce, ci si rende conto che i protagonisti del romanzo non sono, effettivamente, le stesse persone descritte nelle prime pagine di “Siracusa”. Dalla copertina e dal titolo potremmo immaginare una classica commedia da ombrellone fatta di spensieratezza, sole e divertimento, invece “Siracusa” racconta la storia intrecciata di personaggi che non fanno della banalità il loro spirito guida di vita: sono vissuti che portano con se le pieghe chi della monotonia, chi della frustrazione, chi della infelicità e chi di un amore ormai troppo legato alla quotidianità. A Siracusa si vedono poste su tela le pennellate di un quadro non troppo nitido all’inizio: i personaggi che non sono in grado di amare né di farsi amare non cambieranno nel corso della storia. Simpatici all’interno del libro gli scatch dei turisti americani che sono accolti dagli italiani e molto particolari i clichè dei turisti americani in vacanza in Italia. Di sicuro “Siracusa” si dimostra essere il romanzo giusto da ombrellone: cinque storie all’inizio confuse prendono via via la rotta verso il proprio definirsi. Cinque storie che chiedono di essere amate o forse no, cinque personaggi che non vogliono esserlo affatto. Delia Ephron, altri romanzi [amazon_link asins=’0399165215,0822223554,8817025399,1480557110′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’aa795ef4-877e-11e8-b4a1-599bfacd96a6′]

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Culturalmente

Musica da camera, cos’è e come nasce

La musica da camera dove nasce? Forse per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e chiedersi dove nasce la musica, e cos’è? Da sempre l’uomo ha trovato l’esigenza di esprimere i propri sentimenti attraverso la musica, di farsi partecipe attraverso quest’ultima della massima espressione delle emozioni umane. Dalle diverse tonalità di voce, al battito delle mani fino ad arrivare all’invenzione degli strumenti musicali, che con corde o con il fiato hanno tradotto in musica le note del pentagramma. L’uomo, in particolare modo il musicista (colui che fa musica) ha sempre avuto la necessità di suonare insieme ad altri componimenti di quelli che oggi chiamiamo orchestra, ovvero un insieme di molti strumenti. Quest’ultima nasce tra il XVII ed il XVIII secolo in Europa, come istituzione, ma come ben sappiamo il termine era già usato nell’ antica Grecia e nell’antica Roma per indicare il luogo di esecuzione del cosiddetto coro danzante. Ritroviamo poi, questo termine nel Rinascimento come vero e proprio luogo indicante l’area direttamente frontale al pubblico che assiste alla scena musicale. Cos’è la musica da camera La nascita di questa particolare tipologia di “fare musica” è da collocarsi già nell’antico Egitto come accompagnamento agli uffici sacri, rituali nei quali erano comprese danze e intonazioni di canti. Nell’antica Roma durante le pantomime si realizzavano scene mimico-orchestrali durante le quali, ad un pubblico ristretto, venivano raccontate gesta mitologiche. Nella Provenza medioevale invece, il giullare, di corte in corte, realizzava spettacoli per pochi intimi all’interno della corte di un signore. Ma ancora siamo lontani rispetto a quello che poi nei secoli successivi prederà il vero e proprio nome di musica da camera. Nel Cinquecento nasce l’idioma strumentale. La musica strumentale iniziò ad essere scritta e tutto ciò che prima era nato e destinato a voce, da adesso verrà scritto sul pentagramma. Sarà il Settecento il secolo in cui si affermerà la distinzione definitiva tra musica orchestrale e musica da camera, grazie a compositori come Haydn, Boccherini, Brahm e Mozart. Dalla sonata alla musica da camera Quella che anticamente era definita sonata prenderà il nome di musica da camera. Il numero di coloro che erano destinati a suonare era molto limitato. Gli strumenti utilizzati erano strumenti ad arco e fiato, più tardi grande anche al celebre Muzio Clementi verrà aggiunto il pianoforte, assoluto protagonista della scena dell’età romantica. Senza ombra di dubbio è il quartetto (soprattutto d’archi), per la musica da camera, la composizione musicale per eccellenza. Questo misto di sonate sintetizza in modo perfetto quelle che erano le quattro voci principali del coro (soprano, tenore, contralto e basso). Nel corso del tempo questa particolarità di musica è andata via via scomparendo: Beethoven iniziò a comporre musiche (che rientrano sempre nel filone delle musiche da camera) che comprendevano voce e pianoforte. Soltanto nel tardo Novecento con un’opera intitolata “Bartòk la musica da camera”, Stephen Walsh racconta il progresso che questa tipologia di musica aveva compiuto nel corso dei secoli. Dalla semplice voce che accompagnava le storie delle antiche mitologie greche e romane, si passò ad […]

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Viaggi e Miraggi

Cilento e Vallo di Diano? Alcuni consigli su cosa vedere

Cosa vedere nel Cilento e nel Vallo di Diano, piccola guida Del Cilento e del Vallo di Diano si parla spesso: dieta mediterranea e spiagge meravigliose. Ma quanto altro hanno da offrire questi magici posti? Non tutti sanno che il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che si estende per un totale di 181.000 ettari a sud della provincia di Salerno, possiede la montagna più alta della Campania il Monte Cervati. Meta raggiungibile tramite i preziosi consigli e appositi corsi dei proprietari del Rifugio Cervati: Casa Rosalia. Abili maestri del territorio e amanti delle terre del Cilento e del Vallo di Diano, sapranno accogliere nel loro caratteristico rifugio tutti coloro che, impavidi, sceglieranno la montagna al mare. Per coloro che invece preferiscono il divertimento, nel piccolo comune di Rofrano, è situato il Parco Avventura “Piano della Croce” un ottimo posto per chi volesse passare del tempo a contatto con la natura, in un parco interamente attrezzato per tutti gli avventurieri. Meritano sicuramente anche le Grotte di Castelcivita, un sito di cavità carsiche ricche di stalattiti e stalagmiti all’interno dei comuni di Castelcivita e Controne. Il complesso ha una lunghezza totale di 4.800m. Sul fiume Negro, invece, è possibile navigare per circa un kilometro su di un percorso che tocca l’intero sito speleologico di Le Grotte di Petrosa-Auletta, unico in tutta Europa. Spostandoci nell’entroterra cilentano è possibile visitare paesi che non superano più di mille abitanti; Casigliano è uno di questi: abitato da, pensate, soltanto 43 persone. In questo misterioso paese risiede però una millenaria tradizione: la produzione, ormai quasi scomparsa, della chitarra battente, diffusa dai primi decenni del XVIII secolo. Cosa vedere nel Cilento, tra musica e natura L’antica musica del Cilento considerata dagli abitanti di questi paesi, e non solo, una vera e propria ricchezza da preservare, è purtroppo studiata ancora da pochissimi. Piccolo borgo dove la musica tradizionale è conservata e studiata ancora, insieme a Novi Velia, è Cannalonga: territorio che conserva un sito archeologico risalente al paleolitico e conosciuto dal 1450, inizio della tradizionale fiera di Santa Lucia oggi Frecagnola. Ancora altri scavi sono conservati nel paese del Cilento: Moio Della Civitella. Riscoperti intorno agli anni 60 hanno rappresentato una importante fonte storica per il Cilento. Un sistema difensivo completato da porte di accesso, unico nel suo genere. Nel Vallo di Diano, ancora, a Sassano, è possibile visitare la Valle delle Orchidee sviluppata su una superficie di 47 kmq lungo un percorso a circuito dove si osservano variegate specie di orchidee selvatiche, 184 le entità diverse di Orchidee (68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà, 24 ibridi). Un immenso patrimonio naturalistico. Patrimonio dell’Unesco, il Cilento e il Vallo di Diano, sono uno scrigno magico dove ogni posto rappresenta un diamante. Vedute che, dal mare alla vetta più alta della Campania, rappresentano i più bei paesaggi italiani. Una terra che non smette di stupire né tanto meno di essere conosciuta. Cosa vedere in Cilento, itinerari e storia [amazon_link asins=’8836538738,8820767317,8804685565,8890357177,8883588142,889866088X’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’8608bfbc-754a-11e8-9e4e-e754423e4313′]

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Napoli e Dintorni

I quaderni di Marcopolo: la nuova guida è sulle coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida

Coste amalfitane, Capri, Ischia, Procida ed i tesori nascosti della costiera queste e mille mila altre informazioni sono presenti nella nuova guida di Marcopolo “costiera”. Il progetto tutto nuovo appartenente alla collana “I quaderni di marcopolo”, questa, si arricchisce e si rinnova di tante novità per i molti lettori e viaggiatori in cerca delle più particolari informazioni sulle scenografiche località della società amalfitana. Nella magica cornice del prestigioso hotel Romeo di Napoli, Luigi Pignataro ha introdotto il nuovo libretto, sulle coste amalfitane,  arricchito di spettacolari fotografie, sublimi perle per i soggiorni dei viaggiatori e cento e più luoghi dove recarsi per assaggiare la migliore cucina tradizionale caratteristica delle coste mediterranee. Corrado Azzolini, direttore editoriale di Alma Media, si dimostra entusiasta del nuovo progetto affermando che “in una realtà sicuramente non facile, come quella che sta vivendo oggi l’editoria, abbiamo con coraggio progettato questo stupendo lavoro che offre ai nostri lettori tutte le risposte necessarie ai suoi quesiti”. E cosi anche il nuovo amministratore delegato di Alma Media, Andrea Baracco, che con fierezza illustra il finito lavoro. I quaderni di Marcopolo, una presentazione stellata Dal balcone del Romeo Hotel, con intorno la cornice magica del Vesuvio ed in lontananza la sagoma di Ischia, chef stellati e maestri pizzaioli hanno offerto alla platea i migliori ingredienti della terra campana rivisitati in modo magistrale. Da quella stessa veduta presente all’interno di “costiera” ci spostiamo con l’immaginazione tra i profumi di Capri, tra le righe della monografia che celano i segreti più nascosti di questi magici posti. Più di 500 gli indirizzi dedicati agli hotel ed alle dimore scelte per i turisti nelle coste amalfitane, 1000 fotografie ed altrettante cartine, mappe tematiche ed indicazioni pratiche per raggiungere le mete prescelte. Insomma, tutto spiegato alla perfezione nella presentazione di Marcopolo sui “quaderni-diari di viaggio”. Varie sono anche le testimonianze di personaggi illustri, all’interno della guida, che narrano con i propri sensi le esperie legate ai luoghi descritti. Ne “I quaderni di Marcopolo” essi raccontano i propri viaggi, le loro avventure, i ricordi che inevitabilmente vengono lasciati all’interno di ogni luogo che viene visitato, insieme ovviamente anche a quelli che ogni viaggiatore porta con se. Ed è proprio questo il senso della descrizione minuziosa di “costiera”: rendere il viaggio nelle coste amalfitane, dall’andata al ritorno, una sicurezza. Permettere al turista di programmare anche emozionalmente il proprio tragitto, di dare l’opportunità a 360° di scoprire i posti, nascosti o visibili, dell’amata costiera amalfitana, di Capri, di Ischia, di Procida. Non ci resta quindi che prendere per mano i nostri accompagnatori, di custodire gelosamente sottobraccio la nostra guida, e di partire all’avventura.

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Voli Pindarici

Racconto breve di musica e spalle voltate

C’era una strana musica in sottofondo. La sala era gremita di gente e le note si diffondevano troppo forti in quella piccola stanza rossa. Non seppi perché mi trovavo lì, mi avevano invitato ma non sapevo bene cosa c’era da fare o vedere in quella strana serata di inizio primavera. Il buffo uomo seduto al pianoforte era distratto, si vedeva dal suo capo chino che non ciondolava a ritmo delle note emesse dal suo strumento, aveva gli occhi tristi. Pensai che anche lui era stanco di sentire sempre le solite note buttate lì e mi rattristai anche io all’idea che un musicista potesse pensare questo della musica: l’unica cosa che al mondo che ti tiene compagnia anche quando non ci sei neanche tu con te stesso. Erano tutti vestiti eleganti, e portavano con loro un sorriso falso di chi quella sera voleva essere altrove, chissà dove. Faceva pena. Tutto. Io, loro. D’improvviso si avvicinò a me un tipo alto, con una giacca lucida, vi lascio immaginare. Mi disse che quella era una sera dedicata ad una mostra, pensai che forse la situazione potesse prendere una bella piega. Amo le mostre. Mi parlava dell’artista, della sua scuola di pensiero dei materiali usati ed in lontananza notai una figura. Sentivo le voce rauca di quest’uomo che piano piano scompariva alle mie orecchie ero curiosa di scoprire chi si nascondesse dietro quelle spalle che da lontano, sembravano essere a me conosciute. La musica prese una piega veloce, il ritmo incalzava ed insieme a lui i miei pensieri andavano veloci. Il musicista non aveva cambiato espressione, continuava a spingere sui tasti bianchi e neri senza passione ed intanto mi rivoltai a guardare. Si, le conoscevo quelle spalle, così come conoscevo quegli occhi. Da lontano, nella folla, lo riconobbi. Portava con se la solita aria da altezzoso ma anche la sua estrema eleganza. Non era cambiato da quella notte in cui ci salutammo. Avevamo entrambi le lacrime agli occhi e le mani sudate di chi è agitato. Continuai a bere il mio drink mentre l’uomo affianco a me aveva iniziato a parlare con altre persone, io sorrisi annuendo, facendo finta di ascoltare. Mi guardava ed io guardavo lui, da lontano ci dicemmo tante cose, troppe. Ci amavamo lo avemmo fatto sempre, ci piacevamo anche in quelle strane vesti da sera, così come ci piacevamo sotto le coperte del nostro letto che avrebbe avuto tanto da raccontare di noi. Eravamo così, capaci di stare insieme anche dopo anni di assenza infinita. Gli sorrisi mentre cercavo di rimanere lucida. La musica era intanto diventata leggera, le note erano più dolci nell’aria e da lontano vidi che affianco al musicista c’era un uomo, lui lo guardava e sorrideva e con tenera sinfonia premeva i tasti, forse stava solo aspettando che ci fosse lui ad ascoltarlo. Mi rigirai di nuovo verso di lui e vidi che la sua figura si stava avvicinando a me, si faceva spazio tra la folla che d’improvviso si era animata: eravamo pronti per entrare […]

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Food

A Compagnia Re U Caso: Cilento, natura e tradizione

Popolari ormai in tutto il Cilento e non, i ragazzi della  “A Compagnia Re U Caso” hanno piantato radici nelle più sconosciute terre che vanno da Cannalonga al Monte Cervati. L’associazione nasce da un’idea di un gruppo di ragazzi appassionati delle nostre misteriose montagne. Alla volta della vetta più alta della Campania i giovani avventurieri, armati di passione, zaino in spalla e cartina geografica hanno iniziato questo bizzarro ma stupendo viaggio al fine della riscoperta della tradizione. Le antiche vie della transumanza sono state percorse nelle traversate che il gruppo ha effettuato in primavera ed inizio estate e ad aprile c’è stata la prima. Partiti da Piazza del Popolo a Cannalonga A Compagnia Re U Caso ha percorso in un giorno e mezzo quelli che erano i sentieri ormai dimenticati che collegano le montagne di Cannalonga al Cervati. “Numerosi sono stati i viaggi che prima abbiamo effettuato in solitaria” spiega Christian Carbone, uno dei fondatori della Compagnia “abbiamo tracciato le strade dal nulla, i sentieri ormai non esistevano più, ed insieme ad esperti del settore abbiamo setacciato la zona alla ricerca del percorso migliore da poter intraprendere”. Curioso il modo in cui questa avventura sia iniziata “Eravamo una sera tutti riuniti nella mia piccola taverna” continua Carbone “Ed insieme a del buon vino e ad un tagliere di formaggi, io, Riccardo D’Arco, Domenico Pizzolante, Angelo Guzzo, Giovanni Tangredi ed altri amici, accomunati dalla passione per la nostra terra e le interminabili passeggiate alla volta della scoperta di quest’ultima, decidemmo di mettere insieme quella che è poi diventata A Compagnia Re U Caso” Particolare attenzione al formaggio che viene periodicamente portato in transumanza sulla vetta del Cervati dove viene ricoperto di erbe del periodo, minuziosamente scelte per sapore e odore, e segretamente nascosto in un luogo apposito del Rifugio Cervati. Luogo pronto ad accogliere chiunque volesse intraprendere insieme ai ragazzi il lungo cammino alla conquista della più alta montagna cilentana. Insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella scorsa edizione, i ragazzi della Compagnia insieme all’associazione hanno iniziato un percorso volto alla riscoperta di quelle che erano le antiche lavorazioni del formaggio e quelle che erano le antiche vie di percorrenza delle montagne. Proprio per questo stretto rapporto l’Ente Fiera ha riunito parte degli avventurieri come immagine simbolo del proprio manifesto 2017. Ed è proprio in onore della Fiera delle Fracagnola, che vanta nella sua storia secoli di tradizione casearia, che i ragazzi hanno dedicato una parte importante al formaggio ed alla sua stagionatura in alta quota. Riscoperta del territorio, curiosità verso una terra ancora troppo poco conosciuta, passione per le antiche tradizione ormai quasi decadute: queste le parole chiave di un gruppo di amici che nutre un amore infinito per il famoso bel Cilento. Il gruppo, dopo il termine della manifestazione della Frecagnola che li ha visti impegnati, insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella pubblicizzazione del loro operato è pronto a riaprire le porte dei nuovi sentieri tracciati per arrivare al Rifugio Cervati. Una prossima traversata è prevista all’inizio dell’ estate. Chi vuole partecipare alla […]

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Eventi/Mostre/Convegni

L’Eden ritrovato: Carla Castaldo al Palazzo Venezia

Il 23 marzo è stata presentata L’Eden ritrovato, la mostra dell’artista Carla Castaldo nella magica cornice del Palazzo Venezia, in Via Benedetto Croce. La mostra è stata presieduta dalla filosofa Esther Basile e dalla scrittrice e poetessa Lucia Stefanelli Cervelli. L’artista, che ha esposto le sue opere nel più grandi città europee ed anche oltre oceano, ci trascina con i suoi mix di colori eccentrici ma sempre eleganti in un mondo che va al dì là delle etnie e delle normali concezioni di arte. La Castaldo evidenzia nei suoi lavori quella che lei chiama necessità di sperimentare sui colori sì, ma soprattutto sui materiali che si pongono come tela sotto il suo magistrale pennello. «La mia necessità nasce da una particolare esigenza di scoprire il nuovo» da qui il suo interessamento per la ceramica che l’ha portata a sperimentare nuove forme di arte facendola arrivare alle più alte vette della sua carriera artistica. Numerosi, infatti, sono i premi ricevuti dalla Castaldo: Premio alla Carriera, Menzione speciale della critica ed il Premio Internazionale Paolo Levi. L’Eden ritrovato si fermerà all’interno delle suggestive mura di Palazzo Venezia fino al 28 marzo, unisce un corpus di opere che evidenziano la pragmaticità dell’artista: dipinti su piastre di porcellana, bassorilievi in terracotta, gioielli in lamina d’ottone, dipinti su lamine di legno in foglia d’oro. Particolare è la tecnica che Carla Castaldo utilizza per l’elaborazione delle sue opere: la tecnica del terzo fuoco, tecnica risalente al periodo settecentesco, ottocentesco poco conosciuta ma molto particolare nella sua fattispecie. I dipinti in piastra di porcella vengono, dopo numerose lavorazioni a partire dalla diluizione dei colori, infornati in un apposito forno per ben tre volte. Quello che ritroviamo all’interno de L’ Eden ritrovato è un viaggio tra la filosofia e l’arte Lucia Stefanelli, poetessa, ha descritto la mostra della Castaldo come un insieme di opere che parlano all’animo e al contempo all’occhio, nel loro continuum narrativo che non viene mai interrotto nonostante la varietà dei materiali utilizzati dall’artista. «Un figurativo senza l’obbligo di figure» continua ancora la poetessa. Dall’abile mano dell’artista è la materia che chiede di essere plasmata e vivacizzata da colori che esprimono tutta la vitalità coi loro luminosi cromatismi. «Un senso di serenità viene all’occhio dell’osservatore», diretto, come invece fa notare la filosofa Esther Basile, che continua a descrivere l’arte della Castaldo come una “realtà penetrata nell’amore”. L’Eden ritrovato è amore evidente per la vita, per la materia che circonda l’uomo, per i colori che armonizzano il filo che lega l’essere all’arte. Un’arte che sente la necessità di parlare e di comunicare tutta la natura e la vitalità dei colori e della materia.

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Eventi/Mostre/Convegni

Il coro Mulan di “Ciao Cina” a Napoli per “L’esercito di terracotta”

A Napoli nell’elegante e particolare cornice della Basilica dello Spirito Santo si sono unite due culture: quella italiana, in particolare la partenopea e quella cinese. In occasione della famosa mostra “l’esercito di terracotta”, una delle più importanti scoperte della storia dell’archeologia, i guerrieri dell’Imperatore Qin Shi Huangdi ottava Meraviglia del mondo, il coro “MULAN” si è esibito nel fiabesco luogo, intonando canzoni della tradizione napoletana e dolci strofe tra le più belle canzoni cinesi. Tutto intorno, nell’ascoltarli, le grandiose statue dell’esercito, le diverse parti di armature e ed il possente soffitto della storica basilica. Luogo di intense visite da parte di tutta Italia e non solo, la mostra dell’esercito di terracotta e dell’imperatore della Cina è stata prorogata fino all’8 aprile per via delle migliaia di persone in visita: più di 50mila. I piccoli artisti, guidati dalla mano sapiente del maestro Giuseppe Schirone dell’Accademia musicale Caruso, si sono esibiti parlando la voce della musica nelle vesti tipiche cinesi, i changshan, abiti tessuti da esperte mani dell’importante sartoria napoletana che hanno lavorato la seta arrivata direttamente dalla Cina. Le giovani voci, già conosciute per l’esibizione in Piazza del Gesù in occasione del capodanno cinese, hanno intonato inni napoletani quali “‘O sole mio” ed inni cinesi. Un unico messaggio quello espresso dalle loro canzoni: l’integrazione ed il connubio, assolutamente riuscito, della cultura napoletana insieme a quella cinese, al fine di rendere meno evidente la distanza tra queste due grandi comunità cosi tanto colme di storia. Il coro Mulan nasce da un’iniziativa dell’associazione culturale Ciao Cina Il presidente dell’associazione Ciao Cina evidenzia l’importanza del passaggio dalla musica ai bambini: primi protagonisti dell’integrazione all’interno della cultura partenopea. L’obiettivo di tale manifestazioni pubbliche è lanciare una campagna di crowdfunding per permettere al giovane coro di partecipare ad un importante contest in Cina, previsto per la prossima primavera. L’ iniziativa dei piccoli cantanti e dei loro genitori è appena iniziata, hanno spiccato un volo all’insegna della coesione e dell’integrazione. Un volo che, gli auguriamo, li porterà dritti a Pechino, prossima e tanto sognata tappa.

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Attualità

Il viaggio di Alessio Mautone: “Sei mesi all’ombra”

Abbiamo incontrato Alessio Mautone, giovane scrittore della provincia di Salerno, autore de “Sei mesi all’ombra”, suo primo romanzo. Non un  diario, non una romanzo, solo pagine di vissuto. La giovinezza che subito incontra la speranza e la battaglia. Il giovane autore Alessio Mautone si racconta nel suo viaggio attraverso le pagine che scorrono senza sosta, incalzanti, trascinando il lettore nelle parole dure ma permeanti Trascinandolo nella continua ricerca della felicità e della vittoria. Alessio Mautone, autore del libro ”Sei mesi all’ombra”. Raccontaci un po’ di te. Sono Alessio Mautone, ho ventiquattro anni e sono nato in una cittadina in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento, a Vallo della Lucania. Studio Economia, amo il teatro e ho scritto, circa un anno fa, un libro autobiografico che racconta di una storia, non necessariamente la mia, dove chiunque può rivedersi in un passaggio, in una pagina, in un evento a me successo che potrebbe capitare a chiunque, in ogni momento della vita. Nel tuo Diario di viaggio troviamo una grande attenzione per i tuoi affetti, figure a volte salvifiche per la tua persona. Dai molto spazio alla figura di Margherita. Durante un tuo intervento hai specificato che Margherita non è realmente esistita. Perché hai sentito la necessità di creare questo personaggio così permeante all’interno della storia? Ho specificato questo elemento suscitando clamore nelle persone perché, leggendo il libro, la figura di Margherita è descritta cosi accuratamente al punto da risultare vera. Sono sempre stato dell’idea che nessuno si salva da solo, e così è stato. Però, un pensiero del quale sono sempre stato convinto è questo: puoi avere chiunque vicino ma nessuno, a meno che tu non lo senta, può capire in che condizioni in cui ti trovi. Io ho sentito questa condizione di disagio che, nel libro, non doveva esserci. Doveva essere tutto perfetto, proprio come volevo io. E la verità è che, alla fine, si corre sempre da soli. Può darsi che Margherita fosse la mia forza nascosta che ho scoperto soltanto scrivendo questo libro. Ad oggi, dopo la pubblicazione del tuo libro, dopo aver vinto la tua battaglia ed averne scritto, cosa sono l’amore e la morte per te? Io vedo amore ovunque. Pochi amici, famiglia, una persona che sta al tuo fianco. Credo che l’amore, diversamente da ciò che fanno credere gli scettici, sia l’unico tranello in cui cascano tutti. È l’unico motivo per cui noi siamo qui. E siamo noi a renderlo difficile perché, pur essendo strano, è una cosa semplice. Per questo la gente prima lo leva al cielo, poi lo odia e poi continua ad amarlo. Perché è una sostanza astratta che senti dentro e che, facciamocene una ragione, non capiremo mai. La morte, penso, sia un premio, una gratificazione per quanto fatto nella vita terrena che dobbiamo accettare, sempre, perché essere egoisti è facile ma non è logico. Il brutto non è essere morti dopo aver vissuto ma vivere da morti. Questa è la cosa che fa più paura al mondo. I ricavati della vendita del libro saranno destinati […]

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