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Eroica Fenice

Diomede, le imprese del valoroso guerriero greco divenuto immortale

Diomede, le imprese del valoroso guerriero greco divenuto immortale

Diomede, mitico figlio di Tideo e di Deipile, fu uno dei più valorosi guerrieri greci: uomo dalle grandi virtù guerresche, viene però ricordato anche come eroe della civilizzazione e promotore e difensore della stessa.

La sua storia è costellata di imprese indimenticabili: fu tra i principali eroi achei che parteciparono alla battaglia degli Epigoni, fu al fianco di Ulisse in intrepide imprese come il furto del Palladio o l’incursione notturna nell’accampamento del re tracio Reso che Diomede stesso uccise nel sonno. Partecipò inoltre alla Guerra di Troia al fianco degli Achei e di Agamennone, distinguendosi in battaglia tra i più possenti uomini delle schiere achee in quanto affrontò in duello Enea arrivando a sfidare gli stessi Dei.

Omero dedica a Diomede, uomo dal grande coraggio ma anche dalla grande intelligenza, un intero canto, il quinto, dell’Iliade in cui l’eroe assume un ruolo centrale. Per il suo valore e le sue virtù Diomede fu reso immortale, il suo culto si diffuse in tutto il mondo ellenico.

Diomede: le sue imprese da Argo all’Italia

La battaglia degli Epigoni

Originario dell’Etolia, Diomede nacque ad Argo, costretto qui all’esilio insieme alla sua stirpe dopo che il trono di suo nonno Oineo regnante sulla città di Calidone, fu usurpato dal fratello Agrio. Rimasto orfano a Tebe, città posta sotto assedio, Diomede crebbe col desiderio di rivendicare la morte del padre e restituire al nonno il suo legittimo trono. Sin da giovane mostrò grande dedizione nell’arte della guerra, si allenò duramente insieme agli altri sei figli dei comandanti uccisi durante l’assedio di Tebe.

Insieme formavano i Sette Epigoni che marciarono su Tebe per indire la seconda guerra contro la città uscendone vittoriosi. Come vuole la leggenda, i Sette Epigoni sconfissero da soli l’esercito di Tebe. Dopo aver vendicato la morte del padre, Diomede volle però restituire il trono al Nonno Oineo. Così si infiltrò a Calidone e uccise gli usurpatori del trono, i figli di Agrio che invece si tolse la vita. Ad Argo sposò Egialea, figlia orfana del re. Presto però, il grande guerriero dovette lasciare la sua casa e partire per la Guerra di Troia.

La Guerra di Troia e il duello con Enea

“Le gesta di Diomede” è, come anticipato, il titolo del V canto dell’Iliade a Diomede totalmente dedicato, che narra le vicende che lo videro protagonista durante la Guerra di Troia.

«Allor Palla Minerva a Dïomede
Forza infuse ed ardire, onde fra tutti
Gli Achei splendesse glorïoso e chiaro.
Lampi gli uscían dall’elmo e dallo scudo
D’inestinguibil fiamma, al tremolío5
Simigliante del vivo astro d’autunno,
Che lavato nel mar splende più bello.
Tal mandava dal capo e dalle spalle
Divin foco l’eroe, quando la Diva
Lo sospinse nel mezzo ove più densa
Ferve la mischia.»

Il V canto prende le mosse dal punto in cui Diomede, ferito da Pandaro, riuscì a riprendere la battaglia grazie all’aiuto della dea Atena. Salito sul suo carro, il valoroso guerriero acheo sfidò ancora Pandaro uccidendolo con un colpo di giavellotto. Quindi ingaggiò un furioso duello con Enea che cercava di difendere il corpo dell’amico morto dai nemici. I due combatterono, ma nel momento in cui il troiano stava per essere ucciso, intervenne la madre Afrodite che riuscì a salvarlo con il suo velo magico. Senza scoraggiarsi, Diomede scagliò il suo giavellotto contro la dea, ferendola alla mano e costringendola a scappare e rifugiarsi nel tempio di Apollo; fu lo stesso Apollo a rimproverare duramente Diomede per aver osato sfidare gli dei. Il guerriero acheo, spaventato, non si perse d’animo, incoraggiato a sfidare gli immortali dalla dea Atena. In aiuto dei Troiani, scese in battaglia anche il dio della Guerra, Ares. Mentre Diomede era sul carro, fu Ares ad avvicinarsi. Omero così narra:

«Quando poi furono a fronte, venutisi incontro, Ares tirò per primo, al di sopra del giogo e delle briglie, con la lancia di bronzo, bramoso di togliergli la vita; ma la dea dagli occhi azzurri, Atena, l’afferrò con la mano e la spinse al di sotto del carro, in modo che cadesse a vuoto. Poi tirò Diomede, possente nel grido di guerra con la lancia di bronzo; l’indirizzò Pallade Atena al basso ventre… dette un ruggito Ares di bronzo, quanto gridano forte nove o diecimila combattenti durante la guerra».

Il ritorno ad Argo e l’amara punizione di Diomede

Diomede non avrebbe certo scampato facilmente ciò che era accaduto in battaglia: egli aveva ferito ben due dei e Afrodite cercò la sua vendetta. Rientrando ad Argo, il guerriero subì un aspro tradimento da parte della infedele e disonesta moglie Egilea, spinta dalla vendicativa Afrodite.

Vi sono però ulteriori varianti del mito: probabilmente al suo ritorno, per mezzo di Afrodite, nessuno riconobbe il guerriero greco avendo la dea privato tutti della sua memoria; secondo altri Afrodite attuò la sua vendetta scatenando una tempesta che portò Diomede, di ritorno da Troia, sulle coste della Licia dove stava per essere ucciso come sacrificio in nome del dio Ares; fu però salvato dalla figlia del re Lico, che lo aiutò a scappare.

Diomede eroe della civilizzazione in Italia

Costretto ad abbandonare la sua amata Argo, Diomede guidò i suoi compagni lì dove trovò rifugio, in Italia, presso il tempo di Era. Qui conquistò l’affetto di Dauno, re dei Dauni, lo aiutò nella guerra contro i Messapi e prese in sposa sua figlia Enippe e in dote parte della Puglia, i campi diomedei, fondando qui la città di Argiripa. In Italia Diomede fondò molte città: Arpi, Canosa, Brindisi, per alcuni anche Benevento, Ariano Iprino e molte altre.

Inoltre durante il viaggio lungo le coste adriatiche, Diomede diffuse presso i popoli locali la cultura ellenica, insegnò loro la navigazione, l’addomesticamento e allevamento del cavallo. Diomede era infatti famoso per l’abilità con cui guidava cocchi e cavalli.

Diomede, di lui Dante e Virgilio narrano …

Diomede fu l’inseparabile amico e compagno dell’astuto Ulisse, tra di loro si creò un legame speciale che li vide affrontare insieme avventure pericolose e particolari.

Dante Alighieri colloca Diomede nella bolgia dei consiglieri fraudolenti, l’VIII bolgia dell’VIII cerchio dell’Inferno (Inferno, Canto XXVI), unito per sempre a Ulisse, in una fiamma due punte. Il poeta della Divina Commedia condanna i due compagni greci per tre motivi: per le parole fraudolente con cui convinsero Achille a partecipare alla Guerra di Troia, per il piano che attuarono per portare via da Troia il Palladio e infine per l’inganno del cavallo di legno in cui però non si ha certezza che a nascondersi fu anche Diomede.

Nell’Eneide di Virgilio viene invece raccontato un episodio che esalta le virtù morali e la lealtà del guerriero.

Secondo il poema latino, i Latini e i Rutuli  chiesero aiuto a Diomede desiderosi di cacciare via Enea dalla loro terra. Diomede rifiutò la proposta, e fu anzi lui stesso ad augurarsi una pace definitiva tra i popoli.

Tuttavia, la lealtà di Diomede è testimoniata anche in un altro episodio, il combattimento con Glauco. Quando, durate la Guerra di Troia, Diomede si trovò di fronte il guerriero Glauco, alleato dei troiani, riconosciuto l’uomo e ricordando dei legami di amicizia e ospitalità che legavano quest’ultimo alla propria famiglia, depose le armi. I due guerrieri si strinsero la mano per poi, come d’usanza, scambiarsi le armi.

La tradizione narra che alla sua morte, il corpo di Diomede fu sepolto su una delle Isole Tremiti o Diomedee. Secondo il racconto omerico infine, fu da Atena che l’eroe ricevette l’immortalità che non aveva dato a suo padre Tideo.  Alcune annotazioni narrano che vive con i figli di Zeus, i Dioscuri, proprio come un dio immortale.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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