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ritratti di donne

Ritratti di donne: tra muse ispiratrici e donne pittrici

Ritratti di donne: donne pittrici e muse ispiratrici

La donna è da sempre la protagonista privilegiata dell’arte; sin dalle civiltà più antiche il suo corpo viene rappresentato con scopi propiziatori, simbolo di fecondità e prosperità. Il nudo femminile è tipico della trasposizione delle divinità; da simbolo e quindi oggetto propiziatorio nell’arte la donna diviene dea e quindi Madonna nelle rappresentazioni artistiche topiche del Cristianesimo, assumendo un ruolo salvifico e benefico. Una svolta arriva col Rinascimento; ogni aspetto del corpo della donna viene declinato dai più grandi artisti di tutti i tempi tra i quali Michelangelo, Raffaello e sicuramente Leonardo da Vinci. La sua “Gioconda” o “Monna Lisa” -conservata oggi al museo Louvre di Parigi– è sicuramente l’emblema dell’enigmaticità del volto femminile; non è solo uno dei dipinti più noti al mondo, ma anche uno tra i più analizzati anche sotto l’aspetto psicoanalitico. La donna nell’arte ha però fino al XVI secolo solo il ruolo di oggetto della raffigurazione; sono spesso le donne d’alto rango ad assurgere a modello, come nel caso di Lisa Gherardini “Monna” -diminutivo di madonna che sta per signora Lisa, appunto, moglie di Francesco del Giocondo, da cui il celebre appellativo “Gioconda”. Altro esempio topico è sicuramente “La nascita di Venere” di Sandro Botticelli: sensualità e pudicizia investono gli occhi del fruitore, grazie alle flessuosità del corpo della dea nata da una conchiglia e sospinta a riva da onde spumose e un vento di fiori che scompiglia appena i suoi morbidi capelli dorati. Il volto della dea ha però una referente reale, Botticelli svolge parte della sua attività artistica presso la corte de’ Medici: la donna, divenuta immortale grazie all’estro del suo pennello è Simonetta Vespucci, l’amante di Giuliano de’ Medici. La donna è ancora musa, la cui immagine è resa immortale dall’estro artistico degli uomini. Dovremo ancora aspettare affinché le donne possano essere riconosciute come artiste o addirittura possano entrare in accademie, divenendo protagoniste attive e non meri ritratti.

Autoritratti di donne

La donna ancora nel XVI secolo è lontana dalla vita pubblica, relegata a svolgere mansioni domestiche e sicuramente estranea alle attività artistica. Un’eccezione in tal senso è rappresentata però da Artemisia Gentileschi, una donna che non solo fu la prima ad entrare in un’Accademia pittorica, bensì riuscì, in un clima di ostilità e reticenza, a denunciare gli abusi subiti dal suo maestro d’arte. Artemisia, vissuta a cavallo tra XVI e XVII secolo, rappresenta indubbiamente il simbolo dell’ideale femminista. Artista di straordinario talento, nel suo Autoritratto come allegoria della pittura (in copertina) si ritrae intenta a dipingere un quadro invisibile al fruitore; tutta l’attenzione si concentra sul suo sforzo pittorico, il braccio in estensione taglia diagonalmente il quadro, il volto dell’artista non è rivolto allo spettatore, ma alla sua opera. All’arte stessa è dunque affidata la protesta della pittrice nei confronti di un tempo ostile, nonché la riaffermazione della sua indipendenza; non a caso molti dei suoi dipinti ritraggono eroine bibliche, con tratti che ricordano quelli della stessa Artemisia; Giuditta che decapita Oloferne, tra i più celebri, ne è un esempio lampante.

Ancora nel XVIII secolo è difficile per le donne assurgere al ruolo di artista detenuto dagli uomini; ulteriore esempio è Berthe Morisot, pittrice impressionista vicina al più famoso Édouard Manet, musa di alcune delle sue opere, la quale fu molto criticata nelle sue esposizioni in quanto per la società parigina era disdicevole che una donna si impegnasse in attività artistiche. Ciò non le impedì però di continuare a dipingere e di frequentare gli ambienti intellettuali del tempo.

Altro modello di indipendenza è Tamara de Lempicka pittrice polacca vicina alla corrente cubista e poi all’Art Decò. Ne L’autoritratto nella Bugatti Verde si autoritrae nelle vesti tipiche di un uomo al volante con guanti e caschetto, riaffermando il suo ruolo nella società del tempo, senza rinunciare ai tratti tipici di una sensuale femminilità.

Una donna che nel XX secolo utilizza l’arte per esprimere il proprio mondo interiore è sicuramente Frida Kahlo; nell’ossessiva ripresa della propria immagine, l’arte svolge per l’artista un’azione terapeutica fondamentale: costretta a letto a causa di un grave incidente, attraverso un busto e vari specchi, e grazie al sostegno di entrambi i genitori, Frida riesce a trasfigurare il suo dolore e la sua sofferenza nei suoi dipinti, scardinando al contempo ogni idea precostituita di bellezza femminile; la sua immagine è ben lontana dai canoni estetici precedenti, ma è comunque in grado di esprimere a pieno la sua femminilità.

Le artiste qui ricordate sono tutte chiari esempi di intraprendenza e forza interiore.

Ritratti di donne “muse ispiratrici”

La bellezza femminile continua ad essere la principale fonte di ispirazione per gli artisti moderni.

Le donne rappresentate dagli artisti sono spesso modelle o più facilmente prostitute; talvolta però le loro muse ispiratrici sono le donne amate dai pittori o le loro stesse amanti, la cui immagine è eternata nei quadri che le rappresentano.

Pierre-Auguste Renoir amava ritrarre le donne, soprattutto i nudi femminili, dei quali affermava: «Non penso di aver finito un nudo fino a quando penso che io potrei pizzicarlo».

Tra le sue modelle preferite sicuramente è da ricordare Lise Trehot, amante del pittore, definita dalla critica “la figlia del popolo che incorpora tutte le particolarità parigine”. Indimenticabili sono i volti luminosi, la pelle trasparente e gli abiti svolazzanti delle donne immortalate nell’opera “Bal du moulin de la Galette”. La stessa futura moglie dell’artista Aline Charigot viene ritratta in numerosi dipinti, spesso nudi o scene di vita quotidiana.

Altra musa ispiratrice del pittore fu Julie Manet, figlia della pittrice Berthe Morisot e di Eugene Manet, fratello minore del celebre pittore, a testimonianza dello stretto legame della pittrice Morisot col circolo degli impressionisti.

Renoir immortala nei suoi quadri ritratti di donne qualsiasi, sconosciute e denigrate, ma che grazie al suo estro artistico assumono la stessa dignità delle divinità dipinte nei secoli precedenti.

Simbolo di una indipendenza acquisita e consapevole, nonché di una spregiudicata sensualità ed erotismo sono le donne dipinte da Amedeo Modigliani, o Modì. Le pose voluttuose e ammiccanti, ma soprattutto i ritratti di donne sono i protagonisti indiscussi dei quadri dell’artista livornese, che visse gran parte della sua breve vita a Parigi. Le sue donne dai colli affusolati e dagli occhi privi di pupille sono facilmente riconoscibili e divenute topiche. Tra modelle, prostitute e amanti, Modì conobbe la giovane pittrice Jeanne Hébuterne che divenne sua moglie e che fu inevitabilmente travolta dallo spirito maledetto dell’artista fino a seguirlo nella morte, nonostante fosse incinta al nono mese. Le mire artistiche di Modigliani puntavano in alto; non avrebbe infatti dipinto gli occhi delle sue muse se non ne avesse prima posseduto l’anima; ecco forse il perché degli occhi vuoti di molti dei suoi ritratti di donne, ma le cui pennellate esperte rendono ugualmente eloquenti e magnetiche.

Donne che continuano ad incantare dunque con la propria bellezza, ma soprattutto grazie alle proprie mani.  

 

Fonte immagine: it.wikipedia.org

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