Il Romanticismo italiano è il movimento letterario e culturale che si sviluppa tra il 1816 e l’Unità d’Italia, intrecciandosi indissolubilmente con le istanze patriottiche del Risorgimento. Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, l’Europa vede l’affermazione di questa corrente filosofica e artistica. La declinazione italiana di questo fenomeno rappresenta una stagione culturale distinta, caratterizzata da un forte impegno civile che la separa dalle tendenze irrazionalistiche del resto del continente. Analizziamo di seguito le dinamiche storiche e i principali scrittori romantici che hanno definito l’identità nazionale.
Indice dei contenuti
- 1. Contesto storico: il Congresso di Vienna e la Restaurazione
- 2. Confronto chiave: peculiarità del modello italiano
- 3. Romanticismo italiano ed europeo: caratteristiche a confronto
- 4. Tematiche centrali: nazione e progresso civile
- 5. Il Romanticismo italiano secondo Giacomo Leopardi
- 6. L’eredità del movimento e il passaggio al Verismo
- 7. Poeti, esponenti e autori principali
| Caratteristica o tema | Specificità nel romanticismo italiano |
|---|---|
| Rapporto con la ragione | Continuità con l’Illuminismo: la ragione serve al progresso civile e non viene rifiutata. |
| Scopo della letteratura | Educativo e patriottico: l’arte deve “avere il vero per oggetto, l’utile per scopo, l’interessante per mezzo” (Manzoni). |
| Tema della natura | Meno legata al concetto di “orrido” o soprannaturale, funge spesso da specchio dello stato d’animo (paesaggio stato d’animo). |
| Lingua utilizzata | Ricerca di una lingua unitaria e comprensibile al popolo per favorire l’unificazione nazionale. |
Contesto storico: il Congresso di Vienna e la Restaurazione
Il Congresso di Vienna del 1815 sancì ufficialmente l’assetto geopolitico europeo dopo le guerre napoleoniche. Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria ridisegnarono i confini del continente basandosi sui principi di legittimità e stabilità promossi dal cancelliere austriaco Klemens von Metternich, con l’obiettivo di reinsediare i monarchi deposti. Questi capisaldi furono consolidati dalla Santa Alleanza, un patto politico-militare ideato per proteggere le monarchie, difendere i valori cristiani e soffocare sul nascere ogni tentativo rivoluzionario. Per un approfondimento storiografico ufficiale sulle decisioni del Congresso, è possibile consultare l’Enciclopedia Treccani.
L’Italia subì direttamente le conseguenze dell’egemonia asburgica. La Lombardia e il Veneto furono annessi all’Impero austriaco formando il Regno Lombardo-Veneto, mentre il Ducato di Parma e Piacenza, quello di Modena e Reggio e il Granducato di Toscana furono assegnati a rami della dinastia Asburgo. Nel sud, il Regno delle Due Sicilie tornò sotto il controllo dei Borbone con Ferdinando I, politicamente legato all’Austria.
Questo periodo, definito Restaurazione, generò una forte opposizione tra le popolazioni che avevano assorbito gli ideali libertari. I popoli europei, influenzati dall’eredità del 1789, organizzarono il dissenso contro l’assolutismo attraverso le società segrete. I moti carbonari del 1820-21, seguiti da quelli del 1830 e dalla “primavera dei popoli” del 1848, costituiscono il terreno storico in cui germoglia il Romanticismo italiano.
Romanticismo italiano ed europeo: caratteristiche a confronto
Definire il Romanticismo in modo univoco è complesso, poiché il movimento assume connotazioni specifiche in ogni nazione. Il Romanticismo italiano presenta tratti di originalità netti rispetto ai modelli nordici.
Il concetto di nazionalità rappresenta il fulcro della differenziazione. Se in Europa il ritorno al passato spesso coincideva con una reazione conservatrice all’Illuminismo, in Italia la riscoperta della storia divenne strumento di lotta politica. Mentre gli intellettuali europei recuperavano il Medioevo per il suo misticismo irrazionale, gli italiani lo celebravano come l’epoca dei Comuni, momento di resistenza allo straniero e culla dell’identità nazionale. Nel nostro paese non si verificò una frattura netta con il razionalismo del secolo precedente: il Romanticismo italiano agisce in continuità con l’Illuminismo, utilizzando la ragione come strumento per analizzare il reale e promuovere il cambiamento sociale, specialmente nell’ambiente milanese del “Conciliatore”.
Anche la funzione sociale dell’intellettuale muta radicalmente. A differenza di molti colleghi europei che vivevano un senso di emarginazione rispetto alla nascente classe borghese industriale, l’intellettuale italiano resta inserito nella società civile (spesso nell’aristocrazia illuminata o nella borghesia colta). Consapevole dell’arretratezza della penisola, si erge a guida morale, proponendo una letteratura che mira al progresso civile e all’educazione delle masse.
Tematiche centrali: nazione e progresso civile
Il cosmopolitismo culturale segna profondamente il XIX secolo. Giacomo Leopardi, nel suo Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani (1824), nota come «ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, le letterature e i costumi degli altri popoli». L’Italia diviene meta privilegiata del Grand Tour per scrittori come Byron, Keats e Shelley, che videro nella penisola un luogo d’ispirazione estetica e vitale, come confermano le numerose opere dei poeti inglesi scritte sul suolo italiano.
La vera scintilla per il dibattito italiano scocca grazie all’intervento di Madame de Staël. Nel gennaio 1816, la Biblioteca Italiana pubblicò il suo articolo Sulla maniera e sull’utilità delle traduzioni, in cui esortava i letterati italiani ad abbandonare la pedissequa imitazione dei classici. Lancia una sfida esplicita agli intellettuali nostrani: smettere di guardare alle ceneri del passato e aprirsi alle correnti vive del romanticismo tedesco (Sturm und Drang) e inglese, per rinvigorire una cultura ormai stagnante.
Questa esortazione accelerò processi già in atto. Ugo Foscolo aveva già interiorizzato la lezione del Werther di Goethe nella stesura de Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1816), opera che pur rifacendosi al modello tedesco, se ne distacca per la preponderante dimensione politica legata alla delusione post-rivoluzionaria.
Il Romanticismo italiano diviene così sinonimo di Risorgimento. La letteratura si pone al servizio della causa dell’unificazione, supportando idealmente l’azione della Carboneria e della Giovine Italia di Mazzini. Un esempio vivido è Le Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, che traccia l’evoluzione della coscienza nazionale. Il protagonista, Carlo Altoviti, racconta la trasformazione da veneziano a “italiano” attraverso l’esperienza diretta dei moti rivoluzionari, sintetizzando un percorso che trascende la vita del singolo per farsi storia collettiva.
Il capolavoro assoluto resta I Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Dopo le redazioni del 1827 e la definitiva del 1840 (con la “risciacquatura in Arno”), l’opera ridefinisce il genere del romanzo storico. Mentre Walter Scott usava la storia come sfondo pittoresco per il suo Ivanhoe, Manzoni indaga il Seicento lombardo per denunciare i meccanismi del potere e della dominazione straniera, proiettando sul passato le problematiche dell’Italia risorgimentale. La storia di Renzo e Lucia diventa così metafora delle tribolazioni di un intero popolo alla ricerca di giustizia.
Manzoni chiarisce anche la distanza dal “fantastico” europeo. La letteratura italiana rifiuta quasi in toto il romanzo gotico e le atmosfere spettrali, preferendo il “vero storico” come base per costruire narrazioni etiche che, pur non rinunciando al sentimento, restano ancorate alla realtà sociale.
Il Romanticismo italiano secondo Giacomo Leopardi
La posizione di Giacomo Leopardi rispetto al movimento è complessa e costituisce un unicum nel panorama letterario.
Formato su una rigorosa cultura classicista, Leopardi si schiera inizialmente contro i romantici nella polemica avviata dalla de Staël, difendendo il valore delle illusioni antiche contro la “arida verità” dei moderni. Eppure, la sua poetica si rivela intimamente moderna. Egli critica i romantici italiani non per il loro desiderio di innovazione, ma per il loro eccessivo intellettualismo e la tendenza al “vero” che spegne l’immaginazione, rivendicando che la poesia debba essere soprattutto sfogo sentimentale spontaneo.
Questa tensione genera una lirica rivoluzionaria. Negli Idilli (1819-1821), il poeta abbandona la struttura rigida delle Canzoni civili. Attraverso versi sciolti e un linguaggio vago e indefinito, Leopardi esplora l’io interiore e il rapporto doloroso con la natura, realizzando paradossalmente l’espressione più alta e pura dello spirito romantico europeo in Italia, pur rifiutandone l’etichetta ufficiale.
La fine di un’epoca e l’approdo al realismo
Il Romanticismo italiano conclude la sua parabola quando gli obiettivi politici che lo avevano alimentato vengono raggiunti, seppur parzialmente. La stagione è stata dominata dalla passione e dalla convinzione che la letteratura potesse modificare il corso degli eventi. Gli intellettuali di quest’epoca hanno forgiato l’idea di una comunità immaginata, facendo comprendere a genti diverse di condividere un destino comune e una cultura radicata, pur mantenendo l’apertura verso le suggestioni europee.
Il post-Unità d’Italia (1861) porta però nuove consapevolezze. I problemi sociali del nuovo stato (il brigantaggio, la “questione meridionale”, l’analfabetismo) dimostrano che gli ideali eroici non bastano per governare. La disillusione verso le promesse risorgimentali rivela come la retorica romantica avesse talvolta mascherato contraddizioni strutturali profonde e drammatiche, che ora emergevano con prepotenza.
Si apre così la strada verso una nuova oggettività. Sotto l’influenza del positivismo e della lezione naturalista francese di Émile Zola, l’arte italiana abbandona il bacio patriottico di Francesco Hayez per concentrarsi sugli “vinti” e sugli umili. Le famiglie di contadini siciliani o di pescatori descritte da Verga sostituiscono gli eroi medievali, segnando la nascita del Verismo.
Poeti, esponenti e autori principali del Romanticismo italiano
Questa stagione letteraria ha prodotto una schiera di autori che hanno ridefinito il canone culturale nazionale. Alessandro Manzoni domina il periodo come architetto del romanzo moderno e della lingua italiana unitaria. La sua opera dimostra come l’adesione al vero storico possa convivere con una profonda tensione morale, differenziandosi nettamente dall’irrazionalismo nordico. I Promessi sposi fungono da testo fondativo dell’Italia unita, dove i valori cristiani si fondono con una visione laica della giustizia affidata anche alla Provvidenza.
Giacomo Leopardi rappresenta la vetta lirica e filosofica del periodo. Pur essendo distante dall’impegno politico manzoniano, la sua opera intercetta la sensibilità romantica europea meglio di chiunque altro. Nei suoi Idilli e nei Canti, Leopardi universizza il dolore umano, trasformando il “pessimismo cosmico” in uno strumento di solidarietà tra gli uomini contro la natura matrigna.
Fondamentale è il ruolo di precursore svolto da Ugo Foscolo. Il suo Le ultime lettere di Jacopo Ortis introduce il tema dell’eroe infelice e incompreso, anticipando i tempi. Foscolo unisce la passione per l’antico alla veemenza della denuncia politica, in modo affine a quanto farà in Francia Victor Hugo, ma con una sensibilità tutta italiana legata alla perdita della patria. Le sue Odi e i Sepolcri testimoniano la funzione eternatrice della poesia e della memoria.
Il Romanticismo vede anche la fioritura della letteratura dialettale elevata a dignità d’arte. Giuseppe Gioacchino Belli realizza con i suoi Sonetti romaneschi un monumento al popolo di Roma, descrivendo con un realismo quasi pre-verista la cruda verità della vita quotidiana e le ipocrisie del potere temporale della Chiesa. Allo stesso modo, Carlo Porta utilizza il dialetto milanese non per folclore, ma per lanciare una critica sociale ferocissima contro la nobiltà e il clero corrotto, rendendo la sua poesia uno strumento di battaglia civile pienamente romantico.
Infine, la transizione verso l’Italia unita è narrata magistralmente da Ippolito Nievo. Il suo monumentale Le confessioni di un italiano non è solo un romanzo di formazione, ma la biografia di una nazione che nasce, chiudendo idealmente la stagione romantica e aprendo le porte alla modernità narrativa.
Fonte immagine copertina: https://www.arteworld.it/il-bacio-hayez-analisi/
Articolo aggiornato il: 22/11/2025

